4^ regola d’oro di Italiano Semplicemente: Storie ed emozioni

La libertà sgorga autentica solo dentro la disciplina. Senza disciplina e responsabilità non si è uomini liberi.

Freedom flows best within the framework of discipline. Without discipline and responsibility you can’t be free.
Aleksandr Sokurov

>> La regola precedente (la terza)

Audio

download-mp3-audio

Video con sottotitoli (da attivare manualmente)

Trascrizione

Ciao ragazzi, e benvenuti nella quarta regola d’oro di Italiano Semplicemente. Dopo aver visto le prime tre regole, molto importanti, per imparare a comunicare in italiano, per imparare cioè a capirlo e ad esprimerci, siamo finalmente arrivata alla quarta regola, la regola delle emozioni e delle storie.

regola4_emozioni_e_storieLe prime tre regole, lo ricordo per coloro che ascoltano questo file audio per caso, sono le seguenti: la prima, la numero uno: cosa fare prima di tutto: occorre ascoltare e ripetere, quindi, l’importanza dell’ascolto e della ripetizione dell’ascolto (repetita iuvant).

La seconda regola, la regola numero due è invece quella relativa al “quando” ascoltare, e quindi l’importanza fondamentale di usare i tempi morti, cioè i tempi in cui potete approfittare per ascoltare i vari file audio e abituarvi alla melodia della lingua italiana.

La terza regola, vale a dire la numero tre è quella che riguarda il “come” ascoltare, cioè in quali condizioni mentali bisogna ascoltare i file audio: l’importanza della tranquillità e del fatto che non dovete essere stressati. Ora siete pronti quindi per la quarta regola d’oro, tocca alla quarta regola quindi: le emozioni e le storie.

Ero molto curioso di sapere se aspettavate il podcast della quarta regola d’oro, e per questo ho recentemente lanciato un sondaggio sulla pagina facebook, per capire se voi, i visitatori del sito, se voi cioè, membri della famiglia di Italiano Semplicemente, foste più interessati alle regole o a qualcos’altro, a qualche altro tipo di file audio e di articoli.

Ho chiesto perciò di esprimere la vostra preferenza. Il risultato è stato che c’era più attesa per questa quarta regola d’oro che per i podcast delle storie per principianti e quelle per il livello intermedio.

In effetti il sondaggio doveva servire proprio a questo, per testare quanto i componenti della famiglia di Italiano Semplicemente fossero interessati al metodo e quanto ai contenuti audio.

Effettivamente il risultato non mi ha sorpreso ed allora mi sono detto: datti da fare e registra anche questo file audio. Ed allora eccomi qui dunque a parlare dell’importanza delle emozioni e delle storie.

Ma la domanda è: come mai ho deciso di accoppiare le storie con le emozioni? Come mai insieme storie ed emozioni nella stessa regola? Questo è quello che potreste chiedermi voi, questo è quello che mi sono chiesto anche io quando ho voluto sintetizzare in sette regole d’oro i principi su cui basare l’apprendimento tramite italiano semplicemente.

Come sapete il sito è dedicato soprattutto a coloro che lavorano, che hanno poco tempo, e che quindi vogliono un metodo veloce ed efficace, che dia risultati in tempi brevi e che allo stesso tempo non sia noioso. Infine un metodo che non necessiti di passare ore ed ore sui libri di grammatica per imparare la lingua di Dante Alighieri.

Il metodo è il migliore, secondo il mio punto di vista, anche per coloro che di tempo ne hanno molto, come può essere per uno studente appena diplomato o laureato.

Insomma le emozioni e le storie. Perché insieme? Dopo averci riflettuto un po’, ho deciso di inserirle in una unica regola. Pensate un attimo infatti alle cose che ricordate, quelle che tenete nella vostra testa anche da molti anni, e che niente e nessuno riuscirà mai a farvi dimenticare. Che cosa hanno queste cose in comune tra di loro? Cosa hanno questi ricordi in comune? Bene, io direi che hanno due cose. La prima è che sono ricordi EMOZIONANTI. Proprio così. Nel bene e nel male, qualunque ricordo che teniamo con noi, dentro di noi, è legato a delle forti emozioni.

Che si tratti di ricordi dolci, come del primo bacio, o anche del primo giorno in cui abbiamo guidato la nostra automobile, persino di cosa abbiamo fatto e dove ci trovavamo il giorno 11 settembre 2001, o anche del giorno in cui abbiamo superato il nostro ultimo esame universitario.

Se tutti i giorni fossero come quei giorni, secondo me, ricorderemmo alla perfezione tutta la nostra vita, tutti i giorni distintamente.

E poi qual’è la seconda cosa? Qual’è la seconda cosa che hanno in comune questi ricordi? Avrete già indovinato che si tratta sempre di STORIE. Si tratta di percorsi di vita, di pezzi di vita, di avvenimenti che hanno un inizio e che hanno una fine, e che ci hanno fatto sognare, tremare, urlare, o anche provocato malinconia, e sofferenza. A volte dolore. Di avvenimenti che ci sono costati fatica e ci hanno messo alla prova.

E’ quindi con le storie che ricordiamo, ma con le storie emozionanti, non storie qualsiasi. Possiamo dire, facendo una analogia con la vita, che se la nostra vita è la nostra casa, allora le storia sono i mattoni della casa, e le emozioni sono la calce, il collante, la colla, quello che tiene insieme i mattoni, che li tiene uniti.

Cosa significa questo? Cosa c’entra con imparare l’italiano? Ma anche l’apprendimento è basato, come sapete bene, sulla memoria. Anche imparare una lingua necessita di colla, di calce, che tenga insieme i pezzi, le parole, le frasi, che ascoltiamo e che leggiamo.

Se ascoltiamo delle parole ripetutamente, per impararle, con l’obiettivo di impararle, non raggiungeremo mai l’obiettivo. Questo è sicuro. Se ad esempio prendiamo una parola a caso, come la parola “erroneamente“. Potremmo pensare che ripetendola cento volte ci entrerà in testa, cioè ce la ricorderemo. Peccato che abbiamo dimenticato di inserire la parola in una frase, peccato che non abbiamo pensato ai possibili contesti in cui inserire la parola erroneamente, e in quale circostanza usarla, utilizzarla. Peccato poi che sia anche molto noioso ripetere 100 volte la parola “erroneamente”.

D’altronde non è questo il metodo che usano i bambini per imparare a parlare, tanto per dirne una. Non è un metodo di apprendimento naturale, quella che usiamo coi nostri figli.

Possiamo allora provare a comporre delle frasi con la parola “erroneamente”, come ad esempio: “Ho pensato erroneamente che avrei imparato l’italiano studiando la grammatica”, e potreste pensare di ripetere la frase 100 volte, come un automa, come un robot. Neanche questo però fanno i bambini. Neanche questo fanno i bambini perché anche qui manca la colla, manca la calce che tiene uniti i mattoni della casa, e questa vi crollerà addosso dopo qualche giorno che non ripetete più la frase, sempre che non siate morti di noia prima di quel giorno.

E poi chi ha detto che per imparare una lingua bisogna soffrire? Chi dice che per imparare l’italiano, la lingua italiana, come qualsiasi altra lingua, bisogna lavorare, lavorare, studiare, sgobbare, stare piegati sui libri, avere sempre un dizionario a portata di mano tutto il giorno e farsi venire il mal di testa? Chi ha detto che dobbiamo arrivare ad odiare una lingua per impararla.

Evidentemente c’è bisogno di qualcos’altro. Evidentemente c’è qualcosa di sbagliato in questo metodo. C’è cioè bisogno delle emozioni. Quello di imparare a memoria le parole è un metodo superato, è il vecchio metodo, che annoia gli studenti e che, tra l’altro, abbrutisce anche i professori. Questo, in definitiva, non è un buon metodo per imparare una lingua.

Ho letto su vari siti internet che la soluzione è ragionare non sulle parole singole ma sulle frasi. Non credo che anche questo sia esatto. E’ sempre meglio che imparare delle singole parole, è chiaro, ma ancora non ci siamo secondo me.

Le storie invece, sono più naturali, sono più facili da ricordare perché la vita è fatta di storie, e la vita è fatta di emozioni. Non si fa fatica ad imparare delle storie, a provare delle emozioni.

Ovviamente le storie quindi devono essere delle belle storie, delle storie che vi insegnino qualcosa, non fini a se stesse.

Così, anziché dire 100 volte la parole “erroneamente”, asetticamente, noiosamente, possiamo inserirla in una frase un po’ più collegata alla realtà, ad esempio:“erronemante avevo creduto di essere felice senza di te”, e magari inserire la frase al termine di una storia, una storia che si conclude proprio con questa frase, magari all’interno di un film che vi ha appassionato e che speravate finisse proprio così…“erronemante avevo creduto di essere felice senza di te” e vissero così felici e contenti.

Ora, non è facile insegnare in questo caso. Non è tanto facile comporre delle storie che non siano noiose, che non siano troppo lunghe, perché devono essere ascoltate molte volte, perché questo è il metodo che propongo in Italiano Semplicemente, storie che non devono perciò risultare pesanti, noiose da ascoltare e che dopo uno o due giorni non abbiamo più voglia di ascoltare e ripetere.

Non è facile quindi per chi queste storie deve comporle, per noi dello staff, ma è anche divertente a dire il vero, e da anche molte gratificazioni, perché se accade poi che le persone ti fanno i complimenti, o via email, o anche pubblicamente su Facebook, e ti dicono: “che bella storia, è una settimana che la ascolto con piacere e sto imparando tantissimo”. Non è facile quindi per noi che stiamo dietro, dall’altra parte dello schermo, ma sappiamo che funziona, che il metodo funziona e continueremo ad utilizzarlo.

Anche i file dedicati al livello intermedio sono delle storie. Le frasi idiomatiche e le espressioni che vengono spiegate sono solamente delle frasi e delle espressioni di uso corrente. Ma tutti gli articoli e i file audio correlati, dedicati alle frasi idiomatiche ed alla loro spiegazione, la spiegazione che ne viene fatta, è a tutti gli effetti una storia. Vengono fatti degli esempi, vengono costruite delle scena di vita quotidiana per la spiegazione delle frasi che fanno parte della vita di tutti i giorni quindi e che inevitabilmente saranno collegate a delle emozioni. Da parte mia faccio del tutto e farò del tutto per costruire un racconto piacevole. Anche il file audio che state ascoltando in questo momento è una storia, una storia che ascoltate per capire come imparare l’italiano e che spero sia interessante e che vi faccia scoprire cose che non sapevate prima o cose alle quali avevate finora prestato poca attenzione.

Le storie quindi, ricapitolando, vi aiutano a memorizzare meglio, in quanto hanno un contenuto non solo in termini di significato, come una parola o, ancora meglio, una frase, ma perché una storia può far emozionare, può far divertire, può piangere, ricordare eventi passati, sognare, sperare.

Non credo, purtroppo, che noi di Italiano Semplicemente riusciremo sempre a farvi piangere dall’emozione (e non è neanche questo che vogliamo!!), ma punteremo comunque, quantomeno, a farvi divertire, a rendervi piacevole l’ascolto e la lettura. Finora speriamo di esserci riusciti, almeno a quanto sembra dalle testimonianze che riceviamo, anche su Facebook, o anche tramite email e nei commenti del sito internet, e speriamo di continuare così.

Questa quindi è la quarta regola d’oro di Italiano Semplicemente. Importantissima per l’apprendimento. Se avete gradito questa regola, se vi è piaciuta, vi invito a condividere e discutere su Facebook le vostre opinioni, e ovviamente vi ringrazio per l’ascolto e ci vediamo alla prossima regola d’oro, la quinta della lista, vale a dire ascoltare italiano vero, ascoltare italiano autentico. L’italiano che si parla in famiglia e in ufficio, in casa e fuori casa, e non l’italiano dei libri di testo. Arrivederci e alla prossima!

 

Annunci

Gladiatori al Colosseo di Roma – Domande&Risposte

read_the_Story_first

Istruzioni – Instructions:
1 – Leggi la storia ed ascolta il file audio, almeno 3,4 volte. Read the story and listen to the audio file, at least 3.4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo 3,4 volte al giorno per almeno una settimana. >Download the podcast and listen to it 3.4 times a day for at least a week.
3 – Leggi ed ascolta le Domande & Risposte 2,3 volte al giorno, nella seconda settimana. Read and listen to the Q&A once a day, in the second week.

Domande e Risposte

download-mp3-audio

Video Youtube (con sottotitoli)

La storia

Il gladiatore Spartaco si trova fuori dal Colosseo.

Chi si trova fuorifuori dal Colosseo?

Spartaco, il gladiatore Spartaco si trova fuori dal Colosseo. E’ Spartaco che si trova fuori dal Colosseo.

Dove si trova Spartaco?

Fuori dal Colosseo. Spartaco si trova fuori dal Colosseo.

Spartaco è un gladiatore?

Sì, Spartaco è un gladiatore.

Non è un imperatore?

No, non lo è. Non è un imperatore. Spartaco è un gladiatore.

Spartaco si trova dentro al Colosseo?

No, non si trova dentro. Spartaco si trova fuori. Fuori dal Colosseo.

Appena entrato, lo stadio era gremito. Tutti urlavano il nome di Spartaco, il più grande gladiatore di tutti i tempi.

E’ entrato Spartaco nel Colosseo?

Sì. Spartaco è entrato nel Colosseo.

Quando quandoè entrato?

Ora. Adesso. È’ appena entrato. Spartaco è appena entrato nel Colosseo.

E’ entrato ieri?

No, non ieri, ma adesso. E’ appena entrato.

Chi è entrato nel Colosseo?

Spartaco. Spartaco è entrato nel Colosseo.

Com’era lo stadio?

Gremito. Lo stadio era gremito.

Era vuoto lo stadio? era vuoto il Colosseo?

No, era gremito, era pieno di persone.

Nello stadio, cioè nel Colosseo, non c’era nessuno?

Come no! Lo stadio era pieno! Il Colosseo era pieno di persone!

Che facevano le persone nello stadio?

Urlavano! Tutte le persone urlavano. Tutti urlavano!

Cosa urlavano? Cosa urlavano le persone?

Il nome di Spartaco! La folla urlava il nome di Spartaco!

Chi urlava?

La folla! Le persone urlavano. Le persone nello stadio.

Spartaco era un gladiatore?

Sì, era un grande gladiatore. Spartaco era un grande gladiatore.

Era un piccolo gladiatore o un grande gladiatore?

Un grande gladiatore.

Il più grande?

Sì, il più grande di tutti.

Ci sono altri gladiatori? Esistono altri gladiatori?

Sì, esistono. Esistono altri gladiatori.

Sono grandi, forti come Spartaco?

 No, non come Spartaco. Esistono ma non sono come Spartaco. Non sono forti come Spartaco.

Spartaco è il più forte di sempre?

Sì, Spartaco è il più forte, il più grande di sempre.

Il più forte di tutti i tempi?

E’ mai esistito un gladiatore forte come Spartaco?

No. Non è mai esistito. Non è mai esistito un gladiatore forte come Spartaco. Spartaco è il gladiatore più forte di tutti i tempi.

Esisterà mai un gladiatore più forte di lui, in futuro?

No, non esisterà mai.

Perché? Perché non esisterà più un gladiatore più forte di lui, più forte di Spartaco?

Perché non esistono più i gladiatori. I gladiatori non ci sono più oggi. Non esistono più.

Spartaco, col suo gladius, contro Crixo, col la sua fuscina, un’arma a forma di tridente.

Cosa aveva Spartaco?

Aveva un gladius, o gladiogladio. Aveva un gladius. Spartaco aveva un gladius.

Cos’e? Cos’è il gladius?

E’ un’arma. Il gladius è un’arma.

Spartaco aveva una spada? aveva una spada in mano?

Sì. Spartaco aveva una spada in mano. Aveva un gladius in mano.

Contro chi combatte Spartaco? Chi è il suo avversario?

Crixo. Spartaco combatteva contro Crixo. Crixo era il suo avversario. Crixo era l’avversario di Spartaco.

Chi è Crixo?

Un gladiatore. Anche Crixo era un gladiatore. Come Spartaco.

E Crixo? Cosa aveva Crixo come arma? Qual’era l’arma di Crixo?

Una fuscina. Crixo aveva una fuscina in mano.

Cos’è una fuscina?

E’ un’arma. La fuscina è un’arma. E’ l’arma di Crixo.

E che arma è?

E’ un tridentetridente. ha la forma di tridente. La fuscina ha la forma di un tridente.

Ha tre denti? La fuscina quindi ha tre denti? Ha tre punte?

Sì, infatti. Ha tre denti. Tre punte. La fuscina ha tre punte, perché ha la forma di un tridente.

Tuscia intanto urlava dagli spalti ed invitava la folla a fare lo stesso!

Cosa faceva intanto Tuscia?

Urlavaurlava. Tuscia intanto urlava.

Quando urlava Tuscia?

Ora, nello stesso momento. Mentre Spartaco entrava nello stadio.  Mentre Spartaco entrava nel Colosseo, Tuscia urlava.

Da dove urlava Tuscia?

Dagli spalti! Dagli spalti del Colosseo. Tuscia urlava dagli spalti del Colosseo.

Tuscia urlava da dentro dentroil Colosseo?

Sì, da dentro. Tuscia era nel Colosseo.

Era seduta sedutaTuscia?

Sì, Tuscia era seduta, era seduta sugli spalti.

Tuscia urlava e basta?

No, Tuscia non urlava e basta. Tuscia urlava ed incitava la folla.

Incitava la folla a fare cosa?

Incitava la folla a fare lo stesso. Incitava la folla a fare la stessa cosa, cioè urlare!

Tuscia incitava la folla a fare una cosa diversa da lei?

No, la stessa cosa, Tuscia incitava la folla a urlare, come lei. Incitava le altre persone a fare lo stesso.

Cosa diceva Tuscia?

Diceva: Spartaco! Spartaco!! Spartaco!

Inizia il combattimento

Cosa succede ora?

Inizia la lotta. Il combattimento. Inizia il combattimento.

Il combattimento inizia o finisce ora?

Inizia. Ora inizia.

Cosa inizia?

Il combattimento, ora inizia il combattimento.

Crixo urlò

Cosa fece Crixo?

Urlò. Crixo urlo!

Crixo disse qualcosa?

Sì, urlò.

Crixo parlò sottovoce?

No, non sottovoce, il contrario! Non parlò sottovoce, ma urlò.

Spartaco, senza paura, prese il suo Gladius, e colpi subito Crixo; lo colpì così forte che lo spedì, col suo tridente, fino a dentro alla fontana, fuori dal Colosseo.

Spartaco aveva paurapaura?

No, Spartaco non aveva paura.

Era senza paura Spartaco?

Sì, lui era senza paura. Spartaco era senza paura. Non aveva paura Spartaco. Nessuna paura.

Chi era senza paura?

Spartaco era senza paura.

Cosa fece Spartaco?

Lui prese il suo gladius, e colpì subito Crixo!

Crixo colpì Spartaco?

No, non Crixo. Non fu Crixo a colpire Spartaco, ma il contrario: fu Spartaco a colpire Crixo.

Con cosa colpì Crixo?

Con il gladius. Spartaco colpì Crixo col suo gladius.

Fu Spartaco quindi a colpire Crixo? Lo colpì con la sua arma?

Sì, fu Spartaco a colpire il suo avversario Crixo! Lo colpì con la sua arma, cioè col gladius, la sua spada.

Lo colpì subito?

Sì, subito. Spartaco colpì subito Crixo.

Lo colpì delicatamente?

No, lo colpì forte! Spartaco colpì forte Crixo. Non lo colpì delicatamente, ma forte, molto forte.

Quanto forte?

Lo colpì così forte, che lo spedì, col suo tridente, fino a dentro alla fontana, fuori dal Colosseo.

Crixo quindi andò a finire nella fontanafontana, dopo il colpo di Spartaco?

Sì, esatto. Fino a dentro alla fontana. Crixo, dopo che Spartaco lo colpì, finì dentro alla fontana,  fuori dal Colosseo.

Crixo è finito nella fontana fuori dal Colosseo? Dentro alla fontana?

Sì, dentro alla fontana, la fontana che si trovava fuori dal Colosseo.

Dentro al Colosseo c’era una fontana?

No, la fontana era fuori dal Colosseo, non dentro.

E Crixo ci finì dentro?

Sì, Crixo ci finì dentro. Finì dentro alla fontana, la fontana che stava fuori dal Colosseo.

Cosa stava fuori dal Colosseo?

La fontana, la fontana era fuori dal Colosseo. E Crixo ci finì dentro!

Crixo ci finì dentro, spedito dal colpo di chi?

Di Spartaco. Spedito dal colpo di Spartaco. Fu Spartaco a colpire Crixo.

Crixo finì nella fontana senza fuscina?

No, insieme alla fuscina. insieme al suo tridente. Crixo finì nella fontana col suo tridente, non senza.

Crixo pianse, dalla disperazione.

Cosa fece Crixo dalla disperazione?

Piansepianse. Crixo pianse dalla disperazione.

Perché Crixo iniziò a piangere?

Perché era disperato. Pianse dalla disperazione.

Pianse dalla felicità?

No, non dalla felicità. Crixo non era felicehappy. Crixo era disperato.

Ma poi Crixo pensò: Almeno i leoni sono rimasti a bocca asciutta!!

Poi Crixo cosa pensò?

Pensò che “almeno i leoni sono rimasti a bocca asciutta”

Chi rimase a bocca asciutta?

I leonileone. I leoni del Colosseo rimasero “a bocca asciutta!”

I leoni mangiarono Crixo?

No, non lo mangiarono. I leoni rimasero “a bocca asciutta!”

Come mai? Perché i leoni non mangiarono Crixo?

Perché Crixo si trovava fuori dal Colosseo, nella fontana, ed i leoni stavano dentro invece.

Fine.

Il Cetriolo magico (Domande & Risposte)

read_the_Story_first

3 livello principiante

Audio

Trascrizione

Un giorno, una ragazza di nome Laura, andò a fare una passeggiata nel bosco.

Chi andò a fare una passeggiata?

Laura, Laura andò a fare una passeggiata.

Giovanni andò a fare una passeggiata?

no, non Giovanni, ma Laura. Laura andò a fare una passeggiata.

Laura era una bambina?

non è esatto; Laura era una ragazza, non una bambina. Laura era una ragazza.

Qual’è il nome della ragazza?

Laura. Il suo nome è Laura. Laura è il nome della ragazza. La ragazza si chiama Laura.

Cosa faceva Laura?

una passeggiata. Laura faceva una passeggiata. Faceva una passeggiata nel bosco.

Laura faceva una passeggiata in città?

no, non in città, ma nel bosco. Laura passeggiava nel bosco e non in città.

Dopo aver raccolto alcune fragoline di bosco, trovò un cetriolo, e si chiese: che cosa ci fa un cetriolo nel bel mezzo del bosco?

Cosa fece Laura dopo aver raccolto alcune fragoline di bosco??

trovò un cetriolo. Laura trovò un cetriolo.

Lo trovò prima o dopo di aver raccolto le fragoline?

dopo. Prima raccolse le fragoline, poi trovò un cetriolo.

Cosa raccolse nel bosco Laura, dei fiori?

no, non dei fiori, ma delle fragoline; delle fragoline di bosco.

Ne raccolse molte di fragoline?

no, non molte, ma alcune; solamente alcune. Raccolse solo qualche fragolina.

Raccolse quindi solamente qualche fragolina?

sì, esatto. Non le raccolse tutte, ma solo qualcuna.

Dopo aver trovato il cetriolo, Laura che fece?

dopo Laura si chiese: che cosa ci fa un cetriolo nel bel mezzo del bosco?

A chi fece la domanda Laura?

a se stessa. Laura fece a se stessa la domanda.

Laura parlava con qualcuno?

No, Laura non parlava con nessuno! Parlava solo con se stessa.

I cetrioli crescono nel bosco?

no. Normalmente i cetrioli non crescono nel bosco, ma in un orto.

Quindi Laura si era stupita?

sì! Laura era molto stupita! Era stupita di trovare un cetriolo nel bosco!

Dove stava esattamente il cetriolo?

nel bosco, il cetriolo stava nel bosco; nel bel mezzo del bosco.

Laura tornò a casa e ne parlò con suo padre, visto che era un contadino.

Cosa fece Laura dopo?

Laura tornò a casa. Dopo Laura se ne tornò a casa.

E poi?

poi ne parlò con suo padre. Laura parlò con suo padre di quanto successo.

Laura parlò quindi con suo padre di aver trovato un cetriolo nel bosco?

 esatto! Laura, appena tornata a casa, parlò col padre di aver trovato un cetriolo nel bosco.

Che mestiere faceva il padre di Laura?

il contadino. Il padre di Laura era un contadino.

E perché Laura andò dal padre?

perché il padre era un contadino! Il padre di Laura faceva il contadino!

E quindi?

quindi i contadini conoscono i cetrioli, perché crescono negli orti.

Il padre, dopo averlo osservato attentamente, le disse: questo è il famoso cetriolo magico, chi lo mangia comincia ad avere i poteri magici. Ma attenzione! Solo di notte diventa magico!”

Cosa fece il padre di Laura?

osservò il cetriolo! il contadino osservò il cetriolo di Laura.

Come lo osservò?

attentamente! Lo osservò attentamente.

Era distratto mentre lo osservava?

non era affatto distratto, ma era attento, molto attento!

Dopo che il contadino ebbe osservato il cetriolo, cosa disse a Laura?

le disse: questo è il famoso cetriolo magico, chi lo mangia comincia ad avere i poteri magici. Ma attenzione! Solo di notte diventa magico!

Che tipo di cetriolo era?

era un cetriolo magico!

Non era un cetriolo normale?

no, non era affatto normale, ma magico! Era un cetriolo magico. Non era normale.

Cosa succede a chi mangia il cetriolo magico?

succede che chi lo mangia comincia ad avere i poteri magici.

Si mangia il cetriolo?

sì, certo che si mangia! E chi lo mangia, il cetriolo, comincia ad avere i poteri magici!

Sempre? A qualunque ora?

no, solo di notte. Solo se si mangia di notte. Non di giorno, ma di notte. Solo nelle ore della notte.

Quindi è magico solamente di notte?

Esatto! di giorno è un cetriolo normale, ma di notte diventa magico.

Allora Laura disse: ma proprio qualsiasi potere magico?

Cosa chiese Laura a suo padre?

Laura gli chiese se il cetriolo desse tutti i poteri magici.

Cosa voleva sapere quindi Laura:

Laura voleva sapere se fossero proprio tutti i poteri magici che dava il cetriolo, quando veniva mangiato di notte.

Era curiosa Laura?

Laura era molto curiosa. Tutte le ragazze sono molto curiose!

E cosa rispose il padre di Laura?

Questo è quello che dice la leggenda! rispose suo padre.

Il padre di Laura, cioè il contadino, rispose a Laura?

certo, lui le rispose.

Rispose di sì o di no?

rispose di sì. Tutti i poteri magici. Era la leggenda che lo diceva. La leggenda diceva che il cetriolo magico dava tutti i poteri magici quando veniva mangiato di notte.

Quella notte, Laura si dimenticò delle parole del padre, e desiderò: 1) Volare, 2) Essere invisibile 3) Sparare raggi laser dagli occhi e dalle mani 4) Essere super-veloce 5) Essere super-forte senza essere muscolosa 6) Essere super-elastica.

Laura si ricordò delle parole del padre?

no, assolutamente no! Laura si dimenticò delle sue parole.

Quando dimenticò le parole del padre?

quella stessa notte. Quella stessa notte Laura dimenticò le parole del padre.

Cosa desiderò Laura quella notte? Ebbe un solo desiderio?

no, non uno solo, ma sei. Laura quella notte ebbe sei desideri.

E quali desiderio ebbe per primo?

volare! Volare fu il primo desiderio che ebbe Laura. Laura desiderò di volare. Di volare nel cielo.

E per secondo? Quale fu il secondo desiderio di Laura?

il secondo desiderio fu di diventare invisibile! Laura desiderò di diventare invisibile! Invisibile come un fantasma!

E poi?

poi “sparare raggi laser dagli occhi e dalle mani”, essere super-veloce, essere super-forte senza essere muscolosa ed essere super-elastica.

Quindi Laura voleva anche sparare raggi laser?

sì, certo.

Qual’è stato l‘ultimo desiderio di Laura?

essere super-elastica! l’ultimo desiderio è stato di diventare super-elastica.

Ok, poi Laura non voleva essere lenta vero?

no, per niente. Lei infatti voleva anche essere veloce. Anzi, super-veloce!!! Velocissima!!

Ed anche forte vero?

certo, anche super-forte! Fortissima!

Lei quindi voleva essere muscolosa?

no! no! per niente! Laura non voleva essere muscolosa, ma solamente forte. Fortissima ma non muscolosa.

Laura non desiderava avere i muscoli?

no, te l’ho detto, Laura era una femmina, e le femmine non amano avere i muscoli.

Quando una voce si udì venire dal frigo: SOLO UN DESIDERIO!!

Cosa si udì venire dal frigo?

una voce! Dal frigo si udì venire una voce. Si udì uscire una voce dal frigo!

Chi era che parlava? Il frigo?

no, non era il frigo che parlava, ma il cetriolo! Il cetriolo parlava dal frigo, da dentro il frigo.

Dov’era il cetriolo?

nel frigo. Il cetriolo stava nel frigo.

E’ da lì che parlava il cetriolo?

, è da lì che parlava, è dal frigo che parlava il cetriolo.

E cosa disse il cetriolo dal frigo?

disse: SOLO UN DESIDERIO!!

Quanti desideri doveva esprimere Laura?

 solo uno! Laura doveva esprimere solamente un desiderio, non sei desideri!

Si è spaventata Laura?

, Laura si è spaventata. Si è molto spaventata!

Ha avuto molta paura?

moltissima! Laura ha avuto molta paura.

Allora Laura urlò dalla paura e disse: voglio che tu sparisca!!

Cosa successe alla fine?

Laura urlò! Laura iniziò ad urlare: VOGLIO CHE TU SPARISCA!!

Aveva espresso il suo desiderio la ragazza?

sì, lo aveva espresso!!

E qual’è stato, alla fine, il solo desiderio della ragazza?

di far sparire il cetriolo! Laura voleva che il cetriolo sparisse per sempre!

FINE

Dite cosa ne pensate sulla pagina facebook: cliccare qui

————————————–

Ascoltate la storia e le domande e risposte  più volte al giorno, per almeno 1 settimana, seguendo le regole ed i consigli di Italiano Semplicemente. Arrestare il lettore mp3 tra una frase e l’altra e ripetere. 

Il gatto tricolore (Domande & Risposte)

read_the_Story_first

 

Istruzioni – Instructions:

1 – Leggi la storia ed ascolta il file audio  nello stesso tempo, almeno 3,4 volte. Read the story and listen to the audio file, at the same time, at least 3,4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo 1 volt1 al giorno per almeno una settimana. Download the podcast and listen to it 1 times a day for at least a week.
 gatto_new

La storia

C’era una volta un gatto.

Once upon a time, there was a cat.

Domanda: Chi c’era?

Risposta: un gatto, c’era un gatto

Domanda: c’era un cane?

Risposta: no, non c’era un cane (DOG). C’era un gatto.

Domanda: c’era un animale?

Risposta: sì, c’era un animale.

Domanda: che animale era?

Risposta: era un gatto. L’animale era un gatto.

Domanda: ora (NOW) c’è il gatto?

Risposta: no, non ora, ma (BUT) una volta. Una volta c’era un gatto.

Domanda: ok, c’era una volta un gatto, e il gatto è un animale.

Risposta: fa miao il gatto?

Domanda: sì, il gatto fa miaoooo

Risposta: miagola il gatto?

Domanda: sì, il gatto miagola

Risposta: il gatto abbaia? (BARKS)

Domanda: no, non abbaia, ma miagola.

Risposta: qual è l’animale che abbaia?

Domanda: il cane abbaia. È il cane che abbaia.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta. Try to ask the question now, I give the answer.

Risposta: sì, il gatto miagola.

Domanda: miagola il gatto?

—————–

Era un gatto a tre colori, molto grasso e triste, soprattutto era veramente molto triste.

It was a cat with three colors, very fat and sad, especially it was really very sad.

Domanda: era un gatto quindi (THEN)?

Risposta: sì, certo (OF COURSE), era un gatto.

Domanda: era un gatto a tre colori?

Risposta: esatto (EXACTLY), era un gatto a tre colori.

Domanda: Quanti colori aveva il gatto?

Risposta: tre. Il gatto aveva tre colori.

Domanda: era un gatto colorato (COLORED) quindi?

Risposta: certo. Era un gatto colorato.

Domanda: ok, il gatto era colorato, ma era un gatto a due (TWO) o a tre colori?

Risposta: tre. Era un gatto a tre colori, non a due.

Domanda:  sei sicuro? (ARE YOU SURE?)

Risposta: sì, certo, sono sicurissimo (VERY SURE). Aveva (HE HAD) tre colori.

Domanda: sei sicuro che ne avesse tre?

Risposta: sì, sono sicuro che ne avesse tre.

Domanda: quindi era un gatto tricolore?

Risposta: esatto, proprio così (JUST SO), era un gatto tricolore

Domanda: sei sicuro non fosse solamente bicolore? (ARE YOU SURE IT WAS NOT JUST BICOLORED?)

Risposta: certo, sono sicuro che non fosse bicolore. Era un gatto tricolore.

Domanda: bene (OK), era tricolore. Era un gatto felice? (HAPPY)

Risposta: no, non era affatto (NOT AT ALL) felice!

Domanda: era infelice? (UNHAPPY)

Risposta: era molto infelice. Era triste. Era triste e grasso.

Domanda: Non era felice e magro? (THIN)

Risposta: per niente! (FOR NOTHING!) Era triste e grasso!

Domanda: era soprattutto grasso?

Risposta: no, era grasso, ma era soprattutto triste. Molto triste.

Domanda: era più grasso o era più triste?

Risposta: era più triste. Era soprattutto molto triste.

Domanda: quindi era meno (LESS) grasso che (THAN) triste?

Risposta: sì, diciamo di sì (WE CAN SAY THAT). Era sicuramente meno grasso che triste.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta. Try to ask the question now, I give the answer.

Risposta: no, non era affatto felice il gatto!

Domanda: era felice il gatto?

—————–

Era quindi un gatto molto lento, che riusciva a malapena a camminare.

Then, it was a very slow cat, so he could hardly walk.

 

Domanda: il gatto era grasso, quindi era lento, vero? (RIGHT?)

Risposta: verissimo. Il gatto era lento.

Domanda: non era un gatto veloce (FAST), vero?

Risposta: no, per niente. Non era affatto veloce, ma lento.

Domanda: era lento perché era grasso?

Risposta: sì, era lento perché era grasso.

Domanda: era lento perché era triste?

Risposta: no, non era lento perché era triste, ma perché era grasso!

Domanda: si muove velocemente un gatto lento? (IT MOVES QUICKLY A SLOW CAT?)

Risposta: no, si muove lentamente (SLOWLY). Un gatto lento si muove molto lentamente.

Domanda: riusciva a camminare il gatto?

Risposta: sì, riusciva a camminare. Ci riusciva. (HE WAS ABLE TO)

Domanda: ci riusciva? A fare cosa?

Risposta: a camminare.  Riusciva a camminare. Ci riusciva.

Domanda: era capace di camminare? (WAS ABLE TO)

Risposta: sì, era capace.

Domanda: quindi nonostante fosse (ALTHOUGH IT WAS) molto grasso, riusciva a camminare?

Risposta: certo. Riusciva a camminare nonostante fosse molto grasso. N-O-N-O-S-T-A-N-T-E.

Domanda: riusciva a camminare bene?

Risposta: no, non bene. Riusciva a camminare a malapena. (HARDLY)

Domanda: camminava male quindi?

Risposta: sì, camminava abbastanza (ENOUGH) male.  A malapena riusciva a camminava.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta. Try to ask the question now, I give the answer.

Risposta: sì, certo, camminava a malapena perché era grasso.

Domanda: il gatto camminava a malapena perché era grasso?

—————–

Tricolor –  questo era il suo nome – abitava in una casa di campagna e non le mancava nulla.

Tricolour – this was his name – lived in a country house and she did not need anything else.

Domanda: qual era il nome del gatto?

Risposta: Tricolore. Questo era il suo nome.

Domanda: Si chiamava Tricolore il gatto?

Risposta: sì, si chiamava così, Tricolore.

Domanda: Si chiamava Pippo?

Risposta: no, non si chiamava Pippo. Si chiamava Tricolore. Il suo nome era Tricolore.

Domanda: dove abitava Tricolore?

Risposta: abitava in una casa di campagna.

Domanda: abitava in una casa in città?

Risposta: no, non in una casa in città, ma in una casa di campagna.

Domanda: dov’è che abitava Tricolore?

Risposta: in una casa di campagna.

Domanda:  Abitava in campagna quindi!

Risposta: sì, in campagna. Tricolore abitava in campagna.

Domanda: cosa mancava a Tricolore? (WHAT WAS MISSING TO TRICOLORE?)

Risposta: nulla. Non le mancava nulla

Domanda: Le mancava qualcosa a Tricolore?

Risposta: no, nulla, non le mancava nulla.

Domanda: a chi non mancava nulla?

Risposta: a Tricolore. A Tricolore non mancava nulla.

Domanda: a lei (SHE) non mancava nulla?

Risposta: sì, a lei. A Tricolore non mancava nulla.

Domanda: mancava qualcosa a Tricolore nella casa in campagna?

Risposta: no. Non mancava nulla a Tricolore nella casa in campagna.

Domanda: aveva tutto il necessario? (SHE HAD WHATEVER IS NECESSARY?)

Risposta: sì, tutto. Aveva tutto il necessario.

Domanda: A chi ha tutto il necessario non manca nulla? Alle persone che hanno tutto il necessario non manca nulla?

Risposta: esatto, a chi ha tutto il necessario non manca nulla. Alle persone che hanno tutto il necessario non manca nulla. (TO THOSE WHO HAVE)

Domanda: Aveva bisogno di qualcos’altro, Tricolore? (DID SHE NEED ANYTHIN ELSE?)

Risposta: no, Tricolore non aveva bisogno di altro.

Domanda: di nient’altro?

Risposta: Esatto. Tricolore non aveva bisogno d’altro.

Domanda: di cos’altro aveva bisogno Tricolore?

Risposta: di nient’altro. Tricolore non aveva bisogno di nient’altro.

Domanda: oltre a quanto già aveva (IN ADDITION TO WHAT HAD ALREADY)  Tricolore aveva bisogno di altro? Risposta: No. Oltre a quanto già aveva, Tricolore non aveva bisogno di altro.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta. Try to ask the question now, I give the answer.

Risposta: esatto. Nient’altro.

Domanda: Tricolore non aveva bisogno di nient’altro, vero?

—————–

Tricolore aveva due padroncini: una ragazza di 5 anni, Francesca, e sua sorella Giovanna, di 6 anni.

Tricolour had two little owners: a 5 year girl, Francesca, and her sister Giovanna, 6 years.

Domanda: Tricolore aveva due… cosa?

Risposta: Padroncini. Tricolore aveva due padroncini.

Domanda: Quanti erano i padroncini di Tricolore?

Risposta: Due. I padroncini di Tricolore erano due.

Domanda: Erano tre i padroncini di Tricolore?

Risposta: no, non tre, ma due. I padroncini di Tricolore erano due.

Domanda: Tricolore  aveva un padroncino?

Risposta: No, Due. Tricolore aveva due padroncini.

Domanda: Quindi Tricolore aveva più (MORE) di un padroncino?

Risposta: Sì, esatto. Tricolore aveva più di un padroncino.

Domanda: Tricolore aveva meno (MINUS) di tre padroncini?

Risposta: sì, Tricolore aveva meno di tre padroncini.

Domanda: quanti ne aveva?

Risposta: ne aveva due. Ne aveva due di padroncini.

Domanda: Due è meno di tre?

Risposta: Sì, due è meno di tre.

Domanda: dunque (THEN) tre è più di due?

Risposta: esatto.

Domanda: Padroncini significa (MEANS) proprietari (OWNERS)?

Risposta: sì, esatto. Padroncini significa proprietari.

Domanda: proprietari di cosa? (OWNERS OF WHAT?)

Risposta: del gatto Tricolore. Proprietari del gatto Tricolore.

Domanda: Ah ok, e padroncini significa piccoli (LITTLE) padroni? Piccoli proprietari?

Risposta: esatto, proprio così. Padroncini significa piccoli padroni, cioè piccoli proprietari.

Domanda: come si chiamano i padroncini di Tricolore? (WHAT ARE THE NAMES OF THE OWNERS OF TRICOLORE?)

Risposta: Francesca e Giovanna.

Domanda: Francesca e Giovanna sono le padroncine di Tricolore?

Risposta: esatto, loro sono le padroncine di Tricolore. Sono le proprietarie.

Domanda: Francesca e Giovanna sono due ragazze? (TWO GIRLS?)

Risposta: sì, sono due ragazze. Francesca e Giovanna sono due ragazze.

Domanda: Sono femmine? (FEMALES)

Risposta: Sì, loro sono due femmine. Sono due ragazze.

Domanda: quanti anni ha Francesca?

Risposta: cinque (5). Francesca ha cinque anni.

Domanda: e Giovanna? Quanti anni ha Giovanna?

Risposta: Sei (6). Giovanna ha sei anni.

Domanda: è più grande Giovanna o Francesca?

Risposta:  Giovanna. Giovanna è più grande di Francesca.

Domanda: Quindi Francesca è più piccola?

Risposta: esatto. Francesca è più piccola.

Domanda:  Più piccola di chi?

Risposta:  di Giovanna. Lei è più piccola di Giovanna.

Domanda: Di quanti anni è più piccola Francesca?

Risposta: di un (1) anno. Francesca è più piccola di un anno.

Domanda: Francesca è più giovane di Giovanna?

Risposta: sì sì, Francesca è più giovane.

Domanda: rispetto a chi?

Risposta: rispetto a Giovanna. Francesca è più piccola rispetto a Giovanna.

Domanda: quanti anni ci sono tra Francesca e Giovanna?

Risposta: c’è un solo anno. Tra le due ragazze c’è un solo anno.

Domanda: Sono fratelli? (BROTHERS)

Risposta: no, non fratelli. Non sono fratelli.

Domanda: E cosa sono?

Risposta:  sono sorelle (SISTERS). Francesca e Giovanna sono sorelle.

Domanda: Francesca e Giovanna sono figlie (DAUGHTERS) della stessa madre? (OF THE SAME MOTHER?)

Risposta: sì sì, loro due sono figlie della stessa madre. Sono sorelle.

Domanda: la loro madre (MOTHER) è la stessa persona?

Risposta: sì sì, la loro madre è la stessa persona.

Domanda: la madre di Giovanna è madre anche di Francesca?

Risposta: certo, se sono sorelle, la madre di Giovanna è madre anche di Francesca. Sono sorelle!

Domanda: Francesca e Giovanna sono fratelli?

Risposta: no, non fratelli, ma sorelle! Loro son sorelle!

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: no, non sono cugine (COUSINS). Francesca e Giovanna non sono cugine.

Domanda: Francesca e Giovanna sono Cugine?

—————–

Le sue padroncine erano molto dolci con lei, e le davano da mangiare proprio perché la vedevano triste.

Her little owners were very sweet with her, and they fed her because they saw it was sad.

Domanda: Chi era dolce?

Risposta: Francesca e Giovanna. Loro erano dolci.

Domanda: con chi? Con chi erano dolci?

Risposta: con la gatta. Erano dolci con la gatta.

Domanda: Le due padroncine erano dolci con Tricolore?

Risposta: sì, infatti. Le due padroncine erano dolci con Tricolore.

Domanda: erano dolci con lei?

Risposta: esatto. Erano dolci con lei. Le due padroncine erano dolci con lei, con Tricolore.

Domanda: E le davano da mangiare? (TO EAT)

Risposta: sì, le davano da mangiare. Le due padroncine le davano da mangiare.

Domanda: davano da mangiare a chi?

Risposta: a Tricolore. Davano da mangiare a Tricolore.

Domanda: a chi davano da mangiare Francesca e Giovanna, al loro cane (DOG) a tre colori?

Risposta: no, non davano da mangiare al loro cane, ma al loro gatto a tre colori.

Domanda: perché le davano da mangiare?

Risposta: perché era triste. Le davano da mangiare perché era triste.

Domanda: Tricolore era triste?

Risposta: sì, Tricolore era triste.

Domanda: Era il gatto a tre colori ad essere triste?

Risposta: sì, era il gatto a tre colori ad essere triste.

Domanda: Non erano le due sorelle ad essere tristi?

Risposta: no, non erano le due sorelle ad essere tristi. Era il gatto a tre colori ad essere triste.

Domanda: Francesca e Giovanna lo vedevano felice?

Risposta: esatto. Francesca e Giovanna lo vedevano triste.

Domanda: vedevano triste l’animale? Lo vedevano triste?

Risposta: sì, vedevano triste l’animale. Lo vedevano triste.

Domanda: qual è il motivo per cui (WHAT WAS THE REASON WHY) Francesca e Giovanna davano da mangiare a Tricolore?

Risposta: che era triste. Il motivo è che Tricolore era triste.

Domanda: era per quel motivo? Era per quello? (IT WAS FOR THAT?)

Risposta: sì, era per quel motivo. Era per quello.

Domanda: era proprio per quello? (IT WAS JUST FOR THAT?)

Risposta: sì, proprio per quello. Proprio per quel motivo.

Domanda: Era proprio quello il motivo per cui era triste? O era un altro? (ANOTHER)

Risposta: no no, era proprio quello il motivo. Non era un altro.

Domanda: Tricolore era felice oppure era triste?

Risposta: era triste. Tricolore era triste.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: sì sì, le due sorelle le davano da mangiare.

Domanda: le due sorelle davano da mangiare a Tricolore?

—————–

E Tricolore diventava così sempre più grassa.

So Tricolour got fatter and fatter.

Domanda: Tricolore mangiava molto?

Risposta: sì sì, mangiava molto. Tricolore mangiava molto

Domanda: Perché?

Risposta: perché le due sorelle le davano sempre (ALWAYS) da mangiare.

Domanda: ok, Tricolore quindi ingrassava (GAINED WEIGHT)?

Risposta: sì, ingrassava. Tricolore ingrassava.

Domanda: Tricolore ingrassava sempre di più? (GAINED WEIGHT MORE AND MORE?)

Risposta: sì, ingrassava sempre di più. Tricolore ingrassava sempre di più.

Domanda: chi diventava sempre più grassa?

Risposta: Tricolore diventava sempre più grassa.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: Tricolore. Era Tricolore a diventare sempre più grassa

Domanda: chi era a diventare sempre più grassa?

—————–

Le sue due padroncine non capivano il motivo della sua tristezza, ed un giorno andarono da un veterinario.

Her two little owners did not understand the reason for his sadness, and one day they went to a veterinarian.

Domanda: le padroncine capivano?

Risposta: no, loro non capivano. Le padroncine non capivano.

Domanda: non capivano cosa?

Risposta: non capivano il motivo della sua tristezza.

Domanda: chi è a non capire il motivo della sua tristezza?

Risposta: erano le padroncine a non capire il motivo della sua tristezza.

Domanda: le padroncine di chi?

Risposta:  di Tricolore. Le padroncine di Tricolore.

Domanda: le sue padroncine? Di Tricolore?

Risposta: sì, bravo! Le padroncine di Tricolore.

Domanda: il motivo di cosa?

Risposta: il motivo della sua tristezza, della tristezza di Tricolore.

Domanda: quindi cosa fecero? (WHAT DID THEY DO?)

Risposta: andarono da un veterinario. Un giorno andarono da un veterinario.

Domanda: da chi andarono?

Risposta: da un veterinario. Andarono da un veterinario.

Domanda: Andarono da una dottoressa? (FEMALE DOCTOR)

Risposta: no, non andarono da una dottoressa, ma da un veterinario.

Domanda: Chi è il veterinario? il dottore degli umani? (THE DOCTOR OF HUMANS)

Risposta: no, il veterinario non è il dottore degli umani.

Domanda: è il dottore degli animali?

Risposta: esatto. È il dottore degli animali. Il veterinario è il dottore degli umani.

Domanda: come si chiama il dottore degli animali?

Risposta: veterinario. Si chiama veterinario. V-E-T-E-R-I-N-A-R-I-O

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: no, non si chiama pediatra (PEDIATRICIAN) il dottore degli animali.

Domanda: il dottore degli animali si chiama pediatra?

—————–

Cosa c’è di strano? disse il veterinario. La gatta ha voglia di avere dei cuccioli!

What’s wrong? said the vet. The cat wants to have puppies!

Domanda: cosa disse il veterinario?

Risposta: il veterinario disse: cosa c’è di strano?

Domanda: il veterinario era stupito? (SURPRISED)

Risposta: sì, era stupito. Il veterinario era stupito.

Domanda: secondo lui (FOR HIM) c’era qualcosa di strano? (WAS THERE SOMETHING WRONG?)

Risposta: no, secondo lui non c’era niente di strano.

Domanda: cosa c’era di strano secondo lui?

Risposta: niente. Non c’era niente di strano.

Domanda: chi è che disse: “Cosa c’è di strano?”

Risposta: il veterinario. È il veterinario che disse “Cosa c’è di strano?”

Domanda: la domanda è stata fatta dal  dottore (MADE BY THE DOCTOR) degli animali?

Risposta: sì sì, la domanda l’ha fatta lui. Il veterinario.

Domanda: a chi (TO WHOM) l’ha fatta la domanda?

Risposta: alle due bambine. L’ha fatta alla due bambine.

Domanda: Di cosa ha voglia la gatta?

Risposta: di avere dei cuccioli. Ha voglia di avere dei cuccioli. La gatta ha voglia di avere dei cuccioli.

Domanda: il gatto è una femmina? È di sesso femminile? (IS IT FEMALE?)

Risposta: sì sì, è femmina. Il gatto è una femmina; è di sesso femminile.

Domanda: quindi è una gatta?

Risposta: infatti. Si tratta di (IT COMES TO) una gatta.

Domanda: di cosa si tratta, di un gatto maschio oppure di un gatto femmina? Di un gatto o di una gatta?

Risposta: si tratta di un gatto femmina. Si tratta di una gatta.

Domanda: di cosa ha voglia la gatta?

Risposta: di avere dei cuccioli. La gatta ha voglia di avere dei cuccioli.

Domanda: ha voglia di avere dei gattini? (KITTENS)

Risposta: esatto, la gatta ha voglia di avere dei gattini.

Domanda: Cosa sono i gattini? sono cuccioli di cane (DOG)?

Risposta: no, non sono cuccioli di cane, ma di gatto. I gattini sono cuccioli di gatto.

Domanda: la gatta vorrebbe (SHE WOULD HAVE) dei gattini?

Risposta: sì sì, vorrebbe dei gattini. LA gatta vorrebbe avere dei gattini.

Domanda: la gatta ha voglia di avere dei gattini?

Risposta: sì, la gatta ha voglia di avere dei gattini, dei cuccioli di gatto.

Domanda: è questo ciò che vorrebbe la gatta? (THIS IS WHAT THE CAT WOULD LIKE TO HAVE?)

Risposta: proprio così. Questo è ciò che vorrebbe la gatta)

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: sì, vorrebbe diventare mamma (BECOMING A MOTHER). La gatta vorrebbe questo.

Domanda: cosa vorrebbe la gatta, diventare mamma?

—————–

Cosa? – dissero le due giovani ragazze – ma ha solo 2 anni!!!

What? – said the two young girls – but it has only two years!!!

Domanda: erano sorprese (SURPRISED) le due giovani ragazze?

Risposta: erano molto sorprese. le due giovani ragazze erano molto sorprese.

Domanda: cosa dissero le due giovani ragazze?

Risposta: dissero: cosa? ma ha solo 2 anni! Questo dissero le ragazze.

Domanda: le due ragazze erano giovani o anziane? (ELDERLY)

Risposta: giovani, era giovani.

Domanda: Non erano anziane?

Risposta: no no, non erano anziane.

Domanda: è possibile che una ragazza sia anziana? (it is possible that a lass is old?)

Risposta: no. Non è possibile che una ragazza sia anziana.

Domanda: perché? Perché una ragazza non può essere anziana?

Risposta: perché le ragazze sono giovani. Le ragazze sono giovani. Non sono anziane.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: Sì. Sono entrambe (BOTH) giovani.

Domanda: le ragazze sono giovani entrambe?

—————–

Ed il veterinario disse: scommetto che non sapevate neanche che fosse femmina!!

And the vet said: I bet you did not even know that she was a female!!!

Domanda: cosa disse il veterinario?

Risposta: disse: scommetto che non sapevate neanche che fosse femmina!!

Domanda: ok. Secondo il veterinario, le ragazze sapevano che il gatto fosse femmina?

Risposta: no. Secondo lui non lo sapevano. Secondo il veterinario, le ragazze non sapevano che il gatto fosse femmina.

Domanda: secondo il dottore le ragazze lo sapevano che fosse un gatto femmina?

Risposta: no. Secondo il dottore le ragazze non lo sapevano.

Domanda: cosa non sapevano?

Risposta: che fosse un gatto femmina. Non sapevano che fosse un gatto femmina.

Domanda: credevano che fosse maschio? (MALE)

Risposta: no no, non credevano fosse maschio.

Domanda: non credevano neanche (neither) che fosse maschio?

Risposta: infatti. Non credevano neanche che fosse maschio.

Domanda: quindi loro conoscevano il sesso del gatto? (DID THEY KNOW THE SEX OF THE CAT)

Risposta: no no. Non lo conoscevano. Loro non conoscevano il sesso del gatto.

Domanda: quindi sapevano quale fosse (WHAT WAS) il sesso del gatto?

Risposta: no. Non sapevano quale fosse il sesso del gatto.

Domanda: il veterinario scommette su questo?

Risposta: sì, il veterinario scommette su questo.

Domanda: su cosa scommette il veterinario.

Risposta: sul fatto (ON THE FACT) che le ragazze non sapessero che il gatto fosse femmina.

Domanda: ci scommette il dottore su questo?

Risposta: sì sì, ci scommette. Lui scommette su questo.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: con le due ragazze. Il veterinario parla alle due ragazze. Alle due ragazze. Il veterinario parla con le due ragazze.

Domanda: a chi parla il veterinario?

—————–

E le ragazze risposero: come si riconosce un gatto femmina? da cosa si vede?

And the girls answered: how to  recognize a female cat? from what can you see it?

Domanda: le ragazze risposero?

Risposta: sì sì, risposero. Le ragazze risposero.

Domanda: hanno risposto le ragazze al dottore?

Risposta: sì, hanno risposto al dottore.

Domanda: e cosa gli hanno risposto?

Risposta: gli hanno risposto: come si riconosce un gatto femmina? da cosa si vede?

Domanda: le due ragazze sapevano riconoscere un gatto femmina?

Risposta: no, loro non sapevano riconoscere un gatto femmina.

Domanda: sono curiose le due ragazze?

Risposta: sì sì, sono curiose. Le due ragazze sono molto curiose.

Domanda: cosa vogliono sapere dal dottore? (WHAT DO THEY WANT TO KNOW FROM THE DOCTOR?)

Risposta: vogliono sapere come riconoscere un gatto femmina.

Domanda: vogliono sapere come distinguere (DISTINGUISH) un gatto femmina da uno maschio?

Risposta: esatto, questo vogliono sapere. Vogliono sapere come distinguere un gatto femmina da uno maschio.

Domanda: vogliono sapere da cosa si vede la differenza tra un gatto maschio e un gatto femmina?

Risposta: sì, vogliono sapere da cosa si vede.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: no, non sanno da cosa si vede.

Domanda:  Le ragazze sanno da cosa si vede la differenza?

—————–

E il veterinario: tutti i gatti a tre colori: arancione bianco e nero, sono femmine!!

And the vet: all cats with three colors: orange, black and white, are girls!!

Domanda: ha risposto il veterinario?

Risposta: sì, ha risposto. Lui ha risposto.

Domanda: Il dottore ha capito che questo gatto è femmina?

Risposta: sì sì, l’ha capito. Lui l’ha capito che è femmina.

Domanda: da cosa l’ha capito?

Risposta: l’ha capito dal fatto che il gatto ha tre colori: arancione bianco e nero.

Domanda: tutti i gatti sono femmine?

Risposta: no, non tutti. Non tutti i gatti sono femmine.

Domanda: e quali sono i gatti femmine?

Risposta: quelli a tre colori.

Domanda: e basta? Solo quelli?

Risposta: no, non solo quelli a tre colori.

Domanda: ah ho capito: i gatti a tre colori sono sicuramente (CERTAINLY) femmine.

Risposta: esatto. I gatti a tre colori sono sicuramente femmine.

Domanda: ci sono dubbi (DOUBTS) su questo? Ci sono dubbi sul fatto che i gatti tricolore siano femmine?

Risposta: no. Non ci sono dubbi sul fatto che i gatti tricolore siano femmine.

Domanda: su cosa non ci sono dubbi?

Risposta: sul fatto che i gatti tricolore siano sicuramente femmine.

Domanda: Nessun dubbio?

Risposta:  no, nessuno. Nessun dubbio.

Domanda: Le ragazze lo sapevano questo?

Risposta: No, loro due non lo sapevano.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: no. Non lo sapeva né Giovanna né Francesca.

Domanda: non lo sapeva nessuna delle due? (ANY OF THE GIRLS?)


Ascoltare il file più volte al giorno, almeno mezzora al giorno, per almeno una settimana, seguendo le regole del metodo TPRS e le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

>>> Lezione successiva: Il saggio, lo stolto e la Verità

Il saggio, lo stolto e la verità

>> Lezione precedente: il gatto tricolore

6 livello principiante

Video con sottotitoli sincronizzati

Audio

download-mp3-audio

Istruzioni – Instructions:
1 – Leggi la storia ed ascolta il file audio, almeno 3,4 volte. Read the story and listen to the audio file, at least 3.4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo 3,4 volte al giorno per almeno una settimana. >Download the podcast and listen to it 3.4 times a day for at least a week.
3 – Leggi ed ascolta le Domande & Risposte 1 volta al giorno, nella seconda settimana. Read and listen to the Q&A once a day, in the second week.

La storia

La verità: un giorno, un uomo,  detto “lo stolto”, si decide di andare alla ricerca di se stesso.

The truth: one day, a man called “the fool”, decides to go looking for himself.

Lo stolto: basta, adesso devo sapere la verità, devo assolutamente sapere:

The fool: just now I need to know the truth, I must know:

La verità: Cosa vuoi sapere?

The truth: What do you want to know?

Lo stolto: voglio sapere: Chi sono io? Da dove vengo? Cosa voglio dalla vita? Come posso ottenerlo? E dove sto andando?

The fool: I want to know: Who am I? Where am I from? What do I want from life? How can I get it? And where am I going?

La verità: Quante domande che ti fai, stolto!

The truth: How many questions that you do, fool!

Lo stolto: sono domande così difficili a cui rispondere? a chi posso chiedere?

The fool: are these questions so difficult to answer? who can I ask to?

La verità: puoi chiedere al grande saggio, naturalmente

The truth: You can ask the great sage, of course

Lo stolto: e dove si trova?

The fool: and where it is?

La verità: sul cucuzzolo della montagna, come tutti i grandi saggi del mondo.

The truth: on the top of the mountain, like all the great sages of the world

La verità: e così, lo stolto decide di incontrare il grande saggio.

The truth: and so, the fool decides to meet the great sage.

Il grande saggio: Nam Myoho Renge Kyo, Nam Myoho Renge Kyo, Nam Myoho Renge Kyo

The great sage: Nam Myoho Renge Kyo Nam Myoho Renge Kyo Nam Myoho Renge Kyo (typical sentence in meditation)

Lo stolto: emmm… è permesso?

The fool: emmm …. can I come in?

Il grande saggio: avanti figliolo, chiunque tu sia…

The great sage: Come on, sonny, whoever you are …

Lo stolto: sei il grande saggio vero?

The fool: you are the great sage, right?

Il grande saggio: grande? Buddha è grande, Buddha è saggio. Ma tu, piuttosto, chi sei?

The great sage: great? Buddha is big, Buddha is wise. But you, rather, who are you?

Lo stolto: veramente… ero venuto a chiedertelo io!!

The fool: to tell you the truth… I had come to ask you this question!!

Il grande saggio: capisco. E da dove vieni?

The great sage: I understand. And where are you from?

Lo stolto: emmmm… anche questo volevo chiederti…

The fool: this also I wanted to ask you.

Il grande saggio:  bè, allora cosa vuoi dalla vita?

The great sage: Well, then what do you want from life?

La verità: emmmm… lo stolto comincia a perdere la pazienza…

The truth: emmmm … the fool begins to lose patience …

Lo stolto: adesso basta grande saggio! Sono io che faccio le domande, mica tu, accidenti!

The fool: now, it’s enough great sage. I’m asking the questions, not you, damn it!Il

grande saggio: ne mancano soltanto due, vero figliolo?

great sage: only two are missing, right sonny?

La verità: lo stolto sgranò gli occhi, incredulo!

The truth: the fool’s eyes widened in disbelief!

Lo stolto: ma…. se sei così saggio, perché non mi dai le risposte?

The fool: but …. if you are so wise, why do not you give me the answers?

Il saggio: troppe le domande, nessuna la risposta. Una la domanda, una la risposta.

The wise: too many questions, no answers. One question, one answer.

Lo stolto: non capisco, grande saggio!

The fool: I do not understand, great sage!

Il grande saggio: se insegui due conigli, non ne prenderai nessuno…

The great sage: if you chase two rabbits, you will not catch either …

La verità: io avevo provato a dirglielo, grande saggio…

The truth: I had tried to tell him, great sage …

La verità: Lo stolto, così, se ne andò, senza domande e senza risposte.

The truth: And So, the fool went away, without any questions and without answers.

Lo stolto: secondo me neanche lui le sapeva, le risposte…

The fool: I think even he didn’t knew the answers …

FINE

The end


Non preoccuparti se hai compreso solo poche parole. Dopo aver ascoltato il file della storia e quello delle Domande & Risposte per due settimane, almeno 3-4 volte al giorno,  tutte le parole saranno chiare e memorizzate nella tua testa.

Do not worry if you understand only a few words. After listening to this audio and that the Q & A audio for two weeks, at least 3-4 times each day, all words will be clear and stored in your head.

D_e_R

>> Lezione successiva: Una aliena a Roma (anzi due!)

Il saggio, lo stolto e la verità – Domande & Risposte

Leggi la storia “Il saggio, lo stolto e la verità”

image002

Audio prima parte

Audio seconda parte

Audio terza parte

Istruzioni – Instructions:
1 – Leggi la storia ed ascolta il file audio, almeno 3,4 volte. Read the story and listen to the audio file, at least 3.4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo 3,4 volte al giorno per almeno una settimana. >Download the podcast and listen to it 3.4 times a day for at least a week.
3 – Leggi ed ascolta le Domande & Risposte 1 volta al giorno, nella seconda settimana. Read and listen to the Q&A once a day, in the second week.

Il saggio e lo stolto – Domande & Risposte

La verità: un giorno, un uomo,  detto “lo stolto”, si decide di andare alla ricerca di se stesso.

Chi parla?

La verità. Parla la Verità. E’ la Verità che parla.

Parla la Bugia?

No! non parla la bugia, ma la Verità.

E’ la stessa cosa?

No, è il contrario. La Bugia è il contrario della Verità.

Di chi parla la Verità?

Parla di un uomo.uomo La Verità parla di un uomo.

La Verità sta parlando di una donna?femmina

No, la Verità non sta parlando di una donna, ma di un uomo. La Verità sta parlando di un uomo.

Come viene chiamato quest’uomo?

“Lo Stolto”,stolto quest’uomo viene chiamato “lo stolto” Viene detto “lo stolto”.

Quest’uomo si chiama “lo stolto”?

No, non si chiama così, non si chiama “lo stolto”, ma viene detto “lo stolto”.

Da chi? Da chi viene detto così? Chi è che lo chiama “lo stolto”? Chi lo chiama “lo stolto”?

Tutti. Tutti gli altri lo chiamano così. Tutti lo chiamano “lo stolto”. Da tutti viene chiamato “lo stolto”.

Lo stolto è intelligente?

Noooo, lo stolto non è intelligente! Lo stolto è stupido! Lo stolto è molto stupido.

Lo stolto è saggiosaggio?

Noooo, non è saggio. Lo stolto non è saggio. Non è intelligente né saggio.

Allora è sciocco? lo stolto è sciocco?

Sì, certo, certo che lo è. Lo stolto è sciocco e stupido.

Quindi stolto è il contrario di saggio?

Esatto, proprio così. Stolto è proprio il contrario di saggio. Ha il significato opposto di saggio!

Cosa cerca cercalo stolto?

Se stesso. Lo stolto cerca se stesso.  Lui sta cercando se stesso.

Di cosa è alla ricerca quell’uomo?

Di se stesso. E’ alla ricerca di se stesso.

Sta cercando un suo amico? Lui cerca forse un suo amico?

No, non cerca un suo amico, ma se stesso. L’uomo sta cercando se stesso.

Il suo amico lo sta cercando?

No, nessuno lo sta cercando, nessuno sta cercando quest’uomo.

E allora chi lo cerca? Chi lo sta cercando?

Nessuno lo cerca, nessuno lo sta cercando.

Cosa vuole lo stolto? Cosa vuol fare lo stolto?

Lo stolto vuole cercare se stesso. Questo vuole lo stolto: cercare se stesso.

Cosa si decide a fare lo stolto?

Lo stolto si decide ad andare alla ricerca di se stesso.

Dove si decide di andare lo stolto?

Alla ricerca di se stesso. Lo stolto si decide ad andare alla ricerca di se stesso.

Ha già trovato se stesso l’uomo?

No, non ancora. Non l’ha ancora trovato. L’uomo ancora non ha trovato se stesso.

Di cosa va alla ricerca lo stolto?

Di se stesso. Lo stolto ricerca se stesso. L’uomo stolto va alla ricerca di se stesso.

L’uomo stolto ricerca solamente se stesso?

Sì. Solo se stesso. L’uomo ricerca solamente se stesso. Nient’altro.

Quando, lo stolto, si decide di andare alla ricerca di se stesso?

Un giorno. Lo stolto, un giorno, si decide di farlo.

Un giorno qualsiasi?

, un giorno qualsiasi.

Non un giorno particolare?

No, non uno particolare. Uno qualsiasi. Un giorno qualunque.

Un giorno come un altro?

Sì, esatto, un giorno come un altro. Un giorno qualsiasi. Uno qualunque.

Lo stolto: basta, adesso devo sapere la verità, devo assolutamente sapere:

Cosa vuole sapere lo stolto?

La verità. Lo stolto vuole sapere la verità.

Chi vuole sapere la verità?

Lo stolto. Lo stolto vuole sapere la verità.

Lo stolto vuole conoscere la verità?

Sì, lo stolto la vuole conoscere, la vuole sapere.

Lo stolto conosce già la verità?

No, non la conosce ancora. Lo stolto non conosce la verità. Non ancora. Non la conosce ancora, la verità.

L’uomo la vuole conoscere assolutamente?

, assolutamente sì. Lui la vuole conoscere assolutamente.

Cosa, vuole assolutamente conoscere, lo stolto?

La verità. L’uomo stolto vuole assolutamente conoscere la verità.

Perché dice “basta” lo stolto?

Perché è stanco.stanco Lo stolto è stanco.

E’ Stanco? E’ stanco di cosa?

E’ stanco di non conoscere la verità.

Si è stancato di non conoscere la verità?

Sì, esatto, si è stancato di non sapere la verità. Si è stufato.

Si è stufato di essere stolto?

Sì, si è stancato di essere stolto, è stufo di essere stolto. E’ stanco di non sapere la verità.

La verità: Cosa vuoi sapere?

Chi parla?

La Verità. Parla la Verità.

E’ una donna la Verità?

Sì, è una donna la Verità.

E’ una bambina?bambina

Sì, la Verità è una bambina.

E’ una piccola donna?

Sì, è una piccola donna.

Non è una donna adulta?

No, non è adulta, ma è una bambina. Una piccola donna.

A chi parla la Verità?

Allo stolto. La Verità parla allo stolto.

E cosa gli chiede? Cosa chiede allo stolto?

Gli chiede: cosa vuoi sapere?

Gli chiede cosa vuoi conoscere?

, gli chiede proprio questo. Gli chiede cosa vuoi conoscere?

Lo stolto: voglio sapere: 1) Chi sono io? 2) Da dove vengo? 3) Cosa voglio dalla vita? 4) Come posso ottenerlo? 5) e dove sto andando?

Quante domande fa lo stolto?

Cinque (5). Lo stolto fa cinque domande.

Non ne fa quattro (4)?

No, non quattro, ma cinque. Lo stolto fa cinque domande, non ne fa quattro, bensì cinque.

Qual’è la domanda numero uno (1)? Qual’è la prima cosa che vuole sapere lo stolto?

Chi è“. La prima cosa che vuole sapere è “chi è lui“. E’ questa la domanda numero uno.

Vuole sapere come si chiama?

No, non come si chiama, ma chi è! vuole conoscere chi è, non come si chiama.

Il suo nome?

No, non il suo nome, non come si chiama, ma chi è!

Chi vuole conoscere chi è?

Lo stolto. E’ lo stolto che vuole conoscere chi è. Lo stolto lo vuole sapere. Lo stolto vuole saperlo.

Lo stolto sa già chi è lui?

No, lui non sa ancora chi è, ma lo vuole sapere. Ancora non lo sa.

Qual’è la domanda numero due (2)? Qual’è la seconda cosa che vuole conoscere? La seconda domanda?

Da dove viene. E’ questa la seconda cosa che vuole sapere lo stolto. E’ questa la domanda numero due.

La domanda numero due è quindi “dove abita” lo stolto?

No, non “dove abita”, ma “da dove viene”. Cioè lui vuole sapere le sue origini.

Qual’è la domanda numero tre (3)? Qual’è la terza cosa che vuole conoscere?

Lo stolto chiede “Cosa vuole dalla vita“, come terza domanda. Vuole sapere “cosa vuole dalla vita”, come domanda numero tre.

Cioè?

Cioè i suoi desideri, vuole sapere i suoi desideri. Vuole sapere cosa desidera dalla vita, cosa vuole dalla vita.

Qual’è la domanda numero quattro (4)? Qual’è la quarta cosa che vuole conoscere, cioè la quarta domanda?

La quarta domanda che fa lo stolto è “come può ottenerlo”?

Cioè cosa vuole sapere?

Vuole sapere come fare. 

Come fare per cosa?

Per ottenere quello che vuole dalla vita. Per realizzare i suo desideri. Come fare per ottenere ciò che vuole.

Lo stolto sa come fare per ottenere ciò che vuole?

No, non lo sa. No sa come farlo. Non sa come fare a realizzare i suoi desideri.

E i suoi desideri lui li conosce?

No, ho già detto che non li conosce, l’ho già detto nella domanda numero tre.

Quindi lo stolto non sa né quali siano i sui desideri, né come fare a realizzarli?

Esatto, non sa nessuna delle due cose. Non sa né ciò che vuole, né come ottenerlo.

E l’ultima domanda? Qual’è la quinta domanda? la domanda numero cinque (5)? L’ultima domanda?

Come ultima cosa, lo stolto chiede “dove sta andando“. Questa è l’ultima domanda.

Vale a dire? cioè?

Cioè in quale direzionedirezione sta andando. Dove sta andando. Vale a dire: da che parte sta andando.

La verità: quante domande che ti fai, stolto!

Quante domande si fa lo stolto?

Se ne fa cinque. Lo stolto se ne fa cinque di domande.

Sono tante domande secondo la Verità?

Sì, secondo lei sono tante.

Non sono un po’ poche secondo lei?

No, non sono poche secondo lei, ma tante. Secondo la Verità lo stolto si fa tante domande.

A chi le fa le domande?

A se stesso. Lo stolto le domande le fa a se stesso.

Non le sta facendo alla Verità?

No, non le sta facendo a lei, ma a se stesso.

Lo stolto: sono domande così difficili a cui rispondere? a chi posso chiedere?

Lo stolto sa se le domande siano facili o difficili?

No, non lo sa. Lui non sa se le domande siano facili o difficili.

A chi si rivolge lo stolto?

Alla Verità. Ora lo stolto si rivolge alla Verità.

Parla con lei, con la Verità?

, parla con la Verità.

E quante domande le pone? Quante domande le rivolge?

Due. Lo stolto le pone due domande, le rivolge due domande.

Quali sono? Quali sono le domande?

Le domande sono: “sono domande così difficili a cui rispondere?” e ” a chi posso chiedere?”

La Verità: puoi chiedere al grande saggio, naturalmente.

La Verità risponde alla prima (1^) domanda?

No, lei non risponde alla prima domanda.

La Verità risponde alla seconda (2^)?

, lei risponde alla seconda.

Risponde solamente alla seconda domanda?

Sì, proprio così, solo alla seconda domanda risponde la Verità.

Alla prima domanda non risponde?

No, alla prima domanda non risponde.

Cosa risponde alla domanda numero due?

Risponde che può chiedere al grande saggio, naturalmente.

A chi può chiedere lo Stolto? A chi può rivolgere queste cinque domande?

Al grande saggio. Può chiedere al grande saggio.

E’ un saggio qualsiasi?

No, non è uno qualsiasi, è “il grande saggio”

E’ il più grande dei saggi?

Sì, il grande saggio è il saggio più grande.

Il grande saggio è stolto?

Nooooo! Il grande saggio non è stolto. Il contrario, è saggio, è intelligente.

Chi può rispondere alla domande che si fa lo stolto, secondo la Verità?

Il grande saggio. Secondo lei è il grande saggio che può rispondere.

Secondo chi, bisogna chiedere al grande saggio?

Secondo la Verità. Secondo lei bisogna chiedere al grande saggio.

E’ sicura? La Verità è sicura di questo?

Sì, assolutamente sì. E’ sicurissima.

Perché?

Perché lei dice “naturalmente“, quindi è sicura. E’ sicura di questo.

Lo stolto: e dove si trova?

Cosa vuole sapere lo stolto?

Vuole sapere dove si trova, dove sta, cioè dove si trova il grande saggio.

Lui sa dove si trova? Lo stolto sa dove si trova il grande saggio?

No, non lo sa. Lo stolto non sa dove si trova il grande saggio.

E lei lo sa? La Verità sa dove si trova il grande saggio?

Sì, lei lo sa, infatti dice…

sul cucuzzolo della montagna, come tutti i grandi saggi del mondo”

Dove sta? Dove si trova il grande saggio?

Sta sul cucuzzolo della montagna. Il grande saggio si trova sul cucuzzolo della montagna.

Il saggio si trova sulla punta della montagna?

Sì, esatto, proprio lì. Sulla punta. Il grande saggio sta sul cucuzzolo della montagna, cioè sulla punta.

Sta sotto la montagna o sta sopra?

Sta sopra, non sotto. Il saggio sta sopra la montagna. Non sta sotto.

Sta in altofreccia_su o sta in basso?freccia_giù

 Sta in alto. Sta sopra, sulla punta, in alto. Non sta in basso. Non sta sotto.

Dove sta il cucuzzolo? In alto o in basso quindi?

In alto, altissimo. Il cucuzzolo sta molto in alto.

Il cucuzzolo sta sulla punta di cosa?

Sta sulla punta della montagna. Il cucuzzolo si trova sulla punta della montagna.

Cosa c’è sulla punta della montagna?

C’è il cucuzzolo, c’è il suo cucuzzolo, il cucuzzolo della montagna.

C’è il cucuzzolo del grande saggio?

No, non del grande saggio, ma quello della montagna.

Dove stanno tutti i grandi saggi del mondo?

Stanno sulle montagne, sui cucuzzoli delle montagne.

E’ l’unico grande saggio che si trova sul cucuzzolo di una montagna?

No, non è l’unico.

Quanti, dei grandi saggi, stanno sul cucuzzolo di una montagna? Due?

No, non due.

Quanti?

Tutti. Tutti i grandi saggi si trovano sul cucuzzolo di una montagna.

Nessuno escluso? Senza eccezioni?

Esatto, nessuno escluso. Senza eccezioni.

Lui quindi è come gli altri grandi saggi?

Sì, esatto, proprio così. Come tutti gli altri.

La verità: e così, lo stolto decide di incontrare il grande saggio.

Lo stolto cosa decide?

Decide di incontrare il grande saggio.

Lo stolto vuole vedere il grande saggio?

Sì, vuole vederlo, vuole incontrarlo.

Lo stolto vuole parlare col grande saggio?

Sì, ci vuole parlare. Vuole parlare col grande saggio.

 Chi decide di incontrare lo stolto?

Il grande saggio. Lo stolto decide di incontrare il grande saggio.

Decide di incontrare la verità?

No, non la verità, ma il grande saggio.

Lo stolto: emmm… è permesso?

Cosa domanda lo stolto?

Domanda: è permesso?

Vuole entrare lo stolto?

Sì, vuole entrare.

Con chi parla lo stolto?

Col grande saggio. Lo stolto parla col grande saggio.

A chi chiede permesso lo stolto?

Al grande saggio. Lo chiede al grande saggio.

 Lo chiede a se stesso?

No, non lo chiede a se stesso, ma al grande saggio.

Vuole uscire lo stolto?

No, non vuole uscire, ma vuole entrare. Lo stolto vuol entrare. Il contrario.

Il grande saggio: avanti figliolo, chiunque tu sia.

Cosa risponde il grande saggio? risponde di sì?

Sì, risponde di sì.

Lo fa entrare? Fa entrare lo stolto?

, lo fa entrare.

Quindi il grande saggio dice avanti?

Sì, dice avanti.

Come chiama lo stolto?

Lo chiama “figliolo“. Il grande saggio lo chiama “figliolo”.

E’ suo figlio? Lo stolto è figlio del grande saggio?

No, non è suo figlio. Lo stolto non è figlio del grande saggio.

Quindi il grande saggio non è suo padre?

No, certo che no.

Perché lo chiama figliolo?

Perché lui è il grande saggio. Ecco perché!

Il grande saggio avrebbe fatto entrare chiunque?

Sì, chiunque. Avrebbe fatto entrare chiunque.

Esiste qualcuno che il grande saggio non avrebbe fatto entrare?

No, nessuno. Non c’è nessuno che il grande saggio non avrebbe fatto entrare.

Avrebbe fatto entrare tutti?

Sì, tutti. Il grande saggio avrebbe fatto entrare tutti.

Se fosse stato qualcun altro lo avrebbe fatto entrare?

Sì, certo. Avrebbe fatto entrare chiunque.

Chiunque fosse stato?

Sì, chiunque fosse stato.

Il grande saggio forse dice: “chiunque tu sia, vattene” cioè “vai via“?

No, non dice questo, dice il contrario. Esattamente il contrario. Dice “entra“, cioè “avanti“.

Lo stolto: sei il grande saggio vero?

Lo stolto incontra il grande saggio?

Sì, lo incontra.

E cosa gli dice? Cosa dice al grande saggio?

Gli dice: “sei il grande saggio vero?”. Dice questo al grande saggio.

Glielo chiede?     (approfondisci “GLIELO”)

Sì, glielo chiede, lo chiede al grande saggio.

Lo chiede alla Verità?

No, non lo chiede alla Verità, ma lo chiede al grande saggio. Glielo chiede al grande saggio.

Lo stolto chiede al grande saggio se è vero che è lui il grande saggio?

Sì, esatto, gli chiede se è vero che è proprio lui.

Il grande saggio: grande? Buddha è grande, Buddha è saggio. Ma tu, piuttosto, chi sei?

Il grande saggio crede di essere un grande saggio?

No, lui non lo crede. Non crede di essere un grande saggio.

Crede di essere grande?

No, non crede di esserlo. Non crede di essere grande.

Crede di essere saggio?

No, non crede di esserlo. Non crede di essere saggio.

Non crede di essere grande e non crede neanche di essere saggio?

Esatto. Non crede di essere grande, e neanche di essere saggio.

Non crede né di essere grande  di essere saggio?

Esatto. Non crede di essere grande, di essere saggio.

Chi è grande e saggio, secondo lui?

Buddha. Buddha è grande secondo lui. Buddha è saggio secondo lui.

Cosa chiede poi il grande saggio allo stolto?

Gli chiede: “tu, piuttosto (rather), chi sei?”

Il grande saggio conosce lo stolto?

No, non lo conosce. Il grande saggio non conosce lo stolto.

Quante domande fa il grande saggio allo stolto?

Una (1), una sola. Gli fa solamente una domanda.

Qual’è questa domanda?

“Chi sei?”. Questa è la domanda. Questa è la domanda che gli fa.

Gli domanda “quanti anni hai“?

No, non gli domanda questo, ma “chi sei?”

Lo stolto: veramente… ero venuto a chiedertelo io!!

Lo stolto conosce la risposta?

No, non la conosce. Lo stolto non conosce la risposta.

Chi fa la domanda?

Il grande saggio. Il grande saggio fa la domanda.

Per chi è la domanda?

E’ per lo stolto. La domanda è per lo stolto.

Chi deve rispondere?

Lo stolto. Lo stolto deve rispondere.

Cosa era venuto a chiedere lo stolto?

Chi fosse. Lo stolto era venuto a chiedere chi fosse.

Quale domanda era? che numero? Ricordi?

Era la numero uno (1).

Era la seconda domanda dello stolto?

No, non era la seconda, ma la prima. Era la prima domanda dello stolto.

A chi era venuto a chiederlo lo stolto?

Al grande saggio. Era venuto a chiederlo al grande saggio.

Era venuto a chiederglielo proprio a lui?

, proprio a lui. Era venuto a chiederlo a lui.

Lui chi?

Il grande saggio.

Lo stolto dice “ero venuto a chiederti proprio questo? A chiederlo a te?”

Sì, esatto, più precisamente, dice: “ero venuto a chiedertelo io”.

Voleva chiederlo alla Verità?

No, non alla Verità, non era venuto a chiederlo a lei, ma a lui, al grande saggio.

Veramente?

, veramente. E’ la verità.

Non è una bugia?

No, non è una bugia, è la verità.

Il grande saggio: capisco. E da dove vieni?

Ha capito il grande saggio?

Sì, ha capito. Lui ha capito.

Poi cosa chiede? Cosa chiede il grande saggio allo stolto?

Chiede: “da dove vieni?”

Il grande saggio vuole sapere dove abita lo stolto?  Gli chiede dove abita?

Sì, gli chiede dove abita, gli chiede di dove sei?

A chi lo chiede?

Allo stolto. Lo chiede allo stolto.

Lo stolto: emmmm… anche questo volevo chiederti…

Lo stolto stavolta conosce la risposta?

No, non la conosce neanche stavolta.

Neanche a questa domanda lo stolto sa rispondere?

Esatto, lui non sa rispondere neanche a questa domanda.

Anche questa era una domanda dello stolto?

, anche questa.

Quale domanda era? Che numero era?

Era la seconda domanda. Era la sua seconda domanda.

Il grande saggio:  bè, allora cosa vuoi dalla vita?

Questa è un’altra domanda del grande saggio?

Sì, è un’altra sua domanda.

E’ la sua terza, quarta o quinta domanda?

E’ la sua terza domanda.

A questa domanda stavolta lo stolto risponde?

No. non risponde.

Neanche a questa?

No, neanche a questa. Neanche a questa domanda risponde lo stolto.

Perché?

Perché la risposta non la conosce. Lo stolto non conosce la risposta.

Neanche questa domanda, quindi, avrà una risposta dallo stolto?

No, neanche questa ce l’avrà. Neanche questa domanda avrà una risposta dallo stolto.

Quale domanda era, questa, dello stolto? Che numero?

Era la terza domanda dello stolto. La numero tre. Era la terza domanda anche dello stolto.

Il grande saggio e lo stolto fanno le stesse domande?

Sì, fanno le stesse domande.

Sono esattamente le stesse domande?

Sì, sono esattamente le stesse domande. Proprio uguali.

Tutte e tre uguali sono?

Sì, tutte e tre. Sono tutte e tre uguali.

La verità: emmmm… lo stolto comincia a perdere la pazienza…

Cosa comincia a perdere lo stolto?

La pazienza. Lo stolto inizia a perdere la pazienza (patience).

E’ paziente lo stolto?

No, non è paziente. Lo stolto non è paziente.

E cosa perde?

Perde la pazienza. Lo stolto perde la pazienza.

E’ stancostanco lo stolto?

Sì, lo stolto è stanco, e perde la pazienza. Inizia a perdere la pazienza.

Ha già perso la pazienza lo stolto?

No, non ancora. Non ha ancora perso la pazienza.

Lo stolto: adesso basta grande saggio, sono io che faccio le domande, mica tu, accidenti! (damn!)

Adesso lo stolto l’ha persa la pazienza?

Sì, adesso sì. Ora sì. Adesso l’ha persa.

Gli dice di continuare?

No, non gli dice di continuare.

Gli dice basta?

Sì, gli dice “basta”stop. Gli dice di fermarsi.

Di fermarsi a fare cosa?

Di fermarsi a fare domande.

Lo stolto vuole che il grande saggio continui a fare domande?

No, non lo vuole. Lo stolto non vuole che il grande saggio continui a fare domande.

Vuole fare lui le domande, lo stolto?

Sì, le domande le vuole fare lui, lo stolto. Lui vuole fare le domande.

Ha fatto domande lo stolto al grande saggio?

No, non ancora. Non le ha ancora fatte, le domande.

Chi è che deve fare le domande, secondo lo stolto?

Lui. E’ lo stolto che le deve fare, le domande. E’ lui che deve farle.

Mica è il saggio che deve farle, vero?

Infatti, mica deve farle il saggio.

E chi deve farle invece?

Deve farle lui, lo stolto.

Ahhhhh, è vero, e quante domande voleva fare lo stolto?

Cinque. Voleva fare cinque domande.

“Accidenti!” vuol dire che è arrabbiato?Emoticon-arrabbiata

, lo stolto è arrabbiato.

Il grande saggio: ne mancano soltanto due, vero figliolo?

Di cosa ne mancano due?

Di domande. Mancano ancora due domande.

Quanto fa cinque meno tre (5-3)?

Fa due. Cinque meno tre fa due.

E cinque meno due? Quanto fa cinque meno due?

Fa tre. Cinque meno due fa tre.

Quanto fa tre più due (3+2)?

Fa cinque. Tre più due fa cinque.

Quante domande ha fatto il grande saggio finora?

Ne ha fatte tre. Finora ne ha fatte tre, di domande.

E quante ne mancano ancora?

Ne mancano ancora due.

La verità: lo stolto sgranò gli occhi, occhi_sgranatiincredulo!incredulo

Cosa fece lo stolto?

occhi_sgranatiSgranò il occhi. Lo stolto sgranò gli occhi.

Ha sgranato gli occhi?

Sì, ha sgranato gli occhi.

Ha sgranato le orecchie?orecchie

No, non le orecchie. Gli occhi ha sgranato!

Lo stolto era increduloincredulo

Infatti. Era incredulo. Lo stolto era incredulo.

Credeva lo stolto?

No, non credeva. Era incredulo.

Lo stolto: ma…. se sei così saggio, perché non mi dai le risposte?

Cosa chiede lo stolto adesso?

Chiede le risposte. Lo stolto chiede le risposte.

Chi deve dare le risposte?

Il grande saggio. Le risposte le deve dare il grande saggio.

A chi deve darle?

Allo stolto. Le deve dare allo stolto.

Ha capitook, lo stolto, che il saggio è un grande saggio?

Sì, lo ha capito. Ha capito che è molto saggio.

Quante risposte vuole lo stolto?

Tutte. Le vuole tutte e cinque.

Il saggio: troppe le domande, nessuna la risposta. Una la domanda, una la risposta.

Le domande sono molte?

Sì, sono molte. Sono troppe.

Sono poche?

No, non sono poche, sono troppe.

Se sono troppe, quante risposte darà il grande saggio?

Nessuna. Se sono troppe, lui non darà nessuna risposta.

E’ una la domanda?

No, non è una, ma cinque. Le domande sono cinque.

Sono troppe?

Sì, sono troppe cinque domande.

A quante domande risponderebbe il grande saggio?

Ad una sola domanda. Il grande saggio risponderebbe ad una sola domanda.

Risponderebbe a cento (100) domande?

No, non cento… risponderebbe ad una sola domanda, non cento.

Se lo stolto avesse fatto una sola domanda, il grande saggio avrebbe risposto?

Sì. Con una domanda sì. Con una domanda avrebbe risposto.

Con quante risposte avrebbe risposto?

Con una risposta. Avrebbe risposto con una risposta.

Sarebbe stata una sola la risposta?

Una sola, sì.

Lo stolto: non capisco, grande saggio!

Lo stolto capisce?

No, non capisce. Lo stolto non capisce.

Il grande saggio: se insegui due coniglirabbit, non ne prenderai nessuno…

Quanti conigli?

Due conigli.

Chi insegue (chase) due conigli?

Lo stolto. Lo stolto insegue due conigli.

Si posso prendere due conigli se li si insegue? Contemporaneamente?

No. non si può fare. Non si possono prendere due conigli contemporaneamente.

Quanti conigli si prendono se se ne inseguono due contemporaneamente?

Nessuno. Non si possono prendere due conigli contemporaneamente se se ne inseguono due contemporaneamente.

Quanti ne prenderà lo stolto?

Nessuno. Non ne prenderà nessuno.

Cosa rappresentano i conigli?

Le domande. I conigli rappresentano le domande. I conigli sono le domande.

Si possono prendere cinque conigli inseguendoli contemporaneamente?

No, non si possono prendere.

Si può rispondere a cinque domande?

No, non si può rispondere a cinque domande.

La verità: io avevo provato a dirglielo, grande saggio…

La Verità lo sapeva questo?

Sì lo sapeva la Verità. Lei lo sapeva.

Lo aveva detto allo stolto, la Verità?

Sì, glielo aveva detto. Lo aveva detto allo stolto che erano troppe domande.

Aveva provato a dirglielo quindi?

Sì, ci aveva provato.

Chi aveva provato a dirlo allo stolto?

La Verità aveva provato. Lei aveva provato a dirglielo.

La Verità dice le bugie?

No, lei dice la verità. Lei dice il vero.

La verità: Lo stolto, così, se ne andò, senza domande e senza risposte.

Cosa fece lo stolto?

Se ne andò. Lo stolto se ne andò.

Lo stolto restò?

No, non restò affatto! Lui se ne andò. Andò via.

Se ne andò con le risposte?

No, se ne andò senza risposte.

Se ne andò con le domande?

No, se ne andò senza domande.

Se ne andò senza domande e senza risposte?

Esatto, senza niente. Se ne andò “a mani vuote“?

Quando se ne andò, non aveva con sé le domande le risposte?

Esatto. Né le domande, né le risposte.

Lo stolto: secondo me neanche lui le sapeva, le risposte…

Secondo lo stolto, il saggio sapeva le risposte?

No, non le sapeva.

Neanche lui le sapeva, secondo lo stolto?

Esatto, secondo lui neanche il grande saggio conosceva le risposte.

Lo stolto è veramente stolto?

Esatto, è proprio uno stolto.

FINE

Essere un Don Giovanni, essere un donnaiolo, un casanova, saltare la cavallina

Audio

Video con sottotitoli

Trascrizione

Buongiorno e benvenuti su italianosemplicemente.com.

Mi rivolgo ai visitatori abituali del sito ma anche a coloro che ascoltano oggi il loro primo podcast e che hanno scoperto Italiano Semplicemente per caso, magari su Facebook o su Twitter. Benvenuti anche a questi ultimi e vi dico subito che oggi siete molto fortunati, perché vi parlerò, per la sezione frasi idiomatiche e modi di dire, dedicata a coloro che già comprendono l’italiano e che vogliono migliorare ancora il loro livello, arricchendo il loro vocabolario e soprattutto vogliono riuscire a comunicare efficacemente in italiano, pensando direttamente in italiano e che vogliono riuscire ad esprimersi senza esitare, senza balbettare, senza riflettere sulla grammatica. Senza studiare la difficile grammatica italiana.

Vi parlerò quindi di una cosa molto divertente. Come al solito questo lo facciamo tutto in automatico,L’apprendimento in italianosemplicemente.com è in automatico grazie alle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, cioè i sette consigli che vengono anche dalla mia esperienza passata studiando inglese, francese e tedesco.

Oggi quindi avrete ben chiaro l’obiettivo del… di questo file audio che state ascoltando, che è quello di comprendere una espressione italiana, una o più espressioni, e quindi questo semplice obiettivo vi permetterà di assimilare la lingua italiana, di arricchire il vostro vocabolario, di assorbire la grammatica senza… senza pensarci, grazie proprio a queste sette regole d’oro.

Spiegherò oggi una cosa quindi molto simpatica. Si tratta di alcune frasi e di alcuni aggettivi, ed in particolare degli  aggettivi che si addicono agli italiani, cioè che stanno bene se ci si riferisce a degli italiani. Sono delle caratteristiche, almeno questo si dice, degli italiani in generale.

Quindi oggi ho una domanda per voi. Non so se avete mai sentito dire che gli italiani sono tutti SEDUTTORI?

Avete mai sentito parlare di Rodolfo Valentino, di Gabriele D’Annunzio, di Marcello Mastroianni magari? Ho citato soltanto alcuni di quelli che sono considerati I più grandi seduttori italiani. Ho detto SEDUTTORI,  Ma che significa essere seduttori?

Dunque, la parola seduttore deriva dal verbo “sedurre”. Sedurre significa, in qualche modo, piacere, affascinare, attirare l’attenzione di qualcun altro, ma attirarla in senso positivo. Letteralmente sedurre significa “portare a sé”.

Il seduttore quindi affascina, seduce: la seduzione è qualcosa che non esiste in modo consapevole diciamo, ma è in qualche modo inconscia, quindi viene dall’inconscio, viene da dentro, non è consapevole.

Questo significa che purtroppo non esistono tecniche di seduzione, e che quindi se sapete sedurre è molto meglio per voi, altrimenti pazienza, bisogna “farsene una ragione”. Non possiamo farci insegnare come si fa a sedurre. Ovviamente parlo anche per me!

La seduzione quindi è la prima parola di oggi. Parlando di seduzione, possiamo dire che chi riesce a sedurre, cioè chi seduce, è un seduttore. Di solito si seduce per amore, quindi un uomo può sedurre una donna, o anche un uomo, inconsapevolmente – I-N-C-O-N-S-A-P-E-V-O-L-M-E-N-T-E (parola difficile!) cioè senza consapevolezza, senza accorgersene, cioè senza che se ne accorge; non lo fa apposta quindi! Oppure lo fa di proposito, cioè seduce consapevolmente, con consapevolezza, cioè lo fa apposta.

Il seduttore ha però anche altri nomi, di significato più o meno simile.

DON GIOVANNI ad esempio, lo avete mai sentito? Dunque, il nome di “Don Giovanni” nasce molto tempo fa, nel diciassettesimo (XVII) secolo in una commedia teatrale. E’ il protagonista, cioè è il principale interprete di  una commedia, cioè di una opera teatrale. Questa persona quindi, il protagonista della commedia, conquista molte donne, fa molte conquiste quindi, cioè riesce a sedurre molte donne; è quindi un seduttore, e nello stesso tempo, non è mai contento, è cioè sempre inappagato. Inappagato significa che non è mai “pago”, non riceve mai una “ricompensa”, cioè una “paga” che lo soddisfa, che lo renda soddisfatto, cioè che lo renda appagato. Chi è appagato quindi, non cerca altre cose per essere appagato, in quanto già lo è. Chi invece non è mai appagato, come il Don Giovanni, cerca continuamente di esserlo, di appagarsi, e come fa? Come fa per sentirsi appagato? In questo caso, il seduttore seduce altre donne, ed altre ancora, ed altre ancora, finché non si sente appagato. Finché non è appagato.

Quindi seduttore e Don Giovanni non sono esattamente sinonimi, cioè non hanno esattamente lo stesso significato, perché chi seduce, il seduttore, non è detto che ne approfitti. Non è detto che sia sempre inappagato, come il Don Giovanni.

Un sinonimo di Don Giovanni è invece la parola “DONNAIOLO“. Il Donnaiolo è colui che è sempre pronto a corteggiare le donne. Nella parola donnaiolo c’è la parola “donna” infatti. Donnaiolo è quindi chi corteggia, e spesso anche seduce, molte donne ed è sempre in cerca di avventure amorose, di nuove avventure amorose, esattamente come il Don Giovanni quindi.

Gli Italiani quindi, potreste dire, potreste pensare sono tutti donnaioli, anche se questo non è vero. Io ad esempio non lo sono affatto. Non si sa mai che a mia moglie venisse in mente di ascoltare questo podcast!

Se quindi non siete dei donnaioli, come me, vuol dire che non siete neanche dei CASANOVA.

Infatti Casanova, con la “C” maiuscola, è il cognome di Giacomo Casanova, un italiano quindi, un veneziano per la precisione (cioè una persona che abitava a Venezia, che era un cittadino della città di Venezia) vissuto se non sbaglio nel diciottesimo (XVIII) secolo. Casanova era dunque un seduttore, anche lui, un Don Giovanni, un donnaiolo. Era un uomo che amava le “avventure”, cioè le avventure amorose, amava conquistare le donne, era un “amatore” quindi… un altro termine nuovo. AMATORE, cioè colui che ama, in generale. Si può essere amatore di donne, come il donnaiolo, ma anche di moto, di macchine, un amatore di Vini eccetera.

Era quindi un AVVENTURIERO, ma anche uno scrittore. Giacomo Casanova era anche uno scrittore, un poeta; scriveva le poesie, era un filosofo (si occupava cioè di filosofia, come Cesare Beccaria, come Giambattista Vico eccetera). Insomma Casanova faceva un sacco di cose, amava un sacco di cose diverse, tra le quali le donne. Amava anche le donne. Ma amava anche i libri, la filosofia e la poesia.

Possiamo anche dire che Casanova era un RUBACUORI, cioè letteralmente “rubava” i cuori, cioè conquistava i cuori delle donne. Anche rubacuori è molto utilizzato, soprattutto nelle riviste di gossip italiane, molto usato anche quando si parla di qualcuno in modo scherzoso, tra amici eccetera.

Sicuramente, se vogliamo trovare un termine conosciuto da tutti i non italiani, possiamo usare PLAYBOY, termine ormai entrato nel vocabolario anche italiano, anche se ovviamente non ha origine italiane.

Colui che conquista molto, il seduttore, il conquistatore, è anche chiamato, a volte… ADESCATORE,

L’Adescatore viene dal verbo adescare. Chi adesca, colui che adesca, è colui che usa l’esca, cioè che, come il pescatore, “pesca” le donne. Il pescatore si prende i pesci, pesca i pesci, e l’adescatore si prende i cuori delle donne; pesca i cuori delle donne. Chi adesca quindi “Attira” con l’esca le donne. Ovviamente esiste anche l’adescatrice, che è il femminile di adescatore. Il termine però, il termine di adescatore, ha in qualche modo un accezione negativa, è usato in senso più negativo, chi lo fa, cioè chi adesca, è vero che è un seduttore, ma quando seduce… attira tramite lusinghe, fa molti complimenti, molte lusinghe, dice parole dolci, e anche con delle promesse:

“Se sarai mia stanotte ti sposerò domani stesso!”

“Se mi dirai di sì, sarai l’unica donna della mia vita” eccetera…

Promesse che, naturalmente non sono vere. L’adescatore non dice la verità, è un bugiardo. Quindi adescatore non è un vero complimento. Infatti ad esempio colui che adesca è anche colui che invita altre persone a prestazioni sessuali a pagamento. Ecco perché ho detto che il senso qui è più negativo rispetto a seduttori.

“Le prostiture adescano i clienti”, invece “il seduttore conquista i cuori”. Meglio essere seduttori che adescatori quindi. Almeno secondo me.

Anche ADULATORE è molto usato in Italia. Ma Adulatore non ha esattamente lo stesso significato.

L’adulatore infatti è chi “Adula”, Colui che ama adulare è una persona che ama corteggiare, cioè “fare la corte”. Corteggiare significa fare la corte, cioè cercare di conquistare una donna, di conquistare il suo cuore. Ma adulatore significa anche, in qualche modo leccapiedi, o anche, ma questa è una parola un po’ volgare, leccaculo. L’adulatore è colui che fa i complimenti, qualsiasi sia il motivo per cui lo faccia. Chi “lecca i piedi” o il “leccapiedi” è una persona che adula, per ottenere dei vantaggi personali. La stessa cosa, ma è la versione volgare, è la parola “leccaculo”.

Non è quindi un termine solo usato, l’adulatore, nell’ambito dell’amore e dei sentimenti..

Infine voglio citarvi, vi voglio parlare di una frase: “SALTARE LA CAVALLINA“.

Non è molto usata in Italia, almeno non troppo, ma potrebbe capitarvi di ascoltarla, magari mentre vedete un film, o mentre ascoltate una conversazione tra amici. Saltare la cavallina, ha lo stesso significato di “essere un Don Giovanni”, o “Essere un Casanova”, o un donnaiolo.

C’è però un più esplicito, un più diretto riferimento all’atto sessuale, al sesso in generale. C’è un riferimento chiaro al sesso, all’atto di “cavalcare” cioè di fare sesso. Chi salta alla cavallina, è come se facesse sesso per sport, senza sentimento, così come un atleta, quando si allena, salta la cavallina, che è uno strumento utilizzato dagli atleti della ginnastica artistica.

Si può dire anche “CORRERE LA CAVALLINA“, che ha lo stesso identico significato. Vuol dire gustare la vita, assaporare la vita, i piaceri della vita, senza freno, senza nessun freno, senza pensare ad altro. Chi corre la cavallina quindi si lascia andare ad una vita spensierata, senza pensieri cioè, libera dalle costrizioni sociali, libera dagli obblighi, libera dalle cose che vanno fatte. Quindi ci si riferisce soprattutto alle relazioni sentimentali e sessuali.

Possiamo dire ad esempio che “quell’uomo ama correre la cavallina”: vuol dire proprio questo, che è un amatore, un seduttore, e che molto spesso ha relazioni con donne diverse. Con più di una donna. Che ama molte donne.

Bene, non ci sono altri modi per chiamare gli italiani….credo!

A parte gli scherzi, spero che questo podcast vi sia piaciuto, spero che gli esempi che ho fatto siano stati abbastanza chiari. Oggi quindi un podcast molto divertente, ricco di parole diciamo “simpatiche” e soprattutto che riguardano l’immagine degli italiani.

Gli italiani comunque non sono tutti così, non sono tutti Don Giovanni, tutti Casanova e donnaioli. Ci sono anche brave persone, che amano la famiglia e le donne si limitano a guardarle…

Scherzi a parte, se il podcast vi è piaciuto fate un piccolo commento sulla pagina facebook di Italiano Semplicemente o anche sul gruppo “Italiano Semplicemente”, sempre su facebook, sempre che ne facciate fate parte (altrimenti potete iscrivervi). Se vi è piaciuto quindi cliccate su “Mi piace”, oppure lasciate un messaggio scritto sul mio account Twitter.

Terminiamo il podcast con un piccolo esercizio di coniugazione: vi chiedo di ascoltare e di ripetere dopo di me. Concentratevi solamente sulla mia voce, non pensate alla grammatica, ma ascoltate solamente, concentrandovi solo sul suono della mia voce e poi ripetete dopo di me. In questo modo imparerete automaticamente, senza sforzi e senza studiare la grammatica: Cominciamo col verbo sedurre:

Io sono un seduttore….

tu sei un seduttore…

Rodolfo Valentino  è stato un seduttore…

Quella attrice è una seduttrice…

Noi italiani non siamo tutti seduttori…

Voi italiani siete tutti seduttori

Gli italiani sono più seduttori dei finlandesi (senza offesa per i finlandesi ovviamente)

Adesso un po’ più difficile, per i più bravi e volenterosi tra di voi: Vediamo un esercizio con il condizionale.

Ascoltate e ripetete. Se necessario fate una pausa, provate a ripetere, senza pensare alla grammatica, e poi continuare ad ascoltare:

Se io fossi un seduttore, conquisterei molte donne… (magari…)

Se tu fossi un Don Giovanni conquisteresti molte donne…

Se Rodolfo Valentino non fosse stato un seduttore, non avrebbe mai conquistato molte donne…

Se quell’attrice avesse anche saputo sedurre, avrebbe avuto ancora più successo…

Se, durante la vacanza in Italia, voi aveste sedotto almeno una ragazza, oggi sareste meno nervosi…

Se tutti sapessero sedurre, tutti sarebbero seduttori

Questo ultimo esercizio è veramente per più bravi, provatelo più volte se necessario, ma non cadete nella tentazione, mi raccomando, di cercare su internet il condizionale del verbo sedurre. E’ sbagliato, o meglio, è noioso e non resta in definitiva molto a lungo nella vostra testa. Ascoltate invece molte volte questo podcast, fate una pausa tra una frase e l’altra se ne avete bisogno, quando ne avete bisogno, e provate a ripetere di tanto in tanto. Rispettate cioè i consigli, cioè le sette regole d’oro per imparare a comunicare in Italiano.

Se ovviamente siete in un autobus e non potete ripetere ad alta voce, come può accadere, cercate di farlo nella vostra testa, dentro di voi.

Questo è tutto, ci rivediamo, anzi ci risentiamo su queste pagine, sulle pagine di Italiano Semplicemente. Spero che io sia riuscito a “sedurvi” quest’oggi, nonostante non sia un seduttore, e spero quindi che continuiate a seguire Italiano Semplicemente. Ciao ragazzi e “alla prossima”.

———————————

Dite cosa ne pensate sulla pagina facebook: cliccare qui