Prego, si accomodi!

Una cristiana ed una musulmana sono alla cassa di un supermercato dopo aver fatto la spesa:

Audio:

Interpreti: Ramona dal Libano (Cristiana), Adriana dalla Colombia (Cassiera e audio supermarket), Shrouk dall’Egitto (Musulmana), Elettra (suono voce supermarket), Amany dall’Egitto (amica della musulmana)

Trascrizione

pregoCristiana: Prego, dopo di lei, signora! 
Musulmana: grazie mille signora!
Cristiana: Prego, di nulla, si figuri! 
Musulmana: le dispiace se mentre aspetto prego?
Cristiana: prego, faccia pure, ma stia attenta, la cassa si sta liberando!
Cassiera: Prego, avanti il prossimo!
Amica della Musulmana: la prego di scusarla, era distratta da un’āya di una sura del Corano.
Cassiera: prego?

Buonasera a tutti, dunque, oggi spieghiamo il significato della parola “prego”.
Prego è una parola diffusissima, una parola famosissima in tutto il mondo, una parola che ha più significati. Ho fatto una piccola ricerca su internet.
Ci sono vari luoghi, vari siti internet che cercano di spiegare, per iscritto, i vari significati della parola “prego”.
Devo dire che, come sapete io utilizzo il metodo TPRS, di conseguenza mi piace utilizzare delle storie. Fa parte del metodo, fa parte delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, perché bisogna suscitare delle emozioni, affinché si possano ricordare le parole italiane, i concetti, le frasi e i significati.
Dunque abbiamo costruito questa piccola storia, dico abbiamo perché in realtà l’hanno costruita interamente gli utenti di whatsapp di Italiano Semplicemente; le persone che frequentano maggiormente la chat di Italiano Semplicemente e che si sono divertiti a fare questa piccola storia.
Io l’ho scritta, loro l’hanno interpretata. La storia quindi tratta di una cristiana e di una musulmana, che vanno a fare la spesa. Dunque discutono tra loro, anzi, parlano tra loro, e ne esce fuori una bella storiella in cui la parola prego viene utilizzata moltissimo, e in ognuno dei vari utilizzi che se ne fanno all’interno della storia, il significato è leggermente diverso.
Allora, avete ascoltato la storia; anche la voce dell’audio del supermercato è una voce interpretata dalla nostra amica Adriana, quindi non è una vera voce di supermercato ma abbiamo preso la voce di Adriana, che ce l’ha prestata per l’occasione, gli abbiamo fatto qualche piccolo ritocco con un software, abbiamo ritoccato un po’ l’audio ed è venuta fuori una bella storiella. Allora, “prego”. In questo file audio voglio spiegarvi i vari significati della parola prego. In generale la parola prego, l’uso più diffuso che se ne fa in Italia è come risposta della parola “grazie”.
Quindi se una persona ti fa un favore, tu puoi dire “grazie!” e lui può rispondere “prego!”, quindi può rispondere “prego, non c’è di che!”, “si figuri”, “non fa niente”, “non c’è problema” eccetera.
Sono tutti modi di rispondere in italiano alla parola “grazie!”.
In senso ancora più generale, per poter utilizzare la parola “prego” occorre essere in due, quindi non puoi parlare con te stesso, ma occorre un’altra persona. In generale, la parola “prego!” significa “tocca a te”, “tocca a lei”, “la prossima mossa non è la mia ma è la tua”, della persona con cui si sta parlando, quindi è la tua, o è la sua, dipende se stai dando del tu o del lei a questa persona. Quindi si chiede se si vuole fare o si vuole dire qualcosa.
“Prego” non solo è la risposta di “grazie”, ma “prego” lascia la parola all’altra persona, come dire “tocca a lei”, oppure lascia che l’altra persona faccia qualcosa, ad esempio se sono davanti ad un ascensore e stiamo entrando più persone all’interno dell’ascensore, posso dire, se c’è una ragazza o una persona accanto a me, quando si aprono le porte posso dire: “prego”. Posso dire semplicemente “prego”, che vuol dire Tocca a lei, prego, entri pure, “entra pure tu, poi io entrerò dopo di lei, entrerò dopo di te”.
Questo è uno dei modi di utilizzare la parola “prego”.
Ovviamente questo vale anche per la cassa del supermercato, quindi “prego, si accomodi”, “prego tocca a lei”, “prego, vada avanti”, vuol dire che si sta sollecitando all’azione, cioè “sei tu che devi fare qualcosa, prego”.
A volte è accompagnato anche con un gesto con la mano, volendo, è una abitudine abbastanza diffusa per dire “prego, si accomodi”, “prego, tocca a lei”, e questo quindi significa che si cede il passo ad un’altra persona, invece nel caso della risposta al “grazie”, è semplicemente un “non c’è problema”, “si figuri”.
In realtà la parola “prego” deriva dal verbo pregare, pregare, come è stato utilizzato anche all’interno del file audio, dalla ragazza musulmana interpretata da Shrouk, pregare significa dire a parole, o dire con la mente, pensare, al nostro Dio, o recitare delle parole per il nostro Dio.
Questo quindi è la parola “pregare”, e quindi “prego” significa “io prego”, accorciato: “prego”, quindi anche nel caso in cui si dice: “accomodati, tocca  a te”, è come dire “ti prego, vai avanti tu”, “ti prego”, cioè “ti sto pregando,prego”. Prego è la forma abbreviata della frase “ti prego, vai avanti”, “ti prego, accomodati”, “prego, vada avanti lei”, “prego, faccia lei”, “prego, si figuri”.
Quindi vuol dire sempre “la prego”, “ti prego”, cioè è un modo gentile, educato, di dire, di cedere il passo, o di lasciare l’iniziativa all’altra persona con cui si sta parlando.
Ovviamente anche nel caso in cui si risponda al “grazie”, il “prego” deriva sempre dal verbo pregare, quindi “prego”, vuol dire “prego, non c’è problema”, “ti prego, non ti scusare”, “ti prego, non mi devi ringraziare”, è sempre il verbo pregare, all’origine dell’espressione “prego” c’è una parola che riassume una frase più lunga che quindi può essere utilizzata in più circostanze, può essere utilizzata in più contesti diversi quindi.
Nell’ultima espressione del file audio sentiamo la cassiera che dice: “prego?”. In questo caso la cassiera sta dicendo “scusa puoi ripetere?”, cioè “la prego puoi ripetere?”, “ti prego puoi ripetere?”, quindi in questo caso è sotto forma di domanda. La domanda è “prego?”.
C’è anche un altro modo di utilizzare questa espressione, un modo che non è stato utilizzato all’interno del file audio, e questo modo è un modo non educato, e per quello che non l’ho inserito, ma volendo avrei potuto farlo. Avrebbe potuto essere l’ultima battuta del file audio, della piccola storia. Se un’altra persona avesse sentito la ragazza musulmana che parlava di Corano, avrebbe potuto infastidirsi, ad esempio, perché magari era di un’altra religione, e avrebbe potuto dire: “ma ti prego!”, “ti prego”, cioè vuol dire “non sono d’accordo con te”, “ti prego, smettila!” vuol dire in questo caso, “ti prego, non andare avanti”, “ti prego, non mi dire queste cose”, quindi si sta sempre pregando una persona, quindi la forma è sempre quella dell’educazione, ma il tono è tutt’altro.
Il tono è quello di dire” ti prego smettila!”, quindi questo è ancora un altro significato della parola “prego”, anzi, un altro utilizzo della parola “prego”. Come avrete capito, il “prego”, la parola “prego” va utilizzata con un certo tono; a seconda del tono che si utilizza, a seconda della voce che si utilizza, il significato è diverso, quindi fate attenzione quando pronunciate questa parola, quando parlate con degli italiani, perché è importante anche il tono.
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Musulmana
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Italiano professionale – 1^ lezione: Competenze e professionalità

Prima lezione – Questa lezione è in visione per tutti.

Sommario lezione n. 1 - Italiano Professionale


Audio mp3

 

1. Introduzione alla prima lezione

Buongiorno e benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Siamo alla prima sezione del corso, dedicata alle frasi idiomatiche più usate in ambito professionale. Vediamo oggi le prime frasi idiomatiche del corso.

Come prima lezione, dopo aver spiegato brevemente le finalità del corso, vi illustrerò il metodo usato per la spiegazione delle frasi idiomatiche; infine passeremo alla spiegazione vera e propria.

Il corso è rivolto a chiunque voglia lavorare in Italia o con gli italiani, e prevede un livello di preparazione B2/C1. Per coloro che sono ancora alle prime armi, vale a dire che hanno iniziato solamente da poco tempo la lingua italiana, consiglio di seguire il corso gratuito per principianti, presente sul sito web di Italiano Semplicemente, all’indirizzo http://italianosemplicemente.com

Oggi iniziamo con delle di espressioni idiomatiche molto usate in Italia e dagli italiani, che vengono normalmente utilizzate quando vi presentate personalmente, oppure se presentate la vostra attività o la vostra azienda.

Potrebbe infatti capitarvi non solo di presentarvi ad una azienda per un colloquio di lavoro, ma anche di partecipare ad un meeting, ad un convegno, ad una conferenza, ad una tavola rotonda, oppure semplicemente potreste dover spiegare ai vostri clienti italiani o ad aziende italiane qual è la vostra attività, anche per telefono. In tal caso dovrete spiegare cosa sapete fare e come sapete farlo.

In questi casi ci sono molte espressioni che posso esservi certamente di aiuto nella spiegazione semplicemente di cosa vi occupate, di qual è la vostra attività principale e che tipo di esperienza e credibilità avete, sia come persona che come azienda. E’ importante perché è una delle prime cose di cui si parla quando ci si presenta da un punto di vista professionale.
Prima di arrivare alle espressioni, vi anticipo che per ogni frase idiomatica o espressione tipica che verrà spiegata nel corso, sarà indicato il contesto nel quale è più utilizzata. Verrà data cioè una “etichetta”, una label, in inglese, a questa frase idiomatica. In questo caso l’etichetta, è “presentazione”. Le etichette in tutto sono quattro:etichetta presentazione

  • presentazione
  • riunioni
  • colloquio di lavoro
  • trattare e convincere

Si tratta quindi dei nomi delle quattro sezioni che seguiranno dopo la prima sezione dedicata alle frasi idiomatiche. Quindi inizialmente ci occuperemo delle frasi idiomatiche; nelle altre quattro sezioni si affronteranno le questioni più importanti dal punto di vista professionale. Tali sezioni, tali questioni, sono, costituiscono, appunto, le etichette. Nel corso verrà quindi trattato nel dettaglio ogni aspetto della vita professionale e lavorativa, e le occasioni più frequenti in ambito professionale. Ogni frase idiomatica verrà spiegata inizialmente in questa prima sezione – oggi vediamo le prime frasi – e avrà una etichetta di riferimento, che è quindi, lo ripeto, l’occasione nella quale tale frase viene utilizzata più di frequente.

Successivamente, in ogni sezione che seguirà, nei vari dialoghi e spiegazioni verranno utilizzate tutte le frasi idiomatiche con quella etichetta, anche più volte, finché non sarete in grado di comprenderla e utilizzarla anche voi.

Una delle frasi di oggi, la prima che spieghiamo oggi, è “essere alle prime armi” ed ha l’etichetta “presentazione”, in quanto riguarda soprattutto questo aspetto. Questo non significa che non può essere usata in altri contesti o situazioni. Ad esempio potrebbe capitarvi anche durante un colloquio di lavoro, ma anche in quel caso state presentando voi stessi, poiché per ottenere un posto di lavoro, per essere assunti, per avere il lavoro, occorre presentarsi, avete bisogno di presentarvi. E’ la prima cosa che si fa. E’ per questo che oggi stiamo affrontando il primo problema linguistico legato alla presentazione. Dopo aver detto il vostro nome, quello della vostra azienda e di cosa si occupa, occorre dire se avete esperienza oppure se non ne avete.

Dunque questa prima lezione è divisa in quattro parti: dopo questa breve introduzione vedremo le 10 espressioni idiomatiche più importanti per esprimete le vostre competenze, poi vedremo alcune espressioni che esprimono invece la “sufficienza”, un concetto molto negativo nel mondo del lavoro e dunque si tratta di frasi da non utilizzare; nella terza parte vedremo quali espressioni usare quando non siete ancora molto esperti nella vostra attività lavorativa. Infine vedremo quali sono le espressioni più rischiose, e per questo meritano una maggiore attenzione da parte vostra.

2. Le prime dieci espressioni idiomatiche

1Cominciamo dunque con la spiegazione delle parole della prima frase idiomatica del corso Italiano Professionale: “essere alle prime armi”.

“Essere” è un verbo, lo conoscete, è un verbo ausiliare. “Le prime” è il contrario di “le ultime”, quindi vuol dire che vengono all’inizio, chi arriva primo arriva prima degli altri, sta avanti agli altri. In questo caso però si tratta delle “prime armi”. Probabilmente la frase ha origini militari. Le armi servono per sparare, come i fucili e le pistole, che sono armi da fuoco, ma anche la spada è un’arma, un coltello, eccetera.

Quando si dice “essere alle prime armi”, quando si sente qualcuno dire ad esempio : “sono alle prime armi”, letteralmente non vuol dire nulla, quindi la frase non ha un senso proprio, come d’altronde quasi tutte le frasi idiomatiche.

Il senso proprio ce l’ha però in ambito militare: chi non ha mai sparato prima, chi si trova ad usare un’arma da fuoco per la prima volta, può dire che è alle prime armi, cioè si tratta di una delle prime volte che usa un’arma. Probabilmente è questa l’origine della frase, ma oggi “essere alle prime armi” si applica in qualsiasi contesto, anche non lavorativo.

Ogni qualvolta che si esercita una attività da poco tempo, che si è appena iniziato, oppure si è in un certo ambito lavorativo solo da poco tempo, e non si ha molta esperienza, si può dire “sono alle prime armi”, o “siamo alle prime armi”.

Ma possiamo anche uscire dall’ambito lavorativo. Anche nello sport possiamo usare questa espressione. Guardando un calciatore ad esempio, un calciatore molto dotato, un forte giocatore, come Francesco Totti, si potrebbe dire: Francesco Totti non è certo alle prime armi.

Questo significa che Francesco Totti è un calciatore esperto, che sa giocare a calcio e che lo fa da molto tempo: non è alle prime armi. Se dico non è “certo” alle prime armi, la parola “certo” rafforza la frase: “non è alle prime armi” è uguale a “non è certo alle prime armi”, ma la seconda frase è più forte, si vuole evidenziare che Totti è un calciatore esperto.

L’espressione è assolutamente adatta a qualsiasi circostanza, in qualsiasi contesto, sia informale che informale. Nessuno si stupirà se usate questa espressione, in nessuna occasione.

2Se siamo però in un ambiente più familiare, tra amici o tra persone che si conoscono bene, possiamo usare anche altre espressioni. Se volete dire che avete molta esperienza, che avete una certa esperienza in un certo lavoro o in certo settore, perché magari volete convincere il vostro potenziale partner di affari a collaborare con lui, ad avvalersi della vostra esperienza, potete anche usare altre espressioni se il contesto lo richiede. Potete ad esempio dire “non sono nato ieri“, o analogamente a prima, “non sono certo nato ieri“.

In questo modo siete più confidenti, più vicini al vostro partner d’affari, e volete convincerlo che siete degli esperti, che sapete fare il vostro lavoro, ok? “Non sono certo nato ieri nel campo delle vendite“, oppure “non sono nato ieri se parliamo di gestione del personale“.

Questa espressione la potete usare solamente nella versione negativa. Nessuno in Italia dice “sono nato ieri”, ma solamente “non sono nato ieri”.

3“Non sono nato ieri” è molto più informale di “non sono alle prime armi” ed anche di “ho una certa esperienza“, che invece potete anche usare in contesti un po’ più importanti. Una “certa”  esperienza vuol dire una esperienza importante, molta esperienza. Spesso si dice “una certa” in italiano. Potete ad esempio dire, se avete fame: “ho una certa fame” eccetera. Non è volgare, né dialettale, e potete usarla in qualsiasi circostanza. Quindi potete dire semplicemente “ho esperienza“, “ho molta esperienza“, o “ho una certa esperienza

image005Un’altra espressione informale, che si può ugualmente usare in ambito professionale ma quindi solo in un contesto informale, e che è equivalente a “non sono nato ieri”, è “so il fatto mio“. La frase non ha un suo significato proprio, “so” viene dal verbo sapere, quindi io so, tu sai, egli sa, noi sappiamo, eccetera. Ed “il fatto”, è un accadimento, qualcosa che è successo, quindi non avrebbe nessun senso la frase, ma “il fatto mio”, o “il fatto suo” ha un senso, un significato idiomatico che è entrato nel linguaggio corrente.

Chi “sa il fatto suo“, sa cosa fare, sa come comportarsi, sa lavorare, sa fare bene una cosa eccetera. Bisogna sempre specificare cosa però, a meno che non sia scontato. Se lo dite durante una vostra presentazione, senza specificare cosa sapete fare, ha lo stesso significato di “non sono nato ieri“. Forse è un po’ meno forte, meno diretto. “Sapere il fatto proprio” in generale, vuol dire, in ambito lavorativo, che il vostro lavoro lo sapete fare bene. Il “fatto proprio”, quindi mio, tuo eccetera, è in qualche modo la propria professionalità, la propria esperienza. Io, personalmente, posso dire ad esempio che so il fatto mio in termini di insegnamento dell’italiano, ma so il fatto mio anche in termini di come fare una pizza, so il fatto mio in termini di statistica, poiché sono laureato in statistica, e so il fatto mio anche in termini informatici, e credo si sapere il fatto mio appunto,  anche nell’insegnamento della lingua italiana.

image016Passiamo alla espressione numero cinque. Sono due espressioni in realtà, quasi uguali, ma non esattamente uguali. Tali espressioni hanno lo stesso significato di “sapere il fatto proprio“, ma evidenziano maggiormente il fattore tempo. Il tempo che avete passato ad occuparvi di un argomento. Si tratta delle due espressioni “saperla lunga” e “avere l’occhio lungo“. Entrambe contengono la parola lunga o lungo. Si tratta di espressioni abbastanza informali, ma esprimono lo stesso concetto visto finora. Coloro che “la sanno lunga” hanno molta esperienza perché sono da lungo tempo nel settore, e chi invece “ha l’occhio lungo”, allo stesso modo, è esperto in qualcosa, talmente esperto che non gli sfugge nulla, l’occhio sta a significare il fatto che niente sfugge al suo sguardo, l’occhio è lungo, quindi nulla sfugge. Saperla lunga quindi evidenzia maggiormente il tempo, mentre avere l’occhio lungo pone l’accento maggiormente sull’occhio, cioè sull’attenzione, sulla capacità, in particolare quella di saper superare dei problemi. Si tratta, ripeto, di espressioni abbastanza informali.

image015La versione formale di queste due espressioni è “non essere sprovveduti“. Se dico di non essere uno sprovveduto vuol dire esattamente la stessa cosa, ma che c’è un accento sui problemi, e sul fatto che io sono in grado di risolverli grazie alla mia esperienza: quindi che so cosa fare, se so affrontare i problemi, allora sono una persona attenta, non sono uno sprovveduto. Credo che questa sia una espressione molto rassicurante. Non si tratta di una espressione idiomatica, perché la frase ha un suo senso proprio, ma è importante conoscerla perché rassicura molo chi la ascolta. Un vostro potenziale collaboratore, o datore di lavoro, vuole essere rassicurato da voi, e voi dovete fargli capire che sapete risolvere dei problemi, perché è quella la differenza tra un buon lavoratore e un cattivo lavoratore.

Dare sicurezza, dare fiducia, è fondamentale in una presentazione professionale. Non bisogna solamente dire che si è bravi a fare qualcosa. Chiunque può dirlo. Occorre anche saper enfatizzare alcuni aspetti all’occorrenza, e se serve quindi occorre tranquillizzare, dare certezze al proprio interlocutore, cioè alla persona o alle persone con cui state parlando. Questa frase serve esattamente a questo, a rassicurare, a dare certezze, a far stare tranquillo chi vi ascolta.

image013Riguardo alla frase “so il fatto mio” è bene specificare che si può dire in diversi modi; ad esempio io posso dire che so il fatto mio in termini di statistica, oppure che so il fatto mio in statistica, o che so il fatto mio nella statistica, o anche che so il fatto mio quando si parla di statistica o a proposito di statistica.

Questa è una caratteristica di molte frasi idiomatiche italiane. C’è sempre un modo principale e più diffuso di dire una certa frase, ma non è detto che sia l’unico modo.

Questo non accade però con un’altra frase, strettamente collegata con quelle che abbiamo già visto. La frase è “farsi le ossa“. Farsi le ossa è una frase spesso utilizzata in fase di presentazione. Le ossa, come sapete, sono la struttura del corpo umano, lo scheletro è fatto di ossa. Le ossa sono di colore bianco e sostengono il nostro corpo. Ma cosa significa l’espressione “farsi le ossa”? Cosa c’entra col corpo umano? Non è in realtà molto difficile da spiegare e da capire, anche perché in altre lingue esistono espressioni simili. Farsi le ossa, letteralmente, significa rafforzare le ossa, rendere le ossa più forti, farle diventare più forti, in modo che possano sostenere un peso più grande, un peso maggiore. La frase “farsi le ossa” significa però non rafforzare il corpo, lo scheletro, le ossa, ma è usato in senso figurato. Quello che viene rafforzato, quello che diventa più forte è la propria esperienza, la propria professionalità. In inglese ad esempio si dice “cut your teeth“, che tradotto è “tagliare i denti”, analogamente, in francese è “se faire les dents“, che significa in italiano “farsi i denti”. Vediamo che sia in inglese che in francese si parla di denti quindi, che sono comunque delle ossa, le ossa che si trovano in bocca. In spagnolo invece si dice “ir metiéndose en tema“, quindi stavolta le ossa e i denti non c’entrano nulla.

Quindi chi si fa le ossa “su” qualcosa, o chi si fa le ossa “con” qualcosa, sta imparando, sta diventando più esperto, sta migliorando la propria bravura, la propria professionalità, la propria formazione professionale, sul campo, direttamente sul campo. “Sul campo” vuol dire non sui libri, ma sul campo, cioè lavorando.

Chi si fa le ossa rischia di sbagliare, come chi cerca di imparare l’italiano; rischia di rompersi le ossa, cioè di fare degli errori, ma questi errori, queste ossa rotte, lo aiuteranno a diventare più forte e più esperto. Un principiante dunque, cioè colui che non è esperto a fare qualcosa, facendosi le ossa fa esperienza, diventa mano a mano più esperto, fa quindi errori, ma impara, si fa le ossa. Farsi le ossa è una espressione che potete usare ovunque e in modo sia formale che informale, sia tra amici che tra colleghi. Sia “farsi le ossa” che “essere alle prime armi” si usano prevalentemente nella forma parlata e meno in quella scritta, come quasi tutte le espressioni idiomatiche.

Quindi, sempre in tema di presentazione personale, in tema di presentazione vostra o quello della vostra azienda o attività,  abbiamo visto altre tre frasi tipiche, molto usate.

image011Le espressioni viste finora, se usate nel modo giusto, sono tutte da vedere in ottica di presentazione, quando ci si presenta e si fa una offerta, si offre se stessi, la propria professionalità, al servizio di un cliente o di un’altra azienda. Si usano per dire che siete affidabili, se dite “mi sono fatto le ossa per 10 anni”, o “non sono alle prime armi”, vuol dire che ci si può fidare di voi, che siete una sicurezza, che si può “contare su di voi“.

Questa ultima espressione “potete contare su di me“, ad esempio, come l’ho appena utilizzata va interpretata nello stesso modo delle altre frasi viste, ma c’è anche un secondo significato importantissimo in fase di presentazione: normalmente infatti la frase “potete contare su di me” si usa come esclamazione, quando voi accettate una proposta che vi è stata appena fatta. E’ per questo che la frase in questione la vediamo per ultima. In questo caso quindi dovete rispondere ad una richiesta, qualcuno vi sta facendo una offerta, vi sta offrendo un lavoro o una collaborazione, avete convinto il vostro partner e dovete decidere voi, adesso, se accettate oppure no. Dunque se, al termine di un colloquio di affari vi viene chiesto: allora? accettate di collaborare con noi? Accettate l’offerta? Voi potete rispondere “potete contare su di me!“. Vuol dire semplicemente: accetto! Ok! Va bene! Sicuramente! Senz’altro! Però non è esattamente uguale.”C’è qualcosa in più. “Potete contare su di me“, o “lei può contare su di me” è non solo un “sì!”, ma è anche una promessa, una dichiarazione di fedeltà, un sì molto convinto, un sì molto forte. Il vostro partner d’affari italiano sarà molto soddisfatto della vostra risposta, perché ha ricevuto una promessa da voi, e voi siete stati assolutamente più convincenti, rispetto ad un semplice “Sì!”. Quando si può contare su qualcosa, o su qualcuno, vuol dire che sicuramente, al 100%, il risultato sarà positivo; non ci sono possibilità di errore. Ecco perché è una promessa. La scelta dell’espressione da usare è quindi molto importante in fase di presentazione. Informalmente si può dire “puoi contare su di me” o anche semplicemente “contaci!”, che sono le due versioni informali, in cui si da del tu anziché del lei al proprio interlocutore. Contare su di voi, quindi, significa dare fiducia, esprimere sicurezza, dare rassicurazione, fare squadra, ed è una espressione molto positiva, che aumenterà enormemente la vostra credibilità, rispetto ad un semplice: “va bene”.

image009Quando siete in grado di svolgere un lavoro, nel senso che lo sapete fare molto bene, e volete sottolineare, evidenziare, marcare che nulla vi preoccupa ed anzi, che il lavoro vi appassiona talmente tanto che è anche un piacere oltre ad essere molto facile per voi, in tal caso una espressione molto interessante da usare è “andare a nozze”. Cosa significa? Le nozze sono la cerimonia religiosa del matrimonio; il matrimonio stesso è anche detto “nozze”. Il viaggio di nozze, ad esempio, è il viaggio che gli sposi fanno subito dopo che è avvenuto il matrimonio. Le nozze rappresentano quindi un evento lieto, e quindi “andare a nozze”, cioè andare ad un matrimonio, essere invitati ad un matrimonio e partecipare, è sempre una cosa molto gradita; non comporta alcun impegno e la vostra giornata sarà sicuramente molto piacevole. Potete quindi dire “io vado a nozze con il mestiere del venditore”, vuol dire che lo sapete fare bene, e che vi piace anche molto. Si dice anche “è un invito a nozze”, o informalmente “mi stai invitando a nozze!”, oppure “questo lavoro lo ritengo un invito a nozze” eccetera. Sicuramente è una frase adatta per ogni circostanza, anche molto elegante ritengo, con la quale si esprime sicurezza, quasi spavalderia direi, quindi si deve porre attenzione al tono che si usa quando si utilizza questa espressione. Non vi consiglio di usarla con chi ancora non conoscete, almeno non nelle fasi iniziali.

image007Vediamo ora alcune espressioni da evitare, anticipando quindi la seconda parte di questa lezione. Le frasi che seguono e che spiegherò ora hanno una cosa in comune: non bisogna mai utilizzarle. Allo stesso tempo diffidate, state lontani, tenete alla larga chi le pronuncia.

Una di queste espressioni è: “me la cavo“. Cosa significa me la cavo? Me la cavo, oppure “me la so cavare” è una frase informale, usata solamente nella forma verbale, quindi non la troverete mai per iscritto. “Me la cavo” significa semplicemente “faccio del mio meglio, faccio ciò che è sufficiente“. Potrebbe capitarvi di ascoltare qualcuno che dice ad esempio: “col mio lavoro me la cavo abbastanza“, oppure “noi ce la caviamo abbastanza“, “nella nostra azienda ce la caviamo abbastanza“, o anche “ce la caviamo abbastanza bene a fare il nostro lavoro“. E’ perciò diversa dalle farsi viste finora. Fondamentalmente il concetto è sempre lo stesso: riesco a fare una cosa, riesco a svolgere un lavoro, sappiamo fare questo o quello, ma stavolta chi la pronuncia sta dicendo che, pur sapendo svolgere un lavoro, pur essendo in grado di svolgere un lavoro, non è il migliore, si potrebbe fare meglio, c’è qualcuno che sa farlo meglio. Allo stesso modo, sono da evitare espressioni come “ce la posso fare”, “bene o male” o anche “più o meno”, come ad esempio: “questo lavoro, bene o male, lo so fare”, oppure “più o meno sono abbastanza capace a svolgere questo lavoro”. Una di queste tre espressioni potrebbe costarvi molto caro, quindi tenetevi ben lontani dall’usare “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno” e “ce la posso fare”, almeno in ambito professionale. Quindi ne sconsiglio fortemente l’utilizzo in una qualsiasi presentazione professionale. Potete usarla solo in senso ironico tra amici, ed in questo caso potrebbe anche esprimere modestia, ma a questo proposito è importantissimo il tono con il quale si pronunciano queste espressioni.

3. Le espressioni di “sufficienza” ed il “minimalismo”

Queste espressioni appena viste mi forniscono l’occasione di introdurre due concetti fondamentali: la “sufficienza” e il “minimalismo”.

Vediamo meglio il primo punto. Cos’è il senso di sufficienza? Deriva chiaramente dalla parola “sufficiente”. Se qualcosa è sufficiente vuol dire che è appena accettabile, che non è buona, non è ottima, non è la migliore, ma neanche la peggiore. E’ sufficiente, permette di evitare il peggio, è “quanto basta”.  Ma voi fareste mai affari con qualcuno che quando lavora lo fa con sufficienza? Vorreste avere dei colleghi che preferiscono dare il minimo anziché dare il massimo?

Probabilmente la risposta è “no!”. E’ esattamente questo che significa “lavorare con sufficienza”, o anche “fare le cose con sufficienza”, e chi si comporta in questo modo non è sicuramente una persona con la quale si ha voglia di fare affari o di collaborare. Quindi la frase “noi ce la caviamo abbastanza” da il senso di sufficienza in chi parla. Chi pronuncia questa frase non vuole essere il migliore, non si reputa il migliore, non crede di essere il più bravo a fare una cosa, che può essere anche il suo lavoro.

Il secondo motivo per cui non usare questa frase è che è fondamentale il tono con cui viene pronunciata la frase. Solitamente viene pronunciata con ironia infatti, proprio per evitare che si pensi che chi la pronuncia lavori con sufficienza.

Per questi due motivi vi sconsiglio di usare questa frase, e tutte le frasi che esprimono lo stesso concetto di minimalismo. Ritorneremo sul concetto di minimalismo nel corso della seconda sezione del corso;  per ora vi sconsiglio perciò di usare queste espressioni. La stessa attenzione va rivolta verso anche espressioni come “facciamo del nostro meglio“, “siamo sufficientemente bravi“, “sono sufficientemente esperto“.

Spesso si sente anche dire “me la cavicchio“, espressione ancora più informale e palesemente ironica.

4. Cosa dire quando non siete ancora molto esperti?

Anziché usare una delle espressioni appena viste, qualora vogliate veramente comunicare una effettiva mancanza di esperienza, in qualsiasi circostanza (formale ed informale) potete usate altre espressioni, che ritengo siano più adatte. Qualora quindi non siate veramente degli esperti in una certa attività, ma state imparando molto velocemente e già state ad un ottimo livello, anziché dire “più o meno sono capace” potete dire ad esempio “sto cominciando a prenderci la mano”. Tenete presente però che non state dicendo che siete molto bravi, che siete il meglio che esista, ma che pur non essendo ancora degli esperti, siete “sulla buona strada”, state andando cioè verso quella direzione, state diventando sempre più bravi, e tra non molto diventerete dei veri esperti. In questo modo esprimete in primo luogo una certa modestia, vale a dire ammettete di non essere ancora i migliori, e nello stesso tempo che siete determinati nel migliorare sempre di più. La stessa cosa non emerge con le precedenti espressioni viste, cioè con “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno”, “faccio del mio meglio” eccetera, che esprimono invece sufficienza e minimalismo.

In modo molto informale, si usa anche una espressione molto curiosa: “fare la propria porca figura”. Ad esempio se una persona domanda informalmente: “come te la cavi con l’uso di photoshop?” la risposta, altrettanto informale, potrebbe essere “faccio la mia porca figura”, oppure “modestamente faccio la mia porca figura”. Vi consiglio di non usare questa espressione, in quanto non esprime nulla di più di un normale “sono abbastanza bravo”, quindi ha lo stesso identico significato. L’uso di questa espressione è interpretabile solamente come un atto di eccessiva confidenza, come se si volessero accorciare le distanze. Di conseguenza potrebbe non essere conveniente usare questa espressione. Allo stesso modo, se la sentite pronunciare da un italiano, non è proprio il massimo della professionalità. In definitiva, vi consiglio perciò di non usare questa espressione. E’ bene comunque conoscerla per saper comprenderla e interpretarla correttamente.

5. I rischi

Parliamo ora dei rischi. Parliamo cioè dei rischi nella pronuncia delle frasi che abbiamo imparato. Tutte le frasi idiomatiche viste finora non sono tutte delle frasi senza rischi, non sono cioè tutte prive di rischi. Per capire se ci sono dei rischi, occorre vedere le singole parole, e capire se possiamo sbagliarci e confonderci, se possiamo sbagliare una parola e dirne un’altra al suo posto.

In questo caso, che può succedere naturalmente, dobbiamo capire se il nostro errore è senza conseguenze, oppure se è un grave errore. Possiamo sbagliare a pronunciare una parola, è chiaro, ma sbagliando possiamo anche esprimere il concetto opposto per errore. Possiamo dire esattamente il contrario di ciò che volevamo dire. Possiamo anche pronunciare, senza rendercene conto, una brutta parola, una parolaccia, magari solo perché sbagliamo l’accento o una sola lettera della parola.

State attenti ad esempio alla forma negativa e positiva di ciascuna frase. Ad esempio se sono un esperto nel mio lavoro, “non sono alle prime armi” va bene, perché come detto vuol dire che sono un professionista, ma se togliete la parola “non” e dite solamente “sono alle prime armi”, avete detto la cosa contraria. Sempre alla forma negativa, la stessa cosa vale per “non sono nato ieri“. Alla forma positiva invece abbiamo visto che lo stesso concetto potete esprimerlo dicendo “so il fatto mio“; anche in questo caso siete degli esperti, ma la frase è affermativa e non negativa: non c’è la negazione. Anche “mi sono fatto le ossa” e “potete contare su di me sono alla forma affermativa. State perciò attenti alla forma negativa e positiva.

In tutte le espressioni che abbiamo visto oggi invece non ci sono rischi di confusione con delle parole volgari, anche dette “parolacce”.

Riguardo all’espressione “fare la propria porca figura”, fate molta attenzione, perché la parola “porca” è assolutamente rischiosa, infatti “porca” in italiano è il femminile di porco, che vuol dire maiale. Il problema è che il termine “porca”, al di fuori di questa espressione, si usa solamente in contesti offensivi. La parola “porca”, in Italia, si usa cioè per insultare una donna, e persino per bestemmiare, se legata a termini religiosi. L’espressione quindi è abbastanza “forte” ed anche per questo che è sconsigliabile, come vi dicevo precedentemente, usare questa espressione. E’ comunque bene sapere che esiste, e sapere come collocarla in un contesto comunicazionale.

6. Il vostro turno: la ripetizione

Ora concludiamo questa prima lezione con un piccolo esercizio di pronuncia. È perciò il vostro turno, provate a ripetere dopo di me, ricopiando la frase e l’intonazione usata. Anche l’intonazione è molto importante, quindi recitate come se foste degli attori. Non pensate alla grammatica.

  • Formale: Non sono alle prime armi in questo settore. Sono ormai 20 anni che mi occupo con passione di trasporti e logistica;
  • Informale: Potete stare tranquilli, non siamo certo nati ieri nel campo dell’informatica;
  • Formale: Sicuramente posso dire di avere una certa esperienza con l’import-export;
  • Informale: Potete fidarvi della nostra azienda, sappiamo il fatto nostro nello sviluppo di antivirus;
  • Informale: Noi la sappiamo lunga in termini di beni alimentari;
  • Informale: Personalmente credo di avere l’occhio lungo per gli affari;
  • InformaleCi siamo fatti le ossa direttamente sul campo, ormai conosciamo molto bene i nostri clienti;
  • FormalePotete sicuramente contare su di me. Sono entusiasta della vostra offerta;
  • InformaleContaci! Da oggi sono uno dei vostri;
  • Informale: a fare il nostro lavoro ce la caviamo abbastanza;
  • Formale/informale: fare il direttore dell’hotel per me è veramente un invito a nozze;
  • Formale/informale: bene o male riuscirò a portare a termine questo progetto;
  • Formale/informale: Come sta andando? Sono sicuramente sulla buona strada;
  • Informale: Modestamente facciamo la nostra porca figura nel settore tessile.

 

7. Conclusione

Bene, finisce qui la prima lezione del corso di Italiano Professionale.

Mi raccomando, è importante, importantissimo che questo file audio venga ascoltato più volte, anche a pezzi, non necessariamente in una volta sola. E’ necessario, se volete memorizzare, che ripetiate l’ascolto del file almeno una volta al giorno per almeno una decina di giorni. Mi rendo conto che si tratta di molte espressioni, ma sono tutte molto usate in Italia. Vedrete che quando queste espressioni verranno richiamate nella sezione dedicata alla Presentazione, sarà tutto molto più facile ed intuitivo.

E’ proprio la ripetizione il punto di forza, e questo è quello che fa veramente la differenza tra un corso come questo, basato sull’ascolto di file audio, e un corso standard in cui si fanno lezioni in classe concentrandosi solamente sulla grammatica, tra l’altro mediante delle lezioni che non potete ripetere. Queste lezioni invece basta salvarle sul vostro Smartphone e ascoltarle quante volte volete. Fatelo durante i tempi morti, fatelo quando potete, mentre fare ginnastica, mentre viaggiate. Sfruttate i vostri momenti in cui il vostro cervello non è impegnato. Altrimenti non riuscirete a trovare il tempo e sarebbe inutile aver acquistato il corso. Non preoccupatevi inoltre se avete paura di non riuscire a memorizzare queste espressioni viste nel corso di questa prima lezione, poiché saranno riprese una ad una nel corso della sezione prima.

La prossima lezione, la seconda, riguarderà ancora la presentazione, e le frasi che vedremo riguarderanno un altro aspetto della presentazione: la capacità di essere chiari e di non perdere tempo in cose poco importanti: la capacità di stare attenti a ciò che conta veramente. Vedremo molte frasi idiomatiche sia formali che informali, da usare in molte circostanze diverse in ambito lavorativo.

Vedremo, ad esempio, le seguenti espressioni: “Concludere, badare al sodo, Andare al dunque, Andare dritti al punto, perdersi in chiacchiere inutili, Badare alla sostanza, quagliare e tante altre espressioni.

Ci vediamo nella seconda lezione.

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L’avventuriero e la Ninfa del lago

>> Lezione precedente:  UNA ALIENA A ROMA, ANZI DUE

8 livello principiante

L’avventuriero e la Ninfa del lago

The adventurer and the Nymph of the Lake

Narratore: C’era una volta un avventuriero. Il suo nome era…

Narrator: Once upon a time there was an adventurer. His name was …

Avventuriero:  Leonardo!

Narrator: Leonardo!

Narratore: l’avventuriero aveva 23 anni, ed il suo sogno era quello di…

Narrator: the adventurer had 23 years, and his dream was to …

Avventuriero: essere un avventuriero talmente coraggioso di non aver paura neanche di un mostro marino o di uno squalo tigre!

Adventurer: to be an adventurer so brave that to be not afraid even of a sea monster or a tiger shark!
Fonte immagine
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Narratore: un giorno Leonardo si avventurò in una foresta incantata, ma lui non sapeva fosse incantata! Spinto dalla sete, Leonardo si avvicinò ad un laghetto dall’acqua molto fresca…

Narrator: one day Leonardo ventured into the enchanted forest, but he did not know was enchanted! Driven by thirst, Leonardo came up to a small lake with very fresh water …

Leonardo: hei, che bel laghetto, che sete che ho! Quasi quasi riempo la mia borraccia!

Leonardo: hey, what a beautiful pond. And what a thirst! I think I might have fill my water bottle!

Narratore: poco prima che Leonardo avvicinasse la borraccia alle labbra, apparve la Ninfa del lago, di nome…

Narrator: just before Leonardo approaches the bottle to his lips, appeared the Nymph of the lake, named …

Ninfa del lago: Scintilla!

Nymph Lake: Scintilla! (Spark)

Narratore: Scintilla avvertì l’avventuriero.

Narrator: Scintilla warned the adventurer.

Ninfa del Lago: non provare a bere l’acqua del lago! E’ incantata, e solo noi Ninfe possiamo berla. Altrimenti il mostro del lago ti divorerà in un istante!

Nymph Lake: do not try to drink water from the lake! It is enchanted, and only we, Nymphs, can drink it. Otherwise the lake monster will devour you in an instant!

Narratore: ma Leonardo era un avventuriero molto coraggioso…

Narrator: but Leonardo was a very brave adventurer …

Leonardo: io non ho paura di queste storie da bambini, io adesso bevo l’acqua, e faccio quello che mi pare!

Leonardo: I’m not afraid of these stories for children, now I drink the water, and I do what I please!

Mostro del lago: hai osato bere l’acqua del lago incantato! …complimenti! Sei l’unico avventuriero che è riuscito a vincere la paura del mostro del lago!

Lake Monster: you dared to drink water from the lake enchanted! Compliments! You’re the only adventurer who was able to overcome the fear of the monster of the lake!

Leonardo: e cosa ho vinto?

Leonardo: and what I won?

Scintilla: la mia mano!

Scintilla: my hand!

Leonardo: beh, a  dire il vero, io ti preferivo intera!

Leonardo: Well, to be honest, I preferred You entire!

FINE – THE END


Non preoccuparti se hai compreso solo poche parole. Dopo aver ascoltato il file della storia e quello delle Domande & Risposte per due settimane, almeno 3-4 volte al giorno,  tutte le parole saranno chiare e memorizzate nella tua testa.

Do not worry if you understand only a few words. After listening to this audio and that the Q & A audio for two weeks, at least 3-4 times each day, all words will be clear and stored in your head.

>>Lezione successiva: IL PRIMO DISCORSO DI PAPA FRANCESCO

Mi raccomando!

Audio

download-mp3-audioTrascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com e grazie di essere qui.

Oggi è il 19 dicembre 2015, è quasi natale, che è il 25 dicembre, come sempre, come ogni anno; dico questo perché non è detto che tutti coloro che ascoltano questo file audio e che leggono questo articolo sul sito siano dei cristiani o di religione cattolica e quindi che  sappiano esattamente cosa sia il Natale. Comunque, feste a parte, oggi sono qui a spiegare il significato di una frase idiomatica italiana, di una espressione tipica della lingua italiana, della lingua di Dante Alighieri. Come vi avevo promesso nel corso dell’ultimo podcast, questa volta vi spiego il significato della frase “mi raccomando”, come mi ha chiesto una ragazza di nome Adriana, sulla pagina Facebook di italiano semplicemente, ragazza che saluto e ringrazio della domanda.

raccomando_immLa pagina Facebook di italiano semplicemente sta crescendo di giorno in giorno, e i visitatori, tutti coloro che io chiamo membri della famiglia di italiano semplicemente stanno apprezzando molto gli articoli che pubblico sul sito, ad esempio le frasi idiomatiche. La famiglia di italiano semplicemente sta quindi crescendo molto, a giudicare dai “mi piace” che crescono sempre di più. Grazie a tutti per questo.

Oggi quindi, cara Adriana, vorrei fare luce su questa frase che mi hai chiesto: “mi raccomando”. Ok. “Fare luce” vuol dire spiegare, fare chiarezza, Fare luce. Anche questa, se vogliamo, può rientrare nella categoria delle frasi idiomatiche.

Facciamo quindi luce su questa frase, sulla frase “mi raccomando!”, che si scrive col punto esclamativo finale, poiché trattasi di una esclamazione. Si tratta di una esclamazione (trattasi vuol dire si tratta) che è composta di due parole. “Mi” e “raccomando”. Spiegherò prima la parola “raccomando” e poi la parola “mi”, dopodiché vi dirò cosa significa l’espressione intera, e poi farò degli esempi esplicativi, degli esempi calzanti, degli esempi che vi facciano capire esattamente quando e come utilizzare la frase, perché si usa, e quando potreste ascoltarla in Italia; in quale circostanze e ambienti potreste ascoltarla.

La parola “Raccomando” deriva, cioè viene, proviene, ha origine, da un verbo. Il verbo da cui viene, da cui deriva, da cui ha origine è il verbo raccomandare.

Il verbo è utilizzatissimo in Italia, per una serie di motivi, cioè per più motivi. Uno di questi motivi è che ha molti significati diversi. E quali sono questi significati?

Uno di questi significati, quello più usato e diffuso, è il seguente: raccomandare vuol dire “Affidare ad altri”, “affidare ad altre persone” una cosa che ci sta molto a cuore, raccomandare vuol dire: porre attenzione, stare attenti, fare attenzione, avere cura, avere una particolare cura, stare particolarmente attenti a qualcosa di importante.

Questo è il significato più diffuso del termine, del verbo raccomandare. Si dice a qualcun altro, si comunica a qualcun altro che c’è una cosa molto importante a cui prestare attenzione, e questa cosa viene affidata a questa persona. Ok? Il verbo raccomandare, in questo caso, viene associato sempre ad una altra parola. La parola “mi”. Quindi si dice “mi raccomando!”. Quindi sono io che mi raccomando, mi raccomando vuol dire che chi parola, cioè io, è la persona che si raccomanda, sono proprio io la persona che si affida a te su una cosa molto importante. Mi raccomando è quindi l’unione di queste due parole, e unite insieme vuol dire proprio questo.

Detto in altro modo potremmo dire “vorrei che tu facessi attenzione a”, “vorrei che non dimenticassi che”. “Mi piacerebbe se ponessi attenzione su” questo aspetto, su una cosa importante che non va dimenticata.

“Mi raccomando!” quindi si usa tutte le volte in cui la persona che parla “si vuole raccomandare”, cioè vuole porre l’attenzione su una cosa importante che va ricordata.

Ad esempio una mamma italiana dice almeno 10 volte al giorno la frase “mi raccomando” al proprio figlio o figlia: mi raccomando fai tutti i compiti! Mi raccomando quando esci chiudi la porta! Mi raccomando di a tuo padre di venirti a prendere all’uscita di scuola! Oppure semplicemente “mi raccomando i compiti!” eccetera.

Solitamente si usa mi raccomando, e non, o almeno non molto, “ci raccomandiamo”, anche se può capitare anche questo.

Questo è il significato dell’espressione “mi raccomando”. Quando queste due parole sono attaccate, sono unite, sono una dietro l’altra, questo è l’unico significato.

Ma il verbo “raccomandare” ha anche una seconda accezione, anche un secondo significato. Infatti raccomandare, molto usato in Italia anche in questo caso, significa appoggiare qualcuno, cercare di aiutare qualcuno (appoggiare vuol dire essere con lui, aiutarlo, spingerlo, approvarlo) e quindi si raccomanda una persona; viene raccomandata una persona, la cosa che viene raccomandata è una persona. Raccomandare una persona vuol dire aiutarla, aiutarla nel senso di parlare bene di lei, per farle avere un beneficio, per fare in modo che questa persona sia scelta per un lavoro ad esempio.

Se io raccomando te, vuol dire che ti sto segnalando all’attenzione di chi ti può favorire, anche in modo scorretto. Ti sto segnalando, ti sto aiutando per ottenere un beneficio che ti farebbe vincere una competizione, un concorso, una selezione pubblica. Insomma ogni volta che ci sono più persone che concorrono per aver un beneficio, come potrebbe essere ottenere un lavoro (concorrono vuol dire correre con, correre insieme, chi concorre sta correndo insieme a qualcun altro, sta cercando di ottenere un beneficio sperando di essere scelto tra un insieme di persone che sta cercando di fare la stessa cosa). Quindi ogni volta che si concorre per un lavoro ad esempio, e qualcuno viene raccomandato, come si dice, allora vuol dire che questa persona è aiutata, è stata aiutata da qualcuno per vincere la competizione, per essere scelto al posto di altri, al posto degli altri concorrenti, di coloro che cioè concorrono (i concorrenti).

In questo caso quindi, in questo secondo caso, senza “mi”, il verbo raccomando viene usato per specificare cosa viene raccomandato, e non chi si raccomanda, come nel primo caso. Nel primo caso invece, nel caso di “mi raccomando”, si specifica che sono io che mi raccomando, sono io che svolgo l’azione. Io mi raccomando. Sono io che mi sto raccomandando, e mi sto raccomandando con te, sto parlando con te.

Mi raccomando, fai i compiti! Vuol dire “fai i compiti, è importante”.

Invece nella frase “ti raccomando mio fratello”, non c’è “mi”, ma c’è “ti”, ti raccomando, cioè raccomando a te, e cosa raccomando a te? Cosa ti raccomando? Ti raccomando mio fratello. Vuol dire che la cosa che ti raccomando è mio fratello. È lui la cosa a cui prestare attenzione, e lo sto dicendo a te, è a te che lo raccomando. In genere questa frase si usa in ambito lavorativo, molto spesso, forse troppo.

Dico troppo perché in Italia è molto diffusa la cosiddetta “raccomandazione”. Si usa spesso raccomandare qualcuno per ottenere un lavoro, per fare in modo che il lavoro venga dato ad un mio amico, o mio parente.

Questo quindi vuol dire che in Italia la raccomandazione non è una cosa molto bella, perché dove c’è raccomandazione c’è corruzione, e purtroppo l’Italia è uno dei paesi al mondo in cui la corruzione è più diffusa.

Purtroppo quindi la “raccomandazione” ha un senso negativo in Italia, e quando sentite qualcuno parlare di raccomandazione si parla sempre di questo: aiutare qualcuno ad avere un lavoro, ad ottenere un lavoro, anche se potrebbe averlo qualcun altro, che magari è più bravo, che quel lavoro saprebbe farlo meglio, qualcuno che meriterebbe di aver il lavoro e che invece non lo avrà perché “il raccomandato” sarà la persona che otterrà il lavoro. Coloro che seguono gli sviluppi del corso “Italiano professionale”, avranno visto che all’interno del corso in questione parlerò anche di corruzione e di criminalità organizzata, cioè di mafia.

Ebbene la mafia e la corruzione nascono anche dalle raccomandazioni. Ne parlerò approfonditamente, come ho detto prima, all’interno del corso italiano professionale, che sarà in vendita dal 2018, ma chi vuole può già prenotare il corso. Approfonditamente vuol dire “in profondità”, profondamente, cioè nel dettaglio.

Poi c’è anche una espressione particolare: “tipo raccomandabile”, anche questa molto usata in Italia. Tipo raccomandabile; cioè se un tipo è raccomandabile, se una persona è raccomandabile (tipo vuol dire persona in questo caso) vuol dire che si può raccomandare; questa persona può essere raccomandata. Questo è il senso primario. In senso generale, in Italia si usa questa espressione per qualificare una persona, per dire in poche parole che di questa persona ci si può fidare, che è una brava persona; è un tipo raccomandabile.

Si può usare sia in senso negativo che positivo; si può dire sia che una persona è un tipo raccomandabile sia che una persona è un tipo poco raccomandabile. Nel caso negativo quindi si usa dire “tipo poco raccomandabile”, e si usa meno “tipo non raccomandabile”. Se una persona è un tipo non raccomandabile, o poco raccomandabile, vuol dire che, in senso generale, nel suo passato ha avuto dei comportamenti negativi, dei comportamenti tali che mi fanno pensare che sia meglio non avere a che fare con lui, o con lei, in senso generale, non in senso lavorativo.

Posso dire a mia figlia, ad esempio, che il ragazzo che frequenta è un tipo poco raccomandabile, che ho saputo che è un tipo poco raccomandabile, che qualcuno mi ha comunicato, mi ha detto, che non mi raccomanda questa persona, perché in passato ha fatto qualcosa che lo ha reso poco raccomandabile. La parola “tipo” serve per qualificare questa persona, per qualificarla come qualcuno facente parte di un gruppo, quindi si tratta di una tipologia di persona, di un tipo di persona, appunto. Quindi dicendo “tipo poco raccomandabile”, si vuole dire “persona facente parte di un gruppo di persone” che sono poco raccomandabili. Una persona qualsiasi di questo gruppo, ecco perché si usa la parola tipo, che tra l’altro si usa in molti altri contesti; posso dire “un tipo strano” per dire una persona strana, oppure “quello è un tipo particolare”, per dire che una persona, che una certa persona, ha delle caratteristiche particolari che la contraddistinguono. Contraddistinguere vuol dire distinguere. Se una persona si contraddistingue, di distingue, cioè si differenzia, ha delle differenze e le mostra agli altri, si distingue, cioè non è uguale alle altre, non è uguale rispetto alle altre persone, quindi nei confronti delle altre persone; contraddistingue, cioè contrariamente alle altre persone, ha delle caratteristiche particolari…. Al contrario delle altre persone, ecco perché ci sono le lettere “contr” davanti a distinguere, perché vuol dire “al contrario di altri”. Spero sempre che non vi annoiate con le mie spiegazioni 🙂

Poi c’è anche la parola “raccomandata”. La raccomandata non è una persona, perché c’è l’articolo “la” davanti: la raccomandata. In questo caso la raccomandata è una lettera, una lettera che viene raccomandata, cioè viene spedita ad un destinatario, che è colui che riceve la lettera, colui al quale è destinata la lettera. Ma è una lettera non come le altre, bensì è una lettera importante, molto importante. E’ Una lettera che quindi viene raccomandata. Vedete che i fondo è come per le persone che vengono raccomandate. Se c’è una persona importante per noi, che è brava a fare qualcosa, allora io questa persona la raccomando a qualcuno, la contraddistinguo dalle altre, dico che per me è importante, e quindi la raccomando. Lo stesso, se ci pensiamo bene, avviene con le lettere da spedire. Ci sono le lettere normali e quelle raccomandate. Se quindi andate alle poste italiane, in un ufficio postale italiano e volete spedire una lettera importante, che volete essere sicuri che arrivi a destinazione, allora chiedete di spedire una raccomandata. In questo modo sarete sicuri, almeno al 99,9% dei casi, che questa lettera arriverà a destinazione. Potete anche scegliere di spedire una “raccomandata con ricevuta di ritorno”. In tal caso, se la vostra lettera arriverà, sarete avvisati da una seconda lettera, da una lettera in cui sarà scritto: la vostra raccomandata è stata consegnata il giorno x alle ore y. Questa lettera, questo avviso che ricevete si chiama “ricevuta di ritorno”, e arriva a voi, viene recapitata a voi che avete spedito la raccomandata con ricevuta di ritorno. Avete quindi ricevuto la ricevuta di ritorno. La vostra ricevuta attesta, dichiara, conferma, che la vostra raccomandata è arrivata, e voi sarete più felici 🙂 Ovviamente spedire una raccomandata ha un prezzo, che è maggiore del prezzo di una lettera normale non raccomandata. Circa 5 euro, se non ricordo male.

Ma in fondo anche raccomandare una persona ha un prezzo. Ha un prezzo perché, in ambito di corruzione e di raccomandazioni di lavoro, se un politico, ad esempio, raccomanda una persona, se il politico trova un lavoro ad una persona, questa persona dovrà essere riconoscente col politico che l’ha raccomandata. E questa riconoscenza è il prezzo da pagare per la raccomandazione ricevuta. La parola riconoscenza vuol dire, deriva dal verbo riconoscere, che vuol dire accettare, vuol dire: “ok, mi hai fatto un favore”, “riconosco che mi hai fatto un favore”, riconosco che mi hai raccomandato, quindi ti devo qualcosa in cambio, quindi anche io prima o poi dovrò essere riconoscente, dovrò farti anche io un favore. Questo è il prezzo della raccomandazione, che non è uguale al prezzo della raccomandata, ma molto più alto di 5 euro.

E questo modo di pensare, questo modo di agire, questo modus operandi,  è tipico e abbastanza radicato in Italia; abbastanza diffuso (radicato vuol dire che ha messo le radici, è radicato).

Ma anche se, occorre dire, non tutti lo utilizzano. C’è anche una Italia onesta, c’è anche una Italia che ha dei valori e che crede nell’onestà. Basta saperla riconoscere. Ovviamente non è facile, non è facile capire se una persona è onesta oppure se è una persona “poco raccomandabile”, ma ci sono una serie di trucchi per scoprirlo, ed uno dei questi è il linguaggio, le parole che si usano, i termini più ricorrenti nel modo di parlare di una persona, le pause, così come il modo di guardare eccetera. Sarò più preciso su questo aspetto all’interno del corso di Italiano Professionale, che ha un focus particolare sul mondo del lavoro. Per chi vuole può già da ora prenotare il corso, con un forte sconto per la fiducia accordatami. Mi raccomando!

Ecco, ho appena usato l’espressione “mi raccomando!”. Questa espressione può quindi anche essere utilizzata da sola, senza aggiungere altro. Mi raccomando! Quando è noto a cosa ci si riferisce, quando è chiaro, quando non c’è alcuna necessità di specificarlo, è sufficiente dire “mi raccomando!”. Che vuol dire “ci tengo”, “è importante”, “non lo dimenticare”. Questo vuol dire. Mi raccomando quindi, ascoltate questo file audio più volte, perché la ripetizione aiuta a ricordare: repetita iuvant.

Credo che occorra porre attenzione anche al tono che si usa quando si pronunciano queste espressioni. Mi raccomando va pronunciato scandendo le due parole e le lettere: m-i  r-a-c-c-o-m-a-n-d-o è più efficace di un veloce: mi raccomando ok? Scandire vuol dire far ascoltare distintamente tutte le lettere, quasi come uno spelling.

C’è da dire poi che non c’è bisogno di dire “io mi raccomando!”. Il soggetto, “io”, non va scritto necessariamente, non va detto, non è obbligatorio, e può essere evitato, perché “mi raccomando!” vuol dire proprio “io mi raccomando”, perché come sapete la lingua italiana non ha bisogno spesso di specificare il pronome personale soggetto, il pronome personale “io”, e questo perché non è come l’inglese, e il verbo parla da solo. “Mi raccomando” può essere solamente “io mi raccomando, per il tu c’è “ti raccomandi”, per noi c’è “ci raccomandiamo” eccetera. Quindi scrivere “io” o non scriverlo è al stessa cosa, e quindi meglio non scriverlo, meglio non dirlo. Non può essere confuso con altri soggetti, sono solo io che mi raccomando, non altri. Ed infatti non si fa, non si usa mettere “io” davanti, perché non ce n’è alcun bisogno.

Solamente per la terza persona singolare “lui” o “lei” c’è bisogno di scrivere il soggetto, perché esiste anche la forma impersonale: “si raccomanda”, come ad esempio “si raccomanda di fare molta attenzione”. “Si raccomanda” è generico quindi, è generale, vuol dire genericamente “viene raccomandato”, invece “lui si raccomanda”, oppure “mia madre si raccomanda”, “il mio capo ufficio si raccomanda”, specifica proprio che è una certa persona che si raccomanda, non in generale. Ok spero che anche questo sia chiaro :.)

Quindi ora passiamo alla fase della ripetizione. Se volete potete quindi ripetere dopo di me alcune frasi, così vediamo se riuscite ad imparare anche il modo in cui pronunciare questa espressione. Il tono da usare. Non vi vergognate, ripetete nella vostra testa se qualcuno vi sta ascoltando, o se siete in autobus. La fase della ripetizione è sempre l’ultima parte dei podcast di Italiano Semplicemente, perché ora che avete ben compreso l’espressione e quando si usa potete passare all’azione. Ripetete quindi dopo di me, vi lascerò il tempo per farlo e se necessario fate delle pause col vostro telefono o lettore mp3. Tre, due uno, via:

  • Mi raccomando, oggi non uscire che fa freddo!
  • Quel tipo è poco raccomandabile;
  • Vorrei raccomandarti una persona per quel lavoro.
  • Mi raccomando, fai tutti i compiti ok?
  • Si raccomanda di fare attenzione ai gradini!

Ok, ora proviamo a cambiare qualcosa, proviamo a cambiare i tempi:

  • Mi sono raccomandato tanto, ma è stato inutile;
  • Farsi raccomandare non è una bella cosa;
  • Cosa ne dici se mi facessi raccomandare?
  • Hai più spedito quella raccomandata poi?

Ok, credo sia tutto per oggi, spero cara Adriana, che mi hai scritto dalla Bulgaria, di aver risposto alla tua domanda e ciao a tutti amici; ciao anche a tutti gli amici della Bulgaria. Ah, amici quasi dimenticavo: se vi è piaciuta questa spiegazione cliccate su “mi piace” su Facebook, mi raccomando! Chiudiamo con una frase di Ramona da Beirut, che ha voluto partecipare al file audio con un consiglio per tutti voi. Grazie Ramona e complimenti per la tua ottima pronuncia italiana.

Ramona: mi raccomando, non preoccuparti di quello che pensa la gente, vivi la tua vita come tu la vuoi, perché nessuno ha vissuto la tua storia oppure le tue emozioni, quindi nessuno potrà giudicare le tue scelte

FINE

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Hai una frase idiomatica da richiedere?

Occhio per occhio, dente per dente

Il codice di Hammurabi
Il codice di Hammurabi

Audio

Trascrizione

Ciao a tutti. “Occhio per occhio, dente per dente” è la frase di oggi, me l’ha chiesta una persona sulla pagina Facebook di Italiano Semplicemente, mi scuso che non mi ricordo più il nome di questa persona. In ogni caso grazie, perché di tanto in tanto, se vi fa piacere, potete chiedermi tranquillamente il significato di una frase idiomatica italiana, ho creato una pagina apposita per questo. E’ sufficiente che andiate su italianosemplicemente.com e che clicchiate in alto sulla pagina “Contatti” oppure potete andare sulla pagina “Frasi idiomatiche” e poi cliccare sulla scritta “proponi la tua frase“. In questo modo potete chiedermi il significato di una frase, una frase italiana che non avete compreso, e magari si tratta proprio di una espressione idiomatica italiana, cioè tipica del linguaggio italiano; sarò felice di potervi aiutare a comprenderla. Ho alcune frasi idiomatiche che mi sono appuntato, cioè che mi sono segnato, che ho cioè scritto su un file excel, e che ho in programma di spiegare.

Credo che le prossime due frasi saranno infatti l’esclamazione: “mi raccomando!“, che mi ha chiesto una persona di nome Adriana, che saluto con l’occasione e l’espressione “non ne ho la più pallida idea!“, anche questa è una esclamazione, la riconoscete dal punto esclamativo finale.

Questa di oggi è una espressione molto antica, ed infatti esiste in moltissime lingue differenti, esiste in francese ed in arabo ad esempio, e ringrazio Ramona e Shrouk rispettivamente dal Libano e dall’Egitto, per avermi aiutato nella realizzazione di questo file audio. L’espressione di oggi “occhio per occhio, dente per dente” è anche detta “legge del taglione“, che è, tra l’altro, scritta anche nella bibbia, cioè nei libri sacri, o Sacre Scritture, dell’ebraismo e del cristianesimo.

Ho trovato però che sul libro di storia di mia figlia, che ha 9 anni, questa espressione è presente anche nel codice di Hammurabi, il codice delle leggi babilonesi, delle leggi del popolo dei babilonesi, dove in più parti si fa uso proprio della legge del taglione, e se ne fa uso in diverse forme, in più di una forma.

Ma cosa significa questa espressione e quando si usa. Iniziamo intanto a spiegare le parole presenti nella frase della legge del taglione. Le parole presenti nella frase “occhio per occhio, dente per dente” sono fondamentalmente due, e sono Occhio e dente.

L’occhio è la parte del vostro corpo che serve per vedere, e i più fortunati ne hanno due, l’occhio sinistro e l’occhio destro. Gli occhi si trovano entrambi sul viso e rappresentano una parte importante del nostro corpo, una parte che ci può far apparire belli o brutti, intelligenti o stupidi, svegli o addormentati, saggi o stolti. L’occhio è probabilmente la parte più importante del nostro corpo, quella che usiamo di più, quella che ci serve di più. Dei cinque sensi: vista, udito, tatto, odorato e gusto, probabilmente la vista è il senso più importante.

Il dente invece si trova nella nostra bocca, e fa parte del nostro scheletro. Nella nostra bocca infatti di denti ce ne sono molti, ed anche in questo caso bisogna fare appello alla fortuna, poiché per averne molti, di denti, occorre essere fortunati, soprattutto se non si è più giovanissimi.

“Occhio per occhio, dente per dente”, la frase di oggi, contiene però non solo le due parole occhio e dente, ma anche la parola “per”. Si tratta di una “preposizione semplice”, la preposizione semplice “per”. Non siamo qui a fare una lezione di grammatica perché come sapete non è questo che si fa su italianosemplicemente.com, ma è importante in questa frase anche il ruolo di questa parolina, “per”. Infatti è questa parola che da il significato a questa espressione idiomatica. Il ruolo della parola “per” è perciò molto importante.

“Occhio per occhio, dente per dente” è una legge, nominata appunto legge del taglione, che consiste in una punizione, una punizione che si infligge, cioè che viene data, ad una persona. Se questa persona procura del male ad un’altra, questa persona viene punita. A questa persona viene data una punizione. E che punizione viene data? Esattamente la stessa punizione dello stesso male procurato dello stesso male che è stato fatto. Ad un determinato male ingiusto si pone rimedio, cioè si fa giustizia, con un male di pari grado, cioè con un male equivalente, dello stesso tipo, dello stesso grado, cioè di pari grado. In questo modo si pensa di ristabilire l’equilibrio tra due situazioni che altrimenti sarebbero rimaste impari, sarebbero rimaste non pari, cioè impari. Ci sarebbe cioè stata una ingiustizia, e per fare in modo che quindi tale ingiustizia venga ripagata, venga compensata; per fare in modo che venga fatta giustizia, si è pensato, sin dai tempi dei babilonesi, di applicare la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente. Cosa vuol dire? Vuol dire che, come avrete immaginato, se io ti cavo un occhio, a me deve essere cavato un occhio. Cavare vuol dire estratte, togliere. Se io quindi estraggo, tolgo, cioè cavo un occhio ad una persona, e questa persona rimane ceca ad un occhio, e quindi non può più vedere da quell’occhio, evidentemente a questa persona è stato fatto un torto grave, un danno grave, una ingiustizia. Proprio perché, come dicevo prima, la vista è uno dei cinque sensi più importanti; probabilmente il più importante; tanto importante che compare nelle leggi, nel codice delle leggi dei babilonesi, e non solo.

Allora questa ingiustizia, questo torto, questo danno, deve essere equilibrato da un danno analogo; analogo vuol dire simile, identico. Perché proprio l’occhio? Perché è stato scelto proprio l’occhio? Evidentemente, lo ribadisco, per l’importanza degli occhi e della vista per tutti noi, per la vita in generale. “Dente per dente” è analoga; è una frase che ha lo stesso significato di occhio per occhio. Se ti viene cavato un dente, alla persona che ti ha procurato il danno, cioè alla persona che ti ha cavato il dente, deve essere cavato un dente.

In questo modo, ancora una volta, viene ristabilito l’equilibrio, viene fatta giustizia. “Occhio per occhio, dente per dente”, sembra una ripetizione, sembra ripetere due volte lo stesso concetto, la stessa idea di giustizia, ma ripetendolo due volte, con due esempi diversi, prima con l’occhio e poi col dente, si vuole dire che è una legge, che cioè vale la stessa cosa per tutto. La stessa idea di giustizia vale per tutte le cose, non solo per l’occhio e per il dente.

Il codice babilonese di Hammurabi, come dicevo, contiene molte volte la legge del taglione, e ad esempio in un articolo di questo codice viene fatto proprio l’esempio dell’occhio. La legge del taglione però non valeva se applicata agli schiavi. A quei tempi esistevano infatti gli schiavi, esisteva la schiavitù; gli schiavi erano quelle persone che non avevano gli stessi diritti degli altri, delle altre persone, e venivano trattati praticamente come degli animali, ed erano al servizio dei loro padroni. Gli schiavi si vendevano, e quindi si potevano acquistare come degli oggetti, e quindi uno schiavo veniva scambiato con soldi, con denaro. Di conseguenza anche uno schiavo ceco ad un occhio, con un occhio in meno, valeva meno soldi, aveva un valore inferiore rispetto ad uno schiavo che invece vedeva con entrambi gli occhi.

Di conseguenza se veniva cecato  (accecato) uno schiavo, se ad uno schiavo veniva cavato un occhio, non valeva la legge del taglione, non veniva cioè cavato un occhio anche alla persona che aveva cavato l’occhio allo schiavo, ma era previsto un risarcimento in denaro. La persona doveva risarcire, doveva cioè pagare per il danno fatto, per il danno procurato, ed il prezzo dell’occhio era pari alla metà del valore dello schiavo. Se quindi uno schiavo costava 100, valeva 100, allora uno schiavo ceco ad un occhio, cioè uno schiavo con un occhio cavato valeva 50, la metà, e quindi il risarcimento dovuto era pari a 50. Non valeva quindi la legge del taglione per gli schiavi.

Quindi ricapitolondo, cioè riassumendo quanto già detto, la frase occhio per occhio, dente per dente è una frase antica, una legge, una punizione che vuol dire che ad un determinato male ingiusto si deve porre rimedio, si deve rimediare con un male di pari grado. In questo modo si pensa di ristabilire l’equilibrio tra due situazioni che altrimenti sarebbero rimaste impari.

L’espressione è molto comune anche in altre lingue. Questa volta ascoltiamo Shrouk dall’Egitto e Ramona dal libano.

Shrouk: La frase equivalente in arabo è……

Ramona: Gianni, la frase che ha detto Shrouk è corretta in arabo, si usa spesso ma nello scritto di più ma in Libano per esempio… non diciamo…. è più letterale. In questo caso si usa…. in Libano, però quando vogliamo scrivere è meglio usare quella di Shrouk …. è letteralmente corretta.

Grazie a Ramona e Shrouk, che hanno una ottima pronuncia italiana. Loro sono ormai due fedelissime amiche della chat su whattapp di italianosemplicemente.com.

1Ora vi faccio un paio di esempi di utilizzo. Il primo esempio in ambito sportivo: se dunque ad esempio nel gioco del calcio un calciatore fa male ad un altro calciatore, e quindi commette un fallo grave, un fallo da espulsione, un fallo da cartellino rosso e poi il giocatore che ha ricevuto il fallo, subito dopo, si vendica e anche lui fa del male al calciatore che aveva commesso il fallo, compiendo un altro grave fallo, allora in questo caso possiamo dire che il calciatore ha applicato la legge del taglione, poiché avendo ricevuto un calcio, ha pensato di farsi giustizia da solo, e di rimediare al torto subito con la stessa cosa: facendo cioè un fallo simile; restituendo il calcio all’evversario. Nel gioco del calcio, si chiama fallo qualsiasi scorrettezza che viene commessa da un calciatore, come appunto quando si colpisce con un calcio un altro giocatore. Se chiedete al calciatore il motivo per cui ha restituito il calcio, lui potrebbe dirvi: “occhio per occhio, dente per dente”. Prima ho parlato anche di espulsione. L’espulsione di un calciatore è quando l’arbitro, il direttore arbitrale caccia dal campo un calciatore, espelle dal campo il calciatore, lo manda fuori dal campo e questo giocatore non può più continuare a giocare poiché ha commesso una grave irregolarità.

L’arbitro quando espelle un calciatore, quando lo manda via dal terreno di gioco, gli mostra un cartellino rosso, un piccolo cartello di colore rosso, col quale lo informa che non può più continuare a giocare la partita di calcio.

2La stessa risposta “Occhio per occhio, dente per dente” potrebbe darla una donna, una moglie, che, sapendo che è stata tradita dal marito, lei per vendicarsi, per fare giustizia, decide di tradire a sua volta il marito; di tradirlo cioè anche lei, “a sua volta” vuol dire anche lei. Tradire, in ambito amoroso, affettivo, vuol dire andare con un altra donna, o con un altro uomo. Quando si tradisce una persona con la quale si è sposati, o anche fidanzati, quello che che viene tradito, la cosa che viene tradita è la fiducia. Io mi fidavo di te, e tu invece mi hai tradito. Allora sai cosa faccio io? Anche io ti tradisco: “occhio per occhio, dente per dente”.

Si può anche dire “ripagare con la stessa moneta”. In questo caso la donna ripaga con la stessa moneta il marito, e questa è una seconda frase idiomatica che ha lo stesso significato della prima. Questa volta c’è un verbo: ripagare, cioè pagare una seconda volta. La moneta è il mezzo che viene usato per pagare, e questo mezzo è appunto il tradimento. Prima mi hai pagato tu con la moneta del tradimento, ora ti ripago io con la stessa moneta. Quindi la donna potrebbe anche dire: ho ripagato mio marito con la stessa moneta, occhio per occhio, dente per dente.

Con questo esempio credo sia abbastanza chiaro il senso della frase, anzi delle due frasi che sono identiche. Probabilmente “ripagare con la stessa moneta” è un po’ più elegante, ma da più il senso della vendetta, un sentimento certamente poco nobile se usciamo dall’ambito affettivo.

Siamo dunque arrivati alla ripetizione. Provate a ripetere dopo di me, vi lascerò il tempo per farlo. Mi raccomando questo esercizio è importante perché se non ne avete l’opportunità, potete cominciare a parlare italiano poco a poco, senza sforzi e così allenerete i muscoli della bocca e comincerete a prendere confidenza con la lingua italiana, fino a che, ad un certo punto, la sentirete sempre più vicina a voi, non la percepirete più come una lingua strana da parlare. Se state in un autobus e non potete parlare, allora ripetete dentro la vostra testa.

“Occhio per occhio, dente per dente”.

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State attenti alle doppie, mi raccomando: occhio si scrive con due “c”: occhio, e non occhio.

“Occhio per occhio, dente per dente”

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“Occhio per occhio, dente per dente”

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“Occhio per occhio, dente per dente”

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“Occhio per occhio, dente per dente”

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Avete sentito anche delle piccole musiche. Servono per separare delle parti in un audio file. Lo sento fare molto più spesso nei file audio, nei podcast che tutti i giorni ascolto in inglese, francese e tedesco, e dunque ho deciso di farlo anche io, credo siano utili in fondo, e ho deciso di utilizzarli e di inserirli anche nel corso di italiano professionale, perché solitamente in questo corso i file sono più lunghi, 20-30 minuti ciascuno e quindi è meglio separare tra loro le varie parti di un file audio, come la spiegazione e gli esempi.

Approfitto per ringraziare tutti coloro che hanno prenotato il corso di italiano professionale, grazie della vostra fiducia, perché il corso è solamente all’inizio, infatti è stata scritta solamente l’introduzione, la spiegazione e il programma del corso ed anche la prima lezione del corso, che parla, descrive tutti i modi che ci sono in italiano per dire che siete bravi a fare qualcosa, tutti i modi per dire che siete degli esperti, e in cosa siete specializzati. Tra questi modi ci sono anche delle frasi idiomatiche, delle espressioni tipiche italiane.

Evidentemente si tratta di cose molto utili a chi cerca lavoro in Italia o lavora con degli italiani. C’è già il file PDF sulle pagine di italiano semplicemente; il file pdf dell’articolo della prima lezione, disponibile per tutti, in modo che tutti possiate capire di cosa si tratti, per farvi un’idea del corso. Fra qualche giorno inserirò le date in cui tutte lezioni saranno pronte, e il corso sarà disponibile ad inizio dell’anno 2018. Si tratta di un progetto a medio termine dunque, ma per fare delle cose per bene ci vuole tempo ed occorre programmare in anticipo.

Un saluto a tutti e arrivederci alla prossima frase idiomatica che sarà: “mi raccomando!”

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Salvate il file mp3 nel vostro I-Pod o sullo Smartphone e ripetete l’ascolto più volte. Seguite le sette regole d’Oro per imparare l’italiano.

Il calcio non fa più bene?

download-mp3-audioBenvenuti amici di ItalianoSemplicemente.com, oggi parleremo di calcio.

Pur parlando di calcio, non parleremo però soltanto di sport, cioè non parleremo dello sport più amato al mondo ed anche in Italia, ma parleremo anche del calcio, e non solo di calcio.

Come sapete la parola “calcio” non significa soltanto football, non è cioè solamente uno sport, ma è anche molte altre cose. Una di queste cose ha a che vedere con la chimica. Infatti il calcio è anche quello che si chiama un “elemento chimico”, indispensabile, cioè molto utile e importante  per il sangue, il funzionamento del sistema nervoso, per la formazione delle ossa e la funzione cardiaca, cioè per il cuore.  Il sangue è quel liquido di colore rosso che scorre nel nostro corpo e che serve a trasportare l’ossigeno nel nostro corpo e che scorre all’interno delle vene, che sono quei piccoli tubicini, quei piccoli tubi dove appunto scorre, cioè si muove, il sangue.

La parola  “calcio” è però anche altre cose, infatti il calcio è anche una parte del fucile e della pistola. Ma un “calcio” è anche un “colpo col piede”, un calcio, è infatti, una colpo, una botta che si da col piede a qualche cosa, a qualsiasi cosa, anche ad una persona: “ti do un calcio!”, vuol dire di do una botta, una pedata, cioè ti colpisco col piede, come si fa con la palla, cioè col pallone, nel gioco del calcio. Attenzione perché si dice “pedata” e non “piedata”, cioè si scrive senza la lettera i, anche se deriva dalla parola piede, e significa appunto colpo inferto col piede, colpo dato col piede.

La parola calcio è veramente molto usata in Italia e dagli italiani. Infatti c’è anche un verbo: “calciare”, che appunto vuol dire “dare un calcio”, “dare una pedata”. Calciare la palla significa proprio “dare un calcio alla palla”.

Ci sono anche molte frasi idiomatiche, molte espressioni tipiche della lingua italiana in cui è presente la parola “Calcio”.

Ad esempio, “dare un calcio alla fortuna” vuol, dire non approfittare della fortuna, cioè non approfittare di una cosa positiva che è accaduta. Si da un calcio alla fortuna se ad esempio un ragazzo tratta male una ragazza che gli vuole molto bene. Si da un calcio alla fortuna ogni volta che si lasciano andare occasioni positive, capitate per caso, e delle quali non si approfitta, delle quali non riusciamo a sfruttare le possibili conseguenze positive.

Ad esempio se una persona vuole imparare l’italiano e gli capita di visitate italianosemplicemente.com per caso e poi non ci torna più, ebbene questa persona sta sicuramente dando un calcio alla fortuna, perché avrebbe potuto imparare l’italiano con divertimento e molto velocemente.

Si può allo stesso modo dare un calcio metaforicamente a qualsiasi cosa. Metaforicamente vuol dire in senso figurato, in senso meraforico. Le frasi idiomatiche hanno sempre un senso metaforico; hanno per defininizione un senso metaforico, poiché contengono sempre una metafora, una similitudine. Posso quindi dare un calcio alla miseria se getto nell’immondizia delle cose ancora nuove, posso dare un calcio alla bellezza se dipingo la mia casa con dei brutti colori e via dicendo.

Ma torniamo al calcio come elemento chimico. Mi ha molto colpito una notizia, che riguarda una ricerca fatta proprio sul calcio. Le ultime novità sono che a quanto pare, a quanto risulta da una recente ricerca scientifica, che risale al mese di settembre 2015, il calcio non fa così bene alle ossa come sembrava finora. Il calcio sembra non faccia quindi bene alle ossa, cioè al nostro scheletro. Le ossa sono, costituiscono la struttura dello scheletro,

Questa ricerca è stata condotta, cioè realizzata, cioè fatta, e pubblicata dalla British Medical Journal. Si tratta di una ricerca scientifica molto approfondita, cioè molto ben fatta: approfondita è il contrario di superficiale; che quindi mostra come tutte le ricerche fatte finora sui benefici del calcio, circa cinquanta ricerche, circa una cinquantina quindi, avevano degli errori procedurali. In conclusione, tale ricerca ha dimostrato come il Calcio usato come integratore non porta benefici alle ossa, quindi non aiuta a prevenire le fratture. In poche parole, assumere calcio, cioè prendere calcio attraverso un integratore, cioè attraverso una bevanda, una bibita arricchita di calcio, ad esempio, non aiuta le ossa a rinforzarsi. Non è una cosa di poco conto, cioè è molto importante dire questo, perché il calcio è l’integratore più pubblicizzato al mondo. Non c’è nessuna sostanza più del calcio, nessun elemento chimico che finora è stato più indicato come integratore in generale. In questo caso come integratore per le ossa.

Tale ricerca insomma dimostra che non solo il calcio non aiuta le ossa, ma può avere anche molti effetti negativi sulla salute, infatti un eccesso di calcio, cioè se si assume troppo calcio, cioè calcio in eccesso, si possono avere disturbi cardiaci, cioè al cuore, e circolatori, relativi cioè alla circolazione del sangue nelle vene.

E’ una notizia che mi ha colpito molto e che volevo condividere con voi; chi vuole può dare una occhiata alla pubblicazione della ricerca scientifica, della quale metterò un link, un collegamento sulla pagina web del file audio che state ascoltando.

Spero che questa notizia sia utile anche a voi, ed a tutti coloro che magari hanno dei figli e che sono preoccupati se non bevono il latte o se non ne bevono abbastanza. La notizia sarà utile anche a tutte le donne, e soprattutto alle donne oltre i 50 anni, che hanno più di 50 anni, alle quali i medici consigliavano di aumentare il consumo di latte e latticini; i latticini sono tutti i prodotti derivati dal latte, come i formaggi ad esempio.

Ebbene, ora si è scoperto che assumere (cioè prendere) calcio in eccesso può causare una serie di disturbi di forte rilievo (cioè importanti) sia al cuore sia anche di altro tipo, poiché a quanto pare (sembra che) l’eccesso di calcio generi mille diversi problemi.

Solamente chi è malnutrito pare abbia dei benefici dal calcio, e quindi solamente chi è totalmente privo di calcio ne ha veramente bisogno. Malnutrito significa nutrito male, quindi quando una persona è malnutrita non mangia a sufficienza e nella sua alimentazione non entrano, quindi vengono a mancare, sono insufficienti, le giuste quantità di alimenti, di cibo e quindi anche di calcio.

Spero che questa lezione un po’ anomala, un po’ strana, di italiano vi sia piaciuta, ma ogni tanto credo sia interessante non solamente insegnare l’italiano ma dire anche qualcosa di utile, qualcosa che è interessante leggere e che quindi voi leggereste anche nella vostra lingua madre.

Tutto questo perché quando si impara una lingua è sempre bene concentrarsi sulla storia e non solamente sulla lezione. Ci vediamo alla prossima lezione, e spero che voi non diate un calcio alla fortuna e vi dimentichiate di italianosemplicemente.com. Ciao amici.