Checché se ne dica

tutte le frasi idiomatiche

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checche se ne dica nuvolaBuongiorno amici, grazie di essere all’ascolto di italiano semplicemente. Oggi torniamo a spiegare una espressione italiana. Prima di iniziare la lezione, chiamiamola pure così, di oggi, lasciatemi dire le ultime novità e progetti di italiano semplicemente.

Dunque la redazione di italiano semplicemente mi sta aiutando molto ultimamente a sviluppare i contenuti del sito e capire come può svilupparsi nel futuro, quali contenuti approfondire eccetera, sia per il corso di italiano professionale, in cui ogni giorno aggiungo delle nuove lezioni nell’indice, sia per le lezioni gratuite come quella di oggi. A proposito di Italiano professionale, la prossima lezione sarà pubblicata tra una settimana circa e riguarda la Tenacia e la Resistenza. Vedremo tutte le espressioni idiomatiche più usate in Italia per descrivere questa qualità indispensabile di ogni ambiente lavorativo.

Oggi vediamo un’espressione utilizzatissima: “checché se ne dica”. Non troverete sicuramente questa espressione in un libro di italiano, per due motivi. Il primo motivo è ché questa è una frase usata molto oralmente, e pochissimo per iscritto. Il secondo motivo è che, pur potendo essere usata in ogni circostanza, formale ed informale, una occasione più o meno importante, è più informale. Si tratta di una espressione usata più in famiglia, tra amici, anche al lavoro ma non a livello istituzionale. E vedremo il perché tra pochissimo.

La frase “checché se ne dica” ha una parola che è più difficile delle altre: “checché”. C-E-C-C-H-E’ – Checché si scrive con l’accento acuto, e non con l’accento grave, perché altrimenti la pronuncia sarebbe checchè. Quindi si scrive come perché, benché, poiché, pressoché, eccetera.  Nello stesso modo. Attenzione perché questo è un errore che fanno in molti stranieri quando scrivono, confondere l’accento acuto con quello grave. Inoltre attenzione alla doppia “c”: checché e non cheché.

Cosa significa checché? Per spiegare il significato di questa parola, per essere sicuro che voi ne comprendiate esattamente il significato, dovrò ricorrere a molti esempi. Soprattutto dovrò spiegarvi bene la differenza tra checché e le parole simili, che possono essere utilizzate al posto di checché, benché non si possa sempre sostituire questa parola con i suoi termini più prossimi.

Allora, cominciamo proprio con la frase “checché se ne dica”, che è il titolo di questa lezione. Checché se ne dica significa “nonostante si dicano molte cose in merito”, oppure “benché si dicano molte cose in merito”, o “sebbene ci siano molti pensieri in merito”, “sebbene molte persone la pensino diversamente”, “anche se ci sono moltissime opinioni al riguardo” e potrei continuare con altre frasi equivalenti.

Quindi potrei al limite anche non usare mai questa espressione “checché se ne dica”; potrei anche fare questo, ed infatti gli stranieri generalmente non la usano, perché posso esprimere più o meno lo stesso concetto con altre frasi, frasi un po’ più lunghe. Però, a dire il vero, manca qualcosa a queste frasi, non è proprio la stessa cosa.

L’utilizzo della parola checché è del tutto peculiare infatti; è particolare, per più motivi. Checché si usa con il verbo al congiuntivo: “checché se ne dica”. Ma questo non la distingue dai suoi simili: “nonostante si dicano molte cose in merito”, “benché si dicano molte cose in merito”, “sebbene molte persone la pensino diversamente”, anche qui c’è sempre il congiuntivo.

Vediamo allora che però checché si usa con un tono un po’ sostenuto, ed anche ironico. “Checché se ne dica, sarò io il vincitore”. Ecco, in questo esempio si capisce bene che l’uso di “checché” sta ad indicare che chi dice questa frase vuole evidenziare la differenza tra il pensiero di altre persone ed il proprio pensiero: “checché se ne dica”, separa di più di nonostante, sebbene, benché. Si usa quindi checché per dire che “non importa cosa ne pensino gli altri”. Anche se gli altri la pensano diversamente, io vincerò.

Quindi l’uso di checché ci pone in contrapposizione con gli altri. Nonostante è più soft, più leggero. Checché indica invece la contrapposizione con una pluralità di persone, un gruppo di persone, un gruppo di opinioni diverse dalla mia. Quindi è un termine più forte, un termine sfidante. C’è una sfida tra gli altri e me, tra un gruppo di persone, anche un gruppo ben identificato, e me stesso.

Nella frase “Checché se ne dica”, “se ne dica” indica l’opinione degli altri, e checché indica che io non sono d’accordo, che io la penso diversamente.

Un politico italiano potrebbe dire ad esempio: “checché se ne dica, il nostro governo è molto solido. La frase è molto generica. Però potrebbe anche dire: “checché ne dicano le opposizioni, il governo è molto solido“, oppure anche “checché ne dicano i sindacati, la riforma del lavoro aiuterà i lavoratori”. Cioè nonostante i sindacati pensino che la riforma del lavoro sia una cattiva riforma, invece io dico che è una buona riforma, che aiuterà i lavoratori, che è a favore dei lavoratori”.

Vedete quindi che nel linguaggio corrente, quando si vuole evidenziare una contrapposizione tra due parti, si usa molto spesso questa formula ”checché se ne dica” e simili. Quando dico simili voglio dire che il termine checché si usa non solo con il verbo dire (“checché se ne dica” usa il verbo dire al congiuntivo), ma anche con il verbo pensare: “checché ne pensino i sindacati” ad esempio, o “checché ne pensino gli altri”, e si usa anche col verbo  credere: “checché ne credano gli altri”. Inoltre possiamo dire “checché se ne dica”, che è più corto, oppure “checché ne dicano”, ma se usiamo “checché ne dicano” dobbiamo specificare chi, cioè chi è che lo dice. Ad esempi o “checché ne dicano i sindacati”, “checché ne dicano gli altri”, “checché ne pensino le opposizioni”. Invece “Checchè se ne dica” è appunto più generico, indica una platea di persone generica. La cosa importante comunque è che io la penso diversamente.

Quindi le due caratteristiche di “checché” sono la contrapposizione, prima di tutto, e poi la pluralità delle persone a cui ci si contrappone. Io contro tanti. Ciò non toglie che io posso anche dire anche, ad esempio “checché tu ne dica, farò a modo mio”, cioè farò come dico io nonostante tu abbia una opinione diversa. Quindi io contro di te, la mia opinione contro la tua. Questo per dirvi quindi che la cosa che conta di più è la contrapposizione, la sfida, il tono sostenuto con il quale si pronuncia questa frase. In ogni caso sentirete più spesso di altre la frase “checché se ne dica” piuttosto che “checché tu ne dica”; diciamo che è più frequente come utilizzo quello che ci vede contrapposti ad una platea di opinioni, perché in questo modo la sfida è ancora più grande.

In ambito sportivo, in ambito calcistico, facciamo un altro esempio quindi, Cristiano Ronaldo potrebbe dire: “checché se ne dica, io sono un calciatore più forte di Lionel Messi”. Evidentemente Ronaldo, se dicesse una frase del genere, penserebbe che la maggior parte delle persone è dell’opinione contraria. Penserebbe che sia Messi il calciatore più forte del mondo, ed invece lui, checché ne dicano gli altri, checché ne dica la maggioranza delle persone, non la pensa nello stesso modo.

In inglese non mi sembra ci siano molti modi di dire questa frase; mi viene in mente “whatever”, cioè “qualunque cosa”. Ma si sa, l’italiano è una lingua nata dagli scrittori italiani, che amavano differenziare il più possibile, quindi se ci sono, come molto spesso accade, molti apparenti sinonimi, c’è sempre una piccola differenza tra i loro utilizzi. E questo si impara solamente ascoltando italiano vero. Ascoltare italiano vero è la regola numero 5 per imparare l’italiano, la quinta delle sette regole d’oro.

Vediamo adesso di fare degli esempi, alcuni esempi sui quali anche voi possiate esercitare la pronuncia, e spero che questi esempi servano a chiarirvi le idee su questa parolina magica “checché”. Sappiate che checché se ne dica, non è molto difficile da usare. E nonostante gli stranieri non la utilizzino è bene iniziare a farlo. Potete ad esempio fare un post sul vostro gruppo preferito di facebook, usando questa parola o una delle frasi che includono questa parola.

Le frasi che seguono quindi servono a voi per esercitarvi e possono servire anche per farvi venire qualche idea  per scrivere un intervento su facebook. E sono curioso di vedere come Shrouk e Lilia, egiziana e russa rispettivamente, se la cavano a pronunciare le prime due frasi.

Checché se ne dica, la lingua italiana è molto facile;

Checché se ne dica, finirò tutti gli esami entro l’anno.

Non male direi, molto bene.

Vediamo tre frasi ancora:

Checché se ne dica, voglio bene a tutti i membri del gruppo;

Checché ne pensino gli italiani, è difficile pronunciare la parola precipitevolissimevolmente;

Un’ultima frase:

Checché ne pensino le maestre, mia figlia fa sempre tutti i compiti.

Bene ragazzi, spero di essere riuscito a chiarire bene il significato di questa espressione italiana e di aver ben spiegato la differenza tra “checché” e i suoi simili: nonostante, sebbene, benché, anche se, qualunque sia, eccetera.

Ascoltate questo episodio più di una volta soltanto, ed ogni volta ripetete le frasi, mi raccomando, sempre se la cosa non sia noiosa per voi. Checché ne dicano i professori di italiano, quello dell’ascolto ripetuto credo sia il metodo migliore per passare dalla fase della comprensione alla fase dell’espressione.

Se credete che questo metodo funzioni, applicatelo, checché ne pensino gli amanti della grammatica e delle regole grammaticali. Un saluto da Roma. Grazie a tutti.

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Settima regola d’oro di Italiano Semplicemente: parlare!

“se insegnate qualcosa a qualcuno, non la imparerà mai”

Bernard Shaw

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image013Benvenuti nella settima regola d’oro di Italianosemplicemente. Grazie di essere qui ad ascoltare o leggere questo nuovo episodio di italianosemplicemente.com.

Questa è l’ultima delle sette regole d’oro, l’ultima delle sette importanti regole, fondamentali, importantissime, per imparare l’italiano velocemente e con divertimento. Soprattutto per imparare l’italiano senza dover perdere anni a leggere e studiare libri di grammatica inutilmente.

A questo serve Italiano Semplicemente, è questo cioè il motivo per cui è nato questo sito, nel luglio del 2015. Le sette regole d’oro sono appunto sette, come i sette vizi capitali, come i sette nani, ed anche i sette sacramenti, o anche come i sette colli di Roma. Ci sono anche i sette samurai, un film di Akira Kurosawa. Sette è, a quanto pare, un numero magico. E questo numero magico lo applichiamo anche all’apprendimento di una lingua. Le sette regole d’oro sono quindi, possiamo dire, i sacramenti dell’insegnamento di una lingua straniera, se vogliamo trovare delle analogie; sono i consigli più importanti, sono le regole da seguire se state imparando una lingua sia ad un livello base, come Principiante (A1,A2) oppure ad un livello Intermedio (B1,B2).

Chi sta ascoltando e sta comprendendo ciò che sta dicendo ora, evidentemente è ad un livello intermedio, e per voi credo sia importante ascoltare questi consigli se volete migliorare il vostro modo di parlare, se volete diventare più fluenti, quindi se volete parlare senza balbettare, senza inciampare sulle parole e senza fare delle lunghe pause prima di ricominciare a parlare.

Passare dal livello della comprensione a quello dell’espressione. Ecco: questo è il vero problema. E per arrivare ad un buon livello di espressione occorre seguire un metodo. Quello che vi propongo è basato su poche e semplici regolette, sette appunto, da seguire ed è un metodo, credetemi, molto efficace. Non è un caso che esistano siti in francese in inglese, tedesco e spagnolo che  usano metodi analoghi, metodi simili, e che riscuotono molto successo. Questi siti hanno molto successo (riscuotere successo significa avere successo) ed il motivo è semplice se ci pensate bene. Quali sono infatti le cose più preziose quando si impara una lingua? Sono il tempo, la volontà e l’interesse. Questi tre fattori sono fondamentali, e se non si ha tempo non si può studiare una lingua, se non si ha la volontà, cioè la voglia di farlo, non durerete molto a lungo e quindi vi stancherete se non avete la volontà di studiare, e, dicevo, per ultimo ma non per importanza (last but not least) l’interesse.  Se non siete interessati a ciò che studiate o ascoltate, le cose non vi resteranno in testa molto a lungo e finirete per dimenticare.

Per affrontare questi tre grossi problemi (tempo, volontà, interesse) ho scritto le sette regole d’oro. Oggi spieghiamo l’ultima delle sette regole, poiché le altre sei sono già online nella duplice versione audio-testo. Prima di spiegare la settima regola è bene forse fare un piccolo riassunto delle regole precedenti.

La prima regola è ascoltare, ascoltare, ascoltare: repetita iuvant. Con questa regola, fondamentalmente per accorciare i tempi, si affronta quindi il primo problema, quello del tempo. Ascoltare è fondamentale ed è fondamentale ripetere l’ascolto: ascoltare più volte la stessa cosa: dedicare tempo, molto tempo, all’ascolto. Già. Ma così non si risolve il problema del tempo giusto? Non lo si risolve perché per risolvere completamente il problema del tempo c’è la seconda regola: usare i tempi morti. Se non abbiamo tempo per ascoltare? Come fare? Occorre ascoltare, ma ascoltare mentre, ad esempio, lavate i piatti, ascoltate mentre fate ginnastica, mentre vi fate un giro in bicicletta, mentre fate una passeggiata o anche mentre state andando al lavoro in autobus o in automobile. Quanti di voi vanno a lavorare e impiegano 40, 60 minuti? C’è un’espressione italiana che recita “unire l’utile al dilettevole”. Fare cioè cose utili, come andare a lavorare, e nello stesso tempo ascoltare e studiare l’italiano, ciò che rappresenta il dilettevole, ciò che è dilettevole, cioè che è divertente, ciò che volete fare perché è vostro desiderio imparare la lingua di Dante Alighieri.

Unire l’utile a dilettevole dunque, ok, quindi ascoltare e usare i cosiddetti “tempi morti”  è importante, ma per ottimizzare l’uso del tempo ancora di più, per fare in modo che il tempo che dedichiamo all’italiano sia tempo veramente utile, occorre che quando ascoltiamo non siamo stressati. Questa è la terza regola d’oro. Se siete stressati, se ascoltate mentre in casa vostra c’è confusione, con la TV accesa, con i bambini che girano per casa o in altre condizioni stressanti, non va bene. Il vostro apprendimento ne risentirà, e la vostra mente andrà da un’altra parte. Mentre ascoltate vi verranno in mente altre cose che dovete assolutamente fare in giornata ed altre cose ancora. Occorre invece eliminare lo stress; occorre avere la mente libera. Per questo, prima, vi consigliavo di ascoltare mentre fate una passeggiata rilassante, o quando comunque non impegnate la vostra mente in altro modo.

Il problema del tempo quindi si affronta con le prime tre regole d’oro.

Passiamo alla volontà. Avere volontà è importante. “Willpower” è il termine in inglese, e secondo me, questa è la mia personale opinione, la volontà rappresenta una delle qualità più importanti di una persona. È una qualità non innata, con la quale non si nasce, ma è una qualità che si coltiva, che si deve nutrire costantemente. È una qualità, la volontà, che ha bisogno di tempo per svilupparsi, e che ha bisogno di costanza, di ripetizione, di regolarità, di routine. È come un muscolo che va allenato, e che darà dei risultati strepitosi una volta superato il periodo iniziale. Questo è un argomento sul quale si potrebbe parlare per ore ed ore.

La disciplina è quindi importante e di conseguenza occorre applicare queste regole tutti i giorni. Mezzora, un’ora al giorno è l’ideale.

Cosa dice la quarta regola d’oro? La quarta regola parla di storie e di emozioni. Imparare attraverso delle storie e attraverso delle storie emozionanti. Non importa quale sia l’emozione chiamata in causa: gioia, divertimento felicità; la cosa importante è che si crei quel cemento che non ci faccia dimenticare ciò che ascoltiamo. In fondo è con le storie e con le emozioni che si vive, e quelle che si ricordano di più sono le storie e le emozioni più forti; il resto si dimentica molto facilmente. Quindi la quarta regola serve a questo: serve a cementare, ad incollare ciò che imparate. Tramite le storie e le emozioni poi non focalizzate la vostra attenzione sulle singole parole, ma sulle frasi, sulle frasi intere, sulla storia intera, ancora meglio.

Passiamo alla quinta regola. Con questa regola andiamo ancora oltre: andiamo verso la terza chiave che come detto è l’interesse. Il tempo lo abbiamo visto, la volontà anche, ora l’interesse.

Ascoltate ciò che vi piace. Non ascoltate tutto ciò che vi capita, ma vi consiglio di fare una selezione: selezionate gli episodi che destano il vostro interesse e non fate come i muli, che vanno dritti senza vedere dove vanno. I muli sono quegli animali che, sono utilizzati nella lingua italiana per indicare le persone che non ragionano e che vanno avanti senza neanche guardare, che vanno avanti come un mulo. In inglese, se non sbaglio, si chiamano “mules”, in spagnolo “mulas” ed in francese è abbastanza simile “les mules”. In tedesco (“die Maultiere”) ed in arabo, scusate la pronuncia dovrebbe essere (ELBIRELI) البغال  . Fortunatamente nella redazione di Italiano Semplicemente abbiamo Shrouk che ci aiuta. Come si dice Shrouk!

Shrouk: “ si dice البغال in arabo”.

Grazie Shrouk, andiamo avanti dunque. Andiamo alla regola numero 6: utilizzare le domande & risposte. Questa è una regola importante soprattutto per i principianti, che in questo modo possono facilmente superare lo scoglio iniziale (lo scoglio si usa in italiano per indicare un grosso ostacolo: “rock” in inglese).

Ovviamente per ognuna di queste regole appena descritte c’è un articolo in forma scritta e un file audio che se volete potete ascoltare per approfondire ciò che vi interessa di più, la regola che vi interessa di più.

Oggi siamo alla regola numero sette: parlare.

Parlare fa parte della comunicazione. Non possiamo solo ascoltare. Ascoltare va bene, è fondamentale, ma dobbiamo anche parlare. Per due motivi dobbiamo farlo.

Il primo motivo è che in questo modo ci abituiamo, prendiamo l’abitudine ad ascoltarci e ci sentiamo sempre più a nostro agio. Sembrerà banale, ma la timidezza è un fattore importante. All’inizio saremo in imbarazzo, tenderemo a dire molti emmm, ehhh,…  a fare molte pause, ad essere esitanti. Tenderemo a volte ad andare molto velocemente, perché nella nostra testa pensiamo: più veloce parlerò, prima finirò di parlare e prima esco dall’imbarazzo. Poi col tempo impariamo a gestire le pause, e se necessario, impariamo a parlare più lentamente; ci abituiamo ad ascoltarci, non ci vergogniamo più, ed acquistiamo sicurezza. Col tempo impariamo che gli altri non stanno lì a giudicarci, ma sono disposti anche ad ascoltarci e ad aiutarci se c’è bisogno. E vedrete che il vocabolario base italiano in realtà è molto semplice, e che ci sono molti modi semplici per dire la stessa cosa. Vedrete ed imparerete da soli che parlare ed esprimersi, per far passare un messaggio, è più facile che comprendere, perché quando parlate scegliete voi le parole da utilizzare, siete voi a decidere quali parole usare.

La seconda motivazione è che parlando, parlando da subito, abbiamo subito soddisfazione, capiamo sin da subito che possiamo farcela. Questo vale sia per i principianti che per coloro che si trovano ad un livello più avanzato.

C’è una frase di Bernard Shaw che mi è rimasta impressa. La frase è “se insegnate qualcosa a qualcuno, non la imparerà mai”.  Cosa significa? Significa che l’apprendimento è un processo attivo. Solo “facendo” s’impara. Ho letto questa frase sul libro di Dale Carnagie dal titolo “Come trattare gli altri e farseli amici”, questo è il titolo in Italiano ovviamente. Un libro che consiglio a tutti di leggere perché molto ricco di contenuti. Quindi se volete applicare le sette regole d’oro agite, cominciate a parlare, oltre che ad ascoltare. Altrimenti vi dimenticherete in fretta di quello che ascoltate e di ciò che vi viene detto ed insegnato. Solo le conoscenze delle quali si fa uso costante si fissano nel nostro cervello.

I principianti, con la sesta regola (la numero sei) possono già iniziare a parlare rispondendo alle domande ascoltando le Domande & Risposte. Infatti ogni storia per principiante, oltre al file audio della storia, che è molto breve, ha anche un ulteriore file audio che si chiama “Domande & Risposte”. In questo file audio si fanno molte domande, anche semplicissime, sulle storielle ascoltate, ed in questo modo si inizia a parlare sin dall’inizio; domande e risposte del tipo:

D: Chi parla? Giovanni?

R: Sì. Parla Giovanni.

D: Chi parla ora?

R: Giovanni parla, è Giovanni che parla ora.

D: Parla Giuseppe?

R: No, non è Giuseppe che parla, ma Giovanni.

D: Giovanni parla in italiano?

R: sì, esatto. Giovanni parla in Italiano

D: Giovanni è un madrelingua italiano?

R: proprio così, Giovanni è un madrelingua italiano e parla in italiano.

Per gli intermedi (quindi B1,B2 o C1) consiglio ugualmente di ascoltare i file audio delle Domande & Risposte, perché in questo modo scoprirete come è facile sbagliare le preposizioni semplici e articolate quando date le risposte. E ascoltando questi file e provando a rispondere vedrete come è facile e veloce migliorare il vostro italiano. Provate e vedrete.

Io dopo di voi  darò le risposte, ascolterete quindi da me anche le risposte, e di conseguenza potrete confrontare le mie risposte con le vostre, e capirete così dov’è che sbagliate: se sbagliate l’articolo, la preposizione, oppure la pronuncia. Imparerete così parole nuove, sinonimi, contrari e soprattutto vi accorgerete dei vostri progressi giorno per giorno.

Non solamente Domande & Risposte però. Oggi abbiamo whatsapp, abbiamo le chat in cui si possono registrare dei piccoli audio, possiamo registrare la nostra voce ed ascoltare quella degli altri. E tutto questo è gratuito se utilizzate il wifi.

Questo è un consiglio che vi do, iniziate a parlare con qualcuno che è al vostro stesso livello, e se ci riuscite create un piccolo gruppo dove sia presente anche un italiano che possa aiutarvi, se possibile.

Attenzione però. Ho, diciamo così, tre avvertimenti, tre consigli che mi sento di darvi. Il gruppo deve essere piccolo. Questo è il primo consiglio. Quattro, cinque persone, non di più. Ci si deve conoscere, si deve avere interesse l’uno dell’altro, si deve creare un rapporto di amicizia, se non si conoscono già queste persone con cui condividiamo il gruppo.  Altrimenti si viene sommersi di messaggi e non si riesce a conoscere nessuno, soprattutto se non si ha molto tempo a disposizione.

Secondo consiglio: utilizzate whatsapp soprattutto per registrare ed ascoltare messaggi audio. Questo porta molti vantaggi: Potete registrare quando volete e potete ascoltare i messaggi dei vostri amici quando volete e quante volte ne avete voglia, soprattutto se non avete ben capito. Potete ascoltare anche voi stessi, anche la vostra stessa voce, una o più volte, dopo che avete registrato un messaggio. Questo è il grosso vantaggio di whatsapp rispetto a Skype ad esempio.

Terzo consiglio: dovete prendere l’abitudine di fare questo tutti i giorni. 5-10 minuti al giorno. Parlare 5 minuti al giorno vuol dire parlare 35 minuti alla settimana. Vi sembra poco? A fine mese avrete parlato 150 minuti! Ed avrete ascoltato almeno la stessa quantità di minuti. Un grande risultato direi.

Attenzione però. Non usate solamente whatsapp per ascoltare, altrimenti, a meno che se non ci siano dei madrelingua nel gruppo non capireste mai i vostri errori o i modi alternativi per esprimere lo stesso concetto. Per questo vi dicevo che sarebbe importante avere una persona italiana nel gruppo. In ogni caso ai principianti consiglio di usare sia whatsapp che le storie per principianti e le domande & risposte delle storie. Queste storie si trovano nella pagina “livello base – principianti” del sito. In questo modo potete imparare a parlare correttamente, rispondendo alle domande ed ascoltando le risposte da me, e poi potrete anche parlare con i vostri amici.

A coloro che stanno ad un livello più avanzato, oltre a whatsapp consiglio di ascoltare più volte i file a loro dedicati, seguendo le sette regole d’oro naturalmente. Questi file li trovate tutti nella pagina “Livello Intermedio”; ci sono le spiegazioni delle frasi idiomatiche italiane, ma ci sono anche le lezioni di italiano professionale, e consiglio di provare a fare gli esercizi di ripetizione che si trovano alla fine di ogni file audio. Inoltre è un buon esercizio quello di ascoltare i file audio e ripetere ciò che ascoltate nello stesso tempo, meglio se ad alta voce se potete farlo. Io uso questa tecnica col francese e con l’inglese e mi è molto utile per capire le parole difficili da pronunciare.

Questo è tutto. Adesso sapete cosa fare, conoscete le sette regole da usare. Non è facile lo capisco. Anche io cerco di applicarle tutte per il francese e l’inglese, da intermedio e col tedesco da principiante e ci riesco quando sono costante, quando diventa un’abitudine. Se salto un paio di giorni, a volte mi capita, diventa molto difficile riprendere ed essere costante. Mi auguro che anche riusciate ad essere costanti, e spero veramente di esservi stato utile. Vi rinnovo il mio invito ad ascoltare le storie di Italiano semplicemente. Seguiteci su Facebook, che resta il luogo principale per scambiarci opinioni e messaggi, su Instagram, dove di tanto in tanto inserisco qualche immagine che riguarda i nuovi episodi di Italiano Semplicemente oppure su Twitter, dove il nome dell’account è @ItalianoSemplic.

Ogni settimana vi aspetta un nuovo episodio, vi aspetto. Siate numerosi. Ciao.

Dialogo tra piccoli mafiosi. Domande e Risposte

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Istruzioni – Instructions:

1 – Leggi ed ascolta la storia nello stesso tempo almeno 3, 4 volte. Read and listen to the story at the same time at least 3.4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo almeno 1 volta al giorno per almeno una settimana/10 giorni. Then, download the podcast and listen to it at least 1 time a day for at least a week/10 days.

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Video con sottotitoli

Dialogo tra piccoli mafiosi – totoDomande & Risposte

Un giorno, in Italia, in un piccolo paese siciliano, nella casa del piccolo Totò…

One day, in Italy, in a small Sicilian village, in the house of the little Totò …

Domanda: Quando?

Risposta: un giorno.

Domanda: Dove?

Risposta: In Italia.

Domanda: in Italia, ok, ma dove?

Risposta: in un piccolo paese.

Domanda: in un grande paese?

Risposta: no, in un piccolo paese. Non in un grande paese, ma in un piccolo paese.

Domanda: in una piccola città?

Risposta: no, non in una piccola città, ma in un piccolo paese.

Domanda: com’era il paese?

Risposta: piccolo. Il paese era piccolo.

Domanda: non era un paese grande? Un grande paese?

Risposta: No, non era un grande paese. Era un piccolo paese.

Domanda: Cos’è che era piccolo?

Risposta: Il paese. Il paese era piccolo.

Domanda: dove si trova il piccolo paese?

Risposta: in Italia. Il piccolo paese si trova in Italia.

Domanda: è un piccolo paese italiano?

Risposta: sì, è un piccolo paese italiano.

Domanda: in quale nazione si trova il piccolo paese?

Risposta: in Italia. Il piccolo paese si trova in Italia.

Domanda: non si trova forse in Inghilterra?

Risposta: no, non si trova in Inghilterra. Si trova in Italia.

Domanda: in quale regione italiana si trova il piccolo paese?

Risposta: in Sicilia. Il piccolo paese si trova in Sicilia.

Domanda: Si trova nella regione Sicilia?

Risposta: esatto. Si trova nella regione Sicilia.

Domanda: è un paese siciliano? Un piccolo paese siciliano?

Risposta: sì, è un piccolo paese siciliano.

Domanda: è un piccolo paese italiano che si trova in Sicilia?

Risposta: esatto, è un piccolo paese italiano che si trova in Sicilia.

Domanda: sta in Sicilia? Si trova in Sicilia? È situato in Sicilia?

Risposta: sì, sta in Sicilia, si trova in Sicilia, è situato in Sicilia.

Domanda: sta in Sardegna? Si trova in Sardegna? È situato in Sardegna?

Risposta: no, non sta in Sardegna. Non si trova in Sardegna. Non è situato in Sardegna.

Domanda: siamo in una casa?

Risposta: sì, siamo in una casa.

Domanda: Quale casa?

Risposta: la casa del piccolo Totò. Siamo nella casa del piccolo Totò.

Domanda: siamo nella casa di Giovanni?

Risposta: no, non siamo nella casa di Giovanni. Siamo nella casa del piccolo Totò.

Domanda: di chi è la casa?

Risposta: del piccolo Totò. La casa è del piccolo Totò.

Domanda: è sua la casa?

Risposta: si, è sua. La casa è sua. È del piccolo Totò.

Domanda: a chi appartiene la casa?

Risposta: Appartiene al piccolo Totò

Domanda: è sua la casa? Di Totò?

Risposta: sì, certo, la casa è la sua, di Totò.

Totò: Carmelina, abbiamo un problema! Un grande problema!

Totò: Carmelina, we have a problem! A big problem!

Domanda: chi parla?

Risposta: parla Totò. È Totò che parla.

Domanda: chi ha un problema?

Risposta: Totò e Carmelina hanno un problema.

Domanda: Totò ha un problema? Solo lui?

Risposta: No, non solo lui. Totò e Carmelina hanno un problema.

Domanda: Carmelina ha un problema insieme a Totò?

Risposta: esatto. Proprio così. Carmelina e Totò hanno un problema.

Domanda: com’è il problema?

Risposta: grande. Loro hanno un grande problema.

Domanda: Loro chi?

Risposta: Carmelina e Totò.

Domanda: Il problema di Carmelina e Totò è un problema rilevante?

Risposta: sì, molto rilevante. Loro hanno un problema rilevante. Hanno un grande problema.

Domanda: cos’è rilevante?

Risposta: il problema è rilevante. Il problema è un grande problema. È rilevante.

Domanda: quanti sono i problemi rilevanti?

Risposta: uno. C’è solo un problema rilevante.

Domanda: non sono due i grandi problemi?

Risposta: no, non sono due i grandi problemi, ma solamente uno.

Domanda: Solamente un grande problema?

Risposta: proprio così. Solamente un grande problema.

Carmelina: lo so Totò! Parli della carenza di bambole cinesi di qualità, vero?

Carmelina: I know Totò! You are talking about the lack of quality of Chinese dolls, right?

Domanda: chi è che sta parlando?

Risposta: Carmelina. Carmelina sta parlando?

Domanda: con chi parla Carmelina?

Risposta: parla con Totò. Carmelina sta parlando con Totò.

Domanda: Carmelina ha capito?

Risposta: No, non ha capito. Carmelina non ha capito.

Domanda: Ha capito il problema?

Risposta: No, lei non ha capito il problema.

Domanda: Qual è il problema per Carmelina?

Risposta: è la carenza di bambole cinesi di qualità. Il problema per Carmelina è la carenza di bambole cinesi di qualità.

Domanda: secondo Carmelina il problema sono le bambole cinesi di qualità?

Risposta: sì, secondo Carmelina il problema sono le bambole cinesi di qualità.

Domanda: secondo chi il problema sono le bambole cinesi di qualità?

Risposta: (Elettra: secondo me!) secondo Carmelina. secondo Carmelina il problema sono le bambole cinesi di qualità.

Domanda: è secondo Totò che il problema sono le bambole cinesi di qualità?

Risposta: no. Non è secondo Totò che il problema sono le bambole cinesi di qualità.

Domanda: e secondo chi, il problema sono le bambole cinesi di qualità?

Risposta: secondo Carmelina.

Domanda: è secondo lei che il problema sono le bambole cinesi di qualità?

Risposta: sì, è secondo lei.

Domanda: le bambole cinesi sono di qualità, secondo Carmelina?

Risposta: No. secondo Carmelina le bambole cinesi non sono di qualità.

Domanda: sono buone le bambole cinesi secondo Carmelina?

Risposta: No, non sono buone. Non sono di qualità.

Domanda: quali sono le bambole che non sono di qualità?

Risposta: quelle cinesi.

Domanda: sono quelle tedesche?

Risposta: no, non quelle tedesche, ma quelle cinesi.

Domanda: C’è carenza di bambole cinesi di qualità?

Risposta: sì, c’è carenza di bambole cinesi di qualità.

Domanda: ci sono molte bambole cinesi di qualità?

Risposta: no, non molte. Non sono molte le bambole cinesi di qualità.

Domanda: poche?

Risposta: sì, poche. Sono poche le bambole cinesi di qualità.

Domanda: quante sono le bambole cinesi di qualità secondo Carmelina?

Risposta: sono poche. Le bambole cinesi di qualità, secondo Carmelina, sono poche.

Domanda: c’è carenza di bambole cinesi di qualità?

Risposta: (Elettra: esatto. C’è carenza di bambole cinesi di qualità). Esatto. C’è carenza di bambole cinesi di qualità.

Domanda: c’è carenza di bambole cinesi buone?

Risposta: sì, c’è carenza di bambole cinesi buone. C’è carenza di bambole cinesi di qualità.

Domanda: secondo Carmelina, Totò parla della carenza di bambole cinesi di qualità?

Risposta: esatto, PARLA di quello secondo lei.

Totò: no! Non di quello, femmina! Parlo della paghetta. Tutti i mesi è sempre più bassa.

Toto: no! Not of that, girl! I’m talking about the pocket money. Every month is lower and lower.

Domanda: parlava di quello Totò?

Risposta: no, non parlava di quello. Lui non parlava di quello.

Domanda: Totò parlava della carenza di bambole cinesi di qualità?

Risposta: no, non parlava carenza di bambole cinesi di qualità.

Domanda: chi è la femmina?

Risposta: Carmelina è la femmina.

Domanda: e Toto?

Risposta: Totò è il maschio

Domanda: Chi è la femmina tra Carmelina e Totò.

Risposta: è Carmelina. Lei è la femmina tra Carmelina e Totò.

Domanda: di cosa parla Totò?

Risposta: parla della paghetta. Totò parla della paghetta.

Domanda: è della paghetta che parla Totò?

Risposta: sì, parla della paghetta. È della paghetta che parla Totò.

Domanda: chi è che parla della paghetta, Totò o Carmelina?

Risposta: è Totò che parla della paghetta.

Domanda: è bassa la paghetta?

Risposta: sì, è bassa. La paghetta è bassa.

Domanda: Non è alta?

Risposta: no, non è alta, la paghetta è bassa.

Domanda: è una paghetta mensile?

Risposta: sì, è una paghetta mensile.

Domanda: è giornaliera la paghetta?

Risposta: no, è mensile, non è giornaliera. È una paghetta mensile.

Domanda:  è settimanale? È una paghetta settimanale?

Risposta: no, non è settimanale. È una paghetta mensile.

Domanda: non è né una paghetta giornaliera, né una paghetta settimanale?

Risposta: esatto. non è né una paghetta giornaliera, né una paghetta settimanale

Domanda: La paghetta si prende ogni mese?

Risposta: sì, si prende ogni mese. La paghetta è mensile.

Domanda: cosa si prende ogni mese?

Risposta: la paghetta. È la paghetta che si prende ogni mese.

Domanda: la paghetta è sempre più bassa?

Risposta: esatto, sempre più bassa. Ogni mese è sempre più bassa.

Domanda: lo scorso mese era più alta?

Risposta: sì, lo scorso (PAST) mese era più alta la paghetta.

Domanda: Il mese prossimo (NEXT) sarà più bassa?

Risposta: proprio così! Esatto, il mese prossimo sarà più bassa.

Domanda: ogni mese è sempre più bassa?

Risposta: infatti. Ogni mese è sempre più bassa.

Domanda: tutti i mesi è sempre più alta?

Risposta: no, sempre più bassa. Tutti i mesi è sempre più bassa. Ogni mese è sempre più bassa.

Carmelina: colpa della crisi economica!

Carmelina: the fault is of the economic crisis!

Domanda: di chi è la colpa secondo Carmelina?

Risposta: DELLA crisi economica, La colpa è della crisi economica secondo Carmelina.

Domanda: l’economia è in crisi?

Risposta: sì, l’economia è in crisi. C’è la crisi economica, quindi l’economia è in crisi.

Domanda: che tipo di crisi è?

Risposta: Economica. È una crisi economica.

Domanda: è colpa di Carmelina?

Risposta: no, non di Carmelina. Non è colpa di Carmelina, ma della crisi economica.

Domanda: è colpa dell’economia che è in crisi?

Risposta: esatto, hai indovinato! È colpa dell’economia che è in crisi. È colpa della crisi economica

Totò: ma quale crisi economica, Carmelina! È colpa della famiglia, anzi, del capofamiglia!

Totò: but which economic crisis, Carmelina! It is the fault of the family, or rather, the head of the family!

Domanda: totò è d’accordo con Carmelina?

Risposta: no, totò NON è d’accordo con Carmelina.

Domanda: secondo Totò è colpa dell’economia?

Risposta: no, secondo Totò non è colpa dell’economia.

Domanda: secondo Totò è colpa dell’economia che è in crisi?

Risposta: no, secondo Totò non è colpa dell’economia che è in crisi.

Domanda: allora (THEN) è colpa si totò?

Risposta: ma quale Totò! Non è colpa di Totò.

Domanda: Non è colpa neanche di Totò?

Risposta: No, no! Neanche di Totò. Non è colpa né della crisi economica, né di Totò.

Domanda: di chi è la colpa secondo lui?

Risposta: è colpa della famiglia. Secondo lui è colpa della famiglia.

Domanda: è colpa DI CHI?

Risposta: della famiglia! È colpa della famiglia. F-A-M-I-GLIA

Domanda: CHI, nella famiglia, ha la colpa?

Risposta: il capofamiglia. È colpa DEL capofamiglia.

Domanda: chi è il capo (HEAD) della famiglia?

Risposta: il capofamiglia. Il capo della famiglia è il capofamiglia.

Domanda: chi è che guida (LEAD) la famiglia?

Risposta: il capofamiglia. È il capofamiglia che guida la famiglia

Domanda: se il capofamiglia guida la famiglia, allora lui è il capo della famiglia?

Risposta: esatto, se il capofamiglia guida la famiglia, è lui il capo della famiglia

Domanda:  colui che guida la famiglia è il capofamiglia quindi?

Risposta: esatto, COLUI che guida la famiglia è il capofamiglia.

Domanda: il colpevole allora chi è?

Risposta: il colpevole è il capofamiglia! È lui il colpevole.

Domanda: è Totò il colpevole?

Risposta: ma quale Totò! Totò non è il colpevole.

Domanda: perché?

Risposta: perché non è lui il capofamiglia. Totò non è il capofamiglia.

Carmelina: io, questo mese, due euro ho guadagnato!

Carmelina: this month, I gained two euro!

Domanda: chi ha guadagnato (GAINED) due euro?

Risposta: Carmelina. Lei ha guadagnato due euro.

Domanda:  Chi ha ricevuto (RECEIVED) due euro?

Risposta: Carmelina. Lei ha ricevuto due euro.

Domanda: Ok, Carmelina ha ricevuto due euro. Ma quando?

Risposta: questo mese. Questo mese Carmelina ha guadagnato due euro.

Domanda: il mese scorso Carmelina ha guadagnato due euro?

Risposta: no, non il mese scorso, – ma quale mese scorso! – questo mese Carmelina ha ricevuto due euro.

Domanda: quand’è che Carmelina ha ricevuto due euro?

Risposta: questo mese. È questo mese che Carmelina ha ricevuto due euro.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta (TRY TO ASK NOW, I GIVE YOU THE ANSWER):

Risposta: questo mese!

Domanda: quando Carmelina ha ricevuto due euro? Quand’è che Carmelina ha ricevuto due euro?

—————–

Totò: io cinque, ma due li ho vinti alle scommesse, e tre li ho trovati.

Totò: me five, but two of them I won to the bets, and three, I found them.

Domanda: Quanti euro ha guadagnato Totò questo mese?

Risposta: cinque. Questo mese Totò ha guadagnato cinque euro.

Domanda: Ok, Totò ha ricevuto cinque euro. Due (2) li ha vinti e tre (3)?

Risposta: li ha trovati. Tre li ha trovati

Domanda: e due?

Risposta: li ha vinti. Due li ha vinti.

Domanda: quanti euro ha vinto Totò?

Risposta: due. Totò ha vinto due euro.

Domanda: quanti ne ha vinti?

Risposta: ne ha vinti due.

Domanda: di cosa? Si cosa ne ha vinti due?

Risposta: di euro. Totò ha vinto due euro.

Domanda: come (HOW) li ha vinti?

Risposta: li ha vinti alle scommesse.

Domanda: li ha vinti alla lotteria (LOTTERY)?

Risposta: no, non li ha vinti alla lotteria, ma alle scommesse.

Domanda: li ha vinti giocando?

Risposta: sì, esatto. Li ha vinti scommettendo (BETTING), li ha vinti giocando (PLAYING) alle scommesse

Domanda: Chi è che ha scommesso? Carmelina ha scommesso?

Risposta: no, Carmelina non ha scommesso! Totò ha scommesso.

Domanda: è stato Totò a scommettere?

Risposta: esatto, è stato proprio Totò A FARLO (TO DO IT)

Domanda: Totò ha perso (LOST) alle scommesse?

Risposta: ma quale perso! Ha vinto.

Domanda: quanto ha vinto? Quanti soldi (MONEY) ha vinto?

Risposta: due euro. Ha vinto due euro alle scommesse. Totò ha vinto due euro alle scommesse.

Domanda: e il resto (THE REMAINING)?

Risposta: il resto li ha trovati.

Domanda: quant’è il resto?

Risposta: il resto è tre euro.

Domanda: è un euro il resto?

Risposta: no, non è un euro, ma tre. Il resto è tre euro.

Domanda: Totò ha trovato tre euro?

Risposta: sì, Totò ha trovato tre euro.

Domanda: invece quanti ne aveva vinti alle scommesse?

Risposta: ah, ne aveva vinti due alle scommesse.

Domanda: COMPLESSIVAMENTE (OVERALL) quanti euro ha guadagnato Totò?

Risposta: in tutto ha guadagnato cinque euro. Complessivamente Totò ha guadagnato cinque euro.

Domanda: QUANTO FA due più tre? (HOW MUCH IS TWO PLUS THREE?)

Risposta: fa cinque. Due più tre fa cinque.

Domanda: fa sei?

Risposta: no, non fa sei. MI DISPIACE (I’M SORRY).

Domanda: e quanto fa allora?

Risposta: fa cinque. Due più tre fa cinque.

Domanda: E cinque MENO (MISUS) tre? Quanto fa cinque meno tre?

Risposta: due. Cinque meno tre fa due.

Domanda: Sei sicuro che cinque meno tre faccia due?

Risposta: Certamente. Sono sicuro che cinque meno tre faccia due. Sono sicuro.

Domanda: Di cosa sei sicuro?

Risposta: Sono sicuro che cinque meno tre faccia due. Di questo sono sicuro.

Domanda: e cinque meno due?

Risposta: tre. Cinque meno due fa tre.

Domanda: sei sicuro anche che cinque meno due faccia tre?

Risposta: certo. Sono sicurissimo anche che cinque meno due faccia tre.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta (try to ask now, I give you the answer):

Risposta: fa tre! Cinque meno due fa tre.

Domanda: quanto fa cinque meno due?

—————–

Carmelina: scommesse??

Carmelina: bets??

Domanda: è sorpresa (SURPRISED) Carmelina?

Risposta: sì, Carmelina è sorpresa! Carmelina è sorpresa.

Domanda: di cosa si è sorpresa Carmelina?

Risposta: si è sorpresa delle scommesse! Carmelina si è sorpresa delle scommesse.

Domanda: di cosa si è sorpresa Carmelina?

Risposta: delle scommesse. Si è sorpresa delle scommesse.

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Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: Carmelina. Carmelina si è sorpresa! È Carmelina che si è sorpresa.

Domanda: Chi si è sorpresa? Chi è che si è sorpresa?

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Totò: sì, ho scommesso due euro con mio padre che non mi avrebbe dato la paghetta di cinque euro, ed ho vinto!

Totò: Yes, I bet two euro with my father, that he would not gave me the five euro pocket money, and I won!

Domanda: Chi ha scommesso con suo padre?

Risposta: Totò. Totò ha scommesso con suo padre.

Domanda: è stato Totò a scommettere?

Risposta: sì. È stato Totò a scommettere.

Domanda: è stato Totò a farlo (TO DO IT)?

Risposta: sì. È stato Totò a farlo.

Domanda: a fare cosa, è stato Totò?

Risposta: a scommettere. A scommettere è stato Totò.

Domanda: quanto ha scommesso Totò?

Risposta: ha scommesso due euro. Totò ha scommesso due euro.

Domanda: con chi? Con chi ha scommesso Totò?

Risposta: ha scommesso col padre. Totò ha scommesso col padre. Con suo padre.

Domanda: Totò ha scommesso due euro con suo padre?

Risposta: Sì, esatto. Ha scommesso due euro con suo padre.

Domanda: ha scommesso quattro euro con sua madre?

Risposta: no, non ha scommesso quattro euro con sua madre, ma due euro con suo padre.

Domanda: chi ha fatto la scommessa?

Risposta: Totò e suo padre. Loro due hanno scommesso.

Domanda: Hanno scommesso Carmelina, Totò e il padre? Loro tre?

Risposta: no, non oro tre. Hanno scommesso Totò e suo padre.

Domanda: Solamente loro due?

Risposta: esattamente. Esclusivamente loro due.

Domanda: in quanti hanno fatto la scommessa?

Risposta: in due. L’hanno fatta in due la scommessa.

Domanda: e chi sono queste due persone che hanno scommesso?

Risposta: sono Totò e suo padre. Loro due hanno scommesso.

Domanda: ok. Su cosa hanno scommesso?

Risposta: sulla paghetta. Hanno scommesso sula paghetta.

Domanda: la paghetta?

Risposta: sì, hanno scommesso sulla paghetta.

Domanda: e quanto hanno puntato (BET)?

Risposta: due euro. Hanno puntato due euro.

Domanda: Quanti ne hanno puntati di euro?

Risposta: due. Ne hanno puntati due di euro.

Domanda: quant’era la posta in gioco? (THE STAKES)

Risposta: due euro. La posta in gioco era due euro.

Domanda: quanti soldi hanno scommesso Totò e suo padre?

Risposta: due euro. Totò ed il padre hanno scommesso due euro.

Domanda: era di un euro la posta in gioco?

Risposta: no, non era di un euro la posta in gioco. La posta in gioco era di due euro.

Domanda: Il doppio? (DOUBLE)

Risposta: sì esatto, il doppio.

Domanda: cosa ha scommesso Totò?

Risposta: ha scommesso che il padre non gli avrebbe dato la paghetta.

Domanda: secondo Totò (ACCORDING TO TOTÒ), il padre gli avrebbe dato la paghetta?

Risposta: no, secondo lui no.  Secondo lui il padre non gli avrebbe dato la paghetta.

Domanda: cosa non gli avrebbe dato secondo lui?

Risposta: la paghetta. Non gli avrebbe dato la paghetta.

Domanda: secondo Totò il padre gli avrebbe dato la paghetta?

Risposta: no, secondo Totò non gliela avrebbe data.

Domanda: non gliel’avrebbe data?

Risposta: no, secondo lui no.

Domanda: secondo chi il padre non gli avrebbe dato la paghetta?

Risposta: secondo Totò. Secondo Totò il padre non gli avrebbe dato la paghetta.

Domanda: a chi non avrebbe dato la paghetta, il padre di Totò?

Risposta: a Totò. A Totò non avrebbe dato la paghetta.

Domanda: chi è che non avrebbe dato la paghetta a Totò, secondo Totò?

Risposta: il padre. È il padre di Totò, che, secondo lui, non gli avrebbe dato la paghetta.

Domanda: l’opinione (OPINION) di Totò era che il padre non gli avrebbe dato la paghetta?

Risposta: esatto, Questa era la sua opinione.

Domanda: e l’opinione del padre? Qual era la sua opinione?

Risposta: l’opinione del padre di Totò era che gli avrebbe dato la paghetta.

Domanda: Totò ed il padre avevano la stessa opinione?

Risposta: no, non avevano la stessa opinione.

Domanda:  Avevano un’opinione opposta? (OPPOSITE)

Risposta: esatto, avevano un’opinione opposta.

Domanda: per questa ragione (FOR THAT REASON) hanno scommesso vero?

Risposta: sì, per questa ragione hanno scommesso. Questa è la ragione.

Domanda: qual è la ragione per cui hanno scommesso?

Risposta: che avevano un’opinione opposta. Questa è la ragione per cui hanno scommesso.

Domanda: hanno scommesso perché la pensavano diversamente (THEY HAD A DIFFERENT IDEA)?

Risposta: esatto. Hanno scommesso perché la pensavano diversamente.

Domanda: Totò ha vinto la scommessa?

Risposta: sì sì, ha vinto.

Domanda: L’ha vinta lui la scommessa?

Risposta: sì, l’ha vinta lui.

Domanda: Non l’ha vinta suo padre?

Risposta: no, non suo padre. L’ha vinta Totò la scommessa.

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: hanno scommesso due euro. Totò e suo padre hanno scommesso due euro.

Domanda: Quanto hanno scommesso Totò e suo padre?

—————–

Carmelina: e i tre euro? Dove li hai trovati?

Carmelina: and the three euro? Where did You find them?

Domanda: chi fa la domanda?

Risposta: Carmelina fa la domanda.

Domanda: Carmelina vuole sapere (WANTS TO KNOW) dove Totò ha trovato i tre euro?

Risposta: esatto. Vuole sapere dove Totò ha trovato i tre euro.

Domanda: chi riceve (RECEIVES) la domanda?

Risposta: Totò la riceve. Totò riceve la domanda.

Domanda: Come ha avuto i tre euro Totò?

Risposta: li ha trovati. Li ha trovati, i tre euro.

Domanda: li ha vinti?

Risposta: no, non li ha vinti, ma li ha trovati.

Domanda: è così che li ha avuti?

Risposta: sì, è proprio (EXACTLY) così!

—————–

Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: No, non Carmelina, ma Totò. È Totò che riceve la domanda.

Domanda: Chi riceve a domanda? Carmelina? È Carmelina che riceve la domanda?

—————–

Totò: sotto al cuscino, grazie al dente che mi è caduto ieri!

Totò: under the pillow, thanks to the tooth that has fallen yesterday!

Domanda: dove ha trovato i tre euro Totò?

Risposta: sotto il cuscino. Li ha trovati sotto il cuscino.

Domanda: li ha trovati sopra il cuscino?

Risposta: no, non sopra, ma sotto il cuscino.

Domanda: grazie a cosa?

Risposta: grazie al dente che gli è caduto ieri.

Domanda: grazie al dente?

Risposta: Sì, grazie al dente.

Domanda: è di Totò il dente?

Risposta: sì, è suo. Il dente è di Totò.

Domanda: è caduto il dente di Carmelina?

Risposta: no, non è caduto il dente di Carmelina, ma il dente di Totò.

Domanda: cosa è caduto, ieri?

Risposta: il dente di Totò. Il dente di Totò è caduto ieri.

Domanda: quando è caduto il dente?

Risposta: ieri. È caduto ieri il suo dente.

Domanda: e dov’era il dente? Sotto il cuscino?

Risposta: no, non era il dente che stava sotto il cuscino.

Domanda: cosa c’era allora (THEN) sotto il cuscino?

Risposta: i tre euro c’erano. I soldi (MONEY).

Domanda: di quanti soldi stiamo parlando adesso? (ARE WE TALKING ABOUT NOW?)

Risposta: di tre euro. Stiamo parlando di tre euro.

Domanda: a chi è caduto il dente ieri?

Risposta: a Totò. A lui è caduto il dente, ieri.

Domanda: è caduto a Carmelina? È caduto a lei?

Risposta: (Elettra: no, non a me. Non è caduto a me). No, non a lei. Non è caduto a lei, ma a lui, a Totò. È caduto a Totò.

Domanda: a lei non è caduto nessun dente?

Risposta: no, a lei non è caduto nessun dente.

Domanda: è grazie al dente caduto che Totò ha trovato tre euro sotto il cuscino?

Risposta: bravo! È proprio grazie a questo. È grazie al dente che caduto ieri che Totò ha trovato tre euro sotto il cuscino.

Domanda: il dente è caduto un giorno fa? (A DAY AGO)

Risposta: sì, il dente è caduto un giorno fa, è caduto ieri.

Domanda: non è caduto due giorni fa? L’altro ieri? (THE DAY BEFORE YESTERDAY)

Risposta: no, non è caduto l’altro ieri, ma ieri. È caduto ieri.

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Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: no, non li ha trovati a terra i soldi, ma sotto il cuscino. Li ha trovati sotto il cuscino.

Domanda: Li ha trovati a terra i soldi Totò?

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Carmelina: I topini dei denti sono più generosi dei capofamiglia!

Carmelina: The mice of the teeth are more generous then householders!

Domanda: I Topini dei denti sono generosi?

Risposta: sì, molto generosi!

Domanda: Più generosi dei capofamiglia?

Risposta: sì sì, più generosi dei capofamiglia.

Domanda: chi è meno generoso?

Risposta: i capofamiglia. Loro sono meno generosi.

Domanda: rispetto a chi (COMPARED TO WHOM) sono meno generosi?

Risposta: rispetto ai topini dei denti. È rispetto ai topini dei denti che i capofamiglia sono meno generosi.

Domanda: i topini prendono (TAKE) i denti caduti (FALLEN) dei bambini?

Risposta: sì, esatto. I topini di denti prendono i denti dei bambini.

Domanda: cosa prendono i topini dei denti?

Risposta: i denti. Prendono i denti. I Topini dei denti prendono i denti.

Domanda: e cosa lasciano in cambio? (WHAT DO THEY TO LEAVE IN RETURN?)

Risposta: lasciano i soldi sotto il cuscino. I topini dei denti lasciano i soldi sotto il cuscino.

Domanda: quanti soldi sotto il cuscino ha lasciato il topino stavolta? (THIS TIME)

Risposta: ha lasciato tre euro stavolta. Il topino dei denti stavolta ha lasciato tre euro sotto il cuscino.

Domanda: sotto cosa li ha lasciati i tre euro?

Risposta: sotto il cuscino. Li ha lasciati sotto il cuscino.

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Prova a fare la domanda adesso, io do la risposta:

Risposta: sono più generosi i topini dei denti.

Domanda: chi è più generoso, i topini dei denti, oppure i capofamiglia?

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FINE


 

Andare a quel paese

Audio

Video con sottotitoli

video a cura di Yasemin Arkun

Trascrizione

Buongiorno a tutti e bentrovati sulle pagine di italianosemplicemente.com, sito adatto per aiutare ad apprendere l’italiano tutti coloro che hanno poco tempo a disposizione per studiare la grammatica.
Grazie di essere ancora qui, e per chi non conosce ancora Italiano Semplicemente, vi invito ad andare sul sito e dare un’occhiata alla sezione “livello intermedio”, dove ci sono molti episodi da leggere e file audio mp3 da ascoltare. Per i principianti, benvenuti e a voi consiglio di andare alla pagina a voi dedicata. Anche coloro che non sanno nulla di italiano, potranno trovare, nella pagina “principianti”, delle storie da ascoltare. Lì troverete sia i file audio che le trascrizioni.

Bene, oggi ci occupiamo di una frase idiomatica, e in particolare di una frase molto delicata.

Dico delicata perché avrò alcune difficoltà a trovare le parole più idonee per spiegare questa frase idiomatica. Vado subito al dunque (via il dente, via il dolore) e vi dico che la frase in questione è “andare a quel paese”. Andare a quel paese è una frase idiomatica, sicuramente, perché il senso proprio di questa frase è sicuramente fuorviante. Fuorviante significa che vi porta fuori dalla via, vi porta fuoristrada, questo significa che voi potreste pensare di leggere la frase parola per parola ed interpretare la frase in questo modo, ed invece la frase ha un senso figurato; un senso diverso dal significato proprio.

Chi di voi già consce questa espressione già avrà capito per quale motivo sono preoccupato oggi, nell’affrontare questa spiegazione. Gli altri invece saranno incuriositi, e quindi cercherò di cavarmela affrontando la frase senza indugiare. Cercherò di cavarmela significa cercherò di uscirne fuori, cercherò di risolvere il problema.

Dunque “andare a quel paese”, o meglio, l’esclamazione “vai a quel paese”, rivolta a qualcuno, è l’equivalente di… “fuck you” in inglese. La differenza è che mentre la frase inglese è molto volgare (ed ovviamente esiste l’equivalente italiano di fuck you, che non sto qui a ricordarvi poiché sicuramente tutti voi già conoscete; mentre la frase inglese è volgare, come dicevo, “vai a quel paese” è, per quel che si può, la versione delicata, informale, gentile se vogliamo.

Andare a quel paese quindi è un invito, è un invito che si fa, che si rivolge ad una persona, ed è un invito che si rivolge generalmente a persone con le quali non si va molto d’accordo. In genere “vai a quel paese” conclude sempre una discussione, è cioè l’ultima frase che si dice, generalmente, in una discussione animata, in cui si litiga con qualcuno. Se si discute, se si litiga con qualcuno, ed in particolare se si discute animatamente si alzano i toni, si alza la voce, e spesso può accadere che una delle persone insulti un’altra persona, e pronunci appunto questa frase: “vai a quel paese”.

Discutere animatamente significa discutere con l’anima, e si usa frequentemente per indicare una discussione accesa, che non si svolge con toni pacati, tranquilli, ma ad un certo punto ci si lascia andare, si comincia ad alzare la voce, e si perde il controllo. Ed alla fine uno dei due, e spesso entrambi, mandano a quel paese l’altra persona.

Mandare a quel paese quindi vuol dire manifestare un grande dissenso verso l’altra persona, nel senso che queste due persone hanno una idea totalmente diversa a proposito di un certo argomento, e mandando a quel paese si dice all’altro:

ok, è chiaro che non la pensiamo nello stesso modo, è chiaro che abbiamo una idea diversa, quindi tu resti con la tua opinione, che io non approvo, ed io resto con la mia, che tu non approvi.

Questa lunga frase, evidentemente, è  troppo lunga per essere pronunciata, e soprattutto non vale la pena di sprecare fiato per una persona che vogliamo liquidare. In queste circostanze quindi “vai a quel paese” è un sistema sbrigativo per liquidare una persona.

Liquidare una persona vuol dire, non renderla liquida, non farla diventare liquida, ma vuol dire sbarazzarsi di questa persona, farla allontanare, oppure smettere di parlarci perché le abbiamo già dedicato molto tempo.

Entrambe le persone, evidentemente, per mandare a quel paese l’altra persona, manifestano la volontà di sbarazzarsi l’una dell’altra. L’una dell’altra vuol dire che ognuna delle due persone si vuole sbarazzare dell’altra persona. E sbarazzare, come detto, ha lo stesso significato, più o meno, di liquidare. Posso quindi dire “ho liquidato Giovanni” oppure posso dire “mi sono sbarazzato di Giovanni”.

E’ la stessa cosa. Quindi ragazzi spero non vogliate liquidarmi dopo questa spiegazione. Soprattutto spero non vogliate mandarmi a quel paese, perché mi offenderei.

Un’ultima annotazione: “quel paese” indica un luogo, un paese, appunto, che non si nomina. Si indica quindi un paese senza nome che indica quindi un luogo lontano, che non viene nominato, perché se lo facessi, direi una parolaccia…

Vi lascio sulle note di questa bella canzone italiana di Alberto Sordi, un comico italiano tra i più famosi, ormai passato a miglior vita purtroppo (cioè ormai deceduto) che si chiama appunto:  “te c’hanno mai mannato a quel paese”, che in dialetto romano significa “ti ci hanno mai mandato a quel paese?, cioè: “a te ti hanno mai detto vai quel paese”?

Un saluto a tutti.

4^ lezione di Italiano Professionale: Precisione e Puntualità (abstract)

immagine_lezione_4_sommario

Audio (estratto dalla lezione completa)

 

italiano dante_spunta In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere i concetti di Precisione e puntualità.
spagna_bandiera En esta lección vemos las expresiones típicas de Italia, que se relacionan con la precisión y puntualidad.
france-flag Dans cette leçon, nous voyons les expressions typiques italiens qui se rapportent à la précision et la ponctualité.
flag_en In this lesson we take a look at typical Italian expressions concerning accuracy and timeliness.
bandiera_animata_egitto

فالتعبيرات الإيطاليه النموذجيه المتعلقه بالدقه والتوقيت الصحيح


russia В этом уроке мы видим типичные итальянские выражения, которые относятся к точности и своевременности.
bandiera_germania In dieser Lektion sehen wir die typischen italienischen Ausdrücke, die die Genauigkeit und PUNKTUALITÄT .
bandiera_grecia Σε αυτό το μάθημα θα δούμε τα τυπικά ιταλικά εκφράσεις που σχετίζονται με την ακρίβεια και την επικαιρότητα.

 

 

Il Decreto flussi (principianti)

Audio

principianteVideo con sottotitoli

IL DECRETO FLUSSI È UNA LEGGE ITALIANA

Domanda: CHE COS’È il decreto flussi?

Risposta: è una LEGGE italiana. Il decreto flussi è una legge italiana

Domanda: il decreto flussi è una legge?

Risposta: sì, Il decreto flussi è una legge. Il decreto flussi è una legge ITALIANA.

Domanda: COS’È Il decreto flussi?

Risposta: è UNA LEGGE. Il decreto flussi è una legge.

Domanda: Il decreto flussi è una legge FRANCESE?

Risposta: no, Il decreto flussi NON è una legge FRANCESE, ma è una legge ITALIANA. Il decreto flussi NON è una legge FRANCESE, ma è una legge ITALIANA.

Domanda: Il decreto flussi è una legge TEDESCA?

Risposta: no, Il decreto flussi NON è una legge TEDESCA, ma è una legge ITALIANA.

Domanda: DI QUALE nazione è il decreto flussi?

Risposta: DELL’ITALIA. Il decreto flussi è una legge dell’Italia. Il decreto flussi è una legge della NAZIONE Italia.

Domanda: il decreto flussi è una legge della NAZIONE FRANCIA?

Risposta: no, Il decreto flussi NON è una legge della nazione Francia, è una legge della nazione ITALIA.

Domanda: QUAL È la nazione del decreto flussi?

Risposta: È L’ITALIA. È l’Italia la nazione del decreto flussi.

Domanda: è in Italia CHE esce la legge del decreto flussi?

Risposta: esatto! E’ in Italia CHE esce la legge del decreto flussi. E’ in Italia CHE esce la legge del decreto flussi.

Domanda: DOV’È CHE esce la legge?

Risposta: in Italia! È in Italia CHE ESCE la legge. È in Italia che esce la legge.

news_iconaDomanda: Sei SICURO?

Risposta: sì, sì! Sono sicuro! Sono SICURISSIMO! Sono sicurissimo! E’ una legge italiana. Il decreto flussi è una legge italiana.

Domanda: a chi È RIVOLTO? A chi è rivolto il decreto flussi? A chi è rivolto il decreto flussi?

Risposta: è rivolto AI CITTADINI non comunitari. È rivolto ai cittadini non comunitari. È rivolto ai cittadini EXTRA-comunitari.

Domanda: è rivolto ai cittadini COMUNITARI?

Risposta: no, il decreto flussi NON È RIVOLTO ai cittadini comunitari.

Domanda: è rivolto ai cittadini non comunitari ALLORA?

Risposta: sì, esatto! Il decreto flussi è rivolto ai cittadini non comunitari!

Domanda: a chi è rivolto?

Risposta: è rivolto ai cittadini non comunitari. È rivolto ai cittadini extra-comunitari.

Domanda: Ah, è rivolto A LORO QUINDI?

Risposta: sì, è rivolto A LORO. È rivolto ai cittadini non comunitari.

Domanda: non è rivolto AGLI italiani?

Risposta: no, non è rivolto agli italiani. Non è rivolto AI cittadini italiani.

Domanda: non è rivolto ai cittadini italiani?

Risposta: no, non è rivolto ai cittadini italiani.

Domanda: e A QUALI cittadini è rivolto?

Risposta: è rivolto ai cittadini NON COMUNITARI.

Domanda: è rivolto ai cittadini FRANCESI?

Risposta: no, NON francesi! Ai cittadini non comunitari, ai cittadini extracomunitari.

Domanda: ah, AI cittadini extra comunitari! CHE VENGONO A FARE in Italia? Che vengono a fare in Italia?

Risposta: vengono A LAVORARE. I cittadini extra-comunitari vengono a lavorare in Italia.

Domanda: i cittadini extra-comunitari vengono in Italia PER lavoro?

Risposta: sì, i cittadini extra-comunitari vengono in Italia PER lavoro!

Domanda: vogliono lavorare in Italia?

Risposta: sì, esatto! Vogliono lavorare in Italia! I cittadini extra-comunitari vogliono lavorare in Italia.

Domanda: COME SI CHIAMA la legge per far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia? Come si chiama la legge per far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia? Come si chiama la legge per far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia?

Risposta: si chiama DECRETO FLUSSI. La legge CHE SERVE a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia di chiama decreto flussi. La legge che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia di chiama decreto flussi. È il decreto flussi.

Domanda: il decreto flussi quindi È RIVOLTO ai cittadini extra-comunitari?

Risposta: sì, esatto, i cittadini extra-comunitari le persone A CUI È RIVOLTO il decreto flussi –  A CUI è rivolto il decreto flussi.

Domanda: sono loro A CUI è rivolto?

Risposta: sì, sono loro a cui è rivolto. Sono loro a cui è rivolto.

Domanda: A CHI si rivolge il decreto flussi? A chi si rivolge il decreto flussi? Ai cittadini comunitari O ai cittadini extra-comunitari? Ai cittadini comunitari o ai cittadini extra-comunitari?

Risposta: il decreto flussi si rivolge ai cittadini extra-comunitari.

Domanda: A COSA SERVE il decreto flussi? A cosa serve il decreto flussi? A cosa serve il decreto flussi?

Risposta: il decreto flussi SERVE A LAVORARE in Italia. Il decreto flussi serve a lavorare in Italia. Serve a lavorare. Il decreto flussi serve a lavorare.

Domanda: ah, quindi il decreto flussi è una legge italiana che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia?

Risposta: esatto, è proprio così! il decreto flussi è una legge italiana che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia.

Domanda: extra CHE?

Risposta: extra-COMUNITARI! Extra-comunitari!

Domanda: il decreto flussi quindi RIGUARDA il lavoro?

Risposta: certo! Il decreto flussi è una legge SUL lavoro. Il decreto flussi RIGUARDA il lavoro in Italia. Il decreto flussi riguarda il lavoro DEI cittadini extra-comunitari in Italia. Il decreto flussi è la legge italiana che serve a lavorare in Italia SE SEI un cittadino extra-comunitario.

Domanda: SE SEI un cittadino comunitario?

Risposta: se sei un cittadino EXTRA-comunitario, non “comunitario”.

Domanda: se sei DENTRO o se sei FUORI la Comunità Europea? Se sei dentro o se sei fuori la Comunità Europea?

Risposta: se sei fuori! Se sei fuori DALLA Comunità Europea! Se sei dentro, sei comunitario, se sei fuori, sei extra-comunitario. Se sei DENTRO, sei comunitario, se sei FUORI, sei extra-comunitario, e il decreto flussi è la legge italiana che serve a far lavorare i cittadini extra-comunitari in Italia, non i cittadini comunitari.


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