Protetto: Italiano Professionale – 5^ lezione – Tenacia e Resistenza (Solo associati)

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Mica pizza e fichi!

Tutte le frasi idiomatiche

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Il fico

Buona giornata a tutti. Oggi voglio spiegare l’espressione “mica pizza e fichi“.
Non ricordo più la persona che mi ha chiesto di spiegare la frase, mi dispiace. Vi dico che questa è una espressione nata a Roma, la capitale d’Italia, l’ombelico del mondo, ma comunque è una espressione abbastanza nota in tutto lo stivale. Lo stivale è uno dei tanti modi con cui si può chiamare l’Italia, la penisola italiana, che appunto ha la forma di uno stivale, cioè di una scarpa alta, alta fino a quasi il ginocchio.
Mica pizza e fichi. Ho voluto spiegare questa espressione perché mi permette di parlare di molte caratteristiche tipiche italiane. Una è la parola “mica“, un’altra è la “pizza” e l’altra è la parola “fichi“.
Iniziamo con mica. Mica (vedi spiegazione) è un rafforzativo della negazione, questo significa che si usa nelle frasi in cui vogliamo negare, cioè vogliamo dire che c’è qualcosa che non è vero.
Si usa in conversazioni familiari e tra amici prevalentemente, e non fa parte quindi del linguaggio scritto o che potete usare per comunicazioni ufficiali ed importanti.
Rafforzare una negazione significa negare, dire no, con maggiore forza, e questo possiamo farlo in molti modi diversi in Italia.
Possiamo usare “per niente” , “per nulla” assolutamente, affatto, possiamo però usare anche un tono diverso se vogliamo.

 

Possiamo usare “mica” però non solo per rafforzare la negazione, infatti possiamo usare mica al posto di “non già”, “non molto”.
Facciamo qualche esempio: anziché dire:
“oggi non vado a scuola”, dove c’è una negazione (non vado a scuola) possiamo dire “oggi non vado mica a scuola!”. Quindi in questo caso aggiungo mica alla frase, inserisco la parola mica all’Interno della frase.
Non si usa solo in questo modo però. Se anteposto al verbo, cioè se messo prima del verbo, mica sostituisce la negazione.
Allora ad esempio posso dire: “vado a scuola” e se voglio negare questo dico “non vado a scuola” oppure “mica vado a scuola”. Anche questa è una negazione.
Mica al posto di non. Ho sostituito non con mica.
Ma non posso sostituire non con mica. È una negazione diversa.
Non posso farlo perché cambia il significato della frase.
Se tua madre, pensando che vai a scuola, ti dice: ciao, buona scuola per oggi!
Tu puoi rispondere: mica vado a scuola! Che vuol dire: mamma, non è come tu pensi, non sto andando a scuola. Quindi questa frase va bene solamente come risposta a qualcuno che credeva che tu stessi andando a scuola, Come tua madre.

Bene ci stiamo avvicinando a “mica pizza e fichi” ed al suo significato.
Vediamo ora la frase “mica male”.
Mica si usa spessissimo davanti alla parola male: “mica male”. Mica male è una esclamazione italiana, usata in tutta Italia per dire “niente male” per esprimere cioè un giudizio favorevole, una ammirazione verso qualcosa.
“Mica male i nuovi jeans che hai acquistato”.
“Mica male il sito che hai trovato per imparare l’italiano”.
“Mica male la fidanzata di Marco”.
Mica male significa semplicemente “niente male”, ma è più familiare. “Non è affatto male”, o anche “non è niente male” sono le versioni corrette in italiano che si possono usare sempre.
Ok, “mica male” è usata in tutta Italia, come ho detto, e si usa per esprimere un giudizio positivo, un apprezzamento a qualcosa. Questo qualcosa può essere qualsiasi cosa, una macchina, una fidanzata eccetera, ma difficilmente è una cosa nostra, che appartiene a noi stessi. Solitamente “mica male” si usa per apprezzare le cose degli altri.
Eccoci che siamo arrivati a “mica pizza e fichi”.
“Mica pizza e fichi” si usa quasi esclusivamente per le nostre cose, e per le cose a cui teniamo.
Ma perché la pizza i fichi?
La pizza è la specialità italiana, ma è un piatto per tutti e relativamente economico. I fichi sono un frutto, che solitamente si mangia direttamente dagli alberi, non si acquista, non è facile almeno trovarli in vendita perché si rovinano Facilmente una volta raccolti dall’albero.
Quindi pizza e fichi sono due alimenti che insieme indicano un pasto dei poveri. Si può fare anche la pizza con i fichi, che è anche buonissima.
Con mica davanti a pizza e fichi si nega quindi che si stia parlando di una cosa qualsiasi, di una cosa di poco valore.
Perciò “mica pizza e fichi” vuol dire “non è da poveri”, “non è affatto da poveri” , “non è affatto una cosa che tutti possono permettersi”.
Può significare quindi che non hai badato a spese, che hai speso molto, non come fanno, i poveri che invece devono necessariamente e purtroppo badare alle spese.
Mica pizza e fichi si usa spesso quindi per indicare che l’oggetto in discussione ha un certo valore e non è cosa di poco conto, come appunto la pizza, un piatto “povero”, diciamo così, o un semplice frutto: i fichi.
“Ho comprato una macchina bellissima, mica pizza e fichi”.
Si usa qui quindi spesso con cose che ci appartengono, e spesso si usa anche in senso ironico, per ridere, ma a volte anche verso cose che appartengono ad altri. La frase quindi è informale e scherzosa ma non offensiva.
Quindi ad esempio potete dire: ho ascoltato la spiegazione di una frase italiana diffusissima su italianosemplicemente.com, mica pizza e fichi.
Questo è un esempio di utilizzo. Se venite a Roma potete quindi andare al ristorante e chiedere il vino più buono a disposizione del ristorante. Se il cameriere vi porta il vino chianti, vino buonissimo, potreste dire: ah questo è il famoso chianti italiano, mica pizza e fichi.
Vedrete che il cameriere sarà piacevolmente stupito e lo farete sorridere.
In questo caso quindi è come dire: il chianti non è un vino qualsiasi, ma è un vino pregiato, uno dei migliori, uno dei più buoni.
Spero di essere riuscito a spiegare bene questa frase.
Ora provate voi a fare un esercizio di ripetizione. Lo facciamo sempre alla fine di ogni lezione, come sanno bene coloro che ci seguono sempre. È ciò che facciamo anche nelle lezioni di italiano professionale. Ripetete dopo di me, ricopiate il mio tono della voce senza pensare alla grammatica.

Buono questo vino, mica pizza e fichi!
…………………………………

Le piace la mia macchina? mica pizza e fichi!
……………………….

Queste scarpe sono le migliori. mica pizza e fichi!
……………………….

Ho acquistato una casa al centro di Roma, mica pizza e fichi!

……………………….

Vi dico che se, come me, anche a voi è venuta voglia di mangiare la pizza con i fichi, non è affatto facile trovare pizzerie che servano ai clienti questo piatto prelibato.
Se venite in Italia comunque provate a chiedere al cameriere, non si sa mai.
Un saluto da Roma e dall’Italia.

Ciao

La nazionale italiana di calcio ha dei giocatori fortissimi, mica pizza e fichi!


 

sposo

Farsene una ragione

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Trascrizione

Buonasera e benvenuti a tutti su Italiano Semplicemente, il sito per imparare l’italiano con divertimento. Oggi vediamo un’altra espressione tipica italiana di suo quotidiano. Di uso quotidiano, o di utilizzo quotidiano, vuol dire che questa frase si usa tutti i giorni, si usa, si

immagine_farsene_una_ragione
esempio di utilizzo

utilizza, quotidianamente.

Bene, l’espressione è “farsene una ragione”. Avete ascoltato un pezzo di una canzone di Ligabue, famoso cantante italiano, in cui il dice “quando farsi una ragione vorrà dire vivere”.

Non è facilissimo spiegare, a dire il vero, questa espressione, perché non posso neanche aiutarmi con la lingua inglese. Non esiste una vera traduzione di questa frase.

Sicuramente però con l’utilizzo di molti esempi, con molti frasi di esempio vedrete che ce la faremo anche oggi.

Allora: cominciamo con “farsene”. Farsene viene dal verbo fare. Come saprete, il “ne” alla fine indica che si sta parlando di qualcosa di specifico, indica, si riferisce a qualcosa. Quando dico ad esempio, “parliamone”, vuol dire parliamo di questa cosa, di qualcosa in particolare. Ad esempio se io dico a mia moglie: “amore ho un problema, parliamone”; vuol dire parliamo del problema, parliamone.

Allo stesso modo, analogamente, “mangiamone”, che viene da mangiare, anche qui ci si riferisce a qualcosa. Se dico ad esempio: “ho delle fragole, mangiamone un po’” significa mangiamo un po’ di fragole.

Quindi anziché ripetere il soggetto della frase si aggiunge “ne” alla fine. Ok, quindi col verbo fare, che è il verbo di cui si sta parlando nella frase di oggi, posso dire farsene, cioè fare di qualcosa.

Farsene “Una ragione”, quindi indica che c’è qualcosa, di cui possiamo, o dobbiamo farci una ragione.

Ok, ancora non è chiaro però. Cosa significa che io mi devo fare una ragione di qualcosa, o che tu ti devi fare una ragione di una cosa. Semplicemente vuol dire “accettarla”. Farsi una ragione di qualcosa vuol dire accettare questa cosa, non respingerla, fare in modo che non sia più un problema, non pensarci più.

Evidentemente esiste un problema, un problema che ci preoccupa, che ci fa pensare, ci fa pensare a come risolverlo, ed ad un certo punto diciamo: “ok, basta così adesso, non voglio pensarci più, me ne devo fare una ragione”, me ne devo fare una ragione, cioè lo devo accettare, mi devo rassegnare, mi devo fare una ragione di questo problema, “me ne devo fare una ragione”, anche qui “ne” serve per non ripetere il soggetto della frase, il problema. Devo accettare questa cosa, devo farmi una ragione di questo problema, cioè me ne devo fare una ragione.

Ripeto: me ne devo fare una ragione. Posso quindi dire che io me ne devo fare una ragione se è un mio problema, che io, devo accettare, altrimenti se sei tu che devi accettare il problema, in questo caso sei tu che te ne devi fare una ragione.

Oppure: lui se ne deve fare una ragione, lei, oppure noi eccetera.

In generale, se non voglio specificare la persona, dico: farsene una ragione, cioè farsi una ragione di qualcosa.

Ok. Questo credo che ora sia abbastanza chiaro. Ma perché si usa la parola ragione? Cos’è la ragione? Solitamente la ragione rappresenta la mente, il cervello; ognuno di noi ragiona, cioè pensa, aziona il cervello. Il compito del cervello è ragionare. La ragione si usa per risolvere i problemi quindi, per pensare logicamente, per usare la logica. Si dice ad esempio che una persona ha agito senza ragionare, cioè ha fatto qualcosa senza pensare alle conseguenze.

Poi si dice spesso che chi è pazzo è “privo della ragione”. Essere privi di qualcosa significa non avere qualcosa. Chi è privo della ragione, non ragiona, non è capace di ragionare, quindi è pazzo, è una persona priva della ragione.

Poi si dice anche “hai ragione”, per indicare che quello che dici è giusto, che approvo ciò che dici. Al contrario “non hai ragione”, cioè “hai torto”, non è giusto ciò che hai detto, hai detto una cosa sbagliata. Non hai ragione.

Invece se usiamo il verbo fare, e diciamo “fare una ragione” non significa proprio niente. Perché? Perché devo dire chi è che fa questa cosa. Sono io? Allora io me ne faccio una ragione. Il “me” indica che sono io che devo accettare questa cosa. Io me ne faccio una ragione. Tu invece te ne fai una ragione. Lui se ne fa una ragione, noi ce ne facciamo una ragione, voi ve ne fate una ragione, loro/essi se ne fanno una ragione.

Il “ne” (enne, e) come abbiamo detto prima, indica la cosa per cui ci dobbiamo fare una ragione, la cosa che dobbiamo accettare, la cosa a cui non dobbiamo più pensare, la cosa che prima era un problema, ed ora vorremmo farci una ragione di questo problema, vorremmo farcene una ragione.

Lo so, non è facile, ma esercitandosi ce la farete, state tranquilli.

Facciamo ora qualche esempio: se mio figlio, di religione cattolica, decide da grande di cambiare religione, posso dire che noi genitori ce ne facciamo una ragione. Noi genitori dobbiamo farcene una ragione, ce ne dobbiamo fare una ragione, dobbiamo accettare questo fatto, o almeno dovremmo farcene una ragione, se vogliamo bene a nostro figlio.

Vedete che quindi ci sono molti modi di dire la stessa cosa: ce ne facciamo una ragione, dobbiamo farcene una ragione, o dovremmo farcene una ragione, eccetera.

Se, secondo esempio, la Roma non vince lo scudetto, ma lo vince la Juventus, me ne devo fare una ragione, non ci devo pensare più, devo accettare questo fatto, devo dire che la Juventus è una squadra più forte e che quindi devo accettare il fatto che la Roma, la squadra della Roma, che è la squadra di calcio di Roma, della città di Roma, lo vincerà il prossimo anno. Io ormai, che sono tifoso della Roma, me ne faccio una ragione da molti anni. Pazienza.

Un terzo esempio, se mia moglie volesse comprarsi una casa a Piazza di Spagna, al centro di Roma, credo che io le direi: ascolta cara, credo che tu debba accettare il fatto che non possiamo acquistare una casa a Piazza di Spagna, è troppo cara, costa troppi soldi, non possiamo permettercelo, non possiamo permetterci di acquistare una casa in Piazza di Spagna, quindi devi fartene una ragione. Basta pensare a questa cosa, pensiamo ad altro, è inutile continuare a pensare a questo.

Quindi quando ci si deve fare una ragione di qualcosa, vuol dire che è inutile, che non serve a niente continuare a pensarci, a questa cosa, è inutile, non serve a nulla non farsene una ragione. Non possiamo risolvere il problema. Quindi questo significa che è un po’ di tempo che ci pensiamo, è già un po’ di tempo che questo problema sta nella nostra testa, che ci fa preoccupare, ma ora è arrivato il momento di dire basta. Facciamocene una ragione. Non c’è nulla da fare, accettiamo il problema, perché magari non è neanche un problema, magari è una cosa che può capitare a tutti.

Se cominciamo a perdere i capelli, perché abbiamo 60 anni e stiamo invecchiando, facciamocene una ragione, perché se non ce ne facciamo una ragione sarà peggio per noi. Non c’è nulla da fare, contro la vecchiaia e contro la caduta dei capelli non possiamo fare nulla, possiamo anche essere felici senza capelli, o con i capelli bianchi.

Credo che ora sia abbastanza chiaro il significato di questa bella espressione italiana. Resta da fare l’esercitazione orale. Ripetete dopo di me, per esercitare la lingua.

Vediamo prima al presente e poi al passato.

Io me ne faccio una ragione.

—–

Tu te ne fai una ragione.

—–

Lui se ne fa una ragione.

—–

Lei se ne fa una ragione.

—–

Noi ce ne facciamo una ragione.

—–

Voi ve ne fate una ragione.

—–

Loro se ne fanno una ragione.

—–

Vediamo al passato ora.

—–

Io me ne sono fatto una ragione.

—–

Tu te ne sei fatto una ragione

—–

Lui se n’è fatto una ragione.

—–

Lei se n’è fatta una ragione.

—–

Noi ce ne siamo fatti una ragione.

—–

Voi ve ne siete fatti una ragione.

—–

Loro se ne sono fatti una ragione.

—–

Avrete notato che quando ho detto “Lui se n’è fatto una ragione” Ho usato la forma abbreviata. La forma per esteso è “lui se ne è fatto una ragione” o “lei se ne è fatta una ragione”. Quindi “se ne è” diventa “se n’è” nella forma abbreviata.

Ragazzi, come avrete visto non è stato facile affrontare questa frase perché c’è molto da spiegare. Quello che sembra facile per noi italiani non è poi così facile per chi sta imparando la nostra lingua. E questo accade perché, più che le regole, occorre concentrarci sull’ascolto. Bisogna ascoltare, ascoltare, repetita iuvant, quindi ascoltate più volte e tra una settimana sarà divenuto normale usare questa espressione. Se non volete ripetere l’ascolto, non funzionerà, e tra qualche giorno avrete dimenticato tutto. È proprio così, bisogna farsene una ragione.

Ci sentiamo tra qualche giorno con la prossima espressione idiomatica.

Tra un paio di giorni poi sarà online anche una nuova lezione di Italiano professionale, in cui parleremo della Tenacia e della Resistenza, e di tutte le espressioni italiane per indicare queste due qualità professionali: vedremo espressioni come “chi la dura la vince”, “cascasse il mondo”, “dai e dai” e tante altre espressioni.

Un saluto da Roma.

Video con sottotitoli

Mal comune, mezzo gaudio

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Buonasera e benvenuti a tutti su Italiano Semplicemente, il sito adatto a tutti per imparare l’italiano. Oggi vediamo una espressione tipica italiana di suo quotidiano. Una frase molto utilizzata che è “mal comune, mezzo gaudio”.

Grazie di essere all’ascolto di questo episodio, che non può che essere dedicato alla Repubblica Italiana. Oggi è infatti il compleanno della Repubblica Italiana, quindi è un giorno di vacanza per gli italiani.

È il settantesimo compleanno per la precisione, il compleanno numero settanta (70). Il compleanno della Repubblica Italiana cade sempre il 2 giugno, tutti gli anni. “Cadere” è il verbo da usare in questo è caso, e più che un compleanno, si parla di “festa della repubblica”. Ma cosa si festeggia durante la festa della Repubblica? Si festeggia la vittoria della Repubblica contro la Monarchia. La Repubblica è una forma di democrazia; Repubblica viene dal latino, “res pubblica” che vuol dire “cosa pubblica” e quindi l’Italia è una cosa pubblica, cioè appartiene al popolo e non appartiene ad un sovrano, ad un re, cosa che avviene invece con la Monarchia. A Roma avviene il festeggiamento, la celebrazione principale. Non è una festa di poco conto in Italia, infatti è molto importante. “Di poco conto” è una espressione che si usa per dire “poco importante”. Non è di poco conto quindi ed infatti è una festa nazionale, è una festa della Nazione Italia, e si festeggia istituzionalmente. È per questo che oggi gli italiani non lavorano.

Settant’anni fa esatti c’è stato il referendum istituzionale, cioè i cittadini italiani sono stati chiamati a votare e la maggioranza di loro ha scelto la Repubblica in luogo della Monarchia.

Tanti auguri all’Italia e lunga vita alla Repubblica quindi.

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Emblema della Repubblica Italiana

 

Passiamo alla spiegazione della frase di oggi: “mal comune, mezzo gaudio”.

Frase di quattro parole, senza nessun verbo, se ci avete fatto caso, ed è chiaramente una cosa un po’ strana. Non è facile trovare delle frasi senza alcun verbo.

“Mal comune mezzo gaudio” è una frase di uso quotidiano, molto utilizzata in ogni ambito, tra amici, in famiglia, al lavoro, più nella forma orale che scritta.  Ma cosa significa?

“Mal” sta per male, chiaramente. Si usa spesso accorciare le parole nelle espressioni tipiche italiane, per dare una musicalità alla frase, per essere più facilmente ricordata. “Mal comune” vuol dire quindi male comune. Male comune nel senso di una cosa negativa, un male, che è un male comune, cioè è una cosa negativa accaduta a più persone, e non solamente ad una persona. Il male è comune, cioè accomuna più persone. Il “gaudio” invece significa gioia, felicità. Il gaudio è una grande gioia, e questa parola si usa molto raramente da sola, è difficile che un italiano dica “oggi sento molto gaudio”, o frasi del genere. La parola gaudio oggi si usa ma si usa in pratica solamente in questa frase: “mal comune mezzo gaudio”.

Mezzo gaudio” vuol dire metà gaudio, cioè una mezza gioia, una mezza felicità.

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La frase intera quindi “mal comune mezzo gaudio” significa che un male comune a più persone sembra più sopportabile. Se qualcosa di male accade a più persone, allora questo male non è tanto negativo, perché possiamo condividerlo con tante altre persone, quindi è un mezzo gaudio, cioè è quasi una cosa positiva, non è cioè così brutta. È quindi sopportabile, possiamo sopportarla, possiamo considerare la cosa un po’ meno negativa, tanto da essere considerata un “mezzo gaudio”.

Mal comune, mezzo gaudio” è una frase che ha una certa musicalità, una certa armonia musicale, e se aggiungessimo un verbo questa armonia non ci sarebbe più. Se dicessimo “mal comune significa mezzo gaudio”, ad esempio, non sarebbe evidentemente la stessa cosa. Questo accade con molte frasi ed espressioni tipiche italiane.

Possiamo dire che, ad esempio, i sostenitori della Monarchia, settant’anni fa, che erano comunque moltissimi, avrebbero potuto dire questa frase per sentirsi un po’ meglio quindi: “mal comune mezzo gaudio”. I sostenitori della Monarchia, cioè tutti coloro che la sostenevano, cioè che avrebbero voluto la Monarchia, tutti coloro che hanno votato per la Monarchia, settant’anni fa, vedendo che la Monarchia invece ha perso e che la Repubblica ha vinto, non si sono sentiti gli unici sconfitti, non hanno perso da soli, ma hanno perso insieme a tanti altri milioni di italiani, e tutti insieme hanno potuto rincuorarsi a vicenda, hanno potuto farsi coraggio. Rincuorarsi vuol dire farsi coraggio. Quando si rincuora una persona, ad esempio, è come se si dicesse a questa persona: non preoccuparti, non è accaduto nulla di grave, stai tranquilla. Avrete notato che nel verbo rincuorare c’è la parola “cuore”.

Se, per fare un altro esempio, io sono licenziato dalla mia azienda, cioè la mia azienda mi licenzia, cioè decide che non devo più lavorare per lei, in questo caso mi sentirei molto sfortunato se l’azienda avesse licenziato solo me. In questo caso avrei pensato di essere una persona sfortunata, o peggiore delle altre persone. Avrei pensato di essere l’unica persona a non avere una protezione, oppure l’unica persona a meritare di essere licenziata. Se invece l’azienda licenzia tutti i lavoratori, nessuno escluso, beh in tal caso è molto diverso. In questo caso non mi sentirei solo, abbandonato. Non mi sentirei peggiore degli altri o meritevole di essere licenziato. Penserei invece che la colpa è dell’azienda, e tutti insieme potremmo cercare una soluzione a questo problema comune.

Ora, mi rendo conto che il “mezzo gaudio” può sembrare esagerato, perché il licenziamento è comunque una pessima cosa, ma questa frase rende bene l’idea della differenza che c’è tra un male che accade solamente a me e un male che invece accade a molte persone. “Mal comune, mezzo gaudio”.

Anche in ambito sportivo possiamo applicare questa espressione. Nel calcio, se sono allo stadio a vedere una partita della squadra del cuore, una sconfitta è meglio sopportata che se vedessi la partita da solo davanti alla TV, quindi potrei dire “mal comune mezzo gaudio”.

Anche in questo caso potrei parlare con le altre persone, potremmo rincuorarci a vicenda, e la sconfitta sarebbe così meno amara. Non è quindi questa una frase che si dice a qualcuno, ma è piuttosto una considerazione, una osservazione, adatta in ogni circostanza in cui si vuole evidenziare che l’uomo, l’essere umano, sopporta meglio un male, una cosa negativa, fosse anche una disgrazia, una tragedia, come un terremoto, o una grave perdita in famiglia. L’essere umano è un animale sociale, adatto a vivere in gruppo e quindi ci si sente meglio quando si condividono con gli altri anche le cose negative.

Proviamo ora a fare un esercizio di ripetizione, affinché possiate esercitarvi a parlare.

Mal comune…. Mal comune….

….

Mezzo gaudio…. Mezzo gaudio…

….

Mal comune mezzo gaudio…

….

Mal comune mezzo gaudio…

….

Mal comune mezzo gaudio…

….

Bene ragazzi, anche oggi abbiamo fatto il nostro dovere, abbiamo esercitato il nostro italiano. Vi raccomando di ascoltare più di una volta anche questo episodio. In questo modo, voi che già conoscete la lingua italiana ma avete ancora delle difficoltà a parlare, riuscirete ad assimilare le regole grammaticali automaticamente, senza studiarle e soprattutto senza annoiarvi. Sono in molte le persone che lavorano, che hanno una famiglia e che non hanno molto tempo a disposizione, che hanno imparato ad ascoltare quotidianamente, tutti i giorni, gli episodi di italiano semplicemente.

Ciao a tutti e viva la Repubblica.