Am barabà ciccì coccò. Facciamo la conta per vedere a chi tocca.


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Audio

Trascrizione

«ambarabà ciccì coccò
tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore;
il dottore si ammalò:
ambarabà ciccì coccò! »

Oggi amici di Italiano Semplicemente vediamo una bella filastrocca italiana.

Ringrazio Neringa per avermi suggerito la filastrocca che vediamo oggi. Ciao Neringa 🙂

L’argomento del giorno non è quindi una frase idiomatica, ma una filastrocca. In realtà però, con la scusa della filastrocca vedremo anche  due espressioni idiomatiche italiane che hanno lo stesso identico significato. Quando dico “con la scusa di vedere la filastrocca” voglio dire che colgo l’occasione della filastrocca per spiegare delle espressioni idiomatiche. L’obiettivo vero di questo episodio è quindi quello di spiegare, ancora una volta, delle espressioni idiomatiche italiane, ma come scusa, come motivo apparente, dico che l’obiettivo è quello di spiegare questa filastrocca. Quindi con questa scusa, con questo motivo apparente, cioè con questa falsa motivazione, colgo l’occasione per spiegare, in realtà, due espressioni idiomatiche evidentemente collegate a questa filastrocca. Vedremo quali sono queste due espressioni.
Perché faccio questo? Beh, il motivo è sempre lo stesso: per insegnare l’italiano in modo divertente e non noioso, e questo lo faccio sia per voi che per me. In questo modo è sicuramente più divertente e possiamo anche entrare un po’ nella cultura italiana, di cui fanno parte anche le filastrocche. È anche con le filastrocche, tra l’altro, che i bambini imparano la lingua italiana e imparano a sciogliere la lingua, diciamo così. Sciogliere la lingua significa slegare, cioè facilitare la fuoriuscita delle parole dalla bocca. Sciogliere è, credo, una parola non facile da pronunciare per molti, per via del fatto che c’è la “sc” e che c’è anche la “gli“.

La filastrocca l’avete appena ascoltata all’inizio dell’episodio, ed anziché cantarla io ho preferito farvela ascoltare da un video che ho scaricato da Youtube, video dal quale ho estratto un pezzo di audio che ho inserito in questo Podcast. Se volete vedere il video per intero vi rimando alla fine di questo episodio, sul sito italianosemplicemente.com.

Ma che cos’è una filastrocca? Una filastrocca (F_I_L_A_S_T_R_O_C_C_A) è un tipo di componimento, un componimento molto breve, se vogliamo è una canzone, una canzoncina; ed in questa canzoncina ci sono delle ripetizioni di sillabe, cioè di parti di parole, di sillabe, che appunto vengono ripetute. Questa ripetizione genera un ritmo che caratterizza la filastrocca e che la rende orecchiabile. Una cosa è orecchiabile quando fa piacere ascoltarla, con le orecchie appunto, e le rime e le assonanze tendono orecchiabile una frase.

Tre civette sul comò

La filastrocca ha quindi, diciamo, un suo ritmo, un ritmo particolare, ed è proprio questo ritmo, questa musicalità nel ritmo, che rende la filastrocca molto particolare ed orecchiabile.

Il ritmo della filastrocca è abbastanza rapido, normalmente, e cadenzato (cadenzato viene da cadenza, che è un sinonimo di ritmo) e ci sono quindi, nelle filastrocche, rime e assonanze.
In Italia un nome famoso è quello di Gianni Rodari, che è un noto, cioè un famoso autore di alcune filastrocche. Su internet troverete molte filastrocche di Gianni Rodari, che ha scritto questo autore; basta fare una piccola ricerca anche su Youtube se volete.

Ricordo che da piccolo, quando ero bambino, le filastrocche si usavano per fare la cosiddetta “conta“. Quando si doveva fare la conta, cioè quando si doveva scegliere una persona tra un gruppo di amici che doveva fare qualcosa, o a cui toccava fare una penitenza, una punizione oppure che doveva avere un premio, ebbene, per scegliere questa persona, questo bambino, si faceva la conta: ci si metteva tutti in circolo, si formava un circolo, un cerchio di persone, ed una di queste persone faceva la conta, cioè toccava le persone del gruppo una ad una, lei compresa, e faceva la conta recitando una filastrocca. Si diceva proprio così:

«ambarabà ciccì coccò, tre civette sul comò, che facevano l’amore  con la figlia del dottore;
il dottore si ammalò: ambarabà ciccì coccò ».

E quando si arrivava all’ultima parola, la persona, il bambino che era stato toccato mentre si pronunciava questa parola era il bambino che doveva fare qualcosa, il bambino sorteggiato: il bambino che la sorte, cioè il caso,  aveva scelto. Il bambino sorteggiato, cioè scelto dalla sorte.

Sono sicuro che questa è una cosa che fanno tutti i bambini del mondo, non solo in Italia e sono sicuro che anche chi ci ascolta ne conosce qualcuna: anche chi ci ascolta conosce sicuramente una filastrocca simile.

Quindi durante  la conta si passano in rassegna con la mano tutti i partecipanti al gioco e man mano che si toccano le persone una ad una si scandiscono le parole della filastrocca. Scandire le parole significa farle ascoltare chiaramente: questo è scandire le parole.

Avrete certamente capito quindi cosa significhi “fare la conta“: è un po’ come sorteggiare, tirare a sorte, “vedere a chi tocca“. Ecco: “fare la conta” significa “vedere a chi tocca”. La conta viene fatta per vedere a chi tocca fare qualcosa.
Queste quindi sono le espressioni di oggi: “fare la conta” e “vedere a chi tocca“.

Notate bene che fare la conta non significa contare (1,2,3,4…) e neanche conteggiare, che significa fare dei conteggi, includere in un conto.
“Fare la conta” è finalizzato a capire chi farà qualcosa, a capire a chi toccherà fare qualcosa: a chi tocca? Tocca a me o tocca a te? Tocca a lui?

A chi tocca oggi andare a fare la spesa? A chi tocca oggi lavare i piatti?

Se ad esempio sono in un appartamento e sono uno studente universitario che vive assieme ad altri studenti, posso immaginare che ci sia un’unica cucina in casa e che i piatti vadano lavati a turno, una volta ciascuno, e quindi la prima volta che si lavano i piatti dopo aver mangiato possiamo decidere, ad esempio, di fare la conta.

Vediamo a chi tocca lavare i piatti per primo! Vediamo chi deve iniziare a lavare i piatti! Facciamo la conta:
«ambarabà ciccì coccò  tre civette sul comò  che facevano l’amore  con la figlia del dottore;  il dottore si ammalò: ambarabà ciccì coccò! ». Si toccano tutte le persone, una ogni parola, e si fa il giro, poi si ricomincia finché dura la filastrocca, finché cioè non finisce la filastrocca, e quando termina la filastrocca vediamo la mia mano su chi si trova. Vediamo a chi tocca lavare i piatti.
Potrebbe toccare a me, ma potrebbe toccare anche a qualcun altro, non si sa, e a scegliere sarà il caso, la sorte.
Questo è un esempio di fare la conta.

Questa filastrocca ha quindi una struttura circolare, come del resto anche altre filastrocche, e questo significa che può essere ripetuta a piacere tante volte.

Una struttura circolare vuol dire che alla fine della filastrocca possiamo ricominciare la filastrocca, come un circolo, che non ha un inizio e una fine.

Ambarabà ciccì coccò è quindi il primo verso di questa filastrocca per bambini.

È senza dubbio una filastrocca gioiosa, che dà gioia, allegria, ma a dire il vero non ha un particolare senso logico. Se analizziamo i versi, tutti i versi della filastrocca (cioè tutte le parti della filastrocca) non si capisce un granché. Non possiamo quindi spiegare più di tanto questa filastrocca, perché in effetti non ha alcun senso logico.

Ho letto che sono stati fatti anche degli studi su questa filastrocca, per capirne il significato e l’origine, ed in particolare c’è un linguista italiano, cioè uno studioso della lingua italiana, di nome Vermondo Brugnatelli, che ha fatto uno studio approfondito che potete trovare anche su internet.

Quello che vi ho letto è il testo di una delle tante versioni della filastrocca am barabà ciccì coccò. Quello che è, in genere, comune a tutte le versioni è l’incipit, cioè la parte iniziale, le prime parole, e tale incipit resta tuttavia incomprensibile: am barabà ciccì coccò.

Dicevo che ci sono altre versioni rispetto a quella che vi dicevo prima: ad esempio al posto di “tre civette sul comò” potreste trovare “tre galline” (la gallina è l’animale che sta nel pollaio e che fa l’uovo) oppure “tre scimmiette sul comò“. Cioè tre scimmie, tre piccole scimmie (scimmiette).

Lo studioso di cui vi parlavo prima ha analizzato, ha studiato questa filastrocca e pare che essa risalga all’epoca latina addirittura. Siamo di fronte ad una filastrocca molto antica.

Questa filastrocca è famosissima in Italia e lo dimostra il fatto che è entrata anche nella canzone italiana. Ho fatto anche una piccola ricerca in merito e ho scoperto che anche Vasco Rossi già nel 1978, quando all’epoca avevo 7 anni, cantava una canzone dal titolo Ambarabaciccicoccò (tutto attaccato, una sola parola), una canzone che a dire il vero non conoscevo. Molto carina la canzone, che parla di partiti politici, di sindacati e di rivoluzione: nulla a che vedere con i bambini dunque.

La filastrocca viene ironicamente ripresa anche in un’altra canzone, una canzone stavolta del gruppo rock Italiano che si chiama”Elio e le Storie Tese, un gruppo molto divertente e molto famoso in Italia. La canzone si intitola “Complesso del primo maggio“. Anche questa canzone parla in qualche modo di politica, perché il giorno primo maggio (cioè il primo giorno del mese di maggio) è la festa dei lavoratori in Italia e tutti gli anni a Roma si svolge il celebre concerto del primo maggio, in cui si esibiscono molti gruppi e cantanti legati alla sinistra italiana.

Ci sono anche un paio di canzoni per bambini che hanno preso lo spunto sempre da questa filastrocca, e che risalgono all’anno 1965, la prima ed all’anno 1992 la seconda canzone. Le due canzoni si chiamano rispettivamente “Tre civette sul comò”, proprio come una parte della filastrocca e “Barabà, Ciccì e Coccò”.

Queste due canzoni sono state cantate in due edizioni diverse di una trasmissione televisiva che si chiama “Lo Zecchino d’oro”, in cui si esibiscono dei bambini. Lo zecchino d’oro è il Festival Internazionale della Canzone del Bambino.

civetta.jpg
La civetta

Se avete dei dubbi sulla filastrocca, posso cercare di aiutarvi, quindi spieghiamo qualche parola della filastrocca. Dunque:
Am barabà ciccì coccò sono parole senza senso, divertenti ma senza un vero senso compiuto.

Tre civette su comò:
Le civette sono degli uccelli, degli animali rapaci notturni. Un uccello rapace è un uccello predatore che si nutre di altri animali. La civetta è quindi un uccello rapace, un predatore dei cieli.
Il comò è un cassettone, cioè una grande cassettiera, un mobile con dei grandi cassetti, dei cassettoni che normalmente si trova in camera da letto ed è fatto di legno: Il materiale di cui è fatto è il legno.
Che facevano l’amore con la figlia del dottore: anche questa frase è abbastanza illogica, senza senso, e quando il dottore si ammalò, cioè quando il dottore si è sentito male, ha avuto una malattia e quindi si è ammalato, si ammalò, ebbene, a quel punto, am barabà ciccì coccò.

Tutto senza senso ma molto divertente e da bambini ci si diverte molto a fare la conta con questa bella filastrocca.
Ringrazio ancora Neringa che mi ha dato l’occasione di parlare delle filastrocche e, con la scusa delle filastrocche, di parlare e di spiegare queste due frasi idiomatiche: fare la conta e vedere a chi tocca.

Si dice vedere “a chi tocca” proprio perché quando si fa la conta si toccano le persone con la mano, quindi “a chi tocca” vuol dire “a chi capita”, chi cioè deve fare qualcosa perché viene toccato per ultimo.
Un saluto da tutto lo staff di Italianosemplicemente.com e mi raccomando, continuate a seguirci.
Se siete curiosi come me vi faccio ascoltare anche una filastrocca egiziana raccontata da Salma, e qualche filastrocca colombiana, in lingua spagnola, da parte di Adriana. Un saluto ed un ringraziamento ad entrambe.

Video

Un video sulla  filastrocca

La canzone di Vasco Rossi

La canzone del gruppo “Elio e le storie tese”

La canzone per bambini del 1965

La canzone per bambini del 1992


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