Fare buon viso a cattivo gioco

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Trascrizione

fare_buon_visoBuongiorno amici. La frase idiomatica che di oggi è “fare buon viso a cattivo gioco”.

La frase di oggi, “fare buon viso a cattivo gioco” è una frase non molto facile da spiegare. Cercherò di fare quindi molti esempi e di spiegare tutte le parole.

Questa espressione è utilizzata non molto di frequente nel linguaggio di tutti i giorni. Tuttavia il suo utilizzo è molto frequente in ambito lavorativo e professionale.

Vi potrebbe capitare  di ascoltarla in Italia in molte occasioni ed in qualsiasi attività lavorativa.

Come sa chi ci segue solitamente, in Italiano Semplicemente cerchiamo di spiegare ogni settimana almeno una frase idiomatica, e spesso vengono spiegate espressioni molto utilizzate nel lavoro.

Nella pagina frasi idiomatiche troverete molte espressioni di uso comune in tutta Italia e alcune delle espressioni più utilizzate, come quella di oggi, in ambito professionale. In generale però tutti gli altri contenuti, cioè tutte le frasi idiomatiche più utilizzate nel lavoro, specifiche del lavoro, così come tutti i verbi e tutte le situazioni più frequenti in ambito professionale che familiare sono inserite all’interno del corso di Italiano Professionale, che sarà disponibile per chi volesse acquistarlo, a partire dal 2018.

Ogni giorno siamo impegnati, con gli altri membri della redazione a sviluppare i contenuti di ogni lezione di questo speciale corso, e mettiamo a disposizione sempre la prima parte di ogni lezione, in modo che tutti possano capire di cosa si parli nel corso e possano decidere con sicurezza e tranquillità se acquistare il corso o meno quando sarà disponibile.

La frase di oggi, “fare buon viso a cattivo gioco” è un podcast completo, interamente gratuito, un episodio accessibile a tutti, e spero di riuscire oggi a spiegarvi il significato della frase senza troppe difficoltà.

Allora, vediamo parola per parola. Fare è un verbo, molto usato nelle frasi e espressioni idiomatiche italiane. Il viso è la parte del corpo in cui si trovano gli occhi, il naso e la bocca. “Il viso”. Si dice anche “la faccia”, ma il viso è più indicato e più usato per indicare la parte del corpo, invece la faccia è usato di più per rappresentare le espressioni e le emozioni del viso, anche per quelle che si provano guardando questa faccia, questo viso. Ad esempio: “ha una faccia curiosa“, oppure “ha una faccia da schiaffi“, ed altre espressioni simili.

“Fare buon viso” contiene la parola “buon”, cioè “buono”. Un “buon viso” è un “viso buono” un viso che esprime tranquillità, che non esprime preoccupazione. La bontà del viso non è da intendere come la bontà d’animo. o la bontà delle persone, ma come un viso che esprime tranquillità.

Vediamo che in questo caso “viso” è utilizzato per indicare un’emozione, cosa che come detto prima si usa fare di più con la parola “faccia” e non con la parola viso. Non è così in questo caso.

Le due parole “buon viso” stanno insieme solamente in questa espressione: non esistono altre espressioni e modi di dire italiani che contengono queste due parole in fila: è chiaro quindi che appena voi dite “fare buon viso”, un italiano che ascolta subito intuisce, capisce subito qual è la fine della frase che state dicendo: “a cattivo gioco”

“A cattivo gioco”: cosa vuol dire?

Il senso proprio di questo pezzo di frase non ci aiuta.

Il gioco solitamente è divertimento, è una attività che dà gioia, che fa piacere fare. Quindi un “cattivo gioco” non esiste. Al massimo un cattivo gioco può essere un gioco il cui fine è cattivo, crudele. Uccidere per gioco può essere giudicato un “cattivo gioco”. Cattivo infatti si usa per le persone: una persona cattiva è una persona non buona, che non fa del bene ma fa del male agli altri. Un cattivo gioco può anche essere un gioco non istruttivo, che non istruisce, cioè che non insegna nulla ai bambini. Ma non è neanche questo il significato nella frase di oggi.

La parola “Cattivo”, l’aggettivo “cattivo”, si usa anche in molte altre circostanze, in molte altri contesti e situazioni e non solo per le persone. Si usa per, ad esempio, il tempo, ma in questo caso la cattiveria non c’entra col “cattivo tempo“. In questo caso il tempo si dice cattivo quando piove, ad esempio o quando fa freddo e c’è vento, insomma quando non è un tempo, da un punto di vista meteorologico, buono. “Fa cattivo tempo”, si dice per dire che non è un bel tempo.

“che tempo fa oggi a Roma?”. Se piove potete dire “fa cattivo tempo”.

Poi c’è anche “cattivo sangue” e “cattivo profeta”.

Questo per dirvi che la frase “fare buon viso a cattivo gioco” va letta tutta insieme, e non un pezzo alla volta. Il senso della frase è cercare di adattarsi il meglio possibile, nel miglior modo possibile, a situazioni sgradevoli che non si ha possibilità di evitare o modificare.

Se abbiamo una situazione sgradevole, cioè non gradevole, cioè che non ci piace, ma è necessario sopportare, allora possiamo dire che dobbiamo “fare buon viso a cattivo gioco”, cioè dobbiamo mostrarci tranquilli, far finta che non sia un problema, dobbiamo sopportare e mostrare, far sembrare che tutto vada bene, dobbiamo fare “buon viso”, cioè mostrare un viso sereno, senza mostrare preoccupazioni, “a cattivo gioco”, cioè ad una situazione che non ci piace, sgradevole, che vorremmo evitare, ma che conviene affrontare in questo modo, facendo “buon viso a cattivo gioco”, perché quello che è successo è inevitabile, non si può evitare.

Attenzione perché è importante usare la preposizione “a”. Non sembra corretto dal punto di vista grammaticale, ma nelle espressioni idiomatiche non dovete badare alla grammatica: queste infatti sono un modo per sintetizzare una situazione frequente che può capitare. Al lavoro capita spesso di fare buon viso a cattivo gioco.

Se ad esempio state lavorando, state lavorando e siete molto concentrati, e  ad un certo punto una persona vi interrompe e vi dice “scusa disturbo? posso farti una domanda?”.

Voi a questo punto perdete la concentrazione e questo vi fa arrabbiare. A questo punto avete due scelte, potete fare due cose: la prima cosa che potete fare è rispondere: “no, ho da fare!“, oppure “non ora, più tardi!“. Questa è la prima scelta, e potrebbe essere giudicata poco gentile da parte vostra una risposta di questo tipo. Ormai avete perso la concentrazione, quindi potrebbe convenirvi una risposta più diplomatica.

La seconda scelta quindi è “fare buon viso a cattivo gioco” e fare finta di niente, cioè far finta che la cosa non vi abbia seccato, non vi abbia dato fastidio, e quindi rispondere gentilmente: “prego, entra pure, non mi disturbi affatto!“. In questo modo avete fatto buon viso a cattivo gioco. La cosa non vi ha fatto buon gioco, perché vi ha fatto perdere la concentrazione, ma pur non avendovi fatto buon gioco, voi fate “buon viso”. Fate buon viso a cattivo gioco.

Si potrebbe discutere sul fatto che sia buona cosa o meno fare buon viso a cattivo gioco. E’ una cosa positiva fare buon viso a cattivo gioco? Qualcuno potrebbe dire che chi fa buon viso a cattivo gioco è una persona ipocrita, e l‘ipocrisia è il nome del sentimento. Ipocrisia deriva dal greco e significa simulazione. Simulare significa “far finta”, “far sembrare”, far apparire una cosa in un modo quando invece non è così.

Una persona ipocrita è una persona che non dice quello che pensa e che lo fa per ottenere dei vantaggi. L’ipocrita ha imparato a dire ciò che “rende” di più, cioè che gli porta maggiori vantaggi.

In effetti l’ipocrisia non è una cosa affatto positiva nel lavoro e direi anzi che è una delle caratteristiche peggiori. Ma qui bisogna forse anche distinguere tra ipocrisia e diplomazia.

diplomaziaipocrisia

La diplomazia, a differenza dell’ipocrisia, ha una eccezione positiva, ha un significato positivo. Entrambe sono simulazioni però. Con entrambe ci si comporta in modo diverso da ciò che i nostri sentimenti ci consiglierebbero.

Entrambe sono simulazioni di sentimenti e lo scopo è sempre quello di guadagnare la fiducia degli altri, la fiducia altrui. Ma il termine ipocrisia è più collegato all’inganno. Se faccio finta di essere tuo amico e poi parlo male di te con gli altri colleghi sono un ipocrita, mi sto comportando da ipocrita, non  sono diplomatico. Il diplomatico è realista, ed il suo fine, quello che vuole ottenere, non è un fine personale, ma è una intesa: l’intesa nel lavoro è il suo obiettivo. Per il diplomatico la cosa importante è come agire nel rispetto della persona altrui. Invece l’ipocrita è egoista, pensa a se stesso. Questa è la differenza. Se ad esempio devo trovare un accordo tra persone diverse, tra opinioni diverse, allora cerco di mantenere una posizione neutrale, cercando di capire le differenze tra le persone e cercando di trovare un accordo, il miglior accordo possibile.

Potete quindi ben capire che la diplomazia è una caratteristica molto apprezzata nel lavoro perché pochi hanno la capacità di mantenere una posizione neutrale e cercare sempre la migliore soluzione ad ogni problema, anche andando a volte contro il proprio pensiero, perché l’obiettivo, il fine ultimo, è l’accordo.

La diplomazia quindi non è ipocrisia, non è manipolazione. Ecco, anche questo termine: “manipolazione” è senza dubbio una parola negativa, come ipocrisia. Chi manipola è quindi un ipocrita, un egoista, uno che vuole fare in modo che gli altri facciano delle cose che gli porteranno dei vantaggi. Manipolare viene da “mani”, cioè lavorare con le mani, quindi manipolare una persona è cercare di cambiarla, come se fosse un oggetto e come se dovesse far assumere una certa forma a questa persona, la forma che  vuole lui, la forma che desidera il manipolatore.

In ogni caso si potrebbe discutere molto sui termini diplomazia e ipocrisia, e si potrebbero anche avere opinioni differenti. Infatti ci sono dei mestieri, dei lavori, dove fare buon viso a cattivo gioco è indispensabile, è molto importante: come nel mestiere del diplomatico, o del politico.

Il diplomatico, lo dice anche il nome, è colui che deve avere diplomazia. Il diplomatico è un lavoratore, detto “funzionario“, attraverso il quale uno Stato (come quello italiano ad esempio) oppure la Santa Sede, la Chiesa, intrattiene relazioni con un altro Stato, con la Santa Sede o con un’organizzazione internazionale: questo è il diplomatico. L’ambasciatore ad esempio è un diplomatico.

Il politico invece è colui che si occupa di politica, colui che è eletto dal popolo per prendere decisioni che riguardano la collettività, il popolo intero. In questi due mestieri, il diplomatico e il politico, fare buon viso a cattivo gioco significa essere diplomatici ma spesso il confine tra diplomazia e ipocrisia è molto, molto stretto.

Comunque fare buon viso a cattivo gioco è una frase utilizzabile anche al di fuori del lavoro in generale se ci troviamo in situazioni difficili, se non vogliamo affrontare apertamente chi ci ha fatto del male, o chi ci ha procurato uno svantaggio, o chi ci ha messo i bastoni tra le ruote, magari preferiamo fare buon viso a cattivo gioco, preferiamo far finta di niente, perché tanto ormai è successo, e pensiamo che è meglio far finta di niente.

Facciamo ora un esercizio di ripetizione come facciamo sempre per rispettare la regola numero sette per imparare a parlare Italiano: parlare.

Ripetete dopo di me, copiate la mia pronuncia.

Fare buon viso a cattivo gioco.

….

Fare buon viso a cattivo gioco.

….

Fare buon viso….. a cattivo gioco… a cattivo gioco…

Meglio fare buon viso a cattivo gioco

….

Non mi piace fare buon viso a cattivo gioco

…..

Ti consiglio di fare buon viso a cattivo gioco

….

Ti sconsiglio di fare buon viso a cattivo gioco

….

Vi ringrazio di aver seguito questo episodio di Italiano Semplicemente. Ascoltate questo episodio più volte se volete usare la tecnica dell’ascolto per imparare l’italiano in modo naturale. Fatelo più volte, durante i vostri tempi morti, e continuate a seguirci  anche su Facebook, e se volete visitate la pagina di Italiano Semplicemente.

Ciao a tutti da Giovanni. Un abbraccio.

> Il corso di italiano professionale

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Italiano Professionale – lezione n. 7: controllo del futuro

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SECONDA PARTE: solo abbonati

 

italiano dante_spunta In questa lezione ci occupiamo delle espressioni legate alla gestione ed al controllo del futuro.
spagna_bandiera En esta lección nos ocuparemos de las expresiones ligadas a la gestión y al control del futuro.
france-flag Dans cette leçon on s’occupe des expressions relatives à la gestion et au contrôle du futur.
flag_en In this lesson we’ll handle expressions about future management and control.
bandiera_animata_egitto نحن نحرص على تعبيرات المتعلقة بإدارة والسيطرة على المستقبل.
russia Мы заботимся о выражениях, связанных с управлением и контролем будущего.
bandiera_germania Wir kümmern uns um Ausdrücke für das Management und die Kontrolle über die Zukunft bezogen.
bandiera_grecia Θα ασχοληθούμε με εκφράσεις σχετικές με τη διαχείριση και τον έλεγχο του μέλλοντος.

Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

 

Trascrizione

  1. Introduzione – prima parte

Ciao io sono Giovanni.

Mohamed: Ed io sono Mohamed

State ascoltando la settima lezione di Italiano Professionale.

Nella lezione di oggi mi farà compagnia Mohamed, professore di italiano ad Alessandria, in Egitto, che ringrazio molto per l’aiuto. Mohamed ha un’ottima pronuncia. In questa lezione Mohamed ed io vi spiegheremo alcune espressioni italiane legate a tutte le attività lavorative. Infatti parleremo di controllo: controllare la propria attività, il proprio lavoro, avere tutto sotto controllo, oppure perdere il controllo, perdere di vista il lavoro e le attività ad esso collegate. Quali espressioni utilizzare?

Mohamed: non è una cosa molto facile da fare quella di oggi Giovanni.

Infatti. Non è facile perché quelle di oggi sono espressioni molto utilizzate, e si riferiscono tutte a talune circostanze, tipiche del lavoro, in cui si parla essenzialmente del futuro. IL futuro va controllato Mohamed!

Mohamed: Sì infatti. Perché il futuro nel lavoro va programmato, va gestito, e quindi occorre prepararsi bene, occorre tenere le cose sotto controllo.

Vediamo quindi alcune espressioni tipiche italiane che si usano, più o meno di frequente, nel mondo del lavoro, quando si parla del futuro, appunto, quando si parla di come programmare questo futuro, o di come, a volte, va interpretato in virtù del tempo passato.

Mohamed: argomento molto interessante, ed è stato anche difficile cercare le frasi idiomatiche e darle questa caratteristica, quella del controllo.

Infatti, ma facciamo un piccolo riassunto delle lezioni precedenti. Siamo alla settima lezione e nelle lezioni precedenti abbiamo affrontato, sempre in tema di frasi idiomatiche, altri argomenti importanti che riguardano il lavoro: come esprimere le proprie Competenze, le espressioni sulla Sintesi e la Chiarezza, poi anche l’Approssimazione e il Pressapochismo; nella quarta lezione abbiamo visto la Precisione e la Puntualità, poi nella quinta la Tenacia e la Resistenza, ed infine, nella precedente lezione, abbiamo affrontato la questione della Sincerità ed Equilibrio.

Mohamed: Ora siamo arrivati alla settima lezione e ci occupiamo di Controllo.

Sì, lo faremo in una lezione divisa in due parti. Nella prima parte vedremo le espressioni più semplici. Parleremo anche di Alessandro Manzoni, legato ad una delle espressioni, poi vedremo quali espressioni sono di utilizzo più familiare e quali sono invece più formali. Nella seconda parte alcune curiose espressioni, più complicate ma ugualmente utilizzatissime in Italia. Infine vedremo i rischi legati alla pronuncia e l’esercizio di ripetizione. In questo esercizio immagineremo, insieme a Mohamed di trovarci in una situazione inaspettata, una sorpresa. Immagineremo di aver scoperto che la nostra azienda abbia perso un affare, un grosso affare da un milione di euro. Una situazione in cui è molto importante mantenere il controllo.

2. Le espressioni più semplici

Iniziamo quindi la prima parte della lezione con le espressioni più semplici: “a Dio Piacendo” è la prima espressione.

Quando si chiama in causa Dio, è sempre una questione di fede, e voi musulmani ne avete molta vero Mohamed?

Mohamed: Certo Giovanni! Per noi musulmani, non possiamo chiamarci così senza la fede. La fede è una cosa fondamentale per tutti i musulmani.

In effetti quando si usa questa espressione si è di fronte ad un futuro incerto. Magari si è appena presa una decisione importante della quale non si conoscono gli esiti. Allora possiamo dire:

“a Dio piacendo, riusciremo a superare la crisi economica”

Quindi si fa appello alla fede: “a Dio piacendo, cioè “Se piace a Dio”, “se questa sarà la volontà di Dio”, “se questo è quello che vorrà Dio”. So che voi musulmani utilizzate molto questa espressione Mohamed.

Mohamed: È vero. Infatti nel nostro Corano c’è una sura che ci dice di non dire di fare alcun fatto domani senza dire prima a Dio piacendo” perciò sì che la usiamo ogni giorno!

L’espressione quindi esprime la speranza che non ci saranno ostacoli che possano impedire il verificarsi di qualcosa di positivo. Quindi “a Dio piacendo” è molto usato nelle intenzioni, nei progetti, insomma in generale nel lavoro. A volte può anche essere usato in modo ironico.

Si usa spesso dire anche “che Dio ce la mandi buona”, ma questa è una espressione più informale, e di conseguenza anche molto più utilizzata di “a Dio piacendo”. Che Dio ce la mandi buona è un’esclamazione di augurio. “Ce la mandi” vuol dire “ci porti”, cioè “che Dio ci faccia arrivare, ci mandi, qualcosa di positivo”. Si dice “ce la mandi” con l’articolo “la” per far riferimento a qualcosa di generico, senza specificare. Si usa quando si hanno dei dubbi a proposito di un’azione che si sta per intraprendere, una decisione da prendere e che presenta alcuni rischi, quindi, ancora una volta si ha la speranza che tutto vada bene, e tale speranza è riposta nell’aiuto di Dio. “Che Dio ce la mandi buona”, cioè “che Dio faccia in modo che quello che accadrà sarà qualcosa di positivo.

Mohamed: Evidentemente con queste due prime frasi “a Dio piacendo” e “che Dio ce la mandi buona” non si ha molto il controllo delle proprie azioni.

Infatti è proprio così. E adesso passiamo alla terza espressione sul controllo: “ai posteri l’ardua sentenza“.

Questa volta non si chiede aiuto a Dio, ma si chiede ai posteri. Si chiede ai posteri, cioè a chi verrà dopo di noi, ai nostri eredi, forse ai nostri figli, o ai nostri nipoti, di dire come è andata, cioè di dire, di dichiarare, l’ardua sentenza, cioè la difficile sentenza, cioè questo difficile giudizio. La sentenza è un termine che si usa prevalentemente in tribunale: è lì, in tribunale che il giudice dichiara la sentenza, cioè prende una decisione, ad esempio decide se un imputato è il colpevole oppure innocente. Questa è la sentenza. È una decisione del giudice.

Ai posteri l’ardua sentenza quindi vuol dire: spetta ai nostri posteri, a chi verrà dopo di noi, decidere. Spetterà a loro dire il loro giudizio.

Normalmente è una frase ironica, che si dice per ironizzare su una situazione rischiosa, e sapete da dove nasce questa espressione?

Mohamed: La frase, molto famosa, è tratta “Il cinque maggio”, la poesia più famosa di Alessandro Manzoni. È una frase che Manzoni utilizza per giudicare la vita di Napoleone Bonaparte. Tale giudizio viene rimandato ai posteri: Fu vera gloria la vita di Napoleone?

«…Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…»

Saranno quindi i posteri, chi verrà dopo di noi, a giudicare la vita di Napoleone, a giudicare se la sua vita sia stata gloriosa oppure no.

Allora Mohamed non so cosa ne pensi tu come egiziano. Che ne dici, è stata gloriosa la sua vita secondo te? Noi che siamo i posteri, possiamo dirlo no? Secondo te?

Mohamed: A me come egiziano, certo che no! La sua vita non è stata gloriosa, perché sapete la sua brutta storia contro l’Egitto e il suo tentativo di controllare il mio paese.

Mi sembra giusto Mohamed, dal tuo punto di vista questo è giustissimo. Comunque, se non vogliamo chiamare in causa Manzoni e Napoleone, possiamo anche usare anche un’altra espressione molto utilizzata tutti i giorni: “chi vivrà, vedrà”. Non c’è Dio qui.

Questa è sicuramente più utilizzata della frase di Manzoni, e diciamo che è un po’ più casareccia, più informale, più adatta al linguaggio di tutti i giorni.

Chi vivrà, vedrà, cioè chi sopravvivrà, vedrà come sarà andata a finire.

Mohamed: un po’ pessimista come frase non credi Giovanni?

Sì, forse, ma ormai è entrata nel linguaggio comune e non ci si fa più caso. Sicuramente Mohamed, la frase di Manzoni, ai posteri l’ardua sentenza è meno utilizzata e più colta come citazione. In ogni caso c’è un’altra molto più pessimista di questa. Quella che vediamo ora è un’espressione da usare quando tutto è perduto, o meglio, è una cosa che si dice quando si immagina che tutto sia perduto. Cosa fare quando tutto sarà perduto? Cosa fare se abbiamo perso completamente il controllo? Lo vediamo nella seconda parte della lezione, dedicata ad altre espressioni tipiche italiane. Seguirà il paragrafo dedicato ai rischi, vale a dire i rischi che si corrono quando si pronunciano queste frasi. Termineremo la seconda con l’esercizio di ripetizione.

Fine prima parte

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Italiano Professionale – Lezione n. 6: Sincerità ed equilibrio

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SECONDA PARTE: solo abbonati

 

italiano dante_spunta In questa lezione vediamo le espressioni sulla sincerità e sull’equilibrio, qualità indispensabili nel lavoro.
spagna_bandiera En esta lección veremos las expresiones sobre la sinceridad y el equilibrio, cualidades indispensables en el trabajo.
france-flag Dans cette leçon, nous verrons les expressions abordant la sincérité et l’équilibre, deux qualités indispensables dans le monde du travail.
flag_en In this lesson we’ll see expressions about honesty and balance, essential qualities at work.
bandiera_animata_egitto في هذا الدرس نرى تعبيرات بشأن الإنصاف والتوازن، والصفات الأساسية للعمال
russia В этом уроке мы видим выражения относительно справедливости и сбалансированности, необходимых качеств в деловом мире.
bandiera_germania In dieser Lektion sehen wir die Ausdrücke in Bezug auf die Aufrichtigkeit und Ausgewogenheit, wesentlichen Qualitäten in der Arbeit.
bandiera_grecia Σε αυτό το μάθημα θα δούμε εκφράσεις σχετικές με την ειλικρίνεια και την ισορροπία, απαραίτητα ποιοτικά χαρακτηριστικά στο  τομέα της εργασίας.

Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

 Trascrizione

  1. Introduzione

Benvenuti nella sesta lezione di Italiano Professionale.

La lezione di oggi sarà una lezione a tre voci, la mia, cioè quella di Giovanni, la voce di Shrouk, egiziana, e la voce di Jasna, di nazionalità slovena: se ascoltate abitualmente le lezioni di italiano semplicemente sicuramente vi ricorderete di loro perché mi hanno aiutato in passato in molti episodi. Ringrazio Jasna e Shrouk per aver fornito il loro aiuto per questa lezione di italiano professionale.

L’argomento che tratteremo è quello delle espressioni italiane che riguardano la Sincerità e l’Equilibrio.

Jasna e Shrouk torneranno probabilmente ad aiutarci anche durante qualcuna delle prossime lezioni, come anche gli altri membri della redazione di Italiano Semplicemente.

Oggi quindi tocca a Jasna e Shrouk:

Jasna e Shrouk: : ciao a tutti!

Questa è la sesta lezione della prima sezione, sezione dedicata esclusivamente alle espressioni idiomatiche più utilizzate nel mondo del lavoro.

Ricordo brevemente il contenuto delle lezioni precedenti:

Nella prima lezione abbiamo visto i vari modi in cui possiamo esprimere le proprie Competenze e Professionalità.

Nella seconda lezione l’argomento trattato è stato quello della Sintesi e della Chiarezza.

Nella terza lezione l’Approssimazione e il Pressapochismo, due caratteristiche molto negative.

Nella quarta lezione le qualità della Precisione e della Puntualità: tutte le espressioni, ancora una volta più utilizzate.

Nella quinta lezione, la precedente, abbiamo affrontato la Tenacia e la Resistenza.

Jasna: oggi quindi ci occupiamo di Sincerità

Shrouk: ed anche di Equilibrio.

Esatto. Due qualità fondamentali in ogni ambito, ed in particolare nel lavoro.

Jasna: non solo in Italia!

Certamente, non solo in Italia. Sincerità, cioè non dire bugie, essere sinceri, non cercare di imbrogliare, ed Equilibrio, vale a dire, in senso morale e spirituale, la capacità individuale di padroneggiare i propri impulsi e istinti, di dominare se stessi, la capacità di giudicare con obiettività le varie situazioni e di comportarsi con equità e senso delle proporzioni.

Equilibrio è anche, quindi, la capacità di non perdere mai la pazienza, di essere equilibrati, se vogliamo avere equilibrio vuol dire avere un po’ di saggezza, che non guasta mai.

Vi ricordo che le espressioni che vedremo oggi, come tutte le espressioni della prima sezione, dedicata proprio alle frasi idiomatiche, saranno riprese una ad una nel corso dei capitoli successivi, e verranno quindi utilizzate all’interno dei vari dialoghi. In particolare le espressioni di oggi le troveremo in maggior misura nella sezione due e nella sezione tre, cioè quando si parlerà di Presentazione e Riunioni.

La lezione è divisa in due parti, due diversi podcast. Nella prima parte della lezione, dopo aver visto le prime più semplici espressioni sulla sincerità e sull’equilibrio, vedremo anche alcune frasi idiomatiche interessanti e molto professionali ed altre più informali. Poi, nella seconda parte della lezione vedremo alcune espressioni che vi consiglio di non utilizzare mai in ambito professionale, vedremo anche i rischi legati a queste espressioni, ed infine, come al solito, facciamo un esercizio di ripetizione, per abituarsi ad utilizzare tutte le espressioni di oggi. L’esercizio sarà basato su un dialogo tra colleghi riguardo al fallimento di un’azienda. Io, Jasna e Shrouk interpreteremo queste tre persone utilizzando appunto le espressioni di oggi.

Cominciamo allora ragazze?

  1. Le espressioni più semplici

Shrouk: Cominciamo con le espressioni più facili, di uso comune.

Jasna: Ad onor del vero, credo sia sempre bene iniziare con le cose facili.

Ad onor del vero, avete proprio ragione. “Ad onor del vero” è la prima espressione di oggi. Frase breve, molto interessante, quasi poetica direi.

“Ad onor del vero” significa “facciamo onore al vero”, cioè “diciamo la verità!”.

Semplice, ed allo stesso tempo non banale. Cercate sempre dei modi alternativi per esprimere un concetto; questo vi aiuterà sia a capire sia ad ampliare il vocabolario, sia ad entrare nella lingua e nella cultura italiana.

Far onore al vero, dunque, è un tributo, un omaggio alla verità. Rendiamo omaggio al vero, rendiamo onore al vero, alla verità, perché la verità è sempre da preferire alla bugia.

Shrouk: Infatti le bugie, si dice, hanno le gambe corte!

Le bugie hanno le gambe corte, è vero Shrouk. È una delle espressioni più utilizzate in Italia quando si parla di bugie. Ogni volta che vogliamo dire che non è una cosa buona dire bugie e che invece occorre essere sempre sinceri, si dice così: le bugie hanno le gambe corte. Significa che prima o poi le bugie vengono scoperte, perché non si va molto lontano dicendo bugie. Infatti chi ha le gambe corte non va molto lontano.

Tra le espressioni più semplici rientra anche “per dirla tutta”.

È una frase che si usa quando si sta dicendo una cosa, magari state parlando con qualcuno e volete aggiungere qualcosa di importante, qualcosa che non va trascurato. Ad esempio se io dico che la sincerità è una caratteristica degli egiziani Shrouk avrebbe potuto aggiungere:

Shrouk: per dirla tutta anche l’equilibrio è una caratteristica tipica di noi egiziani.

Ok, quindi con “per dirla tutta” state aggiungendo qualcosa, volete dire tutta la verità, non soltanto una parte. Si tratta di una espressione molto usata nella forma parlata, ma non è molto adatta a contesti formali, ad occasioni importanti.

Quindi dopo aver visto questa espressione passiamo alla prossima.

Jasna: se vogliamo dirla tutta Gianni, ne abbiamo già viste tre di espressioni, e questa sarebbe la quarta.

Gusto Jasna. La quarta espressione è “a voler essere obiettivi”.

È molto simile alla precedente espressione, ma ora non si tratta di voler completare la verità, ma si tratta di dire una cosa più equilibrata, una cosa più obiettiva, più vicina alla verità, ma solo se la si guarda con un occhio più distante. Una persona obiettiva è una persona che vede e giudica persone, gli eventi, le circostanze in modo reale e imparziale. “A voler essere obiettivi” quindi vuol dire: “valutiamo la cosa senza pregiudizi o senza passioni personali”. Quindi sincerità ed equilibrio insieme in questa espressione.

A cuore aperto è la prossima espressione”.

Shrouk: Il senso dell’espressione è ovviamente figurato.

Sì questa è una vera frase idiomatica. A cuore aperto significa: “sinceramente”, “con franchezza”; “con sincerità”, “senza nascondere nulla”; oppure anche “con fiducia”. L’espressione viene solitamente utilizzata insieme ad alcuni verbi in particolare: “dire, parlare, confessare”, come se si aprisse il cuore a chi ascolta, come se si stesse parlando con il cuore aperto, per permettere a chi ascolta di leggere i segreti del cuore. Quindi quando si vuole dire qualcosa con vera sincerità, possiamo usare questa espressione.

Jasna: A cuore aperto ti dico che mi dispiace molto per come è andato il tuo affare.

Questo è un ottimo esempio di utilizzo. Possiamo anche dire “col cuore in mano”:

Shrouk: Te lo dico “col cuore in mano”: avrei voluto anche te nella nostra azienda.

Anche un libro può essere aperto però; non solo il cuore. In questo caso l’espressione “essere come un libro aperto” esprime una persona sincera, semplice, le cui intenzioni e pensieri si leggono molto facilmente, proprio come un libro aperto. Sempre che non sia scritto in lingua difficile, come la lingua slovena, Jasna.

Jasna: in questo caso per me è chiarissimo!

Ah ci credo, ma non per me però!

Passiamo ora ad una simpatica espressione: “sputare il rospo”.

Non so se vi sia mai capitato di “sputare il rospo”. Ebbene se questo accade, solitamente è una cosa molto sollevante. Chiunque sputi il rospo, dopo averlo fatto, avverte una sensazione di sollievo immediato. In effetti avere un rospo in bocca potrebbe essere fastidioso, ma ovviamente questa è solo un’immagine. Il rospo in effetti è un animale, un anfibio in particolare, molto comune in Italia, ed anche piuttosto bruttino. È un animale presente in molte espressioni italiane, anche per il suo aspetto. Sputare il rospo vuol dire decidersi a parlare di qualcosa che non si intendeva dire per paura, o anche per scrupolo. Se si ha paura che dicendo la verità accada qualcosa di negativo, che possa preoccupare, o che ci porti sofferenza, si dice proprio così: “sputare il rospo.

Quindi chi sputa il rospo si libera di una verità, di una cosa e questo sicuramente fa sentire meglio. Certo, dire la verità potrebbe causare a volte dei problemi, ed è per questo che sputare il rospo genera anche preoccupazioni.

Possiamo dire “sputa il rospo” quindi per chiedere a qualcuno, come ad un nostro collega di lavoro, un collega che conosciamo bene, che ci deve confessare una cosa, perché sospettiamo che il nostro collega abbia un segreto.

Attenzione perché “sputa il rospo” è un’espressione familiare, non adatta a dialoghi formali.

Se, al contrario, non vogliamo che il nostro collega dica la verità, ma invece vogliamo dirgli che non deve parlare, che deve tacere, che deve tenersi un segreto possiamo dirgli: “acqua in bocca”.

Jasna: provate voi a parlare con l’acqua in bocca se ci riuscite!

Shrouk: —- hhhhmmmm hmmm

Va bene Shrouk, puoi sputare il rospo ora!

Shrouk: ah finalmente! Volevo dire che occorre parlare anche dell’equilibrio non credi?

Ok Shrouk, passiamo all’equilibrio allora. Vediamo una bella frase: “a ragion veduta”. Questa è molto professionale come frase, che consiglio a tutti di utilizzare in ambito lavorativo.

Quando utilizzarla? Ebbene, chiunque debba prendere una decisione, e questo vale come ovvio anche in ambito lavorativo, è bene che lo faccia “a ragion veduta”, cioè dopo averne vedute, cioè viste, conosciute le ragioni” quindi è bene che lo faccia opportunamente, in modo opportuno. Quando si vuole essere sicuri di prendere la giusta decisione, dobbiamo considerare tutti i punti di vista, non solo il nostro punto di vista. Dobbiamo valutare tutti gli aspetti importanti. Mi sento di consigliarvi questa frase perché chiunque la pronunci dà immediatamente l’impressione di una persona equilibrata e che non lasci nulla al caso. Allo stesso modo ci sono anche alcune espressioni che non mi sento di consigliarvi. Lo vedremo però nella seconda parte della lezione, dove vedremo anche altre espressioni, la seconda parte terminerà con un esercizio di ripetizione, interessante perché le frasi che saranno ripetute si riferiscono ad un fallimento di una azienda, ed alle responsabilità di questo fallimento.

Fine prima parte

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È la morte sua

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Ciao ragazzi, benvenuti su italiano semplicemente. Io sono Giovanni e oggi parliamo di una espressione particolare e difficile da comprendere: “è la morte sua“. Grazie di essere all’ascolto di questo episodio, dedicato a coloro che già comprendono l’italiano e che vogliono migliorare il loro livello.

Prima di iniziare con la spiegazione della frase “è la morte sua” vorrei ringraziare coloro che hanno commentato il post su Facebook in cui ho provato a chiedere a tutti voi se conoscevate questa espressione italiana: “è la morte sua”; molti hanno provato a rispondere, qualcuno c’è andato anche vicino.

Quindi io poi ho provato a spiegarmi, ho provato a fare degli esempi, e ad ogni modo ora provo a spiegare per bene il significato dell’espressione facendo anche degli esempi e un esercizio di ripetizione alla fine, come facciamo sempre.

E’ la morte sua” è una frase idiomatica che si usa quando quasi sempre quando si parla di cibo.

Sapete che l’Italia è un paese dove credo si mangi molto bene; tutti gli italiani apprezzano il cibo e la cucina italiana e credo anche che anche tutti gli stranieri che vengono in Italia, ci vengono anche per apprezzare la cucina italiana.

Una delle particolarità della cucina italiana è la cura degli accoppiamenti. Gli accoppiamenti dei cibi si fanno per esaltare il sapore dei cibi. Un accoppiamento è quando si fa una coppia, quando si stabilisce che due pietanze, due piatti, o due alimenti, stanno bene assieme, e vanno quindi preferibilmente mangiati insieme, nello stesso piatto o nello stesso momento.

Se facciamo un accoppiamento quindi prendiamo due alimenti e li mangiamo assieme. Questo è un accoppiamento. Perché lo facciamo? perché il sapore di entrambi gli alimenti si presta per essere ben accoppiato con il sapore dell’altro alimento.

Ad esempio il prosciutto ed il melone. Possiamo quindi chiedere al cameriere (attenzione!): posso avere un piatto di prosciutto?

Il cameriere potrebbe rispondervi: glielo servo insieme al melone? Lo vuole assieme al melone?

Perché? Perché proprio col melone? – chiedete voi –

Perché “è la morte sua“, vi risponderebbe il cameriere se voi foste italiani. Se siete stranieri è invece probabile che non ve lo dica perché probabilmente non lo comprendereste.

“E’ la morte sua” quindi vuol dire “ci sta bene”, cioè “il melone è la morte del prosciutto”, ma non si dice in questo modo, ma si dice semplicemente: “è la morte sua”. “Sua” nel senso “del prosciutto”: il melone è la morte sua, è la morte del prosciutto.

Attenzione perché “Sua”, il pronome possessivo “sua”  solitamente si usa per le persone: (la mia, la tua, la sua), quindi esempio: la sua camera, la sua bicicletta, la sua allegria eccetera. Quindi ci si riferisce ad una persona, ad una terza persona di cui si sta parlando. Ebbene invece in questo caso “sua” si riferisce ad uno dei due alimenti che si accoppiano. Nell’esempio fatto prima ci si riferisce al prosciutto: “il melone è la morte sua”, cioè sua del prosciutto. Il prosciutto non è una persona in questo caso.

Sapete che la morte, la parola morte, potrebbe portarvi fuori strada, potrebbe cioè non farvi capire il significato della frase “è la morte sua”. Ma se ci pensate bene cos’è la morte? La morte è la fine della vita. E la fine della vita del prosciutto, così come la fine della vita di un qualsiasi cibo, di un qualsiasi alimento, è essere mangiato: è nella nostra bocca che termina, che finisce la vita del prosciutto.

Ovviamente con “vita” qui intendiamo la mvita del prodotto prosciutto, del prodotto commerciale.

Insomma, il melone “la morte sua”, cioè del prosciutto, vuol dire che non c’è un modo migliore di far finire la vita al prosciutto. Non esiste un modo migliore di mangiare il prosciutto. Il modo migliore di mangiare il prosciutto è accoppiarlo col melone. Il modo migliore di mangiare il prosciutto è di mangiarlo assieme al melone: “Il melone è la morte sua” .

Questa non è ovviamente l’unica coppia culinaria che esalta il sapore degli alimenti. Ad esempio il formaggio è più buono se si mangia insieme alle pere. Le pere sono un frutto, come il melone, ed il formaggio quindi se mangiato assieme alle pere dà la sensazione di essere più buono. Così anche la pera sembra più buona.

Perché mangiare la pera col formaggio? Perché è la morte sua! La pera è la morte sua (cioè del formaggio). Ed anche il formaggio, possiamo dire, è la morte sua (cioè della pera).

La coppia pera-formaggio è entrata anche in un proverbio italiano famosissimo:

“al contadino non far sapere com’è buono il formaggio con le pere”

E’ un proverbio divertente e molto antico, nato nel medioevo: non dobbiamo far sapere al contadino quanto è buono mangiare insieme il formaggio e le pere: questo dice il proverbio.

Probabilmente perché il contadino solitamente ha degli alberi di pere, nella sua campagna e ha anche le pecore, o le mucche, quindi probabilmente il contadino ha anche del formaggio, poiché lo produce nella sua fattoria. Quindi il contadino potrebbe decidere di vendere sia le pere che il formaggio, ma evidentemente se il contadino lo sapesse; se il contadino sapesse quanto è buono mangiare formaggio e pere insieme, probabilmente mangerebbe lui e non venderebbe né le pere, né il formaggio.

Questa potrebbe essere una possibile spiegazione del famoso proverbio. Naturalmente questo è un proverbio che ci fa conoscere anche la cultura di un paese, come più o meno fanno tutti i detti e tutti i proverbi e i modi di dire popolari. In ogni caso mangiare formaggio e pere insieme fa veramente bene, non è solo una questione di gusto, e non solo un modo di dire. Infatti le pere, essendo un frutto, contengono molta acqua, vitamine e fibre, ed aiutano la digestione. Il formaggio invece è fonte di proteine. Quindi pere e formaggio si completano, diciamo, dal punto di vista nutrizionale. La pera completa il formaggio ed il formaggio completa la pera: si completano a vicenda, cioè ognuno dei due cibi completa l’altro, lo rende più completo.

La stessa cosa possiamo dirla per il prosciutto ed il melone.

Un’altra bella accoppiata che ci può far pronunciare la frase “è la morte sua” è accoppiare miele e formaggio, in particolare miele e pecorino. Il pecorino è un formaggio prodotto con latte di pecora.

Il miele quindi sta bene col pecorino perché “è la morte sua!”. Ma c’è anche un altra cosa che sta bene col pecorino e che sono la morte sua! Sto parlando delle fave! La fava è un legume, come i fagioli ad esempio. Credo che le fave ed il pecorino siano la miglior accoppiata che esista, almeno secondo i miei gusti.

Bene credo che ora sia chiaro il significato della frase “è la morte sua”: vuol dire “ci sta bene”, “non c’è nulla che ci stia meglio”: parliamo di due alimenti, ed uno dei due alimenti rappresenta il migliore modo per assaporare l’altro.

Un’ultimo esempio prima della ripetizione. Perché mangiare le pere con le fave? Perché “sono la morte loro“. Attenzione perché in questo caso la frase è al plurale, infatti ho detto che le pere sono la morte loro, sono cioè la morte delle fave. Quindi dovete stare attenti perché questi due alimenti possono essere espressi al singolare, oppure al plurale.

Ora facciamo l’esercizio di ripetizione: conoscete le regole! La settima regola per imparare l’italiano è “parlare” (è quella che ho chiamato settima regola d’oro: d’oro perché preziosa, preziosa come l’oro).

Parlate dunque: è necessario che voi ripetiate, che ripetiate dopo di me, e che ripetiate senza pensare alle regole grammaticali. Ma oggi possiamo provare a fare un altro tipo di esercizio. Facciamo questo esperimento: Io vi faccio la domanda e voi dovete rispondere. Potete rispondere “è la morte sua” oppure “è la morte loro” oppure “sono la morte sua” oppure “sono la morte loro”.

Potete usare quindi sia il singolare che il plurale, sia per il primo alimento, sia per il secondo.

Io darò la risposta dopo di voi. Iniziamo:

Domanda: Perché mangiare il formaggio proprio con le pere?

Risposta: perché sono la morte sua!

Domanda: Perché mangiare le fave proprio col pecorino?

….

Risposta: Perché è la morte loro!

….

Domanda: Perché mangiare il prosciutto insieme al melone?

Risposta: Perché è la morte sua!

….

Domanda: perché mangiare il miele insieme al formaggio?

Risposta: Perché è la morte sua!

Anche oggi abbia finito, se avete dei dubbi ascoltate ancora il podcast, anche più volte: questo è l’unico modo per assorbire la frase e le regole grammaticali utilizzate nella spiegazione.

Un’ultima domanda:

Perché imparare l’italiano proprio con Italiano Semplicemente?

….

ciao amici!

Ps: “è la morte sua” si può anche sostituire con “si sposa benissimo con”. Prossimamente il Podcast online.

Ps: grazie per le vostre donazioni
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Corso di italiano professionale per stranieri

Reggere il gioco

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Buonasera e benvenuti su italiano semplicemente. Io sono Gianni, grazie di essere qui ad ascoltare il nuovo episodio. Oggi, con il caldo dell’estate che è arrivato, vi voglio spiegare un’espressione molto simpatica: “reggere il gioco”.

Reggere il gioco: mi piace molto questa espressione, perché la frase racchiude in sé alcune emozioni, alcuni sentimenti che ritengo siano importanti nella vita: almeno per me. La frase racchiude in sé il gioco, il divertimento, la simpatia, la complicità, l’amicizia, lo scherzo, la spensieratezza, l’allegria ed anche un po’ di tempo libero.

A chi non piacciono queste cose? Ed allora procedo immediatamente alla spiegazione.

Reggere il gioco. Spieghiamo prima le parole. Il gioco sapete bene cos’è. Il calcio è un gioco, il tennis, la pallavolo, la pallacanestro eccetera.

Un gioco quindi è una  competizione, una gara fra due o più persone, regolata da norme, da regole e il cui esito dipende dall’abilità o anche dalla fortuna. Esistono gli sport citati prima, calcio tennis ecceteraq, ma esiste anche il gioco dell’oca, dei birilli, della dama, del poker eccetera.

Ma quelli sportivi e competitivi non sono gli unici giochi esistenti. Esiste anche il gioco nel senso di scherzo, di divertimento.

Un gioco in generale è un qualsiasi esercizio, singolo o collettivo, quindi che potete fare da solo, in solitudine oppure con altre persone, che possono fare bambini o adulti, sia come passatempo, cioè per passare il tempo, per non annoiarsi, per svago, cioè per divertimento (svago è un sinonimo di divertimento) o anche per ritemprare le energie fisiche e spirituali: giochi all’aperto, infantili, o giochi di società. Ritemprare vuol dire riacquistare forza, si dice anche rinvigorirsi, cioè riprendere vigore. Ritemprare quindi vuol dire riprendere la tempra, le sue capacità positive.

Esistono molte espressioni idiomatiche che contengono la parola “gioco”.

Reggere i gioco abbiamo detto. Reggere significa tenere, tener fermo qualcosa, sostenere, sorreggere qualcosa o anche qualcuno facendo in modo che non cada o che stia sollevato da terra. Si può reggere una borsa, una valigia eccetera.

Posso anche dire: “le gambe non mi reggono”, cioè le gambe non mi sostengono; oppure posso dire “il chiodo non ha retto” cioè il chiodo ha ceduto, non ha retto, cioè non ha resistito, e ha fatto cadere qualcosa che sosteneva, come un quadro ad esempio.

Quindi reggere vuol dire sostenere: non far cadere.

Quando dico “reggere il gioco” quindi dico “sostenere il gioco”, cioè “non far cadere il gioco”.

In questa frase il reggere significa quindi fare in modo che il gioco resista, ma qui il gioco non è lo sport, la competizione, bensì è lo scherzo, la burla.

In inglese posso dire: “to play along”, se può aiutarvi a capire, ma forse è molto importante dire che la parola gioco, in questo caso, non né è un gioco, né solamente uno scherzo. In realtà potrebbe anche trattarsi di qualcosa di serio.

Provo a fare degli esempi: se io decido di fare uno scherzo alla mia fidanzata, allora mentre io parlo con la mia fidanzata, chiedo al mio amico di “reggermi il gioco”, quindi chiedo al mio amico di assecondarmi e di non contraddirmi, per non essere scoperto dalla mia fidanzata.

Quindi io ad esempio dico: sai Maria, ieri mi hanno rubato la macchina! Ed il mio amico allora potrebbe dire: “è vero, c’ero anch’io con lui, ed abbiamo visto i ladri scappare con la sua macchina”. Il mio amico quindi mi regge il gioco, non mi contraddice. Io sto facendo uno scherzo alla mia fidanzata e lui, mentre ascolta, fa finta che sia vero, non mi contraddice, non mi smentisce, ma “mi regge il gioco”

Quindi reggere il gioco significa “assecondare le intenzioni” di qualcuno.

Vediamo un esempio con qualcosa di più serio.

Se io sono un ladro, posso pensare ad un piano per truffare delle persone, allora se ho un complice, un mio amico che mi aiuta, appena sono davanti ad una persona che voglio truffare chiedo al mio amico che “mi regga il gioco”, cioè che lasci fare a me, che assecondi quello che dico, senza contraddirmi, senza smentirmi, anzi, se necessario gli chiedo di rendere ciò che dico ancora più convincente. In questo modo posso riuscire a derubare le persone con più facilità.

Allora dico al mio amico: “mi raccomando, reggimi il gioco adesso!”

Se lui mi regge il gioco riusciremo a derubare le persone più facilmente, se invece lui non mi regge il gioco non ce la faremo, e anzi avremo di guai con la giustizia.

Naturalmente  la frase reggere il gioco si usa sempre, in ogni contesto: in amore, in amicizia, al lavoro, e nella maggior parte dei casi si usa in contesti divertenti, quando appunto si sta scherzando o si fa qualche gioco divertente con gli amici.

Si dice anche “stare al gioco”, che è una frase equivalente. Se io ti reggo il gioco, cioè reggo il gioco a te, allora posso dire che io sto al gioco, sto al tuo gioco. Se invece non sto al gioco, al tuo gioco, vuol dire che non ci sto, non ti reggo il gioco, non sono disposto ad assecondarti.

Invece tu stai al mio gioco se mi reggi il gioco, cioè se mi assecondi, se non mi contraddici, se sei il mio complice.

Quindi capite bene che quando si parla di gioco, si parla di una bugia, si tratta di dire qualcosa di falso, e lo posso fare sia per gioco, per divertimento, sia per cattive intenzioni, come nel caso del ladro.

“Stare al gioco” e “reggere il gioco” son due espressioni assolutamente equivalenti. Probabilmente la frase “reggere il gioco” è più informale, più usata tra i giovani, mentre “stare al gioco” è un po’ più universale, per tutte le generazioni.

Bene vediamo ora, ora che avete certamente capito il significato si “reggere il gioco” e di “stare al gioco”, di fare un esercizio di ripetizione.

Ripetete dopo di me e state attenti alla pronuncia. Vediamo al presente e poi al futuro:

Reggere il gioco

…..

Io ti reggo il gioco (io a te)

…..

Tu mi reggi il gioco (tu a me)

…..

Lui ci regge il gioco (lui a noi)

…..

Noi vi reggiamo il gioco (noi a voi)

….

Voi ci reggete il gioco (voi a noi)

….

Loro mi reggono il gioco

….

Vediamo al futuro:

Io ti regge il gioco (io a te)

…..

Tu mi reggerai il gioco (tu a me)

…..

Lui ci regge il gioco (lui a noi)

…..

Noi vi reggeremo il gioco (noi a voi)

….

Voi ci reggerete il gioco (voi a noi)

….

Loro mi reggeranno il gioco

….

Allora spero sia tutto chiaro ora. Questa frase si usa anche nel mondo del lavoro, ma in questo caso, quando reggete il gioco a qualcun altro, solitamente non lo si fa per scherzo. Attenzione quindi.

A proposito di lavoro: prima di salutarvi vi ricordo che i prossimi episodi di italiano semplicemente saranno dedicati al corso di italiano professionale. Andranno online la sesta, settima, ottava e nona lezione, tutte dedicate alle espressioni idiomatiche italiane che si usano nel lavoro.

Vedremo in particolare le espressioni che riguardano la sincerità e l’equilibrio, il controllo del futuro, i risultati e i problemi.

Il corso di italiano professionale è un corso dedicato a tutti coloro che vogliono lavorare in Italia oppure semplicemente a coloro che vogliono imparare l’italiano un po’ più in profondità, usando dei termini e delle espressioni più professionali. Il corso sarà completo e disponibile solamente alla fine del 2017, ma nel frattempo vi faremo ascoltare la prima parte di tutte le lezioni del corso.

Per chi vuole approfondire alcuni aspetti, oppure alcune professioni in particolare, aspetto un loro messaggio. Per chi vuole essere informato l’importante è continuare a seguire italiano semplicemente.

Ps: grazie per le vostre donazioni