Italiano Professionale – lezione n. 7: controllo del futuro


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SECONDA PARTE: solo abbonati

 

italiano dante_spunta In questa lezione ci occupiamo delle espressioni legate alla gestione ed al controllo del futuro.
spagna_bandiera En esta lección nos ocuparemos de las expresiones ligadas a la gestión y al control del futuro.
france-flag Dans cette leçon on s’occupe des expressions relatives à la gestion et au contrôle du futur.
flag_en In this lesson we’ll handle expressions about future management and control.
bandiera_animata_egitto نحن نحرص على تعبيرات المتعلقة بإدارة والسيطرة على المستقبل.
russia Мы заботимся о выражениях, связанных с управлением и контролем будущего.
bandiera_germania Wir kümmern uns um Ausdrücke für das Management und die Kontrolle über die Zukunft bezogen.
bandiera_grecia Θα ασχοληθούμε με εκφράσεις σχετικές με τη διαχείριση και τον έλεγχο του μέλλοντος.

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Trascrizione

  1. Introduzione – prima parte

Ciao io sono Giovanni.

Mohamed: Ed io sono Mohamed

State ascoltando la settima lezione di Italiano Professionale.

Nella lezione di oggi mi farà compagnia Mohamed, professore di italiano ad Alessandria, in Egitto, che ringrazio molto per l’aiuto. Mohamed ha un’ottima pronuncia. In questa lezione Mohamed ed io vi spiegheremo alcune espressioni italiane legate a tutte le attività lavorative. Infatti parleremo di controllo: controllare la propria attività, il proprio lavoro, avere tutto sotto controllo, oppure perdere il controllo, perdere di vista il lavoro e le attività ad esso collegate. Quali espressioni utilizzare?

Mohamed: non è una cosa molto facile da fare quella di oggi Giovanni.

Infatti. Non è facile perché quelle di oggi sono espressioni molto utilizzate, e si riferiscono tutte a talune circostanze, tipiche del lavoro, in cui si parla essenzialmente del futuro. IL futuro va controllato Mohamed!

Mohamed: Sì infatti. Perché il futuro nel lavoro va programmato, va gestito, e quindi occorre prepararsi bene, occorre tenere le cose sotto controllo.

Vediamo quindi alcune espressioni tipiche italiane che si usano, più o meno di frequente, nel mondo del lavoro, quando si parla del futuro, appunto, quando si parla di come programmare questo futuro, o di come, a volte, va interpretato in virtù del tempo passato.

Mohamed: argomento molto interessante, ed è stato anche difficile cercare le frasi idiomatiche e darle questa caratteristica, quella del controllo.

Infatti, ma facciamo un piccolo riassunto delle lezioni precedenti. Siamo alla settima lezione e nelle lezioni precedenti abbiamo affrontato, sempre in tema di frasi idiomatiche, altri argomenti importanti che riguardano il lavoro: come esprimere le proprie Competenze, le espressioni sulla Sintesi e la Chiarezza, poi anche l’Approssimazione e il Pressapochismo; nella quarta lezione abbiamo visto la Precisione e la Puntualità, poi nella quinta la Tenacia e la Resistenza, ed infine, nella precedente lezione, abbiamo affrontato la questione della Sincerità ed Equilibrio.

Mohamed: Ora siamo arrivati alla settima lezione e ci occupiamo di Controllo.

Sì, lo faremo in una lezione divisa in due parti. Nella prima parte vedremo le espressioni più semplici. Parleremo anche di Alessandro Manzoni, legato ad una delle espressioni, poi vedremo quali espressioni sono di utilizzo più familiare e quali sono invece più formali. Nella seconda parte alcune curiose espressioni, più complicate ma ugualmente utilizzatissime in Italia. Infine vedremo i rischi legati alla pronuncia e l’esercizio di ripetizione. In questo esercizio immagineremo, insieme a Mohamed di trovarci in una situazione inaspettata, una sorpresa. Immagineremo di aver scoperto che la nostra azienda abbia perso un affare, un grosso affare da un milione di euro. Una situazione in cui è molto importante mantenere il controllo.

2. Le espressioni più semplici

Iniziamo quindi la prima parte della lezione con le espressioni più semplici: “a Dio Piacendo” è la prima espressione.

Quando si chiama in causa Dio, è sempre una questione di fede, e voi musulmani ne avete molta vero Mohamed?

Mohamed: Certo Giovanni! Per noi musulmani, non possiamo chiamarci così senza la fede. La fede è una cosa fondamentale per tutti i musulmani.

In effetti quando si usa questa espressione si è di fronte ad un futuro incerto. Magari si è appena presa una decisione importante della quale non si conoscono gli esiti. Allora possiamo dire:

“a Dio piacendo, riusciremo a superare la crisi economica”

Quindi si fa appello alla fede: “a Dio piacendo, cioè “Se piace a Dio”, “se questa sarà la volontà di Dio”, “se questo è quello che vorrà Dio”. So che voi musulmani utilizzate molto questa espressione Mohamed.

Mohamed: È vero. Infatti nel nostro Corano c’è una sura che ci dice di non dire di fare alcun fatto domani senza dire prima a Dio piacendo” perciò sì che la usiamo ogni giorno!

L’espressione quindi esprime la speranza che non ci saranno ostacoli che possano impedire il verificarsi di qualcosa di positivo. Quindi “a Dio piacendo” è molto usato nelle intenzioni, nei progetti, insomma in generale nel lavoro. A volte può anche essere usato in modo ironico.

Si usa spesso dire anche “che Dio ce la mandi buona”, ma questa è una espressione più informale, e di conseguenza anche molto più utilizzata di “a Dio piacendo”. Che Dio ce la mandi buona è un’esclamazione di augurio. “Ce la mandi” vuol dire “ci porti”, cioè “che Dio ci faccia arrivare, ci mandi, qualcosa di positivo”. Si dice “ce la mandi” con l’articolo “la” per far riferimento a qualcosa di generico, senza specificare. Si usa quando si hanno dei dubbi a proposito di un’azione che si sta per intraprendere, una decisione da prendere e che presenta alcuni rischi, quindi, ancora una volta si ha la speranza che tutto vada bene, e tale speranza è riposta nell’aiuto di Dio. “Che Dio ce la mandi buona”, cioè “che Dio faccia in modo che quello che accadrà sarà qualcosa di positivo.

Mohamed: Evidentemente con queste due prime frasi “a Dio piacendo” e “che Dio ce la mandi buona” non si ha molto il controllo delle proprie azioni.

Infatti è proprio così. E adesso passiamo alla terza espressione sul controllo: “ai posteri l’ardua sentenza“.

Questa volta non si chiede aiuto a Dio, ma si chiede ai posteri. Si chiede ai posteri, cioè a chi verrà dopo di noi, ai nostri eredi, forse ai nostri figli, o ai nostri nipoti, di dire come è andata, cioè di dire, di dichiarare, l’ardua sentenza, cioè la difficile sentenza, cioè questo difficile giudizio. La sentenza è un termine che si usa prevalentemente in tribunale: è lì, in tribunale che il giudice dichiara la sentenza, cioè prende una decisione, ad esempio decide se un imputato è il colpevole oppure innocente. Questa è la sentenza. È una decisione del giudice.

Ai posteri l’ardua sentenza quindi vuol dire: spetta ai nostri posteri, a chi verrà dopo di noi, decidere. Spetterà a loro dire il loro giudizio.

Normalmente è una frase ironica, che si dice per ironizzare su una situazione rischiosa, e sapete da dove nasce questa espressione?

Mohamed: La frase, molto famosa, è tratta “Il cinque maggio”, la poesia più famosa di Alessandro Manzoni. È una frase che Manzoni utilizza per giudicare la vita di Napoleone Bonaparte. Tale giudizio viene rimandato ai posteri: Fu vera gloria la vita di Napoleone?

«…Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…»

Saranno quindi i posteri, chi verrà dopo di noi, a giudicare la vita di Napoleone, a giudicare se la sua vita sia stata gloriosa oppure no.

Allora Mohamed non so cosa ne pensi tu come egiziano. Che ne dici, è stata gloriosa la sua vita secondo te? Noi che siamo i posteri, possiamo dirlo no? Secondo te?

Mohamed: A me come egiziano, certo che no! La sua vita non è stata gloriosa, perché sapete la sua brutta storia contro l’Egitto e il suo tentativo di controllare il mio paese.

Mi sembra giusto Mohamed, dal tuo punto di vista questo è giustissimo. Comunque, se non vogliamo chiamare in causa Manzoni e Napoleone, possiamo anche usare anche un’altra espressione molto utilizzata tutti i giorni: “chi vivrà, vedrà”. Non c’è Dio qui.

Questa è sicuramente più utilizzata della frase di Manzoni, e diciamo che è un po’ più casareccia, più informale, più adatta al linguaggio di tutti i giorni.

Chi vivrà, vedrà, cioè chi sopravvivrà, vedrà come sarà andata a finire.

Mohamed: un po’ pessimista come frase non credi Giovanni?

Sì, forse, ma ormai è entrata nel linguaggio comune e non ci si fa più caso. Sicuramente Mohamed, la frase di Manzoni, ai posteri l’ardua sentenza è meno utilizzata e più colta come citazione. In ogni caso c’è un’altra molto più pessimista di questa. Quella che vediamo ora è un’espressione da usare quando tutto è perduto, o meglio, è una cosa che si dice quando si immagina che tutto sia perduto. Cosa fare quando tutto sarà perduto? Cosa fare se abbiamo perso completamente il controllo? Lo vediamo nella seconda parte della lezione, dedicata ad altre espressioni tipiche italiane. Seguirà il paragrafo dedicato ai rischi, vale a dire i rischi che si corrono quando si pronunciano queste frasi. Termineremo la seconda con l’esercizio di ripetizione.

Fine prima parte

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