Perché, poiché, anzi, anziché

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avverbi.jpgBuongiorno amici, grazie di essere qui all’ascolto di questo episodio di Italiano Semplicemente.

Oggi rispondo ad una domanda di Madonna, una bella e simpaticissima ragazza egiziana che avendo avuto modo di ascoltare la sua voce vi posso dire che parla molto bene l’italiano. Madonna vorrebbe conoscere l’utilizzo, con degli esempi, di alcune parole italiane: si tratta di alcuni avverbi e congiunzioni.

Madonna ha un livello abbastanza elevato per poter comprendere e parlare di qualsiasi argomento nella lingua italiana, quindi questo significa che queste parole creano qualche volta dei problemi anche alle persone di livello elevato.

Saper utilizzare bene queste paroline significa sapersi esprimere bene in italiano.

In questo episodio quindi spieghiamo alcune delle parole richieste da Madonna, che saluto con l’occasione, e poi inserirò sul sito il podcast audio in formato mp3 in modo che lo possiate scaricare ed ascoltare.

 Inserirò però anche le singole frasi separatamente, facciamo questo esperimento  in modo che i visitatori di Italiano Semplicemente possano ascoltare solamente le frasi e gli esempi che gli interessano di più. Se volete potete anche ripetere le frasi in modo che possiate esercitare la lingua.

Un esperimento questo che se si rivelerà produttivo e che se gradirete attraverso dei like su Facebook continueremo sicuramente a fare. Vediamo come va.

I miei figli mi aiuteranno a rendere più piacevole l’ascolto.

Oggi spieghiamo perché, poiché, anzi ed anziché

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Perché

Perché si usa principalmente in frasi interrogative, quando si fa una domanda e quindi si richiede una risposta: (in tal caso è un avverbio e sta prima di un verbo)

– perché studi la grammatica?

– Perché stai studiando italiano?

Perché sei così stupido?

è perché tu non pensi mai agli affari tuoi?

La parola “perché” a volte si usa anche da sola, dando il verbo per scontato: ad esempio:

– non rispondi mai al telefono quando ti chiamo: perché?

– non mi guardi mai in faccia quando ti parlo, perché?

mi rubi sempre le caramelle, perché?

mi fai sempre un sacco di domande, perché?

Infine “perché” si può usare anche  in frasi in cui non si fa direttamente la domanda, ma la si riporta in modo indiretto. Vediamo qualche esempio.

ho chiesto a mia moglie perché fosse così bella.

– mi chiedo perché mangi così tanto durante le feste di Natale!

– la maestra mi ha chiesto perché non ho fatto i compiti!

– tu invece non ti sei mai chiesto perché sei così stupido!

A volte “perché” si usa al posto della parola “motivo” o “causa”, e in questo caso ci mettiamo anche l’articolo davanti: “il perché” cioè “il motivo”, “la causa”, o anche “la colpa”. Ad esempio:

– voglio sapere il perché di tutto questo.

Oppure anche:

– non ti chiedi il perché delle nostre continue discussioni?

Oppure:

– ti dirò dopo il perché di tutti i miei dispetti!

scoprirai dopo il perché di tutti gli errori che fai!

sei tu il perché dei nostri problemi, lo vuoi capire?

Inoltre si usa anche come congiunzione: ad esempio:

voi ascoltate perché siete interessati;

oppure anche:

voi adesso state ascoltando perché un giorno possiate comunicare bene in italiano;

Inoltre,  ma è più raro questo uso, si usa in frasi di questo tipo:

– è troppo difficile perché tu possa capirlo;

oppure:

parli con la voce troppo bassa perché io possa ascoltarti.

sei troppo stupido perché tu possa capire le donne!

– e tu sei troppo presuntuosa perché  possa riuscire ad essere gentile!

Passiamo ora a poiché:

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Poiché

Poiché è una congiunzione, ma non ce ne potrebbe fregare di meno. A parte gli scherzi, vediamo i suoi utilizzi.

In molti casi si usa come “perché”; con valore causale infatti equivale a ‘perché’, ma l’accento non è sulla causa, sul motivo, non si vuole evidenziare il motivo. Quando evidenzio il motivo infatti devo usare perché: ad esempio:

– ti voglio sposare perché mi piaci;

voglio baciarti perché sei bello!

voglio lasciarti perché puzzi!

Quando l’accento è sulla causa, sul motivo quindi si preferisce “perché”: ad esempio:

– adesso state ascoltando Italiano Semplicemente perché vi piace;

Perché ascoltate italiano Semplicemente? Perché vi piace!

Quindi la cosa importante è che vi piace, il motivo per cui ascoltate è che vi piace. E per questo è meglio che usuate perché, ciò comunque non esclude che possiate usare anche poiché.

Invece “poiché” si usa per mettere in rilievo più una conseguenza che una causa vera e propria; più cioè ciò  che accade dopo. Mi interessa quindi più l’effetto che la causa. In questo particolare utilizzo, poiché equivale a “siccome”.

Ad esempio:

– poiché siete stranieri non sapete bene l’italiano (che equivale a ” non sapete bene l’italiano perché siete stranieri”) 

poiché sei brutto, non ti bacio!

poiché sei bella, ti amo!

Quindi generalmente poiché sta all’inizio della frase, e non si usa “perché” in questi casi, ma si usa “poiché”.

– poiché siete single, state cercando moglie;

L’accento qui non è sul motivo, sul fatto che siete single, ma sul fatto che state cercando moglie: Poiché siete single state cercando moglie.

Passiamo alla parola “ANZI”

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Anzi, anziché

Anzi è una preposizione e un avverbio.

E’ una parola che si usa, nel linguaggio moderno, al posto di “Invece”, oppure al posto di  “al contrario”. Si usa per correggere un’affermazione, una frase, che è stata già precedentemente negata: vi faccio alcuni esempi. Posso dire ad esempio, parlando con una persona straniera:

non sei un principiante, anzi conosci molto bene l’italiano;

Quindi vedete che prima si dice una frase (non sei un principiante) che è una negazione, infatti state dicendo “non  sei un princiupiante”,  poi si dice “anzi” e poi dite il contrario: conosci molto bene l’italiano. Quindi anzi è come dire: tutt’altro, tutto il contrario, in una sola parola: anzi!

Posso dire anche, se qualcuno entra nella mia stanza e mi dice: “disturbo”? Io posso rispondere

non mi disturbi affatto, anzi mi fa molto piacere.

Anche qui c’è una negazione: non mi disturbi affatto. Poi c’è “anzi”, che anticipa la frase contraria: “mi fa molto piacere”: non mi disturbi affatto, anzi (al contrario, tutt’altro) mi fa molto piacere.

Vediamo però che “anzi” si può usare anche da solo nelle esclamazioni:

Ad esempio posso dire:

– non è brutto, anzi! 

– non è un principiante, anzi!

non sono una bambina, anzi!

Non sono uno stupido, anzi!

Anche in queste frasi significa: tutt’altro, tutto il contrario! Infatti dicendo “anzi”, sottolineando con il tono della voce la parola si vuole dire: tutto il contrario!

Anzi però non si usa solamente per dire il contrario di una cosa che avete già negato, ma significa anche: “o meglio”, “piuttosto”; si usa quindi anche per modificare quanto abbiamo già detto e non solo per negare. Se fate un esame all’università, il professore potrebbe dirvi:

-bene, ti promuovo con il voto di 28, anzi, facciamo 30;

mi spiace ma non sei andato molto bene, anzi, diciamo pure che sei andato malissimo;

– A me piacciono più le femmine che i maschi, anzi, i maschi non mi piacciono per niente!

A me piacciono le bambole, anzi, ora mi piacciono un po’ meno perché sono cresciuta.

Nelle frasi appena viste quindi c’è una frase affermativa e non una già negata. In questo caso correggo, specifico, modifico, aggiungo qualcosa; é come dire: “o meglio”.

Infine “anzi” si può usare anche per rafforzare, per insistere su un concetto e renderlo ancora più forte.

Anche in questo caso non si nega quanto già è stato detto, ma lo si modifica. In questo caso in particolare lo si rafforza: Se voglio dire a mio figlio che ha sbagliato a non fare i compiti posso dirgli:

– hai fatto male, anzi malissimo, a non fare i compiti;

E mio figlio potrebbe rispondermi:

– hai fatto male a sgridarmi, anzi, malissimo!

E mia figlia può dire:

– ho fatto bene a scrivere la lettera a Babbo Natale, anzi, benissimo!

La parola anzi si usa poi insieme ad altre parole, prima anzi e poi qualche altra parola, che spesso si unisce ad “anzi”.

Ad esempio nell’avverbio “anzitutto” o anche “innanzitutto“, che vuol dire “prima di tutto , cioè prima di dire altre cose vi dico questo.

Ad esempio se devo andare a fare la spesa mia figlia potrebbe dirmi:

innanzitutto papà, comprami i biscotti;

E mio figlio potrebbe invece dire:

Anzitutto papà, dovresti sentire mamma che dice!

In questo caso quindi anzi vuol dire “prima di tutto”.

Ma “anzi” se unita a qualche altra parola può voler dire anche solamente “prima”.

Ad esempio: “anzi notte”, che vuol dire “prima di notte”, ma che è veramente poco usata come accoppiata.

Più usato è “anzi tempo (che si scrive anche tutto unito, in una sola parola: anzitempo.

l’ho saputo anzitempo

che vuol dire “l’ho saputo prima del tempo previsto, prima degli altri, prima che lo sapessero le altre persone, o l’ho saputo prima del normale.

Si dice anche molto spesso:

– è invecchiato anzitempo;

– è morto anzitempo;

il che significa prematuramente, prima del previsto. È invecchiato anzitempo si dice di una persona che sembra più anziana, più vecchia, di quanto in realtà non sia. Se una persona sembra più anziana della sua età, potete dire che è invecchiata anzitempo.

 Lo stesso se una persona muore da giovane: è deceduta anzitempo, ci ha lasciato anzitempo, è morta anzitempo, cioè prima del previsto, prima di quanto comunemente ci si aspetta.

Un altro esempio di come anzi si unisce ad un’altra parola è la parola “anzidetto”, é una parola però molto formale, che non si usa nel linguaggio quotidiano e familiare.

Significa “detto prima”, predetto, suddetto, summenzionato.

Ad esempio:

per le ragioni anzidette, non possiamo incontrarci.

 Che significa per le ragioni dette prima, per le ragioni appena dette, dette in precedenza, non possiamo vederci. Si usa prevalentemente per iscritto,  a voce farebbe un po’ ridere una frase del genere.

In linguaggio familiare potrei dire:

– Ti ho già spiegato prima le ragioni, e per le ragioni che ti ho detto prima, non ci possiamo vedere.

Poi non dimentichiamo che esiste anche la parole “anziché, che è derivata da “anzi.

Anziché significa “invece di”, “piuttosto di”.  Ci sono due azioni contrapposti, ed una delle due azioni viene messa in risalto rispetto all’altra.

– mio figlio preferisce giocare anziché studiare;

– le tue parole, anziché tranquillizzarmi, mi hanno innervosito;

– anziché mangiare sempre, dovresti fare sport!

– anziché farti gli affari miei, potresti pensate ai fatti tuoi!

Anzi inoltre si trova anche nella parola poc’anzi.

Anche in questo caso c’è il tempo di mezzo, e vuol dire “poco fa”, “poco tempo fa”.

Questa parola si scrive con l’apostrofo prima di anzi: P-O-C- apostrofo – anzi. È una delle parole più difficili da scrivere per gli stessi italiani, perché non è così intuitivo mettere l’apostrofo . Tuttavia non è scorretto non metterlo. Posso scriverlo in entrambi i modi.

La prossima lezione vedremo altre parole suggerite da Madonna. Ce ne mancano ancora molte. Ne vedremo altre tre almeno.

Ciao a tutti.

Video con sottotitoli

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Metterci e rimetterci del proprio, mettersi in proprio

Audio

Descrizione

In questo episodio spieghiamo la differenza tra:

  • metterci del proprio
  • rimetterci del proprio
  • mettersi in proprio

proprio

Da quando in qua 

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Descrizione

La spiegazione dell’espressione “da quando in qua”, con esempi di applicazione, tono da utilizzare e un esercizio di ripetizione.

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È grasso che cola

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scarica mp3

Descrizione

In questo episodio spieghiamo il significato dell’espressione “é grasso che cola“.

Spieghiamo prima il significato di “grasso”, del verbo “colare” e poi dell’espressione completa.

Infine molto esempi concreti ed un esercizio di ripetizione.

lacrima_cola
Inserisci una didascalia

la lacrima cola sul viso – il grasso dello speckspeck-grasso

Saltare di palo in frasca

Audio

Descrizione

In questo episodio senza trascrizione vi parlo di una espressione colloquiale italiana molto usata sia in famiglia che al lavoro. Episodio registrato durante una passeggiata in campagna.

Ascoltate la spiegazione della frase, delle singole parole e fate l’esercizio di ripetizione che si trova nella parte finale dell’episodio. Fermate il vostro lettore mp3 e ripetete le frasi che ritenete più complicate.

Fate attenzione alla spiegazione audio della parola “PALO”, che ha sia un significato proprio (es: palo della luce) sia un significato figurato (fare il palo).

saltare_di_palo_in_frasca_immagine
L’uccello salta di palo in frasca
Un tipo di frasca (piccoli rametti secchi)
Un tipo di frasca (piccoli rametti secchi)
saltare.jpg
Saltare nel vuoto
Il palo della luce
Il palo della luce

 

Ps: grazie per le vostre donazioni

Il periodo ipotetico 

Audio

Trascrizione

Buongiorno a tutti, sono Gianni, il creatore di ItalianoSemplicemente.com e vi ringrazio di essere qui con noi.

Oggi ci occupiamo di un argomento molto ostico. Ostico significa difficile.

periodo_ipotetico_immagine

Parliamo del Periodo Ipotetico. Rispondo quindi alla domanda di Mervat Abdalla (spero di aver pronunciato bene) che mi ha chiesto di affrontare questo argomento, credo su facebook.

Ovviamente cerchiamo di farlo in modo poco pesante anche se la grammatica, si sa, è di per sé difficile da digerire. Solitamente, come sapete non mi occupo di grammatica per scelta, perché credo sia più produttivo usare il proprio tempo per ascoltare cose divertenti usando la tecnica descritta nelle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Ad ogni modo la cosa mi incuriosiva un po’ quindi ho deciso di fare un podcast su questo argomento, nella speranza che voi lo ascoltiate anche, che voi scarichiate il file mp3 e quindi non vi limitiate a leggere l’articolo ma che ascoltiate anche il file audio.

Per affrontare l’argomento nel modo meno traumatico possibile forse è bene dare una definizione di PERIODO IPOTETICO.

Il periodo ipotetico è un periodo, cioè è una frase, o una parte di una frase, attraverso il quale si esprime un’ipotesi da cui può derivare una conseguenza.

Quindi stiamo parlando di ipotesi, cioè di cose che possono accadere oppure no. Ogni volta che si parla di cose che possono accadere, cioè di ipotesi, come sapete nella frase c’è sempre di mezzo la parola “SE” oppure sinonimi di questa parola (tipo qualora, nel caso, putacaso eccetera. Abbiamo già spiegato in un podcast qualche mese fa quali sono tutti i modi possibili per dire “se”, cioè per presentare una ipotesi (il podcast ha come titolo “putacaso ti tradissi”). Stavolta invece spieghiamo la regola grammaticale.

Ad esempio. Partiamo da tre frasi:

  1. se parlo lentamente tutti potranno capire;
  2. se tutti capiscono ciò che dico, la lezione è utile;
  3. se voi non capite nulla, io non sono un bravo professore

In tutte queste frasi, in questi tre esempi che ho fatto ed in generale sempre, ogni volta che si fanno ipotesi, c’è sempre la parola SE, oppure una parola simile che sostituisce la parola SE.

Iniziamo a dire che tutte le frasi di questo tipo possiamo in realtà dividerle in due parti: la PROTASI e la APODOSI.

Brutte parole!! Vediamo bene.

Ad esempio vediamo la prima frase:

1. Se parlo lentamente tutti potranno capire

“parlo lentamente” è la PROTOSI, cioè la condizione che si deve rispettare affinché accada ciò che c’è scritto dopo, nella APODOSI: “tutti potranno capire”: questa è la apodosi. Se si verifica la protosi (se cioè parlo lentamente),  allora come conseguenza si verifica anche la apodosi (cioè tutti potranno capire). Prima c’è la protosi, poi la apodosi.

Per facilitare la lettura sul testo che trovate sul sito, ho scritto in colore rosso la protosi di tutti gli esempi ed in verde la apodosi.

Bene,

la stessa cosa vale per gli altri due esempi fatti prima:

2. se tutti capiscono ciò che dico (protosi), la lezione è utile (apodosi)

3. se voi non capite nulla (protosi), io non sono un bravo professore (apodosi)

Fin qui è tutto abbastanza semplice. Gli esempi che ho fatto io finora sono solamente una tipologia di periodo ipotetico. Ciò che cambia da una tipo all’altro è quanto è probabile l’ipotesi indicata nella protasi. L’ipotesi può essere molto probabile, possibile (ma non sicura), oppure impossibile.

Sono possibili quindi tre tipi diversi di periodo ipotetico. Tutto dipende dalla protosi, cioè dall’ipotesi, cioè da quello che c’è subito dopo la parola “se”. Nei tre casi diversi cosa cambia però? Cambia il tempo del verbo, anzi dei verbi. Infatti vedete che sia la protasi che l’apodosi contengono ciascuno un verbo. Questi due verbi vanno usati in modo diverso quando appunto cambia la probabilità del verificarsi dell’ipotesi.

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Allora, niente panico, vediamo il primo caso: ipotesi molto probabile. E’ il caso degli esempi che ho fatto prima.

1A. Se parlo lentamente tutti potranno capire

Parlo lentamente è l’ipotesi, ed è molto probabile, infatti io sto parlando lentamente no? Ebbene allora in questo esempio il primo verbo che è PARLARE si usa all’indicativo ed il secondo verbo: CAPIRE si usa lo stesso all’indicativo oppure all’imperativo. Nel caso della frase è all’indicativo, ma se dico:

1B. Se parlo velocemente interrompimi!

In questo caso il verbo interrompere è all’imperativo: interrompimi!

Questo è il primo tipo di periodo ipotetico: alta probabilità dell’ipotesi (cioè della protosi).

Lo stesso discorso vale per gli altri due esempi che ho fatto.

2. se tutti capiscono ciò che dico (molto probabile: quindi verbo capire – indicativo), la lezione è utile (verbo essere – indicativo);

terzo esempio:

3. se voi non capite nulla (molto probabile: quindi verbo capire – indicativo), ) io non sono un bravo professore (verbo essere – indicativo)

Anche nel secondo e nel terzo esempio avrei potuto comunque usare il secondo verbo nella forma imperativa, rivolgendomi al mio interlocutore (la persona con cui parlo) tramite un ordine:  “fatemelo sapere”, oppure “ditelo”, o “alzate la mano” eccetera.

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Vediamo il secondo tipo di periodo ipotetico. Ipotesi poco sicura: possibile ma non certa.

Ad esempio:

4. Se qualcuno me lo chiedesse, parlerei ancora più lentamente

Adesso infatti non sto dicendo ” se qualcuno me lo chiede” ma dico “se qualcuno me lo chiedesse” e così facendo sto dicendo che è meno probabile che qualcuno me lo chieda, infatti la sto presentando come una possibilità un po’ più lontana. Notate bene che quando uso la forma indicativa “se qualcuno me lo chiede” è come se stessi dicendo “ditemelo, avanti”, “chiedetemelo”, “fatemi la domanda”, quindi è molto probabile che accada questo. Un professore, dopo aver spiegato un argomento ai suoi alunni, potrebbe dire: “se qualcuno me lo chiede posso spiegare meglio”, e poi aggiungere: “allora nessuna richiesta?”.

Invece lo stesso professore, potrebbe dire: “ok, ora vi ho spiegato l’argomento”, domani prima di andare avanti col prossimo argomento, se qualcuno me lo chiedesse potrei anche chiarire qualche dubbio. In questo caso quindi è meno probabile che la cosa accada, che cioè qualcuno chieda ulteriori spiegazioni al professore.

Quindi la regola è che quando l’ipotesi è possibile, ma non è sicura, nella protasi (cioè subito dopo il “se”) il verbo non è all’indicativo (me lo chiede) ma al congiuntivo imperfetto (me lo chiedesse), e nell’apodosi il verbo non è all’indicativo neanche qui (parlo più lentamente) ma è al condizionale presente (parlerei più lentamente) ma anche in questo secondo caso il secondo verbo può essere all’imperativo (se qualcuno me lo chiedesse lo spiego subito)

Posso fare anche altri esempi di questo secondo tipo per chiarirvi meglio le idee:

Se me lo chiedestepotrei anche spiegarvelo via whatsapp

Se me lo chiedesse un italianoditegli che le mie lezioni non sono rivolte a lui

In quest’ultimo caso ho usato l’imperativo nella seconda frase che abbiamo detto si chiama apodosi: ditegli che le mie lezioni non sono rivolte a loro, dite loro, agli italiani, che le lezioni non sono per loro, per gli italiani, ma per gli stranieri. Ditegli significa dite loro, quindi è imperativo, è un ordine.

Quindi questo secondo caso è un po’ più complicato.

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Vediamo ora il terzo caso di periodo ipotetico. In questo terzo caso l’ipotesi è impossibile, cioè non può accadere, è impossibile che accada.

Se vediamo ad esempio la frase:

Se fossi in voi, studierei meno la grammatica

Non sentirete mai un professore pronunciare queste parole, ma comunque facciamo finta che accada.

Se fossi in voi è la prima parte della frase, e si riferisce al presente, cioè al momento attuale. E’ impossibile che io sia voi, cioè io sono io e voi siete voi, siamo delle persone diverse, quindi è impossibile quello che si dice. Quindi siamo nel terzo caso: ipotesi impossibile: “se fossi i voi” è congiuntivo imperfetto, proprio come prima, come il secondo caso. Fin qui non cambia nulla. Che l’ipotesi sia poco probabile o impossibile non cambia nulla nella prima parte della frase. Poi la frase continua: “Se fossi in voi, studierei meno la grammatica”. L’apodosi è “studierei” quindi è condizionale presente. Anche in questo caso posso usare anche l’imperativo. Anche qui non cambia nulla. Tutto come prima.

Cosa cambia allora nel terzo caso di ipotesi impossibile?

Cambia quando l’ipotesi non si riferisce al presente ma al passato. In questo caso cambia tutto, sia nella prima che nella seconda parte della frase.

Vediamo un esempio: il professore, un mese dopo la spiegazione di un argomento, si sente dire da uno studente che lui non ha ancora capito nulla di quell’argomento. Può accadere! Ma il professore allora cosa risponde?

Il professore risponde ad esempio:

Se fossi stato più attento alla lezione, non avresti avuto problemi.

Il professore quindi parla del passato, non sta parlando del presente e dice: “se fossi stato più attento”. Il professore potrebbe anche dire: “se me lo avessi chiesto un mese fa, ti avrei spiegato una seconda volta“.

Quindi l’ipotesi è riferita al passato. Inoltre è impossibile che accada, perché il passato è passato e non si può più cambiare. Quindi se l’ipotesi è riferita al passato, nella protasi il verbo è al congiuntivo trapassato (se fossi stato), e nell’apodosi il verbo è al condizionale passato (non avresti avuto problemi).

Se pensate sia difficile, notate che la stessa frase, ma al presente diventa: “se fossi più attento alla lezione non avresti problemi“. Al passato basta aggiungere “stato” e “avuto: se fossi stato più attento, non avresti avuto problemi. “Se fossi” diventa “se fossi stato” e “avresti” diventa “avresti avuto”

Questi sono i tre diversi casi di periodo ipotetico.

C’è da dire una cosa però che fa riferimento al linguaggio parlato. Molto spesso vi potrebbe capitare di ascoltare, anche da parte di italiani, delle frasi che non rispettano queste regole che vi ho detto.

In effetti esiste in teoria anche un periodo ipotetico misto che non è scorretto ma è diciamo sconsigliabile. Ad esempio:

Se me lo avessi detto primate lo spiegavo di nuovo (la apodosi corretta è: te lo avrei spiegato di nuovo e non “te lo spiegavo”)

Oppure:

Se lo sapevo, te lo avrei spiegato di nuovo (la protasi corretta è: se lo avessi saputo prima e non “se lo sapevo)

Quindi non è scorretto accoppiare congiuntivo e indicativo oppure indicativo e condizionale come nei due esempi appena visti, ma è meglio attenersi alle regole dei primi tre casi spiegati prima. Questo sicuramente almeno per la forma scritta. All’orale possiamo anche fare queste eccezioni. I giovani italiani solitamente, fino almeno ai 20 anni, usano questa forma nel linguaggio parlato.

Gli stessi giovani poi nella lingua parlata a volte usano l’imperfetto indicativo sia nella protasi che nell’apodosi: in entrambe le frasi dunque. Anche qui vale la stessa raccomandazione: mai farlo allo scritto.

ad esempio:

se me lo dicevi prima te lo spiegavo

la frase corretta sarebbe: “se me lo avessi detto prima te lo avrei spiegato“, ma è troppo lunga e quindi spesso viene accorciata usando  l’imperfetto indicativo sia nella protasi che nella apodosi.

Un altro esempio:

se lo sapevo te lo spiegavo di nuovo

Anche qui la frase corretta sarebbe: “se lo avessi saputo, te lo avrei spiegato di nuovo

L’uso di questa forma è quindi sconsigliabile, almeno nella lingua scritta.

Ragazzi questo è tutto per la spiegazione. Facciamo un piccolo esercizio di ripetizione per essere sicuri che sappiate anche pronunciare bene:

Ripetete dopo di me le frasi che dico io, sono tutte frasi molto simili tra loro, ed attenzione alla pronuncia. Userò anche qualche sinonimo di “se”: userò anche qualora e putacaso, che servono a dare maggiormente l’idea che l’ipotesi è poco probabile, quindi vi aiutano a capire come coniugare i verbi: se c’è qualora e putacaso infatti non siamo mai nel primo caso, poiché l’ipotesi non è mai molto probabile, ma è poco probabile oppure impossibile.

Attenzione quindi:

Se vuoi, possiamo vederci

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Se credi sia il caso, potremmo prendere un appuntamento

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Qualora decidessi di incontrarmifammi uno squillo

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Putacaso  decidessi di incontrarmifammi sapere

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Nella lontana ipotesi volessi rivedermi, prova a chiamarmi

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Nel caso in cui decidessi di incontrarci nuovamente, spero per te che non sia troppo tardi


 

Bene ragazzi, ascoltate più volte questo file audio se volete ben memorizzare.

Ringrazio ora tutti coloro che stanno continuando a prenotare il corso di italiano Professionale, il grande progetto di Italiano Semplicemente, e ringrazio anche coloro che sostengono la missione di Italiano Semplicemente attraverso una donazione personale: grazie di cuore a tutti voi: è grazie soprattutto a voi se Italiano Semplicemente si continua a sviluppare di giorno in giorno.

Se qualcuno di voi vuole quindi aiutare Italiano Semplicemente (ipotesi probabile, ho usato la forma indicativa!) può donare anche un solo euro, usando lo strumento Donazione che permette di trasferire denaro in qualsiasi moneta con Paypal o anche con un qualsiasi conto bancario. Qualora invece decideste di non contribuire, restereste comunque miei amici!

Ciao ragazzi.

Le preposizioni semplici DI e DA

Audio

Trascrizione

Ciao a tutti amici di Italiano Semplicemente. Prima di tutto scusatemi se non riesco a rispondere a tutti i vostri messaggi su Facebook e per email ma è molto difficile riuscire a trovare il tempo di fare tutto, durante il mio tempo libero, che è davvero poco, preferisco massimizzarne l’utilità facendo dei podcast utili a tutti.

Vi prego di scusarmi quindi e se dovete farmi domande relative ad espressioni italiane preferisco che me le facciate sulla pagina Facebook di italiano semplicemente in modo che siano visibili a tutti e tutti possono vedere anche la risposta. In questo modo tra l’altro anche gli altri possono rispondere. Oggi vorrei rispondere ad una domanda che mi è stata posta via Facebook da Auwie, spero di aver pronunciato bene.

Auwie mi fa una domanda sulle preposizioni semplici. In particolare  vuole sapere l’utilizzo della proposizione DI e DA quando dopo o prima c’è un verbo. Auwie mi fa anche degli esempi: “Ho un sacco di cose da fare” e “Ho smesso di fumare”.

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Bene, quindi dunque cercherò di rispondere alla domanda di Auwie senza essere troppo noiosi.

Vi darò inizialmente delle indicazioni generali sull’utilizzo delle due preposizioni “di” e “da” cercando di fare un approfondimento sui verbi che seguono o precedono tali preposizioni. Se il verbo segue la preposizione vuol dire che viene dopo rispetto alla preposizione, cioè che il verbo è successivo alla preposizione. Se invece il verbo precede la preposizione allora viene prima, la precede quindi.

Vediamo quindi la preposizione DI: questa preposizione  si usa in generale in molti modi diversi. Così come  d’altronde anche la preposizione DA. La  domanda di Auwie poi in particolare si riferisce al legame con i verbi, cioè alla scelta se mettere “di” oppure “da” prima o dopo un verbo. Quindi la spiegazione che facciamo in questa lezione si riferisce solamente a questo.

La risposta, cara Auwie,  è che ci sono alcuni verbi con i quali si deve utilizzare DI ed altri verbi in cui usare invece DA. La regola quindi è solamente quella del verbo, ed è una regola che si impara solamente ascoltando molto e parlando molto.

diAd esempio, con la preposizione DI si usano i verbi seguenti (vi dico solamente i più utilizzati): soffrire di qualcosa; avere voglia di qualcosa; preoccuparsi di qualcosa, meravigliarsi di qualcosa, decidere di fare qualcosa; capacitarsi di qualcosa, fidarsi di qualcuno; innamorarsi di qualcuno o qualcosa; occuparsi di qualcuno o qualcosa; prendersi cura di qualcosa o qualcuno, lamentarsi di qualcuno o qualcosa; ricordarsi o dimenticarsi di qualcuno o qualcosa; discutere di qualcosa; ridere di qualcuno;  rendersi conto di qualcosa; essere in grado di fare qualcosa, rimanere (rimanere di sasso ad esempio), eccetera. Questi sono i verbi più usati con cui usare DI.

DA.jpgInvece la preposizione DA si usa con altri verbi, come ad esempio: difendersi da qualcuno o qualcosa; buttarsi da (dal ponte ad esempio) ripararsi da qualcosa; pretendere qualcosa da qualcuno; dipendere da qualcuno o qualcosa; escludere da qualcosa; tradurre da una lingua in un’altra.

Poi ci sarebbero anche dei verbi in cui si possono usare entrambe le preposizione. Ad esempio il verbo “tremare: tremare di paura ad esempio, ma in questo caso potrei anche dire tremare dalla paura, o tremare dal terrore, o anche tremare da capo a piedi. In questo caso si può dire in più modi diversi. Anche il verbo restare  lo posso usare con DI, ad esempio nella frase “restare di sasso”, o “restare di stucco” ad esempio, ma dipende dalla frase che costruisco, perché se dico “restare a casa” sto usando la preposizione “a” , o se dico “restare da te”, o “restare da Paolo”, eccetera, sto usando la preposizione DA. Dipende dai singoli casi quindi per alcuni verbi. Lo stesso discorso vale per molti altri verbi. Alcuni verbi comunque si usano solamente con DI oppure solamente con DA.

In tutti i casi visti finora comunque, sia con DI che con DA, la preposizione Di e DA si trova dopo il verbo, quindi la preposizione segue il verbo. A volte invece la preposizione precede il verbo, quindi prima c’è la preposizione e dopo il verbo. Vediamo allora questo caso: La regola è che quando ci sono le parole cosiddette “indefinite“, si usa DA. Le parole indefinite sono le parole come “qualcosa”, “qualcuno”, “nessuno”, “niente”, ecc., cioè non ci si riferisce a qualcuno o qualcosa in particolare, non è cioè ben definito a chi o cosa ci si riferisce. Si usa quindi DA  in questi casi, e poi si mette il verbo all’infinito. Ad esempio:

Nulla da bere.

Qualcosa da mangiare.

Niente da fare.

Niente da guardare.

Qualcuno da interrogare.

Tutto da guadagnare

In questi casi DA precede il verbo: prima viene DA e poi il verbo.

Riguardo a DI, ci sono alcuni casi in cui potrebbe sembrare che anche DI si possa usare prima del verbo, ma non è così in realtà.

Ad esempio se io dico: Sono stanco di parlare, in realtà, anche se parlare sta dopo la preposizione DI, ma in questa frase ci sono due verbi, sono e parlare, e la preposizione DI si trova dopo il verbo essere e prima del verbo parlare, ma il verbo che conta è il verbo essere: “Sono stanco di parlare”. Infatti posso anche dire:

  • sono stanco di ascoltare
  • sono stanco di viaggiare

eccetera.

La stessa cosa vale per la frase vista in precedenza: essere in grado di fare qualcosa, oppure anche della frase “avere voglia di mangiare”. In questo caso posso scrivere qualsiasi verbo dopo la preposizione DI:

  • ho voglia di mangiare
  • ho voglia di bere
  • ho voglia di viaggiare
  • ho voglia di dormire

eccetera.

Quindi fate attenzione, perché se dire “ho voglia” oppure “sono in grado”dovete sempre dire DI, e non DA. Ma tutte queste cose si imparano con l’ascolto ripetuto e non studiando la grammatica. Ricordatevi la prima regola d’oro di italiano semplicemente: ascoltare ascoltare ascoltare. Se non la ricordate cliccate sul link che ho inserito su questo episodio.

Quindi adesso vi propongo di ascoltare una bella storia, in cui io utilizzerò moltissime volte le due preposizioni. In questo modo sarà meno noioso e ascoltando la storia più volte memorizzerete più facilmente. Non vi consiglio di imparare la regola a memoria ma solo di ascoltare la storia più volte. Io stesso non conoscevo la regola grammaticale ma sono comunque in grado DI usare correttamente DI e DA. Non potete certo pensare alla regola ogni volta che parlate in italiano!!

Ecco la storia dunque.

“Ho voglia di mangiare!” Disse mia figlia quel giorno

Cosa vuoi da mangiare“, le risposi io.

“Qualsiasi cosa, basta che sia dolce!” Rispose mia figlia

Ok, allora posso darti… vediamo, no purtroppo non c’è niente da mangiare, ma c’è qualcosa da bere. Va bene una spremuta?

No, rispose lei, bisogna ricordarsi di fare la spesa. Ok, dissiio, ma occorre prima decidere di fare la spesa e visto che l’abbiamo appena deciso, cosa compriamo?

Devi dirlo a mamma prima, disse mia figlia, non vorrai mica dimenticarti di lei, vero papà?

No, per carità“, dissi io.

E lei: “Uffa però, per ogni cosa al mondo mai dimenticarsi di dirlo a mamma!

Lo so, dai“, risposi io, “non ti lamentare sempre di tutto, dai!“.

Ok“, disse lei, “ma lei non si fida di te?”.

“No, non si fida, ma fa bene, io mi dimentico sempre di qualcosa, lo sai, non sono in grado di ricordarmi di tutto; è per questo che è meglio che si occupi lei di queste cose”.

Allora decido io, anche io posso decidere no?” aggiunse mia figlia

No dai, tu sei esclusa dalla lista delle persone che possono decidere!” Scherzo, dai Ele, tu sei ancora piccola!

“Ok, ma tu di cosa ti occupi papà!” Disse mia figlia.

“Io mi occupo di Italiano Semplicemente no? Sono innamorato di Italiano Semplicemente lo sai!”

E anche di mamma vero?” replicò mia figlia.

Sì, naturalmente“, risposi io, “anche di più! e quindi non si può pretendere da me che io, insomma, mi ricordi anche di cosa comprare…

Ok, ok“, disse lei, “non ne discutiamo più di questa cosa, non devi mica difenderti da me”

A questo punto interviene mio figlio che dice:

Papà, posso farti una domanda? Ma italiano Semplicemente quando diventerà famoso?” “Beh, credo che… insomma  dipende da me, da quanto tempo ci dedico ogni giorno, e in fondo dipende anche da te!

Da me?” rispose mio figlio.

Sì, anche da te, ti rendi conto di questo?” dissi io.

Ok papà“, disse lui, “ma non c’è niente da guadagnare con Italiano Semplicemente!

Va bene, ok, hai ragione, ma… non devi preoccuparti di questo. Ci sono sempre le donazioni. Comunque noi lo facciamo per passione no?

Sì va bene, ho capito“, rispose mio figlio, anche se dentro di se pensò: “non c’è niente da fare con mio padre, vive solo di passioni lui!

Bene, la storia è finita, spero vi sia piaciuta. Un grazie a Auwie per la domanda che mi ha posto. Se volete potete ascoltare il podcast e la storia più volte, e mentre ascoltate potete anche fare delle pause e ripetere le singole frasi, in modo da esercitare anche la vostra pronuncia. Non dimenticate infatti la regola numero sette: parlare.

Ciao a tutti da Gianni, e non dimenticatevi DI prenotare il corso di Italiano Professionale.