Il linguaggio del calcio


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Buongiorno amici benvenuti su ItalianoSemplicemente.com.

A grande richiesta oggi spieghiamo il linguaggio del calcio. Stiamo parlando del calcio nel senso del gioco del calcio. Abbiamo già visto in un precedente episodio di Italiano Semplicemente i vari significati della parola calcio: vi invito a visitare il sito e scoprire quali siano questi significati. In ogni caso adesso spieghiamo il linguaggio del gioco del calcio.

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Spiegare il linguaggio del gioco del calcio significa spiegare i termini che si usano nel calcio, i termini che usano gli italiani, ed in particolare i commentatori televisivi, coloro cioè che raccontano, che commentano una partita di calcio alla TV, in televisione; coloro che parlano e descrivono la partita a tutti i telespettatori italiani e stranieri. E’ quindi molto facile che molti di questi termini ed espressioni non siano chiari per gli stranieri. Oggi quindi ne vediamo alcuni, i più utilizzati.

Cominciamo dall’inizio, anzi dal calcio d’inizio. Il calcio d’inizio è l’inizio della partita, ed infatti all’inizio della partita, dopo il fischio dell’arbitro, un calciatore tocca la palla per primo, e questo è proprio il calcio d’inizio. Infatti colpire la palla col piede in generale si dice “calciare la palla“, calciare quindi è colpire la palla col piede, e il calcio è il colpo che viene dato alla palla. Il calcio d’inizio è quindi il primo calcio, quello che decreta l’inizio della partita.

Ora vediamo invece i ruoli dei giocatori. I ruoli sono le tipologie di giocatori, che dipendono dal punto del campo, dalla zona del campo in cui giocano. Ci sono quattro macro-ruoli, quattro macro-categorie di ruoli, che sono come potete immaginare il Portiere, il Difensore, il Centrocampista e l’Attaccante.

Cominciamo dal primo, dal portiere: il portiere è colui che difende la porta e che deve impedire che gli avversari facciano gol, cioè che mettano la palla nella porta avversaria, cioè quella della squadra avversaria.

Il portiere difende la porta dunque. E’ curioso come il portiere sia il termine con cui è indicato anche un altro mestiere, che è il portiere del palazzo, o del condominio, colui che sta all’ingresso del palazzo e che tutti i condomini conoscono e quindi è colui che si occupa della gestione del condominio. Anche lui è “il portiere” ma la porta che controlla lui è quella del palazzo, quella del condominio.

Poi davanti al portiere ci sono i difensori. I difensori difendono, quindi anche loro hanno il compito di non far segnare gli avversari. Segnare significa fare gol, realizzare una rete, cioè, ancora una volta, mettere la palla all’interno della porta difesa dal portiere che si chiama anche “ultimo difensore“. Il difensore quindi gioca nella porzione arretrata del campo, del campo da calcio, che è anche detto “rettangolo verde“. Il difensore gioca davanti al portiere e comunque solitamente non oltre la metà campo (che è la linea che divide le due metà di un campo da calcio). Difficilmente i difensori oltrepassano la linea di metà campo. .

Il difensore difende, cioè ha l’obiettivo di presidiare l’area, cioè di controllarla, contrastando e marcando i calciatori avversari. Contrastare e marcare sono due verbi che si addicono molto ai difensori: contrastare significa impedire loro di fare qualcosa, di raggiungere il loro obiettivo, e marcare invece significa stare sempre vicino all’avversario, marcare l’avversario significa prenderlo in consegna, occuparsi di lui.

In base alla posizione poi occupano nel campo, i difensori si distinguono poi in Terzino, Stopper e Libero. Il terzino è un difensore laterale, gioca cioè su uno dei due lati del campo; a destra o a sinistra della difesa. Si dice anche che gioca sulla fascia destra oppure sulla fascia sinistra. Il terzino è solitamente il giocatore incaricato, cioè che ha il ruolo, il compito di marcare l’ala avversaria (l-apostrofo-ALA), limitandone i movimenti.

Vedremo poi chi è l’ala e cosa fa. Il terzino poi oltre ai compiti di difesa, cioè di copertura (si dice anche così), può avviare il contropiede. Avviare il contropiede significa dare inizio al contropiede. Il contropiede, termine molto particolare, è la parola che si usa quando dalla dìfesa si passa velocemente all’attacco, alla fase d’attacco. Questo è il contropiede. Ci sono naturalmente due terzini in una squadra: Il terzino destro, che ha il numero 2 ed il terzino sinistro che invece indossa la maglia col numero tre.

Oggi nel calcio moderno, questo bisogna dirlo, ogni giocatore indossa la maglia col numero che vuole, ma tradizionalmente nel gioco del calcio ogni ruolo di un giocatore era associato ad un numero preciso.

Oltre al terzino ci sono anche lo stopper ed il libero.

Lo stopper è un difensore detto “difensore centrale“, che agisce leggermente più indietro rispetto ai terzini. Lo stopper ha un ruolo importantissimo perché ha in carico la marcatura del centravanti, lui deve marcare il centravanti avversario. Il centravanti è il giocatore avversario più pericoloso. Lo stopper gioca quindi prevalentemente in area di rigore. Nella sua area di rigore. L’area di rigore è delimitata da delle strisce bianche, poco distanti dalla porta e si chiama così perché se viene commesso un fallo in quell’area, se viene fatto un fallo contro un avversario all’interno dell’area di rigore, ad esempio viene fatto cadere un avversario che stava facendo gol, allora l’arbitro fischia il calcio di rigore. L’arbitro fischia, cioè prende il fischietto e ci soffia dentro, e facendo questo concede il calcio di rigore a favore della squadra del giocatore caduto. L’arbitro però può fischiare il calcio di rigore anche se un difensore prende la palla con le mani ad esempio.

Il numero tradizionale dello stopper è il numero cinque.

Il libero invece è un difensore particolare, infatti lui non marca nessuno, non ha questo ruolo, non si attacca ad un giocatore avversario, ma è quindi sollevato da questi tradizionali compiti di marcatura. E’ libero, appunto. Il suo nome viene proprio dalla sua libertà nel campo. Il libero gioca vicinissimo al proprio portiere, quasi a ridosso del portiere. Il suo ruolo è quello di contrastare eventuali avversari sfuggiti al controllo dei suoi compagni. Gli avversari che sfuggono, cioè che non sono più controllati dai suoi compagni difensori quindi sono controllati dal libero. E’ quindi un difensore, il libero, particolare ed il suo nome fa in qualche modo immaginare, come dicevo prima, il suo ruolo. Comunque il libero deve anche guidare il reparto arretrato; é questo il nome che viene dato ai giocatori che giocano in difesa: il “reparto arretrato”, cioè la difesa

Il libero veste tradizionalmente il numero sei. La sua maglia ha quindi il numero sei stampato dietro la schiena.

Passiamo ora ai centrocampisti. Chi è il centrocampista? La parola parla abbastanza chiaro. Il centrocampista gioca al centrocampo, cioè nella parte centrale del campo. Centrocampo è una sola parola come centrocampista. Il centrocampista gioca, cioè agisce nella zona centrale del campo dunque, davanti ai difensori.

A seconda della posizione ricoperta, i centrocampisti, come i difensori, hanno dei nomi diversi. Esistono in particolare quattro tipi di centrocampisti. Il mediano, il regista, l’interno e l’ala.

Il mediano: gioca davanti ai difensori, con l’obiettivo di contrastare gli avversari e recuperare più palloni possibile. Recuperare palloni significa togliere la palla all’avversario. Solitamente il mediano è un giocatore abbastanza forte fisicamente, deve avere molte energie perché deve faticare molto. Generalmente infatti inoltre è l’elemento più dotato nella corsa. E’ il giocatore che corre di più e quindi deve essere colui che lo sa fare meglio. È tradizionalmente il numero quattro della squadra. Questo è il mediano.

Poi c’è il regista: il regista ha compiti di impostazione, proprio come il regista di un film. Al regista  spetta quindi la regia, quindi lui è il cervello della squadra, lui dirige la squadra, la prende per mano e la guida. Gioca proprio al centro del campo. Visto il suo ruolo di leader, deve avere una buona visione di gioco, deve avere una certa precisione nei passaggi e nei lanci. Francesco Totti è il regista della squadra della Roma ad esempio, e capite bene che questo è un ruolo importantissimo ed è difficile trovare un regista bravo a fare il suo lavoro. Il numero tradizionale del ruolo è il numero dieci. Maradona, Platinì, Roberto Baggio, sono tutti nomi di registi del calcio. Fare i lanci, dicevo prima, è compito del regista. I lanci sono  i passaggi lunghi, i passaggi verso gli attaccanti che devono fare gol. Gli attaccanti vanno lanciati verso la porta avversaria. Il regista comunque molto spesso fa gol anche lui.

Poi c’è l’interno, un altro ruolo importante al centrocampo. L’interno è un centrocampista centrale, si occupa della costruzione del gioco. L’interno può anche supportare l’azione offensiva, cioè aiutare ad attaccare (offendere nel calcio non significa insultare ma semplicemente attaccare). L’interno quindi può quindi anche lui dei lanci agli attaccanti, come il regista e andare anche al tiro come gli attaccanti. Il suo numero tradizionale è l’8 e il suo è un lavoro molto duro, anche se meno apprezzato di quello del regista, che deve avere i piedi più buoni di tutti. Avere i piedi buoni è una espressione molto usata nel calcio. Se un giocatore ha i piedi buoni vuol dire che sa giocare molto bene, ha molta tecnica e riesce a fare passaggi precisi e a controllare la palla molto bene.

L’ala è anche lui un centrocampista. ALA (A-L-A) è il nome del suo ruolo, che con l’articolo diventa l’ala. L’ala si chiama proprio come l’ala degli uccelli, cioè il braccio degli uccelli (anche loro hanno le ali che gli permettono di volare) e l’ala nel calcio è un centrocampista laterale; come il terzino quindi gioca sulla fascia, sulla destra o sulla sinistra. Anche le ali degli uccelli, non  a caso, stanno una a destra e una a sinistra. Quindi anche di ali nel calcio ce ne sono due: l’ala destra che gioca, agisce a destra e l’ala sinistra che gioca a sinistra. Il loro obiettivo è di correre, di “volare” anzi sulla fascia e rifornire gli attaccanti, rifornirli, cioè dare la palla agli attaccanti mediante dei passaggi. Questi passaggi, alcuni di questi passaggi hanno un nome particolare: si chiamano i “cross“. Le ali fanno i cross in area di rigore. L’ala veste tradizionalmente il numero 7 (l’ala destra) oppure il numero 11 (l’ala sinistra).

Un cross quindi è un passaggio che dalla parte laterale del campo va verso la parte del campo dove stanno gli attaccanti. Il cross è anche detto “traversone”: la palla va in alto e poi scende verso il basso, magari proprio sulla testa dell’attaccante, o se va male su quella del difensore avversario.

Veniamo quindi agli attaccanti. Gli attaccanti sono coloro che attaccano, che offendono, quindi il loro compito è di segnare i gol per la propria squadra, attaccando la porta avversaria. Fare gol è il compito dell’attaccante, ma ovviamente tutti possono segnare, anche il portiere in teoria, anche se capita raramente.

Quando si parla di attaccante solitamente si parla del centravanti, che è l’attaccante centrale, cioè è il giocatore che sta più in avanti. E’, si dice, il terminale offensivo della formazione. Così come il portiere è il terminale difensivo della formazione.

Il centravanti gioca nei pressi dell’area e della porta avversarie, con l’obiettivo di spingere in rete il pallone. Quali devono essere le caratteristiche del centravanti? Deve essenzialmente fare gol, e per fare questo deve avere la capacità nella conclusione a rete. La conclusione a rete è semplicemente il “tiro”. Il centravanti deve fondamentalmente essere in grado di tirare bene, quindi deve avere precisione, velocità e forza. Deve sicuramente possedere una certa prestanza fisica, ma anche una abilità nel gioco aereo. Deve quindi essere in grado di “segnare al volo”, anticipando i difensori avversari. Il gioco aereo significa colpire la palla mentre si salta, ad esempio colpirla di testa, cioè con la testa, o comunque deve essere capace di saper colpire la palla al volo. Il centravanti veste, da tradizione, la maglia numero 9.

Poi ovviamente c’è l’allenatore, che è il vero regista della squadra. L’allenatore è quindi colui che allena la squadra, che decide chi mettere in campo, decide cioè chi schierare in campo. Mettere in campo e schierare in campo significano la stessa identica cosa: significa decidere quali giocatori devono far parte della formazione titolare, cioè quali sono gli 11 giocatori che entrano in campo al primo minuto: questa è la formazione titolare, che è decisa dall’allenatore solitamente, anche se spesso anche il presidente della squadra ha voce in capitolo su questo, ma forse dovrebbe decidere solamente l’allenatore chi scende in campo. Poi ovviamente ci sono anche le riserve. Chi sono le riserve? Le riserve sono i giocatori che non fanno parte della formazione titolare e che quindi non scendono in campo dal primo minuto, ma che possono entrare nei minuti successivi. E’ l’allenatore che decide se e quando deve entrare in campo una riserva, cioè uno dei giocatori che fanno parte delle riserve e che decide al posto di chi deve entrare. Quale giocatore deve essere sostituito? La sostituzione di un giocatore quindi è il cambio di un giocatore, e tale cambio potrebbe anche modificare radicalmente le sorti di una partita, cioè il destino della partita-

Molto importanti, inoltre sono anche i tifosi, cioè i supporters di una squadra, cioè le persone  che seguono la squadra sia quando gioca in casa sia quando gioca in trasferta.

Giocare in casa significa giocare nella propria città, mentre giocare in trasferta significa giocare nel campo della squadra avversaria. Ad esempio se c’è la partita Juventus-Roma, la Juventus è la squadra che gioca in casa, cioè nello stadio di Torino e la Roma è la squadra che gioca in trasferta.

Solitamente la squadra che gioca in casa, a parità delle altre condizioni, è quella che ha più probabilità di vincere proprio perché ha l’aiuto dei tifosi, l’aiuto del tifo del pubblico amico. Quando si vuole esprimere questo concetto e cioè che anche i tifosi sono importanti si dice che il tifo è il dodicesimo uomo in campo. Infatti in campo si va in undici in realtà e così il tifo rappresenta il dodicesimo uomo in campo.

Il linguaggio del calcio non finisce qui comunque, perché ad esempio potremmo parlare di altre cose come del regolamento. I giocatori hanno delle regole da rispettare quando sono in campo, e se non le rispettano la terna arbitrale prende dei provvedimenti. La terna arbitrale è costituita dall’arbitro, detto anche il direttore della partita, e dai due giudici laterali, cioè dai guardalinee, i due arbitri che giocano vicino alle linee del campo per vedere da vicino il gioco quando si svolge lontano dagli occhi dell’arbitro della partita. Poi c’è anche il cosiddetto “quarto uomo” che è un altro giudice, un altro arbitro che si trova solitamente vicino alle due panchine dove si trovano gli allenatori e le riserve delle due squadre. Le panchine sono delle panche, cioè dei posti in cui sedersi, in cui le riserve e l’allenatore si siedono a vedere la partita e solitamente sono delle panchine coperte per gli eventi atmosferici. Ultimamente poi le panchine sono anche seminterrate, cioè sono  leggermente sottoterra, quindi ci sono degli scalini che bisogna scendere per accedere alle panchine. Vale la pena infine di ricordare cosa sia il calcio di rigore, vale a dire la massima punizione che un arbitro può fischiare a favore di una squadra.

Una punizione in generale viene fischiata dall’arbitro quando un calciatore commette un fallo nei confronti di un giocatore avversario, ed in questo caso un calciatore viene incaricato di calciare la punizione, cioè di toccare la palla, mettendo cioè la palla a terra ed aspettando il fischio dell’arbitro prima di calciare la punizione. La cosiddetta “punizione” è quindi un “calcio di punizione”: la palla viene calciata, cioè viene colpita da un giocatore perché chi ha commesso l’infrazione deve essere punito. A questo serve un calcio di punizione. E il calcio di rigore è esattamente come una punizione, ma il calcio di rigore viene calciato da un punto preciso che si trova all’interno del’are di rigore: il “dischetto”.

Quando l’arbitro fischia un calcio di rigore cosa fa? Indica con la mano il dischetto del calcio di rigore, quindi quando si dice che l’arbitro indica il fischietto vuol dire che l’arbitro fischia il calcio di rigore e quindi l’arbitro decreta un calcio di rigore; l’arbitro decreta, cioè decide, la massima punizione, cioè appunto il calcio di rigore.

I calci di rigore sono anche un modo in cui può terminare una partita, specie nelle coppe europee, nella Champions League o anche nella coppa del mondo. Se le squadre dopo i tempi regolamentari sono ancora in parità, ci sono i tempi supplementari, e poi se la parità continua i calci di rigore. In questo caso si parla della cosiddetta “LOTTERIA” dei calci di rigore, e si usa il termine lotteria per indicare che può vincere chiunque, proprio come in una lotteria. E’ quasi come fare testa o croce o lanciare un dado. Non è detto che vinca la squadra con più esperienza, quella che si chiama anche la squadra più “blasonata“, con un blasone maggiore, cioè con una esperienza maggiore.

I calcio è uno sport in cui comunque ogni partita ha una storia a sé. Non a caso si dice che nel calcio “la palla è rotonda” il che significa che può vincere chiunque. Una regola che vale quasi sempre ovviamente.

Bene ragazzi, credo che di termini calcistici ne abbiamo affrontati molti oggi. Potete tranquillamente provare a vedere una partita in TV in lingua italiana se vi sentite sicuri e vedrete quante volte ascolterete questi termini che abbiamo visto oggi.

Mi raccomando però di ascoltare questo podcast più volte per memorizzare meglio tutti i termini. Se vi è piaciuto questo episodio continuate a sostenere Italiano Semplicemente, o con un like, con un commento o persino con una donazione economica, che è un progetto recente di Italiano Semplicemente: potete donare anche solo un euro al mese se volete o usare anche altre monete. Grazie a coloro che sostengono questo progetto.

Se poi volete migliorare il vostro italiano ad un livello professionale non dimenticate che stiamo sviluppando il corso di Italiano Professionale, che sarà completo nella sua versione base nel 2018, ma che già potete prenotare.

Un saluto a tutti. Questo episodio finisce qui: Triplice fischio finale.

 

 

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4 pensieri su “Il linguaggio del calcio

  1. Alcune settimane fa siamo andato a un compleanno familiare ed abbiamo dimenticato – non il regalo, ma una torta e delle sedie di più per gli ospisti e siamo ritornati per prenderli. Tra poco siamo in ritardo. Non troviamo neanche l’indirizzo e deve cercarlo nell’ultimo momento – nella zona Cesarini. Questo è successo in Italia… Sarà, forse, divertende di fare un fil audio su questa zona?
    Lya

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