I verbi professionali: RENDERE

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Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo RENDERE.

Anche questo è un verbo che è quasi sempre utilizzato nel lavoro.

Vediamo quanti sono i significati del verbo rendere e quando si usa. Facciamo ovviamente degli esempi di utilizzo ed infine un esercizio di ripetizione, seguendo quindi il metodo di Italiano Semplicemente che tutti voi sicuramente conoscete. Per chi non ne sa nulla vi invito a leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Dunque rendere ha un utilizzo, come dicevamo, prevalentemente professionale, ma il primo significato che trovate sul dizionario è quello di dare indietro qualcosa che si era preso o ricevuto, cioè rendere è un sinonimo di restituire. Posso quindi dire “devo rendere a Giovanni il libro che mi ha prestato”.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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Quando a tordi e quando a grilli

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Ragazzi Buonasera a tutti sono sempre io,  Gianni di italianosemplicemente.com e oggi ho voglia di spiegare a tutti voi un bel proverbio.

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Un proverbio è quasi come una frase idiomatica, ma il proverbio contiene una frase che viene dalla cultura di un paese, solitamente dalla saggezza degli anziani che danno dei consigli di vita ai più giovani e quindi è una frase che solitamente si comprende Facilmente. Si riesce quindi a capire facilmente il significato di un proverbio conoscendo tutte le parole dell’espressione. Invece una frase idiomatica ha spesso un significato figurato e quindi si usa un’immagine figurata. Il proverbio di cui voglio parlarvi oggi è “quando a tordi e quando a grilli“. A dire il vero però questo è un proverbio con un significato figurato. Quindi è  una via di mezzo tra un proverbio e una frase idiomatica.  Un po’ proverbio e un po’ frase idiomatica. Una via di mezzo significa un po’ ed un po’; sta al centro.

Probabilmente si tratta di un proverbio tra i più difficili da capire al volo, almeno credo, poiché le parole non sono semplicissime, ed inoltre questo proverbio è in realtà la versione accorciata  di una frase più lunga. Il proverbio originario sarebbe in realtà un altro, più lungo, composto da un numero più elevato di parole, ma ormai in Italia tutti conoscono questa versione del proverbio ed hanno probabilmente tutti dimenticato il proverbio originale, che ancora non vi ho detto e che vi dirò alla fine dell’episodio.

Dunque: Quando a tordi (verso del tordo) e quando a grilli (verso del grillo). Avete ascoltato il verso dei due animali.

Ma cosa sono i tordi?

I tordi sono uccelli (t-o-r-d-i ripetete dopo di me: tordi).  Sono uccelli che a quanto pare,  a quanto sembra sono anche molto buoni da mangiare, e questo fatto è un fatto conosciuto persino dagli antichi romani,  per i quali erano proprio i tordi gli uccelli più buoni e gustosi. Io personalmente non li ho mai mangiati quindi non ve lo posso confermare.

I tordi quindi sono dei volatili, altro nome con cui si possono chiamare gli uccelli, ed i volatili infatti volano; per questo si chiamano volatili. I grilli invece sono insetti, come le mosche e le formiche o le api, ma i grilli sono degli insetti particolari perché i grilli cantano, ed il canto del grillo è molto caratteristico. Grilli è il plurale di Grillo (g-r-i-l-l-o): un grillo, due grilli.

Generalmente i grilli sono concepiti,  sono considerati come insetti simpatici, ma in questo proverbio stanno a rappresentare (rappresentano) una cosa negativa ed in particolare il fatto che, essendo degli insetti, sono molto piccoli e leggeri. Invece il tordo, l’uccello tordo è esattamente il contrario, è un uccello, è buono da mangiare, a differenza del grillo che è un piccolo insetto.

Provate a mangiare un grillo e vedrete che, sapore a parte, che non conosco,  non sarete molto soddisfatti.  Ed infatti il tordo e il grillo, anzi i tordi ed i grilli vengono confrontati,  vengono messi a confronto, e stanno ad indicare l’uno l’abbondanza e l’altro la scarsità. L’abbondanza è l’avere a disposizione molte cose, la scarsità invece è avere poche cose.  La frase “quando a tordi e quando a grilli” quindi è un’immagine della vita, la vita che è fatta di alti e bassi ed a volte ci sono momenti fortunati e altri un po’ meno, a volte ci sono  periodi in cui si possono mangiare i tordi e altre volte periodi in cui bisogna accontentarsi dei grilli.

“Quando a tordi e quando a grilli” significa esattamente questo.

La parola “quando” è usata qui per dire “a volte”, “qualche volta”, “delle volte”, o anche “alcune volte”.  A volte “a tordi”, cioè a volte c’è abbondanza ed a volte “a grilli”, cioè a volte la vita non ci dà molto, c’è scarsità e bisogna accontentarsi,  nella vita ci sono dei momenti fortunati e altri meno felici.  Si dice “a tordi”, ed “a grilli” con la “a” davanti, perché quando si cacciano gli animali, si dice “andare a  caccia“, oppure “andare a  caccia di tordi” che si può anche dire “andare a tordi“. Analogamente a caccia di grilli si può anche dire “andare a grilli”.

“Quando a tordi” è quindi l’abbreviazione  di “a volte si va a caccia di tordi”.

Di conseguenza la frase intera “quando a tordi e quando a grilli” significa  “a volte si va a caccia di tordi, ed a volte si va a caccia di grilli“. Adesso è molto più chiaro.

Spesso questo detto, questo proverbio viene usato anche  come un invito al risparmio, cioè un invito a non spendere, a mettere da parte i soldi, cioè a risparmiare quando si può, in caso ci fossero dei periodi peggiori in futuro.

Meglio essere prudenti quindi, meglio essere saggi, e risparmiare quando possiamo farlo perché prima o poi verranno periodi più negativi, i tordi finiranno e ci saranno solamente grilli da mangiare.

La frase si usa normalmente in senso ironico ed informale, diciamo ogni volta che si nota un periodo molto positivo ed uno molto negativo, soprattutto se la cosa non dipende da noi. Si usa molto in agricoltura ad esempio e se un anno il mio albero di mele,  ad esempio,  é pienissimo di mele mentre l’anno scorso non c’era neanche una mela posso dire, vedendo l’albero pieno di mele: “vedi l’albero com’è pieno di mele quest’anno? Quando a tordi e quando a grilli”.

La stessa cosa la posso dire però anche in altri contesti: se una ragazza ha molti ammiratori contemporaneamente mentre magari l’anno successivo la stessa ragazza non ha altrettanto successo, in questo caso i tordi sono i molti ragazzi innamorati della ragazza mentre i grilli sono la scarsità di ragazzi, anzi l’assenza di ragazzi dell’anno successivo.

Bene sono sicuro che ora sapete sicuramente utilizzare questa espressione, vi dico allora come promesso la frase completa: “disse la volpe ai figli: quando a tordi, quando a grilli”.

La frase è adesso molto più gradevole ad ascoltarla. La volpe è anch’essa un animale, un animale carnivoro, cioè che mangia carne, che si nutre di carne di altri animali.  Ed è la volpe che dice quindi ai propri figli, ai figli della volpe che non sempre c’è la fortuna dell’abbondanza, non sempre ci sono tordi da mangiare, buoni anche per le volpi,  ma a volte bisogna mangiare i grilli, e rimanere così affamati.  Povera volpe e poveri figli.

Bene ragazzi è stato un piacere anche oggi spiegarvi una frase molto famosa e di utilizzo abbastanza frequente in Italia. Fate anche un esercizio di ripetizione se volete, fermate il lettore mp3 quando volete e provate voi a ripetere la frase che avete scelto. Questo è sicuramente un esercizio utile soprattutto se è ripetuto.

Un abbraccio a tutti i miei amici di italiano semplicemente e se volete seguiteci su Facebook, su Twitter e sul canale YouTube di Italiano Semplicemente.  C’è una abbondanza di episodi da ascoltare, e pensare che fino a 2 anni fa neanche esisteva Italiano Semplicemente, potrei quindi dire: quando a tordi e quando a grilli.

Grazie per averci seguito anche oggi.


Ammesso e non concesso 

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Buongiorno amici di Italiano semplicemente, chi parla è Giovanni, il creatore di italianosemplicemente.com e quello che state ascoltando è la spiegazione di una espressione italiana. La frase che spieghiamo oggi è la seguente “ammesso e non concesso”.

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È una frase che non credo possiate trovare all’interno di un libro di grammatica italiana o un qualunque libro che insegna la lingua italiana. Si tratta infatti di una espressione colloquiale, ma che potete trovare anche per iscritto sicuramente.

Dunque: vi spiego prima le parole e poi la frase.

Ammesso viene dal verbo ammettere. Ammettere significa riconoscere, questo è uno dei significati del verbo ammettere, il più utilizzato sicuramente. Quindi se io ammetto di essere innamorato di una donna vuol dire che lo riconosco, lo dichiaro, lo dico apertamente. Non lo nascondo ma lo ammetto.  Quando si dice “ammesso che” vuol dire invece un’altra cosa. Infatti “ammesso che” significa ipotizziamo che, facciamo finta che,  cioè pensiamo che una cosa sia possibile, consideriamo per ipotesi che, quindi si sta facendo un’ipotesi, si sta supponendo qualcosa.

Ad esempio: “ammesso che io sia innamorato di te” vuol dire upotizziamo pure che io ti ami, ammettiamo che io sia innamorato di te, facciamo questa ipotesi.

Ebbene, anche nella frase “ammesso e non concesso” il verbo ammettere ha questo significato.

Vediamo il verbo concedere. Cosa significa concedere? Concedere equivale a conserire, permettere. Questo è un verbo che si usa nelle relazioni. Quando ci sono ad esempio due persone, ed una delle due persone fa qualcosa a favore dell’altra.  In particolare la prima persona permette,  concede qualcosa alla seconda persona. Quindi concedere è  dare il permesso, consentire, permettere,  consentire che la seconda persona faccia qualcosa,  e questo qualcosa è stato concesso.

Se io oggi ti concedo il permesso di entrare in casa mia, ad esempio, allora domani posso dire: ieri ti ho concesso di entrare in casa mia. Questo significa che ti ho concesso, ti ho consentito, ti ho dato il permesso di fare questo.

Se invece non ti ho concesso questo permesso, allora il permesso non è stato concesso.

Bene, ma in questo caso quando dico ammesso e non concesso non significa che c’è qualcosa che non è stato concesso, non c’è quindi un permesso che non è stato dato.  Invece in questo caso “non concesso” significa non dato per scontato, non dato per certo, per cosa sicura. Quindi ammesso e non concesso significa che c’è qualcosa che è  considerata possibile,  cioè è ammessa, ma non è data per sicura, per certa.

Quando si usa questa frase?

La posso usare quando  sto parlando di una cosa probabile ma non sicura e devo parlare delle conseguenze di questa ipotesi.  Cosa succede se si verifica qualcosa che non è una cosa sicura?

Se io sono una ragazza e sospetto che mio marito mi tradisca,  sospetto cioè che lui abbia un’altra donna e ne sto parlando con una mia amica, posso dire ad esempio:

Ammesso e non concesso che mio marito mi tradisca, non riuscirebbe a trovare il tempo. Infatti la mattina deve accompagnare i bambini a scuola, poi deve andare a lavorare, poi riprende i bambini dall’uscita della scuola, poi deve fare la spesa, poi deve cucinare e poi deve lavare i piatti. Quando trova il tempo da dedicare ad un’altra donna?

Ammesso e non concesso che mi tradisca,  come fa? Non è possibile.

Quindi questa espressione si usa per presentare delle ipotesi, per descrivere cosa succederebbe se ipotizziamo che qualcosa si realizzi, diventi realtà,  ma si tratta sempre di qualcosa che noi, chi parla, riteniamo poco probabile, e si usa sempre quando questa ipotesi quindi è una possibilità lontana, remota, non molto realistica.

Vi faccio un secondo esempio: se fossi  uno studente universitario e in due anni, nei primi due anni di università io non abbia mai studiato e ammettiamo che non fossi riuscito a fare neanche un’esame, potrei dire: ammesso e non concesso che ora io cominci a studiare, non potrei ugualmente recuperare due anni.

Ammesso e non concesso è una frase molto utile quindi anche perché vi permette di usare il condizionale ed il congiuntivo, che sono un po’ l’incubo degli stranieri. 

Provate dunque ad usare questa espressione quando parlate di possibili conseguenze di eventi. 

Facciamo ora altri esempi che voi potete provare a ripetere ad alta voce se potete, altrimenti nella vostra testa se non siete soli e ad esempio state ascoltando in un autobus o in presenza di altre persone. Ripetete dopo di me. 

Ammesso e non concesso 

Ammesso e non concesso 

Ammesso e non concesso che io non ti ami, come avrei potuto sopportarti per quarant’anni? 

Ammesso e non concesso che tu abbia ragione, dovresti dimostrarlo. 

Potete usare quando volete questa espressione e fatelo anche in occasioni importanti e con persone che non conoscete se ne avete la possibilità. Se il vostro professore vi fa una domanda a cui non sapete rispondere ad esempio voi potete rispondere: probabilmente non conosco la risposta a questa domanda, ma ammesso e non concesso che io conosca la risposta, sarei promosso all’esame? Vedrete che il professore sarà stupito della risposta e dirà: certo, naturalmente, ma solo se rispondi in modo esatto.

Prima di lasciarvi  vorrei ringraziare chiunque sostiene italiano semplicemente attraverso una donazione; è grazie a loro se per il momento ci siano podcast gratuiti come questo che potete leggere ed ascoltare e come ho promesso,  tutto il ricavato delle donazioni sarà investito in italiano semplicemente.

Il prossimo acquisto sarà una videocamera per fare dei video a Roma. Grazie ancora di aver condiviso il vostro tempo con noi, ci sentiamo presto. Gianni 

Secondo poi

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Buonasera amici di italiano semplicemente e benvenuti su questo nuovo podcast dedicato  a coloro che già comprendono la lingua italiana e si vogliono un po’esercitare ad ascoltarla oltre che vogliono imparare a fare un po’ di esercizi di ripetizione. E’ questa una delle regole di Italiano Semplicemente. Oggi quindi spieghiamo un’espressione idiomatica, un’espressione abbastanza strana. Molti di voi si stupiranno un po’ di questo, di questa espressione, che è molto semplice composta da due parole: “secondo poi”.

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Quindi oggi spieghiamo questa piccolissima, cortissima espressione: due sole parole. Dopodiché farò degli esempi di vita quotidiana e alla fine faremo un piccolo esercizio di ripetizione.

Allora, come faccio di solito, di consueto, spieghiamo prima le singole parole che compongono la frase, poi spiego l’intera frase, il significato della frase idiomatica e poi come vi dicevo faremo un esercizio di ripetizione e prima ancora degli esempi.

Allora: secondo poi.

“Secondo” è semplicemente una parola che serve per ordinare le cose. Ok?

C’è PRIMO, SECONDO, TERZO, QUARTO, QUINTO, SESTO, SETTIMO, OTTAVO, NONO, DECIMO ad esempio.

Secondo quindi è semplicemente una parola che si usa quando si fa una lista; ad esempio se facciamo la spesa e dobbiamo comprare il latte e il pane, allora devo dire: “primo, compro il latte, secondo il pane, terzo lo yogurt ad esempio.

Ebbene questo è il significato della parola “secondo”.

“Poi” cos’è? E’ una parola di tre lettere che si usa semplicemente quando si parla del tempo. Quindi poi è il contrario di prima. Prima significa “in un tempo precedente”, poi significa “in un tempo successivo”. C’è anche l’espressione “prima o poi”: prima o poi vincerò una coppa! Prima o poi raggiungerò il cinquantesimo compleanno. Prima o poi avrò cinquant’anni. Prima o poi andrò in pensione. Vuol dire “un giorno o l’altro accadrà, prima o poi accadrà.

Ma il significato di questa parola poi nell’espressione “secondo poi” non è in realtà quello solito, che conoscete e si usa normalmente quando si ha a che fare col tempo.

Ha sempre qualcosa a che vedere col tempo ma non è la stessa cosa. In realtà “secondo poi” è un’espressione che si usa ugualmente alla parola “secondo”, quando si fanno delle liste, degli elenchi. Però in un caso particolare, preciso di liste e di elenchi: tutti quei casi in cui si sta facendo una discussione con qualcun altro, ed anche quando si sta litigando con qualcun altro: quando si discute, quando si litiga e si vogliono dire alcune cose all’altra persona, alcune cose che danno fastidio oppure quando si sta dando una lista di motivi, di motivazioni, di ragioni per cui ci si sta lamentando o per cui si sta giustificando un certo comportamento ad esempio.

Vi faccio qualche esempio così potete capire bene. Ovviamente si tratta di una espressione informale quindi si usa soltanto nella forma orale; al massimo la potete usare nelle chat, nelle conversazioni informali tra amici e comunque, essendo una espressione che si usa quando il tono è un po’ animato, quando la discussione è un po’ accesa, solitamente queste cose non si scrivono ma si usano soltanto nella forma orale.

Vi faccio un esempio: se litigate con il vostro partner; se siete una donna  e litigate col vostro marito e gli dite che non va bene quello che sta facendo, perché si sta comportando male, perché tutti i giorni lui va a giovare a tennis,  e perché non vi fa più regali ormai da un po’ di tempo. Allora potreste iniziare una discussione con vostro marito e gli dite ad esempio:

ascolta Marco, non ne posso più di questa situazione: non ne posso più, dobbiamo parlare“.

Hai hai hai hai: quando una donna dice: “dobbiamo parlare” è un casino!”

Dobbiamo parlare perché le cose non vanno bene tra noi! ”

Il marito allora dice: “ma perché le cose non vanno bene, cosa c’è? Cosa c’è che non va? Le cose vanno benissimo invece!

E lei allora comincia a dire: “prima di tutto, vai tutti i giorni a giocare a tennis, secondo poi, è molto tempo che non mi fai un regalo“.

Prima di tutto giochi tutti i giorni a tennis, secondo poi non mi fai più un regalo da molto tempo“.

Questa è la frase che potrebbe dire una donna arrabbiata col proprio marito. Questo è un esempio di applicazione, ve ne posso fare anche un altro:

Ammettiamo che una mamma dica al proprio figlio…. faccio tutti esempi in cui le donne si lamentano con dei maschi, chissà perché…. una donna può lamentarsi con la propria figlia (facciamo così! Con la propria figlia) e le dice: “ascoltami, ti stai troppo poco dedicando ai compiti, questa è la prima cosa che ti devo dire. Secondo poi quella tua amica che frequenti da un po’ di tempo a me non piace molto“.

Ok? Quindi anche in questo caso si sta facendo una lista, si sta facendo un elenco di cose che non vanno bene, ci si sta lamentando, qualcuno sta discutendo con un’altra persona: la mamma dice alla figlia due cose che non vanno bene: dice “prima di tutto” le dice una cosa, “non stai facendo i compiti”.

Prima di tutto” è il modo con cui si richiama, con cui si elenca la prima cosa che non va: “prima di tutto non stai facendo i compiti“, “secondo poi la tua amica non mi piace“. Quindi la mamma dice alla figlia: “dovresti cambiare amicizie, perché non mi piace l’amica che frequenti”.

E glielo dice usando l’espressione “secondo poi”.

Quindi è molto semplice, un’espressione molto semplice ma molto utilizzata in Italia ogni qualvolta si sta discutendo animatamente con qualcuno; quindi si può usare a casa, col marito o con la moglie, si usa con i figli, ed anche coi colleghi. Si può usare anche al lavoro, senza nessun problema ma sempre a livello di dialogo informale. Al lavoro tranquillamente potete usarlo, potete dire ad esempio che non ce la fate più a lavorare come prima perché prima di tutto non andate d’accordo con i colleghi, secondo poi il lavoro che fate adesso non vi piace: fate un altro tipo di lavoro e quindi voi non siete più felice nel vostro lavoro. Quindi anche in questo caso potete dire: “prima di tutto” e “secondo poi”.

Non vi consiglio di usare la frase “secondo poi” in ambienti e con persone a cui tenete, ad esempio col vostro professore all’università o col vostro datore di lavoro; non usatela perché si usa, ripeto, soltanto quando si discute, si litiga.

Quindi probabilmente non vi capiterà mai di litigare usando la lingua italiana, anche perché quando si litiga, chissà perché, si usa sempre la propria lingua madre.

Ho fatto caso al fatto che tutte le persone che litigano preferiscono esprimersi usando la propria lingua.

Bene ragazzi, adesso facciamo un esercizio di ripetizione molto semplice e breve.

Io dirò delle frasi e voi dovrete semplicemente ripeterle. Ripetetele facendo attenzione al tono che utilizzo e quindi imitate soltanto il mio tono: non c’è da pensare alla grammatica in questo caso perché non ha alcun senso. ok?

Ripetete dopo di me:

Secondo

secondo poi

prima di tutto

prima di tutto

secondo poi

secondo poi

prima di tutto non mi piaci più, secondo poi non ti sopporto più

prima di tutto non mi piaci più, secondo poi non ti sopporto più

Bene ragazzi spero che il podcast vi sia piaciuto, un podcast un po’ più breve del solito, quindi vi ringrazio dell’attenzione e di aver dedicato il vostro tempo prezioso all’ascolto del sottoscritto.

Questo podcast verrà pubblicato anche nella forma scritta, quindi vi raccomando di leggere anche la trascrizione del podcast, se siete abituati a leggere e scrivere nello stesso momento. Verrà poi fatto un video che pubblicherò su Youtube (con i sottotitoli). Di conseguenza ce n’è un po’ per tutti i gusti.

Grazie per aver ascoltato e ci vediamo su ItalianoSemplicemente.com