I verbi professionali: VOLGERE

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Trascrizione

Buongiorno a tutti, oggi per la sezione “verbi professionali” vediamo il verbo volgere.

Si tratta di un altro verbo veramente mai utilizzato dagli stranieri ma che è veramente molto importante ed ha molti utilizzi in ambito professionale.

È il verbo n. 12 della lista dei verbi professionali che affrontiamo in questo speciale corso. Se avete mancato i precedenti verbi potete dare un’occhiata sul sito italianosemplicemente.com.

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Vi ricordo che tutti i verbi professionali, oltre che venire spiegati singolarmente, cioè uno alla volta, vengono poi di tanto in tanto utilizzati negli episodi di Italiano Semplicemente. Abbiamo fatto questo esperimento ad esempio nell’episodio dedicato al Pantheon, nella rubrica che si chiama “le meraviglie dell’Italia(errata corrige: l’episodio era quello dedicato a “come rafforzare le ossa“)

Continueremo a farlo naturalmente, perché una delle regole di Italiano Semplicemente è la ripetizione – è la regola numero 1, la più importante – e quindi voglio aiutarvi a ripetere l’ascolto per facilitarvi la comprensione ed aiutarvi a memorizzare.

Quindi di tanto in tanto in qualche podcast useremo i verbi professionali spiegati fino a quel momento. In questo modo avrete l’opportunità di ascoltare  delle lezioni interessanti senza necessariamente ripetere l’ascolto delle singole spiegazioni dei verbi, che qualcuno potrebbe reputare un po’ noioso.

Bene, vediamo quindi quali sono i più frequenti modi di usare il verbo volgere. Poi dopo come al solito facciamo un esercizio di ripetizione.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o solamente la sezione “verbi professionali”. 

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Per quieto vivere

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Trascrizione

Buongiorno a tutti, anzi buonasera perché il Italia ora sono le sedici in punto.

Oggi voglio spiegarvi una espressione molto comune in Italia che recita così: “per quieto vivere”. Cominciamo dalla parola per. Come al solito vediamo infatti prima le parole poi l’espressione intera.

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“Per” è una preposizione semplice.

Il significato di “per”, della preposizione “per” è non univoco: non c’è un unico significato.

Infatti per, ad esempio, è anche il segno della moltiplicazione. Quanto fa 3 per 2? Fa sei.

Cioè quant’è il risultato dell’operazione tre moltiplicato per due? Tre per due significa quindi tre moltiplicato per due, e se moltiplico due volte il tre ottengo il numero 6: tre per due fa dunque sei.

Bene, ma in questo caso della moltiplicazione “per” non è una preposizione ma è semplicemente un segno matematico.

Nel caso della frase “per quieto vivere” la preposizione “per” esprime invece una finalità, un motivo. A quale scopo? Per quale motivo?

Ad esempio se io dico: “vado al mare per prendere il sole”.

Ebbene perché vado al mare? Risposta: per prendere il sole, vado al mare per prendere il sole; il motivo per cui vado al mare è prendere il sole; lo faccio per quello, per prendere il sole; è questa la finalità, il motivo.

Dunque perché pratico yoga? “Per rilassarmi” potrei rispondere, oppure posso rispondere “perché è rilassante”, oppure “per essere in pace con me stesso”.

Ci sono altri significati della preposizione “per” ovviamente, che non approfondiamo oggi, vi faccio solo alcuni esempi in cui “per” ha altri significati:

1) per indica la Durata: nevicò per tre settimane di seguito (che freddo!)

2) per indicare la modalitàricevere un pacco per posta;

3) per indicare una destinazione: c’è una lettera per te;

4) per indicare una distribuzioneuno per ciascuno; uno per volta; occhio per occhio, dente per dente;

5) per indicare una conseguenza: sei troppo stupido per capire; sei troppo intelligente per comportarti in questo modo;

6) nei verbi fraseologici: “sta per arrivare”;

Dunque in questo caso “per quieto vivere” significa “al fine di quieto vivere”, che però suona malissimo, non è bello a sentirsi e perciò non si usa.

Quieto: la parola quieto è un aggettivo: “quieto”, che al plurale diventa “quieti” e “quiete” al femminile. Questo aggettivo si usa spesso come aggettivo per le persone ma si usa spesso anche col vento, con l’acqua, coi fiumi eccetera.

Quieto infatti significa che non si muove, che è in stato di quiete (si dice anche così) cioè  che non si muove o si muove con moto lento, si muove cioè lentamente. Significa quindi privo di turbamento, non c’è nulla che turbi, che disturbi la cosa che viene definita in questo modo.

Si dice infatti: “le acque quiete del fiume”, “l’aria quieta” (al femminile infatti quieto diventa quieta), “il cielo quieto”, che vuol dire il cielo senza vento. Anche una strada o un quartiere possono essere quieti. Io ad esempio abito in una strada quieta alla periferia di Roma: una strada tranquilla.

Se invece parlo di una persona, una persona quieta è tranquilla, calma, senza preoccupazioni. Una persona quieta ha un comportamento composto, calmo, quindi un ragazzo solitamente calmo e tranquillo posso definirlo come un ragazzo quieto, che ama la vita regolare e ordinata. Anche un intero popolo può essere definito quieto. Spesso poi quieto è inteso come il contrario di nervoso, ansioso, agitato, quindi a delle persone nervose posso quindi dire: ehi, calmi, cercate di stare quieti.

In questo caso, nella nostra frase, parlo di “quieto vivere“.

Il “quieto vivere”, queste due parole, si usano praticamente sempre nella frase “per quieto vivere“, a meno che non diciate una frase tipo questa: “mi piace il quieto vivere”. Ecco, questa frase vuol dire che mi piace vivere tranquillamente, in quiete, in tranquillità. Infatti la parola “quiete” è anche un sostantivo femminile. La quiete è pertanto la tranquillità, la calma, e “stare in quiete” significa stare in tranquillità.

Qualcuno di voi conoscerà forse la poesia di Giacomo Leopardi che si intitola: “La quiete dopo la tempesta“, composta nel 1829, famosissima poesia che è citata dagli italiani ogni volta che attraversiamo un periodo difficile, un periodo di “tempesta”, che può essere inteso anche come tempesta emotiva, di emozioni. In tali casi si dice spesso: aspettiamo la quiete dopo la tempesta, cioè aspettiamo che la tempesta si calmi e che arrivi la quiete.

“Vivere in quiete” è quindi vivere in tranquillità.

Solitamente, dicevo, si dire spesso “per quieto vivere”, ed in particolare “si fanno” delle cose per quieto vivere. Ad esempio se non voglio litigare con mia moglie e invece preferisco lasciar correre, cioè preferisco evitare di discutere, quindi se ad esempio dico:

non faccio valere le mie ragioni solo per il quieto vivere;

Cioè non discuto, non contraddico, non inizio una discussione, non cerco di insistere cercando di far valere le mie ragioni, e quindi non combatto perché amo il quieto vivere, e per quieto vivere, solo per quieto vivere, non contraddico mia moglie.

Facciamo un altro esempio. Parlando di una mia amica, posso dire di lei che:

per amore del quieto vivere vive in casa sua con la suocera;

La suocera è la madre del marito, e quindi la mia amica, per quieto vivere, cioè per non discutere o litigare col marito vive in casa sua con la suocera oltre che col marito.

La frase “quieto vivere” è ovviamente una espressione prevalentemente di uso orale, che fa parte del linguaggio di tutti i giorni.

Da notare la parola quiete da origine anche alla parola inquietudine ed anche agli aggettivi inquieto e inquieta.

L’inquietudine è uno stato emotivo, quindi quando una persona si sente piena di inquietudine si dice che è una persona inquieta: dentro di sé non c’è una calma, non c’è una tranquillità interiore, bensì c’è ansia, c’è turbamento. Quando una persona è inquieta si dice anche che “non trova pace“. E’ un sentimento molto diffuso l’inquietudine, soprattutto negli adolescenti, intorno ai 16-18 anni di età.

Ognuno di noi credo, prima o poi, abbia sperimentato nel corso della sua vita questo stato d’animo. Quando ci sentiamo incompleti, che ci manca qualcosa, quando ci sembra di essere alla ricerca di qualcosa ma non sappiamo neanche cosa stiamo cercando, oppure quando ci sentiamo nervosi ma non sappiamo il perché, ebbene, in tutti questi momenti stiamo provando l’inquietudine, emozione che possiamo definire come insita da sempre nella natura umana.

Bene ragazzi spero di non aver turbato le vostre emozioni, ma soprattutto spero di essere riuscito a spiegarvi bene questa espressione. Se volete potete contattarmi su Facebook o WhatApp per chiedere ulteriori spiegazioni.

Dite ciò che pensate perché se per quieto vivere restate in silenzio non imparerete bene la lingua italiana.

Prima di lasciarvi ringrazio coloro che sostengono Italiano Semplicemente con una donazione e vi ricordo che il 1 giugno 2017 i donatori saranno premiati in diretta Facebook, quando verrà estratto il vincitore che avrà tutta la prima parte del corso di italiano professionale, cioè tutti i file audio e le trascrizioni delle espressioni da usare in ambito professionale. Si tratta di circa 200 espressioni, 15 ore di audio e 200 pagine in formato PDF.

Se ci saranno molte donazioni ci saranno anche altri premi, come delle lezioni personalizzate. Vediamo come andrà.

Un saluto a tutti da Giovanni.

A caval donato non si guarda in bocca

Audio

Trascrizione

Ciao ragazzi grazie di essere all’ascolto di Italiano Semplicemente. Per me è sempre un gran piacere sapere che molte persone ascoltano i nostri episodi.

Oggi vediamo una espressione simpatica e curiosa, adatta molto spesso ad essere utilizzata ogni volta che riceviamo un regalo e questo regalo non ci piace molto, non ci è molto gradito.

La frase è “a caval donato non si guarda in bocca“.

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Cominciamo dalle parole della frase.

A caval donato: il cavallo è un animale. Nella frase è riportata la parola “Caval”, senza la “o” finale, ma questo è solo un modo per rendere più orecchiabile la frase.

Il cavallo è quell’animale a quattro zampe, quindi è un quadrupede, come d’altronde quasi tutti gli animali (a parte gli uccelli), ed è anche un mammifero, come anche gli esseri umani. Il mammifero è una classe di vertebrati caratterizzata dall’allattamento della prole. La mamma quindi allatta, cioè dà il latte alla prole, cioè ai propri figli. Il cavallo inoltre nitrisce, questo è il nome del verso del cavallo: il nitrito.

Bene. “A caval donato”: donato è il participio passato del verbo donare, che significa regalare, cioè dare qualcosa ad altri liberamente e senza compenso, senza cioè una contropartita, senza ricevere nulla in cambio.

È però un verbo leggermente meno comune e popolare di regalare. In genere regalare viene preferito a donare, ma donare si usa maggiormente nell’uso letterario o anche parlando di doni di grande valore e importanza. Il gesto di donare si chiama donazione, e la donazione è un gesto che si fa o nei confronti dei poveri, o comunque donare si usa al posto di regalare quando il gesto stesso ha una importanza maggiore, quasi un gesto nobile, che dà importanza a chi dona, al gesto stesso di donare, più che a chi riceve il dono, cioè il regalo. L’equivalente della parola donazione invece è la regalia. La donazione è il gesto di donare: “ho fatto una donazione”, cioè “ho donato qualcosa” equivale a “ho fatto una regalia”. Però attenzione perché “regalia”, ha un senso negativo, perché con questo termine si indica un regalo, una donazione che si fa ai propri dipendenti o inferiori. La parola regalia infatti significa “i diritti del re” (re-galia): quindi le regalie le fanno i re.

Quindi fare una regalia significa mettersi su un piano superiore. DA questo punto di vista la parola “regalo” è la più neutra da usare. Se sei il capo di una azienda è meglio fare un “regalo” ai propri dipendenti piuttosto che fare una “regalia” o una “donazione”. La regalia esalta chi fa il regalo quindi, la donazione invece è un gesto nobile, mentre il regalo è più amichevole.

Quindi la frase “a caval donato” significa ” a cavallo regalato”. Poi la frase continua e dice: “non si guarda in bocca”. Dove la bocca è ovviamente il cavo orale, cioè è l’orifizio attraverso cui gli animali, ed anche noi esseri umani, si cibano. Con la bocca quindi si mangia, ma si respira anche, si sorride eccetera.

Quindi se qualcuno vi regala un cavallo, non dovete guardare “in bocca” al cavallo: “a caval donato” cioè ad un cavallo che vi è stato donato da qualcuno, “non si guarda in bocca”.

Ma perché guardare in bocca ad un cavallo?

Semplice. In bocca al cavallo ci sono i denti del cavallo, e dai denti si capisce quanto è vecchio il cavallo. Quindi l’età di un cavallo si giudica guardando lo stato della sua dentatura. Più sono sani i denti, più il cavallo è giovane.

Quindi questo significa che dei regali dobbiamo sempre essere grati, anche se sono di scarso valore.

E’ una frase che si usa sempre in senso scherzoso e amichevole ovviamente, ogni volta che qualcuno riceve un regalo non molto gradito. Difficilmente si riceve un cavallo come regalo, questo è chiaro, ma semmai doveste riceverne uno al vostro compleanno, mi raccomando, non guardate in bocca al cavallo.

Visto che ci sono posso anche fare un approfondimento sul verbo donare.

Infatti donare si usa anche nel linguaggio giuridico. “Fare donazione” infatti significa trasferire un diritto ad un’altra persona. La donazione è quindi un contratto, con il quale, una persona arricchisce un’altra, disponendo a suo favore di un suo diritto. Tra l’altro questo tipo di donazione, una volta effettuata (e si effettua da un notaio, con la presenza di due testimoni) di norma è irrevocabile, non si può quindi tonare indietro. Una volta fatta la donazione non si può più tornare indietro.

Esistono poi altri tipi di donazione. La donazione del sangue, con la quale si dona il proprio sangue a chi ne ha bisogno, mediante una trasfusione di sangue. Esiste anche la donazione del rene, che è l’organo che serve a filtrare il sangue, esiste la donazione della cornea dell’occhio, ed esiste anche la donazione di altri organi come il cuore eccetera, che può avvenire dopo la propria morte attraverso un trapianto in favore di in altro essere vivente che ne ha bisogno.

Infine il verbo donare si può usare anche come sinonimo di “conferire”, “aggiungere”. Ad esempio se sto parlando di cose che aggiungono una qualità: Posso dire ad esempio che il basilico è un aroma che dona alla pasta un buon sapore.

Analogamente se mia moglie indossa un bel vestito posso dire: “ti dona molto!” che significa “ti sta bene”, “ti sta molto bene”, cioè “ti dà qualcosa in più”, “questo vestito migliora le tue qualità”, in poche parole il vestito “ti dona”.

Allora posso dire che una bella collana dona lucentezza al viso di una donna, una bella cravatta può donare eleganza all’aspetto di un uomo, ed anche un sorriso dona allegria ad una persona, oltre che donare felicità a chi lo riceve.

Facciamo un esercizio di ripetizione, ripetete quindi dopo di me:

a caval donato

a caval donato

non si guarda in bocca

non si guarda in bocca

A caval donato non si guarda in bocca

A caval donato non si guarda in bocca

Quindi ragazzi spero che il tempo che avete dedicato all’ascolto di questo episodio vi sia risultato utile. Prima di lasciarvi vi ringrazio di aver ascoltato questo episodio e, se vi è venuta voglia di donare, potete farlo anche a favore di Italiano Semplicemente. Non potete però donare cavalli, ma potete solamente utilizzare euro, dollari o qualsiasi altra valuta. Basta andare su italianosemplicemente.com sulla pagina dedicata alla donazione.

Vi ricordo che per premiare tutti coloro che aiutano Italiano Semplicemente verrà fatta una estrazione di premi in diretta Facebook, il giorno 1 giugno (l’ora esatta la comunicherò tra qualche giorno, ancora non è stata decisa). Coloro che doneranno almeno € 10 potranno partecipare all’estrazione a premi. Il premio sarà la prima parte del corso di italiano Professionale, cioè tutte le frasi idiomatiche professionali, si tratta di 13 lezioni complete di file mp3 e di trascrizione in formato PDF. In futuro ho intenzione di continuare a ringraziare i donatori con dei premi, mi sembra anche giusto. Donare è un gesto nobile e va ricompensato.

Grazie a tutti. Ci vediamo presto.

 

 

 

 

 

 

I verbi professionali: Disattendere   

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

Buongiorno a tutti, oggi vediamo il verbo professionale n. 11. Si tratta del verbo DISATTENDERE.

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E’ un verbo poco usato dagli stranieri, se non per nulla, e a dire il vero non è molto utilizzato neanche dagli italiani, ma in ambito lavorativo è abbastanza importante conoscerne il significato. È molto usato a livello giornalistico e molto anche nelle relazioni commerciali, soprattutto per iscritto.

Probabilmente conoscete il verbo attendere, che significa aspettare. Quindi si potrebbe pensare che disattendere sia il contrario di attendere, così come disunire è il contrario di unire, e così come anche dispari è l’opposto di pari, così come disarmare è l’opposto di armare eccetera. Ma questa purtroppo non è una regola. Disattendere non è l’opposto di attendere, ma in fondo il verbo attendere ci può aiutare a capire il significato di disattendere. Vediamo come. Così, se riesco a farmi seguire in questa spiegazione capirete e ricorderete subito il significato di disattendere.

Cominciamo da attendete quindi, che come detto significa aspettare. C’è anche la parola attesa, che rappresenta  il tempo stesso. Infatti la sala d’attesa è la sala, cioè la stanza in cui si attende, cioè si aspetta. Se andate dal dentista, come da un medico qualsiasi, prima della visita medica si aspetta il proprio turno in sala d’attesa, dove si attende, appunto.

Bene. seconda cosa importante da dire è che il verbo aspettare, in senso riflessivo diventa aspettarsi. Ad esempio se dico che oggi piove, posso aggiungere che me l’aspettavo, cioè mi aspettavo che oggi piovesse. Io mi aspettavo che oggi piovesse, magari perché ieri ho visto le previsioni del tempo che davano pioggia per oggi. Allora attenzione perché se io mi aspetto qualcosa, penso che questa cosa accadrà, e questo evento è un evento atteso.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o solamente la sezione “verbi professionali”. 

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Prima la colazione o prima l’allenamento?

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Trascrizione

Ciao amici di Italiano Semplicemente. Io sono Gianni.

Assistente Elisabetta: Ciao a tutti. Io sono l’assistente di Gianni, mi chiamo Elisabetta. Vi ricordate di me?

Credo che i più attenti si ricordino di te Elisabetta. Elisabetta è la mia assistente, è la voce di Google traduttore e a cui ho voluto dato un’anima,  e oggi Elisabetta mi aiuterà in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente.

Assistente Elisabetta: bene, iniziamo?

Iniziamo. Oggi vi racconterò alcune cose sull’alimentazione e sullo sport e quindi vedremo qualche termine che ha a che fare con lo sport e qualcun altro con l’alimentazione, in particolare con la colazione.

In linea generale, se parliamo di alimentazione e di sport, la prima cosa che mi viene in mente è la differenza tra grassi, carboidrati e proteine. Grassi, carboidrati e proteine sono chiamati i macronutrienti, si tratta cioè delle tre grandi categorie di nutrienti che forniscono energia al nostro corpo.

I macronutrienti ci danno energia. Ci sono anche i micronutrienti, ma il nostro organismo assume maggiormente i macronutrienti. Anche l’acqua è un macronutriente ma generalmente non si considera.

Si parla sempre di grassi, carboidrati e proteine: quando mangiamo, fondamentalmente o mangiamo carboidrati, o mangiamo proteine oppure grassi.

Facciamo una breve panoramica sui cibi.

I cibi ricchi di carboidrati sono il pane, la pasta, le patate, il riso e i cereali, ma anche frutta e verdura.

I cibi ricchi di proteine invece sono carne, il pesce, il latte e derivati del latte quindi formaggio eccetera, soia e legumi in generale.

I grassi invece si trovano maggiormente nell’olio, nel burro, nel lardo, nella panna, ma ovviamente ci sono molti grassi anche nella carne, soprattutto quella rossa.

I grassi sono anche detti lipidi, e quando una persona ingrassa, lo potete vedere anche dalla parola: “ingrassa“, aumentano i grassi nel nostro corpo: una persona “ingrassa”.

Ed i grassi, anche se rappresentano un bel problema se si vuole perdere peso, cioè se si vuole “dimagrire“, ebbene i grassi sono  un’importante come riserva energetica, infatti come abbiamo detto i macronutrienti ci danno energia, e i grassi, rispetto alle proteine ed ai carboidrati, ci danno più energia: un grammo di grasso infatti da più energia di un grammo di carboidrati e di proteine, circa il doppio.

Il nostro corpo ama i grassi dunque, nostro malgrado, di conseguenza cerca di non consumarli, cerca di tenerseli stretti, cerca di non bruciarli perché sono più preziosi e quindi quando ad esempio facciamo una corsetta nel parco ho letto che si iniziano a bruciare maggiormente i grassi solo dopo circa un’ora che si è iniziato a correre.

Ma in generale quando ad esempio facciamo attività sportiva cosa succede? Cosa bruciamo durante l’attività sportiva?

Vorrei partire da una ricerca che può interessare molto i giovani e soprattutto quelli che vanno in palestra, che vanno cioè ad allenarsi in palestra, quel luogo, quel  locale dove si fa attività sportiva ed in particolare dove si trovano gli attrezzi per fare sport, quindi si tratta di un locale “attrezzato” (appunto) per lo svolgimento di esercizi atletici o ginnici.

Prima di parlarvi in dettaglio della ricerca apro una piccola parentesi sull’attività sportiva e sui diversi modi di fare attività sportiva.

In palestra, come sapete, si fanno diversi tipi di attività sportiva: si fa ginnastica, si fa sollevamento pesi, ed in generale in svolge sia attività aerobica che anaerobica.

Assistente Elisabetta: attività aerobica ed attività anaerobica.

Brava. L’attività anaerobica è ad esempio il sollevamento pesi, ed in generale è l’attività cosiddetta “di potenza“: si fa cioè uno sforzo fisico intenso, molto forte in un breve lasso di tempo: ad esempio, il centometrista fa attività anaerobica. Il centometrista è lo sportivo che pratica la corsa dei 100 metri. Una breve distanza ma che richiede un intenso sforzo: questa è attività anaerobica, così come il sollevamento pesi.

Invece l’attività aerobica è una attività a bassa intensità e a lunga durata: quindi il maratoneta fa attività aerobica; il maratoneta, cioè lo sportivo che fa le maratone, cioè lunghe distanze.

La parola aerobica è simile alla parola aereo, ma aereo ha una “e” in più: a-e-r-e-o. Quindi è aerobica e non aereobica. In pratica la parola aerobica è come aeroporto: si scrivono entrambi senza la “e” che invece sta nella parola aereo.

Ebbene la ricerca di cui vi dicevo è stata pubblicata sulla rivista American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism, vale a dire una rivista americana che tratta di psicologia, di endocrinologia e di metabolismo.

Assistente Elisabetta: American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism

Non ho pronunciato bene Assistente Elisabetta?

Assistente Elisabetta: insomma, mica tanto!

Vabè comunque: scopo della ricerca era di capire se, prima di andare in palestra, sia opportuno mangiare oppure no. Risultato: meglio non mangiare prima della palestra.

A molti potrà sembrare un risultato banale, ma ci si potrebbe chiedere (almeno questo è quello che mi sono chiesto io appena letto il titolo dell’articolo) cosa significhi “prima” di andare in palestra.

Quanto tempo occorre aspettare esattamente prima di fare colazione? E poi, seconda domanda: quanto tempo dopo invece, è bene fare colazione? Ed infine, terza domanda: cosa mangiare a colazione quando si fa sport di mattina, che sia prima o che sia dopo?

Assistente Elisabetta: sono tre domande?

Esatto, tre domande.

Per rispondere a queste domande, vediamo la ricerca in questione intanto a quali risultati ha condotto.

E’ stato innanzitutto verificato che il nostro corpo lavora meglio e brucia più grassi a stomaco vuoto anziché a stomaco pieno.

Assistente Elisabetta: Bene. Io sono sempre a stomaco vuoto!

Ben per te quindi!

Questa è la prima informazione utile: meglio fare sport a stomaco vuoto che a stomaco pieno: questo è quello che emerge dalla ricerca svoltasi nell’Università di Bath, nel Regno Unito, in Inghilterra.

Quindi ragazzi, se andate in palestra e volete avere risultati importanti non mangiate prima della palestra.

La ricerca ha analizzato dieci uomini adulti che erano in sovrappeso. Questi uomini erano quindi uomini in sovrappeso, quindi grassi, che pesavano molto: erano uomini pesanti. Essere in sovrappeso significa essere grassi, detto in modo generico, ma in realtà per decidere se una persona è in sovrappeso bisogna fare una operazione matematica tenendo in considerazione sia il peso che l’altezza di una persona.

In generale le persone sono divise in persone sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesi.

Assistente Elisabetta: sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesi.

Le persone sottopeso sono quindi magre, molto magre rispetto al rapporto tra altezza e peso, poi i normopeso cioè coloro che sono “nella norma“, poi ci sono le persone sovrappeso ed infine gli obesi, cioè le persone molto grasse.

Tutto si basa sul calcolo di un indice, il famoso Body Mass Index, BMI, cioè l’indice di massa corporea.

Io ad esempio, che peso 88 kg e sono alto 1 metro e 87, cioè 187 centimetri, ho calcolato il mio indice di massa corporea ed è uscito fuori che sono in sovrappeso, perché il mio peso dovrebbe essere compreso tra i 65 e gli 87 kg. Pesando 88 kg sono 1 kg in sovrappeso. Accidenti!

Assistente Elisabetta: Gianni, devi mangiare meno, oppure fare più attività sportiva.

Grazie mille assistente del conforto morale. Cercherò di seguire i tuoi consigli. Tu invece?

Assistente Elisabetta: io non sono umana, non ho mai mangiato nulla in vita mia.

Beh, non sai cosa ti perdi! Comunque fortunatamente non sono risultato essere un obeso, ed ho scoperto che fino a 104 kg non sono un obeso: fino a 104 kg! Se dovessi arrivare a pesare 105 kg sarei invece una persona obesa.

Assistente Elisabetta: comunque sei bello lo stesso Gianni!

Grazie Elisabetta, hai forse paura di essere licenziata?

Assistente Elisabetta: sì!

Ehehe!

La ricerca di cui vi parlavo comunque è consistita nel far camminare questi volontari, questi uomini sovrappeso, come me quindi, ad una certo ritmo, o a a stomaco vuoto oppure a stomaco pieno.

Infine è stato analizzato il sangue di queste persone ed è stato analizzato anche il tessuto adiposo di queste persone, cioè sono state fatte analisi sui grassi, sull’adipe di queste persone, per vederne alcune caratteristiche.

Ebbene quello che è emerso dai risultati è che “dopo aver mangiato, il tessuto adiposo (cioè il grasso) è “occupato a ‘rispondere“, cioè l’organismo si preoccupa maggiormente alla digestione di quanto si è mangiato durante il pasto e di conseguenza si occupa meno dell’esercizio, cioè della camminata.

Quindi i cambiamenti a cui va incontro il nostro corpo quando ci si allena non dipendono solamente dall’esercizio in sé, ma anche dal fatto che si mangi prima oppure dopo l’allenamento. Quindi l’allenamento non stimola gli stessi cambiamenti in termini di benefici sul corpo umano. Molto meglio stare a digiuno che mangiare quindi.

Avevo letto già qualcosa a riguardo, qualche tempo fa, e con l’occasione, dovendo scrivere questo episodio, ho letto non solo che è molto meglio fare colazione dopo l’allenamento piuttosto che prima, ma anche che bisogna aspettare un po’ di tempo prima di mangiare, terminato l’allenamento.

Al termine dell’allenamento infatti il corpo è impegnato nello smaltire le tossine accumulate durante l’esercizio fisico e a reintegrare le riserve energetiche, per cui è buona cosa lasciar passare un po’ di tempo prima di fare colazione. Quanto tempo? In genere da mezzora a un’ora dalla fine dell’allenamento. Così ho risposto ad una delle mie tre domande.

Ma se invece mi piace fare colazione appena alzato?

In questo caso, mi sono informato, è bene non assumere alcun alimento durante le tre ore che precedono l’allenamento. Quindi se mi alzo alle 7 di mattina e faccio subito colazione posso iniziare ad allenarmi intorno alle 10, non prima.

Quindi ho trovato la risposta anche ad una seconda domanda che mi ero fatto, cioè cosa significa non mangiare prima di fare colazione? La risposta è che “prima” significa 3 ore prima della colazione.

La terza domanda era: cosa mangiare a colazione quando si fa sport di mattina?

Ebbene la colazione è meglio che sia leggera, equilibrata e facilmente digeribile. Perciò pochi grassi e poche proteine, ma fondamentalmente non esagerare neanche con i carboidrati.

Cosa mangiare? Ad esempio frutta fresca o pane e marmellata o anche fette biscottate e marmellata.

A proposito della frutta, solitamente nelle diete non si danno limiti categorici al suo consumo. C’è una certa libertà dunque, ma se si è un po’ grassottelli oppure se si hanno problemi di diabete si sconsiglia di mangiare la frutta più zuccherina, come ad esempio le banane, l’uva ed anche i fichi.

Bene ritengo che le mie tre domande sull’alimentazione e lo sport mattutino abbiano ricevuto una risposta soddisfacente. Ora un piccolo esercizio di ripetizione sui termini più importanti della lezione.

Mi raccomando di fare anche l’esercizio di ripetizione così prendete confidenza con la lingua e memorizzerete meglio le parole.

Attività aerobica: la maratona

Attività anaerobica: la corsa dei 100 metri

Carboidrati: frutta e verdura, pasta, riso e pane

Proteine: carne, pesce, latte e derivati

Grassi: olio e carne rossa

Grazie a tutti. Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente

Assistente Elisabetta: mi raccomando, fate sport e fate anche colazione, ma dopo! ok?

Ciao.