L’addio di Francesco Totti

Audio

Il video

https://www.youtube.com/watch?v=BF61OpqU8jk

 

Trascrizione

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Ssssss… eh, è facile per voi… eh, ci siamo… è arrivato il momento.

Si sente?

La folla: Sìììììì

Sembra un concerto. Purtroppo è arrivato questo momento che speravo non arrivasse mai. Purtroppo è arrivato…

In questi giorni ho letto tantissime cose su di me: belle, bellissime. Ho pianto sempre, tutti i giorni, da solo, come un matto.

Perché 25 anni non si dimenticano. Con voi dietro le spalle, che mi avete spinto nel bene e nel male, anche nei momenti difficili… soprattutto.

E per questo vogli ringraziarvi a tutti quanti, qua, anche se non è facile…

Lo sapete che non sono di tante parole… però le penso!

E… questi giorni con mia moglie ci siamo messi a tavolino e gli (“le”) ho raccontato un po’ di cose… un po’ di anni vissuti con questa maglia, questa unica maglia.

Anch’io ho scritto, abbiamo scritto una lettera per voi, non so se riuscirò a leggerla… ci provo.

Se non la finisco… la finirà mia figlia Chanel, che non vede l’ora di leggerla.

Devo prende fiato (“prendere fiato“), scusateme (“scusatemi“). Vado sennò si fa troppo tardi… c’avete fame… è ora di cena… io starei qua fino a… altri 25 anni!

Grazie Roma, grazie a mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici, grazie a mia moglie e ai miei tre figli.

Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste poche righe.

E’ impossibile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scriverla, ho cercato in questi anni di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice…

A proposito, sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone. Lo è ancora ma a un certo punto della vita si diventa grandi. Così mi hanno detto e il tempo lo ha deciso… maledetto tempo… E’ lo stesso tempo che il 17 giugno 2001 (giorno dello scudetto della Roma, ndr) avremmo voluto passasse in fretta: non vedevamo l’ora di sentire l’arbitro fischiare per tre volte. Mi vien ancora la pelle d’oca a ripensarci.

Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati i pantaloncini e scarpini perché tu da oggi sei un uomo e non potrai sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia mentre corri verso la porta avversaria, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare.

Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini, e state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia ma non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma realtà.

Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi: ai bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che ormai sono cresciuti e forse sono diventati padri e a quelli di oggi che magari gridano “Totti gol”.

Mi piace pensare che la mia carriera sia per voi una favola da raccontare…. questo è il pezzo più brutto… Ora è finita veramente… mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai.

Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile.

Adesso ho paura… non è la stessa cosa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore.

Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo.

Concedetemi un po’ di paura, questa volta sono io ad aver bisogno di voi e del vostro calore… quello che mi avete sempre dimostrato.

la folla: … non ti lasceremo mai…

Con il vostro affetto riuscirò sicuramente a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura. Ora è il momento di ringraziare tutti i compagni di squadra: i tecnici, i dirigenti, i presidenti, tutte  le persone che hanno lavorato accanto a me in questi anni…

…i tifosi, la Curva Sud… un riferimento per noi romani e romanisti.

Nascere romani e romanisti è un privilegio…. fare il capitano di questa squadra è stato un onore… siete e sarete sempre nella mia vita.

Smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi.

Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo.

Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore…

…vi amo!”

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Capirai!

Audio

Trascrizione

Ben trovati a tutti e grazie di essere qui con noi di Italiano Semplicemente, io sono Gianni e sono qui con Giovanna. Oggi io e Giovanna, che è la sorella di mia moglie, cioè è mia cognata, vi spieghiamo una espressione molto utilizzata in Italia. Una espressione che ha una particolarità, ha una peculiarità rispetto a molte altre espressioni italiane.

La peculiarità di questa espressione è che è composta da una sola parola. Proprio così.  La parola, cioè l’espressione di cui stiamo parlando è “Capirai”. Sette lettere che possono essere seguite da un punto esclamativo, ed in questo caso si tratta di una esclamazione, ed infatti  tutte le esclamazioni finiscono, terminano con un punto esclamativo.

Capirai!

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Voi mi direte: ma scusa Gianni, scusa Giovanna, io già conosco “capirai”; capirai è una forma del verbo “capire”, cioè è la seconda persona singolare dell’indicativo futuro semplice: io capirò, tu capirai, lui capirà, noi capiremo voi capirete, loro capiranno.

Quindi tu capirai, cioè è il futuro del verbo capire. No?

Certo, come no, rispondiamo io e Giovanna, ma vedrete che alla fine di questa spiegazione capirete tutti i significati di questa parola.

Quanti ce ne sono? Due, tre?

Domanda lecita, dico io.

Vediamo: allora, Giovanna che ci dici di capirai? Puoi farci un esempio?

“Quando avrai dei figli capirai cosa vuol dire essere genitore”

Bene, questo è capirai inteso come verbo. Spieghiamo bene:

In questa frase la parola “capirai” è usata nel senso di comprendere, intendere a fondo un comportamento (“attraverso l’esperienza con i figli comprenderai cosa vuol dire fare il genitore”).

Bene, ora passiamo al secondo misterioso significato…

Capirai, inteso come  non come verbo è abbastanza diffuso nella lingua parlata, e viene utilizzato per esprimere difficoltà, sorpresa e persino ironia di fronte ad un fatto o ad una proposta.

Ad esempio? Giovanna prova a dire una frase rivolgendoti a me.

Caro Gianni, vorrei che Giulio mi parlasse del suo problema, ma capirai, riservato come è lui!

Bene. In questa frase, la parola “capirai”, potreste dire voi, è un verbo. Non è vero? Perché ci dici che non è un verbo?

Semplice: vi dico che non è usato come verbo  perché vediamo cosa succede se Giovanna si rivolge, anziché a me, a più persone, ad esempio ad un gruppo di amici. Quindi Giovanna parlerà non con me, ma con degli amici:

Cari amici, vorrei che Giulio mi parlasse del suo problema, ma, capirai, riservato come è lui!

Vedete cosa è successo? Capirai rimane capirai! Non diventa capirete! Quindi non è un verbo. Eppure Giovanna sta parlando rivolgendosi ad un gruppo di persone quindi avrebbe dovuto dire “capirete”.

E allora cos’è?

Ve l’ha detto prima Giovanna, capirai esprime ironia e sorpresa. È  una parola  che deriva, proviene, da un verbo, nel senso che si invita a capire, si invita il proprio interlocutore, cioè la persona con cui si parla (o le persone con cui si parla) a capire: “capirai”. Capirai si può sostituire in questo caso con “sai”, “sai com’è”, oppure con “se ci pensi bene” o anche con “dobbiamo o considerare che”. Quindi quel capirai è un invito a considerare ciò che viene dopo. Nella frase si dice: “capirai, riservato com’è lui” quindi Giulio è molto riservato e considerando questo fatto difficilmente mi parlerà del suo problema. Capirai sembra un verbo ma ha solo una maschera da verbo.

Quindi l’origine è il verbo capire,  ma ormai è diventata una forma fissa che non cambia: non posso coniugare capirai, che quindi rimane sempre “capirai”.

Bene, direte voi, allora come faccio a capire se è un verbo oppure no? Come faccio a capire se devo coniugare oppure no? Come capire se devo scrivere capirai oppure capirete o capiranno?

Bella domanda. La risposta è la seguente: Primo: Basta ascoltare il tono.

Vediamo alcuni esempi:

1) capirai cosa vuol dire lavorare quando crescerai: verbo

2) Trump è venuto a Roma, capirai che traffico oggi. Invito a pensare.

3) oggi pare che pioverà tutto il giorno, capirai io volevo anche andare in bicicletta. Ironia.

Vediamo un terzo modo di usare capirai. Posso usare la parola capirai anche per dire che una cosa non è poi tanto difficile.

Esempio:

Giovanni: “Non conosco la strada, non so come arrivare in quel posto!”

Giovanna: “Capirai! Usa Google Maps e la troverai”.

In questo caso  capirai è una esclamazione e sottolinea come trovare la strada non è difficile utilizzando Google Maps. Diciamo che in teoria potrei anche eliminare la parola capirai in questo caso. Serve solo a sottolineare la facilità, ed esprime uno stupore in modo ironico.

Quarto modo: contraddire qualcosa ironicamente

Contraddire qualcosa? Cioè?

Cioè: prima dico una frase, poi metto in discussionebo contraddico ciò che ho appena detto con una seconda frase che inizia con capirai, oppure semplicemente dicendo: “capirai!”. Questo è molto diffuso nella lingua parlata.

Tutto dipende dal contesto in cui è usata e dell’intonazione con cui è pronunciata questa parola.

Esempio. È sabato sera ed io e Giovanna usciamo in macchina al centro di Roma, dove è impossibile parcheggiare la macchina.

Giovanna: “Troverò parcheggio sul lungotevere.

Guovanni: Capirai!

Quindi capirai in questo caso è ironico perché trovare sul lungotevere non è affatto facile. Con una sola parola, pronunciata in questo modo si semina il dubbio su quanto appena detto.

Quinto modo:

Giovanna: Ho vinto 5€ al gioco del lotto.

Giovanni: Capirai!

Anche qui la parola capirai è ironica perché ho vinto ma 5€ non è una grande vincita, quindi in questo caso significa: beh non è tanto 5 euro, capirai che cifra!

In altri contesti capirai si può usare per rafforzare la validità delle proprie affermazioni dando per scontato l’accordo dell’interlocutore.

Esempio:

Giovanna: “ad agosto sulle spiagge paghi di più per affittare ombrellone e sdraio”

Guovanni: capirai, è  alta stagione!

In questo caso tutti sanno che in alta stagione, ad agosto, gli ombrelloni costano di più, l’inciso capirai rafforza l’affermazione su cui tutti sono d’accordo.

Quindi in questo caso è esattamente il contrario della contraddizione. In questo caso non vogliamo smentire, contraddire quello che abbiamo detto, ma lo vogliamo confermare, ma sempre con ironia.

Allo stesso modo posso dire:

Giovanni: Donald Trump si sente una persona molto importante.

Giovanna: capirai ora è anche il presidente americano!

Per finire v’invito ad ascoltare dalla bella voce di Mina, la più grande cantante italiana, uno spezzone della canzone “un anno d’amore”.

Facciamo ora un esercizio di ripetizione, ripetete dopo di noi.

1) Quando avrai dei figli capirai cosa vuol dire essere genitore

2) Vorrei che Giulio mi parlasse del suo problema, ma capirai,  riiservato come è lui!

3) Giulio mi dice: “Non conosco la strada, non so come arrivare in quel posto!”

“Capirai! sa Google Maps e la troverai”

4)Troverò parcheggio sul lungo Tevere. Capirai!

5) Ho vinto 5€ al gioco del lotto. Capirai!

6) Ad agosto sulle spiagge paghi di più per affittare ombrellone e sdraio, capirai è alta stagione.

7) E capirai in un solo momento cosa vuol dire un anno d’amore

Ciao a tutti. Ringraziamo tutti i sostenitori di italiano semplicemente che ci aiutano con una piccola donazione. Anche un solo euro può aiutare tutti gli stranieri del mondo.

Capirai, un euro che sarà mai!

I verbi professionali: ASSUMERE

Sommario del corso di Italiano Professionale

Audio

 

Trascrizione

“Complimenti, le comunico che lei è stato assunto!”

Ti piacerebbe se dicessero proprio a te questa frase?

In effetti l’emozione che si prova è molto forte.

A me è capitato, un paio di volte, ma ho semplicemente letto una lettera raccomandata, che mi è quindi arrivata per posta, lettera con la quale mi veniva comunicata l’assunzione.

Quindi finalmente avevo un lavoro.

Assumere quindi è il verbo numero quindici della categoria verbi professionali, ed è facile capire naturalmente perché si tratta di un verbo professionale.

Normalmente infatti chiunque ottenga un lavoro, un lavoro regolare intendo, viene assunto…

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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ASSUMERE

Qui casca l’asino!

voci di Ludovica e Giovanni

Audio

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italiano semplicemente, oggi vogliamo rispondere al nostro amico Leonardo, che segue da tempo italiano semplicemente.

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Il nostro amico Leonardo ci chiede il significato di “cascare” nei  suoi molteplici modi di dire. Quindi a Leonardo interessa il significato di cascare, del verbo cascare, e come si usa nelle espressioni idiomatiche italiane. Questo è l’argomento di oggi e quindi questo è quello di cui parleremo in questo episodio, ma ricordate sempre che lo spirito è non solo quello di capire le espressioni ma anche  quello di avere un pretesto, di avere una scusa per ascoltare italiano vero, parlato da veri italiani.

Quindi individuare un argomento, questo è quello che facciamo sempre come primo passo in ogni lezione, per avere ben chiara la cosa di cui si sta parlando, e con questo obiettivo in testa capirete sicuramente meglio anche le parole utilizzate per la spiegazione. Il linguaggio è un linguaggio semplice, comprensibile, e se riuscite a capire almeno l’80% di ciò che viene detto sarete in grado anche di capire il restante 20% grazie al contesto di riferimento. Adesso ad esempio molte persone hanno appena capito cosa significa la parola “restante”.

Ricordate che questo è uno dei segreti, questa è una delle sette regole d’oro per imparare l’italiano.

A proposito di regole, oggi l’esercizio di ripetizione (cioè “parlare”, che è la regola numero sette) lo faremo non alla fine ma all’interno del podcast. Durante l’ascolto ascolterete più volte un piccolo suono (…) e in quel momento potrete ripetere la frase che avete ascoltato per esercitare la pronuncia. Queste frasi, nella trascrizione, le ho scritte in colore rosso. Bene, oggi è con me Ludovica che mi aiuterà in questa lezione.

Ludovica: ciao ragazzi.

Giovanni: Dunque, evidentemente Leonardo avrà incontrato più volte delle espressioni con “cascare”, ed allora questa domanda di Leonardo “casca a fagiolo“. In effetti era un po’ di tempo che volevo spiegare questo verbo e soprattutto la differenza tra cascare e cadere.

Ludovica: Cascare, in effetti è sinonimo di “cadere” e tra l’altro molte volte posso sostituire cascare con cadere anche in alcune, ma non tutte, le espressioni che vedremo. In questo modo capirete sicuramente la differenza tra i due verbi.

Giovanni: Come prima cosa posso dirvi che cascare indica il cadere grazie alla forza di gravità. La forza di gravità è quella forza che ci tiene attaccati al pianeta terra e quindi è grazie alla forza di gravità o per colpa della forza di gravità se non riusciamo a volare senza l’utilizzo di aerei e simili.

Una mela ad esempio quindi “casca” dall’albero grazie alla gravità, una persona può inciampare e cascare a terra, un calciatore può cascare dopo aver ricevuto un fallo da un avversario. In Tutti questi casi potrei anche usare cadere in luogo di cascare. Nessuno me lo vieta. Nessuno ce lo impedisce. Ma allora  qual è meglio usare? In generale vanno bene entrambi ma cascare è più familiare. Vediamo un esempio:

Ludovica:Cos’hai fatto alle ginocchia? “Dice la mamma al figlio vedendolo pieno di sangue. “Sono cascato dalla bicicletta“, risponde il figlio.

Giovanni: Cascare quindi è usato più in famiglia e come detto,  spesso è collegato alla forza di gravità: cadere per effetto della forza di gravità.

Un modo facile di usare il verbo è ad esempio “Cascare dalla stanchezza” cioè  non farcela più, essere esausti, stanchissimi: se siete stanchissimi potete dire:

Oddio,  casco dalla stanchezza, non c’è la faccio più

E’ un’espressione semplice per esprimere in modo più forte il senso di stanchezza, come se non ce la faceste più a rimanere in piedi, a contrastare, ad opporvi alla forza di gravità per quanto siete stanchi.

Posso anche dire “cascare a pezzi dalla stanchezza” o semplicemente “cascare a pezzi” che se è usato per un oggetto significa che questo oggetto è in pessimo stato, è ridotto male:

La casa è da ristrutturare perché casca a pezzi

Questo non è detto sia necessariamente vero, ma magari veramente qualche punto della casa sta veramente cascando a pezzi. Anche qui potrei usare cadere, ma più spesso si usa cascare.

Ludovica: Analogamente alla stanchezza, anche se hai sonno, se hai voglia di dormire, puoi dire “casco dal sonno“.

Giovanni: Vuol dire che hai molto sonno!

Ludovica: Ma vediamo alcune vere frasi idiomatiche, delle vere frasi idiomatiche che hanno un senso figurato.

Giovanni: Ne avete già ascoltata una prima, all’inizio quando ho detto che la domanda di Leonardo “casca a fagiolo“, cioè capita al momento giusto, proprio quando stavo pensando di spiegare il verbo cascare.

Che coincidenza caro Leonardo, la tua domanda casca a fagiolo.

Non guardate il senso proprio dell’espressione, perché non serve: il fagiolo che casca non vi aiuta a capire il significato della frase. È invece importante capire che il fagiolo che cade è un’immagine figurata, come se la caduta di un fagiolo, che è un legume, (quindi si mangia) avvenisse in un momento preciso, proprio quando è utile che avvenga, come la domanda di Leonardo, che arriva proprio quando ci stavo pensando.

Vedete quindi che il fagiolo che casca, lo fa per effetto della gravità, quindi meglio dire “cascare a fagiolo” piuttosto che “cadere a fagiolo”.

Vediamo adesso una seconda frase.

asinoSi dice “qui casca l’asino“. Cosa significa? Qui indica un luogo, ma anche un punto o anche un momento preciso. L’asino è un animale simile al cavallo, il cui verso è il raglio: l’asino raglia……. Mentre il cavallo nitrisce…… Quindi “qui casca l’asino”, in senso figurato, indica un luogo preciso in cui casca l’asino, dove l’asino cade, casca.

Anche questa è un’immagine figurata, e si usa per indicare un inciampo, un ostacolo che si incontra durante un percorso che ti può far “cascare”. Un percorso che fino a quel momento era liscio, senza problemi, ma ora invece è qui che casca l’asino! Cioè è in questo punto, è qui, proprio qui che arrivano le difficoltà. È qui che arriva il difficile.

La frase è utilizzabile in molti contesti diversi e sempre all’orale. Ad esempio in un esame di italiano se vi dicessi: ditemi il passato remoto del verbo avere; probabilmente lo sapreste perché lo avete studiato: io ebbi, tu avesti, lui ebbe eccetera. Non è facilissimo, forse potevo scegliere un verbo più semplice ma chi ha studiato la grammatica lo conosce.

Invece se vi chiedessi il passato remoto del verbo espellere, che è più difficile, voi potreste rispondere: il verbo espellere? Ma è difficile il passato remoto del verbo espellere.

“Qui casca l’asino” , replico io, perché è qui che si sbaglia, è qui che arrivano le difficoltà. Finora tutto è stato facile. In questa frase non potete sostituire cascare con cadere: “qui cade l’asino” non si dice mai. Anche “cadere a fagiolo” non si usa molto.

Ludovica: Quindi i fagioli possono cascare, l’asino può cascare ed anche… le braccia. Anche le braccia possono cascare.

Giovanni: Le braccia? Sì, proprio le braccia: “mi cascano le braccia” posso ad esempio dirlo quando mi avvilisco, quando mi scoraggio di fronte a qualcosa. Quando non so più cosa fare perché tutto ciò che ho fatto sembra essere stato inutile.

Ma non solo: a me ad esempio quando ascolto Donald Trump che vuole costruire un muro tra Messico e Stati Uniti mi cascano le braccia, perché mi chiedo:

Come è possibile? Siamo nel terzo millennio e ancora esistono persone che vogliono costruire muri? Mah, davanti a questo mi cascano veramente le braccia. E probabilmente non cascano solo a me.

Un altro esempio.

Se sto facendo i compiti con mio figlio, e per tre ore facciamo insieme un semplice esercizio di matematica (ad esempio 2+2=4), un esercizio facile facile quindi. Ed infatti mio figlio sembra capire tutto e poi lui alla fine dimostra che invece non ha capito nulla, ebbene mi cascano le braccia, cioè è come se mi arrendessi, è come se dicessi: basta, non faccio più nulla, e infatti le braccia che cadono è un’immagine figurata che rappresenta la resa, il fatto che io non voglia più usarle le braccia,  perché sono stanco: mi arrendo. Ma mio figlio in realtà è molto bravo in matematica, quindi non mi sono mai cadute le braccia!

Ludovica: Un’altra espressione è “caschi il mondo” oppure “cascasse il mondo“. Il mondo è la terra, il pianeta terra,  il pianeta in cui viviamo.

Giovanni: Ma come, anche il mondo può cascare? E la gravità? Come fa a cascare il mondo?

Come si usa questa espressione?

Vi faccio un esempio: se sono molto determinato, se sono molto sicuro di una cosa, se ono sicuro che questa cosa avverrà in futuro e dipende da me, allora posso dire:

Cascasse il mondo, c’è la farò!

Ad esempio:

Cascasse il mondo, quest’anno mi laureo

cioè: “sicuramente quest’anno mi laureo”, anche se dovesse accadere la cosa più strana possibile, anche se dovesse cadere il mondo, che è una cosa impossibile, perché il mondo non può cadere, non può cascare. È impossibile che caschi il mondo.

Cascasse il mondo è come dire “anche se dovesse cadere il mondo”  “anche se dovesse cascare il mondo” . Lo stesso concetto comunque posso esprimerlo anche in altri modi, come “a qualunque costo“, o “per nessun motivo al mondo” ad esempio:

Caschi il mondo, io non mi arrendo!

Oppure:

Cascasse il mondo, io da qui non mi muovo!

Posso dire quindi anche: “io da qui non mi muovo a qualunque costo”, “non mi muovo per nessun motivo al mondo”. “Cascasse il mondo” e “caschi il mondo” esprimono quindi una forte determinazione.

La frase la posso usare anche con una negazione, dicendo “non casca il mondo se…”, che significa: “non è una cosa tanto grave se accade (qualcosa)“.

Se ad esempio domani ho un esame di Italiano, Ludovica per tranquillizzarmi può dirmi:

Ludovica: Tranquillo Giovanni, non casca il mondo se ti va male, potrai rifare l’esame tra una settimana.

Giovanni: Bene. Ora cambiamo frase. Si dice anche “Cascare bene” o “cascare male“, che significa finire in una situazione positiva o negativa. Ad esempio se andate a Roma e dovete andare a visitare il Colosseo e vi serve una persona a cui chiedere informazioni.  Potreste allora incontrare un vero romano, che vi risponde: “Sei fortunato, sono la persona giusta per te“, oppure:

Ludovica: Caschi bene, io sono di Roma e so benissimo come aiutarti!

Giovanni: Quindi caschi bene significa “sei stato fortunato“.

Al contrario, se chiedete informazioni ad una turista di Milano lei potrebbe rispondevi:

Ludovica: Purtroppo caschi male, non sono di queste parti e non posso darti le indicazioni che mi chiedi!

Giovanni: In questo caso quindi cascare è usato al posto di capitare e si usa negli eventi casuali. Infatti potete anche dire: in questo mese, la prima domenica casca il giorno 5. Lo scorso mese è cascata il giorno 3. Oppure:

Giovanni: Quest’anno il Natale quando casca?

Ludovica: Nel 2017 il Natale casca di lunedì.

Giovanni: E la Pasqua?

Ludovica: La Pasqua invece casca sempre di domenica. Tutti gli anni Pasqua è di domenica, non può cascare in altri giorni della settimana.

Giovanni: Bene. Vediamo adesso “cascarci. Cascarci significa cadere personalmente da qualche parte, cadere personalmente in qualche luogo o in qualcosa.

Quindi cascar+ci, cioè cascare in un punto preciso che già conosciamo. Quindi:

Io ci casco,

tu ci caschi,

lui ci casca,

noi ci caschiamo,

voi ci cascate,

loro ci cascano.

La particella “ci” indica quindi un luogo, un punto preciso e solitamente si parla di una trappola. Quando si costruisce una trappola per catturare gli animali si può fare una buca in terra e se l’animale casca nella trappola, allora ci casca fisicamente, ci casca col suo corpo. Ma una trappola può, in senso figurato, essere un tranello, un’imboscata, o anche uno scherzo.

Anche con gli scherzi va bene quindi:

Ludovica: Gli ho fatto credere di essere un prete e lui c’è cascato.

Giovanni: Era quindi uno scherzo ma lui c’è cascato, cioè lui ha creduto fosse vero. Quindi in senso figurato “cascare in uno scherzo” è credere a qualcosa che invece non è vero, non corrisponde al vero.

Dove c’è cascato?

Nello scherzo, nello scherzo è cascato: c’è cascato – ci è cascato.

La particella “ci” serve a sostituire “lo scherzo”, oppure “la buca”, o “la trappola”.

Bene, se non cascate a pezzi dalla stanchezza ora vediamo velocemente altre tre frasi.

1) La prima è “cascare dalle nuvole“. Le nuvole sono nel cielo, sono solitamente di colore bianco, sono composte di acqua e sono sospese nell’atmosfera. Queste sono le nuvole, o le nubi (nel linguaggio scientifico si chiamano “nubi“).

Capite bene che anche “cascare dalle nuvole” è una espressione figurata, che significa  restare sorpresi, stupirsi di qualcosa per ingenuità o perché è una cosa inaspettata. Se siete distratti, se state pensando alle vostre cose, ed all’improvviso qualcuno vi fa una domanda e voi ci mettete un po’ di tempo per capire la domanda e rispondete in modo sorpreso, con aria sorpresa e non sapete come rispondere allora si può dire che voi “cadete dalle nuvole”, come se foste un estraneo, un extraterrestre che non sapeva di cosa si stesse parlando.

La seconda espressione è “cascare dalla padella nella brace“, che significa finire di male in peggio, cioè passare da una situazione sfavorevole ad un’altra ancora peggiore. La padella è un tipo di pentola che viene usata in cucina per vari scopi, ad esempio per friggere. La brace invece è il fuoco stesso, o meglio è il legno che brucia, quello che rimane dopo l’accensione di un fuoco. Quindi se stiamo in una padella è già negativo perché stiamo friggendo, figurativamente quindi stiamo in una situazione difficile. Poi se caschiamo dalla padella nella brace è ancora peggio perché bruciamo ancora di più. La frase “cascare dalla padella nella brace” è molto usata in famiglia e tra amici.

Ludovica: L’ultima espressione è “cascare in piedi che come si capisce significa uscire senza danni da una situazione difficile, quindi equivale a “cavarsela”.

Giovanni: Se quindi state in una difficile situazione e pensate che le cose possano andare male, può invece accadere di “cascare in piedi“, cioè può accadere di uscire indenni, senza danni. Immaginatevi di cadere dalla bicicletta e di cadere in piedi. Se cadete in piedi non vi fate male sicuramente.

Bene ragazzi finisce qui la lezione di oggi. Grazie a tutti per l’ascolto e ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.

Ludovica: Ciao e alla prossima

 

 

Le meraviglie d’italia: Castel Sant’Angelo

Audio

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, grazie di essere all’ascolto di questo nuovo episodio dedicato alla cultura italiana. La sezione si chiama “le meraviglie d’Italia”. Dopo il primo episodio che abbiamo dedicato al Pantheon, stavolta parliamo di Castel Sant’Angelo, un altro monumento romano.

Ascolterete anche le voci di Giovanna e Ludovica, italiane anche loro, come me, che mi hanno aiutato a realizzare questo bell’episodio. Quindi oggi saremo in tre, ascolterete pertanto tre voci, la mia, quella di Giovanna:

Giovanna: ciao io sono Giovanna e sono di Roma

Giovanni: E quella di Ludovica:

Ludovica: ciao a tutti, anche io abito a Roma.

Giovanni: In questo episodio abbiamo inserito di proposito alcune espressioni che si trovano spiegate all’interno nel corso di Italiano Professionale, in modo da aiutare tutti e specie chi ha prenotato il corso a ricordarle più facilmente. Questo di oggi è pertanto un modo interessante che stiamo provando per meglio ricordare quanto già imparato ed applicare meglio le sette regole d’oro per imparare l’italiano.

Castel Sant’Angelo: Molti di voi sapranno di cosa sto parlando perché probabilmente se siete venuti a Roma l’avrete visitato sicuramente. Castel Sant’Angelo è uno dei simboli della città di Roma, uno dei simboli della capitale d’Italia, e gli italiani, bambini a parte, conoscono Castel Sant’Angelo. Vero Ludovica?

Ludovica: Infatti proprio oggi mia figlia Bianca, di 10 anni, mi ha detto “mamma, noi andiamo sempre in giro per l’Italia e per l’Europa ma non conosciamo bene la nostra città!”.

È vero, è un po’ che ci penso anch’io”, le ho risposto, così ho preso la palla al balzo e ho organizzato una visita a Castel Sant’Angelo che penso sia uno dei monumenti più adatti ai bambini per cominciare: Bianca mi ha chiesto: ma è proprio un castello?

Castel_Sant'Angelo_(_Mausoleo_di_Andriano)
By Livioandronico2013 (Own work) [CC BY-SA 4.0
(http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)%5D, via Wikimedia Commons)
Giovanni: Bella domanda! Castel Sant’Angelo è oggi un museo, uno dei musei più visitati d’Italia.

Un museo è un luogo dove vengono raccolte e quindi dove si possono vedere opere d’arte o oggetti antichi di valore o oggetti aventi – cioè che hanno – un interesse storico-scientifico.

Giovanna: A Roma ed in Italia in generale ci sono tantissimi musei: tra musei pubblici e musei privati a Roma si contano ben 171 musei, e dovete sapere che se venite a Roma potete visitarli anche gratuitamente, l’importante è che decidiate di farlo la prima domenica di ogni mese, quando i luoghi della cultura dello Stato, quindi musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali sono ad ingresso gratuito per tutti. Negli altri giorni dovete invece pagare il biglietto d’ingresso.

Il museo nazionale di Castel Sant’Angelo si trova vicino alla basilica di San Pietro, poco ad est rispetto alla città del Vaticano, anche detta “La Santa Sede”, che è poi anche uno Stato e non solo una città, come sapete.

Giovanni: Ebbene, sul ponte che porta al Castello, ponte che si chiama “Ponte Sant’Angelo” ci sono delle bellissime statue, quelle di San Pietro e San Paolo e altre 10 statue, gli “Angeli della Passione” scolpite su disegno di Lorenzo Bernini. Queste dieci statue sono state pensate da Bernini, sono state concepite da lui per essere viste dai visitatori mentre vanno alla Basilica di San Pietro, in modo da farli riflettere sulle sofferenze di Cristo. Bernini, Gian Lorenzo Bernini è stato un grande scultore ed architetto del passato, che studiava tutto nel dettaglio e che non lavorava certamente con sufficienza (Lezione n. 3: Approssimazione e Pressapochismo).

Per usare le parole di Urbano VIII, Bernini è stato un «Huomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo».

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Di Sergio D’Afflitto, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41274907

Castel Sant’Angelo è dunque un museo,

Ludovica: è conosciuto anche come Mole di Adriano.

In origine era un mausoleo, cioè una tomba, un sepolcro e nello stesso tempo un monumento. Questo mausoleo è stato fatto costruire nel secondo secolo d.c. dall’imperatore Adriano (lo stesso Imperatore che ha voluto costruire anche la famosa villa di Tivoli). Adriano quindi aveva pensato a Castel Sant’Angelo come tomba per se stesso e per i suoi successori.

Giovanna: Il museo quindi nasce come sepolcro imperiale.

Ludovica: Nel 403 però il monumento perse la sua funzione originaria di sepolcro e fu incluso nelle mura aureliane diventando così un forte a difesa di Roma contro vandali Visigoti e fu indicato per la prima volta con il nome di “castellum”.

Giovanna: “Castellum”. Infatti, con la caduta di Roma e l’avvento del cristianesimo viene trasformato in una fortezza al fine di difendere la città dagli attacchi dei nemici. Quindi è diventato una vera e propria fortezza, un vero e proprio Castello.

Ludovica: nel sesto secolo divenne prigione di Stato, poi diverse famiglie nobili del tempo provano a contenderselo ma alla fine il castello diventa proprietà della Chiesa.

Giovanni: Contendersi qualcosa significa cercare di togliere a qualcun altro, quindi questo “qualcosa”, in questo caso è l’edificio di Castel Sant’Angelo, che è oggetto di una contesa, è ciò che viene conteso. Quindi i nobili del tempo, gli appartenenti alla nobiltà del tempo, si sono contesi Castel Sant’Angelo, hanno provato a contendersi tra loro Castel Sant’Angelo nella speranza di vincere la contesa, ma alla fine la Chiesa ha assunto la proprietà del mausoleo.

Vi chiederete il perché di questo nome. Perché Sant’Angelo? Perché si chiama proprio così?

Ebbene, a Roma nell’anno 590 (quindi si parla di quasi 1500 anni fa) ci fu una  terribile peste a Roma.

La peste è un’epidemia, cioè la rapida diffusione di una malattia contagiosa, questa è un’epidemia.

Durante questa epidemia, durante questa pestilenza romana il papa di allora, il capo della Chiesa del tempo che si chiamava Gregorio Magno organizzò una processione per chiedere aiuto al Signore, a Dio.

Una processione è una cerimonia religiosa a scopo di preghiera, di supplica, di ringraziamento a Dio.

A questa processione, durata tre giorni, prese parte l’intera cittadinanza romana: tutti i cittadini di Roma parteciparono a questa processione, e mentre la processione passava vicino al Castello apparve in cielo un angelo, l’Arcangelo Michele, e questo angelo aveva una spada in mano e questa spada fiammeggiante veniva rimessa nel fodero dall’angelo.

Questa spada evidentemente rappresentava la peste, l’epidemia, e questo gesto di porre la spada all’interno del suo fodero, nella sua custodia, nel suo contenitore, dove non può far più male a nessuno è segno della fine della peste.

Ed infatti la peste cessa; la peste termina la sera stessa. Il mausoleo di Adriano è diventato così il Castello dell’Angelo.

Ed infatti tutti possono vedere la statua di bronzo dell’Angelo che si trova in cima al Castello. Quella statua rappresenta appunto l’Angelo apparso ai romani il 29 agosto dell’anno 590. La bellissima statua quindi si trova lì in segno di devozione cioè di ringraziamento.

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L’Angelo di Castello (1753), opera di Peter Anton von Verschaffelt
F l a n k e r – Own picture (2008)

Un’altra curiosità di Castel Sant’Angelo è che il castello è collegato al Vaticano. Infatti nel 1277, cioè circa 600 anni dopo l’apparizione dell’angelo, fu costruito un passaggio, un viadotto, una strada chiamata “Passetto di Borgo”. Si tratta di un corridoio, di una strada sopraelevata, cioè un po’ sollevata da terra, che, partendo dai Palazzi Vaticani, raggiunge Castel Sant’Angelo. A cosa serviva questa strada sopraelevata? Semplice: in questo modo i Papi, in caso di pericolo, potevano scappare e rifugiarsi nella fortezza, nel castello. Il Passetto era dunque una “via di fuga”, una “via di salvezza” per i papi, una via lunga ben 800 metri, quasi un chilometro quindi..

Ludovica: Ci volevano dei papi abbastanza allenati fisicamente per poter scappare velocemente quando Il tempo stringe (Lezione 2: Sintesi e Chiarezza) considerando anche l’età dei pontefici che solitamente è molto avanzata.

Ma potreste chiedervi: è stata mai utilizzata? Ci sono dei papi che sono scappati per rifugiarsi all’interno di Castel Sant’Angelo percorrendo il Passetto a ragion veduta? (Lezione n. 6: Sincerità ed Equilibrio).

Giovanni: Ebbene, pare che la via sia stata usata molte volte dai papi. In effetti nella Roma del medioevo erano abbastanza frequenti le situazioni di pericolo e i tumulti, le ribellioni, gli assalti i generale.

Uno dei primi papi ad usare il Passetto è stato Alessandro VI Borgia, il papa spagnolo scappato nel 1494 davanti alle truppe di Carlo VIII, che era il re di Francia.

Ma la fuga più famosa è però quella di Papa Clemente VII, che nel 1527 utilizza il “Corridore” (così era chiamato quello che oggi si chiama Passetto) per sfuggire, per scappare ai Lanzichenecchi che saccheggiano e devastano la città di Roma: il famoso “sacco di Roma“ (il sacco è il saccheggio.

Un saccheggio avviene quando c’è un’invasione di un territorio e durante questa invasione ci si impossessa, ci si appropria con violenza delle cose trovate in territorio nemico. Durante il “sacco di Roma” quindi del 1527 Papa Clemente VII, scappò dal Vaticano percorrendo il Passetto di Borgo e quindi si rifugiò a Castel Sant’Angelo.

Alla fine del Passetto sono visibili anche dei cannoni, per poter sparare alle eventuali minacce, diciamo senza stare troppo a sottilizzare (lezione n. 4: Precisione e Puntualità) come si vede dalla foto che ho inserito sul sito.

Giovanna: Il castello era considerato molto sicuro quindi dalla Chiesa, così sicuro che la Chiesa trasferì lì il suo tesoro: una serie di bauli, di contenitori che contenevano i tesori della Chiesa e che oggi si possono anche visitare perché si trovano proprio in una stanza di Castel Sant’Angelo, la “sala del tesoro”, che si trova nella parte più alta.

Giovanni: Nei sotterranei invece, quindi sotto il livello stradale, c’erano le terribili prigioni, le cosiddette “segrete” di Castel Sant’Angelo. Stanze che servivano a imprigionare personaggi che hanno commesso reati contro la Chiesa. Naturalmente prima venivano imprigionate e poi, se giudicate colpevoli, venivano anche uccise.

Ludovica: Ad esempio il cardinale Orsini, che fu accusato di aver cercato di avvelenare il Papa e quindi fu condannato a morte per questo. Avvelenare significa cercare di far morire, cercare di uccidere con un veleno, cioè con una sostanza velenosa, una sostanza che uccide velocemente.

Giovanni: Un altro personaggio importante che è stato detenuto (cioè imprigionato) in una di queste celle è stato Giordano Bruno, un famoso filosofo e scrittore che ha avuto molti contrasti con la Chiesa a causa delle sue idee. Alla fine, dopo sette anni di processo è stato giudicato eretico, cioè è stato giudicato una persona diciamo irriverente, irrispettosa nei confronti della religione cattolica, una persona che non rispetta la Chiesa, un miscredente; uno che insomma ha meritato di morire bruciato vivo, di morire sul rogo (R-O-G-O. Morire sul rogo significa morire bruciato. E’ così infatti che muore Giordano Bruno a Campo de’ Fiori nel 1600: condannato al “rogo”, cioè condannato appunto a bruciare vivo. Era questa la morte che spettava agli eretici nei secoli passati un po’ in tutto il mondo, non solo a Roma.

Bene amici anche questo episodio termina, sperando vi sia piaciuto.

Ludovica: Vi raccomando, se venite a Roma di visitare sicuramente questo monumento ricco di fascino e storia e noi ci risentiamo….alla prossima meraviglia.

Giovanni: Infatti continueremo a trattare le meraviglie d’Italia sul sito di Italiano Semplicemente, perché è un modo secondo noi efficace per continuare a migliorare l’italiano senza annoiarsi: vedrete che “chi la dura la vince” (Lezione n. 5: Tenacia e Resistenza).

Giovanna: Se volete potete darci dei consigli su quale argomento o meraviglia d’Italia trattare. Vi aspettiamo sulla nostra pagina Facebook. Ciao a tutti.

PS: Grazie a tutti per le donazioni

I verbi professionali: AVVALERSI

Sommario del corso di Italiano Professionale

Audio

 

Trascrizione

Eccoci arrivati al quattordicesimo verbo professionale.

Il verbo di oggi è AVVALERSI (A-V-V-A-L-E-R-S-I), che è un verbo pronominale, cioè è un verbo che si usa per riferirsi ad una azione verso se stessi, una azione che si fa verso se stessi: quindi io mi avvalgo, tu ti avvali, lui si avvale eccetera. Per avere un’idea più chiara dei verbi pronominali potete dare una occhiata all’articolo pubblicato a dicembre 2016 dedicato proprio ai verbi pronominali.

Ad ogni modo oggi spieghiamo come si usa questo verbo, quali sono gli utilizzi che gli italiani fanno di questo verbo. E’ un verbo professionale perché il verbo avvalersi è molto utilizzato nel mondo del lavoro ed il motivo lo capirete tra poco:

Avvalersi significa “servirsi di qualcosa”. Tutto nasce quindi da un bisogno. Chiunque abbia dei bisogni nella sua vita si può avvalere di qualcosa. E tutti abbiamo dei bisogni nella sua vita giusto?

Quando si ha un bisogno, quando si ha bisogno di qualcosa, normalmente si dice proprio così: “ho bisogno di”. Ad esempio, “ho bisogno di acqua”.

Analogamente potete dire “ho bisogno di un paio di scarpe”, “ho bisogno di aiuto”, “della mia macchina”, “del denaro necessario”, eccetera.

“Ho bisogno” esprime quindi un bisogno, una necessità. Ed è sempre seguito da “di”, “del”, della” eccetera.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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Il discorso di Emmanuel Macron (in lingua italiana)

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici, oggi un episodio dedicato alla Francia ed alle elezioni francesi.

Macron è il nuovo presidente della Francia e quindi un modo interessante di esercitarci in italiano potrebbe essere quello di ascoltare in lingua italiana il discorso pronunciato il giorno 7 maggio 2017 nel cortile del Louvre a Parigi.

Un discorso pronunciato “a braccio”, per quanto possibile, anche se aveva , a dire il vero, scritto qualcosa su un foglio che ha tolto dalla giacca non appena ha iniziato il discorso. Fare un discorso “a braccio” significa senza leggere un testo scritto in precedenza.

Quindi ragazzi ho cercato di interpretare Macron nel modo migliore possibile, dunque vi auguro un buon ascolto e spero che la cosa sia di vostra utilità e gradimento.

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“Care francesi e cari francesi, cari compatrioti, alla fine di un confronto democratico, avete scelto di darmi la vostra fiducia e ve ne sono grato.

Si tratta di un grande onore e responsabilità, niente era scritto. Devo dirvi grazie di cuore. La mia gratitudine va a tutti coloro che mi hanno dato il loro voto.

Metterò tutta la mia energia per essere degno della vostra fiducia, ma è in questo istante che devo rivolgermi a voi cittadini, qualunque sia stata la vostra scelta: tante difficoltà ci affliggono da tempo: non ne ignoro alcuna, né le difficoltà economiche, né le fratture economiche, i problemi burocratici, né i blocchi democratici, così come le debolezze morali del paese.

Questa sera voglio inviare un saluto repubblicano a madame Le Pen. Conosco le nostre divergenze, le rispetto. Conosco la rabbia, i dubbi che il vostro partito ha espresso. E’ mia responsabilità ascoltarli, proteggendo i più fragili, organizzando meglio la solidarietà, lottando contro tutte le forme di discriminazione, assicurando la vostra sicurezza e l’unità della nazione.

Questa sera mi rivolgo a tutti i francesi. Abbiamo dei doveri verso il nostro paese. Siamo ereditari di una grande storia, di un grande messaggio umanista che dobbiamo trasmettere al mondo e, prima di tutto ai nostri figli. Dobbiamo portarli verso l’avvenire, donando loro una nuova linfa.

Difenderò la Francia, i suoi interessi vitali, il suo messaggio, la sua immagine. Difenderò l’Europa, la comunità di destini che hanno deciso i popoli del nostro continente. In gioco c’è la nostra civilizzazione, il nostro modo di vivere, l’essere liberi. Tenterò di tessere di nuovo il legame tra l’Europa e i popoli che la formano: tra l’Europa e i cittadini.

Invio a vostro nome alle nazioni del mondo il saluto della Francia fraterna. Dico ai loro dirigenti che la Francia sarà presente e attenta alla pace, agli equilibri di forza, alla cooperazione internazionale, al rispetto degli impegni presi in materia di sviluppo e di lotta al surriscaldamento climatico.

Dirò a tutti che la Francia sarà in prima linea nella lotta al terrorismo sul suo suolo così come nell’azione internazionale. Fino a quando il combattimento durerà, lo affronteremo senza indebolirci.

Miei cari concittadini, una nuova pagina della nostra storia comincia stasera. Voglio che sia all’insegna della speranza e della fiducia ritrovata. Il rinnovamento della vita politica comincerà da domani. La moralizzazione, la riconoscenza del pluralismo, la vitalità del pluralismo saranno dal primo giorno il punto fermo della mia azione. Non mi lascerò intimorire da alcun ostacolo, agirò con determinazione nel rispetto di chiunque. Con il lavoro, la scuola, la cultura costruiremo un avvenire migliore.

Voglio stasera salutare il presidente Hollande, che ha lavorato per cinque anni al servizio del nostro paese. Nei cinque anni che seguiranno la mia responsabilità sarà quella di far ritrovare l’ottimismo, lo spirito di conquista che ha sempre caratterizzato i francesi. Il mio obiettivo sarà radunare tutti gli uomini e donne e renderli pronti ad affrontare tutte le sfide di questo nostro tempo, così come le minacce, come il terrorismo.

Mi batterò con tutte le forze contro la divisione che ci abbatte. Così potremo donare al popolo francese la possibilità che merita. Per i cinque anni che verranno, vi servirò con umiltà e determinazione.

Viva la Repubblica, viva la Francia”.

Bene, avete ascoltato il discorso di Macron. In Italia anche io l’ho ascoltato in diretta, quello in francese naturalmente.

Buona fortuna a Macron ed approfitto per dare un saluto a tutti i francesi che seguono Italiano Semplicemente.