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I verbi professionali: QUERELARE

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Descrizione

querelare immagine 2In questa lezione vedremo il significato del verbo diffamare e la differenza tra querela e denuncia. Vedremo inoltre:

1) la differenza tra vittima e “persona offesa”;

2) Le frasi “recare una offesa”, “sporgere denuncia”, “sporgere querela”

3) Il procedimento e l’azione legale

4) “Perseguire un reato d’ufficio”

5) Il reato di diffamazione

 

 

 

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I guai: vocabolario, verbi ed espressioni

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Trascrizione

Buongiorno amici e benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente, chi vi parla è Giovanni, la voce principale del sito.

Oggi vorrei venire incontro alla richiesta di Alexandre che mi ha consigliato di affrontare l’argomento guai.

Saluto Alexandre e lo ringrazio perché quello dei guai è un tema simpatico e molto ricco di espressioni italiane.

Ma cominciamo dalla definizione della parola guai. Guai, che è il plurale di guaio. Cos’è un guaio? Un guaio è un pasticcio, cioè qualcosa di sbagliato che è successo e che ha provocato delle conseguenze negative.

Questo avvenimento, questa cosa che è accaduta è stata quindi provocata, causata, da qualcuno o da qualcosa (più spesso da qualcuno) e ha provocato, ha causato, ha determinato delle conseguenze, delle conseguenze negative, altrimenti non si parlerebbe di guaio. La parola guaio è una delle poche parole che, nella lingua italiana, ha quattro vocali in fila, come aiuola.

È una parola che si usa soprattutto in famiglia e tra amici, sto parlando di guaio, quindi rientra nel vocabolario informale, nel linquaggio quotidiano di tutti gli italiani di ogni area geografica, ma non c’è nulla di male ad usare questa parola al lavoro. Il guaio solitamente non è usato per cose molto gravi, dalle conseguenze disastrose. I bambini solitamente sono la categoria di persone che fanno più guai.

Se due bambini giocano con una palla e rompono un vetro, ebbene hanno appena COMBINATO un guaio.

Combinare un guaio è quindi la frase che si usa nel caso siano guai provocati da bambini. Combinare dei guai è quindi provocare dei guai.

Chi ha provocato questo guaio?

È stato Emanuele!

Non è vero è stata lei!

Adesso bisogna sostituire il vetro! Per penitenza un mese senza tablet! E cercate di combinare altri guai!

Quindi provocare un guaio solitamente non è mai gravissimo. Sicuramente non c’è mai di mezzo la vita di una persona. In quel caso si provoca piuttosto un disastro, un incidente, un atto criminale, un episodio di violenza, o anche una calamità naturale come un terremoto, un uragano eccetera. Un guaio è meno grave.

Combinare quindi è il verbo che si abbina più frequentemente con i guai.

Chi combina molti guai si dice che ne combina di tutti i colori. Cioè fa un sacco di guai. Molti bambini in effetti ne combinano di tutti i colori. Quando si parla di questi bambini solitamente si usa una espressione tipica: ne ha combinata una delle sue. Cioè ha combinato un altro guaio, uno di quei guai che combina solitamente. Ne ha combinata una delle sue. Si usa il femminile, come si fa solitamente nella lingua italiana in questi casi: farla pagare, farla scontare, l’hai fatta grossa, eccetera.

Se invece mi rivolgo direttamente alla persona dico: ne hai combinata una delle tue? Ed ovviamente parlando di me stesso posso dire che ne ho combinata una delle mie. Quindi la particella “ne” si usa spesso con i guai e con combinare: combinarne di tutti i colori, ne hai combinata una delle tue, quante ne hai combinate oggi?

INCASINARE è un altro verbo che ha dei legami con i guai. È un verbo questo che si usa sia in modo transitivo, che in modo riflessivo. Nel primo caso bisogna specificare cosa viene incasinato: ad esempio ‘incasinare il tavolo “,” incasinare l’appartamento ” che vuol dire creare uno stato di confusione, quindi un appartamento incasinato è disordinato, le cose non stanno al loro posto e c’è molta confusione. C’è un “casino”. Non si tratta di guai in questo caso ma di confusione, e la stessa parola “casino” è un modo familiare di descrivere una situazione confusa e disordinata.

In modo riflessivo invece è incasinarsi, che ha due significati simili tra loro. Il primo non cambia rispetto a prima: incasinarsi significa trovarsi in uno stato di confusione. Mi sono incasinato mentre stavo scrivendo un documento significa ad esempio che non sono rimasto concentrato, mi sono distratto ed ho fatto un po’ di confusione, ho confuso delle cose, ne ho scambiata una per un’altra quindi ora devo correggere, quindi ho fatto un guaio, un errore che devo riparare.

Il secondo significato di incasinarsi è invece riferito alla propria situazione personale, quindi è più grave. In questo caso significa trovarsi nei guai per colpe proprie, trovarsi in una situazione difficile da risolvere per aver fatto dei gravi errori. Ad esempio se parlo con un amico e gli chiedo: come va?

Lui potrebbe rispondere:

“mi sono veramente incasinato ultimamente.”

Perché?

Ho perso il lavoro e non so come fare per andare avanti.

In questo esempio il mio amico si è messo in una situazione difficile, dalla quale vorrebbe uscire. È incasinato. Si è incasinato, ha commesso degli errori gravi per la sua vita.

Si riferisce quindi alla sua situazione attuale. I guai questa volta sono guai seri. “Sono nei guai”, oppure “mi trovo in guai seri ” questa poteva essere la risposta del mio amico. Essere nei guai, trovarsi in guai Seri”, “trovarsi nei guai” o “essere incasinati”, è ben diverso da combinare un guaio.

Il mio amico è incasinato, e si è incasinato da solo. È sua la colpa. Si tratta in qualche modo anche in questo caso di confusione, ma la confusione si riferisce alla sua vita, che non ha più un futuro sicuro ora che ha perso il lavoro. Si trova veramente nei guai.

Fortunatamente ha un buon amico che lo aiuterà e non lo lascerà nei guai fino al collo.

Questa è la peggiore delle situazioni possibili: essere nei guai fino al collo dà l’idea di affogare, come se si fosse in mare e si stesse quasi per affogare.

Il mio amico è INGUAIATO, ma io lo aiuterò. Essere inguaiato è esattamente trovarsi nei guai, essere nei guai, e per dire che è per colpa sua posso dire che si è inguaiato, o che si è messo nei guai con le sue stesse mani. Più comunemente si usa però dire che si è CACCIATO nei guai.

“Cacciarsi nei gua” è ovviamente la frase generica, quindi applicata alle varie persone:

Io mi sono cacciato nei guai

Tu ti sei cacciato nei guai

Il mio amico si è cacciato nei guai.

Eccetera. Questa era però la forma al passato. Al presente diventa:

Io mi caccio nei guai,

Tu ti cacci nei guai,

Lui si caccia nei guai

Eccetera.

Chi si caccia spesso nei guai non ha sicuramente una vita facile perché si tratta quasi sempre di “guai con la giustizia”, cioè di reati commessi o nell’ipotesi migliore di indagini che potrebbero concludersi con una condanna, una pena, una multa, cioè una pena pecuniaria. Se riferito agli adulti cacciarsi nei guai ha sempre a che fare con la giustizia, con i bambini invece si tratta di piccoli guai.

Tra gli adulti chi ha dei guai con la giustizia spesso finisce inevitabilmente per trovarsi nei guai fino al collo, dai quali è difficile uscire.

Come vedete non è facile usare le giuste espressioni: incasinarsi, essere incasinati, inguaiati, cacciarsi nei guai, combinare dei guai, combinarne di tutti i colori.

Soprattutto può essere difficile capire quando si parla di semplice confusione oppure di seri guai personali. Fortunatamente ci sono altri verbi che ci possono aiutare. Verbi simili a incasinare ed inguaiare ma che possono evitare disguidi.

In caso di semplice confusione posso anziché dire che “mi sono incasinato”, posso dire che mi sono IMPELAGATO, o anche IMPEGOLATO. In questo caso ci si perde, si rimane incastrati. L’idea è quella di rappresentare una situazione difficile da cui uscire. Impelagarsi in qualcosa è rimanere in una situazione senza uscirne con una soluzione.

Si usa anche col traffico: siamo rimasti impelagati nel traffico, cioè non riuscivamo ad uscire, ad andare avanti. Ma spesso si usa per rappresentare una confusione: stavo risolvendo il problema, poi mi sono impelagato, ho combinato un casino, un guaio che mi ha creato dei problemi e mi ci è voluto un po’ di tempo per risolverli.

Usando impelagato al posto di incasinato non rischiate di sbagliarvi. Impelagarsi è più leggero e meno impegnativo.

Riguardo ai sinonimi di guai, c’è PASTICCI, molto leggero come termine.

Combinare dei pasticci è identico a combinare dei guai, ma i pasticci sono solitamente meno gravi. I pasticci sono anche più usati in cucina: c’è il pasticcio di maccheroni, il pasticcio di verdure, ma questi sono piatti, non sono guai.

Fuori dalla cucina invece in generale i pasticci sono lavori male eseguiti, confusi. Il pasticcio dà più l’idea di confusione rispetto a guaio, sicuramente, quindi mettersi nei guai e mettersi nei pasticci è la stessa cosa ma con i pasticci sembra meno grave.

Ci sono anche ROGNA e BRIGA, altri due termini simili a guai.

Rogna è un termine che viene da una malattia della pelle, la rogna appunto. Si anche scabbia.

Nel linguaggio dei guai la rogna si usa spesso per dire “cercare rogne”, questa è la modalità più duffusa di usare il termine.

Che fai, cerchi rogne?

Questa è una frase che si può dire a chi ha un atteggiamento spavaldo, sfrontato, che sembra non interessarsi delle conseguenze dei suoi atti. Un atteggiamento provocatorio, di sfida:

“Non cercare rogne” , “ti consiglio di non cercare rogne”.

Rogne quindi si può usare al posto di guai, ma si usa anche al posto di problemi:

Ho una rogna da risolvere in ufficio che non mi fa stare tranquillo.

Le rogne sono problemi, cose delicate e potenzialmente molto dannose, e bisogna essere molto attenti con le questioni “rognose”.

Poi c’è brighe, una parola più gentile, meno forte rispetto a rogne. Sicuramente. Ma il concetto è il medesimo: una faccenda insidiosa, rischiosa, carico di rischio potenziale. Possiamo anche dire una ROTTURA DI SCATOLE, una SCOCCIATURA, che può portare solo guai.

Ecco, possiamo dire che le brighe e le rogne possono portare guai. Prima vengono le rogne e le brighe e poi i guai.

La stessa cosa vale per BEGHE, sinonimo più garbato di rogne e brighe.

Brighe è un termine usato in particolare in due espressioni molto usate e mai volgari ma assolutamente che vi consiglio di utilizzare.

La prima espressione è PRENDERSI LA BRIGA di fare qualcosa, o DARSI LA BRIGA che significa assumersi il compito di fare qualcosa. Assumendosi questo compito si prende un impegno non obbligatorio, e chi lo fa si assume la briga di farlo.

Io oggi mi sono preso la briga di spiegarvi il vocabolario dei guai. Una bella rogna, perché non è una cosa facile. Nessuno mi ha costretto, ho deciso io di prendermi la briga di farlo.

Una bella GATTA DA PELARE, si dice anche così. Quando ci si prende la briga di fare qualcosa molto spesso è una rogna, una brutta gatta da pelare, Una bega, ma non sempre. Nel caso di questo episodio ad esempio io mi sono preso la briga di spiegare con dovizia di particolari tutte le questioni che riguardano i guai, ma non c’è il rischio di guai in cui INCORRERE, a meno che faccia degli errori e qualche professore di italiano se ne accorga! Incorrere è un verbo che spesso si utilizza con i guai e con i problemi. Significa andare incontro ai guai.

La seconda espressione con briga è ATTACCARE BRIGA.

Attaccare briga significa provocare, iniziare a provocare, spesso con parole offensive, con insulti, spesso con le mani, spingendo, dando delle spinte con le mani ad un’altra persona. Cercare di litigare con qualcuno. Chi attacca briga è sicuramente uno che cerca rogne, che è a caccia di guai.

Spesso i bambini sono degli ATTACCABRIGHE tremendi e si cacciano continuamente nei guai. Normalmente gli ATTACCABRIGHE sono bambini che hanno avuto una infanzia difficile.

Credo che possiamo considerarci soddisfatti. Abbiamo sviscerato tutto il vocabolario dei guai, sperando che ne abbiate meno con la lingua italiana.

Riesco a capire i vostri problemi perché anch’io studio le lingue straniere, ma ogni lingua è diversa. Insomma possiamo dire che “i guai della pentola li conosce solo il cucchiaio che la mescola”. Proverbio che afferma che solamente chi ha un guaio, lo conosce bene. Non è possibile cercare di comprendere i guai degli altri se non ci sei passato anche tu nella tua vita.

È giunto il momento dell’esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me dopo aver fatto una donazione… Scusate volevo dire dopo aver ascoltato attentamente.

Guai

Guaio

Fare un guaio

Combinare un guaio

Combinare un pasticcio

Essere nei guai

Essere nei guai fino al collo

Combinarne di tutti i colori

Combinarne di cotte e di crude

… (ha lo stesso significato di combinarne di tutti i colori)

Ne hai combinata una delle tue?

Ne ha combinata un’altra delle sue

Cacciarsi nei guai

Una ne fa e cento ne pensa

… (questa è una frase scherzosa che si usa con i bambini che combinano molti guai, nel senso che per ogni guaio combinato ne ha pensati cento.

Guai a te!

Guai a te se lo dici a qualcuno!

Rogne

Cercare rogne

Cerchi rogne?

Ti consiglio di non cercare rogne.

Brighe

Attaccabrighe

Mio figlio non è un Attaccabrighe (fortunatamente)

Avere delle beghe

Darsi la briga

Prendersi la briga

Mi sono preso la briga di fare un episodio sui guai

Voi vi siete presi la briga di ascoltare l’episodio

I guai della pentola li conosce solo il cucchiaio che la mescola.

… (mescolare vuol dire girare, muovere il cucchiaio nella pentola)

Un saluto a tutti e vi aspettiamo al corso di italiano professionale.

Potete prenotare il corso fino a fine 2017, un corso dedicato a tutto coloro che vogliono migliorare il loro livello di italiano con il metodo naturale e senza sforzo di italiano semplicemente.

Seguono alcune osservazioni sui guai di Bogusia (polacca) e Ulrike, che ci propone un indovinello riguardante una espressione tipica sui guai.

Grazie a Bogusia e Ulrike.

Un saluto a tutti.

I verbi professionali: DIRIMERE

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Trascrizione

Ciao e benvenuti nel Corso di italiano professionale, sezione verbi professionali.

Oggi vediamo il verbo DIRIMERE.

È il verbo numero ventidue del nostro speciale corso di italiano professionale.

Dirimere è sicuramente un verbo poco utilizzato non solo dagli stranieri ma anche dagli italiani, almeno da tutti gli italiani che non ricoprono posizioni aziendali di rilievo.

Cosa significa quindi dirimere? Ci sono due significati abbastanza simili, quindi due cose che è possibile dirimere.

1° gruppo: le cose che si possono dirimere sono le liti cioè le discussioni, i litigi, i diverbi e le divergenze di opinioni. Questo è il primo gruppo di cose dirimibili, cioè che si possono dirimere.

2° gruppo: un’altra cosa che possiamo dirimere, quindi un secondo modo di usare il verbo è riferito più in generale ai problemi, alle questioni, alle faccende.

 

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I verbi professionali: ADDOSSARE

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

Ciao e benvenuti nel Corso di italiano professionale, verbi professionali.

Oggi vediamo il verbo addossare.

È il verbo n. 21 del corso. Un verbo molto utilizzato nel mondo del lavoro. Per quale motivo?

Facciamo un passo alla volta.

Addossare è il verbo da spiegare. Addossare deriva da addosso, che significa “sulla persona”, o “sulle spalle di una persona”.

Addosso è un avverbio, un semplice avverbio che si usa in moltissime circostanze, sia in senso proprio che in senso figurato.

Ad esempio:

Io ho addosso un vestito – io porto un vestito addosso

Questo significa che io indosso un vestito. Il vestito mi ricopre, mi sta addosso, lo porto addosso, quindi lo porto sopra di me.

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