Tutti i modi per nascondere la verità – 2^ parte


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Trascrizione

Eccoci alla seconda parte di “come nascondere la verità”. Abbiamo già visto molti termini e alcuni verbi da usare quando si vuole nascondere la verità ognuno con le sue specifiche caratteristiche.

Non volevo che l’episodio fosse troppo lungo per non annoiarvi, quindi ho suddiviso l’episodio in due parti e questa è appunto la seconda parte.

Vi invito ad ascoltare la prima parte dell’episodio, interessante anche perché è stato registrato in due velocità.

omertà
Non vedo, non sento, non parlo

 

La prima parte la possiamo anche rappresentare graficamente, con una immagine, quello che si chiama uno “schema a blocchi”, e credo che questo schema può essere molto utile per tutti per creare una mappa mentale, per rappresentare nella propria mente, in un modo veloce e schematico, tutto ciò che è stato detto nella prima parte dell’episodio. Vi invito a dare un’occhiata sul sito, nella trascrizione del file audio che state ascoltando e grazie a Maja, una ragazza polacca, che l’ha realizzato per tutti noi. E’ una cosa che potremmo fare anche altre volte se vi fa piacere.

maja immagine mappa mentale nascondere la verità1.jpg
Figura 1: Come nascondere la verità (1^ parte)

 

Adesso vediamo quindi altri modi interessanti che si usano molto in senso figurato, per esprimere il nascondimento della verità.

Un verbo è “Coprire” che è un verbo semplice, dai mille utilizzi, e che può essere usato anche nel senso di nascondere la verità. Il significato proprio del verbo coprire è quello di mettere qualcosa (un oggetto) sopra o davanti ad un’altra (un altro oggetto), ed in questo modo si copre quest’oggetto. Ad esempio la tovaglia copre il tavolo. Posso quindi coprire per nascondere una cosa allo sguardo altrui, collocando un oggetto sopra di essa, talvolta per migliorarne l’aspetto o la funzionalità. Poi c’è il senso figurato di coprire. In senso figurato equivale a Celare, occultare e dissimulare, di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio.

Posso coprire i misfatti di un amico, il che significa che se ho un amico che ha fatto qualcosa di sbagliato, posso decidere di aiutarlo, occultando o minimizzando le sue colpe e le sue responsabilità. Lo faccio perché sono un suo amico. Per questo motivo sono disposto a coprire i suoi misfatti, per questo motivo sono disposto a coprirlo; si dice anche così: coprire una persona, affinché sia riparata dalle accuse.

Anche al lavoro, il direttore o un dirigente può decidere di coprire i suoi dipendenti. Anche se questi sono colpevoli perché hanno sbagliato qualcosa, il loro capo li difende, li copre, è disposto a nascondere la verità coprendoli, si intende coprendoli dalle accuse. Coprire qualcuno significa quindi difendere qualcuno, ma attenzione perché si usa molto anche nei delitti, o nelle rapine, negli omicidi, insomma negli atti criminali. In questi casi ci sono solitamente due persone, di cui una commette l’atto illecito (ad esempio fa una rapina in una banca) e l’altra, che gli fa da “spalla”, lo copre, cioè controlla che non arrivi nessuno, controlla la situazione fuori dalla banca e avvisa il suo complice nel caso arrivasse la polizia o accadesse qualcosa di sospetto, qualcosa di cui preoccuparsi. Anche questo è coprire una persona.

Coprire non ha un’accezione necessariamente negativa però, anzi il più delle volte la copertura è una difesa amichevole, un atto di amicizia. Però l’obiettivo della copertura è comunque quello di nascondere la verità. Con la copertura si impedisce che qualcosa venga visto.

Un particolare modo di coprire è quello di coprire con la sabbia: insabbiare.

Insabbiare significa letteralmente “nascondere sotto la sabbia”, ma figurativamente si usa spesso nella politica e a livello giornalistico. Spessissimo potete leggere sui giornali che sono stati insabbiati dei risultati di indagini, delle verità che emergono in generale. Quindi anche dei risultati di inchieste pericolose.

Quando si decide di insabbiare qualcosa, è perché questo qualcosa può dar fastidio a qualcuno di molto potente, un uomo politico eccetera. Quindi se ci sono forti interessi, facilmente si può insabbiare una indagine o una inchiesta che può danneggiare qualche potente della terra.

Il verbo insabbiare è molto giornalistico e su Google news se volete troverete molti articoli in cui si parla di insabbiamento di verità scottanti. Troverete insabbiamenti di omicidi, insabbiamenti di informazioni militari e di crimini.

Tanto è negativo il termine, che dove c’è insabbiamento c’è spesso quella che si chiama omertà. La parola insabbiamento ed il verbo insabbiare spesso si usano insieme alla parola omertà, che non è un verbo ma è un sostantivo femminile.

La parola omertà deriva da uomo. Ma cos’è l’omertà e cosa ha a che fare con l’uomo?

Dunque, l’omertà la possiamo descrivere come una forma di solidarietà tra alcune persone, una solidarietà tra uomini, intesi come esseri umani. Quindi tali esseri umani cosa fanno? Si tratta di uomini che tacciono, che nascondono la verità al fine di coprire comportamenti disonesti di alcuni. Questa è la caratteristica dell’omertà: una solidarietà tra uomini per coprire malefatte.

Dove avviene un insabbiamento della verità, questo difficilmente viene condotto da una sola persona. Generalmente è condotto da più persone che tra loro sono solidali, persone che hanno deciso, insieme, di insabbiare, di nascondere una verità che può far male a qualcuno. Quindi queste persone nascondono delle verità che potrebbero essere utili alle indagini della polizia.

Si dice che tra queste persone c’è omertà, e si dice che queste persone sono persone omertose e che si comportano in modo omertoso. E’ un termine tipico degli ambienti criminali. Molto usato nella stampa e dai media. L’omertà è solitamente condivisa tra persone che hanno interessi in comune: – io copro te e tu copri me – ma spesso però c’è omertà solo per paura.

Le persone normali, anche se non sono criminali, se hanno visto o sentito qualcosa, spesso però non parlano con la polizia e con i giornali, nascondono quindi la verità per paura di essere puniti per questo. Ad ogni modo, complici o non complici, non è certamente un bel complimento essere chiamati persone omertose.

La parola omertà è quindi una parola offensiva se usata contro qualcuno. La versione non offensiva è la parola riserbo: Il riserbo è la tendenza a tacere o a non rivelare qualcosa, per prudenza o semplicemente per carattere. Ci sono persone particolarmente “riservate” che quindi si distinguono dalle altre per il loro riserbo. Queste persone hanno, quando parlano, la massima discrezione e cautela. Sono molto attente a non dire cose compromettenti.

Avere discrezione e essere persone discrete significa quindi avere riserbo (con la penultima lettera che è una “b”: riserbo, e non la “v”, come riservate), e il riserbo non è, come l’omertà, una caratteristica negativa. La discrezione, il riserbo sono invece degli atteggiamenti, dei modi di essere, giudicati invece delle qualità.

Se io ti dico, ti racconto, ti rivelo un mio segreto, una cosa che non voglio che altri sappiano, posso raccomandarmi con te e dirti:

Mi raccomando il massimo riserbo! Riserbo assoluto!

Il che è come dire:

Mi raccomando, occorre discrezione!

Mi raccomando, non lo dire a nessuno.

Nessuno quindi dice: mi raccomando, devi essere omertoso, ci vuole omertà! E questo perché l’omertà è citata solamente quando si nascondono cose delittuose compiute generalmente da più persone insieme, da una organizzazione criminale. Se io ti rivelo un segreto non si può parlare di omertà quindi, parlo invece di riserbo, di discrezione, di riservatezza

Tutte però sono caratteristiche delle persone: l’omertà, la discrezione, il riserbo, la riservatezza.

A livello giornalistico si sente spesso la frase “uscire dal riserbo“, che significa smettere di nascondere qualcosa.

Chi esce dal riserbo decide di rivelare, decide di dire ciò che finora aveva nascosto: una notizia qualsiasi. Basta nascondere la verità: usciamo dal riserbo!

La parola riserbo è molto simile a riservatezza, infatti entrambi i termini si usano per le cose riservate, le cose cioè che non si devono conoscere, che devono restare private, segrete. Sia la riservatezza che il riserbo sono caratteristiche delle persone. La riservatezza è molto più utilizzata come qualità personale, mentre riserbo si usa molto di più quando si ha una cosa in particolare che occorre tenere nascosta.

Bene. Abbiamo prima parlato del verbo insabbiare. Molto simile ad insabbiare è eclissare.

Eclissare viene da eclissi. L’eclissi (o eclisse) è quel fenomeno naturale che si ha quando una stella, un astro, viene coperto, viene occultato, viene nascosto, viene celato da qualcosa come la luna ad esempio: se il sole viene coperto dalla luna ho una eclisse. Quindi l’eclisse nasconde il sole.

In senso figurato si usa spesso dire “eclissare la verità“, nel senso di nascondere, occultare la verità. E’ solamente un po’ più stravagante e fantasioso come termine. Si usa tra l’altro anche verso se stessi: eclissarsi, ed in questo caso significa nascondere se stessi, e non la verità.

Poi c’è spacciarsi, il penultimo verbo della lezione, che è un altro verbo usato per nascondere la verità. Spacciarsi è fingere di essere qualcun altro. Quindi se mi spaccio per mio fratello gemello sto facendo finta di essere mio fratello, ed in questo caso sto sicuramente agendo sotto mentite spoglie: per la precisione sotto le spoglie di mio fratello. E’ un verbo questo al quale abbiamo già dedicato una lezione all’interno del corso di Italiano Professionale. Pertanto rimando i visitatori, se vogliono approfondire, a dare un’occhiata al verbo spacciare e alla sua versione riflessiva “spacciarsi”. Metto il link all’interno dell’articolo.

Ricapitolando quindi, in questa seconda parte abbiamo descritto l’omertà, una forma di solidarietà tra uomini finalizzata al nascondimento di atti criminali o comunque illeciti. Il verbo coprire, molto generico, la riservatezza come caratteristica personale ed il riserbo, molto usato quando si presenta la necessità di nascondere qualcosa di riservato. Poi abbiamo visto il verbo insabbiare ed eclissare. Il primo molto usato in contesti in cui si commettono atti illeciti, il secondo più fantasioso ma anch’esso usato a volte associato alla verità.

Voglio terminare la lezione col verbo “contraffare”. È un altro verbo che spesso viene legato alla verità. Infatti l’uso più comune di questo verbo è quello legato ai prodotti che si vendono sul mercato: le merci contraffatte. Quindi i prodotti contraffatti sono tutti quei prodotti, in vendita sul mercato, che sono prodotti al fine di spacciarlo per l’originale.

La verità che viene nascosta in questo caso è quella legata al prodotto. Non si tratta del prodotto originale, ma si tratta di merce contraffatta. Si tratta di merce falsa, non originale. Moltissime cose si possono contraffare: un marchio può essere contraffatto, come i marchi di moda, producendo magliette, pantaloni, merce che viene spacciata per originale ma invece è solamente merce contraffatta. Si possono contraffare schede elettorali, anche una foto si può contraffare. Una patente di guida, un passaporto possono essere contraffatti. Insomma è molto simile a falsificare come verbo. E la verità, anche la verità può essere contraffatta: quando si contraffà la verità, si modifica, si falsifica la verità. Il verbo si usa quando, anche qui, si fa qualcosa di illecito. Significa quindi falsificare, trasformare, ritoccare, alterare, manipolare, per ottenere qualcosa di poco lecito.

Adesso facciamo il consueto esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, attenti alle doppie. Uno, due, tre, via!

Coprire la verità

Insabbiare un crimine

Omertà

Atteggiamento omertoso

Riserbo

Massimo riserbo, mi raccomando!

Eclissare la verità

Spacciarsi per qualcun altro

 

Riservatezza

Contraffare

Ciao ragazzi. Continuate a seguirci ed a proporci nuovi podcast. Se volete potete anche partecipare attivamente, su Facebook o su WhatsApp.

Fatevi sentire, vi aspetto.

Ciao

 

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