Non mi si fila


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Buongiorno, un caro saluto a tutti voi, amici di Italiano Semplicemente. Oggi vorrei rispondere all’invito di Alex che mi ha chiesto di spiegare una frase: non so dove l’abbia sentita o letta, ad ogni modo lo accontentiamo subito Alex.

La frase è: “Non mi si fila“.

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Non mi si fila è una espressione idiomatica, chiaramente. E’ una espressione che capita spessissimo di ascoltare ed anche di leggere, anche se più raramente, essendo una di quelle frasi che si dicono a voce. Può comunque capitare di leggerla in chat o in email tra amici, soprattutto se nell’età dell’adolescenza.

L’espressione inizia con una negazione: “non“. In realtà esiste anche l’espressione “mi si fila“, senza la negazione. Il suo significato ovviamente è l’opposto.

Non quindi, la prima parola della frase, è la negazione. Attenzione a non confondere NON con NO: molti stranieri lo fanno. NON è un avverbio di negazione e precede di regola immediatamente il verbo. Tra i due può esserci però anche la particella “ci“, “ce“, ed anche “ne” a volte, ed anche l’avverbio “più” o “meno” qualche volta.

Esempio:

  • mia figlia non vuole sorridere;
  • mia figlia non ci vuole;
  • Quanto tempo ci vuole? Non ce ne vuole molto;
  • Non ne posso più;
  • Quanto zucchero vuoi nel caffè? Non più di un cucchiaino, grazie.

Questi sono vari esempi con “NON”.

Invece “NO” è il contrario di sì, e si usa soprattutto nelle risposte. Quindi “NON” si usa prima del verbo e si può usare sia nelle domande che nelle risposte. Invece NO è il contrario di sì e si usa solo nelle risposte.

Vediamo “mi si fila“, seconda, terza e quarta parola della frase di Alex. Cominciamo da “filare”. In questo caso filare è un verbo.

Ma filare è anche un sostantivo (anche se non è questo il caso). Il filare indica una fila, una fila di piante allineate, cioè di piante che stanno su una fila, come le viti: le viti sono le piante dell’uva, che serve a fare il vino. Il filare di viti, che è una fila di viti. Dove c’è una fila di piante quindi c’è un filare.

Come verbo “filare” significa invece più cose.

Primo significato: filare significa lavorare le fibre tessili, lavorare con il filo, cioè un tessuto ridotto in fili sottili. Il ragno ad esempio, fila la ragnatela, e mia nonna filava a maglia, cioè faceva la maglia filando la lana, filando cioè il filo della lana.

Quindi ci sono sia “le file” intese come un ordine di cose che stanno una dietro l’altra come gli alberi e ci sono “i fili“, intesi come filamenti di tessuti, parti sottili di tessuti.

Filare è però un verbo che non ha soltanto a che fare con le file di piante e con i fili dei tessuti.

Infatti nel linguaggio comune, nel linguaggio informale il verbo “filare” si usa in almeno quattro modi completamente diversi tra loro: quattro modi diversi e tutti e quattro relativi al linguaggio informale.

Il primo modo è per indicare che tutto va bene.

Come va? Fila tutto liscio?

Sì, tutto fila liscio, tranquillo. Tutto fila alla perfezione!

In questo modo quindi si vuole indicare che tutto va bene. Si usa filare per indicare che le cose che accadono, le cose che si susseguono una dietro l’altra, scandite dal tempo, si susseguono senza problemi: tutto fila liscio indica quindi lo scorrere del tempo e il fatto che il programma di attività che avevamo pensato si sta svolgendo nel migliore dei modi: “tutto fila liscio“, cioè tutto procede senza problemi, senza intoppi, senza impedimenti.

Si vuole soprattutto sottolineare l’assenza di problemi quindi. Il termine “liscio“, che si aggiunge in questo caso indica infatti una superficie senza rilievi, senza sporgenze, liscia, dove la mano può scorrere senza problemi, senza incontrare ostacoli. Quindi è una superficie uniforme, piatta, levigata, come un tavolo.

Quando tutto va bene – quando tutto fila liscio tutto va bene – tutto è a posto (si dice anche così) possiamo anche dire che “tutto fila liscio”.

Si può anche dire: “tutto fila liscio come l’olio“. In realtà sono molti i modi di esprimere l’assenza di problemi. Se volete saperne di più abbiamo fatto un approfondimento, una lezione completa che fa parte del corso di Italiano Professionale, dove nella lezione n. 9, ci occupiamo proprio dei problemi e delle espressioni che si usano: formali ed informali.

Il secondo modo di usare il verbo filare è per indicare un comportamento di una persona, soprattutto dei bambini:

Quando un bambino “fila dritto” vuol dire che si comporta bene. Semplicemente. Infatti spesso i bambini sono indisciplinati, fanno dispetti, si comportano in modo da far arrabbiare i genitori o i maestri a scuola. Allora potreste ascoltare frasi come:

Questo ragazzo è molto indisciplinato! Occorre farlo filare dritto!

Lo faccio filare dritto io, vedrai!

Finché non fili dritto sarai in punizione!

Queste sono tutte frasi che indicano il comportamento di un bambino o di un ragazzo che, se fila dritto, vuol dire che rispetta le regole. Se invece non fila dritto occorre migliorare questo comportamento, occorre qualcuno che faccia filare dritto questo ragazzo. Dritto o diritto in questo caso significa senza fare curve. Dritto è il contrario di “storto” e di “piegato“. Inoltre diritto indica anche una direzione. In questo caso la direzione del buon comportamento.

Si dice anche, “rigare diritto” col comportamento, con lo stesso significato.

Riga dritto, altrimenti sono guai!

Fila dritto, se non vuoi che mi arrabbi!

Vedete che si prende sempre ad immagine una fila, cioè una serie di oggetti messi in fila, perché quando le cose stanno in fila, come le piante, sono più ordinate. Tutte le cose in realtà se sono in fila sembrano migliori. Anche le persone quando si mettono in fila, uno dietro l’altro, e quando rispettano la fila, sono persone più ordinate e migliori. Spesso gli italiani sono un po’ carenti in questo, lo ammetto: molti italiani non rispettano la fila.

Quindi “filare” può significare che tutto va bene se diciamo “tutto fila liscio” oppure si usa nel caso di comportamenti che vanno migliorati: “il ragazzo deve filare dritto (o diritto): Fila liscio indica i problemi, fila dritto indica i comportamenti

Il terzo significato di filare è quello che ci interessa di più nella frase proposta da Alex. Infatti filare significa anche prendere in considerazione, cioè avere un interesse verso qualcosa. Solitamente si tratta di interesse verso le persone. Si usa però il verbo filare nella forma riflessiva: filarsi. Quindi si parla rivolgendosi a sé stessi ed indicando l’oggetto del nostro mancato interesse, che è solitamente una persona.

“Io mi filo Marco” che equivale a “io me lo filo”, dove “lo” indica Marco e “me” è la trasformazione di “mi” quando è seguito da un altro pronome (“lo” in questo caso è il secondo pronome)

tu ti fili Marco – tu te lo fili

lui/lei si fila Marco – lui/lei se lo fila

Noi ci filiamo Marco – Noi ce lo filiamo

Voi vi filate Marco – Voi ve lo filate

Loro si filano Marco – Loro se lo filano

Marco se lo filano proprio tutti!

Questo esempio che vi ho appena fatto non è alla forma negativa, ma nella maggior parte dei casi si usa proprio in frasi negative, che quindi hanno una negazione davanti. Quasi sempre si usano in questo modo. Sono molto rare frasi senza il non davanti. Ad esempio:

Io non mi filo Maria – io non me la filo.

Questo significa che io non do importanza a Maria. Questo è il terzo significato. A me non interessa Maria, non presto attenzione a ciò che fa Maria. Si usa normalmente quando vogliamo sottolineare una mancanza di considerazione verso una persona (Maria in questo caso).

Giovanni non si fila più Maria, hai visto?

Quindi Giovanni non prende più in considerazione Maria. Prima lo faceva, ora non più. Questo dice la frase.

Perché si usa “filare” in questo caso? Perché questo verbo? Interessante!

Credo che l’origine sia la parola “philos” che in greco significa amare, perciò se Giovanni non si fila più Maria vuol dire che non è più interessato a lei. L’origine quindi è l’amore (pensate u po’!) che tra l’altro è in generale l’origine di tutto, non solo della frase di oggi!

Non è un caso che esiste la frase “fare il filo“, un’altra espressione informale (anche questa) che è strettamente collegata all’amore ed ai sentimenti: fare il filo vuol dire essere interessati, amare qualcuno; esattamente il contrario dell’espressione di oggi “non mi si fila“. Anche questa è una espressione che si usa molto tra i ragazzi:

Una volta Giovanni faceva il filo a Maria, ricordi? Ora invece non se la fila più!!

Questa frase significa che Giovanni, una volta, cioè prima, qualche tempo fa, amava Maria, o semplicemente la corteggiava, era interessato a lei, le faceva il filo, cioè le mostrava interesse, voleva mettersi con lei, voleva fidanzarsi con Maria. Oggi invece Giovanni ha perso interesse verso di lei. HA perso interesse verso Maria. Oggi Giovanni non si fila più Maria. Non se la fila più. Oggi Giovanni non è più interessato a Maria.

Notate che ho detto “non se la fila più“: “Giovanni non se la fila più“.

La parolina “se” (che è un pronome) è quindi una trasformazione di “si”. Come prima quindi: si diventa “se” perché dopo c’è un altro pronome “la“, che si riferisce a Maria. “Se la” serve a non ripetere il nome di Maria.

Giovanni non si fila più Maria” che è uguale a “Giovanni non se la fila più“.

Maria potrebbe dire: Giovanni non mi si fila più! Questo potrebbe dire Maria.

Ecco che siamo arrivati alla frase di Alex: “non mi si fila“.

Non mi si fila quindi significa “non mi dà importanza”, “non è interessato a me”.

Attenzione perché in teoria devo mettere la particella “si” prima di filare (non mi si fila) perché in questo modo si indica “filarsi”, la forma riflessiva di filare. In realtà però anche “Giovanni non mi fila più” (senza il “si”) ha lo stesso significato ed è una forma equivalente ed ugualmente usata nel linguaggio comune. Con o senza il “si” non cambia. Quindi allo stesso modo “Marco non se la fila” equivale a “Marco non la fila”, eccetera. Possiamo eliminare il riferimento a sé stessi.

Facciamo quindi un po’ di esercitazione con queste frasi per fissarle bene in mente. Provate quindi a ripetere dopo di me. Non pensate troppo alla grammatica. E’ importante questo. Limitatevi a ripetere.

Francesca non mi si fila! … Francesca non mi fila!…

Leonardo non ti si fila! … Leonardo non ti fila! …

Eleonora non se lo fila! … Eleonora non lo fila! …

Marco non se la fila! … Marco non la fila! …

Ok. Adesso vediamo adesso un altro esercizio verbale. Io vi dico una frase e su questa frase vi farò qualche domanda. Ascoltate la frase, poi provate a ripetere la domanda oppure a rispondere, ok? Avrete il tempo necessario per farlo. Poi dopo la pausa vi do io la risposta che potete ripetere se volete. La frase è la seguente

Leonardo non si fila più Maria. Non se la fila più perché a Leonardo ora piace Stefania.

Domanda: Chi non si fila più Maria?

Risposta: Leonardo. E’ Leonardo che non si fila più Maria.

Domanda: Chi è la persona che Leonardo non si fila più?

Risposta: E’ Maria. La persona che Leonardo non si fila più è Maria.

Domanda: Perché Leonardo non si fila più Maria?

Risposta: Leonardo non si fila più Maria perché a Leonardo ora piace Stefania.

Domanda: perché Leonardo non se la fila più?

Risposta: Leonardo non se la fila più perché ora gli piace Stefania.

Domanda: a chi ora piace Stefania?

Risposta: a Leonardo ora piace Stefania.

Domanda: è Maria che non si fila più Leonardo?

Risposta: no, non è Maria che non si fila più Leonardo. E ‘Leonardo che non si fila più Maria.

Domanda: Leonardo ora chi si fila?

Risposta: Leonardo ora si fila Stefania. E’ lei che si fila ora Marco.

Bene, prima di concludere questo episodio, vorrei dirvi che esiste anche un altro modo molto diffuso per esprimere un concetto simile: la frase è “dare retta” o anche “dar retta“, senza la e finale del verbo dare.

Il concetto non è del tutto uguale a “filarsi qualcuno“, perché non c’è più il verbo filare che ha un significato più importante. Però “dar retta” è quasi uguale, e comunque si usa in più circostanze rispetto a filarsi qualcuno.

La retta però in fin dei conti indica una linea diritta in geometria, quindi dar retta è abbastanza simile a filare.

Quindi “dar retta” significa ugualmente ascoltare, prestare attenzione, ma per motivi meno personali in genere:

Dammi retta un momento, ti prego, ho una cosa importante da dirti!

Questo è un esempio per farvi capire. Oppure:

Se mi avessi dato retta, ora non avresti questi problemi!

Quindi dar retta è più leggero, diciamo rispetto a filarsi, è più “ascoltare“, “prestare attenzione” o anche “ascoltare i consigli” a volte. Non c’entrano i sentimenti.

Caro Alex, se mi hai dato retta attentamente confido che tu ora sappia usare l’espressione “non mi si fila” anche se ti auguro di non usarla mai per motivi sentimentali ovviamente.

Avevo dimenticato però di parlarvi del quarto modo di usare il verbo filare: “filarsela“, anche questo informale, che significa andarsene via rapidamente- questo è filarsela – squagliarsela, telare, svignarsela, quindi andar via rapidamente, per fretta, oppure per paura. Non ha niente in comune con i tre significati precedenti del verbo filare che abbiamo visto prima:

Filare liscio (1° significato) che significa “va tutto bene”, “filare dritto” (2° significato) che è il comportamento di chi si comporta bene, e poi c’è “filarsi qualcuno”, prendere in considerazione qualcuno (3° significato). Questo quarto significato però (filarsela, cioè andarsene) potrebbe trarci in inganno a volte. Attenzione infatti alla seguente frase: io non me la filo:

Io non me la filo” può significare due cose. Primo significato: io non presto attenzione ad una persona (io non mi filo Maria, quindi io non me la filo, riferito a Maria), oppure (secondo significato) io non me ne vado, cioè io resto, io rimango qui, in questo posto.

Analogamente “tu non te la fili” può significare che tu non presti attenzione, che tu non sei interessato ad una persona, di sesso femminile ovviamente (non te “la” fili), oppure che tu non te ne stai andando rapidamente, che non stai andando via, cioè che non te la stai squagliando. Tu non te la fili in questo caso è come “non te la svigni”, “non teli”, “tu non te la dai a gambe levate”. Ci sono molti modi per dire che tu non te ne vai.

Attenzione perché in questi casi è solamente il contesto che può aiutarci a capire la frase. Non sempre infatti, come avete visto, il pronome “la” si riferisce ad una persona di sesso femminile.

Terminiamo questo episodio con un saluto a tutti i membri della famiglia di Italiano Semplicemente che ci seguono sempre e con un ringraziamento ad Alex che mi ha fatto questa domanda. Spero non se ne sia pentito!

Ringrazio anche chi sostiene economicamente Italiano Semplicemente e che lo fa attraverso una donazione. Lo faccio spesso perché mi sembra giusto ringraziare coloro che, tra tutti, si filano maggiormente Italiano Semplicemente (possiamo dire così) e quindi che si filano la sua missione che è quella di aiutare tutti gli stranieri a non perdere il filo che li tiene attaccati all’Italia ed alla lingua italiana. Scusate il gioco di parole!

Adesso si è fatto tardi, saluto tutti e me la filo anche io! Ciaooo!

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