25 – I verbi professionali: COMMISSIONARE

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Trascrizione

Benvenuti a questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Il verbo n. 25 è il verbo COMMISSIONARE. Un verbo molto usato in ambito lavorativo.

Vi dico subito il significato del verbo: commissionare significa “dare ordine o incarico di eseguire un lavoro, di compiere una prestazione o di fornire una merce“.

Bene, cominciamo a spiegare dunque.

Commissionare viene da commissione.

Cos’è una commissione? Una commissione è un incarico. Una commissione è un mandato. Questo significa che la commissione non è un oggetto, non è una cosa che si tocca, una cosa tangibile. Una commissione è un qualcosa che si consegna a qualcun altro, è qualcosa che si dà a qualcun altro, pur non essendo tangibile

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A mia volta

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, o buonanotte, dipende un po’ dal vostro paese in cui vi trovate in questo momento. Benvenuti su questo nuovo episodio dedicato ad una espressione italiana.

L’espressione è “a mia volta”.

A mia volta è, più che un’espressione idiomatica, una frase che può risultare ostica, cioè difficile da capire per uno straniero.

A mia volta è una frase composta da tre parole.

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“A” è una preposizione semplice, e le preposizioni semplici sono in tutto 9: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Quindi “A” è una preposizione semplice. Solitamente si usa in molti modi diversi:

1) A me piace studiare italiano. In questo caso “a me” indica la mia persona.

2) Vado a casa. In questo caso “a” serve ad indicare il luogo in cui sto andando: dove vado? Vado “a casa”

3) Un albergo a 5 stelle. L’albergo è a 5 stelle, cioè si tratta di un albergo di una categoria alta. A può sembrare un verbo in questo caso, ma in realtà è una preposizione semplice. Infatti la preposizione “a” non si scrive con la lettera h davanti.

4) A proposito! Avrete sentito spesso questa locuzione italiana. In questo caso la “a” indica la cosa di cui stavate parlando.

5) A mia madre piace il gelato. A chi piace il gelato? A mia madre, è a lei che piace il gelato. Quindi la “a” qui indica mia madre. Lei è la persona a cui piace il gelato.

Inutile stare qui a spiegare tutti gli utilizzi della preposizione a. Non serve questo a capire la frase “a mia volta”. Però era importante capire che la preposizione “a” serve per riferirsi a qualcosa o a qualcuno o a un luogo.

Notate che l’ultima frase che ho detto “a mia madre piace il gelato” contiene anche l’aggettivo possessivo “mia”.

Di chi è la madre? È mia. È mia madre.

Sto indicando mia madre, quindi è mia madre la protagonista. Posso ovviamente dire quindi “a mia madre” ma anche “a mio padre”, “ a mia sorella” eccetera.

Sto indicando una persona in questo caso.

Quindi vediamo cosa succede quando dopo la lettera “a” c’è l’aggettivo possessivo “mia” o “mio”.

Notate intanto che “a”, può anche diventare “al”: al mio gatto piace fare delle passeggiate, al mio posto, tu cosa avresti fatto? Al mio sguardo nessuna ragazza sa resistere! (magari!). In generale, se dite “a mio”, o “a mia” dovete poi aggiungere qualcosa che vi riguarda: mia madre, mio padre, mia sorella eccetera, al mio gatto, eccetera. Qualcosa che appartiene a me, qualcosa che è mio.

Invece, “a mia volta” cosa significa?

La parola “volta” non è una cosa, una persona o un animale che appartiene a me o a qualcun altro.

Infatti di solito quando uso la parola “volta” in italiano è per dire un numero: una volta, due volte, tre volte, eccetera. Si indica una circostanza, una occasione, un momento preciso, un tempo preciso.

Es: quest’estate sono andato al mare 10 volte, tu invece sei andata al mare solamente una volta.

“Volta” però si usa anche in altri modi.

Ad esempio se dico:

E’ andata sempre male, ma questa volta andrà meglio”, “sono andato sempre in montagna, ma questa volta andrò al mare” eccetera. “Volta” quindi dà l’idea di un cambiamento. Finora è andata così, stavolta (cioè questa volta) andrà diversamente.

Un altro modo per usare “volta” è dire ad esempio: “venite uno per volta, venite uno alla volta”, cioè prima venga una persona, poi un’altra persona, uno alla volta, uno dopo l’altro, non tutti insieme quindi. Posso dirlo a dei bambini ad esempio, per farli entrare uno alla volta in una stanza.

Ancora un altro significato: “una volta che hai deciso, poi non potrai più cambiare idea”. In questo caso “una volta che hai deciso” significa “quando hai deciso”, “quando avrai preso una decisione”, in quel momento, non potrai più cambiare idea. Una volta deciso ormai la decisione è presa.

La parola “volta” ha anche altri significati, e, lo avete capito, dipende molto dalle parole che stanno le vicino.

La frase “una volta” ad esempio si usa anche per indicare “tanto tempo fa”, e non solamente per indicare quante volte hai fatto qualcosa. Solitamente se si trova all’inizio della frase, “una volta” significa qualche tempo fa, alcuni anni fa, un numero imprecisato di anni fa.

Es: una volta, quando ero giovane, avevo i capelli rossi.

Una volta mi piaceva andare sulla barca a vela

Una volta amavo moltissimo stare a casa, ora preferisco viaggiare.

Quindi io dico “quando ero giovane”, quindi molto tempo fa, cioè “una volta”. È come dire “un tempo”, o “molti anni or sono”. Si dice anche tcosì.

Molte favole e racconti per bambini iniziano poi con una frase particolare: “c’era una volta”, che equivale all’inglese “one upon a time”. Molte favole iniziano così. In questo caso può significare “tanto tempo fa”, ma questa frase: “c’era una volta” si usa solitamente per indicare che stiamo raccontando una favola, una storia non vera, una cosa frutto della fantasia.

Ok, quindi la parola “volta” ha molti significati.

Ma quello che interessa a noi oggi è “a mia volta”.

Ed allora la frase “a mia volta”? Cosa significa?

La parola “volta” ha qui un altro significato, che è molto simile alla parola “anche”.

Proprio così: se davanti alla parola “volta” c’è “a mia” allora la frase ha un significato simile a “anche io”. A mia volta = anche io, cioè anch’io. Ma anch’io cosa?

Questa è la domanda da fare. Infatti “a mia volta” non è esattamente identico ad anch’io. Non è proprio così. C’è una sottile differenza, sottile, cioè piccola, ma molto importante.

Ad esempio ascoltate la frase.

Oggi vado al mare.

Tu puoi rispondere: “anch’io”.

Quindi tu dici: anch’io vado al mare. In teoria potresti dire: “anche io, a mia volta, vado al mare”.

Oppure puoi rispondere “io, a mia volta, ho deciso di andare in montagna”.

Nel primo caso ho detto “anche io a mia volta”, e nel secondo caso ho detto solamente “a mia volta”. Perché?

Il motivo è che a mia volta non significa esattamente anche io, e non posso, in generale, sostituirlo ad “anch’io”, ma posso, volendo aggiungerlo, come in questo caso: “anch’io, a mia volta, vado al mare”

Vai al mare? “Anche io, a mia volta, vado al mare”

Perché lo faccio? Perché aggiungo “a mia volta” in questa frase?

Lo aggiungo perché voglio creare un legame, un collegamento tra me e te. Tu vai al mare e ci vado anche io.

Voi mi direte: Ma non basta dire “anche io” per creare un legame?

Può bastare infatti, non è obbligatorio aggiungere “a mia volta” in questo caso. Ma qualche volta accade che la frase “a mia volta” si usa non per aggiungere un legame di uguaglianza: “io vado al mare ed anche io vado al mare, come te”.

Infatti nella seconda frase dico: “io, a mia volta, ho deciso di andare in montagna”.

A volte quindi si usa per aggiungere delle informazioni diverse, che riguardano un’altra persona ma stiamo parlando sempre dello stesso argomento. Quindi voglio creare un legame tra la prima frase e la seconda frase.

Facciamo un altro esempio:

Io e te avevamo un appuntamento oggi alle 12 ma poi non ci siamo più incontrati.

Infatti tu hai perso l’autobus e sei arrivato un po’ tardi. Io, a mia volta, ho avuto un problema e non sono potuto più andare all’appuntamento. Quindi io ti ho chiamato ed ho detto: scusami ma non posso venire più all’appuntamento!

Tu a tua volta mi rispondi: “tranquillo, nessun problema, perché anch’io, a mia volta, ho avuto un problema perché ho perso l’autobus”.

Oppure: io chiamo te per dire che non verrò più all’appuntamento e tu, a tua volta, chiami tua madre per dirle che andrai a casa sua.

Oppure: io ti chiamo e ti avviso che non verrò all’appuntamento, tu, a tua volta, mi dici che ti eri dimenticato.

Quindi a mia volta non significa necessariamente “anche io come te”, ma può anche significare “io invece”,“ oppure “per quanto mi riguarda”, “per quanto riguarda me”, oppure anche “da parte mia” o frasi di questo tipo. Quindi serve a creare un legame, che può essere anche un legame di diversità, non sempre di uguaglianza.

Facciamo altri esempi per capire meglio:

Ho appena litigato con la mia fidanzata e dopo un anno lei si arrabbia con me perché dice che non la guardo più come un tempo. Io, a mia volta, ritengo che anche lei sia cambiata molto in questi anni; anche lei, a sua volta, ha meno interesse per me oggi.

E’ simile ad “anche”, solo che “anche” si usa in tutti i casi; è molto generico, e serve sempre a creare un legame di uguaglianza, mentre “a mia volta” si usa di più nei dialoghi tra persone, per meglio spiegare le dinamiche sociali, le relazioni tra persone maggiormente e anche per creare un legame di diversità.

In teoria potete sempre usare “a mia volta” al posto di anche, infatti non si tratta di un grande errore, ma è improprio, non ha molto senso in questo modo.

“Io ti amo, e tu?“

“Anche io” è la risposta più corretta (anche per non litigare!).

Ma volendo potete rispondere:

“Anche io, a mia volta amo te”.

Questa frase non è scorretta di per sé, ma non è questo il motivo per cui è nata la frase “a mia volta”.

La parola “volta” ha un ruolo preciso: quello di aggiungere delle informazioni che riguardano me: “a mia volta”, oppure che riguardano te: “a tua volta”, o che riguardano lui: “a sua volta”, o noi: “a nostra volta”, o voi: “a vostra volta”, ed infine loro: “a loro volta”.

Quindi alla domanda “io ti amo e tu?” potete rispondere: “tu mi ami, ma io, a mia volta, amo un’altra ragazza”.

La frase tecnicamente è perfetta…. avete usato benissimo “a mia volta”. Peccato per la ragazza che ci resterà un po’ male però.

Le informazioni che si aggiungono quindi possono essere di qualsiasi tipo, non è detto che siano uguali.

Mi ami? Beh, anche io, a mia volta, credo di provare qualcosa per te, ma non sono sicuro sia amore.

Questo è più rassicurante per la ragazza.

Facciamo altri esempi con tutte le persone.

Una squadra di calcio, diciamo la Juventus, perde alcune partite, allora l’allenatore della squadra dice: “la colpa è di tutti. Anche dei giocatori quindi: ho parlato con la squadra, e ho detto loro che anche io è giusto che mi prenda a mia volta le responsabilità”.

Quindi i calciatori sono colpevoli, è colpa loro se perdono in campo ma anche l’allenatore, a sua volta, si prende le sue responsabilità.

Lo stesso allenatore potrebbe dire: il mio obiettivo principale è conoscere bene i calciatori e farmi a mia volta conoscere sempre più da loro. Quindi non solamente io devo conoscere loro, ma anche loro, a loro volta, devono conoscermi bene.

Secondo esempio: Trump ha deciso di essere l’uomo più potente del mondo. Il presidente della corea del nord, a sua volta, non vorrebbe essere da meno, non vorrebbe cioè apparire più debole del presidente Trump.

Terzo esempio: c’è un Incidente stradale. Un uomo e sua moglie vanno fuori strada. L’uomo rimane ferito ad una gamba, e la moglie, a sua volta, riporta delle lesioni al braccio sinistro.

Quarto esempio: è una buona cosa che i migranti arrivino in un paese europeo per lavorare? Questo è un bel tema da trattare. Infatti è vero che in Italia ad esempio ci sono molte persone anziane, quindi è difficile riuscire a pagare tutte le pensioni di anzianità agli anziani italiani. Gli stranieri che arrivano in Italia, quindi i migranti, molto giovani, lavorando possono aiutare l’Italia a pagare le pensioni agli anziani di oggi.

Ma tra 40 anni quando anche loro saranno anziani, sarà il momento a nostra volta di pagare le loro di pensioni.

Ultimo esempio: ci sono molte persone che picchiano i propri bambini nel mondo.

Le ragioni per cui queste persone violente oggi picchiano i loro bambini è dovuto anche al fatto che siano stati picchiati a loro volta dai loro genitori quando erano piccoli. Da piccoli, a loro volta, anche loro sono stati picchiati dai loro genitori.

Facciamo ora un piccolo esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, senza pensare a nulla. Limitatevi ad ascoltare e ripetere, ascoltando la mia voce e cercando di fare la stessa cosa voi.

A mia volta

A tua volta

A sua volta

A nostra volta

A vostra volta

A loro volta

Bene amici, spero che abbiate capito il significato di questa frase di oggi, che vi consiglio di usare spesso perché è carina da ascoltare, elegante anche e dà bene l’idea che la lingua italiana la conosciate molte bene. Se avete ascoltato attentamente avrete sicuramente assimilato il concetto, io, a mia volta, spero di aver fatto il massimo nello spiegare bene il significato.

Un saluto a tutti i membri della famiglia di italianoSemplicemente.com e grazie ancora a tutti i donatori che aiutano in questo modo Italiano Semplicemente, che a sua volta vuole aiutare tutti gli stranieri ad imparare la lingua di Dante Alighieri.

Ciao.

Una minestra riscaldata

Audio

Trascrizione

Giovanni: ciao ragazzi, buongiorno e benvenuti su italianosemplicemente.com. Oggi è con noi Ludovica, che ci spiegherà una frase idiomatica italiana. Lei è italiana, è italiana come me e la frase che ci spiegherà è “una minestra riscaldata“.

Ludovica: Un saluto a tutti ! vi piace la minestra? La minestra, o zuppa, è propriamente una ricetta di cucina, tra le più antiche, credo comune un po’ tutti paesi. ma il termine viene utilizzato in parecchi detti perché, data la sua specifica composizione di insieme di più ingredienti mischiati, si presta ad essere adattata a svariati modi di dire.

Tra questi i più frequenti usi in senso figurato c’è:” la solita minestra” cioè qualcosa che si ripete, sempre la stessa cosa, che quindi alla fine annoia, stufa. Si applica a situazioni, a persone e a discorsi come se appunto ad esempio ci proponessero ogni giorno lo stesso pasto.

Ele: la parola “solita” significa “la stessa”

Giovanni: puoi fare un esempio?

Ele: sì, ok, allora… per esempio: io faccio la stessa strada…

Giovanni: …tutti i giorni per andare a scuola…

Ele: e quindi dicendo la parola solita si potrebbe dire: io faccio la solita strada per andare tutti i giorni a scuola.

Giovanni: oppure puoi dire: io tutti i giorni per andare a scuola faccio sempre la solita strada, che vuol dire “faccio sempre la…?”

Ele: stessa strada!

Giovanni: ok, sempre quella!

Ele: sì!

Giovanni: grazie!

Ele: ok, ciao!

Ludovica: Ma la nostra minestra può essere anche “riscaldata“. Avete mai sentito dire: “è una minestra riscaldata“? È un’espressione in verità poco lusinghiera, che si riferisce di solito ad una relazione amorosa passata ma che si ripresenta e si contrappone alla passione bollente di un primo incontro.

In pratica si fa riferimento ad una storia con una persona con cui si è stati in passato e con cui ci si rimette, quasi quasi accontentandosi, senza però troppa convinzione.

In un altro simpatico detto troviamo la nostra parola in rima; “o mangi questa minestra o salti la finestra“.

E’ un proverbio usato per convincere qualcuno a fare una determinata cosa facendogli capire che non ha alternative, o che, comunque, rifiutandosi, non avrà in cambio qualcos’altro.

Questo modo di dire che in senso figurato può applicarsi alle più diverse situazioni può essere efficace anche nel suo significato più letterale quando ad esempio vogliamo far capire ai bambini, per non viziarli, che non c’è altro da mangiare oltre quello che abbiamo preparato e che non vogliono. Cioè se non ti piace quello che c’è pazienza, ti arrangi!

Bene, vi auguro che la vostra minestra sia sempre appena fatta! Ciao, e alla prossima ricetta di italiano.

Giovanni: uffa però, sempre questi soliti podcast…sempre questa minestra…. la solita minestra riscaldata… ma quand’è che fate qualcosa di nuovo, voi di Italiano Semplicemente… sempre questa minestra riscaldata… ufff… che pizza!

Ventilare un’ipotesi

Audio

Trascizione

Ciao ragazzi, chi vi parla è Giovanni, il creatore di. Italianosemplicemente.com, il sito per imparare a comunicare in italiano in modo semplice e divertente.

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Oggi voglio spiegare a tutti voi, membri fedeli della famiglia di Italiano Semplicemente, una frase: ventilare un’ipotesi: una frase non di uso molto comune, ma veramente molto adatta in certe circostanze e che quindi secondo me vale sicuramente la pena di sapere il significato

È una frase che appartiene più, sicuramente, al mondo professionale. Vediamo perché.

Con l’occasione vedremo di approfondire in particolare il significato e l’utilizzo di alcuni verbi e termini o frasi poco utilizzati dagli stranieri, parole e frasi come “attendibilità”, “grado di attendibilità”, “ventilare”, “credibilità” e anche il verbo “scartare”.

Cominciamo dal verbo ventilare.

Sicuramente avete già pensato al ventilatore, che è quello strumento che si usa durante l’estate, quando fa molto caldo, e che ha lo scopo di produrre del vento per rinfrescarci. Il vento è semplicemente dell’aria in movimento.

E infatti il ventilatore, muovendo l’aria, spostando l’aria all’interno di un ambiente serve a ventilare, cioè ad areare, serve a portare aria fresca in un certo ambiente: una casa, una stanza generica, un locale eccetera.

Questo significato del verbo ventilare, però, non ha nulla a che vedere col significato della frase “ventilare un’ipotesi”.

Non è possibile ventilare fisicamente un’ipotesi. Un’ipotesi infatti non è un locale, uno spazio in cui si può far circolare dell’aria con un ventilatore ad esempio. Un’ipotesi invece (un – apostrofo – ipotesi – si mette l’apostrofo perché ipotesi è un sostantivo femminile: sarebbe una ipotesi) è una condizione relativa al possibile o eventuale verificarsi di un fatto. Un’ipotesi riguarda solitamente il futuro, perché il futuro deve ancora avvenire, a differenza del presente e del passato, e quindi possiamo ipotizzare che qualcosa accada nel futuro. Possiamo fare delle ipotesi sul futuro. Ad esempio domani pioverà? Oppure ci sarà il sole?

Se ipotizziamo che pioverà, allora andrò al lavoro, altrimenti, nell’ipotesi che ci sia il sole, nell’ipotesi che domani sia una bella giornata, allora posso andare a fare una bella passeggiata.

Quindi è sul futuro che solitamente si fanno delle ipotesi, ma teoricamente posso farle in tutti i contesti in cui non abbiamo sufficienti conoscenze. Se non sappiamo qualcosa possiamo ipotizzare, possiamo fare delle ipotesi, quindi anche su un evento passato o presente: lo facciamo perché vogliamo dimostrare qualcosa. In genere si fanno diverse ipotesi sulle cose che non si conoscono, ed il fine solitamente è dimostrare qualcosa, arrivare ad una tesi, ad una assunzione. Dove ci sono delle ipotesi solitamente c’è anche qualcosa che si vuole dimostrare: una tesi. In matematica ad esempio si usano molto le ipotesi.

Si usano molto anche a livello investigativo. Quando la polizia deve fare delle indagini su un delitto o un omicidio cosa fa? Fa delle ipotesi. Non sapendo chi abbia commesso il delitto, ipotizza che lo abbiano commesso più persone diverse, e cerca di capire quale di queste ipotesi risulti più attendibile, cioè più credibile. Ogni ipotesi ha una sua attendibilità, una sua credibilità: quanto possiamo credere che ciascuna ipotesi sia credibile? Quanto mi posso attendere che sia proprio quella la verità?

Solo una delle ipotesi è vera, quindi ogni ipotesi ha un suo grado di attendibilità, che è la probabilità che io associo a quell’ipotesi che corrisponda al vero. Questa è l’attendibilità di una ipotesi. Più è elevato il grado di attendibilità di una ipotesi, maggiore è la probabilità che corrisponda alla verità, perché l’osservazione della realtà, oggi, ci porta a credere questo, soprattutto perché non ci sono circostanze ed accadimenti che ci fanno pensare il contrario o che sono in contraddizione con questa ipotesi.

Questo è un altro termine particolare: contraddizione: una contraddizione è qualcosa che sta in opposizione, che sta in contrasto con un’altra, e sta in contrasto perché è incoerente, è inconciliabile.

Quando un’ipotesi non sembra avere contraddizioni, allora posso pensare che sia vera.

Se invece ci sono alcune contraddizioni inizio ad avere dei subbi sulla sua attendibilità.

Bene a questo punto torniamo alla nostra frase: ventilare un’ipotesi, che è simile a “fare un’ipotesi”.

Un’ipotesi infatti può essere fatta, nel senso che chi “fa” un’ipotesi la presenta, prende in considerazione questa ipotesi, la considera perché questa persona reputa, cioè valuta, crede, che questa ipotesi sia attendibile. Quindi la considera come una delle ipotesi attendibili, e non la scarta finché non trova alcune contraddizioni.

Scartare un’ipotesi significa appunto non prenderla più in considerazione. Un’ipotesi ha molte contraddizioni? Allora sta perdendo credibilità, perde attendibilità, la reputo meno probabile rispetto a prima. Se le contraddizioni aumentano ad un certo punto posso dire: Beh, meglio che questa ipotesi la scartiamo. E l’ipotesi viene così scartata, cioè non più considerata attendibile. Le nostre ricerche sulla verità saranno concentrate su altre ipotesi che abbiano meno o nessuna contraddizione.

Bene, “ventilare un’ipotesi” è come “fare un’ipotesi”, ma è sicuramente più professionale e adatta in particolare quando davanti a noi abbiamo più persone alle quali vanno presentate delle ipotesi per spiegare un fenomeno.

Queste persone devono cercare di capire qualcosa, ed allora che possiamo fare? Possiamo ventilare una o anche più ipotesi, cioè possiamo prospettare, fare un prospetto di tutte le ipotesi possibili che riguardano un certo fenomeno.

Ad esempio, se lavoro in una azienda come altri lavoratori e l’azienda è in forte crisi economica, il direttore dell’azienda o l’organo decisionale può prendere decisioni diverse sul futuro dell’azienda. Ci sono pochi soldi, siamo in crisi. Cosa possiamo fare?

Anche i lavoratori se lo chiedono ovviamente e qualcuno dice che è stata ventilata l’ipotesi della chiusura dell’azienda, ed è stata ventilata anche l’ipotesi del licenziamento di parte del personale.

Vedete quindi che in realtà il significato del verbo ventilare non è così lontano poi dal suo significato primario. Il ventilatore fa muovere l’aria, ma l’aria può anche trasportare delle notizie, ed in questo caso l’aria può trasportare delle ipotesi sul futuro dell’azienda in crisi.

“Sono state ventilate più ipotesi”, dice il capo del personale ai lavoratori, ed alla fine abbiamo deciso di resistere! Non licenzieremo nessuno!

Quest’ipotesi sarebbe sicuramente la preferita dei lavoratori. Peccato che spesso invece a ventilare sono solitamente altri tipi di ipotesi.

Quindi ventilare un’ipotesi è sicuramente un modo originale per esprimere che sia stata presa in considerazione un’ipotesi, per esprimere il fatto che quell’ipotesi è una delle ipotesi che sono ventilate, cioè di cui si è parlato, che sono state considerate.

In genere si usa più spesso “fare delle ipotesi”, ma questo accade quando dobbiamo spiegare qualcosa. Chi ha fatto questo? Possono essere stato io, oppure Franco, oppure Carla, oppure Giovanna. Non lo sappiamo, quindi facciamo delle ipotesi e vediamo se troviamo delle contraddizioni.

Invece “ventilare delle ipotesi” si usa più, non per spiegare qualcosa che è accaduto, ma per cercare di risolvere un problema, per cercare delle soluzioni ad un problema che solitamente coinvolge più persone, direttamente o indirettamente.

Come salviamo questa azienda? Sono state ventilate due ipotesi: o licenziamo metà del personale (prima ipotesi) oppure aspettiamo ancora un anno (seconda ipotesi).

Facciamo un altro esempio: Trump, il Presidente degli Stati Uniti, decide di lasciare la presidenza. Una decisione clamorosa che tutti cercano di spiegarsi. Perché Trump fa questo? Si cerca allora di ventilare delle ipotesi, si cerca un motivo per spiegarci questo fatto incredibile: ha forse ricevuto delle minacce? Qualcuno l’ha minacciato? Oppure ha capito che fare il presidente degli Stati Uniti è troppo faticoso per lui? Qualcuno ventila persino l’ipotesi che sia colpa della Corea del Nord. No! Chi si è permesso di ventilare questa ipotesi? Potrebbe dire Trump ai giornalisti. L’ho fatto, dice, semplicemente perché ho capito di non essere capace, quindi torno a fare l’imprenditore. Quindi, cari giornalisti, smettetela di ventilare delle ipotesi bizzarre sul mio conto.

È una frase quindi, lo avete capito, anche molto giornalistica: non farete nessuna fatica quindi a trovare articoli su Google news in cui vengono ventilate delle ipotesi per qualsiasi ragione.

A proposito, solamente un’ipotesi può essere ventilata, nessun’altra cosa. Volendo, al limite, anche delle possibilità possono essere ventilate, con lo stesso identico significato. Infatti possibilità è un sinonimo di ipotesi, ma senza dubbio si usa molto più spesso ventilare delle ipotesi. Non ci sono altre cose che sono ventilabili, a parte una stanza o un ambiente nel senso proprio del termine.

Bene amici, grazie di essere stati all’ascolto di questo episodio e di fare parte del numeroso gruppo di ascoltatori, che a me piace chiamare la famiglia di italiano semplicemente. Grazie anche ai donatori che sostengono il nostro progetto, che è quello di imparare la lingua italiana senza sforzo ma con divertimento.

Ora facciamo un bell’esercizio di ripetizione, come facciamo sempre, nel rispetto della settima regola d’oro: parlare. Pronti? Via.

Ventilare delle ipotesi

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Non mi piace ventilare ipotesi

Tu hai ventilato un’ipotesi assurda

Lui ha ventilato troppe ipotesi

Lei ama ventilare ipotesi bizzarre

Noi non abbiamo ventilato alcuna ipotesi

Voi non dovete ventilare ipotesi del genere

Loro non hanno ventilato ipotesi attendibili

Ciao ragazzi un saluto e mi raccomando, se volete imparare l’italiano in modo ancora più approfondito potreste ventilare l’ipotesi di acquistare il corso di Italiano Professionale.

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18^ lezione di Italiano Professionale: Orientamento (estratto)

Audio (estratto di 5 di 32 minuti)

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italiano dante_spunta Orientare il pubblico.
portogallo_bandiera Orientar o público
spagna_bandiera Oriente al público
france-flag Orienter le public
flag_en Orient the audience
bandiera_animata_egitto

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bandiera_germania Orientiere das Publikum
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