Protetto: 29 – I verbi professionali: INVESTIRE

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I pronomi relativi

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Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com. Chi vi parla è Giovanni, ed oggi vorrei affrontare con voi un argomento un po’ ostico: I pronomi relativi.

Sapete che non sono un amante della grammatica, tant’è che tra le sette regole d’oro non c’è studiare la grammatica e fare esercizi. Come sapete Italiano Semplicemente è un sito adatto a chi vuole imparare l’italiano e non ha molto tempo da passare davanti al Computer. Quindi niente grammatica.

Ho notato però due cose:

– che molto spesso voi stranieri fate confusione ogni volta che dovete usare un pronome relativo, cioè ogni volta che in una frase si deve fare un riferimento a qualcosa. Quando si parla di un qualsiasi argomento e di questo argomento avete già parlato, qualche volta è difficile capire come fare per parlarne ancora una volta, per far riferimento a questo. Per questo si usano appunto i pronomi ralativi, che sono, lo dice la parola, “relativi” a qualcosa.

Il pronome relativo infatti serve in genere a evitare la ripetizione di un componente della frase, detto in precedenza. Possono sostituire il soggetto oppure il complemento oggetto.

– seconda cosa che ho notato: gli stranieri usano sempre il pronome “che”.

Cercherò quindi di farvi divertire un po’, facendo degli esempi interessanti.

Per capire meglio di cosa parliamo iniziamo con un bell’esempio.

– La persona che vi sta parlando è Giovanni.

In questa frase “CHE” è il pronome relativo, perché si riferisce a Giovanni, cioè a me.

“Che” è il pronome relativo più semplice da usare, ma è anche il più generico. È, eccetto casi eccezionali, l’unico pronome relativo che usano gli stranieri, proprio perché è molto semplice ed intuitivo da usare.

– La mela che mangio l’ho acquistata al supermercato;

– la persona che amo si chiama Margherita;

– il sito che preferisco è Italiano Semplicemente.

Quindi vedete che prima si dice la cosa di cui stiamo parlando: la mela, la persona, il sito, e poi aggiungiamo qualcosa in più.

Quale mela? Quella che sto mangiando.

Quale persona? Quella che amo.

Quale sito? Quello che preferisco.

Stiamo quindi specificando. Stiamo puntando ad una mela precisa, ad una persona precisa, ad un sito preciso.

Bene, negli esempi che vi ho fatto, “CHE” è un pronome relativo ed è usato per sostituire il complemento oggetto. Questo è uno dei due modi in cui posso usare il pronome relativo “che”. Ma posso fare anche degli esempi in cui sostituisce il soggetto:

– La ragazza che studia la grammatica è egiziana.

– La ragazza che sorride è tedesca.

In questi due casi la ragazza è il soggetto, e la ragazza studia e sorride, quindi il “che” si riferisce a lei, è relativo alla ragazza: La ragazza che studia, La ragazza che sorride. Chi sorride? LA RAGAZZA.

Invece ad esempio:

– “la ragazza che vedi”, sei tu che vedi la ragazza.

Vediamo altri esempi e voi ditemi se sostituisce il soggetto oppure il complemento oggetto. Poi io vi dirò cosa sostituisce (ma non lo scriverò nella trascrizione): provate a rispondere durante la pausa:

1) L’Associazione che dirigo è Italiano Semplicemente

—-

Risposta:

2) Una delle persone che sta ascoltando sei tu;

Risposta:

3) Le persone che stanno nel gruppo WhatsApp di Italiano Semplicemente sono molto motivate;

Risposta:

4) Devi fare un regalo all’amico che ti ha consigliato il sito;

Risposta:

5) l’episodio che ho realizzato sui pronomi relativi potrebbe annoiarvi (spero di no!)

Risposta:

Che è il pronome più facile perché è generico: non importa se sto parlando di un soggetto o di un complemento, non è cioè come il francese ad esempio in cui si distingue invece (la personne qui écoute, la baguette que je mange).

Non si fa distinzione neanche tra cose e persone come l’inglese ad esempio (the person who listen, the bread that I eat). In inglese si fa distinzione quindi tra cose e persone. Se usate “che” invece va sempre bene. Questa è una delle rare volte in cui l’inglese è più complicato dell’italiano. Non vi ci abituate!

Anche al singolare e plurale non cambia nulla:

– la mela che mangio, le mele che mangio.

Anche al maschile o al femminile non cambia nulla:

– la ragazza che mi piace, il ragazzo che adoro.

Non è così però per altri pronomi relativi. Mi dispiace veramente ma questo devo dirvelo.

Oltre a “CHE”, infatti, ce ne sono altri, ed i principali sono “CUI” e “IL QUALE”.

Prima però vi devo dire una cosa: “CHE” può essere preceduto da un articolo, ed allora mi sto riferendo ad una intera frase, e non al soggetto, o al complemento oggetto solamente.

Ad esempio, notate la differenza tra le due seguenti frasi:

– Mi hai presentato Giovanni, che mi sembra simpatico;

– Mi hai presentato Giovanni, il che mi ha fatto molto piacere.

Che mi sembra simpatico” si riferisce a Giovanni, invece “il che mi ha fatto molto piacere” si riferisce al fatto che mi hai presentato Giovanni.

Cosa ti ha fatto piacere?

Mi ha fatto piacere che mi hai presentato Giovanni.

Vediamo altri esempi. Immaginiamo che un ragazzo straniero, di nome Mohamed, porti a cena una ragazza italiana. Dopo la cena la ragazza dice:

– Mi hai portato a cena fuori Mohamed, cena che si è dimostrata un disastro. Il cibo non era molto buono.

– Però, Mohamed mi hai portato a cena fuori, il che significa che ti piaccio (attenzione alla risposta, Mohamed!)

La ragazza aggiunge:

– Mi dispiace però che non mi hai baciata;

Mohamed risponde:

– E’ vero, non ti ho baciata, il che vuol dire che non mi piaci (ti sei salvato Mohamed, aggiungo io, ma non sei stato molto gentile, il che significa che ti puoi dimenticare un’altra cena!).

Bene, ora passiamo a “CUI” e “IL QUALE”.

Anche “cui” è abbastanza facile da usare, infatti anche in questo caso non dobbiamo fare attenzione al singolare o al plurale, al genere (maschio o femmina), al fatto che stiamo parlando di una cosa o di una persona. “Cui” però è meno usato dagli stranieri, ed il motivo è che davanti alla parola “cui” ci sta quasi sempre una preposizione semplice.

– a cui, di cui, per cui, con cui, da cui, in cui, su cui, tra cui, fra cui;

Questa caratteristica manda un po’ in confusione gli stranieri, anche perché qualche volta è consentito non mettere questa maledetta preposizione semplice: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Queste sono le nove preposizioni semplici. Dopo una qualunque delle nove preposizioni semplici posso mettere la parola “cui” ed ogni volta il significato è diverso.

Una bella gatta da pelare!

Badate bene però: non sempre si tratta di pronomi relativi. Infatti se uso “PER” davanti a “cui” si ottiene “per cui”, che esprime anche, volendo, una conseguenza, (dipende da come si usa) ed in questo caso è equivalente a: quindi, perciò, di conseguenza, eccetera. Vi invito a leggere ed ascoltare l’episodio in cui si spiega come esprimere le conseguenze.

Tutte le altre preposizioni invece servono a usare “cui” come pronome relativo.

Vediamo degli esempi, frasi che vi invito a ripetere dopo di me. Poi per capire il motivo per cui usiamo una preposizione e non un’altra, vi faccio una domanda e poi vi do anche la risposta. Notate come sia nella domanda che nella risposta c’è la stessa preposizione. Proprio quella preposizione. In questo modo capite sicuramente meglio il motivo.

Cominciamo con la preposizione “di”:

– la frase di cui ti parlavo è questa;

Di quale frase ti parlavo? Ti parlavo di questa frase. Quindi: la frase di cui ti parlavo è questa.

gli studenti di cui dovevi occuparti sono arrivati;

Di quali studenti parliamo? Parliamo degli studenti di cui dovevi occuparti. Quindi: gli studenti di cui dovevi occuparti sono arrivati;

Passiamo alla preposizione “a”.

– la frase a cui mi riferisco è scritta qui;

A quale frase mi riferisco? Mi riferisco alla frase scritta qui, quindi: la frase a cui mi riferisco è scritta qui;

Preposizione “da”:

– Il paese da cui provengo è L’India;

Da quale paese provengo? Dall’india. Provengo dall’India: Il paese da cui provengo è l’India.

Preposizione “in”:

– Il paese in cui mi trovo è l’Italia;

In quale paese mi trovo? In Italia: Il paese in cui mi trovo è l’Italia.

Preposizione “con”:

– La persona con cui sto parlando è Ludovica;

Con chi sto parlando? Con Ludovica: La persona con cui sto parlando è Ludovica;

Preposizione “su”:

– Vorrei un letto su cui dormire;

Su cosa vorresti dormire? Su un letto: Vorrei un letto su cui dormire.

Preposizione “per”:

– La pace è qualcosa per cui lottare;

Per cosa si può lottare? Per la pace: La pace è qualcosa per cui lottare.

Preposizione “tra”:

– Queste due ragazze sono le uniche tra cui scegliere la vincitrice;

Tra quali ragazze scegliere la vincitrice? Tra queste due: queste due ragazze solo le uniche tra cui scegliere la vincitrice.

Questi esempi credo siano abbastanza chiari e vi fanno capire come la preposizione giusta è quella che più si adatta al significato della frase.

Quindi se riuscite a scegliere la giusta preposizione non avete problemi a usare “cui”.

Una domanda che potreste farmi è: è possibile eliminare la preposizione che precede “cui”? E che succede se la elimino?

La risposta è che solamente la preposizione “a” potete eliminarla, ma se eliminate anche le altre un italiano continuerà a capire quello che volevate dire, ma si tratta di un errore evidente.

Però potete eliminare la preposizione “a”, quindi:

– la persona a cui voglio più bene sei tu;

È equivalente a:

– la persona cui voglio più bene sei tu.

Si usa un po’ meno questa forma ma è ugualmente corretta.

Un’altra domanda è: cosa può precedere la parola “cui”? Solamente una preposizione semplice? O anche qualcos’altro?

La risposta è anche qualcos’altro. Posso infatti mettere, al posto della preposizione, l’articolo determinativo. Che succede se faccio questo? Succede che In questo caso la frase indica un possesso, un’appartenenza.

Ad esempio:

– Lo studente il cui professore è Giovanni.

In questo caso “il” indica possesso, nel senso che lo studente ha (possiede) un professore di nome Giovanni.

Giovanni è il professore di questo studente. E lo studente? È uno qualsiasi? Di quale studente sto parlando? Sto parlando dello studente il cui professore è Giovanni. Giovanni appartiene allo studente (si fa per dire ovviamente!).

Quindi abbiamo capito che se inserisco l’articolo determinativo adatto, allora sto parlando di possesso.

Facciamo altri esempi, anche con altri articoli determinativi:

– La parola il cui superlativo è bravissimo;

Bravissimo è il superlativo di bravo. Quindi qual è la parola il cui superlativo è bravissimo? È “bravo” questa parola. Bravo è la parola il cui superlativo è bravissimo.

– La persona la cui proprietà é stata violata è Marco;

Dunque è stata violata una proprietà. La proprietà violata è quella di Marco. La proprietà di quale persona è stata violata? È Marco la persona la cui proprietà è stata violata. La proprietà è di Marco, appartiene a Marco.

– Le immagini i cui diritti appartengono a me;

Dunque ci sono delle immagini e dei diritti associati a queste immagini. I diritti di queste immagini. Le immagini i cui diritti. Dunque di quali immagini sto parlando? Sto parlando delle immagini i cui diritti appartengono a me. I diritti sono delle immagini.

– Il palazzo le cui mura sono crollate;

Di chi sono le mura? Sono del palazzo. Quale palazzo? Il palazzo le cui mura sono crollate.

Basta così. Non voglio stressarvi troppo. Avete capito il senso del possesso.

Gli articoli “LO” e “GLI” non possono essere usati però con “CUI” per indicare appartenenza.

Quindi se ad esempio sto parlando di alberi (che vogliono l’articolo GLI: “gli alberi”), e dico:

– gli alberi del cortile stanno morendo.

Anche qui c’è appartenenza, ma se inverto la frase in questo caso devo dire:– Il cortile i cui alberi stanno morendo.

Non posso dire “il cortile gli cui alberi stanno morendo”. Questo è sbagliato. Devo usare “i cui alberi”.

Analogamente se parlo dello spazio (lo spazio) e ad esempio:

– lo spazio libero della mia e-mail sul server di google sta terminando;

Allora dico:

– la e-mail il cui spazio sta terminando è la mia.

Non posso dire “la email lo cui spazio sta terminando è la mia”. Anche questo è sbagliato. Devo usare “il cui spazio”.

Quindi ricapitoliamo.

“Che” è il pronome relativo più usato e facile da usare.

“Cui” è anche questo facile, perché molto generico, come “che”, ma è un pochino più difficile perché ci va quasi sempre una preposizione semplice davanti.

Tra le nove preposizioni semplici solamente la preposizione “a” possiamo ometterla e così facendo non cambia il significato. Se invece davanti alla parola “cui” inserisco un articolo determinativo sto esprimendo un possesso, una appartenenza. Questo lo posso fare con “il”, “la”, “i”, “le”. Non posso farlo invece con “gli” e “lo”.

Finito qui? No, perché prima abbiamo parlato di un altro pronome relativo: “IL QUALE”. Veramente per nulla utilizzato dagli stranieri.

Il quale è solamente una delle diverse forme che contiene la parola “quale”, che al plurale diventa “quali”.

Quindi stiamo parlando di: il quale, la quale, i quali, le quali. Queste quattro forme sono più difficili da usare, rispetto a “che” e “cui” perché esse si accordano con il genere (maschio-femmina) e il numero (singolare-plurale) del nome a cui si riferiscono, ma siete fortunati, perché tutte e quattro le forme possono essere sostituite da CHE o CUI.

Negli esempi che vedremo noterete come “che” sia più usato come soggetto, mentre “cui” è più usato come complemento. Quando uso “quale”, noterete invece che se davanti c’è un articolo determinativo: il quale, la quale, i quali, le quali, allora ha funzione di soggetto, invece se c’è una preposizione articolata: del quale, dei quali, delle quali, alle quali, ai quali, per la quale, tra le quali, eccetera, ha la funzione di complemento.

Di conseguenza per la sostituzione del soggetto uso comunemente “che” o “il quale” (con uno degli articoli), mentre per la sostituzione del complemento uso normalmente “cui” o “del quale” (con una delle preposizioni articolate).

Facciamo degli esempi e vediamo come sostituirli con i pronomi relativi generici “che” o “cui”: vi lascerò il tempo per provare a dare una risposta.

Ammettiamo che io debba fare un esame di italiano.

– Ho parlato con la mia professoressa, la quale mi ha detto che dovrei studiare di più.

– Ho parlato con la mia professoressa, che mi ha detto che dovrei studiare di più.

La professoressa è di sesso femminile, quindi: “la quale mi ha detto”, che diventa genericamente “che mi ha detto”. “La” è l’articolo determinativo, quindi la funzione di “la quale” è quella di soggetto.

– Sono andato anche da Giovanni, il quale dice che sono abbastanza preparato.

– Sono andato anche da Giovanni, che dice che sono abbastanza preparato.

Giovanni è di sesso maschile, quindi abbiamo “il quale dice”, che diventa genericamente “che dice”. Anche qui la funzione è di soggetto.

– I primi esami sono italiano orale e grammatica, i quali sono i più difficili secondo me.

– I primi esami sono italiano orale e grammatica, che sono i più difficili secondo me.

Gli esami è plurale, quindi abbiamo: “i quali sono”, che diventa genericamente “che sono”. Soggetto anche in questo caso.

– la persona alla quale mi rivolgo è Mirko;

– la persona cui mi rivolgo è Mirko (la persona a cui mi rivolgo è Mirko);

La persona è un termine femminile, quindi “alla quale mi rivolgo”, che diventa genericamente “a cui mi rivolgo” (anche senza “a”). Sono io che mi rivolgo, quindi cui ha la funzione di complemento. “Cui” come ho detto, si usa di più come complemento. Non è soggetto, ma complemento, infatti “alla quale” inizia per “alla” che è a (preposizione) + la (articolo). Io mi rivolgo, quindi io sono il soggetto.

– la pasta italiana della quale parlo è quella nella foto;

– la pasta italiana di cui parlo è quella nella foto;

La pasta è un termine femminile, quindi “della quale parlo”, che diventa genericamente “di cui

parlo”. Complemento anche qui. Della = di+la (io parlo. Quindi io sono il soggetto).

– la pizza alla quale mi riferisco è quella con la mozzarella;

– la pizza a cui mi riferisco è quella con la mozzarella;

Anche la pizza è un termine femminile, quindi “alla quale mi riferisco”, che diventa genericamente “a cui mi riferisco”. Complemento: alla=a+la (io mi riferisco, io sono il soggetto)

– Il paese dal quale provengo è la Germania;

– Il paese da cui provengo è la Germania;

Il paese è maschile, quindi “dal quale provengo”, che diventa genericamente “da cui provengo”. Complemento: dal=da+il (io provengo. Io sono il soggetto)

– Le scarpe delle quali ho comprato due paia sono Ferragamo;

– Le scarpe di cui ho comprato due paia sono Ferragamo. (Ferragamo è la famosa marca italiana di scarpe)

Credo che tu abbia speso molto in questo caso, ad ogni modo:

Le scarpe è femminile plurale, quindi: “delle quali ho comprato due paia”, che diventa genericamente “di cui ho comprato due paia”. Complemento: delle=di+le (io ho comprato. Io sono il soggetto).

– La persona con la quale sto litigando è Andrè;

– La persona con cui sto litigando è Andrè.

La persona è un termine femminile (anche se Andrè è un maschio a tutti gli effetti), quindi “con la quale sto litigando, che diventa genericamente “con cui sto litigando”. Complemento: “con” è una preposizione semplice, e il soggetto sono sempre io: io sto litigando.

– Mi piacerebbe un nuovo esempio sul quale riflettere;

– Mi piacerebbe un nuovo esempio su cui riflettere;

Eccoti accontentato allora! Quindi la parola “esempio” è maschile, quindi: “sul quale riflettere”, che diventa genericamente “su cui riflettere”. Complemento; Sul = su+il (il soggetto qui sembra generico, ma sono io che ho bisogno di riflettere su un nuovo esempio)

– I propri figli sono qualcosa per i quali vale la pena vivere;

– I propri figli sono qualcosa per cui vale la pena vivere;

Sono d’accordo! Quindi i figli sono maschili-plurale (la parola figli è maschile, a prescindere dal loro sesso), quindi “per i quali vale la pena vivere” che diventa genericamente “per cui vale la pena vivere”. Complemento: “per” è una preposizione semplice.

– Questi due episodi audio sono gli unici tra i quali devi scegliere;

– Questi due episodi audio sono gli unici tra cui devi scegliere;

Episodi è maschile e plurale. Quindi “tra i quali devi scegliere”, che diventa genericamente “tra cui devi scegliere”. Complemento: “tra” è una preposizione semplice. Tu è il soggetto: tu devi scegliere.

Vedete quindi che tutto diventa più complicato se voglio usare il quale, la quale, della quale, eccetera, perché sono costretto a cambiare se cambia il genere e il numero: devo scegliere il giusto articolo e la giusta preposizione.

Troppo complicato? Può darsi, però c’è da dire che In certi casi è preferibile usare questa forma, ed il motivo è che specificando bene si evita di fare delle frasi poco chiare.

Se dico ad esempio:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, che non poteva.

In questo caso quindi il “che” si riferisce a Paolo. Lui non poteva svolgere gli esercizi. “poteva” è singolare d’altronde. Sicuramente però la frase è più comprensibile se dico:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, il quale non poteva.

Sicuramente, appena si dice “il quale” è chiaro che si sta parlando di Paolo e non degli esercizi, che è plurale, e quindi mi aspetto che il resto della frase dica qualcosa di Paolo.

Invece se dico:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, che erano facili.

È altrettanto chiaro che in questo caso mi riferisco agli esercizi, perché “erano” me lo fa capire chiaramente (è plurale). Ma è ancora più chiaro se dicessi:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, i quali erano facili.

Il verbo che segue quindi aiuta a capire a cosa ci si riferisce.

A volte, c’è da dire, neanche il verbo aiuta:

– Ho svolto tutti gli esercizi dei miei figli, i quali erano facili.

Anche i figli adesso è maschile plurale, come gli esercizi, quindi la cosa che mi aiuta a capire non è né “i quali”, né il verbo. Stavolta ad aiutarmi a capire che sto parlando dei compiti è la parola “facili”.

Comunque con questo è tutto, credo che abbiate abbastanza materiale su cui riflettere adesso, abbastanza materiale sul quale riflettere, potrei anche dire. Vi ricordo come sempre che se volete migliorare ancora di più il vostro italiano potete richiedere la vostra adesione all’Associazione Italiano Semplicemente, dove ogni giorno ascoltiamo, commentiamo, discutiamo, parliamo, esercitiamo la lingua anche attraverso Whatsapp.

Questo è l’unico sistema sicuro anche per imparare a usare i pronomi relativi, che adesso anche io conosco finalmente!

Un caro saluto a tutti e grazie ancora a chi sostiene Italiano Semplicemente con una donazione.

L’ultimo è stato Billy. Ciao Billy, grazie a te e a tutti coloro che ci seguono.

Con buona pace

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Trascrizione

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Buongiorno amici  di ItalianoSemplicemente.com e benvenuti il questo nuovo episodio in cui il sottoscritto, cioè Giovanni, il creatore del sito senonché Presidente dell’Associazione Culturale Italiano Semplicemente oggi vi spiega il significato dell’espressione “con buona pace”.

Mentre cerco di spiegarvi questa bella espressione, ogni tanto vi chiederò di ripetere una frase o di rispondere ad una facilissima domanda, in modo che riusciate e rimanere concentrati fino alla fine. Tranquilli, non è previsto nessun voto di valutazione finale. L’obiettivo è solamente quello di parlare, oltre che ascoltare, che sono rispettivamente la settima e la prima regola d’oro per imparare a comunicare in italiano.

Con buona pace: Si tratta, questa, di una delle tante espressioni che si possono utilizzare quando succede qualcosa, un avvenimento, un evento qualsiasi, che può dispiacere a qualcuno.

Ogni avvenimento, ogni cosa che accade può essere valutata come una cosa positiva oppure negativa da ciascuno di noi, ed in particolare oggi parliamo di quando qualcuno la giudica come negativa, quando qualcuno prova dispiacere per questo avvenimento: questo fatto provoca del dispiacere, un sentimento negativo in ogni caso. Ebbene in questi casi una delle espressioni che possiamo usare è “con buona pace”.

Il Problema è: cosa significa “con buona pace”, come possiamo usarla, quando usarla e quante altre espressioni di questo tipo esistono in italiano.

Allora, intanto vi dico che un’altra di queste espressioni, da usare nelle medesime circostanze, l’abbiamo già vista in passato.

Ricordate l’espressione “mio malgrado”? Vi inserisco il collegamento, il link sulla pagina web della trascrizione dell’episodio, se avete dimenticato. Se non ricordate come si usa questa frase potete ripetere:

Mio malgrado, non la ricordo perfettamente;

Come molti di voi ricorderanno invece, sono sicuro di questo, questa frase si usa quando io provo del dispiacere nei confronti di qualcosa, ad esempio:

mio malgrado la squadra della Roma non vincerà lo scudetto neanche quest’anno.

Significa “purtroppo”, “purtroppo per me”, significa che a me dispiace, che io non posso farci nulla, ma purtroppo, purtroppo per me, cioè mio malgrado, la Roma non vincerà lo scudetto neanche quest’anno.

Ecco la prima domanda: la Roma vincerà lo scudetto quest’anno?

Risposta: No. malgrado Giovanni, no, questo non succederà neanche quest’anno!

 

Potrei anche dire, volendo, che con buona pace dei tifosi romanisti, cioè con buona pace dei tifosi della squadra della Roma, che vengono detti “romanisti”, neanche quest’anno la Roma vincerà lo scudetto.

Neanche quest’anno la Roma vincerà il campionato italiano di calcio, con mia buona pace e con buona pace di tutti i tifosi della Roma.

Non è, come vedete, molto difficile da usare, anche se ci si può impiegare un po’ di tempo a digerirla ed accettarla come una frase più o meno equivalente a “mio malgrado”, o “loro malgrado” se il dispiacere è di qualcun altro, eccetera.

Analizzando la frase “con buona pace”, la cosa più difficilmente digeribile è la parola “pace”. Cosa c’entra la pace qui? Potreste chiedervi.

La pace è il contrario della guerra, lo sappiamo, e la parola pace si usa generalmente per indicare uno stato di quiete, uno stato di tranquillità, dove non ci sono guerre, non ci sono persone che litigano o discutono. La pace solitamente è associata al silenzio, all’armonia, all’amore.

Per capire cosa c’entri la pace in questo contesto bisogna far riferimento ad un’altra espressione molto simile: “mettersi l’anima in pace”, che è un’altra espressione legata al dispiacere, e che contiene anch’essa la parola “pace”.

Quando qualcuno si mette l’anima in pace, si dice, significa che è successo qualcosa e questo qualcosa che è accaduto ha provocato un dispiacere a questa persona, quindi questa persona si mette in uno stato d’animo di pace. Ma non soltanto questo. Ora questa persona può anche smettere di lottare, ora può rilassarsi, può riposarsi, può smettere di fare “la guerra”, per modo di dire ovviamente, poiché non si tratta di una vera guerra ma di una questione che gli creava preoccupazione.

Questa persona può ora mettersi l’anima in pace, vale a dire che si può rilassare, riposare, tanto ormai non c’è più nessuna ragione per lottare, per battersi come prima, infatti ora non c’è più nulla da fare. La sua anima, che rappresenta il suo stato d’animo, la sua preoccupazione, ora può stare tranquilla. In poche parole questa persona si può mettere l’animo in pace. Anche questa è una espressione idiomatica e anche questa contiene la parola pace.

Quindi oltre al dispiacere c’è anche il messaggio di uno stato di pace, di sollievo, quasi di un sentimento positivo.

La stessa cosa avviene nella frase “con buona pace”. L’espressione va usata così com’è, senza alcun articolo. Quindi è sbagliato dire “con la buona pace”. Anche questa espressione esprime dispiacere e calma, rammarico ma anche tranquillità.

La pace è “buona”: “con buona pace”. Non vi so dire esattamente il motivo per cui compare questa parola “buona”, che descrive la pace, possiamo dire che in questo modo riconosciamo la frase e la associamo alla pace ma anche al dispiacere di qualcuno.

Spieghiamo però bene questa frase, come si usa e quali sentimenti evoca, oltre quello della pace e del dispiacere.

Prima di tutto la frase “con buona pace” si usa per descrivere sempre un dispiacere di qualcun altro, e non di sé stessi. Questa è la prima cosa.

Domanda: di chi è il dispiacere?

Risposta: di qualcun altro.

Non ha infatti praticamente senso usarlo verso sé stessi, a meno che non si voglia usare dell’ironia, dell’autoironia in questo caso, cioè ironia verso, appunto, sé stessi.

Secondo, occorre dire che spesso, quasi sempre, come dicevo, il senso della frase è ironico. C’è dell’ironia nella frase.

Terza considerazione: La frase si usa molto spesso quando si vuole esprimere un senso di superiorità verso qualcuno che ora ha ricevuto una brutta notizia, come per prendersi una rivincita insomma, come per dire:

Questo qualcuno ha perso, o hanno perso, ma io non voglio infierire, non voglio parlare male di chi ha perso, non lo voglio offendere, anzi, gli dico che ora può stare tranquillo, si può mettere l’anima in pace, può rilassarsi, perché ora è chiaro che ha perso. È chiaro a tutti che si sbagliava. Ed io ne sono molto felice. Ma non lo offendo.

Quello che è accaduto quindi è una cosa molto positiva per chi parla, per chi usa questa frase nei confronti di qualcuno; di qualcuno che vuole prendere in giro, con questa frase, ma in modo garbato, senza offesa; qualcuno che magari ci ha infastidito in passato, ed ora finalmente voglio prendermi una rivincita nei suoi confronti, ma in modo garbato ed ironico, senza offenderlo.

Facciamo qualche esempio:

Ammettiamo che ci sia una ragazza, di nome Francesca, che è molto corteggiata da tutti, perché è molto carina. Francesca è corteggiata anche da me, piace anche a me ed anche ad altri ragazzi, soprattutto anche a Paolo, un ragazzo che non sopporto, perché antipatico e strafottente, arrogante e maleducato. Io e Paolo proprio non andiamo d’accordo.

Allora se io riesco a conquistare il cuore di Francesca, cioè mi fidanzo, cioè riesco a conquistare, Francesca, parlando con un amico posso dire:

Sai la novità? Mi sono messo insieme a Francesca!

Davvero?” Dice il mio amico.

, – rispondo io – con buona pace di Paolo e gli altri ragazzi.

Ripeti: mi sono fidanzato con Francesca, con buona pace di Paolo.

Con questa frase voglio sicuramente essere ironico.

Si rilassi pure Paolo –  potrei dire – perché, suo malgrado, io e Francesca ci siamo messi insieme.

Ripeti: Paolo, tuo malgrado, mi sono appena fidanzato con Francesca!

In questo modo esprimo ironia e senso di rivincita nei confronti di Paolo, ma senza offenderlo. Sono ironico, sono sarcastico, uso del sarcasmo sicuramente, ma non ho offeso nessuno.

Ho fatto un dispetto, posso dire, a Paolo. L’ho scavalcato, l’ho battuto, perché sono più interessante e furbo di lui, sono più abile eccetera. Insomma, con sua buona pace di Paolo, mi sono fidanzato con Francesca. Che si metta pure l’anima in pace.

Un’altra espressione è “mettersi il cuore in pace”, con cuore al posto di anima, ma ha lo stesso senso ed identico utilizzo. Il cuore e l’anima rappresentano sempre le emozioni e quindi un coinvolgimento personale forte nella faccenda di cui parliamo.

Facciamo un altro esempio che lo prendo direttamente da Google news.

Parliamo di pittura e dei quadri in cui viene rappresentato il corpo umano, dell’uomo o della donna. Parliamo in particolare del corpo nudo, senza vestiti, senza veli, che viene dipinto nei quadri dagli artisti molto spesso, anche se molte persone non sono d’accordo. Queste persone, molto attente alla morale,  possiamo anche chiamarli, in senso un po’ negativo: moralisti, o bacchettoni, bigotti, eccetera. Diciamo moralisti.  A queste persone non piacciono i nudi, cioè i quadri in cui vengono ritratte o raffigurate persone nude. I nudi sono scandalosi, dicono, non è arte rappresentare dei nudi.

Ebbene, dovete sapere che nello Utah, negli Stati Uniti, un professore è stato licenziato, ha perso il lavoro per aver fatto una lezione di storia dell’arte in cui comparivano quadri con dei nudi. HA mostrato dei quadri famosi con dei nudi ai suoi studenti. C’è stata così una sentenza che ha condannato questo professore al licenziamento. Questa sentenza ha fatto scandalo come potete immaginare,

Uno storico famoso però, uno studioso dell’arte molto famoso, di nome Bellosi, dimostrò che in realtà la vera arte esiste proprio grazie al nudo, grazie all’esistenza del nudo. Quindi ora, dopo questo studio fatto da Bellosi, possiamo dire che i moralisti non hanno ragione a protestare contro chi raffigura nudi. Possiamo senz’altro dire che:

– senza nudo non c’è arte, con buona pace dei moralisti;

Ripeti: senza nudo non c’è arte, con buona pace dei moralisti;

Una frase del tutto analoga a:

  1. senza nudo non c’è arte, loro malgrado (riferendomi sempre ai moralisti)

Ripeti: senza nudo non c’è arte, loro malgrado;

Poi posso anche dire:

  1. senza nudo non c’è arte, e i moralisti si possono mettere l’anima in pace;

Ripeti: senza nudo non c’è arte, e i moralisti si possono mettere l’anima in pace;

Ed anche:

  1. senza nudo non c’è arte, e i moralisti si possono mettere il cuore in pace;

infine posso dire, attenzione:

  1. senza nudo non c’è arte, checché ne pensino o ne dicano i moralisti

Ripeti: senza nudo non c’è arte, checché ne pensino o ne dicano i moralisti

Se ricordate anche questa è un’espressione alla quale abbiamo dedicato un episodio che vi invito ad ascoltare: l’episodio di cui parlo è intitolato “checché se ne dica”. Inserirò un link nella trascrizione di questo episodio su internet.

La differenza tra “con buona pace” e “checché” è che “con buona pace” richiede sempre di specificare “di chi” è la buona pace, cioè occorre sempre specificare la persona o le persone a cui ci si riferisce. Invece se ricordate “checché” si usa anche e soprattutto in generale nella forma “checché se ne dica”. Si parla in generale quindi. Inoltre in questo caso, con “checché” si sottolinea solamente l’idea diversa che hanno i moralisti, non c’è pace e dispiacere in loro.

Le frasi comunque sono molto simili anche perché entrambe sono ironiche, come anche è ironica “loro malgrado”.

Potrei anche dire:

– senza nudo non c’è arte, e i moralisti possono finalmente darsi pace;

Ripeti: senza nudo non c’è arte, e i moralisti posso finalmente darsi pace;

Cosa possono fare i moralisti?

I moralisti possono finalmente darsi pace.

Anche questo si usa molto: darsi pace è magari un po’ più informale ma pressoché identico alle frasi precedenti. Inoltre si usa di più al negativo: “i moralisti non si danno pace”, ad esempio, quindi non esprime pace solitamente.

Un’altra espressione simile, che si può usare in queste situazioni è “accettare di buon grado”.

Ripeti: accettare di buon grado

Ad esempio posso dire:

Paolo non accetterà di buon grado la notizia che mi sono fidanzato con Francesca.

Oppure:

Uno storico ha dimostrato che il nudo è arte, e difficilmente la cosa sarà accettata di buon grado dai moralisti.

Ripeti: difficilmente la cosa sarà accettata di buon grado dai moralisti.

Anche questa frase si usa quasi sempre al negativo “non accetterà di buon grado”, “non ha accettato di buon grado” eccetera, e si usa quindi per evidenziare la mancanza di “pace” nella persona che ha ricevuto la cattiva notizia o il dispiacere.

Si sta quindi evidenziando il sentimento opposto rispetto alla frase “con buona pace”. Posso anche usarla senza il “non” in frasi interrogative ad esempio:

Secondo te Paolo accetterà di buon grado la notizia? – mi domanda il mio amico

Guarda, non te lo so dire  – rispondo io –  ma credo farò bene a mettersi l’anima in pace, perché Francesca ha detto che è innamorata di me.

Giò, suo malgrado dovrà accettare questo fatto – replica il mio amico.

Allo stesso modo posso dire:

Non credo che i moralisti accetteranno di buon grado le parole dello storico Bellosi, credo invece che finalmente, loro malgrado, qualcuno è riuscito a far capire a tutti che Il corpo dell’uomo è un capolavoro, un capolavoro creato da Dio ed è perciò giusto e sacrosanto che vanga rappresentato nelle opere d’arte, perché così facendo si fa onore a Dio e non un torto a Dio, con buona pace di tutti i moralisti.

Una cosa da dire è anche che “Con buona pace” è molto utilizzata dai giornalisti, che solitamente vengono solamente letti e mai ascoltati. Questo è importante da dire.

Domanda: quale categoria di persone usa molto questa frase?

Risposta: I giornalisti. I giornalisti usano molto questa frase.

Questo significa che loro devono sempre trovare delle espressioni che riescano, senza l’aiuto della voce, e del tono della voce, ad esprimere sensazioni, usano quindi modalità espressive che in qualche modo devono sostituire il tono ed esprimere sensazioni come l’ironia ad esempio.

Per questo non molto frequentemente capita di ascoltare conversazioni con l’uso di questa frase, a meno che non ascoltiate un telegiornale o un notiziario alla radio o alla TV, dove a parlare sono dei giornalisti, che sono abituati ad esprimersi scrivendo.

Questa è un po’ la differenza rispetto a “loro malgrado”, che contiene la parola “malgrado”. Malgrado solitamente non ha un senso ironico di per sé, e “loro malgrado” solo qualche volta è ironica leggendo la frase. Poi “loro malgrado” non la posso sostituire con “malgrado loro”, o con “malgrado i moralisti”, nell’esempio di prima. Non posso scambiare le due parole, perché se lo faccio l’ironia sparisce e il senso della frase. La parola “Malgrado” va messa sempre a seguire il pronome personale: loro  malgrado.

Poi quando usiamo questa frase deve essere scontato di chi stiamo parlando. Per usare “loro malgrado” il “loro” deve essere scontato. Questo rende la frase “con buona pace” più facilmente utilizzabile in un articolo o in un discorso, basta aggiungere “del” oppure “di”, “dello”, “degli”, “della”, “delle” e poi la persona o le persone a cui ci si riferisce. La stessa cosa non la possiamo fare con “loro malgrado”.

Ragazzi credo che sia abbastanza anche per oggi. Spero di aver raggiunto l’obiettivo di spiegarvi il significato della frase di oggi “con buona pace”. Se non ce l’ho fatta provate ad ascoltare ancora l’episodio.

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I segni zodiacali: l’Acquario

Audio (estratto di 7 minuti)

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Trascrizione

Eccoci arrivati al segno dell’acquario. Si tratta del secondo segno zodiacale di cui ci occupiamo, dopo quello del Capricorno. Continuiamo quindi in questo percorso volto alla scoperta dei tratti caratteriali e degli aggettivi, e questo metodo, basato sui segni zodiacali, ci permette di sviscerare tutte le caratteristiche delle persone. Sviscerare significa esaminare, di studiare a fondo, di approfondire, scandagliare.

Ripeti: Dobbiamo sviscerare tutte le caratteristiche delle persone

Nel primo episodio del Capricorno abbiamo avuto modo di spiegare le caratteristiche del segno, vale a dire quelli che si chiamano “i segni del carattere”. Faremo la stessa cosa con l’Acquario e tutti i segni a venire, fino ad esaurire tutto lo zodiaco.

Con “segni del carattere” si intendono le caratteristiche del carattere. La parola “segno” evidentemente non ha solamente un significato: ci sono i segni zodiacali, come abbiamo detto, “i segni del carattere” e tanti altri segni, come i “segni alfabetici” eccetera.

In effetti la parola segno, ha molti significati, molto simili tra loro. Il principale è il “tratto”, cioè una scritta che si fa con la penna, o con la matita: un segno fatto con la penna, con la matita eccetera.

Segno è anche un sinonimo si “segnale”, “indicatore”: fammi un segno che ci sei, dammi un segno della tua presenza eccetera.

Segno è anche sinonimo di “gesto” o “cenno” che si fa con la mano: gli ho fatto segno con la mano di fermarsi, gli ho fatto segno di mettere la macchina qui.

Ma oggi ci interessano i segni caratteriali dell’acquario. Ciò che contraddistingue l’Acquario dagli altri segni zodiacali. Anche qui la parola segno indica un “tratto”, ma non si parla di un tratto fatto con la penna, bensì di un tratto caratteriale. Quindi i segni caratteriali sono anche detti tratti caratteriali, che indicano semplicemente le caratteristiche del carattere. In fondo un segno, fatto con la penna, o un segno fatto con la mano, servono entrambi a dare indicazioni, e la stessa cosa avviene descrivendo i segni caratteriali.

Bene, cominciamo dal dire che il segno dell’acquario rientra tra i segni fissi d’aria. È un segno d’aria quindi, come il segno dei Gemelli e quello della Bilancia. L’Aria è quindi l’elemento dell’Acquario. Ricordate? Lo abbiamo visto quando parlavamo del Capricorno.

L’Acquario È un segno fisso d’aria, e i segni “fissi” sono, in astrologia (ricordate che si tratta di astrologia e non di astronomia!) i segni zodiacali in cui si trova il Sole nel pieno di ciascuna stagione.

Il periodo dell’acquario va dal 21 gennaio a 19 febbraio. È questo il periodo in cui il Sole arriva in acquario, come abbiamo visto anche spiegando il segno del Capricorno. Proprio in quel periodo siamo nel centro della stagione invernale. Infatti l’inverno inizia il 22 dicembre e termina il 20 marzo. Al centro, esattamente al centro c’è il periodo dell’Acquario. Per questo si dice che l’acquario è un segno fisso d’aria. Si dice anche che la qualità del segno è fissa.

Gli altri segni cosiddetti fissi sono il Leone, lo Scorpione ed il Toro. Tutti segni fissi; tutti segni che stanno al centro di una stagione diversa.

Bene, ma perché vi ho parlato dei segni fissi?

Perché i segni fissi hanno una caratteristica che li contraddistingue, seppur nella loro diversità.

La caratteristica dei segni fissi è che portano sempre a termine quanto hanno iniziato in precedenza. Sono dei segni che vanno tutti associati, con le loro caratteristiche, alla stagione di appartenenza.

Questa è una cosa molto interessante. Associare la stagione ai segni fissi significa collegare le caratteristiche della stagione con il carattere del segno fisso, il segno che nasce proprio al centro di quella stagione.

Questo è interessante perché ci permette di capire le vicinanze tra i segni zodiacali. Ad esempio l’Acquario in questo senso ha caratteristiche opposte al Leone, perché il Leone nasce al centro dell’Estate, la stagione opposta all’inverno….

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Il file MP3 completo (40 min.) da scaricare ed ascoltare, con la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per i membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente

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