Del resto

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Trascrizione

Bogusia: buongiorno e benvenuti, cari ascoltatori di radio Italiano Semplicemente. La Polonia ha adottato una legge che prevede la chiusura dei negozi e i grandi supermercati tutte le domeniche entro il 2020. La legge difficilmente sarà digerita dalla popolazione; del resto anni fa è stata proposta la stessa legge (di iniziativa popolare) e neanche a suo tempo ha ricevuto pareri positivi. Insomma, stop allo shopping domenicale in Polonia.

Giovanni: grazie Bogusia per questa interessante notizia dalla Polonia. L’informazione di Italiano Semplicemente non ha confini e comunque non avevo ancora salutato.

Buongiorno ragazzi come va? Immagino che l’ultimo episodio che abbiamo fatto, quello dedicato ai dubbi vi abbia impegnati molto: 36 minuti sono tanti e del resto vi avevamo abituati ad episodi più brevi.

Allora torniamo alle nostre buone abitudini. Oggi un episodio più breve, del resto, si sa, a me piace variare, ed a italiano semplicemente, del resto, piace sempre stupire l’ascoltatore o il lettore, che dir si voglia.

Allora l’episodio di oggi lo dedichiamo alla locuzione DEL RESTO.

È la seconda volta che vediamo una locuzione avverbiale, dopo aver visto TRA L’ALTRO, col quale abbiamo inaugurato questo nuovo tipo di episodi.

Del resto: due parole, la prima è una preposizione articolata: del che si forma dall’unione della preposizione semplice di e dall’articolo il.

Resto è la seconda parola. Il resto è più di una cosa: solitamente si usa quando si acquista qualcosa. Se siamo al ristorante ed è il momento di pagare il conto di 98 euro, ad esempio. Se paghiamo con una banconota da 100 euro, ci viene dato il resto pari a due euro. 98+2 fa 100.

Oppure se faccio 7 diviso 2, fa 3. Il risultato è 3 ma avanza 1, che è il resto della divisione.

Quindi sette diviso tre fa due col resto di uno. Uno è il resto.

Il resto quindi è ciò che avanza, è qualcosa in più.

Quando diciamo del resto, in una qualsiasi conversazione, come ho fatto anche io all’inizio dell’episodio, vuol dire infatti che stiamo aggiungendo qualcosa in più. Stiamo fornendo un’informazione aggiuntiva oltre a quanto detto in precedenza.

Così è da interpretare l’utilizzo del termine “resto” in questa locuzione avverbiale: qualcosa in più.

Quando potete usarla questa locuzione? La potete usare ogni volta che state parlando o scrivendo e volete comunicare qualcosa, volete arrivare ad una conclusione, volete convincere le persone a cui vi rivolgete di un vostro pensiero. Ed alla fine aggiungete qualcosa preceduto dalle due parole “del resto”.

Io all’inizio vi ho detto che 36 minuti sono tanti, sono lunghi da ascoltare e, del resto, eravamo abituati ad episodi più brevi. Potrei quindi utilizzare semplicemente INOLTRE, o anche OLTRETUTTO, ed infatti è questa la caratteristica delle locuzioni avverbiali: sono formate da più parole ma possono essere sostituite da un semplice avvebio, che in questo caso è proprio INOLTRE o OLTRETUTTO. Ma perché usiamo del resto allora?

Lo facciamo per dare forza al discorso e per convincere chi ci ascolta, e non per fare una semplice lista di motivazioni che possono sostenere la mia idea: in questo caso userei INOLTRE. Dopo l’avverbio INOLTRE possono seguire più cose e poi non è detto che il mio obiettivo sia quello di convincere qualcuno. OLTRETUTTO invece è più vicino a del resto. Con OLTRETUTTO anche vogliamo rafforzare quello che stiamo dicendo:

Perché mi sono licenziato? L’ho fatto perché era un lavoro faticoso e oltretutto era poco remunerato.

Mi sono offeso con te perché mi hai insultato ed oltretutto lo hai fatto davanti a tutti i miei amici. Oltretutto significa “oltre a tutto il resto” , o anche “come se non bastasse”, quest’ultima è la frase più usata probabilmente quando siamo arrabbiati.

Quando usiamo “del resto” siamo in situazioni simili, ma siamo meno arrabbiati rispetto all’utilizzo di OLTRETUTTO o “come se non bastasse”. È come dire: è questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso. C’è quindi un eccesso, una esagerazione, un qualcosa di sbagliato, di eccessivo che vogliamo sottolineare.

L’uso di del resto è invece molto frequente quando dobbiamo giustificare un pensiero o un’azione, ma non si tratta di contestare un’esagerazione. Non c’è qualcosa da contestare, ma c’è un’azione da giustificare. In realtà abbiamo già spiegato il nostro punto di vista, abbiamo già espresso il nostro pensiero. Ora bisogna solamente aggiungere una piccola cosa in più che supporta, che aiuta a capire meglio la nostra decisione, il nostro comportamento, il nostro atteggiamento. Ecco che “del resto” giunge in nostro aiuto.

36 minuti sono tanti e del resto eravamo abituati ad episodi più brevi.

Il fatto che voi foste abituati ad episodi brevi rafforza l’affermazione che 36 minuti siano tanti. Se invece io vi avessi abituato ad ascoltare episodi di lunghezza simile, 36 minuti sarebbero stati la tegola. Niente di cui stupirsi quindi: tutto come al solito.

Poi ho detto:

Oggi facciamo quindi un episodio più breve, del resto, si sa che a me piace variare, ed a italiano semplicemente, del resto, piace sempre stupire l’ascoltatore.

In questo caso quindi, il fatto che a me piaccia cambiare, variare la durata e la tipologia degli episodi è una cosa nota, conosciuta da tutti; si sa, e questo sostiene la frase precedente, dà maggiore credibilità alla frase: “oggi facciamo quindi un episodio più breve” giusto?

D’altronde, d’altra parte e peraltro sono altri eventuali sostituti di del resto. Quali le differenze? Non direi che ce ne sono molte in questo caso, se non che del resto è, secondo me, più convincente quando l’obiettivo è sostenere una tesi. Probabilmente una seconda differenza è che d’altronde, d’altra parte e peraltro si usano per introdurre ulteriori elementi esterni da considerare senza necessariamente avere l’obiettivo di sostenere una stessa tesi. Magari vogliamo semplicemente aggiungere elementi esterni, come le stesse parole lasciano immaginare: altro, parte.

Posso dire ad esempio che dovrei cercare di terminare questo episodio al più presto perché vi avevo promesso che sarebbe stato piu breve, anche se non credo vi faccia male ascoltare, d’altra parte più esempi facciamo meglio è per voi. D’altronde non è facile spiegare una locuzione avverbiale, come del resto non è facile in generale il mestiere dell’insegnante. Peraltro non ho neanche ancora curato l’aspetto della ripetizione e quindi credo di aver trascurato la settima regola d’oro, del resto, non si può essere perfetti. Tra l’altro, mi viene in mente che anche d’altro canto è una locuzione simile, come d’altro lato anche, più usata ed equivalente. Ma in questi casi si introduce un altro punto di vista, un’altro lato da cui guardare lo stesso aspetto: secondo me questa tipologia di episodi è molto interessante ma d’altro canto, molti di voi potreste pensarla diversamente. Se c’è la sfida calcistica Roma-Liverpool dico che la Roma è una squadra molto forte ma d’altro lato anche il Liverpool lo è. Mi farebbe piacere se vincesse la Roma ma, d’altro canto, molti ascoltatori di questo episodio potrebbero essere tifosi del Liverpool, che ha molte probabilità di vincere, del resto, è una squadra più abituata della Roma ai palcoscenici internazionali.

Attenzione perché può capitare che del resto non sia da interpretare come locuzione avverbiale. Vi faccio solo un esempio: vi trovate al ristorante (quello di prima), quando avevate un resto di due euro. Decidete di lasciarli al cameriere come mancia e il cameriere guarda i due euro e dice: vi risponde: mi lasci due euro come mancia? Io, del resto, non ci faccio niente, oppure: io del tuo misero resto, non ci faccio niente! Cosa ne faccio del tuo resto?

Spero sia chiaro come esempio. Questo esempio che ho appena fatto non c’entra nulla con la locuzione avverbiale “del resto”.

Ci sono, invece, modalità diverse in ambito commerciale e professionale per esprimere lo stesso concetto di “del resto” Si tratta sempre di confermare, di giustificare e di avvalorare qualcosa che abbiamo appena detto, e sappiamo bene come sia difficile usare la lingua italiana quando dobbiamo convincere un cliente o un fornitore ed allo stesso tempo essere educati, gentili e professionali. Ho usato il verbo avvalorare, ad esempio, ma questo è un altro episodio (come convincere un cliente) che fa parte del corso di italiano professionale, dedicato ai membri dell’associazione culturale italiano semplicemente.

L’episodio di oggi invece finisce qui, adesso devo scappare perché ho alcuni giri da fare e credo ci sia molto traffico, del resto, abito a Roma. Non c’è da stupirsi. Un saluto a tutti e grazie per le vostre donazioni. Chi di voi è interessato ricordo inoltre che esiste l‘associazione italiano semplicemente che vi aspetta. Ciao a tutti.

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Come esprimere i dubbi

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Descrizione

Condividiamo con tutti, eccezionalmente, una lezione del corso di Italiano Professionale.

Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi vediamo un argomento interessantissimo: come esprimere un dubbio in lingua italiana.

Un argomento che riguarda tutti, tutti gli aspetti della nostra vita, tutte le tipologie di persone, tutti i momenti della giornata.

Cos’è un dubbio? Un dubbio è la mancanza di certezza. Se non sono sicuro di una cosa allora ho un dubbio.

Se io quindi vi faccio una domanda e voi non siete sicuri della risposta, non potete dire sì oppure no, ma dovete manifestare in qualche modo il vostro dubbio.

Come fare?

Uno straniero probabilmente direbbe: non sono sicuro! Questa è la risposta più probabile per uno straniero, a prescindere dal suo livello.

Anche la frase “non so se” o “mi chiedo se” è molto usata dagli stranieri ed anche dagli italiani. È il “se” che dà il dubbio alla frase:

Mi chiedo se riuscirò ad imparare l’italiano

Non so se troverò il tempo di studiare la grammatica

Ma ci sono occasioni, contesti diversi, più o meno formali, che dobbiamo considerare oltre alle modalità appena descritte. Una cosa è rispondere a mio fratello, un’altra cosa è rispondere al mio professore universitario, o al mio direttore.

Se un professore mi fa una domanda ad un esame e non sono sicuro della risposta che sto per dare, posso dire: provo a rispondere ma non sono sicuro della risposta!

Ma posso anche usare delle formule diverse.

Ad esempio usare la parola “forse”.

La parola “forse” esprime un concetto preciso: non sono sicuro. E può essere usata da sola oppure può anticipare la cosa della quale non siete sicuri.

– Domanda: Andrai al lavoro domani?

Risposta: Forse

Forse domani non andrò al lavoro

Forse mi sposerò entro l’anno

Forse frequenterò un corso di italiano

Non siete sicuri di questo, quindi “forse” esprime perfettamente il vostro dubbio.

Esistono però delle modalità equivalenti per esprimere lo stesso identico dubbio.

Probabilmente” è una di queste modalità. State parlando di probabilità in questo caso, il che esprime già di per sé una mancanza di certezza assoluta, ma in realtà c’è un a differenza con “forse”.

La differenza rispetto a “forse” è che “forse” esprime una maggiore indecisione rispetto a “probabilmente”. Se usate “probabilmente” allora vuol dire che è quasi certo che avverrà qualcosa. Le probabilità sono alte. Con la parola “forse” invece c’è un dubbio vero. Non mi sto sbilanciando su una delle possibili alternative o risposte. Il dubbio c’è.

Probabilmente domani dovrebbe venire mia sorella a trovarci.

Non è sicuro che domani verrà mia sorella, ma è probabile. Un po’ meno probabile è invece se usate “forse”.

Inoltre “probabilmente” vi permette di dire “molto probabilmente”, o “meno probabilmente” se volete aumentare o diminuire la probabilità e il senso di certezza, oppure vi permette anche di fare dei confronti:

– Forse viene mia sorella, meno probabilmente verrà anche mio fratello.

Se invece volete esprimere una scarsa probabilità in assoluto, una bassa probabilità di un unico avvenimento, potete usare l’avverbio “difficilmente”.

Difficilmente riuscirò ad imparare la lingua italiana entro quest’anno,

Anche questo avverbio è abbastanza flessibile e vi permette di modulare il grado di certezza:

– Non so se verrà mia madre a trovarmi oggi, meno difficilmente verrà anche mio padre.

L’avverbio “facilmente” non lo potete usare però allo stesso modo, in senso contrario. “Facilmente” è usato nella maggior parte dei casi per esprimere la facilità, il grado di facilità nel fare qualcosa, e non il grado di certezza. Se dico:

– Riuscirò facilmente a venire domani

Significa che non avrò difficoltà a venire, non incontrerò ostacoli. Mentre se dico:

Difficilmente domani riuscirò a venire

Allora state esprimendo una scarsa probabilità. È come dire:

E’ difficile che io riesca a venire domani, le probabilità che io domani venga sono scarse, sono poche.

Ecco un esempio di dialogo:

A: Domani vieni a trovarmi? Ce la fai?

B: Difficilmente ce la farò!

A: Come mai? Che problemi potresti avere?

B: Ho ancora del lavoro da terminare, ma farà il possibile!

Vedete quindi che “difficilmente” esprime una scarsa probabilità che avvenga qualcosa. Un dubbio legato al possibile svolgersi degli eventi.

Se non volete dare una risposta che sia troppo ottimistica o troppo pessimistica, “forse” potrebbe essere l’avverbio più adatto, più neutro, e ci potrebbe essere bisogno di spiegare il motivo di quel dubbio.

A: Forse non riuscirò a finire il lavoro entro domani.

B: Perché no? Che problema c’è?

A: devo ancora fare alcune cose, non ne sono sicuro.

Forse” quindi esprime un dubbio ed è abbastanza neutro.

Se invece volete essere ugualmente neutri e volete esprimere che il dubbio dipende da un particolare avvenimento che potrebbe influenzare la probabilità di quell’evento, allora la risposta è semplice:

Dipende!” Che è semplicemente una esclamazione se non si aggiunge alyro.

A: Verrai al cinema con noi domani?

B: Dipende!

A: da cosa dipende?

B: Se riesco ad uscire presto dal lavoro potrò venire senza problemi, altrimenti no.

In questo caso, dicendo “dipende” esprimete la vostra volontà di spiegare il motivo per cui avete un dubbio, e per il vostro interlocutore, per la persona con cui state parlando è più facile chiedervi il motivo: da cosa dipende? “Forse” invece è più vago, e non è detto che si vogliano spiegare le motivazioni alla base di quel “forse”.

Forse” e “dipende” sono modalità colloquiali, del linguaggio parlato comune. Li potete usare in ogni circostanza, ma spesso può esserci la necessità di esprimere qualcosa di particolare in più, qualche sentimento particolare oltre al dubbio.

Ad esempio, se volete esprimere una preferenza, un desiderio, oltre che un dubbio, potete usare “magari”, ma non come esclamazione.

A: Domani ci sarà il sole?

B: Magari!

Questa è un’esclamazione. Si vuole dire che sarebbe una bella cosa se domani ci fosse il sole.

Invece se ad esempio incontro una bella ragazza potrei dirle:

A: Che ne dici, ci possiamo rivedere?

E la ragazza risponde:

B: Magari forse un giorno…

In questo caso c’è chiaramente la volontà di esprimere un’incertezza: se tolgo il “magari”: “forse un giorno” è una risposta equivalente, ma con “magari” esprimo anche un desiderio.

Un tuo amico però potrebbe obiettare e dirti:

Secondo te la ragazza voleva veramente incontrarti? La ragazza magari stava solamente scherzando!

Ecco quindi che “magari” si può usare non solamente per esprimere un desiderio ma un dubbio e basta.

Magari lei stava scherzando, non ci hai pensato?

Il tuo amico vuole quindi dirti che una possibilità è che la ragazza stesse scherzando: “magari stava solamente scherzando”.Magari” quindi può essere solamente un altro modo per esprimere un dubbio e a volte può essere tutt’altro che un desiderio.

Vi faccio un altro esempio:

Domani ho un appuntamento con la stessa ragazza di prima, ma non sono sicuro che verrà, poi magari è fidanzata, non so…

In questo caso “poi magari è fidanzata” non esprime certamente un desiderio da parte di chi parla, ma semplicemente una possibilità, che sarebbe, tra l’altro, poco desiderabile! La vera speranza è che la ragazza non sia fidanzata.

Posso usare in questo caso anche: addirittura o perfino:

poi è addirittura fidanzata, non so…

– poi potrebbe perfino essere fidanzata, non so…

Bene, adesso vi devo dire che ci sono anche dei modi velocissimi e informali per esprimere un dubbio: mah, boh, ehm, uhm, non si sa, modalità che posso anche usare prima di esprimere il mio dubbio:

A: Verrà all’appuntamento secondo te?

B: Mah, non so!

B: Boh, chi lo sa!

B: ehm, vedremo, non so dirti…

B: uhm… sai che non ne sono così sicuro!

B: non si sa, vedremo

In questi casi però è sempre molto informale. Non usate queste forme di dubbio con persone che non conoscete.

Andiamo oltre:

Dei sinonimi di “forse” ma un po’ più eleganti sono “può darsi” e “può essere”. In questi casi spesso si aggiunge qualcosa dopo.

Può darsi che la ragazza non venga all’appuntamento

Può essere che decida di non venire.

Queste due forme, oltre a richiedere (ma non è obbligatorio) l’uso del congiuntivo (venga, decida) si usano per presentare una possibilità residuale, quindi meno probabile, piuttosto che per esprimere semplicemente un dubbio.

– Forse la ragazza verrà, ma alla fine può anche essere che decida di non venire, magari per paura!

– Probabilmente sarò promosso all’esame di italiano, ma può darsi che io faccia degli errori e quindi sarò bocciato!

C’è quindi un dubbio e ci sono varie possibilità: il dubbio lo esprimo bene con forse, o probabilmente, e poi esprimo alcune alternative meno probabili ma ugualmente possibili, usando appunto “può darsi” e “può essere”.

Certo, se sto scrivendo una email professionale, o un parere tecnico o istituzionale, queste non sono delle formule adatte.

Per esprimere delle alternative possibili ma sempre meno probabili ho dei termini più professionali, senza dubbio.

Ad esempio, se una ditta ha spedito del materiale ad un cliente e non sa esattamente quando arriverà a destinazione (quando “sarà in consegna”), ci sono formule adatte per porre un dubbio e presentare ipotesi meno probabili. Ascoltate cosa potrebbe dire la ditta al cliente:

Gentile cliente,

Il materiale è stato spedito in data odierna.

Presumibilmente sarà in consegna domani stesso, probabilmente in tarda mattinata ma non è esclusa una consegna tardiva il giorno successivo.

Vedete che in questo caso tutto il linguaggio è diverso: cominciamo da presumibilmente, che è certamente una formula più educata e professionale rispetto a “forse” o “magari”. Presumibilmente significa: “si presume”, cioè si immagina, si può presumere, si può presupporre:

E’ presumibile che la merce sia in consegna domani stesso,

Sto quindi dicendo che è immaginabile, è ipotizzabile, si può immaginare a priori, se tutto andrà bene, secondo la nostra esperienza, cioè come avviene solitamente. Non c’è certezza. Questa è una modalità molto adatta alle comunicazioni aziendali.

Si può anche dire che, parlando di politica:

I due partiti politici è presumibile che giungano facilmente a un accordo entro la settimana.

È più o meno come dire “probabile” o “molto probabile”, ma “presumibilmente” è più adatto sicuramente alle comunicazioni professionali.

Notate che possiamo usare “che” (è presumibile che) oppure diciamo “presumibilmente” al posto di “è presumibile che” e usiamo il congiuntivo o il futuro.

E’ presumibile che la merce sia in consegna domani (uso il congiuntivo preferibilmente).

Presumibilmente la merce sarà in consegna domani (qui devo usare il futuro)

Non è banale l’uso del congiuntivo: “forse” e “probabilmente” vogliono il futuro:

Forse il materiale sarà consegnato domani

Probabilmente domani arriveremo tardi all’appuntamento.

Anche “presumibilmente” vuole solo il futuro, ma “è presumibile che” vuole il congiuntivo preferibilmente, ma non è obbligatorio.

Una buona alternativa professionale è anche “possibilmente”.

Possibilmente il materiale sarà a sua disposizione domani stesso

Anche possibilmente vuole il futuro. È una formula molto cordiale, che esprime un dubbio in modo professionale: Possibilmente significa “per quanto è consentito dai mezzi o dalle circostanze”. È quasi certo, è quasi sicuro, ma c’è un margine di incertezza ancora, che dipende da qualcosa che non possiamo prevedere, come un inconveniente o un cambiamento non prevedibile. Possiamo anche dire:

Ci sono ottime possibilità che il materiale sia consegnato puntualmente

Anche in questo caso si deve usare preferibilmente il congiuntivo. È come dire che il materiale arriverà a destinazione se tutto andrà come previsto, senza inconvenienti. Poi nella frase precedente si diceva:

Non è esclusa una consegna tardiva il giorno successivo

Non è esclusa”, riferita alla consegna, serve a presentare una possibilità, seppur meno probabile. “Può darsi” e “può essere” non sono adatti per comunicazioni commerciali. Anche “non è detto che” non è molto adatto:

non è detto che non ci sarà/sia una consegna tardiva;

E’ questo un modo equivalente ma meno indicato, più informale. Sicuramente molto meglio scrivere “non è escluso” o meglio ancora “non è da escludere”:

Non è da escludere una consegna tardiva il giorno successivo

Se volete, in ambito sempre professionale, o quantomeno più cordiale, da usare con persone che non si conoscono, si possono usare anche altre modalità per completare la frase ed evitare ripetizioni.

Ad esempio se una persona ha un problema telefonico, potrebbe lamentarsi con la compagnia telefonica e in seguito a questa lamentela, la ditta (l’azienda, la compagnia telefonica) potrebbe ad esempio rispondere in questo modo:

Gentile cliente,

La sua richiesta è stata elaborata.

Presumibilmente verrà contattato domani stesso da un nostro tecnico, che eventualmente potrebbe recarsi presso la sua abitazione per fare un controllo all’apparecchiatura telefonica.

All’occorrenza, se il problema dovesse persistere, le potremmo proporre una sostituzione dell’apparecchio telefonico senza ulteriori oneri a suo carico.

Anche in questo caso, vedete che il linguaggio è assolutamente particolare, e sicuramente più complicato da comprendere.

La ditta non è sicura di alcune cose:

1) non è sicura che riuscirà a trovare un tecnico che il giorno successivo potrà contattare il cliente: “presumibilmente verrà contattato domani stesso” scrive l’azienda. Ci sono quindi ottime possibilità che il cliente venga contattato domani stesso. “Domani stesso” è una modalità che sottolinea la velocità dell’intervento: “interverremo domani stesso”, cioè già domani.

2) E la ditta non è sicura neanche che il tecnico riuscirà a risolvere il problema senza recarsi presso l’abitazione del cliente. Infatti il tecnico eventualmente potrebbe recarsi presso la sua abitazione per fare un controllo all’apparecchiatura telefonica”, eventualmente, cioè potrebbe accadere, è una possibilità. Non c’è la certezza però. “Eventualmente” significa “nell’eventualità”, cioè “se dovesse essere necessario”, “se dovesse servire”. Si tratta di possibilità con una bassa percentuale di realizzazione, ma è il caso di citarle comunque per l’azienda.

3) C’è poi una terza incertezza: “All’occorrenza, se il problema dovesse persistere, le potremmo proporre una sostituzione dell’apparecchio telefonico senza ulteriori oneri a suo carico.

Siamo quindi di fronte alla terza incertezza della ditta. Non è detto che il tecnico riuscirà a risolvere il problema, quindi, “all’occorrenza”, cioè “se occorre”, “se sarà necessario”, potremmo sostituire il telefono.

Vedete che ci sono diverse modalità di esprimere incertezze, formali o colloquiali.

Se non vogliamo essere molto formali, e addirittura neanche usare parole particolari come “forse”, e “magari” possiamo anche semplicemente utilizzare dei verbi semplici, verbi come “potere” o “dovere” al condizionale:

– Domani mia madre potrebbe venire con noi al mare

– Domani mia madre dovrebbe venire con noi al mare

Potrebbe darsi che domani mia madre venga al mare con noi

Anche credere, immaginare, ipotizzare, sembrare, parere, dubitare sono altri verbi molto usati, per i dubbi. Dovete solamente stare attenti ad usare l’indicativo, il futuro, il congiuntivo e il condizionale nel modo giusto.

Se ad esempio domani c’è in programma un esame universitario:

A: Credo che domani avrò alcune difficoltà a passare l’esame

B: Hai un esame domani? Davvero? Immagino che sarai molto nervoso!

A: Eh sì, ma dubito che riuscirò ad essere promosso

B: Sembri sicuro di essere bocciato, come mai?

A: Perché pare che ultimamente io sia molto sfortunato con gli esami.

Attenzione con “parere” e “sembrare”, perché questi verbi impersonali, nella forma condizionale manifestano un dubbio più marcato rispetto all’indicativo.

L’indicativo è meno dubitativo, il condizionale invece di più.

Dopo aver fatto l’esame, superato brillantemente, potrei dire:

Parrebbe che tu abbia studiato molto a giudicare dall’esito dell’esame!

Sembrerebbe che tu sia molto bravo a gestire la tensione dell’esame!

Perrebbe, sembrerebbe, esprimono un dubbio più di quanto lo facciano “pare” e “sembra”, all’indicativo, che invece danno una maggiore certezza in quello che si è visto o verificato.

Pare che il tuo amico d’infanzia sia diventato ora un bravo medico

Una frase di questo tipo esprime più un’informazione che un dubbio: “Pare”, cioè “sembra”, “mi risulta” che il tuo amico sia diventato un medico. Forse l’ho sentito da un amico comune, forse me l’ha detto qualcuno che lo conosce. Ci sono comunque moltissime possibilità che sia così, che questa sia la verità.

Invece:

Parrebbe che tu abbia studiato molto a giudicare dall’esito dell’esame!

Significa che l’impressione che si ha, giudicando da quello che ho visto, è che tu abbia studiato molto, e che quindi non capisco il motivo dei dubbi che avevi: come mai eri preoccupato? Sembravi preparato, rispondevi alle domande senza problemi, eri tranquillo: parrebbe, (sembrerebbe) che le tuE preoccupazioni fossero esagerate, a giudicare da come è andato l’esame. Sbaglio?

Vediamo adesso l’avverbio “chissà”, che si usa come esclamazione secca: chissà! (cioè chi lo sa!)

Oppure si usa quando vogliamo dire qualcosa di cui non siamo sicuri, con un tono simile ad una esclamazione.

A: Verrà domani tuo fratello al cinema con noi?

B: Chissà! Deve finire i compiti prima, vedremo!

A: Chissà se riuscirà a finire i compiti tuo fratello

B: Difficile che ci riesca, ma chissà che non riesca a farlo invece!

Chissà, chissà se, chissà che. Tutte forme uguali? No. Perché “chissà” da solo, è una esclamazione. “Chissà se” esprime curiosità oltre che dubbio:

Chissà se Giuseppe è poi riuscito a superare l’esame

Chissà che” invece esprime più una speranza, oppure una mancata conoscenza di un fatto:

Chissà che alla fine non riesca anche lui a diventare un buon medico

La curiosità emerge bene anche in alcune espressioni tipo:

che riesca a diventare medico anche lui?

E se riuscisse a diventare medico anche lui?

Si usa il congiuntivo come vedete.

Bene. Ora vediamo l’avverbio quasi e l’avverbio forse. Forse lo abbiamo già visto ma hanno molte cose in comune.

Infatti a volte si può raddoppiare l’avverbio: forse forse, quasi quasi.

Quando possiamo usare questa modalità?

Sempre quando abbiamo dei dubbi, ma prima in realtà non ne avevo. Ora invece ho dei dubbi, ma adesso la situazione sta migliorando. I dubbi sono positivi! Ora c’è una speranza che prima non c’era.

Allora se ad esempio ammettiamo di essere in discoteca, ho 18 anni e sto ballando:

C’è una ragazza molto carina, troppo carina, bellissima. Sembra irraggiungibile per me, io sono un ragazzo timido, normale, per me è troppo bella, figuriamoci se a quella ragazza posso piacere io, che non sono sicuramente alla sua altezza. Neanche mi guarda, sono sicuro di questo.

Ad un certo punto però la ragazza mi sorride, si avvicina, balla insieme a me… sembra che provi piacere a stare vicino a me. Allora io posso pensare: hei, ma allora le piaccio!

Quasi quasi ci provo…

Ecco, “quasi quasi ci provo”, o “forse forse ci provo”, sta ad indicare che qualcosa è cambiato, e adesso comincio ad avere dei dubbi. Ora c’è speranza che io abbia qualche possibilità!

Ecco, in questi casi possiamo duplicare l’avverbio quasi o forse, per dire che le speranze aumentano:

Esce il sole! Quasi quasi me ne vado al mare stamattina!

Si tratta sempre di cose piacevoli in questi casi.

Mi sto annoiando ad una lezione e allora sbuffo….

Quasi quasi me ne vado!

Vedo una bella macchina e penso:

Quasi quasi me la compro! Forse forse me la compro!

Faccio ora un’ultima considerazione sul condizionale, che come saprete serve generalmente per indicare un evento che può accadere solo a condizione che se ne verifichi prima un altro, tipo: Se avessi fame mangerei.

Serve anche per esprimere dubbi, come abbiamo già visto prima, ed è più dubitativo dell’indicativo. Lo usano molto anche i giornalisti, per indicare che hanno dei dubbi su una certa notizia, o meglio, non vogliono far sembrare che la loro notizia sia stata verificata da loro.

Quindi dicono ad esempio:

L’assassino sarebbe una donna!

Le elezioni sarebbero state truccate!

Non si hanno le prove, la certezza assoluta di queste notizie, ma sembra sia così, questo è quello che sembra dalle prime analisi.

Ci sono infine alcune frasi da spiegare, espressioni idiomatiche che riguardano i dubbi che spieghiamo velocemente. La prima riguarda proprio il condizionale:

il condizionale è d’obbligo, espressione che nasce proprio per indicare che se abbiamo un dubbio dobbiamo obbligatoriamente usare il condizionale: dovrebbe essere così! Ad esempio.

L’assassino sarebbe una donna! Bisogna usare il condizionale, altrimenti si esprime una certezza: l’assassino è una donna.

Poi vale la pena di ricordare:

Nutrire dei dubbi, che è una modalità molto elegante di dire che ci sono dei dubbi su una questione, e:

Fugare dei dubbi, che invece esprime la volontà di far sparire i dubbi, di fugarli, eliminarli.

Questo è tutto ragazzi, se avete dubbi ascoltate nuovamente l’episodio. Un saluto.

Donazione personale per italiano semplicemente

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€10,00

Il segno dell’Ariete – introduzione

Audio (estratto di 5 minuti)

Descrizione

Buongiorno ragazzi e benvenuti nell’oroscopo di Italiano Semplicemente.

Oggi tocca all’Ariete. Scopriamo le sue caratteristiche:

  • Forza, coraggio, irrazionalità, irruenza e impulsività
  • Entusiasmo e scarsa capacità di riflessione
  • Organizzato, creativo, poco capace ad uniformarsi
  • Coraggioso ed a volte egoista
  • Impetuoso, poco razionale, eccessivo
  • Precipitoso, accentratore, comandante, organizzatore, gestore
  • Con spirito di iniziativa, temerario
  • con sprezzo del pericolo
  • Poco diplomatico
  • Con poco tatto ma spontaneo
  • Poco riflessivo ed incapace di tenere rancore
  • Gli manca la mezza misura
  • Orgoglioso, fedele ma libero

Chiedi di far parte all’associazione culturale Italiano Semplicemente per leggere, ascoltare e commentare l’episodio completo con gli altri membri dell’associazione

Tra l’altro

Audio

Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi vediamo una locuzione avverbiale utilizzatissima dagli italiani

La locuzione avverbiale di cui vi sto parlando è “tra l’altro”. Con questo episodio vorrei inaugurare una nuova tipologia di episodi. So che molti di voi amano gli episodi molto brevi quindi voglio andare incontro a queste persone: episodi brevi quindi, 10 minuti o giù di lì, dedicati non alle espressioni idiomatiche, che richiedono più tempo, ma a questi gruppi di parole che appartengono al linguaggio comune, e che si usano sempre, in ogni frase e discorso, che servono a vari scopi.

Le locuzioni avverbiali sono semplicemente gruppi di parole che insieme hanno la funzione di un singolo avverbio. Ci sono moltissime locuzioni avverbiali. Tra l’altro è una di queste. “a poco a poco” è un’altra, solo per farvi un secondo esempio. Solitamente potete sostituire queste locuzioni con un solo avverbio.

Gli stranieri hanno spesso difficoltà anche con queste cose, quindi è bene fermarci su queste locuzioni, queste piccole frasi, per evitare che facciate inutili giri di parole quando magari è sufficiente inserire una locuzione avverbiale.

Allora, “tra l’altro” è appunto una di queste lucuzioni. Questa locuzione di oggi è formata da tre parole, la prima è “tra”, la seconda è “lo”, e la terza è “altro”. Naturalmente lo+altro diventa: l’altro: l’apostrofo su la L indica un’elisione, che evita di scrivere e di dire “tra lo altro”, che suona malissimo, e, al posto della lettera “o”, viene usato l’apostrofo.

Notate bene anche che si scrive con tre parole, tra l’altro quando si pronuncia, può sembrare che la parola sia solamente una, mentre invece sono ben tre parole. Solitamente si pronuncia come se fosse un’unica parola, ma potete anche pronunciare tra l’altro scandendo le singole parole. Non fate un errore se fate questo.

Cosa significa tra l’altro? Tra l’altro significa: oltre a tutto, oltre al resto, fra le altre cose.

In pratica, se state facendo un discorso e state dando un vostro parere su qualcosa, state cioè dando una valutazione, o state motivando una vostra affermazione, state esprimendo il vostro giudizio, ebbene per fare questo volete giustificare quanto state dicendo. Faccio questo perché… dico questo perché… la penso in questo modo in quanto… Il mio pensiero è questo infatti…

Insomma state spiegando qualcosa, e ad un certo punto volete aggiungere alcune informazioni. Le informazioni che volete aggiungere, in particolare, non sono tutte quelle possibili, non sono un elenco preciso e dettagliato. Quello che volete fare è aggiungere delle informazioni in più, una o più di una, in modo non esaustivo, e spesso quello che aggiungete rafforza, rende più forte, o giustifica quello che state dicendo, in modo discorsivo, senza puntualizzare troppo.

Ho detto che “tra l’altro” (o “fra l’altro”, con la “f”) significa oltre a tutto, oltre al resto, fra le altre cose.

Se ad esempio dico (provate a ripetere le frasi che dico):

I miei alunni mi accusano, tra l’altro, di parlare troppo velocemente.

In questo caso sto semplicemente indicando una delle cose di cui sono accusato dai miei alunni. Loro dicono ad esempio che parlo troppo velocemente. Magari hanno anche altri motivi per contestarmi, per criticarmi, ma non li dico tutti. Ne cito solamente uno: parlo troppo velocemente.

Quindi potrei dire:

I miei alunni, tra le altre cose, mi accusano di parlare troppo velocemente;

I miei alunni, oltre al resto, mi accusano di parlare troppo velocemente;

I miei alunni, a titolo puramente esemplificativo ma non esaustivo, mi accusano, di parlare troppo velocemente.

Quest’ultima è una modalità molto formale di esprimere lo stesso concetto. Questo probabilmente non è l’esempio adatto per questa espressione ma ritenevo fosse importante citarvi anche questa modalità: a titolo esemplificativo, o a titolo di esempio (meno formale), ma non esaustivo, cioè non voglio essere esaustivo, non voglio dire tutti i motivi per cui si lamentano i miei alunni. Uno di questi, tra l’altro, è che parlo troppo velocemente.

Quest’ultima formula si usa nei contratti, negli accordi tra aziende, nelle comunicazioni tra istituzioni eccetera. Molto formale ma molto elegante anche.

Altro esempio:

Gli Stati Uniti hanno deciso di bombardare la Siria, tra l’altro senza darne alcun preavviso.

Quindi in questo caso “tra l’altro” è usato per sottolineare la gravità del fatto. È grave che gli Stati Uniti abbiano preso questa decisione di bombardare la Siria, oltretutto (ecco l’avverbio, in questo caso, che può sostituire la locuzione tra l’altro), tra le altre cose, senza dare preavviso di questo attacco. L’attacco è stato fatto senza avvisare, quindi la cosa è abbastanza grave.

Ultimo esempio: ho 7 anni e ho appena picchiato la mia sorellina Laura, di 5 anni. Sto allora cercando di convincere mia madre che se ho picchiato Laura è solamente perché lei mi aveva provocato. Allora dico a mia madre:

Mamma, ho picchiato Laura perché lei mi aveva offeso, mi aveva detto che ero uno stupido, e tra l‘altro non è neanche la prima volta che lo dice. Anche ieri me lo ha detto.

Quindi anche ora sto aggiungendo un’informazione importante: non solo Laura mi ha offeso, ma, tra le altre cose, non è la prima volta che Laura mi dà dello stupido.

Questa informazione vuole rafforzare il mio discorso, perché io voglio convincere mia madre della correttezza del mio comportamento, o quantomeno che entrambi siamo colpevoli.

Tra le altre cose, Laura mi insulta continuamente;

Oltretutto, Laura mi guarda anche male;

Tra l’altro io non volevo farle male;

Tra l’altro anche lei mi ha dato un calcio sai mamma?

L’espressione la potete quindi sostituire con un solo avverbio e spesso anche con altre locuzioni molto simili, come ad esempio “del resto”, che è un’altra locuzione che vediamo la prossima volta. Non voglio confondervi le idee.

 

 

30 – I verbi professionali: CASSARE

Il commento audio di Ulrike, membro dell’associazione

Trascrizione

CASSARE è veramente un verbo particolare, che è stato scelto perché fa parte di quella categoria di verbi che potremmo inserire nella categoria “burocratese”, quel linguaggio pseudo-tecnico che si usa molto nelle comunicazioni di lavoro.

Non possiamo parlare di cassare come un verbo formale. Il problema è che la maggior parte di voi, dei membri dell’associazione, in realtà, non l’avrà mai sentito prima d’ora. Quello che potrebbe venire in mente è che cassare abbia un legame con la cassa…. (continua)

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Il file MP3 da ascoltare e scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”.

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