Protetto: Il segno dei Gemelli

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Annunci

Il mate (ripassiamo 30 espressioni idiomatiche)

Audio

Trascrizioni

Giovanni: Buon giorno ragazzi.

Nell’episodio di oggi ripassiamo qualche espressione italiana e lo facciamo parlando del MATE, una tipica bevanda argentina. È molto diffusa anche in Paraguay, in Uruguay e in Brasile.

mate_immagine

Questo episodio è un modo per ringraziare tutte le persone argentine che hanno fatto una donazione a favore di italiano semplicemente. Non sarò solo oggi a parlare. Ho una sorpresa per voi. Mi farà compagnia un argentino, un vero argentino, Javier. Lui meglio di me potrà pronunciare le parole più tecniche.

Di tanto in tanto io e Javier in questa puntata di italiano semplicemente utilizzeremo una espressione tipica italiana (lo faremo 30 volte) e inserirò ogni volta un collegamento ipertestuale (cioè un link) nell’articolo per chi abbia voglia di leggere o ascoltare la spiegazione delle singole espressioni.

Inoltre vedremo alcuni termini e verbi molto particolari.

E lo faremo finché non sarete stanchi, finché non starete alla frutta. Questa è la prima delle trenta espressioni che ripassiamo oggi. Le riconoscete per via del link nella trascrizione.

Il mate dunque è una tradizionale bevanda argentina. Si tratta di un infuso. Un infuso è appunto una bevanda, e significa versato sopra, versato dentro o immerso in un liquido. Anche il tè e la camomilla sono due infusi ed esempio, i più diffusi in Italia.

Il mate fa parte quindi della tradizione argentina. Ma perché si chiama così?

Curioso che la più diffusa tradizionale bevanda argentina abbia un nome che in spagnolo significhi compagno. Forse perché il rituale del mate crea il clima perfetto per lunghe conversazioni e anche se soli questo è un buon compagno per le persone che vogliono semplicemente pensare o ingannare semplicemente il tempo.

Se devi stare a casa da solo tanto vale stare bene. Ho saputo che in America del sud le persone sono mediamente più felici che altrove nel mondo. Forse è merito anche del MATE.

Vediamo un po’ la preparazione: È una bevanda che si fa con le foglie secche e sminuzzate della pianta Yerba Mate, un arbusto.

Sminuzzare significa tagliare in pezzi molto piccoli, in pezzi minuti, cioè piccoli. Si comincia a tagliare e a furia di tagliare le foglie alla fine diventano quasi una polvere. Ho detto pezzi minuti. Questo aggettivo è particolare perché si usa anche per le persone, quando si descrive una persona minuta, cioè piccola, ma non bassa, piuttosto dalla piccola corporatura. Ma le cose che possono essere sminuzzate sono normalmente le erbe e le cose che si usano in cucina.

Allora come si prepara questa bevanda? Per prima cosa si raccolgono le foglie della pianta che poi vengono fatte essiccare per molte ore. In questo modo diventando foglie secche.

Essiccare significa proprio far diventare secche e il fenomeno si chiama essiccazione.

Poi le foglie secche vengono spezzettate in modo tale che possano essere utilizzate facilmente per preparare l’infuso.

Infine queste foglie, sminuzzate cioè spezzettate, si sottopongono ad una lieve torrefazione che le rende maggiormente aromatiche.

La torrefazione, anche detta tostatura è un processo di arrostimento, che sottopone qualcosa, come delle foglie, ad elevata temperatura, in maniera tale da disidratarle, cioè togliere l’acqua. Potremmo dire asciugare le foglie fino all’essiccatura.

La torrefazione è un processo utilizzato anche per la preparazione del tabacco (in quei caso si fa per diminuirne il contenuto di nicotina).

Preparare la yerba mate nella gran parte delle case argentine è un vero e proprio rito, un po’ come da noi in Italia preparare il caffè. Un momento di piacere da trascorrere in compagnia. Cosa meglio del MATE come compagno? Il nome parla da solo in effetti.

Javier: La Yerba si usa, cioè si beve in due modi diversi. Possiamo quindi optare per due diverse possibilità di preparazione:

1) Mettere le foglie secche (1 cucchiaio per ogni tazza) in un contenitore e lasciare le foglie secche in infusione per alcuni minuti in acqua bollente. Lasciare in infusione significa lasciare immerse nell’acqua, in modo che l’acqua si impregni del sapore delle foglie. Poi si deve fíltrare (lo stesso procedimento che si usa per fare il tè). Si usa ovviamente un filtro. E questo è il modo di preparare il “Mate Cocido”.

2) La yerba mate si mette in un apposito contenitore chiamato “mate”, come la bevanda. C’è una cannuccia apposita chiamata bombilla dalla quale sorseggiare con calma la bevanda calda senza necessità prima di filtrarla. Sorseggiare significa bere un sorso alla volta, e sorseggiare si usa per indicare il piacere che si prova quando si assapora qualcosa. Infatti quando non si vuole sentire il sapore di una bevanda perché ad esempio non ci piace allora o non la beviamo, oppure la beviamo molto velocemente, senza sorseggiarla, senza assaporarla quindi.

Questa seconda modalità di preparazione é la forma piu utilizzata ed é il mate propriamente detto.

La Yerba mate ha un sapore amaro e un odore molto caratteristico. Il suo gusto è accostabile a un piatto dolce, tanto quanto ad uno salato.

Il suo gusto è accostabile, cioè si accosta bene, si sposa bene sia con piatti dolci che salati.

Giovanni: Evidentemente non c’è quindi un piatto ideale, un piatto per cui possiamo dire che è la morte sua, che si sposa cioè perfettamente con il mate.
Si dice che questa bevanda abbia enormi benefici energetici e stimolanti. Javier che ne pensi? Cosa serve per fare la Yerba Mate?

Javier: Per la preparazione del mate bisogna avere a disposizione:
• un mate, come abbiamo detto prima, ovvero un apposito recipiente realizzato con una zucca, oppure può essere di metallo, di ceramica o di legno, ed il mate viene usato sia per preparare l’infuso, sia per berlo. Quando si compra un mate nuovo è necessario che venga “curato“, o “trattato” prima di essere utilizzato onde evitare odori indesiderati della bevanda.

Per curare il mate bisogna riempirlo di erba, versarvi acqua calda e lasciarlo in infusione per una intera giornata. Il giorno successivo si svuota il mate e si ripete il procedimento; la stessa cosa va fatta molti giorni, meglio se per una settimana di fila. In questo modo il mate si impregna del sapore dell’erba ed elimina sapori estranei.

Il mate si impregna cioè assorbe il sapore dell’erba e quindi prende il suo sapore.

• un altro elemento necessario è poi la “bombilla”, cioè si è detto una specie di cannuccia di metallo che da un lato ha l’imboccatura, (dal lato che va in bocca) e dal lato opposto c’è un filtro per impedire alle foglie di erba mate di entrare nella cannuccia stessa.

Il filtro può essere costituito semplicemente da una chiusura bucherellata, cioè piena di buchi, di piccoli buchi. Notate che una cosa bucata ha un solo buco, ragion per cui se una cosa ha invece molti piccoli buchi si dice che è bucherellata e non bucata.

• ovviamente abbiamo bisogno dell’yerba mate può essere preparata “con palo” (con il picciolo) o “sin palo” (senza picciolo). Il picciolo è la parte della pianta che unisce la foglia alla pianta stessa. Esiste anche il picciolo della mela, della pera, delle ciliegie e in generale per la frutta. Ma evidentemente possiamo parlare anche del picciolo per le foglie.

Ebbene, l’erba con palo ha un sapore più deciso e più amaro; l’erba sin palo ha un sapore invece più morbido. Evidentemente questo picciolo ha un sapore amaro.

• serve anche un recipiente dove scaldare l’acqua, cioé quella che in Argentina ai chiama la “Pava”. (In Italia useremmo una banale pentola).

•poi si usa anche un contenitore termico, per mantenere calda l’infuso per tutta la durata della mateada (cioè la bevuta del mate).

Una curiosità, esiste il verbo “Cevar”. “Cevar Mate

Cebar mate è l’espressione tipica che significa “preparare il mate e servirlo”; si tratta di un vero e proprio rito, una tradizione ed è una procedura guidata dal cebador.
Dopo essere stato riempito d’erba, il mate viene tappato con la mano. Si mette la mano sopra quindi e poi viene agitato il mate e capovolto, a testa in giù. In questo modo sul palmo della mano con cui viene tappato si deposita della polvere che va eliminata. Questa è una cosa molto interessante.

Poi vi viene versata sopra l’acqua calda, ma attenzione perché l’acqua non deve mai bollire. L’acqua va versata poi sempre nello stesso punto, in modo da inumidire solo una parte delle foglie di mate e lasciarne asciutta un’altra parte.

Nel punto in cui si è versata l’acqua si inserisce la bombilla, che non andrà mai spostata in seguito.

Giovanni: Bene, un procedimento non troppo facile mi sembra. Io mi incasinerei facilmente. E comunque meglio spiegare tutte le istruzioni attentamente, non sia mai alcuni argentini si lamentino per come abbiamo spiegato la preparazione. Cercherò di farlo senza meno.  Con l’aiuto di Javier.

Javier: Il cebador comunque beve per primo il mate, aspirando l’infuso con la bombilla fino ad esaurirlo e provocare anche il tipico rumore che fa una cannuccia quando finisce il liquido aspirato.

Giovanni: Evidentemente questo non è giudicato come sbagliato, non rappresenta una cosa che non si fa perché è maleducazione. In Italia infatti sin da piccoli ci insegnano che fare rumore succhiando con la cannuccia è una cosa che non va fatta perché è indice di maleducazione. Ma del resto ogni paese ha la sua cultura, bisogna prenderne atto senza giudicare.

Javier: A questo punto, una volta che il cebador ha bevuto si aggiunge altra acqua e il cebador passa il mate a chi è seduto alla sua sinistra che lo beve a sua volta fino in fondo e lo restuisce al cebador, che aggiunge altra acqua e lo passa al secondo invitato, poi al terzo, e cosí via.
Si continua così facendo circolare il mate anche per ore.

Le foglie inizialmente lasciate asciutte sono una specie di riserva: quando le prime foglie sono ormai esaurite, si bagnano le seconde per continuare la mateada e il cebador potrà anche spostare la bombilla nel nuovo punto di infusione. Alla fine la yerba mate sarà interamente sfruttata: si tratta ormai di mate lavado (“cioè di mate lavato, slavato”).

Giovanni: ma il mate è amaro o dolce Javier?

Javier: Il mate si puo bere sia amaro che dolce, aggiungendo ovviamente zucchero all’acqua o direttamente nel recipiente.

Giovanni: ah ottimo!

Grazie Javier di aver soddisfatto questa mia curiosità. Javier è un membro dell’associazione italiano semplicemente e solo grazie a lui è stato possibile realizzare questa puntata speciale. Avete sentito che Javier parla molto bene l’italiano.

Adesso però la mia curiosità è aumentata e dovrò chiedere assolutamente a qualche argentino di farmi assaggiare questo mate. Lo farò non appena me ne capiterà uno a tiro. Javier se n’è già andato purtroppo!

Tra l’altro mi é venuto un desiderio esagerato anche di prepararlo oltre che di assaggiarlo!

Ci proverò a cercare qualcuno che me lo faccia assaggiare, almeno. Tentar non nuoce. Male che va proverò a prepararlo da solo acquistando il mate personalmente sperando che il prodotto finale non lasci a desiderare. Al che io diventerò molto triste, in questo caso, e la qualità degli episodi di italiano semplicemente peggiorerà di conseguenza, con buona pace dei visitatori stranieri che vogliono imparare l’italiano. Ed allora, a quel punto, qualcuno forse mi regalerà il mate di migliore qualità. Speriamo!

Forse qualcuno mi dirà che ci vuole una certa faccia di bronzo per chiedere dei regali, ma questo era l’unico modo di usare questa espressione. Comunque stavo scherzando, infatti credo che assaggerò il mate quando andrò in Argentina un giorno: Vuoi mettere? Sarà tutta un’altra emozione.

Bene, siamo al capolinea di questo episodio. Spero vi sia risultato utile.

Almeno ora, voi come me, conoscete vita, morte e miracoli del MATE.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Se la canta e se la suona

Audio

Trascrizione

Buongiorno fedeli amici di italiano semplicemente.

Benvenuti in questa nuova puntata di italiano semplicemente, una nuova frase idiomatica: se la canta e se la suona.

Un po’ complicata sembra ma in realtà è molto semplice.

Cominciamo dalle parole. Le parole più importanti sono “canta” e “suona” , che vengono dai verbi cantare e suonare.

Cantare cioè emettere suoni attraverso la bocca e precisamente attraverso le corde vocali, che si trovano nel nostro corpo e ci aiutano ad emettere tutti i suoni. Cantare è ovviamente un’arte e i cantanti sono degli artisti, perché creano qualcosa, come gli artigiani, parola molto simile, che però producono solitamente oggetti con le mani.

Suonare invece, sebbene rientri nella stessa categoria delle arti, è un’attività diversa. In questo caso non si usano le corde vocali ma gli strumenti musicali. Gli strumenti musicali quindi ci permettono di suonare alla stessa stregua in cui le corde vocali ci permettono di cantare.

Di solito il cantante canta e un’altra persona o più persone suonano. Tutti insieme possono formare un gruppo musicale, dove ognuno ha il suo ruolo. Il chitarrista suona la chitarra, il pianista suona il pianoforte, il bassista suona il basso, ed il cantante canta.

Però attenzione perché esistono anche alcuni artisti che si distinguono per la loro ecletticità. Gli artisti eclettici sanno fare un po’ di tutto, e spesso cantano e suonano nello stesso momento.

Edoardo Bennato ad esempio, un famoso cantautore Italiano mentre canta riesce a suonare la chitarra e l’armonica a bocca nello stesso tempo. Un vero artista eclettico.

Edoardo Bennato così come altri artisti nel mondo cantano e suonano. Non hanno bisogno di altre persone. Fanno tutto da sole.

Perché vi sto dicendo questo?

Perche la frase di oggi è “se la canta e se la suona“. Ma c’è qualcosa di diverso e particolare in questa frase: se la canta e se la suona. Ho usato non il verbo cantare e suonare ma i verbi cantarsela e suonarsela.

Si tratta di due verbi che derivano da cantare e suonare ovviamente, ma si trovano nella forma pronominale. Niente paura comunque. Abbiamo fatto un episodio su questi verbi se volete approfondire la questione. Comunque in breve cantarsela e suonarsela si riferiscono a se stessi.

Ci sono molti verbi di questo tipo.

Per capire il significato ad esempio vediamo “mangiarsela” che deriva dal verbo mangiare.

Se io mangio una arancia posso dire:

Io me la mangio

Tu le ta mangi

Eccetera.

Vuol dire che sto usando il verbo mangiare nella forma pronominale. Sono io che mangio l’arancia. Io quindi me la mangio.

Quindi potrei dire allo stesso modo:

Io me la canto e me la suono

Tu te la canti e te la suoni

lui se la canta e se la suona

Lei se la canta e se la suona

Noi ce la cantiamo e ce la suoniamo

Voi ve la cantate e ve la suonate

Loro se la cantano e se la suonano

Vediamo adesso il significato.

Vi ho parlato di un gruppo musicale prima, per farvi pensare ad una serie di attività che solitamente sono svolte da più persone. Ebbene, se invece una persona fa tutto da sola posso dire che questa persona “Se la canta e se la suona”.

Non sto parlando di musica però. Il senso è figurato. Quando una persona fa un’attività tutto da sola senza l’aiuto di nessuno, possiamo usare questa espressione. Se la canta e se la suona.

Dobbiamo però spiegare bene, perché questa cosa non è certamente una cosa positiva per la persona di cui si parla.

Quando si usa questa espressione vogliamo dire infatti che la persona che se la canta e se la suona non dovrebbe far tutto da sola. Chi fa questo lo fa perché si approfitta di una situazione vantaggiosa, trae vantaggio dal fare tutto da solo. La cosa più importante è però che questa persona ha tutto il potere. Non lo condivide con nessuno. Non lascia che nessun altro divida il potere con lui.

Allora quando possiamo usare questa espressione?

Si tratta ovviamente di una simpatica espressione idiomatica, informale ma come ho detto suona come un’accusa. Scusate il gioco di parole.

Ad esempio:

Un dittatore posso dire che nel proprio paese se la canta e se la suona, perché tutte le decisioni passano attraveso di lui. Questi accade in tutte le dittature. Tutti i dittatori se la canta o e se la Suonano.

C’è un secondo modo, una seconda espressione che possiamo usare ed ha lo stesso significato: fare il bello e il cattivo tempo. Oppure fare il buono ed il cattivo tempo.

Questa è un po’ meno usata probabilmente ed è più legata agli eventi, positivi e negativi. Eventi in generale non solo quelli atmosferici. Come se la persona di cui si parla avesse il potere di fare bello il tempo, facendo uscire il sole, ad esempio ed anche il potere di fare il brutto tempo, facendo piovere o provocando inondazioni o trombe d’aria. Fare il bello ed il cattivo tempo è meno spiritosa ma ugualmente negativa. L’unica differenza è che che non si usa la metafora musicale. Si usa però una metafora meteorologica.

Sapete che la parola metafora indica la sostituzione di un termine proprio con uno figurato. Quindi quando parliamo di espressioni idiomatiche facciamo sempre delle metafore.

Le due espressioni possiamo usarle in molti contesti diversi ed ogni volta c’è sempre di mezzo un potere eccessivo gestito da una sola persona. Posso teoricamente usarla non solo per le persone però, anche per i partiti politici o per le squadre di calcio.

Posso dire per esempio che la Juventus nel Campionato italiano di calcio se la canta e se la suona. Ha vinto sette scudetti consecutivi ed adesso con l’acquisto di Cristiano Ronaldo probabilmente vincera sicuramente anche l’ottavo. Si posteri l’ardua sentenza.

Un piccolo esercizio di ripetizione adesso, all’insegna della settima regola d’oro di italiano semplicemente (parlare). Usiamo l’imperfetto per esempio. Ripetete dopo di me.

Io me la cantavo e me la suonavo

Tu te la cantavi e te la suonavi

Lui se la cantava e se la suonava

Noi facevamo il bello ed il cattivo tempo

Voi facevate il bello ed il cattivo tempo.

Loro se la cantavano e se la suonavano.

Un saluto ed un abbraccio a tutti. Ascoltare ancora una volta se avete bisogno. Per coloro invece che vogliono migliorare ancora di più il loro livello di italiano vi consiglio caldamente di chiedere l’adesione all’associazione italiano semplicemente. In questo modo avrete libero accesso alle lezioni di italiano professionale, per conoscere l’italiano adatto ad un ambiente di lavoro. Inoltre potrete partecipare al programma settimanale dell’associazione, dove nel gruppo WhatsApp degli associati ogni giorno parliamo di un argomento diverso, deciso ogni settimana all’interno del gruppo.

Ogni settimana trovate il programma settimanale su Facebook sulla pagina dell’associazione.

Ciao a tutti

Male che vada – male che va

Audio

Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com. Io sono Giovanni, il vostro professore di italiano, ma sono un professore speciale, non come gli altri perché non arriva mai il giorno dell’interrogazione :-=)

Da quando è iniziata l’avventura di italiano semplicemente, nel 2015, molte persone che ringrazio di cuore, dedicano il loro prezioso tempo ad ascoltare italiano semplicemente ed io non li ho mai interrogati. Scherzi a parte, l’espressione di oggi è “male che vada“. Tre parole: male, che, vada.

Anche questa come tante altre espressioni che abbiamo già visto è molto utilizzata in famiglia e tra amici. Potete usarla comunque anche tra colleghi ed al lavoro in generale, non c’è nulla di male. Non si usa allo scritto però. Per questo motivo difficile trovare uno straniero che conosca il significato di “male che vada“. Ad ogni modo questa frase molto spesso, nel linguaggio informale diventa “male che va“. Vada è il congiuntivo presente del verbo andare. Potete dire in entrambi i modi comunque, ma è più corretto dire “male che vada” poiché si riferisce al futuro.

Spieghiamo però la frase “male che va“, che è più informale. Iniziando dalle singole parole.

Male è il contrario di bene. È una parola che si usa in molti contesti diversi,

Come stai?

Male!

Non è una risposta molto comune ma potrebbe accadere di chiedere ad un amico “come stai” e lui risponda: male.

Nel caso le cose non vadano molto bene è comunque più comune incontrare risposte tipo :

Non molto bene!

Potrebbe andar meglio!

Insomma!

Ad ogni modo questo è uno dei modi di usare la parola male.

“Il male” invece, è anche l’opposto di “il bene” quindi possiamo dire che :

Il fascismo è il male assoluto

Il bene vince sempre sul male

Poi si usa spesso anche quando si descrivono dei comportamenti o si dà una valutazione o un giudizio su cose e persone:

Non c’è niente di male nel bere un bicchiere di vino.

Si è comportato molto male con me.

Invece in questo caso la parola “male” fa parte di una espressione, una locuzione che ha un significato preciso se letta tutta assieme.

“Male che va” contiene il verbo andare: va.

Se mi chiedi: come va? Come vanno le cose? Come andiamo? Io potrei rispondere: va male!

Invece l’espressione “male che va” non significa che c’è qualcosa che va male, ma che c’è qualcosa che potrebbe andare male a seguito di una nostra azione. Non è detto però che la nostra azione avrà conseguenze negative. Non è detto che andrà male. Se però andasse male, se le cose dovessero andar male, questo esprime l’espressione, non va poi così male. Se dovesse andar male infatti abbiamo due scelte.

Prima possibilità: diciamo cosa succederà. Dobbiamo esprimere la conseguenza di una azione. Questa cosa deve essere la peggiore possibile delle conseguenze, e non essere proprio una brutta cosa, altrimenti non si deve usare questa espressione.

Esempio:

Se avete mal di testa provate a bere una camomilla. Male che va avete sprecato una bustina di camomilla.

Questo significa che in caso di mal di testa ci possono essere diverse possibilità per farlo passare. Tra le varie possibilità si potrebbe provare a bere una camomilla. Non si sa se avrà effetto. Non si sa se il mal di testa passerà? Beh, ad ogni modo se non dovesse funzionare cosa abbiamo perso? Male che va, cioè anche se dovesse andar male, in quel caso potremmo anche provare un altro rimedio. Non avremmo perso nulla. Al massimo avremmo sprecato una bustina di camomilla. Ma questa non è una cosa grave, possiamo quindi provare, non ci costa nulla non è vero? In definitiva provare non costa nulla.

Secondo esempio:

Sono un ragazzo timido e mi piace molto una ragazza. Un mio amico mi dice:

Beh cosa aspetti a farti avanti? Cosa aspetti a dirle che ti piace? Male che va ti dice di no e per te non cambierà nulla.

Anche in questo caso “male che va” viene utilizzato per proporre una conseguenza di una azione. Se il ragazzo si facesse avanti, se si dichiarasse con la ragazza che le piace, la peggior cosa che potrebbe accadere è che la ragazza dirà: no, non mi piaci.

Questa possibilità non sarebbe una tragedia. In fondo se non le dirai nulla otterrai lo stesso risultato o sbaglio? A questo punto ti conviene dirle che ti piace, perché male che va, lei ti dirà che non le piaci. Non mi sembra una tragedia.

Ancora una volta quindi si tratta di una azione che non è sconveniente, perché le cose potrebbero andar bene, molto bene. Ed anche se dovessero andar male non andranno così male. I vantaggi potenziali superano gli svantaggi.

Seconda possibilità: se le cose dovessero andar male, non solo non sarà molto grave, ma posso anche tentare una alternativa. Anche questo è un modo di usare “male che va”.

Esempio:

se avete mal di testa provate a bere una camomilla. Male che va puoi prendere un antidolorifico.

Quindi anche in questi caso si sta dicendo che potrebbe andar male, e in questo caso possiamo provare una seconda soluzione: prendiamo un antidolorifico.

Analogamente, se abbiamo sempre lo stesso ragazzo timido di prima:

Beh cosa aspetti a farti avanti? Cosa aspetti a dirle che ti piace? Male che va potrai provare con un’altra ragazza.

anche in questo caso si sta dicendo, come prima, che potrebbe andar male, e in questo caso possiamo provare una seconda soluzione: trovare un’altra ragazza. Ancora una volta si usa “male che va” prima di presentare una alternativa.

Notare bene che in questo secondo caso potete anche utilizzare “al limite“, locuzione che abbiamo già spiegato sulle pagine di italiano semplicemente.

Questo significa che spesso, nel caso di alternative, potremmo avere il dubbio: usiamo “al limite” oppure “male che va”? Dipende.

Ad esempio: domani andiamo al mare se non pioverà. Al limite, dovesse piovere, come alternativa porremmo andare a pranzo fuori.

In questo caso “al limite” significa: come alternativa, come estrema soluzione. In questi casi possiamo tranquillamente usare “male che va”.

Invece, se siamo nel primo caso “male che va” è più adatto di “al limite” , perché come abbiamo visto male che va in questo primo caso si usa per prospettare la conseguenza peggiore possibile che però non è una cosa grave.

Prova ad assaggiare il caffè senza zucchero. Male che va lo puoi sputare.

In questo caso male che va è sicuramente più adatto.

Potremmo anche usare “al limite” , e potrebbe capitare di ascoltare frasi di questo tipo, ma non si fa normalmente, perché “al limite” nasce per presentare delle alternative.

In definitiva “male che va” rispetto a “al limite” si può usare sia per presentare un’alternativa (come “al limite”) qualora la prima soluzione non funzionasse, sia per presentare i vantaggi di una azione, di una soluzione, che anche se non funzionasse le conseguenze negative non sarebbero gravi.

Adesso continuo la mia passeggiata salutare quotidiana. Circa 10 km, non li ho contati ma male che va saranno nove.

Un saluto a tutti e un grazie per l’ascolto. Grazie anche a tutti i donatori di italiano semplicemente, che ringraziano attraverso una donazione ed io, da qualche tempo a questa parte, ringrazio attraverso un episodio, una puntata speciale dedicata al loro paese. Il prossimo sarà dedicato agli argentini, con una puntata speciale che riguarda una famosa bevanda.

In quell’occasione ripassiamo ben 29 espressioni idiomatiche, 29 espressioni che vi ho già spiegato e che trovate sul sito ma che non fa mai male ripassare, perché come sapete repetita iuvant.

Ciao a tutti.

Vedi un po’

Audio

Video

Trascrizione

Buongiorno a tutti e benvenuti su Italiano semplicemente.

vedi_un_po_immagine.jpg

Oggi vediamo insieme una, anzi due espressioni italiane.

Le espressioni sono state utilizzate nel gruppo whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente e avendo verificato che c’erano dei dubbi sono qui adesso a spiegarvi cosa significano.

Vedi un po’ è la prima espressione

Vediamo un po’ è la seconda espressione.

Secondo l’opinione di tutti gli stranieri a cui l’ho chiesto non c’era molta differenza tra queste due espressioni, che vengono interpretate in un solo modo. In realtà si tratta di due espressioni diverse.

Iniziamo da vediamo un po’.

Dunque, potrei iniziare la spiegazione proprio dicendo così: vediamo un po’…

In effetti si tratta di un semplice modo di esprimere l’inizio di un pensiero. Significa che sto iniziando a pensare.

Vediamo è il verbo vedere, “un po’” significa “un poco”, cioè è una misura di quantità. In realtà “vediamo un po’” si usa soprattutto in queste circostanze, quando cioè sto pensando a voce alta e sto elaborando un pensiero.

Cosa possiamo fare oggi? Vediamo un po’… potremmo andare a visitare il Colosseo, oppure i musei Vaticani, oppure? Avete qualche idea?

Il “vedere” indica una valutazione, indica il fatto che si stia pensando qualcosa, o a risolvere un problema, o a fare delle scelte.

“Vediamo” poi è alla prima persona plurale (noi vediamo), quindi è una riflessione che apparentemente si riferisce a più persone, e può anche essere così, se la decisione è una decisione di gruppo. In realtà si sta solamente parlando con qualcun altro, e si può dire anche qualcosa che riguarda me stesso. È un modo per condividere un pensiero, per far partecipe un’altra persona delle proprie considerazioni. Solitamente in questi casi quello che si dice dopo non è una scelta definitiva. Spesso si prospettano più scelte, spesso si elenca una serie di cose tra cui scegliere. Altre volte si sta semplicemente pensando a voce alta per rendere partecipe l’altro del proprio pensiero.

Emanuele allora fammi vedere i compiti che devi fare oggi. Allora devi fare un esercizio di matematica: esercizio n. 1 a pagina 5. Dodici diviso 2. Vediamo un po’ Emanuele: il due nel dodici ci sta quante volte?

Quindi in questo caso sto dicendo di “vedere” insieme una cosa. Vediamo, in questo caso, esprime proprio la volontà di vedere insieme qualcosa. “Un po’”, con l’apostrofo (attenzione perché non è un accento ma è un apostrofo) perché “po’” significa “poco”.

Vediamo un po’ è ovviamente un modo informale per condividere un pensiero con qualcuno.

Dove posso andare oggi? Vediamo un po’… che possiamo fare oggi?

Quando si dice “vediamo un po’” quindi si fa solitamente un invito ad ascoltare. Non sempre però.

Se bussano alla porta posso dire:

Vado io, vediamo un po’ chi è che bussa alla porta!

Se apro il diario di mio figlio posso dire:

Vediamo un po’ quanti compiti hai oggi da fare!

Vediamo un po’ ha una caratteristica: posso anche eliminare “un po’” ed il significato non cambia.

Vediamo… cosa possiamo fare oggi?

Vediamo quanti compiti hai da fare per oggi!

Passiamo adesso a “vedi un po’”, che è molto più complesso.

Vedi un po’ può avere tre significati diversi.

Il primo, più semplice, è un invito a vedere diretto alla persona con cui si parla.

Suonano alla porta:

Vedi un po’ chi è che suona per favore!

In questo caso niente di diverso rispetto a “vediamo un po’ chi è che suona”, ma è rivolto a te, è un invito a te che ascolti. È una richiesta. Anche in questo caso posso eliminare “un po’”, che serve solo a familiarizzare e attutire quello che sembra un ordine da eseguire. Così diventa più leggero, sembra cioè meno un ordine.

Posso usare però l’espressione in modo un po’ più ampio:

Si è persa la chiave. Vedi un po’ se riesci a trovarla!

In questo caso indica l’invito a fare un tentativo. “Vedi un po’ se” significa “cerca di capire se”, “esplora la situazione” o cose del genere.

Oppure:

All’università:

Vedi un po’ che dice oggi il professore!

Anche qui è un invito: vedi un po’, vai a vedere, vai a sentire, dai un’occhiata. Sono tutte espressioni equivalenti.

Il secondo significato ha invece il tono di una raccomandazione. È un invito, ma è un’incitazione, una raccomandazione a fare qualcosa. Ad esempio se hai un esame da fare all’università tua madre potrebbe dirti:

Vedi un po’ di superarlo quest’esame ok?

Si tratta di un invito, come prima, ma è quasi una minaccia a volte, come ad allontanare le possibili conseguenze di un evento negativo. Anche qui possiamo togliere “un po’” e non succede nulla. Il tono deve essere severo!

Il secondo significato è legato al terzo, che vediamo subito, ma mentre nel secondo si fa un’esclamazione, e spesso anche una domanda, o una richiesta (vedi di farlo ok?), nel terzo significato si usa quando si risponde ad una frase che riteniamo scontata, banale, ovvia.

Il terzo significato di “vedi un po’”, completamente diverso dal primo, ma simile al secondo è un modo di dire “”. Siete stupiti?

È un modo di dire sì, ma non è un sì normale, è piuttosto un:

Certo, ovviamente, naturalmente!

Come potevi pensare diversamente?

Non potrebbe essere altrimenti!

Si tratta quindi di un’esclamazione, informale, anche questa, molto usata in famiglia e tra amici.

Attenzione però, perché è un po’ brusca, non molto gentile, perché è come dire:

Certo, perché avevi dei dubbi? Non era chiaro abbastanza?

Attenzione al tono, al modo con cui pronunciare questa espressione. Spesso si fa precedere da un:

“E… vedi un po!”

Vi faccio qualche esempio: io ti presto 1000 euro e tu mi dici: grazie, entro la prossima settimana te li restituirò. Va bene entro una settimana?

Ed io rispondo: “e vedi un po’!”

Questa risposta significa: certo, me li devi restituire il prima possibile, ovviamente entro una settimana. È scontato che devi restituirmeli entro una settimana, anche prima veramente!

Un secondo esempio: mia figlia vuole uscire dopo cena. E mi dice: papà, rientro prima delle due di notte ok?

Ed io rispondo:

E vedi un po’!

È una frase breve, secca, una risposta breve e la sua brevità è indicativa del suo significato:

Potrei anche rispondere:

E vedi un po’ di tornare dopo le due!

Questa è la risposta completa, alternativa, ma si può dire più brevemente: e vedi un po’!

Le due di notte è molto tardi, lo vedi da solo, lo capisci da solo che è molto tardi!

In questo caso non posso eliminare “un po’” come facevo prima, perché la frase non avrebbe senso.

Non si tratta di un invito in questo caso, non si tratta di condividere qualcosa, quindi “un po’” è parte essenziale della frase.

Spesso sentirete la frase breve: vedi un po’! (con questo tono) e spesso sentirete la frase completa: e vedi un po’ di tornare dopo le due! (ad esempio)

Ovviamente quando si usa la frase completa si aggiunge “di” e poi si termina la frase con il senso contrario alle proprio volontà! Ma si tratta di una battuta ironica, come a dire: come ti viene in mente di pensare diversamente?

Domanda: Che faccio vado a scuola domani papà?

Risposta: E vedi un po’ di non andarci!

Risposta ironica appunto.

Domanda: Domani abbiamo l’aereo alle 15. Che dici lo prendiamo?

Risposta: e vedi un po’ di perderlo!

Domanda: secondo te devo fare l’ultimo esame all’università?

Risposta: e vedi un po’ di non farlo!

Attenzione adesso, perché adesso vediamo il legame tra i due ultimi significati. Se vogliamo c’è infatti un legame con l’altro significato, quello dell’invito e della raccomandazione di cui abbiamo parlato prima.

Es: Domani ho l’ultimo esame all’università. Questa non è una domanda ma è una frase normale.

Io posso rispondere: Vedi un po’ di superarlo ok?

In questo caso ti invito a superare l’esame, è un invito, ma è anche una raccomandazione, perché è una cosa importante. È quasi una minaccia a volte. I genitori lo usano spesso con i figli.

Oggi vedi un po’ di arrivare a scuola puntuale ok?

Vuol dire: fai attenzione, è importante, presta attenzione a quanto sto dicendo.

Nel caso dell’invito, vi ricordo, che potete sempre togliere “un po’” e la frase non cambia di significato:

Oggi vedi di arrivare a scuola puntuale ok?

Questo è appunto il secondo significato.

Se invece si risponde ad una domanda, o ad una frase a cui ci sentiamo di dare la nostra opinione, lo si fa con lo stesso tono di rimprovero ma cambia il significato:

Oggi voglio arrivare a scuola puntuale!

Risposta: e vedi un po’! Cioè: Vedi un po’ di arrivare in ritardo anche oggi!

Diverso rispetto a prima, ma c’è un legame tra le due frasi. In entrambi i casi si usa un tono severo, di raccomandazione, ma nel secondo c’è anche ironia, un’ironia che vuole allontanare l’ipotesi del ritardo: E vedi un po’ di arrivare in ritardo anche oggi!

Adesso per ricordare e vedere se avete capito rispondete alle seguenti affermazioni, usando la terza forma:

Che bel sole oggi! Andiamo al mare come avevamo previsto?

—– (vedi un po’!)

Sei incinta, che bello, allora possiamo anche pensare a sposarci, che ne dici cara?

—- (e vedi un po’!)

Adesso invece usate la seconda forma.

Dovete ad esempio raccomandare a vostro figlio di andare a fare la spesa prima che chiuda il supermercato:

—- (vedi un po’ di andare a fare la spesa prima che chiuda il supermercato ok?)

Adesso il primo significato adesso:

Bussano. Vai ad aprire la porta:

— (vedi un po’ chi è! – Vedi chi è!)

Adesso vi invito a ripetere l’ascolto e quindi vi dico: vedete un po’ di ripetere l’ascolto ora, soprattutto se credete di dimenticare facilmente.

Ciao!

Vuoi donare? Vedi un po’!

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

“Al che” (episodio n. 300 di Italiano Semplicemente)

Audio

È possibile ascoltare e/o scaricare il file audio in formato MP3 tramite l’audiolibro in vendita su Amazon.

foto_amazon.jpg

Trascrizione

Daria:

La notizia da Mosca per radio italiano semplicemente:
Non sarebbe una sorpresa sapere che a Mosca come in tante altre città esiste il servizio di noleggio bici. È vero che le bici sono sempre piaciute ai cittadini, ma piuttosto come uno svago estivo e in famiglia. Infatti il nostro clima non ci permette di godere delle passeggiate in bici tutto l’anno, il che rende l’idea di un noleggio bici difficilmente realizzabile.
l’altro ieri è arrivata invece una notizia positiva e anche molto curiosa dal sindaco di Mosca: Il noleggio bici è diventato assai conveniente. Al che i cittadini hanno dimostrato un certo apprezzamento per gli sforzi del sindaco. Infatti il numero delle persone che hanno noleggiato biciclette è aumentato notevolmente da quella dichiarazione.
Nei primi tre mesi della “stagione della bicicletta” i cittadini hanno fatto più di 2,5 milioni di noleggi. In altre parole, il 20% dei cittadini hanno noleggiato la bici almeno una volta negli ultimi tre mesi, al che anche io ho deciso di provare ad usare il noleggio bici nella mia città.

Ciao Daria, e buongiorno a tutti. Benvenuti in questo nuovo episodio (il n 300) di Italiano Semplicemente. Io sono Giovanni, e adesso vi spiego il significato di una espressione che Daria ha utilizzato ben due volte nella sua notizia riguardante Mosca e il noleggio delle bici.

al_che_immagine

L’espressione è “al che“, due semplici parole che compongono questa locuzione verbale, che si usa solamente all’orale e che non troverete spiegata in altri siti tantomeno in qualche dizionario di italiano.

Dunque Daria ha detto che:

Il noleggio bici è diventato assai conveniente. Al che i cittadini hanno dimostrato un certo apprezzamento per gli sforzi del sindaco.

Poi ha aggiunto alla fine:

Il 20% dei cittadini hanno noleggiato la bici almeno una volta negli ultimi tre mesi, al che anche io ho deciso di provare ad usare il noleggio bici nella mia città.

In entrambi i casi al che serve a collegare due frasi, di cui la seconda è la conseguenza della prima.

Per sostituire “al che” , il modo migliore è senza dubbio dire “a quel punto”. In questi modo non vi sbagliate mai.

Al che si utilizza come dicevo solamente all’orale, e soprattutto in prima persona. Quasi sempre si sta parlando sempre di sé stessi. Si parla di una cosa accaduta e poi si vuole aggiungere che c’è stata una reazione da parte vostra, una reazione che ha causato una conseguenza:

Dopo che Il 20% dei cittadini ha noleggiato la bici almeno una volta negli ultimi tre mesi, a quel punto (al che) anche Daria ha deciso di provare ad usare il noleggio bici nella sua città, Mosca.

Solitamente si usa sempre al passato perché si sta parlando di qualcosa di già accaduto che ha generato una vostra reazione. È una modalità discorsiva questa per esprimere il concetto di reazione o conseguenza. Discorsiva e veloce. Questo non significa che non possiate riuscire ad usarla al presente o al futuro, ma sicuramente è più difficile.

Vi faccio altri esempi comunque che vi invito a ripetere per memorizzare (settima regola d’oro di italiano semplicemente: parlare).

Ieri volevo andare al mare ma è cominciato a piovere ☔, al che ho dovuto rinunciare.

Non ce l’ho fatta a prenotare nel mio ristorante preferito, al che mi sono accontentato di una pizzeria.

Non riuscivo a capire la spiegazione, al che decisi di ripetere l’ascolto.

Non mi piace molto la grammatica, al che ho aderito all’associazione italiano semplicemente.

All’inizio Daria ha usato anche una espressione simile: “il che”. Daria ha detto:

Il nostro clima non ci permette di godere delle passeggiate in bici tutto l’anno, il che rende l’idea di un noleggio bici difficilmente realizzabile.

Vedete che i concetti sono simili, ma il che fa riferimento diretto alla prima frase. A questo serve “il”. Invece “al che” si usa per evidenziare la conseguenza.

Al = a+il. Non c’è molta differenza in fondo.

Da “il Decamerone”

“Il che” si usa spesso in frasi in cui si spiega qualcosa. Ad esempio:

Ho baciato una ragazza ieri. La ragazza poi mi ha detto: Mi hai baciato, il che vuol dire che mi ami, al che io ho dovuto rispondere: ma sei impazzita? Al che lei mi ha dato uno schiaffone, il che significa che si era arrabbiata molto. Un momento di silenzio è seguito, poi lei, con un sorriso bellissimo, mi ha fatto capire che mi aveva perdonato, al che l’ho baciata nuovamente, ma lei mi ha respinto. Ho capito allora di essere innamorato, il che significa che quel sorriso era un’arma letale. Al che lei mi ha presentato ai suoi genitori.

Un saluto da Giovanni.

Vi aspettiamo nella nostra associazione.

Daria vuoi dire qualcosa ai nostri ascoltatori?

Daria: buona giornata a tutti e spero di sentire i vostri commenti sul gruppo whatsapp di italiano semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00