Sta di fatto che…

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Trascrizione

Buongiorno, io sono Giovanni e vi ringrazio per essere all’ascolto di questo episodio di Italianosemplicemente.com dedicato ad una locuzione abbastanza semplice: “sta di fatto che“. Questo almeno era la mia idea iniziale. Poi mi sono reso conto che la parola “fatto” si usa molto in parecchie locuzioni ed in molti modi diversi. Allora oggi vediamo di spiegare un po’ come si può usare questa piccola parola nei diversi modi.

Sta di fatto che: qui ci sono quattro parole in tutto che spesso trovate tutte insieme, e voi potreste chiedervi cosa significhi esattamente.

Dunque questa non possiamo chiamarla espressione idiomatica italiana perché non ha un senso figurato, non c’è un’immagine presa in prestito per esprimere un concetto diverso. Possiamo parlare di una locuzione.

Si tratta appunto di una locuzione cioè di una “frase fatta” come si dice, una frase che si dice solamente in particolari occasioni che ha un suo significato.

L’unica parola importante che può aiutarvi in questa locuzione è la terza parola, proprio la parola: “fatto“.

Il “fatto” è un parola per niente semplice da spiegare. Non voglio parlare del verbo fare però (fatto è il participio passato del verbo fare). Voglio parlare invece del fatto come sostantivo, che è un avvenimento, un accadimento, è cioè qualcosa che accade, che avviene nella realtà, e in generale qualsiasi cosa che accade, che è accaduta nel passato e che accadrà nel futuro è un fatto.

Questa parola si usa moltissimo nel linguaggio italiano, e spesso fa parte di una locuzione grammaticale, come in questo caso. Gli usi della parola “fatto” e delle varie forme: fatti, fatte, fatta eccetera sono talmente tanti che ci vorrebbero due ore per fare l’elenco.

A me oggi interessa soprattutto sottolineare e farvi notare che spesso ci sono altre parole vicino (prima e dopo) alla parola “fatto”: possono essere congiunzioni, preposizioni, articoli, che danno al “fatto” un significato particolare.

Vi faccio qualche esempio partendo dai più semplici:

Oggi è successo un fatto strano: mi hanno chiamato dal Giappone!

In questo caso sto semplicemente parlando di qualcosa di accaduto, qualcosa che viene qualificato come “strano“: è strano che io venga chiamato al telefono dal Giappone: non mi capita mai un fatto del genere, un fatto di questo tipo.

Un fatto può essere “strano”, come in questo caso, ma in altri casi può essere interessante, può essere casuale, può essere curioso, ambiguo, e tante altre cose. Quando vogliamo esprimere qualcosa di accaduto e usiamo la parola “fatto” solitamente facciamo in questo modo: aggiungiamo qualcosa, come un aggettivo che in realtà esprime la cosa più importante della frase. La parola fatto in questo caso serve solamente ad accompagnare l’aggettivo. È difficile che non ci siano aggettivi anche se può capitare. Ad esempio mia moglie potrebbe rispondermi:

Caro Giovanni, i fatti parlano chiaro, sono ben tre volte che ti chiamano dal Giappone questo mese!

In questo caso “i fatti“, al plurale, vengono utilizzati per indicare qualcosa di chiaro, di lampante! I fatti parlano chiaro, quello che è accaduto mi fa capire chiaramente la realtà dei fatti.

Poi possiamo usare il “fatto” in un altro modo interessante. Ad esempio se mia moglie si preoccupa che io abbia ricevuto una telefonata dal Giappone, io potrei rassicurarla per farla tranquillizzare e dirle:

Il fatto che io abbia ricevuto una telefonata dal Giappone non significa che io abbia rapporti con una donna giapponese!

Ho usato “il fatto che“, locuzione che si usa per spiegare un fatto, per spiegare qualcosa di accaduto. Ogni volta che facciamo in questo modo è chiara la nostra volontà di dare, di fornire una spiegazione, una spiegazione di qualsiasi tipo. In questo caso voglio spiegare a mia moglie che il fatto accaduto non deve farle pensare cose strane come che io abbia una donna in Giappone, o che abbia rapporti con i giapponesi. Sto dando una spiegazione, sto cercando di spiegare qualcosa. Sto spiegando quello che è successo e dico: quello che è accaduto, il fatto, l’evento che si è verificato, è casuale, ad esempio. Evidentemente hanno sbagliato numero. Quindi:

il fatto che io abbia ricevuto una telefonata dal Giappone non significa che… Eccetera eccetera.

Solitamente questa locuzione si usa o per suffragare un’ipotesi oppure per smontare, per sminuire, per allontanare un’ipotesi, come in questo caso.

Per suffragare un’ipotesi cioè per dare credibilità ad un’ipotesi, posso dire ad esempio:

Il fatto che io sia felice significa evidentemente che sto bene con te. La mia felicità è la prova di ciò che dico.

Per smontare invece un’ipotesi, per fornire una diversa interpretazione della realta invece posso dire:

Il fatto che la Roma abbia battuto il Barcellona non significa che la Roma vincerà la champions League.

In entrambi i casi comunque sto dando ad un fatto accaduto una mia interpretazione. Voglio cioè convincere chi mi ascolta che un fatto è da interpretare come dico io. Ma posso fare meglio per essere più convincente.

Un uso particolare della parola fatto sta infatti nella frase: “il fatto stesso che“. Vediamo un esempio.

A me piace molto l’Italia: lo dimostra il fatto stesso che ci vada sempre in vacanza.

In questo caso voglio sempre cercare di dare credibilità ad un mio pensiero, ad una mia affermazione, ed in particolare voglio dire una cosa che da sola è sufficiente per dimostrare la mia idea. Non c’è bisogno di trovare altre motivazioni, altre cose per convincere, questa cosa di cui ti sto parlando, di per sé stessa, (si dice anche così) cioè da sola è sufficiente.

Mi ami?

E me lo chiedi? Il fatto stesso che io voglia sempre stare con te da 10 anni dovrebbe dimostrartelo. Non ti basta come prova?

Questo è un altro esempio.

Vediamo adesso un altro utilizzo della parola “fatto” con un esempio. Il mio obiettivo questa volta non è quello di dare una spiegazione ad un fatto, ma quello di aggiungere qualcosa in più, una spiegazione aggiuntiva che vogliamo che sia credibile e convincente, basata su qualcosa di vero.

Esempio:

sto cercando di spiegare al mio capo in ufficio che il lavoro che devo fare è troppo. Non riesco a trovare il tempo per fare tutto in maniera perfetta. Voglio spiegare al mio capo in ufficio che se continuo in questo modo finirò per fare tutto male, perché ho poco tempo da dedicare ad ogni singola mansione. Allora inizio a parlare col mio capo e dico:

Ho veramente troppo lavoro in questo momento. Non posso aggiungere altre cose. Potrei anche farlo, ma il fatto è che a me piace fare le cose in modo perfetto e non riuscirei a farlo per mancanza di tempo.

Il fatto è che” è la piccola locuzione che ho usato e serve a spiegare un motivo forte di ciò che sto affermando: la realtà è che se aumento le mie mansioni non riuscirò a farle bene.

Il fatto è che… Serve ad evidenziare la realtà ed a spiegare la realtà, la verità, quello che è importante capire. Quale è il motivo vero che spiega ciò che sto dicendo? Ecco in questi cssi si deve usare: il fatto è che... Aggiungendo dopo la cosa importante.

Si tratta di una modalità colloquiale, non si usa mai allo scritto in contesti formali. Invece allo scritto in questi casi potete scrivere ad esempio:

– una cosa da non sottovalutare è che…

– ciò che si afferma è motivato dal fatto che..

– la vera ragione che sta alla base di questo è…

Più informalmente si usa: il fatto è che…

Vi faccio un altro esempio. Vorrei che mio figlio facesse la facoltà di ingegneria aerospaziale all’università, perché è una delle facoltà che gli permetterebbe di trovare un lavoro ben remunerato in futuro. Mio figlio però non è d’accordo e dice:

Si papà lo so, quello che dici è vero, io ci ho pensato molto ma il fatto è che a me ingegneria aerospaziale proprio non piace per niente!

Quindi ciò che vuole dire mio figlio è una cosa molto importante, forse la più importante, è la realtà! Che mi impedisce di fare quella scelta. Si deve usare questa locuzione solamente quando ho una cosa molto forte che è sufficiente a convincere il mio interlocutore.

Vediamo un altro modo di usare il fatto.

Fatto sta che“. Questo è molto simile alla locuzione precedente, ma è qualcosa che si utilizza quando, nel tentativo di dire qualcosa di importante voglio sottolineare un aspetto che non possiamo trascurare. È del tutto analogo a “il fatto è che” ma voglio essere un po’ meno la persona che sta cercando di spiegare, e un po’ di più la persona che considera un aspetto che non possiamo far finta che non esista, non è trascurabile, non lo possiamo trascurare.

Si usa, state attenti su questo, quando abbiamo una specie di discussione e noi vogliamo far notare una cosa importantissima.

Esempio mio figlio, nell’ esempio precedente dell’università potrebbe rispondermi:

Papà, è vero che ingegneria aerospaziale è un’ottima facoltà, ma fatto sta che a me non piace e non voglio farla.

A me non piace questa facoltà, dice mio figlio, non puoi far finta che questo non sia importante. Quindi è come se questo fosse un ostacolo insormontabile, “fatto sta che”: il fatto sta lì, la vedi questa realtà papà? Il fatto sta lì e non puoi far finta che non esista. Papà, devi rassegnarti! Questo vuole comunicarmi mio figlio alla mia richiesta.

Del tutto identica alla precedente è l’espressione “Sta di fatto che“. La posso usare nello stesso identico modo e nelle stesse occasioni, l’unica differenza è che “fatto sta che” è un po’ più informale e un po’ più dura.

Bene ragazzi, non ho esaurito gli utilizzi della parola “fatto”, “fatti”, “fatta”: ci sono tanti altri modi che vedremo in altri episodi futuri di italiano semplicemente. Solo per farvi qualche altro esempio di cose che non abbiamo visto oggi:

  • fatti i fatti tuoi (che abbiamo già spiegato in passato)
  • la frase fatta (ne abbiamo parlato spesso in realtà, si tratta di frasi idiomatiche e locuzioni, frasi con senso proprio)

Poi ci sono molte espressioni che non abbiamo mai spiegato ma lo faremo in futuro, come:

  • fatti e misfatti
  • sapere il fatto suo
  • esser sicuri del fatto proprio
  • preso sul fatto
  • venire al fatto o ai fatti
  • passare per le vie di fatto

Per ora siamo attivato alla fine di questo episodio. Anche questo è un “fatto”.

Bene, allora mi auguro di essere stato chiaro. Ora se volete un piccolo esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me.

Oggi è accaduto un fatto curioso

Succedono sempre fatti strani in questa casa

Il fatto accaduto oggi deve farci riflettere

Il fatto che io sorrida non significa che io sia felice

È vero che sono un uomo affascinante, ma il fatto è che sono sposato. Non possiamo vederci mi spiace!

Sembra un bravo ragazzo, ma fatto sta che lo hanno già arrestato due volte!

Sembra un bravo ragazzo ma sta di fatto che lo hanno già arrestato due volte.

Ciao ragazzi. Ripetete più volte l’ascolto se necessario.

Il fatto stesso di ripetere vi aiuterà a ricordare.

Senza stress, mi raccomando.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Vi spiego una canzone

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Descrizione

Vi spiego una famosa canzone italiana. Una canzone che in realtà possiamo chiamare poesia. Una poesia, una canzone, che parla di debolezze umane. La spiegazione fa parte del programma di oggi dell’associazione italiano semplicemente.

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Parentela: dialogo familiare

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Descrizione

Elettra e Giovanni parlano della loro famiglia e dei cugini di Elettra, utilizzando termini particolari come: ordine cronologico, fratelli, fratellastri eccetera. Episodio senza trascrizione.

 

A fronte di

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Trascrizione

Eccoci di nuovo qui, sulle pagine di italiano semplicemente, ed io sono Giovanni, la voce principale del sito senonché presidente dell’associazione italiano semplicemente. Senonché vuol dire “anche”. Posso anche dire nonché.

Per chi non lo sapesse, perché per la prima volta ascolta gli episodi di Italianosemplicemente.com in questo sito si impara a comunicare in italiano ed io cerco di aiutare voi stranieri attraverso la spiegazione di frasi come quella di oggi, espressioni che fanno parte del linguaggio comune ed anche a volte del linguaggio formale e professionale.

Per quest’ultima categoria di linguaggio, più difficile, cioè quello professionale e del lacoro, è sicuramente più difficile trovare del materiale su internet. Anche e soprattutto è difficile trovare spiegazioni audio che siano adatte agli stranieri.

L’espressione che vi spiego oggi è in effetti molto utilizzata a livello formale e nelle comunicazioni commerciali e istituzionali. L’espressione è “a fronte di“.

In questa locuzione ci sono due preposizioni semplici: a e di, e la parola “fronte” che probabilmente conoscete già.

La fronte è infatti una parte del vostro corpo (e del mio anche) anzi è una parte del vostro viso che si trova sopra i vostri occhi: diciamo tra i vostri occhi e l’inizio dei capelli. Quello spazio è la fronte. Tecnicamente la fronte è la regione anatomica compresa fra le sopracciglia e la radice dei capelli.

La parola fronte però non è solamente una parte, una regione anatomica, cioè una parte del vostro corpo.
È una parola che si usa anche in molte espressioni italiane e non solo. Ad esempio “essere impegnato su due fronti” , o anche “agire su due fronti” (fronti è il plurale di fronte), “essere sfrontato” .

Esiste anche il verbo fronteggiare, che è un sinonimo di affrontare, che contiene a sua volta la parola fronte all’interno.

La parola fronte poi ha sia il maschile che il femminile: il fronte infatti si usa nel linguaggio bellico (il linguaggio della guerra), per indicare la prima linea: stare al fronte, in guerra, significa essere esposto al fuoco nemico, essere di fronte al nemico. Vedete come l’immagine della fronte, che sta proprio davanti al nostro corpo, viene utilizzata per indicare la parte anteriore, che sta davanti, in molte occasioni diverse, come la guerra appunto. D’altronde anche “stare di fronte” a qualcuno significa avere questo qualcuno davanti a sé. Se ho una persona davanti a me posso dire che sta di fronte a me, e che io ce l’ho di fronte.

Allo stesso modo posso dire che di fronte a casa mia c’è un parco.

“Il fronte” però, al maschile, si usa molto anche nel linguaggio di tutti i giorni:

il fronte dell’edificio, ad esempio, per indicare la parte davanti di un edificio. In questo caso si dice anche il frontale, la facciata dell’edificio o la parte anteriore, quella cioè rivolta a chi ci guarda, proprio come la nostra fronte.

al fronte opposto. Questa frase si usa quando vogliamo indicare la parte opposta di qualcosa, che sta di fronte, alla parte opposta, ma opposta anche nel senso di contraria. Posso parlare di qualcosa di fisico (la parte opposta di una strada ad esempio) oppure quando ci sono due situazioni che sono opposte, che si contrappongono, che sono una il contrario dell’altra. Posso dire che i pacifisti vogliono la pace ma al fronte opposto (o sul fronte opposto) ci sono i fondamentalisti che vogliono la guerra. La pace è l’opposto della guerra, è il contrario. La pace ci contrappone alla guerra. Da una parte sta la pace e dalla parte opposta, sul fronte opposto, o al fronte opposto, sta la guerra.

Esiste, anche il:

cambiamento di fronte. Espressione che si usa molto nel calcio ma non solo. Nel calcio Indica un cambiamento della zona del campo in cui si sta giocando. Posso anche però usare questa frase quando avviene un cambiamento dell’interesse da parte di qualcuno. Io ad esempio posso mangiare la carne e poi può avvenire un cambiamento di fronte e ad un certo punto divento vegetariano.

La parola fronte può essere quindi usata sia per indicare qualcosa davanti a noi, o anche indicare una direzione o qualcosa a cui è interessata la nostra attenzione. Ad esempio posso dire:

sul fronte della moda/politica ecc. In questo caso uso “il fronte” per cambiare l’oggetto del discorso: è come dire: “Ora invece inizierò a parlare di moda. Ad esempio:

Ci sono interessanti notizie economiche sull’Italia oggi, mentre sul fronte della moda è uscita la nuova collezione autunno inverno di Dolce & Gabbana.

Sul fronte della politica invece nulla di nuovo.

Non voglio però elencare tutti i diversi modi per usare il fronte o la fronte. Quello che intendo farvi capire è che bisogna stare attenti a come si usa perché dipende molto dalla preposizione che si usa.

Nella frase di oggi in particolare ce ne sono due di preposizioni:

A fronte di. In questo caso, fate attenzione, la parola fronte si usa per indicare uno scambio.

Gli scambi, sapete bene che sono l’anima del commercio: il commercio è fatto di scambi:

– Io do un prodotto a te e tu dai dei soldi a me.

– Tu lavori per me e io do dei soldi a te.

– voi vi iscrivete ad una associazione e voi in cambio ricevete dei benefici.

Questi sono esempi di scambi. Dove c’è uno scambio c’è sempre una contropartita, un corrispettivo, una forma di compensazione.

Anche in questo ambito posso usare la parola fronte e posso dire ad esempio, se voglio usare gli esempi che ho appena fatto che:

– Io do un prodotto a te a fronte del tuo pagamento verso di me.

– Tu lavori per me ed io, a fronte del tuo lavoro, do dei soldi a te.

– voi vi iscrivete ad una associazione e voi, a fronte di questa iscrizione, ricevete dei benefici.

Vedete che in tutti questi casi c’è uno scambio. Per questo motivo usiamo “a fronte”, ed aggiungiamo “di qualcosa” per indicare una delle cose che è stata scambiata. Provate a ripetere dopo di me qualche frase:

Ti pago a fronte del tuo lavoro

A fronte del tuo forte interesse vorrei assumerti

Ti consegno la merce solo a fronte del pagamento immediato.

I nostri servizi avvengono sempre a fronte della massima disponibilità del cliente.

Allora per farvi capire bene voglio cercare di sostituire la frase “a fronte di” con qualche altra parola o verbo, in modo che non cambi il significato e la modalità formale della frase.

Ti pago a fronte del tuo lavoro

Il mio pagamento rappresenta il corrispettivo della tua attività lavorativa.

A fronte del tuo forte interesse vorrei assumerti

Hai mostrato un forte interesse e di conseguenza, di fronte a questo, ho deciso di assumerti.

Ti consegno la merce solo a fronte del pagamento immediato.

Solamente se il pagamento avverrà contestualmente, cioè nello stesso momento, o in corrispondenza, ti verrà consegnata la merce: io ti consegno la merce, il prodotto, e contestualmente, a fronte di questa consegna dovrà avvenire il pagamento, il pagamento cirrispondente alla consegna della merce.

Vetere che è più facile usare “a fronte di” in questi casi in cui c’è uno scambio. È più facile perché basta indicare le due cose che sono oggetto di scambio:

La merce a fronte del pagamento, il servizio a fronte della disponibilità, l’assunzione a fronte dell’interesse.

È un modo che vi consiglio di usare anche nelle comunicazioni scritte, perché rende il linguaggio più pulito, libero da interpretazioni personali e quindi meno rischioso anche.

Attenzione adesso. Vi dicevo dell’importanza delle preposizioni ricordate? Eccovi un esempio.

A fronte di” non deve essere confuso con “di fronte a“.

In questo caso le preposizioni a e di sono invertire ed il significato è diverso.

“Di fronte a” non si usa negli scambi, ma si usa per indicare tre cose diverse:

Il modo più semplice è essere davanti a qualcosa, anche di non tangibile, ad esempio “urlare di fronte a tutti” cioè davanti a tutti: tutti possono sentire e vedere.

Oppure

Mi trovo di fronte a mille difficoltà (mi trovo davanti in senso figurato)

Ma voglio in particolare parlarvi di altri due modi di usare “di fronte a”.

Nel primo modo si indica una reazione volontaria o anche qualcosa di inevitabile: succede qualcosa e come reazione ne accade un’altra.

Siamo nell’ambito delle conseguenze quindi. Abbiamo più volte parlato di conseguenze sulle pagine di italiano semplicemente e delle espressioni che si usano a riguardo. In questo caso si parla di conseguenze che avvengono perché c’è la volontà di qualcuno che reagisce a qualcosa che avviene oppure quando non c’è niente da fare. Ad esempio.

Di fronte a tutte queste difficolta mi arrendo (reazione volontaria)

Di fronte agli uragani non c’è nulla da fare (conseguenza inevitabile)

Di fronte a tutte quelle accuse ho dovuto difendermi (reazione volontaria).

Ma come fare a capire meglio la differenza tra “a fronte di” e “di fronte a”?

Cerco di aiutarvi in questo: vedete che in questi ultimi casi non c’è un vero scambio. Quello che si vuole sottolineare in questi ultimi esempi è che è successo qualcosa che occorre fronteggiare, affrontare, voglio quindi dire che mi sono trovato di fronte, davanti, una realtà che mi costringe alla reazione: devo reagire, oppure non c’è nulla da fare ed è inutile reagire.

In questi casi c’è un’azione principale e una secondaria che è la reazione.

Invece, attenzione, “a fronte di” che abbiamo visto prima serve a confrontare due cose che hanno lo stesso valore, sono una il corrispettivo dell’altra, ecco perché vi dicevo che l’espressione è più pulita e per questo molto adatta al mondo del lavoro ed al commercio.

Spero di avervi aiutato, quindi terminiamo l’episodio con un saluto. Colgo l’occasione per usare la frase di oggi dicendo che ringrazio tutti e in particolare i sostenitori, che a fronte di questo sforzo da parte mia aiutano italiano semplicemente con una donazione personale.

Un grande abbraccio.

Rigirare la frittata

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com e benvenuti in questo nuova puntata dedicata alle espressioni idiomatiche italiane. Io sono Giovanni, il presidente dell’associazione italiano semplicemente ed oggi vi vorrei parlare di un’espressione divertente che si usa a livello informale, tra amici e conoscenti. L’espressione è “rigirare la frittata“.

Rigirare la frittata

Un’espressione divertente che ha a che fare con la cucina, uno degli argomenti più strettamente legati all’immagine dell’Italia nel mondo. La cucina è in effetti una delle cose che caratterizza l’Italia e la sua cultura, un argomento del quale parliamo spesso all’interno del gruppo whatsapp dell’associazione italiano Semplicemente. In particolare di questi aspetti legati alla cultura italiana ne parliamo il venerdì. Infatti il programma della settimana è così strutturato:

Il lunedì si parla di una o più espressioni idiomatiche italiane,

Il martedì ci occupiamo delle notizie, ascoltando un notiziario del giorno e provando a scrivere e spiegare il significato delle parole più difficili.

il mercoledì è dedicato ad una lezione di Italiano Professionale, cioè per l’italiano più formale, usato nel mondo del lavoro;

Il giovedì è dedicato alla pronuncia.

Il venerdì, appunto, ci occupiamo di un aspetto legato alla cultura ed al territorio italiano;

il Sabato è per la letteratura e la poesia.

La domenica sport e tempo libero.

Se chiunque volesse partecipare alle discussioni non ha che da spedire la sua richiesta dal sito. Vi inserisco un link nell’articolo che vi permetterà di aderire all’associazione culturale. Si versa la quota di iscrizione e si fa ufficialmente parte della famiglia di Italiano Semplicemente.

Torniamo all’espressione di oggi quindi: “rigirare la frittata“.

Sapete cosa sia la frittata?

La frittata si fa con le uova, è una pietanza, un piatto a base di uova “sbattute“, cotte in padella con olio o burro bollente, talvolta con l’aggiunta di formaggio, verdure lesse e tritate o pezzetti di carne.

La frittata è molto diffusa in Italia, è un piatto povero, alla portata di tutti perché basta avere delle uova per fare una bella frittata. Si chiama così perché le uova si friggono e le cose che si friggono nell’olio o nel buro si dicono cose “fritte” (è il participio passato di friggere).

Ho parlato di uova “sbattute”: per sbattere le uova si usa solitamente una forchetta. Si mettono le uova: sia il tuorlo che l’albume (cioè sia la parte rossa che la parte bianca) in un contenitore e poi si prende una forchetta e si inizia ad agitare nel piatto, mescolando la parte rossa (il tuorlo) con la parte dell’albume (la parte bianca) e così si ottengono le uova sbattute che poi si versano nella padella quando l’olio o il burro sono caldi.

Ebbene friggere e la frittata sono termini abbastanza comuni nella lingua italiana non solo in ambito culinario (cioè in cucina) ma anche perché si tratta di termini usati in senso figurato.

In particolare l’espressione di oggi: “rigirare la frittata” fa riferimento ad una azione che si fa con la frittata: rigirare significa che la frittata dobbiamo capovolgerla affinché si cuocia da entrambi i lati. Allora quando la frittata è ben cotta da uno dei due lati, si prende allora un piatto e si rovescia la frittata nel piatto, poi si rimette la frittata in padella ma dall’altro lato, in modo che posso cuocersi anche dall’altra parte. Infatti la frittata si cuoce maggiormente dalla parte che sta a contatto con la padella, che a sua volta sta a contatto diretto col fuoco.

Ebbene questa azione, questa operazione che si fa si chiama capovolgere, girare o rigirare la frittata. In particolare il verbo “rigirare” è un verbo che ha molti utilizzi, ed è anche simile ad un altro verbo: “raggirare” che significa imbrogliare, cercare di trarre in inganno, di ingannare qualcuno. Quando si usa questa espressione: “rigirare la frittata” in senso figurato si vuole far riferimento alla volontà da parte di una persona, di far vedere un aspetto che è esattamente il contrario di quello reale, quello vero, proprio con la volontà di ingannare, con una abilità personale, il suo prossimo. Rigirare la frittata quindi significa far apparire una cosa secondo la propria convenienza e non per rappresentare la realtà.

Una persona che secondo noi è capace a rigirare la frittata è quindi una persona della quale ci si debba fidare poco, è una specie di manipolatore, di imbroglione.

Posso fare alcuni esempi per farvi capire:

Ammettiamo che una persona di nome Giuseppe sia accusata di aver picchiato un ragazzo. Giuseppe è stato visto da molte persone mentre picchiava questo ragazzo. Lui, Giuseppe, accusato, si è difeso dicendo che il ragazzo lo ha aggredito, e lui ha dovuto difendersi e per questo motivo l’ha picchiato.

A questo punto i testimoni, coloro che hanno assistito all’evento, dicono che Giuseppe ha rigirato la frittata, che invece sia stato proprio Giuseppe ad aggredire il povero ragazzo.

Ecco vedete che se Giuseppe rigira la frittata sta ad indicare che racconta una verità diversa dalla realtà e lo fa per avere dei vantaggi. Giuseppe rigira la frittata, cioè vuole che si veda un aspetto diverso da quello apparente: lui si è solo difeso, quindi Giuseppe afferma di essere la vittima e non l’aggressore. Ma i testimoni lo sconfessano, perché hanno visto cosa è realmente accaduto. Sconfessare qualcuno significa dimostrare che ciò che dice questa persona non è vero. Giuseppe quindi ha rigirato la frittata.

Vediamo un secondo esempio. Un politico contrario all’immigrazione afferma che gli immigrati irregolari non vadano fatti entrare in Italia perché loro non vogliono il bene dell’Italia e degli italiani e persone di questo tipo è meglio che restino nel loro paese.

Qualcuno potrebbe dire a questo personaggio politico che lui sta rigirando la frittata, perché sono gli italiani come lui che non amano gli stranieri irregolari e non vogliono il loro bene.

Questo cercare di mostrare un aspetto diverso e spesso completamente opposto rispetto alla realtà, o rispetto ad altre opinioni, si chiama appunto cercare di rigirare la frittata. Gli esempi che vi ho fatto mostrano chiaramente che le persone che sono tacciate di rigirare la frittata (tacciate vuol dire accusate) stanno cercando di raggirare qualcuno, per fargli credere che le cose siano diverse da come qualcun altro afferma o rispetto alla realtà evidente.

La frittata quindi simbolicamente rappresenta la realtà, e chi cerca di rigirare la frittata cerca di mostrare un lato della frittata, quindi un lato della realtà, quel lato che è opposto a quello che si vede.

È ovviamente informale come espressione. Se volessi esprimere lo stesso concetto in termini formali non dovrei usare immagini di questo tipo, derivanti dalla vita quotidiana.

Anziché dire allora “non rigirare la frittata” potrei dire ad esempio: “la prego di non cercare di manomettere la realtà”, “la invito (ancora più formale) a non distorcere la realtà del fatti”. Si tratterebbe comunque di una accusa diretta, rivolta in prima persona alla persona alla quale si parla, ma sarebbe più seria: la distorsione della realtà indica sempre un tentativo di modificare i fatti attraverso una diversa rappresentazione, ma come avviene solitamente nel linguaggio popolare e informale l’immagine visiva legata alla frase idiomatica rende sicuramente l’idea. In questo caso la frittata che viene rigirata indica meglio di ogni altra cosa il tentativo di raggirare, di imbrigliare.

Adesso facciano un esercizio di ripetizione. Un esercizio particolare oggi: provate a rispondere alle accuse che vi farò negando l’accusa.

Se ad esempio vi dicessi:

Che fai, rigiri la frittata?

Voi ad esempio potreste rispondere:

assolutamente no, questa è la pura e sacrosanta verità! Non sto cercando di rigirare la frittata!

Oppure semplicemente:

“non sto rigirando la frittata, è la verità!”

Adesso tocca a voi:

Perché rigiri la frittata in questo modo?

Esempio di risposta: perché mi chiedi questo? Non sto affatto rigirando la frittata!

Un’altra domanda:

Secondo me stai rigirando la frittata come al solito. No?

Esempio di risposta:

assolutamente no, non ho rigirato proprio nulla! Ho detto la verità!

Bene ragazzi grazie mille per l’ascolto, e grazie a chi sostiene italiano semplicemente con una donazione personale.

A proposito di donazione sto preparando un episodio dedicato alla Germania 🇩🇪, che è il paese dal quale provengono più donazioni finora.

Ed allora aspettiamo questo nuovo episodio. Non vi dirò l’argomento per non rovinarvi la sorpresa.

Se riesco farò anche un video sul canale YouTube di italiano semplicemente. Ebbene sì, italiano semplicemente ha anche un canale YouTube e leggendo anche i sottotitoli potrete leggere ed ascoltare nello stesso tempo, che è uno degli esercizi più utili per imparare la lingua italiana.

A presto allora.

Ciao.

L’importanza del controllo e della programmazione nel lavoro

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Descrizione

Questo episodio, scritto e registrato da una ragazza di nazionalità russa di nome Daria rappresenta una presentazione al pubblico della settima lezione del corso di italiano professionale, dedicata al “controllo dl futuro”.

Daria cera di utilizzare alcune delle espressioni imparate nel corso della lezione. Se vuoi ascoltare la lezione ed avere a disposizione l’intero corso fai9 la tua richiesta di adesione all’associazione culturale Italiano Semplicemente.

Daria è membro dell’associazione.

Buon ascolto.

Trascrizione

L’argomento della settima lezione è il controllo, che ha a che fare anche con la programmazione del lavoro.
Quando la programmazione e’ stata fatta precisamente e tutti gli accordi sono stati stabiliti, ci si comporta con calma e gesso e occorre controllare che tutte le fasi del progetto vadano tranquillamente.
Alle persone esperte non piace essere prese alla sprovvista: Preferiscono tenere il lavoro sotto controllo e se rispondono a qualcuno con una vaga frase come “a Dio piacendo”, manifestando una apparente mancanza di programmazione, è molto probabile che abbiano invece un asso nella manica e non vogliano svelare i loro piani.
In Russia ancora esistono le organizzazioni che danno poco importanza alla programmazione. Anziché descrivere nei dettagli delle varianti, anche quelle negative, spesso si dicono “Chi vivrà vedrà” e così mettono da parte le decisioni importanti.
Quando un momento rischioso si avvicina, invece di tentare di controllare le cose, contano su Dio e aspettano che Dio gliela la mandi buona.
Di fronte a una crisi i russi si sentono molto motivati e ce la mettono tutta per superarla.
Alle perse, si dicono di aver acquistato una esperienza utile per il futuro. Infatti, l’esperienza serve tanto.
Gli esperti di fronte a una crisi non dicono: mi venisse un colpo! ma sanno rimediare a un incomodo.
Alla fine vorrei aggiungere che a me personalmente a volte capitano giorni che invece di lavorare con produttività vado a caccia di farfalle.
Spero che questa situazione sia considerata “umana” e “normale”.
L’importante è che non accada tutti i giorni.
Buona giornata e buon lavoro a tutti, ciao!