L’apostrofo – 2^ parte


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Trascrizione

Allora adesso riascoltiamo la storia che vi ho raccontato sull’uso dell’apostrofo e di volta in volta vediamo qual è la regola che occorre rispettare nell’uso dell’apostrofo.

C’era una volta uno straniero che sapeva scrivere solo un po’.

C’era una volta: in questo caso la particella “ci” si apostrofa obbligatoriamente perché c’è il verbo essere cominciante per e: c‘era, c‘erano. Anche con “come” vale la stessa regola: com’è andata? Come+verbo essere che inizia con “e”.

La stessa cosa di “ci“ avviene con altre particelle: mi, ti, si, vi ma in questo caso non è obbligatorio: mi interessa = m’interessa, ti invidio=t’invidio, si inventa=s’inventa, vi indispettisce = v’indispettisce.

Solo un po’: si tratta di un troncamento. Il troncamento sopprime una vocale, una consonante o anche una sillaba alla fine di una parola: poco diventa po’. In questo caso potete dire anche “poco”. Si tratta di un uso facoltativo del troncamento. In generale la regola è che il troncamento non va segnalato con un apostrofo. Ma a volte si usa, e “ un po’“ è uno di questi casi.

Esiste anche “a mo’ di” che sta per “alla maniera di”.

A mo’ di esempio posso dirvi… ah vi ho appena fatto un esempio!

L’arte di scrivere d’altronde non è una cosa semplice da imparare. Questo straniero, nato negli anni ’90, non dava importanza all’apostrofo.

L’arte di scrivere: l’arte si scrive obbligatoriamente con l’apostrofo. Questo accade sempre con gli articoli “lo” e “la” e le parole che iniziano per vocale: la arte= l’arte, lo albero=l’albero. Lo stesso accade con le preposizioni articolate: dell’albero, dell’arte eccetera. Ci sono alcune eccezioni in realtà… le vediamo fra un po’.

D’altronde: Generalmente con la preposizione “da” è vietato usare l’apostrofo per non creare confusione con “di”, quindi se dico che: “a Roma ci sono molti posti da andare a vedere” non ci va l’apostrofo. Però ci sono tante forme fisse, diciamo pure “locuzioni” dove invece è facoltativo e quindi consentito l’uso dell’apostrofo: d’altronde, d’ora in poi, fin d’allora, d’altra parte, d’altro canto eccetera. In questi casi potete mettere l’accento se volete.

Ma a pensarci bene d’altronde è la forma abbreviata di “da altronde” oppure “di altronde”? Da altronde è la risposta.

Potete apostrofare senza problemi, anzi io direi che nella locuzione “d’altronde” è obbligatorio mettere l’apostrofo. C’è qualcuno che addirittura toglie anche l’apostrofo e attacca tutto in una sola parola ma è sbagliato. Non è possibile fare la fusione tra una preposizione e un’altra parola.

Da imparare: In questo caso non ci va l’apostrofo, perché come ho detto si potrebbe confondere con “di”. Se dico “non si finisce mai d’imparare” una frase che si usa spesso in Italia, d’imparare (con l’apostrofo) sta per di+imparare: non si finisce mai di imparare. Ecco perché “da imparare” non si apostrofa.

Attenzione che il verbo apostrofare (scusatemi se apro una parentesi) ha anche un significato figurato: significa insultare, o almeno rivolgersi a qualcuno con un tono di rimprovero. Attenzione quindi a quando usate questo verbo.

Nato negli anni ’90: in questo caso è obbligatorio.

Non dava importanza: dava importanza non si apostrofa, a parte che sarebbe bruttina come forma, ma potrebbe creare confusione con dove, che invece si può volendo opostrofare: dov’è la macchina? Dov’è l’apostrofo?

All’apostrofo: come abbiamo detto, “lo” e “la” insieme alle preposizioni articolate associate si apostrofano obbligatoriamente (eccezioni a parte)

Va , l’imparerò col tempo”, diceva al suo professore che insisteva.

Va be’: be’ si scrive con l’apostrofo perché significa “bene” (va be’= va bene”=ok). Si tratta di troncamento facoltativo.

L’imparerò: lo imparerò. C’è l’articolo “lo” quindi sarebbe obbligatorio. Ma a dire il vero in questo caso “lo imparerò, lo imparerai, lo imparerete” è molto comune. Non vi fidate mai della regola, noi italiani non amiamo le regole J

Quell‘allievo ho l’impressione che sia un po’ cocciuto

Quell’allievo: ”Quello”, come aggettivo, si apostrofa sempre con parole che iniziano con vocale: quell’apostrofo, quell’uomo, quell’amico eccetera. Ma quello può anche essere pronome ed in questo caso non si apostrofa: non prendere il cappotto bianco, prendi quello arancione (senza apostrofo).

Fa tutto di testa sua e tutto per scontato, e questo non mi va a genio.

tutto per scontato: dà in questo caso è un accento e non un apostrofo. L’apostrofo si usa solamente con da’ inteso come seconda persona singolare dell’imperativo del verbo dare, tipo: da’ una mano a tua sorella!

Non mi va a genio: Non mi va a genio vuol dire non mi fa piacere, non lo gradisco, ma “va a”, vede due vocali vicine, ma nonostante questo non si apostrofa. Non si apostrofa anche perché “va’” con l’apostrofo serve ad indicare , analogamente a “da’” con l’apostrofo, la seconda persona singolare forma imperativa. Quindi va si può scrivere con l’apostrofo, ma solo in frasi tipo:

Va’ a capire come si scrive questa parola!

Va’ a indovinare cosa passa per la testa di Giovanni!

La stessa regola non vale solamente per i verbi dare e andare, ma anche per fare, dire e stare: esempio:

Dire: Ti ascolto, di’ pure ciò che pensi

Fare: Fa’ ciò che vuoi, non mi interessa

Stare: Sta’ buono, non ti arrabbiare!

Si tratta sempre della seconda persona singolare. In tutti questi casi l’apostrofo è obbligatorio, come nel caso di “un po’”. Sono tutti casi di troncamento in cui si usa l’apostrofo. Perché troncamento? Perché non può essere elisione, in quanto vedete che non c’è una parola che inizia con vocale dopo.

Sono un uomo bravo”, diceva lo studente, e il professore: “sei un brav’uomo, vorrai dire,

Sei un brav’uomo si apostrofa: “brav”, con l’apostrofo, sta per “bravo” ovviamente, e abbiamo una elisione: “bravo uomo” ha due vocali vicine in due parole diverse e la prima vocale cade e viene sostituita dall’apostrofo.

Diverso è il caso di “buon uomo” in luogo di “uomo buono”. Infatti buon uomo è un caso di troncamento e abbiamo già detto che in generale la regola è che il troncamento non va segnalato con un apostrofo (un po’ è un’eccezione).

Ma ancora c’è molto da fare perché l’apostrofo lo devi imparare ma lo devi anche studiare, perché sant’Antonio non ti può aiutare!”

Allora “c’è” si apostrofa, analogamente a “c’era” che abbiamo visto prima. Stessa regola: ci + verbo essere iniziante per “e”.

Come ho detto prima la particella “ci” si apostrofa con essere e la lettera “e”, ma attenzione perché se la parola successiva a “ci” inizia per a, o, u è vietato mettere l’apostrofo: ci andiamo, ci arrabbiamo, ci adoperiamo eccetera non si possono scrivere con l’apostrofo.

“Che c’entra Sant’Antonio?” Diceva lo studente

C’entra è ci+ entra ed è un altro caso di uso obbligatorio anche se non c’è il verbo essere. In questo caso però è una formula fissa, una frase fatta. “Che c’entra” significa cosa ha a che fare? Qual è il legame? Qual è il collegamento?

Nelle formule fisse l’apostrofo si usa sempre in modo obbligatorio: tutt’altro, tutt’al più, senz’altro, nient’affatto, avant’ieri eccetera. Si tratta sempre di elisioni, cade sempre una vocale, ma è talmente abitudine scrivere e pronunciare in questo modo che son appunto diventate delle “formule fisse”.

Comunque lo userò d‘ora in poi, d’altra parte son qui per imparare”

D’ora in poi e d’altra parte sono altre due forme fisse in cui si usa l’apostrofo, e abbiamo detto prima, quando parlavamo di d’altronde, che la regola vorrebbe che con la preposizione “da” è vietato usare l’apostrofo per non creare confusione con “di”. Sono fatte salve come abbiamo visto le forme fisse come ad esempio “d’ora in poi = da ora in poi”, che a volte si trova anche nella forma d’ora in avanti.

“Ok”, rispose il professore “Tutt‘al più – aggiunse – se proprio non riesci, puoi diventare membro dell’associazione Italiano Semplicemente, dove i membri sono molto motivati, studenti di tutt‘altro tipo rispetto agli altri. Senz‘altro questo t’aiuterà, hanno tutti la buona volontà di seguire le lezioni tutti i giorni”.

Tutt‘al più abbiamo detto che è un’altra forma fissa dall’uso obbligatorio. Analogamente tutt’altro e senz’altro.

Membro dell’associazione: l’associazione = la associazione. Con l’articolo la e le preposizioni articolate associate si mette obbligatoriamente l’apostrofo. Eccezioni a parte (vedrete che poi ne parleremo)

T’aiuterà = ti aiuterà, cioè aiuterà te, la tua persona. È un uso facoltativo, come si è visto questo vale sempre con le particelle mi, ti, ci, si, vi anche se ci sono alcune eccezioni che riguardano “ci” in particolare.

“Ah, sì, l’associazione… proprio avant‘ieri ne ho sentito parlare – disse lo studente –ma sono sicuro che non serve a niente!”

L’associazione e avant’ieri le abbiamo già spiegate. A proposito, anche “le abbiamo” non prevede l’apostrofo: è vietato sia con “li” sia con le, intese come pronomi personali. Invece con lo e la è facoltativo:

Lo avevo detto? = L’avevo detto?

Questa frase la elimino = questa frase l’elimino.

Avant‘ieri è un’altra forma fissa dall’uso obbligatorio.

Nient‘affatto! – rispose il professore –c’è molto da imparare, e se andrai d’amore e d’accordo con gli altri membri saranno fiori d’arancio, ne sono sicuro. Dai un’occhiata al sito web!

Nient’affatto: formula fissa, quindi obbligatorio

C’è molto da imparare: c’è con l’accento (obbligatorio) mentre “da imparare” senza apostrofo per non confondere con “di imparare”.

Se andrai d’amore e d’accordo: analogamente a “fiori d’arancio” si tratta della preposizione di, che si apostrofa generalmente (non è come “da”). Generalmente “d’amore” si scrive sempre in questo modo, con l’accento. La stessa cosa vale anche per d’accordo e d’arancio. Suonano meglio non è vero? A volte non mettere l’apostrofo ha una funzione particolare, cioè quella di sottolineare l’importanza della preposizione “di”. Se io dico:

Di cosa parliamo? Parliamo di amore? Oppure di amicizia?

In questo caso voglio dare importanza alla parola “di”, quindi posso togliere l’apostrofo e nessuno si scandalizza per questo. Se invece dico: “è una questione d’amore”, questa è più una frase fatta, e come tutte le frasi di questo tipo si preferisce mettere l’apostrofo.

Dai un’occhiata al sito web! Un’occhiata= una occhiata, e potete scegliere se mettere oppure no l’apostrofo. Con “un” invece non potete mai farlo. Non avrebbe senso perché un è un articolo e non c’è nessuna elisione, nessuna lettera che cade! Quindi “un aereo” ad esempio non va mai apostrofato.

“ok, ci andrò subito allora e se trovo le regole dell’apostrofo le userò subito!

Ci andrò: mai apostrofare in questo caso perché “andrò” inizia per a. E come abbiamo detto prima, ci seguito da parola che inizia con a, o, u non si può apostrofare: è vietato:

Ci aiuteremo sempre, Ci ostacolavano, Ci uccidono. Mai apostrofare.

Le userò subito! Ancora una volta, con “le” pronome personale (e con “li”) è vietato:

Le aiuterà Giovanni, li aiuterò io.

I compiti? Li vediamo domani insieme.

Le torte le mangiamo oggi!

I ragazzi li abbiamo visti.

Il professore allora disse: “imparerai subito come evitare lo iato, vedrai, e magari troverai anche un’amichetta…”

Lo iato: lo è un articolo quindi come abbiamo visto più volte l’apostrofo sarebbe obbligatorio abbiamo detto, giusto? Questo varrebbe sia per “lo” che per “la”.

Ma c’è un’eccezione, e quando la parola che segue inizia con ia, ie, io, l’apostrofo non si mette (lo iato è inevitabile). Finalmente quindi abbiamo visto l’eccezione alla regola: le iene, lo iato, lo iodio. Questo vale per tutti gli articoli, non solo per lo e la. Quindi: “le iene” come abbiamo detto, o anche “Gli ionici”.

Un’amichetta = una amichetta. Accento facoltativo: un’assemblea, un’amica, un’amichetta.

Lo studente rispose: “Questo non m’importa, quello che m’incuriosisce per adesso è sapere dov’è che posso usare l’apostrofo e com’è che posso impararlo facilmente!”

Non m’importa: uso facoltativo (accade con ci, ti, mi, si, vi).

Vi ricordo che se abbiamo “ci“ e parole inizianti con a, o, u è vietato l’apostrofo: ci aiutiamo, ci osteggia, ci umilia eccetera.

In questo caso abbiamo “mi” che si comporta come ti, si, vi. Cosa succede in questo caso con le lettere a, o, u? In questi casi non possiamo parlare di uso vietato, ma facoltativo, anche se la forma apostrofata è più familiare e spesso è meglio non apostrofare, quindi è meglio dire:

Mi arrabbio, mi odia, mi umilia;

Lo stesso con si: si avvicina. si opta, si ultimano,

e con “vi”: vi amiamo, vi ostruiscono, vi uccidiamo.

Non si usa quasi mai apostrofare in questi casi.

Nella poesia l’apostrofo si usa spesso in questi casi: “M’illumino d’immenso”, la poesia di Giuseppe Ungaretti ne è un esempio. M’illumino = mi illumino.

Ci sono tanti versi dell’inferno di Dante Alighieri:

Come vedi ancor non m’abbandonaè un esempio: m’abbandona = mi abbandona

Manca però la lettera “e”: cosa succede se abbiamo una parola che inizia con la e? Abbiamo detto che col verbo essere è obbligatorio l’apostrofo (c’è, c’era) con la particella ci.

Ma senza il verbo essere?

Se dico: “ci espellono”, “ci estingueremo” ad esempio, la regola vuole che con la “e” l’uso sia facoltativo, sebbene sia preferibile non mettere l’apostrofo: sicuramente è più elegante.

Anche con mi, ti, si, vi è la stessa cosa, con tutte le vocali ed anche con la lettera “e”. La frase può anche avere più gradevolezza all’udito, può essere più armoniosa a volte, ma se non mettete l’apostrofo in questi casi non sbagliate e fate la scelta migliore.

Esempi:

Non m’ero accorto di aver sbagliato – V’eravate accorti? – T’eri arrabbiato? – S’era fatto scuro.

Fammi sapere com’è andata ok?

Questa è la penultima frase della storia. “Com’è andata” contiene “come”. Come e dove, quando sono seguiti dal verbo essere possono essere apostrofati: com’è andata? Dov’è andata? Com’è finita? Dov’erano stati? Eccetera. Si fa sempre di solito.

Senz’altro! Lo abbiamo visto più volte.

Bene, la storia è finita.

Cosa abbiamo dimenticato? Sicuramente non abbiamo parlato della lettera “h” e della particella “ne”.

Ve n’eravate accorti? Te n’eri accorto tu?

Quante mele avete? Ce n’abbiamo due!

Ha importanza? Altroché se ce n’ha!

La particella “ne” quindi può essere vittima di elisione.

In effetti, “ne” si può apostrofare, ma solo con parole che cominciano per “e”: ce n’è (ce ne è), ce n’erano (ce ne erano), n’era convinta (ne era convinta) , n’elenco dei nomi (ne elenco dei nomi), eccetera.

Non è facilissimo per voi stranieri, lo capisco. Qualche volta c’è anche la particella “ce” che possiamo anche togliere, e l’apostrofo scompare! Quindi:

Ce n’abbiamo due = Ne abbiamo due

Altroché se ce n’ha = Altroché se ne ha

Ci sono altri esempi di “ne” su cui vi invito a riflettere e se volete potete anche ripetere:

Cos’hai da dire?

Ce n’avrei da dire, di cose! = Ne avrei da dire di cose

Quanti problemi avevi?

Ce n’avevo di problemi! = Ne avevo di problemi!

Finiamo con la lettera “h” sperando di aver coperto tutti i casi possibili di uso dell’apostrofo.

C’hanno detto che… ad esempio

Quando una parola finisce in vocale e si trova davanti a un’altra parola che inizia con una h, la regola dell’elisione non cambia: la vocale finale si elimina e al suo posto si segna l’apostrofo:

C’hai detto, c’hai fatto, m’hanno riferito, t’hanno consigliato, v’hanno detto, s’ha da fare, eccetera. Si tratta di un linguaggio spesso familiare, discorsivo, usato più all’orale, ma lo trovate anche scritto molto spesso.

Va be’, visto che ci sono, per essere più completo, posso citarvi alcuni esempi aggiuntivi, sempre di prevalente uso familiare:

Ma’ qualche volta indica la mamma, ma devi rivolgerti a lei direttamente: Ma’, hai fatto la cena?

Pa’, mi dai 10 euro? (pa’ = Papà)

Ciao ragazzi

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