Fare una presentazione

Audio

Trascrizione

Giovanni: Eccoci di nuovo qua ragazzi, come tutti i mercoledì all’interno dell’associazione Italiano Semplicemente ci occupiamo di Italiano Professionale. Io sono sempre Giovanni, il presidente dell’associazione e oggi vogliamo farvi partecipi di un bel testo, letto e scritto a quattro mani, due delle quali sono di Daria, uno dei membri della nostra associazione.

Vi faccio ascoltare quindi un bell’episodio dalla voce di Daria. Parliamo di “Presentazione“, un argomento a cui abbiamo dedicato la sezione seconda del corso di Italiano Professionale, quindi le lezioni dalla n. 15 alla numero 20. Oggi in particolare Daria si occuperà della fase iniziale di una presentazione  – lezione 16)

Anche se solamente i membri dell’associazione possono ascoltare queste lezioni di Italiano Professionale tutti potete ascoltare l’episodio di oggi, e questo lo facciamo per dimostrare l’utilità e le caratteristiche di questo corso online, dedicato al linguaggio del mondo del lavoro. Quella che ascolterete quindi è una presentazione professionale, che avviene all’interno di una azienda di scarpe. Daria utilizzerà molte espressioni imparate finora sul corso.

Buon ascolto. Daria, a te la parola.

Daria: Buongiorno a tutti, prendete tutti il vostro posto per favore, così potremmo dare inizio alla prossima presentazione.
Mi chiamo Daria e sono la responsabile per la strategia e il marketing. Il mio ufficio ci aiuterà a promuovere sul mercato il nostro nuovo prodotto vale a dire le scarpe “Con-forte”.

Come sapete lavoro ormai nella nostra azienda da cinque anni, di conseguenza ritengo di avere una certa esperienza nel mercato delle calzature. Vi posso pertanto dare la mia spassionata opinione in merito: non sarà affatto facile sbaragliare la concorrenza. Tuttavia sono sicura che con la giusta strategia, dai e dai, permettetemi, gli faremo mangiare la polvere.

La mia presentazione odierna è abbastanza dettagliata, impiegherò circa due ore per esporne tutto il contenuto.

Sapete che non amo perdermi nei dettagli, ma l’operazione necessita di non trascurare alcun particolare. Circa alla metà della mia presentazione (alle 12 circa) abbiamo in programma una pausa caffè, per rinfrescarci un po’ e soprattutto condividere le nostre opinioni. Abbiamo 20 minuti di pausa, dopodiché continuo e termino la mia presentazione. Bene ragazzi, il tempo stringe (come sempre) e per poter terminare il programma di oggi come programmato vi prego di fare le domande soltanto alla fine della mia presentazione; trattenetevi se potete, ma alla fine non indugiate perché il vostro contributo può essere prezioso. Anche la domanda apparentemente più semplice può essere molto importante.

Allora, la prima parte della mia presentazione è dedicata alla descrizione del mercato delle calzature in termini di dati precisi. Li ho raccolti grazie anche alla preziosa collaborazione di Ulrike, che sicuramente ha coltivato un certo fiuto per gli affari considerata la sua esperienza sul campo. Ulrike ha condotto per noi delle interessantissime analisi di mercato, molto precise e ricercate ma allo stesso tempo estremamente comprensibili e puntuali. A questo punto facciamo la pausa caffè.
Nella seconda parte vi presenterò la nostra “nicchia di riferimento“, parlo ovviamente del nostro acquirente potenziale e delle sue caratteristiche. E’ la nicchia su cui dovremmo puntare secondo me e che potrebbe portarci ad avere successo su tutta la nostra linea di scarpe, non solo sul nuovo modello.

Bene. Quindi nell’arco della prossima mezzora vi racconto del piano di vendite che abbiamo elaborato insieme a Mohamed, Ramona, Bogusia e Maja con cui faccio squadra. Vi spiegherò anche perché durante il primo anno probabilmente potremmo non andare alla grande con la produzione e anche perché dovremmo però mantenere un clima di fiducia elevato: è molto importante per il nostro successo sul mercato nel lungo termine, che ci sarà, ma occorre pazientare un po’. Se vogliamo dirla tutta, il primo anno dovremo prendere la palla al balzo e reagire subito alle risposte dei primi consumatori. Vi spiegherò come farlo.

Nella parte finale, la più dettagliata, vi dirò per filo e per segno la nostra idea su come far sì che la nostra clientela conosca il nuovo modello “Con-forte”. Ad onor del vero, la nuova campagna promozionale supporterà anche i modelli che avevamo già lanciato sul mercato, e questo perché non vorremmo essere presi alla sprovvista se le cose non andranno come vorremmo col nuovo modello. In questo caso mi raccomando: calma e gesso! Alle perse, i nostri consumatori resteranno con noi grazie ai modelli già conosciuti.

Alla fine ci resterà mezzora per discutere tutte le vostre domande e mettere i puntini sulle i a vostro piacimento.

Allora, adesso se non avere domande riguardo alla mia scaletta che ho preparato, vorrei iniziare la prima parte della mia presentazione.

Giovanni: bene Daria, grazie del tuo contributo. Hai utilizzato ben 18 espressioni imparate all’interno del corso finora: avere una certa esperienza, spassionata opinione, sbaragliare la concorrenza, dai e dai, mangiare la polvere, perdersi nei dettagli, il tempo stringe, avere fiuto per gli affari, la nicchia di mercato, fare squadra, clima di fiducia, se vogliamo dirla tutta, prendere la palla al balzo, per filo e per segno, ad onor del vero, calma e gesso, alle perse e infine mettere i puntini sulle i.

Tutte queste espressioni le abbiamo spiegate all’interno del corso ed ogni mercoledì, all’interno del programma settimanale per i membri, ripassiamo una lezione diversa all’interno del gruppo WhastApp dei membri dell’associazione.

Date un’occhiata al programma delle lezioni future se siete interessati. Spero  che l’episodio vi sia piaciuto. Grazie ancora a Daria. Un saluto a tutti da Giovanni.

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Bastian contrario

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com

Oggi siamo di nuovo insieme per vedere una espressione italiana. Un’espressione che spieghiamo sia in forma scritta che attraverso una registrazione audio, come al solito.

Parliamo dell’espressione “Bastian contrario”, o “fare il bastian contrario”, è un’espressione idiomatica della lingua italiana.

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E’ una frase che si rivolge ad una persona, che si può rivolgere ad una persona, quando questa persona ha un particolare atteggiamento.

Posso quindi dire a mio figlio: Emanuele, non fare il bastian contrario!

Non è un insulto, ma non è neanche un complimento!

L’unica parola che si capisce, delle due, è la parola “contrario“. In italiano significa “opposto“, “in contrasto“, che si oppone, o che va o viene in senso inverso. E’ un aggettivo che possiamo usare in molti modi diversi.

In matematica quando due numeri sono “contrari” allora hanno lo stesso valore ma sono discordi, cioè hanno segno diverso, es: +2 è il contrario di -2. Si dice anche che i numeri hanno segno contrario, o anche segno opposto.

I venti (con la e aperta, altrimenti è il numero venti) posso essere contrari, quindi se stiamo andando in barca o stiamo navigando su una nave, o una barca a vela, possiamo avere il vento contrario, e in questo caso il vento va in un verso contrario rispetto al nostro. Se invece il vento va nello stesso nostro verso si dice che il vento è a favore. Capite che quando il vento è contrario è più faticoso andare avanti, procedere, perché il vento spinge nella direzione opposta.

Quindi l’aggettivo contrario si può usare in tutte le situazioni in cui si vuole indicare una ostilità, un qualcosa di sfavorevole. Quindi posso dire che:

La sorte ci è contraria.

Per indicare che la fortuna non ci aiuta, la sorte, il destino, è ostile, non ci aiuta, è sfavorevole.

Quando ad esempio si vuole domandare se qualcuno non è favorevole a una nostra proposta o idea, posso ad esempio dire:

Qualciuno ha qualcosa in contrario?

E una persona può rispondere

Non ho nulla in contrario

Oppure posso rispondere dicendo:

Al contrario! Io sono d’accordissimo con te!

Posso anche dire:

Se siete tutti d’accordo possiamo andare aventi, in caso contrario mi piacerebbe sapere in cosa non siete d’accordo.

Bene, quindi la parola “contrario” credo sia abbastanza chiara.

In ambito sociale, che è l’ambito che ci interessa di più per spiegare l’espressione di oggi, io posso dire una cosa e una seconda persona può dire il contrario di quello che dico io. Con la parola contrario anche in questo caso voglio indicare un qualcosa che si oppone a quanto ho detto io.

Se io dico una cosa, affermo una mia idea, esprimo un concetto, esprimo una mia soluzione ad un problema, propongo qualcosa, e un’altra persona ha un’idea diversa della mia, posso dire che questa persona dice sempre il contrario di quello che dico io. Allora potrei cercare di definire questa persona, per dirgli che lui la pensa sempre diversamente.

Magari vorrei dirgli che si comporta sempre in modo contrario a me e anche alle altre persone, e questo modo di comportarsi non è corretto e non è mai motivato.

Non c’è nessun motivo particolare: se io dico che il cielo è blu, lui dice che è azzurro. Se invece io dico che è azzurro, lui dice che è blu. Chi si comporta in questo modo possiamo chiamarlo un “Bastian contrario

Nell’italiano colloquiale viene infatti chiamato “bastian contrario” una persona che assume sempre opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza.

Ma qual è l’origine di questa espressione?

Bastian assomiglia a Bastiano, che è un nome italiano di uomo. Ci sono poche persone che si chiamano così in Italia: pare che oggi ce ne siano 171. Questo almeno emerge da un sito web che riporta la diffusione dei nomi in Italia.

Si tratta di un nome molto diffuso al Centritalia.

Sebastiano è un nome simile, un po’ più diffuso del precedente.

Ed infatti Bastian deriva proprio da Bastiano. In particolare sembra che sia esistita una persona con questo nome e che come cognome facesse “contrari”. Si chiamava dunque Bastiano Contrari. Una persona che è stata rappresentata ostinata, cocciuta, che era contraria a tutto.

Non so dirvi se questo risponde al vero, se questa sia la verità; quello che è certo è che la frase “Bastian contrario” ha avuto origine da una persona realmente esistita, che aveva questa caratteristica: essere contrario sempre a tutto, opporsi a tutto per partito preso, persona che contraddice per sistema.

Un’espressione che ormai fa parte del linguaggio comune degli italiani, e si usa quando si vuole etichettare una persona che dice sempre di no. Si possono anche attaccare le due parole e bastiancontrario diventa un’unica parola.

E’ comune nella lingua italiana fare questa operazione di attaccare le parole quando si usano spesso insieme nel linguaggio comune, un po’ come buongiorno, dopodomani, Nondimeno, Dopotutto, Oltremisura e tante altre parole.

Facciamo alcuni esempi di utilizzo:

Se mi trovo ad una riunione di lavoro e tutti i miei colleghi sono d’accordo sul fatto che in futuro gli affari andranno meglio, se io non sono d’accordo posso dire: Non voglio fare il bastian contrario, ma le previsioni economiche non lasciano ben sperare per il futuro.

In questo caso sono l’unica persona pessimista, contrariamente a tutti i miei colleghi che sono ottimisti sul futuro, quindi manifestando la mia opinione non voglio passare per bastian contrario, non voglio passare per una persona che ama contraddire per il semplice gusto di farlo, per partito preso.

Spesso si sente dire che le persone che criticano lo fanno per il gusto di fare il bastian contrario, una frase breve che indica proprio questa attitudine a essere contrari, persone che lo fanno apposta, che non si lasciano convincere dall’idea degli altri, anche se si tratta di tutti gli altri! A queste persone piace fare così, magari semplicemente per farsi notare. Si dice a volte che queste persone hanno uno “spirito di contraddizione“. cioè che per loro natura, indole sono portati a contraddire, hanno una tendenza abituale e ostinata a contraddire.

L’espressione bastian contrario non si usa nel linguaggio formale ovviamente. Se siamo in un contesto più importante non possiamo dire ad una persona “non fare il bastian contrario”. Sarebbe offensivo e maleducato. Se però vogliamo sottolineare una ostinata tendenza alla contraddizione potremmo contestare la ripetitiva contrarietà ed opposizione, chiedendo di spiegare la propria opinione, la propria posizione, dicendo ad esempio (dando del lei alla persona):

  • La sua opposizione sembra eccessiva e non motivata.
  • Vorrebbe spiegare il motivo della sua opposizione?
  • Ogni posizione, sia favoreviole che contaria, credo meriti di essere motivata.

Naturalmente in un contesto informale o famigliare non si va troppo per il sottile, spesso non si cerca di misurare le parole per essere più delicati e si dice: non fare il bastian contrario!

Ci sono comunque espressioni abbastanza simili. Credo valga la pena in particolare spiegare la differenza rispetto ad un’altra espressione: fare l’avvocato del diavolo.

Questa è un’espressione simile, anche se assolutamente non identica. Questa espressione è più delicata, e a volte non è neanche utilizzata in modo offensivo. A volte può persino essere considerato un complimento essere o fare l’avvocato del diavolo.

In questo caso significa “smontare” le dichiarazioni o le idee degli altri per dimostrarne l’inconsistenza, per dimostrare che le idee sono sbagliate o possono essere anche solo parzialmente sbagliate.

Questa operazione, questo atteggiamento, può anche essere considerato una cosa positiva, può anche essere un buon esercizio cercare pregi e difetti, vantaggi e svantaggi di una idea, una affermazione, una proposta di soluzione di un problema. Soffermarsi sui difetti di una idea può servire a capire meglio come risolvere un problema quando invece tutti gli altri stanno evidenziandone i pregi.

Quindi diversamente da quanto potrebbe sembrare dalla presenza della parola “diavolo“, fare l’avvocato del diavolo è un atteggiamento spesso costruttivo e produce risultati, soprattutto in ambito lavorativo.

Il Bastian contrario è diverso però dall’avvocato del diavolo. Al bastian contrario non interessa essere costruttivo, cercare soluzioni migliori. A lui, almeno nell’opinione di chi usa questa espressione, interessa solamente contraddire, senza cercare di fare qualcosa di utile. A lui interessa “remare contro” (possiamo dire anche così, usando una terminologia marittima), a lui interessa ostacolare il dibattito, contraddire senza costruire.

Terminiamo con un piccolo esercizio di ripetizione, per rendere omaggio alla regola numero sette (parlare) di Italiano Semplicemente.

Bastian contrario

Non fare il bastian contrario!

Fai sempre il bastian contrario!

Non voglio sembrare un bastian contrario, ma non sono d’accordo!

L’avvocato del diavolo!

Non faccio il bastian contrario, ma l’avvocato del diavolo!

Contraddizione

Spirito di contraddizione

Un saluto da Giovanni e grazie a tutti per seguire i miei episodi. Tutte le spiegazioni si trovano sul sito ItalianoSemplicemente.com.

Per coloro che sono interessati esiste anche un corso di italiano professionale, che però è disponibile ai soli membri dell’Associazione Italiano semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Italiano Professionale: scontri e confronti tra uffici vendite e marketing

Audio

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti. In questo episodio parliamo di Italiano Professionale.

Trattiamo un argomento particolare che riguarda il mondo del lavoro ed useremo un linguaggio più difficile del solito.

Questa infatti è una lezione legata al corso di Italiano Professionale e precisamente alla lezione n. 14 dedicata ai confronti ed agli scontri. Il corso è di livello almeno intermedio, non per i principianti della lingua, è un corso che solamente i membri dell’associazione Italiano Semplicemente possono leggere ed ascoltare. Oggi però, come facciamo spesso, vogliamo aiutare tutti a capire di cosa si parla nel corso e quali argomenti vengono trattati.

Io e Daria quindi oggi utilizzeremo alcune delle espressioni spiegate nella lezione n. 14. Daria, un membro dell’Associazione, che saluto e ringrazio per questo, ha voluto provare ad usarne alcune e lo ha fatto come ascolterete, molto bene.

Spero che questa puntata speciale di italiano semplicemente possa essere utile a tutti benché sia un po’ più difficile delle altre. Allora Daria ci parla di scontri e confronti, un argomento che accomuna sicuramente tutte le attività e tutti i mestieri, vero Daria?

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Daria:

Buongiorno Giovanni. Si è proprio così. Parlerò di scontri e confronti. E sai che ho pensato mentre ascoltavo le spiegazioni che hai fatto insieme a Mohamed, Ulrike ed Adriana?

Che parlando di questi due aspetti particolari in ambito lavorativo non si può non fare riferimento ad uno speciale rapporto controverso molto diffuso al lavoro.

Si tratta del rapporto tra l’ufficio vendite e l’ufficio marketing nelle aziende commerciali. Allora, oggi vorrei usare le espressioni della lezione numero 14 del corso di italiano professionale per descrivere il rapporto tra questi due uffici.

Dunque, il nocciolo della questione sta proprio nello scontro che avviene di sovente tra questi due uffici: l’ufficio vendite, cioè le persone addette alla vendita dei prodotti ai clienti sono convinti di essere il dipartimento più fruttuoso. Infatti sono loro che stipulano l’accordo di vendita con gli acquirenti e che quindi producono i profitti dell’azienda. In aggiunta, le attività dell’ufficio vendite sono sempre evidenti e facilmente misurabili.

Dall’altra parte, esattamente al contrario dell’ufficio vendite, l’ufficio marketing svolge tutte quelle attività che hanno a che fare con il concetto del prodotto che è, o che potrebbe essere, nella mente dei consumatori. Ad esempio la conoscenza del prodotto, la soddisfazione legata ad esso, e anche il desiderio di acquistarlo.

Si tratta di aspetti fondamentali, senza i quali i consumatori non sarebbero neanche a conoscenza del prodotto stesso e non potrebbero neanche acquistarlo. Probabilmente non ne avrebbero neanche voglia.

Allora, così come è inutile volere la botte piena e la moglie ubriaca, nessun prodotto si vende senza le spese e le attività associate alla promozione. Perciò si deve assegnare qualche risorsa anche a fini pubblicitari ad esempio. La pubblicità, come si dice, è l’anima del commercio.

Il problema qual è?
Il problema è che facendo la promozione del prodotto l’ufficio marketing spende denaro dell’azienda per attività che, come si è detto, sono indispensabili, ma i risultati in termini di vendite e profitti sono poco misurabili, a differenza dell’ufficio vendite.

Cosa fare ad esempio se il prodotto non si riesce a vendere come previsto neanche dopo che il budget è stato speso?
Si legge, tra le righe, che l’ufficio vendite dà la colpa a quello di marketing per aver speso soldi inutilmente. E per cavarsi d’impaccio l’ufficio marketing accusa di contro quello delle vendite per non avergli dato abbastanza soldi per condurre la campagna promozionale nella stessa misura in cui lo fanno i concorrenti.

Qualsiasi sia il risultato delle vendite, secondo la mia personale opinione, non è accettabile andare così facilmente alla resa dei conti coi colleghi, soprattutto se non si è pienamente consapevoli del risultato del proprio lavoro.
A nessuno dovrebbe essere permesso, in un’azienda che si rispetti, neanche di alzare i tacchi durante un incontro per evitare una discussione sensibile. Cosa che avviene puntualmente.

Se c’è stato un disguido che ha fatto degenerare una discussione, si dovrebbe chiamare in causa qualcuno che di mestiere, tra l’altro esattamente questo: dirimere le discussioni, un altro mestiere quest’ultimo, fondamentale a mio avviso e dalle risultanze poco misurabili con gli strumenti classici.

Qualcuno che dia un colpo al cerchio e uno alla botte insomma e faccia andare avanti la baracca prima che si vada ai ferri corti. Questo delicato ruolo può essere interpretato anche da una figura come il direttore generale ad esempio, oppure da una seconda figura specializzata, che con abilità possa riuscire a far capire bene l’antifona a tutti riguardo ai rischi legati alle controversie, aiutando le parti a scendere a compromessi.

Nonostante una certa divergenza d’idee, assolutamente normale in un luogo di lavoro, per tutti sarebbe bello metterci una pezza prima che sia troppo tardi.
In questo modo gli impiegati litigiosi non avranno scuse e, al bisogno, dovranno ritirarsi di buon ordine.

Cosi, l’ufficio vendite e l’ufficio marketing, spesso con un aiuto esterno possono rimediare a un incomodo, accontentandosi entrambi.

E’ molto probabile che anche voi abbiate vissuto personalmente un caso simile a quello descritto oggi.
Spero che nel vostro caso non si tratti di scontri all’arma bianca perché come saprete ne uccide più la lingua che la spada.
E come dice un altro proverbio italiano: “è meglio un magro accordo che una grassa sentenza”.

Un saluto a tutti!

Giovanni: Bene Daria, grazie, un ottimo argomento quello trattato da te oggi. Hai utilizzato anche alcune espressioni in più che ho evidenziato con il colore rosso sul testo.

Non vi scoraggiate – parlo ai visitatori di Italiano Semplicemente – se trovate queste espressioni un po’ complicate; Daria parla già molto bene ed in questo modo sta aumentando le proprie competenze in ambito professionale.

Per chi è interessato alla lezione n. 14 del corso, per capire quindi come e quando poter usare queste espressioni come ha ben fatto Daria oggi ed anche per partecipare a tutte le altre attività dell’associazione si può chiedere di aderire e diventare membro. Vi aspettiamo.

Un saluto anche da parte mia.

Non ti ci facevo

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente da Giovanni.

Oggi ho alcune cose da dirvi. Una di queste riguarda l’espressione idiomatica che dà il titolo all’episodio di oggi “Non ti ci facevo”, mentre la seconda cosa riguarda un esperimento che ho fatto sulle pagine del sito ItalianoSemplicemente.com. Un esperimento che riguarda la pubblicità.

Ebbene, da qualche mese a queste parte ho provato a utilizzare una forma di pubblicità automatica sulle pagine del sito, ed ho provato a fare questo per poter garantire qualche entrata che potesse sostenere il sito e le spese sostenute.

In questi ultimi mesi le entrate derivanti dalla pubblicità non sono state molto alte, abbastanza deludenti direi, circa 20-25 euro mediamente al mese.

Ora quindi mi chiedo: la cifra non è molto alta e la pubblicità sul sito dà in effetti un po’ fastidio ai visitatori. Il mio desiderio d’altronde è quello di essere utili agli stranieri e se posso evitare la pubblicità ne faccio volentieri a meno. Quindi farò un esperimento, farò un tentativo nei prossimi mesi.

Sapete che esiste una pagina sul sito in particolare dedicata alle donazioni, dove tutti i visitatori possono se vogliono, aiutare Italiano Semplicemente con una piccola donazione su base volontaria.

Se allora attraverso le donazioni si riesce a fare a meno della pubblicità sono ben felice di toglierla dal sito, quindi adesso dal mese di novembre 2018 toglierò la pubblicità e vediamo se arriva qualche donazione in più. Io vi ringrazio per questo e come sempre renderò omaggio ai donatori attraverso la mia consueta attività quotidiana al vostro servizio riguardante la lingua italiana. Vi informerò su come stanno andando le cose, come sempre. Per il momento quindi niente pubblicità sul sito per tutto il mese di novembre 2018.

Ora passiamo all’argomento di oggi, una espressione curiosa quella che vi spiegherò oggi: “non ti ci facevo“. Si tratta di una espressione informale, che si usa in ogni regione italiana ed ha a che fare con lo stupore. Lo stupore, cioè la meraviglia, la sorpresa, ed a volte anche sconcerto, che è una forma di stupore esagerata oltre che legata anche ad altre emozioni.

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Non ti ci facevo infatti significa:

Non credevo tu fossi così, non credevo fossi capace di questo, oppure non credevo tu avessi queste caratteristiche.

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Vi spiego meglio:

Intanto sto parlando con te, ed infatti c’è “ti”: “non ti ci facevo”.

E’ un po’ complicata da spiegare come frase, quindi direi di iniziare da un esempio concreto e da una frase simile ma più semplice.

Incontro una persona che non avevo mai visto dal vivo, cioè di persona, ma solo dal computer o dalla TV, lo vedo e gli dico:

Non ti facevo così alto

“Non ti facevo così alto” significa: Non credevo fossi così alto, credevo invece che tu fossi più basso, quindi sono meravigliato, sono stupito, sono sorpreso dal vederti così alto. La parola più complicata credo sia “facevo“, che è il verbo “fare”, che non c’entra proprio nulla col significato della frase.

Ma davanti a questo “facevo” c’è “ti”: non ti facevo così alto.

Questo cambia il significato del verbo “fare” ma solamente in questa forma, solamente nell’imperfetto e a volte nel presente.

Non ti ci facevo” significa semplicemente non credevo, non immaginavo, non avevo capito.

E’ importante dire anche che spesso con questa frase si dà un giudizio su di una persona. L’affermazione quindi sottolinea lo stupore nel notare soltanto ora una qualità o un difetto di una persona.

Quindi “non ti facevo così alto” vuol dire “non credevo che tu fossi così alto“, “non immaginavo che tu fossi così alto“, “non avevo capito che tu fossi così alto“, così alto come adesso invece vedo con i miei occhi. E’ un giudizio positivo in questo caso.

Si usa in modo informale, tra amici e conoscenti, ma non c’è niente di volgare nella frase, quindi potete usarla tranquillamente con persone che conoscete.

Devo comunque fare delle puntualizzazioni. Farò poi molti esempi in questo episodio e vi consiglio di ripetere anche voi gli esempi che farò, per memorizzare meglio.

Prima considerazione: la frase si può usare anche senza la negazione, quindi si può dire, con lo stesso significato e con lo stesso stupore:

Ti facevo più basso!

Il significato è il medesimo: credevo fossi più basso!

Secondo: si può usare nella pratica solo la forma dell’imperfetto. Non possiamo quindi dire: “ti farò più basso”, oppure “ti ho fatto più basso” o “ti feci più basso.” Posso a volte trovare una frase al presente, ma non in questo esempio.

Non è quasi mai consentito usare altri tempi quindi gli italiani non capiranno se provate a farlo. Infatti la frase si usa solamente per manifestare stupore per una cosa che ora è evidente, lampante, lapalissiana, mentre invece prima non lo era.

Terza precisazione: posso usare la frase anche rivolgendomi a qualcun altro:

Se passeggiando insieme a te incontriamo un’altra persona vista in TV, lo guardo e ti dico:

Hei, guarda, c’è Tom Cruise, Noooooo! Non lo facevo così basso“, credevo fosse più alto.

Oppure parlo di me: Tom Cruise con tono di rassegnazione risponde:

Non mi facevi così basso? Lo so, me lo dicono tutti…

Poi Tom Cruise aggiunge:

Neanche il mio amico Antonio Banderas però è alto lo sai? Nessuno ci faceva così bassi! 

Tutti gli attori non molto alti, in effetti, la TV tende a mostrarli più alti. Posso quindi dire che generalmente:

Molti attori visti in TV non li facevo così bassi, nessuno li faceva così bassi.

Posso anche domandare:

Per curiosità, voi li facevate così bassi? Oppure è solamente una mia impressione?

Facciamo adesso un passo in avanti nella spiegazione.

Se parlo con te, posso anche dirti:

Sei alto! Non ti ci facevo così alto!

o semplicemente:

Sei alto! Non ti ci facevo!

Adesso ho aggiunto la particella “ci“. Queste particelle ci perseguitano vero?

In questo caso la particella “ci” serve a sostituire il motivo del mio stupore. Sei alto! Quindi ho già manifestato il motivo per cui sono sorpreso. Quindi aggiungo: Non ti ci facevo!

Se usate “ci” è già chiaro di cosa stiamo parlando. In fondo non è molto diverso da quando dite frasi come: Ci credo! Ci siamo! Ci mancherebbe!

Ovviamente possiamo cambiare a nostro piacimento le persone che sono stupite e le persone di cui si parla:

Se tu parli di me: Io so cucinare la pizza! Non mi ci facevi vero?

Il “ci” si riferisce a cucinare la pizza: Non mi  facevi capace di cucinare la pizza. vero?

Se io parlo di lei: Hai visto? E’ riuscita ad imparare l’italiano! Non ce la facevo proprio!

Il “ce” si riferisce a imparare l’italiano: Non la facevo proprio capace a imparare l’italiano. In questo caso parlo di una donna, quindi non ce “la” facevo.

Attenzione se loro parlano di noi: Abbiamo vinto il mondiale! Loro non ci facevano capaci di tanto .

Vedete che se si parla di noi la forma cambia, perché stavolta il “ci” si riferisce a “noi” e non posso usare due volte “ci”. Non posso dire: non ci ci facevano! Quindi questo è un caso particolare. Devo usare una sola volta “ci” e specificare “capaci di tanto”.

Se io parlo di voi: Siete riusciti a scalare l’Everest? Non vi ci facevo assolutamente!

Adesso è come prima: il “ci” sta per scalare l’Everest. Posso quindi anche dire, se togliamo “ci”: Non vi  facevo assolutamente in grado di scalare l’Everest!

Se tu parli di loro: I miei due fratelli sono due assassini! Scommetto che non ce li facevi!

Il “ce”, anche stavolta, sta ad indicare la cosa di cui parliamo, l’essere assassini.

Scusate di questo esempio un po’ forte, ma avevo bisogno di farvi notare che questa espressione di oggi si usa non solo per manifestare stupore verso cose positive, ma anche per cose negative. Nella maggioranza dei casi c’è un giudizio di merito: positivo o negativo. Anche l’altezza in fondo è considerata una qualità, ma come dicevo si può usare per qualsiasi giudizio, anche negativo.

Se tu mi tradisci (il tradimento è una cosa molto negativa!) posso pertanto esprimere il mio stupore, e stavolta possiamo chiamarlo anche sconcerto, sgomento, sbalordimento, e quindi posso dire:

 Mi hai tradito! devo dire che non ti ci facevo proprio!

In questo caso è chiaro che si fa riferimento ad una caratteristica negativa del tuo carattere, o del tuo modo di essere, o del tuo atteggiamento. Queste sono frasi che si pronunciano sempre con un tono molto aspro e di amarezza: stupore ed amarezza nello stesso tempo.

Concluso l’episodio sottolineando ancora che l’espressione è informale, ma che esistono modalità diverse e meno informali molto simili, che si possono usare anche per iscritto, o con persone che non conoscete. In questi casi posso usare verbi diversi dal verbo fare, come reputare, considerare e talvolta anche “stimare“:

Non ti reputavo in grado di una cosa simile!

Non ti consideravo così abile!

Non ti stimavo capace di un’impresa del genere!

Queste sono forme però che più difficilmente troverete contratte nella forma di prima, ma può capitare di trovare frasi tipo: “non ti ci reputavo”, o “non ti ci stimavo”, “non ti ci consideravo”.

Nella forma presente invece si trovano più spesso questi verbi rispetto al verbo “fare”. Posso quindi dire ad esempio:

Non credo che tu sia capace di fare del male a nessuno. Per quanto noi possiamo essere molto diversi, non ti ci reputo.

Non ti reputo capace di fare del male a nessuno

Insomma il verbo reputare posso tranquillamente usarlo al presente ed anche in altri tempi, senza problemi. Ma se vogliamo esprimere stupore questi verbi reputare, considerare, stimare, non riescono a farlo come il verbo “fare”.

Reputare non è la stessa cosa in fondo: la reputazione dà più il senso della stima, dell’apprezzamento che si ha di una persona. Il verbo stimare ha anche altri significati, mentre considerare indica di più una riflessione, un’esamina.

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Lo stupore non c’è in nessuno di questi casi: ecco il motivo per cui la frase di oggi: “non ti ci facevo” nel suo uso informale, non riesce bene ad essere sostituita da altre forme usando altri verbi.

Con questo è tutto, ripetete l’ascolto se ne avete bisogno, grazie a chi sostiene Italiano semplicemente ancora una volta.

Considerate che in caso di donazione vi reputerei molto generosi 🙂

Un saluto da Giovanni da Roma.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

 

 

L’estradizione di Cesare Battisti dal Brasile

Audio

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno dall’Italia e precisamente da Roma, io sono Giovanni e voi state ascoltando un episodio di italiano semplicemente, dove si può imparare la lingua italiana con divertimento e possibilmente senza studiare la grammatica. Sapete cosa pensavo? Adesso che in Brasile si sono svolte le elezioni, cosa cambia per l’Italia?

C’è qualcosa di interessante che riguarda gli italiani? Fortunatamente con noi c’è il nostro inviato speciale, che in realtà non è stato affatto inviato perché abita da sempre in Brasile. È solamente speciale quindi il nostro corrispondente in Brasile André Arena, che oggi ha qualcosa da dirci e da dirvi. Ce lo dirà nella sua speciale rubrica che si chiama “quasi 100 secondi con Arena”. Cosa si dice in Brasile André.

André: Ancora buongiorno, stavolta da André Arena, corrispondente dal Brasile di italiano semplicemente. Grazie Giovanni della presentazione.
Passata l’euforia per la vittoria, il nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha già cominciato a pensare all’articolazione della nuovissima squadra di governo che si appresta a guidare.

Alcuni ministri sono ormai praticamente nominati, come ad esempio l’ex cosmonauta Marcos Ponte, che sarà il nuovo Ministro della scienza e tecnologia. Allora, fra tantissimi argomenti importanti ce n’è uno che sicuramente richiamerà l’attenzione di tutti i cittadini italiani. Parlo di una promessa che Bolsonaro aveva fatto molto tempo prima di essere eletto come capo del governo, vale a dire che darà il via all’estradizione del terrrorista italiano Cesare Battisti, per la quale addirittura il ministro degli interni italiano Matteo Salvini, tramite twitter, si era già mosso in anticipo confidando in Bolsonaro.
Si tratta conunque di una decisione difficile: Bolsonaro affrontarà direttamente la decisione presa dalla corte suprema brasiliana, che l’anno scorso aveva negato la richiesta arrivata dal governo italiano.
Bolsonaro, almeno per ora, gode della fiducia della popolazione che l’ha appena eletto, ma c’è un altro problema: Battisti è sposato con una brasiliana ed ha anche un figlio dato da questo rapporto. Secondo i suoi avvocati, il ragazzino dipende “economicamente e affettivamente” da lui e questo fatto potrebbe seriamente compromettere le speranze italiane sulla sua espulsione.
Aspettiamo la soluzione di questo intricata questione che si tascina ormai da anni. Chi vivrà vedrà. Intanto, ammesso e non concesso che la situazione cambi, Battisti non si trova più… Guarda caso! Ne vedremo delle belle”.

Giovanni: grazie andrè, devo dire che il tuo gradevole accento brasiliano rende più piacevole la conversazione. Andrè ha utilizzato anche alcune espressioni che abbiamo già spiegato nelle pagine di italiano semplicemente, parlo di “guarda caso”, “ne vedremo delle belle”, “chi vivrà vedrà” e “ammesso e non concesso”. I più curiosi possono ascoltare le spiegazioni più interessanti.

André ha anche utilizzato parole particolari in questo episodio. Ad esempio ha detto che Bolsonaro sta pensando “all’articolazione della nuovissima squadra di governo che si appresta a guidare”.

L’articolazione di una squadra di governo è la composizione dei ministri. Si fa riferimento alla disposizione delle varie parti che comporranno il governo, dove le parti sono i ministri.

Il governo che si appresta a guidare: quando una persona si appresta a fare qualcosa allora sta per iniziare, è in procinto di iniziare, è proprio sul punto di cominciare. Apprestarsi è un verbo riflessivo. Significa quindi prepararsi, accingersi. Apprestarsi significa anche sbrigarsi, fare velocemente. “dai, apprestati che è tardi”, in poche parole “fai presto”, apprestati!

Infine l’estradizione è la consegna, da parte di uno stato a un altro stato (derivante da un preciso accordo internazionale), l’espulsione di un individuo, come Battisti, che si trovi nel territorio di un paese e contro il quale sia stata intentata nel secondo un’azione penale o pronunciata una condanna.

La parola estradizione contiene la parola strada, quindi Battisti potrebbe essere messo sulla strada che porta verso l’Italia. Sempre che lo trovino…

Ciao a tutti.