La fortuna dell’uomo. Ripassiamo I verbi professionali

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Descrizione

Un episodio per ripassare i verbi professionali in un contesto non professionale. Parliamo di religione e di libertà.

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti amici di Italianosemplicemente.com. Lascio la parola a mia madre per questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali.

Giuseppina: Che cos’è la fortuna dell’uomo ed a cosa può assomigliare?

Questo è l’argomento dell’episodio di oggi, basato su un testo scritto da un visitatore di italiano Semplicemente, un uomo di nome Bretislav, di nazionalità slovacca. Bretislav è un uomo di fede cristiana e quello che ascolterete è quindi un messaggio cristiano.
A me fa piacere pubblicare il suo messaggio non perché però è un messaggio cristiano ma perché i contenuti sono molto interessanti ed io ho voluto prendere il suo testo e utilizzarlo per una lezione di italiano professionale. In che modo? Semplicemente ho inserito molti verbi professionali all’interno, verbi che normalmente si utilizzano in ambiente lavorativo ma che possono anche utilizzarsi in altri contesti. In questo caso parliamo di fede ma anche di libertà.
Ecco il testo: Che cos’è la fortuna dell’uomo ed a cosa può assomigliare?
Cercherò di trovare una risposta a questa domanda che mi ha dettato l’ispirazione del momento. Se tornassimo al tempo della prima storia dell’umanità potremmo immaginare che la gente di quel tempo probabilmente non aveva ben chiaro il concetto di “fortuna“.

Forse non ci aveva neanche mai riflettuto, ma chi può dirlo? Ad ogni modo anche per un uomo di oggi questa non rappresenta una facile impresa se ci pensiamo fino in fondo.
Tanti uomini infatti sceglierebbero i soldi come chiave del successo e del riconoscimento nella società, e quindi per questa via anche per la fortuna che ci porta a questo.

É un mondo individualista quello moderno, e ci sentiamo obbligati a perseguire mille obiettivi individuali, e guai a disattenderne uno.
Altri invece troveranno magari la fortuna nella propria famiglia e si adopereranno per il bene dei suoi membri.
Per altri ancora ciò che veramente conta per potersi considerare fortunati è invece la cosiddetta “dolce vita” cioè vivere senza avere particolari problemi ma più che altro cose che la vita la allietano.
C’è da dire che il mondo di oggi offre molte più possibilità di un tempo e più visuali del mondo sono possibili. Tra le altre cose ci sono molti modi diversi per come usufruire del tempo libero.
L’uomo (inteso come essere umano) dispone di grandissima scelta e moltissime informazioni su come decidere di vivere al meglio la sua vita.

In proposito vale la pena di ricordare quanto affermato da Barry Schvarz, un sociologo e psicologo americano.
Schvarz aveva scritto un libro: “The paradox of choise“, cioè “il Paradosso della scelta“ dove possiamo leggere che quante più possibilità abbiamo tanto più difficile è la scelta e tanto meno siamo felici“.

Molto interessante vero?

Una riflessione in merito è d’obbligo: dobbiamo renderci conto che tutte le cose tangibili ci servono per un tempo relativamente breve, brevissimo. I soldi, reputati così importanti da molti, possiamo perderli in un batter d’occhio, e la stessa cosa vale per le nostre proprietà, quelle che ci affanniamo ad accumulare per sentirci più sicuri.

E la salute? Chiunque converrà nel metterla ai primi posti nella graduatoria delle cose che contano, se non al primo posto.
Non possiamo però dire che durerà per sempre.

Forse proprio per questo, potrebbe obiettare qualcuno, sono cose da tener conto e di cui ringraziare… ma chi dobbiamo ringraziare?

Questa è una delle tante domande. E la nostra famiglia e i suoi membri che amiamo con tutto noi stessi? Tutto questo non vive eternamente. Un’ultima considerazione: possiamo dire che la vita porta cose e avvenimenti che sono piacevoli o spiacevoli, e non tutto dipende da noi.

Allo stesso tempo le gioie, i guai e tutte le cose che sembrano insopportabili sono spesso anche inevitabili e quindi non è possibile evitarli.

Non abbiamo la facoltà di gestire con certezza la nostra vita e predisporre del tempo come vogliamo.

Siamo esseri umani, con pregi e difetti, limiti e potenzialità.

Credo che non sia un peccato evitare le esperienze piacevoli se non nuocciono a nessuno, così come amare la gente, congiunti e amici intimi e fruire delle bellezze della vita.

Ma… dobbiamo essere preparati che tutto può cambiare, può migliorare ma anche volgere al peggio.

Apprezzare la vita proprio per la sua fugacità e non dare tutto per scontato, questo è il senso della vita secondo me e mi sembra importante che tutti cerchino il senso della propria vita e di dare così un senso alla parola “fortuna”, parola tanto semplice quanto contraddittoria.

Penso ad un’altra parola per me molto importante: il “servizio”. Quando cerchi il senso della vita devi valutare la giusta importanza da dare al servizio.
Ma di quale servizio parliamo?
Pensiamo spesso al servizio come un termine commerciale, qualcosa da eseguire o che ci permette di arrotondare lo stipendio, o magari lo colleghiamo all’umiltà, o persino alla miseria.

Il vero significato del termine invece è diverso: Si può adempiere alla missione del servizio verso gli altri, anche i meno simpatici: questo fa esplodere misteriosamente il significato della vita e ci aiuta a raggiungere la pace con noi stessi.

Adoperiamoci a questo fine e quello che sembrerà un aiuto dato sarà invece una salvezza ricevuta.

Non un servizio eseguito, ma un investimento per noi stessi al fine di promuovere il vero significato della parola “servizio”.

Abbiamo una scelta da fare. Oppure no, forse non ne abbiamo.

Questo non è molto importante in realtà, e tra l’altro non dovremmo essere così sicuri di ciò che spesso invece neanche mettiamo in discussione.

Restiamo ognuno al servizio dell’altro in ogni caso, perché saremo sotto la protezione di Dio, il nostro unico Creatore con la C maiuscola.

Questa consapevolezza è l’unica fortuna che possiamo augurarci.

Questo è il testo di Bretislav adattato con numerosi verbi professionali.

Probabilmente non sono riuscita pienamente a rappresentare il pensiero del nostro amico Bretislav, che saluto.

Probabilmente non ho dato abbastanza evidenza a concetti come la fede cristiana, come la salvezza e la vita eterna come ricompensa ad una vita condotta in modo cristiano.

Grazie a Bretislav per questo testo, che ho un po’ stravolto, ma spero che abbiate compreso le mie intenzioni: le emozioni come la fede e la religione, qualunque essa sia, può risultare utile per imparare l’italiano, persino per usare dei verbi professionali.

I verbi usati sono:
Dettare, disattendere, adoperarsi, Usufruire, disporre, rendere, fruire, volgere, valutare, eseguire, arrotondare, adempiere, investire e promuovere.

Giovanni: ciao mamma, grazie, e grazie a tutti i visitatori per l’ascolto. Se volete ascoltare e leggere le spiegazioni dei singoli verbi professionali chiedete l’adesione all’associazione italiano Semplicemente. Un abbraccio.

Ascoltare e ripetere. Ecco un modo divertente per imparare una lingua

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Un esperimento divertente che vi mostra un modo molto produttivo per parlare ed ascoltare nello stesso tempo. Sopratutto per pronunciare correttamente.

Il congiuntivo e la lotteria di Natale in Spagna

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Altri episodi:

– Uso del congiuntivo. La concordanza dei tempi

come evitare il congiuntivite

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com, oggi come promesso facciamo un episodio dedicato al congiuntivo, ma naturalmente lo facciamo non in modo noioso ma nello stile di Italiano Semplicemente.

Un episodio dedicato anche ad uno dei paesi che recentemente hanno fatto una donazione e in questo modo aiutano italiano Semplicemente. Il paese in questione è la Spagna. Per questo ho chiesto aiuto a Monica, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, madrilena, che ci racconta qualcosa sulla Spagna, che riguarda il Natale. Notate bene quando Monica usa il congiuntivo. Lo fa svariate volte. Le rivediamo anche dopo insieme.

Allora Monica ti lascio la parola.

Monica: In Spagna, le feste natalizie cominciano il 22 dicembre, il giorno della lotteria di Natale.

Credo sia questa la tradizione più condivisa fra tutti gli spagnoli, qualunque sia l’origine geografica, la sua ideologia politica o anche la sua credenza religiosa.
I giorni precedenti tutti compriamo dei biglietti. Questi biglietti sono molto particolari perché si possono dividere in tante parti, in tanti pezzi.
Tutti i pezzi riportano lo stesso numero identificativo, quindi va da sé che la cosa è stata pensata affinché il biglietto possa essere diviso in più parti. In questo modo anche l’eventuale premio verrebbe diviso tra molte persone. Quindi se una di queste persone avesse fortuna, se cioè il suo biglietto fosse quello vincitore, il suo premio sarebbe diviso tra famigliari e amici.

Questo accade chiunque sia il possessore del biglietto fortunato.
Lo scambio dei pezzi dei biglietti avviene nel momento degli auguri di Natale.

È un modo per dimostrare che teniamo l’uno all’altro e che se fossimo fortunati e diventassimo ricchi saremmo molto lieti di condividere la nostra fortuna.
Il 22 dicembre, tutte le stazioni radio e TV trasmettono dal Teatro Real di Madrid l’estrazione dei premi come se si trattasse di uno spettacolo.
La gente aspetta tutta la notte in coda per essere in prima fila ad assistere all’estrazione dei biglietti vincenti da parte dei bambini di una antica scuola. Questi bambini estraggono delle palline a coppia: una pallina contiene il numero del biglietto vincitore e l’altra pallina il premio associato.
Il momento più aspettato e più visto, anche in TV, è l’arrivo del primo premio chiamato EL GORDO (che significa Il grosso).
Alla fine quasi tutti rimaniamo un po’ delusi, ma ci accontentiamo pensando che la cosa più importante nella vita non sia il denaro.

Per questo, molti dicono che il 22 dicembre sia anche il giorno della salute.

Giovanni: grazie Monica molto interessante non sapevo di questa tradizione spagnola. Allora rivediamo insieme l’uso del congiuntivo analizzando le frasi in cui Monica lo ha utilizzato… (continua sul file audio).

Monica: Ciao amici, vi mando i miei auguri per un buon Natale e un anno 2019 molto felice.

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Non ti ci mettere pure tu

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente.

L’espressione di oggi è “non ti ci mettere pure tu“, espressione informale, che usano tutti gli italiani, anche in versioni leggermente diverse, vediamo tra poco come.

Si tratta di una frase che si dice in una circostanza particolare, quando si è arrabbiati.

E’ accaduto qualcosa, anzi è accaduto più di qualcosa, ed ai nostri occhi sono accadute tutte cose negative. Non si tratta di tragedie, catastrofi naturali, non di grosse cose, ma comunque di cose negative, che ci hanno messo di cattivo umore, che ci fanno pensare che una giornata non è delle migliori.

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Ebbene in queste situazioni potrebbe capitare di pronunciare una frase di questo tipo: non ti ci mettere pure tu!

Ma quando la pronunciamo? Quando possiamo pronunciarla?

Beh intanto nella frase c’è il pronome personale “tu”, quindi è evidente che si sta parlando con qualcuno.

Non ti ci mettere pure tu!

E’ un’esclamazione rivolta ad una persona, che si pronuncia con tono severo.

Il verbo “mettere” non va interpretato nel senso standard, abituale. Mettere significa collocare in un posto: mettere i libri nella libreria; mettere i piatti in tavola; mettere le chiavi sul tavolo; mettere i panni in lavatrice, eccetera. Mettere in realtà ha tantissimi significati, ma in questo caso stiamo parlando di “mettercisi“.

In mezzo, tra mettere e mettercisi c’è “metterci”. Ne abbiamo già parlato in un episodio della differenza tra mettere, metterci e mettercisi. Vi invito a dare un’occhiata. E’ l’episodio in cui abbiamo spiegato la particella ci e la frase “ci sta”.

“Metterci”, ad esempio “metterci 30 minuti”  significa impiegare. Nello stesso modo si usa anche volerci:

Le due frasi seguenti ad esempio sono equivalenti:

Per andare al lavoro ci si mettono 30 minuti, ma potrebbero volercene anche 40. Di minuti ce se ne potrebbero mettere anche 50 con molto traffico.

Per andare al lavoro ci vogliono 30 minuti, ma ce ne se potrebbero mettere anche 40. Di minuti potrebbero anche volercene 50 con molto traffico.

Ok quindi questo è impiegare, metterci, volerci.

Invece “mettercisi” si riferisce alle persone e in un primo significato indica impegno, concentrazione. Ad esempio. Proviamo a pronunciare alcune frasi con metterci e mettercisi, di diversa difficoltà:

Io per andare al lavoro ci metto trenta minuti (verbo metterci=impiegare=volerci)

Se mi ci metto riesco a finire il lavoro entro oggi (mi ci metto – mettercisi = mi impegno – impegnarsi)

Tu ci metti quaranta minuti ad andare al lavoro (metterci = impiegare=volerci)

Se ti ci metti riuscirai a impiegare 35 minuti (mettercisi=impegnarsi)

Se ti ci metti ci metterai 35 minuti (ti ci metti = ti impegnerai; ci metterai=impiegherai)

Puoi metterci 30 minuti se andrai velocissimo (puoi metterci = puoi impiegare)

Potresti metterci 25 minuti se andrai con lo scooter (potresti metterci = potresti impiegare)

Esiste anche una espressione molto usata: “Mi ci metto con impegno” che significa proprio che mi impegnerò, sarò molto concentrato.

Se un ragazzo dice: devo fare tutti i compiti entro oggi! Se mi ci metto con impegno ce la farò”.

La madre potrebbe rispondere: “mettercisi con impegno potrebbe non bastare se non sei stato attento durante la lezione in classe”.

Quindi mettercisi = impegnarsi, applicarsi, stare concentrato su qualcosa.

Nella frase di oggi però: “non ti ci mettere pure tu” il verbo mettercisi non è usato in questo modo.

Infatti esiste un secondo modo di usare il verbo. In questo caso si vuole dire alla persona che quello che è accaduto è già sufficiente, non c’è bisogno di te, del tuo intervento, mi sono già accadute abbastanza cose negative oggi.

Il verbo è sempre “mettercisi” ma si usa quindi quando qualcosa o qualcuno si aggiunge ad una situazione già problematica.

Facciamo alcuni esempi con l’aiuto di qualche membro dell’associazione Italiano Semplicemente:

Bogusia: Non ne posso più oggi amore! Non solo mi sono svegliata troppo tardi, ma poi ho trovato la mia macchina rigata da un pazzo, inoltre è piovuto a catinelle e infine, ciliegina sulla torta, il traffico mi ha impedito di arrivare in tempo al lavoro. E adesso arrivi tu che vuoi consigliarmi di alzarmi più presto? Ti prego, non ti ci mettere pure tu caro!!!

Grazie Bogusia. Ottimo esempio. Molto divertente! Ci mancava solo la pioggia a catinelle! Beh per quella bastava un bell’ombrello!

Un altro esempio?

Ulrike: Da quando ho comunicato agli amici di voler separarmi da mio marito non mancano i loro consigli e commenti in merito. L’ultima volta però mi sono arrabbiata: “basta così, ne ho abbastanza. Non ti ci mettere pure tu!” ho detto ad una mia amica. Spero non si sia offesa, ma credo che capirà la mia situazione. Ero esasperata!

Bene, grazie Ulrike, in effetti una separazione è sempre difficile da gestire e da capire a volte, quindi se poi ci si mettono anche i troppi consigli di amici e parenti potremmo perdere la pazienza. Hai ragione.

Enrique: Ciao ragazzi, penso che il significato di questa espressione “non ti ci mettere pure tu” o “non ti ci metter anche tu” sia molto simile all’espressione “ci mancava solo questa“, cioè ci sono già abbastanza problemi e tu non solo non risolvi niente, ma addirittura peggiori le cose ancora di più, cioè aggiungi un problema addizionale a tutti quelli che avevamo prima, non dai una mano ma tutt’altro, peggiori le cose ancora di più. Non ne sono certo ma penso che questo sia il significato dell’espressione, cioè molto prossimo a “ci mancava solo questa“. Forse un po’ più personalizzato verso la persona con cui parliamo, ma penso che questa espressione è molto simile a “ci mancava solo questa”. 

Ottimo anche per te Enrique. Giustamente hai detto che “pure” vuol dire “anche” e possiamo in alternativa usare anche al posto di pure senza problemi.

Poi hai ragione, “non ti ci mettere anche tu” è rivolto direttamente al nostro interlocutore, mentre invece “ci mancava solo questa/o” è una frase che si usa parlando di eventi accaduti che si aggiungono e peggiorano una situazione già problematica, come la pioggia a catinelle dell’esempio di Bogusia.

A volte la ciliegina sulla torta viene usata ironicamente per sdrammatizzare una situazione problematica. Sdrammatizzare significa rendere meno drammatica, meno grave una situazione, semplicemente scherzandoci un po’ su.

Ad esempio:

Piove, c’è traffico e, ciliegina sulla torta, mi hanno anche rigato la macchina. Ci mancava solo questa!

Bogusia prima ha usato proprio l’espressione “ciliegina sulla torta” per indicare ironicamente che per completare una situazione già difficile mancava qualcosa, come la ciliegina, cioè una piccola ciliegia, può aggiungere un tocco decorativo ad una torta, ed in questo modo una torta è perfetta. Una frase ironica ovviamente. Anche questa si usa in situazioni del genere. E come dicevo anche “dulcis in fundo” è una espressione equivalente ironica e col medesimo significato di “ciliegina sulla torta“. “Il dolce (viene) in fondo” è un proverbio latino spesso citato per indicare qualcosa di bello (o ironicamente di brutto) che arriva per ultimo e inatteso.

Se preferite ironizzare e sdrammatizzare una situazione difficile potete usare una di queste due espressioni dunque.

Qualche altro esempio e terminiamo l’episodio di oggi. Usiamo “ci mancava solo questo” ed anche “mettercisi“. Notate che mettercisi si può usare non solo rivolto all’interlocutore ma anche verso altri soggetti o eventi esterni. Infatti posso dire ad esempio:

In Italia le cose non vanno molto bene, ed adesso ci si mette anche il cattivo tempo a peggiorare la situazione!

La situazione sociale in Francia era già difficile, ora ci si mettono pure i gilè gialli!

Ieri la mia ragazza mi ha lasciato ed ho perso il lavoro. Poi la sera sono anche caduto dallo scooter. Ci mancava solo questa!

Ragazzi, oggi è una giornataccia, me ne sono già successe abbastanza, vi prego, non vi ci mettete pure voi adesso!

Noooo! Davvero la Juventus ha perso la finale di Champions League? Dopo la sconfitta con l’Inter in campionato ci mancava solo questa! 

Mia sorella mi ha urlato al telefono stamattina! Oggi poi ho anche l’esame di italiano e mi ha fatto innervosire! Spero che ora non ci si metta pure l’autobus che ritarda!

Non bastava l’allagamento della casa, ora ci si mettono anche i ladri. Una giornataccia!

L’episodio finisce qui. Ascoltate altre volte, fate delle pause se necessario, mettetevici con impegno e vedrete che per imparare bene l’italiano non ci metterete molto tempo.

Un saluto da me e da tutti i membri dell’associazione.

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Terminare una presentazione – un tentativo

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Trascrizione

Giovanni: buongiorno a tutti ragazzi. Allora oggi facciamo un episodio speciale, un episodio che fa riferimento alla lezione n. 20 del corso di Italiano Professionale. Come accade puntualmente da qualche tempo ci aiuterà Daria, ragazza russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente che si esercita con i contenuti di questa lezione con un breve testo nel quale parla di una situazione lavorativa, di una presentazione (se ricordate è questo il soggetto della lezione n.20). Si parla in particolare del finale di una presentazione.

Lascio la parola a Daria, con la quale mi complimento per l’ennesima volta per il contenuto di questo episodio.

Daria: Buongiorno a tutti.
Nella lezione numero 20 parlavamo della parte finale di una presentazione.
Oggi anche io vorrei dare un piccolo contributo cercando di creare un piccolo episodio utilizzando qualcuna delle belle espressioni o anche delle frasi o verbi particolari che hanno utilizzato Andrè, Giovanni ed Ulrike.
Dunque, la modalità di organizzare una presentazione mostrata nel corso di italiano professionale è abbastanza diffusa nella mia azienda. Credo che sia adatta soprattutto per gli incontri che si svolgono durante un corso di formazione oppure per un semplice (si fa per dire) workshop.

È importante il modo di presentare perché deve permettere, tra le altre cose, anche di concludere una presentazione in modo molto professionale.
Ultimamente ho notato l’importanza e l’utilità nel chiedere ai partecipanti di esprimersi riguardo al tipo di informazione che si aspettano di ascoltare, in questo modo emergono i loro obiettivi e non solo quelli di chi presenta. Questo può avvenire in diversi modi.
Si potrebbe chiedere ad esempio ai partecipanti di esprimersi sulle loro aspettative, prestando attenzione alle loro risposte: è sempre bene tenere a mente tutto ciò che interessa al pubblico.
In alcuni casi, dipende anche dal nostro modus operandi, potrebbe essere conveniente anche scrivere le risposte su una lavagna mobile. Avete presente quelle lavagne composte da fogli di carta che si possono sfogliare? Usate queste lavagne e magari anche pennarelli colorati così che le possano vedere e ricordare con facilità ciò che appuntate.
Io personalmente uso questo strumento abbastanza spesso e ci sono alcuni buone ragioni perché secondo me vale la pena di farlo.
Prima di tutto perché quanto viene scritto intuitivamente si percepisce come importante, quindi quando fissiamo su carta un’informazione di questo tipo il messaggio appare più importante rispetto alle parole dette.
In questo modo tra l’altro la platea assorbe con più facilità gli obiettivi, poiché formulati in modo chiaro, preciso e dettagliato. È anche un utile strumento di confronto tra chi assiste, per capire quanto ci si avvicina o quanto si è lontani rispetto agli altri.
C’è anche un altro vantaggio: nel caso io non abbia una risposta pronta ad una o più osservazioni, questo trucco (chiamiamolo così) mi dà il tempo necessario per pensarci. Posso rifletterci su proprio mentre espongo e rappresento graficamente dei concetti.
Alla fine della presentazione è una buona cosa ritornare alla lavagna e controllare insieme al pubblico se tutte le loro aspettative siano state soddisfatte. In caso contrario è sicuramente utile riflettere sul motivo, anche pubblicamente intendo.
Magari non è più neanche utile rispondere a una certa domanda in virtù delle risposte già fornite.
Se questo accade è buon segno e ci dà un riscontro dell’utilità del confronto.
Se invece qualcosa non è ancora chiaro, avendo riportato, cioè già fissato questo punto sulla lavagna posso star tranquilla e sicura che non lo dimenticherò e potrò cercare di rispondere più tardi, magari anche in privato, dopo la presentazione.
Bene, diciamo che nn so dare fino in fondo un giudizio obiettivo su me stessa, ma spero che il mio intervento sia tornato utile per voi.
Buon lavoro a tutti!

Giovanni: benissimo Daria, grazie ancora. Allora Daria innanzitutto ha parlato di una lavagna, di una lavagna mobile. Si tratta semplicemente di quello che in italiano viene chiamato “treppiedi”, uno strumento che ci permette di scrivere delle cose. Normalmente la lavagna classica è fatta con un materiale di colore nero sul quale si scrive con dei gessi, dei gessetti. Oggi però si utilizza di più questa lavagna mobile, mobile perché si muove grazie al treppiedi, cioè grazie ai tre piedini sulla quale è appoggiata. Una lavagna di questo tipo ha dei fogli bianchi che vengono sfogliati, cioè vengono alternati uno dietro l’altro in maniera tale che poi ci si possa ritornare, sfogliando all’indietro le pagine. Il verbo sfogliare, molto interessante. La differenza rispetto ala lavagna classica è che in questo caso possiamo tornare a ciò che abbiamo scritto prima sulla lavagna, ciò che ci siamo appuntati in precedenza.

Daria usa anche questo verbo: “appuntarsi“, verbo riflessivo, cioè scrivere al fine di ricordarsi, scrivere al fine di ricordare ciò che abbiamo scritto, quindi prendere un appunto, appuntarsi.

Quindi ci sono alcuni termini complicati all’interno di questa lezione ma fondamentalmente si ricalca ciò che viene detto nella lezione n. 20 che però è più lunga e al suo interno vengono spiegati anche molti verbi professionali adatti ad una presentazione. Ci sono anche le voci di Ulrike ed André, che saluto, altri due membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Vorrei rassicurare Daria che non era convinta di aver fatto una “bella figura”. Sicuramente il suo contributo risulterà utile a molte persone e come si dice in questi casi buon lavoro a tutti, come detto anche da Daria, per rincontrarci alla prossima lezione del corso di Italiano Professionale, che stiamo preparando. Daria inizia a prepararti ok?

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Per avere accesso alla lezione n. 20 e a tutto il corso di Italiano Professionale chiedi di aderire all’Associazione Italiano Semplicemente.