Il congiuntivo e la lotteria di Natale in Spagna

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Altri episodi:

– Uso del congiuntivo. La concordanza dei tempi

come evitare il congiuntivite

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Giovanni: Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com, oggi come promesso facciamo un episodio dedicato al congiuntivo, ma naturalmente lo facciamo non in modo noioso ma nello stile di Italiano Semplicemente.

Un episodio dedicato anche ad uno dei paesi che recentemente hanno fatto una donazione e in questo modo aiutano italiano Semplicemente. Il paese in questione è la Spagna. Per questo ho chiesto aiuto a Monica, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, madrilena, che ci racconta qualcosa sulla Spagna, che riguarda il Natale. Notate bene quando Monica usa il congiuntivo. Lo fa svariate volte. Le rivediamo anche dopo insieme.

Allora Monica ti lascio la parola.

Monica: In Spagna, le feste natalizie cominciano il 22 dicembre, il giorno della lotteria di Natale.

Credo sia questa la tradizione più condivisa fra tutti gli spagnoli, qualunque sia l’origine geografica, la sua ideologia politica o anche la sua credenza religiosa.
I giorni precedenti tutti compriamo dei biglietti. Questi biglietti sono molto particolari perché si possono dividere in tante parti, in tanti pezzi.
Tutti i pezzi riportano lo stesso numero identificativo, quindi va da sé che la cosa è stata pensata affinché il biglietto possa essere diviso in più parti. In questo modo anche l’eventuale premio verrebbe diviso tra molte persone. Quindi se una di queste persone avesse fortuna, se cioè il suo biglietto fosse quello vincitore, il suo premio sarebbe diviso tra famigliari e amici.

Questo accade chiunque sia il possessore del biglietto fortunato.
Lo scambio dei pezzi dei biglietti avviene nel momento degli auguri di Natale.

È un modo per dimostrare che teniamo l’uno all’altro e che se fossimo fortunati e diventassimo ricchi saremmo molto lieti di condividere la nostra fortuna.
Il 22 dicembre, tutte le stazioni radio e TV trasmettono dal Teatro Real di Madrid l’estrazione dei premi come se si trattasse di uno spettacolo.
La gente aspetta tutta la notte in coda per essere in prima fila ad assistere all’estrazione dei biglietti vincenti da parte dei bambini di una antica scuola. Questi bambini estraggono delle palline a coppia: una pallina contiene il numero del biglietto vincitore e l’altra pallina il premio associato.
Il momento più aspettato e più visto, anche in TV, è l’arrivo del primo premio chiamato EL GORDO (che significa Il grosso).
Alla fine quasi tutti rimaniamo un po’ delusi, ma ci accontentiamo pensando che la cosa più importante nella vita non sia il denaro.

Per questo, molti dicono che il 22 dicembre sia anche il giorno della salute.

Giovanni: grazie Monica molto interessante non sapevo di questa tradizione spagnola. Allora rivediamo insieme l’uso del congiuntivo analizzando le frasi in cui Monica lo ha utilizzato… (continua sul file audio).

Monica: Ciao amici, vi mando i miei auguri per un buon Natale e un anno 2019 molto felice.

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Non ti ci mettere pure tu

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente.

L’espressione di oggi è “non ti ci mettere pure tu“, espressione informale, che usano tutti gli italiani, anche in versioni leggermente diverse, vediamo tra poco come.

Si tratta di una frase che si dice in una circostanza particolare, quando si è arrabbiati.

E’ accaduto qualcosa, anzi è accaduto più di qualcosa, ed ai nostri occhi sono accadute tutte cose negative. Non si tratta di tragedie, catastrofi naturali, non di grosse cose, ma comunque di cose negative, che ci hanno messo di cattivo umore, che ci fanno pensare che una giornata non è delle migliori.

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Ebbene in queste situazioni potrebbe capitare di pronunciare una frase di questo tipo: non ti ci mettere pure tu!

Ma quando la pronunciamo? Quando possiamo pronunciarla?

Beh intanto nella frase c’è il pronome personale “tu”, quindi è evidente che si sta parlando con qualcuno.

Non ti ci mettere pure tu!

E’ un’esclamazione rivolta ad una persona, che si pronuncia con tono severo.

Il verbo “mettere” non va interpretato nel senso standard, abituale. Mettere significa collocare in un posto: mettere i libri nella libreria; mettere i piatti in tavola; mettere le chiavi sul tavolo; mettere i panni in lavatrice, eccetera. Mettere in realtà ha tantissimi significati, ma in questo caso stiamo parlando di “mettercisi“.

In mezzo, tra mettere e mettercisi c’è “metterci”. Ne abbiamo già parlato in un episodio della differenza tra mettere, metterci e mettercisi. Vi invito a dare un’occhiata. E’ l’episodio in cui abbiamo spiegato la particella ci e la frase “ci sta”.

“Metterci”, ad esempio “metterci 30 minuti”  significa impiegare. Nello stesso modo si usa anche volerci:

Le due frasi seguenti ad esempio sono equivalenti:

Per andare al lavoro ci si mettono 30 minuti, ma potrebbero volercene anche 40. Di minuti ce se ne potrebbero mettere anche 50 con molto traffico.

Per andare al lavoro ci vogliono 30 minuti, ma ce ne se potrebbero mettere anche 40. Di minuti potrebbero anche volercene 50 con molto traffico.

Ok quindi questo è impiegare, metterci, volerci.

Invece “mettercisi” si riferisce alle persone e in un primo significato indica impegno, concentrazione. Ad esempio. Proviamo a pronunciare alcune frasi con metterci e mettercisi, di diversa difficoltà:

Io per andare al lavoro ci metto trenta minuti (verbo metterci=impiegare=volerci)

Se mi ci metto riesco a finire il lavoro entro oggi (mi ci metto – mettercisi = mi impegno – impegnarsi)

Tu ci metti quaranta minuti ad andare al lavoro (metterci = impiegare=volerci)

Se ti ci metti riuscirai a impiegare 35 minuti (mettercisi=impegnarsi)

Se ti ci metti ci metterai 35 minuti (ti ci metti = ti impegnerai; ci metterai=impiegherai)

Puoi metterci 30 minuti se andrai velocissimo (puoi metterci = puoi impiegare)

Potresti metterci 25 minuti se andrai con lo scooter (potresti metterci = potresti impiegare)

Esiste anche una espressione molto usata: “Mi ci metto con impegno” che significa proprio che mi impegnerò, sarò molto concentrato.

Se un ragazzo dice: devo fare tutti i compiti entro oggi! Se mi ci metto con impegno ce la farò”.

La madre potrebbe rispondere: “mettercisi con impegno potrebbe non bastare se non sei stato attento durante la lezione in classe”.

Quindi mettercisi = impegnarsi, applicarsi, stare concentrato su qualcosa.

Nella frase di oggi però: “non ti ci mettere pure tu” il verbo mettercisi non è usato in questo modo.

Infatti esiste un secondo modo di usare il verbo. In questo caso si vuole dire alla persona che quello che è accaduto è già sufficiente, non c’è bisogno di te, del tuo intervento, mi sono già accadute abbastanza cose negative oggi.

Il verbo è sempre “mettercisi” ma si usa quindi quando qualcosa o qualcuno si aggiunge ad una situazione già problematica.

Facciamo alcuni esempi con l’aiuto di qualche membro dell’associazione Italiano Semplicemente:

Bogusia: Non ne posso più oggi amore! Non solo mi sono svegliata troppo tardi, ma poi ho trovato la mia macchina rigata da un pazzo, inoltre è piovuto a catinelle e infine, ciliegina sulla torta, il traffico mi ha impedito di arrivare in tempo al lavoro. E adesso arrivi tu che vuoi consigliarmi di alzarmi più presto? Ti prego, non ti ci mettere pure tu caro!!!

Grazie Bogusia. Ottimo esempio. Molto divertente! Ci mancava solo la pioggia a catinelle! Beh per quella bastava un bell’ombrello!

Un altro esempio?

Ulrike: Da quando ho comunicato agli amici di voler separarmi da mio marito non mancano i loro consigli e commenti in merito. L’ultima volta però mi sono arrabbiata: “basta così, ne ho abbastanza. Non ti ci mettere pure tu!” ho detto ad una mia amica. Spero non si sia offesa, ma credo che capirà la mia situazione. Ero esasperata!

Bene, grazie Ulrike, in effetti una separazione è sempre difficile da gestire e da capire a volte, quindi se poi ci si mettono anche i troppi consigli di amici e parenti potremmo perdere la pazienza. Hai ragione.

Enrique: Ciao ragazzi, penso che il significato di questa espressione “non ti ci mettere pure tu” o “non ti ci metter anche tu” sia molto simile all’espressione “ci mancava solo questa“, cioè ci sono già abbastanza problemi e tu non solo non risolvi niente, ma addirittura peggiori le cose ancora di più, cioè aggiungi un problema addizionale a tutti quelli che avevamo prima, non dai una mano ma tutt’altro, peggiori le cose ancora di più. Non ne sono certo ma penso che questo sia il significato dell’espressione, cioè molto prossimo a “ci mancava solo questa“. Forse un po’ più personalizzato verso la persona con cui parliamo, ma penso che questa espressione è molto simile a “ci mancava solo questa”. 

Ottimo anche per te Enrique. Giustamente hai detto che “pure” vuol dire “anche” e possiamo in alternativa usare anche al posto di pure senza problemi.

Poi hai ragione, “non ti ci mettere anche tu” è rivolto direttamente al nostro interlocutore, mentre invece “ci mancava solo questa/o” è una frase che si usa parlando di eventi accaduti che si aggiungono e peggiorano una situazione già problematica, come la pioggia a catinelle dell’esempio di Bogusia.

A volte la ciliegina sulla torta viene usata ironicamente per sdrammatizzare una situazione problematica. Sdrammatizzare significa rendere meno drammatica, meno grave una situazione, semplicemente scherzandoci un po’ su.

Ad esempio:

Piove, c’è traffico e, ciliegina sulla torta, mi hanno anche rigato la macchina. Ci mancava solo questa!

Bogusia prima ha usato proprio l’espressione “ciliegina sulla torta” per indicare ironicamente che per completare una situazione già difficile mancava qualcosa, come la ciliegina, cioè una piccola ciliegia, può aggiungere un tocco decorativo ad una torta, ed in questo modo una torta è perfetta. Una frase ironica ovviamente. Anche questa si usa in situazioni del genere. E come dicevo anche “dulcis in fundo” è una espressione equivalente ironica e col medesimo significato di “ciliegina sulla torta“. “Il dolce (viene) in fondo” è un proverbio latino spesso citato per indicare qualcosa di bello (o ironicamente di brutto) che arriva per ultimo e inatteso.

Se preferite ironizzare e sdrammatizzare una situazione difficile potete usare una di queste due espressioni dunque.

Qualche altro esempio e terminiamo l’episodio di oggi. Usiamo “ci mancava solo questo” ed anche “mettercisi“. Notate che mettercisi si può usare non solo rivolto all’interlocutore ma anche verso altri soggetti o eventi esterni. Infatti posso dire ad esempio:

In Italia le cose non vanno molto bene, ed adesso ci si mette anche il cattivo tempo a peggiorare la situazione!

La situazione sociale in Francia era già difficile, ora ci si mettono pure i gilè gialli!

Ieri la mia ragazza mi ha lasciato ed ho perso il lavoro. Poi la sera sono anche caduto dallo scooter. Ci mancava solo questa!

Ragazzi, oggi è una giornataccia, me ne sono già successe abbastanza, vi prego, non vi ci mettete pure voi adesso!

Noooo! Davvero la Juventus ha perso la finale di Champions League? Dopo la sconfitta con l’Inter in campionato ci mancava solo questa! 

Mia sorella mi ha urlato al telefono stamattina! Oggi poi ho anche l’esame di italiano e mi ha fatto innervosire! Spero che ora non ci si metta pure l’autobus che ritarda!

Non bastava l’allagamento della casa, ora ci si mettono anche i ladri. Una giornataccia!

L’episodio finisce qui. Ascoltate altre volte, fate delle pause se necessario, mettetevici con impegno e vedrete che per imparare bene l’italiano non ci metterete molto tempo.

Un saluto da me e da tutti i membri dell’associazione.

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Terminare una presentazione – un tentativo

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Giovanni: buongiorno a tutti ragazzi. Allora oggi facciamo un episodio speciale, un episodio che fa riferimento alla lezione n. 20 del corso di Italiano Professionale. Come accade puntualmente da qualche tempo ci aiuterà Daria, ragazza russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente che si esercita con i contenuti di questa lezione con un breve testo nel quale parla di una situazione lavorativa, di una presentazione (se ricordate è questo il soggetto della lezione n.20). Si parla in particolare del finale di una presentazione.

Lascio la parola a Daria, con la quale mi complimento per l’ennesima volta per il contenuto di questo episodio.

Daria: Buongiorno a tutti.
Nella lezione numero 20 parlavamo della parte finale di una presentazione.
Oggi anche io vorrei dare un piccolo contributo cercando di creare un piccolo episodio utilizzando qualcuna delle belle espressioni o anche delle frasi o verbi particolari che hanno utilizzato Andrè, Giovanni ed Ulrike.
Dunque, la modalità di organizzare una presentazione mostrata nel corso di italiano professionale è abbastanza diffusa nella mia azienda. Credo che sia adatta soprattutto per gli incontri che si svolgono durante un corso di formazione oppure per un semplice (si fa per dire) workshop.

È importante il modo di presentare perché deve permettere, tra le altre cose, anche di concludere una presentazione in modo molto professionale.
Ultimamente ho notato l’importanza e l’utilità nel chiedere ai partecipanti di esprimersi riguardo al tipo di informazione che si aspettano di ascoltare, in questo modo emergono i loro obiettivi e non solo quelli di chi presenta. Questo può avvenire in diversi modi.
Si potrebbe chiedere ad esempio ai partecipanti di esprimersi sulle loro aspettative, prestando attenzione alle loro risposte: è sempre bene tenere a mente tutto ciò che interessa al pubblico.
In alcuni casi, dipende anche dal nostro modus operandi, potrebbe essere conveniente anche scrivere le risposte su una lavagna mobile. Avete presente quelle lavagne composte da fogli di carta che si possono sfogliare? Usate queste lavagne e magari anche pennarelli colorati così che le possano vedere e ricordare con facilità ciò che appuntate.
Io personalmente uso questo strumento abbastanza spesso e ci sono alcuni buone ragioni perché secondo me vale la pena di farlo.
Prima di tutto perché quanto viene scritto intuitivamente si percepisce come importante, quindi quando fissiamo su carta un’informazione di questo tipo il messaggio appare più importante rispetto alle parole dette.
In questo modo tra l’altro la platea assorbe con più facilità gli obiettivi, poiché formulati in modo chiaro, preciso e dettagliato. È anche un utile strumento di confronto tra chi assiste, per capire quanto ci si avvicina o quanto si è lontani rispetto agli altri.
C’è anche un altro vantaggio: nel caso io non abbia una risposta pronta ad una o più osservazioni, questo trucco (chiamiamolo così) mi dà il tempo necessario per pensarci. Posso rifletterci su proprio mentre espongo e rappresento graficamente dei concetti.
Alla fine della presentazione è una buona cosa ritornare alla lavagna e controllare insieme al pubblico se tutte le loro aspettative siano state soddisfatte. In caso contrario è sicuramente utile riflettere sul motivo, anche pubblicamente intendo.
Magari non è più neanche utile rispondere a una certa domanda in virtù delle risposte già fornite.
Se questo accade è buon segno e ci dà un riscontro dell’utilità del confronto.
Se invece qualcosa non è ancora chiaro, avendo riportato, cioè già fissato questo punto sulla lavagna posso star tranquilla e sicura che non lo dimenticherò e potrò cercare di rispondere più tardi, magari anche in privato, dopo la presentazione.
Bene, diciamo che nn so dare fino in fondo un giudizio obiettivo su me stessa, ma spero che il mio intervento sia tornato utile per voi.
Buon lavoro a tutti!

Giovanni: benissimo Daria, grazie ancora. Allora Daria innanzitutto ha parlato di una lavagna, di una lavagna mobile. Si tratta semplicemente di quello che in italiano viene chiamato “treppiedi”, uno strumento che ci permette di scrivere delle cose. Normalmente la lavagna classica è fatta con un materiale di colore nero sul quale si scrive con dei gessi, dei gessetti. Oggi però si utilizza di più questa lavagna mobile, mobile perché si muove grazie al treppiedi, cioè grazie ai tre piedini sulla quale è appoggiata. Una lavagna di questo tipo ha dei fogli bianchi che vengono sfogliati, cioè vengono alternati uno dietro l’altro in maniera tale che poi ci si possa ritornare, sfogliando all’indietro le pagine. Il verbo sfogliare, molto interessante. La differenza rispetto ala lavagna classica è che in questo caso possiamo tornare a ciò che abbiamo scritto prima sulla lavagna, ciò che ci siamo appuntati in precedenza.

Daria usa anche questo verbo: “appuntarsi“, verbo riflessivo, cioè scrivere al fine di ricordarsi, scrivere al fine di ricordare ciò che abbiamo scritto, quindi prendere un appunto, appuntarsi.

Quindi ci sono alcuni termini complicati all’interno di questa lezione ma fondamentalmente si ricalca ciò che viene detto nella lezione n. 20 che però è più lunga e al suo interno vengono spiegati anche molti verbi professionali adatti ad una presentazione. Ci sono anche le voci di Ulrike ed André, che saluto, altri due membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Vorrei rassicurare Daria che non era convinta di aver fatto una “bella figura”. Sicuramente il suo contributo risulterà utile a molte persone e come si dice in questi casi buon lavoro a tutti, come detto anche da Daria, per rincontrarci alla prossima lezione del corso di Italiano Professionale, che stiamo preparando. Daria inizia a prepararti ok?

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Per avere accesso alla lezione n. 20 e a tutto il corso di Italiano Professionale chiedi di aderire all’Associazione Italiano Semplicemente.

Tutto fa brodo

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Trascrizione

Buonasera amici di Italianosemplicemente.com, oggi come tutti i lunedì vi spiego il significato di un’espressione idiomatica italiana.

La frase di oggi è “tutto fa brodo“. Simpatica espressione italiana usata poco o per niente dagli stranieri. Almeno fino ad oggi!

Si tratta di un’espressione molto usata invece dagli italiani, un’espressione informale, à cui si fa ricorso spesso ma sempre in circostanze familiari o informali, tra amici e conoscenti.

Iniziamo a spiegare le parole e poi il significato della frase.

A seguire vi farò degli esempi di utilizzo ed ogni tanto vi inviterò anche a ripetere qualche frase per attivare anche quel muscolo interessante che si chiama lingua.

Allora iniziamo da “tutto“. Tutto è il contrario di “Niente” quindi indica un insieme completo, o la quantità complessiva di qualcosa. Ad esempio “capire tutto”, che è il contrario di “non capire niente” , o nulla.

La seconda parola è “fa“: è il verbo fare all’indicativo presente, terza persona singolare.

Infine la terza e più importante parola: “brodo“. Brodo si pronuncia con la o aperta.

Ripeti: brodo. Facile da pronunciare.

Il brodo è anche come parola singola quasi mai usata dagli stranieri ma molto spesso dagli italiani.

La parola brodo infatti, che si trova nell’espressione di oggi, “tutto fa brodo” è presente in realtà anche in altre espressioni italiane molto utilizzate come ad esempio:

andare in brodo di giuggiole (che si usa quando si è molto felici)

è un brodo (espressione che si usa per indicare che l’acqua del mare o di una piscina o quella in un qualsiasi contenitore, è molto calda)

Ecco: il calore, cioè l’alta temperatura è una caratteristica importante del brodo perché questo è un termine che nasce in cucina.

Il brodo è una pietanza, un piatto, cioè un alimento, la cui caratteristica è quella di essere composto essenzialmente d’acqua calda.

Ripeti: il brodo è essenzialmente composto d’acqua.

Al ristorante però se chiedete un brodo dovete specificare al cameriere, perché ci sono moltissime varianti diverse. Infatti oltre all’acqua calda si deve aggiungere almeno un altro alimento, qualcosa che insaporisca l’acqua, qualcosa che aggiunga sapore all’acqua calda.

C’è il:
– brodo vegetale
– brodo di pollo
– brodo di carne
– tortellini in brodo
– brodo di tacchino
– canederli in brodo (piatto del nord Italia)
– cappelletti in brodo
– passatelli in brodo
– brodo di pesce

Se usciamo dalla cucina esiste anche il brodo primordiale che non c’entra nulla col cibo ma che ha a che fare con l’origine dell’universo.

Diciamo che dal punto di vista culinario, cioè in cucina, come avete sentito ci sono molti tipi di brodo. Tutte sono pietanze il cui ingrediente fondamentale è l’acqua.

Si prepara facendo bollire nell’acqua un secondo ingrediente, quindi carne, degli ortaggi o anche dei legumi, con l’aggiunta volendo di sale, aromi o spezie. Se l’acqua è poca il brodo si chiama “brodo ristretto“.

Ripeti: il brodo ristretto ha poca acqua

Ma cosa c’entra con l’espressione di oggi?

C’entra invece perché in pratica avete capito che per fare un brodo va bene qualsiasi alimento o quasi. Possiamo dire che, in questo senso, tutto fa brodo, cioè per preparare anzi per fare un brodo va bene tutto: tutto fa brodo.
“Tutto fa brodo” è quindi un’espressione che viene utilizzata spesso in Italia anche al di fuori della cucina ma che origina proprio in cucina.

Ed infatti quando si è in condizioni economiche estremamente negative possiamo dire che “tutto fa brodo”, ovvero che ci si riduce a insaporire l’acqua calda con i più diversi prodotti alimentati, anche ricorrendo a patate o persino bucce di patate, croste di formaggio e cose di questo tipo.

Dunque, “Tutto fa brodo” nasce per indicare una situazione di disagio economico estremo, ma se esco dalla cucina posso usare questa frase anche in altre occasioni, l’importante è che ogni volta si usi quando si ricorre a qualcosa di generico per raggiungere un obiettivo minimo: posso aver bisogno di qualcosa che mi avvicini all’obiettivo, qualcosa che mi aiuti a raggiungerlo, senza badare troppo alla qualità di questo qualcosa.

Facciamo un esempio. Parliamo di furti, quindi di ladri che rubano, che vanno a rubare negli appartamenti.

Capita spesso che dei ladri entrino per rubare in un appartamento ma che non abbiano un obiettivo preciso. Rubano quello che trovano: possono trovare quadri, dei gioielli, tv, ma anche bestiame, attrezzi agricoli. Possiamo dire che per loro tutto fa brodo.

Nel senso che rubano ciò che trovano, senza badare troppo al valore, la cosa importante è dare un senso, un significato al loro tempo impiegato ed anche al rischio che corrono entrando in una casa. Tutto fa brodo, quello che c’è si prendono.

Vi faccio un altro esempio. Ammettiamo di fare un concorso per essere assunto in una azienda. Quindi un concorso lavorativo.

Come tutti i concorsi c’è il relativo bando di concorso, dove ci sono scritti i requisiti che deve avere il candidato, la persona che vuole ottenere quel lavoro.
Senza i requisiti non si può partecipare a questo concorso, e quindi è impossibile ottenere questo posto di lavoro senza requisiti.

Ebbene tra i requisiti potrebbero essere richieste almeno tre pubblicazioni scientifiche ad esempio.

Ebbene, se non è importante la qualità di queste pubblicazioni necessarie, ma ciò che conta è che siano almeno tre, allora anche in questo caso possiamo dire che tutto fa brodo.

Ripeti: tutto fa brodo.

Infatti bastano tre qualsiasi pubblicazioni, di qualiasi tipo. Ok?

Il brodo in questo caso è costituito dalle tre pubblicazioni necessarie. Questo è il nostro obiettivo. Questo è il brodo. Per raggiungere questo obiettivo bastano tre pubblicazioni.

Anche in questo caso vedete che l’obiettivo è generico, ed occorre qualsiasi cosa che abbia certe caratteristiche per raggiungerlo. In tutte queste occasioni potete usare “tutto fa brodo”.

È tutto per oggi, vi lascio alle vostre attività e spero che abbiate ascoltato questa spiegazione utilizzando il vostro tempo morto, come in palestra, lavando i piatti, in autobus mentre si va al lavoro eccetera. Vi ricordate delle sette regole d’oro vero?

Grazie a tutti, anche ai donatori di italiano semplicemente che aiutano a sostenere il sito anche senza usare la pubblicità.

Ho deciso di toglierla dal sito da un paio di mesi perché credo dia fastidio a chi voglia leggere la trascrizione del file audio.

Finché riesco ad aiutarvi senza pubblicità lo faccio sempre volentieri.

Un saluto da Giovanni.

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Buone nuove ma con l’amaro in bocca dalla Germania – episodio di ripasso

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Trascrizione

Intruduziome di Giovanni

Ulrike: Buongiorno dalla Germania, io sono Ulrike, e oggi voglio raccontarvi un episodio accaduto in Germania, il mio paese, che ci deve far riflettere tutti, a presvindere dalla nazionalità.
Proprio ieri il guidatore di un tir è stato condannato da un tribunale della città di Brandenburgo a 2 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo di due pompieri volontari: una condanna da scontare obbligatoriamente in prigione.
Vi spiego meglio.
Provo a ricapitolarvi brevemente quello che è successo un anno fa sulla A2, non lontano dalla capitale tedesca. Ebbene, dopo uno scontro fra due macchine il guidatore di un furgone è rimasto incastrato nella sua cabina di guida.
Sul posto dell’incidente sono intervenuti, tra le altre forze di soccorso, anche quella di alcuni vigili del fuoco, vigili volontari che provenivano dal paese più vicino al luogo dell’incidente.


A quel punto un tir (quello di cui vi ho parlato prima) è arrivato a tutta velocità proprio al centro della scena del soccorso, tamponando prima una macchina della polizia, poi due altre macchine dei vigili del fuoco, delle quali una si è ribaltata schiacciando i due malaugurati pompieri, strappati dalla vita a solo 38 e 46 anni, che tra l’altro lasciano mogli e figli.
Il giudice si è convinto del fatto che la causa della tragedia sia stata un colpo di sonno del guidatore, cosa senz’altro evitabile perché – così il giudice nella spiegazione orale della sentenza – quando ci si accorge di un aumento della stanchezza si potrebbe *mettersi da parte* in tempo, cioè fare una pausa per evitare il peggio.
Le famiglie delle vittime però, oltre il lutto subito, correvano anche il rischio di *trovarsi in guai* economici perché la legge non prevedeva un risarcimento dei danni subiti durante una manovra di soccorso per i pompieri non professionisti. Quelli volontari appartenevano esattamente a questa categoria.
Ho detto prevedeva però, quindi ho parlato al passato, perché la tragedia in questione, per il suo scalpore, sei mesi dopo ha dato adito ad una modifica legislativa con effetto retroattivo che ha equiparato i pompieri volontari a quelli professionisti.
Colpo di scena dunque!
Erano molti anni in realtà che i vigili del fuoco volontari (quindi non professionisti) provavano a formulare delle richieste per la parificazione con le forze professionali.
Ebbene, come accade sovente, anche loro hanno dovuto prendere atto che solo una tragedia dolorosa come la morte dei loro due colleghi, poteva finalmente dare il l via libera ad un vero cambiamento. Va da sé che questo debba essere reputato da tutti un ennesimo amaro successo.

Conclusione di Giovanni

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Notizie dal Brasile. Episodio di ripasso

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Rauno: Buongiorno a tutti, io sono Rauno, dalla Finlandia, ed oggi ho il compito di introdurre questo episodio di ripasso. Ripassiamo alcune espressioni italiane che abbiamo spiegato sulle pagine di italiano semplicemente, e lo facciamo ascoltando la voce del nostro corrispondente dal Brasile, Andrè Arena, che ci racconta una notizia interessante. Non è una bella notizia vero Andrè?

Andrè: Buongiorno da Andrè Arena: purtroppo non sono buone per niente le ultime notizie dal Brasile, mio malgrado.
Infatti la triste novità è che arriva in Brasile un nuovo tipo di violenza!
Una violenza che noi brasiliani siamo abituati a guardare solo in TV, come ad esempio l’attentato antisemita a Pittsburgh negli Stati UNITI nell’ottobre scorso.

Se non bastasse, adesso, oltre alla criminalità nata dal crimine organizzato e dal traffico di droghe, ieri pomeriggio, un uomo ha aperto il fuoco nella cattedrale di Campinas, nello stato di São Paulo, uccidendo quattro persone e ferendone altre tre, poi alla fine si è suicidato! Non si sa ancora quale possa essere il motivo della strage, ma certo che a priori era difficile prevedere una simile notizia. Non mi resta che raccontarla a posteriori.
Lo Statuto del Disarmo, una legge brasiliana del 2003, proibisce il porto d’armi da parte di civili ma Jair Bolsonaro, il nuovo presidente, intende eliminare questa norma. Potremmo dire che chi vivrà vedrà. Di fatto non mi sembra una buona notizia a prescindere da questo infausto avvenimento.
Ora mi congedo, ancora una volta con una brutta notizia!
Alla prossima, chissà con qualcosa di gioioso, in stile brasiliano. Quello vero.

Lia: Grazie Andrè, la prossima volta ci darai una buona notizia ed una cattiva notizia che ne dici? Io comunque sono Lia, e sono brasiliana anch’io.

Comunque bravo André hai utilizzato bene quattro espressioni. A priori ed a posteriori, poi hai usato mio malgrado, a prescindere e infine hai usato anche il verbo congedarsi, un verbo riflessivo particolare che abbiamo spiegato nel corso della lezione n. 20 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

Mi piace molto questa nuova modalità che abbiamo trovato per fare alcuni episodi di ripasso.

Finisce qui questa nuova puntata di “quasi cento secondi con Andrè Arena, grazie ai visitatori e ascoltatori di italiano semplicemente ed ai donatori anche, ai quali sarà dedicato uno dei prossimi episodi. Come facciamo recentemente dedichiamo degli episodi ai donatori parlando del loro paese di provenienza. Nell’episodio che verrà dedicato agli ultimi donatori parleremo del congiuntivo e faremo esempi di utilizzo parlando allo stesso tempo di caratteristiche e curiosità dei paesi dai quali vengono le donazioni.

Non perdete questa puntata perché sarà piena di esempi e molto utile per voi stranieri.

Un saluto dal Brasile.

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