Sussistono gli estremi

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.

Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.

Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.

Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.

E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

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Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.

Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.

Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.

Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.

Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.

Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.

Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.

Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.

A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.

Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.

Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.

In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:

a mali estremi, estremi rimedi

Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.

Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.

Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.

Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.

Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.

Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.

“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.

Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.

Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:

“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”

Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.

In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.

La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.

Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:

Purtroppo non possiamo concedere il prestito

Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:

Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito

oppure

Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie

Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:

Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.

Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.

Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due  libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.

Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.

In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.

Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.

Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.

La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente  equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.

In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.

Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:

Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;

Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa

Non sussistono le condizioni necessarie per un  successo dell’iniziativa

In poche parole:

Non credo che sia una buona proposta

Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:

Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.

oppure, meno formalmente:

Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta

Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.

Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.

Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:

Non ci sono le basi per andare avanti,

Non ci sono le condizioni per proseguire

Mancano le condizioni per andare avanti.

Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

Sussistono gli estremi

Esistono le condizioni

Ci sono i presupposti

Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.

Esistono le condizioni per proseguire

——

Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.

Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.

——

Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica

Secondo me non ci sono le basi per andare avanti

——

Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti

Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio

Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio

Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente

—–

Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.

Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.

Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.

 

Le specialità italiane: le coppiette

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Trascrizione

Giovanni: buonasera a tutti, o buongiorno, bentornati con italianosemplicemente.com e con Giovanni, il sottoscritto, chi vi parla in questo momento e anche da parte di mia madre Giuseppina, che ascolterete tra poco.

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Se dico Giuseppina avete già capito che questo è un episodio dedicato alle specialità culinarie italiane. Ebbene si! Stavolta parliamo di coppiette.

Ma cosa sono le Coppiette? Lasciamo che ce ne parli mia madre.

Giuseppina: Le coppiette sono un antipasto, certamente non romantico ma di sicuro molto appetitoso.

Cosa saranno mai?

Si tratta di striscioline di carne magra, larghe circa 3 cm e lunghe circa 10, originalmente solo di cavallo, ma in seguito anche bovina o suina, salata, pepata e aromatizzata.

Da noi, nel viterbese, vengono preparare con i fiori di finocchio selvatico e legate due a due, ecco perché si chiamano coppiette, con un pezzettino di spago e sono messe ad asciugare appese in un luogo freddo e arioso o sotto il camino.

Si conservano per mesi e questo, negli anni passati, faceva si che fossero cibo dei pastori durante i periodi estivi sui pascoli in montagna.

Questo una volta, perché adesso per noi che abbiamo vite diverse, per fortuna, sono semplicemente uno snack carnivoro buono e nutriente, con cui è gradevole gustare una birra o un buon bicchiere di vino. Provatele, sono piccantine e buonissime.

Giovanni: la parola coppietta ora è più chiara dunque: parliamo di carne essiccata, cioè privata dell’acqua attraverso un processo naturale: si lascia asciugare in un luogo. In questo modo la carne si secca ed assume l’aspetto particolare oltre che quella durezza fibrosa al morso.

Ma forse qualcuno di voi saprà che con questa parola “coppietta” viene indicata anche una coppia di fidanzati, di innamorati dunque. In senso affettuoso quindi la coppietta è una coppia di fidanzati, generalmente giovane. Più in generale una coppietta è costituita da due unità considerate come una cosa sola. È quello che avviene anche con le coppiette di carne essiccata.
Mia madre vi ha parlato della preparazione delle coppiette nel viterbese, la sua zona, quella in cui anche io sono cresciuto.

Il viterbese è l’area del territorio della provincia di Viterbo, una delle città della regione Lazio.

Viterbese quindi vuol dire “di Viterbo” e questo è sia un aggettivo sia un sostantivo. Il viterbese, come sostantivo, può quindi indicare sia un abitante di Viterbo, la città laziale, sia lo stesso territorio, come lo ha utilizzato mia madre.

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Questo si fa con un po’ tutte le città italiane. Esiste quindi il bellunese per la città di Belluno, come esiste anche il palermitano per la città di Palermo, solo per fare due esempi.

Spero riusciate prima o poi ad assaggiare questa specialità laziale, piccante e salata al punto giusto per via del sale e del peperoncino, preparatevi a bere molto quando mangiate le coppiette.

Un saluto dal Lazio.

Le specialità italiane: l’olio extravergine d’oliva del Lazio

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audiolibro di italiano semplicemente

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com. Io sono Giovanni, il creatore di italiano semplicemente, il sito web per migliorare il proprio italiano ed imparare un po’ della cultura italiana. È anche questo l’obiettivo della rubrica “le specialità italiane” curata da mia madre Giuseppina.

Imparare l’italiano e conoscere l’Italia e le sue specialità. Oggi tocca all’olio extravergine di oliva della regione Lazio.

Ce ne parla appunto mia madre, Giuseppina, che abita come me nel Lazio, una regione del centritalia. A te la parola mamma.

Giuseppina: vi parlo dell’olio doliva delle nostre colline, quelle del Lazio, dove vivo io.

L’olivicoltura, nella nostra area, risale al tempo degli Etruschi che hanno raffigurato scene relative alla raccolta delle olive, sui vasi e sugli affreschi delle tombe; ma l’antichità di questa tradizione è testimoniata anche dalla presenza di piante secolari di dimensioni maestose, che caratterizzano le dolci colline di questa zona.

L’olio, denso e profumato, che si ricava dalle olive, è ormai ritenuto universalmente alimento fondamentale della dieta Mediterranea.Esso è particolarmente

Esso è particolarmente ricco di vitamina E, polifenoli ed antiossidanti. Grazie alla sua alta digeribilità è particolarmente adatto per insaporire e valorizzare le pietanze più diverse, che siano a base di carne, pesce, zuppe o semplici verdure.

A me piace tantissimo crudo, come unico condimento di verdure cotte o crude o semplicemente sul pane.Provate, vedrete non c’è niente di più buono.

Provate, vedrete non c’è niente di più buono.

Giovanni: bene grazie mamma. Giuseppina ci ha parlato dell’olivicoltura, una sola parola che significa semplicemente la coltivazione della pianta dell’olivo, la pianta che ha anche il nome di ulivo, con la u.

È un albero da frutto il cui frutto sono le olive. Gli olivi o ulivi vengono coltivati negli oliveti.
Un oliveto (o uliveto) è pertanto un terreno piantato a olivi, ma potete chiamare così anche l’insieme degli olivi che vi sono piantati.

Ci sarebbe molto da dire sulle olive e sull’olio extravergine d’oliva, oggi mia madre vi ha proposto un suggerimento, quello di mangiarlo crudo sul pane. Questo però è consigliabile farlo solamente con l’olio extravergine d’oliva (spesso chiamato olio Evo nelle ricette) e non con olio d’oliva.

Qiello extravergine è il più pregiato. Meglio ancora se è fresco.
Le piante secolari sono le piante, cioè gli alberi che hanno uno o più secoli, cioè almeno 100 anni di vita. Gli ulivi secolari sanno esprimere il miglior olio possibile.

La Dieta mediterranea infine è un modo di alimentarsi, rappresenta uno stile di alimentazione, un regime alimentare famoso in tutto il mondo. Diffusa siorattutto nell’Italia centro meridionale.

Semplice fare la dieta mediterranea, se si hanno gli alimenti per farla: ogni giorno cinque porzioni di frutta o verdura, molta acqua (un paio di litri). Carne e pesce bisogna consumarne in musira moderata, preferendo la carne bianca alla rossa. La stessa cosa vale per le uova, i legumi, latticini, vino e dolci.

Riguardo ai grassi, l’olio extravergine è alla base della dieta mediterranea, ma non occorre esagerare. Neanche a dirlo, niente cibo spazzatura. Un saluto da Roma.

Continuate a seguire italiano semplicemente.

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Le specialità italiane: il radicchio rosso.

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Giovanni: bentornati a tutti su italianosemplicemente.com, il sito per migliorare il proprio italiano. Io sono Giovanni ed oggi, per la nostra rubrica “le specialità italiane” ci occupiamo di… ve lo lascia spiegare da mia madre, che si chiama Giuseppina. Poi vi spiegherò qualche termine che potrebbe risultare difficile per qualche straniero.

Giuseppina: Oggi parliamo del radicchio rosso, un eccellente prodotto ortofrutticolo del nord Italia, una specialità con Indicazione geografica protetta.

Il radicchio è una varietà di cicoria caratterizzato da un colore rosso scuro intenso, con striature bianche, ha una consistenza croccante e un inconfondibile gusto delicatamente amarognolo.
Se volete, con un radicchio ed una arancia, prepariamo una deliziosa insalata, ricchissima di vitamine e Sali minerali che ci aiuteranno in queste giornate fredde .
Basta sfogliare, lavare e tagliare a pezzettini il radicchio rosso, sbucciare una bella arancia e farla a fettine.
Ora li mettiamo in un piatto e condiamo con sale ed abbondante olio extra vergine di oliva delle nostre colline, è pronta.
Domani vi racconto qualcosa sul nostro olio.
Giovanni: allora, grazie mamma. Mia madre vi ha parlato di un prodotto ortofrutticolo del nord Italia, una specialità con Indicazione geografica protetta.

Un prodotto “ortofrutticolo” – una sola parola – che viene dalle due parole orto e frutta.

Orto, nella lingua italiana, deriva dal latino, significa giardino, ma si tratta in particolare di un piccolo appezzamento di terreno recintato, un piccolo pezzo di terra – si dice anche così – in genere è adiacente alla casa, ciò vicino, attaccato alla propria abitazione, nel quale si coltivano piante da frutto e ortaggi, tra cui può esserci il radicchio rosso anche, ma anche semplice insalata, carote, patate eccetera. Quindi un prodotto ortofrutticolo è un prodotto che viene coltivato e quindi riguarda gli ortaggi e la frutta dal punto di vista della produzione e del commercio.
Indicazione geografica protetta invece indica che quel prodotto è un prodotto speciale.

Quando si fa la spesa al supermercato, possiamo vedere che su molti prodotti agroalimentari e quindi anche ortofrutticoli, ci sono delle scritte, delle etichette, dei marchi, come ad esempio IGP, oppure anche il marchio DOP o STG.

IGP, la prima delle tre sigle, significa proprio indicazione geografica protetta e significa che quel prodotto è un prodotto tipico di uno specifico territorio italiano: una specialità di un territorio italiano.

I prodotti che hanno una sigla indicazione geografica protetta sono quindi tipici, originari di una determinata area geografica e che, per questo motivo, sono più protetti degli altri prodotti ed hanno una maggiore qualità ed una maggior reputazione. Il marchio Igp è indice di qualità.

Di conseguenza sono prodotti anche tutelati giuridicamente.

Proprio come il radicchio rosso, dal gusto un po’ amaro, cioè amarognolo, che ha delle striature bianche, cioè delle strisce, delle righe, delle linee bianche. Se vi capita mangiatelo non solo perché è buonissimo ma anche perché ha notevoli proprietà antiossidanti ed è anche molto utile alle persone in sovrappeso, per combattere la stitichezza e la cattiva digestione.

Grazie per l’ascolto a tutti.

 

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Le specialità italiane: le salsicce. A cura di Giuseppina

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Trascrizione

Giovanni: buongiorno amici di italiano Semplicemente. Inizia oggi una nuova rubrica, disponibile per tutti i visitatori di Italiano Semplicemente.

La rubrica è curata interamente da mia madre, Giuseppina, che vi parlerà delle specialità culinarie italiane. Tra le nostre specialità, mia madre ha deciso di iniziare dalle salcicce (o salsicce, più corretto). Parliamo di carne dunque. A te la parola mamma:

Giuseppina: Le nostre specialità. Un pochino per volta voglio farvi conoscere le nostre specialità alimentari, prodotti diversi in ogni regione e stagione che fanno parte della nostra cultura. Fa freddo, dunque iniziamo con le salsicce?

Nelle nostre campagne si allevano ancora maiali per uso famigliare e non appena viene l’inverno, purtroppo per loro, vengono abbattuti e le loro carni, trasformate in prodotti meravigliosi. Uno di questi, sono le salsicce.

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Un bel camino acceso, una griglia e non serve altro, pochi minuti e una pietanza
ottima è pronta.
Per le persone che non amano mangiare per ragioni religiose questo cibo, prometto che rimedierò con la specialità di domani.

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Giovanni: bene, grazie della veloce spiegazione.

Giuseppina ci ha parlato delle salcicce, un prodotto ottenuto dalla carne del maiale.

La parola salsicce è il plurale di salsiccia. Molti preferiscono scrivere salsiccie, con la i, ma si tratta di un errore. A voce non ve ne accorgete però. Infatti le parole che terminano con CIA a volte è problematico scriverle al plurale. La soluzione sta nel guardare cosa c’è immediatamente prima di CIA. C’è una vocale? allora la seconda “i” di salsiccia rimane anche nel plurale, se invece c’è una consonante quella “i” se ne va:

Salsiccia – Salsicce

Robaccia – robacce

Pancia – pance 

Invece

camicia – camicie (con la i)

fiducia – fiducie

Socia – socie

Molto breve come episodio dunque, ma saranno tutti così questi episodi della rubrica “le specialità italiane“: veloci e snelli, da ascoltare quando si ha tempo ma non quando si ha fame… potrebbe essere controproducente…:-)  allora aspettiamo domani la prossima specialità italiana. Un saluto.

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Ne va

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Ciao ragazzi, io sono Giovanni, e questa che state ascoltando è la spiegazione di una espressione italiana. Lo facciamo tutti i lunedì: una espressione, un modo di dire, insomma qualcosa di nuovo, per farvi ascoltare la voce di un italiano.

La trascrizione di questo episodio, come tutti gli altri, è disponibile sul sito italianosemplicemente.com.

La frase di oggi è “ne va“.

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“Ne va” non è una espressione idiomatica; si tratta di un semplice modo, un modo molto veloce che gli italiani utilizzano per esprimere qualcosa di importante.

Ne” è una particella che ha moltissimi utilizzi nella lingua italiana. Molto spesso l’abbiamo incontrata nelle passate spiegazioni su questo sito.

Va” invece rappresenta il verbo andare.

Io vado, tu vai, lui va, noi andiamo, voi andate, loro vanno.

Quindi “lui o lei va“. Ma in questo caso c’è “ne” in più e il significato cambia completamente.

Non si parla di persone che “vanno“: le persone ed il loro movimento non centrano nulla. Si parla invece di importanza, come dicevo prima.

C’è qualcosa di molto importante che potrebbe essere in pericolo. Qualcosa di molto importante che potrebbe essere a rischio, che potrebbe essere compromesso, che potrebbe essere perso.

La cosa importante che in pericolo va aggiunta dopo le due parole “ne va”.

Per unire “ne va” e la cosa importante, si utilizza una preposizione articolata. Ad esempio se dico:

La sanità è una cosa seria, i medici devono essere competenti, perché ne va della salute dei cittadini.

Quindi ne va della salute dei cittadini. E’ la salute dei cittadini la cosa importante. E’ la salute dei cittadini ad essere a rischio, è la salute dei cittadini che potrebbe essere compromessa. Quindi se i medici non sono competenti, se cioè non sono dei bravi medici a rimetterci saranno i cittadini e la loro salute: ne va della loro salute.

Posso anche dire ne va di mezzo la loro salute. Molto spesso si trova anche la parola “mezzo” alla fine. In questo caso l’espressione ha più l’aspetto di una espressione idiomatica.

Andare di mezzo” è l’espressione, che però ha più significati.

Infatti l’espressione “andare di mezzo” ha anche il senso di essere coinvolti.

Ad esempio se dico che:

Nel mio ufficio è stata trovata una valigia con 1 milione di euro. Non so chi sia stato a mettercela, ma speriamo di non andarci di mezzo.

Questo significa che io spero di non essere coinvolto in questo fatto. Forse qualcuno ha rubato questi soldi ma non sono stato io, e spero di non andarci di mezzo. Spero che non ne vadano di mezzo neanche i miei colleghi.

Questo “andarci di mezzo” ha il senso di essere coinvolti.

Potrei anche aggiungere:

Se ne va di mezzo anche il mio dirigente potrei andarci di mezzo anch’io.

Ecco,  se “ne va di mezzo” anche il mio dirigente significa che viene coinvolto anche il mio dirigente. In questo caso ne sarei coinvolto anche io in questa brutta faccenda.

Spero che questo non accada: ne va del futuro della nostra azienda.

“Ne va del” futuro della nostra azienda: ecco, in questo caso vuol dire che il futuro della nostra azienda sarebbe a rischio, sarebbe compromesso. Perché il futuro della nostra azienda è importante. E’ proprio questo il senso iniziale, che avevo spiegato inizialmente e che rappresenta l’espressione che voglio spiegare oggi.

Ma il significato se ci pensate è abbastanza simile.

Ne va di mezzo il mio dirigente = Viene coinvolto il mio dirigente

Ne va del futuro dell’azienda = ne va di mezzo il futuro dell’azienda = il futuro dell’azienda è a rischio, è in pericolo, è in gioco, è in ballo.

Vi faccio altri esempi di rischio e pericolo, cioè casi in cui usare “ne va”:

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: ne va del futuro dell’Europa stessa.

Potremmo anche dire:

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: è in gioco il futuro dell’Europa stessa.

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: altrimenti sarebbe a rischio il futuro dell’Europa stessa.

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: se non accade questo sarà in pericolo il futuro dell’Europa stessa.

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: è in questo modo che si può assicurare un futuro all’Europa stessa.

Parliamo di benessere:

Non posso smettere di fare sport, ne va del mio benessere

Non posso smettere di fare sport, è in gioco il mio benessere

Non posso smettere di fare sport, altrimenti metterei a rischio il mio benessere

Non posso smettere di fare sport, il mio benessere è troppo importante

Non posso smettere di fare sport, ci tengo al mio benessere

Non posso smettere di fare sport, è in ballo il mio benessere

Vedete che si parla sempre di qualcosa di molto importante e che potrebbe in futuro essere in pericolo.

Dicevo che “ne va” è seguito sempre da una preposizione articolata:

del, della, dello, dei, degli, delle

Ma se usate la parola “mezzo” dovete usare la preposizione semplice “di”

Ne va di mezzo il futuro dell’Europa stessa

Ne va di mezzo il mio benessere

Se decidete di non usare la preposizione articolata state attenti perché in questo caso “andare di mezzo”, come abbiamo visto, ha anche un secondo significato: essere coinvolti, essere chiamati in causa.

Notate anche che la particella “ne” come sapete solitamente si usa per sostituire qualcosa che non viene ripetuto. Ad esempio: Vuoi un po’ di torta? Sì, grazie, ma ne vorrei solo un po’. Quindi il “ne” si riferisce alla torta.

Lo stesso accade quando uso “andarci di mezzo” nel senso di essere coinvolti in qualcosa.

Come abbiamo visto anche prima in una frase simile (quella della valigia con un milione di euro):

Spero che in questo brutto affare non ne vada di mezzo nessuno!

In questo caso non solo la parola “mezzo” è obbligatoria ma il “ne” si riferisce al brutto affare, nel quale non deve andarci di mezzo nessuno.

Invece nella frase: “ne va  del mio benessere” o “ne va di mezzo il mio benessere” la parola “mezzo” non è obbligatoria e inoltre “ne” ha il senso di conseguenza, il senso di effetto, di risultato. Questo significato della particella “ne” lo troviamo anche se la usiamo con altri verbi:

Ne deriva, ne consegue, ne emerge, ne deduco.

In questi casi il “ne” si usa per esprimere una conseguenza.

Ho fame, ne consegue che devo mangiare! (la conseguenza della mia fame è che devo mangiare)

Hai perso, ne deriva che devi pagare la scommessa! (la conseguenza della tua sconfitta è che devi pagare)

Non mi hai risposto al telefono: ne deduco che non eri a casa (non hai risposto quindi come conseguenza io credo che tu non eri in casa)

Allo stesso modo, ad esempio:

Devo vincere: ne va della mia reputazione.

Una frase, questa, che posso dire se ho una sfida, una partita importante: Devo vincere: ne va della mia reputazione.

Anche in questo caso la conseguenza della mia vittoria è che sarebbe salva la mia reputazione. Se invece perdessi perderei la mia reputazione. Si tratta sempre di una conseguenza dunque.

Notate una cosa: in genere quando si usa “ne va” si parla quasi sempre del futuro, si parla quasi sempre di qualcosa di importante che è in pericolo, a rischio. Non si usa mai o comunque è difficile vedere “ne va” al passato. Può comunque accadere qualche volta di trovare frasi tipo:

Ha dovuto studiare molto per ottenere il lavoro: ne andava del suo futuro.

“Ne va”, quindi, se parliamo al passato, diventa “ne andava”.

Vediamo altri esempi:

Ho dovuto e ho voluto donare un rene a mio figlio: ne andava della sua vita

La Juventus non poteva cedere il suo giocatore migliore, ne andava dell’immagine della squadra.

Notate infine che se, davanti a “ne va” o davanti a “ne andava” aggiungete il pronome se il significato cambia completamente. Difficile a spiegarsi ma l’esempio chiarirà tutto.

Se dico:

Io me ne vado di casa

Vuol dire che io lascio la mia casa. Uso il pronome “me” perché sono io che lascio la casa.

Analogamente se mi riferisco a una terza persona, lui o lei, la frase diventa:

Lui se ne va di casa

Lei se ne va di casa

Che significano semplicemente che lui o lei lasciano la casa, lui o lei abbandonano la casa. Ho parlato della terza persona (lui o lei) perché è l’unico caso in cui si possa far confusione con l’espressione di oggi. Infatti nelle altre persone non è possibile confondersi: Io me ne vado, Tu te ne vai. Noi ce ne andiamo, voi ve ne andate: solamente se dico: Lui (o lei) se ne va si può creare confusione.

Anche in questo caso compare “ne va di” ma c’è il se davanti. In questo caso quindi le conseguenze non c’entrano nulla. Il verbo “va” in questo caso indica proprio il verbo andare, indica quindi movimento: l’uscita di casa, in questo caso.

Un’ultima notazione: “ne va”, l’espressione di oggi, si usa solo con il verbo andare alla terza persona singolare.

Non esiste: ne vado. Non esiste in questo senso voglio dire. Posso dire ne vado fiero, ne vado orgoglioso, ma ha un altro significato. Lo stesso vale per “ne vai”, “ne andiamo”, “ne andate”, “ne vanno”.

Perché? Beh, perché come vi ho detto il senso è dire che c’è qualcosa che è in pericolo, che è a rischio. Per questo motivo basta cambiare l’aggettivo possessivo o la preposizione e mai il verbo; ad esempio:

E’ a rischio la mia reputazione? Ne va della mia reputazione

E’ a rischio la nostra amicizia? Ne va della nostra amicizia

E’ in pericolo la tua vita: Ne va della tua vita

E’ in gioco la vostra esistenza? Ne va della vostra esistenza

E’ in ballo la loro credibilità? Ne va della loro credibilità

E’ in ballo il destino dell’azienda? Ne va del destino dell’azienda

Bene adesso con l’aiuto di alcuni dei membri dell’Associazione Italiano Semplicemente facciamo alcuni esempi che vi invito a ripetere:

Mariana (Brasile): speriamo che il nuovo presidente del Brasile Bolsonaro sia un buon presidente: Ne va del futuro del mio paese.

Ho bisogno di praticare l’arte marziale per riuscire a difendermi, ne va della mia protezione.

Assma (Marocco): Spero che possiate visitare il Marocco un giorno, ne va dell’immagine del mio paese

Grazie a Mariana dal Brasile e Assma dal Marocco. Vorrei concludere ringraziando i membri dell’associazione che hanno collaborato e tutti i donatori che ci aiutano a mantenere vivo il sito web. Grazie a queste donazioni è possibile evitare la pubblicità sul sito. Grazie dunque a chi ci sostiene economicamente. Mi auguro che questo possa servire a ricevere altre donazioni perché ne va del futuro del sito italianosemplicemente.com.

Andrè (Brasile): se le persone non fanno donazioni, ne va di mezzo la nostra associazione!

Infatti. Questa era la voce di Andrè, dal Brasile. Grazie anche ad Andrè. Un saluto a tutti.

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