Le preposizioni semplici italiane


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Trascrizione

Benvenuti a tutti in questo nuovo episodio di ItalianoSemplicemente.com, io sono Giovanni.

Per chi non conosce Italiano Semplicemente, in questo sito ci occupiamo di lingua italiana e ci impegniamo affinché gli stranieri imparino o migliorino il proprio livello di italiano e allo stesso tempo non si annoino a studiare con i metodi classici.

Bene, allora speriamo di riuscirci anche oggi, perché oggi parliamo di preposizioni semplici.

Un argomento in cui è difficile non annoiarsi, perché stiamo parlando di grammatica. Vediamo se riuscirò nel mio obiettivo dunque.

Allora parliamo di preposizioni semplici, cioè di come usare le parole di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Sono nove in tutto. Servono semplicemente a mettere in relazione due parti di una frase o due frasi diverse.

Gli stranieri, anche i più esperti, sbagliano spesso le preposizioni semplici. Oggi facciamo quindi tanti esempi di utilizzo e lo facciamo parlando dei paesi da cui ultimamente sono arrivate le donazioni ad Italiano Semplicemente. Un omaggio quindi ai donatori, che hanno aiutato Italiano Semplicemente.

Bene, cominciamo nel fare alcuni esempi di utilizzo. Faremo più episodi per non annoiarvi, altrimenti un solo episodio verrebbe troppo lungo e vi annoiereste. Allora iniziamo:

La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti situato nella comunità autonoma della Catalogna, in Spagna. A pochi km da Barcellona quindi.

Quindi “La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. La Preposizione “di” l’ho utilizzata due volte. Prima per specificare quale città, per dire il nome della città. sto precisando di quale città sto parlando.

La città di l’Hospitalet de Llobregat

Analogamente posso dire:

La città di Nova Friburgo si trova in Brasile. Quale città? Quella di Nova Friburgo. Oppure semplicemente: Nova Friburgo.

Quale città è un comune spagnolo di 261.130 abitanti? La città di l’Hospitalet de Llobregat, in Spagna.

Poi la seconda volta che ho usato “di”, ho detto:

“è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. In questo caso specifico il numero degli abitanti, ma ogni volta che specifico qualcosa uso “di”: il peso, la misura ad esempio.

Una animale di 10 kg, una memoria di 100 megabyte.

In questo caso indichiamo il numero di abitanti.

Poi diciamo che la città si trova a pochi da Barcellona.

Quando si parla di luoghi, di località, spesso troviamo “da“.

Ad esempio quando vogliamo indicare una distanza, come in questo caso.

Quindi la città si trova a pochi km da Barcellona. Significa che la distanza tra Barcellona e questa città è di pochi chilometri. Si sta prendendo Barcellona come un punto di riferimento.

Analogamente posso dire:

Itápolis è un comune del Brasile nello Stato di San Paolo ma è molto distante da San Paolo. Per andare da Itápolis a San Paolo ci vogliono almeno 4 ore di automobile.

Quindi_

da Itápolis a san Paolo ci vogliono almeno 4 ore guidando.

“Da” ed “a” si usano spesso nelle stessa frase quando si parla di distanze: Da un luogo ad un’altro. Cioè da un luogo di partenza a un luogo di arrivo. Ad esempio

Da Silkeborg (in Danimarca) a Hagen (in Germania), ci sono 682 km di guida.

In questo caso abbiamo usato anche “in” (in Danimarca, in Germania) e ancora “di” (682 km di guida).

Notate che é veramente difficile costruire una frase qualsiasi senza utilizzare nessuna preposizione semplice (o articolata).
In Danimarca, in Germania: posso fare lo stesso con qualsiasi altra nazione. Attenzione però, non tutte le nazioni a dire il vero.

Quali sono le eccezioni?

Ad esempio Cuba:

per andare a Cuba, prendo l’aereo

“A” cuba quindi.

Perché? Generalmente “a” si usa con le città (vado a Roma, a Venezia, a Bolzano) e in con le nazioni (vado in Brasile, in Germania ecc), oltre che con i continenti (vado in Asia, in Africa ecc) ed anche con le Regioni (vado In Calabria, mi trovo in Lombardia ecc. Invece Cuba è uno stato insulare, fatto di isole, come anche Trinidad e Aruba.

Dunque in realtà non c’è una regola. Il motivo non esiste in realtà. Non chiedetevi il perché! Meglio no? Così non dovrete studiare la regola! C’è una consuetudine, che si è rafforzata col tempo e per gli italiani si dice così: vado a Cuba!

Quando si tratta di una sola isola invece generalmente con le isole piccole si usa “a”: vado a Ponza, vivo a Ventotene, mentre con le isole grandi si usa “in”, come se fosse una nazione, un continente o una regione. Quindi:

Ora mi trovo in Sicilia

Mi piacerebbe andare in Sardegna.
In Madagascar non ci sono mai stato.

Con le città dicevo, per indicarle invece si usa generalmente “a”: vado a Roma, mi trovo a Silkeborg. Posso usare “in” solamente quando voglio intendere dentro, all’interno della città, senza dire il nome ma dicendo “città”.

Vado in città.

Simile a quando vado in ufficio.

Quindi la città, se la nominiamo col nome, indica un punto d’arrivo, mentre una nazione o un continente sono più grandi, quindi usiamo “in” perché andiamo “dentro” lo spazio di appartenenza. Lo stesso per le grandi isole: in Sardegna, in Sicilia eccetera.

Le città invece è come se avessero una sola dimensione, come se fosse un punto adimensionale: vado a Bolzano, mi trovo ad Umeå (in Svezia) eccetera.

Non è però la dimensione quella che conta, non c’è come abbiamo visto una regola fissa.

Infatti “in” si usa anche con spazi più piccoli: ad esempio se sono in una casa a Roma, evidentemente la mia casa è più piccola della città di Roma.

Se mi trovo in una casa a Roma e devo andare da una camera a un’altra e devo indicare il punto di arrivo, uso “in” e non “a”:

Voglio andare in camera da letto

Vado in giardino

Mi trovo in cucina

Lo stesso vale per dei luoghi precisi, più piccoli della città:

Vado in un albergo a Nova Friburgo, vicono alla Cattedrale di San Giovanni Battista;

Mi trovo in un appartamento di Itápolis, la città brasiliana gemellata con Pomezia (che si trova vicino Roma.

Quindi in un appartamento. Come anche:

Vado a pregare in una chiesa ad Umeå, in Svezia.

I luoghi possono essere molti quindi. Quando si indica un luogo uso in e a, a meno che si voglia indicare una appartenenza, allora è più adatto “di”:

Università di Umeå ad esempio, che nel 2012, è stata classificata 23ª tra i migliori istituti d’istruzione del mondo.

Quindi Università “di” Umeå, cioè che appartiene ad Umeå.

Oppure:

Nello Stato di Rio de Janeiro, la città di Nova Friburgo è quella più fredda di tutte temperatura media annuale: circa 19 °C)

Riguardo alla differenza tra “a” e “in”, quando parliamo di luoghi, prima abbiamo detto che si usa una o l’altra a seconda che si tratti di una città, una regione, uno stato, un continente eccetera.

A volte si possono usare entrambe le preposizioni (“a” e “in”) e non cambia nulla, ma a volte cambia il livello di precisione che voglio dare: in ha più un senso fisico:

“sono in bagno” e “sono al bagno” ad esempio hanno lo stesso significato,

mentre “sono alla stazione” e “sono in stazione” possono avere significati un po’ diversi:

“A” ha un’idea di prossimità, quindi sono “alla stazione” significa che sono nei pressi della stazione, da quelle parti, magari anche fuori della stazione, mentre invece “sono in stazione” può indicare all’interno della stazione, non certamente fuori dunque.

Secondo episodio

In questo secondo episodio dedicato alle preposizioni semplici passiamo alle preposizioni “con, su, per, tra, fra“. Ancora un episodio dedicato ai paesi ed alle località da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vediamo qualche esempio usando “con e su“:

Nel mese di settembre 2019 ci vedremo in Italia con i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Quindi “con” esprime compagnia, unione. Ma non solo questo.

Posso anche parlare di uno strumento, un mezzo che viene utilizzato.

Ad esempio:

Se dovessi un giorno andare ad Hagen, in Germania, per vedere l’Hagen Open-air Museum, credo che andrei con l’aereo. Poi con un taxi arriverei al museo.

Quindi con un taxi, con l’aereo. La stessa cosa vale per qualsiasi tipo di strumento o mezzo.

Poi con si usa anche per esprimere un modo di fare una cosa, una maniera.

Quindi ad esempio, se dovessi recarmi in catalogna lo farei con entusiasmo.

Invece nello Stato di rio de Janeiro ci andrei con prudenza, visto che è più pericoloso.

Possiamo esprimere anche una qualità, una caratteristica:

Itápolis è una città brasiliana con molte attrazioni da scoprire, con la sua atmosfera particolare e con un passato affascinante da scoprire.

Posso inoltre dire: mi piacerebbe visitare anche Umea, in Svezia, che è stata la capitale europea della Cultura del 2014, ma con la crisi attuale credo che dovrò rimandare. Quindi “con la crisi attuale”, cioè a causa di questa crisi economica.

Vediamo un altro utilizzo, l’ultimo, della preposizione “con”. Sapete che a Silkeborg in Svezia spesso piove, ma nonostante tutto molte persone vanno a lavorare in bicicletta. Allora come si fa con la pioggia a Silkeborg per andare al lavoro? Si va lo stesso, questa è la risposta!

Allora ho usato “con” per limitare, per delimitare il discorso ad un argomento: con la pioggia. Analogamente potrei dire:

Come va con la salute? Non intendo dire “insieme” alla salute, e non intendo dire che la salute è uno strumento per fare qualcosa, e non è neanche un modo, una modalità, così come non è una caratteristica di Silkeborg. Infine non è una causa. In quest’ultimo caso sto delimitando il discorso ad un solo argomento: la pioggia.

Vediamo adesso “su“.

Diciamo innanzitutto che spesso troviamo sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle perché, come tutte le preposizioni si può unire all’articolo e forma una preposizione articolata.

Però capita spesso anche si usare “su”, mi raccomando senza accento.

Quando lo usiamo?

Ad esempio su è il contrario di giù.

Su quindi è quasi come “sopra”, ma non esattamente uguale.

Ad esempio: sei mai stato su in Svezia? (su quindi indica una localizzazione, si usa spesso quando si va in un luogo che sta più a nord).

Sì, sono stato in Svezia. Non ricordo esattamente quando ma avevo sui 30 anni quando ho visitato la città di Umeå. Quindi avevo sui 30 anni. In questo caso indica una approssimazione, come “avevo circa 30 anni”, “più o meno 30 anni”.

Allora in quell’occasione, quando sono andato In Svezia, abbiamo visitato anche la Danimarca, cosa che probabilmente fa un turista su due. In questo caso: “un turista su due” equivale a “per ogni due”: Si usa spesso anche così: Quanti riescono a visitare, nello stesso anno, sia Nova Friburgo in Brasile, che Hagen in Germania, sia La città di l’Hospitalet de Llobregat in Spagna?

Credo solo uno su mille, più o meno. Diciamo uno su mille, suppergiù.

Ecco, “uno su mille”, “un su due” è come dire “ogni 1000 persone, soltanto una persona riesce a farlo. “ogni due persone, solo una persona” riesce a farlo.

La parola “ogni” naturalmente non nel senso di tutti o tutte (tipo mi piace ogni tipo di pasta) ma nel senso di “gruppo” di due persone: uno ogni mille=uno su mille.

Poi prima ho usato la parola suppergiù, tutta unita. Suppergiù, che contiene “su” (ed anche giù) ed è un avverbio che indica un numero non preciso o in quantità approssimativa. Più o meno si usa maggiormente, circa è ancora più usato. Suppergiù è il più informale di tutti. Si usa nello stesso modo comunque.

Quante persone entrano ogni anno nel Duomo di Bolzano? Si tratta della chiesa più importante della città di Bolzano. Quante persone la visitano ogni anno? Non so, migliaia di visitatori, suppergiù 100 mila diciamo. Quindi più o meno, circa 100 mila visitatori ogni anno. Il senso dell’approssimazione quindi è presente anche nell’avverbio suppergiù, quindi è come dire “sui 100 mila visitatori ogni anno”, oppure “intorno ai 100 mila visitatori”.

Bene, quella stessa sera, durante il viaggio in Svezia e Danimarca, siamo stati a cena a Silkeborg, abbiamo cenato in albergo che fa anche degli ottimi dolci su ordinazione.

I dolci su ordinazione: un modo un po’ strano per dire che i dolci vanno ordinati. Si tratta di una locuzione in questo caso. Non puoi andare lì nel ristorante e prendere i dolci senza averli prima ordinati. I dolci sono su ordinazione. Quindi si indica una modalità, un modo di ordinare. E’ un po’ come dire: bisogna insegnare l’italiano sull’esempio di Giovanni ad esempio.

Questo è ancora un modo diverso di usare su. Come abbiamo visto quindi su diventa facilmente sui, sugli eccetera. Dipende dalla cosa a cui ci riferiamo. Ad esempio questo dolce costa sui 15 euro. Eccetera. Ci sono poi utilizzi di “su” che sembrano un po’ strani e qualcuno di questi ha qualche legame con il senso di “sopra”

  • posso contare su di te?
  • Italiano Semplicemente è sulla bocca di tutti

Poi altre locuzioni perdono del tutto il senso di “sopra”:

  • fare o dire sul serio: tornerò in Brasile: dico sul serio, cioè dico veramente.
  • stare sulle sue: oggi non mi va di parlare con nessuno, voglio stare un po’ sulle mie.
  • su due piedi: allora mi lasci così su due piedi? Così all’improvviso?

Nelle locuzioni, nelle frasi fatte, nelle frasi idiomatiche non ci si deve chiedere il perché a volte si usa o non si usa una preposizione semplice o articolata o qualche altro termine. Queste espressioni particolari si riconoscono anche per questa loro caratteristica. Adesso vi lascio al terzo episodio dedicato alla preposizione per.

Terzo episodio

Eccoci di nuovo qui, sono sempre Giovanni di Italianosemplicemente.com. Parliamo della preposizione “per“. Questo è il terzo episodio dedicato alle preposizioni semplici, che sono 9 in tutto: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Adesso tocca a “per”. Come al solito cercherò di fare molti esempi parlando dei paesi da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vi racconterò una storia, immaginata da me in cui utilizzerò tutti i modi possibili di usare la preposizione per. Vedremo che “per” si può usare sia in una stessa frase sia per collegare due elementi della stessa frase, sia al fine di collegare due frasi diverse.

Ecco la storia:

Allora:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano , mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che lo facciano anche mangiare? Per la miseria!

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro.

Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Allora vediamo bene un pezzo alla volta:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sono partito per la Spagna. Indica la direzione, come anche:

  • vado per la mia strada
  • parto per l’Italia

Sono entrato per primo: Per primo, per secondo, per terzo, per ultimo. Per quindi si può usare quando parliamo di ordine:

  • per prima cosa, fai silenzio!

Mi sono seduto per terra. Con la terra, cioè il suolo, per si usa per dire dove si trova una cosa o una persona:

  • seduto per terra
  • appoggiato per terra

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sarei volentieri passato per Madrid: qui per indica un passaggio. Non si usa solo per le destinazioni dunque (partire per Roma) ma anche per indicare una tappa intermedia: partire per Roma (destinazione) passando per Napoli (tappa intermedia).

Ci andrò per tempo: A Madrid ci andrò per tempo, cioè ci andrò più in là, in un’altra occasione, nel futuro, senza specificare esattamente quando. Notate che a volte “per tempo” si usa come “in tempo“, cioè prima che accada qualcosa. Quindi posso dire:

  • Andremo “per tempo” a raccogliere le fragole (prima che sia troppo tardi quindi)

oppure:

  • Oggi impariamo l’italiano, poi “per tempo” studierò anche l’inglese.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Si lamentava per la fame: indico la causa, il motivo. Posso indicare anche un obiettivo come vedremo:

  • sono qui per servirla (obiettivo)

Altri esempi:

  • morire per la sete (causa)
  • scrivere per piacere (obiettivo)
  • complimentarsi per aver fatto qualcosa (causa)
  • pettinarsi per essere più carino (obiettivo)
  • Sono contento per il tuo successo (causa)
  • partecipo alla gara solo per vincere (obiettivo)

Qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Qui indichiamo un tempo preciso, determinato; può essere una scadenza oppure un giorno preciso.

  • quel documento che riguarda il turismo a Nova Friburgo mi serve per giovedì (scadenza. é come dire: “entro giovedì”);
  • Facciamo un giro in bici a Silkeborg: ho fatto una prenotazione per domani (esattamente domani);
  • ho un appuntamento per l’ora di pranzo al museo di Alexandre Gusmao ad Itápolis (durante l’orario del pranzo, non entro, ma esattamente in quel tempo)

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano, mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Al massimo aspetto per 5 minuti. Qui si indica quanto tempo si aspetta, quindi dopo quel tempo andrò via:

  • ti aspetto per mezz’ora davanti al museo di Hagen e poi vado via;
  • sono rimasto alla stazione di Newcastle per un’ora;

Il numero uno per pazienza. Si indica la cosa a cui ci si riferisce:

  • Per bellezza il campo sportivo Nou Camp, vicino Barcellona non lo batte nessuno;
  • Per intonazione è il numero uno;
  • Per bellezza, il museo dell’immagine ad Umeå in Svezia è uno dei primi.

“Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano”: essere preso per i fondelli è un’espressione idiomatica, che significa “prendere in giro”, ma “prendere qualcosa per“, in senso materiale significa afferrare per, cioè prendere con la mano una parte di qualcosa: si indica la cosa che si prende:

  • ti prendo per la giacca; uso la giacca afferrandola con l’obiettivo di fermarti o tirarti verso di me;
  • ti tiro per la camicia: la camicia è la parte che utilizzo per tirarti con la mano

In senso figurato invece “Prendere per” significa anche scambiare per, cioè confondere una persona per un’altra:

  • Ciao Giovanni. Ah, scusa Marco, ti avevo preso per Giovanni. Ti avevo scambiato per Giovanni. In questo caso posso usare anche “con”: ti avevo confuso con Giovanni.

In fila per due: si usa “per” in questi casi; “per due” indica il gruppo composto da due persone. Due persone, poi altre due, dietro altre due. In breve: in fila per due.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che la facciano anche mangiare? Per la miseria!

Per soli trenta euro: in questo caso c’è un prezzo pagato; c’è uno scambio. Ogni volta che c’è un pagamento o uno scambio posso usare “per”:

  • per circa 50 euro possiamo visitare la città di Mosca e visitare 40 diverse località turistiche.
  • per 8 euro potete invece visitare il Victoria Tunnel, a NewCastle, un tunnel sotterraneo che corre sotto Newcastle in Inghilterra, che fu costruito nel 1800 per trasportare il carbone.

Per la miseria!

In questo caso si tratta di una imprecazione! si usa spesso nella lingua italiana la preposizione per in questi casi.

Possiamo anche dire “Per Dio!” che in realtà si scrive attaccato: perdìo!

Non è molto educato, ed in fatti anche questa è un’imprecazione. E’ un’esclamazione imprecativa che serve ad esprime disappunto, risentimento, insofferenza o anche una sorpresa, a volte si usa per rafforzare qualcosa che viene detto, per dare più forza ad un discorso. Anche una minaccia: la vuoi smettere perdio!; ti avevo detto di non disturbarmi, perdio! (sempre attaccato); gliela farò pagare a Giovanni, perdio!

Attenzione perché non è molto carino usare questa imprecazione.

Quindi “per” serve a chiamare in causa qualcosa, come se stessimo facendo una scommessa, come se fosse in gioco qualcosa: per la miseria! Esistono anche espressioni senza un particolare riferimento, come Perdinci!, Perdindirindina! Perbacco! che sono tra l’altro più usate come imprecazioni perché diciamo che sono più leggere.

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro. Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Aveva preparato per me: per qui indica un beneficiario, quindi la persona che subisce un vantaggio (o anche uno svantaggio)

  • L’ho fatto solo per te, ho acquistato due biglietti per Mosca.

Glielo vendo per soli 10 euro: ancora un prezzo, come prima.

L’aereo è in partenza per non fare ritardo: si indica nuovamente il fine, lo scopo, l’obiettivo.

  • Vado a Mosca per fare una passeggiata nel parco di Dyussel’dorfskiy
  • Vado avanti per non farvi annoiarvi;

Volevo dirvi che “per” si usa spesso nelle espressioni idiomatiche e in molte locuzioni o in alcuni avverbi che contengono “per” e spesso frasi equivalenti esistono usando altre preposizioni. Frasi ad esempio come:

  • per quanto ne so io; cioè “che io sappia”, “secondo le mie conoscenze”, a quanto ne so io;
  • peraltro, che si scrive attaccato, cioè del resto, d’altronde;
  • per esempio, che si dice anche “ad esempio”; a titolo di esempio (più formale)
  • Lì per lì, che significa in un primo momento;
  • per causa di, per colpa di
  • Poco per volta, cioè gradatamente, gradualmente, piano piano, lentamente;
  • senza riguardi per nessuno;
  • Per intuito, cioè a naso;
  • un po’ per tutti;
  • A tu per tu. cioè a faccia a faccia, a quattr’occhi;
  • per forza o per amore, cioè con le buone o con le cattive
  • Per caso, cioè accidentalmente, senza volerlo, senza l’intervento della volontà;
  • Per dispetto, cioè con l’intenzione di procurare un dispiacere, per farti un dispetto, per farti arrabbiare;
  • Per filo e per segno. cioè raccontare tutti i particolari di qualcosa, che è successo;
  • Per giunta. cioè inoltre, per di più, tra l’altro, oltre a ciò;
  • Per il rotto della cuffia, cioè “a malapena”, “a stento”, “pelo pelo” (più informale);
  • Per miracolo, cioè “a stento”, “a malapena”; “per caso”.
  • Per monti e per valli, cioè dappertutto, ovunque.

Bene, adesso tocca alle preposizioni tra e fra. Ho cercato di fare molti esempi per farvi capire bene, nella speranza di non avervi annoiato. Nel’ultimo episodio vedremo tra e fra.

Quarto episodio

Eccoci all’ultimo episodio dedicato alle preposizioni semplici pubblicato su Italianosemplicemente.com. Siamo arrivati alle ultime due preposizioni semplici: tra e fra.
Tra e fra possiamo considerarle identiche e intercambiabili, questo significa che possiamo usare tra e fra sostituendoli se vogliamo in tutte le frasi.

A volte la scelta dipende dal suono, che non deve essere fastidioso. Ad esempio se dico:

Tra fratelli non si deve litigare.

Fra fratelli suona un po’ male non credete? Inoltre vi si attorciglia anche la lingua. Meglio “tra” in questo caso.

Si usano in molti casi diversi comunque.

Ad esempio:

Mi piacerebbe abitare in una casa fra le montagne di Bolzano.

Si indica un luogo indicativo, che non si trova esattamente tra una montagna e l’altra.

Tra e fra può indicare una posizione centrale tra due cose, in mezzo. Ma spesso non è così in realtà. Se ad esempio dico che sto camminando tra i fiori, allora vuol dire che attorno a me ci sono dei fiori, che io sono circondato da fiori.

Analogamente se dico che:

Il direttore è sceso tra noi, umili dipendenti

E’ la stessa cosa: non si trova tra una persona ed un’altra, in mezzo, ma tra noi, in mezzo a noi, nel senso di insieme a noi.

Se invece passo con la macchina tra Hagen e Berlino indico esattamente una posizione tra le due città, una zona intermedia tra le due città. Anche col tempo si può usare:

Tra il 15 e il 19 aprile partirò per il Brasile.

Intorno a quelle date quindi. Torna il concetto dell’approssimazione, come con “su” ma qui parliamo di un intervallo di tempo.

Se invece saluto il mio amico di Itapolis e gli dico:

Ci vediamo fra una settimana a casa tua, quando verrò in Brasile in vacanza.

Fra/tra una settimana indica un tempo, una distanza temporale. Si può usare anche con lo spazio:

Tra venti km saremo arrivati a Nova Friburgo.

Quindi dovremo aspettare ancora 20 km prima di arrivarci.

Vediamo poi che le cause si possono indicare anche con tra e fra.

Tra una cosa e l’altra, non sono mai a casa

Questa è anche una espressione ma indica una causa. Perché non sono mai a casa? perché sono impegnato in altre cose; tante cose: tra una cosa e l’altra non ci sono mai a casa.

Vediamo altri due utilizzi di tra e fra:

Tra tutte le città che ho visitato finora, la più fredda è Mosca.

Qui uso tra o fra per scegliere in un gruppo:

Scegli tra Silkeborg e Newcastle: dove vogliamo andare?

Infine se dico:

Oggi c’è stata una discussione fra colleghi

Uso fra per indicare un gruppo, una compagnia, un’unione. Posso quindi dire:

  • Una lite tra maschi
  • Un litigio tra fratelli
  • Una birra tra amici
  • Una riunione tra colleghi

Ci vediamo al prossimo episodio. Grazie ancora a tutti i donatori.

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