Come esprimere un’opinione in modo informale e formale – presentazione

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Gli audiolibri di Italiano Semplicemente

Descrizione

In questa lezione, dedicata ai membri dell’associazione, vediamo le modalità formali ed informali per esprimere un’opinione. Grazie a Daria e Andrè per la collaborazione.

 

 

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Da par suo

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Trascrizione

Buongiorno a tutti, oggi vediamo una espressione italiana molto particolare, ma non si tratta di una espressione idiomatica.

L’espressione in questione è “Da par suo“. Interessante vero?

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Sicuramente anche questa espressione finirà in un audio libro di italiano semplicemente.

A proposito, per chi non lo sapesse io sono Giovanni e sono il creatore di ItalianoSemplicemente.com e per coloro che sono interessati vi informo che sono già due i libri audio che si possono acquistare su Amazon (oppure ordinando direttamente dal sito). Un libro per principianti e un libro per livello intermedio. Si tratta dei primi due libri di Italiano Semplicmenete a cui ne seguiranno nei prossimi mesi degli altri. Abbiate solo un po’ di pazienza.

Ad ogni modo torniamo all’espressione di oggi.

Da par suo è formata da tre parole: Da + par + suo.

Da è una preposizione semplice, e in questo caso indica una provenienza, come ad esempio:

Vengo da casa,

Veniamo da Roma

Attenzione perché “da” altre volte si usa per indicare una destinazione (il contrario della provenienza). Ad esempio:

Domani vengo da te, ti troverò a casa?

In questo caso è “da par suo“, e si vuole indicare una provenienza, ma non da un luogo, bensì da una persona: “suo” significa “di lui”, o “di lei”, qualcosa che appartiene o proviene da una terza persona. Ma cosa può provenire da una persona? Un oggetto, un pensiero, uno sguardo, una sensazione, un’emozione qualsiasi ed altro ancora.

Si possono fare tanti esempi con questo significato:

Da te non me l’aspettavo!

Dal suo sguardo sembra una persona tranquilla.

A giudicare dalla sua abitazione, sembra una persona ricca

Da par suo” quindi contiene qualcosa che viene da una persona. Vediamo cosa. Questa frase può avere diversi significati. Vediamo il primo significato:

Se ad esempio una persona mi fa un torto, un dispetto, fa qualcosa contro di me, ha un comportamento che io non apprezzo, oppure io ricevo un’offesa da questa persona, in questo caso, se questa persona è nota, è famosa per essere un tipo che fa sempre queste cose, io posso dire dire:

Da un par suo c’era da aspettarselo

Cioè da uno come lui, da lui, o da una persona come lui, o come lei (se è una donna). Par in questo caso significa “pari”, cioè “uguale”. Da par suo = Da un suo pari, da uno che è pari a lui: cioè semplicemente “da uno come lui”.

“Par”, senza la lettera i finale, sta per “pari” dunque. Ma se ci pensiamo bene possiamo interpretare “par” anche come l’abbreviazione di “parte”.

Infatti la frase precedente é equivalente a:

Da parte sua c’era da aspettarselo.

In questa frase non si fa riferimento ad “un suo pari“, ma semplicemente a lui: da un par suo diventa “da parte sua”. Ad ogni modo è importante dire che “par” nella frase “da par suo” significa pari, e non “parte”. Questo però come abbiamo visto non ci impedisce di costruire una frase molto simile utilizzando la parola “parte”.

Se mettiamo l’articolo “un” davanti (un par suo) vogliamo etichettare questa persona di cui parliamo, vogliamo considerarla una persona di un certo tipo, con certe caratteristiche. Quindi è un po’ offensivo e distaccato. E’ un modo di prendere le distanze da questa persona, o dalle persone come lui, con le stesse sue caratteristiche.

Spesso però l’articolo “un” non c’è. Ed a volte non c’è neanche la preposizione semplice. Ad esempio:

Non è da par tuo comportarsi così.

Giuseppe si mantiene da par suo;

Non è giusto accusare un galantuomo par suo!

Quindi “Non è da par tuo comportarsi così” significa “lui solitamente non si comporta in questo modo”, “non è questo il modo in cui si comporta”.

E’ solo una modalità diversa e più elegante di esprimersi usando “da par suo“.

Ovviamente “suo” può diventare mio, loro, tuo eccetera se ci riferiamo ad altre persone.

“Giuseppe si mantiene da par suo” significa invece che Giuseppe si mantiene da solo, senza l’aiuto di nessuno. Qui il significato è diverso da prima.

“Non è giusto accusare un galantuomo par suo!”.- In questa frase “par suo” lo potete semplicemente sostituire con “come lui“. E’ come se volessimo indicare le qualità di una persona, o il suo grado sociale. Questo è ancora un altro significato: si usa “da par suo” per fare un complimento. Esempio:

Cosa? Vorresti accusarlo di aver rubato? Non puoi accusare una persona onesta par suo! Non è una persona che farebbe una cosa simile.

Qui non c’è la preposizione “da”.

Si usa quindi per lodare una persona, evidenziare le sue doti, le sue capacità intellettuali, o di altro tipo. Posso dire ad esempio:

Se qualcuno ti insulta, devi rispondere da par tuo.

Cioè devi rispondere come sai fare tu, com’è nel tuo normale modo di fare.

Bravo, adesso sì che hai dato una risposta da par tuo;

Ancora un esempio: se conosco un pittore bravissimo, vedendo il suo quadro posso dire:

Ha realizzato un quadro da par suo, quale ci si doveva aspettare conoscendo il suo valore.

Questa modalità in teoria si potrebbe usare anche per evidenziare difetti o lacune delle persone, ma molto più frequentemente si utilizza per lodare.

Prima vi ho detto che “par” sta per pari, ed a volte “da par suo” è interpretabile come “da parte sua”. Attenzione perché se è vero che qualche volta questo posso farlo, non sempre posso fare il contrario. Infatti solitamente la frase “da parte sua” ha un senso diverso, e si usa per indicare un comportamento di una persona che si contrappone al comportamento di una seconda persona. Ad esempio:

Io volevo fare l’attore, ma mia madre, da parte sua, preferiva che io mi laureassi per diventare un medico.

In questo caso “da parte sua”, così come “da parte mia”, “da parte tua”, eccetera si usa per indicare una preferenza, o la scelta o anche solo un pensiero che viene da una persona:

Da parte mia, non ho nulla da aggiungere

Da parte mia nessun problema

Da parte tua, che ne pensi?

Da parte nostra ok, tutto a posto.

Oh scusa ti ho fatto male? Non c’era la volontà di farti male da parte mia!

Un’ultima annotazione: “da par suo” si usa solo al maschile se non vogliamo che il significato sia quello di “da parte sua”. Non potete quindi dire: “da par sua” e neanche “da par nostra” o “da par vostra”. Meglio non usare il femminile proprio per non confondere “da par suo” con “da parte sua”. Ed infatti la parola “parte” è femminile: “la parte sua”. Se usate”da par sua” (al femminile) evidentemente state dicendo “da parte sua” in modo abbreviato, ma non si usa molto fare questa abbreviazione.

Quindi ricapitoliamo: da par suo, da par mio, da par tuo eccetera si usa in diversi modi: “da par suo” significa da uno come lui, da una persona uguale a lui. Abbiamo visto diversi utilizzi di questa espressione, che rappresenta una modalità abbastanza elegante e simpatica per esprimere un concetto abbastanza semplice. Si può usare sia per lodare le persone, per evidenziare le cose ocaratteristiche positive, ma anche (più raramente) per evidenziare quelle negative. Sebbene “da par suo” sia simile a “da parte sua” possiamo costruire frasi simili con le sud modalità ma generalmente si usano in contesti diversi, infatti da parte sua, mia, tua eccetera si usa per riferirsi ad una persona e per esprimere una opinione o preferenza o scelta. Infine “par suo” si usa solo al maschile, altrimenti state abbreviando la frase “da parte sua”.

Da parte mia quindi avrei terminato questo episodio, e se voi, amici ascoltatori e lettori appassionati della lingua italiana, volete da parte vostra fare un esercizio di ripetizione, mi accingo a proporvi alcune frasi da par mio, che voi, da par vostro, potrete ripetere:

Da par mio

Da par suo

Da par loro

Da par nostro

Ho risposto alle accuse da par mio!

Bravo, hai mangiato tutto da par tuo!

Giovanni, da par suo, ha scritto ben due libri

In Italia si mangia bene, ma la Svizzera, da par suo, ha un cioccolato strepitoso!

Negli Stati Uniti c’è un luogo che si chiama Rock Springs. Ebbene la bellezze naturali di Rock Springs, da par loro, non hanno nulla da invidiare a quelle italiane.

Affrontate il nuovo anno da par vostro con una bella sfida da vincere

Ho citato la Svizzera e Rock Springs per ringraziare alcuni donatori di Italiano Semplicemente. E’ grazie a loro se non trovate la pubblicità all’interno del sito.

Al prossimo episodio ringrazierò anche altri donatori che vengono da altre località in tutto il mondo, e lo farò perché, da par loro, meritano un ringraziamento speciale.

Un saluto da parte mia.

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I carciofi alla romana a modo mio

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La ricetta dei carciofi “alla giudia“. Stasera aggiungeremo la spiegazione dei termini più difficili.

Trascrizione

Giovanni: buonasera a tutti, oggi vi faccio ascoltare la ricetta di un piatto eccezionale. La voce è sempre quella di Giuseppina, mia madre, titolare della rubrica “le Specialità ditalia“. Una ricetta italiana, ma che dico italiana: laziale. Ma che dico laziale: romana!

Spiegalo meglio tu mamma!

Giuseppina: Da noi questa è la stagione dei carciofi, un ortaggio adatto a tante ricette di cucina e ricchissimo di antiossidanti, vitamine e sali minerali.

Sono utili in questo periodo dell’anno in cui siamo esposti ad acciacchi e malanni, oltre che depurativi. Io li adoro.

Son molte le varietà coltivate, io stamattina ho comprato i cimaroli romaneschi.

I cimaroli sono quelli che crescono al centro della pianta, sono considerati i migliori da cuocere alla giudìa, ovvero prima stufati nell’olio e poi fritti o, appunto, alla romana.

Servono: carciofi (io ne preparo 2 a persona), prezzemolo, 3, 4 spicchi di aglio, olio abbondante, sale e pepe.

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Prepariamo una ciotola con acqua e 2 cucchiai di aceto oppure succo di limone, dove metteremo i carciofi a bagno, mano a mano che li puliamo.

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Si puliscono così: tagliamo i gambi alla base, togliamo le foglie più dure, sbucciamo anche i gambi fino alla parte tenera, gli tagliamo poi le punte.

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Poi li togliamo dall’acqua, allarghiamo poco poco le foglie, senza romperli, e ci mettiamo al centro un pezzettino di aglio, e un pochino di prezzemolo, sale e pepe.

Li sistemiamo in una pentola senza lasciare troppo spazio vuoto e irroriamo di abbondante olio, deve restarne almeno 1 cm sul fondo della pentola, aggiungiamo un mezzo bicchiere di acqua e mettiamo a cuocere a fuoco medio.

Durante la cottura potrebbe servire di aggiungere un altro pochino di acqua, non devono attaccare alla pentola altrimenti sono amari.

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Dopo circa 15 minuti li giriamo , continuiamo altri 15 minuti circa e sono cotti.

Buoni, buoni, buoni. Buon appetito.

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Giovanni: allora vediamo chevmia madre ha utilizzato alcuni verbi particolari:

Irrorare: un verbo con ben quattro erre. Mica facile trovarne di altri. Irrorare significa cospargere, versare, bagnare, riempire di liquido, mettere sopra. Solo una sostanza liquida si può irrorare, come l’olio d’oliva appunto. Irrorando i carciofi con dell’olio si mette dell’olio sopra i carcuofi in modo omogeneo, uniforme.

Sbucciare: sbucciamo anche i gambi fino alla parte tenera. Questo generalmente significa togliere le bucce. Le arance hanno la Buccia, le mele, le pere eccetera.

Il verbo in genere è riferito a frutta e verdure, e si può spiegare dicendo “privare della buccia”, cioè togliere la buccia. Al limite potete dire anche pelare. Molto simile in effetti ma pelare si usa con le patate, che ugualmente hanno una buccia. In genere pelare però si riferisce ai peli e non alla buccia. Probabilmente pelare le patate si usa per via del fatto che le patate sembrano avere una pelle più chebuna buccia: pelle è simile a pelare.

In alternativa esiste anche sfogliare, cioè togliere le foglie, ma senza dubbio sbucciare è ul verbo più adatto per i carciofi.

Mia madre ha usato anche il termine “cimaroli” per indicare un tipo particolare di carciofi. Cimaroli viene da cima cioè punta. I cimaroli stanno sulla punta ed al centro della pianta dei carciofi, sono in cima alla pianta,come la neve che sta sulla cima delle montagne.

I Cimaroli o Mammole sono i carciofi più buoni ed anche i più grandi della pianta.

Vediamo poi cosa significa questo nome: I carciofi alla giudia. Alla giudia (attenzione all’accento) significa alla maniera degli ebrei, cioè seguendo la città giudaica.

Potremmo dire anche carciofi alla giudea, con la lettera e al posto della i, ma in realtà la ricetta dei carciofi si chiama alla giudia.

Sono una ricetta tipica del lazio, e se capitate a Roma potete assaggiare i carciofi alla giudia un po’ dappertutto, ma in special modo nel quartiere denominato “il ghetto ebraico di Roma”.

I carciofi alla romana sono quelli che ha cucinato mia madre e sono leggermente diversi da quelli alla giudia, poiché c’è anche aglio, prezzemolo e/o mentuccia ed inoltre i carcuofi vanno stufati, anzichè fritti. Stufare un alimento, significa cuocere a lungo a fuoco lento o medio, in un recipiente ben chiuso.

Un giorno, molto vicino, le ricette di mia madre finiranno in un audiolibro.

Nel frattempo voglio dire a tutti che abbiamo già realizzato due Audiolibri, il primo per principianti ed il secondo per un livello intermedio.

Potete acquistarli su Amazon oppure su italianosemplicememte.com.

Ringrazio infine i donatori di italiano semplicemente che mi permettono di togliere la pubblicità dal sito. Un saluto a tutti.

Questi invece sono carciofi alla giudia (fritti)

Donazione personale per italiano semplicemente

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€10,00

Sventare una rapina

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Un immigrato trentatreenne sventa una rapina e viene premiato dal titolare del negozio…

Donazione personale per italiano semplicemente

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€10,00

Il primo libro di italiano semplicemente

Finalmente disponibile anche su CARTA. Il primo LIBRO di italiano semplicemente.
– 24 ore di episodi
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All’interno della versione Kindle troverete il link ai files audio mp3.