Le specialità italiane: l’Acquacotta

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Oggi voglio farvi conoscere un piatto della cultura contadina di tutto il centro Italia, il piatto dei butteri, dei contadini, un piatto che preparavano in campagna con quello che c’era a disposizione.
Non c’è una ricetta unica, sempre uguale, anzi ha tante varianti a seconda delle stagioni e delle regioni, possiamo anche dire che ogni famiglia ha la ricetta della “sua Acquacotta”.
In Toscana è opulenta, ricca di tante verdure, legumi, da noi qui nell’alto Lazio è più semplice.

Io la amo fatta con un solo tipo di verdure, oggi la preparo per me e per voi con la cicoria, una verdura leggermente amara buonissima e depurativa.

Servono pochissimi ingredienti, e pochi minuti. Io l’ho preparata questa sera, solo per me, così vi mostro la ricetta per una persona.

Un mazzetto di foglie di cicoria, 2 spicchi d’aglio, un pomodorino rosso, olio extravergine di oliva, 1 uovo, 2, 3 fettine di pane.

Mettiamo in una piccola pentola 3 bicchieri di acqua, la cicoria ben lavata, i due spicchietti d’aglio, il pomodorino e un pochino di sale.

Facciamo bollire circa 15, 20 minuti.

Mettiamo intanto in un piatto le fettine di pane, meglio se di grano duro del giorno prima.

Rompiamo l’uovo sopra la verdura e facciamolo cuocere a piacere. A me piace con il tuorlo ancora morbido, quasi liquido.

Con un mestolo versiamo la verdura e l’uovo sopra le fettine di pane, versiamoci sopra olio a piacere e buon appetito.

Non lasciatevi ingannare dalla semplicità vi assicuro che è buonissima.

La piccola igiene quotidiana

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Buongiorno amici, oggi un breve episodio per rispondere ad una domanda di un visitatore di italiano Semplicemente. Chi vi parla è Giovanni.

immagine_igiene

Si tratta di una visitatrice a dire il vero: Bianca Maria, che mi chiede di fare luce sulla frase seguente: “la piccola igiene quotidiana”.

Dunque, cara Bianca Maria, chiariamo innanzitutto che non si tratta di un’espressione idiomatica o una frase che può avere significati nascosti.

L’igiene: i-g-i-e-n-e: notate innanzitutto che igiene si scrive con la “i” anche se non si sente.

Con il termine igiene si intende la pulizia. In genere col termine igiene si intende Il complesso delle norme igieniche, con particolare riferimento alla pulizia personale o degli ambienti che ci circondano.

Quindi esiste l’igiene degli alimenti (del cibo), l’igiene degli ambienti di lavoro, l’igiene delle stanze della nostra casa e anche l’igiene ambientale in generale.

Si tratta di un complesso di norme, cioè di un insieme di regole igieniche; l’insieme delle regole che riguardano la pulizia personale ad esempio (cioè del nostro corpo) o la pulizia degli ambienti eccetera.

Possiamo scendere nel dettaglio se vogliamo. Esiste quindi ad esempio l’igiene orale, che si realizza lavandosi i denti con spazzolino e dentifricio, o usando il colluttorio (per fare degli sciacqui alla bocca) e anche il filo interdentale, per pulire bene lo spazio tra denti e gengive. Si chiama igiene orale perché serve a pulire il cavo orale, cioè la bocca. Si chiama “cavo” perché la bocca è una cavità.

Ci sono anche altri tipi di igiene, come ad esempio l’igiene mentale, che è sempre un insieme di norme, di regole, ma racchiude anche i provvedimenti per la prevenzione e la cura delle malattie psichiche, del cervello, della mente, attuati attraverso centri specializzati che sono sul territorio di un paese.

In questo caso la pulizia c’entra poco ed il legame con l’igiene inteso come pulizia a prima vista non si vede molto.

In realtà solo apparentemente, perché il termine igiene è un ramo della medicina, è una branca della medicina, cioè una parte della scienza medica dedicata alla salute fisica e mentale. Si parla di salute quindi e non di pulizia.

Quindi si capisce che anche l’igiene mentale riguardi la cura della nostra salute, come la pulizia del cavo orale riguarda anch’essa la nostra salute.

Bene, passiamo adesso all’igiene personale.

La domanda di Bianca Maria faceva riferimento all’igiene personale, e questo riguarda la pulizia del nostro corpo. L’obiettivo è quello di prevenire infezioni e malattie, quindi quando parliamo di igiene personale, parliamo di igiene orale ma non solo. Infatti pulire il nostro corpo non significa solamente pulire il cavo orale.

Parliamo della pulizia delle mani ad esempio, della pelle, del viso e del resto del corpo. C’è poi una categoria speciale di igiene: l’igiene intima, che riguarda la pulizia delle parti intime: le zone genitali quindi, che sono molto sensibili e sempre a rischio di irritazione, soprattutto a causa del sudore, dello sfregamento con i vestiti, ed ovviamente si possono sviluppare anche cattivi odori.

Di conseguenza le operazioni che fanno parte della nostra igiene personale sono la doccia o il bagno, con i quali laviamo il nostro corpo per intero, o il lavaggio e la cura di parti del nostro corpo: il lavaggio delle mani, del viso, dei denti e delle orecchie, delle parti intime eccetera.

Quando si parla di piccola igiene personale, in genere si intende tutto ciò che può servire per avere cura della nostra igiene personale; potremmo parlare del minimo indispensabile per occuparsi del proprio corpo.

Può capitare che in alcune occasioni venga richiesto ad una persona di avere a disposizione tutto il necessario per la “piccola igiene personale“. Ad esempio in casi di viaggi per andare in gita, una escursione organizzata, un campeggio o cose del genere. Se non viene specificato altro, probabilmente questa attrezzatura include semplicemente uno spazzolino da denti e del dentifricio, un pettine o una spazzola per capelli, una saponetta, uno shampoo e nel caso di persone anziane anche un contenitore per protesi, come la dentiera ad esempio. Per i maschi anche un rasoio elettrico personale, una lametta e del dopobarba. Il tutto dovrebbe riuscire ad entrare in una bustina. Credo di poter escludere tutto ciò che riguarda il trucco femminile, anche se da qualcuno potrebbe essere considerato fondamentale per la propria salute e sopravvivenza! In questi casi non dimenticate rossetto, smalto, fondotinta e mascara.

Credo sia effettivamente questo il motivo che ha spinto Bianca Maria a fare la sua domanda. Grazie a tutti per averci seguito ed ascoltato anche oggi con questo brevissimo episodio.

Vi invito a ripetere alcune parole prima di concludere, che ci aiuteranno a ricordare qualcosa sulla piccola igiene personale:

  • igiene personale
  • spazzolino e dentifricio
  • filo interdentale
  • colluttorio
  • dentiera
  • shampoo
  • doccia
  • igiene intima
  • igiene orale
  • saponetta
  • bagnoschiuma
  • assorbenti intimi
  • spazzola
  • pettine

Grazie a tutti, vi aspetto al prossimo episodio di italiano semplicemente.

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Contare per qualcuno

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Buongiorno amici bentornati su italiano semplicemente, rispondo volentieri ad una domanda arrivata per email, una domanda in cui si chiede di spiegare il significato di una frase.

La frase indicata da Tamara è “conti qualcosa per me”.

Una frase romantica, che si pronuncia di fronte alla persona amata.

In effetti il verbo contare ha diversi significati, ed uno di questi significati è legato al valore delle cose e delle persone.

Quando una persona conta, o quando qualcosa conta, vuol dire che ha molta importanza.

Contare significa quindi essere importanti, e contare qualcosa ha lo stesso significato.

Contare qualcosa per qualcuno significa che c’è una persona (qualcuno) che crede che tu sia importante.

Conti qualcosa per me è come dire “tengo molto a te”.

Tu conti molto per me =io tengo molto a te.

Tu conti qualcosa per me è una modalità meno impegnativa rispetto a “tu conti molto per me” ma è pur sempre una dichiarazione d’amore.

Credo che sia persino più sincera, perché se una persona vuole mentire non userebbe “qualcosa” ma per fare colpo userebbe “molto”.

Questa è la mia opinione e sensazione ovviamente.

Abbiamo fatto un episodio in passato dedicato alla frase “ci tengo”, “tengo a te” ed altre modalità di esprimere dei sentimenti.

Consiglio a Tamara e anche a tutti i visitatori di dare un’occhiata all’episodio in questione.

Per oggi è tutto. Se siete arrivati fino alla fine significa sicuramente che italiano semplicemente conta qualcosa per voi.

Sappiate che la cosa è reciproca.

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Stare all’aria aperta

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Buongiorno ragazzi, voglio rispondere a Giorgia, ha fatto una richiesta riguardo alla frase “stare all’aria aperta“. Grazie Giorgia della tua richiesta. Io sono Giovanni di italianosemplicemente.com e vediamo di riuscire a spiegare questa frase: stare all’aria aperta. E’ anche una bella occasione per vedere insieme qualche termine particolare e alcune frasi che si usano quando si parla di “aria aperta”.

Credo che sia il caso di spiegare una parola alla volta.
Stare è un verbo, e questo verbo si usa in moltissime occasioni diverse. Stare significa prima di tutto essere in un luogo, e restare in quel luogo senza allontanarsi; quindi stare significa fermarsi, trattenersi; è il contrario di andare.

Sono stato a casa tutto il giorno;

Stare a scuola,

Stare in ufficio

Stare a letto;

Sono stato dai miei genitori

Finora il senso è proprio relativo alla permanenza in un luogo: la scuola, l’ufficio, il letto, la casa dei genitori.

Se non consideriamo in questo episodio le infinite frasi idiomatiche che contengono il verbo stare, possiamo però notare che a volte questo verbo si usa più in generale per indicare la permanenza non esattamente in un luogo ma in una situazione o in un ambiente:

Stare sotto la pioggia

Stare all’ombra

Stare al chiuso

Stare all’aperto

Quest’ultima frase: “stare all’aperto” è quindi il contrario di “stare al chiuso”.

Molto simile è “stare all’aria aperta” che è l’espressione che ha chiesto Giorgia. La frase è equivalente a stare all’aperto, ma si aggiunge la parola aria per sottolineare l’aspetto legato alla salute.

L’aria si trova normalmente in tutti gli ambienti, e si usa spesso dire “stare all’aria” per indicare che qualcosa si trova in un ambiente aperto, non chiuso quindi, non riparato, ma spesso esposto alle condizioni atmosferiche.

A volte si usa aggiungere “aperta”: stare all’aria aperta, ed in questo caso si fa quasi sempre riferimento, come dicevo, ai benefici di stare in un ambiente aperto. Trovarsi in un ambiente all’aperto significa quindi stare all’aria aperta.

E’ un consiglio valido per tutti quello di stare all’aria aperta un po’ tutti i giorni, per godere dei benefici come l’assorbimento della vitamina D, evitare di stare troppo seduti e fare attività salutari preferibilmentee sposti alla luce del sole.

Quando si dice “stare all’aria aperta” è perciò come dire “stare all’aperto”, che è il contrario di “stare al chiuso“.

L’aria si dice “aperta” proprio perché quando essa è “chiusa”, vuol dire che non ha possibilità di uscire all’esterno, è racchiusa in un ambiente, quindi si trova chiusa (o racchiusa) in un ambiente, e questo spesso è causa di malattie, vuoi perché con delle persone dentro si riempie di batteri, vuoi perché l’aria a volte si riempie anche di gas che provengono dal terreno, come il radon ad esempio. Insomma è sempre bene far ossigenare gli ambienti, facilitare il ricambio dell’aria negli ambienti chiusi.

Facilitare un costante ricambio dell’aria negli ambienti è quindi buono per la salute, perché ci sono molte sostanze che si possono trovare nell’aria e non si possono percepire, non ci si accorge della loro presenza. Si parla di “aria viziata” in questi casi. L’aria viziata è l’aria che si trova in un ambiente e che non è stata cambiata, quindi si sente come si dice “puzza di chiuso“.

Fermiamoci un attimo sul concetto di “aria viziata”.

La parola “viziata“, o “viziato” si usano quasi sempre per indicare un difetto, o un “vizio” di una persona. Spesso i bambini si dicono viziati quando i genitori li abituano a ricevere molti regali o li abituano a vedere soddisfatti tutti i loro desideri.

Nel caso dell’aria viziata invece si fa riferimento proprio al fatto che l’aria necessita di essere ricambiata in un ambiente chiuso.

A questo proposito un piccolo consiglio che viene dalla medicina: se non si ha l’opportunità di stare all’aria aperta e si è costretti a stare in ambienti chiusi con altre persone, i medici suggeriscono di lasciare le finestre aperte 1-5 minuti ogni ora. Questo assicura un adeguato ricambio dell’aria. Arieggiare quindi una stanza (cioè far circolare l’aria al suo interno) da 1 ai 5 minuti ogni ora. Molte persone hanno la tendenza a non aprire mai le finestre di casa quando fa molto freddo ma questo non fa bene dunque alla salute.

Sperando di aver ben spiegato la frase, facciamo un breve esercizio di ripetizione:

Aria aperta

Stare all’aria aperta

Arieggiare una stanza

Aria viziata

C’è aria viziata in questa stanza

Che puzza di chiuso in questa stanza, apri le finestre!

Occorre un ricambio dell’aria

Ossigenare i polmoni

Far circolare l’aria

Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. Grazie ai donatori, a chi sostiene il sito, e grazie a tutti coloro che ci seguono, che spesso stanno all’aria aperta, fanno una corsetta nel prato e nello stesso tempo ascoltano gli episodi di Italiano Semplicemente. Per chi non lo ricordasse, l’utilizzo dei cosiddetti tempi morti è una (la seconda) delle sette regole d’oro per imparare l’italiano.

Ciao a tutti

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Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

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Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

Le specialità italiane – EST EST EST

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Trascrizione

Giovanni: buongiorno a tutti e bentornati su Italiano Semplicemente.

Se sei uno straniero che sta cercando di migliorare il proprio italiano questo è il posto giusto per te. Io sono Giovanni e oggi ci occupiamo di vino. Sapete che l’Italia, checché se ne dica, non la batte nessuno in termini di vini e cibo. La rubrica in questione è denominata “le specialità italiane” ed è curata da mia madre Giuseppina, che oggi vi racconta qualcosa su un vino bianco laziale, cioè della regione Lazio, nel Centritalia.

Ricevo molti apprezzamenti, molti complimenti per questa rubrica, ed allora vi lascio volentieri nelle parole di Giuseppina. Ci sentiamo dopo

Giuseppina: Se parliamo di eccellenze nazionali non possiamo dimenticare il vino.

Le nostre regioni ne producono tante varietà, bianchi o rossi, tutti ottimi,  ma io voglio farvi conoscere un vino della mia zona, quello della Tuscia Viterbese.

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Esattamente a Montefiascone e nei paesi vicini, si produce un eccellente vino: l’est est est.

E’ un vino bianco al quale è stata riconosciuta la DOC (denominazione di origine controllata). Ha un gusto secco, pieno, ed un aspetto limpido e brillante. Buono fresco, con tutti i tipi di pietanze.

Ora però vi racconto l’origine di questo nome particolare:

Nell’anno mille, esattamente nel 1111, Enrico V, re di Germania si stava recando a Roma per ricevere la corona del Sacro Romano Impero.

Un vescovo tedesco del suo seguito, amante del buon vino, per essere certo di gustare solo il meglio della produzione italiana,  escogitò un astuto stratagemma.

Si fece infatti precedere, di un paio di giorni, lungo il suo tragitto, dal fedele servo e coppiere Martino che aveva il compito di ispezionare la zona prima dell’arrivo del padrone.

Quando Martino , trovava un vino buono doveva segnalare la locanda con la scritta “est” che significava “vino buono”.

Arrivato nella cittadina di Montefiascone nel Lazio settentrionale, trovò un vino talmente buono che ripeté per tre volte il segnale convenuto con l’aggiunta di sei punti esclamativi. Così accanto alla porta dell’osteria scrisse a grandi lettere: est!! est!! est!!

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Il cardinale quando arrivò, apprezzò così tanto questo vino che rimase a Montefiascone per tre giorni, prima di riprendere il suo viaggio verso Roma.

Che ne dite, facciamo un brindisi?

Giovanni: bene, allora mia madre vi ha parlato della Tuscia viterbese. Si tratta di una zona (la Tuscia) che non è una regione amministrativa, ma un territorio abbastanza esteso, grande, che prende parte del Lazio, dell’Umbria e della Toscana.

La Tuscia la possiamo anche chiamare Etruria, dove vissero gli Etruschi parecchi anni fa. Quindi la Tuscia viterbese è la parte di questo territorio che si trova in provincia di Viterbo, una città che si trova a nord rispetto a Roma.

Anche il comune di Montefiascone si trova nella Tuscia viterbese quindi.

Poi vorrei fare chiarezza su alcuni termini usati da mia madre. Vediamo la seguente frase:

Un vescovo tedesco del suo seguito, amante del buon vino, per essere certo di gustare solo il meglio della produzione italiana,  escogitò un astuto stratagemma.

Il seguito (attenzione alla pronuncia) è un gruppo di persone che fanno scorta o compagnia a un alto personaggio, un personaggio importante. Quindi il seguito del vescovo tedesco è un gruppo di persone che accompagna il vescovo.

Escogitò un astuto stratagemma: Il verbo è escogitare. Significa trovare con la mente. Quando si pensa intensamente ad una soluzione, per risolvere un problema spesso si usa questo verbo: escogitare.

Quindi quando si escogita qualcosa, si riflette, si pensa, si immagina, si cercano idee per risolvere un problema.

Si può escogitare un trucco, un rimedio, una soluzione, o anche uno stratagemma. La parola stratagemma di solito si usa per indicare una finta mossa, come per ingannare qualcuno, una mossa intesa a disorientare e sorprendere il nemico. Potremmo parlare di espediente, un furbo, un astuto espediente.

Si tratta sempre di superare un problema, un impedimento. In questo caso si potrebbe semplicemente parlare di idea. Il vescovo, molto più semplicemente, ha avuto una buon’idea.

Infine parliamo del “segnale convenuto”:

Arrivato a Montefiascone, Martino trovò un vino talmente buono che ripeté per tre volte il segnale convenuto. 

Il segnale convenuto è il segnale (la scritta EST) che Martino aveva convenuto con il vescovo tedesco. Insieme avevano convenuto, cioè avevano deciso, si erano accordati su un segnale. Si erano quindi messi d’accordo su un segnale, avevano concordato che il segnale dovesse essere la scritta “EST” questo era il segnale che avevano convenuto, o semplicemente il segnale convenuto.

Concludiamo col brindisi: il brindisi è un movimento che si fa, è un atto, l’atto di alzare i bicchieri e farli toccare tra loro, farli tintinnare tra loro, dopodiché si beve alla salute di qualcuno, in segno di augurio.

E quando si fa un brindisi non si dice “tin tin” come suggerirebbe la parola “tintinnare” ma in Italia si dice “Cin cin”, entrambi sono suoni onomatopeici ma “cin cin” deriva dal cinese e significa “prego, prego”.

Si dice spesso anche “prosit” quando si fa un brindisi, oppure potete dire semplicemente “alla salute” ed al prossimo episodio di ItalianoSemplicemente.com.

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