Le specialità italiane: la stracciatella

Audio

Trascrizione

Giovanni: buongiorno e benvenuti nella rubrica “le specialità italiane“. Parliamo di specialità culinarie e quindi che riguardano la cucina e di conseguenza il nostro palato.

Cos’è il palato? Prima della ricetta di oggi apriamo una piccola parentesi su questa speciale parola: il palato. Poi mia madre vi parlerà della Stracciatella. Ma attenzione, non si tratta del “gelato alla stracciatella“. Non è un dolce quindi, ma è un primo piatto, cioè un piatto che viene consumato all’inizio del pasto, ma che può essere, a volte, preceduto da uno o più antipasti.

Allora parliamo prima del palato. Il palato sta nella vostra (nella nostra) bocca. Sta nella parte superiore della nostra bocca (chiamata anche cavità orale). E’ la parte della bocca che nella lingua italiana viene associata al gusto, al sapore. Per questo motivo quando parliamo di palato, nella lingua italiana si parla di gusto e di sapore. Quindi ad esempio soddisfare il nostro palato significa far felice il nostro palato, cioè provare delle sensazioni positive associate al gusto di mangiare o bere qualcosa di buono.

Si dice anche:

  • avere un buon palato cioè avare una certa capacità nel distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è. Si può avere un buon palato anche per il vino;
  • avere/essere un palato fine simile ad avere un buon palato, ma in questo caso è più vicino al senso di “buongustaio”, cioè la persona che ama i buoni sapori, che ha la capacità di saperli distinguere distintamente tra loro, oppure chi non si accontenta di mangiare qualsiasi cosa;
  • cibi che stuzzicano il palato. Il palato si può stuzzicare, che è come stuzzicare l’appetito. Avere fame ed avere appetito non è proprio la stessa cosa, poiché l’appetito è una leggera fame ed i cibi appetitosi sono i cibi gustosi, che sono particolarmente buoni, che sono particolarmente attraenti e fanno venire la voglia di mangiarli. Quindi stuzzicare il palato significa provocare il palato, sollecitarlo. Si usa spesso con i dolci, o con alcuni cibi particolarmente attraenti. Posso ad esempio presentare un antipasto particolarmente “sfizioso“, bello da vedere, colorato, con cose da mangiare molto attraenti. Notate che esiste anche lo “stuzzicadenti“, che è quel bastoncino a punta che si usa per rimuovere residui di cibo rimasti fra i denti. Quindi anche lo stuzzicadenti “stuzzica” i denti. Questo per farvi capire bene il significato di stuzzicare (notate la pronuncia con la zeta sorda, come pazzo, ma non come razzo, che invece ha la zeta sonora). In definitiva stuzzicare serve a provocare una reazione, e la reazione del palato, quando è stuzzicato, è quella di far venire voglia di mangiare ciò che lo ha stuzzicato.

Passiamo alla ricetta quindi. Oggi mia madre vuole stuzzicare il vostro palato attraverso la ricetta della “stracciatella“. A te la parola mamma.

Giuseppina: Avete mai assaggiato la stracciatella alla romana? No? Però sicuramente ne avete sentito parlare.

Prima che finisce l’inverno dobbiamo prepararla almeno una volta. E’ un piatto della cucina povera, quella popolana, ma buonissimo, e da noi, è ancora il piatto di inizio di tutti i pranzi importanti, quelli di nozze, anniversari, feste importanti, prima la stracciatella poi tutto il resto.

Essendo un piatto che si mangia caldo si apprezza di più nelle stagioni non troppo calde.

Per prima cosa facciamo un bel brodo di carne, mettendo in un tegame acqua fredda, un bel pezzo di carne magra, meglio ancora se sono due tagli di carne diversa, così danno un sapore più intenso, poi mettiamo un bel gambo di sedano, una carota, una piccola cipolla, 2 pomodorini, saliamo e lasciamo bollire piano, piano, per almeno 3 ore. Il brodo è fatto. Il bollito sarà un ottimo secondo.

stracciatella1_ingredienti.jpg

 

stracciatella1bis_INGREDIENTI.jpg

Ora prepariamo la stracciatella: per 4 persone mettiamo in una ciotola 3 uova, un pizzico di sale, 3 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato, ed un pezzo di buccia di limone.

stracciatella3.jpeg

Sbattiamo bene.

stracciatella4.jpeg

Passiamo il brodo in un colino, così lo troviamo bello limpido, e tendendo la pentola fuori dal fuoco ci versiamo dentro le uova sbattute. Giriamo bene con un mestolo e rimettiamo sul fuoco fino a che riprende il bollore, ci vorranno circa 2,3 minuti. Mescoliamo bene ed è fatta.

L’uovo diventa frammentato in piccoli grumi spumosi, leggerissimi.

Intanto il profumo del brodo ha invaso tutta la casa creando un’atmosfera di pranzo della festa. Versiamo la stracciatella nei piatti e buon appetito!

Poi mi direte se vi è piaciuta.

stracciatella5Giovanni: Bene, vi è venuta l’acquolina in bocca? Prima di mettervi a preparare voi la stracciatela, notiamo come mia madre ha usato alcuni verbi particolari nella sua spiegazione: salare, bollire, sbattere e versare.

Una frase è: saliamo e lasciamo bollire

Allora “saliamo” significa mettiamo del sale. Il verbo è salare (che significa mettere, aggiungere del sale) da non confondere con “salire”. Infatti “saliamo” (cioè noi saliamo) è lo stesso del verbo salire.

Ma non è l’unico caso in cui coincidono i due verbi salire e salare:

Io salgo, io salo – DIVERSO

Tu sali, tu sali – UGUALE

Lui sale, lui sala – DIVERSO

Noi saliamo, noi saliamo – UGUALE

Voi salite – voi salate – DIVERSO

Loro salgono – loro salano – DIVERSO

Il verbo bollire è più semplice: una volta che l’acqua è stata “portata ad ebollizione“, poi si può lasciare o far bollire l’acqua. Se ciò che facciamo bollire è della carne, questa carne si chiama “bollito” (carne bollita) che è semplicemente carne bollita, cioè lessata. Si chiama infatti anche “lesso“. Esiste il “bollito di manzo (o di bovino)” ma anche di altri animali come pollo o maiale. I vegetariani mi perdonino.

Attenzione, perché il bollito non è la carne “dopo” che è stata bollita, ma si tratta di un pezzo di carne “per fare” il lesso.

In macelleria quindi (la macelleria è il negozio della carne, dove si acquista la carne), se volete preparare carne bollita, dovete chiedere ad esempio:

Per favore, mi dia un chilo di bollito.

Il macellaio vi darà un chilo di carne adatta ad essere bollita, ad esempio se volete preparare la stracciatella.

Vediamo il verbo “versare” invece, utilizzato da mia madre nella frase finale:

Versiamo la stracciatella nei piatti e buon appetito!

Versare quindi significa  rovesciare un liquido o una sostanza da un recipiente ad un altro:  versare da, versare su, versare in, versare nel.

Versare il vino in un bicchiere

Versare l’acqua da un bicchiere ad un altro

Versare l’acqua su una tavola

Poi c’era il verbo “sbattere“, che in questo caso significa agitare ripetutamente (la forchetta d esempio) per mischiare, per miscelare gli ingredienti.

Sbattere comunque è un verbo che ha molti utilizzi, pensiamo a “sbattere le ciglia”, “sbattere la porta”, o nel giornalismo “sbattere in prima pagina”.

Ma in cucina nel nostro caso, quando diciamo “le uova sbattute” intendiamo sbattere con una forchetta, cioè agitare una forchetta nelle uova per mischiare, miscelare la parte bianca (l’albume) con la parte rossa (il tuorlo) dell’uovo.

Per finire esercitiamoci col verbo “salare” al presente e al passato remoto. Facciamo un bell’esercizio. Io dico il presente, faccio una pausa e voi provate con il passato remoto.

io salo la pasta – io salai la pasta

tu sali il bollito – tu salasti il bollito

lui/lei sala l’insalata – lui/lei salò l’insalata

noi saliamo l’acqua – noi salammo l’acqua

voi salate la stracciatella – voi salaste la stracciatella

loro salano la frittata – loro salarono la frittata

Buon appetito ed alla prossima specialità italiana.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

 

 

Le specialità italiane: le zeppole di San Giuseppe

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Trascrizione

Andrè: Buongiorno Gianni, buona festa del papà.

A proposito, si festeggia oggi anche il giorno di San Giuseppe ci potresti spiegare la ricetta delle zeppole di San Giuseppe? Che ne dici?

Gianni: grazie ed auguri anche a te (anche tu sei papà).

Giuseppina:

giuseppina_redazione
Giuseppina

Ciao Andre! siccome è San Giuseppe, allora proviamo a fare le “zeppole“:

Le zeppole le fanno tipo “ciambella”, a Napoli, mentre da noi (nel Lazio) non sono a ciambella ma sono come i bignè e sono fritti per San Giuseppe. L’impasto è sempre lo stesso per cui se vuoi farle alla napoletana le fai tipo ciambella e le metti in forno altrimenti come, le faccio io, fritte.

Allora: mettiamo in un pentolino 120 g di acqua 60 g di burro e facciamo bollire.

Non appena l’acqua bolle aggiungiamo in un colpo solo 80 grammi di farina e un pizzichino piccolo di sale e un pizzichino di zucchero e giriamo, giriamo, giriamo sempre sul fuoco facendola cuocere un paio di minuti fino a che non diventa una bella palla e si stacca dalle pareti del pentolino: bastano 2 minuti, girando sempre però, senza farla attaccare.

A questo punto versiamo questo impasto in una terrina e ci mettiamo, uno alla volta, due uova, prima il primo uovo, poi giriamo fin quando non l’ha assorbito bene, poi mettiamo il secondo uovo e continuiamo a mescolare, ed è fatta.

Se vuoi farle a ciambella con una saccapoche fai la forma delle ciambelle e la metti in forno a 220 gradi (perché il forno serve alto) x 10 minuti; dopo le apri e le riempi di crema.

Altrimenti metti una padella con l’olio sul fuoco e quando è bello bollente, a cucchiai, metti l’impasto tipo frittelle dentro la padella che frigge mettendone 3-4 per volta col fuoco prima alto e poi, dopo pochissimo (appena si sono gonfiate) lo  abbassi un pochino così si cuoce anche dentro e dopo anche questi le riempi di crema pasticcera.

Puoi prenderla anche fatta. Non posso mettermi le foto perché oggi non ho tempo di farli la prossima volta.

Vediamo se vi riescono. Ciao!

Io non sono una cuoca eh? Per cui vi do le ricette casalinghe, magari tradizionali, ma modificate ad uso familiare. Comunque riescono perché sono ricette provate e riprovate tante volte e sono semplicissimi. Se riesco a farli io potete farli tutti quanti voi!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Donazione Italiano Semplicemente

Grazie al tuo aiuto è possibile non inserire alcuna pubblicità in questo sito.

€5,00

Vedersela e cavarsela

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Trascrizione

Buongiorno amici, bentornati su Italianosemplicemente.com e benvenuti in questo nuovo episodio raccontato dalla voce di Giovanni.

Spero che oggi siate in forma perché dobbiamo vedere la differenza tra CAVARSELA e VEDERSELA.

Si tratta di due verbi pronominali, ed abbiamo già dedicato un episodio ai verbi pronominali. Si tratta di un bell’episodio tra l’altro.

Se siete curiosi vi consiglio di darci un’occhiata. Oggi interessa invece vedere la differenza che esiste tra questi due particolari verbi pronominali, vedersela e cavarsela.

Vi dico questo perché si tratta di verbi simili apparentemente ma hanno funzioni diverse.

Dunque: iniziamo da cavarsela.

Il verbo è pronominale quindi si usa verso se stessi:

Io me la cavo

Tu te la cavi

Lui se la cava

Noi ce la caviamo

Voi ve la cavate

Loro se la cavano.

Si usa sempre al femminile quindi cavarselo in questo senso non esiste. E dunque non si può neanche dire “io me lo cavo” perché se dite una frase del genere, al maschile, state dicendo tutta un’altra cosa.

Il verbo cavarsela si usa in vari contesti diversi. Vediamo quali.

Se una persona ti chiede: come stai?

La risposta può essere “me la cavo, grazie, e tu?”.

Me la cavo significa che va bene, che è ok; si tratta di una risposta standard ma questa risposta indica che in realtà le cose vanno bene ma non troppo bene. Diciamo benino.

“Me la cavo” significa letteralmente “riesco ad andare avanti”, “riesco a sopravvivere” e solitamente la frase è accompagnata da una smorfia, un’espressione del viso che indica proprio questo. Una persona anziana risponde solitamente con:

Si tira avanti

Si tira a campare

Sì va avanti nonostante tutto.

Questo è un primo modo di usare cavarsela.

Un secondo modo è quando si descrivono le proprie abilita nel fare qualcosa.

Come vai a scuola?

Me la cavo abbastanza bene in matematica, mentre in lingua italiana non me la cavo affatto.

A matematica quindi il ragazzo va bene, se la cava bene, e questo significa che raggiunge la sufficienza almeno. Può anche essere un modo modesto per rispondere che va benissimo.

In italiano invece non se la cava affatto quindi le cose vanno male. I risultati non sono positivi in italiano. Questo uso si estende a qualsiasi attività lavorativa.

come te la cavi a dipingere?

Il che equivale a dire: “sei bravo a dipingere”?

È una modalità informale ma molto usata in tutti i lavori.

C’è infine una terza modalità di usare cavarsela, cioè quando riusciamo a scampare o a scongiurare un pericolo.

Quando riusciamo a uscire da una situazione pericolosa. La situazione è simile in fondo a quando riusciamo a risolvere un problema o a svolgere una mansione, un’attività. Quando riusciamo a cavarcela vuol dire che siamo usciti illesi, indenni da una situazione pericolosa. Poteva essere pericolosa ma non lo è stata:

ce la siamo cavata.

Non deve necessariamente essere un pericolo di vita o di salute, ma un qualsiasi tipo di pericolo.

In questi casi si usa anche un’altra espressione:

l’abbiamo scampata

Oppure anche:

L’abbiamo scampata bella

Ce la siamo cavata è leggermente diversa perché implica un’attività da parte di chi parla, come uno sforzo compiuto. Si è riusciti a superare una difficoltà con astuzia o accortezza o con abilità. Insomma grazie ad una qualità personale.

Se c’è un terremoto pertanto è meglio usare “l’abbiamo scampata” perché se si sopravvive da un terremoto è solitamente solo merito della fortuna. Comunque posso dire: “ce la siamo cavata per miracolo” oppure “ce la siamo cavata per il rotto della cuffia“, un’altra espressione che si usa in questi casi.

Invece se siamo inseguiti da una persona e riusciamo a scappare meglio usare “me la sono cavata” perché c’è stata un’abilità personale nell’uscire da questa situazione pericolosa. Non è merito della fortuna.

Prima di passare a vedersela, voglio farvi notare che “cavare” significa anche “estrarre“, “tirar fuori”, quindi “uscire“. Non a caso la “cava” è quel luogo dove si estrae il materiale per le costruzioni. La cava si scava dalla Montagna. La cava viene scavata. Anche il verbo “scavare” vi aiuta quindi a capire il significato si cavarsela. Scavare significa togliere terra dal terreno (ad esempio).

Infine cavarsela si usa anche in senso economico.

Quanto l’hai pagata quella giacca?

Me la sono cavata per €20

Cioè sono riuscito a spendere solo venti euro.

Oppure:

Nella nostra azienda ce la caviamo bene ultimamente

Cioè gli affari vanno abbastanza bene recentemente.

E vedersela?

Anche vedersela si usa con i problemi, le attività ed i lavori ma è diverso però perché si riferisce non all’abilità nel fare qualcosa ma nel semplice affrontare la situazione.

Ad esempio:

Giovanni: Il direttore è arrabbiato con noi. Chi prova a calmarlo?

Francesco: ok, me la vedo io con lui.

Francesco dice che se la vede lui con il Direttore, cioè lui prova a risolvere il problema, ad affrontare la situazione. Non è detto che Francesco riuscirà però a cavarsela.

Giovanni: com’è andata col direttore? Te la sei cavata bene?

Francesco: si, me la sono cavata egregiamente.

Cavarsela egregiamente è una modalità molto usata per dire che il risultato è stato molto buono.

Quindi vedersela significa affrontare, fronteggiare, cercare di risolvere un problema, in particolare escludendo gli altri.

Quando si usa vedersela molto spesso si vuole dire che si vogliono escludere gli altri dal problema. In questo modo quindi ci si assume tutta la responsabilità.

Quindi “me la vedo io” è del tutto uguale a “ci penso io“.

Un uso particolare di vedersela è:

Me la sono vista brutta

Che è una frase che si usa quando si racconta una vicenda passata e si dice che si è passato un brutto momento. “Me la sono vista brutta” significa quindi “ho attraversato un brutto periodo”.

Spesso si usa quando le cose alla fine sono andate bene, ma c’è stato un momento in cui non andavano bene.

Quando ero giovane, durante la guerra, non c’era nulla da mangiare e ce la siamo veramente vista brutta in quel periodo.

Oppure:

La nostra azienda adesso va molto bene ma durante la crisi economica ce la siamo vista brutta.

Vi starete chiedendo:

Si usa “ce la siamo vista bella?”

La risposta purtroppo è no.

Quindi, ricapitolando: cavarsela e vedersela si usano entrambi con i problemi e le situazioni difficili o con le attività lavorative.

Cavarsela è più legata al risultato finale (me la sono cavata) e per esprimere una abilità nello svolgere una mansione (me la cavo bene a scrivere).

Vedersela invece è affrontare la situazione (me la vedo io) e si usa anche per escludere gli altri e quindi prendersi tutta la responsabilità (lascia stare, me la vedo io). Infine “vedersela brutta” significa passare una brutta situazione.

Adesso fate un bell’esercizio di ripetizione.

Cavarsela

Come te la cavi coi verbi pronominali?

In Italia ce la caviamo bene economicamente

Nella nostra famiglia ce la caviamo con poco

Vedersela

Me la vedo io con lui, voi statene fuori

Che paura il terremoto! Me la sono vista proprio brutta

Chiudo con un avvertimento: cavarsela e vedersela si usano solo e sempre al femminile. Ve lo avevo accennato all’inizio dell’episodio. Anche noi maschietti dobbiamo usare il femminile. Quindi me la cavo e me la vedo, me la sono cavata e me la sono vista. Se usate il maschile state dicendo un’altra cosa. Ad esempio:

– quel film me lo vedo domani.

Che è come dire “lo vedo domani”

Oppure:

– mi sono cavato un occhio.

Cioè (che brutta immagine) mi sono tolto un occhio. Quindi, parlando dell’occhio:

me lo sono cavato.

Come capite il significato di queste frasi al maschile è completamente diverso dalle precedenti.

Ciao a tutti.

Un saluto da Giovanni.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Cambiamo i protagonisti

Audio

[/audio]

scarica il file audio in formato mp3 

Trascrizione

Buongiorno ragazzi, in questo episodio di italiano semplicemente, intitolato “cambiamo i protagonisti” facciamo un esercizio interessante, non molto semplice ma molto utile. Vi suggerisco di leggere ed ascoltare nello stesso tempo, almeno la prima volta.

Ascolterete un breve dialogo che riguarda due persone, Anna e Gianni. Un episodio molto breve in cui si parla di fiori. Gianni ed Anna verranno interpretati rispettivamente da me e da Maria Eugenia, membro dell’associazione Italiano Sempli. .

Dopo aver ascoltato proviamo a cambiare i protagonisti della storia. Un esercizio sui pronomi personali ma non solo.

Anna: A me piacciono molto i fiori…me lo regaleresti un fiore?

Gianni: ti piacciono i fiori? anche a me piacciono!

Anna: perché non me ne regali uno? Me lo vuoi fare questo regalo?

Gianni: certo che te ne regalo uno. Te l’ho già promesso una settimana fa.

Anna: quando me lo regali?

Gianni: domani. Domani te ne regalo un bel mazzo. Mi fa molto piacere.

Anna: me ne basta uno grazie. Mi farai felice.

Bene proviamo adesso a cambiare le persone, cioè i protagonisti della storia.

Chi regala i fiori e chi li riceve? Proviamo a modificare questi due soggetti.

1) TU regali i fiori ad ANNA

2) VOI regalate i fiori ad ANNA

3)VOI relagate i fiori ad ANNA e MARGHERITA

4) LORO regalano i fiori ad ANNA e MARGHERITA

5) LUI regala i fiori ad ANNA.

1) TU regali i fiori ad Anna.

Io (Gianni) parlo con TE. Sei tu che regali i fiori ad Anna.

Gianni: Ad Anna piacciono molto i fiori. Glielo regaleresti un fiore?

Tu: le piacciono i fiori? anche a me piacciono!

Gianni: perché non gliene regali uno? Glielo vuoi fare questo regalo?

Tu: certo che gliene regalo uno. Gliel’ho già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regali?

Tu: domani. Domani gliene regalo un bel mazzo. Mi fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. La farai felice.

2) VOI regalate i fiori ad ANNA

Adesso io (Gianni) parlo con voi. E siete voi che regalate i fiori ad Anna.

Gianni: Ad Anna piacciono molto i fiori…glielo regalereste un fiore?

Voi: le piacciono i fiori? anche a noi piacciono!

Gianni: perché non gliene regalate uno? Glielo volete fare questo regalo?

Voi: certo che gliene regaliamo uno. Gliel’abbiamo già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regalate?

Voi: domani. Domani gliene regaliamo un bel mazzo. Ci fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. La farete felice.

3) VOI relagate i fiori ad ANNA e Margherita.

Voi regalare i fiori ma stavolta chi riceve i fiori sono due persone: Anna e Margherita. Ne parlo io con voi.

Gianni: Ad Anna e Margherita piacciono molto i fiori. Glielo regalereste un fiore?

Voi: gli piacciono i fiori? anche a noi piacciono!

Gianni: perché non gliene regalate uno? Glielo volete fare questo regalo?

Voi: certo che gliene regaliamo uno. Gliel’abbiamo già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regalate?

Voi: domani. Domani gliene regaliamo un bel mazzo. Ci fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. Le farete felici.

4) LORO regalano i fiori ad ANNA e MARGHERITA

Stavolta chi regala i fiori sono loro, quindi più persone. Chi li riceve sono sempre Anna e Margherita. Io ne parlo con te.

Gianni: Ad Anna e Margherita piacciono molto i fiori… glielo regalerebbero un fiore?

Tu: gli piacciono i fiori? anche a loro piacciono!

Gianni: perché non gliene regalano uno? Glielo vogliono fare questo regalo?

Tu: certo che gliene regalano uno. Gliel’hanno già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regalano?

Tu: domani. Domani gliene regalano un bel mazzo. Gli fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. Le faranno felici.

5) LUI regala i fiori ad Anna.

Io (Gianni) parlo con TE. Ma è LUI che regala i fiori ad Anna. Lui si chiama Giuseppe.

Gianni: Ad Anna piacciono molto i fiori. Glielo regalerebbe un fiore Giuseppe?

Tu: le piacciono i fiori? anche a lui piacciono.

Gianni: perché non gliene regala uno? Glielo vuole fare questo regalo?

Tu: certo che gliene regala uno. Gliel’ha già promesso una settimana fa.

Gianni: quando glielo regala?

Tu: domani. Domani gliene regala un bel MAZZO. Gli fa molto piacere.

Gianni: gliene basta uno grazie. La farà felice.

Un saluto da Giovanni e continuate a seguire italiano semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Le specialità italiane: la torta di riso

Audio

Trascrizione

Oggi vi voglio mostrare come fare una torta, semplice ma buonissima, ottima per la colazione o il the del pomeriggio ed anche gluten free.

E’ un dolce che si fa in tutta Italia ma nasce in Emilia Romagna dove le donne agli inizi del 1900, durante la stagione della raccolta del riso, si trasferivano nelle piantagioni di riso e una parte del salario era costituita appunto dal riso.

Serve del riso, 200 grammi, tre quarti di litro di latte, 4 uova, 100 grammi di zucchero, 50 grammi di mandorle, 50 grammi di cedro candito, la buccia di un limone, due cucchiai di olio e qualche amaretto sbriciolato (facolatativi). Io metto anche una bustina di lievito per dolci perché la rende un pochino più soffice.

Iniziamo mettendo in una pentola il riso, lo zucchero, la buccia di limone, il latte, un granellino di sale e un pizzichino di cannella.

Facciamo cuocere piano piano,girando ogni tanto per evitare che si attacchi sul fondo.

Quando il riso è cotto il latte sarà tutto assorbito, se durante la cottura risulta troppo asciutto ne aggiungiamo un pochino.

Lasciamo raffreddare.
Nel frattempo tritiamo grossolane le mandorle, facciamo a dadini il cedro candito e sbricioliamo gli amaretti.

Mettiamo in una ciotola il riso, togliamo la buccia di limone e uno alla volta aggiungiamo le uova, quando è assorbito il primo aggiungiamo il secondo e così via per tutte e quattro.

Aggiungiamo adesso le mandorle, il cedro, gli amaretti, il lievito, giriamo bene bene, poi versiamo tutto in una teglia imburrata e cosparsa di pane grattugiato (io ne ho usato uno senza glutine)-

La mettiamo in forno a 170 gradi per circa 40 minuti. Farà una bella crosticina dorata ma dentro sarà bella morbida.

Ummm profumatissima e buona.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Juventus – atletico Madrid: 3-0 – I TERMINI calcistici DOPPIETTA, TRIPLETTA POKER, CINQUINA

Audio

Tripletta di Ronaldo. Il fenomeno dei fenomeni.

La doppietta la tripletta, il poker, la cinquina.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Il carnevale in Brasile

Audio

Trascrizione

Ancora buongiorno, domenica scorsa, effetivamente, è finito il carnevale, la festa più popolare in Brasile che era iniziata il primo marzo!

Una festa di fama mondiale, come molti di voi sapranno, grazie sopratutto ai meravigliosi spettacoli offerti dalle sfilate di scuole di samba.

Il Carnevale in Brasile è una manifestazione culturale che non conosce limiti e non conosce crisi. Praticamente l’intero paese si ferma per l’evento più atteso dell’anno (spesso in Brasile diciamo che l’anno inizia solo dopo il carnevale).

Ci sono quattro giorni di festa, almeno ufficialmente, dato che in alcune città la festa dura addirittura una settimana o più.
Quindi, sono quattro giorni di balli, canti, baci, e anche alcol, con cui alcune persone esagerano, e, come è noto, in questo caso il troppo stroppia, come si dice, ma almeno con l’occasione si dimenticano tutti i problemi che affliggono il paese.

Almeno per qualche ora…
Ovviamente il mio non vuole essere un invito ad abusare d

alcool. Che Dio ce ne scampi!

Il carnevale in Brasile è comunque un momento anche di “inversione sociale” – lasciatemi passare l’espressione – in cui i suoi partecipanti, i cosidetti “foliões” hanno la libertà di dire e fare cose proibite in altri periodi dell’anno.

È un momento in cui le gerarchi sociali vengono messe in discussione, un’occasione per far emergere in modo folkloristico anche le disuguaglianze sociali, che comunque a carnevale terminato torneranno a riaffermarsi più che mai!

Il carnevale brasiliano ha assunto oggi la connotazione di un mega-affare, che coinvolge l’industria culturale, il turismo e il divertimento.

Tra l’altro, il carnevale è anche un generatore di posti di lavoro. Oltre ai posti di lavoro temporanei durante i quattro giorni a febbraio, c’è da considerare tutto l’indotto, vale a dire le tante persone che lavorano, anche indirettamente, per il carnevale durante tutto l’anno, in diverse attività.

Per concludere, durante il carnevale brasiliano le barriere si attenuano, il pregiudizio sociale e razziale e l’omofobia si concedono un momento di pausa e di riflessione.

E’ veramente un peccato che questa speciale atmosfera duri così poco.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00