A ritroso

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Trascrizione

A ritroso. Questa è l’espressione di oggi. Buongiorno a tutti da Giovanni e da italiano semplicemente.

A ritroso

L’espressione di oggi è abbastanza semplice, e credo sarà molto utile a voi stranieri che volete migliorare il vostro livello di italiano perché è una di quelle espressioni che difficilmente un italiano usa quando parla con una persona straniera.

L’espressione ha a che fare con il carattere di una persona, ma ancora più spesso si usa quando si parla di movimenti del corpo e anche di memoria.

Riguardo al primo aspetto, si dice che una persona ha un carattere un po’ ritroso, oppure che è ritroso o che il suo atteggiamento è un po’ ritroso, significa che questa persona è di carattere riservato, vale a dire che non parliamo di una persona molto espansiva ed estroversa, ma piuttosto di una persona introversa, riservata, che non ama molto comunicare con gli altri. Possiamo anche dire che questa persona è schiva, che tende a volte ad evitare le persone, a farsi i fatti suoi, in qualche maniera. Le persone schive sono persone ritrose, ma c’è qualcosa in più nella ritrosia.

Chi ha un atteggiamento di ritrosia, molto spesso fa opposizione, è contrario alle proposte che vengono fatte. Si usa molto più spesso la parola ritrosia però piuttosto che l’aggettivo ritroso.

Cos’è quest’ atteggiamento di ritrosia?

A volte si utilizza anche la scontrosità come caratteristica. Entrambe sono caratteristiche che si manifestano, si mostrano nei rapporti umani, nelle relazioni con gli altri.

Ricordiamoci la parola “contrario“, quando parlavo di atteggiamento contrario, oppositivo delle persone ritrose.

Ebbene, se davanti alla parola “ritroso” mettiamo la preposizione “a”, resta il senso della contrarietà, ma cambia il contesto.

Non parliamo più del carattere di una persona e del suo atteggiamento schivo e contrario, ma parliamo di un:

movimento a ritroso

Oppure di:

Procedere/andare a ritroso

Se parliamo di movimenti, andare a ritroso è muoversi a ritroso vuol dire fare un movimento all’indietro.

Il nostro corpo normalmente va in avanti giusto? Ebbene dobbiamo fare il contrario (ecco la parola che dovevate ricordare).

Camminare a ritroso è muoversi a ritroso è muoversi all’indietro. Quando si usa?

Ad esempio se sto visitando una città ed ho paura di perdermi per le strade della città,se ho paura di non ricordare più la strada per tornare indietro, in mancanza di una bussola per orientarmi o di un cellulare con Google maps, potrei decidere di andare a ritroso e di ripercorrere le stesse vie del percorso di andata. Ho detto ripercorrere, che inizia per “ri”, come “ritroso” o “ripetere”.

Andare a ritroso significa quindi andare indietro, muoversi all’indietro, ripetendo i movimenti al contrario.

Posso anche dire che oggi molti italiani vanno a lavorare all’estero in alcuni paesi, facendo a ritroso lo stesso percorso che qualche anno fa facevano i lavoratori stranieri: prima venivano loro in Italia alla ricerca di lavoro, partendo dal loro paese, oggi sono gli italiani che percorrono a ritroso la stessa rotta.

Questi sono esempi di movimenti fisici.

A ritroso, ad ogni modo, si usa molto più spesso in senso figurato. Si parla sempre di muoversi all’indietro, di spostarsi all’indietro, ma stavolta lo facciamo con la mente: andare indietro nel tempo, ripercorrere con la mente al fine di ricordare o di provare piacere. Si guarda indietro, in senso contrario quindi, nella memoria.

Facciamo qualche esempio:

C’è un film. In questo film viene raccontata la vita di una persona che oggi ha 80 anni. Posso dire che in questo film si fa un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire i momenti più belli della vita di quest’uomo. Un viaggio a ritroso nella sua adolescenza, un viaggio a ritroso nella sua città di origine, dove è nato, dove è cresciuto.

Oppure se mi sono dimenticato dove ho messo le chiavi di casa, potrei cercare di andare a ritroso per ricordare tutte le cose che ho fatto, ripercorrendo tutte le mie azioni da questa mattina.

Anche guardando una fotografia o una mostra fotografica si può fare un viaggio a ritroso nei momenti importanti della storia.

Infine un ultimo utilizzo:

Sì usa anche quando si fa qualcosa e questa cosa è il contrario a ciò che si fa normalmente. Ad esempio se io abito al centro di Roma e il mio ufficio si trova fuori rispetto al centro della città, posso dire che quando vado al lavoro e quando torno mi muovo a ritroso rispetto al traffico. Infatti il traffico è sempre al contrario, perché quasi tutte le persone vanno a lavorare al centro di roma ed abitano fuori Roma; il contrario quindi rispetto a me. Di conseguenza io non trovo mai traffico, né all’andata né al ritorno.
Voglio anche dirvi che non si usa “a ritrosa” al femminile.

Adesso vi metto alla prova. Ripetiamo qualche parola e frase e vediamo se riuscite a rispondere a qualche domanda.

Ritroso

A ritroso

Camminare a ritroso

Procedere a ritroso

Andare a ritroso

Ritrosia

Ho provato a parlarne con lui ma ho notato una certa ritrosia da parte sua

Se vado all’indietro come sto procedendo?

Sto procedendo a ritroso.

Non trovo più il mio cellulare. Per ritrovarlo potrei…. andare a ritroso per…. ripercorrere le azioni fatte finora.

Quel film mi ha fatto fare un viaggio…. a ritroso nel tempo della mia giovinezza.

Se non avete capito qualche parola andate… a ritroso e riascoltate quella parte dell’episodio una seconda volta.

Un saluto da Giovanni e da italianosemplicemente.com.

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Ci sono rimasto

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com.

L’espressione di oggi è “ci sono rimasto“.

Un’espressione molto usata dagli italiani anche perché la si utilizza in molti modi diversi.

Cominciamo ad analizzare le singole parole.

Ci è una particella di cui ci siamo occupati più volte. A volte indica un luogo: ci vado, ci vivo, ci abito, ci andrei eccetera.

A volte indica “noi”: io e i miei genitori ci vogliamo bene. Io e te ci amiamo. Noi due ci beviamo un bicchiere di vino insieme.

Altre volte è più complicato capire l’uso di ci. Questa è una di quelle volte.

Ci sono rimasto. Questa frase può essere usata sia in senso proprio sia in senso figurato.

In senso proprio ci indica un luogo. Ad esempio se mi trovo in casa e rimango in casa, nel senso che non esco di casa, posso dire che, parlando al passato:

Sono rimasto a casa

Cioè

Ci sono rimasto

“Ci” indica la casa. Quindi se ad esempio mia madre mi dice: io sono uscita di casa alle 10 e tu?

Io posso rispondere:

Io invece ci sono rimasto

Che equivale a dire:

Io invece sono rimasto a casa.

Questo è l’uso non figurato. Posso fare vari esempi di questo tipo, e ci indica sempre un luogo noto. Il nostro interlocutore capisce di quale luogo stiamo parlando e per questo possiamo usare la particella ci.

Vediamo l’uso figurato.

Quando accade qualcosa di negativo per me, qualcosa che non mi fa piacere, ma mi causa dispiacere, posso sempre dire, parlando al passato che:

Ci sono rimasto male

Al presente:

Ci rimango/resto male.

Ad esempio se un mio amico parla male di me, se io vengo a conoscenza di questo fatto, io ci rimango male. Cioè non mi fa piacere.

Posso anche dire:

Ci sono rimasto molto male quando ho saputo questo fatto.

Questo indica un sentimento negativo da parte mia.

Qualcosa mi ha colpito, ha colpito il mio orgoglio, ha colpito la mia autostima, oppure ha messo in discussione qualcosa di cui ero convinto, o qualche cosa di molto importante per me.

Sì tratta di una frase al passato ovviamente in questo caso. Si usa quasi sempre al passato. A volte posso anche usarla al prseente ma è più raro. Ad esempio:

Se una persona mi offende ci resto/ci rimango male.

I verbi rimanere o restare sono quasi equivalenti.

Io resto a casa, io rimango a casa

Io ci resto, io ci rimango

Siamo rimasti da soli, siamo restati da soli

Quanti soldi ci restano? Quanti soldi ci rimangono?

Tu resti del tuo parere, tu rimani del tuo parere

Rimanere e restare sono quindi usati quasi sempre indifferentemente in tutti gli utilizzi.

Anche il termine resto e rimanenza hanno lo stesso significato.

Certo, il termine resto è molto più usato, ma è solo una questione di abitudini e di usanze. Ad esempio la frase:

Il resto è mancia

Questa è la frase che si usa per lasciare la Mancia (cioè di soldi) come premio o ringraziamento o solo per cortesia al ristorante.

Nessuno dice “la rimanenza è mancia”, ma non sarebbe scorretto.

Comunque “restarci male” è nell’uso comune della lingua italiana, usata per indicare un leggero dispiacere. Non si può usare in casi gravi infatti.

Se ad esempio muore una persona, difficilmente sentirete che qualcuno c’è rimasto male. Inoltre la parola “male” alla fine della frase posso anche toglierla:

ci sono rimasto“, espressione che non prevede parole aggiuntive.

In questo caso ha non sempre lo stesso rispetto a “ci sono rimasto male”.

“Ci sono rimasto” indica solamente un forte stupore, incredulità, per aver appena ascoltato qualcosa di strano, di incredibile, di sorprendente e spesso, bisogna dirlo, anche qualcosa di sgradevole, di inaspettato ma anche di negativo.

Altre volte invece può stupirci anche una notizia positiva.

Ad esempio:

Sai che ho saputo? Francesco, quel ragazzo che tutti dicevano fosse non molto intelligente, ricordi? Ebbene, ha ottenuto il premio nobel per una importante scoperta scientifica. Appena l’ho saputo ci sono rimasto!

Oppure :

Se c’è un mio amico che non vedo da molto tempo e che ricordo come una persona onestissima, se vengo a sapere che è stato arrestato per furto, io ci rimango, nel resto che resto stupito, meravigliato. C’è un senso di incredulità, di stupore, verso qualcosa di inaspettato che va contro ciò che pensavo, va contro i miei convincimenti.

In tutti questi casi posso dire che “ci sono rimasto” quando ho saputo questa notizia.

Dicevo che si usa soprattutto al passato, quindi si utilizza soprattutto quando si racconta un avvenimento a qualcuno.

Sai che hanno arrestato il mio amico per furto? Appena l’ho saputo ci sono rimasto.

Ci sei rimasto? Perché?

Ci sono rimasto perché me lo ricordavo come una persona onestissima. Non mi aspettavo una cosa del genere. Ci sono veramente rimasto.

Non è necessario aggiungere “male” anche se sarebbe la stessa cosa.

Possiamo dire che “ci sono rimasto” è più distaccato rispetto a “ci sono rimasto male” perché in fondo non si è trattato di un’offesa personale. Un grosso stupore e basta.

Attenti perché “restarci” o “rimanerci” ha anche un significato aggiuntivo. Piuttosto macabro direi.

Infatti si usa anche quando una persona perde la vita, cioè muore.

Anziché dire “è morto” spesso si sente dire “c’è rimasto”.

Restarci, rimanerci ha anche questo utilizzo. Ci sono anche versioni più simpatiche per indicare la morte di qualcuno:

C’è rimasto secco

C’è rimasto stecchito

Anche lo stupore poi si può esprimere in modo più simpatico:

Ci sono rimasto di stucco

Ci sono rimasto di sasso

Vedete che nel caso della morte, come bel caso dello stupore, c’è un elemento comune che viene dal verbo restare e rimanere.

Quando sono stupito, meravigliato, per un attimo il mio corpo è immobile, non si muove. Lo stupore è tale che il mio corpo per qualche secondo non si muove. “Rimanere di sasso” si basa proprio sulla figura del sasso, della pietra che non si muove per sua natura. E la morte?

È l’espressione massima dell’immobilità non credete?

Spero non ci siate rimasti male da questo mio confronto tra lo stupore e la morte. Probabilmente qualcuno ci sarà rimasto di sasso, ma adesso avrà anche lui o lei una nuova espressione da utilizzare.

Un breve esercizio di ripetizione:

Ci resto male

Ci rimango male

Restarci male

Rimanerci male

Ci sono rimasto

Ci sei rimasto vero?

Appena saputo ci siamo tutti rimasti!

Ci sono tutti rimasti appena l’hanno saputo.

Ci siete rimasti anche voi?

Grazie a tutti dell’ascolto ed al prossimo episodio di italiano semplicemente. Un saluto da Giovanni.

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