Prego, si accomodi!

Una cristiana ed una musulmana sono alla cassa di un supermercato dopo aver fatto la spesa:

Audio:

Interpreti: Ramona dal Libano (Cristiana), Adriana dalla Colombia (Cassiera e audio supermarket), Shrouk dall’Egitto (Musulmana), Elettra (suono voce supermarket), Amany dall’Egitto (amica della musulmana)

Video

Trascrizione

prego

Cristiana: Prego, dopo di lei, signora!

Musulmana: grazie mille signora!
Cristiana: Prego, di nulla, si figuri!
Musulmana: le dispiace se mentre aspetto prego?
Cristiana: prego, faccia pure, ma stia attenta, la cassa si sta liberando!
Cassiera: Prego, avanti il prossimo!
Amica della Musulmana: la prego di scusarla, era distratta da un’āya di una sura del Corano.
Cassiera: prego?

Buonasera a tutti, dunque, oggi spieghiamo il significato della parola “prego”.
Prego è una parola diffusissima, una parola famosissima in tutto il mondo, una parola che ha più significati. Ho fatto una piccola ricerca su internet.
Ci sono vari luoghi, vari siti internet che cercano di spiegare, per iscritto, i vari significati della parola “prego”.
Devo dire che, come sapete io utilizzo il metodo TPRS, di conseguenza mi piace utilizzare delle storie. Fa parte del metodo, fa parte delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, perché bisogna suscitare delle emozioni, affinché si possano ricordare le parole italiane, i concetti, le frasi e i significati.
Dunque abbiamo costruito questa piccola storia, dico abbiamo perché in realtà l’hanno costruita interamente gli utenti di whatsapp di Italiano Semplicemente; le persone che frequentano maggiormente la chat di Italiano Semplicemente e che si sono divertiti a fare questa piccola storia.
Io l’ho scritta, loro l’hanno interpretata. La storia quindi tratta di una cristiana e di una musulmana, che vanno a fare la spesa. Dunque discutono tra loro, anzi, parlano tra loro, e ne esce fuori una bella storiella in cui la parola prego viene utilizzata moltissimo, e in ognuno dei vari utilizzi che se ne fanno all’interno della storia, il significato è leggermente diverso.
Allora, avete ascoltato la storia; anche la voce dell’audio del supermercato è una voce interpretata dalla nostra amica Adriana, quindi non è una vera voce di supermercato ma abbiamo preso la voce di Adriana, che ce l’ha prestata per l’occasione, gli abbiamo fatto qualche piccolo ritocco con un software, abbiamo ritoccato un po’ l’audio ed è venuta fuori una bella storiella. Allora, “prego”. In questo file audio voglio spiegarvi i vari significati della parola prego. In generale la parola prego, l’uso più diffuso che se ne fa in Italia è come risposta della parola “grazie”.
Quindi se una persona ti fa un favore, tu puoi dire “grazie!” e lui può rispondere “prego!”, quindi può rispondere “prego, non c’è di che!”, “si figuri”, “non fa niente”, “non c’è problema” eccetera.
Sono tutti modi di rispondere in italiano alla parola “grazie!”.
In senso ancora più generale, per poter utilizzare la parola “prego” occorre essere in due, quindi non puoi parlare con te stesso, ma occorre un’altra persona. In generale, la parola “prego!” significa “tocca a te”, “tocca a lei”, “la prossima mossa non è la mia ma è la tua”, della persona con cui si sta parlando, quindi è la tua, o è la sua, dipende se stai dando del tu o del lei a questa persona. Quindi si chiede se si vuole fare o si vuole dire qualcosa.
“Prego” non solo è la risposta di “grazie”, ma “prego” lascia la parola all’altra persona, come dire “tocca a lei”, oppure lascia che l’altra persona faccia qualcosa, ad esempio se sono davanti ad un ascensore e stiamo entrando più persone all’interno dell’ascensore, posso dire, se c’è una ragazza o una persona accanto a me, quando si aprono le porte posso dire: “prego”. Posso dire semplicemente “prego”, che vuol dire Tocca a lei, prego, entri pure, “entra pure tu, poi io entrerò dopo di lei, entrerò dopo di te”.
Questo è uno dei modi di utilizzare la parola “prego”.
Ovviamente questo vale anche per la cassa del supermercato, quindi “prego, si accomodi”, “prego tocca a lei”, “prego, vada avanti”, vuol dire che si sta sollecitando all’azione, cioè “sei tu che devi fare qualcosa, prego”.
A volte è accompagnato anche con un gesto con la mano, volendo, è una abitudine abbastanza diffusa per dire “prego, si accomodi”, “prego, tocca a lei”, e questo quindi significa che si cede il passo ad un’altra persona, invece nel caso della risposta al “grazie”, è semplicemente un “non c’è problema”, “si figuri”.
In realtà la parola “prego” deriva dal verbo pregare, pregare, come è stato utilizzato anche all’interno del file audio, dalla ragazza musulmana interpretata da Shrouk, pregare significa dire a parole, o dire con la mente, pensare, al nostro Dio, o recitare delle parole per il nostro Dio.
Questo quindi è la parola “pregare”, e quindi “prego” significa “io prego”, accorciato: “prego”, quindi anche nel caso in cui si dice: “accomodati, tocca a te”, è come dire “ti prego, vai avanti tu”, “ti prego”, cioè “ti sto pregando,prego”. Prego è la forma abbreviata della frase “ti prego, vai avanti”, “ti prego, accomodati”, “prego, vada avanti lei”, “prego, faccia lei”, “prego, si figuri”.
Quindi vuol dire sempre “la prego”, “ti prego”, cioè è un modo gentile, educato, di dire, di cedere il passo, o di lasciare l’iniziativa all’altra persona con cui si sta parlando.
Ovviamente anche nel caso in cui si risponda al “grazie”, il “prego” deriva sempre dal verbo pregare, quindi “prego”, vuol dire “prego, non c’è problema”, “ti prego, non ti scusare”, “ti prego, non mi devi ringraziare”, è sempre il verbo pregare, all’origine dell’espressione “prego” c’è una parola che riassume una frase più lunga che quindi può essere utilizzata in più circostanze, può essere utilizzata in più contesti diversi quindi.
Nell’ultima espressione del file audio sentiamo la cassiera che dice: “prego?”. In questo caso la cassiera sta dicendo “scusa puoi ripetere?”, cioè “la prego puoi ripetere?”, “ti prego puoi ripetere?”, quindi in questo caso è sotto forma di domanda. La domanda è “prego?”.
C’è anche un altro modo di utilizzare questa espressione, un modo che non è stato utilizzato all’interno del file audio, e questo modo è un modo non educato, e per quello che non l’ho inserito, ma volendo avrei potuto farlo. Avrebbe potuto essere l’ultima battuta del file audio, della piccola storia. Se un’altra persona avesse sentito la ragazza musulmana che parlava di Corano, avrebbe potuto infastidirsi, ad esempio, perché magari era di un’altra religione, e avrebbe potuto dire: “ma ti prego!”, “ti prego”, cioè vuol dire “non sono d’accordo con te”, “ti prego, smettila!” vuol dire in questo caso, “ti prego, non andare avanti”, “ti prego, non mi dire queste cose”, quindi si sta sempre pregando una persona, quindi la forma è sempre quella dell’educazione, ma il tono è tutt’altro.
Il tono è quello di dire” ti prego smettila!”, quindi questo è ancora un altro significato della parola “prego”, anzi, un altro utilizzo della parola “prego”. Come avrete capito, il “prego”, la parola “prego” va utilizzata con un certo tono; a seconda del tono che si utilizza, a seconda della voce che si utilizza, il significato è diverso, quindi fate attenzione quando pronunciate questa parola, quando parlate con degli italiani, perché è importante anche il tono.
auto → it
Musulmana

Italiano professionale – 1^ lezione: Competenze e professionalità

Prima lezione – Questa lezione è in visione per tutti.

Sommario lezione n. 1 - Italiano Professionale


Audio mp3

 

1. Introduzione alla prima lezione

Buongiorno e benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Siamo alla prima sezione del corso, dedicata alle frasi idiomatiche più usate in ambito professionale. Vediamo oggi le prime frasi idiomatiche del corso.

Come prima lezione, dopo aver spiegato brevemente le finalità del corso, vi illustrerò il metodo usato per la spiegazione delle frasi idiomatiche; infine passeremo alla spiegazione vera e propria.

Il corso è rivolto a chiunque voglia lavorare in Italia o con gli italiani, e prevede un livello di preparazione B2/C1. Per coloro che sono ancora alle prime armi, vale a dire che hanno iniziato solamente da poco tempo la lingua italiana, consiglio di seguire il corso gratuito per principianti, presente sul sito web di Italiano Semplicemente, all’indirizzo http://italianosemplicemente.com

Oggi iniziamo con delle di espressioni idiomatiche molto usate in Italia e dagli italiani, che vengono normalmente utilizzate quando vi presentate personalmente, oppure se presentate la vostra attività o la vostra azienda.

Potrebbe infatti capitarvi non solo di presentarvi ad una azienda per un colloquio di lavoro, ma anche di partecipare ad un meeting, ad un convegno, ad una conferenza, ad una tavola rotonda, oppure semplicemente potreste dover spiegare ai vostri clienti italiani o ad aziende italiane qual è la vostra attività, anche per telefono. In tal caso dovrete spiegare cosa sapete fare e come sapete farlo.

In questi casi ci sono molte espressioni che posso esservi certamente di aiuto nella spiegazione semplicemente di cosa vi occupate, di qual è la vostra attività principale e che tipo di esperienza e credibilità avete, sia come persona che come azienda. E’ importante perché è una delle prime cose di cui si parla quando ci si presenta da un punto di vista professionale.
Prima di arrivare alle espressioni, vi anticipo che per ogni frase idiomatica o espressione tipica che verrà spiegata nel corso, sarà indicato il contesto nel quale è più utilizzata. Verrà data cioè una “etichetta”, una label, in inglese, a questa frase idiomatica. In questo caso l’etichetta, è “presentazione”. Le etichette in tutto sono quattro:etichetta presentazione

  • presentazione
  • riunioni
  • colloquio di lavoro
  • trattare e convincere

Si tratta quindi dei nomi delle quattro sezioni che seguiranno dopo la prima sezione dedicata alle frasi idiomatiche. Quindi inizialmente ci occuperemo delle frasi idiomatiche; nelle altre quattro sezioni si affronteranno le questioni più importanti dal punto di vista professionale. Tali sezioni, tali questioni, sono, costituiscono, appunto, le etichette. Nel corso verrà quindi trattato nel dettaglio ogni aspetto della vita professionale e lavorativa, e le occasioni più frequenti in ambito professionale. Ogni frase idiomatica verrà spiegata inizialmente in questa prima sezione – oggi vediamo le prime frasi – e avrà una etichetta di riferimento, che è quindi, lo ripeto, l’occasione nella quale tale frase viene utilizzata più di frequente.

Successivamente, in ogni sezione che seguirà, nei vari dialoghi e spiegazioni verranno utilizzate tutte le frasi idiomatiche con quella etichetta, anche più volte, finché non sarete in grado di comprenderla e utilizzarla anche voi.

Una delle frasi di oggi, la prima che spieghiamo oggi, è “essere alle prime armi” ed ha l’etichetta “presentazione”, in quanto riguarda soprattutto questo aspetto. Questo non significa che non può essere usata in altri contesti o situazioni. Ad esempio potrebbe capitarvi anche durante un colloquio di lavoro, ma anche in quel caso state presentando voi stessi, poiché per ottenere un posto di lavoro, per essere assunti, per avere il lavoro, occorre presentarsi, avete bisogno di presentarvi. E’ la prima cosa che si fa. E’ per questo che oggi stiamo affrontando il primo problema linguistico legato alla presentazione. Dopo aver detto il vostro nome, quello della vostra azienda e di cosa si occupa, occorre dire se avete esperienza oppure se non ne avete.

Dunque questa prima lezione è divisa in quattro parti: dopo questa breve introduzione vedremo le 10 espressioni idiomatiche più importanti per esprimete le vostre competenze, poi vedremo alcune espressioni che esprimono invece la “sufficienza”, un concetto molto negativo nel mondo del lavoro e dunque si tratta di frasi da non utilizzare; nella terza parte vedremo quali espressioni usare quando non siete ancora molto esperti nella vostra attività lavorativa. Infine vedremo quali sono le espressioni più rischiose, e per questo meritano una maggiore attenzione da parte vostra.

2. Le prime dieci espressioni idiomatiche

1Cominciamo dunque con la spiegazione delle parole della prima frase idiomatica del corso Italiano Professionale: “essere alle prime armi”.

“Essere” è un verbo, lo conoscete, è un verbo ausiliare. “Le prime” è il contrario di “le ultime”, quindi vuol dire che vengono all’inizio, chi arriva primo arriva prima degli altri, sta avanti agli altri. In questo caso però si tratta delle “prime armi”. Probabilmente la frase ha origini militari. Le armi servono per sparare, come i fucili e le pistole, che sono armi da fuoco, ma anche la spada è un’arma, un coltello, eccetera.

Quando si dice “essere alle prime armi”, quando si sente qualcuno dire ad esempio : “sono alle prime armi”, letteralmente non vuol dire nulla, quindi la frase non ha un senso proprio, come d’altronde quasi tutte le frasi idiomatiche.

Il senso proprio ce l’ha però in ambito militare: chi non ha mai sparato prima, chi si trova ad usare un’arma da fuoco per la prima volta, può dire che è alle prime armi, cioè si tratta di una delle prime volte che usa un’arma. Probabilmente è questa l’origine della frase, ma oggi “essere alle prime armi” si applica in qualsiasi contesto, anche non lavorativo.

Ogni qualvolta che si esercita una attività da poco tempo, che si è appena iniziato, oppure si è in un certo ambito lavorativo solo da poco tempo, e non si ha molta esperienza, si può dire “sono alle prime armi”, o “siamo alle prime armi”.

Ma possiamo anche uscire dall’ambito lavorativo. Anche nello sport possiamo usare questa espressione. Guardando un calciatore ad esempio, un calciatore molto dotato, un forte giocatore, come Francesco Totti, si potrebbe dire: Francesco Totti non è certo alle prime armi.

Questo significa che Francesco Totti è un calciatore esperto, che sa giocare a calcio e che lo fa da molto tempo: non è alle prime armi. Se dico non è “certo” alle prime armi, la parola “certo” rafforza la frase: “non è alle prime armi” è uguale a “non è certo alle prime armi”, ma la seconda frase è più forte, si vuole evidenziare che Totti è un calciatore esperto.

L’espressione è assolutamente adatta a qualsiasi circostanza, in qualsiasi contesto, sia informale che informale. Nessuno si stupirà se usate questa espressione, in nessuna occasione.

2Se siamo però in un ambiente più familiare, tra amici o tra persone che si conoscono bene, possiamo usare anche altre espressioni. Se volete dire che avete molta esperienza, che avete una certa esperienza in un certo lavoro o in certo settore, perché magari volete convincere il vostro potenziale partner di affari a collaborare con lui, ad avvalersi della vostra esperienza, potete anche usare altre espressioni se il contesto lo richiede. Potete ad esempio dire “non sono nato ieri“, o analogamente a prima, “non sono certo nato ieri“.

In questo modo siete più confidenti, più vicini al vostro partner d’affari, e volete convincerlo che siete degli esperti, che sapete fare il vostro lavoro, ok? “Non sono certo nato ieri nel campo delle vendite“, oppure “non sono nato ieri se parliamo di gestione del personale“.

Questa espressione la potete usare solamente nella versione negativa. Nessuno in Italia dice “sono nato ieri”, ma solamente “non sono nato ieri”.

3“Non sono nato ieri” è molto più informale di “non sono alle prime armi” ed anche di “ho una certa esperienza“, che invece potete anche usare in contesti un po’ più importanti. Una “certa”  esperienza vuol dire una esperienza importante, molta esperienza. Spesso si dice “una certa” in italiano. Potete ad esempio dire, se avete fame: “ho una certa fame” eccetera. Non è volgare, né dialettale, e potete usarla in qualsiasi circostanza. Quindi potete dire semplicemente “ho esperienza“, “ho molta esperienza“, o “ho una certa esperienza

image005Un’altra espressione informale, che si può ugualmente usare in ambito professionale ma quindi solo in un contesto informale, e che è equivalente a “non sono nato ieri”, è “so il fatto mio“. La frase non ha un suo significato proprio, “so” viene dal verbo sapere, quindi io so, tu sai, egli sa, noi sappiamo, eccetera. Ed “il fatto”, è un accadimento, qualcosa che è successo, quindi non avrebbe nessun senso la frase, ma “il fatto mio”, o “il fatto suo” ha un senso, un significato idiomatico che è entrato nel linguaggio corrente.

Chi “sa il fatto suo“, sa cosa fare, sa come comportarsi, sa lavorare, sa fare bene una cosa eccetera. Bisogna sempre specificare cosa però, a meno che non sia scontato. Se lo dite durante una vostra presentazione, senza specificare cosa sapete fare, ha lo stesso significato di “non sono nato ieri“. Forse è un po’ meno forte, meno diretto. “Sapere il fatto proprio” in generale, vuol dire, in ambito lavorativo, che il vostro lavoro lo sapete fare bene. Il “fatto proprio”, quindi mio, tuo eccetera, è in qualche modo la propria professionalità, la propria esperienza. Io, personalmente, posso dire ad esempio che so il fatto mio in termini di insegnamento dell’italiano, ma so il fatto mio anche in termini di come fare una pizza, so il fatto mio in termini di statistica, poiché sono laureato in statistica, e so il fatto mio anche in termini informatici, e credo si sapere il fatto mio appunto,  anche nell’insegnamento della lingua italiana.

image016Passiamo alla espressione numero cinque. Sono due espressioni in realtà, quasi uguali, ma non esattamente uguali. Tali espressioni hanno lo stesso significato di “sapere il fatto proprio“, ma evidenziano maggiormente il fattore tempo. Il tempo che avete passato ad occuparvi di un argomento. Si tratta delle due espressioni “saperla lunga” e “avere l’occhio lungo“. Entrambe contengono la parola lunga o lungo. Si tratta di espressioni abbastanza informali, ma esprimono lo stesso concetto visto finora. Coloro che “la sanno lunga” hanno molta esperienza perché sono da lungo tempo nel settore, e chi invece “ha l’occhio lungo”, allo stesso modo, è esperto in qualcosa, talmente esperto che non gli sfugge nulla, l’occhio sta a significare il fatto che niente sfugge al suo sguardo, l’occhio è lungo, quindi nulla sfugge. Saperla lunga quindi evidenzia maggiormente il tempo, mentre avere l’occhio lungo pone l’accento maggiormente sull’occhio, cioè sull’attenzione, sulla capacità, in particolare quella di saper superare dei problemi. Si tratta, ripeto, di espressioni abbastanza informali.

image015La versione formale di queste due espressioni è “non essere sprovveduti“. Se dico di non essere uno sprovveduto vuol dire esattamente la stessa cosa, ma che c’è un accento sui problemi, e sul fatto che io sono in grado di risolverli grazie alla mia esperienza: quindi che so cosa fare, se so affrontare i problemi, allora sono una persona attenta, non sono uno sprovveduto. Credo che questa sia una espressione molto rassicurante. Non si tratta di una espressione idiomatica, perché la frase ha un suo senso proprio, ma è importante conoscerla perché rassicura molo chi la ascolta. Un vostro potenziale collaboratore, o datore di lavoro, vuole essere rassicurato da voi, e voi dovete fargli capire che sapete risolvere dei problemi, perché è quella la differenza tra un buon lavoratore e un cattivo lavoratore.

Dare sicurezza, dare fiducia, è fondamentale in una presentazione professionale. Non bisogna solamente dire che si è bravi a fare qualcosa. Chiunque può dirlo. Occorre anche saper enfatizzare alcuni aspetti all’occorrenza, e se serve quindi occorre tranquillizzare, dare certezze al proprio interlocutore, cioè alla persona o alle persone con cui state parlando. Questa frase serve esattamente a questo, a rassicurare, a dare certezze, a far stare tranquillo chi vi ascolta.

image013Riguardo alla frase “so il fatto mio” è bene specificare che si può dire in diversi modi; ad esempio io posso dire che so il fatto mio in termini di statistica, oppure che so il fatto mio in statistica, o che so il fatto mio nella statistica, o anche che so il fatto mio quando si parla di statistica o a proposito di statistica.

Questa è una caratteristica di molte frasi idiomatiche italiane. C’è sempre un modo principale e più diffuso di dire una certa frase, ma non è detto che sia l’unico modo.

Questo non accade però con un’altra frase, strettamente collegata con quelle che abbiamo già visto. La frase è “farsi le ossa“. Farsi le ossa è una frase spesso utilizzata in fase di presentazione. Le ossa, come sapete, sono la struttura del corpo umano, lo scheletro è fatto di ossa. Le ossa sono di colore bianco e sostengono il nostro corpo. Ma cosa significa l’espressione “farsi le ossa”? Cosa c’entra col corpo umano? Non è in realtà molto difficile da spiegare e da capire, anche perché in altre lingue esistono espressioni simili. Farsi le ossa, letteralmente, significa rafforzare le ossa, rendere le ossa più forti, farle diventare più forti, in modo che possano sostenere un peso più grande, un peso maggiore. La frase “farsi le ossa” significa però non rafforzare il corpo, lo scheletro, le ossa, ma è usato in senso figurato. Quello che viene rafforzato, quello che diventa più forte è la propria esperienza, la propria professionalità. In inglese ad esempio si dice “cut your teeth“, che tradotto è “tagliare i denti”, analogamente, in francese è “se faire les dents“, che significa in italiano “farsi i denti”. Vediamo che sia in inglese che in francese si parla di denti quindi, che sono comunque delle ossa, le ossa che si trovano in bocca. In spagnolo invece si dice “ir metiéndose en tema“, quindi stavolta le ossa e i denti non c’entrano nulla.

Quindi chi si fa le ossa “su” qualcosa, o chi si fa le ossa “con” qualcosa, sta imparando, sta diventando più esperto, sta migliorando la propria bravura, la propria professionalità, la propria formazione professionale, sul campo, direttamente sul campo. “Sul campo” vuol dire non sui libri, ma sul campo, cioè lavorando.

Chi si fa le ossa rischia di sbagliare, come chi cerca di imparare l’italiano; rischia di rompersi le ossa, cioè di fare degli errori, ma questi errori, queste ossa rotte, lo aiuteranno a diventare più forte e più esperto. Un principiante dunque, cioè colui che non è esperto a fare qualcosa, facendosi le ossa fa esperienza, diventa mano a mano più esperto, fa quindi errori, ma impara, si fa le ossa. Farsi le ossa è una espressione che potete usare ovunque e in modo sia formale che informale, sia tra amici che tra colleghi. Sia “farsi le ossa” che “essere alle prime armi” si usano prevalentemente nella forma parlata e meno in quella scritta, come quasi tutte le espressioni idiomatiche.

Quindi, sempre in tema di presentazione personale, in tema di presentazione vostra o quello della vostra azienda o attività,  abbiamo visto altre tre frasi tipiche, molto usate.

image011Le espressioni viste finora, se usate nel modo giusto, sono tutte da vedere in ottica di presentazione, quando ci si presenta e si fa una offerta, si offre se stessi, la propria professionalità, al servizio di un cliente o di un’altra azienda. Si usano per dire che siete affidabili, se dite “mi sono fatto le ossa per 10 anni”, o “non sono alle prime armi”, vuol dire che ci si può fidare di voi, che siete una sicurezza, che si può “contare su di voi“.

Questa ultima espressione “potete contare su di me“, ad esempio, come l’ho appena utilizzata va interpretata nello stesso modo delle altre frasi viste, ma c’è anche un secondo significato importantissimo in fase di presentazione: normalmente infatti la frase “potete contare su di me” si usa come esclamazione, quando voi accettate una proposta che vi è stata appena fatta. E’ per questo che la frase in questione la vediamo per ultima. In questo caso quindi dovete rispondere ad una richiesta, qualcuno vi sta facendo una offerta, vi sta offrendo un lavoro o una collaborazione, avete convinto il vostro partner e dovete decidere voi, adesso, se accettate oppure no. Dunque se, al termine di un colloquio di affari vi viene chiesto: allora? accettate di collaborare con noi? Accettate l’offerta? Voi potete rispondere “potete contare su di me!“. Vuol dire semplicemente: accetto! Ok! Va bene! Sicuramente! Senz’altro! Però non è esattamente uguale.”C’è qualcosa in più. “Potete contare su di me“, o “lei può contare su di me” è non solo un “sì!”, ma è anche una promessa, una dichiarazione di fedeltà, un sì molto convinto, un sì molto forte. Il vostro partner d’affari italiano sarà molto soddisfatto della vostra risposta, perché ha ricevuto una promessa da voi, e voi siete stati assolutamente più convincenti, rispetto ad un semplice “Sì!”. Quando si può contare su qualcosa, o su qualcuno, vuol dire che sicuramente, al 100%, il risultato sarà positivo; non ci sono possibilità di errore. Ecco perché è una promessa. La scelta dell’espressione da usare è quindi molto importante in fase di presentazione. Informalmente si può dire “puoi contare su di me” o anche semplicemente “contaci!”, che sono le due versioni informali, in cui si da del tu anziché del lei al proprio interlocutore. Contare su di voi, quindi, significa dare fiducia, esprimere sicurezza, dare rassicurazione, fare squadra, ed è una espressione molto positiva, che aumenterà enormemente la vostra credibilità, rispetto ad un semplice: “va bene”.

image009Quando siete in grado di svolgere un lavoro, nel senso che lo sapete fare molto bene, e volete sottolineare, evidenziare, marcare che nulla vi preoccupa ed anzi, che il lavoro vi appassiona talmente tanto che è anche un piacere oltre ad essere molto facile per voi, in tal caso una espressione molto interessante da usare è “andare a nozze”. Cosa significa? Le nozze sono la cerimonia religiosa del matrimonio; il matrimonio stesso è anche detto “nozze”. Il viaggio di nozze, ad esempio, è il viaggio che gli sposi fanno subito dopo che è avvenuto il matrimonio. Le nozze rappresentano quindi un evento lieto, e quindi “andare a nozze”, cioè andare ad un matrimonio, essere invitati ad un matrimonio e partecipare, è sempre una cosa molto gradita; non comporta alcun impegno e la vostra giornata sarà sicuramente molto piacevole. Potete quindi dire “io vado a nozze con il mestiere del venditore”, vuol dire che lo sapete fare bene, e che vi piace anche molto. Si dice anche “è un invito a nozze”, o informalmente “mi stai invitando a nozze!”, oppure “questo lavoro lo ritengo un invito a nozze” eccetera. Sicuramente è una frase adatta per ogni circostanza, anche molto elegante ritengo, con la quale si esprime sicurezza, quasi spavalderia direi, quindi si deve porre attenzione al tono che si usa quando si utilizza questa espressione. Non vi consiglio di usarla con chi ancora non conoscete, almeno non nelle fasi iniziali.

image007Vediamo ora alcune espressioni da evitare, anticipando quindi la seconda parte di questa lezione. Le frasi che seguono e che spiegherò ora hanno una cosa in comune: non bisogna mai utilizzarle. Allo stesso tempo diffidate, state lontani, tenete alla larga chi le pronuncia.

Una di queste espressioni è: “me la cavo“. Cosa significa me la cavo? Me la cavo, oppure “me la so cavare” è una frase informale, usata solamente nella forma verbale, quindi non la troverete mai per iscritto. “Me la cavo” significa semplicemente “faccio del mio meglio, faccio ciò che è sufficiente“. Potrebbe capitarvi di ascoltare qualcuno che dice ad esempio: “col mio lavoro me la cavo abbastanza“, oppure “noi ce la caviamo abbastanza“, “nella nostra azienda ce la caviamo abbastanza“, o anche “ce la caviamo abbastanza bene a fare il nostro lavoro“. E’ perciò diversa dalle farsi viste finora. Fondamentalmente il concetto è sempre lo stesso: riesco a fare una cosa, riesco a svolgere un lavoro, sappiamo fare questo o quello, ma stavolta chi la pronuncia sta dicendo che, pur sapendo svolgere un lavoro, pur essendo in grado di svolgere un lavoro, non è il migliore, si potrebbe fare meglio, c’è qualcuno che sa farlo meglio. Allo stesso modo, sono da evitare espressioni come “ce la posso fare”, “bene o male” o anche “più o meno”, come ad esempio: “questo lavoro, bene o male, lo so fare”, oppure “più o meno sono abbastanza capace a svolgere questo lavoro”. Una di queste tre espressioni potrebbe costarvi molto caro, quindi tenetevi ben lontani dall’usare “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno” e “ce la posso fare”, almeno in ambito professionale. Quindi ne sconsiglio fortemente l’utilizzo in una qualsiasi presentazione professionale. Potete usarla solo in senso ironico tra amici, ed in questo caso potrebbe anche esprimere modestia, ma a questo proposito è importantissimo il tono con il quale si pronunciano queste espressioni.

3. Le espressioni di “sufficienza” ed il “minimalismo”

Queste espressioni appena viste mi forniscono l’occasione di introdurre due concetti fondamentali: la “sufficienza” e il “minimalismo”.

Vediamo meglio il primo punto. Cos’è il senso di sufficienza? Deriva chiaramente dalla parola “sufficiente”. Se qualcosa è sufficiente vuol dire che è appena accettabile, che non è buona, non è ottima, non è la migliore, ma neanche la peggiore. E’ sufficiente, permette di evitare il peggio, è “quanto basta”.  Ma voi fareste mai affari con qualcuno che quando lavora lo fa con sufficienza? Vorreste avere dei colleghi che preferiscono dare il minimo anziché dare il massimo?

Probabilmente la risposta è “no!”. E’ esattamente questo che significa “lavorare con sufficienza”, o anche “fare le cose con sufficienza”, e chi si comporta in questo modo non è sicuramente una persona con la quale si ha voglia di fare affari o di collaborare. Quindi la frase “noi ce la caviamo abbastanza” da il senso di sufficienza in chi parla. Chi pronuncia questa frase non vuole essere il migliore, non si reputa il migliore, non crede di essere il più bravo a fare una cosa, che può essere anche il suo lavoro.

Il secondo motivo per cui non usare questa frase è che è fondamentale il tono con cui viene pronunciata la frase. Solitamente viene pronunciata con ironia infatti, proprio per evitare che si pensi che chi la pronuncia lavori con sufficienza.

Per questi due motivi vi sconsiglio di usare questa frase, e tutte le frasi che esprimono lo stesso concetto di minimalismo. Ritorneremo sul concetto di minimalismo nel corso della seconda sezione del corso;  per ora vi sconsiglio perciò di usare queste espressioni. La stessa attenzione va rivolta verso anche espressioni come “facciamo del nostro meglio“, “siamo sufficientemente bravi“, “sono sufficientemente esperto“.

Spesso si sente anche dire “me la cavicchio“, espressione ancora più informale e palesemente ironica.

4. Cosa dire quando non siete ancora molto esperti?

Anziché usare una delle espressioni appena viste, qualora vogliate veramente comunicare una effettiva mancanza di esperienza, in qualsiasi circostanza (formale ed informale) potete usate altre espressioni, che ritengo siano più adatte. Qualora quindi non siate veramente degli esperti in una certa attività, ma state imparando molto velocemente e già state ad un ottimo livello, anziché dire “più o meno sono capace” potete dire ad esempio “sto cominciando a prenderci la mano”. Tenete presente però che non state dicendo che siete molto bravi, che siete il meglio che esista, ma che pur non essendo ancora degli esperti, siete “sulla buona strada”, state andando cioè verso quella direzione, state diventando sempre più bravi, e tra non molto diventerete dei veri esperti. In questo modo esprimete in primo luogo una certa modestia, vale a dire ammettete di non essere ancora i migliori, e nello stesso tempo che siete determinati nel migliorare sempre di più. La stessa cosa non emerge con le precedenti espressioni viste, cioè con “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno”, “faccio del mio meglio” eccetera, che esprimono invece sufficienza e minimalismo.

In modo molto informale, si usa anche una espressione molto curiosa: “fare la propria porca figura”. Ad esempio se una persona domanda informalmente: “come te la cavi con l’uso di photoshop?” la risposta, altrettanto informale, potrebbe essere “faccio la mia porca figura”, oppure “modestamente faccio la mia porca figura”. Vi consiglio di non usare questa espressione, in quanto non esprime nulla di più di un normale “sono abbastanza bravo”, quindi ha lo stesso identico significato. L’uso di questa espressione è interpretabile solamente come un atto di eccessiva confidenza, come se si volessero accorciare le distanze. Di conseguenza potrebbe non essere conveniente usare questa espressione. Allo stesso modo, se la sentite pronunciare da un italiano, non è proprio il massimo della professionalità. In definitiva, vi consiglio perciò di non usare questa espressione. E’ bene comunque conoscerla per saper comprenderla e interpretarla correttamente.

5. I rischi

Parliamo ora dei rischi. Parliamo cioè dei rischi nella pronuncia delle frasi che abbiamo imparato. Tutte le frasi idiomatiche viste finora non sono tutte delle frasi senza rischi, non sono cioè tutte prive di rischi. Per capire se ci sono dei rischi, occorre vedere le singole parole, e capire se possiamo sbagliarci e confonderci, se possiamo sbagliare una parola e dirne un’altra al suo posto.

In questo caso, che può succedere naturalmente, dobbiamo capire se il nostro errore è senza conseguenze, oppure se è un grave errore. Possiamo sbagliare a pronunciare una parola, è chiaro, ma sbagliando possiamo anche esprimere il concetto opposto per errore. Possiamo dire esattamente il contrario di ciò che volevamo dire. Possiamo anche pronunciare, senza rendercene conto, una brutta parola, una parolaccia, magari solo perché sbagliamo l’accento o una sola lettera della parola.

State attenti ad esempio alla forma negativa e positiva di ciascuna frase. Ad esempio se sono un esperto nel mio lavoro, “non sono alle prime armi” va bene, perché come detto vuol dire che sono un professionista, ma se togliete la parola “non” e dite solamente “sono alle prime armi”, avete detto la cosa contraria. Sempre alla forma negativa, la stessa cosa vale per “non sono nato ieri“. Alla forma positiva invece abbiamo visto che lo stesso concetto potete esprimerlo dicendo “so il fatto mio“; anche in questo caso siete degli esperti, ma la frase è affermativa e non negativa: non c’è la negazione. Anche “mi sono fatto le ossa” e “potete contare su di me sono alla forma affermativa. State perciò attenti alla forma negativa e positiva.

In tutte le espressioni che abbiamo visto oggi invece non ci sono rischi di confusione con delle parole volgari, anche dette “parolacce”.

Riguardo all’espressione “fare la propria porca figura”, fate molta attenzione, perché la parola “porca” è assolutamente rischiosa, infatti “porca” in italiano è il femminile di porco, che vuol dire maiale. Il problema è che il termine “porca”, al di fuori di questa espressione, si usa solamente in contesti offensivi. La parola “porca”, in Italia, si usa cioè per insultare una donna, e persino per bestemmiare, se legata a termini religiosi. L’espressione quindi è abbastanza “forte” ed anche per questo che è sconsigliabile, come vi dicevo precedentemente, usare questa espressione. E’ comunque bene sapere che esiste, e sapere come collocarla in un contesto comunicazionale.

6. Il vostro turno: la ripetizione

Ora concludiamo questa prima lezione con un piccolo esercizio di pronuncia. È perciò il vostro turno, provate a ripetere dopo di me, ricopiando la frase e l’intonazione usata. Anche l’intonazione è molto importante, quindi recitate come se foste degli attori. Non pensate alla grammatica.

  • Formale: Non sono alle prime armi in questo settore. Sono ormai 20 anni che mi occupo con passione di trasporti e logistica;
  • Informale: Potete stare tranquilli, non siamo certo nati ieri nel campo dell’informatica;
  • Formale: Sicuramente posso dire di avere una certa esperienza con l’import-export;
  • Informale: Potete fidarvi della nostra azienda, sappiamo il fatto nostro nello sviluppo di antivirus;
  • Informale: Noi la sappiamo lunga in termini di beni alimentari;
  • Informale: Personalmente credo di avere l’occhio lungo per gli affari;
  • InformaleCi siamo fatti le ossa direttamente sul campo, ormai conosciamo molto bene i nostri clienti;
  • FormalePotete sicuramente contare su di me. Sono entusiasta della vostra offerta;
  • InformaleContaci! Da oggi sono uno dei vostri;
  • Informale: a fare il nostro lavoro ce la caviamo abbastanza;
  • Formale/informale: fare il direttore dell’hotel per me è veramente un invito a nozze;
  • Formale/informale: bene o male riuscirò a portare a termine questo progetto;
  • Formale/informale: Come sta andando? Sono sicuramente sulla buona strada;
  • Informale: Modestamente facciamo la nostra porca figura nel settore tessile.

 

7. Conclusione

Bene, finisce qui la prima lezione del corso di Italiano Professionale.

Mi raccomando, è importante, importantissimo che questo file audio venga ascoltato più volte, anche a pezzi, non necessariamente in una volta sola. E’ necessario, se volete memorizzare, che ripetiate l’ascolto del file almeno una volta al giorno per almeno una decina di giorni. Mi rendo conto che si tratta di molte espressioni, ma sono tutte molto usate in Italia. Vedrete che quando queste espressioni verranno richiamate nella sezione dedicata alla Presentazione, sarà tutto molto più facile ed intuitivo.

E’ proprio la ripetizione il punto di forza, e questo è quello che fa veramente la differenza tra un corso come questo, basato sull’ascolto di file audio, e un corso standard in cui si fanno lezioni in classe concentrandosi solamente sulla grammatica, tra l’altro mediante delle lezioni che non potete ripetere. Queste lezioni invece basta salvarle sul vostro Smartphone e ascoltarle quante volte volete. Fatelo durante i tempi morti, fatelo quando potete, mentre fare ginnastica, mentre viaggiate. Sfruttate i vostri momenti in cui il vostro cervello non è impegnato. Altrimenti non riuscirete a trovare il tempo e sarebbe inutile aver acquistato il corso. Non preoccupatevi inoltre se avete paura di non riuscire a memorizzare queste espressioni viste nel corso di questa prima lezione, poiché saranno riprese una ad una nel corso della sezione prima.

La prossima lezione, la seconda, riguarderà ancora la presentazione, e le frasi che vedremo riguarderanno un altro aspetto della presentazione: la capacità di essere chiari e di non perdere tempo in cose poco importanti: la capacità di stare attenti a ciò che conta veramente. Vedremo molte frasi idiomatiche sia formali che informali, da usare in molte circostanze diverse in ambito lavorativo.

Vedremo, ad esempio, le seguenti espressioni: “Concludere, badare al sodo, Andare al dunque, Andare dritti al punto, perdersi in chiacchiere inutili, Badare alla sostanza, quagliare e tante altre espressioni.

Ci vediamo nella seconda lezione.

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Mi raccomando!

Audio

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Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com e grazie di essere qui.

Oggi è il 19 dicembre 2015, è quasi natale, che è il 25 dicembre, come sempre, come ogni anno; dico questo perché non è detto che tutti coloro che ascoltano questo file audio e che leggono questo articolo sul sito siano dei cristiani o di religione cattolica e quindi che  sappiano esattamente cosa sia il Natale. Comunque, feste a parte, oggi sono qui a spiegare il significato di una frase idiomatica italiana, di una espressione tipica della lingua italiana, della lingua di Dante Alighieri. Come vi avevo promesso nel corso dell’ultimo podcast, questa volta vi spiego il significato della frase “mi raccomando”, come mi ha chiesto una ragazza di nome Adriana, sulla pagina Facebook di italiano semplicemente, ragazza che saluto e ringrazio della domanda.

raccomando_immLa pagina Facebook di italiano semplicemente sta crescendo di giorno in giorno, e i visitatori, tutti coloro che io chiamo membri della famiglia di italiano semplicemente stanno apprezzando molto gli articoli che pubblico sul sito, ad esempio le frasi idiomatiche. La famiglia di italiano semplicemente sta quindi crescendo molto, a giudicare dai “mi piace” che crescono sempre di più. Grazie a tutti per questo.

Oggi quindi, cara Adriana, vorrei fare luce su questa frase che mi hai chiesto: “mi raccomando”. Ok. “Fare luce” vuol dire spiegare, fare chiarezza, Fare luce. Anche questa, se vogliamo, può rientrare nella categoria delle frasi idiomatiche.

Facciamo quindi luce su questa frase, sulla frase “mi raccomando!”, che si scrive col punto esclamativo finale, poiché trattasi di una esclamazione. Si tratta di una esclamazione (trattasi vuol dire si tratta) che è composta di due parole. “Mi” e “raccomando”. Spiegherò prima la parola “raccomando” e poi la parola “mi”, dopodiché vi dirò cosa significa l’espressione intera, e poi farò degli esempi esplicativi, degli esempi calzanti, degli esempi che vi facciano capire esattamente quando e come utilizzare la frase, perché si usa, e quando potreste ascoltarla in Italia; in quale circostanze e ambienti potreste ascoltarla.

La parola “Raccomando” deriva, cioè viene, proviene, ha origine, da un verbo. Il verbo da cui viene, da cui deriva, da cui ha origine è il verbo raccomandare.

Il verbo è utilizzatissimo in Italia, per una serie di motivi, cioè per più motivi. Uno di questi motivi è che ha molti significati diversi. E quali sono questi significati?

Uno di questi significati, quello più usato e diffuso, è il seguente: raccomandare vuol dire “Affidare ad altri”, “affidare ad altre persone” una cosa che ci sta molto a cuore, raccomandare vuol dire: porre attenzione, stare attenti, fare attenzione, avere cura, avere una particolare cura, stare particolarmente attenti a qualcosa di importante.

Questo è il significato più diffuso del termine, del verbo raccomandare. Si dice a qualcun altro, si comunica a qualcun altro che c’è una cosa molto importante a cui prestare attenzione, e questa cosa viene affidata a questa persona. Ok? Il verbo raccomandare, in questo caso, viene associato sempre ad una altra parola. La parola “mi”. Quindi si dice “mi raccomando!”. Quindi sono io che mi raccomando, mi raccomando vuol dire che chi parola, cioè io, è la persona che si raccomanda, sono proprio io la persona che si affida a te su una cosa molto importante. Mi raccomando è quindi l’unione di queste due parole, e unite insieme vuol dire proprio questo.

Detto in altro modo potremmo dire “vorrei che tu facessi attenzione a”, “vorrei che non dimenticassi che”. “Mi piacerebbe se ponessi attenzione su” questo aspetto, su una cosa importante che non va dimenticata.

“Mi raccomando!” quindi si usa tutte le volte in cui la persona che parla “si vuole raccomandare”, cioè vuole porre l’attenzione su una cosa importante che va ricordata.

Ad esempio una mamma italiana dice almeno 10 volte al giorno la frase “mi raccomando” al proprio figlio o figlia: mi raccomando fai tutti i compiti! Mi raccomando quando esci chiudi la porta! Mi raccomando di a tuo padre di venirti a prendere all’uscita di scuola! Oppure semplicemente “mi raccomando i compiti!” eccetera.

Solitamente si usa mi raccomando, e non, o almeno non molto, “ci raccomandiamo”, anche se può capitare anche questo.

Questo è il significato dell’espressione “mi raccomando”. Quando queste due parole sono attaccate, sono unite, sono una dietro l’altra, questo è l’unico significato.

Ma il verbo “raccomandare” ha anche una seconda accezione, anche un secondo significato. Infatti raccomandare, molto usato in Italia anche in questo caso, significa appoggiare qualcuno, cercare di aiutare qualcuno (appoggiare vuol dire essere con lui, aiutarlo, spingerlo, approvarlo) e quindi si raccomanda una persona; viene raccomandata una persona, la cosa che viene raccomandata è una persona. Raccomandare una persona vuol dire aiutarla, aiutarla nel senso di parlare bene di lei, per farle avere un beneficio, per fare in modo che questa persona sia scelta per un lavoro ad esempio.

Se io raccomando te, vuol dire che ti sto segnalando all’attenzione di chi ti può favorire, anche in modo scorretto. Ti sto segnalando, ti sto aiutando per ottenere un beneficio che ti farebbe vincere una competizione, un concorso, una selezione pubblica. Insomma ogni volta che ci sono più persone che concorrono per aver un beneficio, come potrebbe essere ottenere un lavoro (concorrono vuol dire correre con, correre insieme, chi concorre sta correndo insieme a qualcun altro, sta cercando di ottenere un beneficio sperando di essere scelto tra un insieme di persone che sta cercando di fare la stessa cosa). Quindi ogni volta che si concorre per un lavoro ad esempio, e qualcuno viene raccomandato, come si dice, allora vuol dire che questa persona è aiutata, è stata aiutata da qualcuno per vincere la competizione, per essere scelto al posto di altri, al posto degli altri concorrenti, di coloro che cioè concorrono (i concorrenti).

In questo caso quindi, in questo secondo caso, senza “mi”, il verbo raccomando viene usato per specificare cosa viene raccomandato, e non chi si raccomanda, come nel primo caso. Nel primo caso invece, nel caso di “mi raccomando”, si specifica che sono io che mi raccomando, sono io che svolgo l’azione. Io mi raccomando. Sono io che mi sto raccomandando, e mi sto raccomandando con te, sto parlando con te.

Mi raccomando, fai i compiti! Vuol dire “fai i compiti, è importante”.

Invece nella frase “ti raccomando mio fratello”, non c’è “mi”, ma c’è “ti”, ti raccomando, cioè raccomando a te, e cosa raccomando a te? Cosa ti raccomando? Ti raccomando mio fratello. Vuol dire che la cosa che ti raccomando è mio fratello. È lui la cosa a cui prestare attenzione, e lo sto dicendo a te, è a te che lo raccomando. In genere questa frase si usa in ambito lavorativo, molto spesso, forse troppo.

Dico troppo perché in Italia è molto diffusa la cosiddetta “raccomandazione”. Si usa spesso raccomandare qualcuno per ottenere un lavoro, per fare in modo che il lavoro venga dato ad un mio amico, o mio parente.

Questo quindi vuol dire che in Italia la raccomandazione non è una cosa molto bella, perché dove c’è raccomandazione c’è corruzione, e purtroppo l’Italia è uno dei paesi al mondo in cui la corruzione è più diffusa.

Purtroppo quindi la “raccomandazione” ha un senso negativo in Italia, e quando sentite qualcuno parlare di raccomandazione si parla sempre di questo: aiutare qualcuno ad avere un lavoro, ad ottenere un lavoro, anche se potrebbe averlo qualcun altro, che magari è più bravo, che quel lavoro saprebbe farlo meglio, qualcuno che meriterebbe di aver il lavoro e che invece non lo avrà perché “il raccomandato” sarà la persona che otterrà il lavoro. Coloro che seguono gli sviluppi del corso “Italiano professionale”, avranno visto che all’interno del corso in questione parlerò anche di corruzione e di criminalità organizzata, cioè di mafia.

Ebbene la mafia e la corruzione nascono anche dalle raccomandazioni. Ne parlerò approfonditamente, come ho detto prima, all’interno del corso italiano professionale, che sarà in vendita dal 2018, ma chi vuole può già prenotare il corso. Approfonditamente vuol dire “in profondità”, profondamente, cioè nel dettaglio.

Poi c’è anche una espressione particolare: “tipo raccomandabile”, anche questa molto usata in Italia. Tipo raccomandabile; cioè se un tipo è raccomandabile, se una persona è raccomandabile (tipo vuol dire persona in questo caso) vuol dire che si può raccomandare; questa persona può essere raccomandata. Questo è il senso primario. In senso generale, in Italia si usa questa espressione per qualificare una persona, per dire in poche parole che di questa persona ci si può fidare, che è una brava persona; è un tipo raccomandabile.

Si può usare sia in senso negativo che positivo; si può dire sia che una persona è un tipo raccomandabile sia che una persona è un tipo poco raccomandabile. Nel caso negativo quindi si usa dire “tipo poco raccomandabile”, e si usa meno “tipo non raccomandabile”. Se una persona è un tipo non raccomandabile, o poco raccomandabile, vuol dire che, in senso generale, nel suo passato ha avuto dei comportamenti negativi, dei comportamenti tali che mi fanno pensare che sia meglio non avere a che fare con lui, o con lei, in senso generale, non in senso lavorativo.

Posso dire a mia figlia, ad esempio, che il ragazzo che frequenta è un tipo poco raccomandabile, che ho saputo che è un tipo poco raccomandabile, che qualcuno mi ha comunicato, mi ha detto, che non mi raccomanda questa persona, perché in passato ha fatto qualcosa che lo ha reso poco raccomandabile. La parola “tipo” serve per qualificare questa persona, per qualificarla come qualcuno facente parte di un gruppo, quindi si tratta di una tipologia di persona, di un tipo di persona, appunto. Quindi dicendo “tipo poco raccomandabile”, si vuole dire “persona facente parte di un gruppo di persone” che sono poco raccomandabili. Una persona qualsiasi di questo gruppo, ecco perché si usa la parola tipo, che tra l’altro si usa in molti altri contesti; posso dire “un tipo strano” per dire una persona strana, oppure “quello è un tipo particolare”, per dire che una persona, che una certa persona, ha delle caratteristiche particolari che la contraddistinguono. Contraddistinguere vuol dire distinguere. Se una persona si contraddistingue, di distingue, cioè si differenzia, ha delle differenze e le mostra agli altri, si distingue, cioè non è uguale alle altre, non è uguale rispetto alle altre persone, quindi nei confronti delle altre persone; contraddistingue, cioè contrariamente alle altre persone, ha delle caratteristiche particolari…. Al contrario delle altre persone, ecco perché ci sono le lettere “contr” davanti a distinguere, perché vuol dire “al contrario di altri”. Spero sempre che non vi annoiate con le mie spiegazioni 🙂

Poi c’è anche la parola “raccomandata”. La raccomandata non è una persona, perché c’è l’articolo “la” davanti: la raccomandata. In questo caso la raccomandata è una lettera, una lettera che viene raccomandata, cioè viene spedita ad un destinatario, che è colui che riceve la lettera, colui al quale è destinata la lettera. Ma è una lettera non come le altre, bensì è una lettera importante, molto importante. E’ Una lettera che quindi viene raccomandata. Vedete che i fondo è come per le persone che vengono raccomandate. Se c’è una persona importante per noi, che è brava a fare qualcosa, allora io questa persona la raccomando a qualcuno, la contraddistinguo dalle altre, dico che per me è importante, e quindi la raccomando. Lo stesso, se ci pensiamo bene, avviene con le lettere da spedire. Ci sono le lettere normali e quelle raccomandate. Se quindi andate alle poste italiane, in un ufficio postale italiano e volete spedire una lettera importante, che volete essere sicuri che arrivi a destinazione, allora chiedete di spedire una raccomandata. In questo modo sarete sicuri, almeno al 99,9% dei casi, che questa lettera arriverà a destinazione. Potete anche scegliere di spedire una “raccomandata con ricevuta di ritorno”. In tal caso, se la vostra lettera arriverà, sarete avvisati da una seconda lettera, da una lettera in cui sarà scritto: la vostra raccomandata è stata consegnata il giorno x alle ore y. Questa lettera, questo avviso che ricevete si chiama “ricevuta di ritorno”, e arriva a voi, viene recapitata a voi che avete spedito la raccomandata con ricevuta di ritorno. Avete quindi ricevuto la ricevuta di ritorno. La vostra ricevuta attesta, dichiara, conferma, che la vostra raccomandata è arrivata, e voi sarete più felici 🙂 Ovviamente spedire una raccomandata ha un prezzo, che è maggiore del prezzo di una lettera normale non raccomandata. Circa 5 euro, se non ricordo male.

Ma in fondo anche raccomandare una persona ha un prezzo. Ha un prezzo perché, in ambito di corruzione e di raccomandazioni di lavoro, se un politico, ad esempio, raccomanda una persona, se il politico trova un lavoro ad una persona, questa persona dovrà essere riconoscente col politico che l’ha raccomandata. E questa riconoscenza è il prezzo da pagare per la raccomandazione ricevuta. La parola riconoscenza vuol dire, deriva dal verbo riconoscere, che vuol dire accettare, vuol dire: “ok, mi hai fatto un favore”, “riconosco che mi hai fatto un favore”, riconosco che mi hai raccomandato, quindi ti devo qualcosa in cambio, quindi anche io prima o poi dovrò essere riconoscente, dovrò farti anche io un favore. Questo è il prezzo della raccomandazione, che non è uguale al prezzo della raccomandata, ma molto più alto di 5 euro.

E questo modo di pensare, questo modo di agire, questo modus operandi,  è tipico e abbastanza radicato in Italia; abbastanza diffuso (radicato vuol dire che ha messo le radici, è radicato).

Ma anche se, occorre dire, non tutti lo utilizzano. C’è anche una Italia onesta, c’è anche una Italia che ha dei valori e che crede nell’onestà. Basta saperla riconoscere. Ovviamente non è facile, non è facile capire se una persona è onesta oppure se è una persona “poco raccomandabile”, ma ci sono una serie di trucchi per scoprirlo, ed uno dei questi è il linguaggio, le parole che si usano, i termini più ricorrenti nel modo di parlare di una persona, le pause, così come il modo di guardare eccetera. Sarò più preciso su questo aspetto all’interno del corso di Italiano Professionale, che ha un focus particolare sul mondo del lavoro. Per chi vuole può già da ora prenotare il corso, con un forte sconto per la fiducia accordatami. Mi raccomando!

Ecco, ho appena usato l’espressione “mi raccomando!”. Questa espressione può quindi anche essere utilizzata da sola, senza aggiungere altro. Mi raccomando! Quando è noto a cosa ci si riferisce, quando è chiaro, quando non c’è alcuna necessità di specificarlo, è sufficiente dire “mi raccomando!”. Che vuol dire “ci tengo”, “è importante”, “non lo dimenticare”. Questo vuol dire. Mi raccomando quindi, ascoltate questo file audio più volte, perché la ripetizione aiuta a ricordare: repetita iuvant.

Credo che occorra porre attenzione anche al tono che si usa quando si pronunciano queste espressioni. Mi raccomando va pronunciato scandendo le due parole e le lettere: m-i  r-a-c-c-o-m-a-n-d-o è più efficace di un veloce: mi raccomando ok? Scandire vuol dire far ascoltare distintamente tutte le lettere, quasi come uno spelling.

C’è da dire poi che non c’è bisogno di dire “io mi raccomando!”. Il soggetto, “io”, non va scritto necessariamente, non va detto, non è obbligatorio, e può essere evitato, perché “mi raccomando!” vuol dire proprio “io mi raccomando”, perché come sapete la lingua italiana non ha bisogno spesso di specificare il pronome personale soggetto, il pronome personale “io”, e questo perché non è come l’inglese, e il verbo parla da solo. “Mi raccomando” può essere solamente “io mi raccomando, per il tu c’è “ti raccomandi”, per noi c’è “ci raccomandiamo” eccetera. Quindi scrivere “io” o non scriverlo è al stessa cosa, e quindi meglio non scriverlo, meglio non dirlo. Non può essere confuso con altri soggetti, sono solo io che mi raccomando, non altri. Ed infatti non si fa, non si usa mettere “io” davanti, perché non ce n’è alcun bisogno.

Solamente per la terza persona singolare “lui” o “lei” c’è bisogno di scrivere il soggetto, perché esiste anche la forma impersonale: “si raccomanda”, come ad esempio “si raccomanda di fare molta attenzione”. “Si raccomanda” è generico quindi, è generale, vuol dire genericamente “viene raccomandato”, invece “lui si raccomanda”, oppure “mia madre si raccomanda”, “il mio capo ufficio si raccomanda”, specifica proprio che è una certa persona che si raccomanda, non in generale. Ok spero che anche questo sia chiaro :.)

Quindi ora passiamo alla fase della ripetizione. Se volete potete quindi ripetere dopo di me alcune frasi, così vediamo se riuscite ad imparare anche il modo in cui pronunciare questa espressione. Il tono da usare. Non vi vergognate, ripetete nella vostra testa se qualcuno vi sta ascoltando, o se siete in autobus. La fase della ripetizione è sempre l’ultima parte dei podcast di Italiano Semplicemente, perché ora che avete ben compreso l’espressione e quando si usa potete passare all’azione. Ripetete quindi dopo di me, vi lascerò il tempo per farlo e se necessario fate delle pause col vostro telefono o lettore mp3. Tre, due uno, via:

  • Mi raccomando, oggi non uscire che fa freddo!
  • Quel tipo è poco raccomandabile;
  • Vorrei raccomandarti una persona per quel lavoro.
  • Mi raccomando, fai tutti i compiti ok?
  • Si raccomanda di fare attenzione ai gradini!

Ok, ora proviamo a cambiare qualcosa, proviamo a cambiare i tempi:

  • Mi sono raccomandato tanto, ma è stato inutile;
  • Farsi raccomandare non è una bella cosa;
  • Cosa ne dici se mi facessi raccomandare?
  • Hai più spedito quella raccomandata poi?

Ok, credo sia tutto per oggi, spero cara Adriana, che mi hai scritto dalla Bulgaria, di aver risposto alla tua domanda e ciao a tutti amici; ciao anche a tutti gli amici della Bulgaria. Ah, amici quasi dimenticavo: se vi è piaciuta questa spiegazione cliccate su “mi piace” su Facebook, mi raccomando! Chiudiamo con una frase di Ramona da Beirut, che ha voluto partecipare al file audio con un consiglio per tutti voi. Grazie Ramona e complimenti per la tua ottima pronuncia italiana.

Ramona: mi raccomando, non preoccuparti di quello che pensa la gente, vivi la tua vita come tu la vuoi, perché nessuno ha vissuto la tua storia oppure le tue emozioni, quindi nessuno potrà giudicare le tue scelte

FINE

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Hai una frase idiomatica da richiedere?

Occhio per occhio, dente per dente

Il codice di Hammurabi
Il codice di Hammurabi

Audio

Trascrizione

Ciao a tutti. “Occhio per occhio, dente per dente” è la frase di oggi, me l’ha chiesta una persona sulla pagina Facebook di Italiano Semplicemente, mi scuso che non mi ricordo più il nome di questa persona. In ogni caso grazie, perché di tanto in tanto, se vi fa piacere, potete chiedermi tranquillamente il significato di una frase idiomatica italiana, ho creato una pagina apposita per questo. E’ sufficiente che andiate su italianosemplicemente.com e che clicchiate in alto sulla pagina “Contatti” oppure potete andare sulla pagina “Frasi idiomatiche” e poi cliccare sulla scritta “proponi la tua frase“. In questo modo potete chiedermi il significato di una frase, una frase italiana che non avete compreso, e magari si tratta proprio di una espressione idiomatica italiana, cioè tipica del linguaggio italiano; sarò felice di potervi aiutare a comprenderla. Ho alcune frasi idiomatiche che mi sono appuntato, cioè che mi sono segnato, che ho cioè scritto su un file excel, e che ho in programma di spiegare.

Credo che le prossime due frasi saranno infatti l’esclamazione: “mi raccomando!“, che mi ha chiesto una persona di nome Adriana, che saluto con l’occasione e l’espressione “non ne ho la più pallida idea!“, anche questa è una esclamazione, la riconoscete dal punto esclamativo finale.

Questa di oggi è una espressione molto antica, ed infatti esiste in moltissime lingue differenti, esiste in francese ed in arabo ad esempio, e ringrazio Ramona e Shrouk rispettivamente dal Libano e dall’Egitto, per avermi aiutato nella realizzazione di questo file audio. L’espressione di oggi “occhio per occhio, dente per dente” è anche detta “legge del taglione“, che è, tra l’altro, scritta anche nella bibbia, cioè nei libri sacri, o Sacre Scritture, dell’ebraismo e del cristianesimo.

Ho trovato però che sul libro di storia di mia figlia, che ha 9 anni, questa espressione è presente anche nel codice di Hammurabi, il codice delle leggi babilonesi, delle leggi del popolo dei babilonesi, dove in più parti si fa uso proprio della legge del taglione, e se ne fa uso in diverse forme, in più di una forma.

Ma cosa significa questa espressione e quando si usa. Iniziamo intanto a spiegare le parole presenti nella frase della legge del taglione. Le parole presenti nella frase “occhio per occhio, dente per dente” sono fondamentalmente due, e sono Occhio e dente.

L’occhio è la parte del vostro corpo che serve per vedere, e i più fortunati ne hanno due, l’occhio sinistro e l’occhio destro. Gli occhi si trovano entrambi sul viso e rappresentano una parte importante del nostro corpo, una parte che ci può far apparire belli o brutti, intelligenti o stupidi, svegli o addormentati, saggi o stolti. L’occhio è probabilmente la parte più importante del nostro corpo, quella che usiamo di più, quella che ci serve di più. Dei cinque sensi: vista, udito, tatto, odorato e gusto, probabilmente la vista è il senso più importante.

Il dente invece si trova nella nostra bocca, e fa parte del nostro scheletro. Nella nostra bocca infatti di denti ce ne sono molti, ed anche in questo caso bisogna fare appello alla fortuna, poiché per averne molti, di denti, occorre essere fortunati, soprattutto se non si è più giovanissimi.

“Occhio per occhio, dente per dente”, la frase di oggi, contiene però non solo le due parole occhio e dente, ma anche la parola “per”. Si tratta di una “preposizione semplice”, la preposizione semplice “per”. Non siamo qui a fare una lezione di grammatica perché come sapete non è questo che si fa su italianosemplicemente.com, ma è importante in questa frase anche il ruolo di questa parolina, “per”. Infatti è questa parola che da  il significato a questa espressione idiomatica. Il ruolo della parola “per” è perciò molto importante.

“Occhio per occhio, dente per dente” è una legge, nominata appunto legge del taglione, che consiste in una punizione, una punizione che si infligge, cioè che viene data, ad una persona. Se questa persona procura del male ad un’altra, questa persona viene punita. A questa persona viene data una punizione. E che punizione viene data? Esattamente la stessa punizione dello stesso male procurato dello stesso male che è stato fatto. Ad un determinato male ingiusto si pone rimedio, cioè si fa giustizia, con un male di pari grado, cioè con un male equivalente, dello stesso tipo, dello stesso grado, cioè di pari grado. In questo modo si pensa di ristabilire l’equilibrio tra due situazioni che altrimenti sarebbero rimaste impari, sarebbero rimaste non pari, cioè impari. Ci sarebbe cioè stata una ingiustizia, e per fare in modo che quindi tale ingiustizia venga ripagata, venga compensata; per fare in modo che venga fatta giustizia, si è pensato, sin dai tempi dei babilonesi, di applicare la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente. Cosa vuol dire? Vuol dire che, come avrete immaginato, se io ti cavo un occhio, a me deve essere cavato un occhio. Cavare vuol dire estratte, togliere. Se io quindi estraggo, tolgo, cioè cavo un occhio ad una persona, e questa persona rimane cieca ad un occhio, e quindi non può più vedere da quell’occhio, evidentemente a questa persona è stato fatto un torto grave, un danno grave, una ingiustizia. Proprio perché, come dicevo prima, la vista è uno dei cinque sensi più importanti; probabilmente il più importante; tanto importante che compare nelle leggi, nel codice delle leggi dei babilonesi, e non solo.

Allora questa ingiustizia, questo torto, questo danno, deve essere equilibrato da un danno analogo; analogo vuol dire simile, identico. Perché proprio l’occhio? Perché è stato scelto proprio l’occhio? Evidentemente, lo ribadisco, per l’importanza degli occhi e della vista per tutti noi, per la vita in generale. “Dente per dente” è analoga; è una frase che ha lo stesso significato di occhio per occhio. Se ti viene cavato un dente, alla persona che ti ha procurato il danno, cioè alla persona che ti ha cavato il dente, deve essere cavato un dente.

In questo modo, ancora una volta, viene ristabilito l’equilibrio, viene fatta giustizia. “Occhio per occhio, dente per dente”, sembra una ripetizione, sembra ripetere due volte lo stesso concetto, la stessa idea di giustizia, ma ripetendolo due volte, con due esempi diversi, prima con l’occhio e poi col dente, si vuole dire che è una legge, che cioè vale la stessa cosa per tutto. La stessa idea di giustizia vale per tutte le cose, non solo per l’occhio e per il dente.

Il codice babilonese di Hammurabi, come dicevo, contiene molte volte la legge del taglione, e ad esempio in un articolo di questo codice viene fatto proprio l’esempio dell’occhio. La legge del taglione però non valeva se applicata agli schiavi. A quei tempi esistevano infatti gli schiavi, esisteva la schiavitù; gli schiavi erano quelle persone che non avevano gli stessi diritti degli altri (delle altre persone),  venivano trattati praticamente come degli animali ed erano al servizio dei loro padroni. Gli schiavi si vendevano e quindi si potevano acquistare come degli oggetti e quindi uno schiavo veniva scambiato con soldi, con denaro. Di conseguenza anche uno schiavo cieco ad un occhio, con un occhio in meno, valeva meno soldi, aveva un valore inferiore rispetto ad uno schiavo che invece vedeva con entrambi gli occhi.

Di conseguenza se veniva accecato uno schiavo, se cioè ad uno schiavo veniva cavato un occhio, non valeva la legge del taglione, non veniva cioè cavato un occhio anche alla persona che aveva cavato l’occhio allo schiavo, ma era previsto un risarcimento in denaro. La persona doveva risarcire, doveva cioè pagare per il danno fatto, per il danno procurato, ed il prezzo dell’occhio era pari alla metà del valore dello schiavo. Se quindi uno schiavo costava 100, valeva 100, allora uno schiavo cieco ad un occhio, cioè uno schiavo con un occhio cavato,  valeva 50, la metà, e quindi il risarcimento dovuto era pari a 50. Non valeva quindi la legge del taglione per gli schiavi.

Quindi, ricapitolondo, cioè riassumendo quanto già detto, la frase “occhio per occhio, dente per dente” è una frase antica, una legge, una punizione che vuol dire che ad un determinato male ingiusto si deve porre rimedio, si deve rimediare con un male di pari grado. In questo modo si pensa di ristabilire l’equilibrio tra due situazioni che altrimenti sarebbero rimaste impari.

L’espressione è molto comune anche in altre lingue. Questa volta ascoltiamo Shrouk dall’Egitto e Ramona dal libano.

Shrouk: La frase equivalente in arabo è..(frase in arabo)  

Ramona: Gianni, la frase che ha detto Shrouk è corretta in arabo, si usa spesso, ma nello scritto di più.  

Grazie a Ramona e Shrouk, che hanno una ottima pronuncia italiana. Loro sono ormai due fedelissime amiche della chat su whattapp di italianosemplicemente.com.

1Ora vi faccio un paio di esempi di utilizzo. Il primo esempio in ambito sportivo: ad esempio nel gioco del calcio, se un calciatore fa male ad un altro calciatore, e quindi commette un fallo grave, da espulsione, da cartellino rosso, e poi il giocatore che ha ricevuto il fallo, subito dopo, si vendica,  e anche lui fa del male al calciatore che aveva commesso il fallo, compiendo un altro grave fallo, allora in questo caso possiamo dire che il calciatore ha applicato la legge del taglione, poiché avendo ricevuto un calcio, ha pensato di farsi giustizia da solo, e di rimediare al torto subito con la stessa cosa: facendo cioè un fallo simile; restituendo il calcio all’evversario. Nel gioco del calcio, si chiama “fallo” qualsiasi scorrettezza che viene commessa da un calciatore, come appunto quando si colpisce con un calcio un altro giocatore. Se chiedete al calciatore il motivo per cui ha restituito il calcio, lui potrebbe dirvi: “occhio per occhio, dente per dente”.

Prima ho parlato anche di “espulsione”.  L’espulsione di un calciatore avviene quando l’arbitro, cioè il direttore arbitrale, caccia dal campo un calciatore, espellere cioè dal campo il calciatore, lo manda fuori dal campo e questo giocatore non può più continuare a giocare poiché ha commesso una grave irregolarità.

L’arbitro, quando espelle un calciatore, quando lo manda via dal terreno di gioco, gli mostra un cartellino rosso, un piccolo cartello di colore rosso, col quale lo informa che non può più continuare a giocare la partita di calcio.

2La stessa risposta “Occhio per occhio, dente per dente” potrebbe darla una donna, una moglie, che, sapendo che è stata tradita dal marito, lei, per vendicarsi, per fare giustizia, decide di tradire a sua volta il marito; di tradirlo cioè anche lei, “a sua volta” vuol dire anche lei.

Tradire, in ambito amoroso, affettivo, vuol dire andare con un altra donna, o con un altro uomo. Quando si tradisce una persona con la quale si è sposati, o anche fidanzati, quello che che viene tradito, la cosa che viene tradita è la fiducia. Io mi fidavo di te, e tu invece mi hai tradito. Allora sai cosa faccio io? Anche io ti tradisco: “occhio per occhio, dente per dente”.

Si può anche dire “ripagare con la stessa moneta”. In questo caso la donna ripaga con la stessa moneta il marito, e questa è una seconda frase idiomatica che ha lo stesso significato della prima. Questa volta c’è un verbo: ripagare, cioè pagare una seconda volta. La moneta è il mezzo che viene usato per pagare, e questo mezzo è appunto il tradimento. Prima mi hai pagato tu con la moneta del tradimento, ora ti ripago io con la stessa moneta. Quindi la donna potrebbe anche dire: ho ripagato mio marito con la stessa moneta, occhio per occhio, dente per dente.

Con questo esempio credo sia abbastanza chiaro il senso della frase, anzi delle due frasi, che sono identiche. Probabilmente “ripagare con la stessa moneta” è un po’ più elegante, ma da  più il senso della vendetta, un sentimento certamente poco nobile se usciamo dall’ambito affettivo.

Siamo dunque arrivati alla ripetizione. Provate a ripetere dopo di me, vi lascerò il tempo per farlo. Mi raccomando, questo esercizio è importante perché se non ne avete l’opportunità, potete cominciare a parlare italiano poco a poco, senza sforzi e così allenerete i muscoli della bocca e comincerete a prendere confidenza con la lingua italiana, fino a che, ad un certo punto, la sentirete sempre più vicina a voi, non la percepirete più come una lingua strana da parlare. Se state in un autobus e non potete parlare, allora ripetete dentro la vostra testa.

“Occhio per occhio, dente per dente”.

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State attenti alle doppie, mi raccomando: occhio si scrive con due “c”: occhio, e non occhio.

“Occhio per occhio, dente per dente”

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“Occhio per occhio, dente per dente”

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“Occhio per occhio, dente per dente”

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“Occhio per occhio, dente per dente”

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Avete sentito anche delle piccole musiche. Servono per separare delle parti in un audio file. Lo sento fare molto più spesso nei file audio, nei podcast che tutti i giorni ascolto in inglese, francese e tedesco, e dunque ho deciso di farlo anche io, credo siano utili in fondo, e ho deciso di utilizzarli e di inserirli anche nel corso di italiano professionale, perché solitamente in questo corso i file sono più lunghi, 20-30 minuti ciascuno e quindi è meglio separare tra loro le varie parti di un file audio, come la spiegazione e gli esempi.

Approfitto per ringraziare tutti coloro che hanno prenotato il corso di italiano professionale, grazie della vostra fiducia, perché il corso è solamente all’inizio, infatti è stata scritta solamente l’introduzione, la spiegazione e il programma del corso ed anche la prima lezione del corso, che parla, descrive tutti i modi che ci sono in italiano per dire che siete bravi a fare qualcosa, tutti i modi per dire che siete degli esperti, e in cosa siete specializzati. Tra questi modi ci sono anche delle frasi idiomatiche, delle espressioni tipiche italiane.

Evidentemente si tratta di cose molto utili a chi cerca lavoro in Italia o lavora con degli italiani. C’è già il file PDF sulle pagine di italiano semplicemente; il file pdf dell’articolo della prima lezione, disponibile per tutti, in modo che tutti possiate capire di cosa si tratti, per farvi un’idea del corso. Fra qualche giorno inserirò le date in cui tutte lezioni saranno pronte, e il corso sarà disponibile ad inizio dell’anno 2018. Si tratta di un progetto a medio termine dunque, ma per fare delle cose per bene ci vuole tempo ed occorre programmare in anticipo.

Un saluto a tutti e arrivederci alla prossima frase idiomatica che sarà: “mi raccomando!”

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Salvate il file mp3 nel vostro I-Pod o sullo Smartphone e ripetete l’ascolto più volte. Seguite le sette regole d’Oro per imparare l’italiano.

Il calcio non fa più bene?

download-mp3-audioBenvenuti amici di ItalianoSemplicemente.com, oggi parleremo di calcio.

Pur parlando di calcio, non parleremo però soltanto di sport, cioè non parleremo dello sport più amato al mondo ed anche in Italia, ma parleremo anche del calcio, e non solo di calcio.

Come sapete la parola “calcio” non significa soltanto football, non è cioè solamente uno sport, ma è anche molte altre cose. Una di queste cose ha a che vedere con la chimica. Infatti il calcio è anche quello che si chiama un “elemento chimico”, indispensabile, cioè molto utile e importante  per il sangue, il funzionamento del sistema nervoso, per la formazione delle ossa e la funzione cardiaca, cioè per il cuore.  Il sangue è quel liquido di colore rosso che scorre nel nostro corpo e che serve a trasportare l’ossigeno nel nostro corpo e che scorre all’interno delle vene, che sono quei piccoli tubicini, quei piccoli tubi dove appunto scorre, cioè si muove, il sangue.

La parola  “calcio” è però anche altre cose, infatti il calcio è anche una parte del fucile e della pistola. Ma un “calcio” è anche un “colpo col piede”, un calcio, è infatti, una colpo, una botta che si da col piede a qualche cosa, a qualsiasi cosa, anche ad una persona: “ti do un calcio!”, vuol dire di do una botta, una pedata, cioè ti colpisco col piede, come si fa con la palla, cioè col pallone, nel gioco del calcio. Attenzione perché si dice “pedata” e non “piedata”, cioè si scrive senza la lettera i, anche se deriva dalla parola piede, e significa appunto colpo inferto col piede, colpo dato col piede.

La parola calcio è veramente molto usata in Italia e dagli italiani. Infatti c’è anche un verbo: “calciare”, che appunto vuol dire “dare un calcio”, “dare una pedata”. Calciare la palla significa proprio “dare un calcio alla palla”.

Ci sono anche molte frasi idiomatiche, molte espressioni tipiche della lingua italiana in cui è presente la parola “Calcio”.

Ad esempio, “dare un calcio alla fortuna” vuol, dire non approfittare della fortuna, cioè non approfittare di una cosa positiva che è accaduta. Si da un calcio alla fortuna se ad esempio un ragazzo tratta male una ragazza che gli vuole molto bene. Si da un calcio alla fortuna ogni volta che si lasciano andare occasioni positive, capitate per caso, e delle quali non si approfitta, delle quali non riusciamo a sfruttare le possibili conseguenze positive.

Ad esempio se una persona vuole imparare l’italiano e gli capita di visitate italianosemplicemente.com per caso e poi non ci torna più, ebbene questa persona sta sicuramente dando un calcio alla fortuna, perché avrebbe potuto imparare l’italiano con divertimento e molto velocemente.

Si può allo stesso modo dare un calcio metaforicamente a qualsiasi cosa. Metaforicamente vuol dire in senso figurato, in senso meraforico. Le frasi idiomatiche hanno sempre un senso metaforico; hanno per defininizione un senso metaforico, poiché contengono sempre una metafora, una similitudine. Posso quindi dare un calcio alla miseria se getto nell’immondizia delle cose ancora nuove, posso dare un calcio alla bellezza se dipingo la mia casa con dei brutti colori e via dicendo.

Ma torniamo al calcio come elemento chimico. Mi ha molto colpito una notizia, che riguarda una ricerca fatta proprio sul calcio. Le ultime novità sono che a quanto pare, a quanto risulta da una recente ricerca scientifica, che risale al mese di settembre 2015, il calcio non fa così bene alle ossa come sembrava finora. Il calcio sembra non faccia quindi bene alle ossa, cioè al nostro scheletro. Le ossa sono, costituiscono la struttura dello scheletro,

Questa ricerca è stata condotta, cioè realizzata, cioè fatta, e pubblicata dalla British Medical Journal. Si tratta di una ricerca scientifica molto approfondita, cioè molto ben fatta: approfondita è il contrario di superficiale; che quindi mostra come tutte le ricerche fatte finora sui benefici del calcio, circa cinquanta ricerche, circa una cinquantina quindi, avevano degli errori procedurali. In conclusione, tale ricerca ha dimostrato come il Calcio usato come integratore non porta benefici alle ossa, quindi non aiuta a prevenire le fratture. In poche parole, assumere calcio, cioè prendere calcio attraverso un integratore, cioè attraverso una bevanda, una bibita arricchita di calcio, ad esempio, non aiuta le ossa a rinforzarsi. Non è una cosa di poco conto, cioè è molto importante dire questo, perché il calcio è l’integratore più pubblicizzato al mondo. Non c’è nessuna sostanza più del calcio, nessun elemento chimico che finora è stato più indicato come integratore in generale. In questo caso come integratore per le ossa.

Tale ricerca insomma dimostra che non solo il calcio non aiuta le ossa, ma può avere anche molti effetti negativi sulla salute, infatti un eccesso di calcio, cioè se si assume troppo calcio, cioè calcio in eccesso, si possono avere disturbi cardiaci, cioè al cuore, e circolatori, relativi cioè alla circolazione del sangue nelle vene.

E’ una notizia che mi ha colpito molto e che volevo condividere con voi; chi vuole può dare una occhiata alla pubblicazione della ricerca scientifica, della quale metterò un link, un collegamento sulla pagina web del file audio che state ascoltando.

Spero che questa notizia sia utile anche a voi, ed a tutti coloro che magari hanno dei figli e che sono preoccupati se non bevono il latte o se non ne bevono abbastanza. La notizia sarà utile anche a tutte le donne, e soprattutto alle donne oltre i 50 anni, che hanno più di 50 anni, alle quali i medici consigliavano di aumentare il consumo di latte e latticini; i latticini sono tutti i prodotti derivati dal latte, come i formaggi ad esempio.

Ebbene, ora si è scoperto che assumere (cioè prendere) calcio in eccesso può causare una serie di disturbi di forte rilievo (cioè importanti) sia al cuore sia anche di altro tipo, poiché a quanto pare (sembra che) l’eccesso di calcio generi mille diversi problemi.

Solamente chi è malnutrito pare abbia dei benefici dal calcio, e quindi solamente chi è totalmente privo di calcio ne ha veramente bisogno. Malnutrito significa nutrito male, quindi quando una persona è malnutrita non mangia a sufficienza e nella sua alimentazione non entrano, quindi vengono a mancare, sono insufficienti, le giuste quantità di alimenti, di cibo e quindi anche di calcio.

Spero che questa lezione un po’ anomala, un po’ strana, di italiano vi sia piaciuta, ma ogni tanto credo sia interessante non solamente insegnare l’italiano ma dire anche qualcosa di utile, qualcosa che è interessante leggere e che quindi voi leggereste anche nella vostra lingua madre.

Tutto questo perché quando si impara una lingua è sempre bene concentrarsi sulla storia e non solamente sulla lezione. Ci vediamo alla prossima lezione, e spero che voi non diate un calcio alla fortuna e vi dimentichiate di italianosemplicemente.com. Ciao amici.

Ma quale (xxx) d’Egitto!

download-mp3-audioAudio:

Benvenuti a tutti gli amici della comunità di Italianosemplicemente.com, grazie a tutti i più fedeli visitatori, e per coloro che  invece ascoltano questo file audio per caso, vi dico benvenuti innanzitutto, e poi vi dico che state ascoltando un podcast di Italiano Semplicemente, dedicato ad una espressione idiomatica italiana.

bandiera_animata_egittoOggi, in particolare vediamo una espressione divertente, abbastanza curiosa, che soprattutto farà incuriosire i nostri amici egiziani, ma non solo. Ricordo che ad oggi l’Egitto è una delle nazioni dalla quale vengono molti visitatori di Italianosemplicemente.com. Ci sono infatti molte ragazze dell’Università di El Cairo; dico ragazze perché ho saputo che sono pochissimi i ragazzi che frequentano la facoltà di Italianistica, nella quale Italiano Semplicemente è un sito abbastanza rinomato, cioè abbastanza famoso. Colgo l’occasione quindi per salutare le ragazze e tutti gli egiziani che sono all’ascolto.

Per entrare in tema ed introdurvi subito la frase in questione, la frase di oggi, potrei dirvi che se mi dite che la facoltà di italianistica di cui sto parlando si trova in Bolivia, io potrei rispondervi: “ma quale Bolivia d’Egitto!!” Oppure “ma quale Bolivia d’Egitto, parlo della facoltà di El Cairo, in Egitto!”

Ebbene, se, come immagino, molti di voi sono rimasti basiti, cioè stupiti, meravigliati, vi spiego subito il significato di questa espressione, quando si usa, in quale contesti, e vi farò, come di consueto, cioè come al solito, degli esempi esplicativi, degli esempi con i quali possiate comprendere e che vi facciano capire esattamente quando e perché usare questa frase.

Avrete certamente notato che il titolo della frase idiomatica che ho inserito nell’articolo pubblicato sul sito, su italianosemplicemente.com, è “ma quale xxx d’Egitto“. Prima invece ho detto “ma quale Bolivia d’Egitto!“. Perché quindi nel titolo ho inserito tre volte la lettera X? “XXX” vuol dire, sta ad indicare, che potete mettere, potete sostituire alle tre X qualsiasi nome, qualsiasi aggettivo, qualsiasi parola italiana di senso compito, cioè che abbia un significato. Vi dirò di più, potreste anche mettere qualsiasi parola anche non italiana; e vi dirò ancora di più: potreste usare anche una qualsiasi parola, anche inventata. Persino una intera frase, non solo una singola parola, può essere inserita all’interno di questa espressione idiomatica al posto delle tre X.

Com’è possibile? Beh, la risposta è abbastanza semplice, e visto che state morendo dalla curiosità, vi dico che l’Egitto non c’entra nulla, non so se la cosa vi faccia piacere o meno! Per spiegarla in poche parole, l’espressione equivale a dire: “non dire sciocchezze!” oppure “sei impazzito?” oppure “ma cosa stai dicendo?“. Qualsiasi situazione nella quale vogliate esprimere che avete appena ascoltato una cosa molto strana, o incomprensibile, una cosa assurda, o vogliate dire al vostro interlocutore, cioè alla persona con la quale state interloquendo, cioè con la quale state parlando, che è molto lontano dalla soluzione, che quello che ha detto il vostro interlocutore, è molto lontano dalla verità, è alquanto strano, forse è anche assurdo.

Diciamo che l’Egitto, e questa probabilmente può essere la motivazione per cui c’è l’Egitto in questo frase, rappresenta proprio la lontananza rispetto all’Italia, la distanza dall’Italia, distanza fisica, ma anche sociale, culturale. Le differenze che esistono tra l’Italia ed l’Egitto, probabilmente, sono all’origine di questa espressione, di questa frase idiomatica. Siccome Italia ed Egitto sono molto lontane, molto distanti tra loro, allo stesso modo il nostro interlocutore è molto lontano dal dire una cosa esatta, e quello che ha detto è invece molto strano, molto diverso, anche assurdo, incomprensibile.

Probabilmente invece poi queste differenze, tutte queste differenze non ci sono in realtà tra Italia ed Egitto; almeno le differenze culturali, io credo, a giudicare da quello che ho visto e sentito io, non ce ne sono molte. In ogni caso questo è il significato della frase, questo è quello che significa, ma per meglio apprenderne il significato e meglio assimilare il concetto, è bene vedere insieme degli esempi, come facciamo normalmente quando si tratta di espressioni idiomatiche italiane.

Farò esempi in ambiti diversi, se possibile utilizzando ambiti assolutamente diversi tra loro. Possiamo ad esempio immaginare un ambito… politico. Perché no! L’ambito in questo caso lo potete scegliere liberamente, senza limiti di immaginazione. Scelgo la politica perché credo sia molto calzante, cioè calza alla perfezione, cioè si adatta bene alla situazione, come una calzatura ad un piede, come cioè una scarpa ad un piede. Vediamo perché.

1Ammettiamo quindi che ci sia un politico italiano che, in campagna elettorale, cioè trovandosi vicino alle elezioni, parlando pubblicamente, dica una frase in pubblico, come ad esempio: “Oggi ho sentito il mio avversario politico dire che se vincerà le elezioni, se sarà lui a vincere le elezioni, allora abbasserà le tasse alla popolazione, ed io vi dico: ma quale abbassare le tasse d’Egitto! Sicuramente se vincerà le elezioni lui sicuramente le alzerà le tasse, come ha sempre fatto in passato”. Le tasse sono le imposte, cioè i soldi che si pagano allo Stato affinché lo stesso Stato possa fornire i servizi alla popolazione, possa costruire cioè le scuole, possa costruire le strade, possa far funzionare gli ospedali eccetera. Quindi il politico dicendo in questo modo, dicendo  “ma quale abbassare le tasse d’Egitto!” vuole sottolineare, enfatizzare in modo abbastanza forte, abbastanza deciso, che non c’è cosa più lontana dalla realtà di quella che ha appena sentito dal suo avversario politico. Quello che ha detto il suo avversario è assurdo, non è vero affatto, è una vera e propria sciocchezza. Credo che questo esempio sia veramente calzante, sia molto esplicativo, vi faccia capire bene che questa frase: “ma quale abbassare le tasse d’Egitto!” sia molto diretta e arriva subito all’obiettivo di screditare l’avversario politico, cioè di togliergli credito, di screditarlo, di sminuirlo di fronte all’opinione pubblica, cioè di renderlo più piccolo; di ridicolizzarlo, cioè di renderlo ridicolo davanti a tutti.

2Facciamo un altro esempio, stavolta in ambito sportivo. Ammettiamo che ci sia in TV una partita tra due tennisti, ad esempio Sampras e Federer, che sono due fortissimi giocatori di tennis, che stanno giocando la finale di Wimbledon, del torneo di Wimbledon. Si tratta della finale, della partita decisiva, cioè della finale, cioè dell’ultima partita, quella che si gioca alla fine del torneo, e immaginiamo che ci siano due persone che stiano commentando la partita guardando la televisione, che stiano cioè parlando di questa partita, commentandola davanti alla TV. Una persona allora dice: “secondo me Sampras potrebbe riuscire a battere il suo avversario di oggi Boris Becker“. Allora la seconda persona,  ascoltando il suo amico che dice questa frase potrebbe rispondere: “ma quale Becker d’Egitto, il suo avversario è Federer, Roger Federer, non è Boris Becker!”

Anche in questo caso dunque, chi pronuncia questa frase vuole far notare che ha appena ascoltato una sciocchezza, cioè una cosa sciocca, una inesattezza, una cosa inesatta, cioè non esatta, una cosa sbagliata, che lo ha stupito, lo ha meravigliato, e che è necessario far notare questa cosa, è necessario dire, ed enfatizzare, cioè è necessario dare enfasi, importanza al fatto che la cosa appena detta è molto lontana dalla realtà, dalla verità, così come l’Italia è lontana dall’Egitto. La risposta “ma quale Becker d’Egitto!” col punto esclamativo finale, fa quindi notare suo nostro interlocutore la grave inesattezza appena detta.

Si tratta come è immaginabile, di una reazione immediata, di una esclamazione quindi che non mi sento di consigliarvi di utilizzare in ogni contesto. Non perché si tratta di una brutta esclamazione, o di una parolaccia, o di una offesa, o che non si possa fare, perché come ho detto ha sempre significato, ma proprio perché si da molta enfasi all’errore, può risultare scortese e troppo diretto, troppo brusco. In alternativa, in situazioni più importanti o più formali, o con persone che non conoscete abbastanza vi consiglio di usare altre espressioni più o meno equivalenti. Potrei dire ad esempio “credo che lei stia facendo confusione con Federer“, se state dando del lei a questa persona, oppure “in realtà si tratta di  Roger Federer”, che è meno formale. Ancora più informale è ad esempio: “mi sa che ti stai sbagliando, forse volevi dire Roger Federer?”

Insomma ci sono molti modi alternativi di esprimere lo stesso concetto, ma sappiate che anche se non molto usata come espressione, potrebbe capitarvi di ascoltarla. Meno probabile che la troviate scritta, anche se facendo una ricerca su internet potete trovare degli articoli. Si tratta di articoli, come è ovvio, di protesta, di articoli anche politici, in cui si mette fortemente in discussione ciò che è stato detto o scritto da qualcun altro.

Se, come spero, avete afferrato il significato, se avete cioè ben compreso come e quando si usa questa frase idiomatica italiana, passiamo alla ripetizione. Provate quindi a ripetere dopo di me; io cercherò di fare altri esempi che voi dovete ripetere, senza pensare alla grammatica. Pensate piuttosto a ben pronunciare, a usare lo stesso mio tono di voce, perché se il tono è diverso chi vi ascolta potrebbe non capire anche se pronunciate bene le singole parole. Ringrazio Shrouk da El Cairo, in Egitto, ovviamente, per la collaborazione. Tre, due, uno, via. Vai Shrouk!

  • “Sei andato a scuola oggi?” Risposta: “Ma quale scuola d’Egitto Shrouk, casomai oggi sono andato al lavoro!”
  • “Tu sei il professore di inglese vero? Risposta: “ma quale inglese d’Egitto, io insegno la lingua italiana!

Grazie ancora a Shrouk. Un’ultima annotazione: la frase è utilizzabile anche in modo scherzoso ovviamente, quindi potete usarla quando volete con amici e conoscenti. L’intonazione, come al solito, svolge un ruolo importante.

Vi ricordo che se volete migliorare il vostro livello di italiano, vi consiglio di ascoltare questo podcast più volte, al fine di memorizzare le parole più difficili ed essere in grado di saperle riutilizzare all’occorrenza, il tutto, come sempre, all’insegna delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente. Per chi non le conosce ancora vi invito ad andare sul sito a dare una occhiata, poiché sarà una rapida occhiata che vi farà risparmiare molto tempo prezioso.

E’ tutto amici, e spero che se oggi qualcuno vi chiede: “Allora, ti è piaciuto il podcast di oggi di Italiano Semplicemente?”  Voi non rispondiate: “ma quale piaciuto d’Egitto!!

 

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solo.

Espressioni di disappunto: Mannaggia a te mannaggia! Accidenti! Perbacco!

mannaggia
File audio:

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Oggi amici di italianosemplicemente.com spieghiamo alcune “espressioni di disappunto”.

Le espressioni di disappunto sono tutte quelle espressioni che vengono utilizzate verbalmente, cioè a voce, non nella forma scritta, per esprimere appunto, disappunto.

Cos’è il disappunto? Il disappunto si esprime, si manifesta, quando c’è qualcosa che non va, quando cioè reagiamo ad una situazione difficile, che ci coglie impreparati, una situazione che non ci aspettavamo in qualche modo, e che ci lascia un po’ contrariati, un po’ sorpresi e amareggiati.

Il disappunto, o meglio una espressione di disappunto, è quindi una espressione verbale, una cosa che viene detta, una espressione, con la quale si manifesta, si mostra, che c’è qualcosa che non va, che ci da fastidio, molto fastidio,  che ci provoca malessere. A volte una espressione di disappunto si manifesta con una accusa personale, come per dare la colpa a qualcuno, per puntare il dito su qualcuno, a parole ovviamente, e con un tono negativo, con un tono amareggiato e infastidito.

Per spiegare meglio cosa sia il disappunto dobbiamo necessariamente fare degli esempi, come si fa normalmente in Italiano semplicemente, anche perché ce ne sono svariate di espressioni di disappunto. Ce ne sono molte, anche molto diverse tra loro. Alcune di queste espressioni possiamo tranquillamente farle rientrare nella categoria frasi idiomatiche. In effetti si tratta di espressioni tipiche dell’idioma italiano, cioè della lingua italiana.

Cominciamo con la prima espressione di disappunto. “Mannaggia a te“. Oppure “mannaggia a te mannaggia“. Mannaggia a te è una espressione di disappunto, ma è anche una accusa, un dare la colpa a te, cioè alla persona che sta di fronte a quella che parla. La parola “mannaggia” è una espressione verbale informale e  popolaresca, che si usa solamente verbalmente. Non potete scrivere mannaggia su un documento ad esempio!! al massimo potete scriverlo su Facebook, twitter eccetera. Mannaggia è dunque una imprecazione, una imprecazione contro qualcuno, oppure contro qualcosa. Un qualcosa che ci ha provocato un malessere. Non si usa in tutta italia, anche se ovunque la possono comprendere. E’ utilizzata moltissimo nell’Italia centro-meridionale, ed è l’equivalente di “sia maledetto”, ma sicuramente è più scherzoso, meno grave. Mannaggia si usa tra amici, tra conoscenti ed in famiglia. Potete sentire frasi come mannaggia a te, o mannaggia a’mortemannaggia la miseria eccetera. Possiamo tradurla anche col termine accidenti. Possiamo quindi anche dire, accidenti a te, molta diffusa anche questa, o anche accidenti alla miseria, accidenti alla morte, o semplicemente accidenti!

Possiamo dire che accidenti! è la versione non familiare, quello che potete dire in occasioni più formali, con persone che non conoscete e che non sapete come possono reagire. Sicuramente il semplice accidenti! non rappresenta una accusa, non equivale a accidenti a te! quindi è solamente una imprecazione contro qualcosa di non positivo che è appena accaduto, o del quale siamo venuti ora a conoscenza.

Facciamo qualche esempio.

1Se giocate alla lotteria, per chi non la consce la lotteria è un gioco, che consiste nell’estrazione di un vincitore; si sceglie cioè casualmente il vincitore tra una platea di potenziali vincitori. Ad esempio potete acquistare un biglietto della lotteria, il vostro biglietto avrà un certo numero, diciamo il numero 123. Se al momento di decidere il vincitore venite a conoscenza che voi non avete vinto, che il vincitore non è il numero 123 ma un altro numero, potete dire: mannaggia! oppure accidenti! In questo modo esprimete il vostro disappunto, cioè il vostro dispiacere, verso il fatto che non avete vinto. Non si tratta di una forte espressione di dispiacere, non è una cosa grave.

2Se invece vostro figlio vi dice che ha preso un brutto voto a scuola, perché ha sbagliato il compito di matematica, appena lo venite a sapere, non appena ve lo dice la sera, a voi dispiace e potreste dire mannaggia a te, o mannaggia a te mannaggia, avevamo fatto un sacco di compiti ieri, ci eravamo esercitati tanto, come mai hai sbagliato? come mai hai preso questo brutto voto? Ecco, in questo caso ve la state prendendo con vostro figlio, state accusando lui, vostro figlio. Non si tratta di una accusa grave, beninteso, ma dipende molto dal tono che usate. Ben più grave sarebbe se usaste parole diverse, come maledizione!, “che tu sia maledetto!” Quest’ultima poi, che tu sia maledetto, non si usa quasi mai perché è una accusa molto grave, e si dice solamente quando si prova qualcosa di molto negativo nei confronti di questa persona alla quale rivolgete. potete ascoltarlo in qualche film italiano, questo potrebbe capitarvi, magari una moglie che lo dice al marito in preda alla disperazione, ma nella realtà è difficile che vi possa capitare. In tal caso si tratterebbe di un vero e proprio litigio, di una forte discussione.

Bene, credo sia abbastanza chiaro ora il senso di queste espressioni di disappunto. Quelle che abbiamo visto, mannaggia! in particolare, è abbastanza familiare. Accidenti! è sicuramente più adatto a qualsiasi situazione. Ci sono altre espressioni universali, ormai quasi in disuso, che non si usano quasi più e che fanno anche un po’ ridere, ma che potreste ascoltare, perché no! Si tratta di diamine!, che è più formale oppure anche pergiove! oppure anche perbacco! In alcune tipologie di film italiani potreste tranquillamente ascoltare anche dannazione! soprattutto in film western, o di azione, di avventura.

Facciamo ora l’esercizio di pronuncia, tanto utile per voi, per memorizzare e per scoprire le eventuali difficoltà nella pronuncia. Ripetete quindi dopo di me, vi darò il tempo per ripetere, e se ne avete bisogno fate una pausa ulteriore col vostro cellulare o lettore mp3. Ripetete dopo di me, come se foste degli attori, senza pensare alla grammatica, ma solamente concentrandovi sul tono della mia voce.

  • accidenti, ho sbagliato l’esercizio di grammatica;
  • maledizione, ho dimenticato il libro di italiano a casa!
  • mannaggia a te, come hai fatto a rompere il mio vaso preferito?
  • mannaggia a te mannaggia, ti dimentichi sempre di acquistare la frutta;
  • diamine! qualcuno mi ha graffiato l’automobile nel parcheggio
  • mannaggia la miseria, anche oggi piove!

Spero che abbiate ben compreso il significato delle espressioni di oggi, e che non diciate “mannaggia a te Gianni, non ci fai capire mai nulla!” Ricordo a tutti che le altre espressioni idiomatiche sono tutte nella pagina dedicata del sito, basta cliccare su “frasi idiomatiche e modi di dire” ciao amici alla prossima.

Espressioni equivalenti: brutta gatta da pelare – brutta bestia… cavoli amari

Gatta (bella) e non da pelare...
Gatta (bella) e non da pelare…

Ciao a tutti amici. Oggi ci divertiamo un po’ con alcune espressioni tipiche italiane. Sono Gianni, di italianosemplicemente.com, e oggi, dopo aver spiegato il verbo cazzeggiare la settimana corsa, anche oggi voglio presentarvi alcune espressioni tipiche italiane.

Espressioni che hanno tra di loro più o meno lo stesso significato, e che però vanno utilizzati in contesti e situazioni diverse.

In Italia infatti, come probabilmente in ogni lingua, lo stesso concetto, la stessa cosa, lo stesso sentimento, si può esprimere non solamente in un modo, in un solo modo, ma in diversi modi.

Nel caso del verbo cazzeggiare, abbiamo visto che si può usare una parola derivata da una parolaccia per indicare un atteggiamento scherzoso, ma che la stessa cosa, lo stesso concetto può essere espresso in differenti modi, più o meno familiari, più o meno formali.

Ci sono differenti modalità di esprimere lo stesso concetto dunque, ed oggi vedremo la frase “avere una brutta gatta da pelare“.

E’ la seconda frase idiomatica che ha a che fare con un gatto, in questo caso con una gatta. Abbiamo già visto la frase “non c’è trippa per gatti” che è piaciuta molto e che è utilizzata solamente in Italia.

Oggi la frase dunque è “avere una brutta gatta da pelare“. Nel corso del tempo vedremo man mano tutte le espressioni che in generale hanno a che fare con gli animali. “Vedere i sorci verdi è un altro esempio che abbiamo già spiegato, che però riguarda i topi, cioè i “sorci”.

Oggi voglio provare, voglio sperimentare un diverso modo di fare la spiegazione della frase.

E’ un esperimento, ed è Il modo che vorrei seguire, che vorrei utilizzare anche all’interno del corso “italiano per affari e per le relazioni professionali“, il corso che sarà disponibile il 1 gennaio 2018 e che naturalmente conterrà anche un capitolo contenente tutte le frasi idiomatiche utilizzabili in ambito professionale, in contesti sia formali che informali. Ci sarà inoltre una chat su whatsapp dedicata a tutti coloro che acquistano il corso, per avere assistenza personale.

Dunque il metodo è il seguente e voglio illustrarvelo ora:

  1. Inizialmente spiegherò il significato delle parole e dell’espressione, e farò, come sempre, alcuni esempi di utilizzazione per capire al meglio quando si usa la frase in questione; questo è il primo punto.;
  2. Al secondo punto vedremo bene la pronuncia delle singole parole e l’intonazione che va utilizzata. Vedremo anche quando si pronuncia e se ci sono eventuali difficoltà nella pronuncia della frase;
  3. Terzo, vedremo in quali altri modi possiamo esprimere lo stesso concetto, con i sinonimi e i contrari anche, vedremo la versione formale cioè professionale, e quella informale, cioè che si usa tra amici o tra colleghi che si conoscono bene; Vedremo anche dove si colloca la frase in questione. Vedremo cioè ogni frase in quale contesto va usata. Se la frase è formale, vedremo l’equivalente informale e viceversa. Inoltre verrà specificato anche se la frase è solamente orale, oppure potete anche trovarla e utilizzarla in forma scritta;
  4. Quarto punto, vedremo se ci sono eventuali rischi nella pronuncia, vale a dire se ci sono pericoli di confusione con altre parole con altro significato;
  5. Infine, sarà anche il vostro turno, faremo infatti insieme un piccolo esercizio di coniugazione, utilizzando tempi diversi, al passato ad esempio, o al futuro o al condizionale eccetera, lasciandovi il tempo di ripetere per far sì che cominciate ad abituarvi a sentirvi parlare, a sentire voi stessi parlare, a sentire quindi la vostra voce e ad allenare i muscoli della vostra lingua, senza pensare alla grammatica.

Adesso ascoltiamo alcuni membri della chat di whattup di Italiano Semplicemente che pronunciano queste frasi:

Ascoltriamo Shrouk dall’Egitto, Thiago dal Brasile e Lilia dalla Russia, tre amici che mi hanno aiutato.

Shrouk: “Imparare l’italiano è una brutta gatta da pelare se non usi il metodo giusto

Thiago: “quel professore è proprio una brutta bestia. Se non te lo fai amico è impossibile superare l’esame“.

Lilia: “sono cavoli amari se mia madre mi scopre che le ho preso la macchina di nascosto

ringrazio tutti naturalmente per aver collaborato, e ringrazio anche Petra dalla Germania, che mi correggerà se sbaglierò qualcosa. Vero Petra?

PETRA: “Sì hai ragione

Avete sentito delle frasi dei nostri apprendisti della lingua italiana. Li ringrazio tutti per la loro collaborazione. Questi sono solo alcuni degli esempi che si possono fare con queste espressioni: “avere una brutta gatta da pelare”, “sono cavoli amari” e “è proprio una brutta bestia”. Le espressioni hanno un significato molto simile tra loro.

Ma cominciamo prima a spiegare le parole: sapete cosa è una “gatta“? E’ semplicemente un gatto dal sesso femminile, quindi un gatto femmina. Inoltre “pelare” è uno di quei verbi italiani abbastanza utilizzati, e che hanno più significati. Pelare, nel suo senso proprio, è un verbo che si può usare con le patate: si pelano le patate, cioè si sbucciano le patate, e le patate è l’unica cosa che si pela, cioè che viene pelato. In teoria pelare viene, deriva dalla parola “pelo”, quindi pelare vuol dire “togliere il pelo”, anche se a dire il vero le patate non hanno il pelo. Il gatto ha il pelo però, ed anche la gatta ce l’ha. Tutti o quasi tutti gli animali hanno il pelo. La gatta quindi può essere pelata, cioè può essere presa e le si può tagliare il pelo. Si può “pelare”, o “spelare” anche. La “s”, la lettera s è spesso usata in italiano per descrivere un significato opposto o esagerato di un verbo, come ad esempio: parlare, sparlare, radicare, sradicare, fatto, sfatto, turare, sturare eccetera. In questo caso invece pelare e spelare sono due sinonimi.

L’italiano è strano… vero Petra? “Sì, hai ragione“.

Se provate a pelare una gatta, o a spelarla, vedrete che non è affatto facile, non solo perché è un gatto, e quindi può facilmente graffiarvi, con le unghie, ma perché è un gatto femmina. E le gatte femmine sono potenzialmente più cattive dei gatti maschi,  quantomeno perché devono difendere i gattini, i cuccioli, i piccoli gatti, e come tutte le femmine quindi, degli animali intendo, sono potenzialmente più difficili da trattare. Per le femmine umane invece dovremo aprire un discorso a parte, che non potremmo comunque esaurire in un breve file audio come questo, vero Petra? “Sì, hai ragione

A parte gli scherzi, comunque avete certamente capito che avere una brutta gatta da pelare è una cosa abbastanza complicata, difficile, e quindi questa frase manifesta un problema difficile da risolvere. La gatta è poi anche “brutta”, e in questo caso il “brutta” non è riferito all’aspetto fisico, ma alla cattiveria. Brutta in questo caso vuol dire “molto”, quindi molto difficile da pelare.

Vediamo il secondo punto, cioè alla pronuncia e l’intonazione che va utilizzata. Gatta è una parola abbastanza facile, ma attenti alle doppie: é gatta e non gata. Le doppie sono importantissime in italiano, e se non pronunciate possono completamente cambiare e stravolgere il significato di una frase. A volte si rischiano veramente delle brutte figure. Basti pensare alle parole “anno” e “ano”. “Quanti anni hai” e “quanti ani hai” non hanno esattamente lo stesso significato. Infatti l’ano è una parte del sedere. Quindi se vi chiedono “quanti ani hai?”, la risposta è 1. Giusto Petra? “Sì, hai ragione

In questo caso non c’è pericolo perché “gata” non significa nulla con una sola “t”.

Attenzione però con la parola “brutta”. Stavolta se sbagliate e dite “bruta“, si capisce lo stesso, ma bruta in realtà è il femminile di “bruto“, ed ha un altro significato. Una “forza bruta“, ad esempio, è una forza mostruosa, una forza esagerata. Se dico “quell’uomo ha una forza bruta” vuol dire che quell’uomo è molto forte, forte come un “bruto, cioè come un uomo spietato, che non ha pietà, un uomo insensibile, come una bestia, cioè come una animale. Anche Dante Alighieri diceva: “Fatti non foste a viver come bruti“, forse qualcuno di voi l’ha anche studiato.

Un bruto quindi è un uomo insensibile, chi ad esempio compie una violenza carnale su una donna è un bruto, è un insensibile. “Sei un bruto!” lo può anche dire una donna al suo fidanzato se si mostra insensibile eccetera.

Vediamo il terzo punto. In quali altri modi possiamo esprimere lo stesso concetto?

Abbiamo sentito Shrouk dire: “Imparare l’italiano è una brutta gatta da pelare se non usi il metodo giusto” e poi abbiamo sentito anche Thiago: “quel professore è proprio una brutta bestia. Se non te lo fai amico è impossibile superare l’esame“.

Poi anche Lilia che dice “sono cavoli amari se mia madre mi scopre che le ho preso la macchina di nascosto“.

Allora Thiago dice “una brutta bestia“, “quel professore è proprio una brutta bestia”. Questo è un altro modo di esprimere lo stesso concetto. “Una brutta bestia” è analogo a “una brutta gatta da pelare”. Infatti un gato è una bestia, cioè è un animale. Una bestia è un animale, ma “bestia” è sì usato come sinonimo di animale, ma anche per sottolineare, come “bruto”, una caratteristica negativa, un lato negativo, non umano, di una persona: “le bestie non pensano” diceva Dante Alighieri. Quindi “bestia” è simile a “Bruto”. La parola bestia è usata in altre espressioni idiomatiche italiane, come “sudare come una bestia”, vivere, o mangiare “come una bestia”, quindi può indicare una cosa molto faticosa da fare, ma anche una caratteristica animale, più legata agli animali che all’uomo. Quindi una brutta bestia si dice quando c’è un problema da risolvere, un problema difficile. In questo caso, nell’esempio fatto del professore, si vuole sottolineare che l’esame è difficile per colpa del professore, quindi si sottolinea che la colpa è del professore, e non dell’esame in sé.

L’ultima frase idiomatica è “sono cavoli amari”. I cavoli sono degli ortaggi, gli ortaggi più nutrienti al mondo, più salutari. Gli ortaggi vengono dall’orto (Ortaggi, Orto) che non è una parolaccia, come potrebbero pensare i nostri amici spagnoli. Sono gli ortaggi più salutari che esistono e infatti sono molto raccomandati dai medici. Mangiate i cavoli dunque. Ma mangiateli solo se non sono “amari“. Amari è il contrario di dolci. L’amaro è da sempre associato a qualcosa di negativo in Italia. Non a caso il veleno è amaro. Difficile se non impossibile trovare un veleno non amaro, un veleno dolce.

Il veleno è qualsiasi sostanza che ti fa morire, che è mortale, come il cianuro eccetera. “sono cavoli amari” si dice quindi quando c’è un problema difficile da superare. L’accento è posto sul problema, e non sulla causa del problema. Superare l’esame di italiano? Sono cavoli amari! Invece la “brutta bestia” è più forte come concetto, il problema è più grave e si può riferire maggiormente a delle persone.

I cavoli sono usati moltissimo nelle espressioni italiane, quindi ne vedremo anche altre col tempo: “fatti i cavoli tuoi“, oppure “fare una cavolata“. Sono tutte espressioni che vedono il cavolo come protagonista, ed hanno tutte significati diversi. Una cosa però hanno in comune spesso le frasi idiomatiche con la parola “cavolo”, e questa cosa è che si può usare anche una parolaccia al posto di cavolo. Possiamo cioè dire anche “sono caXXi amari”, “fatti i caXXi tuoi” ed anche “fare una caXXata”. Sono tutte espressioni familiari, anche con la parola “cavolo” naturalmente, che poi diventano espressioni volgari con la parolaccia, e quindi tali espressioni di possono usare solamente in contesti adeguati, tra amici eccetera. Non troverete quindi mai scritto su un documento una frase che contiene una di queste frasi idiomatiche. Non si usano mai in contesti formali. Sentiamo Adriana dalla Colombia che prova a sostituire il cavolo con…. beh sentiamo Adriana: “Sono caxxi amari se mia madre scopre che le ho preso la macchina di nascosto“. Grazie anche ad Adriana. Non è stata molto volgare Adriana, vero Petra?  “Sì hai ragione“.

Dunque il quarto punto, quello delle parole simili ma diverse di significato lo abbiamo già visto, con le parole brutta e bruta. Anche la parolaccia ha una doppia zeta, ma qui se ne dite usa sola non rischiate nulla, poiché si tratta di una parolaccia, quindi la brutta figura l’avete già fatta. Tranquilli quindi. Non ci sono altri problemi di pronuncia credo, almeno dei grossi problemi da evidenziare.

Passiamo all’ultimo punto. Facciamo velocemente un piccolo esercizio di coniugazione utilizzando tempi diversi. Ripetete dopo di me, mi raccomando copiate la mia pronuncia senza pensare alla grammatica:

Tempo Presente: Io oggi ho una brutta gatta da pelare;

Tempo Passato Prossimo: Tu ieri hai avuto una brutta gatta da pelare;

Tempo Futuro: Il nostro amico domani avrà una brutta gatta da pelare;

Tempo Condizionale Presente: Noi potremmo avere una brutta gatta da pelare.

Tempo Imperfetto: Loro avevano una brutta gatta da pelare

Mi raccomando ascoltate il podcast più volte per poter memorizzare bene le espressioni usate e le frasi usate per la spiegazione.

Lasciate un commento per farmi sapere se vi è piaciuto il podcast e la nuova tecnica utilizzata, ed anche per avere informazioni sul corso di italiano professionale, italiano per affari, per chi è interessato, per chi lavora o intende lavorare in Italia, dove verrà usata la stessa tecnica per le frasi spiegate in questo corso, ovviamente con riferimento alle farsi che hanno a che fare con il lavoro, con la professione e con gli ambienti professionali, dove non possiamo esprimerci come se fossimo tra amici o in famiglia.

Per chi vuole dunque imparare a parlare in modo professionale dunque c’è il nuovo corso “italiano per affari“, che conterrà anche un capitolo sulla ricerca di lavoro in Italia, su come scrivere un curriculum ed una lettera, vedremo inoltre quali sono i mestieri, le professioni più ricercate in Italia e come fare per lavorare in Italia. Giusto Petra? “Sì, hai ragione“. Grazie Petra, sei troppo buona con me!

Ciao a tutti da Gianni.

Audio intro e fine: Vicente Celestino, “Mia Gioconda”

Il verbo “cazzeggiare”

Adriana dalla Colombia: io ho cazzeggiato tutto il giorno e non ho fatto i miei compiti per domani!

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Buonasera amici. Chi vi parla è Gianni, di italianosemplicemente.com

Sono le 17.38 del giorno 29 ottobre 2015, sono all’interno della mia macchina e sto tornando a casa. Approfittavo… volevo approfittare di questo tempo, di questo tempo morto, appunto,  per registrare un file audio, in cui spiegarvi una delle frasi idiomatiche italiane.

Ho già avuto modo di introdurvi la questione su Facebook, sul gruppo Facebook di Italiano Semplicemente. Il verbo, la frase che voglio spiegarvi oggi è in realtà un verbo, un verbo particolare, un verbo che non troverete mai su un libro di grammatica, perché un verbo derivato da una parolaccia, una parolaccia italiana, e il verbo in questione è CAZZEGGIARE.

È un verbo particolare, è un verbo che si usa in contesti più familiari che professionali. E’ praticamente impossibile che durante una riunione di lavoro, soprattutto se molto importante, possiate ascoltare qualcuno che usi, utilizzi questo verbo: cazzeggiare.

Ancora non vi ho spiegato il significato ma avete capito che cazzeggiare contiene la parola.. comincia con le quattro lettere CAZZ, quindi cazzeggiare viene, (deriva) da una parolaccia italiana molto conosciuta. Sicuramente la conoscete già tutti, perché le parolacce sono solitamente la prima cosa che si impara di una lingua straniera, anche se i libri di grammatica solitamente non le riportano; non riportano le parolacce, quindi cazzeggiare è un verbo appunto, ed è un verbo che si usa in famiglia, si usa tra amici. Ed è utilizzatissimo.

Non c’è giornata che passi senza ascoltare almeno una  persona che pronunci questo verbo. Cosa significa cazzeggiare?

image001Cazzeggiare significa, in parole povere, avere un atteggiamento diciamo non professionale, un atteggiamento da perditempo. Chi cazzeggia praticamente non è una persona seria, non si sta comportando da persona seria. Voglio fare più esempi per far capire a tutti quando e come si usa il verbo cazzeggiare nelle frasi.

Non esistono quindi frasi idiomatiche in cui si trova il verbo cazzeggiare, quindi è semplicemente un verbo. Un verbo che potete utilizzare in contesti soltanto famigliari o amichevoli e che però diciamo, ha un significato ben preciso. Cazzeggiare come ho detto significa perdere tempo, comportarsi in modo poco serio ma nello stesso tempo divertente, quindi quando una persona cazzeggia, vuol dire che questa persona sta facendo… si sta comportando in modo scherzoso, magari sta prendendo in giro qualche suo amico, qualche suo famigliare quindi non parla seriamente.

Allora cercherò di fare qualche esempio in modo che tutti comprendiate bene quando e come si usa questo verbo.

Ad esempio se c’è mio figlio. Mio figlio si chiama Emanuele. Sette anni, lui è un ragazzo molto serio, fa sempre il suo dovere di studente, fa sempre i compiti, quindi arriva a casa, fa sempre i compiti, fa tutti i lavoretti che il maestro o la maestra gli dicono di fare. Qualche volta succede invece che non ha molta voglia, diciamo, di fare i compiti. In quel caso preferisce cazzeggiare un po’. Preferisce perdere tempo, preferisce anche CINCISCHIARE in questi casi. Preferisce cincischiare; cioè… magari sta col libro aperto della scuola, però non sta facendo nulla, sta appunto cazzaggiando.

Non necessariamente significa giocare, o significa prender in giro qualcuno. Cazzeggiare può essere il semplice atto di non far nulla. Lora posso dire a mio figlio (non glie lo dico perché è una parolaccia) se fosse un mio amico avrei potuto dirgli: scommetto che stai cazzeggiando. A quest’ora di solito stai cazzeggiando. Quindi mio figlio ogni tanto cazzeggia, ma molto raramente. Non è un tipo che ama cazzeggiare. Evidentemente è un… ha un senso del dovere molto alto, molto spiccato, quindi la prima cosa che pensa, appena arriva a casa è fare i compiti, e farli bene, stare concentrato e non cazzeggiare quindi mai.

Ovviamente qualche volta un sabato, una domenica che non ha voglia di fare i compiti e però magari noi genitori gli diciamo: Emanuele dai fai i compiti, apri quel libro, è ora di fare i compiti, è il momento di fare i compiti.

Lui dice: va bene papà, adesso apro il libro, allora per farci un favore, apre il libro, lo mette sul tavolo, ma non fa nulla, cazzeggia un po’ con la penna, con la matita, cazzeggia un po’ col temperino, con tutti gli strumenti che vengono utilizzati dai bambini di quell’età, dell scuole elementari, e quindi fa finta di lavorare e invece sta cazzeggiando alla grande!

E Questo è soltanto un esempio. Anche in un contesto lavorativo può essere utilizzato questo verbo. Si può pensare ad esempio che un proprio collega, un collega del vostro ufficio, ami molto cazzeggiare in ufficio, non ami molto lavorare, non sia una persona che abbia un senso del dovere molto alto, molto spiccato, e quindi ama molto cazzeggiare con internet, cazzeggiare con gli amici su Facebook, prender in giro magari i suoi amici su Facebook, scrivendo delle frasi scherzose, simpatiche, quindi dal punto  di vista del suo dovere in ufficio sta cazzeggiando.

Cioè non sta facendo cose importanti, sono meno importanti; scherzare è ugualmente importante perché aiuta a rilassarsi, ma se si esagera e si scherza troppo e li lavora poco, è facile che il vostro collega diciamo… vi dia che state cazzeggiando. Dunque avrete sicuramente capito adesso il significato di cazzeggiare.

E’ una parolaccia ma ormai è entrata nel gergo comune italiano: si usa a nord, al centro, al sud, in ogni regione d’Italia potrete ascoltare delle persone che usano questa parola. Di solito si usa, si pronuncia con il sorriso sulle labbra, proprio per far vedere che una persona sta scherzando. Quindi è una difficile che una persona, anche parlando di un’altra persona, parlando di un collega si è arrabbiato, e nello stesso tempo utilizzi la parola cazzeggiare. Perché cazzeggiare è appunto un verbo che si usa con il sorriso sulle labbra. In Italia è molto facile incontrare persone con il sorriso sulle labbra, di conseguenza non vi stupote se alla stazione, alla fermata dell’autobus eccetera, in tutti questi posti pubblici, possiate incontrare qualcuno che sta cazzeggiando o che sta utilizzando la parola cazzeggiare. Ecco. Non c’è niente di male quindi ad utilizzare la parola cazzeggiare tra amici.

Non è come la parolaccia dalla quale deriva la parola cazzeggiare, che in effetti è un po’ più “parolaccia”. Quindi chi la pronuncia, chi pronuncia il verbo cazzeggiare, chi costruisce le frasi utilizzando “cazzeggiare”, diciamo non può essere spacciato per una persona maleducata. Semplicemente sta scherzando, si è in un contesto famigliare, o amichevole, diciamo si è con degli amici, quindi non c’è nessun problema, potete usarlo normalmente. E’ una di quelle parole normalmente utilizzate tra amici, soprattutto quando si esce la sera, si va al bar, o in un Pub, a bere una birra. La parola cazzeggiare la potete sentire anche centinaia di volte in una giornata.

Si può cazzeggiare quindi come ho detto a casa, si può cazzeggiare in ufficio, e diciamo si può cazzeggiare anche in un contesto sportivo. Perché se un giocatore, mettiamo un calciatore, un calciatore professionista non prende una partita seriamente, si può dire tranquillamente che quel giocatore sta un po’ cazzeggiando. Durante quella partita, sta cazzeggiando, magari se comincia a fare colpi di tacco, se comincia a passare la palla facendo giochi di prestigio, eccetera, possiamo dire tranquillamente che quel giocatore sta cazzeggiando, cioè non sta prendendo la partita seriamente, non sta giocando come solitamente lui gioca, concentrato, avendo un obiettivo in testa, ma si sta divertendo, sta cercando di alzare magari il morale della squadra, e quindi sta semplicemente cazzeggiando.

Dunque: volendo potremmo fare anche un esercizio di coniugazione, giusto per cercare di farvi adoperare un po’ la parola anche a voi, per allenare un po’ i muscoli della bocca, che… i vostri almeno non sono abituati a parlare italiano come posso esserlo io, di conseguenza è giusto anche utilizzare un po’ anche la vostra lingua., la vostra bocca, e cominciare a parlare oltre che ad ascoltare.

Di conseguenza io dirò delle frasi adesso, e se voi volete, vi darà il tempo per rispondere, dovete semplicemente ripetere dopo di me quello che dirò, in maniera tale che riusciate anche a esercitare la vostra pronuncia e per passare dallo stato della comprensione a quello dell’espressione.

Quindi adesso costruirò delle frasi col verbo cazzeggiare, cercherò di farlo utilizzando tempi diversi, quindi non solo al presente, ma anche al passato ad esempio, a al condizionale, in modo che esercitiate anche un po’ i tempi diversi dell’italiano, ovviamente coniugando il verbo cazzeggiare. Quindi cominciamo. Allora la prima frase è.. ripetete dopo di me, mi raccomando:

  • Ogni volta che vado al lavoro, mi piace cazzeggiare almeno mezzora. Ripeto: Ogni volta che vado al lavoro, mi piace cazzeggiare almeno mezzora.

Ecco la seconda frase:

  • Se cazzeggiassi meno a scuola avrei dei risultati migliori. Ripeto: Se cazzeggiassi meno a scuola avrei dei risultati migliori

Vediamo la terza frase, al passato:

  • Ultimamente hai cazzeggiato un po’ troppo, è ora che tu cominci a fare la persona seria. Ripeto: Ultimamente hai cazzeggiato un po’ troppo, è ora che tu cominci a fare la persona seria.

Vediamol adesso, potrei usare l’imperativo. Ripetete dopo di me quindi:

  • Cazzeggia meno, o ti licenzio. Cazzeggia meno, o ti licenzio.

Bene amici, spero che questo podcast vi sia piaciuto. Abbiamo imparato il verbo cazzeggiare, l’abbiamo coniugato. Vi ho fatto più di qualche esempio, credo che sia adesso abbastanza chiaro. Ci sono diciamo anche altre parolacce in Italia, utilizzate per costruire dei verbi. Man mano che mi verranno in mente cercherò di spiegarveli attraverso altri podcast, altri file audio che registrerò durante i miei tempi morti.

Utilizzate anche voi i vostri tempi morti. Utilizzate la terza regola d’oro di Italiano Semplicemente, perché per imparare una lingua occorre innanzitutto ascoltare, e ascoltare è bene farlo durante i tempi morti; prima di tutto perché così trovate il tempo per ascoltare, senza dovervi ritagliare del tempo aggiuntivo, perché tutte le persone che lavorano hanno solitamente molto poco tempo, soprattutto se avete una famiglia, dei figli eccetera.

Quindi andate a lavorare con l’autobus? Ebbene mettete le vostre cuffie, ascoltate  ascoltate le registrazioni italiano che faccio e che metto online.

Salvate i podcast sul telefonino ed ascoltateli. Io personalmente faccio lo stesso con l’inglese e col francese.

Ogni giorno riesco a farmi un’ora e mezza di ascolto: mezzora di francese, mezzora di inglese e mezzora di tedesco. Ovviamente lo faccio solamente per il gusto di farlo e perché mi piace confrontare le varie lingue tra loro, per capire anche la cultura, la mentalità, delle altre persone che abitano in paesi diversi.

Dunque vi ringrazio dell’ascolto, ci sentiamo su Facebook, e buona serata a tutti.

Ramona dal Libano: ciao Giovanni. Ho trovato il significato del verbo cazzeggiare, ma non sono sicura se sia corretto o no. Comunque cazzeggiare significa parlare di un argomento o di un soggetto, in una maniera superficiale, senza approfondimento, per esempio, la mia amica Laura non è una persona seria, cazzeggia sempre, e questo la rende meno rispettata dagli altri, giusto?

auto → it
Dunque

Il sindaco italiano che mangiava a sbafo

Dialogo tra naviganti:
Andy Italiano: oggi hanno scoperto che un importante politico mangiava spesso al ristorante a spese del Comune di cui era il sindaco.
Hafid: Ah, l’hanno beccato?
Petra Hecht: è normale, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine!
Alina Stefanì: quindi non le pagava lui le cene che faceva? Mangiava a sbafo?
Ramona Mteiny: esatto, pagava “Baffone” a quanto pare!
Eliza Arevalo: ma perché, Andy, hai detto che “era” il sindaco?
Gianni: te lo dico io, perché l’hanno fatto fuori!!
Haktan Ataman: ma no, Gianni, si è fatto da parte spontaneamente!
Christian: a me ha preso alla sprovvista. Sembrava una brava persona.

baffone
Fonte: ignoranticonsapevoli

Spiegazione

Molto bene amici. Oggi facciamo una cosa molto divertente. Sono contento della collaborazione di coloro che hanno parlato nella storia che avete appena ascoltato. Li ringrazio tutti uno ad uno per la loro gentilezza e disponibilità. Siamo divertiti molto insieme.

Allora, per costruire la storia, la storiella diciamo, visto che è molto breve, ho preso spunto da alcune vicende italiane che accadono ormai da qualche tempo a questa parte. Il metodo della storia è non altro che il metodo TPRS, che io utilizzo nel mio sito per insegnare l’italiano. TPRS sta per Teaching Proficiency Through Reading and Storytelling, cioè insegnare attraverso la lettura e il racconto di storie, e questa appunto è una piccola storia.

Si tratta di una storia che parla del comportamento sbagliato, scorretto e disonesto dei rappresentanti politici italiani, o meglio, di una piccola parte di essi. Ebbene questi politici, succede spesso, si fanno rimborsare molte spese personali facendole passare per spese effettuate per finalità istituzionali, come se queste spese fossero per il bene dell’Italia.

Quindi ad esempio succede che, andando a guardare gli scontrini, le ricevute di pagamento, ci si accorge che ce ne sono alcune che non dovevano esserci. E come si scopre? Come si scopre che il rimborso che chiedono non è in realtà dovuto? Come si scopre che i soldi spesi sono in realtà delle spese personali, che non hanno quindi nulla a che vedere con l’attività istituzionale di queste persone? Molto spesso accade che gli stessi ristoratori, gli stessi cioè proprietari dei ristoranti, i ristoratori, dicano loro stessi che quella sera, quella sera che quell’uomo politico è andato a mangiare in quel ristorante, il suo ristorante, era in realtà con la sua famiglia, insieme alla sua famiglia, quella del politico e non con l’ambasciatore ad esempio, come viene scritto nella richiesta di rimborso spese effettuata dall’uomo politico. Quindi in questo caso è il ristoratore stesso che smentisce il politico. Che lo smentisce, cioè che dice, che afferma, che non è vero quello che dice il politico sulla cena in questione, riguardo alla cena in questione.

In altri casi poi è chiaro immediatamente dalla tipologia dello scontrino che questo non andava rimborsato, cioè che non si trattava di una spesa fatta per fini istituzionali. Se ad esempio, come è successo, viene acquistata una jeep, cioè una automobile come una jeep, allora è chiaro che la spesa è personale, e non può essere altrimenti. E via dicendo. Sono state messe a rimborso cose del tipo: bottiglie di vino e champagne, cravatte, borse firmate, cibo per gatti, mutande e persino birra.

Dunque questo è il motivo che mi ha spinto a fare questo podcast.

Un altro motivo è che volevo coinvolgere un po’ i visitatori del sito italianosemplicemente.com e i visitatori della pagina Facebook di Italiano Semplicemente. Volevo coinvolgervi perché voglio sapere come va la loro, la vostra pronuncia dell’italiano e capire meglio quali parole potreste aver difficoltà a pronunciare, in modo da orientare la spiegazione che farò oggi verso le cose più utili per voi, che siete i miei visitatori, che seguite sempre con attenzione i miei post e i miei podcast sul sito web.

Allora cominciamo. Vediamo quindi la prima frase, pronunciata da Andy dall’Argentina: “oggi hanno scoperto che un importante politico mangiava spesso al ristorante a spese del Comune di cui era il sindaco.

L’unica cosa che potrebbe SUSCITARE dei dubbi, in questa frase, credo sia, dal punto di vista del significato, quando si dice “a spese del Comune”. A spese del Comune vuol dire che non è a sue spese, ma A SPESE del Comune. A spese del Comune vuol dire che è il Comune che paga. A spese mie vuol dire che ho pagato io, a spese tue vuol dire che hai pagato tu eccetera. Il sindaco invece, come molti di voi sapranno, è colui che dirige una città, colui che è stato eletto dai cittadini di quel Comune per dirigere il Comune stesso, per prendere le decisioni politiche più importanti. Il Comune è un territorio fisico, delimitato da dei confini, e costituisce una delle tipologie di amministrazioni politiche italiane. Ci sono i Comuni, le Province, le Regioni e la Nazione Italia, ed ognuna di queste tipologie ha dei confini amministrativi, dei confini territoriali ed amministrativi. Prima ho usato la parola SUSCITARE. Suscitare è un verbo, un verbo che si usa spesso per i dubbi, oppure per i sospetti. Se una cosa, un fatto, fa suscitare dei subbi a qualcuno, vuol dire che questa persona non è sicura che sia vera, non è sicura che questa cosa sia vera, che questo fatto sia vero. Suscitare dei dubbi. Analogamente per suscitare i sospetti. Se una cosa fa suscitare dei sospetti vuol dire che questa cosa ci fa sospettare, ci “fa venire” dei sospetti. Quindi suscitare significa “far venire”, “fare emergere”. Quindi si può dire anche “suscitare meraviglia” o “suscitare stupore” o suscitare una emozione qualsiasi. Suscitare significa “far venire”, “far emergere” una emozione qualsiasi.

Vediamo la seconda frase. Hafid dal Marocco “Ah, l’hanno beccato?”

Qualcuno ha detto di non aver capito bene questa espressione, come immaginavo. Non è certamente una espressione che trovate o potete trovare in un libro di grammatica, ma è molto usata in Italia. Non la troverete nei libri classici probabilmente, non la troverete nei libri che vi consiglieranno di leggere per imparare l’italiano, ma vi può capitare di ascoltare questa espressione se andate in Italia ed ascoltate le persone normali parlare e discutere per strada o davanti alla TV.

L’hanno beccato (con due c) vuol, dire: l’hanno scoperto. Tutto qui. L’hanno scoperto. Hanno scoperto che quel politico stava rubando, stava cercando quantomeno di farsi rimborsare, di farsi restituire quei soldi spesi. Beccare è un verbo come sapete. Gli uccelli beccano. Si becca col becco, si può beccare solamente con un becco, quindi solamente chi ha un becco, cioè un uccello, può beccare. E’ un verbo che però si usa, viene usato, viene utilizzato, anche per “scoprire”, per scoprire una persona che fa qualcosa che non doveva fare. “Ti hanno beccato” quindi vuol, dire “ti hanno scoperto”, ti hanno scoperto mentre facevi una cosa, ad esempio contro la legge, una cosa quantomeno vietata, uan cosa che non si doveva fare.

Poi Petra dalla Germania dice: “è normale, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine!”

Petra ha un ottimo accento italiano, e ci ha detto che anche in tedesco esiste questa espressione, molto bene. Ma cosa significa quando prima o poi tutti i nodi vengono al pettine? Come facilmente si può intuire, si può immaginare, vuol dire che prima o poi quando si nasconde una cosa, o quando si fa qualcosa di sbagliato, prima o poi si scopre; prima o poi, cioè, si viene scoperti. E’ solo una questione di tempo. Prima o poi si viene scoperti. Il politico è stato beccato e prima o poi sarebbe stato beccato, prima o poi sarebbe stato scoperto. Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Infatti se avete un nodo ai capelli, se i capelli si annodano, e state pettinando i capelli, allora prima o poi ve ne accorgerete. Vi accorgerete che ci sono dei nodi ai capelli perché questi verranno al pettine, prima o poi il pettine si fermerà e voi sentirete, probabilmente sentirete anche un po’ di dolore. E’ una espressione che potete usare in qualsiasi occasione, formale o informale che sia.

Poi Alina, tedesca ma di origini italiane, che dice: “quindi non le pagava lui le cene che faceva? Mangiava a sbafo?”

L’unica cosa difficile qui è “mangiava A SBAFO“. Mangiare a sbafo vuol dire mangiare gratis, senza pagare. Chi mangia a sbafo mangia gratis, cioè non paga ciò che mangia. E’ una espressione ovviamente familiare, di uso corrente, ma familiare, non professionale. Non potete usare questa espressione dicendo ad un vostro collega ad esempio che lui mangia a sbafo. Infatti la persona che mangia a sbafo non paga, ma dovrebbe pagare, quindi mangia gratis a spese di qualcun altro, che magari non lo sa, non sa che è lui a pagare. Quindi non usate questa espressione in ufficio o con colleghi italiani. Non si può dire quindi: oggi mangio a sbafo poiché c’è la festa di Maria che porterà tante cose da mangiare e quindi non dovrò andare a pranzo e spendere dei soldi per mangiare. Potete usarlo ma in modo scherzoso, e solo se la persona con cui usate questa espressione è un vostro amico.

Poi arriva Ramona dal Libano, da Beirut, che conferma: “esatto, pagava “Baffone” a quanto pare!”

Allora, cos’è un baffone. La parola baffone viene da “baffo”, o meglio da baffoni. I baffi crescono agli uomini, sono i peli che crescono sotto il naso e sopra le labbra, e i baffoni sono dei grandi baffi. Ok, ma baffone? Il singolare di baffoni è appunto baffone, ma baffone con la B maiuscola è in realtà una persona.

“Baffone”. Chi è Baffone? Evidentemente “Paga Baffone” è entrato nel linguaggio comune italiano, anche se non è una di quelle espressioni usate tutti i giorni. “Paga baffone” vuol dire paga lo Stato, lo Stato italiano, cioè paghiamo tutti noi. “Baffone” è semplicemente Stalin, che appunto, aveva dei grandi baffi, dei baffoni, e che rappresentava un intero popolo. Nessuno più di lui rappresentava un popolo. Baffone si usa anche in altre espressioni, come “addavenì Baffone”, che si usa dire quando c’è qualcosa che non va in una nazione e allora ci sarebbe bisogno di un po’ più di rigore, di rispetto delle regole. Quindi ci sarebbe bisogno che venisse qualcuno che fa rispettare le regole, uno come Stalin appunto. Addavenì vuol dire deve venire, “ha da venire”, in dialetto romano. Si usa dire anche “quando c’era Baffone“, che è una frase che si usa dire quando si vuole rimpiangere un certo periodo storico: quando c’era Baffone queste cose non accadevano. Frasi di questo tipo quindi. Quindi Baffone oggi è usato per indicare lo Stato, quindi nella nostra storiella per indicare che non pagava il politico ma lo Stato italiano.

Poi arriva Adriana dalla Colombia (Eliza su facebook), che dice: “ma perché, Andy, hai detto che “era” il sindaco?
A questo punto rispondo io da Roma, che dico: “te lo dico io, perché l’hanno fatto fuori!!”

Ok, l’hanno fatto fuori vuol dire lo hanno voluto togliere dalla politica, o almeno togliere dal suo INCARICO di sindaco. Qualcuno ce l’aveva con lui, e quindi voleva farlo fuori, voleva cioè farlo uscire da quella carica che ricopriva; quando si fa il sindaco si RICOPRE LA CARICA di sindaco. Ricoprire una carica è un modo, perfettamente corretto, è il modo che si usa ufficialmente per dire che una persona svolge una attività istituzionale. Si può ricoprire la carica di sindaco, ma anche ricoprire la carica di Ministro dell’Economia eccetera. Ricoprire vuol dire svolgere, avere l’incarico di svolgere, essere stato eletto. Chi è stato eletto come sindaco ricopre la carica di sindaco, è come un vestito che ci si mette, una coperta, che ci copre, che ci ricopre. Quando siamo sindaco siamo ricoperti, cioè abbiamo il vestito da sindaco, siamo ricoperti dal vestito di sindaco.

Ok passiamo alla frase di Haktan che risponde:  “ma no, Gianni, si è fatto da parte spontaneamente!

Quindi Haktan mi smentisce, e non si offendo per questo, dicendo che il sindaco, l’ex-sindaco ormai, si è fatto da parte spontaneamente. FARSI DA PARTE vuol dire togliersi dalla carica, uscire dalla carica di sindaco. é una espressione che si usa per qualsiasi tipo di circostanza. Quindi chiunque si può fare da parte, basta ricoprire un ruolo, una funzione, un incarico, e quando non lo si ricopre più, quando non si esercita più un ruolo, una funzione pubblica, vuol dire che, o è scaduto l’incarico, o è finito il tempo di durata dell’incarico, oppure ci si è fatti da parte, ci si è DIMESSI. Farsi da parte vuol dire dimettersi, licenziarsi, farsi fuori, uscire da un incarico.

Si usa però anche per dire “scusa, fatti da parte un attimo”, cioè spostati, spostati un attimo, fammi passare. Quindi non solo per indicare che ci si dimette da un incarico. SPONTANEAMENTE invece che nessuno ci ha costretti. Nella storia, il sindaco si è fatto da parte spontaneamente secondo Haktan, si è fatto da parte senza che nessuno lo avesse obbligato, quindi smentendo me stesso che avevo detto che l’avevano fatto fuori, che qualcun altro lo aveva fatto fuori, vale a dire che non si era fatto da parte spontaneamente, di sua spontanea volontà. Spontaneamente vuol, dire di sua spontanea volontà.

Infine la replica di Christian, da Bogotà, da che dice: “a me ha preso alla sprovvista. Sembrava una brava persona

Christian se la cava abbastanza bene con l’Italiano, avendo vissuto qualche mese in italia. Dunque PRENDERE ALLA SPROVVISTA vuol dire stupire, colpire di sorpresa, quindi possiamo ad esempio sostituire la frase MI HA PRESO ALLA SPROVVISTA con “mi ha sorpreso”, “mi ha stupito”, “non me l’aspettavo”, si può dire anche “mi ha lasciato di sasso” o anche “mi ha lasciato di stucco”, che sono due espressioni dal medesimo significato ma meno formali, più familiari e forse un po’ più forti rispetto a “prendere alla sprovvista”. Sono piuttosto più simili alla frase “mi ha lasciato a bocca aperta”.

In sostanza se venite presi alla sprovvista da qualcosa o da qualcuno vuol dire che non ve l’aspettavate. Infatti poi Christian dice “sembrava una brava persona”; sembrava cioè una persona brava, cioè una persona dalla quale non ci si aspettava un comportamento scorretto e disonesto.

Va bene questo è tutto amici ci vediamo, anzi ci sentiamo alla prossima storia. Se volete chiunque può partecipare alle storie di italianosemplicemente.com, basta chiedere, quindi mandatemi un messaggio, fatemi sapere in qualche modo, anche su Facebook. Ciao amici.

FINE

5^ regola d’oro di Italiano Semplicemente: Ascolta italiano VERO e che TI PIACE.

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Le sette regole d'oro

Video con sottotitoli

video a cura di Yasemin Arkun

Buongiorno a tutti. Sono Gianni, di italianosemplicemente.com. Siamo arrivati alla quinta delle sette regole d’oro: le regole d’oro per imparare a comunicare in italiano. Oggi volevo affrontare una questione cruciale per la comunicazione: “ASCOLTARE ITALIANO VERO“. Questo è il titolo della regola n. 5. Cosa significa?

Beh, intanto “ASCOLTARE ITALIANO VERO” contiene la parola ASCOLTARE. Già è qualcosa di importante, e questo lo abbiamo approfondito nella regola n.1, quella in cui vi racconto che la cosa più importante per imparare a comunicare in Italiano (così come per tutte le altre lingue) è ascoltare e ripetere l’ascolto più volte (“repetita iuvant“).

Notate bene come io non uso mai la parola imparare una lingua, o imparare a parlare una lingua. Parlo invece sempre di comunicazione, cioè di apprendere e parlare. Ascoltare, capire, rispondere.

In ogni caso ora c’è qualcosa rispetto alla prima regola. In particolare c’è la parola “VERO”: ITALIANO VERO.

Ora, questa regola potrebbe essere una sorpresa per molte persone. Troppo spesso infatti vedo che non viene rispettata per niente. Troppo spesso ci sono persone che mi dicono su Facebook: “io sono 4 anni che studio italiano all’università”, capisco tutto quando leggo, ma non riesco ancora bene a parlare, ad esprimere quello che devo dire“.

Qual’è il problema? Il problema secondo me, e secondo anche quanto dicono gli studi sulla comunicazione, è che si da troppo spazio alla GRAMMATICA.

Giusto per farvi un esempio: quasi tutti i post che vengono fatti su qualsiasi gruppo su Facebook, riguardano regole grammaticali, o quando va bene riguarda una qualche lista di parole da ricordare associata alla relativa immagine. Quando va bene.

Si dice ad esempio: “rispondete alle domande che seguono scegliendo tra le tre soluzioni proposte, di seguito: a,b,c.”, oppure, non so, cosa significa la parola “pinco pallino”, o cose di questo tipo. Insomma repliche ed imitazioni di regole grammaticali e di libri di testo.

Molti fanno questo errore. Una volta mi hanno persino cacciato da un gruppo su Facebook perché cercavo di convincere alcuni dei partecipanti della poca efficacia, di quanto cioè è poco produttivo in termini sia di comunicazione, sia di tempo impiegato, che in termini di di memorizzazione lo studio della grammatica. Ma cosa c’è che non va nei libri di grammatica? Non dobbiamo studiarla allora? Studiatela, dico io, ed imparerete la grammatica. Dovete fare un esame di grammatica? Bene, state facendo bene allora. Questo risponderei. Ma se non è questo il vostro obiettivo invece? Se voi invece volete andare a lavorare in Italia? se voi volete imparare a parlare l’italiano ed a capirlo? Allora no!!

La regola numero cinque serve a questo. Serve a capire questo. La regola è in realtà però molto semplice: non studiare regole grammaticali. Non fatelo. Non fatelo se siete principianti e amate la lingua italiana. No fatelo se volete migliorare la pronuncia. Non fatelo se volete capire come si parla in italiano, a capire i film in italiano, a capire le canzoni in italiano, la cultura italiana.

Ora, so che questa è una regola difficile per molte persone, perché per la maggior parte della vostra vita per imparare l’inglese ad esempio vi è stato detto di imparare le regole grammaticali. Alle scuole medie, alle superiori, all’università. Al master, alle scuole di lingue. Ovunque in ogni parte del mondo: la grammatica, sempre la grammatica.

La mia domanda è: ha funzionato? Sapete parlare fluentemente l’italiano? Pensate in italiano? Se stai ascoltando questo audio MP3, e hai studiato la lingua italiana all’università, probabilmente ti siete quindi concentrato o concentrata molto sulle regole grammaticali. Quindi la mia domanda è: riesci a parlare in modo semplice, rapido e automatico in questo momento? Se la risposta è no, perché no?

Ho una bella notizia per te: non è colpa tua. Rilassati, non è vero che non sei portato all’apprendimento delle lingue, o che non riesci a concentrarti. Non è colpa tua

5 regola doroLa ragione, la risposta per te e per la maggior parte delle persone che sta ascoltando ora è che hai studiato troppo le regole grammaticali, ti sei concentrato eccessivamente sulle regole grammaticali. Perché? Beh, perché i vostri insegnanti ve lo hanno detto. Ve lo hanno imposto. Vi hanno dato i compiti per casa. E’ colpa loro!

Ma perché, non va bene, mi direte voi? Quando studiate la grammatica, diciamo che state analizzando la lingua italiana. Al microscopio. Questo approccio va bene per la scrittura, è adatto per scrivere correttamente. Questo posso dirlo, anche se, a dire il vero, non è gradevole farlo. Non siete realmente interessati. Siete facilmente distraibili, le vostre emozioni non sono coinvolte. Manca quindi il rispetto della quarta regola d’oro, che abbiamo già fatto: l’importanza delle emozioni.

Cosa manca quindi? Quando scrivete avete molto tempo a disposizione. Avete il tempo per correggervi, per analizzare la frase, per cambiare una parola se non vi piace. Non uscite dal senso proprio delle parole e delle frasi. Non usate frasi idiomatiche, non è necessario pensare in italiano. ok…non è necessario andare velocemente mentre scrivete.

Ma per parlare non c’è tempo. Se volete comunicare con un italiano, anche per chiedere “scusi che ore sono?” Se la risposta sarà “le sette” allora è ok, ma se la risposta sarà invece “bhè, io faccio le sette sul cell, ma non ha mai funzionato benissimo”. In questo caso qualcuno potrebbe avere problemi di comprensione. Avranno problemi tutti coloro che hanno sempre solamente studiato sui libri di grammatica.

Non avete tempo di pensare alle regole italiane del passato prossimo, quando si sta ascoltando e parlando. Non c’è tempo. Qualcuno ti fanno una domanda, si deve rispondere immediatamente, subito. Non hai tempo per pensare alle preposizioni, non hai tempo di pensare ai tempi verbali, ai superlativi, alle forme dirette ed indirette, al gerundio, a tutte le cose che hai imparato. Non c’è tempo.

Potreste chiedermi allora: come hai imparato tu l’italiano? Beh, io sono un madrelingua italiano e vi posso dire che non ho mai studiato regole grammaticali. Non prima delle scuole superiori, seriamente. E le abbiamo studiate per la scrittura. Per imparare a scrivere. Ma sapevamo già parlare. A sei, sette anni si è già in grado di capire, di comprendere praticamente tutto, a parte le questioni tecniche. Allora come si fa? Come possiamo imparare le regole grammaticali e evitare di fare errori quando impariamo una lingua straniera?

Beh, si apprende attraverso l’ascolto, attraverso l’ascolto di italiano corretto, ancora e ancora e ancora e ancora. E’ la prima regola d’oro. Ascoltare l’utilizzo di grammatica corretta. Quindi il modo migliore per imparare la grammatica italiana è attraverso l’ascolto. In altre parole, l’italiano vi entra dentro per lo più attraverso le orecchie, ma anche la lettura è ok, ma quello che aggiungo oggi, con la quinta regola, è: NON LEGGETE LIBRI DI TESTO, non leggete libri di grammatica. E’ sufficiente leggere libri semplici, storie, romanzi. Storie semplici, che riuscite a capire. Ma l’80% del tempo lo dovete dedicare all’ascolto. All’ascolto di italiano vero e che tratti di argomenti che VI INTERESSANO. Ti piace lo sport? Trova dei podcast in italiano che parlano di sport. I vestiti? Ti piacciono i vestiti italiani? Cerca i podcast che parlano di vestiti. Se ti piace l’esercizio fisico o la salute, trova i podcast che ne parlano.

Cos’è l’italiano VERO. Perché vi dico ascoltate italiano vero. L’italiano diventa “vero” quando passate dal libro alla realtà. I libri di grammatica non vi aiuteranno a parlare. Questo secondo me dovrebbe farvi felice. E vai!! Bruciamo tutti i libri di grammatica! Se non volete bruciarli metteteli da parte per quando avrete imparato l’italiano. Oppure potete regalarli a qualcuno che vi sta antipatico…

Va bene, a parte gli scherzi. Ascoltare italiano vero vuol dire conoscere il modo in cui si parla in italiano. Saper capire ed anche usare le frasi idiomatiche (ce ne sono circa 2000 di uso corrente!), saper usare gli INTERCALARI, o riempitivi (credo che questi, sugli intercalari o riempitivi farò una podcast a parte). Queste due tipologie di parole o espressioni non ci sono sui libri di grammatica. Bisogna usare queste frasi, poi, bisogna imparare a farlo nei modi giusti, rispettando la cultura italiana, altrimenti potrebbe passare il messaggio contrario rispetto a quello che volete comunicare voi. Bisogna imparare la melodia della lingua, le pause, le battute frequenti, i modi di scherzare, il tono, i modi formali ed informali di dire la stessa cosa, senza offendere. Queste sono tutte cose che impariamo vivendo una lingua, ascoltando cioè italiano VERO.

Ascoltate poi italiano che vi piace, come ho già detto. L’argomento è importante. È possibile trovare audio-libri. Gli audio-libri sono un altro ottimo modo per praticare il vostro ascolto. Un audio libro è solo un libro che però viene letto da qualcuno e che è stato registrato. Invece di leggere un libro, ascoltate il libro.

Anche in questo caso, scegliete i libri audio che sono facili da capire e che vi interessano. Potrebbe essere necessario iniziare con i libri per bambini. E’ più divertente di un libro di testo. Anche l’ascolto di un libro di storia è più interessante e più divertente di un libro di testo noioso e costoso.

E’ per questo che per i principianti su Italiano Semplicemente mettiamo a disposizione le divertenti mini-storie che registro con i miei due figli e che si trovano nella sezione PRINCIPIANTI del sito. Man mano che il livello del vostro italiano cresce, è possibile ascoltare anche audio-libri, ed anche la spiegazione audio delle frasi idiomatiche che sono nella sezione LIVELLO INTERMEDIO del sito.

E poi occorre continuare con l’ascolto, e quando diventa troppo facile, allora si sceglie qualcosa di un po’ più difficile. Alla fine, quando si è ad un livello avanzato, potete ascoltare anche la radio italiana, o la TV italiana. o i film italiani.

All’inizio cominciate con cose facili. I film all’inizio non vanno bene. Vi fanno perdere tempo, vi demoralizzano. Vi fanno credere che non riuscirete mai ad imparare l’italiano, ed alla fine abbandonate, demoralizzati.

Anche ascoltare questo tipo di audio, quello che state ascoltando ora, è ottimo. Siete interessati al soggetti, siete attenti e concentrati. Mentre parlo, uso frasi idiomatiche, espressioni correnti, non come un libro di grammatica.

Prima di salutarvi, per chi ascolta questo podcast per caso, vi ricordo che è iniziato il corso di ITALIANO PER AFFARI, o meglio, è stata già scritta l’introduzione al corso e i capitoli che conterrà, è stato deciso come si svolgerà il programma delle lezioni audio. E’ un corso dedicato a tutti coloro che vogliono imparare l’italiano per lavorare. Perché magari devono avere a che fare con aziende italiane, o hanno colleghi italiani, o si sono trasferiti in italia per lavorare, o lavorano semplicemente al telefono con italiani.

Ci saranno anche dei file PDF ovviamente. Ma non saranno libri di grammatica, naturalmente, ma dei testi di riferimento con tutte le trascrizioni dei podcast, capitolo per capitolo, che registrerò sul corso di italiano per affari. Si è formato un gruppo chiuso su Facebook, un gruppo di persone, 50 circa, che riceveranno il corso gratuitamente e che mi aiuteranno a svilupparlo e mi consiglieranno di modificare delle cose, di aggiungere dei capitoli, di occuparmi magari di alcune questioni per loro importanti eccetera. Il corso sarà disponibile a tutti nel 2018, il primo gennaio. Fino ad allora sarà possibile prenotarlo ad un prezzo bassissimo.

Va bene credo di aver detto tutto su questa regola, sperando di essere riuscito a “far passare il messaggio”.

Era un po’ di tempo che non mi occupavo delle regole d’oro, ma considerate le “resistenze” incontrate su alcuni gruppi Facebook ed anche da alcune mail che ricevo ancora, volevo veramente registrare questo podcast. Non mi sono inventato nulla comunque. Mi son informato e le ricerche moderne vanno tutte in questa direzione: ascolto, ripetizione, emozioni, italiano vero (o francese vero eccetera).

Ci vediamo alla prossima regola d’oro, che si chiama: “DOMANDE & RISPOSTE”.

Spero di non avervi annoiato e di rivederci qui per la prossima regola d’oro. Ciao.

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Vedere i sorci verdi

Audio

Video con sottotitoli

Trascrizione

Buongiorno e benvenuti sulla frase idiomatica di oggi: vedere i sorci verdi o anche far vedere i sorci verdi.

E’ un’altra delle frasi idiomatiche pubblicate sul sito italianosemplicemente.com, sito che utilizza il metodo TPRS e i sette consigli, le sette regole d’oro per imparare semplicemente a comunicare.

Difficilmente troverete questa frase idiomatica su dei libri di testo o di grammatica, ve lo anticipo subito, e per questo ho deciso di spiegarvela a voce, cosicché possiate esercitare il vostro italiano.

Il fine, come al solito è imparare una frase idiomatica; imparare quando si usa, in quali contesti o situazioni possiamo ascoltarla, ed all’occorrenza utilizzarla. Il fine è però anche di esercitarvi ad ascoltare, in modo da assimilare il linguaggio e la grammatica, senza studiarla in modo noioso su dei libri di grammatica. Il modo in cui si parla in italiano si impara solamente ascoltando uno o più italiani che parlano, e nel linguaggio di tutti i giorni ci sono molte espressioni idiomatiche di questo tipo.

Questa in particolare è una frase abbastanza familiare, che quindi non è il caso di usare in occasioni particolari, come in un incontro di affari o molto formali in generale.

A differenza di altre frasi idiomatiche italiane, contiene una parola di uso dialettale, che però oramai è entrata nel vocabolario italiano. Sto parlando della parola SORCI. I sorci sono i topi, semplicemente, nel dialetto romano. Sorci… non so se qualcuno possa avere delle difficoltà a pronunciare questa parola. Forse però la “r” e la “c” attaccate può creare dei problemi per coloro che non hanno mai pronunciato una parola di questo tipo.

Fonte:
La Squadriglia “I sorci verdi” –  Fonte: Rassegna stampa militare


Comunque, c’è da dire che non sapevo dell’origine di questa frase “vedere i sorci verdi”, finché non l’ho cercata su internet. Sapevo quindi come e quando usarla ma non sapevo come e quando è nata.

A quanto pare la frase ha origini romane, quindi Roma è la città dove la frase si è sentita e pronunciata per la prima volta. E’ una frase scherzosa, cioè che si dice per SCHERZARE quando cioè non si parla seriamente, ed a quanto pare c’era un reparto, una squadra, detta anche SQUADRIGLIA speciale dell’aviazione italiana, – AVIAZIONE ITALIANA – . L’aviazione è l’insieme delle attività che coinvolgono qualsiasi tipo di apparecchio adatto al volo, di aereo quindi, ma anche elicotteri, eccetera. Tale squadriglia, famosa negli ANNI TRENTA, cioè negli anni che vanno dal 1930 al 1940, famoso per le sue imprese sportive e belliche, cioè nello sport e nella guerra, in ambito di guerra. Sulla carlinga dell’aereo, sulla CARLINGA, cioè sulla parte anteriore dell’dell’aeroplano, cioè dell’aereo, dove sono contenuti l’equipaggio e parte delle installazioni del motore, sulla carlinga appunto, erano dipinti tre topolini, tre topi, cioè tre sorci di colore verde.

Su questo aereo dunque c’erano disegnati, c’erano DIPINTI tre topi verdi. Tre piccoli sorci verdi. E tutti potevano vederli, come anche voi potete vedere dalla foto che ho inserito nell’articolo.

Evidentemente quell’aereo, quello con i tre topi, o sorci dipinti sulla carlinga, era un aereo di cui tutti avevano paura… magari perché batteva tutti in velocità, e non necessariamente perché era un aereo di guerra. Comunque vedremo meglio questa cosa dopo che avrò spiegato il senso della frase.

“Verdi” invece è il plurale di verde, del colore verde, ed è quel colore che si ottiene MISCELANDO, cioè mischiando dal blu e dal giallo. Facile quindi.

“Vedere” invece, non c’è bisogno che lo dica, è ciò che si fa con gli occhi.

“Vedere i sorci verdi” dunque, nel suo senso letterale, vuol dire appunto vedere i topi verdi. Quindi non significa nulla, il suo significato letterale non ci dice niente, come D’ALTRO CANTO quasi tutte le frasi idiomatiche italiane. Occorre quindi cercare il senso figurato della frase.

Il senso dunque è “trovarsi in difficoltà”, affrontare una situazione difficile, complicata, ed uscirne, cioè riuscire a risolvere la situazione ma dopo mille difficoltà.

L’utilizzo quindi della frase non è appropriata, secondo me, non è giusta, non è adatta in situazioni “drammatiche”, come in ambito di guerra, poiché in Italia si usa in ambiti scherzosi appunto, non troppo serie dunque.

1Ad esempio, un primo esempio che posso farvi è in ambito sentimentale. Se c’è quindi una coppia, un marito ed una moglie, e ammettiamo che questa coppia abbia problemi economici. Ha difficltà ad arrivare a fine mese. Ammettiamo che il marito un giorno perde tutti pochi soldi che hanno durante una partita di poker con degli amici. E questo di nascosto dalla moglie, senza chiedere prima il permesso alla moglie. Possiamo sicuramente dire che la moglie, appena arriva a casa la sera, farà sicuramente vedere i sorci verdi al marito. Non è una bella situazione per il marito e credo che nessuno vorrebbe essere al suo posto.

2Un secondo esempio in ambito sportivo. C’è un calciatore, diciamo Francesco Totti ad esempio. Durante una partita dei mondiali di calcio, una partita dunque molto importante, Totti tira un calcio di rigore in modo molto rischioso, col famoso “pallonetto”, o “cucchiaio“, che è un modo di calciare il rigore tipico di Totti; Totti che a dire il vero ha utilizzato veramente anche durante una partita dei mondiali di calcio, qualche anno fa, il “cucchiaio”, fortunatamente riuscendo a segnare. Ma se non fosse riuscito a segnare quel calcio di rigore, se l’avesse sbagliato, sicuramente l’allenatore “gli avrebbe fatto vedere i sorci verdi”. Lo avrebbe cioè sgridato ASPRAMENTE, pubblicamente magari. Lo avrebbe rimproverato molto, dicendogli che non è un giocatore serio, che non si batte un rigore importante in quel modo eccetera. Una difficile situazione da affrontare quindi per Totti, che fortunatamente è riuscito ad evitare. Fortunatamente per lui e per l’Italia tutta.

3L’espressione comunque possiamo anche usarla a scuola ad esempio. Un professore o una professoressa può far vedere i sorci verdi ai propri alunni se ad esempio li interroga tutti e gli fa domande difficilissime, e li rimprovera di non impegnarsi a sufficienza a scuola e di non fare abbastanza compiti a casa. Ma anche gli alunni possono far vedere i sorci verdi al loro professore, se ad esempio si comportano male, non la rispettano, o il professore non è abbastanza severo da  farsi rispettare dagli alunni.

Insomma è una frase che si usa in molte circostanze, in molte occasioni, non eccessivamente serie, non drammatiche o quando si parla di qualcosa di molto grave. Non sentirete l’espressione al telegiornale ad esempio, se si parla di una tragedia ad esempio, o di cose simili. Anche una baby-sitter può vedere i sorci verdi ad esempio, se il bambino che sta guardando, il bambino o la bambina a cui la baby-sitter deve badare, la fa arrabbiare eccessivamente; se fa i DISPETTI ad esempio. Se la bambina, di 4 anni ad esempio, inizia a rovesciare le cose, a rompere oggetti, e magari si mette in pericolo, magari salta dalle sedie e cose pericolose di questo tipo, allora sicuramente possiamo dire che la bambina ha fatto vedere i sorci verdi alla baby-sitter, e questa baby-sitter, probabilmente, potrebbe anche decidere di cambiare lavoro per questo 🙂

Dunque quell’aereo sul quale erano disegnati i tre topi, i tre sorci, evidentemente faceva vedere i sorci verdi a chi lo vedeva, e ogni volta che c’era una situazione di pericolo, da quel giorno, si usa dire “far vedere i sorci verdi”.

Notate bene che il verbo “fare” precede la frase, quindi c’è sempre qualcosa o qualcuno che “fa” vedere i sorci verdi a qualcun altro. Non si usano altri verbi se non il verbo “fare”. oppure non si usa nulla, nessun verbo: “ieri nel mio ufficio abbiamo visto i sorci verdi, per via del lavoro che c’era da fare“, ad esempio. Solitamente però c’è sempre il verbo “fare” davanti.

Se volete ora possiamo fare un esercizio di pronuncia e di ripetizione. Ascoltare va bene però occorre esercitare anche la pronuncia, altrimenti la comunicazione non potrà mai migliorare, essendo la comunicazione fatta di ascolto, di comprensione ma anche di espressione. Imparare ad esprimersi è tanto importante quanto capire ciò che si ascolta, dunque ora se volete ripetete senza pensare ad altro che a ripetere, senza pensare cioè alla grammatica, ma solamente a ripetere.

Proviamo stavolta con delle frasi al passato. Vi lascerò 3 secondi per ripetere. Tre, due, uno, via!:

  • Ieri mio figlio mi ha fatto vedere i sorci verdi;
  • l’altra settimana il capoufficio ci ha fatto vedere i sorci verdi;
  • mia moglie stamattina mi ha fatto vedere i sorci verdi;
  • mio marito la scorsa notte mi ha fatto vedere i sorci verdi;

Bene con questo è tutto, spero sia tutto chiaro e che se avete domande da fare o esempi da scrivere andate sulla pagina facebook di italiano semplicemente.

Vi ringrazio dell’ascolto. Ripetete l’ascolto più volte per assimilare tutte le parole e le espressioni usate in questo audio file, e infine spero di essere stato utile ed anche di avervi divertito insegnandovi qualcosa della lingua italiana. Soprattutto, posso dire, spero di non avervi fatto vedere i sorci verdi con questo podcast!!

Un saluto da Roma e dall’Italia.


– Torna alle frasi idiomatiche

Il ladro padre e il ladro figlio (Domande & Risposte)

read_the_Story_first

Istruzioni – Instructions:

1 – Leggi la storia ed ascolta il file audio, almeno 3,4 volte. Read the story and listen to the audio file, at least 3.4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo almeno mezzora volta al giorno (3,4 volte al giorno) per almeno una settimana. Download the podcast and listen to it at least half hour a day (3.4 times a day) for at least a week.
3 – Leggi ed ascolta le Domande & Risposte almeno mezzora volta al giorno, nella seconda settimana. Read and listen to the Q&A at least half hour a day, in the second week.

5 livello principiante

Domande & Risposte

(Questions and Answers)

download-mp3-audioSpeaker: Suona la SVEGLIA.

Cosa suona? Cos’è che suona?

La sveglia. Suona la sveglia. E’ la sveglia che suona.

Cosa fa la sveglia?

Suona. La sveglia suona.

La sveglia canta?

No, non canta. La sveglia non canta. La sveglia suona.

Speaker: E’ notte, e due ladri, padre e FIGLIO, entrano in una villa per SVALIGIARLA.

E’ notte?

Sì. E’ notte.

Non è giorno?

No, non è giorno, ma è notte.

C’è il sole?

No, è notte, e di notte non c’è il sole!

Quante persone entrano in una villa?

 Due persone. Due persone entrano in una villa.

Sono tre le persone che entrano nella villa?

No, non sono tre, ma due. Due persone entrano nella villa.

Chi entra nella villa?

Padre e figlio. Padre e figlio entrano nella villa.

Dove entrano le due persone?

In una villa. I due entrano in una villa.

I due entrano in una casa?

Sì, padre e figlio entrano in una casa, una grande abitazione.

 Perché?

Per svaligiarla. I due ladri entrano nella villa per svaligiarla.

I due ladri entrano nella villa per osservarla?

No, non entrano nella villa per osservarla. Non entrano per guardarla o ammirarla, ma per svaligiarla.

Loro quindi entrano per rubare?

Sì. esatto, loro entrano per rubare nella villa, entrano per svuotarla, per fare un furto.

Fanno un furto?

Sì, fanno un furto, i ladri rubano, i ladri fanno i furti.

Perché?

Perché sono ladri!

Speaker: Nessuno in casa è SVEGLIO. Il FIGLIO SBADIGLIA, poi BISBIGLIA:

In casa sono svegli?

No, nessuno. Nessuno in casa è sveglio.

C’è qualcuno in casa che dorme?

Sì, dormono tutti. Nessuno in casa è sveglio. Tutti dormono.

Dov’è che dormono?

In casa. Nella villa. Nella villa dormono.

Cosa fa il figlio?

Sbadiglia. Il figlio sbadiglia.

(sbadiglio)

Il figlio starnutisce?

No, il figlio non starnutisce, ma sbadiglia. Il figlio sbadiglia.

Perché? Perché sbadiglia?

Perché ha sonno. Il figlio ha sonno, quindi sbadiglia.

Il padre sbadiglia?

No, il padre non sbadiglia, ma il figlio. E’ il figlio che sbadiglia, non il padre.

E poi? Poi cosa fa il figlio?

Poi bisbiglia. Il figlio poi bisbiglia.

Il figlio strilla?

No, non strilla! Il contrario, il figlio bisbiglia.

Parla sottovoce?

Esatto! parla sottovoce. Il figlio bisbiglia, cioè parla sottovoce.

 Perché parla sottovoce?

Perché è notte, e perché stanno rubando in una villa!

FIGLIO: “meglio se vai avanti tu papà, ho paura del BUIO”

Con chi parla il figlio?

Col padre. Il figlio parla con il padre.

E cosa dice il figlio al padre?

Dice: “meglio se vai avanti tu papà, ho pura del buio”

Il figlio vuole che il padre vada avanti a lui?

Sì, il figlio vuole che il padre vada avanti. Vuole che il padre vada avanti e lui dietro.

Chi vuole stare dietro?

Il figlio! Il figlio vuole stare dietro.

E chi deve stare avanti?

Il padre. Il padre deve stare avanti.

Perché?

Perché il figlio dice che ha paura. Il figlio ha paura.

 Di cosa? di cosa ha paura il figlio?

Del buio. Il figlio ha paura del buio.

Il figlio ha paura della luce?

No, non della luce, ma del buio. Il figlio ha paura della notte, perché la notte è buia.

AH, allora il figlio è pauroso?

Sì, esatto, il figlio è pauroso.

Perché?

Perché è un bambino. Tutti i bambini hanno paura del buio.

Il padre è pauroso?

No, non il padre, ma il figlio. E’ il figlio che è pauroso, non il padre.

Come chiama il figlio il padre?

Lo chiama papà. Il figlio chiama papà il padre.

Perché?

Perché è suo padre. Perché è il suo papà.

Padre: “ok FIGLIO! non mi MERAVIGLIO, ma passami il FOGLIO; passami la mappa della villa”

Cosa risponde il padre al figlio?

Risponde “ok figlio!”, va bene, ok.

Il padre accetta di stare avanti?

Sì, il padre accetta di stare avanti. Infatti dice “ok figlio!”

Il padre quindi non si rifiuta di stare avanti?

No, accetta, non si rifiuta. Non si rifiuta di stare avanti.

Il padre si meraviglia della richiesta del figlio?

No, non si meraviglia. Il padre non si meraviglia della sua richiesta.

Il padre si aspettava la richiesta del figlio?

Sì, se l’aspettava. Il padre se l’aspettava la richiesta.

Cosa si aspettava?

La richiesta del figlio.

Cioè?

Cioè si aspettava che il figlio gli chiedesse di andare avanti. Quindi non si meraviglia di questo.

Non si stupisce quindi?

No, non si stupisce, cioè non si meraviglia.

Di cosa non si stupisce?

Della richiesta del figlio! Il padre non si meraviglia della richiesta del figlio. Non si stupisce.

Cosa vuole invece il padre dal figlio?

Lui vuole il foglio. Il padre vuole un foglio dal figlio.

Il padre vuole che il figlio gli passi un foglio?

Sì, esatto. Il padre vuole proprio questo: Il foglio della mappa della villa.

Cosa deve passare il figlio al padre? Cosa gli deve passare?

Un foglio. Il foglio della mappa della villa. Il figlio gli deve passare il foglio della mappa.

Cosa c’è su quel foglio che deve passargli?

La mappa della villa. la mappa della casa, dell’appartamento. Sul foglio che deve passargli c’è la mappa della villa.

Chi è che da il il foglio e chi è che lo riceve?

Il figlio da il foglio, ed il padre lo riceve. Il figlio lo da, ed il padre lo riceve.

Da chi lo riceve?

Dal figlio. Il padre riceve il foglio dal figlio.

(ABBAIO)

Figlio: “papà!”
Padre: “cosa c’è FIGLIO?”

Figlio: “mi è sembrato di sentire un cane ABBAIARE”.

Padre: “no FIGLIO, credo che hai preso un  ABBAGLIO!”

Cosa sente il figlio?

Un cane abbaiare. Il figlio sente un cane abbaiare.

Cosa fa il cane? abbaia?

Sì, il cane abbaia, ed il figlio lo sente abbaiare.

E’ sicuro di questo? Il figlio è sicuro di averlo sentito?

No, non è sicuro. Al figlio è sembrato di sentire un cane abbaiare.

Lo dice a suo padre?

Sì, glie lo dice, lo dice a suo padre.

Cosa dice al padre?

Gli dice che ha sentito un cane abbaiare. Ha sentito un cane che abbaia.

Ed il padre? Lui anche lo ha sentito?

No, lui no. Lui non ha sentito nulla.

Lui non sente il cane abbaiare quindi?

No, il padre non sente il cane abbaiare.

Quindi non si accorge di nulla il padre?

Esatto! Il padre non si accorge che il cane abbaia. Non si accorge di niente, di nulla.

Cosa risponde il padre al figlio?

Gli risponde che il figlio ha preso un abbaglio.

Cioè?

Cioè che si sbaglia! Gli risponde che si sbaglia. Gli risponde che crede che il figlio si sbagli. Gli risponde che ha preso un abbaglio.

Chi è che abbaia?

Il cane. Il cane abbaia.

E chi è che ha preso un abbaglio secondo il ladro padre?

Suo figlio. Secondo il padre, il figlio ha preso un abbaglio, cioè si è sbagliato.

I cane quindi ha abbaiato veramente?

Sì, certo, il cane ha abbaiato.

E chi è l’unica persona che se ne accorge?

Il ladro figlio. L’unico ad accorgersene è il figlio. L’unico che si accorge che il cane abbaia è il figlio.

 Il padre ha preso un abbaglio?

No, non il padre.

Allora il figlio?

No, neanche lui! Il padre credeva che il figlio avesse preso un abbaglio.

Invece?

 Invece no. Il cane ha abbaiato veramente!

Figlio: “Non mi SBAGLIO papà”, Speaker: GLI rispose allarmato il FIGLIO.

Cosa risponde il figlio?

Il figlio risponde: Non mi sbaglio papà!

Ora è sicuro il figlio? E’ sicuro di aver sentito il cane abbaiare?

Sì, è sicuro. Ora il figlio è sicuro di aver sentito il cane abbaiare!

Il figlio crede di sbagliarsi?

No, il figlio non crede di sbagliarsi. Il figlio è sicuro.

E’ tranquillo il figlio?

No, il figlio non è tranquillo. E’ allarmato! Il figlio è allarmato! non è affatto tranquillo!

Il cane si chiama GIGLIO. GIGLIO è un cane da guardia, e con i ladri non scappa mai come un CONIGLIO. Non appena il ladro padre si accorge del cane, avvisa il FIGLIO.

Come si chiama il cane? Qual’è il suo nome? Qual’è il nome del cane?

Giglio. Il cane si chiama Giglio. Il suo nome è Giglio. Il nome del cane è Giglio

Che tipo di cane è Giglio?

Da guardia. Giglio è un cane da guardia.

A cosa fa la guardia Giglio?

Giglio fa la guardia alla villa. Giglio è il cane da guardia della villa.

Giglio controlla la villa?

Sì, la controlla, ci fa la guardia. Lui è il cane da guardia della villa.

Giglio ha paura dei ladri? Ha paura dei due ladri?

No, Giglio non ha paura dei due ladri.

Giglio scappa quando vede i ladri?

No, Giglio non scappa mai. Con i ladri Giglio non scappa mai.

Giglio quindi non è pauroso come un coniglio?

No, lui non scappa come un coniglio. Non è pauroso come un coniglio. Giglio non scappa mai come un coniglio.

I conigli scappano?

Sì, i conigli scappano, i conigli hanno paura; hanno sempre paura.

Chi si accorge del cane?

Il padre. E’ il padre che si accorge del cane.

Adesso il ladro padre ci crede che c’è un  cane?

Sì, ci crede perché se ne accorge. Il padre si accorge del cane. Si accorge che c’è il cane nella villa.

Lo vede?

Sì, lo vede, oppure lo sente anche lui, come il figlio. Se ne accorge. Si accorge del cane.

Cosa fa il ladro padre appena si accorge del cane?

Avvisa il figlio. Appena se ne accorge avvisa suo figlio.

Gli dice qualcosa? dice qualcosa al figlio?

Sì, lo avvisa. Lo avvisa che si è accorto del cane.

Quando lo avvisa? Quand’è che il padre avvisa il viglio?

Subito, non appena se ne accorge. Non appena si accorge del cane il padre avvisa il figlio. Lo avvisa subito dopo che se ne accorge. Non appena se ne accorge lo avvisa.

Padre: “attento FIGLIO mio!”

Cosa dice il padre al figlio?

Gli dice di stare attento. Il padre dice al figlio di stare attento.

Gli dice di stare tranquillo, rilassato?

No, non gli dice questo, ma il contrario!! Gli dice che deve stare attento! Cioè che deve fare attenzione. Deve stare attento.

Figlio: “cosa c’è papà?”

Cosa risponde il ragazzo a suo padre?

Il ragazzo risponde: cosa c’è? Cioè: cosa succede? perché devo stare attento? Cosa accade?

Padre:  “il cane, il cane è SVEGLIO!”

Il cane dorme?

No, il cane non dorme. Il cane è sveglio!

Giglio sta dormendo mentre i due ladri entrano nella villa?

No, Giglio è sveglio. Non sta dormendo. Giglio non sta affatto dormendo!

Speaker: ma GIGLIO punta il BERSAGLIO, e in men che non si dica azzanna il padre alla CAVIGLIA.

(urlo di dolore)

Cosa fa Giglio?

Punta il bersaglio! Giglio punta il bersaglio!

E qual’è il suo bersaglio?

La caviglia. Il bersaglio è la caviglia del ladro padre.

E poi? Poi Giglio attacca il padre o il figlio?

Giglio attacca il padre, non il figlio. Giglio attacca la caviglia del ladro padre.

E’ quello il bersaglio quindi? E’ la caviglia il bersaglio di Giglio?

Sì, è la caviglia il suo bersaglio. Quello è il suo bersaglio. Il bersaglio di Giglio è la caviglia del ladro padre.

Il cane morde la caviglia del padre?

Sì, la morde, Giglio morde la caviglia, Giglio azzanna la caviglia.

Con cosa morde la caviglia Giglio? Con cosa la azzanna?

Con i denti! Giglio azzanna la caviglia con i suoi denti. Con le sue zanne.

Quanto tempo impiega Giglio ad azzannare la caviglia del padre?

Pochissimo tempo! Immediatamente! Giglio la azzanna subito, in men che non si dica!

Speaker: Il FIGLIO, invece, si SCEGLIE un NASCONDIGLIO e poi se la SQUAGLIA.

Anche il figlio viene morso da Giglio?

No, il figlio no. Il figlio non viene morso da Giglio.

E cosa fa il figlio?

Si nasconde! Il figlio si nasconde in un nascondiglio.

Chi è che sceglie il nascondiglio: Giglio?

No, non Giglio, il figlio se lo sceglie. Il figlio si sceglie il nascondiglio.

E dopo che l’ha scelto?

Dopo averlo scelto, si nasconde nel nascondiglio.

E poi?

Poi scappa, cioè poi se la squaglia. Il figlio poi se la squaglia. Scappa via.

Chi se la squaglia? Chi scappa via?

Il ragazzo ladro, il ladro figlio se la squaglia. E’ lui che che scappa via.

Il ladro figlio scappa e poi si nasconde?

No, prima si nasconde nel nascondiglio, e solo dopo scappa. Solamente dopo se la squaglia.

Figlio:  “tanto MEGLIO! Non mi piace fare il ladro, mi piace solo fare il FIGLIO!”

Cosa dice il ragazzo?

Dice: “tanto meglio”, cioè “meglio così”.

Il ragazzo quindi è contento di come è andata?

Sì, lui è contento di come è andata! E’ contento di come finisce!

Perché? Perché è contento? Perché è felice?

E’ felice perché a lui non piace fare il ladro.

Non gli piace fare il ladro?

No, non gli piace affatto! A lui non piace rubare, non piace fare il ladro.

E cosa gli piace fare?

Gli piace fare il figlio. A lui piace solamente fare il figlio. Non fare il ladro.

FINE


Ascoltare il file più volte al giorno, almeno mezzora al giorno, per almeno una settimana, seguendo le regole del metodo TPRS e le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

>> Lezione successiva: Le mutande mongolfiera

Prendere il toro per le corna

Audio

Transcrizione

Fonte immagine: pensieridatergo
Fonte immagine: pensieridatergo

Buongiorno a tutti, buongiorno a tutti i membri della famiglia  di “italiano semplicemente” benvenuti sull’episodio di oggi di italiano semplicemente, che è una frase idiomatica.

Quindi una espressione italiana di uso corrente “prendere il toro per le corna”. Non ricordo se era esattamente questa l’espressione  di cui volevo parlare oggi perché   ce ne è anche un’altra riguardante il toro di cui parleremo  ed  è “parli del toro e spuntano le corna”. In ogni caso iniziamo dalla prima espressione che è  “prendere il toro per le corna”.

Dunque una frase idiomatica, ogni volta che parlo di frasi idiomatiche o espressione di uso corrente è praticamente la stessa cosa perché in effetti l’idioma è una lingua, quindi frase idiomatica vuol dire frase che esiste in una lingua.

Allora iniziamo a spiegare questa frase idiomatica “prendere il toro per le corna” spiegando innanzitutto il significato delle parole e poi  il significato dell’espressione, poi qualche esempio in contesti diversi  ed alla fine faremo degli esercizi di coniugazione, come al solito.

Allora “Prendere” prendere sapete cosa significa,  se capite cosa significa vuol dire che già un buon livello di italiano, abbastanza elevato  non principiante. Allora “prendere” ha lo stesso significato di “afferrare” soltanto che afferrare è più fisico, nel senso che si afferra con le mani mentre prendere  può anche avere un significato non esattamente collegato con il prendere fisicamente un oggetto, come possono essere le corna di un toro.

Per esempio “quella notizia l’ho presa male” vuol dire  che non ero molto contento di ricevere  quella notizia, quindi “prendere” l’ho presa male, vuol dire che non l’ho gradita, non mi è piaciuta. Quindi “prendere” ha più significati a seconda del contesto,  in ogni caso o prendere come afferrare o “portare a se’” oppure  ricevere.

Allora prendere il toro,  che cos’è il toro. Il toro è il maschio della vacca, cioè il bovino maschio adulto, il maschio della mucca . Da piccolo si chiama vitello, quando è più grande si chiama il toro. Allora qual è il verso del toro? Non voglio imitare il verso del toro in questo contesto, ma perché no? Il verso del toro è muuuuuuuuuuuu! Non sono molto bravo in questo contesto a fare il toro anche perché fortunatamente non ho le corna.

Questa è un’altra frase idiomatica che poi vi spiegherò la prossima volta. Avere le corna.  Allora il toro ha le corna in senso fisico ma se un essere umano ha le corna non è certamente una buona cosa.

Ovviamente è una frase idiomatica anche questa e che spiegherò la prossima volta spiegandovi il significato di avere e corna, ricordandovi  che non è una buona cosa.

Dunque cosa sono le corna? Le corna sono quelle escrescenze, quei due ossi che il toro ha attaccate alla testa, sono abbastanza grandi ed i toro le usa sia per difendersi che per attaccare.

Avee presente il toro nella corrida? Diciamo che il toro attacca la tovaglia rossa con la testa bassa cercando di infilarla con le corna.

Dunque prendere il toro per le corna fisicamente significa afferrare le corna del toro. Ora questo è il significato proprio dell’espressione: afferrare le corna del toro.

Ovviamente essendo una frase idiomatica significa un’altra cosa e può essere utilizzata in più contesti, significando praticamente prendere in un pugno la situazione, affrontare un problema, essere risoluti , cioè veramente convinti che bisogna risolvere il problema senza più girarci intorno.

Quindi “prendere il toro per le corna”. Faccio qualche esempio in modo da farvi comprendere meglio il significato dell’espressione.

Dunque vediamo un po’. Ecco, all’inizio della mia esperienza con italianosemplicemente.com, prima di iniziare avevo dei dubbi sul fatto che aprire il sito internet oppure no, ascoltavo molti podcast in francese ed in inglese e tedesco e più passava il tempo più mi convincevo che stavo imparando una tecnica molto efficace per imparare una lingua straniera.

Ha funzionato con l’inglese, ha funzionato con il francese, sta funzionando con il tedesco, mi dicevo dentro di me, prima o poi dovrò aprire anch’io un sito internet per aiutare tutti coloro che vogliono imparare l’italiano in maniera veloce e divertente.

Ad un certo punto ho deciso e mi sono detto: bisogna “prendere il toro per le corna” e affrontare la situazione, così il 14 luglio ho acquistato il dominio web di italianosemplicemente.com. Nel frattempo avevo già registrato il file di presentazione mentre stavo in vacanza nel Trentino. Potrete trovare il file audio della mia presentazione all’interno del sito.

Quindi in quel momento io ho deciso di prendere il toro per le corna e risolvere il problema di cercare di aiutare tutti coloro che hanno problemi con l’italiano per  insegnargli l’italiano in un modo veloce senza studiare la grammatica.

1Vediamo qualche altro esempio: in ambito universitario, mettiamo che si sia uno studente che deve fare un esame molto difficile, penso ad esempio a quando facevo io l’università e dovevo dare l’esame di calcolo delle probabiità nell’università di Roma La Sapienza, facoltà di scienze statistiche, allora avevo già dato molti altri esami più semplici, calcolo delle probabilità era un esame molto difficile che prima o poi avrei dovuto fare. Un giorno mi sono detto: “basta, devo prendere i toro per le corna e iniziare a studiare calcolo delle probabilità” così ho fatto e ovviamente sono riuscito a superarlo grazie, appunto, alla mia convinzione nel… finalmente affrontare il problema da risolvere.

Ovviamente ci sono molti altri contesti in cui può essere utilizzato, anche in ambito…. in diverso ambito… ma avete certamente capito qual è il concetto: prendere il toro per le corna vuol dire essere risoluti, decidersi di affrontare una situazione.

2Mi viene in mente ad esempio una situazione in ufficio… se magari avete qualche problema con un vostro collega che non… avete avuto una discussione una volta, e da quel momento, da quel giorno non parlate più con questo vostro collega. Sapete benissimo che la soluzione è affrontarlo; affrontare il problema con lui, parlarne, ma non ne avete il coraggio. Però tenete molto al vostro collega ed al rapporto con lui, di conseguenza un giorno vi decidete, un giorno dite a voi stessi: “basta, adesso prendo il toro per le corna e lo affronto”. Ovviamente non c’è nessun toro da prendere per le corna, andate dal vostro collega e cominciate a parlare con lui, del vostro problema, per risolverlo.

3Quindi anche l’apprendimento della lingua italiana, come qualsiasi altra lingua, non va sottovalutato, non va “PRESO ALLA LEGGERA”. Una lingua va “vissuta”, l’apprendimento di una lingua è una decisione molto importante da prendere, di conseguenza, anche in questo caso, prendere il toro per le corna non vi può fare che bene e consiglio anche a voi di prendere il toro per le corna e cominciare a studiare seriamente la lingua italiana, se questo è uno dei vostri progetti, ovviamente. Se proprio volete esagerare e volete rendere al massimo il vostro rendimento, cercate di non focalizzarvi sulla grammatica, cercate di ascoltare, di seguire quelle che io ho chiamato le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente; prendete il toro per le corna, dedicate mezzora del vostro tempo, massimo un’ora all’ascolto della lingua italiana, qualunque sia il vostro livello. che sia principiante o che sia intermedio.

Dunque facciamo adesso un piccolo esercizio di coniugazione, con tutti i “modi” che mi vengono in mente.

Dunque, ripetete dopo di me. Ripetete dopo di me senza pensare alla grammatica, senza pensare alle regole grammaticali, ma semplicemente in modo da imitare la mia voce il più possibile.

In questo esercizio farò una piccola pausa, vi darò il tempo per rispondere e poi provate dopo di me. Utilizziamo il presente e il passato.

  • Io prendo il toro per le corna; io ho preso il toro per le corna;
  • tu prendi il toro per le corna, tu hai preso il toro per le corna;
  • lui prende il toro per le corna, lui ha preso il toro per le corna;
  • noi prendiamo il toro per le corna, noi abbiamo preso il toro per le corna;
  • voi prendete il toro per le corna, voi avete il toro per le corna;
  • loro prendono…

in corso…


Brutto fumo fa la pipa, non c’è fumo senza arrosto.

Buonasera a tutti, sotto consiglio di mio fratello Pietro, ho pubblicato su internet, e precisamente sulla pagina facebook di italiano semplicemente, una domanda, rivolta ovviamente a tutti i visitatori, cioè a tutti voi, membri della famiglia di italiano semplicemente, o anche solamente ascoltatori casuali di questo podcast.

La domanda era relativa ad un proverbio, un proverbio italiano, e precisamente laziale, vale a dire della regione Lazio. Ciò non esclude comunque che lo possiate ascoltare anche altrove, in altre regioni, anche perché non si tratta di dialetto laziale o locale, ma comunque di italiano.

Il proverbio, è il seguente: “brutto fumo fa la pippa” o anche “brutto fumo fa la pipa“.

(ATTENZIONE: PIPPA è anche una notissima parolaccia italiana!!)

Prima di cominciare a spiegare il proverbio, lasciatemi dire che quella di lanciare un sondaggio mi sembra un’ottima idea, è sempre mio fratello che me l’ha consigliato, quindi da ora in poi vi chiederò in anticipo se conoscete il senso di una specifica espressione prima di pubblicare l’articolo e il relativo file audio. Credo sia utile a tutti infatti, sia per destare maggiore interesse – destare interesse significa fare in modo che chi legge il sondaggio sia più interessato all’ascolto del podcast, quindi destare vuol dire “generare”, “generare interesse” quindi. Sia quindi per destare interesse da parte di tutti, sia per effettivamente vedere se conoscete già questa espressione e quanto possiate esserne interessati a comprenderne il significato attraverso un file audio.

Dunque eccomi qua. Allora “brutto fumo fa la pipa”. Spieghiamo prima le parole: “brutto” credo la conosciate tutti come parola, brutto è il contrario di bello, il contrario di piacevole, quindi è un sinonimo di spiacevole. Brutto=spiacevole=sgradevole.

“Fumo”. Cos’è il fumo? Il fumo è, come molti di voi sapranno, quello che produce una combustione che produce la fiamma, e può essere di colore grigio, nero o anche bianco, a seconda della fiamma, a seconda cioè di cosa stia bruciando. Questo è il fumo.

Non è detto poi che il fumo sia solamente prodotto direttamente dalla fiamma, perché anche le automobili ad esempio, producono fumo, ovviamente solamente quelle che bruciano benzina o diesel e altri combustibili di origine fossile e non quindi le automobili elettriche, che funzionano con l’energia elettrica.

Anche nel caso del fumo che esce dal tubo di scappamento di una automobile, comunque, esso è prodotto da una combustione. Il tubo di scappamento è il tubo da cui esce il fumo delle automobili non elettriche.

Comunque, il fumo è prodotto anche dalle sigarette, ed anche dalle “pipe“, che sono degli oggetti di legno, che si inseriscono in bocca, si mettono cioè in bocca, e che servono per fumare, come le sigarette quindi. All’interno della pipa viene messo del tabacco, come nelle sigarette, ma nella pipa non c’è carta che brucia, ma solamente del tabacco.

Fumare la pipa è quindi quasi come fumare le sigarette, solamente che la pipa solitamente viene fumata da determinate persone, non dalla massa, non da tutti, ma da, almeno più frequentemente delle sigarette, da persone più anziane, mediamente più anziane.

Comunque in genere fumare la pipa è diciamo in generale più “elegante” che fumare una sigaretta, o almeno questa è l’idea che mi son fatto io della pipa.

Quindi le pipe, la pipa genera del fumo in quanto brucia del tabacco, poiché contiene del tabacco che viene bruciato e fumato.

Il fumo della pipa credo sia sempre lo stesso, quindi non credo si possa parlare di “bel” fumo o di “brutto” fumo, di fumo “bello” o di fumo “brutto”, come si potrebbe immaginare ascoltando questo proverbio.

E’ evidente che il senso proprio della frase non ci aiuta quindi a capirne il significato, come quasi tutti i proverbi d’altro canto, e che quindi occorre ricercarne il significato non letterale, il significato figurato: quello che vuol dire la frase “brutto fumo fa la pipa” da un punto di vista figurato.

Dunque, l’espressione “brutto fumo fa la pipa”, significa che quello che sta accadendo lascia presagire, lascia cioè pensare, che il futuro non sia positivo, ma negativo. Si tratta quindi di una esclamazione.

Non so se avete presente cosa sia una ESCLAMAZIONE. Si tratta di tutte quelle frasi o parole che terminano col punto esclamativo (!). Il punto esclamativo è quindi il punto che si mette alla fine di una esclamazione, e questo non solo in italiano, ma anche in inglese o in francese e molte altre lingue. Non so esattamente se per l’arabo o il cinese o il giapponese sia la stessa cosa.

L’espressione quindi, l’esclamazione di cui stiamo parlando, “brutto fumo fa la pipa”, fa pensare che il futuro non sia bello, non sembri positivo, almeno a giudicare dal “fumo che fa la pipa”, come se il fumo della pipa fosse diverso a seconda di ciò che succederà nel futuro. Il brutto fumo della pipa non lascia presagire nulla di buono.

“Presagire” viene dalla parola presagio, che vuol, dire profezia, pronostico sul futuro.

Il profeta è colui che fa la profezia, colui che fa il presagio, colui che pronostica il futuro.

E presagire è il verbo che viene dalla parola presagio. Il brutto fumo della pipa dunque non lascia presagire nulla di buono; non lascia pensare che accadrà nulla di buono nel futuro, non fa pensare che ciò che accadrà, ciò che succederà, sia buono, anzi, se la pipa fa un brutto fumo, allora dobbiamo preoccuparci, perché qualcosa di brutto sta per accadere.

Credo che l’origine di questo proverbio sia molto antica, e che faccia riferimento a quando esistevano appunto i “profeti”, coloro che quindi predicevano il futuro, e che magari usavano il fuoco ed il fumo per interpretare, per capire cosa aspettarsi nel futuro, per capire ad esempio se il raccolto agricolo sarà buono eccetera, o se pioverà a sufficienza.

Comunque quando si usa questa espressione? in quali contesti utilizzarla? Quando usare “brutto fumo fa la pippa”?

Come avete visto, nella pagina delle frasi idiomatiche, accanto ad ogni frase adesso avete la possibilità di vedere alcune informazioni su ogni frase. Ad esempio se potete utilizzare la frase sempre, in ogni circostanza, oppure solamente in un contesto familiare. In questo caso è meglio usarla solamente in ambiti familiari o tra amici, oppure anche tra colleghi, se avete abbastanza confidenza. E’ una espressione diciamo non scandalosa, o della quale ci si deve vergognare se pronunciata, ma diciamo che prevede una certa confidenza tra chi parla e chi ascolta, quindi il vostro capoufficio, se molto formale e con il quale avete poca confidenza, potrebbe non gradire la cosa. Meglio evitare dunque.

La frase non è molto utilizzata in realtà, quindi potrebbe capitarvi di ascoltarla, ma ci sono anche molti italiani che probabilmente non la conoscono, anche se possono essere in grado di comprenderla senza particolari sforzi. Infatti l’espressione si usa solamente in particolari contesti, e si può riuscire facilmente a capirne, ad intuirne il significato.

Ad esempio, un primo esempio può essere una partita di calcio, ammettiamo una finale di Champions League. Se la vostra squadra del cuore “inizia col piede sbagliato“, inizia cioè a giocare molto male, quindi l’inizio della partita non è positivo e sembra che la vostra squadra ne uscirà sconfitta, allora potreste subito dire…. mmmmmm, “brutto fumo fa la pipa”, mi sa che questa partita la perdiamo. Vedete dunque che si capisce immediatemente il senso della frase.

Si capisce subito che la squadra da la sensazione di giocar male e che prevedere il futuro è abbastanza facile, e più precisamente che è facile immaginare che la vostra squadra perderà la partita. Ancora però non è accaduto nulla, ancora non è stato fatto nessun gol dalla squadra avversaria, ma quello che si è visto non fa pensare nulla di buono.

Ok, adesso quindi vediamo un secondo esempio. Ammettiamo che ci siano due donne, quindi un contesto sociale stavolta. Immaginiamo che ci siano due amiche, che parlano del loro rapporto di coppia con i loro rispettivi mariti. Ognuna di loro parla del rapporto col proprio marito. Di come va, di come dovrebbe andare, se va bene, o se va male.

Se ad esempio, una delle due donne racconta all’altra, alla sua amica, che il suo rapporto di coppia secondo lei non va molto bene, perché magari il proprio marito tutte le sere fa molto tardi dall’ufficio, perché, dice lui, che deve lavorare, e magari anche che lei si accorge che spesso invia sms di nascosto dalla moglie, di nascosto da lei, senza farsene accorgere quindi, o altri indizi preoccupanti, altre cose non positive che lasciano pensare che l’uomo abbia in realtà un’amante, cioè che abbia una relazione extra-coniugale, cioè al di fuori del matrimonio, con una seconda donna, l'”amante” appunto, allora la sua amica, quella che ascolta, la seconda donna potrebbe dire: mmmm secondo me “brutto fumo fa la pipa“, vale a dire “non mi stai dando delle belle notizie”, oppure “quello che mi stai raccontando è veramente preoccupante per te”.

L’idea quindi è che si fa una previsione del futuro in base a qualcosa che sta succedendo adesso; in base cioè a quanto accade oggi, e che questa previsione sia prevede sia negativa.

C’è un secondo proverbio italiano, abbastanza simile, che dice: “non c’è fumo senza arrosto“, che parla sempre di fumo quindi, e che ha un significato simile. Se c’è del fumo, in questo caso, vuol dire che c’è anche l’arrosto. “Non c’è fumo senza arrosto“, vuol dire che se se vedi del fumo allora c’è anche della carne che sta cuocendo, c’è cioè l’arrosto, cioè la carne che brucia, della carne che cuoce sul fuoco. Se vedi del fumo quindi vuol dire che c’è qualcosa che sta bruciando, anche se non si vede cosa sia la cosa che brucia. Vediamo solamente del fumo, ma non l’arrosto, e pensiamo che da qualche parte ci sia anche l’arrosto. Non è esattamente lo stesso significato quindi della prima frase. Perché nella frase “non c’è fumo senza arrosto” si mette l’accento sul sospetto, sul fumo cioè: se vedo il fumo vuol dire che c’è anche l’arrosto. Non si parla del futuro quindi. Mentre “brutto fumo fa la pipa” mette l’accento sul futuro che non si prevede positivo.

Sono due proverbi quindi anziché uno quindi, due detti, due modi di dire che vengono dal passato, che hanno un origine molto antica credo. “brutto fumo fa la pipa” e “non c’è fumo senza arrosto“.

Ecco, il secondo proverbio è molto più comune del primo: non c’è fumo senza arrosto” è più comune e anche più utilizzabile in contesti diversi. Potete quindi usarlo anche in ambienti più formali, senza che nessuno spalanchi gli occhi e si scandalizzi. Senza cioè che facciate una brutta figura. Nessun pericolo quindi con questo secondo proverbio. State un po’ attenti invece col primo.

Un terzo esempio in ambito universitario: se siete all’università e avete un esame importante, potrebbe capitare un giorno che dobbiate fare l’esame di pomeriggio ad esempio, anziché di mattina.

Immaginiamo che arrivi l’ora del vostro esame. Prima che tocchi a voi però, appena prima di fare l’esame, dopo aver assistito a tutti gli esami precedenti, agli esami dei ragazzi prima di voi, che vi hanno preceduto, scoprite che che tutti i ragazzi prima di voi sono stati bocciati. Immaginiamo che siano stati tutti respinti, bocciati, e che quindi l’esame sia andato male a tutti gli studenti prima di voi. Non c’è nessuno cioè a cui l’esame sia andato bene, nessuno che sia stato promosso, neanche quelli che voi credevate fossero i più preparati. Allora a quel punto potreste pensare: mmmmmm, brutto fumo fa la pippa… cioè vuol dire “le cose si mettono male”, credo che anche io sarò bocciato come gli altri. Insomma è anche qui una previsione negativa sul futuro.

Dunque ora credo, e spero anche che il significato del proverbio, o del “detto popolare” sia un po’ più chiaro a tutti. Ne abbiamo trovato anche un secondo, un secondo proverbio, che è simile al primo, ma non esattamente uguale in quanto il secondo proverbio mette più l’accento sul sospetto che sul futuro, l’accento è più anche sul presente che sul futuro.

Comunque, proviamo ora a fare ora un esercizio di ripetizione, per esercitare la lingua. Provate cioè a ripetere dopo di me, senza pensare alla grammatica, ma solamente ripetendo quello che dirò.

Dovete sapere che quando lo faccio con il francese ho notato che se lo faccio per dieci minuti di fila, per 10 minuti di continuo, comincio ad avvertire della stanchezza alla lingua, ai muscoli della lingua. In effetti quando siamo abituati a parlare nella nostra lingua e solo nella nostra lingua, automaticamente non esercitiamo certi muscoli, alcuni muscoli della nostra lingua, muscoli che invece sono più importanti quando cambiamo lingua, quando ne parliamo un’altra.

Quindi credo sia importante, per esercitare i muscoli della lingua, provare a ripetere, provare a parlare, non solo quindi per imparare e memorizzare automaticamente la grammatica, ma anche appunto per esercitare la lingua e i suoi muscoli.

Provate quindi a ripetere dopo di me alcune frasi: Pronti partenza… via!

  • brutto fumo fa la pipa… non credo che andrà bene
  • brutto fumo fa la pipa… il futuro non sembra positivo
  • brutto fumo fa la pipa… sicuramente non riuscirò a farcela
  • brutto fumo fa la pipa…  comincio a preoccuparmi
  • brutto fumo fa la pipa… meglio che torni indietro
  • brutto fumo fa la pipa… non sono più sicuro di me

Bene, come al solito ascoltate il podcast più volte, finché tutte le parole saranno più chiare ed avrete memorizzato il proverbio e le frasi più difficili da capire. Soprattutto avrete memorizzato la grammatica automaticamente. Se qualcosa non è chiaro commentate sulla pagina facebook (clicca qui).

Vi ringrazio per aver ascoltato o scaricato questo podcast, spero vi sia utile, e spero che, pensando ora al vostro apprendimento dell’italiano non diciate…mmm brutto fumo fa la pipa, ma invece che pensiate positivo per il futuro e che possiate migliorare il vostro livello.

Vi ricordo che avete ancora tempo fino al 15 ottobre per richiedere gratuitamente (cioè gratis, senza pagare) il corso di italiano per affari. Un corso ideato per coloro che lavorano e studiato appositamente per il mondo del lavoro. Potrete imparare come meglio presentarvi, come presentare la vostra azienda anche, come affrontare un appuntamento, una riunione di affari o anche un semplice incontro informale. Saranno affrontate quindi questione anche tecniche, come presentare un progetto, un prodotto, ad esempio, utilizzando strumenti come power point ad esempio, quindi come spiegare dei grafici, delle tabelle eccetera, ma anche questioni meno tecniche. Affronteremo anche questioni meno tecniche come trattare con efficacia con un partner d’affari e ottenere il miglior risultato, vincere e convincere, come si dice. Infine come affrontare un colloquio, una intervista per ottenere un lavoro. Tutto molto interessante dunque, almeno a me è servito molto fare questi corsi in passato per sapere come comportarsi in certe situazioni, a partire proprio dalla presentazione di se stessi.

Sto già lavorando a questo progetto, il corso sarà terminato entro l’anno 2017, quindi non a brevissimo termine, ma tra 3,4 settimane, spero prima anche, potrete già avere disponibile la prima lezione gratuita per tutti.

Arrivederci amici ed alla prossima.

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4^ regola d’oro di Italiano Semplicemente: Storie ed emozioni

La libertà sgorga autentica solo dentro la disciplina. Senza disciplina e responsabilità non si è uomini liberi.

Freedom flows best within the framework of discipline. Without discipline and responsibility you can’t be free.
Aleksandr Sokurov

>> La regola precedente (la terza)

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Video con sottotitoli (da attivare manualmente)

Trascrizione

Ciao ragazzi, e benvenuti nella quarta regola d’oro di Italiano Semplicemente. Dopo aver visto le prime tre regole, molto importanti, per imparare a comunicare in italiano, per imparare cioè a capirlo e ad esprimerci, siamo finalmente arrivata alla quarta regola, la regola delle emozioni e delle storie.

regola4_emozioni_e_storieLe prime tre regole, lo ricordo per coloro che ascoltano questo file audio per caso, sono le seguenti: la prima, la numero uno: cosa fare prima di tutto: occorre ascoltare e ripetere, quindi, l’importanza dell’ascolto e della ripetizione dell’ascolto (repetita iuvant).

La seconda regola, la regola numero due è invece quella relativa al “quando” ascoltare, e quindi l’importanza fondamentale di usare i tempi morti, cioè i tempi in cui potete approfittare per ascoltare i vari file audio e abituarvi alla melodia della lingua italiana.

La terza regola, vale a dire la numero tre è quella che riguarda il “come” ascoltare, cioè in quali condizioni mentali bisogna ascoltare i file audio: l’importanza della tranquillità e del fatto che non dovete essere stressati. Ora siete pronti quindi per la quarta regola d’oro, tocca alla quarta regola quindi: le emozioni e le storie.

Ero molto curioso di sapere se aspettavate il podcast della quarta regola d’oro, e per questo ho recentemente lanciato un sondaggio sulla pagina facebook, per capire se voi, i visitatori del sito, se voi cioè, membri della famiglia di Italiano Semplicemente, foste più interessati alle regole o a qualcos’altro, a qualche altro tipo di file audio e di articoli.

Ho chiesto perciò di esprimere la vostra preferenza. Il risultato è stato che c’era più attesa per questa quarta regola d’oro che per i podcast delle storie per principianti e quelle per il livello intermedio.

In effetti il sondaggio doveva servire proprio a questo, per testare quanto i componenti della famiglia di Italiano Semplicemente fossero interessati al metodo e quanto ai contenuti audio.

Effettivamente il risultato non mi ha sorpreso ed allora mi sono detto: datti da fare e registra anche questo file audio. Ed allora eccomi qui dunque a parlare dell’importanza delle emozioni e delle storie.

Ma la domanda è: come mai ho deciso di accoppiare le storie con le emozioni? Come mai insieme storie ed emozioni nella stessa regola? Questo è quello che potreste chiedermi voi, questo è quello che mi sono chiesto anche io quando ho voluto sintetizzare in sette regole d’oro i principi su cui basare l’apprendimento tramite italiano semplicemente.

Come sapete il sito è dedicato soprattutto a coloro che lavorano, che hanno poco tempo, e che quindi vogliono un metodo veloce ed efficace, che dia risultati in tempi brevi e che allo stesso tempo non sia noioso. Infine un metodo che non necessiti di passare ore ed ore sui libri di grammatica per imparare la lingua di Dante Alighieri.

Il metodo è il migliore, secondo il mio punto di vista, anche per coloro che di tempo ne hanno molto, come può essere per uno studente appena diplomato o laureato.

Insomma le emozioni e le storie. Perché insieme? Dopo averci riflettuto un po’, ho deciso di inserirle in una unica regola. Pensate un attimo infatti alle cose che ricordate, quelle che tenete nella vostra testa anche da molti anni, e che niente e nessuno riuscirà mai a farvi dimenticare. Che cosa hanno queste cose in comune tra di loro? Cosa hanno questi ricordi in comune? Bene, io direi che hanno due cose. La prima è che sono ricordi EMOZIONANTI. Proprio così. Nel bene e nel male, qualunque ricordo che teniamo con noi, dentro di noi, è legato a delle forti emozioni.

Che si tratti di ricordi dolci, come del primo bacio, o anche del primo giorno in cui abbiamo guidato la nostra automobile, persino di cosa abbiamo fatto e dove ci trovavamo il giorno 11 settembre 2001, o anche del giorno in cui abbiamo superato il nostro ultimo esame universitario.

Se tutti i giorni fossero come quei giorni, secondo me, ricorderemmo alla perfezione tutta la nostra vita, tutti i giorni distintamente.

E poi qual’è la seconda cosa? Qual’è la seconda cosa che hanno in comune questi ricordi? Avrete già indovinato che si tratta sempre di STORIE. Si tratta di percorsi di vita, di pezzi di vita, di avvenimenti che hanno un inizio e che hanno una fine, e che ci hanno fatto sognare, tremare, urlare, o anche provocato malinconia, e sofferenza. A volte dolore. Di avvenimenti che ci sono costati fatica e ci hanno messo alla prova.

E’ quindi con le storie che ricordiamo, ma con le storie emozionanti, non storie qualsiasi. Possiamo dire, facendo una analogia con la vita, che se la nostra vita è la nostra casa, allora le storia sono i mattoni della casa, e le emozioni sono la calce, il collante, la colla, quello che tiene insieme i mattoni, che li tiene uniti.

Cosa significa questo? Cosa c’entra con imparare l’italiano? Ma anche l’apprendimento è basato, come sapete bene, sulla memoria. Anche imparare una lingua necessita di colla, di calce, che tenga insieme i pezzi, le parole, le frasi, che ascoltiamo e che leggiamo.

Se ascoltiamo delle parole ripetutamente, per impararle, con l’obiettivo di impararle, non raggiungeremo mai l’obiettivo. Questo è sicuro. Se ad esempio prendiamo una parola a caso, come la parola “erroneamente“. Potremmo pensare che ripetendola cento volte ci entrerà in testa, cioè ce la ricorderemo. Peccato che abbiamo dimenticato di inserire la parola in una frase, peccato che non abbiamo pensato ai possibili contesti in cui inserire la parola erroneamente, e in quale circostanza usarla, utilizzarla. Peccato poi che sia anche molto noioso ripetere 100 volte la parola “erroneamente”.

D’altronde non è questo il metodo che usano i bambini per imparare a parlare, tanto per dirne una. Non è un metodo di apprendimento naturale, quella che usiamo coi nostri figli.

Possiamo allora provare a comporre delle frasi con la parola “erroneamente”, come ad esempio: “Ho pensato erroneamente che avrei imparato l’italiano studiando la grammatica”, e potreste pensare di ripetere la frase 100 volte, come un automa, come un robot. Neanche questo però fanno i bambini. Neanche questo fanno i bambini perché anche qui manca la colla, manca la calce che tiene uniti i mattoni della casa, e questa vi crollerà addosso dopo qualche giorno che non ripetete più la frase, sempre che non siate morti di noia prima di quel giorno.

E poi chi ha detto che per imparare una lingua bisogna soffrire? Chi dice che per imparare l’italiano, la lingua italiana, come qualsiasi altra lingua, bisogna lavorare, lavorare, studiare, sgobbare, stare piegati sui libri, avere sempre un dizionario a portata di mano tutto il giorno e farsi venire il mal di testa? Chi ha detto che dobbiamo arrivare ad odiare una lingua per impararla.

Evidentemente c’è bisogno di qualcos’altro. Evidentemente c’è qualcosa di sbagliato in questo metodo. C’è cioè bisogno delle emozioni. Quello di imparare a memoria le parole è un metodo superato, è il vecchio metodo, che annoia gli studenti e che, tra l’altro, abbrutisce anche i professori. Questo, in definitiva, non è un buon metodo per imparare una lingua.

Ho letto su vari siti internet che la soluzione è ragionare non sulle parole singole ma sulle frasi. Non credo che anche questo sia esatto. E’ sempre meglio che imparare delle singole parole, è chiaro, ma ancora non ci siamo secondo me.

Le storie invece, sono più naturali, sono più facili da ricordare perché la vita è fatta di storie, e la vita è fatta di emozioni. Non si fa fatica ad imparare delle storie, a provare delle emozioni.

Ovviamente le storie quindi devono essere delle belle storie, delle storie che vi insegnino qualcosa, non fini a se stesse.

Così, anziché dire 100 volte la parole “erroneamente”, asetticamente, noiosamente, possiamo inserirla in una frase un po’ più collegata alla realtà, ad esempio:“erronemante avevo creduto di essere felice senza di te”, e magari inserire la frase al termine di una storia, una storia che si conclude proprio con questa frase, magari all’interno di un film che vi ha appassionato e che speravate finisse proprio così…“erronemante avevo creduto di essere felice senza di te” e vissero così felici e contenti.

Ora, non è facile insegnare in questo caso. Non è tanto facile comporre delle storie che non siano noiose, che non siano troppo lunghe, perché devono essere ascoltate molte volte, perché questo è il metodo che propongo in Italiano Semplicemente, storie che non devono perciò risultare pesanti, noiose da ascoltare e che dopo uno o due giorni non abbiamo più voglia di ascoltare e ripetere.

Non è facile quindi per chi queste storie deve comporle, per noi dello staff, ma è anche divertente a dire il vero, e da anche molte gratificazioni, perché se accade poi che le persone ti fanno i complimenti, o via email, o anche pubblicamente su Facebook, e ti dicono: “che bella storia, è una settimana che la ascolto con piacere e sto imparando tantissimo”. Non è facile quindi per noi che stiamo dietro, dall’altra parte dello schermo, ma sappiamo che funziona, che il metodo funziona e continueremo ad utilizzarlo.

Anche i file dedicati al livello intermedio sono delle storie. Le frasi idiomatiche e le espressioni che vengono spiegate sono solamente delle frasi e delle espressioni di uso corrente. Ma tutti gli articoli e i file audio correlati, dedicati alle frasi idiomatiche ed alla loro spiegazione, la spiegazione che ne viene fatta, è a tutti gli effetti una storia. Vengono fatti degli esempi, vengono costruite delle scena di vita quotidiana per la spiegazione delle frasi che fanno parte della vita di tutti i giorni quindi e che inevitabilmente saranno collegate a delle emozioni. Da parte mia faccio del tutto e farò del tutto per costruire un racconto piacevole. Anche il file audio che state ascoltando in questo momento è una storia, una storia che ascoltate per capire come imparare l’italiano e che spero sia interessante e che vi faccia scoprire cose che non sapevate prima o cose alle quali avevate finora prestato poca attenzione.

Le storie quindi, ricapitolando, vi aiutano a memorizzare meglio, in quanto hanno un contenuto non solo in termini di significato, come una parola o, ancora meglio, una frase, ma perché una storia può far emozionare, può far divertire, può piangere, ricordare eventi passati, sognare, sperare.

Non credo, purtroppo, che noi di Italiano Semplicemente riusciremo sempre a farvi piangere dall’emozione (e non è neanche questo che vogliamo!!), ma punteremo comunque, quantomeno, a farvi divertire, a rendervi piacevole l’ascolto e la lettura. Finora speriamo di esserci riusciti, almeno a quanto sembra dalle testimonianze che riceviamo, anche su Facebook, o anche tramite email e nei commenti del sito internet, e speriamo di continuare così.

Questa quindi è la quarta regola d’oro di Italiano Semplicemente. Importantissima per l’apprendimento. Se avete gradito questa regola, se vi è piaciuta, vi invito a condividere e discutere su Facebook le vostre opinioni, e ovviamente vi ringrazio per l’ascolto e ci vediamo alla prossima regola d’oro, la quinta della lista, vale a dire ascoltare italiano vero, ascoltare italiano autentico. L’italiano che si parla in famiglia e in ufficio, in casa e fuori casa, e non l’italiano dei libri di testo. Arrivederci e alla prossima!

 

Essere un Don Giovanni, essere un donnaiolo, un casanova, saltare la cavallina

Audio

Video con sottotitoli

Trascrizione

Buongiorno e benvenuti su italianosemplicemente.com.

Mi rivolgo ai visitatori abituali del sito ma anche a coloro che ascoltano oggi il loro primo podcast e che hanno scoperto Italiano Semplicemente per caso, magari su Facebook o su Twitter. Benvenuti anche a questi ultimi e vi dico subito che oggi siete molto fortunati, perché vi parlerò, per la sezione frasi idiomatiche e modi di dire, dedicata a coloro che già comprendono l’italiano e che vogliono migliorare ancora il loro livello, arricchendo il loro vocabolario e soprattutto vogliono riuscire a comunicare efficacemente in italiano, pensando direttamente in italiano e che vogliono riuscire ad esprimersi senza esitare, senza balbettare, senza riflettere sulla grammatica. Senza studiare la difficile grammatica italiana.

Vi parlerò quindi di una cosa molto divertente. Come al solito questo lo facciamo tutto in automatico,L’apprendimento in italianosemplicemente.com è in automatico grazie alle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, cioè i sette consigli che vengono anche dalla mia esperienza passata studiando inglese, francese e tedesco.

Oggi quindi avrete ben chiaro l’obiettivo del… di questo file audio che state ascoltando, che è quello di comprendere una espressione italiana, una o più espressioni, e quindi questo semplice obiettivo vi permetterà di assimilare la lingua italiana, di arricchire il vostro vocabolario, di assorbire la grammatica senza… senza pensarci, grazie proprio a queste sette regole d’oro.

Spiegherò oggi una cosa quindi molto simpatica. Si tratta di alcune frasi e di alcuni aggettivi, ed in particolare degli  aggettivi che si addicono agli italiani, cioè che stanno bene se ci si riferisce a degli italiani. Sono delle caratteristiche, almeno questo si dice, degli italiani in generale.

Quindi oggi ho una domanda per voi. Non so se avete mai sentito dire che gli italiani sono tutti SEDUTTORI?

Avete mai sentito parlare di Rodolfo Valentino, di Gabriele D’Annunzio, di Marcello Mastroianni magari? Ho citato soltanto alcuni di quelli che sono considerati I più grandi seduttori italiani. Ho detto SEDUTTORI,  Ma che significa essere seduttori?

Dunque, la parola seduttore deriva dal verbo “sedurre”. Sedurre significa, in qualche modo, piacere, affascinare, attirare l’attenzione di qualcun altro, ma attirarla in senso positivo. Letteralmente sedurre significa “portare a sé”.

Il seduttore quindi affascina, seduce: la seduzione è qualcosa che non esiste in modo consapevole diciamo, ma è in qualche modo inconscia, quindi viene dall’inconscio, viene da dentro, non è consapevole.

Questo significa che purtroppo non esistono tecniche di seduzione, e che quindi se sapete sedurre è molto meglio per voi, altrimenti pazienza, bisogna “farsene una ragione”. Non possiamo farci insegnare come si fa a sedurre. Ovviamente parlo anche per me!

La seduzione quindi è la prima parola di oggi. Parlando di seduzione, possiamo dire che chi riesce a sedurre, cioè chi seduce, è un seduttore. Di solito si seduce per amore, quindi un uomo può sedurre una donna, o anche un uomo, inconsapevolmente – I-N-C-O-N-S-A-P-E-V-O-L-M-E-N-T-E (parola difficile!) cioè senza consapevolezza, senza accorgersene, cioè senza che se ne accorge; non lo fa apposta quindi! Oppure lo fa di proposito, cioè seduce consapevolmente, con consapevolezza, cioè lo fa apposta.

Il seduttore ha però anche altri nomi, di significato più o meno simile.

DON GIOVANNI ad esempio, lo avete mai sentito? Dunque, il nome di “Don Giovanni” nasce molto tempo fa, nel diciassettesimo (XVII) secolo in una commedia teatrale. E’ il protagonista, cioè è il principale interprete di  una commedia, cioè di una opera teatrale. Questa persona quindi, il protagonista della commedia, conquista molte donne, fa molte conquiste quindi, cioè riesce a sedurre molte donne; è quindi un seduttore, e nello stesso tempo, non è mai contento, è cioè sempre inappagato. Inappagato significa che non è mai “pago”, non riceve mai una “ricompensa”, cioè una “paga” che lo soddisfa, che lo renda soddisfatto, cioè che lo renda appagato. Chi è appagato quindi, non cerca altre cose per essere appagato, in quanto già lo è. Chi invece non è mai appagato, come il Don Giovanni, cerca continuamente di esserlo, di appagarsi, e come fa? Come fa per sentirsi appagato? In questo caso, il seduttore seduce altre donne, ed altre ancora, ed altre ancora, finché non si sente appagato. Finché non è appagato.

Quindi seduttore e Don Giovanni non sono esattamente sinonimi, cioè non hanno esattamente lo stesso significato, perché chi seduce, il seduttore, non è detto che ne approfitti. Non è detto che sia sempre inappagato, come il Don Giovanni.

Un sinonimo di Don Giovanni è invece la parola “DONNAIOLO“. Il Donnaiolo è colui che è sempre pronto a corteggiare le donne. Nella parola donnaiolo c’è la parola “donna” infatti. Donnaiolo è quindi chi corteggia, e spesso anche seduce, molte donne ed è sempre in cerca di avventure amorose, di nuove avventure amorose, esattamente come il Don Giovanni quindi.

Gli Italiani quindi, potreste dire, potreste pensare sono tutti donnaioli, anche se questo non è vero. Io ad esempio non lo sono affatto. Non si sa mai che a mia moglie venisse in mente di ascoltare questo podcast!

Se quindi non siete dei donnaioli, come me, vuol dire che non siete neanche dei CASANOVA.

Infatti Casanova, con la “C” maiuscola, è il cognome di Giacomo Casanova, un italiano quindi, un veneziano per la precisione (cioè una persona che abitava a Venezia, che era un cittadino della città di Venezia) vissuto se non sbaglio nel diciottesimo (XVIII) secolo. Casanova era dunque un seduttore, anche lui, un Don Giovanni, un donnaiolo. Era un uomo che amava le “avventure”, cioè le avventure amorose, amava conquistare le donne, era un “amatore” quindi… un altro termine nuovo. AMATORE, cioè colui che ama, in generale. Si può essere amatore di donne, come il donnaiolo, ma anche di moto, di macchine, un amatore di Vini eccetera.

Era quindi un AVVENTURIERO, ma anche uno scrittore. Giacomo Casanova era anche uno scrittore, un poeta; scriveva le poesie, era un filosofo (si occupava cioè di filosofia, come Cesare Beccaria, come Giambattista Vico eccetera). Insomma Casanova faceva un sacco di cose, amava un sacco di cose diverse, tra le quali le donne. Amava anche le donne. Ma amava anche i libri, la filosofia e la poesia.

Possiamo anche dire che Casanova era un RUBACUORI, cioè letteralmente “rubava” i cuori, cioè conquistava i cuori delle donne. Anche rubacuori è molto utilizzato, soprattutto nelle riviste di gossip italiane, molto usato anche quando si parla di qualcuno in modo scherzoso, tra amici eccetera.

Sicuramente, se vogliamo trovare un termine conosciuto da tutti i non italiani, possiamo usare PLAYBOY, termine ormai entrato nel vocabolario anche italiano, anche se ovviamente non ha origine italiane.

Colui che conquista molto, il seduttore, il conquistatore, è anche chiamato, a volte… ADESCATORE,

L’Adescatore viene dal verbo adescare. Chi adesca, colui che adesca, è colui che usa l’esca, cioè che, come il pescatore, “pesca” le donne. Il pescatore si prende i pesci, pesca i pesci, e l’adescatore si prende i cuori delle donne; pesca i cuori delle donne. Chi adesca quindi “Attira” con l’esca le donne. Ovviamente esiste anche l’adescatrice, che è il femminile di adescatore. Il termine però, il termine di adescatore, ha in qualche modo un accezione negativa, è usato in senso più negativo, chi lo fa, cioè chi adesca, è vero che è un seduttore, ma quando seduce… attira tramite lusinghe, fa molti complimenti, molte lusinghe, dice parole dolci, e anche con delle promesse:

“Se sarai mia stanotte ti sposerò domani stesso!”

“Se mi dirai di sì, sarai l’unica donna della mia vita” eccetera…

Promesse che, naturalmente non sono vere. L’adescatore non dice la verità, è un bugiardo. Quindi adescatore non è un vero complimento. Infatti ad esempio colui che adesca è anche colui che invita altre persone a prestazioni sessuali a pagamento. Ecco perché ho detto che il senso qui è più negativo rispetto a seduttori.

“Le prostiture adescano i clienti”, invece “il seduttore conquista i cuori”. Meglio essere seduttori che adescatori quindi. Almeno secondo me.

Anche ADULATORE è molto usato in Italia. Ma Adulatore non ha esattamente lo stesso significato.

L’adulatore infatti è chi “Adula”, Colui che ama adulare è una persona che ama corteggiare, cioè “fare la corte”. Corteggiare significa fare la corte, cioè cercare di conquistare una donna, di conquistare il suo cuore. Ma adulatore significa anche, in qualche modo leccapiedi, o anche, ma questa è una parola un po’ volgare, leccaculo. L’adulatore è colui che fa i complimenti, qualsiasi sia il motivo per cui lo faccia. Chi “lecca i piedi” o il “leccapiedi” è una persona che adula, per ottenere dei vantaggi personali. La stessa cosa, ma è la versione volgare, è la parola “leccaculo”.

Non è quindi un termine solo usato, l’adulatore, nell’ambito dell’amore e dei sentimenti..

Infine voglio citarvi, vi voglio parlare di una frase: “SALTARE LA CAVALLINA“.

Non è molto usata in Italia, almeno non troppo, ma potrebbe capitarvi di ascoltarla, magari mentre vedete un film, o mentre ascoltate una conversazione tra amici. Saltare la cavallina, ha lo stesso significato di “essere un Don Giovanni”, o “Essere un Casanova”, o un donnaiolo.

C’è però un più esplicito, un più diretto riferimento all’atto sessuale, al sesso in generale. C’è un riferimento chiaro al sesso, all’atto di “cavalcare” cioè di fare sesso. Chi salta alla cavallina, è come se facesse sesso per sport, senza sentimento, così come un atleta, quando si allena, salta la cavallina, che è uno strumento utilizzato dagli atleti della ginnastica artistica.

Si può dire anche “CORRERE LA CAVALLINA“, che ha lo stesso identico significato. Vuol dire gustare la vita, assaporare la vita, i piaceri della vita, senza freno, senza nessun freno, senza pensare ad altro. Chi corre la cavallina quindi si lascia andare ad una vita spensierata, senza pensieri cioè, libera dalle costrizioni sociali, libera dagli obblighi, libera dalle cose che vanno fatte. Quindi ci si riferisce soprattutto alle relazioni sentimentali e sessuali.

Possiamo dire ad esempio che “quell’uomo ama correre la cavallina”: vuol dire proprio questo, che è un amatore, un seduttore, e che molto spesso ha relazioni con donne diverse. Con più di una donna. Che ama molte donne.

Bene, non ci sono altri modi per chiamare gli italiani….credo!

A parte gli scherzi, spero che questo podcast vi sia piaciuto, spero che gli esempi che ho fatto siano stati abbastanza chiari. Oggi quindi un podcast molto divertente, ricco di parole diciamo “simpatiche” e soprattutto che riguardano l’immagine degli italiani.

Gli italiani comunque non sono tutti così, non sono tutti Don Giovanni, tutti Casanova e donnaioli. Ci sono anche brave persone, che amano la famiglia e le donne si limitano a guardarle…

Scherzi a parte, se il podcast vi è piaciuto fate un piccolo commento sulla pagina facebook di Italiano Semplicemente o anche sul gruppo “Italiano Semplicemente”, sempre su facebook, sempre che ne facciate fate parte (altrimenti potete iscrivervi). Se vi è piaciuto quindi cliccate su “Mi piace”, oppure lasciate un messaggio scritto sul mio account Twitter.

Terminiamo il podcast con un piccolo esercizio di coniugazione: vi chiedo di ascoltare e di ripetere dopo di me. Concentratevi solamente sulla mia voce, non pensate alla grammatica, ma ascoltate solamente, concentrandovi solo sul suono della mia voce e poi ripetete dopo di me. In questo modo imparerete automaticamente, senza sforzi e senza studiare la grammatica: Cominciamo col verbo sedurre:

Io sono un seduttore….

tu sei un seduttore…

Rodolfo Valentino  è stato un seduttore…

Quella attrice è una seduttrice…

Noi italiani non siamo tutti seduttori…

Voi italiani siete tutti seduttori

Gli italiani sono più seduttori dei finlandesi (senza offesa per i finlandesi ovviamente)

Adesso un po’ più difficile, per i più bravi e volenterosi tra di voi: Vediamo un esercizio con il condizionale.

Ascoltate e ripetete. Se necessario fate una pausa, provate a ripetere, senza pensare alla grammatica, e poi continuare ad ascoltare:

Se io fossi un seduttore, conquisterei molte donne… (magari…)

Se tu fossi un Don Giovanni conquisteresti molte donne…

Se Rodolfo Valentino non fosse stato un seduttore, non avrebbe mai conquistato molte donne…

Se quell’attrice avesse anche saputo sedurre, avrebbe avuto ancora più successo…

Se, durante la vacanza in Italia, voi aveste sedotto almeno una ragazza, oggi sareste meno nervosi…

Se tutti sapessero sedurre, tutti sarebbero seduttori

Questo ultimo esercizio è veramente per più bravi, provatelo più volte se necessario, ma non cadete nella tentazione, mi raccomando, di cercare su internet il condizionale del verbo sedurre. E’ sbagliato, o meglio, è noioso e non resta in definitiva molto a lungo nella vostra testa. Ascoltate invece molte volte questo podcast, fate una pausa tra una frase e l’altra se ne avete bisogno, quando ne avete bisogno, e provate a ripetere di tanto in tanto. Rispettate cioè i consigli, cioè le sette regole d’oro per imparare a comunicare in Italiano.

Se ovviamente siete in un autobus e non potete ripetere ad alta voce, come può accadere, cercate di farlo nella vostra testa, dentro di voi.

Questo è tutto, ci rivediamo, anzi ci risentiamo su queste pagine, sulle pagine di Italiano Semplicemente. Spero che io sia riuscito a “sedurvi” quest’oggi, nonostante non sia un seduttore, e spero quindi che continuiate a seguire Italiano Semplicemente. Ciao ragazzi e “alla prossima”.

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Non c’è trippa per gatti

Trascrizione

niente_trippa_per_gattiBuonasera, e benvenuti a tutti i membri della famiglia di Italiano Semplicemente.

Per coloro che sono qui per la prima volta, che ascoltano questo tipo di podcast per la prima volta, benvenuti su Italiano Semplicemente, benvenuti nella sezione FRASI IDIOMATICHE. Questa sezione è dedicata a tutti coloro che comprendono l’italiano, e che vogliono passare dalla fase della comprensione alla fase dell’espressione; vogliono cioè imparare a comunicare in italiano.

All’interno di questa sezione sono state già pubblicate alcune frasi idiomatiche; questo è il terzo podcast, e l’espressione che ho scelto oggi di spiegarvi è “non c’è trippa per gatti”. E’ un’espressione molto utilizzata in Italia, e difficilmente potreste trovare la spiegazione audio di questa frase all’interno di un sito web. E’ molto probabile che riusciate a trovare invece la spiegazione per iscritto. Ovviamente potete leggerla, ovviamente servirà a poco, poiché ascoltando un file come questo potreste capire con molta più facilità quali sono i contesti in cui utilizzare questa frase, se si usa in un ambiente famigliare o se si usa in un ambiente diverso, tipo al lavoro. Con degli esempi si capisce ovviamente in maniera migliore.

Inoltre avrete l’opportunità di esercitare il vostro ascolto, ed ascoltando questo podcast più volte, potrete assimilare l’espressione, fino a che verrà assolutamente salvata nella vostra memoria e sarete in grado di utilizzarla, grazie ai numerosi esempi che farò, grazie alla prima delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente: ASCOLTARE (repetita iuvant). La prima regola è quindi ascoltare più volte ogni podcast.

Dunque, prima di passare alla spiegazione dell’espressione, spieghiamo un po’ le parole che la compongono. Dunque: “non c’è trippa per gatti”.

Che cos’è la trippa?

Se provate a cercare su google immagini il nome “trippa“, scritto T-R-I-P-P-A, vedrete, potrete vedere con i vostri occhi di cosa si tratta. E’ una… si tratta di una frattaglia, usata in gastronomia e ricavata dalle diverse parti dello stomaco del bovino, cioè di una mucca, e non, come molti credono, ricavata dall’intestino. Quindi si sta parlando di cibo, cibo molto amato in Italia. A me ad esempio non piace affatto. In ogni caso si tratta di uno di quei piatti che o si ama o si odia. Non ho mai sentito, in merito, un parere neutro. Quindi è un cibo ricavato dallo stomaco delle mucche, quindi dallo stomaco del bovino e non dall’intestino.

A me sinceramente fa un po’ “senso” a vederla: non è piacevole alla vista, non è piacevole per me al tatto.

Le frattaglie invece sono le interiora degli animali macellati. Interiora che sono cucinate e utilizzate a scopo alimentare nella cucina prevalentemente popolare.

Quindi si tratta degli organi interni ad esclusione dei muscoli e delle ossa. Dunque questa è la trippa… i gatti come sapete sono degli animali, è l’animale più diffuso in Italia, l’animale domestico più diffuso.

Ora, “non c’è trippa per gatti” è un’espressione che ha un senso proprio e un senso figurato.

Il senso proprio: “non c’è trippa per gatti”, cioè non c’è la trippa per i gatti non ha alcun significato. In effetti questa è una frase da intendere al senso figurato,e  “non c’è trippa per gatti” infatti non significa nulla. Significa semplicemente che  non c’è la trippa per i gatti. Ora… evidentemente chi ha inventato questa frase idiomatica ha pensato che ai gatti piacesse la trippa.

Probabilmente ai gatti piace la trippa, così come piace qualsiasi altro tipo di carne cucinata.

Evidentemente quindi la frase è nata proprio perché, essendo i gatti attratti dalla carne, quindi in questo caso dalla trippa.

Non c’è la trippa per i gatti vuol dire che non c’è niente da mangiare per i gatti. Ora, ho detto che la frase va interpretata in senso figurato. In effetti  non c’è la trippa per i gatti è utilizzata sempre in questo modo.

Cosa vuol dire? Vuol dire che nel momento in cui c’è una persona che sta cercando di raggiungere un obiettivo, e questo obiettivo dipende prevalentemente da te, cioè dalla persona che è in contatto con questa, allora si può dire “non c’è la trippa per i gatti” che vuol dire “è inutile che provi a raggiungere il tuo obiettivo a mie spese”, “non ci provare”,  “non c’è la trippa per i gatti”.

Vediamo cosa significa facendo un esempio calzante. In effetti la spiegazione di per sé può sembrare ancora abbastanza oscura. Quello che si è capito finora è che ci sono due persone che parlano. La prima persona è quella che vuole ottenere un risultato, qualcosa da te, a due spese. Tu capisci questo, capisci che questa persona ti vuole dare in qualche modo una “fregatura” per ottenere il suo risultato, quindi quello che dici è: “non c’è la trippa per i gatti” cioè vuol dire: “vai via, non insistere,  non c’è la trippa per i gatti”.

Possiamo fare un altro esempio: chiunque come turista sia capitato in Italia, sicuramente non so come… se questa cosa è diffusa anche negli altri paesi europei… non mi sembra di averla vista: sicuramente al semaforo vi capiterà che qualcuno vi importuni, vi costringa in qualche modo, vi chiede di acquistare un prodotto da lui, oppure, se capitate in alcuni posti in Italia, vi può capitare che qualcuno vi vuole vendere un oggetto di valore, come può essere una cosa d’oro… una volta si faceva con le “radio” delle macchine. Di conseguenza questi erano “affari” soltanto per loro; non erano affari per chi doveva comprare questo prodotto. Di conseguenza questa persona cercava di ottenere un proprio vantaggio a spese dell’autista, della persona che guiidava la macchina, e che si trovava a quel semaforo.

Se una persona quindi è molto accorta, si accorge subito quindi che questo venditore è un truffatore, può semplicemente rispondergli in questo modo: ” non c’è la trippa per i gatti”, cioè non ci provare. In qualche modo è come dire “vattene”, “non voglio niente da te”, ” non c’è la trippa per i gatti”. Ecco. questa risposta sicuramente farebbe molta impressione se pronunciata da un turista… lascereste veramente stupito l’italiano truffatore o… comunque diciamo che potrebbe anche farsi una risata.

Un secondo esempio è: se capitate come turisti a Roma, fuori dal Colosseo, analogamente a prima, potrebbe accadervi che  qualche persona, vestita da gladiatore, vi chieda di farvi una foto con lui. Ovviamente la foto non è gratuita; costa, io credo all’incirca almeno dieci-quindici euro, se non di più. Se voi non siete interessati a questa foto, potreste rispondergli in questo modo: ” non c’è la trippa per i gatti”. Il gladiatore sicuramente ci rimarrà molto stupito, in ogni caso anche lui potrebbe ridere di questo, anche perché è un’espressione abbastanza usata a Roma, e quindi potreste sicuramente far ridere il gladiatore e chiunque di italiano si trovi vicino a voi.

Quindi questo è il secondo esempio.

Un terzo esempio che posso fare è relativamente, diciamo, ad una questione sentimentale. Ammettiamo ad esempio che due amici vadano a cena fuori, e che uno dei due, mettiamo l’uomo, come avviene di frequente, voglia provare un approccio sentimentale, quindi voglia fare intendere chiaramente alla donna di essere interessato a lei. La donna magari non si aspettava questo comportamento, e quindi con ogni probabilità potrebbe rispondere “caro amico, non c’è la trippa per i gatti”, cioè “non ci provare”, “rinuncia nel tuo intento”.

Ovviamente questa è una frase abbastanza “dura”, quindi a volte potrebbe essere malintesa, soprattutto in questo ultimo contesto, diciamo che si potrebbe offendere, questa persona, di questa risposta… è una risposta abbastanza “brusca” che in alcune circostanze potrebbe far ridere; in altre circostanze potrebbe generare una risposta negativa.

Non utilizzate quindi questa frase in un contesto diverso da quello familiare o di quello… fra amici. Non utilizzatela soprattutto col vostro datore di lavoro, a meno che non siate veramente amici.

Quindi ricapitolando, la frase di oggi è ” non c’è la trippa per i gatti“; è una frase più utilizzata in un contesto famigliare che in un contesto lavorativo. E’ una frase che si utilizza per far capire ad un’altra persona che deve rinunciare nel suo intento di fare qualcosa a mie spese. E’ una risposta abbastanza brusca che quindi va utilizzata con cautela, soprattutto se non conoscete  questa persona, fareste bene a non utilizzarla perché potrebbe verificarsi una reazione negativa. In ogni caso è una di quelle frasi che se viene detta col sorriso sulle labbra, sicuramente può generare soltanto una risposta positiva, una risata, un sorriso almeno.

Attenzione alla PRONUNCIA, perché chi non è italiano ha molta difficoltà a pronunciare le doppie, quindi a pronunciare TRIPPA e GATTI. Quindi attenzione alle doppie: non è “tripa” ma è trippa; non è “gati” ma è gatti. Quindi non c’è trippa per gatti. Quindi non c’è trippa per gatti. E’ una frase che sentirete pronunciare in maniera molto veloce, quindi “non c’è trippa per gatti” è nella velocità giusta.

Come ho già detto è una frase che difficilmente troverete spiegata attraverso un file audio come questo. Potreste trovare una spiegazione scritta ma… non ho mai verificato ma non lo escludo. Per poterla utilizzare efficacemente, per poterla memorizzare vi consiglio di ascoltare questo podcast più volte.

L’utilità di ascoltare più volte podcast di questo tipo sta semplicemente nel fatto che ASCOLTANDO, ascoltando, ascoltando, riuscire a immagazzinare automaticamente la grammatica. Non c’è quindi bisogno di studiare le regole grammaticali italiane che sono molto numerose e veramente molto noiose da imparare.

Vi consiglio quindi di ascoltare questo podcast più volte; in questo modo riuscirete ad immagazzinare tutte quelle espressioni che vengono utilizzate nel linguaggio corrente per comunicare normalmente tutti i giorni.

Io in effetti vi sto parlando così come parlerei ad un italiano come me, con la stessa velocità, improvvisando, (non sto leggendo nulla), di conseguenza questo è italiano autentico, vero; ascoltate solo questo tipo di podcast se volete imparare a comunicare efficacemente in italiano.

Questo podcast quindi sarà pubblicato sia sul sito “italiano semplicemente” nella sezione “Frasi idiomatiche e modi di dire“. Se riesco farò anche un video con i sottotitoli, che comunque vi consiglio di ascoltare e di vedere soltanto un paio di volte, perché l’abitudine deve essere quella di ascoltare il file mp3, il file audio, perché nella vita normalmente non esistono sottotitoli.

Spero che il podcast vi sia piaciuto, e tutti coloro che vogliono commentare questo podcast sono invitati nella pagina facebook di Italiano Semplicemente. E’ sufficiente andare sul sito e cliccare in basso a destra sulla scritta “facebook”, oppure andare su facebook e cercare “italiano semplicemente”.

Con questo è tutto, un saluto da Gianni.

3^ regola d’oro di Italiano Semplicemente: NON Studiare in condizioni di stress

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

there is no favorable wind for the sailor who doesn’t know where to go.

Seneca

>> La regola precedente (la seconda)

Audio

Video

no stress

Transcrizione

Benvenuti nella terza regola d’oro di Italiano Semplicemente.

Questa regola è molto importante. Studiare in condizioni di relax, cioè quando non siete stressati, vale a dire quando non siete tranquilli o quando siete preoccupati per qualcosa.

Lo stress è un fattore negativo che influenza la vita di noi tutti; la nostra salute, il nostro stato d’animo e naturalmente anche l’apprendimento.

Se volete imparare una lingua, in questo caso l’italiano, mantenere un basso livello di stress è assolutamente determinante.

Ma cosa c’entra lo stress? Potreste chiedervi. E come agisce lo stress sul nostro apprendimento?

Allora, sapete bene che lo stress influenza innanzitutto le nostre emozioni: più siete stressati, e più siete portati a dare più importanza alle emozioni più negative. Quelle positive: la creatività, la determinazione, la gioia, la voglia di imparare, di condividere esperienze, ne subiscono inevitabilmente le conseguenze e passano in secondo piano.

E le emozioni sono determinanti quando si impara una nuova lingua. Oserei dire che le emozioni sono tutto.

Ho letto che la memoria a lungo termine è fortemente dipendente dal proprio livello di stress, di ansia. Se siete stressati perdete poi fiducia nel futuro, perdete la concentrazione, dormite male e via dicendo.

La vostra capacità di apprendimento ne risente enormemente, e di conseguenza il mio consiglio è di non ascoltare i podcast di Italiano Semplicemente quando siete stressati. Non servirebbe a nulla o quasi a nulla.

E’ per questo motivo, e questo mi riconduce alla seconda regola d’oro, dove vi consiglio di ascoltare i file audio mentre fate sport, durante la vostra quotidiana attività sportiva, quando il vostro corpo espelle le tossine e quando il sangue circola più velocemente nel vostro cervello; questo vi aiuta a ricordare e ad immagazzinare più facilmente le parole, le frasi, le espressioni che ascoltate su Italiano Semplicemente. In alternativa, come ho detto, potete ascoltare durante i vostri spostamenti quotidiani casa-lavoro, sempre che non li facciate con la testa piena di pensieri e di preoccupazioni.

La prima regola d’oro invece, della quale abbiamo già parlato, è fortemente collegata allo stress. Ascoltare ripetutamente un podcast aiuta a fare dei piccoli passi quotidiani verso il vostro obiettivo. Piccoli passi che presi singolarmente non sono molto importanti; il processo di apprendimento di una lingua è un percorso che va vissuto giorno per giorno; ma dopo un po’ di tempo noterete i risultati: la costanza, la voglia di imparare, la fiducia in voi stessi, vi aiuteranno, ma questi sono tutti fattori che dipendono dallo stress e dal vostro stato di ansia.

Apprendere ogni giorno ma costantemente, farà entrare l’italiano nella vostra routine quotidiana, e poco a poco, mezzora dopo mezzora, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone… il vostro italian uscirà spontaneamente dalla vostra bocca, senza pensare a tradurre, senza pensare alle regole grammaticali.

Questo mi fa riporta alla mente un libro che ho letto recentemente, di Antony Robbins (un celebre life coach e anche saggista americano), dove si parla del metodo Co.co.mi. che è un acronimo (cioè una sigla in cui si considerano soltanto le prime lettere), di COstanti e COntinui MIglioramenti. E’ più noto come metodo Kaizen, che in giapponese significa appunto miglioramento continuo.

E’ proprio questa la filosofia che bisogna seguire, eliminare lo stress affinché possiamo aiutare la nostra memoria, al fine di migliorare giorno dopo giorno tramite le emozioni positive.

Personalmente posso riportarvi la mia esperienza con la lingua inglese: nei primi anni, diciamo dal 2008 fino al 2013, l’unico momento in cui ascoltavo i podcast che scaricavo da internet era durante il percorso casa-lavoro, che facevo però con lo scooter (come faccio anche ora). Ora invece ascolto i mie podcast di francese, inglese e tedesco (da un paio di mesi) durante la mattutina attività sportiva.

Vado a correre nel parco, inserisco le cuffiette e vado! Ebbene, ho notato personalmente come in soli 6 mesi, da quando ho iniziato ad ascoltare mp3 in francese,  riesco a comunicare senza problemi (potete scaricare la mia presentazione in francese nell’articolo “Presentazione del corso“), facendo degli errori, naturalmente, ma parlando senza esitazioni e senza balbettare. Posso dire che il livello del mio francese attuale è equivalente a quello del mio inglese. Eppure l’inglese l’ho ascoltato per 5 anni! La differenza credo sia praticamente tutta imputabile allo stress (guidare uno scooter è più stressante che fare una corsa al parco!).

Da quando ho capito questo piccolo-grande segreto ho imparato ad utilizzarlo con efficacia e costanza. Senza dimenticare gli altri fattori chiave, cioè quelle che ho chiamato “regole d’oro. Ok, spero di essere stato convincente, spero soprattutto di non aversi stressato!  Alla prossima, con la quarta regola d’oro di Italiano Semplicemente: apprendere attraverso delle storie emozionanti e divertenti!

>> La regola successiva (la quarta)

Il ladro padre ed il ladro figlio

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5 livello principiante

Audio

Il ladro padre e il ladro figlioLA STORIA

The story

Suona la SVEGLIA.

the alarm clock sounds.

(suono sveglia)

(sound alarm clock)

E’ notte, e due ladri, padre e FIGLIO, entrano in una villa per SVALIGIARLA.

It s ‘night, and two thieves, father and son, enter a house to rob.

Nessuno in casa è SVEGLIO. Il FIGLIO SBADIGLIA, poi BISBIGLIA:

No one in the house is awake. The son yawning, then he whispers:

“meglio se vai avanti tu papà, ho paura del BUIO”.

“better if you go ahead Dad, I’m scared of the dark”.

“ok FIGLIO! non mi MERAVIGLIO, ma passami il FOGLIO; passami la mappa della villa”.

“ok son! I am not surprised,, but pass me the sheet, hand me a map of the house”.

(ABBAIO)

(bark)

“papà!”

“Dad!”

“cosa c’è FIGLIO?”

“what’s up son?”

“mi è sembrato di sentire un cane ABBAIARE”.

“I thought I heard a dog barking”.

“no FIGLIO, credo che hai preso un  ABBAGLIO!”

“no son, I think you’ve made a mistake!”

“Non mi SBAGLIO papà”, GLI rispose allarmato il FIGLIO.

“I’m not wrong”, said the son alarmed.

Il cane si chiama GIGLIO. GIGLIO è un cane da guardia, e con i ladri non scappa mai come un CONIGLIO. Non appena il ladro padre si accorge del cane, avvisa il FIGLIO:

The dog’s name is Giglio (Lily). Giglio is a watchdog, and with thieves it do not ever run away like a rabbit. As soon as the thief father notices the dog, he alerts the son:

“attento FIGLIO mio!”

“Be careful my son!”

“cosa c’è papà?”

“What’s up Dad?”

 “il cane, il cane è SVEGLIO!”

“the dog, the dog is awake!”

ma GIGLIO punta il BERSAGLIO, e in men che non si dica azzanna il padre alla CAVIGLIA.

but Giglio point the target, and it imediately bites the father to the ankle.

(urlo di dolore)

(scream of pain)

Il FIGLIO, invece, si SCEGLIE un NASCONDIGLIO e poi se la SQUAGLIA.

The son, instead, chooses a hiding spot and then it goes away to their heels.

“tanto MEGLIO! Non mi piace fare il ladro, mi piace solo fare il FIGLIO!”

“even better!, I do not like to do the thief, I only like do the son”

FINE

the end

Non preoccuparti se hai compreso solo poche parole. Dopo aver ascoltato il file della storia e quello delle Domande & Risposte per due settimane, almeno 3-4 volte al giorno,  tutte le parole saranno chiare e memorizzate nella tua testa.

Do not worry if you understand only a few words. After listening to this audio and that the Q & A audio for two weeks, at least 3-4 times each day, all words will be clear and stored in your head.

D_e_R

>> Lezione successiva: Le mutande mongolfiera (per soli membri dell’associazione)

Domanda di iscrizione all’associazione Italiano Semplicemente

Chi di spada ferisce di spada perisce

Qui gladio ferit gladio perit, dice il proverbio latino. Se vuoi saperne di più, scarica ed ascolta il file audio mp3

Audio

Trascrizione

Buonasera amici, chi vi parla è Gianni, il creatore di Italiano Semplicemente.

Questa sera sono in viaggio verso Roma; io abito a Roma, a sud di Roma.

Sono appena terminate le vacanze estive. purtroppo. Di conseguenza questa sera rientro a Roma, perché domani si comincia a lavorare di nuovo.

Mia moglie è restata a casa dei suoi genitori, e mi raggiungerà soltanto domani.

I bambini invece resteranno per una intera settimana a casa dei miei suoceri, cioè i genitori di mia moglie.

Dunque: ho veramente un sacco di cose in mente, tante cose che vorrei dire e che vorrei condividere con tutti i visitatori di Italiano Semplicemente.

Mi scuso innanzitutto per i rumori di fondo che sentite, che ascoltate, ma naturalmente voglio approfittare di questo momento, approfittare dei miei tempi morti per registrare per voi un podcast, che sarà memorizzato, sarà salvato, sarà inserito nella sezione “Frasi idiomatiche“.

La sezione frasi idiomatiche è la sezione che è appena nata all’interno del sito Italiano Semplicemente, che è destinata ad ospitare tutti i file audio, tutti i podcast, che riguarderanno le frasi idiomatiche italiane, i modi di dire italiani, i proverbi, tutte le frasi “strane” che però sono di uso corrente da parte degli italiani e quindi fanno parte della lingua italiana a tutti gli effetti.

Si tratta, evidentemente, di frasi che difficilmente troverete all’interno di libri di grammatica, all’interno di libri di testo, ammesso che voi abbiate studiato la grammatica all’interno di qualche libro di grammatica italiana. Perché è molto probabile che molti di voi abbiano imparato un po’ di italiano, semplicemente vivendo in Italia o lavorando con qualche italiano.

In ogni caso questo è il secondo podcast della sezione frasi idiomatiche; il primo podcast è stato la spiegazione della frase “che pizza. Ovviamente la pizza è il prodotto –  uno dei prodotti, almeno – più famosi; che rende l’Italia più conosciuta al mondo. Non soltanto ovviamente!

Quindi ho voluto cominciare con un simbolo dell’Italia.

Oggi invece vorrei spiegarvi una frase molto utilizzata nel linguaggio italiano, che è la seguente: “chi di spada ferisce, di spada perisce”. Ripeto: “chi di spada ferisce, di spada perisce”.

E’ una frase utilizzata veramente moltissimo in Italia e da tutti gli italiani, utilizzata in molti contesti diversi, e, veramente, sia in un contesto famigliare che… si può usare anche in ufficio, tranquillamente con i vostri colleghi: in qualsiasi tipo di situazione vi possa venire in mente.

Allora, cosa vuol dire “chi di spada ferisce, di spada perisce”. Allora è innanzitutto una esclamazione, una frase che si  dice in determinate circostanze.

Intanto che cos’è la spada? La spada è un’arma, come il fucile, la pistola, bazuca eccetera eccetera.

La spada è un’arma tagliente, come un coltello, che però non si usa come coltello… cioè si usa… la usano i samurai la spada (ad esempio).

La spada è un’arma diciamo che si usa nelle arti marziali. Il verbo “ferire” – chi di spada ferisce di spada perisce – , quindi il verbo è “ferire”. Ferire significa colpire qualcuno con la spada, fare uscire… provocare una ferita significa far uscire il sangue dal corpo di qualcuno, quindi ferire una persona con la spada significa colpirla con la spada ed incidere la pelle di questa persona e quindi… quando si colpisce una persona con la spada, esce del sangue dal corpo di questa persona, dalla pelle di questa persona, quindi ferire… una ferita non è… ferire non significa uccidere quindi… non necessariamente (in quel caso si parla di ferita a morte) ma non necessariamente. “Chi di spada ferisce” vuol dire “chi ferisce con la spada”.

Ora, c’è un altro verbo alla fine della frase, che è “perisce“:  “chi di spada ferisce, di spada perisce”.

Perire è… “perisce” viene dal verbo “perire”, e perire vuol dire morire. E’ un modo per dire “morire”, non molto utilizzato ma… si usa molto di più, diciamo… proprio all’interno di questa frase.

E’ un verbo utilizzato al posto del verbo morire, ma più in un contesto… o quando si dice, si pronuncia,questa espressione oppure in un contesto magari “poetico”, all’interno di alcuni libri potreste trovare questo verbo “perire” al posto di morire. Di conseguenza  “chi di spada ferisce, di spada perisce”; ovviamente “fa rima”, quindi… la rima è quando due parole finiscono con le stesse lettere, quindi “fanno la rima”: ferisce-perisce“, ecco la rima. Quindi “chi di spada ferisce, di spada perisce”: che cosa significa?

Dunque, come qualcuno di voi potrebbe già aver intuito, “chi di spada ferisce, di spada perisce”, vuol dire che chi provoca un male a qualcun altro, chi fa del male a qualcun altro, utilizzando qualsiasi metodo, non è importante quale, è molto probabile che prima o poi riceva anche lui del male da un’altra persona, ed il significato dell’espressione è proprio questo, cioè:

chi fa del male, spesso, prima o poi, riceve anche del male, e lo riceve dalla stessa fonte

cioè “chi di spada ferisce, di spada perisce” vuol dire chi fa del male utilizzando un certo strumento per fare del male, è con lo stesso strumento che quella persona riceverà del male. Cioè, quello strumento verrà utilizzato anche per fare del male a questa persona.

Per capire meglio il significato di questa espressione è bene che io faccia qualche esempio; qualche esempio che mi viene, ovviamente, spontaneo, senza che io lo legga in qualche libro di testo.

Dunque, ammettiamo ad esempio che ci sia una coppia: un marito ed una moglie; un uomo ed una donna, e che il marito tradisca… tradisca la moglie, che il marito cominci a tradire la moglie.

Ammettiamo che il marito la tradisca di nascosto, senza che la moglie se ne accorga. La moglie, magari, invece è molto innamorata del marito e non si sognerebbe mai di tradirlo. Ammettiamo quindi che un giorno la moglie viene a scoprire che il marito la tradisce. Cosa succede? Ovviamente la moglie rimane molto delusa, e magari col passare del tempo, la moglie potrebbe essere talmente delusa da non essere più innamorata di lui e un giorno potrebbe anche decidere di tradirlo ance lei. Potrebbe usare la stessa arma che ha usato il marito. Ebbene, ammettiamo che lo faccia, ammettiamo che anche la moglie, un bel giorno, decida di andare con un altro uomo, decida di tradire il marito, perché magari dice: basta, mi son stufata di essere tradita! Anch’io adesso voglio la mia libertà, anch’io non lo amo più, mio marito, anch’io voglio fare delle nuove esperienze. E magari un amico, guardando questa coppia, e magari sapendo benissimo che il marito ha sempre tradito la moglie, nel momento in cui vede che anche la moglie tradisce il marito, potrebbe dire: “Ah, vedi! Chi di spada ferisce di spada perisce“.

Ovviamente sta parlando del marito, che fino a quel momento aveva tradito la moglie, e la moglie era sempre stata innamorata di lui, e adesso invece rimane “ferito” anche lui dalla stessa arma del tradimento; la stessa arma che aveva utilizzato lui stesso contro la moglie.

Questo è un primo esempio che mi è venuto in mente. Ovviamente adesso cercherò di trovarne almeno un altro, in modo che il concetto sia molto più chiaro, ed in modo che possa essere memorizzato da voi in maniera più solida.

Dunque, vediamo un po’. Ammettiamo che… vediamo se riesco a trovare un altro esempio rapidamente. Ammettiamo che ci sia una persona che sia… che ama rubare, diciamo. Una persona che normalmente vive rubando e quindi sottraendo soldi, sottraendo soldi a altre persone, magari svaligiando appartamenti, andando di nascosto negli appartamenti dei suoi vicini e svaligiando le loro case, i loro appartamenti, portando via gli oggetti più preziosi.

Ammettiamo che questa persona sia abituata a rubare molto di frequente e che nessuno abbia mai rubato a casa sua, che nessuno lo abbia mai “ferito” con la stessa arma.

Ammettiamo che un giorno, invece, mentre lui sta al “lavoro”, (si fa per dire) mentre lui sta svaligiando qualche appartamento, ammettiamo che nello stesso momento ci sia un’altra persona che, saputo che lui aveva svaligiato il suo appartamento, quindi si tratta di un proprietario, uno dei proprietari delle case che in precedenza il ladro aveva svaligiato, ammettiamo che questa persona, arrabbiata con il ladro, decida di vendicarsi, decida di… ammettiamo che questa persona decida, a sua volta, di svaligiare l’appartamento del ladro. E lo fa!

Un giorno, mentre il ladro sta al lavoro, mentre sta svaligiando qualche appartamento, il ladro viene derubato nella sua abitazione.

E ammettiamo che questa notizia si diffonda molto rapidamente e che quindi le persone sapendo… nel momento in cui si viene a sapere questo fatto: che il ladro è stato a sua volta derubato, potrebbe dire: “Ecco, vedi? Chi di spada ferisce, di spada perisce“, cioè chi usa un’arma contro gli altri, qualche volta può essere punito con la stessa arma, ed è quello che è successo al nostro ladro!

Bene, credo che adesso il significato dell’espressione “Chi di spada ferisce, di spada perisce” sia un po’ più chiaro per voi.

Non ci resta che cercare di praticare un po’ la pronuncia, affinché questa frase venga memorizzata dal vostro cervello. Ed anche in maniera che la vostra lingua, in qualche modo, si abitui alla lingua italiana. In effetti è molto bene ripetere gli esercizi più volte. Quindi è bene che voi ascoltiate questo episodio, questo podcast, numerose volte. Nelle sette regole di Italiano Semplicemente consiglio di farlo almeno mezzora al giorno per almeno sette giorni, e alla fine di ogni podcast mi piace fare anche un piccolo esercizio di coniugazione oppure un piccolo esercizio di pronuncia, in modo che la vostra lingua si abitui a parlare una lingua come l’italiano che per qualcuno potrebbe non essere così facile.

I vostri muscoli, i muscoli della vostra lingua potrebbero non essere abituati, di conseguenza occorre praticare.

Allora, l’importante è che voi ripetiate esattamente dopo di me, senza pensare… senza pensare alla coniugazione, o senza pensare a… ai verbi…. al passato, al presente, al futuro. Non dovete pensare alla grammatica, questo è il segreto.

La grammatica verrà memorizzata nel vostro cervello in maniera naturale, in maniera automatica. Questo è il sistema di Italiano Semplicemente, questo è il metodo TPRS. Non sono stato io ad inventarlo, Io mi sono limitato a mettere per iscritto questi sette consigli, le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, tra le quali c’è quella di ripetere. Ripetere quindi molte volte lo stesso podcast, questo compreso.

Ripetete quindi dopo di me, non pensate alla grammatica. Pronti, partenza, via!

Chi di spada ferisce, di spada perisce

(pausa)

Chi di spada ferisce, di spada perisce

ancora una volta…

Chi di spada ferisce, di spada perisce

Bene, mi raccomando quindi, ascoltate questo podcast più volte, ascoltatelo tutto: ascoltate la prima parte, quella in cui spiego il significato delle parole; la seconda: quella in cui spiego il significato dell’espressione, e a seguire quella in cui faccio alcuni esempi.

E infine la parte finale, dove faccio.. vi faccio praticare un po’ la pronuncia.

Spero che questo episodio vi sia piaciuto.

Ciao a tutti e diffidate delle imitazioni. Altri siti infatti riportano questo stesso articolo facendo pagare per ascoltare l’audio. State attenti.

 

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Gladiatori al Colosseo di Roma

4 livello principiante>> Lezione precedente: IL CETRIOLO MAGICO

Gladiatori al Colosseo di Roma

The history: Gladiators at the Coliseum of Rome
Istruzioni – Instructions:
1 – Leggi la storia ed ascolta il file audio, almeno 3,4 volte. Read the story and listen to the audio file, at least 3.4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo 3,4 volte al giorno per almeno una settimana. >Download the podcast and listen to it 3.4 times a day for at least a week.
3 – Leggi ed ascolta le Domande & Risposte 2,3 volte al giorno, nella seconda settimana. Read and listen to the Q&A once a day, in the second week.
Spartaco
Spartaco, col gladio in mano

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Video con sottotitoli

La Storia

Il gladiatore Spartaco si trova fuori dal Colosseo.

The gladiator Spartacus is outside the Colosseum.

Tuscia: ciao. Ehi tu, ma tu non sei…

Tuscia: hello. Hey you, but you’re not …

Spartaco: SPARTACO. Sono Spartaco il gladiatore!

Spartacus: SPARTACUS. I’m Spartacus the Gladiator!

Tuscia: Spartaco! ma cosa ci fai ancora qui? CRIXO e tutta la folla ti aspettano! L’imperatore ti aspetta! Tutta Roma ti aspetta!

Tuscia: Spartacus! but what are you still doing here? Crixus and the whole crowd is waiting for you! The emperor is waiting for you! All Rome is waiting for you!

Spartaco: Chi? Ah Crixo, ma… dove mi aspetta?

Spartacus: Who? Crixus Ah, but … where is he waiting me?

Tuscia: nel Colosseo! dai! Entra che ti stanno tutti aspettando per il combattimento con Crizo!

Tuscia: into the Colosseum! come on! go in! because they are all waiting you for the battle with Crizo!

Spartaco: ah già il combattimento!! Scusa mi ero dimenticato, ero distratto da facebook!

Spartacus: ah yes the fight !! Sorry I forgot, I was distracted by facebook!

Tuscia: cosa? Invece di pensare a combattere chattavi su Facebook con lo smartphone?

Tuscia: What? Instead of thinking about fighting, you were chatting on Facebook with your smartphone?

Spartaco: sì, infatti mi ha appena chiesto l’amicizia Giulio Cesare!

Spartacus: Yes, in fact Julius Caesar just asked me friendship !

Tuscia: dai non perdere tempo e vai! Sennò ci ripensa, Giulio Cesare!

Tuscia: come on! do not waste time and go! Otherwise he thinks better, Julius Caesar!

Spartaco: ok ok, entro adesso! … uffa… questi combattimenti mi hanno proprio stufato! Ieri contro Enomao, l’altro ieri contro Gannico e il giorno prima contro Casto… oggi anche Crixo ci mancava!

Spartacus: ok, now I come in! … Ugh … I’m really fed up about these fights! Yesterday against Oenomaus, the day before yesterday against Gannicus and the day before against Casto … today we lacked even Crixus!

Appena entrato, lo stadio era gremito. Tutti urlavano il nome di Spartaco, il più grande gladiatore di tutti i tempi.

As I entered, the stadium was packed. Everyone was shouting the name of Spartacus, the greatest gladiator of all time.

Spartaco, col suo gladius, contro Crixo, col la sua fuscina, un’arma a forma di tridente.

Spartacus, with his gladius, against Crixus, with its fuscina, a weapon shaped trident.

Spartaco: dai, sbrighiamoci! che devo ancora accettare l’amicizia di Giulio Cesare!

Spartacus: Come on, hurry up! I have yet to accept the friendship of Julius Caesar!
Tuscia
Tuscia

Tuscia intanto urlava dagli spalti ed invitava la folla a fare lo stesso!

Tuscia meanwhile, was screaming from the stands inviting the crowd to do the same!

Tuscia: Spartaco!!! Spartaco!!! Spartaco!!!

Tuscia: Spartacus !!! Spartacus !!! Spartacus !!!

Inizia il combattimento

Combat starts

Crixo urlò

Crixus screamed

Spartaco, senza paura, prese il suo Gladius, e colpi subito Crixo; lo colpì così forte che lo spedì, col suo tridente, fino a dentro la fontana, fuori dal Colosseo.

Spartacus, without fear, took his Gladius, and shots immediately Crixus; he hit him so hard that he sent him, with his trident, until into the fountain, out of the Coliseum.

Crixo pianse, dalla disperazione.

Crixus wept in despair.

Ma poi Crixo pensò: Almeno i leoni sono rimasti a bocca asciutta!!

But then Crixus thought: At least the lions are left empty-handed!! 

Fine.

the end!

D_e_R


Non preoccuparti se hai compreso solo poche parole. Dopo aver ascoltato il file della storia e quello delle Domande & Risposte per due settimane, almeno 3-4 volte al giorno,  tutte le parole saranno chiare e memorizzate nella tua testa.

Do not worry if you understand only a few words. After listening to this audio and that the Q & A audio for two weeks, at least 3-4 times each day, all words will be clear and stored in your head.

>>Lezione successiva: IL GATTO TRICOLORE

 

2^ regola d’oro di Italiano Semplicemente: Ascoltare durante i tempi morti

La motivazione è ciò che ti fa iniziare. L’abitudine è ciò che ti fa andare avanti.

Motivation is what gets you started. Habit is what keeps you going.

Jim Rohn

>> La regola precedente (la prima)

Audio

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Video

Benvenuti nella seconda regola di Italiano Semplicemente.

Dunque se siete qui è perché avete già ascoltato e letto la prima regola di Italiano Semplicemente, cioè: ascoltare e ripetere. Ora tocca alla seconda regola: i tempi morti!!usare i tempi morti

Cosa sono i tempi morti? Niente di cui dovete preoccuparvi naturalmente! Si tratta solamente della seconda regola, della nostra seconda regola, per imparare a comunicare in Italiano.

Già sapete che dovete ascoltare, perché è la prima regola di Italiano Semplicemente, ma la domanda adesso è la seguente: quando dovete ascoltare? Quando ascoltare? Questa è la domanda. Qualcuno di voi, infatti,  potrebbe dirmi: caro Giovanni, io non ho proprio tempo! Non ho il tempo di ascoltare le tue lezioni, non ce la faccio, mi piacerebbe tanto, ma ho un lavoro; ho  full-time, ho anche dei figli che vogliono la mia attenzione, poi devo fare la spesa, devo portare a spasso il cane e via dicendo. Sono tutte cose che magari fate tutti i giorni, nella vostra routine quotidiana, che molti di voi fanno tutti i santi giorni, e che quindi non vi lasciano altro spazio.

Allora fa niente, potrei rispondervi io, ma invece vi dico che voi ce la potete fare. Perché potete farcela, potete ascoltare, basta farlo quando la vostra testa non è impegnata in qualcos’altro!

Se pensate bene alla vostra giornata… andate al lavoro? ok!.Andate al lavoro magari in autobus, oppure usate la vostra automobile, magari impiegate un’ora; un’ora di tempo molto prezioso! Allora? Allora perché non ascoltare? Per ascoltare serve solamente un cellulare, uno smartphone, o addirittura un piccolo lettore mp3. Anziché ascoltare i rumori dell’autobus o del treno, anziché sentire le lamentele degli altri… le lamentele altrui sul vostro bus, o perdervi in pensieri negativi, potete ascoltare. Magari avete già le cuffiette del telefono del telefono inserite!

Se siete fortunati e non viaggiate per lavoro, ma purtroppo avete la sfortuna di lavare i piatti la sera o tocca a voi stirare le camicie o cose simili, questa potrebbe diventare la vostra fortuna (si fa per dire), potresti infatti ascoltare mentre svolgete i quotidiani servizi a casa.

Mentre fate jogging, andate a fare una passeggiata o andate in palestra, anche questa è un’ottima occasione. Siete rilassati, e ci sono anche molte ricerche che dicono che ascoltare audio mentre si fa sport favorisce la memorizzazione!

Allora, se siete degli atleti, e non avete tempo per andare ad un corso di italiano, provate pure ad usare questa tecnica.

Insomma ci sono sicuramente molti momenti, nella vostra giornata, che possiamo chiamare  “tempi morti”, dei tempi cioè che non usate, che non utilizzate. Magari non mezzora consecutiva, ma anche 10 minuti alla volta, tre volte al giorno, 10 minuti mentre andate al lavoro, 10 minuti magari mentre fate una breve passeggiata, altri 10 minuti al vostro quando tornate a casa. Quindi In una normale giornata vi stupirete come… quanti tempi morti ci sono e quanto tempo potreste usare per ascoltare degli mp3.

Certo, occorre un minimo di attenzione, dovete imparare a ricordarvi di usare i tempi morti, ma se ce la fate a resistere per 4-5 giorni, se resistete solo per qualche giorno… l’ascolto dell’italiano entrerà nella vostra routine quotidiana. Avrete così la vostra nuova Routine. Vi ricorderete automaticamente che dovrete ascoltare, perché non dovrete più pensarci. Tutto sarà… tutto avverrà in maniera automatica.

C’è da dire che anche il mio ruolo è importante. Chi usa il metodo TPRS sa bene che gli mp3 devono essere interessanti, emozionanti, rilassanti anche, devono essere anche gratificanti. Quindi il mio ruolo è complicato. E’ difficile anche per me, ma io ho già visto, come studente, che il metodo funziona, e come me altre migliaia di persone.

L’ho provato imparando l’inglese; prima l’inglese (grazie ad Effortless English), poi ho utilizzato un sistema analogo anche col francese; sistema basato sull’ascolto, anche lui (Français Authentique) ed ora ho iniziato col tedesco. Ho visto che il metodo funziona e pertanto mi sono detto: perché no? voglio aiutare voi a fare lo stesso. Il metodo TPRS funziona, funziona veramente. Io stesso ho faticato molto prima di trovare il metodo giusto e visto che l’italiano, la lingua italiana è più difficile, a quanto pare, delle altre, perché è piena di regole grammaticali, potrebbe essere per voi un’ottima idea quella di usare il metodo TPRS. Ovviamente il metodo TPRS non dice di usare i tempi morti… questo è un mio consiglio personale. Infatti come molti di voi non ho molto tempo a disposizione; di conseguenza, è vero, bisogna ascoltare, ma… uno dei segreti che mi ha permesso di imparare l’inglese e il francese è quello di ascoltare mentre viaggio, ad esempio, o mentre faccio altre attività. Come molti di voi, infatti, non ho molto tempo a disposizione. Come anche… ci sono anche altri miei consigli personali, che ho messo all’interno delle sette regole d’oro. Anche la regola sette (parlare usando skype o anche tramite whatsapp).

Quindi, tra le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente poi ce ne sono alcune che interessano soltanto voi, e ci sono altre regole che riguardano anche me. Quelle che interessano voi sono: ascoltare (ovviamente), usare i tempi morti, ascoltare in assenza di stress, quindi con tranquillità, la regola numero sette, quella che ho già detto, e poi ci sono le regole che riguardano anche me, dove cioè dove anch’io ho un ruolo importante. Non dipende quindi solo da voi.

La regola quattro, ad esempio: l’importanza di usare delle brevi storie e l’importanza delle emozioni. Ecco, queste interessano anche me. Sono io infatti, ed anche i miei due figli Elettra ed Emanuele, che facciamo, che componiamo le storie. Di conseguenza siamo noi tre che dobbiamo renderle brevi ed interessanti, ed anche emozionanti e non noiose. Questo perché dovete ripeterla più volte, e se questo diventa noioso non va bene.

Anche la regola cinque che… (quella di ascoltare italiano vero, autentico), dipende, anche quella, da noi (da me e dai miei figli), perché se io parlassi come un libro di testo, se vi dicessi solamente, all’interno dei miei audio file, per esempio: Questo è il congiuntivo del verso fare: “Che io faccia, che tu faccia, che egli faccia“, eccetera, se cioè non usassi espressioni di uso corrente, frasi che si usano tutti i giorni, se non facessi parlare i miei figli, che sono autentici, sono veri, voi non avreste italiano vero da ascoltare.

Voi volete “che io faccia” uso di italiano vero o che io non ne faccia uso nelle mie lezioni? Spero veramente “che voi abbiate” la mia stessa idea, e se è così, siete sul posto giusto, sul sito giusto, e potete cominciare subito a scaricare i vostri podcast ed ascoltare. Dunque, si diceva… delle regole.

C’è la regola numero sei anche, ad esempio. Anche questa dipende molto da me, dal professore in generale. E’ sicuramente la regola che più di tutte dipende da me. Questa regola è fantastica. Non ci sono altri aggettivi, altri modi per definirla. E’ il cuore del metodo TPRS. Le domande e le risposte – non è questo il file audio dedicato a questa regola – ma giusto per accennarvi che le domande vi aiutano a passare dalla prima alla seconda parte della comunicazione, cioè dalla comprensione all’espressione. Si inizia con risposte come semplicemente “sì” e “no”, con risposte semplici come queste, domande semplici, risposte semplici, quindi per “rompere il ghiaccio” come si dice; per iniziare con semplicità. Comunque di questa regola ve ne parlerò in un altro audio file ad hoc, dedicato solamente alla regola numero 6.  Della regola 7 di cui vi ho accennato (quella di parlare usando whatsapp o skype), quella dipende esclusivamente da voi. Io non c’entro per niente! Quindi il metodo TPRS è un metodo che si concentra più sul professore e sul suo metodo di insegnare, mentre le sette regole, che io ho voluto chiamare “regole d’oro” riguardano anche voi, ecco perché io dico che uso il metodo TPRS, ma mi sono permesso di “inserire” queste sette regole d’oro. Quindi riguardano anche voi, queste sette regole, voi che avete a che fare anche con una vita da gestire, con dei figli, col vostro lavoro. A volte sarete anche molto stressati. Di conseguenza il metodo TPRS non basta, bisogna sapere anche come poterlo applicare al meglio. Usate dunque i tempi morti. Scaricate quindi i file audio che inserisco in ogni articolo, (anche questo, questo articolo) ovviamente se riuscite a comprendere il senso di quanto sto dicendo, perché se non ci riuscite è completamente inutile. Bisogna capire almeno l’argomento di cui si sta parlando. E’ per questo che in ogni episodio, in ogni articolo, cerco di introdurre, per i principianti, anche la traduzione in inglese della storia. Una volta compresa, per i principianti, la storia… potete… i principianti possono ripetere seguendo il metodo TPRS. Consiglio quindi di ascoltare (la prima regola) per questo che, in ogni episodio, in ogni articolo inserisco sempre il file mp3 da scaricare col tasto destro del mouse.

In questo articolo ho inserito l’immagine di un autobus, proprio perché è quello il momento opportuno, il momento giusto. La mattina, a mente fresca, appena svegli.

Finisce qui, la discussione sulla regola 2. Ci sentiamo per la regola numero 3 che è: ascoltare senza stress.

Ciao a tutti da Gianni.

>> La regola successiva (la terza)

1^ regola d’oro di Italiano Semplicemente – Ascoltare (Repetita Iuvant) – livello intermedio

Fai ciò che è giusto, non ciò che è facile

Do what’s right, not what’s easy

Hal Elrod

Audio

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Trascrizione

Ciao a tutti, sono Gianni, il creatore di Italiano Semplicemente e benvenuti nella prima delle sette regole d’Oro di Italiano Semplicemente.

E’ la prima delle sette regole d’Oro, la prima e probabilmente la più importante.

Questa è una regola che, come le altre sei, è, come avrete modo di vedere, è molto semplice da seguire e da capire.

Si tratta di regole semplici quindi, ma che quando le utilizzerete e le utilizzerete tutte, cambierà il modo in cui voi vedete la lingua italiana, ottenendo risultati a dir poco eccezionali.

La regola numero uno è semplicemente ASCOLTARE. Ascoltare è il primo, semplice, efficace, naturale segreto per imparare a comunicare.

L’ascolto è veramente la base dell’apprendimento di una lingua. E’ inoltre il primo “pezzo” della comunicazione. Tutto inizia in effetti con l’ascolto. Solo dopo, solo successivamente arriva il secondo “pezzo”, cioè la parola. L’espressione quindi precede sempre la comprensione. Prima si ascolta, poi, solo poi, si parla.

Bene, ascoltare quindi. Ma cosa, quando, in che modo, seguendo quale tecnica? Bene, non abbiate fretta, perché questo è solamente il primo consiglio, la prima regola d’oro di Italiano Semplicemente.

Prima di tutto, la prima cosa da associare all’ascolto è la FREQUENZA dell’ascolto. La frequenza vuol dire “quante volte” fate una certa cosa, quante volte la ripetete. Ricordate la locuzione latina “REPETITA IUVANT“? Tradotta letteralmente, significa “le cose ripetute aiutano”. Ebbene: i latini la sapevano lunga, cioè sapevano cosa dicevano. Perché quindi non applicare questa regola anche per imparare una lingua?

Ripetere, ok…. ma quante volte è necessario ascoltare lo stesso file audio? La domanda non sono stato io il il primo a pormela infatti… numerosi studi dimostrano che per assimilare un concetto, per memorizzare una frase, una parola, il significato di qualcosa, di un concetto, è necessario ascoltare per almeno trenta (30) volte. La risposta quindi a questa prima domanda è trenta volte. Ovviamente il numero 30 è indicativo, poiché è necessario capire esattamente quando fermarsi ed ascoltare qualcos’altro, qualche file audio differente.

Questo è molto diverso da quello che avete studiato a scuola di italiano, o di inglese, o di francese, non è vero?

E’ diverso, in effetti, anche da quanto ho fatto io stesso in molti anni di scuole. Generalmente gli studenti sono spinti dai professori ad apprendere le parole, usarle per comporre delle frasi, riempire campi, fare esercizi e via dicendo. Grammatica, grammatica, grammatica! Sempre e solo grammatica! Ogni giorno nuova grammatica!

Ogni giorno nuove parole e nuove regole da memorizzare. E quando avete terminato il vostro libro di grammatica? Qual’è il problema? Bene, il problema è che lo studente impara un sacco di cose, ma poi le dimentica… si dimentica tutto. L’italiano poi ha infinite regole grammaticali, e nessuno le conosce tutte. Gli italiani stessi non le conoscono.

Lo studente poi, anche se riesce a ricordarsi qualcosa della regola che ha imparato qualche giorno prima, non riesce ad utilizzarla. Ad esempio, se un giorno uno studente studia il verbo “avere“, e studia quando usare “abbia” anziché “ha” o “aveva”, quel giorno quello studente fa alcuni, anche molti esercizi in un libro di testo.

Ebbene, dopo una settimana lo studente ha dimenticato tutto o quasi. Questo accade sempre, per ogni regola grammaticale. Il problema è che l’italiano non è da intendere come un’insieme di regole grammaticali da imparare a memoria. Per più motivi: è noioso, non è naturale, l’apprendimento non è avvenuto in modo profondo, in modo da memorizzare veramente e soprattutto, in modo naturale.

Quindi, ognuno di noi ha bisogno di rallentare e ripetere continuamente qualsiasi cosa si impari.

Se ci pensate bene questo vale non solo per imparare una lingua, ma anche nello sport: un corridore non legge libri di testo per vincere alle olimpiadi; si allena continuamente, cioè ripete costantemente gli stessi esercizi, ogni giorno.

In questo modo i suoi muscoli e la sua testa apprendono automaticamente e fanno sempre passi avanti, ogni giorno.

Lo stesso vale per apprendere una lingua, soprattutto se volete imparare ad utilizzarla, cioè a parlare.

Quindi, quando ascoltate uno dei miei podcast, come ad esempio questo podcast, la prima regola d’oro di Italiano Semplicemente, ascoltatela più volte al giorno, per mezzora, massimo 1 ora e mezza, non di più.

Fatelo per una settimana, se necessario due settimane. In questo modo il vostro cervello impara automaticamente e memorizza profondamente. L’apprendimento diventa così automatico e imparerete le regole grammaticali senza accorgervene.

Quindi se avete un file audio, qualcosa che vi piace ascoltare e che siete in grado di comprendere almeno per la maggior parte delle parole, non lo ascoltate soltanto una volta. Una volta non è abbastanza. Cinque volte non è abbastanza. Dovete ascoltarlo 30 volte o anche di più se necessario.

Ora, potete avere due o tre file audio anche, 2 o 3 articoli ed ogni giorno li ascoltate. Poi però li dovete ascoltare ancora ed ancora.  In questo modo imparate profondamente, automaticamente e definitivamente.

Anche nel momento in cui conoscete il vocabolario, le parole contenute nell’articolo sono chiare, continuate ad ascoltare lo stesso file più volte, perché conoscere il vocabolario, conoscere il senso, il significato della parole significa solo che se fate un test sull’articolo, un esame, allora questo potete superarlo, ma quando  vi ricapita di ascoltare la stessa frase, la stessa parola, siete in grado di usarla facilmente e velocementeautomaticamente?

Se la vostra risposta è no, avete bisogno di ripetere ancora, la frase, le parole, le espressioni, l’articolo, ancora ed ancora ed ancora molte volte. Questa è la prima chiave, la prima regola d’oro, la prima “rivelazione” di Italiano Semplicemente per parlare velocemente, senza sforzo, inciampare ed usare l’italiano correttente senza fare errori, e sopratutto, senza pensare alla grammatica.

Questo dovete farlo per ogni file audio di Italiano Semplicemente. Ovviamente se non siete principianti e siete già in grado di capire questo file audio, questo vuol dire che il vostro italiano è già buono, ed il vostro problema è solo quello di comunicare senza sforzo, automaticamente e senza balbettare. In tal caso mentre ascoltate leggete la trascrizione del file audio soltanto un paio di volte, poiché quando vi capiterà di parlare italiano non avrete i sottotitoli e poi perché ascoltare è più facile che leggere ed ascoltare; infatti potete ascoltare anche mentre fate altre attività.

Ricordate che parlare è più facile che comprendere, quindi focalizzate la vostra attenzione sui verbi più comuni, sulle espressioni più comuni, più utilizzate, e ripetere, ripetere, ripetere. Questo è il segreto, il primo segreto per parlare l’italiano.

Ok, ora siete pronti per la regola numero due. A domani. Ciao ciao.

(Cliccare qui col tasto destro per scaricare il file mp3)

>> La regola successiva (la seconda)

Le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente

Le sette regole d'oro

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Regole da seguire per imparare a comunicare in italiano

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT.  L’importanza della ripetizione (almeno mezzora al giorno)
2) Usare i tempi morti per ascoltare (mentre si fa colazione, al bagno, in viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti ecc)
3) Studiare senza stress, in condizioni di relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti)
4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni; non attraverso parole o frasi fatte. Apprendere tramite il contesto.
5) Apprendere attraverso Italiano vero e non con libri di grammatica. Ascoltare ciò che PIACE.
6) Domande e risposte sulle storie ascoltate. Imparare così ad usare parole “alternative”, verbi e tempi diversi.
7) Parlare, attivamente, cioè in coppia od anche passivamente (ad esempio anche attraverso scambio di registrazioni whatsapp)

 

Ascoltare
1 regola
usare i tempi morti
2 regola
no stress
3 regola
regola4_emozioni_e_storie
4 regola
5 regola doro
5 regola
immagine domande e risposte
6 regola

image013

7 regola

Mi presento – Introduzione al corso di “Italiano Semplicemente” (livello intermedio)

Audio in italiano:

Présentation en français

English presentation

Video:

Trascrizione

Buongiorno amici!

Mi presento: mi chiamo Giovanni, per gli amici mi chiamo Gianni, e benvenuti alla nostra prima lezione di Italiano Semplicemente.

È la prima lezione di italiano che farà parte di una lunga serie di lezioni che aiuteranno tutti coloro che vogliono imparare questa fantastica lingua che è la lingua di Dante, la lingua più bella del mondo.

E questa prima lezione vi dirò semplicemente come sarà questo corso.

Questo corso di italiano sarà molto facile, perché non sarà basato per niente sullo studio della grammatica, che studiano i bambini alle elementari, come i miei due figli E. ed E., ma sarà basato sul divertimento e su un metodo che si chiama… un metodo molto diffuso ormai su internet, perché è il metodo di apprendimento più veloce che esista e più divertente.

Il metodo si chiama TPRS, in inglese, in italiano sta perTotal Physical Response Storytelling (oppure Teaching Proficiency with Reading & Storytelling), in italiano si dice: risposta totale del fisico raccontando delle storie.

Infatti il corso si svolgerà tramite il racconto da parte mia di piccole storielle molto divertenti, tramite le quali voi apprendere poco alla volta, delle parole in italiano, delle frasi in italiano e senza neanche accorgervene migliorerete col tempo il vostro italiano e sarete capaci tra circa sei (6) mesi, se seguirete tutte le regole su cui è basato il corso: sono delle semplicissime regole che fanno parte del metodo TPRS.

Una di queste regole è utilizzare i file MP3, i file audio, almeno per mezzora al giorno (l’ideale sarebbe un’ora al giorno), per 6 mesi.

Durante l’ascolto di questi mp3 potrete, dopo aver ascoltato, provare a parlare anche voi, seguendo ciò che vi dirò. Lentamente quindi imparerete prima a rispondere con delle semplici risposte tipo Sì, No, e poco a poco riuscirete a formare delle frasi, poco a poco riuscirete a parlare cinque minuti senza interruzioni e dopo 6 mesi, vedrete che riuscirete a parlare senza alcun problema l’italiano.

Avrete un vocabolario di circa cinquemila (5.000), diecimila (10.000) parole, dipende dal vostro.. dal tempo che dedicherete all’ascolto di questi mp3, dipende da anche le vostre capacità innate, in qualche modo. In ogni caso è sicuro che anche coloro che credevano di non essere portati all’apprendimento di una lingua, difficile come l’italiano, vi stupirete come’è facile imparare una lingua utilizzando questo metodo.

E’ un metodo che ho utilizzato anch’io, sia per il francese sia per l’inglese (adesso lo sto utilizzando per il tedesco). Questo quindi è il metodo, le regole ve le spiegherò nel prossimo episodio. Vi ho detto, vi ho accennato soltanto alla prima regola, che è ascoltare ascoltare ascoltare, tutti i giorni, almeno mezzora al giorno.

Dunque: scusate ho un po’ di “FIATONE”, ho un po’ di fiatone perché sto facendo una bellissima passeggiata con i miei figli nella regione del Trentino Alto Adige, in Italia. Qui c’è mio figlio Emanuele. Emanuele dì qualcosa! (Emanuele: ciao!).

Stiamo facendo questa piccola passeggiata quindi ho il FIATO UN PO’ CORTO. I miei figli invece sono in grande forma, a parte E. che è rimasta un po’ indietro veramente. Ha Nove (9) anni ma abbiamo fatto molte passeggiate in questi giorni, quindi si è un po’ stancata. Dunque, il mio obiettivo è di fare una o due podcast a settimana, ciascuna di mezzora; ogni podcast va ascoltato almeno quindici-venti (15-20) volte. Questi podcast (ognuno di questi podcast) sarà composto da più parti:

Nella prima parte si ascolterà una semplice storia, che può essere anche una esperienza della mia vita, o qualsiasi cosa mi possa venire in mente di molto interessante, dopodiché spiegherò le parole più difficili, facendo anche degli esempi, e delle frasi, dopodiché ci sarà l’ultima parte dedicata alle domande e risposte.

Si faranno delle piccole domande sulla storia, a cui voi dovrete rispondere, ed io dopo di voi. Quindi vi lascerò il tempo di rispondere.

Quindi spero che riusciremo a portare a termine il nostro obiettivo quotidiano che è quello della passeggiata di tre quarti d’ora oggi, nel Trentino, e spero che anche voi riusciate, in sei (6) mesi a fare questa lunga passeggiata nell’italiano, nell’apprendimento dell’italiano. Se continuerete a seguirmi, i miei podcast saranno assolutamente tutti gratuiti, fino al raggiungimento della maggiore età dei miei figli, quindi se avete delle domande da farmi, fatemi tutte le domande che volete: se l’audio non è molto alto, se devo parlare più lentamente, se il vostro livello di italiano non è tanto alto da farvi comprendere tutto quello che sto dicendo ditemelo così io parlerò più lentamente. Vorrei sapere, in poche parole, che tipo di pubblico ascolta i miei mp3, cosicché potrò adeguare le mie registrazioni al vostro stato attuale di italiano.

L’obiettivo finale quindi è quello di passare dallo stato della comprensione, cioè riuscite a capire tutto ciò che dico o quasi, allo stato dell’espressione, cioè riuscire ad esprimervi da soli, utilizzando la lingua italiana.

Vi comunico si da ora che l’espressione è molto più semplice della comprensione, perché quando parlate decidete voi le parole da utilizzare. Quando ascoltate le decide chi parla, di conseguenza vedrete che sarà molto facile riuscire ad esprimervi tra 6 mesi e parlare con un italiano per qualsiasi motivo voi abbiate deciso di farlo: che siano dei motivi familiari o dei motivi di lavoro.

Adesso vi saluto. Aspetto i vostri feedback!!


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