Protetto: Italiano Professionale – Lezione n.22 – IL GRUPPO DI LAVORO

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n. 56 – BONTÀ SUA- 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: Oggi mi sono posto una domanda: chissà se esiste una persona non madrelingua italiana, nel mondo, che sappia usare l’espressione “bontà sua“.

Non lo so, probabilmente si, ma nel dubbio, credo possa essere utile usare due minuti del mio tempo per spiegarvelo.

Bontà sua, che può essere anche bontà mia, bontà tua, oppure bontà loro, è una frase che viene usata tra due virgole. Quindi bisogna fare una pausa prima di pronunciarla.

Bontà sua significa “per sua compiacenza” , “per tua cortesia“.

La bontà, lo sapete, è una qualità morale se parliamo di persone, il contrario della cattiveria. La bontà è sensibilità, empatia, benevolenza, ma il termine si può usare anche per indicare cortesia, gentilezza.

In questo caso però bisogna aggiungere una parola: sua, mia, loro, tua o vostra.

Da notare che la maggioranza delle volte si usa in modo ironico.

Ad esempio, se ho un appuntamento con una persona importante, come il preside dell’università, posso dire che:

Dopo un’ora di attesa fuori dal suo ufficio, finalmente, bontà sua, mi ha ricevuto.

E’ un modo per fare ironia, sulla bontà.

Non è esattamente come dire che:

Dopo un’ora di attesa fuori dal suo ufficio, finalmente mi ha concesso gentilmente di essere ricevuto.

In questo modo non c’è nessuna ironia, ed il preside è stato veramente gentile secondo me.

In genere possiamo usarla, e questo si fa normalmente, quando riceviamo una concessione, una cortesia, soprattutto quando questa cortesia in realtà è un dovere, quindi la usiamo ironicamente. L’idea è sottolineare ironicamente l’atto di benevolenza, la buona azione che è stata fatta, spesso nei nostri confronti. Ma spesso si usa anche seriamente ma alleggerendo un po’ la frase.

Ironicamente è il caso del preside della facoltà, che ci concede una appuntamento.

Un altro esempio ironico ma non troppo:

Mio fratello mi ha tradito, ma io, bontà mia, l’ho perdonato.

In questo caso l’ironia potrebbe anche non esserci, ad ogni modo la frase è più colorita e leggera.

Un altro esempio:

Io insegno italiano a molte persone all’interno dell’Associazione Italiano Semplicemente, persone che, bontà loro, apprezzano i mie sforzi e la mia costanza, oltre che il metodo utilizzato.

In questo caso non c’è affatto ironia, “bontà loro” è quasi un intercalare che si potrebbe eliminare ma a me è servito per sottolineare l’apprezzamento e il riconoscimento.

In tutti i casi comunque la frase va messa tra due virgole, e si deve fare una pausa prima e dopo quando si pronuncia.

Adesso, se volete pronunciare due frasi potete, bontà vostra, farlo dopo di me:

Figlio: Speriamo che mamma, bontà sua, stasera mi prepari gli spaghetti.

Mamma: Ed io spero che, bontà tua, arriverai puntuale.

Bogusia (Polonia): Oggi anziché ripassare le frasi passate, facciamo uno strappo alla regola e usiamo anche le frasi future, che non sono state ancora spiegate. Un semplice pretesto per capire l’importanza due minuti. Inutile scervellarsi dunque, basta aspettare qualche giorno. Qualcuno sembra un’anima in pena perché asta cercando le spiegazioni sul sito ma non le troverà per il momento. Ve le spiegherà Gianni di buon grado, una alla volta. È un semplice modo per tendere la mano a noi stranieri. Armatevi si pazienza dai, non abbiate fifa di abbandonare il libro di italiano, e vedrete anche i più duri di comprendonio ce la faranno. Le espressioni verranno sfoderate una ad una. Spero non siate restii all’apprendimento graduale e senza l’ausilio della grammatica. Qualora non siate del mio stesso avviso comunque, spero vogliate raccogliere la mia provocazione mettendovi alla prova. L’idea di non usare la grammatica potrebbe sembrare peregrina, lo so, ma io spero si riuscire a convincervi. Hai visto mai!


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 55 – ABBOZZARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Il verbo abbozzare è veramente interessante. Si scrive con due b e due zeta, e queste ultime si pronunciano sorde.

Abbozzare viene da bozza. E che cos’è una bozza?

Diverse cose. La bozza di un quadro è uno schizzo, un disegno accennato, un quadro ancora da finire, un disegno abbozzato. Si chiama anche abbozzo.

Da una bozza si può intuire l’idea dell’artista, l’idea che aveva in mente. Le bozze più famose sono probabilmente quelle di Leonardo da Vinci. Si chiamano anche bozzetti a volte.

Ma una bozza può anche far arrabbiare, non solo sognare ed immaginare. Ad esempio se trovi la tua macchina nuova che è stata abbozzata, ti arrabbi parecchio e in questo caso per ripararla ci vuole il carrozziere che rimette le posto le cose.

person holding black pen
Photo by Lex Photography on Pexels.com

Allora la bozza è una deformazione della carrozzeria dell’auto, cioè del metallo esterno. Niente a che fare con la bozza del pittore. In molti casi comunque abbozzare ha il senso di fare qualcosa da terminare, da correggere, non solo nei quadri. Come la bozza di stampa di un qualsiasi giornale, che è come una prova, la versione non definitiva, non quella finale e che quindi è da correggere. Diciamo che una bozza è qualcosa di iniziale, una prima forma che in seguito sarà da sgrossare, da rifinire. In una presentazione pubblica c’è anche la bozza di un discorso. Puoi abbozzare un sorriso se incontri una persona che conosci, come forma di saluto discreto.

Ma abbozzare ha anche un significato alternativo e molto diffuso nel linguaggio informale, quello di pazientare, sopportare.

Ovviamente non sempre possiamo usare abbozzare al posto di sopportare.

Infatti in frasi come “non ti sopporto più” , oppure” non sopporto gli egoisti” e frasi di questo tipo non possiamo usare abbozzare.

La sopportazione è un po’ diversa: a volte è un’esperienza negativa, dolorosa di torti e di avversità subite e qui è simile a abbozzare ma più comunemente la sopportazione è la capacità di esercitare a lungo la tua pazienza. Si parla di spirito di sopportazione per chi è particolarmente portato a sopportare.

Ma non si sopportano solamente offese ed insulti, ed allora la sopportazione è anche quando si ascolta qualcuno anche senza motla voglia, oppure si può sopportare l’assenza di una persona. In questi casi abbozzare non è adatto.

Abbozzare è una reazione che ha una persona quando vorrebbe reagire, arrabbiarsi, sfogarsi, ed invece resiste e sta zitto.

Potremmo dire trattenersi, lasciar correre, insomma reprimere le emozioni spontanee di rabbia o delusione. Solo in questi casi è adatto usare abbozzare.

Il tuo capo ti tratta male? Ti consiglio di abbozzare, almeno all’inizio. Poi bisogna fare qualcosa se i maltrattamenti continuano.

Se vai a scuola e qualcuno ti prende in giro perché sei un po’ sovrappeso, puoi decidere di abbozzare, di far finta di niente, di lasciar correre, di lasciar stare, di fare lo gnorri, ma dentro di te non sei sereno, non stai bene. Abbozzare non fa molto bene alla salute se la cosa si ripete sempre. Si tratta di sopportare frenando il proprio sdegno o il proprio risentimento, o la propria rabbia. Quando qualcuno abbozza, c’è sempre di mezzo un’umiliazione, un insulto, qualcosa che ti ferisce.

A furia di abbozzare però, un bel giorno ti viene voglia di mandare tutti a quel paese, di sfogarti e lasciarti andare liberamente, e quel giorno scoprirai che non puoi più tornare indietro.

Cristine (Brasile): per strada le persone mi guardano un po’ strano e a volte vedo un sorriso abbozzato sui loro volti. Credo perché indosso spesso dei vestitini un po’ osè. Per il momento abbozzo, ma forse, prima che vadano in giro voci false e tendenziose su di me, dovrò rispolverare dall’armadio alcune gonne sotto il ginocchio. certo, senz’altro balzerà all’occhio che sono un po’ vecchiotte, ma si dà il caso che io non abbia soldi per rifarmi il look. Pazienza.

woman wearing white dress and white high heeled shoes while walking on sidewalk
esempio di gonna sotto il ginocchio (Photo by Godisable Jacob on Pexels.com)

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 54 INGRANARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Che ne pensate ragazzi se la smettiamo con questi due minuti e riprendiamo a studiare la grammatica?

Eldar (Azerbaijan): cosa? Devo smettere di ascoltare i due minuti con italiano semplicemente? Proprio adesso che ho iniziato ad ingranare? No, grazie!

Junna (Cina): infatti, abbiamo appena ingranato la quarta, non ci puoi chiedere questo Gianni!

Giovanni: ok, ok ragazzi non vi arrabbiate, allora continuiamo ed oggi spieghiamo ingranare. Avete capito che è questo l’oggetto dei due minuti quotidiani. Tutto ha origine dal grano, il cereale con cui si fa ad esempio il pane e la pasta. Ma nel linguaggio quotidiano il verbo ingranare non ha niente a che fare col grano.

Il grano

Piuttosto ha a che fare con gli ingranaggi, come l’ingranaggio di un orologio, che fa funzionare l’orologio.

L’ingranaggio si trova dentro gli orologi e fanno parte del meccanismo che li fa funzionare.

Come funziona un ingranaggio? Beh, ci vorrebbe un esperto, io so solo che ci sono delle ruote dentate che girano, ma ciò che conta è che il verbo ingranare è legato al funzionamento, all’inizio del funzionamento.

Quando qualcosa inizia a funzionare si può dire che ingrana, o che inizia ad ingranare.

Eldar e Junna all’inizio hanno detto che con il loro italiano adesso hanno iniziato ad ingranare, ciò significa che qualcosa si sta muovendo, sta migliorando visibilmente, notano dei miglioramenti, si accorgono dei progressi, quindi si è messo in moto un ingranaggio che porta dei risultati.

Il verbo ingranare si usa anche in macchina: ingranare una marcia. Qui è più meccanico il concetto. Ingranare una marcia è come mettere una marcia, innestare una marcia, inserire una specifica marcia, utilizzando il cambio.

Un tipico ingranaggio

Ingranare la prima, ingranare la seconda, la retromarcia, ingranare la terza. Ingranare la quarta è anche un’espressione idiomatica che indica andare molto velocemente dopo una fase di rallentamento. L’ha usata Junna poco fa. Vuol dire che adesso va molto veloce con l’apprendimento.

In senso figurato è interessante usare ingranare :

I miei affari finalmente cominciano ad ingranare. Era ora.

In questo caso l’inizio, l’avvio degli affari è incerto, ma dopo un po’ le cose iniziano a funzionare, iniziano a prendere una piega positiva. Allora possiamo usare ingranare: gli affari iniziano ad ingranare.

Oggi proprio non riesco ad ingranare

Qui si fa riferimento all’efficienza, magari al lavoro. Al lavoro si usa spesso nel parlato, con gli affari, con le attività che finalmente funzionano.

Il cambio delle marce

Ripasso:

Ulrike (Germania): Che ne dite, bastano due minuti con italiano semplicemente per poter ingranare la lingua italiana? Immagino che non vi torni e infatti era una domanda retorica. capacitatevi però che si tratta di due minuti giornalieri, ci sentiamo quindi ogni giorno e non v’è strappo alla regola.

André (Brasile): qualche anno fa bere una caipirinha mi aiutava ad ingranare la quarta, oggi invece mi fa addormentare in men che non si dica. Che vuoi, è l’età.


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 53 UNO STRAPPO ALLA REGOLA – 2 minuti con Italiano Semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

sara del ticco

Trascrizione

Amate le regole?

Siete persone che amano le regole e le rispettano sempre? Rispettate sempre i limiti di velocità in strada? Rispettate le diete? Pagate sempre tutte le tasse?

Oppure amate ogni tanto fare uno strappo alla regola?

Una regola è, tra le altre cose, un qualcosa da seguire, da rispettare, da osservare, come anche le regole grammaticali, ma ci sono molti tipi di regole, come le norme, le leggi, i codici, i regolamenti che indicano insiemi di regole.

Dunque le regole, generalmente, vanno rispettate, sono qualcosa a cui attenersi. Verbo interessante il verbo attenersi: ci si deve attenere alle regole.

Ad ogni modo quando una regola non la rispettiamo, possiamo dire che facciamo un’infrazione alla regola, infrangiamo la regola. La regola viene infranta. Anche infrangere è un verbo interessante.

Le infrazioni solitamente vengono punite, altrimenti è inutile fare le regole, no?

Ma un’infrazione, se è del tutto eccezionale, cioè se non si ripete più in futuro, la possiamo chiamare uno strappo alla regola. E gli strappi alla regole normalmente sono lecite, sono tollerate, si possono fare: niente punizioni, anzi, spesso si tratta di favori, di cortesie personali. Spesso traiamo vantaggio da uno strappo alla regola.

La parola strappo rende bene l’idea dell’importanza delle regole, perché lo strappo indica solitamente un tessuto che si rompe, come uno strappo ai pantaloni. Ma l’espressione, proprio per questo, dà un senso di libertà generalmente, (questo accade in Italia) libertà legata alla possibilità di non rispettare proprio sempre una regola.

In Italia non amiamo molto rispettare le regole in generale, almeno non sempre, non obbligatoriamente, non deve essere un’ossessione insomma.

La frase “strappo alla regola” si usa quando si infrange una regola, cioè quando non la si rispetta, quando si commette un’infrazione, ma, come ho detto, quando questo strappo è un’eccezione, quindi un infrazione del tutto eccezionale.

Inoltre solitamente questo strappo è legato ad eventi piacevoli. Spesso ad esempio uno strappo alla regola è qualcosa che si fa per aiutare qualcuno o per avere una soddisfazione personale. Un po’ come chiudere un occhio.

Se siamo a dieta, una sera possiamo fare uno strappo alla regola e mangiare un po’ di più. Solo questa sera però.

Al massimo si va in 5 persone in automobile, ma una volta se capita si può fare un piccolo tragitto in 6 persone. Anche questo è uno strappo alla regola. E speriamo che la polizia, se ci fermerà, farà anche lei uno strappo alla regola e non ci farà la multa.

Ripasso:

Sheila (Stati Uniti) lo so, è senz’altro vero che studiare la grammatica vada per la maggiore nelle scuole di italiano, ma se vedi che la tua voglia e il tuo tempo stanno diminuendo e che il tutto stia prendendo una brutta piega, fai uno strappo alla regola, e regalati due minuti al giorno con noi.


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 52 CHE VUOI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Natalia (Colombia): Eccoci qua cari amici di italiano semplicemente, oggi è sabato ventisette luglio duemila diciannove e siamo arrivati al primo giorno del weekend, possiamo adesso aprire una parentesi, magari prendiamo insieme un caffè ed iniziamo ad ascoltare questi due minuti con italiano semplicemente, siete pronti…Buon Ascolto.

Giovanni: Sono sicuro che molti di voi conoscono l’espressione: “che vuoi farci?

Si direbbe una domanda non vi sembra? E infatti spesso lo è, nel senso che si può anche rispondere a questa domanda.

Ma spesso si tratta di una frase che serve ad esprimere rassegnazione, cioè quel sentimento che si prova quando non potete fare nulla per risolvere un problema. Ovviamente state parlando con una persona e dite quindi:

che vuoi farci?

Il che significa: non si può fare nulla.

Non si tratta di una vera domanda in realtà.

Ad esempio, se parlate con un amico e gli dite:

Sai, mio nonno, di 100 anni, ha qualche problema di salute ultimamente.

Il tuo amico potrebbe rispondere:

Beh, è una persona anziana, che vuoi farci?

Il che significa: è normale, purtroppo è inevitabile a quell’età che ci siano problemi di salute. Non è colpa di nessuno e non si può fare nulla.

L’espressione si può usare in ogni circostanza della vita quotidiana ovviamente, e generalmente è legata a un dispiacere.

Attenzione perché in qualche caso questa espressione diventa:

Che vuoi?

Quindi manca l’ultima parola: “farci”.

Nessun problema. Non cambia nulla. Si usa spesso si usa dagli italiani al posto di: “che vuoi farci“, sempre come una falsa domanda, come prima, con lo stesso significato.

Questa però (che vuoi?) è solitamente anche una vera domanda, anche abbastanza maleducata: un modo maleducato che qualcuno usa quando si sente disturbato, quando è stato disturbato. Ovviamente il tono che usate in questo caso è diverso: più minaccioso!

Comunque vediamo un altro esempio:

Fa caldo eh?

Eh, che vuoi, siamo in piena estate.

Che equivale quindi a:

Eh, che vuoi farci, siamo in piena estate.

In effetti non si può fare nulla contro l’estate, bisogna avere pazienza.

Quindi quando volete, potete sostituire “che vuoi farci” con “che vuoi“.

Ma “che vuoi” ha anche un uso tutto suo, attenzione! Un utilizzo specifico nel linguaggio parlato, quello di affermare una facile conseguenza logica, senza alcun dispiacere, solo una conseguenza logica facile, comprensibile da tutti.

Che significa? Vi faccio un esempio che vi aiuterà:

Sto imparando l’italiano da 2 anni ma ho molte difficoltà. Invece John lo parla già molto bene, ed abbiamo iniziato insieme a studiarlo, ma che vuoi, john ha il padre italiano!

Quindi John ha il padre italiano, ecco perché ha imparato l’italiano molto velocemente. Si tratta di una conseguenza logica. Dire: “che vuoi farci” non è la stessa cosa, perché noi siamo felici per John, non ci dispiace che lui abbia il padre italiano e che impari velocemente. Non è una situazione a cui vorremmo rimediare.

Un altro esempio:

Posso finalmente andare in Italia, non ho più paura di parlare l’italiano. Che vuoi, è un anno che sono membro dell’associazione Italiano Semplicemente!

Ci sono altri modi per dirlo? Certo, ma sono più elaborati, diciamo:

Sai, ti dico questo perché è un anno che sono membro dell’associazione.

Sai com’è, sono membro da un anno di Italiano Semplicemente

Devi sapere che c’è un motivo: è un anno che sono un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ molto più semplice dire:

Che vuoi, è un anno che sono membro dell’associazione Italiano Semplicemente!

Ripasso episodi precedenti:

Ulrike (Germania): Wow, di punto in bianco mi siamo accorto che siamo arrivati a 52 episodi. Scusate se ho esordito in modo così entusiastico, ma qui non stiamo solamente rispolverando il nostro italiano, ed a questo punto, personalmente non vedo perché debba smettere di ascoltare questi due minuti quotidiani, che spesso diventano tre o quattro, ma pazienza, quando la misura sarà colma smetterò! Per ora vado avanti, eccome se vado avanti!

Andrè (Brasile): quello che ho notato, cara Ulrike, mi sembra che la misura non sarà mai colma. I 2 minuti vengono tutti i giornie non sono semplicemente proforma. Anzi, sono diventati utilissimi “oggetti” nell’apprendimento dell’italiano.


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n. 51 – PRO FORMA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Anche quest’anno, il campionato italiano di calcio lo vincerà la Juventus. Tutti sanno che sarà così. A questo punto la partecipazione delle altre squadre di calcio, e le dichiarazioni dei loro calciatori che dicono che vogliono vincere lo scudetto… beh… è tutto assolutamente un pro forma. Vincerà ancora la Juventus.

Già, ma cosa vuole dire pro forma? Vuol dire “per la forma”, cioè “a favore della forma“. Insomma, “per salvare la forma”, per “salvare le apparenze”, “per pura formalità”.

Ancora non si riesce a capire però, vero? Questo dizionario non serve proprio a nulla!

Allora vi spiego meglio con un altro esempio, sempre nel mondo del calcio:

Ammettiamo che ci sia una partita di calcio, se questa gara è truccata, o se una squadra è molto più forte dell’altra, allora si sa già chi sarà la squadra che vincerà. Si conosce già la squadra vincitrice. Ed allora perché giocare la partita? Beh, perché la partita si deve giocare comunque, altrimenti non si può assegnare la vittoria. La partita diventa però un pro forma, cioè un qualcosa che è necessario, ma non per veder chi è più forte in campo.

E’ una frase che si usa molto nella burocrazia, ma anche nel linguaggio quotidiano, come ho fatto io, per indicare qualcosa di sostanzialmente inutile, ma qualcosa che è richiesto: bisogna farlo!

Nella burocrazia si usa questa espressione quando si fa qualcosa ma non perché è necessario o per convinzione, ma solo perché si deve fare.

Se faccio un esame all’università ma è l’ultimo esame e non c’è nessun pericolo di non superarlo, posso dire che è un esame pro forma, e lo faccio perché devo farlo per forza, ma non ci sono possibilità che non venga superato.

Tutto viene dalla parola “forma“, anche se in realtà la parola che aiuta di più a capire è “formalità” . Infatti la/le formalità sono un modo di procedere, fissato da una norma, da delle regole che devono essere rispettate.

Quindi non c’è niente da fare: le cose pro forma, sono obbligatorie, bisogna farle, ma in compenso non danno particolari problemi, ma neanche troppe soddisfazioni in genere (quasi sempre).

Pensiamo ad un esame pro forma, o anche un controllo pro forma. Pensate ai controlli fiscali ad esempio. Tutti vorrebbero che questi fossero solamente pro forma. Se fosse così risulterebbe che il controllo è stato fatto, ma solo per formalità, solo per scrivere da qualche parte che sei stato controllato. Nessuno farà sanzioni; nessun pericolo dunque.

Purtroppo o per fortuna invece i controlli fiscali non sono mai o quasi mai pro forma. E neanche gli esami all’università: non si scherza con il fisco e la scuola, che sono cose serie!

Nel commercio esiste anche la “fattura proforma”, che si scrive anche in un’unica parola. E questa non è come la fattura normale, che è un vero documento fiscale tra chi acquista e chi vende. Quella pro forma invece è una sorta di promemoria e non obbliga nessuno, né chi acquista né chi vende.


Ripasso episodi precedenti:

Natalia (Spagna): Ci sono due tipi di attese: quelle che ci fanno sforare con la pazienza, al punto spesso di colmare la misura in tutti i sensi.
Ma il secondo tipo di attese è quello che preferisco:. ..a questo punto mi tocca aprire una parentesi perché mi rendo conto che potrei essere malintesa…No, non sto parlando della “dolce attesa”. Mi riferisco all’esordio mattutino con “due minuti con italiano semplicemente” che ci fornisce espressioni nuove con cui possiamo sfidare a tu per tu qualsiasi italiano madrelingua.


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n. 50 – PRENDERE UNA BRUTTA PIEGA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Figlio e figlia: Papà, hai una sigaretta?

Padre: Attenti a quello che fate figli, perché state prendendo una brutta piega!

Molti genitori dicono una frase di questo tipo al proprio figlio, prima o poi, e lo fanno quando vedono che non si comporta bene, quando il figlio ha un atteggiamento che non piace ai genitori. Specie nell’adolescenza, quando i figli iniziano a crescere, intorno ai 13-14 anni. Qualche volta rispondono male ai genitori, dicono parolacce, bestemmiano, fanno tardi la sera eccetera.una_brutta_piega_immagine

E dunque, dopo due o tre volte che accade qualcosa di non gradito, allora i genitori hanno paura che la piega che prende il figlio sia una brutta piega.

Ma perché una piega? E perché si usa prendere? E perché brutta?

Prendere perché anche le strade si prendono, le autostrade anche. Prendere una strada significa entrare in quella strada per andare in una direzione. Si usa anche il verbo imboccare con le strade. La direzione, in senso figurato, è la vita, e le cose che accadono.

La piega rappresenta un difetto, il contrario di una cosa liscia, senza pieghe, senza problemi nel caso della vita. Una piega è una direzione, e se è brutta è sbagliata, ha qualcosa che non va, che non funziona: questa strada ci porta in luoghi sbagliati.

Una brutta piega è quindi una cattiva direzione della vita: a volte immaginiamo il futuro da dei piccoli fatti, e se sono fatti negativi possiamo parlare di una brutta piega, difficile da mettere a posto, da sistemare, da “allisciare”.

Quindi se riferito a persone, vuol dire contrarre cattive abitudini, mettersi sulla cattiva strada, mentre se parliamo di avvenimenti, significa assumere un andamento sfavorevole.

Giovanni: Davvero Marco ha iniziato a fumare? Ma ha solo 12 anni!

Lia (Brasile): Stiamo proprio prendendo una brutta piega eh?

Giovanni: Eh sì, quel ragazzo ha preso proprio una brutta piega!

Oppure: se volessi andare a vivere a Londra:

Prima di andare a vivere a Londra, vediamo che piega prende la questione Brexit. Poi decideremo.

Ovviamente la frase è informale e si può usare anche per scherzare.

—–

Ripasso episodi precedenti:

Ulrike (Germania): anche oggi a tu per tu con Italiano Semplicemente. Ma solo due minuti? Sì, solo due minuti, ma questi due minuti vanno per la maggiore. E poi forse sforiamo un po’. 

Rauno (Finlandia): stiamo proprio prendendo una brutta piega eh?

Bogusia (Polonia): ti spaventa trovarti a tu per tu con un italiano mentre ti trovi nel Bel Paese a goderti dell’arietta estiva, ogni due per tre cercando le parole giuste, rispolverando il tuo vocabolario per le vacanze? La misura è colma! Adesso tocca a te avvalerti dei due minuti con Italiano Semplicemente. Ti coglierà alla sprovvista la semplicità. Il metodo va per la maggiore e ti aiuterà a salvarti in angolo. Eccome se ti aiuterà!


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n. 49 – ANDARE PER LA MAGGIORE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Lia (Brasile): se vi è abbastanza concentrazione, due minuti sono già abbastanza per imparare qualcosa

—-

Giovanni: Sapete quali sono le cose che vanno per la maggiore oggi?

Dunque:

A Roma ad esempio ci sono alcuni locali dove si può bere e mangiare, nella zona di Trastevere, che vanno per la maggiore tra gli stranieri.

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Poi:

Sembra che Il latte di origine vegetale vada per la maggiore in Gran Bretagna, poiché molti inglesi lo preferiscono a quello vaccino (cioè il latte che viene dalle mucche  – o vacche).

Poi sapete perché italiano Semplicemente non si chiama italiano facilmente? Una spiegazione che va per la maggiore è che la parola “semplice” non ha lo stesso significato di “facile”. Questa spiegazione, tra l’altro, è condivisa anche dal sottoscritto.

Un altro esempio:

In tutte le regioni italiane aumentano i consensi per le forze politiche di destra, che oggi vanno per la maggiore anche in luoghi tradizionalmente di sinistra.

E come spiegarsi che molti italiani laureati vanno a lavorare all’estero? Beh, l”idea che va per la maggiore è che sia più facile trovare lavori migliori e meglio remunerati.

Molti avranno pensato alla moda: essere alla moda, andare di moda. In effetti questi sono concetti abbastanza simili sebbene la parola “moda” si associ bene soprattutto con i vestiti e con il comportamento di una comunità sociale secondo i gusti del momento.

La “moda” indica ciò che “è di tendenza“, ciò che “incontra i gusti della gente” in uno specifico momento, in ogni campo, ma in particolare quello dell’abbigliamento.

Andare per la maggiore, dicevo, è abbastanza simile, ma  è un po’ meno legato ai gusti del momento, che sono passeggeri, e più legata, come espressione, alle scelte personali e meno agli oggetti.

La “maggiore” rappresenta la “maggioranza“, quindi, come la moda, indica le preferenze maggioritarie, riflette i gusti della maggioranza delle persone.

Ma con le idee e con le opinioni la parola “moda” è meno usata. Le idee, piuttosto, come le opinioni, vanno per la maggiore, così come anche una spiegazione: tra le tante spiegazioni  che si possono dare ad un fenomeno o a un accadimento, ce n’è sempre una che va per la maggiore: è la più accreditata, si direbbe in modo più formale, quella che incontra il favore di più persone.

Diciamo che tutte le volte che usate “andare di moda” potete usare anche “andare per la maggiore” mentre fare il contrario spesso appare un po’ forzato.

Perché si usa il verbo andare? Beh, quando una cosa (un oggetto, un colore, una località ecc) “va“, in italiano, o quando “va molto“, è come dire “è di moda“, e che molte persone fanno questa scelta. Il verbo andare quindi si usa normalmente con le tendenze. Si dice anche “non va per niente” o “non va” per indicare il contrario.

Da parte mia, spero vivamente che tra gli stranieri che cercano di imparare la lingua di Dante Alighieri, il sito italianosemplicemente.com vada presto per la maggiore.

Ripasso:

Bogusia (Polonia): Grazie Gianni, ho capito senz’altro adesso,  e ce l’ho fatta anche senza rispolverare il dizionario di italiano, che è un po’ che non uso più infatti!

Giovanni: meno male Bogusia, hai fatto bene. Adesso mi tocca ancora una volta giustificarmi per aver nuovamente sforato i due minuti! Scusate ma si dà il caso che io non sia mai stato un tipo molto preciso!


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n. 48 – A TU PER TU – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Dunque, l’espressione di oggi è “a tu per tu“. Quattro parole.

Non so se vi è mai capitato di trovarvi a tu per tu con un animale selvaggio. Terrificante vero?

A me un paio di volte è capitato di trovarmi a tu per tu con un cinghiale, e mi ha procurato un po’ di spavento se devo essere sincero.

Invece non sono mai stato, per mia fortuna, a tu per tu con la morte. Ci sarà il tempo anche per quello, ma preferisco che arrivi senza che io me ne accorga, anche qui: ad essere sincero.

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Invece mi è successo più volte di parlare a tu per tu con me stesso. Questo mi capita spesso e sempre in momenti importanti e difficili.

Una volta poi mi sono preso a tu per tu con un amico perché abbiamo avuto una discussione. Abbiamo litigato.

Avrete capito che “a tu per tu” si usa in diversi modi e soprattutto con diversi verbi: essere, trovarsi, parlare, prendersi.

In pratica “a tu per tu” significa “faccia a faccia“. Se incontrate una persona e vi trovate a tu per tu con lei, allora significa che le vostre facce erano una di fronte all’altra; eravate faccia a faccia con lei, e cosa vi siete detti? Sicuramente, almeno nella maggioranza dei casi, non si è trattato di un incontro piacevole. Infatti quando ci si trova a tu per tu con una persona, vuol dire che c’è stato un confronto, ed a volte uno scontro. Si è affrontata questa persona, spesso in caso di problemi: la si è affrontata apertamente.

Ci si può trovare o si può essere anche a tu per tu con la morte o con una malattia, ed in questo caso è il massimo della negatività. Se dico ad esempio:

Quella malattia mi ha fatto trovare a tu per tu con la morte

Evidentemente è andata bene alla fine ma ho rischiato di morire, “ho visto la morte in faccia“. In questi casi si usa anche questa espressione molto spesso quando si lotta per sopravvivere.

Si usa il verbo “essere” oppure il verbo “trovarsi“, forse anche più spesso. Perché usare trovarsi? Beh, perché troviamo noi stessi, e trovarsi in questo caso indica “capitare”, “verificare uno stato dei fatti”, insomma, come a sottolineare una situazione che ci ha preso alla sprovvista, capitata senza volerlo.

A volte si usa anche “prendersi a tu per tu“, come nell’esempio che ho fatto all’inizio, ma in questo caso il verbo “prendersi” indica che due persone litigano apertamente, si accusano a vicenda, hanno un battibecco. D’altronde quando si litiga ci si può prendere anche a mali parole, o volendo ci si può prendere a schiaffi, o ci si prende in giro. Prendere indica un contatto, reale o figurato.

C’è sempre o quasi qualcosa di ostile comunque, di pericoloso, di potenzialmente pericoloso, in tutti i casi in cui si usa questa espressione “a tu per tu” a meno che non ti trovi a tu per tu con l’uomo o la donna della tua vita! In questo caso potresti prendere l’occasione al volo per non fartela sfuggire!

Ulrike (Germania), Lia (Brasile) e Liliana (Moldavia): Sono sicura che a forza di rispolverare le espressioni già viste, riuscirò a essere conforme alle mie aspettative, che sono molto alte. Eccome se sono alte! Il mio carattere forma un binomio inscindibile con le alte aspettative.


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

Tizio, Caio e Sempronio

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Avete mai sentito parlare di Tizio, Caio e Sempronio? E’ questo l’oggetto dell’episodio di oggi. Io sono Giovanni, creatore del sito Italiano Semplicemente.com.

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Dunque, avete mai sentito parlare di Tizio, Caio e Sempronio? Probabilmente no, ed allora si fa presto a spiegare chi siano questi tre personaggi misteriosi.

Anche nella vostra lingua, qualunque essa sia, esistono queste persone, sapete? Ma esse si nascondono sotto altri nomi: Pierre, Paul e Jacques in Francia, in Germania invece ci sono solamente Hinz und Kunz (almeno così sembra!) e così via anche in altri paesi.

Ma chi saranno mai queste persone?three people

Niente paura, come avrete sicuramente capito, sono solamente i nomi di tre ipotetiche persone, nomi utilizzati nella lingua italiana per indicare una qualsiasi persona che viene presa ad esempio.

Le persone ipotetiche sono le persone che si usano negli esempi, quindi semplicemente servono a fare degli esempi.

Cosa significa? Significa che quando dovete parlare in generale, e dovete fare un esempio, fate finta che ci siano delle persone alle quali dovete necessariamente dare un nome. Capita spesso di fare esempi di questo tipo.

Non solo. quando non ricordate il nome di una persona, si usa dire “quel tizio”, cioè quella persona, quel ragazzo, quel signore di cui non so il nome. Si dice anche “quel tale”, per indicare questa persona. Naturalmente “quel tizio” diventa “quella tizia” se si tratta di una donna.

Se ci sono più persone si usa “quei tizi”, il primo tizio e il secondo tizio eccetera. Caio e Sempronio in questo caso non si usano.

Hai presente quel tizio che abbiamo incontrato ieri?

No, quale?

Quello a cui abbiamo fatto una domanda in metropolitana, ricordi?

Ah, quel tizio con la barba che stava con quella tizia dai capelli corti?

Eh, sì, proprio quel tizio lì.

Tizio, tra i tre, è sicuramente il più famoso. Ma anche Caio e Sempronio sono abbastanza noti a tutti gli italiani.

Dunque questi tre tizi, vale a dire Tizio, Caio e Sempronio come nascono?

Pensate un po’: nascono per motivi legati alla legge. Infatti quando si fanno degli esempi per far capire come funziona una specifica legge, o come funziona il diritto, si è dovuto far ricorso a dei nomi generici, nomi che servono solamente a far capire come funziona l’applicazione di quel diritto o legge. Ed allora anziché dire: persona 1, persona 2 e persona 3, Giuseppe, Carlo o Giovanni, si è iniziato a usare Tizio, Caio e Sempronio, tutti nomi maschili, ma poco importa.

Ciò che conta è che con Tizio si vuole indicare una persona qualsiasi, e lo stesso vale per Caio e Sempronio, altre due persone qualsiasi.

Il nome di Tizio quindi si usa, a differenza di Caio e Sempronio, anche nel linguaggio di tutti i giorni per indicare “quel tale”, cioè una persona di cui non si sa o non si ricorda il nome, mentre Caio e Sempronio in genere si trovano solamente nei testi giuridici, sempre insieme a Tizio però per indicare persone qualsiasi, non persone precise di cui non si sa o non si ricorda il nome. Un po’ diverso quindi.

Facciamo qualche esempio:

Se Tizio è un artigiano e, commettendo un errore, consegna a Caio un prodotto frutto del suo lavoro, costui (cioè Caio) è tenuto a restituirlo a Tizio, se, nel momento in cui Tizio glielo richiede, questo bene esiste ancora.

Tizio e Caio sono quindi due persone qualsiasi.

E Sempronio?

Beh, se c’è bisogno di una terza persona qualsiasi arriva anche Sempronio.

Se Tizio deve dare a Caio 100 euro e Caio, a sua volta, deve dare a Sempronio 100 euro, allora Tizio, su richiesta di Caio, può dare a Sempronio questi 100 euro. Così è tutto più semplice, no?

Piccolo esercizio di ripetizione:

Ripeti dopo di me:

Hai visto quel tizio che scappava?

Quei tizi laggiù, li vedi? Non sono gli stessi che abbiamo visto ieri?

Se Tizio mi dà 1 euro per consegnarlo a Caio, ma io lo consegno a Sempronio, Caio potrebbe arrabbiarsi.

n. 47 – RISPOLVERARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Sai cosa facciamo oggi? Ascoltiamo i due minuti quotidiani e poi rispolveriamo gli episodi passati di questa rubrica che ne dite?

Bene, allora oggi di cosa parliamo? Che ne dite del verbo rispolverare?

Se sei uma casalinga, forse stai togliendo la polvere dalla libreria, stai cioè spolverando la libreria. Se lo fate anche un’altra volta allora rispolverate la libreria.

Già, perché rispolverare, è vero, significa spolverare un’altra volta, ma in generale, se volete rispolverare qualcosa, qualunque cosa sia, dovete concentrarvi maggiormente su “un’altra volta” e non sulla polvere.

Ad esempio il passato può essere rispolverato, e quando accade, lo si sta riprendendo, riconsiderando, rianalizzando, riesumando, riproponendo. Insomma il passato, o meglio, qualunque cosa che è accaduta in passato, può essere rispolverata, perché sembrava dimenticata, sembrava sepolta dalla polvere (in senso figurato) ed invece qualcuno adesso la rispolvera.

Immaginatevi una coppia di fidanzati che litiga:

Donna: Ricordi 10 anni fa? Quando mi hai detto che non ti piacevo più?

Uomo: Eh, adesso stai rispolverando il passato! Dimentica il passato!

Hai dimenticato come si parla in italiano?

Bisogna assolutamente rispolverarlo, anche due minuti al giorno, non credi?

Rauno (Finlandia) ed Ulrike (Germania): Con solo due minuti al giorno riuscirai senz’altro a tener fede al tuo impegno nel migliorare l’italiano. Non ci pensare troppo, che sarà mai una parentesi di due minuti al giorno. Rispolvera la tua determinazione e terrai a bada anche i tuoi sensi di colpa.


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 46 – SENZ’ALTRO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: mi raccomando Emanuele, promettimi di fare tutti i compiti oggi ok?

Emanuele: ah, senz’altro papà. Lo farò senz’altro. Promesso.

Giovanni: sì, ci credo senz’altro…

Ricordate che ieri abbiamo visto insieme la parola “eccome“?

Oggi, come ieri, vediamo un’altri modo per esprimere un sì molto convinto: senz’altro.

È un po’ diverso da eccome però, che ha caratteristiche particolari: esprime maggiormente un “andare oltre”, il che lo rende adatto anche ad essere usata anche con i numeri, ed infine è più informale. È anche diverso da “hai voglia“, che come si è visto spesso si usa per alludere (per dire no anziché si) ed diverso anche da altroché, che si usa quasi sempre per risposte secche, senza aggiungere altro.

Senz’altro ha una sua prerogativa dunque: si usa molto al lavoro nei dialoghi orali, significa “puoi contarci“, “puoi starne certo“, sicuramente, certamente, senza dubbio, ci conti.

Vale anche come singola esclamazione, ma essenzialmente si usa per dare una certezza alla persona con la quale parliamo, una certezza che dipende da noi però. È come se facessimo una promessa. Si usa quasi sempre così. Molto simile è anche “senza meno” (che abbiamo già spiegato); un altro modo simile, anche nelle parole, per dare garanzie alle persone con cui parliamo, per rassicurarle.

Lo farò senz’altro!

Senza meno, direttore !

Maria: Pronto, cercavo la dottoressa, è in ufficio? Ho urgente bisogno di parlarle.

Bretislav: No, purtroppo non c’è ma appena torna la faccio richiamare senz’altro.

Maria: Ho grazie mille. Le dica che è urgente ok?

Bretusoav: Senz’altro. Arrivederci.

Maria (e poi Anthony): si dà il caso che per prefiggersi un obiettivo può bastare un attimo. Per realizzarlo invece bastano due minuti al giorno e non occorre essere un dritto per farcela. Basta non porsi troppe domande retoriche e sopratutto non dare risposte sibilline se non ci credi. Credimi, e se terrò fede a quanto ti dico, allora riuscirai a capacitarti. Eccome se ci riuscirai!


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 45 – ECCOME SE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Andrè (Brasile): I fine settimana passano in men che non si dica, ma che non ci si dica che manca il tempo: non vedo come potresti perdere questa opportunità! Vale la pena stare due minuti con italiano semplicemente! E tu? te ne vuoi capacitare oppure no?

Giovanni: quando dovete rispondere ad una domanda in modo affermativo cosa dite?

Sì, certo, credo di sì, ovviamente, penso di sì, naturalmente, senza dubbio, e vedi un po’! eccetera. Ma da cosa dipende la risposta?

Beh ad esempio dipende da quanto siete convinti.

Allora se volete esprimere un convincimento profondo, se siete sicurissimi della vostra risposta affermativa, potete dire: eccome!

La parola eccome equivale ad altroché, che è la più usata per esprimere sicurezza.

Mi capisci quando parlo?

Altroché! sono italiano anch’io.

Che è come dire: certo che ti capisco, naturalmente capisco ciò che dici. La stessa cosa è se rispondete “eccome!”

Eccome ha lo stesso livello di forza di altroché. Più informalmente c’è anche hai voglia! (che abbiamo già visto in un episodio passato).

Permettetemi di aprire una parentesi su questa modalità: “hai voglia“, più usata all’orale, diventa spesso una sola parola quando viene pronunciata velocemente: avoglia, aivoja, avoja, aivoglia. Si scrive in vari modi, ma in realtà sarebbe “hai voglia“, due parole separate. Si usa in diversi modi, e uno di questi è per dire un sì convinto. Chiusa parentesi.

Tornando a “eccome”, per rafforzare ancora di più spesso si aggiunge “se” e si ripete parte della domanda nella risposta.

44_eccome_se

Sei preparato per l’esame di domani?

Eccome se sono preparato!

Si può fare anche con altroché:

Altroché se sono preparato!

C’è da dire che se esistono diversi modi per esprimere lo stesso concetto, ci sono sempre dei motivi. ed infatti “hai voglia“, qualche volta vuol dire esattamente il contrario, in modo ironico.

Giovanni non l’ho visto mai studiare, secondo te supererà l’esame?

Sì, hai voglia…

Hai voglia se lo supera…

Che vuol dire: no, non lo supererà affatto! Si sta facendo ironia perché si è convinti del contrario.

Altre volte invece si sta dicendo “sì”, “senza dubbio”, proprio come eccome e altroché.

Sei riuscito ad arrivare in orario?

Hai voglia! Sono arrivato pure cinque minuti in anticipo.

Hai voglia se ce l’ho fatta! Sono arrivato anche qualche minuto prima veramente

Bogusia (Polonia): l’altro giorno, parlando con un italiano mi mancava un’espressione ricercata. Per un momento ho pensato di essere spacciata. Non mi capacito di come ogni due per tre mi dimentico delle parole. Di punto in bianco però mi sono ricordata dei due minuti con Italiano Semplicemente… uffa! Di nuovo mi sono salvata in calcio d’angolo!


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 44 – SALVARSI IN ANGOLO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Anne France (Francia): stavo navigando su internet, quando di punto in bianco ho trovato Italian Semplicemente.

Giovanni: Vi siete mai salvati in calcio d’angolo?

Se lo avete fatto, non è detto che stavate facendo una partita a calcio. Infatti è proprio dal calcio che viene questa espressione simpatica.

angolo

L’angolo, o il calcio d’angolo’, è quello che si chiama anche “corner“, o “corner kick” in inglese.

Ebbene nel calcio, quando una squadra si salva in angolo, o si salva in corner, questo significa che c’è stata un’azione pericolosa della squadra avversaria che poteva finire in gol, ma fortunatamente la palla è stata spedita fuori per salvare la porta ed evitare il gol.

Anche in senso figurato però potete usare questa espressione, ovviamente in modo scherzoso. Quando potete farlo?

Lo potete fare quando, come nel calcio, riuscite, con l’aiuto della fortuna o con un piccolo espediente, a salvarvi all’ultimo momento. Ma a salvarvi da cosa? Da un pericolo, da un qualsiasi pericolo.

Vi faccio un esempio: un ragazzo sta con la fidanzata che si chiama Paola ma per sbaglio la chiama con un altro nome:

Rauno (Finlandia): Allora Maria?

Andrè (Brasile): Maria? Chi è Maria?

Rauno: no, dicevo… Maria, la tua amica Maria… che fine ha fatto? E’ un po’ di tempo che non la vedo…

Giovanni: cco, quest’uomo si è appena salvato in calcio d’angolo: è riuscito all’ultimo momento a rimediare ad una situazione molto pericolosa: aveva per errore chiamato la sua fidanzata con un altro nome…. come fare per rimediare? Fortunatamente è riuscito a farla franca, perché ha avuto un’idea all’ultimo momento. Un’idea che gli ha permesso di salvarsi per un pelo…

Quando ci si salva in calcio d’angolo si tira sempre un sospiro di sollievo, no?

Ulrike (Germania): ci sono voci false e tendenziose che dicono che non ci si può destreggiare bene senza lo studio della grammatica. Su di me quelle voci non hanno alcun impatto. Spero allora che anche voi non siate combattuti e scegliate come me l’ascolto dei due minuti con Italiano Semplicemente.

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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 43 – VOCI FALSE E TENDENZIOSE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Anne France (Francia): ecco una bella parentesi di due minuti.

Giovanni: Cosa sono le voci false e tendenziose?

Si sente spesso questa frase, e si usa più per scherzo, con gli amici, che parlando seriamente.

Iniziamo dalle voci. Si tratta delle chiacchiere, di notizie che passano da uja bocca all’altra, e che spesso non raccontano la verità. Spesso queste voci sono messe in giro (si dice così) da persone proprio per nuocere, proprio per fare del male a chi è oggetto di queste chiacchiere, da queste voci.

Una voce allora si dice falsa quando non è vera – tutto normale – ma tali voci si dicono tendenziose quando intenzionalmente vogliono nuocere.

Tendenziose perché le voci tendono a modificare la realtà allo scopo di favorire particolari interessi. Le voci tendenziose sobo false per definizione, ma di fatto si dice sempre così: voci false e tendenziose, per indicare che c’è la volontà di qualcuno dietro questa chiacchiera, qualcuno che ha messo in giro questa voce, questa falsa notizia, per insinuare qualcosa.

Volete un esempio di notizia falsa e tendenziosa? Ammettiamo che un professore di italiano dica la seguente frase:

Anthony: Si dice che il metodo di Italianosemplicemente.com non funzioni affatto e che i membri dell’associazione italiano semplicemente si annoino moltissimo.

Chi ha messo in giro questa voce?

Shyla (Stati Uniti): Una voce falsa e tendenziosa è un tiro mancino tirato da una persona che si crede un dritto. Ma in due minuti lo abbiamo distrutto.

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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Descrivere le persone: i segni zodiacali

Prefazione

Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice.

(Pete Seeger)

Come descrivere le persone? Come sono i nostri amici e colleghi di lavoro? Quali aggettivi sono più adatti? “I segni zodiacali” si prefigge esattamente questo obiettivo.

E’ un libro destinato a studenti non madrelingua o a semplici appassionati della lingua italiana.

Facciamo insieme un’esplorazione dello zodiaco, e vi spiego le differenze tra una caratteristica e l’altra, le differenze tra un aggettivo e l’altro.

Non importa che crediate o meno all’astrologia.

L’idea è quella di usare i segni zodiacali come una modalità divertente di analizzare i tratti del carattere, com’è nello stile di Italiano Semplicemente Sono sicuro che non ve ne pentirete.

Per avere un’idea, date un’occhiata al segno del Capricorno.

foto libro e penna usb

I file PDF e MP3 sono a disposizione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Il libro in versione Kindle e Cartacea è a disposizione anche su Amazon.

CARTACEO: US – UK – DE – FR – ES – IT – JP

KINDLE: US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

Su richiesta, i membri possono avere i file audio in formato MP3 e il testo in formato PDF.

n. 42 – DI PUNTO IN BIANCO – 2 minuti con Italiano Semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

valentina sorce

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Tascrizione

Anne France: Stavo navigando su internet, quando di punto in bianco ho trovato Italiano Semplicemente

Giovanni: Ciao a tutti, sono Giovanni, di Italiano Semplicemente, e state ascoltando la puntata n. 42 della rubrica denominata “due minuti con Italiano Semplicemente”, una nuova rubrica, che va online tutti i giorni, ormai quindi da 42 giorni. Una rubrica che ho deciso di punto in bianco, senza troppo pensarci.

Ogni giorno vi spiego un concetto nuovo, con l’aiuto dei membri dell’Associazione, ed oggi tocca a “di punto in bianco“. Un’espressione che significa all’improvviso, tutt’a un tratto, improvvisamente, cioè all’improvviso. Espressione abbastanza informale, che può diventare: “senza preavviso” in contesti più formali.

Anche “tutt’a un tratto” è interessante (notate com’è scritto, tra l’altro: tutto ad un tratto, può diventare tutt’a un tratto) ed il senso è lo stesso: senza preavviso, senza avvisare. In alcuni contesti posso anche usare “tutto d’un colpo” o “di botto”.

Ma restiamo a di punto in bianco: strana frase vero?

La frase ha origini dal linguaggio militare, quindi non cerchiamo di spiegarla. Di sicuro quando accadono cose di punto in bianco non c’è stato preavviso, sono mancati i segni che potevano far capire cosa stava succedendo.

Si usa sempre per cose accadute all’improvviso.

Quando una cosa accade di punto in bianco, questa cosa deve essere improvvisa, quindi non prevedibile, non ci sono avvisaglie.

Le cose che accadono di punto in bianco hanno un effetto sorpresa, stupiscono, colgono impreparati.

Durante la lezione, il professore di punto in bianco cadde a terra!

Qual’è il passato remoto di “io ti espello”?

Beh, così di punto in bianco, non ricordo, non so…

Oppure:

Stavamo parlando, quando Giovanni, di punto in bianco, mi baciò!

Stavamo tranquilli a cena, e di punto in bianco si è sentita una forte scossa di terremoto.

Ho scoperto che esiste anche in francese: “de but en blanc”

Anne France: ogni due per tre, bevendo un caffè, ascolto u n episodio di italiano semplicemente. Ecco una bella parentesi di due minuti.

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n. 41 RUFFIANO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Ulrike: se vuoi migliorare il tuo italiano e non vedi come imparare a destreggiarti bene, fai come me, rompi gli indugi ed ascolta ogni giorno i due minuti con Italiano Semplicemente.

Andrè: due minuti al giorno tolgono la grammatica di torno.

Giovanni: grazie André del messaggio.

Qualcuno di voi potrebbe aver pensato ad un messaggio un po’ ruffiano, quello di André. Ma non è così. André è sincero.

Non so se avete mai sentito questo termine: ruffiano.

Ai dice così generalmente delle persone, più che dei loro commenti. Ad ogni modo non cambia il concetto.

Dicesi persona ruffiana una persona che finge, che ha un comportamento non sincero, ma la non sincerità consiste nell’ostentare una servile adulazione, palesemente dettata da opportunismo.

-Cosa significa? Significa che questa persona fa finta di apprezzare un’altra persona, finge di essere una persona che apprezza un’altra persona, che la stima, ma non è un vero sentimento di stima e di apprezzamento. Lo fa solamente perché gli conviene, ha un tornaconto personale, ha una convenienza personale. Si tratta di una persona ipocrita?

Certamente, ma non è tutto. Il ruffiano ostenta, cioè mostra chiaramente, esagerando, il suo apprezzamento.

Le persone attorno a lui si stupiscono di questo, perché è chiaramente falso come comportamento.

Ostentare è tipico di un ruffiano, che esibisce, mette in mostra a tutti con insistenza qualcosa, manifesta un sentimento, uno stato d’animo, un atteggiamento in modo evidente, insistente, palese, e questo dà fastidio a chi osserva e spesso fa sentire in imbarazzo la persona oggetto di queste manifestazioni ruffiane.

Andrè: caro Gianni, sei bravissimo, sei il migliore, ma come mai non ti ho conosciuto prima? Che sfortunato che sono stato!

Giovanni: ecco adesso non fare il ruffiano André, che mi fai arrossire 😳.

Bogusia: due minuti con Italiano Semplicemente hanno un certo non so chebalza all’attenzione che si possa sentirli non ogni due per tre, ma ogni giorno. Capirai!

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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

n. 40 – OGNI DUE PER TRE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Avete mai aentito questa espressione?

Ogni due per tre vuol dire “spesso”, “molto spesso”.

È un’espressione informale, e pensandoci bene, ha degli utilizzi particolari.

E appropriato usarla, sempre tra amici, quando parliamo di una cosa che fa parte della nostra quotidianità, e in queste occasioni accade quasi sempre qualcosa, diciamo “quasi sempre” , cioè molto spesso, la maggioranza delle volte.

Mi spiego meglio con alcuni esempi:

Quando vado al mare, ogni due per tre incontro Giovanni.

Esco di casa e mi scordo le chiavi ogni due per tre.

Quando devo usare il congiuntivo, mi sbaglio ogni due per tre.

Quando parcheggio la mia auto, ogni due per tre trovo un graffio sulla portiera al mio ritorno.

Pensiamoci un attimo: due e tre sono dei numeri, quindi si intuisce che ogni tre volte di una determinata occasione, due di queste volte accade qualcosa. Quindi la maggioranza delle volte accade questa cosa, perché una volta su tre non accade. Non sempre quindi, ma Quasi sempre.

“Ogni due per tre”, anche se non ha un vero senso. .

Ad essere precisi avremmo dovuto dire:

Quando vado al mare, due volte su tre incontro Giovanni.

Esco di casa e mi scordo le chiavi due volte su tre.

Quando devo usare il congiuntivo, mi sbaglio due volte su tre.

Quando parcheggio la mia auto, due volte su tre trovo un graffio sulla portiera al mio ritorno.

Questa è la modalità più corretta e diffusa (due volte su tre), ma la lingua, si sa, si sviluppa continuamente, soprattutto il linguaggio informale, quindi possiamo anche dire “ogni due per tre“.

Veramente c’è anche chi dice “ogni tre per due“, invertendo il tre col due. Ha ancora meno senso leggendo le parole, ma in realtà ha lo stesso significato: quasi sempre.

2 minuti con Italiano semplicemente: tocca a voi (ripasso 1-39)

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Trascrizione

Bogusia: fra breve vi tocca parlare con un italiano? Per non essere colti alla sprovvista, senza parole, sono tutte per voi nei due minuti con italiano semplicemente. Allora tocca a voi!

Giovanni: Oggi facciamo un esercizio di ripasso. 10 frasi di ripasso. Io vi dirò esattamente ciò che dovrete dire. Dovete solo parlare in prima persona. Fate una pausa se volete rispondere e poi io darò la risposta

Allora: Parlate con un amico a proposito di un viaggio a Roma che avete fatto insieme.

Dovete dire che:

1) avreste potuto incontrarvi con Giovanni se non vi fosse toccato ritornare a casa.

Avremmo potuto incontrarci con Giovanni se non ci fosse toccato ritornare a casa.

2) Avreste dovuto incontrarvi a Roma, ma un malore ti colse alla sprovvista

Avremmo dovuto incontrarci a Roma ma un malore mi colpi alla sprovvista.

3) subisti un furto e non te ne capacitasti. Una brutta parentesi della tua vacanza a Roma.

Subii un furto e non me ne capacitai. Una brutta parentesi della mia vacanza a Roma.

4) avete potuto visitare tutto ciò che avevate progettato. E nel Colosseo vi rimaneste due ore.

Abbiamo potuto visitare tutto ciò che avevamo progettato. E nel Colosseo vi rimanemmo due ore.

5) avresti avvisato se solo avessi saputo che il treno avesse tardato. Oggettivamente non potevi saperlo. Non vedi come.

Avrei avvisato se solo avessi saputo che il treno avesse tardato. Oggettivamente non potevo saperlo. Non vedo come.

6) non hai potuto mangiare gli spaghetti perché tuo cugino ci si è fatto una pasta al pomodoro.

Non ho potuto mangiare gli spaghetti perché mio cugino ci si è fatto una pasta al pomodoro.

7) l’avresti aspettato, ma ancora una volta era in ritardo e la misura era veramente colma, così te ne andasti.

Ti avrei aspettato, ma ancora una volta eri in ritardo e la misura era veramente colma, così me ne andai.

8) quella sera avevi un vestito decisamente osé, questo balzava agli occhi di tutti coloro che ti guardavano.

Quella sera avevo un vestito decisamente osé, questo balzava agli occhi di tutti coloro che mi guardavano.

9) se avessi studiato meglio la mappa di Roma, avresti sicuramente imparato a destreggiarti tra le vie del centro.

Se avessi studiato meglio la mappa di Roma, avrei sicuramente imparato a destreggiarmi tra le vie del centro.

10) siete andati a Roma ad agosto ottimo perché non c’era nessuno, ma il caldo è stato il vero rovescio della medaglia.

Siamo andati a Roma ad agosto ottimo perché non c’era nessuno, ma il caldo è stato il vero rovescio della medaglia.

Ulrike: balza all’attenzione e a volte anche agli orecchi che quelli che seguono regolarmente i due minuti con italiano semplicemente fanno un gran balzo in avantinell’apprendimento della lingua italiana.

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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

n. 39 – APRIRE UNA PARENTESI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Khaled (Egitto 🇪🇬): due minuti al giorno per non essere presi alla sprovvista qualora incontrassimo un italiano.

Fernando (Perù 🇵🇪): Adesso è arrivato il momento di studiare la grammatica!

Carlos Santos (Brasile 🇧🇷) Possiamo aprire una parentesi di due soli minuti?

Fernando: Va bene, ma che sia breve!!

Giovanni: ok allora lasciatemi aprire una parentesi di due minuti. Vi parlerò delle parentesi.

Se aprite una parentesi le cose sono due: o state facendo un esercizio di matematica, oppure, in senso figurato, stare cambiando discorso e volete approfondire velocemente un argomento diverso.

In entrambi i casi la parentesi va prima aperta e poi, dopo un po’ va anche chiusa.

Aprire una parentesi, in senso figurato, significa che volete fare un inciso, una puntualizzazione oppure una digressione e così facendo interrompete la continuità di un discorso, per poi riprenderlo una volta chiusa la parentesi.

Se volete aggiungere un chiarimento o una precisazione, durante un discorso, anche mentre parla un’altra persona, potete quindi aprire una parentesi.

In questo modo potete fare la vostra osservazione, piuttosto breve in genere, e generalmente si tratta di una momentanea digressione, cioè di un cambiamento di discorso, che terminerà alla chiusura della parentesi, che avverrà proprio quando finisce questa digressione.

A proposito: in matematica, permettetemi di aprire questa parentesi, le parentesi sono rappresentare da due segni speciali a forma di arco di cerchio. Chiudo subito la parentesi matematica e riprendiamo l’argomento principale.

Cosa? Volete sapere cos’è una digressione precisamente? Allora non c’è bisogno di aprire un’altra parentesi: una digressione è una deviazione nel discorso. Deviando dal discorso principale, ci allontaniamo da questo per un attimo per parlare di un altro argomento. Chiusa parentesi e chiusura dei due minuti di oggi. Ciao

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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

n. 38 – BALZARE AGLI OCCHI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Balzare significa saltare. Se faccio un salto, faccio un balzo. E allora? C’è qualche differenza?

Ovviamente. Un balzo è un salto improvviso, un salto fatto di scatto, un salto che spesso dimostra destrezza, velocità, forma fisica.

Se fate uno scherzo ad una persona che dorme, probabilmente questa persona balzerà in piedi in un secondo per lo spavento, come anche una tigre, che balza sulla preda in un attimo. Il gatto fa un balzo per prendere il topo.

Ed in senso figurato? Ovviamente si può usare anche in senso figurato. Figuriamoci!

Se una cosa balza all’occhio, agli occhi, oppure se balza allo sguardo, allora evidentemente è una cosa che attira l’attenzione. Non si può non notare, è troppo evidente. Potete usare anche il verbo saltare comunque.

Sono sicuro che guardandomi in faccia non vi sfuggirà il mio naso. Infatti è un particolare che balza subito agli occhi.

Allo stesso modo balzano agli occhi facilmente, venendo in Italia, le differenze che ci sono tra un luogo e l’altro. Sono evidenti. Ci si accorge dubito delle cose che balzano agli occhi.

Se non c’è lo sguardo di mezzo, cioè la vista, insomma gli occhi, ma solamente qualcosa che si nota, qualcosa che facilmente non sfugge all’attenzione, allora la frase diventa: balza all’attenzione.

Ad esempio balza facilmente all’attenzione che il livello del calcio italiano sia sceso negli ultimi tempi.

Balza all’attenzione che negli ultimi anni si stia osservando un anomalo riscaldamento del pianeta. Sarà dovuto all’uomo?

Basta guardare la differenza tra due fotografie di una montagna innevata, oggi e 30 anni fa e balzano subito all’occhio le differenze.

E all’orecchio? Una cosa che ascoltate può balzare all’orecchio? Perché no!

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37 – TOCCA A TE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

tocca a te

 

Trascrizione

Emanuele: dai papà, quando tocca a me?

Giovanni: Tocca a te! Adesso tocca a te! Cosa aspetti? Sbrigati che tocca a te!

Se avete già incontrato queste esclamazioni, probabilmente sapete che “tocca a te” vuol dire “è il tuo turno”, è arrivato il tuo turno.

Significa che si sta facendo un’attività che coinvolge più persone e che queste persone si alternano, cioè fanno a turno, una volta ciascuno. Quindi tocca ogni volta a persone diverse.

Allora quando arriva il turno di una persona, quando arriva il momento in cui una persona è chiamata ad intervenire, a giocare o altro, si può dire “tocca a te“, “adesso tocca a te“, rivolgendosi a questa persona.

Si tratta di un modo informale di comunicare, non adatto ad occasioni più importanti, comunque il verbo “toccare” è interessante.

A chi tocca? Tocca a me? Oppure a te?

Toccare potremmo sostituirlo con spettare, più formale, o competere (ancora molto formale) ma non è esattamente la stessa cosa. Spettare indica più un obbligo, una competenza specifica.

Di solito si parla di responsabilità ed obblighi. Se spetta a me fare qualcosa, devo farlo io, è una mia competenza, una mia responsabilità.

A chi spetta oggi lavare il bagno? Dovrebbe spettare a Giovanni.

Ecco, invece toccare è solo una questione di alternanza, di turno. Non di responsabilità.

Lo usano spesso i bambini quando giocano e fanno una cosa ciascuno, alternandosi: prima uno, poi un altro, poi un altro ancora.

In realtà a livello informale i due verbi toccare e spettare a volte finiscono per confondersi. Attenzione però:

Oggi mi tocca lavare i piatti.

Questa frase indica un peso, qualcosa che devo fare ma proprio non ho voglia di fare. “Mi tocca” non significa “tocca a me” , non è una questione di turno, ma di voglia!

Se dobbiamo lavare i piatti una volta ciascuno, la frase più formale sarebbe:

oggi spetta a me lavare i piatti.

Ma qui c’è la responsabilità. Non è piacevole lavare i piatti.

Più informalmente:

Oggi tocca a me lavare i piatti

Ma se voglio sottolineare che non ne ho voglia posso dire:

Oggi mi tocca lavare i piatti.

Volendo posso aggiungere: che pizza! Che noia! E altre frasi di questo tipo!

Adesso vi tocca avere pazienza e ascoltare un altro esempio di questo tipo.

Lunedì prossimo mi toccherà tornare al lavoro. Uffa!

Ricordate che non potete usare “mi tocca”, “ti tocca” eccetera per cose gradevoli e positive.

Infine “mi tocca” , fate attenzione, può anche significare che stiamo parlando di una cosa per me “toccante“, cioè commovente, che mi fa piangere. Ma questo lo vediamo un’altra volta.

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n. 36 – COGLIERE ALLA SPROVVISTA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Questo trentaseiesimo episodio dei due minuti con italiano semplicemente li dedichiamo alla frase cogliere alla sprovvista che significa accadere qualcosa di inaspettato.

Pensandoci non è strano che si usi il verbo cogliere perché in senso figurato si usa spesso (abbiamo visto insieme cogliere un’occasione al volo, ma ce ne sono anche altre, come “Cogliere sul fatto”, “Cogliere in flagrante”, “cogliere l’attimo” e “Cogliere le sfumature”)

In senso proprio cogliere è un verbo “agricolo” direi: si colgono i frutti, si coglie un fiore. Allunghiamo una mano e cogliamo, cioè prendiamo qualcosa. Ma se non è la nostra mano ma un evento che arriva, ecco il senso figurato del verbo.

Se qualcosa ti coglie alla sprovvista (quindi è una persona ad essere colta) ti arriva quando non te l’aspetti, all’improvviso, senza avvisare.

Accade qualcosa che ti colpisce, ha un effetto su di te. In questo senso quindi cogliere è anche capitare, accadere inaspettatamente.

Si dice anche “cogliere di sorpresa”

Ogni evento inaspettato coglie di sorpresa.

Se invece dico “alla sprovvista” voglio evidenziare non solo la sorpresa, ma anche che non ho potuto fare nulla per contrastare questo evento, tanta è stata la sorpresa.

Quando è accaduta questa cosa non ero preparato, ero sprovvisto di soluzioni. Cioè non avevo nulla con me per poter fare qualcosa.

Ci sono cose che colgono sempre alla sprovvista, ed allora possiamo anche togliere la sprovvista. Un malore, o un infarto ad esempio. Speriamo di non essere mai colti da infarto.

Se dico che sono sprovvisto di cibo vuol dire che non ho cibo con me.

Se piove all’improvviso e sono sprovvisto di ombrello, allora posso dire che:

La pioggia mi ha colto alla sprovvista

Si dice anche preso alla sprovvista. Usare il verbo prendere è ugualmente corretto, come quando si prende un fiore.

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35 – LA MISURA È COLMA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Il troppo è troppo” , forse è questa l’espressione che avete ascoltato o letto più spesso quando si parla di un’esagerazione. Molto usata e anche “il troppo stroppia“, alla quale ho già dedicato un bell’episodio.
La misura è colma è un’altra modalità, più formale, più ricercata, più adatta a contesti meno familiari, Ma in un caso in particolare.

La misura indica una misurazione, quindi un livello , livello che è stato evidentemente superato. Si tratta del livello di sopportazione. Parliamo quindi della pazienza. La nostra pazienza. In poche parole non ce la facciamo più a sopportare.
Il superamento del livello viene indicato dalla parola “colma“. La misura è colma, vale a dire, “il livello massimo della pazienza e stato superato”, ora la pazienza è finita.
In senso proprio un bicchiere è colmo quando è pieno fino alla fine, fino all’orlo. Qualsiasi contenitore possiamo dire che è colmo quando è completamente pieno, pieno di un liquido ad esempio.
In generale una cosa colma è piena fino al massimo della capacità, piena zeppa, potremmo anche dire. Esiste anche il verbo inzeppare che però si usa per gli oggetti solidi, non i liquidi, come ad esempio: inzeppare una stanza di giocattoli.
A proposito di contenitori colmi, si dice spesso, quando la pazienza è finita:

Questa è la goccia che ha fatto traboccare ol vaso.

Dove si usa il verbo traboccare, che indica l’acqua che esce dal vaso, che trabocca dal vaso, perché non entra più nel vaso, avendo superato il limite massimo.
Più elegantemente possiamo dire:

la misura è colma

La pazienza in effetti la possiamo paragonare ad un contenitore che ha una capienza limitata, una capacità limitata.
Quindi prima o poi potrebbe finire.In questi casi si dice anche semplicemente:

La pazienza è finita!
La mia pazienza è al limite!
Basta, adesso ho perso la pazienza!

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34 – Ci e VI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

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Elisabetta Maccani

Trascrizione

Vi saluto ragazzi, vi voglio bene, vi amo tutti e vi chiamo domani.

No, non sto parlando di questo “vi”, che si riferisce a “voi”.

L’oggetto dell’episodio di oggi è quando usare la particella “VI” al posto della particella “CI”.

Non lo posso fare sempre naturalmente, perché quando “ci” si riferisce a noi (noi ci amiamo, ci resta, ci basta, vi beviamo un bicchiere d’acqua eccetera), ogni persona ha il suo pronome personale: mi, ti, gli, ci, vi.

Quando allora posso usare vi al posto di ci?

Lo posso fare quando usiamo ci per indicare un luogo. Infatti “vi” viene da “ivi”, che significa in quel luogo. Anche ivi, sebbene molto più raramente, viene usato allo stesso scopo.

In questi casi è più formale usare vi piuttosto che ci.

Giovanni nacque a Roma e vi rimase per 10 anni.

Quindi Giovanni nacque a Roma e rimase in quel luogo per 10 anni.

Posso ugualmente dire che Giovanni rimase là o lì per 10 anni, versioni più informali, come anche “ci rimase” .

Ovviamente “ci rimase per 10 anni” è più usato da tutti gli italiani, ma se usate “vi” avete un linguaggio più elegante, più formale.

Andiamo a Roma, è una città in cui vi s’incontra tanta gente. Vi possiamo rimanere due settimane.

In realtà il luogo è inteso anche in senso figurato.

Non vi sono ragioni per studiare la grammatica.

Che equivale a:

Non ci sono ragioni…

Vi sono problemi? Ci sono problemi? Stessa cosa.

Nella lavatrice vi mettiamo i panni sporchi.

A volte è più difficile capire se “vi” si riferisce a voi o al luogo:

Nella lavatrice vi mettete i panni sporchi.

Anche alla fine del verbo potete mettere vi, proprio come ci:

Cosa mettiamo nel portafogli? Possiamo mettervi/metterci delle banconote.

Inoltre, attenzione, posso dire che non v’è molta differenza tra c’è e v’è. C’è significa “ci è” , e v’è sta per “vi è”. Comunque c’è si usa molto più spesso. Certo, vi sono studiosi della lingua che possono pensarla diversamente e non v’è modo di convincerli.

Non vale però per tutti i “vi è“.

Vi è chiaro? Oppure v’è ancora qualche dubbio?

Pensateci bene. Prendete un foglio e trascrivetevi sopra questo episodio.

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CAPACITARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 33)

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Trascrizione

Bolsonaro ha vinto le elezioni in Brasile?

C’è qualcuno che non riesce ancora a capacitarsi di come questo sia potuto accadere.

E tu di cosa non ti riesci a capacitare?

Io non mi capacito ad esempio di come mai l’uomo sia così stupido da non capire fino in fondo gli effetti sul clima della propria stupidità.

E tu te ne capaciti?

Un mio amico non si è mai capacitato di come io possa insegnare l’italiano senza parlare di grammatica.

Ebbene, chi non si capacita di qualcosa, (capacita senza accento) non è detto che non abbia delle capacità (stavolta con l’accento), ma non riesce a capire qualcosa, possiamo dire che non riesce a farsi una ragione di questo qualcosa, non si spiega come qualcosa sia potuto accadere.

Capacitarsi è il verbo in questione. Quasi uguale a comprendere, a capire, ma anche a convincersi, a persuadersi.

Se non ti capaciti, allora non sei convinto, stai cercando di capire ma proprio non ti entra in testa il motivo per cui qualcosa è accaduto. Oppure non ne prendi piena consapevolezza.

C’è spesso della sofferenza nel non sapersi capacitare. È quindi più forte di capire e comprendere.

Se dici: non riesco proprio a capire!

Puoi anche dire, in alcuni casi:

Non riesco a capacitarmi!

Spesso chi perde una gara può non capacitarsi della sconfitta, e l’amarezza è tanta.

Non capisce come abbia fatto a perdere. Non se ne convince. Non trova delle ragioni valide per giustificare la sconfitta e soffre per questo.

Nell’insegnamento non si usa quindi: se non capisco il teorema di Pitagora non posso dire: non riesco a capacitarmi del teroema di Pitagora.

Meglio usare capire o comprendere in questi casi. Posso dire però che non mi capacito del motivo per cui non riesco memorizzare il teorema di Pitagora.

Si usa di, del, della eccetera:

Non mi capacito ancora della sua morte.

Ti riesci a capacitare di aver perso?

Bisogna capacitarsi del fatto che non possiamo più impedire a qualcuno di salvare i migranti sui barconi che sono in pericolo di vita. Capacitiamocene!

Ripeti dopo di me.

Me ne devo capacitare! Devo Capacitarmene.

Te ne devi capacitare. Capacitatene!

Se ne deve capacitare. Se ne capaciti! (deve capacitarsene)

Ce ne dobbiamo capacitare. Capacitiamocene!

Ve ne dovete capacitare. Capacitatevene!

Se ne devono capacitare! Devono capacitarsene (se ne capacitino)

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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Due minuti con italiano semplicemente (RIPASSO 1-30): la piazza del Gesù a Roma.

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Trascrizione

Gianni: questo è un episodio di ripasso delle espressioni imparate ultimamente all’interno della quale rubrica 2 minuti con Italiano semplicemente.

Ci aiuta Bogusia, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Lascio la parola a lei.

Bogusia: Buongiorno cari ascoltatori (visitatori) del sito italiano semplicemente. Per chi non mi conosce ancora, mi chiamo Bogusia, sono polacca.

Sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e ne sono molto fiera. Vi ringrazio calorosamente per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Vi ricordate dell’ultimo episodio della rubrica “meraviglie di Roma“, dove abbiamo detto che le scopriremo man mano (adagio adagio) tutti.

Tener fede alle promesse è uno dei principi dell’associazione.

Si da il caso che io sia non solo fiera ma anche talmente affascinata dalla lingua e cultura italiana che non vedo come possa riuscire a tenere a bada la mia voglia di condividere con voi questo racconto.

Forse a causa delle emozioni mi capiterà di sforare un po’ e per questo mi scuso in anticipo.

Allora bando alle ciance Bogusia, inizia!

Vorrei esordire in questo racconto con una domandina non retorica al nostro caro professore Gianni che, a prescindere dal fatto che sia il nostro professore, abita anche a Roma, non casualmente.

Allora, caro Gianni, sapresti per caso dove a Roma tira sempre il vento?
Non intendo dei rovesci di vento improvvisi, magari dovuti alle condizioni atmosferiche, ma il vento perenne.

Gianni: no Bogusia, non ne ho la più pallida idea!

Bogusia: No? Oggettivamente , Gianni ha un fare molto gentile e generoso. Non è mai indisposto , però riguardo alla sua città a volte, come tutti i romani è un po’ ignorante. No?

Qualcuno potrebbe dirmi: dai Bogusia, il tuo commento credo sia un po’ azzardato.

Però io so che Gianni sa reggermi:il gioco. Vero Gianni?

Gianni: si, come no, te lo reggo, te lo reggo! Ma parlaci di questo posto, dai!

Bogusia: Ił posto di cui vorrei parlare si chiama “La piazza del Gesù” . Il nome deriva dal nome della chiesa che, analogamente, viene comunemente chiamata “la chiesa del Gesù” però, in effetti si chiama “Chiesa del santissimo nome di Gesù” .

Come di consueto, non mi fermo né sulla storia, né sui capolavori d’arte, perché casomai vi interessasse trovereste tutti i dettagli sulla rete. Il mio obiettivo è attirare la vostra attenzione alla leggenda, poiché pare che sia molto ventosa

A quanto pare è addirittura lo scrittore francese Stendhal a raccontarcela. Devo dire che la storia ha un certo non so che di interessante, ed allora andiamo subito al sodo.
Ił diavolo e il vento, un giorno, passeggiando per la città, si incontrano e si fermano dinnanzi alla chiesa del Gesù.

Il diavolo disse al compagno che avrebbe avuto da fare in chiesa e gli chiese di aspettarlo fuori.

Ma da lì non uscì mai più e il vento da allora, pare sia rimasto nella piazza ad attendere il suo ritorno e da qui le correnti di vento che caratterizzano la piazza.

Due sono le possibili interpretazioni di questo racconto di STENDHAL.

C’è chi ritiene che lui l’abbia raccontato per alludere alle capacità di conversione dei Gesuiti, i titolari della chiesa, che sarebbero riusciti a convertire persino il diavolo.

Altri invece pensano che la storia fosse raccontata per denigrare l’ordine dei Gesuiti accusandolo di essere tanto corrotto da riuscire a trattenere addirittura il diavolo. C’è anche chi dice però che entrando nella chiesa il diavolo fosse rimasto di stucco di fronte a tutta la ricchezza dei suoi affreschi, stucchi , delle illusioni all’interno.

Eppure, per i pragmatici questo fenomeno è oltremodo semplice.

Cioè la piazza difatti sorge al centro di ben 5 strade di notevole grandezza e le correnti ventose di queste vie si uniscono proprio sulla piazza dando vita al fenomeno del vento eterno.
Ce ne sono ancora altri che raccontano una seconda leggenda, meno conosciuta ma ancora più misteriosa.

La storia di Lucifero e il carro trascinato dal vento. Secondo questa leggenda Lucifero è per davvero entrato nella chiesa ed è stato talmente affascinato dalla bellezza che sì ingelosì così tanto che la volle tutta per sé.

Non poteva appropriarsi di una chiesa però, così, cattivo com’era e dritto come si credeva, decise di distruggerla.

Attese quindi la notte e tornò sulla piazza sul suo carro trascinato dal vento stesso.

Una volta dentro la chiesa, la sua bellezza lo conquistò, così, osservando le meraviglie del luogo, si dimenticò persino di doverla distruggere prima dell’arrivo dell’alba.

A questo punto capì di dover alzare i tacchi e fuggire, per non restare sorpreso dalle primi luci.

Facendo così, in men che non si dica si dimenticò che alle sue spalle che c’era il vento tirandogli così *un tiro mancino*.

Poverino il vento, che è stato così condannato a rimanere in piazza, almeno fino ad oggi.

Boh, tutto qua. Sono riuscita a destare la vostra curiosità? Spero di sì.

Si da il caso che la chiesa del Gesù sia davvero incredibile, iniziando dall’illusionario affresco del trionfo nel nome del Gesù dipinto da Giovanni battista Gaulli, però non vorrei prendervi la possibilità di scoprirla da soli.

Sono forse anche riuscita a destare la vostra curiosità riguardo all’associazione italiano semplicemente con tutti i suoi annessi e connessi tra quagli il gruppo whatsapp che forma con la stessa un binomio inscindibile e dove tutti si aiutano a vicenda a destreggiarsi in ambito linguistico e non solo. Dai, unitevi a noi, aderite all’associazione, non ve ne pentirete ed io di sicuro non sarò l’oggetto delle vostre risate .

Grazie mille per la vostra attenzione e alla prossima.

Ne vedremo delle belle? Chissà? Ciao.

Ps: Non abbiamo osato usare osé perché ci si è impallato il PC

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CI SI – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 32)

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Mi è stato chiesto di spiegare velocemente quando si può usare “CI SI“, queste due particelle fastidiose che qualche volta si trovano una di seguito all’altra.

Ebbene, si può usare in casi diversi.

Vediamo qualche esempio che vi spiego usando altre parole.

Ciao, ci si vede più tardi.

Questa è una costruzione impersonale. È come dire: ci vediamo più tardi, io e te ci si vede dopo.

Pensavo che in questo ristorante ci si mangiasse meglio

Sembra po’ ridondante forse. Si puo togliere “ci” , se vogliamo. Ma si usa e non è sbagliato.

Come ci si sente ad aver fame?

Anche qui è impersonale. Come ti senti, come vi sentite, ad aver fame? È lo stesso.

Non ci si scordi di queste lezioni

Questo è un augurio, una speranza per il futuro. Speriamo di non scordarsi, di non scordarci di quelle ragazze.

Ci si dica la verità

Speriamo ci venga detta la verità, è un desiderio: vogliamo che ci venga detta la verità. “Ci si dica”, è sottintestoa “noi”: a noi deve essere detta la verità. Oppure io e te dobbiamo dirci a vicenda la verità. Diciamoci la verità.

In strada non ci si rivolge la parola

Cioè le persone, quando si incontrano non si parlano più. È impersonale. Il ci stavolta non è per forza “noi” , ma può essere anche “voi” , o “tutti” in generale. Se volevo dire “a noi” dovevo piuttosto dire:

In strada non ci si rivolga più la parola

Che sembra quasi un ordine.

Oggi in Italia ci si sposa meno in chiesa.

Il verbo è sposarsi. Oggi in Italia le persone si sposano meno in chiesa. È una constatazione. Se volevo esprimere una volontà o un desiderio avrei detto :

Ci si sposi meno in chiesa

Poi ancora:

Quando si cade ci si deve rialzare.

Quando si cade ci si rialzi.

Se tolgo “ci” in entrambi i casi sembra che sto parlando di una persona in particolare, così con “ci si” parlo in generale. Il primo esempio è un consiglio, il secondo invece è più una direttiva, un ordine. Un po’ come dire: se cadete, rialzatevi!

Quando ci si impegna si riesce a vincere? Si, ci si riesce quasi sempre.

Oggi ci si mette anche la pioggia a rovinarci la giornata.

Questo è più complicato da spiegare, in questi casi ci si complica solo la vita con le spiegazioni.

Ma quando la pioggia ci si mette di impegno, può in effetti rovinarti una giornata. Ma quanto ci si mette a finire questo episodio?

Detto, fatto!

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OSÉ – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 31)

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Avete mai indossato un vestito osé? Mi rivolgo alle donne che ascoltano.

Magari avete visto un film osé, oppure avete raccontato una barzelletta osé, o avete fatto un disegno osé.

Osé viene da osare. Osare significa andare un po’ oltre, ed in tal caso al di là del consentito, a volte al di là del costume, diciamo in generale al di là del normale. Ecco, osé si riferisce proprio al costume, ma non quello per fare il bagno, ma quello inteso come le usanze, i gusti, l’atteggiamento dominante, tipico di un popolo. Quel costume.

Ebbene, una cosa la possiamo chiamare osé quando va oltre il costume, va oltre ciò che è considerato normale, e ciò che è tradizionale, ma va oltre da uno specifico punto di vista. Quale? Mi spiego meglio con degli esempi:

Un vestito osé è un abito considerato un po’ troppo scollato, dove si vede troppo corpo scoperto, oppure una gonna un po’ troppo corta, o con uno spacco molto accentuato.

Uno spacco troppo osé?

Un film osé è un film in cui ci sono scene osé: magari si vede il seno nudo di una donna, scene di sesso, ma non molto esplicite, senza esagerare diciamo. Un film osé non è un film pornografico, un film osceno.

La parola osé si usa spesso in italiano, e non è una brutta parola in fondo. Un film osé possiamo chiamarlo anche spinto, perché si spinge un po’ in là. Un po’ più in là e sarebbe un film porno.

Mai visto un film con Edwige Fenech? La Fenech faceva film osé. Divertenti anche.

Possiamo anche chiamarle “sexy” in fondo le cose un po’ osé no?

Ma non è proprio uguale. Le cose sexy hanno una forte attrazione erotica.

Si può essere osé senza essere sexy: pensate ad una persona poco seducente ma anche poco vestita.

Una scollatura osé

E si può essere sexy senza essere osé: come una voce, o anche un modo di camminare, uno sguardo. La cosa sexy attira sessualmente.

Infine osé sottolinea l’esagerazione e un po’ anche il giudizio. Diremmo invece provocante per sottolineare l’effetto sugli uomini, audace se amiamo la moderazione e spinto se lo troviamo un po’ volgare. Diremmo indecente se fossimo di un’altra generazione.

Il contrario di osé?

Che ne dite di castigato?

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ANNESSI E CONNESSI – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 30)

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

"annessi e connessi" di Davide martini

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Trascrizione

Episodio n. 30 quest’oggi. Siete sulla buona strada per diventare veri italiani, con tutti gli annessi e connessi.

Annessi e connessi è la frase di oggi, non facile da spiegare, ma ci proviamo lo stesso. Gli annessi ed i connessi; entrambe le parole hanno a che fare con l’unione.

Ad esempio quando un paese europeo diventa membro dell’Unione Europea, possiamo dire che il paese è stato annesso all’Unione Europea. Questo significa che ne fa parte, il paese da oggi fa parte dell’Unione Europea. Il termine è abbastanza formale però: difficilmente sentirete che un ragazzo si è annesso ad un gruppo, ad esempio.

Unirsi è sicuramente più usato, quasi sempre.

Esiste quindi il verbo annettere, simile ad unirsi: diventare un tutt’uno con qualcosa, entrare a far parte di qualcosa già esistente.

Connettere è simile ad annettere, ma la connessione serve a stabilire un collegamento, un legame, non a diventare parte integrante di qualcosa, come annettere: la connessione ad internet ad esempio: ci si connette ad internet, ci si collega, non ci si annette ad internet (cioè non si diventa parte di internet).

Le cose che si connettono a qualcosa, una volta stabilita la connessione, sono quindi connesse a questo qualcosa. La parola connessi, come sostantivo maschile plurale però non si usa mai, se non nella frase “annessi e connessi”. Gli annessi e connessi. Cosa sono?

Per “annessi e connessi” si intendono tutte le questioni legate all’argomento di cui stiamo parlando. Non parliamo di oggetti, ma di legami logici.

È come dire “insieme a tutto ciò che comporta”, “con tutto ciò che ne deriva”.

Ad esempio se Mario sposa Sara, diventerà suo marito, con tutti gli annessi e connessi.

Quindi di sta parlando di tutto ciò che comporta il matrimonio: figli, diritti, doveri e tutto ciò che è legato al vincolo coniugale.

L’Inghilterra sta uscendo dall’unione europea, con tutti gli annessi e connessi.

Se ti piace l’Italiano puoi iscriverti ad un classico corso di lingua, con tutti gli annessi e connessi: frequenza obbligatoria, lezioni di grammatica, esercizi alla lavagna eccetera.

Oppure diventi membro dell’associazione Italiano Semplicemente, anche qui con tutti gli annessi e connessi: niente grammatica, niente lavagna, gruppo WhatsApp per parlare, programma settimanale di lezioni e divertimento assicurato. A te la scelta.

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L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

29 – DESTREGGIARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Ieri parlavamo di sinistra e di mancini. Ok adesso passiamo alla destra.

Siamo già arrivati all’episodio n. 29 di due minuti con italiano semplicemente e già state iniziando a destreggiarvi con la lingua italiana non è vero?

Scommetto che vorreste destreggiarvi ancora di più però!

Sappiate allora che destreggiarsi, o sapersi destreggiare è una cosa molto positiva e che potete usare questo verbo ogni volta che state imparando qualcosa e che iniziate a capirne il funzionamento.

Si usa soprattutto quando ciò che stiamo imparando è complicato e rischioso, pieno di pericoli, perché chi si sa destreggiare li sa evitare questi pericoli, impara a gestirli, impara a essere attento e per questo procede con cautela.

Anche la lingua italiana è indisiosa e difficile come sappiamo: la grammatica pone sfide continue, ma due minuti alla volta migliorate sempre di più, anche senza studiarla, la grammatica.

Il verbo destreggiarsi deriva da “destro”, che a differenza del sinistro si usa in contesti positivi.

Chi si destreggia, chi sa destreggiarsi, usa infatti la sua destrezza, la qualità che spesso viene associata a chi combatte, come nello sport ad esempio.

Si parla della sua abilità, dell’agilità nello schivare i colpi, nel saper sbrogliare le situazioni, utile a districare i problemi, per barcamenarsi, per industriarsi a cercare soluzioni. Una persona che si ingegna e grazie alla sua destrezza raggiungerà l’obiettivo. Una persona così sa destreggiarsi.

Ed allora, la prossima volta che ti chiedono: che livello sei in italiano?

Puoi rispondere:

Sto imparando a destreggiarmi.

Mi destreggio sempre meglio.

Niente male direi, inizio a destreggiarmi bene

Vuol dire che sbagliate sempre meno, non che siete perfetti, ma migliorate e siete contenti di voi. Un po’ di ripasso adesso:

Io si dà il caso che sappia destreggiarmi bene

Tu non vedo come possa riuscire a destreggiarti meglio

Lui si era prefissodi imparare a destreggiarsi

Noi ci destreggiamo bene da quando abbiamo rotto gli indugi

Voi avete imparato a destreggiarvi in men che non si dica.

Loro hanno un fare di chi si sa destreggiare molto bene

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28 – UN TIRO MANCINO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Ma un tiro mancino, chissà perché, ha anche un senso figurato.
Mentre chi tira “di” mancino usa il piede sinistro (o il braccio sinistro, dipende dallo sport), tirare un tiro mancino (senza la preposizione di) significa fare un atto scorretto, fare una scorrettezza.
Tirare un colpo basso, potremmo anche dire, metafora questa che viene dal pugilato.Qualcosa di sleale, un’azione non leale, compiuta con astuzia.
Non c’è dubbio che una persona che tira sempre tiri mancini potremmo chiamarla un dritto, se la utilizza per fini personali.
Chissà perché il termine mancino è finito per essere associato a gesti disonesti ed infidi.
Anche la parola “sinistro” in fondo si usa come aggettivo in modo negativo, stavolta per indicare un luogo pauroso, che procura spavento.

Andiamo via da questo posto, è veramente sinistro!

Torniamo al tiro mancino:

Maria mi hai tirato un tiro mancino, da lei non me l’aspettavo proprio.

Davvero? Credevo fosse una persona leale e corretta.
Forse perché le persone normalmente preferiscono usare la mano destra o il piede destro, forse cioè è perché ci sono più destri (persone destre) che sinistri (persone mancine) al mondo, ed allora un gesto che non ti aspetti, che ti coglie di sorpresa, e che ti colpisce, viene chiamato “un tiro mancino“.
Poveri mancini.

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27 – ESSERE UN DRITTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

Essere un dritto

 

Trascrizione

Se ti dicono che sei un dritto, non credo che tutti si offenderebbero, ma dipende un po’ dai loro valori. A me diciamo che non farebbe molto piacere. Tra l’altro non credo di esserlo.

Se sei una donna ti chiamerebbe dritta. Ma dritto e dritta si scrivono senza la lettera i (non come diritto e diritta).

Un dritto è un furbo, un furbone, un furbacchione, una persona scaltra, astuta, che si difende bene, che sa far valere i suoi diritti (stavolta con la I).

Ma c’è qualcosa in più, c’è una componente negativa a dire il vero.

Un dritto, a dispetto di quanto sembra dal nome, è una persona che non ha molti riguardi nei confronti degli altri. Si dice così, solitamente, non delle persone che si stimano, ma delle persone dalle quali ci si deve difendere, delle persone di cui si deve stare attenti.

Attento ad Alfredo, è un dritto!

Ehi, non fare il dritto con me!

Perché un dritto conosce la strada per difendere i suoi interessi e spesso è una persona senza scrupoli, non si fa problemi a procurarti un disagio o a farti un torto se questo gli porterà dei vantaggi. Per un dritto, tutto potrebbe essere lecito, Tutto potrebbe essere consentito. Al dritto non gli sfugge niente e sa guardarsi le spalle da altri dritti come lui.

Se di te invece dicono che non sei un dritto potresti essere definito un tonto, uno che si fa fregare da tutti e che non si accorge di niente: un tonto!

Un dritto: niente a che fare con la drittezza morale dunque, o con la rettitudine: queste caratteristiche delle persone con dei valori importanti come rispetto, etica e onestà, con un comportamento improntato alla correttezza ed al rispetto. Sinceramente preferisco essere giudicato come une persona retta e corretta piuttosto che come un dritto. Meglio essere retti e corretti!

La fiducia

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Trascrizione

Giovanni: Ciao ragazzi vi fidate di me?

Erradi (Marocco 🇲🇦 ): Si Giovanni, ci fidiamo ciecamente di te. Ad occhi chiusi.

Giovanni: vi fidate anche di italiano semplicemente e del metodo di insegnamento utilizzato?

José Alfredo (Honduras 🇭🇳): naturalmente Giovanni, mai riposta tanta fiducia in nessun altro sito.

Giovanni: avete voglia di darmi la vostra fidicia anche oggi?

José Alfredo: accordarti la mia fiducia sarà ancora una volta un piacere da parte mia.

Alexandre (Brasile 🇧🇷): Anche io te la concedo volentieri Gianni.

Linda (Camerun 🇨🇲): io mi sono sempre fidata di chi si chiama Giovanni.

Giovanni: bene, mi fa piacere ispirare fiducia da parte vostra. Spero di meritarla.

Papa (🇸🇳 Sénégal): Si Gianni, se godi della nostra fiducia è perché te la sei guadagnata.

Erradi: Giusto, ricevi ciò che meriti.

Khaled (Egitto 🇪🇬): mi raccomando, confidiamo in te anche oggi.

Giovanni: Concedere, riporre, accordare, dare, avere, ispirare, godere, ricevere, meritare, guadagnare: sono tutti verbi che si possono usare con la fiducia.

Un sentimento nobile la fiducia, e se voi mi giudicate persona di fiducia ne sono ben lieto.

Questo episodio però non voleva essere un encomio al mio operato, ma un modo alternativo e divertente per parlare della fiducia e dei tanti verbi che si possono usare.

Un non madrelingua normalmente la propria fiducia e riceve la fiducia dagli altri. Questi sono i verbi che usano normalmente anche gli stessi italiani.

Ma se volete cambiare verbo ogni tanto non fa male.

Se date la vostra fiducia a qualcuno, allora riponete fiducia in loro. In questo caso usate il verbo riporre.

È come dare qualcosa di prezioso, e lo fate perché vi fidate. Vi fidate ciecamente. Ciecamente significa senza guardare. Ovviamente è una espressione idiomatica. Significa accordare una fiducia assoluta, quindi fidarsi ciecamente. Non ho bisogno di guardare, di verificare. Mi fido ad occhi chiusi. Un’altra frase con senso figurato.

Non avete bisogno di guardare tanta è la fiducia che avete riposto in questa persona.

Concedere la vostra fiducia a qualcuno è segnale di rispetto, ed è segno che le vicende passate vi hanno insegnato che non c’è motivo per non concedere la vostra fiducia a questa persona. Concedendo fiducia a me, accordandomi la vostra fiducia, mi fate una concessione, mi concedete qualcosa, è come se mi state consegnando un bene prezioso, da custodire.

Allora significa che io godo della vostra fiducia, altrimenti non me l’avreste mai accordata.

In poche parole, anziché dire: “io mi fido di te”, ci sono delle alternative:

Io confido in te.

Confidare è un sinonimo di fidarsi.

Io ti concedo la mia fiducia.

Vi lascio il tempo per ripetere. Non dimenticate mai di ripetere. Sempre se avete fiducia nelle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

È molto impegnativo concedere la propria fiducia a qualcuno. Una concessione è una cosa importante. Il verbo concedere è simile a permettere, autorizzare, acconsentire. Anche un diritto si concede. Così anche un permesso.

Io ripongo (la mia) fiducia in te

Qui uso il verbo riporre. Ripongo fiducia in te è come ho fiducia in te, oppure metto la mia fiducia sulle tue mani. Cerca di utilizzarla bene.

Riporre fiducia è come dire anche “mi affido a te”, “ora dipende da te”. Anche in questo caso c’è un grande sentimento in gioco.

Una volta concessa, la fiducia può anche essere rinnovata, se credo che tu continui a meritarla.

Rinnovo la fiducia nei tuoi confronti

Abbastanza formale come dichiarazione. Si può tranquillamente usare anche nel commercio e in generale tra aziende, in comunicazioni scritte.

Ci auguriamo che anche in futuro vogliate rinnovare la fiducia nei nostri prodotti.

Questa potrebbe essere la parte finale di una mail ad un cliente che ha appena effettuato un acquisto.

È un po’ come dire:

Continua ad avere fiducia in noi

Quindi rinnovaci la tua fiducia.

Così come si dà, la fiducia si può anche togliere.

Se non mi fido più di te ti posso togliere la fiducia che ti avevo accordato, cioè dato. In questo caso ti sto sfiduciando. Non esiste invece il verbo “fiduciarie”. Bisogna per forza usare un verbo se vogliamo dare la fiducia a qualcuno.

Togliere la fiducia è un’espressione che si usa molto in ambito politico, quando viene a mancare la fiducia, cioè il supporto politico da parte di un gruppo di uomini politici.

Lo stesso discorso vale per il rinnovo della fiducia: anche rinnovare la fiducia è tipico della politica. Anche qui significa dare nuovamente, concedere ancora una volta.

Attenzione alla preposizione che usate ogni volta: Ho fiducia in te. Ho fiducia in loro, ho fiducia nella magistratura, ho fiducia nei giudici, ho fiducia nelle istituzioni, eccetera.

Vediamo anche la fiducia dalle due parti. Chi la dà e chi la riceve.

Da parte di chi la dà, di chi la accorda, di chi la concede, si usa “nel”, “in” e simili col verbo avere, che come verbo si può usare sia per le persone che per le altre cose: avere fiducia in te, avere fiducia nel futuro, eccetera. C’è un legame tra il destinatario della fiducia e la preposizione che si usa. Questo è normale perché con le persone non si usa l’articolo.

Ma anche se cambio il verbo può cambiare la preposizione.

Accordare la fiducia a te. Accordartela.

Concedere la fiducia a te. Concedertela.

Riporre fiducia in te. Riportela.

Dare fiducia a te. Dartela.

Rinnovare la fiducia a te. Rinnovartela.

Questi verbi sono più adatti per le persone.

Da parte di chi riceve la fiducia invece Ispirare fiducia è fondamentale. A me piace quasi di più ispirare fiducia che avere la fiducia di qualcuno. Ma forse no, anche perché chi ispira fiducia magari non ha fatto nulla per meritarla.

Quando qualcuno ispira fiducia viene voglia di fidarti di questa persona. Per le persone che ispirano fiducia posso dire che godono della nostra fiducia, ma solo se gli viene accordata fiducia. Poi magari non dimostreranno di meritarla, ma intanto se la sono guadagnata. Evidentemente se la sono meritata anche. Ma poi devono anche meritare di mantenenersela e questo accade solamente se decidiamo di rinnovargliela. Altrimenti verranno sfiduciate.

Ripetete dopo di me:

Le persone che ispirano fiducia godono della nostra fiducia,

Ma solo se gli viene accordata fiducia.

Poi magari non dimostreranno di meritarla.

Ma intanto se la sono guadagnata.

Evidentemente se la sono meritata.

Ma poi devono anche meritare di mantenersela.

Questo accade solamente se decidiamo di rinnovargliela.

Altrimenti verranno sfiduciate.

Un saluto da Giovanni, grazie della fiducia e dell’aiuto. Un ringraziamento anche ai donatori, almeno finché non verrò sfiduciato.

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IL ROVESCIO – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 26)

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Trascrizione

Il rovescio della medaglia lo abbiamo già visto nell’ultimo episodio. Ma la parola rovescio ha molti significatu. Vediamone alcuni dei più usati.

Nel tennis ad esempio è un tiro particolare, un colpo tirato con l’esterno della racchetta, incrociando il braccio davanti al corpo. Il contrario del dritto.

Poi c’è il rovescio di pioggia, cioè quando piove, se la pioggia è breve possiamo dire che ha piovuto un po’ oppure che c’è stato un rovescio di pioggia o anche di grandine.

Ti hanno mai detto che capisci sempre tutto a rovescio? Non dovresti essere felice se ti è accaduto perché vuol dire che capisci al contrario, capisci fischi per fiaschi. Una frase equivalente.

Mai messi i calzini al rovescio? A me capita spesso. Di solito si mettono al dritto, ma capita di metterli al rovescio.

Se poi ti danno un rovescio sul viso… Avete mai preso un rovescio da uno dei vostri genitori da bambini?

In questo caso è uno schiaffo dato con la parte della mano opposta al palmo. Come nel tennis ma senza racchetta!

Vogliamo parlare del conto alla rovescia? Stavolta al femminile. Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno…

Fine dell’episodio.