Protetto: Italiano Professionale – Lezione n.22 – IL GRUPPO DI LAVORO

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n. 56 – BONTÀ SUA- 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: Oggi mi sono posto una domanda: chissà se esiste una persona non madrelingua italiana, nel mondo, che sappia usare l’espressione “bontà sua“.

Non lo so, probabilmente si, ma nel dubbio, credo possa essere utile usare due minuti del mio tempo per spiegarvelo.

Bontà sua, che può essere anche bontà mia, bontà tua, oppure bontà loro, è una frase che viene usata tra due virgole. Quindi bisogna fare una pausa prima di pronunciarla.

Bontà sua significa “per sua compiacenza” , “per tua cortesia“.

La bontà, lo sapete, è una qualità morale se parliamo di persone, il contrario della cattiveria. La bontà è sensibilità, empatia, benevolenza, ma il termine si può usare anche per indicare cortesia, gentilezza.

In questo caso però bisogna aggiungere una parola: sua, mia, loro, tua o vostra.

Da notare che la maggioranza delle volte si usa in modo ironico.

Ad esempio, se ho un appuntamento con una persona importante, come il preside dell’università, posso dire che:

Dopo un’ora di attesa fuori dal suo ufficio, finalmente, bontà sua, mi ha ricevuto.

E’ un modo per fare ironia, sulla bontà.

Non è esattamente come dire che:

Dopo un’ora di attesa fuori dal suo ufficio, finalmente mi ha concesso gentilmente di essere ricevuto.

In questo modo non c’è nessuna ironia, ed il preside è stato veramente gentile secondo me.

In genere possiamo usarla, e questo si fa normalmente, quando riceviamo una concessione, una cortesia, soprattutto quando questa cortesia in realtà è un dovere, quindi la usiamo ironicamente. L’idea è sottolineare ironicamente l’atto di benevolenza, la buona azione che è stata fatta, spesso nei nostri confronti. Ma spesso si usa anche seriamente ma alleggerendo un po’ la frase.

Ironicamente è il caso del preside della facoltà, che ci concede una appuntamento.

Un altro esempio ironico ma non troppo:

Mio fratello mi ha tradito, ma io, bontà mia, l’ho perdonato.

In questo caso l’ironia potrebbe anche non esserci, ad ogni modo la frase è più colorita e leggera.

Un altro esempio:

Io insegno italiano a molte persone all’interno dell’Associazione Italiano Semplicemente, persone che, bontà loro, apprezzano i mie sforzi e la mia costanza, oltre che il metodo utilizzato.

In questo caso non c’è affatto ironia, “bontà loro” è quasi un intercalare che si potrebbe eliminare ma a me è servito per sottolineare l’apprezzamento e il riconoscimento.

In tutti i casi comunque la frase va messa tra due virgole, e si deve fare una pausa prima e dopo quando si pronuncia.

Adesso, se volete pronunciare due frasi potete, bontà vostra, farlo dopo di me:

Figlio: Speriamo che mamma, bontà sua, stasera mi prepari gli spaghetti.

Mamma: Ed io spero che, bontà tua, arriverai puntuale.

Bogusia (Polonia): Oggi anziché ripassare le frasi passate, facciamo uno strappo alla regola e usiamo anche le frasi future, che non sono state ancora spiegate. Un semplice pretesto per capire l’importanza due minuti. Inutile scervellarsi dunque, basta aspettare qualche giorno. Qualcuno sembra un’anima in pena perché asta cercando le spiegazioni sul sito ma non le troverà per il momento. Ve le spiegherà Gianni di buon grado, una alla volta. È un semplice modo per tendere la mano a noi stranieri. Armatevi di pazienza dai, non abbiate fifa di abbandonare il libro di italiano, e vedrete anche i più duri di comprendonio ce la faranno. Le espressioni verranno sfoderate una ad una. Spero non siate restii all’apprendimento graduale e senza l’ausilio della grammatica. Qualora non siate del mio stesso avviso comunque, spero vogliate raccogliere la mia provocazione mettendovi alla prova. L’idea di non usare la grammatica potrebbe sembrare peregrina, lo so, ma io spero si riuscire a convincervi. Hai visto mai!


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

Esercizi

marceloa cura di Marcelo, membro dell’associazione Italiano Semplicemente

1.L’espressione “bontà sua”, cambiando persona può diventare: bontà mia, bontà tua, bontà loro.
Vero o Falso.
2. Quando si usa quest’espressione non si deve fare una pausa prima. Vero o falso?
3. Bontà sua significa: “per sua _ _ _ _ _ _cenza”, “per tua cor_ _ _ _ _”
4. La bontà è una qualità delle cose. Vero o falso?
5. L’espressione “bontà sua” si usa maggiormente in modo ironico. Vero o falso?
6. Il nostro direttore di scuola finalmente, bontà sua, ha deciso di ascoltare i nostri
suggerimenti. Questa frase ha senso ironico. Vero o falso?
7. Mio figlio trentenne mi ha chiamato, bontà sua, per sapere come sto! Questa è una risposta
seria o sibillina? Vero o falso?

Risposte

1. Vero.
2.  Falso.
3. Bontà sua significa: “per sua COMPIACENZA”, “per tua CORTESIA”
4. Falso.
5. Vero.
6. Vero
7. Sibillina.

n. 55 – ABBOZZARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Il verbo abbozzare è veramente interessante. Si scrive con due b e due zeta, e queste ultime si pronunciano sorde.

Abbozzare viene da bozza. E che cos’è una bozza?

Diverse cose. La bozza di un quadro è uno schizzo, un disegno accennato, un quadro ancora da finire, un disegno abbozzato. Si chiama anche abbozzo.

Da una bozza si può intuire l’idea dell’artista, l’idea che aveva in mente. Le bozze più famose sono probabilmente quelle di Leonardo da Vinci. Si chiamano anche bozzetti a volte.

Ma una bozza può anche far arrabbiare, non solo sognare ed immaginare. Ad esempio se trovi la tua macchina nuova che è stata abbozzata, ti arrabbi parecchio e in questo caso per ripararla ci vuole il carrozziere che rimette le posto le cose.

person holding black pen
Photo by Lex Photography on Pexels.com

Allora la bozza è una deformazione della carrozzeria dell’auto, cioè del metallo esterno. Niente a che fare con la bozza del pittore. In molti casi comunque abbozzare ha il senso di fare qualcosa da terminare, da correggere, non solo nei quadri. Come la bozza di stampa di un qualsiasi giornale, che è come una prova, la versione non definitiva, non quella finale e che quindi è da correggere. Diciamo che una bozza è qualcosa di iniziale, una prima forma che in seguito sarà da sgrossare, da rifinire. In una presentazione pubblica c’è anche la bozza di un discorso. Puoi abbozzare un sorriso se incontri una persona che conosci, come forma di saluto discreto.

Ma abbozzare ha anche un significato alternativo e molto diffuso nel linguaggio informale, quello di pazientare, sopportare.

Ovviamente non sempre possiamo usare abbozzare al posto di sopportare.

Infatti in frasi come “non ti sopporto più” , oppure” non sopporto gli egoisti” e frasi di questo tipo non possiamo usare abbozzare.

La sopportazione è un po’ diversa: a volte è un’esperienza negativa, dolorosa di torti e di avversità subite e qui è simile a abbozzare ma più comunemente la sopportazione è la capacità di esercitare a lungo la tua pazienza. Si parla di spirito di sopportazione per chi è particolarmente portato a sopportare.

Ma non si sopportano solamente offese ed insulti, ed allora la sopportazione è anche quando si ascolta qualcuno anche senza motla voglia, oppure si può sopportare l’assenza di una persona. In questi casi abbozzare non è adatto.

Abbozzare è una reazione che ha una persona quando vorrebbe reagire, arrabbiarsi, sfogarsi, ed invece resiste e sta zitto.

Potremmo dire trattenersi, lasciar correre, insomma reprimere le emozioni spontanee di rabbia o delusione. Solo in questi casi è adatto usare abbozzare.

Il tuo capo ti tratta male? Ti consiglio di abbozzare, almeno all’inizio. Poi bisogna fare qualcosa se i maltrattamenti continuano.

Se vai a scuola e qualcuno ti prende in giro perché sei un po’ sovrappeso, puoi decidere di abbozzare, di far finta di niente, di lasciar correre, di lasciar stare, di fare lo gnorri, ma dentro di te non sei sereno, non stai bene. Abbozzare non fa molto bene alla salute se la cosa si ripete sempre. Si tratta di sopportare frenando il proprio sdegno o il proprio risentimento, o la propria rabbia. Quando qualcuno abbozza, c’è sempre di mezzo un’umiliazione, un insulto, qualcosa che ti ferisce.

A furia di abbozzare però, un bel giorno ti viene voglia di mandare tutti a quel paese, di sfogarti e lasciarti andare liberamente, e quel giorno scoprirai che non puoi più tornare indietro.

Cristine (Brasile): per strada le persone mi guardano un po’ strano e a volte vedo un sorriso abbozzato sui loro volti. Credo perché indosso spesso dei vestitini un po’ osè. Per il momento abbozzo, ma forse, prima che vadano in giro voci false e tendenziose su di me, dovrò rispolverare dall’armadio alcune gonne sotto il ginocchio. certo, senz’altro balzerà all’occhio che sono un po’ vecchiotte, ma si dà il caso che io non abbia soldi per rifarmi il look. Pazienza.

woman wearing white dress and white high heeled shoes while walking on sidewalk
esempio di gonna sotto il ginocchio (Photo by Godisable Jacob on Pexels.com)

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

marceloEsercizio

a cura di Marcelo (Argentina), membro dell’associazione Italiano Semplicemente

1. Cos’è una bozza? a) un disegno accennato. b) un frutto b) un serpente
2. Cosa fa un artista prima di iniziare la sua opera? a) un cornice. b) una bozza. c)
mangia uno spuntino.
3. Di chi sono le bozze o bozzetti più famosi che ancora oggi stupiscono?
4. Cosa ti fa arrabbiare se appare sulla carrozzeria della tua macchina dopo aver parcheggiato?
5. Come si chiama la prima prova che si fa prima di stampare i giornali?
6. Tutte le cose che si fanno prima di fare una presentazione, un discorso, o un’idea
che devi sviluppare, come si possono chiamare?
7. Se fai un saluto discreto con un sorriso, si dice che _ _ _ _ _ _ _ un sorriso.
8. Cosa puoi  fare quando il tuo capo ti tratta male, se non puoi picchiarlo? a) sfogarti. b) reagire. c) abbozzare.
9. Quando si reprimono le emozioni spontanee di rabbia o delusione, devi: a) trattenerti.
b) lasciar correre. c) abbozzare.
10. Se hai voglia di abbozzare, trova almeno quattro o cinque alternative per esprimere
questo.
11. Se abbozzi con una persona, molto spesso ti viene voglia di _ _ _ _ _ _ _ _ a quel paese.

Risposte

1. a) un disegno accennato.
2. b) una bozza.
3. Leonardo da Vinci.
4. Una bozza (o un bozzo) sulla carrozzeria della macchina
5. Bozza di stampa.
6. Bozze.
7. Se fai un saluto discreto con un sorriso, sI dice che ABBOZZI un sorriso.
8. c) abbozzare.
9. Tutte le risposte sono corrette
10. Far finta di niente, lasciar correre, lasciar stare, fare lo gnorri, ingoiare il rospo
11. Se abbozzi con una persona, molto spesso ti viene voglia di MANDARLA a quel paese.

54 – INGRANARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Che ne pensate ragazzi se la smettiamo con questi due minuti e riprendiamo a studiare la grammatica?

Eldar (Azerbaijan): cosa? Devo smettere di ascoltare i due minuti con italiano semplicemente? Proprio adesso che ho iniziato ad ingranare? No, grazie!

Junna (Cina): infatti, abbiamo appena ingranato la quarta, non ci puoi chiedere questo Gianni!

Giovanni: ok, ok ragazzi non vi arrabbiate, allora continuiamo ed oggi spieghiamo ingranare. Avete capito che è questo l’oggetto dei due minuti quotidiani. Tutto ha origine dal grano, il cereale con cui si fa ad esempio il pane e la pasta. Ma nel linguaggio quotidiano il verbo ingranare non ha niente a che fare col grano.

Il grano

Piuttosto ha a che fare con gli ingranaggi, come l’ingranaggio di un orologio, che fa funzionare l’orologio.

L’ingranaggio si trova dentro gli orologi e fanno parte del meccanismo che li fa funzionare.

Come funziona un ingranaggio? Beh, ci vorrebbe un esperto, io so solo che ci sono delle ruote dentate che girano, ma ciò che conta è che il verbo ingranare è legato al funzionamento, all’inizio del funzionamento.

Quando qualcosa inizia a funzionare si può dire che ingrana, o che inizia ad ingranare.

Eldar e Junna all’inizio hanno detto che con il loro italiano adesso hanno iniziato ad ingranare, ciò significa che qualcosa si sta muovendo, sta migliorando visibilmente, notano dei miglioramenti, si accorgono dei progressi, quindi si è messo in moto un ingranaggio che porta dei risultati.

Il verbo ingranare si usa anche in macchina: ingranare una marcia. Qui è più meccanico il concetto. Ingranare una marcia è come mettere una marcia, innestare una marcia, inserire una specifica marcia, utilizzando il cambio.

Un tipico ingranaggio

Ingranare la prima, ingranare la seconda, la retromarcia, ingranare la terza. Ingranare la quarta è anche un’espressione idiomatica che indica andare molto velocemente dopo una fase di rallentamento. L’ha usata Junna poco fa. Vuol dire che adesso va molto veloce con l’apprendimento.

In senso figurato è interessante usare ingranare :

I miei affari finalmente cominciano ad ingranare. Era ora.

In questo caso l’inizio, l’avvio degli affari è incerto, ma dopo un po’ le cose iniziano a funzionare, iniziano a prendere una piega positiva. Allora possiamo usare ingranare: gli affari iniziano ad ingranare.

Oggi proprio non riesco ad ingranare

Qui si fa riferimento all’efficienza, magari al lavoro. Al lavoro si usa spesso nel parlato, con gli affari, con le attività che finalmente funzionano.

Il cambio delle marce

Ripasso:

Ulrike (Germania): Che ne dite, bastano due minuti con italiano semplicemente per poter ingranare la lingua italiana? Immagino che non vi torni e infatti era una domanda retorica. capacitatevi però che si tratta di due minuti giornalieri, ci sentiamo quindi ogni giorno e non v’è strappo alla regola.

André (Brasile): qualche anno fa bere una caipirinha mi aiutava ad ingranare la quarta, oggi invece mi fa addormentare in men che non si dica. Che vuoi, è l’età.


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

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marceloEsercizi

a cura di Marcelo (Argentina), membro dell’associazione Italiano Semplicemente 

Domande esercizio Nº 54
1. Quando un orologio va bene, si dice che F_ _ _ _ _ _ A bene.
2. Gli orologi per funzionare usano degli IN_ _ _ _ _ GGI!
3. Quando qualcosa comincia a funzionare si può dire che I _ _ _ _ _ A
4. Se qualcosa si sta muovendo e migliora visibilmente, si può dire che sta _ _ _ _ _ _ _ _ DO
5. In macchina, per iniziare il movimento, si deve _ _ _ _ _ _ _ _ _una marcia.
6. Quali altri verbi si possono usare per ingranare una marcia con il cambio dell’automobile?
7. L’espressione “ingranare la quarta” significa: a) che ho messo la quarta marcia in macchina b) che procede molto velocemente, senza ostacoli c) che sto rischiando troppo

Risposte esercizio

1. Quando un orologio va bene, si dice che FUNZIONA bene.
2. Gli orologi meccanici per funzionare usano degli INGRANAGGI!
3. Quando qualcosa comincia a funzionare si può dire che INGRANA
4. Se qualcosa si sta muovendo e migliora visibilmente, si può dire che sta INGRANANDO
5. In macchina, per iniziare il movimento, si deve INGRANARE una marcia.
6. INNESTARE (una marcia) e INSERIRE (una marcia)
7. a) e b)

n. 53 UNO STRAPPO ALLA REGOLA – 2 minuti con Italiano Semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

sara del ticco

Trascrizione

Amate le regole?

Siete persone che amano le regole e le rispettano sempre? Rispettate sempre i limiti di velocità in strada? Rispettate le diete? Pagate sempre tutte le tasse?

Oppure amate ogni tanto fare uno strappo alla regola?

Una regola è, tra le altre cose, un qualcosa da seguire, da rispettare, da osservare, come anche le regole grammaticali, ma ci sono molti tipi di regole, come le norme, le leggi, i codici, i regolamenti che indicano insiemi di regole.

Dunque le regole, generalmente, vanno rispettate, sono qualcosa a cui attenersi. Verbo interessante il verbo attenersi: ci si deve attenere alle regole.

Ad ogni modo quando una regola non la rispettiamo, possiamo dire che facciamo un’infrazione alla regola, infrangiamo la regola. La regola viene infranta. Anche infrangere è un verbo interessante.

Le infrazioni solitamente vengono punite, altrimenti è inutile fare le regole, no?

Ma un’infrazione, se è del tutto eccezionale, cioè se non si ripete più in futuro, la possiamo chiamare uno strappo alla regola. E gli strappi alla regole normalmente sono lecite, sono tollerate, si possono fare: niente punizioni, anzi, spesso si tratta di favori, di cortesie personali. Spesso traiamo vantaggio da uno strappo alla regola.

La parola strappo rende bene l’idea dell’importanza delle regole, perché lo strappo indica solitamente un tessuto che si rompe, come uno strappo ai pantaloni. Ma l’espressione, proprio per questo, dà un senso di libertà generalmente, (questo accade in Italia) libertà legata alla possibilità di non rispettare proprio sempre una regola.

In Italia non amiamo molto rispettare le regole in generale, almeno non sempre, non obbligatoriamente, non deve essere un’ossessione insomma.

La frase “strappo alla regola” si usa quando si infrange una regola, cioè quando non la si rispetta, quando si commette un’infrazione, ma, come ho detto, quando questo strappo è un’eccezione, quindi un infrazione del tutto eccezionale.

Inoltre solitamente questo strappo è legato ad eventi piacevoli. Spesso ad esempio uno strappo alla regola è qualcosa che si fa per aiutare qualcuno o per avere una soddisfazione personale. Un po’ come chiudere un occhio.

Se siamo a dieta, una sera possiamo fare uno strappo alla regola e mangiare un po’ di più. Solo questa sera però.

Al massimo si va in 5 persone in automobile, ma una volta se capita si può fare un piccolo tragitto in 6 persone. Anche questo è uno strappo alla regola. E speriamo che la polizia, se ci fermerà, farà anche lei uno strappo alla regola e non ci farà la multa.

Ripasso:

Sheila (Stati Uniti) lo so, è senz’altro vero che studiare la grammatica vada per la maggiore nelle scuole di italiano, ma se vedi che la tua voglia e il tuo tempo stanno diminuendo e che il tutto stia prendendo una brutta piega, fai uno strappo alla regola, e regalati due minuti al giorno con noi.


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 52 CHE VUOI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Natalia (Colombia): Eccoci qua cari amici di italiano semplicemente, oggi è sabato ventisette luglio duemila diciannove e siamo arrivati al primo giorno del weekend, possiamo adesso aprire una parentesi, magari prendiamo insieme un caffè ed iniziamo ad ascoltare questi due minuti con italiano semplicemente, siete pronti…Buon Ascolto.

Giovanni: Sono sicuro che molti di voi conoscono l’espressione: “che vuoi farci?

Si direbbe una domanda non vi sembra? E infatti spesso lo è, nel senso che si può anche rispondere a questa domanda.

Ma spesso si tratta di una frase che serve ad esprimere rassegnazione, cioè quel sentimento che si prova quando non potete fare nulla per risolvere un problema. Ovviamente state parlando con una persona e dite quindi:

che vuoi farci?

Il che significa: non si può fare nulla.

Non si tratta di una vera domanda in realtà.

Ad esempio, se parlate con un amico e gli dite:

Sai, mio nonno, di 100 anni, ha qualche problema di salute ultimamente.

Il tuo amico potrebbe rispondere:

Beh, è una persona anziana, che vuoi farci?

Il che significa: è normale, purtroppo è inevitabile a quell’età che ci siano problemi di salute. Non è colpa di nessuno e non si può fare nulla.

L’espressione si può usare in ogni circostanza della vita quotidiana ovviamente, e generalmente è legata a un dispiacere.

Attenzione perché in qualche caso questa espressione diventa:

Che vuoi?

Quindi manca l’ultima parola: “farci”.

Nessun problema. Non cambia nulla. Si usa spesso si usa dagli italiani al posto di: “che vuoi farci“, sempre come una falsa domanda, come prima, con lo stesso significato.

Questa però (che vuoi?) è solitamente anche una vera domanda, anche abbastanza maleducata: un modo maleducato che qualcuno usa quando si sente disturbato, quando è stato disturbato. Ovviamente il tono che usate in questo caso è diverso: più minaccioso!

Comunque vediamo un altro esempio:

Fa caldo eh?

Eh, che vuoi, siamo in piena estate.

Che equivale quindi a:

Eh, che vuoi farci, siamo in piena estate.

In effetti non si può fare nulla contro l’estate, bisogna avere pazienza.

Quindi quando volete, potete sostituire “che vuoi farci” con “che vuoi“.

Ma “che vuoi” ha anche un uso tutto suo, attenzione! Un utilizzo specifico nel linguaggio parlato, quello di affermare una facile conseguenza logica, senza alcun dispiacere, solo una conseguenza logica facile, comprensibile da tutti.

Che significa? Vi faccio un esempio che vi aiuterà:

Sto imparando l’italiano da 2 anni ma ho molte difficoltà. Invece John lo parla già molto bene, ed abbiamo iniziato insieme a studiarlo, ma che vuoi, john ha il padre italiano!

Quindi John ha il padre italiano, ecco perché ha imparato l’italiano molto velocemente. Si tratta di una conseguenza logica. Dire: “che vuoi farci” non è la stessa cosa, perché noi siamo felici per John, non ci dispiace che lui abbia il padre italiano e che impari velocemente. Non è una situazione a cui vorremmo rimediare.

Un altro esempio:

Posso finalmente andare in Italia, non ho più paura di parlare l’italiano. Che vuoi, è un anno che sono membro dell’associazione Italiano Semplicemente!

Ci sono altri modi per dirlo? Certo, ma sono più elaborati, diciamo:

Sai, ti dico questo perché è un anno che sono membro dell’associazione.

Sai com’è, sono membro da un anno di Italiano Semplicemente

Devi sapere che c’è un motivo: è un anno che sono un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ molto più semplice dire:

Che vuoi, è un anno che sono membro dell’associazione Italiano Semplicemente!

Ripasso episodi precedenti:

Ulrike (Germania): Wow, di punto in bianco mi siamo accorto che siamo arrivati a 52 episodi. Scusate se ho esordito in modo così entusiastico, ma qui non stiamo solamente rispolverando il nostro italiano, ed a questo punto, personalmente non vedo perché debba smettere di ascoltare questi due minuti quotidiani, che spesso diventano tre o quattro, ma pazienza, quando la misura sarà colma smetterò! Per ora vado avanti, eccome se vado avanti!

Andrè (Brasile): quello che ho notato, cara Ulrike, mi sembra che la misura non sarà mai colma. I 2 minuti vengono tutti i giornie non sono semplicemente proforma. Anzi, sono diventati utilissimi “oggetti” nell’apprendimento dell’italiano.


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n. 51 – PRO FORMA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Anche quest’anno, il campionato italiano di calcio lo vincerà la Juventus. Tutti sanno che sarà così. A questo punto la partecipazione delle altre squadre di calcio, e le dichiarazioni dei loro calciatori che dicono che vogliono vincere lo scudetto… beh… è tutto assolutamente un pro forma. Vincerà ancora la Juventus.

Già, ma cosa vuole dire pro forma? Vuol dire “per la forma”, cioè “a favore della forma“. Insomma, “per salvare la forma”, per “salvare le apparenze”, “per pura formalità”.

Ancora non si riesce a capire però, vero? Questo dizionario non serve proprio a nulla!

Allora vi spiego meglio con un altro esempio, sempre nel mondo del calcio:

Ammettiamo che ci sia una partita di calcio, se questa gara è truccata, o se una squadra è molto più forte dell’altra, allora si sa già chi sarà la squadra che vincerà. Si conosce già la squadra vincitrice. Ed allora perché giocare la partita? Beh, perché la partita si deve giocare comunque, altrimenti non si può assegnare la vittoria. La partita diventa però un pro forma, cioè un qualcosa che è necessario, ma non per veder chi è più forte in campo.

E’ una frase che si usa molto nella burocrazia, ma anche nel linguaggio quotidiano, come ho fatto io, per indicare qualcosa di sostanzialmente inutile, ma qualcosa che è richiesto: bisogna farlo!

Nella burocrazia si usa questa espressione quando si fa qualcosa ma non perché è necessario o per convinzione, ma solo perché si deve fare.

Se faccio un esame all’università ma è l’ultimo esame e non c’è nessun pericolo di non superarlo, posso dire che è un esame pro forma, e lo faccio perché devo farlo per forza, ma non ci sono possibilità che non venga superato.

Tutto viene dalla parola “forma“, anche se in realtà la parola che aiuta di più a capire è “formalità” . Infatti la/le formalità sono un modo di procedere, fissato da una norma, da delle regole che devono essere rispettate.

Quindi non c’è niente da fare: le cose pro forma, sono obbligatorie, bisogna farle, ma in compenso non danno particolari problemi, ma neanche troppe soddisfazioni in genere (quasi sempre).

Pensiamo ad un esame pro forma, o anche un controllo pro forma. Pensate ai controlli fiscali ad esempio. Tutti vorrebbero che questi fossero solamente pro forma. Se fosse così risulterebbe che il controllo è stato fatto, ma solo per formalità, solo per scrivere da qualche parte che sei stato controllato. Nessuno farà sanzioni; nessun pericolo dunque.

Purtroppo o per fortuna invece i controlli fiscali non sono mai o quasi mai pro forma. E neanche gli esami all’università: non si scherza con il fisco e la scuola, che sono cose serie!

Nel commercio esiste anche la “fattura proforma”, che si scrive anche in un’unica parola. E questa non è come la fattura normale, che è un vero documento fiscale tra chi acquista e chi vende. Quella pro forma invece è una sorta di promemoria e non obbliga nessuno, né chi acquista né chi vende.


Ripasso episodi precedenti:

Natalia (Spagna): Ci sono due tipi di attese: quelle che ci fanno sforare con la pazienza, al punto spesso di colmare la misura in tutti i sensi.
Ma il secondo tipo di attese è quello che preferisco:. ..a questo punto mi tocca aprire una parentesi perché mi rendo conto che potrei essere malintesa…No, non sto parlando della “dolce attesa”. Mi riferisco all’esordio mattutino con “due minuti con italiano semplicemente” che ci fornisce espressioni nuove con cui possiamo sfidare a tu per tu qualsiasi italiano madrelingua.


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n. 50 – PRENDERE UNA BRUTTA PIEGA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Figlio e figlia: Papà, hai una sigaretta?

Padre: Attenti a quello che fate figli, perché state prendendo una brutta piega!

Molti genitori dicono una frase di questo tipo al proprio figlio, prima o poi, e lo fanno quando vedono che non si comporta bene, quando il figlio ha un atteggiamento che non piace ai genitori. Specie nell’adolescenza, quando i figli iniziano a crescere, intorno ai 13-14 anni. Qualche volta rispondono male ai genitori, dicono parolacce, bestemmiano, fanno tardi la sera eccetera.una_brutta_piega_immagine

E dunque, dopo due o tre volte che accade qualcosa di non gradito, allora i genitori hanno paura che la piega che prende il figlio sia una brutta piega.

Ma perché una piega? E perché si usa prendere? E perché brutta?

Prendere perché anche le strade si prendono, le autostrade anche. Prendere una strada significa entrare in quella strada per andare in una direzione. Si usa anche il verbo imboccare con le strade. La direzione, in senso figurato, è la vita, e le cose che accadono.

La piega rappresenta un difetto, il contrario di una cosa liscia, senza pieghe, senza problemi nel caso della vita. Una piega è una direzione, e se è brutta è sbagliata, ha qualcosa che non va, che non funziona: questa strada ci porta in luoghi sbagliati.

Una brutta piega è quindi una cattiva direzione della vita: a volte immaginiamo il futuro da dei piccoli fatti, e se sono fatti negativi possiamo parlare di una brutta piega, difficile da mettere a posto, da sistemare, da “allisciare”.

Quindi se riferito a persone, vuol dire contrarre cattive abitudini, mettersi sulla cattiva strada, mentre se parliamo di avvenimenti, significa assumere un andamento sfavorevole.

Giovanni: Davvero Marco ha iniziato a fumare? Ma ha solo 12 anni!

Lia (Brasile): Stiamo proprio prendendo una brutta piega eh?

Giovanni: Eh sì, quel ragazzo ha preso proprio una brutta piega!

Oppure: se volessi andare a vivere a Londra:

Prima di andare a vivere a Londra, vediamo che piega prende la questione Brexit. Poi decideremo.

Ovviamente la frase è informale e si può usare anche per scherzare.

—–

Ripasso episodi precedenti:

Ulrike (Germania): anche oggi a tu per tu con Italiano Semplicemente. Ma solo due minuti? Sì, solo due minuti, ma questi due minuti vanno per la maggiore. E poi forse sforiamo un po’. 

Rauno (Finlandia): stiamo proprio prendendo una brutta piega eh?

Bogusia (Polonia): ti spaventa trovarti a tu per tu con un italiano mentre ti trovi nel Bel Paese a goderti dell’arietta estiva, ogni due per tre cercando le parole giuste, rispolverando il tuo vocabolario per le vacanze? La misura è colma! Adesso tocca a te avvalerti dei due minuti con Italiano Semplicemente. Ti coglierà alla sprovvista la semplicità. Il metodo va per la maggiore e ti aiuterà a salvarti in angolo. Eccome se ti aiuterà!


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

 

n. 49 – ANDARE PER LA MAGGIORE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Lia (Brasile): se vi è abbastanza concentrazione, due minuti sono già abbastanza per imparare qualcosa

—-

Giovanni: Sapete quali sono le cose che vanno per la maggiore oggi?

Dunque:

A Roma ad esempio ci sono alcuni locali dove si può bere e mangiare, nella zona di Trastevere, che vanno per la maggiore tra gli stranieri.

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Poi:

Sembra che Il latte di origine vegetale vada per la maggiore in Gran Bretagna, poiché molti inglesi lo preferiscono a quello vaccino (cioè il latte che viene dalle mucche  – o vacche).

Poi sapete perché italiano Semplicemente non si chiama italiano facilmente? Una spiegazione che va per la maggiore è che la parola “semplice” non ha lo stesso significato di “facile”. Questa spiegazione, tra l’altro, è condivisa anche dal sottoscritto.

Un altro esempio:

In tutte le regioni italiane aumentano i consensi per le forze politiche di destra, che oggi vanno per la maggiore anche in luoghi tradizionalmente di sinistra.

E come spiegarsi che molti italiani laureati vanno a lavorare all’estero? Beh, l”idea che va per la maggiore è che sia più facile trovare lavori migliori e meglio remunerati.

Molti avranno pensato alla moda: essere alla moda, andare di moda. In effetti questi sono concetti abbastanza simili sebbene la parola “moda” si associ bene soprattutto con i vestiti e con il comportamento di una comunità sociale secondo i gusti del momento.

La “moda” indica ciò che “è di tendenza“, ciò che “incontra i gusti della gente” in uno specifico momento, in ogni campo, ma in particolare quello dell’abbigliamento.

Andare per la maggiore, dicevo, è abbastanza simile, ma  è un po’ meno legato ai gusti del momento, che sono passeggeri, e più legata, come espressione, alle scelte personali e meno agli oggetti.

La “maggiore” rappresenta la “maggioranza“, quindi, come la moda, indica le preferenze maggioritarie, riflette i gusti della maggioranza delle persone.

Ma con le idee e con le opinioni la parola “moda” è meno usata. Le idee, piuttosto, come le opinioni, vanno per la maggiore, così come anche una spiegazione: tra le tante spiegazioni  che si possono dare ad un fenomeno o a un accadimento, ce n’è sempre una che va per la maggiore: è la più accreditata, si direbbe in modo più formale, quella che incontra il favore di più persone.

Diciamo che tutte le volte che usate “andare di moda” potete usare anche “andare per la maggiore” mentre fare il contrario spesso appare un po’ forzato.

Perché si usa il verbo andare? Beh, quando una cosa (un oggetto, un colore, una località ecc) “va“, in italiano, o quando “va molto“, è come dire “è di moda“, e che molte persone fanno questa scelta. Il verbo andare quindi si usa normalmente con le tendenze. Si dice anche “non va per niente” o “non va” per indicare il contrario.

Da parte mia, spero vivamente che tra gli stranieri che cercano di imparare la lingua di Dante Alighieri, il sito italianosemplicemente.com vada presto per la maggiore.

Ripasso:

Bogusia (Polonia): Grazie Gianni, ho capito senz’altro adesso,  e ce l’ho fatta anche senza rispolverare il dizionario di italiano, che è un po’ che non uso più infatti!

Giovanni: meno male Bogusia, hai fatto bene. Adesso mi tocca ancora una volta giustificarmi per aver nuovamente sforato i due minuti! Scusate ma si dà il caso che io non sia mai stato un tipo molto preciso!


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.