Vuotare il sacco e sputare il rospo

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Vuotare il sacco e sputare il rospo sono due modalità simili per dire che bisogna dire, o meglio “confessare” qualcosa.

Questo qualcosa che viene nascosto, potrebbe essere un segreto, e per questo si può usare il verbo confessare, come se si trattasse di un peccato da confessare ad un prete.

Dunque se io dico a una persona che deve vuotare il sacco (a volte si usa a che svuotare il sacco) le sto dicendo che deve confessare, che deve avere il coraggio di dire ciò che invece sta nascondendo.

Vuotare il sacco è una frase molto usata nei film e pochissimo nella realtà. Sputare il rospo è invece di uso molto più frequente, sebbene l’immagine del rospo “sputato” non è che sia il massimo dell’eleganza.

Certo è che un rospo in bocca dà fastidio. Si vuole trasmettere l’idea del peso di questo segreto, di quanto possa essere liberatorio confessare un segreto. o semplicemente dire la verità.

Sputa il rospo, chi ti ha passato la soluzione del compito di matematica?

Gira la voce che sei fidanzato. Dai sputa il rospo, chi è questa ragazza fortunata? Confessa!

Si usa sempre in contesti abbastanza scherzosi e amichevoli, quindi è preferibile che anche voi lo usiate con amici e parenti piuttosto che coi vostri professori o col vostro direttore, altrimenti saranno loro a dirvi:

Sputa il rospo! Chi ti ha insegnato questa espressione?

774 Dispiace o mi dispiace?

Titolo: dispiace o mi dispiace?

Descrizione: Qualche volta non si usa mettere il pronome personale davanti a “dispiace”. vediamo perché.  Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 11 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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773 Brillare

Brillare

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Trascrizione

Giovanni:

Ascoltate le seguenti frasi:

Una stella brilla in cielo

Un ordigno è stato fatto brillare

Ieri sera ero un po’ brillo

Mi hanno detto che non brillo per intelligenza.

In questa scuola ci sono molti studenti brillanti

Questo per dirvi che brillare è un verbo che ha diversi significati. Vediamo se posso farcela a spiegarli tutti.

Innanzitutto le stelle brillano in cielo. Le stelle quindi sono brillanti. Infatti emettono luce, sono scintillanti, sono splendenti. Brillare ha questo significato proprio: Emettere o riflettere una luce vivida e cangiante, quindi è esattamente come splendere.

Allo stesso modo possono brillare dei bicchieri di cristallo, o dei gioielli, e questo indica la loro bellezza, il loro valore, la loro purezza o la loro pulizia.

Riguardo alla pulizia, posso usare questo verbo per indicare molte cose diverse:

La stanza brillava per quanto era pulita.

Dottore, i miei denti non sono per niente brillanti. Quale dentifricio posso usare?

In questo senso posso usare splendere allo stesso modo.

Una mamma al figlio che ha le scarpe sporche:

Lavati le scarpe. Quando torno le voglio vedere splendere/brillare!

La seconda frase che ho detto prima è:

Ieri sera ero un po’ brillo

Anche se l’aggettivo brillo, che ho usato, deriva dal verbo brillare, questo in realtà non è un uso del verbo brillare.

Essere brillo significa essere ubriaco. Non moltissimo però. Si dice anche “alticcio”, e ci si accorge che una persona è brilla quando è eccessivamente euforica e loquace, o non ce la fa a camminare perfettamente per il troppo vino bevuto.

Probabilmente si dice “brillo” perché gli occhi di una persona che ha bevuto troppo iniziamo a brillare.

In realtà quando gli occhi brillano generalmente ci si riferisce alla felicità:

Al matrimonio, a Maria brillavano gli occhi!

Ti brillano gli occhi dalla gioia!

Se torniamo agli esempi di cui sopra c’è:

Un ordigno è stato fatto brillare

Un'esplosione

Un ordigno è una bomba, e far brillare un ordigno significa far scoppiare questa bomba, farla esplodere.

Gli ordigni vengono fatti brillare perché altrimenti potrebbero essere pericolosi.

Negli ultimi due esempi fatti all’inizio si fa invece riferimento al verbo brillare nel senso di imporsi all’attenzione per doti singolari, quindi contraddistinguersi per il fatto di avere una particolare dote. Si tratta sempre di una caratteristica positiva. Una dote, appunto.

Mi hanno detto che non brillo per intelligenza. Eppure mi sono lavato stamattina!

Non brillare per intelligenza significa non essere intelligenti, non avere questa qualità, non distinguersi per questa caratteristica.

Brillare per” è la locuzione usata.

Si utilizza sempre in questo modo, ma curiosamente quasi sempre c’è una negazione:

Il mio amico non brilla certamente per eleganza

Si vuole quindi evidenziare la mancanza di una dote, cioè la mancanza di una qualità: l’eleganza in questo caso, ma prima era l’intelligenza. Potremmo fare la stessa cosa citando altre doti: la memoria, la velocità, la perspicacia, la gentilezza eccetera.

Questo pertanto (non brillare per…) è un modo alternativo per indicare la mancanza di una qualità di una persona. Raramente si usa per sottolineare una dote posseduta, ma si può fare.

In senso positivo esiste comunque l’aggettivo brillante. Non sono solamente le stelle o i gioielli ad essere brillanti:

In questa scuola ci sono molti studenti brillanti

Gli studenti brillanti sono più bravi degli altri, si distinguono per le loro qualità.

Spesso quando si parla di un amico e lo si definisce una persona brillante, ci si riferisce all’intelligenza in generale, o alla sua capacità di essere spiritoso, piacevole e comunque una persona di successo.

Oppure:

Antonio è un brillante medico statunitense

Il dott. Bianchi ha davanti a sé una brillante carriera

Proprio come un gioiello brillante, che attira l’attenzione e si nota rispetto al resto, quando una persona viene definita brillante, in senso figurato significa che suscita ammirazione o interesse per la sua eccezionalità.

Potrei usare aggettivi diversi, tipo splendido, fulgido, eccellente. Il senso non cambia.

Soprattutto in ambito professionale, oltre alle persone, si parla spesso di una carriera brillante.

La carriera è il percorso lavorativo e indica l’eventuale progresso compiuto, specie da un punto di vista sociale ed economico, nel campo di un’attività gerarchicamente organizzata. Fare carriera è come salire dei gradini di una scala. Più si va in alto, maggiore è il prestigio, l’importanza, le responsabilità e lo stipendio.

Un professore dell’Università è alla ricerca di una brillante carriera universitaria, mentre un militare insegue una brillante carriera militare e un impiegato pubblico o privato vorrebbe avere ugualmente una lunga e brillante carriera.

Quindi brillare indica lucentezza, “brillare per” indica il possesso di una qualità particolare e l’aggettivo brillante significa emanare o riflettere luce o in senso figurato suscitare ammirazione e interesse.

Se non siete brillanti, spero almeno non siate brilli!

Rauno: A proposito, quanti bicchieri di vino ci vogliono per diventare brilli?

Sofie: a me basta l’odore del vino e già inizio a ridere! È una mia prerogativa.

Albéric: a mio nonno bastava mezzo bicchiere. Per questo mia nonna adottava l’accorgimento di aggiungere acqua alla bottiglia del vino: un espediente che però faceva solo arrabbiare il marito. Ne nascevano dei simpatici siparietti!

Segue una spiegazione del ripasso.

772 Come un fulmine a ciel sereno

Titolo: come un fulmine a ciel sereno

Descrizione: Il fulmine si usa in diverse espressioni italiane. Lo stesso vale per i verbi fulminare e folgorare.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 9 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Fila liscio come l’olio

Fila liscio come l’olio

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Giovanni: Una delle specialità italiane è l’olio extravergine d’oliva. Questo è abbastanza noto. ma l’olio, più in generale, e non solo quello derivato dalle olive, viene usato anche per lubrificare, per fare in modo che due corpi scivolino tra loro, per quindi ridurre l’attrito tra due corpi.

Ma l’olio si usa anche in alcune espressioni idiomatiche italiane, tra cui “liscio come l’olio“.
Filare liscio come l’olio“, in particolare, è una espressione che si usa quando non si incontrano problemi.

Come va il viaggio? c’è traffico?

Fortunatamente no. Finora fila tutto liscio come l’olio.

Cioè: va tutto bene, non abbiamo incontrato problemi.

Si usa spessissimo parlando del traffico, ma si usa in generale in qualunque attività in cui c’è la possibilità di incontrare dei problemi, qualcosa che ci faccia rallentare, che ostacoli il nostro lavoro o il normale andamento delle cose. Se tutto va bene, possiamo dire semplicemente che “tutto fila liscio”, e possiamo aggiungere “come l’olio”.

Si usa il verbo filare, che è un verbo che ha molti utilizzi diversi, ma quanto “tutto fila“, o quando “tutto fila liscio“, c’è un’attività che procede con regolarità, che va avanti senza problemi, senza intoppi, soprattutto quando questi eventuali intoppi sono fonte di preoccupazione.

Se poi tutto fila liscio come l’olio, si vuole trasmettere l’assenza di attrito. Tra l’altro il verbo filare trasmette anche un senso di moto rettilineo, senza curve, quindi qualcosa di diritto, e anche questo trasmette l’assenza di un rallentamento e quindi di eventuali difficoltà e possibili deviazioni rispetto a quanto previsto.

Filare trasmette anche un senso di ordine e coerenza. Pensate all’espressione “un discorso che fila“, che è un discorso logico, coerente, che non ha contraddizioni. Quando una persona fa un discorso che fila è un discorso convincente e efficace.

Filare trasmette l’assenza di difficoltà anche quando parliamo di un “ragazzo che fila dritto“, con riferimento al suo comportamento corretto e maturo, senza deviazioni e senza stupidaggini. Parliamo in questo caso della sua condotta sul piano morale o disciplinare.

Allora, anziché dire “tutto ok”, “va tutto bene”, “finora tutto bene“, la prossima volta provate anche a dire che  “tutto fila liscio come l’olio“.

Al prossimo video di Italiano Semplicemente

Il piatto forte

Il piatto forte

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Giovanni: quando siamo a tavola, si sente spesso parlare del “piatto forte”.

Qual è il piatto forte del pranzo?

Il piatto forte non è però il piatto più resistente del servizio dei piatti, ma il piatto migliore; piatto inteso come pietanza, non come contenitore di cibo.

L’aggettivo forte in questo caso non ha niente a che fare con la forza e coi muscoli.

Generalmente il piatto forte è anche il più sostanzioso e prelibato di un pranzo, il più interessante, ma viene nominato soprattutto nei giorni di festa, o quando ci sono ospiti.

Arriva il piatto forte! Melanzane alla parmigiana!

Ieri era il giorno di Pasqua e il piatto forte di mia suocera è stato la lasagna!

Altre volte, ma fuori della cucina, si usa al posto del pezzo forte, ma stavolta stiamo assistendo ad uno spettacolo; non stiamo mangiando quindi ma siamo ad un concerto o un’esibizione pubblica. Il pezzo forte o il piatto forte può essere una canzone o anche una battuta.

Il piatto forte della serata arriva tra poco!

Le canzoni vengono quindi confrontate alle portate di un pasto.

Ci vediamo al prossimo video.

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

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https://youtu.be/tosIgoSg890

Trascrizione

Giovanni: oggi è Pasqua, e approfitto per parlarvi di un famoso modo di dire:

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

Il significato è il seguente: con chi trascorrere le festività?

Il Natale, per tradizione, si trascorre insieme alla famiglia; La Pasqua, invece, si può tracorrere insieme ad amici e conoscenti.

“I tuoi” sta per “i parenti più stretti”, con i familiari. A volte può significare semplicemente i genitori, altre volte, come in questo caso, la famiglia in generale.

I miei quindi sono i miei genitori, o la mia famiglia.

Oggi vado dai miei

Tu invece quando vai a trovare i tuoi? Non vai dai tuoi a Natale?

Non si usa al plurale però.

Quest’anno andiamo dai miei.

Se io e mio fratello andiamo dai nostri genitori devo aggiungere genitori, non si dice “andiamo dai nostri” ma”andiamo dai nostri genitori”.

Pasqua però la passiamo con gli amici. Buona Pasqua allora, ovunque voi decidiate di andare!

Portare e dimostrare un’età

Portare un’età

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Portarsi gli anni e dimostrare un'età

Trascrizione

Giovanni: quando si parla dell’età di una persona, capita spesso di utilizzare due verbi in particolare: dimostrare e portare.

Dimostrare è abbastanza semplice. È simile a mostrare.

Quanti anni ha Francesca?

Francesca ha 50 anni.

Davvero? Ne dimostra molti (in/di) meno!

Oppure:

Davvero? Ne dimostra molti di più!

In pratica sto facendo un confronto tra l’età che dimostra una persona, cioè gli anni che sembra avere questa persona, e l’età vera, cioè l’età anagrafica.

Se gli anni che dimostra sono inferiori ai suoi veri anni, allora posso dire che dimostra un numero inferiore di anni.

Se invece l’età che dimostra è superiore alla sua vera età, posso dire che dimostra un numero superiore di anni.

Lo stesso concetto si esprime usando il verbo portare.

Quanti anni hai?

Ho 65 anni.

Davvero? Te li porti veramente bene.

Credi davvero che io me li porti bene?

Certo, te li porti magnificamente!

Portarsi è in realtà il verbo da usare, la forma riflessiva di portare.

Ho visto in tv Sofia Loren. Ha più di ottant’anni, ma se li porta benissimo. Sembra avere vent’anni in/di meno.

In pratica se si portano bene i propri anni significa che si dimostrano meno anni di quelli anagrafici. Si appare più giovani di quanto si è in realtà.

Se invece si portano male, allora si appare più anziani, cioè si dimostrano più anni di quelli veri.

Curioso che si utilizzi il verbo portare, ma in effetti questo verbo paragona gli anni ad un peso, a un bagaglio che si appesantisce sempre di più.

Vediamo altri esempi:

Io ho 51 anni e spero di portarmeli bene

Tu hai 60 Anni e ti assicuro che te li porti benissimo. Ne dimostri 20 in meno.

Mia madre ha settant’anni e se li porta che è una meraviglia.

Mio cugino non se li porta molto bene i suoi 35 anni. Sembra averne almeno 10 in più.

Per portarci sempre bene gli anni occorre mangiare bene e fare tanta attività fisica.

E voi? Credete di portarvi bene la vostra età?

I miei genitori se li portano bene i loro 80 anni. Secondo te quanti ne dimostrano?

767 Braccia conserte, di conserto

Titolo: le braccia conserte e in conserto.

Descrizione: Vediamo due espressioni interessanti: “restare a braccia conserte” e “in conserto”.

PER STUDENTI NON MADRELINGUA.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 11 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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I verbi FALCIARE e FALCIDIARE

I verbi FALCIARE e FALCIDIARE

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Vediamo un altro verbo apparentemente agricolo, cioè che viene dall’agricoltura, e che si usa, proprio come rivangare e mietere, anche in modo figurato.

Sto parlando del verbo falcidiare.

La radice però non è la falce, che serve a tagliare l’erba o il fieno e come abbiamo visto serve anche a mietere.

La falce in realtà serve a falciare l’erba o il grano. Questo è il verbo falciare. Però inizialmente ho parlato di falcidiare.

L’erba e il grano non si possono falcidiare ma possiamo solamente usare falciare, nel senso di tagliare con la falce.

Falcidiare come dicevo non deriva dalla falce, ma deriva dal termine falcidia, e significa ridurre notevolmente, ridurre drasticamente.

Il termine falcidia viene da una legge dell’antica Roma che riguarda l’eredità (si parlava di ridurre la parte dell’eredità che non andava ai parenti) e si usa oggi proprio come sinonimo di riduzione, ma di riduzione drastica, cioè una grande riduzione.

Una riduzione drastica, è vero, somiglia molto ad un taglio, e quindi verrebbe da dire anche che falcidiare somiglia a falciare. Un verbo quest’ultimo che si usa anche parlando si vite umane e massacri, genocidi, stragi, proprio come il verbo MIETERE.

In senso fugurato falciare significa far morire un grande numero di persone in modo improvviso oppure violento.

La guerra ha falciato milioni di vittime.

Vedete che è del tutto simile a mietere in questo senso.

Le vite umane interrotte violentemente come l’erba o il grano tagliato da una falce o da una mietitrice. La falce e la mietitrice tagliano tutto, indistintamente, quando passano sul campo di grano.

Vediamo invece gli utilizzi del verbo falcidiare che possiamo definire corretti perché indicano una forte riduzione e quelli che, pur essendo ugualmente utilizzati, sono legati al concetto della morte, dei massacri, della distruzione, concetti per cui sarebbero più adatti altri verbi come funestare, massacrare, distruggere, eliminare completamente e, appunto, falciare e mietere. In questo senso falcidiare viene usato per dare un senso ancora più forte rispetto a falciare e mietere.

Il raccolto delle olive di quest’anno è stato falcidiato dal parassita cocciniglia.

Dunque il raccolto delle olive è stato molto ridotto, drasticamente ridotto dal parassita. Questo uso è assolutamente corretto.

Potremmo parlare anche della falcidia del grano dovuta al parassita.

Tutta colpa di Publio Falcidio, che nell’antica Roma propose la legge sull’eredità che porta il suo nome.

Con la pandemia da Covid, i bilanci delle aziende sono stati falcidiati.

Anche questa è una riduzione drastica e spesso inaspettata. Parliamo di soldi stavolta, di entrate, di reddito.

I lavoratori dell’azienda X sono stati falcidiati dal nuovo direttore.

Questo significa che molte persone sono state licenziate. C’è stata una riduzione importante del numero dei lavoratori. Corretto.

In Ucraina c’è stata, durante la guerra, una falcidia di civili.

Anche i soldati russi sono stati falcidiati dai droni

Ecco, qui parliamo di stragi, di genocidi, di uccisioni brutali. Certamente c’è stata una drastica riduzione dei civili ucraini dei soldati russi, ma in questo caso parliamo di vite spezzate, di stragi.

Famiglie falcidiate sotto gli occhi del mondo intero.

Oppure:

Le vittime falcidiate da un virus

Si usa anche così il verbo falcidiare nonostante stavolta la falce e l’agricoltura non c’entrino nulla.

Il verbo MIETERE

Il verbo MIETERE

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Il verbo MIETERE

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Vediamo un altro verbo agricolo, cioè che deriva dall’agricoltura, e che si usa anche in modo alternativo.

Abbiamo già visto rivangare. Oggi è il turno di mietere.

Normalmente mietere riguarda il grano. Mietere il grano significa tagliare il grano. Si può fare a mano questa mietitura (cioè usando una falce, per tagliare il grano), ma oggi si fa soprattutto usando una mietitrice meccanica, cioè una macchina agricola.

Ovviamente tutti i cereali, non solo il grano vengono mietuti, e questo avviene quando sono maturi, cioè pronti per essere raccolti.

È tempo di mietere!

Passiamo all’uso figurato. L’Ucraina come sapete è ricca di grano. È da questo paese che proviene una gran quantità di grano che usiamo anche in Italia.

Con la Guerra in Ucraina però adesso ad essere mietute sono soprattutto tantissime vittime.

La guerra in Ucraina ha mietuto e continua a mietere tante vittime, sia ucraine che russe.

In questo caso mietere è un verbo che viene associato ai morti, cioè alle vittime. Tutti i morti? Qualunque tipo di persona viene mietuta quando muore?

Assolutamente no.

La mietitura riguarda solamente le uccisioni, i crimini di guerra, i morti ad opera delle armi o al limite ad opera di terremoti o altre calamità naturali.

Mietere vittime significa uccidere indiscriminatamente, sterminare.

La guerra ha mietuto milioni di vittime

Anche la pandemia ha mietuto tantissime vittime.

Si può dire anche di un assassino che uccide un sacco di persone:

Quel criminale continua a mietere vittime innocenti senza che nessuno intervenga!

A volte si usa anche nello sport, quando una squadra continua a mietere avversari uno dietro l’altro. Evidentemente si tratta di una squadra molto forte che non trova un avversario all’altezza.

L’ho sentito usare anche parlando di esami universitari. Es:

Adesso devi mietere esami a ripetizione per laurearti in tempo.

Si usa anche nel senso di ottenere soddisfazioni:

Mietere ricchezze: accumulare ricchezze, denaro

Mietere onori: ottenere molti riconoscimenti, molti premi

E anche qui c’è il riferimento fugurato ai cereali che vengono raccolti, ai frutti che si ottengono con la mietitura.

764 Non avere di che…

Titolo: Non avere di che…

Descrizione: Questa locuzione indica sempre l’assenza totale di qualcosa, in genere (non sempre) di soldi o cose con cui fare qualcosa.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti registrate da alcuni membri dell’associazione: Komi, Albéric (Francia), Khaled (Egitto), Hartmut (Germania) e Irina (Ucraina)

Durata: 13 minuti e 8 secondi

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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763 Fare repulisti e fare piazza pulita

Titolo: Fare repulisti e fare piazza pulita

Descrizione: Due espressioni simili che hanno a che fare con la pulizia e l’eliminazione. Molto usate nel linguaggio comune, soprattutto quando si scherza e quando si vorrebbe fare un cambiamento radicale.

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti attraverso una vignetta di attualità.

Durata: 15 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Video riassuntivo

Fare pulisti e fare piazza pulita

762 Controbattere

Titolo: il verbo CONTROBATTERE

Descrizione: Ci occupiamo del verbo controbattere, che è composto da due parti: contro e battere. Cosa hanno in comune queste due PARTI?

Dopo la spiegazione, segue un ripasso delle espressioni precedenti e una breve spiegazione del ripasso.

Durata: 11 minuti

Nota: Dal n. 700 in poi gli episodi di questa rubrica sono riservati ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Video riassuntivo

 

Escalation e de-escalation

Escalation e de-escalation

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Mai come in questi giorni, con la guerra in Ucraina, i media utilizzano il termine escalation.

Si teme un’ escalation della violenza in Ucraina

Il conflitto va verso una pericolosa escalation

Il termine è chiaramente di origine inglese e letteralmente significa “scalata” (o anche escalazione). Nel senso di operazione che si fa quando qualcosa sale in alto. Non è una botta che si dà con la scala (tipo la sassata) né un qualcosa che serve a salire (tipo la scalinata).

In effetti si potrebbe usare sempre scalata al posto di escalation.

Il fatto è che il termine scalata ha molti altri significati, quindi si preferisce escalation (anche perché fa più figo sicuramente)

Ad ogni modo il termine indica in questo caso un aumento progressivo e graduale, in termini di intensità, dell’uso delle armi in un conflitto, in una guerra.

Il conflitto, in poche parole, si sta intensificando progressivamente, sta aumentando di intensità oppure diventa più ampio dal punto di vista territoriale.

Più in generale però questo aumento graduale si può usare anche parlando di fenomeni diversi dalle guerre:

A seguito dell’alleggerimento delle pene, in Italia si teme una escalation della droga.

Anche in questo caso parliamo di intensità e di diffusione di un fenomeno. Però parliamo dell’uso della droga e non di quello delle armi.

Per non parlare solo di cose negative, possiamo anche parlare di escalation economica:

La pandemia interrompe l’escalation economica della Cina

Parliamo di crescita economica in questo caso. Sempre di un aumento (del prodotto interno lordo) si tratta in fondo.

Cambiamo fenomeno. Se parliamo di diffusione del virus Covid:

Escalation di contagi in Italia

In casi diversi da quelli che ho citato difficilmente si trova un ambito di applicazione frequente del termine escalation.

Ciò non toglie che io possa parlare di una “escalation del terrorismo” (anche questo in fondo è abbastanza difficile frequente) o addirittura della escalation degli errori grammaticali in una classe di studenti o della escalation dell’ignoranza culturale nella popolazione.

Esiste poi anche la de-escalation. che è il contrario.

Bisogna promuovere la de-escalation militare in Ucraina

Ci auguriamo che la Russia dia segni di de-escalation

La de-escalation è nient’altro che una discesa, una diminuzione, una attenuazione di intensità di un fenomeno, e normalmente si parla ancora di intensità relativa a fenomeni gravi e pericolosi.

Abbordabile

Abbordabile

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Un aggettivo molto utile nella vita di tutti i giorni è abbordabile.

Deriva dal termine bordo.

Il bordo è il fianco di un’imbarcazione, una barca, o una una nave. Ogni barca ha due bordi, uno a destra e uno a sinistra.

Il bordo in realtà circonda completamente ogni imbarcazione.

Ebbene, abbordare è un verbo che significa avvicinarsi al bordo di una nave o una imbarcazione qualunque. Più in generale significa avvicinarsi alla nave.

Se una nave quindi è abbordabile significa che ci possiamo avvicinare senza problemi, significa che è possibile farlo, che è facile da avvicinare. In tempi antichi poteva infatti essere pericoloso avvicinarsi ad una nave

Ma abbordabile in realtà si usa soprattutto in senso figurato.

Si usa per dire ad esempio che possiamo affrontare un esame, possiamo provare a fare questo esame, perché non è una cosa impossibile.

L’esame è abbordabile, cioè è facilmente superabile, senza ammazzarsi di studio.

Si può anche dire di una persona.

Secondo te posso prendere un appuntamento col direttore?

Si, certo, è una persona abbordabile, cioè è alla mano, disponibile, non aver paura. È accessibile, è abbordabile.

Si usa anche con le spese:

Quella casa non possiamo comprarla. Non ha un prezzo abbordabile per noi.

Anche la stessa casa possiamo definirla abbordabile o non abbordabile, sempre riferendoci al prezzo. Una cosa non abbordabile generalmente non me la posso permettere perché costa troppo.

Inutile quindi “avvicinarsi” troppo a cose non abbordabili.

Il concetto di “vicinanza” varia di volta in volta, ma i tre esempi che vi ho fatto sono quelli più usati: esami, persone, prezzo, oggetti (sempre parlando di prezzo).

Ma c’è anche un altro esempio, parlando sempre di una persona abbordabile.

Potrebbe trattarsi di una ragazza che piace ad un ragazzo.

Il ragazzo, se la considera abbordabile, cioè alla sua altezza, significa che il ragazzo crede di avere qualche possibilità per conquistarla.

L’elenco potrebbe continuare, ogniqualvolta crediamo che qualcosa sia alla nostra altezza, che crediamo di poter affrontare, proprio come un esame o una ragazza

Anche una curva può essere ritenuta più o meno abbordabile, se crediamo o meno di riuscire a percorrerla, senza fare incidenti.

Essere ligi

Essere ligi (scarica audio)

Trascrizione

Vi hanno mai detto che siete una persona ligia al dovere?
Ligio è un aggettivo che si usa quando parliamo di una persona che ha una forma particolare di “rigidità” ma anche di “rispetto“.

Ligio significa rigidamente sottomesso o scrupolosamente osservante.
Dunque ha due significati e usi diversi.
Il primo, direi più negativo, è simile a devoto, fedele, persino servile, sottomesso.
Una persona ligia a un partito, ad esempio, non tradisce mai il partito, segue sempre e comunque le regole che le sono imposte, non mette mai nulla in discussione, lo sostiene sempre, mettendo la propria opinione sempre in secondo piano. C’è rispetto verso le decisioni del partito. C’è anche rigidità, cioè poca flessibilità, poca elasticità.
Il secondo senso è più legato alle regole e al dovere.
Le espressioni più comuni sono:
Essere ligi al proprio dovere
Essere ligi alle regole
Essere ligi al lavoro
Essere ligi alla legge
Essere ligi ai propri principi
Si tratta sempre di rispettare qualcosa, ma il senso è positivo.
Es:
Le donne sono notoriamente più ligie alle regole rispetto agli uomini
Giovanni è una persona molto ligia al dovere.
In Italia tutti  quasi tutti sono siamo stati stati ligi alle regole durante la pandemia, prestando sempre attenzione a ciò che ci veniva detto, senza lamentarci.
Non riuscirei mai a tradire un amico. Sono troppo ligio ai miei principi morali.
Quindi vedete che questo secondo utilizzo di ligio, molto più usato rispetto al primo, è molto positivo invece. Rispettare, osservare le regole, essere scrupolosi in questa osservanza, fare il proprio dovere senza lamentarci, seguire le indicazioni della legge, seguire sempre la propria coscienza e i propri principi. Tutte caratteristiche queste di chi ha rispetto degli altri e quindi di persone anche non egoiste. C’è anche un pizzico di rigidità, ancora una volta, ma stavolta è una rigidità positiva, se così possiamo dire.
Avrete notato che si usa la preposizione “a”: essere ligi a… Sia che si parli di essere rigidamente sottomesso, sia che si parli di essere scrupolosamente osservante.
Personalmente spero di essere stato ligio anche stavolta al rispetto delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.
Un saluto da Giovanni.

Inasprire

Inasprire (scarica audio)

Trascrizione

Ultimamente i media usano spessissimo il verbo inasprire. Ne parlano sia a proposito del Covid, sia riguardo alla guerra in Ucraina.

Vediamo qualche esempio:

Il governo inasprisce i controlli sulle vaccinazioni

Si inasprisce il conflitto tra la Russia e l’occidente

La situazione in Ucraina si sta inasprendo

l’Italia approva l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia

Inasprire significa rendere qualcosa più aspro. Ma che significa aspro? Il senso proprio di questo aggettivo si riferisce soprattutto al sapore o all’odore. Un sapore o un odore si dice aspro quando è “acre” cioè pungente, penetrante. Viene spontaneo chiudere gli occhi quando un sapore è molto aspro.

Ad esempio quando la frutta è acerba, cioè non matura, ha un sapore aspro. Anche il vino può avere un sapore aspro.

In realtà sono moltissime le cose che possono essere aspre, perché l’aggettivo si usa soprattutto in senso figurato. Aspro può avere un significato di ruvido al tatto:

Una superficie aspra

Ma anche un territorio può essere aspro, o un terreno. In questo caso è accidentato, impervio, può essere faticoso da percorrere, la vita può essere difficile in un territorio aspro.

Una salita può essere aspra, nel senso di difficile da percorrere, faticosa.

Una stagione può esserlo:

L’ultimo inverno è stato molto aspro.

Questo significa che è stato freddo, difficile da superare, ostile, rigido.

Un aggettivo abbastanza negativo come avrete capito.

Un suono aspro o una voce aspra, è anch’essa poco gradevole. E’ un suono acuto, stridente, sgradevole all’orecchio.

Una penitenza o una punizione può essere aspra, nel senso di molto dura.

Anche un comportamento o dei modi (modi di comportamento), se definito aspro, riflette un carattere scontroso, intrattabile, freddo, poco amorevole, duro, severo.

Direi che aspro può essere associato a qualunque cosa che sia severo, sgradevole, amaro, risentito, duro, quindi il contrario di affabile, bonario, dolce, trattabile, facile e gradevole.

Se torniamo agli esempi iniziali, inasprire una sanzione ad esempio significa far diventare più aspra una sanzione, quindi più dura, più severa.

Indurire una sanzione o inasprire una sanzione hanno dunque lo stesso significato.

Il verbo dunque non è “asprire” (che non esiste) ma “inasprire”, cioè rendere più aspro, più duro, più severo.

In pratica questo verbo si può usare per indicare un peggioramento di una caratteristica che già è negativa, o comunque, se non esattamente negativa contiene un elemento di rigidità.

Per questo anche i controlli si possono inasprire, un conflitto, delle condizioni di vita, e anche delle sanzioni, quando vengono inasprite, sono più pesanti e meno sopportabili rispetto a prima.

Vediamo qualche altro esempio col verbo inasprire:

Le disgrazie hanno inasprito il suo animo

Bisogna ridurre l’inasprimento delle pene perché non c’è più spazio nelle carceri italiane

Il governo vuole inasprire le tasse! Aiuto!

Il mare oggi pomeriggio si inasprirà. Conviene rimandare la nostra gita in barca

Il dolore al ginocchio si è inasprito. Voglio andare dal medico!

Lo zoccolo duro

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Benvenuti su Italiano semplicemente.

Spesso si sente parlare di “zoccolo duro“, che è un’espressione usata soprattutto nella politica italiana. In questo ambito indica gli elettori che non cambiano idea facilmente e che quindi continuano a votare per un partito anche se cambiano le condizioni o si verificano eventi particolari come dichiarazioni politiche o decisioni particolari dei leader di un partito che possono far cambiare idea agli elettori.

Lo zoccolo viene definito “duro” ad indicare una rigidità, quindi il contrario di “morbido”. Una cosa morbida infatti può modificarsi nella forma.

In realtà l’espressione si può usare in tutti i casi in cui c’è un gruppo di persone con opinioni o interessi comuni che sono più resistenti e difficilmente cambiano idea nel sostenere una causa o nel praticare un’attività nonostante il verificarsi di qualcosa che potrebbe ridurne il numero.


zoccolo e istogramma

Ad esempio si potrebbe parlare dei tifosi più violenti all’interno del gruppo dei tifosi di una squadra di calcio. Allora lo zoccolo duro è quella percentuale di tifosi violenti che non si riduce più nonostante siano aumentate le pene e i controlli della polizia.

Oppure si potrebbe parlare dei no-vax e di un nuovo vaccino più sicuro degli altri. Cosa succede ai no-vax? Si riducono? Scompaiono completamente? Oppure c’è uno zoccolo duro di no-vax che resta contrario ai vaccini nonostante tutto?

Si potrebbe parlare anche dello zoccolo duro della resistenza in Ucraina sottoposta ai continui bombardamenti russi: tale zoccolo duro è composto da chi non si arrende mai, fino alla fine.

L’uso del termine zoccolo (rigorosamente al maschile, mi raccomando, altrimenti diventa una parolaccia) non si riferisce, almeno in teoria, allo zoccolo degli animali, ma pensate alla forma dello zoccolo che somiglia ad un piccolo istogramma, cioè alla rappresentazione grafica di dati numerici (una possibile rappresentazione grafica).

Tra l’altro lo zoccolo è anche una calzatura di legno, una scarpa di legno; e se pensate alla forma dello zoccolo, e soprattutto al tacco di legno, questo ha una forma squadrata anch’essa simile ad un piccolo istogramma.

L’episodio finisce qui, e approfitto per ricordarvi la pagina in cui ci sono tutte le altre espressioni idiomatiche del sito. Basta andare sul menu’ in alto: livello intermedio e poi cliccare su frasi idiomatiche e modi di dire. Vi ricordo infine i due audiolibri dedicati alle espressioni idiomatiche che potete trovare sia in PDF e MP3, (1 audiolibro2 audiolibro) sia in versione kindle (1 audiolibro2 audiolibro) che cartacea su Amazon.

Inoltre vi ricordo che diventando membri dell’associazione Italiano Semplicemente potrete avere accesso a tutti gli episodi audio del sito (sono circa di 2000 per ora) suddivisi per categoria: principianti, intermedio, italiano professionale, politica italiana, italiano commerciale, italiano per ispanofoni, per cinesi e a tutti gli audiolibri, nonché partecipare alla discussione quotidiana sul nostro gruppo whatsapp.

Un saluto a tutti da Giovanni.

Spero che uno zoccolo duro di voi sia arrivato a leggere tutto l’episodio fino alla fine!

Le bufale

Le bufale (scarica audio)

Nella lingua italiana, un modo molto originale per indicare una notizia falsa, è la “bufala“.

Tutti conoscete e usate probabilmente le fake news per indicare le notizie false diffuse sul web e sui gruppi whatsapp, telegram e via discorrendo.

Le bufale è l’equivalente italiano. Ma la bufala non è anche un animale? Sì, esattamente. Si tratta della femmina del bufalo, e la mozzarella di bufala è famosa in tutto il mondo.

Ma la bufala è anche appunto il nome che si dà alla notizia falsa, alla notizia priva di fondamento, che non ha alcun fondamento di verità. Si potrebbe definire anche una panzana, una frottola, ma nel linguaggio giornalistico bufala è molto più diffuso.

E’ curioso che la bufala, sempre al femminile, sia usata anche per descrivere qualcosa di scarso valore in generale, non solo una notizia.

Una qualunque cosa mal fatta, di nessun valore o interesse, pesante e anche molto noiosa può essere definita una bufala.

Avete visto un film che non vi è piaciuto per niente? Potete chiamarlo una bufala, senza problemi, soprattutto se le aspettative erano alte. Lo stesso accade se acquistate un prodotto che poi vi delude molto: una vera bufala, non lo acquistate, non fate il mio stesso errore. Somiglia anche al termine “fregatura“, qualcosa che vi ha ingannato dal suo aspetto, o da come è stato descritto da qualcuno. L’oggetto di una truffa può essere definito una bufala.

Siete stati imbrogliati? Vi hanno venduto un anello di diamanti e poi avete scoperto che era tutto finto? Avete sicuramente preso una bufala!

Anche un grosso errore anche detto errore madornale può essere definito una bufala. Povera bufala, che avrà fatto di male?

mozzarella di bufala
Foto di PDPhotos da Pixabay

Le sirene

Le sirene (scarica audio)

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Le sirene

Oggi parliamo delle sirene.

Un termine di cui si sente parlare spessissimo in questo momento per via della guerra in Ucraina.

Le cosiddette sirene antiaeree infatti suonano per avvertire la popolazione che stanno arrivando gli aerei da guerra del nemico.

Hanno un suono lungo, cupo e lamentoso e quando suonano le sirene antiaeree tutti devono mettersi al riparo perché c’è pericolo di morte.

Altrettanto diffuso è il suono delle sirene della polizia e quello delle ambulanze, che certamente sono allarmanti ma mai come quelle antiaeree.

Ma le sirene sono anche altro. Infatti la sirena è una figura della mitologia Greco-Romana, ed è rappresentata da una donna giovane e bella nella parte superiore del corpo e con la parte inferiore a forma di pesce.

Quella sirena non suona ma canta e incanta, infatti col suo canto, così dice la leggenda, attirava i naviganti che non sapevano resistere ma così facendo andavano incontro alla morte. Insomma anche queste sirene sono pericolose.

Odisseo però è riuscito a resistere al canto delle sirene. Questo racconta Omero nell’odissea.

La figura della sirena, non a caso, può essere associata anche a una donna affascinante, dolce, seducente e magari dal fisico mozzafiato.

Questa non suona, non canta, può essere pericolosa? Si, certo, ma non è detto.

L’addio di Francesco Totti

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Il video

https://www.youtube.com/watch?v=BF61OpqU8jk

 

Trascrizione

totti_immagine

Ssssss… eh, è facile per voi… eh, ci siamo… è arrivato il momento.

Si sente?

La folla: Sìììììì

Sembra un concerto. Purtroppo è arrivato questo momento che speravo non arrivasse mai. Purtroppo è arrivato…

In questi giorni ho letto tantissime cose su di me: belle, bellissime. Ho pianto sempre, tutti i giorni, da solo, come un matto.

Perché 25 anni non si dimenticano. Con voi dietro le spalle, che mi avete spinto nel bene e nel male, anche nei momenti difficili… soprattutto.

E per questo vogli ringraziarvi a tutti quanti, qua, anche se non è facile…

Lo sapete che non sono di tante parole… però le penso!

E… questi giorni con mia moglie ci siamo messi a tavolino e gli (“le”) ho raccontato un po’ di cose… un po’ di anni vissuti con questa maglia, questa unica maglia.

Anch’io ho scritto, abbiamo scritto una lettera per voi, non so se riuscirò a leggerla… ci provo.

Se non la finisco… la finirà mia figlia Chanel, che non vede l’ora di leggerla.

Devo prende fiato (“prendere fiato“), scusateme (“scusatemi“). Vado sennò si fa troppo tardi… c’avete fame… è ora di cena… io starei qua fino a… altri 25 anni!

Grazie Roma, grazie a mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici, grazie a mia moglie e ai miei tre figli.

Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste poche righe.

E’ impossibile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scriverla, ho cercato in questi anni di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice…

A proposito, sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone. Lo è ancora ma a un certo punto della vita si diventa grandi. Così mi hanno detto e il tempo lo ha deciso… maledetto tempo… E’ lo stesso tempo che il 17 giugno 2001 (giorno dello scudetto della Roma, ndr) avremmo voluto passasse in fretta: non vedevamo l’ora di sentire l’arbitro fischiare per tre volte. Mi vien ancora la pelle d’oca a ripensarci.

Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati i pantaloncini e scarpini perché tu da oggi sei un uomo e non potrai sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia mentre corri verso la porta avversaria, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare.

Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini, e state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia ma non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma realtà.

Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi: ai bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che ormai sono cresciuti e forse sono diventati padri e a quelli di oggi che magari gridano “Totti gol”.

Mi piace pensare che la mia carriera sia per voi una favola da raccontare…. questo è il pezzo più brutto… Ora è finita veramente… mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai.

Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile.

Adesso ho paura… non è la stessa cosa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore.

Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo.

Concedetemi un po’ di paura, questa volta sono io ad aver bisogno di voi e del vostro calore… quello che mi avete sempre dimostrato.

la folla: … non ti lasceremo mai…

Con il vostro affetto riuscirò sicuramente a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura. Ora è il momento di ringraziare tutti i compagni di squadra: i tecnici, i dirigenti, i presidenti, tutte  le persone che hanno lavorato accanto a me in questi anni…

…i tifosi, la Curva Sud… un riferimento per noi romani e romanisti.

Nascere romani e romanisti è un privilegio…. fare il capitano di questa squadra è stato un onore… siete e sarete sempre nella mia vita.

Smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi.

Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo.

Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore…

…vi amo!”