n. 154 – NULLA QUAESTIO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Episodio 154 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Se è la prima volta che ascoltate un episodio di questa rubrica, vi dico che è bene iniziare dal primo episodio, se il vostro obiettivo è migliorare il vostro livello di italiano. Siete d’accordo?

Se per voi nulla quaestio, intanto ascoltate questo episodio, poi potete iniziare dal numero 1.

Ogni giorno ci occupiamo di un termine nuovo, un’espressione, un modo di dire o comunque questioni che necessitano di spiegazione per voi stranieri, e la parola, anzi la frase del giorno è “nulla quaestio“, che non si scrive come si pronuncia perché è un latinismo e significa “nessuna questione“. Ma si usa nella lingua italiana?

Altroché se si usa, ma non fa parte certo del linguaggio informale. I giornalisti la usano spesso nei loro articoli, potete controllare su google news.

Quando si usa? Si usa quando a proposito di una questione, non c’è nulla da dire, cioè non c’è nessun problema, quindi quando uno specifico aspetto dell’argomento di cui si parla non rappresenta un argomento su cui ci può essere un disaccordo, un diverso punto di vista, una diversa opinione.

All’inizio io ho detto che se siete d’accordo con me, se quindi per voi nulla quaestio, allora potete iniziare ad ascoltate questo episodio, e poi potete iniziare dal numero 1 della rubrica.

Potete usare nulla quaestio quando volete, ma solitamente lo si fa in discorsi seri, dove si cerca di trovare un accordo, ma dove ci possono essere anche punti di disaccordo.

Vi faccio degli esempi:

Ok mamma, non posso guidare la macchina la sera quando esco con i miei amici? Ok, per me nulla quaestio, ma se invece la macchina la guida uno dei miei amici?

Semplice vero? E’ come dire: ok, nessun problema, non ho obiezioni da fare, non c’è motivo di disaccordo. In due parole: nulla quaestio.

Volete un esempio più serio?

Cosa? avete deciso di licenziare Giovanni? Se ha commesso un reato, nulla quaestio, ma in caso contrario, pensateci bene, Giovanni ha una moglie e due figli!

Ora ripassiamo alcune espressioni precedenti con qualche scioglilingua.

Vi invito a ripetere queste frasi che ascoltate per esercitare la pronuncia:

Sofie (🇧🇪 Belgio): Tizio si stizzisce sempre quando parlo di strisce. Eccome se si stizzisce. Allora caro Tizio, non ti stizzire se parlo di strisce, e se ti ci stizzisci, stizziscitici pure! E adesso zittiscimi, prima che mi stizzisca anch’io.

Bogusia (Polonia 🇵🇱): Li vuoi quei kiwi? E se non vuoi quei kiwi che kiwi vuoi? Vuoi che veda wikipedia? Vuoi che non faccia errori? Che vuoi, sono straniera…

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n. 153 – PAZIENZA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Episodio 153 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, ci vuole un po’ di pazienza per ascoltarli tutti  ma  come si dice “la pazienza è la virtù dei forti“.

Difficile parlare della pazienza in due minuti o poco più ma ci provo lo stesso. Questo è l’argomento di oggi. Armatevi di pazienza dunque, un paio di minuti, in fondo non è molto!

Posso parlarvi un po’ della pazienza? Si tratta della virtù che hanno le persone pazienti, che sanno cioè pazientare quando è il caso di farlo.

Si dice che la pazienza sia la virtù dei forti, questo almeno recita un famoso proverbio italiano. Ma si dice anche che “anche la pazienza ha un limite“, simpatica espressione che si utilizza quando non ce la si fa più a sopportare qualcosa o qualcuno.

Pazientare spesso è “sopportare“, e il proverbio che vi ho citato prima: “armarsi di pazienza” ne è una prova! Questi sono alcuni proverbi famosi sulla pazienza, su questa virtù tanto decantata.

Altre volte questo termine si usa in modo più semplice:

Ci vuole pazienza!

Se vedo un bambino che ha difficoltà a stare buono e non provocare danni, posso dire:

Ci vuole pazienza con i bambini! Bisogna armarsi di pazienza! E tirare un bel sospiro… altre volte occorre contare fino a tre prima di reagire impulsivamente.

Ancora più sinteticamente spesso si dice:

Pazienza!

Quando si usa?

Ad esempio se gioco alla lotteria tutti i santi giorni e perdo sempre, posso dire proprio così:

Pazienza! Anche stavolta non sono stato fortunato. Ma domani  sento che sarà il mio giorno fortunato! A volte indica rassegnazione ed a volte l’esatto contrario, come in questo caso!

“Pazientare” è un verbo che si usa nelle stesse circostanze.

Bisogna pazientare” è esattamente come dire “bisogna avere pazienza“.

Non ce la faccio più!!!

Dai, cerca di pazientare ancora un po’.

Infine mi chiedo: i pazienti pazientano? Chi pazienta possiamo chiamarli pazienti? Beh, meglio parlare di persone pazienti, perché il termine “paziente” appartiene invece al mondo della medicina.

Una persona paziente, è vero, è una persona disposta a moderazione, disposta ad aspettare, una persona tollerante e disposta alla sopportazione; ma “il paziente” (i pazienti al plurale, la paziente al femminile) è anche una persona malata, affetta da una malattia, e quando è affidata alle cure di un medico si chiama “paziente”:  il paziente, i pazientila paziente, le pazienti.

Solo quando si trova in cura da un medico possiamo chiamarla così.

Attenzione perché come ho detto, al femminile cambia solo l’articolo: “la paziente” e “le pazienti“.

I pazienti aspettano in sala d’attesa.

Avanti il prossimo paziente!

I pazienti devono arrivare all’appuntamento con il medico nell’ora stabilita

Le condizioni fisiche della paziente sono migliorate

La paziente è stata appena operata

Infine, non solo le persone possono essere pazienti. Quando infatti si fa qualcosa dove occorre molta pazienza, possiamo dire:

Questo documento è il frutto di un paziente lavoro di squadra.

La pace tra noi due è il risultato di una paziente sopportazione

Adesso vediamo di ripassare un po’ alcune espressioni già spiegate.

Bogusia (Polonia): L’altro giorno dovevo preparare una presentazione del progetto nuovo, per la riunione. Si dà il caso che queste preparazioni mi diano fastidio. Non mi piacciono, non più di tanto almeno. Lo so che per avere successo e sfoderare un discorso buono, sennonché con i fiocchi , bisogna mettercisi di buona lena e come si deve per non incartarsi a un certo punto. Mio marito, indefesso riguardo ai doveri professionali, non lascerebbe nulla di intentato per farlo a puntino. Senza remore è sempre pronto a darmi manforte durante le fasi della preparazione. Ma quel giorno io sono stata davvero restia nello spenderci troppo tempo, visto che fino ad allora mi aveva detto sempre bene. Mio marito mi avvertiva in continuazione dicendo che ne va della mia reputazione. Direi che mi incalzava ogni due per tre e mi tallonava ovunque con i suoi suggerimenti. Ma io non me la sono sentita, e così, durante la riunione, a un certo punto ho perso il filo e sono rimasta senza parole. Forse dovrò risponderne presto e pagarne lo scotto? Vediamo! Ma mi sa che mio marito deve avermela gufata .

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n. 152 – GUFARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Episodio 152 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente”, due minuti che spesso diventano 3 o 4, ma poco importa.

Hai mai gufato contro qualcuno? Oppure magari qualcuno ha gufato contro di te e neanche te ne sei accorto.

Simpatico questo verbo, che deriva dal gufo, l’animale, o meglio l’uccello, il volatile, e precisamente si tratta di un uccello rapace che vive principalmente nei boschi e se ne sta spesso appoggiato su un ramo con i suoi grandi occhi che ti guardano. Questo uccello, un uccello notturno, che dorme durante il giorno, è stato spesso associato alla chiaroveggenza, cioè alla capacità di vedere il futuro.

Questa capacità, questa facoltà di prevedere ciò che il futuro riserva, questa lungimiranza – possiamo chiamarla anche così – è ovviamente una leggenda della mitologia antica

Povero gufo. Questo uccello quindi è stato associato spesso a maghi e indovini, ma purtroppo in senso negativo. Un uccello del malaugurio, potremmo chiamarlo, che porta sfortuna.

Così nasce il verbo “gufare”, che informalmente, cioè tra amici, si usa spesso in tutt’Italia per indicare una persona che augura sfortuna per qualcun altro.

Il malaugurio è proprio questo, il contrario del buon augurio o buon auspicio.

Chi si augura che accadano cose negative per gli altri, si dice quindi che “gufa” contro di loro.

Evidentemente chi gufa ha delle ragioni per farlo.

In una gara di sci, ogni sciatore gufa contro gli altri, perché si augura che facciano degli errori.

I ragazzi usano molto questo verbo mentre giocano uno contro l’altro:

Ehi, stai gufando contro di me vero? Non mi gufare (non gufarmi) altrimenti poi anch’io ti guferò!

Ma chi è che mi sta gufando? Perché le cose mi vanno male oggi?

E’ simile quindi a portare sfortuna: chi mi sta portando sfortuna? Chi mi sta gufando?

Deve esserci qualcuno che mi sta gufando oggi, qualche uccello del malaugurio! Chi sarà?

Tra le notizie del giorno trovate spesso questo verbo (su google news ad esempio) usato dai giornalisti anche parlando di politica ed altro ancora.

Ricordate che gufare contro qualcuno si dice anche “gufarlo“.

Quindi io gufo contro di te = io ti gufo = io ti auguro sfortuna

Tu mi gufi = tu gufi contro di me = tu mi auguri sfortuna.

Infine una piccola nota sulla pronuncia: notate anche la differenza nella pronuncia tra augùri ed àuguri:

  • ti faccio i miei auguri di Natale, i miei auguri per te, tanti auguri.
  • tu ti auguri che io sia felice

Ora ripassiamo un po’ con delle frasi di ripasso.

Ulrike (Germania): Caschi male oggi con la richiesta di una frase di ripasso Gianni. Si dà il caso che proprio oggi io sia soggetto all’obbligo di abbozzare un contratto di compravendita. Ammetto di essere stata combattuta per un momento. Poi mi sono vista costretta a smettere di cincischiare. Cosa ho deciso allora, secondo voi? Lavoro o lingua italiana? Giusto! Avete pensato bene immagino, infatti, onde evitare di prendere una brutta piega, riferito al mio apprendimento della lingua italiana, ho deciso di dare manforte a Gianni e così ho fatto questo ripasso di qualche espressione della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”. Il rovescio della medaglia? Non vedo come possa spiegarlo al mio cliente 😅

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n. 151 – CASCARE MALE e CASCARE BENE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Oggi voglio spiegare il senso di “cascare male” e “cascare bene“, ma per farlo è necessario spiegare “cascare“, un verbo che in famiglia e tra amici si usa al posto di cadere:

Sono cascato e mi sono fatto male

Cioè sono caduto. Semplicemente. Cascare, come in questo caso, si usa spesso per indicare un cadere per effetto della legge di gravità:

Una mela casca dall’albero.

La casa casca a pezzi

Si vuole indicare che la casa è ridotta male, sta in cattive condizioni, quindi cadono i pezzi, per quanto sono cattive le sue condizioni fisiche.

Altre volte però non si usa al posto di cadere in senso fisico, ma in senso figurato. Abbiamo già visto insieme la frase “qui casca l’asino, che è un esempio di immagine figurata: la caduta dell’asino (un animale simile al cavallo) rappresenta una difficoltà.

Un altro esempio ancora di immagine figurata è quando faccio uno scherzo ad una persona e questa persona non si accorge che si tratta di uno scherzo. In questo caso posso dire:

Ci sei cascato!

Si dice anche “ci sei caduto” con lo stesso significato: sei caduto, sei cascato nello scherzo, cioè hai creduto veramente che quello che ho detto fosse la verità, ed invece era uno scherzo, ma tu “ci sei cascato”. Fa parte ovviamente del linguaggio informale.

Altre volte ancora si usa in un senso simile a “capitare“, come nell’espressione “cascare a fagiolo“: che si dice quando qualcosa capita proprio al momento giusto.

Anche nella nella frase di oggi: “caschi male!” il senso è simile a capitare.

Che c’è? Cosa devi dirmi? Oggi non è una bella giornata per me, quindi se devi chiedermi qualcosa, caschi male!

In questo caso si vuole indicare una situazione negativa. “Caschi male” è come dire:

Sei capitato il giorno sbagliato!

Hai scelto un giorno sbagliato

Cascare è anche legato, in questo caso, alla casualità: questa cosa è accaduta, casualmente proprio quel giorno: è capitata in quella circostanza. Vedete la somiglianza con capitare.

Un altro esempio:

Se credi di convincermi facilmente, caschi male!

E’ come dire: non sono la persona giusta se vuoi convincermi, hai scelto la persona sbagliata: la tua scelta è capitata su una persona sbagliata.

Oppure:

Oggi caschi bene, sono di buon umore quindi puoi chiedermi qualsiasi cosa!

In questo caso caschi bene, capiti bene, hai scelto il giorno giusto.

Il verbo cascare quindi ha questa caratteristica legata alle scelte casuali e più in generale al verbo “capitare“. Si usa anche con alcuni eventi particolari, come la Pasqua:

Quando capita/casca quest’anno la Pasqua?

Quest’anno capita/casca il 21 aprile.

Lo scorso anno cascava il 1 aprile.

Ovviamente non posso sempre sostituire capitare con cascare.

“Cascare male” e “cascare bene” sono quindi due espressioni idiomatiche che vogliono indicare (quando la frase è idiomatica) il trovarsi in una cattiva o buona situazione. Quindi “cascare” è simile a “capitare”:

Quando invece il senso è quello di “cadere” allora “cascare male” indica il cadere nel modo sbagliato, o cadere in un modo peggiore, con delle conseguenze peggiori.

Se cado dalla bicicletta, posso dire:

Sono cascato proprio male, e mi sono rotto una gamba!

Questo non è senso figurato.

Lo stesso se dico:

Sono caduto dall’albero, ma sono cascato bene e non mi sono fatto niente!

Adesso esercitiamoci con le espressioni già spiegate:

Doris (Austria): Si avvicinano le vacanze natalizie: ho adocchiato un vestitino proprio carino da regalare a mia sorella. Niente di osè, per carità! Vado oggi stesso ad acquistarlo così da evitare di accalcarmi con gli altri nei giorni vicini al Natale. Spero le piacerà, altrimenti per ripicca si offenderà fino all’anno prossimo! Per mio nipote invece comprerò un bel giocattolo: sono 15 giorni che mi tallona e mi incalza di richieste da quando non crede più a Babbo Natale.

woman wearing white and blue floral dress carrying brown handbag

Che ne dite, le casca bene questo vestito? Photo by Godisable Jacob on Pexels.com

Giovanni: Grazie Doris! Ah dimenticavo che anche un vestito può cascare male o cascare bene: se il vestito ti sta bene puoi dire che “casca bene“, o che “ti casca bene” se invece non ti casca bene addosso (si dice anche così con i vestiti: cascare addosso) allora non è adatto a te. Si dice così perché il vestito, indossato da una persona, cioè quando sta “addosso” ad una persona, assume la forma della persona, con tutti i pregi e difetti fisici della persona. Quindi un vestito può cascare bene su una persona ma cascare male su un’altra.

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