n. 42 – DI PUNTO IN BIANCO – 2 minuti con Italiano Semplicemente

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Tascrizione

Anne France: Stavo navigando su internet, quando di punto in bianco ho trovato Italiano Semplicemente

Giovanni: Ciao a tutti, sono Giovanni, di Italiano Semplicemente, e state ascoltando la puntata n. 42 della rubrica denominata “due minuti con Italiano Semplicemente”, una nuova rubrica, che va online tutti i giorni, ormai quindi da 42 giorni. Una rubrica che ho deciso di punto in bianco, senza troppo pensarci.

Ogni giorno vi spiego un concetto nuovo, con l’aiuto dei membri dell’Associazione, ed oggi tocca a “di punto in bianco“. Un’espressione che significa all’improvviso, tutt’a un tratto, improvvisamente, cioè all’improvviso. Espressione abbastanza informale, che può diventare: “senza preavviso” in contesti più formali.

Anche “tutt’a un tratto” è interessante (notate com’è scritto, tra l’altro: tutto ad un tratto, può diventare tutt’a un tratto) ed il senso è lo stesso: senza preavviso, senza avvisare. In alcuni contesti posso anche usare “tutto d’un colpo” o “di botto”.

Ma restiamo a di punto in bianco: strana frase vero?

La frase ha origini dal linguaggio militare, quindi non cerchiamo di spiegarla. Di sicuro quando accadono cose di punto in bianco non c’è stato preavviso, sono mancati i segni che potevano far capire cosa stava succedendo.

Si usa sempre per cose accadute all’improvviso.

Quando una cosa accade di punto in bianco, questa cosa deve essere improvvisa, quindi non prevedibile, non ci sono avvisaglie.

Le cose che accadono di punto in bianco hanno un effetto sorpresa, stupiscono, colgono impreparati.

Durante la lezione, il professore di punto in bianco cadde a terra!

Qual’è il passato remoto di “io ti espello”?

Beh, così di punto in bianco, non ricordo, non so…

Oppure:

Stavamo parlando, quando Giovanni, di punto in bianco, mi baciò!

Stavamo tranquilli a cena, e di punto in bianco si è sentita una forte scossa di terremoto.

Ho scoperto che esiste anche in francese: “de but en blanc”

Anne France: ogni due per tre, bevendo un caffè, ascolto u n episodio di italiano semplicemente. Ecco una bella parentesi di due minuti.

—-
L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

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La fiducia

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Trascrizione

Giovanni: Ciao ragazzi vi fidate di me?

Erradi (Marocco 🇲🇦 ): Si Giovanni, ci fidiamo ciecamente di te. Ad occhi chiusi.

Giovanni: vi fidate anche di italiano semplicemente e del metodo di insegnamento utilizzato?

José Alfredo (Honduras 🇭🇳): naturalmente Giovanni, mai riposta tanta fiducia in nessun altro sito.

Giovanni: avete voglia di darmi la vostra fidicia anche oggi?

José Alfredo: accordarti la mia fiducia sarà ancora una volta un piacere da parte mia.

Alexandre (Brasile 🇧🇷): Anche io te la concedo volentieri Gianni.

Linda (Camerun 🇨🇲): io mi sono sempre fidata di chi si chiama Giovanni.

Giovanni: bene, mi fa piacere ispirare fiducia da parte vostra. Spero di meritarla.

Papa (🇸🇳 Sénégal): Si Gianni, se godi della nostra fiducia è perché te la sei guadagnata.

Erradi: Giusto, ricevi ciò che meriti.

Khaled (Egitto 🇪🇬): mi raccomando, confidiamo in te anche oggi.

Giovanni: Concedere, riporre, accordare, dare, avere, ispirare, godere, ricevere, meritare, guadagnare: sono tutti verbi che si possono usare con la fiducia.

Un sentimento nobile la fiducia, e se voi mi giudicate persona di fiducia ne sono ben lieto.

Questo episodio però non voleva essere un encomio al mio operato, ma un modo alternativo e divertente per parlare della fiducia e dei tanti verbi che si possono usare.

Un non madrelingua normalmente la propria fiducia e riceve la fiducia dagli altri. Questi sono i verbi che usano normalmente anche gli stessi italiani.

Ma se volete cambiare verbo ogni tanto non fa male.

Se date la vostra fiducia a qualcuno, allora riponete fiducia in loro. In questo caso usate il verbo riporre.

È come dare qualcosa di prezioso, e lo fate perché vi fidate. Vi fidate ciecamente. Ciecamente significa senza guardare. Ovviamente è una espressione idiomatica. Significa accordare una fiducia assoluta, quindi fidarsi ciecamente. Non ho bisogno di guardare, di verificare. Mi fido ad occhi chiusi. Un’altra frase con senso figurato.

Non avete bisogno di guardare tanta è la fiducia che avete riposto in questa persona.

Concedere la vostra fiducia a qualcuno è segnale di rispetto, ed è segno che le vicende passate vi hanno insegnato che non c’è motivo per non concedere la vostra fiducia a questa persona. Concedendo fiducia a me, accordandomi la vostra fiducia, mi fate una concessione, mi concedete qualcosa, è come se mi state consegnando un bene prezioso, da custodire.

Allora significa che io godo della vostra fiducia, altrimenti non me l’avreste mai accordata.

In poche parole, anziché dire: “io mi fido di te”, ci sono delle alternative:

Io confido in te.

Confidare è un sinonimo di fidarsi.

Io ti concedo la mia fiducia.

Vi lascio il tempo per ripetere. Non dimenticate mai di ripetere. Sempre se avete fiducia nelle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

È molto impegnativo concedere la propria fiducia a qualcuno. Una concessione è una cosa importante. Il verbo concedere è simile a permettere, autorizzare, acconsentire. Anche un diritto si concede. Così anche un permesso.

Io ripongo (la mia) fiducia in te

Qui uso il verbo riporre. Ripongo fiducia in te è come ho fiducia in te, oppure metto la mia fiducia sulle tue mani. Cerca di utilizzarla bene.

Riporre fiducia è come dire anche “mi affido a te”, “ora dipende da te”. Anche in questo caso c’è un grande sentimento in gioco.

Una volta concessa, la fiducia può anche essere rinnovata, se credo che tu continui a meritarla.

Rinnovo la fiducia nei tuoi confronti

Abbastanza formale come dichiarazione. Si può tranquillamente usare anche nel commercio e in generale tra aziende, in comunicazioni scritte.

Ci auguriamo che anche in futuro vogliate rinnovare la fiducia nei nostri prodotti.

Questa potrebbe essere la parte finale di una mail ad un cliente che ha appena effettuato un acquisto.

È un po’ come dire:

Continua ad avere fiducia in noi

Quindi rinnovaci la tua fiducia.

Così come si dà, la fiducia si può anche togliere.

Se non mi fido più di te ti posso togliere la fiducia che ti avevo accordato, cioè dato. In questo caso ti sto sfiduciando. Non esiste invece il verbo “fiduciarie”. Bisogna per forza usare un verbo se vogliamo dare la fiducia a qualcuno.

Togliere la fiducia è un’espressione che si usa molto in ambito politico, quando viene a mancare la fiducia, cioè il supporto politico da parte di un gruppo di uomini politici.

Lo stesso discorso vale per il rinnovo della fiducia: anche rinnovare la fiducia è tipico della politica. Anche qui significa dare nuovamente, concedere ancora una volta.

Attenzione alla preposizione che usate ogni volta: Ho fiducia in te. Ho fiducia in loro, ho fiducia nella magistratura, ho fiducia nei giudici, ho fiducia nelle istituzioni, eccetera.

Vediamo anche la fiducia dalle due parti. Chi la dà e chi la riceve.

Da parte di chi la dà, di chi la accorda, di chi la concede, si usa “nel”, “in” e simili col verbo avere, che come verbo si può usare sia per le persone che per le altre cose: avere fiducia in te, avere fiducia nel futuro, eccetera. C’è un legame tra il destinatario della fiducia e la preposizione che si usa. Questo è normale perché con le persone non si usa l’articolo.

Ma anche se cambio il verbo può cambiare la preposizione.

Accordare la fiducia a te. Accordartela.

Concedere la fiducia a te. Concedertela.

Riporre fiducia in te. Riportela.

Dare fiducia a te. Dartela.

Rinnovare la fiducia a te. Rinnovartela.

Questi verbi sono più adatti per le persone.

Da parte di chi riceve la fiducia invece Ispirare fiducia è fondamentale. A me piace quasi di più ispirare fiducia che avere la fiducia di qualcuno. Ma forse no, anche perché chi ispira fiducia magari non ha fatto nulla per meritarla.

Quando qualcuno ispira fiducia viene voglia di fidarti di questa persona. Per le persone che ispirano fiducia posso dire che godono della nostra fiducia, ma solo se gli viene accordata fiducia. Poi magari non dimostreranno di meritarla, ma intanto se la sono guadagnata. Evidentemente se la sono meritata anche. Ma poi devono anche meritare di mantenenersela e questo accade solamente se decidiamo di rinnovargliela. Altrimenti verranno sfiduciate.

Ripetete dopo di me:

Le persone che ispirano fiducia godono della nostra fiducia,

Ma solo se gli viene accordata fiducia.

Poi magari non dimostreranno di meritarla.

Ma intanto se la sono guadagnata.

Evidentemente se la sono meritata.

Ma poi devono anche meritare di mantenersela.

Questo accade solamente se decidiamo di rinnovargliela.

Altrimenti verranno sfiduciate.

Un saluto da Giovanni, grazie della fiducia e dell’aiuto. Un ringraziamento anche ai donatori, almeno finché non verrò sfiduciato.

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IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 25)

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Trascrizione

Ogni medaglia ha il suo rovescio.

Sapete che una medaglia è simile ad una moneta, ma la medaglia è un premio, serve a riconoscere il valore di qualcuno, come un atleta sportivo che vince la medaglia d’oro, la medaglia d’argento o quella di bronzo se arriva primo secondo o terzo.

Le medaglie, come le monete, hanno due facce, una sotto ed una sopra.

Si chiamano facce perché spesso sulle monete e sulle medaglie c’è sopra l’immagine del re, o di qualcuno di molto importante, e la sua faccia era su una delle due parti.

Ogni faccia di una medaglia è il rovescio dell’altra, cioè sta dall’altra parte, dalla parte opposta. Basta rovesciare, cioè girare, voltare una medaglia per vederne il rovescio.

Ma il rovescio della medaglia è anche un’immagine figurata che si usa per lindicare l’altro aspetto di una situazione, il suo lato opposto.

Se parlo di una cosa bella, positiva, il rovescio della medaglia è una cosa brutta, negativa. Se invece sto parlando di un aspetto negativo, il rovescio della medaglia deve essere positivo.

Qualche esempio?

Invecchiando si diventa più saggi ed esperti. Il rovescio della medaglia purtroppo è la nostra salute e forma fisica che peggiorano con l’avanzare dell’età.

Una virus potrebbe uccidere la metà della popolazione mondiale. Ma per la salute del mondo e l’ambiente questa sarebbe una bella notizia. Questo è il rovescio della medaglia.

Anthony: Una politica economica restrittiva fa dimagrire, ma puoi rimettere i pantaloni del 1990

Bogusia: Ingrassare e il rovescio della medaglia del piacere di gustare un buon pasticcio.

Guardarsi da

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Trascrizione

Ciao a tutti da Giovanni, italianosemplicemente.com.

Oggi voglio parlarvi dell’espressione “guardarsi da”, molto usata nel linguaggio di tutti i giorni da tutti gli italiani. È interessante però aprire una parentesi sul verbo guardare.

Conoscete tutti il verbo guardare che significa utilizzare gli occhi. È simile a vedere. Per guardare occorre usare i nostri occhi, ma guardare non sempre implica il vedere. Non è chiaro?

Dove stanno le scarpe? Ho guardato nella scarpiera ma non le ho viste, eppure erano lì.

Per guardare è sufficiente dirigere lo sguardo in un punto, senza necessariamente essere consapevoli di ciò che si guarda. Quello è vedere.

Il verbo guardare è anche simile ad osservare.

Ci sono molti verbi simili a guardare, a dire il vero, dipende dal modo in cui guardiamo qualcosa, dal modo in cui usiamo i nostri occhi.

Osservare ad esempio indica il guardare con attenzione, esaminare, scrutare. Anche per osservare ci vogliono gli occhi. Ne abbiamo bisogno quasi sempre. A meno che non sto osservando il tuo comportamento, oppure se osservo una regola, cioè se la rispetto.

Esaminare poi si usa per fare oggetto di esame, considerare attentamente, analizzare. Per esaminare non sempre si usano gli occhi. Anche un non vedente può esaminare qualcosa. L’obiettivo è verificare se questo qualcosa supera una prova, un esame, appunto. Dicevo di scrutare,

Scrutare significa indagare, esaminare a fondo una cosa, quindi ancora una volta con attenzione, per cogliere aspetti difficilmente osservabili. Quindi devo sforzarmi un po’ per scrutare, se sto guardando qualcosa. Ma non sempre guardo.

Quando guardo, se scruto devo aguzzare la vista (o lo sguardo) a meno che non sto scrutando le profondità del cuore, o l’animo umano o i misteri dell’oceano, o quelli della fede.

Si tratta di una ricerca molto attenta, finalizzata a vedere, ma anche a trovare, identificare qualcosa di non semplice.

Poi c’è sbirciare, molto simile a scrutare, ma molto più legato alla vista.

Sbirciare è guardare con la coda dell’occhio. Si dice anche così per non farsi vedere, per osservare senza farsi notare, stando attento a non essere visto. Come si fa a sbirciare? Posso sbirciare una ragazza guardandola di nascosto, magari la guardo dal buco della serratura di una porta. Oppure uno studente, durante un compito, può sbirciare il compito del vicino di banco per copiarlo. Per sbirciare possiamo anche dare una veloce occhiata, di sfuggita.

Ehi, non sbirciare!

Dai, solo uno sguardo di sfuggita, ti prego!

Si dice anche così: guardare di sfuggita.

Poi c’è anche spiare, cioè guardare di nascosto per curiosità o interesse.

Guardare diventa guardarsi nella forma riflessiva. Attenti però. Per guardarsi occorre essere in due? Volendo si.

Due innamorati possono guardarsi negli occhi. In questo caso una persona guarda l’altra negli occhi: si guardano.

Ma volendo anche da solo posso guardarmi. Ad esempi guardarsi allo specchio la mattina per lavarsi i denti.

Attenzione adesso: guardarsi da qualcuno cosa significa?

E guardarsi da qualcosa?

Quando c’è la preposizione “da”, il senso è quello di difendersi, stare attento a un pericolo, assicurarsi che tutto vada bene. Si può dire anche “stare in guardia da” con lo stesso significato. Ad esempio:

Io mi devo guardare da Franco

Questo vuol dire che devo stare attento a Franco, perché potrebbe essere un pericolo per me.

Guardati dall’ascoltare I consigli di Giuseppe.

Sto dicendo che i consigli di Giuseppe potrebbero essere pericolosi quindi sono una cosa da cui guardarsi.

Spesso, per rafforzare, si usa anche aggiungere “bene” :

Giuseppe si deve guardare bene (o deve guardarsi bene) dal credere alle parole di Lucia.

Quindi guardarsi o guardarsi bene da qualcuno o qualcosa indica lo stare lontano o almeno stare attento a qualcosa.

A volte posso anche togliere la preposizione “da” ma deve essere scontato, sottinteso di quale pericolo stiamo parlando. Esempio:

Se vai in giro di notte a Roma devi guardarti sempre le (o alle) spalle.

Oppure posso dire:

Andare in giro di notte da sola? Me ne guardo bene!

Se dico “me ne guardo bene” voglio dire che sono convinto di non voler fare qualcosa. Anche qui non c’è “da” ma è scontato. La frase completa sarebbe:

Me ne guardo bene dall’andare in giro di notte da sola.

Adesso prova tu a rispondere:

Andiamo in montagna questa estate?

In montagna? Me ne guardo bene! Andrò al mare invece.

Il che equivale a dire :

Me ne guardo bene dall’andare in montagna! Andrò al mare invece.

Vogliamo smetterla di ascoltare gli epusodi di italiano semplicemente?

Cosa? Me ne guardo (bene dallo smettere)..

Spero che ve ne guardiate bene veramente dallo smettere di ascoltare gli episodi di italiano semplicemente.

In questo caso ci “ascoltiamo” nel prossimo episodio!

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Avere la coda di paglia

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Livello intermedio

Livello PRINCIPIANTI

Livello Avanzato

Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com e benvenuti in questo nuova puntata dedicata ad una espressione idiomatica.

Avere la coda di paglia.

Questa è la frase di oggi.

Una espressione informale, che quindi non è adatta al mondo del lavoro, quantomeno nel linguaggio tra aziende e con la clientela.

La potete però usare con gli amici e in famiglia, come fanno gli italiani.

Avere come sapete tutti significa possedere, detenere, essere in possesso di qualcosa.

La coda è la parte terminale posteriore del corpo dei Vertebrati. Gli esseri umani non hanno la coda, ma gli animali, i Vertebrati ce l’hanno. I cani, i gatti, le scimmie, le mucche eccetera hanno tutti una coda, che si trova alla parte opposta rispetto alla testa.

La coda è costituita dalle ultime vertebre della colonna vertebrale e gli animali possono muovere la coda se vogliono. Possono scodinzolare ad esempio, come segno di amicizia e di contentezza, possono usarla per scacciare le mosche, come fanno i cavalli.

Bessun animale però ha la coda fatta di paglia. Impossibile perché la paglia è di origine vegetale, non è parte del corpo di nessun aninale.

La paglia è fatta di steli secchi del grano o di altri cereali.

Insomma è come l’erba essiccata dal sole. Di colore giallo.

La paglia ha una caratteristica molto importante: prende fuoco molto facilmente, come la legna secca ed anche più facilmente. Basta una piccola fiammella e…. Woom… Il fuoco 🔥 è fatto.

Avere la coda di paglia quindi è un’immagine figurata.

Si dice che le persone che hanno la coda di paglia non hanno la coscienza pulita.

Sono colpevoli queste persone? Hanno fatto qualcosa? Hanno commesso un errore, qualcosa di cui pentirsi?

Questo non è dato sapere, ma chi accusa una persona di avere la coda di paglia ha dei sospetti in proposito.

E perché è sospettosa ?

Beh, magari questa persona, accusata di avere la coda di paglia, ha avuto una reazione esagerata a delle parole che ha sentito.

Se ad esempio io ti dico:

Accidenti, questa mattina mi hanno rubato 50 euro dal portafogli!!

E tu mi rispondi :

Io non sono stato, ero a casa mia questa mattina!!

Chi ascolta questa risposta rimane un po’ stupito, perché nessuno ha lanciato un’accusa diretta a te, nessuno ti ha accusato personalmente, e neanche io l’ho fatto. Allora potrei risponderti:

Certo, tranquillo, non ho detto questo.

Però dentro di me penso che tu hai avuto la coda di paglia, perché io non ti ho accusato. Sembra che tu non avessi la coscienza tranquilla, ed adesso io inizio veramente a sospettare di te.

Quindi questa frase si usa nel caso di discorsi ritenuti allusivi.

La coda di paglia è una coda che prende fuoco facilmente, e il fuoco fa allarmare, poiché è da sempre legato al concetto di pericolo e paura.

La reazione era evidentemente esagerata.

La persona accusata di avere la coda di paglia si trova in una situazione psicologica particolare. È consapevole di aver combinato qualcosa, non ha la coscienza tranquilla, quindi ha paura di essere scoperto.

Quindi appena sembra che qualcuno si possa essere accorto di qualcosa, va in allarme e, come si dice in questi casi, “mette le mani avanti“, anche qui in senso figurato, cioè si protegge, si discolpa senza essere stato neanche accusato, reagisce d’impulso, perché già stava in una condizione di allarme.

Ma nessuno in realtà l’aveva accusato.

In tutti questi casi, quando ci sono reazioni impulsive come questa, potete usare l’espressione avere la coda di paglia.

Naturalmente se lo dite direttamente alla persona, questa si sentirà ancora di più accusata e andrà ancora di più in allarme.

Vi sono aggettivi che racchiudono lo stesso significato dell’intera frase di oggi?

Suscettibile forse, ma solo parzialmente, perché la componente di colpevolezza, sebbene présente, non è così sottolineata.

Poi la suscettibilità è una caratteristica della persona, mentre la coda di paglia è relativa solo a certe situazioni. Conunque si, una persona suscettibile in effetti dimostra un’eccessiva sensibilità verso tutto ciò che sembri rappresentare in qualche modo un giudizio, più o meno critico nei propri confronti.

Forse sensibile?

Ancora più generico come aggettivo, e tra l’altro la sensibilità si estende anche alle sensazioni positive.

Forse permaloso?

Può darsi, in fondo è abbastanza simile a suscettibile. La permalosità e la suscettibilità sono due forme di sensibilità, possiamo dire.

In queste occasioni si usa anche il verbo risentirsi: una persona che si risente, che si è risentita, per qualcosa che le è stato detto, secondo lei ingiustamente. Simile ad offesa.

Vedete che siamo sempre nell’ambito dell’offesa, dell’accusa, a volte solo velata, altre volte più diretta. Ma se l’accusa è diretta proprio a una persona non si può usare l’espressione di oggi, perché non ci sarebbe nessuna esagerazione, nessuna coda di paglia, nessuna cattiva interpretazione di parole inoffensive.

Però, per terminare, anche essere permalosi è una caratteristica generale, del carattere di una persona. I permalosi se la prendono subito, si offendono anche per una battutina innocente. Non si può scherzare molto dei difetti di una persona permalosa.

Adesso prova a ripetere dopo di me per esercitare un po’ la pronuncia.

Io non ho la coda di paglia.

Una persona suscettibile.

Hai la coda di paglia?

Sei permaloso eh? Cos’hai, la coda di paglia?

Giovanni sembrava avere la coda di paglia, si difendeva troppo.

Chi è stato a rompere il vetro?

Io no, non c’ero, e se c’ero, non ho visto niente!

Ah allora hai la coda di paglia!

Dai non fare il risentito!

Un saluto da Giovanni e da italianosemplicemente.com e grazie e tutti per l’ascolto, grazie anche ai donatori che con un piccolo aiuto permettono al sito di esistere.

Chi non riesce a donare, non abbiate la coda di paglia, non sentitevi accusati. Potete sempre pensare di diventare membri dell’associazione italiano semplicemente, che ne dite? Date un’occhiata alle condizioni di adesione ed ai molti vantaggi riservati ai membri.

Ciao.

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IN MEN CHE NON SI DICA – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 11)

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Trascrizione

Voglio andar via da questo posto in men che non si dica.

Cosa significa IN MEN CHE NON SI DICA?

È solo un modo per dire subito, immediatamente, molto velocemente, in un battibaleno.

Prima che io abbia terminato di dire questa frase, voglio andar via.

Voglio impiegare meno tempo a dire questa frase che ad uscire di qui.

Me ne andrò in meno tempo rispetto a quello impiegato per dirlo.

Sempre troppe parole però. Meglio dire: in men che non si dica.

Questo è il significato della frase.

Un bel modo per trasmettere il senso della velocità non è vero?

La usano tutti gli italiani quando parlano, ma difficilmente la trovate scritta.

Spesso si usa al passato, quando si racconta di cose avvenute:

Ce ne siamo andati in men che non si dica,

Hai visto? È subito arrivata l’estate! Il tempo è cambiato in men che non si dica

Mi sono bevuto 5 birre in men che non si dica

Anche questo episodio in fondo è stato molto breve no? Abbiamo finito in men che non si dica!

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10 modi per dire “uguale”

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Trascrizione

Quanti modi ci sono per dire uguale?

Buongiorno comunque a tutti, sono sempre Giovanni, italiansemplicemente.com.

1_uguale

Uguale, una parola che si può usare in moltissimi contesti diversi.

Tutti voi stranieri la conoscete sicuramente e la sapete usare.

E quando la usate? Quando fate dei confronti.

Uguale è il contrario di “diverso”, come sapete.

Sto facendo un confronto, una comparazione, un raffronto, per giungere a una conclusione.

Comunque è un termine molto generico.

Io sono uguale a te. Noi due siamo uguali, non è vero?

In che senso? Verrebbe da rispondere. Fisicamente? Siamo uguali fisicamente, abbiamo lo stesso carattere? O cos’altro?

Per questo esistono parole simili (ecco, ho appena usato un termine non esattamente uguale ad “uguale”). esistono termini simili ma non esattamente uguali.

2_simile.jpg

Quando due cose sono simili hanno qualcosa in comune, ma non sono “uguali”. Se io e te siamo simili, allora evidentemente abbiamo qualche aspetto che si somiglia, siamo simili nell’aspetto fisico o nel carattere.

Sto confrontando due cose, voglio evidenziare delle similitudini, ma non voglio dire che sono uguali. Ci sono degli elementi che si somigliano: questo si vuole esprimere con la parola “similitudine”. Spesso poi si parla di concetti diversi che vengono messi a confronto.

Potrei ad esempio cercare delle similitudini tra il funzionamento del corpo umano e il funzionamento di un computer. Le similitudini sono dei punti in comune, degli aspetti confrontabili.

Ok, allora la similitudine è diversa dall’uguaglianza. Simile non vuol dire uguale. Ma abbiamo appena parlato anche di somiglianza!

Accidenti, un altro concetto simile all’uguaglianza ed alla similitudine.

In effetti è difficile distingue la similitudine e la somiglianza.

Diciamo che se parliamo di aspetto fisico, due persone si dice che si somigliano. C’è somiglianza tra loro:

Guarda come si somigliano quei due, sembrano fratelli!!

Si parla quasi sempre di aspetto esteriore ed anche di carattere, se parlo di persone.

Si parla spesso anche di somiglianza di gusti, o di carattere tra due persone.

Anche due situazioni si possono somigliare.

Difficile distinguere simile da somigliante. Alcune volte vanno bene tutti e due.

Altre volte no però:

Se io dico:

Oggi mi stai trattando come un estraneo. Come se non mi conoscessi.

Allora posso dire: oggi mi stai trattando in modo simile ad un estraneo.

Qui sto facendo non un confronto esteriore o nel carattere, ma confronto un concetto presentandolo in paragone con un altro. In questi casi posso usare solo “simile”.

Fin qui tutto chiaro giusto?

Quando faccio un confronto, lo faccio a scopo di valutazione. Faccio un accostamento, avvicino degli elementi (due o anche di più) e li comparo, li confronto, li raffronto.

Ci sarebbe anche la similarità: una cosa similare ad un’altra.

3_similare.jpg

E’ la stessa cosa che simile, ma solo meno legata all’aspetto esteriore e più formale.

Ho visto delle scarpe in un negozio, poi le ho acquistate in un altro, ma il prezzo era similare.

L’uguaglianza, comunque, è un concetto particolare. Si usa nella matematica (a=b) e si usa anche quando facciamo accostamenti negativi:

Questi ragazzi di oggi sono tutti uguali! Tutti attaccati al loro cellulare!

In questo modo si fa sempre in modo negativo comunque, si tratta di etichettare delle persone, facendo una generalizzazione che li racchiude tutti. Attaccare un’etichetta sopra una categoria di persone non è mai per fargli un complimento.

Ma posso usare uguale anche quando parliamo di diritti e doveri. Quando parliamo di uguaglianza spesso voglio indicare delle medesime condizioni di parità rispetto a un certo criterio di confronto.

Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge

4_eguaglianza.jpg

Posso esprimere questo concetto? Come no, e tra l’altro questo lo dice la Costituzione Italiana, ma lo dice usando parole un po’ diverse. Sapete che la legge usa un linguaggio a volte un po’ più formale. L’art. 3 della Costituzione Italiana dice:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Quindi i cittadini sono sono eguali davanti alla legge. Un termine sicuramente meno usato, un po’ più formale ma sicuramente lo trovate spesso nello scritto. Meno sicuramente nel parlato. Ad ogni modo l’eguaglianza è come l’uguaglianza, ma si usa solo in ambito di diritti.

Si parla di eguaglianza di tutti davanti alla legge. Molto meglio usare eguaglianza in questi casi: tutti capiranno che si sta parlando di diritti e di persone.

I cittadini hanno pari dignità sociale. Quindi hanno uguale dignità sociale? Sì, certo, ma in questo caso la “dignità sociale” è qualcosa che può avere dei livelli: più o meno dignità.

La “stessa” dignità quindi andrebbe già meglio anziché “uguale” dignità. Pari dignità è ancora meglio, perché serve a mettere sullo stesso livello due cose che stiamo confrontando. Qui solo il livello può cambiare, quindi si usa pari dignità.

Allo stesso modo posso dire:

5_parità.jpg

io e te siamo pari di età, di statura e di forza.

Abbiamo la stessa forza? Certamente, ed abbiamo, posso dire, anche pari diritti e pari doveri. I nostri diritti e doveri sono eguali.

Passiamo all’identità.

6_identità.jpg

Che bel cane che hai, una volta ne avevo uno proprio identico!

Se uguale ha la caratteristica di essere generico, identico si usa quando due cose sono proprio uguali, ugualissimi verrebbe da dire (ma “ugualissimi” non esiste!). Neanche “molto uguali” si può dire. invece possiamo dire che due cose sono identiche. In tal caso queste due cose sono esattamente coincidenti, corrispondono esattamente in tutto e per tutto, sono uguali punto per punto.

Questo quadro è una copia identica all’originale.

Quindi si tratta di un quadro perfettamente uguale, in tutti i suoi punti.

La mia opinione è identica alla tua

Quindi io la penso esattamente uguale a te.

Io e te abbiamo gli stessi identici gusti in tema di libri

Quindi a noi due piacciono gli stessi tipi di libri. I nostri gusti sono esattamente gli stessi.

Sono uguali? Sì, sono uguali, ma sono più che uguali. E’ troppo poco dire “uguali”.

Posso anche dire:

7_medesimi.jpg

Abbiamo i medesimi gusti

Abbiamo la medesima opinione

Se usate medesimi e medesime, al plurale, volete dire gli stessi, le stesse.

8_stessi.jpg

Potete quindi sostituire medesimi con “stessi”.

Abbiamo gli stessi gusti

Abbiamo le stesse opinioni

E’ vero, sono cose uguali, di questo state parlando, ma la parola medesimi (anche al singolare: medesimo o al femminile: medesime) oltre ad essere più efficace di “stessi” o “stesso” (ed anche più formale)  si usa soprattutto in un caso:

Quando state facendo un confronto, volete dire che due cose hanno una cosa in comune, non che ce l’hanno uguale:

Occorre garantire che tutti gli uomini abbiano i medesimi diritti.

C’è una differenza rispetto ad “uguali” o “identici”.

Non stiamo parlando di due cose: il medesimo è uno solo.

Il medesimo diritto è lo stesso diritto che abbiamo tutti e due. I medesimi diritti è la stessa cosa. Sono gli stessi diritti per entrambi.

Io e te abbiamo i medesimi diritti

Ci sono dei diritti quindi. Io ho quei diritti, e anche tu li ha, e sono gli stessi.

Io non ho dei diritti, tu i tuoi e questi sono uguali, ma gli stessi diritti sono di entrambi, appartengono ad entrambi.

Spero di riuscire a spiegarmi bene.

Tutti sono soggetti ai medesimi obblighi

Quindi ci sono degli obblighi che vanno rispettati, e tutti hanno gli stessi obblighi, i medesimi obblighi.

Non posso dite che “i nostri obblighi sono uguali”  o che sono identici” perché gli obblighi sono sempre quelli.

Medesimi quindi è come dire “stessi”, è solo più formale, ma sia stessi che medesimi si usano in questo caso.

Vediamo qualcosa di più divertente:

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Giovanni ha il naso spiccicato al mio!

Prima abbiamo visto identico. Spiccicato è informale e, come accade sempre nel linguaggio informale, riesce sempre a essere ancora più chiaro nel suo significato.

Generalmente parliamo di cose materiali: viso, parti del corpo, persone:

Giuseppe è spiccicato a mio marito

Tu invece sei spiccicato a mio fratello.

Giuseppe quindi è proprio uguale, “tale e quale” di può anche dire, a mio marito, e tu invece sei proprio identico a mio fratello. Da dove viene questa parola: “spiccicato”.

Pensate alle cose appiccicose, che cioè si attaccano, che si appiccicano. Pensate ad appiccicare due cose tra loro, con la colla, l’una di fronte all’altra, in modo che combacino perfettamente, che siano unite, in modo che coincidano perfettamente.

Perché lo faccio? Beh, ad esempio perché voglio che siano uguali.

Questa è l’immagine da usare, per capire che due cose sono “spiccicate”. Si dovrebbe dire “appiccicate” ma questo verbo si usa per dire “attaccate”, due cose “attaccate” tra loro son oappiccicate.

Invece due cose uguali identiche sono spiccicate tra loro, perfettamente uguali.

Poi in realtà spiccicare vuol dire anche staccare, togliere la colla, dividere due cose. Il contrario di appiccicare è spiccicare.

Prima posso appiccicare due oggetti, e poi posso spiccicarli.

Anche in senso figurato si dice spesso:

Non riesco a spiccicare parola!

Questo non ha nulla a che fare con l’uguaglianza. ma lasciamo perdere il verbo spiccicare.

Due cose spiccicate sono uguali, “tali e quali“, che è ancora un altro modo per esprimere l’uguaglianza assoluta.

A proposito di “tale”. Conoscete il detto:

Tale padre, tale figlio

Una espressione che indica che il figlio ha seguito l’esempio del padre.

Tale e quale invece è un’altra espressione che potete usare al posto di “uguale”, o meglio ancora a identico o spiccicato.

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Io sono tale e quale a voi

Un modo utilizzatissimo per esprimere uguaglianza.

Un imitatore, colui che imita le persone, che per mestiere cerca di somigliare a personaggi famosi, ha un obiettivo: sembrare tale e quale ai personaggi che imita.

Tra uomini si potrebbe dire:

Le donne sono tali e quali in tutto il mondo

Ovviamente si potrebbe dire anche degli uomini.

Oppure io potrei dire:

I cellulari di oggi sono tali e quali a quelli di 10 anni fa?

No, per niente! Sono cambiate moltissime cose: c’era Whatsapp dieci anni fa? No. Non è la stessa cosa senza Whatsapp.

Esistono le medesime applicazioni sui cellulari? Per niente. Sono cambiate completamente in dieci anni.

Le batterie sono tali e quali a quelle di oggi? Ci sono le stesse batterie?

Ma quando mai! Sono diversissime. Durano di più adesso, e priva si toglievano, mica come adesso!

In poche parole i cellulari di oggi non somigliano per niente a quelli di 10 anni fa. E’ un confronto che non si può fare!

Un saluto a tutti. E grazie delle vostre donazioni.

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