Tra l’altro

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Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi vediamo una locuzione avverbiale utilizzatissima dagli italiani

La locuzione avverbiale di cui vi sto parlando è “tra l’altro”. Con questo episodio vorrei inaugurare una nuova tipologia di episodi. So che molti di voi amano gli episodi molto brevi quindi voglio andare incontro a queste persone: episodi brevi quindi, 10 minuti o giù di lì, dedicati non alle espressioni idiomatiche, che richiedono più tempo, ma a questi gruppi di parole che appartengono al linguaggio comune, e che si usano sempre, in ogni frase e discorso, che servono a vari scopi.

Le locuzioni avverbiali sono semplicemente gruppi di parole che insieme hanno la funzione di un singolo avverbio. Ci sono moltissime locuzioni avverbiali. Tra l’altro è una di queste. “a poco a poco” è un’altra, solo per farvi un secondo esempio. Solitamente potete sostituire queste locuzioni con un solo avverbio.

Gli stranieri hanno spesso difficoltà anche con queste cose, quindi è bene fermarci su queste locuzioni, queste piccole frasi, per evitare che facciate inutili giri di parole quando magari è sufficiente inserire una locuzione avverbiale.

Allora, “tra l’altro” è appunto una di queste lucuzioni. Questa locuzione di oggi è formata da tre parole, la prima è “tra”, la seconda è “lo”, e la terza è “altro”. Naturalmente lo+altro diventa: l’altro: l’apostrofo su la L indica un’elisione, che evita di scrivere e di dire “tra lo altro”, che suona malissimo, e, al posto della lettera “o”, viene usato l’apostrofo.

Notate bene anche che si scrive con tre parole, tra l’altro quando si pronuncia, può sembrare che la parola sia solamente una, mentre invece sono ben tre parole. Solitamente si pronuncia come se fosse un’unica parola, ma potete anche pronunciare tra l’altro scandendo le singole parole. Non fate un errore se fate questo.

Cosa significa tra l’altro? Tra l’altro significa: oltre a tutto, oltre al resto, fra le altre cose.

In pratica, se state facendo un discorso e state dando un vostro parere su qualcosa, state cioè dando una valutazione, o state motivando una vostra affermazione, state esprimendo il vostro giudizio, ebbene per fare questo volete giustificare quanto state dicendo. Faccio questo perché… dico questo perché… la penso in questo modo in quanto… Il mio pensiero è questo infatti…

Insomma state spiegando qualcosa, e ad un certo punto volete aggiungere alcune informazioni. Le informazioni che volete aggiungere, in particolare, non sono tutte quelle possibili, non sono un elenco preciso e dettagliato. Quello che volete fare è aggiungere delle informazioni in più, una o più di una, in modo non esaustivo, e spesso quello che aggiungete rafforza, rende più forte, o giustifica quello che state dicendo, in modo discorsivo, senza puntualizzare troppo.

Ho detto che “tra l’altro” (o “fra l’altro”, con la “f”) significa oltre a tutto, oltre al resto, fra le altre cose.

Se ad esempio dico (provate a ripetere le frasi che dico):

I miei alunni mi accusano, tra l’altro, di parlare troppo velocemente.

In questo caso sto semplicemente indicando una delle cose di cui sono accusato dai miei alunni. Loro dicono ad esempio che parlo troppo velocemente. Magari hanno anche altri motivi per contestarmi, per criticarmi, ma non li dico tutti. Ne cito solamente uno: parlo troppo velocemente.

Quindi potrei dire:

I miei alunni, tra le altre cose, mi accusano di parlare troppo velocemente;

I miei alunni, oltre al resto, mi accusano di parlare troppo velocemente;

I miei alunni, a titolo puramente esemplificativo ma non esaustivo, mi accusano, di parlare troppo velocemente.

Quest’ultima è una modalità molto formale di esprimere lo stesso concetto. Questo probabilmente non è l’esempio adatto per questa espressione ma ritenevo fosse importante citarvi anche questa modalità: a titolo esemplificativo, o a titolo di esempio (meno formale), ma non esaustivo, cioè non voglio essere esaustivo, non voglio dire tutti i motivi per cui si lamentano i miei alunni. Uno di questi, tra l’altro, è che parlo troppo velocemente.

Quest’ultima formula si usa nei contratti, negli accordi tra aziende, nelle comunicazioni tra istituzioni eccetera. Molto formale ma molto elegante anche.

Altro esempio:

Gli Stati Uniti hanno deciso di bombardare la Siria, tra l’altro senza darne alcun preavviso.

Quindi in questo caso “tra l’altro” è usato per sottolineare la gravità del fatto. È grave che gli Stati Uniti abbiano preso questa decisione di bombardare la Siria, oltretutto (ecco l’avverbio, in questo caso, che può sostituire la locuzione tra l’altro), tra le altre cose, senza dare preavviso di questo attacco. L’attacco è stato fatto senza avvisare, quindi la cosa è abbastanza grave.

Ultimo esempio: ho 7 anni e ho appena picchiato la mia sorellina Laura, di 5 anni. Sto allora cercando di convincere mia madre che se ho picchiato Laura è solamente perché lei mi aveva provocato. Allora dico a mia madre:

Mamma, ho picchiato Laura perché lei mi aveva offeso, mi aveva detto che ero uno stupido, e tra l‘altro non è neanche la prima volta che lo dice. Anche ieri me lo ha detto.

Quindi anche ora sto aggiungendo un’informazione importante: non solo Laura mi ha offeso, ma, tra le altre cose, non è la prima volta che Laura mi dà dello stupido.

Questa informazione vuole rafforzare il mio discorso, perché io voglio convincere mia madre della correttezza del mio comportamento, o quantomeno che entrambi siamo colpevoli.

Tra le altre cose, Laura mi insulta continuamente;

Oltretutto, Laura mi guarda anche male;

Tra l’altro io non volevo farle male;

Tra l’altro anche lei mi ha dato un calcio sai mamma?

L’espressione la potete quindi sostituire con un solo avverbio e spesso anche con altre locuzioni molto simili, come ad esempio “del resto”, che è un’altra locuzione che vediamo la prossima volta. Non voglio confondervi le idee.

 

 

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Messi da parte

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Trascrizione (in fase di completamento)

 

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Giovanni: Buongiorno amici e grazie a Marta, Argentina, iscritta all’associazione Italiano Semplicemente, che oggi ha voluto partecipare a questa edizione speciale di Radio Italiano Semplicemente.

Questa è una giornata particolare per me e per il calcio italiano, visto che la squadra della Roma ha battuto il Barcellona. Un’impresa quasi impossibile che però stavolta è riuscita.

Allora oggi colgo l’occasione per spiegare un’espressione ironica che possiamo collegarla alla partita di ieri: messi da parte. Capirete il motivo per cui questa espressione è legata alla partita di ieri sera.

L’espressione da spiegare in realtà sarebbe “mettere da parte”, ma ho voluto chiamare questo episodio “Messi da parte”, con la M Maiuscola, per un motivo preciso che vi spiegherò alla fine dell’episodio.

Abbiamo sentito la canzone di Antonello Venditti, cantautore romano, dedicata alla squadra della Roma, che si ascolta ogni volta che la Roma vince una partita, e lo abbiamo fatto perché le emozioni fanno parte del metodo di Italiano Semplicemente per imparare italiano.

Ieri sera, possiamo dire che i giocatori del Barcellona sono stati “messi da parte” dalla Roma. Vediamo allora bene cosa significa questa espressione mettere da parte, e vediamo anche tutte le altre espressioni italiane che possono essere usate negli stessi contesti.

Allora, mettere da parte contiene il verbo mettere, che significa prendere una cosa, che si trova da qualche parte e cambiare la collocazione fisica di questa cosa, la posizione nello spazio di questo oggetto. Posso prendere ad esempio una mela e metterla sul tavolo. Posso prendere una penna e metterla nello zaino, posso prendere un libro e metterlo nella libreria. Mettere quindi significa Collocare in un posto, oppure sistemare qualcosa con uno scopo preciso, come ad esempio mettere la pasta a cuocere.

Se uso il verbo mettere in modo riflessivo invece, posso usare il verbo in diversi modi. Posso ad esempio dire “mettermi a sedere”. In questo caso metto me stesso in una posizione diversa da prima: a sedere. Prima ero in piedi, poi mi metto seduto, cioè a sedere. In questo caso mettersi equivale a posizionarsi, collocarsi. Sempre in modo riflessivo posso “mettermi a lavorare”, cioè posso iniziare a lavorare. In questo caso “mettersi a” significa dare inizio ad una nuova attività.

Io posso mettermi a lavorare, tu poi metterti a riflettere sul significato della vita, lui può mettersi a studiare, noi possiamo metterci a discutere, voi potete mettervi a litigare, loro possono mettersi a guardare eccetera

A seconda di quale preposizione usiamo possiamo fare delle frasi che hanno significati leggermente diversi. “Mettersi a” indica ad esempio un inizio di qualcosa, o un impegno delle proprie energie a fare qualcosa: studiare, lavorare, discutere.

Poi ci sono tantissime espressioni in cui si usa il verbo mettere o mettersi, come ad esempio: mettere a proprio agio, mettersi nei guai, mettere in difficoltà, Mettere a tacere, mettere alla berlina, mettere a punto, mettere in funzione, mettersi in proprio, mettere a nudo, mettere al mondo, mettere alla porta, mettere alla prova. Potrei continuare con tanti altri esempi.

Spesso quindi mettere viene un po’ snaturato del suo significato fisico, che è quello di spostare qualcosa e posizionare in un altro luogo. Non vogliamo spiegare tutte queste frasi idiomatiche oggi. Quello che occorre capire è che è un verbo molto utilizzato e soltanto apparentemente facile da usare. Occorre ovviamente ascoltare e provare ad usare le singole espressioni per memorizzarle.

Vediamo però l’espressione di oggi: “mettere da parte”. La parola “parte”, è anche questa molto utilizzata ed ha molti significati diversi.

Fisicamente (cioè da un punto di vista fisico) sappiamo che se un oggetto si trova da qualche parte significa che l’oggetto si trova in un luogo, in un posto, in una parte del mondo, o in una parte della stanza. Parte significa anche una porzione, un pezzo. Non si sta indicando un luogo preciso però: la parola “parte” può essere quindi usata per indicare, dal punto di vista dello spazio, un luogo generico, e questo luogo spesso si trova un po’ decentrato, un po’ fuori dal resto. “Da parte” significa proprio questo.

Se metto un oggetto “da parte” significa che lo prendo e lo sposto in un luogo riservato, un luogo dove solo io so che un giorno potrei ritrovarlo, quindi se lo metto da parte in qualche modo lo voglio conservare, perché ci tengo, è un oggetto importante. Posso mettere da parte anche del denaro, dei soldi. In questo caso significa che li voglio risparmiare, li voglio conservare per spenderli in futuro. Anche se li metto in banca posso dire che li metto da parte; è un’espressione molto usata informalmente: mettere da parte i soldi, o mettere da parte i propri risparmi significa metterli in banca, farli custodire da una banca e non metterli nel materasso di casa J

Io ad esempio sto mettendo da parte 50 euro al mese per i miei figli, che tra 10 anni potranno utilizzarli per acquistare una macchina, o pagare l’università.

In questo senso del verbo “mettere” c’è una simpatica espressione: impara l’arte e mettila da parte, che sta ad indicare che se si impara a fare qualcosa (l’arte) in futuro servirà sicuramente, qualsiasi cosa sia l’arte di cui stiamo parlando: impara l’arte e mettila da parte, come se fossero soldi, come un investimento per il futuro. L’espressione “mettere da parte” quindi è molto simile a “fare tesoro di” qualcosa, qualunque cosa. Quindi fare tesoro di qualcosa è conservare questo qualcosa per il futuro, quando questa cosa potrà tornarci utile e potrà essere molto preziosa per noi, come un tesoro. In questo caso quindi posso dire che dobbiamo “far tesoro” dell’esperienza passata affinché ci sia utile nel futuro.

Fai tesoro dei miei consigli!

Potrete dire ai vostri figli. Il che significa usali, dai ascolto ai miei consigli perché sono importanti. Io potrei consigliarvi di fare tesoro delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

C’è anche l’espressione “non avere né arte né parte” che ha sempre a che fare con il saper fare qualcosa (l’arte) che però è una espressione negativa e indica una persona che non sa fare nulla. Si utilizza la parola “parte” con un altro significato, che è quello relativo alla “parte” che si interpreta nella vita, come se fossimo degli attori che recitano una parte, che fanno la parte di un personaggio, quindi che interpretano il personaggio. “Parte” ha anche questo significato. Non avere arte, cioè non saper far nulla, e non avere neanche una parte, cioè non essere nessuno, non contraddistinguersi per nulla in particolare. Non saper far nulla meglio degli altri: questo è “non avere né arte né parte”.

Mettere da parte però significa anche un’altra cosa. Non solo conservare e preservare, accantonare per il futuro, ma significa anche scansare, lasciare. Mi spiego meglio:

Quando una cosa non ci serve più, cosa possiamo farci? La possiamo mettere da parte, possiamo cioè spostarla, scansarla, la possiamo lasciare in disparte, perché tanto è inutile, ora non ci serve più, ora dobbiamo pensare ad altro. Possiamo far cadere nel dimenticatoio questa cosa, perché non ci sarà più utile nella nostra vita.

Ecco, quando mettiamo da parte qualcosa possiamo intendere anche questo. è così che è da intendere quando dico che Ieri sera i giocatori del Barcellona sono stati “messi da parte” dalla Roma. Il Barcellona è stato archiviato dalla Roma; la Roma ha superato questo problema che si chiamava Barcellona, ed ora è il momento di pensare ad altro.

Una presa in giro ovviamente, stiamo facendo ironia sulla partita Roma Barcellona, e facciamo ironia perché “messi da parte” contiene la parola “messi” che casualmente (si fa per dire) contiene la parola Messi, con la M maiuscola, perché la parola “messi” è anche il cognome di Lionel Messi, il giocatore più forte del mondo (insieme a Cristiano Ronaldo del Real Madrid), Messi, che milita tra le fila del Barcellona.

Posso fare anche un secondo esempio: se sono al lavoro ed ho appena superato un problema personale che mi preoccupava molto, che mi impediva di essere produttivo al lavoro, allora posso dire che finalmente, ora che il problema è stato risolto, posso metterlo da parte e dedicarmi maggiormente al lavoro.

Tante cose possono essere messe da parte da questo punto di vista, come i problemi, per essere accantonati, per non dedicare più loro tempo utile. Si tratta di cose da dimenticare, a cui non bisogna più dedicare attenzione.

Anche la Corea del nord e la Corea del Sud ad esempio hanno messo da parte, almeno per il momento, i loro problemi politici, grazie alle Olimpiadi del 2018. Anche questi problemi sono stati messi da parte.

Ma come possiamo esprimere in altri modi ed in altri contesti la frase mettere da parte?

In modo informale possiamo anche dire “Mettere in soffitta“, una bella frase idiomatica anche questa.

La soffitta è quel luogo che è presente quasi in ogni abitazione, una vera e propria stanza che si trova in alto, sotto il tetto di un edificio. Ci si accede normalmente con una scala. La soffitta è quel luogo dove si mettono le cose che non sai dove mettere, perché ti sono servite in passato ma ora non servono più. In modo figurato possiamo quindi dire che il Barcellona è stato messo in soffitta dalla Roma.

Archiviare la pratica” è un’altra espressione molto interessante, simile a mettere in soffitta e mettere da parte.

Archiviare significa mettere in un archivio, che è una raccolta di atti e documenti da conservare. L’archivio serve a contenere documenti come la soffitta serve a mettere gli oggetti vecchi.

La pratica è invece il documento o un insieme di documenti: può essere una denuncia, la documentazione che riguarda una persona in un ufficio pubblico ad esempio. Un altro modo di indicare un documento è parlare di “pratica”, intesa come la documentazione e il procedimento relativi ad una determinata questione. Le pratiche quindi possono essere archiviate, poiché le pratiche sono documenti, sono faldoni, un insieme di fogli che riguardano tutti lo stesso aspetto. Tutte le pratiche vanno inserite in un archivio in modo da poterle ritrovare quando ci serviranno. Vedete che il concetto è sempre lo stesso: mettere da parte, conservare. Archiviare una pratica si usa negli uffici, soprattutto quelli pubblici.

Però in senso figurato archiviare una pratica significa togliersi un problema, esattamente come uno dei significati di “mettere da parte” quindi.

Archiviata la pratica Barcellona, ora tocca al real Madrid!

Con questo augurio vi lascio riflettere sull’espressione di oggi, e per il momento mi metto da parte anch’io. Grazie a Marta che si è prestata allo scherzo, a questo gioco di parole di oggi che prende un po’ in giro il giocatore Messi, del Barcellona, ma argentino di origine.

Nessuno credo si offenderà comunque, ma dopo un tre a zero al Barcellona è permessa anche un po’ di ironia.

Alla faccia!

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Trascrizione

Ulrike: Cari ascoltatori, benvenuti di nuovo alla Radio Italiano Semplicemente. Negli ultimi mesi si nota un aumento dei morti a causa degli incidenti stradali nelle strade di Berlino. Alla faccia di questa situazione preoccupante, l’associazione degli automobilisti chiede un ulteriore ampliamento della rete stradale per migliorare il flusso del traffico.

Gianni: Bene, curiosa notizia da Berlino, grazie Ulrike. “Alla faccia di questa situazione preoccupante, l’associazione degli automobilisti chiede un ulteriore ampliamento della rete stradale per migliorare il flusso del traffico“. L’espressione di oggi è: “Alla faccia”, ed Ulrike è uno dei membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente. Grazie Ulrike per questa notizia. Anche tu quindi ascolti Radio Italiano Semplicemente! Mi fa piacere!

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A parte gli scherzi, è curiosissima espressione informale italiana, che ha più significati. Per spiegare questa espressione italiana ricorriamo all’aiuto di Flora, professoressa di Italiano, che ha qualcosa da dire in merito. Flora siamo tutt’orecchi!

Flora: Ciao a tutti ragazzi e buona serata. Alla faccia di, in italiano, è un’espressione scherzosa, che non ha una reale origine. è un modo italiano scherzoso per dire qualcosa di importante che non ci si aspettava. Qualcosa di importante, di particolare.

Vi spiego. Per esempio: Io dico:

Stasera uscirò con i miei amici però non voglio fare tardi (fare tardi significa rientrare tardi, a casa in questo caso) perché domani devo andare a lavorare.

Poi torno a casa alle tre di notte. L’indomani mattina incontro Gianni e gli dico:

Gianni, ieri sera sono tornata a casa alle tre di notte!

E lui mi risponde: alla faccia del tornare presto!

Cioè, come se avessi preso in giro il tornare presto. Comunque non ho trovato una reale origine di questa espressione. Vado a vedere il mio libro di storia della lingua italiana per veder se trovo qualcosa. Ciao ciao!

Gianni: Ok Flora nel frattempo provo a fare qualche riflessione. L’espressione è composta dalle parole alla e faccia.

Per capire perché si usano queste due parole, basti pensare a quando si fa un brindisi. Quando si festeggia un avvenimento e si vuole fare un brindisi, si prende una bottiglia di buon vino, o di spumante, e si fa un brindisi, si accostano i bicchieri, si alzano in alto e si dice: “Alla salute!“, oppure  “al nostro successo“, “alla felicità” eccetera. Possiamo anche dire “buon anno“, o cose simili, ma generalmente quando si fa un augurio comune si brinda nella speranza che accada qualcosa di buono nel futuro, che può essere la felicità, il successo eccetera. Ebbene in questi casi si brinda al successo, si brinda alla felicità, e anziché dire: brindiamo alla nostra felicità, si pronuncia la forma abbreviata: alla nostra felicità! oppure “alla nostra salute” o semplicemente “alla nostra!“.

Ecco, allora quando diciamo “alla faccia di qualcosa” o “alla faccia di qualcuno”, la prima parola “Alla” ha lo stesso significato: si tratta di una abbreviazione di una frase più lunga.

Se aggiungo la parola faccia diventa: Alla faccia, e uno dei possibili significati di questa espressione ha un senso opposto a quello del brindisi. Sta accadendo qualcosa, o è appena accaduto qualcosa, e pronunciamo questa espressione: “alla faccia di Giuseppe”, ad esempio.

Non stiamo brindando alla nostra salute o a quella di Giuseppe, ma stiamo dicendo, in modo scherzoso, che quello che è appena successo, non farebbe piacere a Giuseppe. A Giuseppe dispiacerebbe quanto sta accadendo, lui voleva esattamente accadesse il contrario, ma noi ne siamo felici! Noi siamo contenti di quanto sia accaduto, ci rallegriamo di quanto è successo, ed allora è come se brindassimo alla faccia di Giuseppe.

Perché la faccia?

Beh, è come se in quel momento ci immaginassimo la sua faccia, faccia intesa come viso, ma più in particolare come espressione. La parola faccia equivale alla parola viso, ma la faccia si usa per le espressioni del viso. Quindi parliamo della faccia di Giuseppe immaginando che non farebbe una espressione felice.

Come ha detto Flora, è accaduto qualcosa che non ci si aspettava, e è proprio per questo che Giuseppe (povero Giuseppe) farà una faccia stupita e rammaricata, una faccia contrariata, forse arrabbiata.

Nel caso invece della frase di Ulrike, che ha detto che l’associazione degli automobilisti ha chiesto un ampliamento della rete stradale alla faccia dell’aumento dei morti a causa degli incidenti stradali nelle strade di Berlino. In questo caso si esprime un altro concetto. Il concetto è quello del menefreghismo. In questo caso l’associazione degli automobilisti non si interessa dell’aumento dei morti, non se ne interessa affatto, e nonostante questo, chiede un ampliamento della rete stradale. Nonostante questo. Ma le parole “nonostante questo” non esprimono abbastanza lo stupore di chi parla, e il senso di contrarietà che Ulrike prova contro questa associazione di automobilisti. Ulrike esprime, con queste parole, di essere di parere contrario a quello dell’associazione, che se ne frega altamente (altra espressione idiomatica) dell’aumento dei morti sulle strade di Berlino. A loro non interessa nulla: se ne fregano. Un modo, questo, molto informale di esprimere menefreghismo e disinteresse.

Se invece Ulrike avesse detto:

L’associazione degli automobilisti  chiede un ampliamento della rete stradale nonostante l’aumento delle vittime della strada, Ulrike sarebbe stata più neutra, ed anche più formale. Avrebbe accostato due fatti diversi ma collegati tra loro, facendo notare il legame, ma senza esprimere una forte contrarietà verso questa associazione. L’associazione si disinteressa  dell’aumento delle vittime della strada, e chiede ugualmente un ampliamento della rete stradale.

Flora a questo punto credo voglia aggiungere qualcosa:

Flora: Attenzione che “alla faccia di” non è un modo molto elegante di parlare!

E’ un modo colloquiale, che si usa tra amici che si conoscono da tempo. Se io per esempio dovessi parlare con un professore, con una persona adulta, voglio dire non con un amico – già con un conoscente risulterebbe molto confidenziale la frase. Ripeto: è un modo di parlare tra amici. Io posso dire ad esempio :

Non siete voluti venire in gita con noi a Napoli e, alla faccia vostra, ci siamo mangiati una bella pizza!

Ma lo dico tra amici, non tra conoscenti o tra persone che non si conoscono. Oppure posso anche dire:

Alla faccia vostra, anche nel senso di “senza dirvi niente”, siamo andati al cinema a veder quel film di cui abbiamo tanto parlato, perché voi non vi decidevate mai a dirci quando eravate liberi!

Però ripeto: è un modo colloquiale di parlare, attenzione ad usarlo con le persone, perché noi italiani abbiamo una caratteristica molto spiccata: la grossissima permalosità!

Gianni: Hai ragione Flora, grazie della tua spiegazione!

Flora: Un abbraccio ragazzi, ciao ciao!

Gianni: Flora, hai qualcosa da aggiungere?

Flora: a proposito, sapete cosa significa i italiano essere permaloso?

Gianni: Bella domanda Flora, non so se tutti conoscano il significato di questa parola, vi dico solo che questo problema gli italiani ce l’hanno soprattutto se il loro segno zodiacale è il  segno dei pesci!  Sia io che Flora apparteniamo proprio a questa categoria! Date un’occhiata alla lezione dedicata al segno zodiacale dei pesci e scoprirete tutte le sue caratteristiche, compresa la permalosità. Approfitto per fare un po’ di promozione alla nostra associazione, Italiano Semplicemente. Do il benvenuto all’ultimo membro Carlos, dal Brasile.

Un abbraccio.

Flora: ciao ciao!

 

 

 

 

 

 

 

Via libera

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Trascrizione

André: buonasera ascoltatori di Radio Italiano Semplicemente. Dal Brasile una notizia dell’ultima ora: la Corte Suprema brasiliana dà via libera all’arresto di Lula. L’ex presidente brasiliano potrebbe essere incarcerato nei prossimi giorni.

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Giovanni: Ragazzi buongiorno, grazie mille ad André, brasiliano, membro dell’associazione italiano semplicemente, che ha voluto dare il via alla prima puntata di radio italiano semplicemente. Si tratta di un gioco ovviamente ma molto divertente, che mi dà l’occasione di spiegare questa curiosa espressione: dare il via ed anche dare il via libera.

Ripeti: dare il via libera.

Vi dico subito che il significato di via libera è legato a molti concetti doversi. È legato ai problemi, ma anche alle soluzioni, è legato alle persone ed anche al mondo del lavoro. Vediamo come.

Ci sono più modi di usare queste due paroline l’una di seguito all’altra: via libera. Iniziamo dalla parola VIA.

Diciamo innanzitutto che la parola VIA ha più significati e soprattutto è una parola sia maschile che femminile.

Se la usiamo da sola ha un significato semplicissimo: via! Con il punto esclamativo è una esclamazione. Significa allontanati, oppure stai lontano, stai lontano da me, vai via, oppure significa partenza!

Senza il punto esclamativo invece è una parola sia maschile sia femminile.

Come femminile via significa strada, dove marciano le automobili, e dove abitano le persone. Infatti molte strade in Italia sono VIE: Via cassia, via Aurelia, via Prenestina eccetera. Ma una via indica anche una strada intesa come una strada da intraprendere, in senso figurato. Una via allora rappresenta una scelta quindi, o una soluzione per un problema:

Per risolvere il problema della guerra l’unica via possibile è quella della tolleranza.

Oppure:

Per imparare a parlare italiano l’unica via possibile è esercitarsi.

Oppure:

Al lavoro, se ho un problema, posso provare a seguire la via che mi ha indicato il mio collega.

Quindi dove c’è un problema posso cercare una soluzione. La soluzione si trova attraverso una via, una strada virtuale che ci indica il percorso che dobbiamo seguire. Anche in questo caso via è femminile: la via.

Come senso non cambia molto come vedete: una via è una strada vera o una strada figurata, un percorso da seguire in entrambi i casi per arrivare da qualche parte, un luogo o una situazione che rappresenta il nostro punto di arrivo.

Posso anche dire che:

Un problema è in via di soluzione

Ripeti: Un problema è in via di soluzione.

il che significa che il problema sta per essere risolto, è stata intrapresa la via, la strada, che ci porterà alla soluzione del problema.

Quando una via è libera, significa che non ci sono ostacoli. Notare che sto usando sempre l’articolo femminile: la via. Posso quindi intraprendere quella via, vera o figurata che sia, senza problemi. Via libera! Possiamo andate! Ora la via è libera, o semplicemente “via libera!”

Ripeti: vai ora! via libera!

Si tratta di una espressione abbastanza utilizzata da tutti in italia, proprio per indicare che ora si può procedere, ora possiamo andare avanti, non ci sono ostacoli sul nostro percorso. La via è Libera, ed il mio segnale per comunicarlo è: via libera!

Nel caso del maschile, il via può indicare due cose: una linea disegnata a terra, che indica il punto esatto in cui gli atleti iniziano una gara, oppure il via è il segnale che viene dato agli stessi atleti quando devono iniziare a correre.
Gli atleti devono aspettare che qualcuno, un arbitro, un giudice di gara, faccia un segnale che indichi loro che possono partire. Questo segnale si chiama “il via”. Questo non vale però solo per gli atleti, poiché si usa anche in senso figurato.
Bene, quindi via può essere sia maschile che femminile. L’arbitro o il giudice di gara abbiamo detto che decidono quando devono partire gli atleti. Può fare un segno con la mano, oppure può fischiare, o sparare in alto.

Si dice che il giudice di gara dà il via.

Ripeti: il giudice di gara dà il via alla gara

Possiamo anche dire che dà il segnale di via libera. Il via non è altro che la forma abbreviata del segnale di via libera. Abbiamo due diverse abbreviazioni:
– dare il via
– dare il via libera

Vediamo poi la differenza.

La cosa interessante che bisogna conoscere per saper utilizzare queste espressioni nel modo migliore, è sapere in quali modi si possono usare, perché non è affatto scontato.

Ad esempio si può dire avere il via libera ma anche dare il via libera. Ad esempio se sono al lavoro ed il mio lavoro è costruire palazzi, allora prima di iniziare a costruire un palazzo ho bisogno che il direttore dei lavori dia il via libera ai lavori.

In questo modo, dopo che lui ha dato il via libera ai lavori, posso dire di aver avuto il via libera da parte del direttore dei lavori.

Io ho il via libera da parte del direttore, e lui dà il via libera a me per la costruzione, per iniziare a costruire il palazzo.

Una volta avuto il via libera, possiamo iniziare a costruire. Avere e dare sono i due verbi più usati. Posso però anche dire ricevere il via libera, che equivale ad avere.

Posso ottenere il via libera. Stesso identico significato. Avere, ricevere, ottenere. Dall’infornale al formale. Dall’altro lato, il direttore può dare il via libera, e questo è il modo più comune.

Più formale è fornire il via libera. Fornire è molto usato nel commercio e nel lavoro in generale. Anche decretare è abbastanza formale.

Se qualcuno decreta il via libera spesso si tratta di un’autorità importante: Lo stato, un giudice, un direttore eccetera.

Se poi vogliamo esagerare possiamo formalizzare il via libera.

Ripeti:

– fornire il via libera

formalizzare il via libera.

decretare il via libera.

Un via libera viene formalizzato quando si produce un documento col quale si attesta, cioè si scrive, si dichiara, che è possibile iniziare. Col documento si formalizza il via libera. Formalizzare è un verbo che sicuramente vedremo nel dettaglio all’interno del corso di italiano professionale, comunque in questo contesto è una modalità formale di dare il via libera.

Se questo documento è un decreto, che ha un valore legale, allora passiamo usare tranquillamente decretare il via libera.

Vedete quanti verbi si usano e si scoprono con questa espressione. Inoltre ho usato sempre il maschile: il via libera, un via libera.

Ma perché allora è libera e non libero? Perché semplicemente dare il via libera è la forma abbreviata di DARE IL SEGNALE CHE LA VIA È LIBERA. Ripetiamo ancora: È la via ad essere libera, via intesa in senso figurato, e via è femminile, ma il segnale è maschile.

Il via libera quindi è l’abbreviazione di “il segnale di via libera”, “il segnale che la via è libera”.

A proposito di verbi, spesso non si usa alcun verbo. Troverete tanti articoli in cui si scrive ad esempio:

Roma, via libera al restauro del Colosseo.

Oppure:

Via libera al cioccolato, che può far bene ma solo se non si esagera.

O:

Viagra: via libera alla vendita nelle farmacie italiane.

In tutti i casi il senso è sempre lo stesso: finalmente si può iniziare a fare qualcosa. Finalmente non ci sono più ostacoli. Dopo tanta attesa, finalmente c’è il via libera.

Potete quindi usare l’espressione sempre in contesti positivi. Il via libera è sempre una cosa positiva. Difficilmente troverete cattive notizie con questa frase: via libera alla guerra o frasi di questo genere.

Potete usarla sempre, anche in documenti formali. Come abbiamo visto basta utilizzare il giusto verbo da associare all’espressione.

In modo più familiare esiste una frase più semplice: dare il via. La parola LIBERA potete quindi anche ometterla, cioè potete toglierla se parlate con amici.

La differenza tra dare il via e dare il via libera è che nel primo caso c’è meno il senso dell’ostacolo che non c’è più. Piuttosto invece dare il via si usa quando si inizia e basta.

Dare il via è più informale ma significa semplicemente far iniziare, senza pensare agli ostacoli. Questa è la differenza.

L’arbitro dà il via alla partita, la squadra della Roma dà il via ad una serie di vittorie, eccetera. Quindi in ogni inizio di qualcosa c’è un dare il via, ed il via viene dato e basta. Non si usano altri verbi. Si dà e si ha.

Il via libera invece sottolinea come ora non ci sono più problemi ed ostacoli, e c’è sempre una decisione presa da una autorità.

È tutto per oggi. Sono molto soddisfatto di questa spiegazione che mi è stata richiesta da uno dei membri dell’associazione culturale italiano semplicemente.

Ringrazio André per l’introduzione. Per chi volesse unirsi a noi nell’associazione, le porte sono aperte, basta farne richiesta ed avrete sicuramente il mio via libera alla vostra iscrizione.

Se siete soddisfatti della spiegazione sono felice. Grazie a tutti per l’ascolto ed ai donatori che aiutano italiano semplicemente.

Un abbraccio a tout le monde. Scusate il francesismo :-).

Donazione personale per italiano semplicemente

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Alzare il tiro

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi e benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente. L’espressione che vi spiegherò oggi è ALZARE IL TIRO.

Si tratta di una espressione che mi è stata proposta all’interno del gruppo WhatsApp dell’associazione culturale, che come sapete racchiude tutti i membri dell’associazione che si chiama italiano semplicemente, come il sito web.

L’espressione ALZARE IL TIRO significa, detto in modo molto sintetico, aspirare a maggiori risultati.

Ripeti: alzare il tiro

Attenzione alla pronuncia della zeta.

Vediamo però per quale motivo si usa questa espressione e in quali contesti possiamo utilizzarla. Questo non lo troverete naturalmente in nessun dizionario o vocabolario, tantomeno troverete la sua spiegazione vocale.

Vediamo innanzitutto che la prima parola, alzare, significa elevare, portare in alto, mettere più in su.

Se alzate la mano, ad esempio, come fa mio figlio a scuola quando vuole rispondere alle domande della sua maestra, portate in alto la vostra mano.

Alzare è un verbo molto utilizzato in molte espressioni anche idiomatiche: alzare la voce e alzare lo sguardo ad esempio sono due modi per usare il verbo alzare non esattamente come quando alziamo la mano. C’è poi alzare il gomito, che ha un senso figurato (significa bere alcolici più del dovuto), alzare il volume (della radio) è invece un’altra espressione, più facile da capire. Alzare il livello di qualcosa, come ad esempio della tensione, o alzare il ritmo, sono altre espressioni, sempre molto utilizzate nel linguaggio corrente dell’italiano medio.

Insomma tante cose possono alzarsi, non solo una mano, e spesso il senso è figurato. È anche il caso della frase di oggi: alzate il tiro.

Cos’è il tiro? Per uno straniero la parola TIRO può essere facilmente associata al gioco del calcio. Il calciatore fa un tiro in porta ad esempio, cioè calcia il pallone, cioè lo tira. Il calciatore tira il pallone verso la porta. Il tiro quindi è l’atto che fa il calciatore quando colpisce il pallone e lo dirige verso la porta avversaria. Quindi tirare significa questo: spingere, dirigere qualcosa verso una direzione.

Allo stesso modo posso tirare una scarpa. Prendo con la mano la scarpa, o un oggetto qualsiasi e lo tiro verso una direzione, ad esempio verso qualcuno che mi fa arrabbiare. Quindi anche con le mani si tira. Ma tirare significa anche tirare verso di sé, verso la propria direzione, non solo verso l’esterno. Ad esempio quando si tira una sigaretta 🚬, si aspira, si fa entrare l’aria nei propri polmoni facendola passare prima attraverso la sigaretta. Questo è “fare un tiro”, un’espressione che usano molto i giovani.

Mi fai fare un tiro?

Ripeti la frase.

Questa frase la potete ascoltare ovunque ci siano dei ragazzi che fumano delle sigarette. Un ragazzo chiede ad un altro: mi fai fare un tiro? Mi fai cioè fumare un po’ la tua sigaretta?

Allo stesso identico modo il verbo TIRARE può essere usato per tirare un oggetto verso di sé e non verso l’esterno. Se ti chiedo di “tirare la scrivania” ad esempio, ti sto chiedendo di spingere verso di te, nella tua direzione, la scrivania, altrimenti ti avrei chiesto di spingere la scrivania.

Per favore, puoi tirare un attimo la scrivania? Non ho lo spazio per passare.

Ripeti la frase: potresti tirare un attimo la scrivania?

Questo è un altro esempio che si può fare per capire che il verbo tirare è un verbo particolare.

Quando però diciamo alzare il tiro, allora dobbiamo pensare al tiro che fa non il calciatore, e neanche al tiro della scarpa o della sigaretta. Dobbiamo invece pensare a una persona che ha una pistola in mano, o un fucile, o una qualsiasi arma, come un arco cone le frecce ad esempio. Questa persona, quando deve sparare con quest’arma, prima prende la mira, punta con attenzione il suo obiettivo e poi TIRA, cioè spara, o lancia la freccia, in direzione del suo obiettivo. Anche questo è un TIRO.

Non a caso esistono degli sport come il TIRO AL BERSAGLIO o il TIRO AL PIATTELLO, in cui si deve colpire un bersaglio.

Ebbene se il vostro bersaglio che dovete colpire è molto in alto, più in alto del solito, quello che dovete fare è proprio alzare il tiro. Dovete quindi fisicamente indirizzare il vostro fucile più in alto, dovete dirigere il vostro proiettile più in alto, perché il bersaglio stavolta è più in alto del solito.

Naturalmente questa è una espressione che si usa quasi esclusivamente in senso figurato e non in senso proprio come in questo caso. Alzare il tiro in senso figurato significa puntare in alto, mirare ad un obiettivo più ambizioso.

Ripeti: mirare ad un obiettivo più ambizioso.

Ho detto all’inizio che il significato è aspirare a maggiori risultati, ed ora avete chiaro in mente che l’altezza a cui ci si riferisce è l’altezza dei propri traguardi, dei propri progetti, dei propri obiettivi.

Ad esempio:

C’è un pugile che sfida un’altro pugile. Ci sarà quindi un incontro di pugilato, di boxing tra i due pugili, e uno dei due dice: vincerò io, scommetto 1000 euro che vincerò io. L’altro pugile allora alza il tiro e dice: solo 1000? Io ne scommetto 100.000.

Non c’è dubbio che il secondo pugile è più ambizioso del primo, perché ha alzato il tiro. Possiamo anche dire che il secondo pugile ha alzato la posta in palio, o semplicemente che ha alzato la posta. La posta rappresenta il premio che vincerà il vincitore.

Alzare il tiro la potete usare in moltissime occasioni diverse, la cosa che conta è che ci sia una trattativa, e che ci siano delle persone che vogliono ottenere un risultato più o meno ottimistico.

A che ora posso rientrare stasera?

Se tuo figlio diciottenne fa questa domanda ai genitori, loro potrebbero riapondere: alle 23, non più tardi, mi raccomando!

Ed il ragazzo risponde: dai mamma, facciamo a mezzanotte! Ormai sono maggiorenne!

A questo punto interviene il padre, che dall’alto della sua autorità tuona:

Non alzare il tiro ragazzo! Non ti conviene!

Ripeti la frase.

Il padre chiede quindi al figlio di non esagerare, di non eccedere nella sua richiesta, che lui reputa esagerata.

Spesso infatti questa espressione si usa per indicare una richiesta esagerata, eccessivamente ottimista. Spesso infatti l’espressione è accompagnata da parole come TROPPO: alzare troppo il tiro, o molto, esageratamente, eccetera, proprio per indicare una esagerazione.

Se ascoltate alla radio o alla televisione questa frase quindi chi parla vuole esprimere sempre un atteggiamento eccessivo, che va oltre ciò che è normalmente ritenuto normale o accettabile.

Chiunque faccia una richiesta esagerata, o superiore alle aspettative sta alzando il tiro, anche se non è detto che sia una cosa negativa.

Trump alza il tiro contro la Cina e annuncia che alzerà le tasse sui prodotti cinesi che entrano negli Stati Uniti.

Il Barcellona alza il tiro e annuncia di voler acquistare Buffon per 200 milioni di euro.

Molti stranieri alzano il tiro e decidono di imparare a parlare in italiano con Italiano Semplicemente.

Ecco questi sono gli stranieri più ambiziosi al mondo!

Alcuni di voi poi sono ancora più ottimisti ed hanno alzato ancora di più il tiro, decidendo di unirsi a noi nell’associazione culturale italiano semplicemente. Potete farlo anche voi. Consultare però prima lo statuto e le condizioni di adesione nella pagina dell’associazione.

Spero sia chiaro il concetto della frase di oggi. Grazie a tutti per l’ascolto, grazie soprattutto ai donatori, che apprezzano il nostro lavoro ed il nostro metodo di insegnamento dell’italiano a tal punto da sostenere economicamente il sito italianosemplicemente.com.

Un forte abbraccio. La prossima espressione sarà “via libera“.

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A furia di

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Trascrizione

A furia di stare attenti a una voce che viene da altrove, si finisce letteralmente per sentirle, le voci“.

È questa la frase che avete appena ascoltato, uno spezzone di una trasmissione radiofonica. Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com.

Avete già capito che l’episodio di oggi è dedicato all’espressione “a furia” o forse dovrei dire “a furia di“, considerato che dopo le due parole “a furia” c’è sempre la preposizione semplice “di”.

Sapete il significato di a furia di?

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Ebbene sappiate che piace molto questa espressione agli stranieri che la ascoltano per la prima volta, perché ha un significato semplice, semplicissimo direi, e nello stesso tempo potete potete utilizzare l’espressione “a furia di” in una marea di occasioni diverse.

Bene, vi faccio ascoltare allora la voce di Flora, che fa parte della nostra associazione culturale. Flora è una professoressa di italiano. Potete fidavi quindi di quanto state per ascoltare, più di quanto vi fidate di me! Ciao Flora. Siamo tutt’orecchi!

“Buongiorno a tutti, ciao ragazzi!

Io invece propongo questa frase: a furia di correre dalla mattina alla sera, da casa (mia) all’università, dall’università a scuola, e a furia di fare diecimila cose in una stessa giornata, diventerò come il 🐰 coniglio protagonista di Alice nel paese delle meraviglie…

Buona giornata a tutti!

A furia, in italiano, è un’espressione che ha a che fare con il FURORE; è della stessa famiglia 👪 del furore, della furia, dell’aggettivo FURIOSO. Indicano qualcosa che si fa ripetutamente; qualcosa che si fa, che si dice ripetutamente, ecco, in una certa foga,con una certa veemenza, violenza.

Attenzione, che questa famiglia 👪 di parole. Vabbè, sapete tutti che significa “famiglia di parole“, tutta una serie di verbi, espressioni, parole, sostantivi, aggettivi, che hanno a che fare più o meno, con uno stesso significato, con più o meno gradazione positiva o negativa. Fate caso che in italiano esiste il furore positivo e negativo: da una parte esiste il furore bellico (nel senso della guerra),

Ripeti: il furore bellico

“… dall’altro per esempio esiste il furore nello studio. Poi esiste l’Orlando furioso, l’opera di Ludovico Ariosto, che indica la pazzia, perché questo Orlando si era innamorato di Angelica, che non lo pensava minimamente 🙂 e quindi era diventato furioso, cioè pazzo. Poi esiste ovviamente l’aggettivo furioso, che indica proprio la violenza. “a furia”, e concludo, perché sto scappando a scuola, significa fare, ripetere, un’azione per tanto tempo, per un lungo periodo, con una certa veemenza, convinzione, voglia di farla, un po’ spinto dall’istinto, cioè anche senza tanta ragione.

Buona giornata a tutti!

Bene, grazie Flora, grazie per questa fantastica spiegazione.

Non so se ti era mai capitato di spiegare questa espressione, comunque l’hai fatto in modo eccellente.

Possiamo fare altri esempi comunque affinché gli ascoltatori afferrino il senso e l’utilizzo opportuno dell’espressione. Proviamo anche a ripetere qualche frase ogni tanto.

Possiamo dire, senza cadere in errore che a furia di ascoltare episodi di italiano semplicemente riuscirete a parlare italiano correttamente, senza studiare la grammatica.

Ripeti: a furia di ascoltare sto imparando.

Poi possiamo dire che a furia di scrivere e registrare episodi per voi, gentili ascoltatori, ho imparato a farlo in modo molto più efficace, per la gioia di chi sta imparando l’italiano.

Mio figlio sicuramente, anche lui, a furia di partecipare insieme a me agli episodi di italiano semplicemente e a furia di registrare audio per il gruppo whatsapp dell’associazione finirà per imparare anche lui a farlo.

Potrei continuare a fare esempi dello stesso tipo. Molti di voi si staranno chiedendo: questa espressione è equivalente a “a forza di“? Esattamente! Le due espressioni sono equivalenti, si possono usare negli stessi contesti. “A forza di” sì usa persino di più probabilmente, perché è più informale, quindi si usa di più in famiglia ed amici. Se volete essere meno informali potete sostituire forza con furia. Tutto qui.

Per iscritto sicuramente è più adatto “a furia di”. Ovviamente dovete sempre specificare l’azione che state ripetendo e anche cosa succede dopo. A furia di cosa? A furia di parlare? E poi cosa è accaduto? A furia di parlare ho perso la voce. Questo è accaduto a furia di parlare. Dovete sempre specificare sia cosa avete fatto tante volte (parlare, in questo caso) sia il risultato (perdere la voce).

Flora ha parlato poi di furore, che però non potete usare per esprimere lo stesso concetto. Ciò non toglie che siamo sempre nella stessa famiglia di parole. La stessa cosa vale per furioso, che si usa la maggior parte delle volte come sinonimo di arrabbiato:

Sono furioso per quanto accaduto oggi in ufficio.

Sono arrabbiato dunque, la mia faccia è diventata rossa, il mio respiro si è accelerato, come il mio battito cardiaco, sono furioso dalla rabbia, ho voglia di dare un pugno ✊ al muro per sfogarmi. Se mi arrabbio posso anche dire che divento una furia, cioè sono arrabbiato e inarrestabile, niente può fermarmi, niente può placare la mia rabbia. Come ha detto Flora però la parola furia si usa anche in senso positivo, basti pensare a Furia, il protagonista della serie televisiva “Furia, il cavallo 🐴 del west” che beve solo caffè ☕?per avere il suo pelo più nero che c’è….

Ciao ragazzi, siate furiosi, furiosi nella vostra voglia di imparare l’italiano, ma mi raccomando, senza picchiare nessuno 🙂 Vedrete che ce la farete, parola di presidente dell’associazione culturale italiano semplicemente.

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Stare sul pezzo

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Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com e benvenuti in questo nuovo episodio sulle espressioni idiomatiche italiane.

stare_sul_pezzo_immagine

Ringrazio Nikolina per aver proposto la frase che spiego oggi. Si tratta dell’espressione “essere sul pezzo”.

Una espressione breve, sintetica, decisa, che si usa molto in ambito lavorativo direi, se non esclusivamente in tale ambito direi.

Allora quella di oggi è, si può dire, una lezione di Italiano Professionale.

Bene, cosa significa l’espressione “essere sul pezzo”?

Intanto diciamo che si dice anche e soprattutto “stare sul pezzo”, che è assolutamente equivalente, ma che rende più l’idea del significato dell’espressione , come vedremo tra un po’.

Si usa quando parliamo di conoscenze, quando parliamo di professionalità, in un qualsiasi lavoro, ma soprattutto nei lavori in cui è necessario conoscere molte cose, tenersi aggiornati sulle novità, e conoscere sempre le ultime notizie.

Tutte queste cose insieme significano appunto essere sul pezzo.

Si tratta di una espressione informale, che tutti usano e che anche voi stranieri potete usare con gli italiani in ogni circostanza. L’importante è che non scriviate questa espressione in documenti ufficiali. Al massimo potete usarla in uno scambio di battute su WhatsApp o in una chat su internet. Questo perché di espressione informale si tratta, ed è pertanto adatta all’orale.

Bene, quando si usa, chi la usa e perché? E soprattutto perché si dice così?

Cominciamo dall’ultima domanda: essere sul pezzo: perché sul pezzo? Quale pezzo? Pezzo di cosa?

Si tratta di un termine che deriva probabilmente dal gergo giornalistico, di un linguaggio che nasce nel giornalismo. Un articolo di un giornale, su una rivista, su un quotidiano, ed anche su internet, possiamo chiamarlo anche “pezzo”. Il giornalista quindi, quando scrive un articolo, quando fa un reportage, quando si occupa di un aspetto e lo mette nero su bianco, ebbene scrive un pezzo giornalistico.

In tal senso si è quindi diffusa questa modalità espressiva, dove quando un giornalista sta sul pezzo, oppure è sul pezzo, allora significa che sta seguendo con molta attenzione la vicenda di cui si sta occupando, perché deve scriverci un articolo, un pezzo, quindi deve essere ben informato. Ecco che stare sul pezzo, per un giornalista, diventa fondamentale e questo “stare” o “essere” sul pezzo è un modo che indica la sua conoscenza, la sua attenzione: quando un giornalista sta sul pezzo, lui segue la notizia, le sta dietro, anzi: le sta sopra, figurativamente parlando: qualunque cosa accada lui sta lì, non la molla.

Poi l’espressione è man mano uscita dall’ambito ristretto giornalistico e oggi si usa in ogni campo dove è richiesta una certa attenzione e un aggiornamento continuo.

– Stai sul pezzo?

Questa è la domanda che il tuo capo potrebbe farti in modo informale, per chiederti se stai seguendo attentamente una vicenda, se hai perfettamente sotto controllo tutto ciò che è accaduto e che accade attualmente.

– Lui è uno che sta sempre sul pezzo, quindi possiamo fidarci ad occhi chiusi!

Questa è una affermazione che potrebbe riguardarti, e se ti riguarda significa che sei stimato, che sei una persona stimata, che gode dell’apprezzamento di chi pronuncia questa frase. Chi sta sul pezzo sa cosa sta succedendo e potrebbe anche capire cosa succederà meglio degli altri che invece non stanno sul pezzo.

Una espressione simile a stare sul pezzo è “stare al passo coi tempi”, ma questa espressione non è proprio identica, infatti al passo coi tempi è più generale e ha una valenza più tecnologica. Il passo si fa coi piedi, e così mentre il tempo va avanti, si sviluppa la tecnologia, l’innovazione, cambiano le cose, ma chi riesce a stare al passo co tempi riesce a stare dietro a queste innovazioni, a  tutti questi cambiamenti innovativi. È anche meno informale questa espressione rispetto a stare sul pezzo, che invece è consentito usare solamente tra conoscenti.

Ad ogni modo le due espressioni sono paragonabili e molto simili. Sicuramente se si tratta di seguire una questione di lavoro che non ha nulla a che fare con la tecnologia e con l’innovazione si può solamente usare stare sul pezzo e non stare al passo coi tempi.

Non c’è bisogno che vi dica che “sul pezzo” ha la preposizione “sul” che significa “su+il”.

Infine è bene ricordare che l’espressione contiene un minimo di pericolo, perché se non siete abituati a pronunciarla e non siete sicuri di come usarla, vi potrebbe venire in mente di aggiungere “mi” e quindi pronunciare la frase ”mi stai sul pezzo”.

Attenzione perché questa frase non solo non è corretta, ma potrebbe dar luogo a disguidi spiacevoli, perché l’inizio: “mi stai”, si usa in molte espressioni confidenziali:

– mi stai simpatico

– mi stai antipatico

E soprattutto somiglia a:

– mi stai sul cavolo

O, peggio ancora:

– mi stai sul ….

Queste ultime due espressioni sono entrambe equivalenti a “mi stai antipatico” ma sono volgari, soprattutto l’ultima.

Attenzione quindi a pronunciare bene la frase.

Facciamo adesso un paio di esempi:

Siamo in una redazione di un giornale, ed il direttore del giornale è molto felice, perché i suoi giornalisti, che tutti i giorni realizzano gli articoli, dice il direttore,  «stanno sempre sul pezzo». Il direttore quindi è entusiasta dei suoi giornalisti perché stanno dietro alle notizie, le seguono, sono sempre aggiornati e riescono sempre a scrivere degli articoli interessanti.

Secondo esempio:

Siamo degli amministratori comunali di un comune italiano di alta montagna, quindi facciamo parte della pubblica amministrazione e il nostro comune ha molti problemi ambientali: ci sono spesso delle frane, quindi frana la terra, che va spesso sulle strade, quindi bisogna controllare bene il territorio ed agire immediatamente per rimediare. La terra crolla spesso, il fiume esonda (cioè l’acqua del fiume esce dagli argini) e crea grossi problemi alla popolazione.

Allora dobbiamo essere degli amministratori che stiano sempre sul pezzo perché dobbiamo sempre verificare l’evoluzione degli smottamenti del suolo, controllare l’ambiente, validare le richieste di intervento dei cittadini e agire immediatamente. Come amministratori dobbiamo stare ed anche restare sempre sul pezzo.

Bene, spero di essere stato chiaro, cara Nikolina e cari affezionati visitatori di Italiano Semplicemente, vi saluto affettuosamente invitandovi a seguire Italiano Semplicemente, perché se non state e se non restate, sul pezzo il vostro italiano potrebbe soffrirne. Dio ce ne guardi e liberi!

Se poi volete esagerare potete aderire all’Associazione Italiano Semplicemente, che è aperta a tutti. È un’associazione ufficialmente registrata, sicura, affidabile, tutti stanno sempre sul pezzo!

Grazie anche per le vostre donazioni!

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PS: attenzione anche a non confondere “essere sul pezzo” con “avere il polso della situazione“. Quest’ultima è quasi esclusivamente utilizzata per tranquillizzare le persone in momenti di difficoltà. Vi faccio un esempio: se c’è una nave che sta affondando, il capitano della nave, se è perfettamente calmo ed ha il polso della situazione riesce ad organizzare le scialuppe per salvare gli ospiti della nave e mettere tutti in salvo. Se il capitano però dicesse:

  • “tranquilli ragazzi, sto perfettamente sul pezzo”

In questo caso chi lo ascolta penserebbe che il capitano abbia bevuto e non abbia capito la gravità del problema…