Sventare una rapina

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Descrizione

Un immigrato trentatreenne sventa una rapina e viene premiato dal titolare del negozio…

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La piccola igiene quotidiana

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Trascrizione

Buongiorno amici, oggi un breve episodio per rispondere ad una domanda di un visitatore di italiano Semplicemente. Chi vi parla è Giovanni.

immagine_igiene

Si tratta di una visitatrice a dire il vero: Bianca Maria, che mi chiede di fare luce sulla frase seguente: “la piccola igiene quotidiana”.

Dunque, cara Bianca Maria, chiariamo innanzitutto che non si tratta di un’espressione idiomatica o una frase che può avere significati nascosti.

L’igiene: i-g-i-e-n-e: notate innanzitutto che igiene si scrive con la “i” anche se non si sente.

Con il termine igiene si intende la pulizia. In genere col termine igiene si intende Il complesso delle norme igieniche, con particolare riferimento alla pulizia personale o degli ambienti che ci circondano.

Quindi esiste l’igiene degli alimenti (del cibo), l’igiene degli ambienti di lavoro, l’igiene delle stanze della nostra casa e anche l’igiene ambientale in generale.

Si tratta di un complesso di norme, cioè di un insieme di regole igieniche; l’insieme delle regole che riguardano la pulizia personale ad esempio (cioè del nostro corpo) o la pulizia degli ambienti eccetera.

Possiamo scendere nel dettaglio se vogliamo. Esiste quindi ad esempio l’igiene orale, che si realizza lavandosi i denti con spazzolino e dentifricio, o usando il colluttorio (per fare degli sciacqui alla bocca) e anche il filo interdentale, per pulire bene lo spazio tra denti e gengive. Si chiama igiene orale perché serve a pulire il cavo orale, cioè la bocca. Si chiama “cavo” perché la bocca è una cavità.

Ci sono anche altri tipi di igiene, come ad esempio l’igiene mentale, che è sempre un insieme di norme, di regole, ma racchiude anche i provvedimenti per la prevenzione e la cura delle malattie psichiche, del cervello, della mente, attuati attraverso centri specializzati che sono sul territorio di un paese.

In questo caso la pulizia c’entra poco ed il legame con l’igiene inteso come pulizia a prima vista non si vede molto.

In realtà solo apparentemente, perché il termine igiene è un ramo della medicina, è una branca della medicina, cioè una parte della scienza medica dedicata alla salute fisica e mentale. Si parla di salute quindi e non di pulizia.

Quindi si capisce che anche l’igiene mentale riguardi la cura della nostra salute, come la pulizia del cavo orale riguarda anch’essa la nostra salute.

Bene, passiamo adesso all’igiene personale.

La domanda di Bianca Maria faceva riferimento all’igiene personale, e questo riguarda la pulizia del nostro corpo. L’obiettivo è quello di prevenire infezioni e malattie, quindi quando parliamo di igiene personale, parliamo di igiene orale ma non solo. Infatti pulire il nostro corpo non significa solamente pulire il cavo orale.

Parliamo della pulizia delle mani ad esempio, della pelle, del viso e del resto del corpo. C’è poi una categoria speciale di igiene: l’igiene intima, che riguarda la pulizia delle parti intime: le zone genitali quindi, che sono molto sensibili e sempre a rischio di irritazione, soprattutto a causa del sudore, dello sfregamento con i vestiti, ed ovviamente si possono sviluppare anche cattivi odori.

Di conseguenza le operazioni che fanno parte della nostra igiene personale sono la doccia o il bagno, con i quali laviamo il nostro corpo per intero, o il lavaggio e la cura di parti del nostro corpo: il lavaggio delle mani, del viso, dei denti e delle orecchie, delle parti intime eccetera.

Quando si parla di piccola igiene personale, in genere si intende tutto ciò che può servire per avere cura della nostra igiene personale; potremmo parlare del minimo indispensabile per occuparsi del proprio corpo.

Può capitare che in alcune occasioni venga richiesto ad una persona di avere a disposizione tutto il necessario per la “piccola igiene personale“. Ad esempio in casi di viaggi per andare in gita, una escursione organizzata, un campeggio o cose del genere. Se non viene specificato altro, probabilmente questa attrezzatura include semplicemente uno spazzolino da denti e del dentifricio, un pettine o una spazzola per capelli, una saponetta, uno shampoo e nel caso di persone anziane anche un contenitore per protesi, come la dentiera ad esempio. Per i maschi anche un rasoio elettrico personale, una lametta e del dopobarba. Il tutto dovrebbe riuscire ad entrare in una bustina. Credo di poter escludere tutto ciò che riguarda il trucco femminile, anche se da qualcuno potrebbe essere considerato fondamentale per la propria salute e sopravvivenza! In questi casi non dimenticate rossetto, smalto, fondotinta e mascara.

Credo sia effettivamente questo il motivo che ha spinto Bianca Maria a fare la sua domanda. Grazie a tutti per averci seguito ed ascoltato anche oggi con questo brevissimo episodio.

Vi invito a ripetere alcune parole prima di concludere, che ci aiuteranno a ricordare qualcosa sulla piccola igiene personale:

  • igiene personale
  • spazzolino e dentifricio
  • filo interdentale
  • colluttorio
  • dentiera
  • shampoo
  • doccia
  • igiene intima
  • igiene orale
  • saponetta
  • bagnoschiuma
  • assorbenti intimi
  • spazzola
  • pettine

Grazie a tutti, vi aspetto al prossimo episodio di italiano semplicemente.

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Contare per qualcuno

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Trascrizione

Buongiorno amici bentornati su italiano semplicemente, rispondo volentieri ad una domanda arrivata per email, una domanda in cui si chiede di spiegare il significato di una frase.

La frase indicata da Tamara è “conti qualcosa per me”.

Una frase romantica, che si pronuncia di fronte alla persona amata.

In effetti il verbo contare ha diversi significati, ed uno di questi significati è legato al valore delle cose e delle persone.

Quando una persona conta, o quando qualcosa conta, vuol dire che ha molta importanza.

Contare significa quindi essere importanti, e contare qualcosa ha lo stesso significato.

Contare qualcosa per qualcuno significa che c’è una persona (qualcuno) che crede che tu sia importante.

Conti qualcosa per me è come dire “tengo molto a te”.

Tu conti molto per me =io tengo molto a te.

Tu conti qualcosa per me è una modalità meno impegnativa rispetto a “tu conti molto per me” ma è pur sempre una dichiarazione d’amore.

Credo che sia persino più sincera, perché se una persona vuole mentire non userebbe “qualcosa” ma per fare colpo userebbe “molto”.

Questa è la mia opinione e sensazione ovviamente.

Abbiamo fatto un episodio in passato dedicato alla frase “ci tengo”, “tengo a te” ed altre modalità di esprimere dei sentimenti.

Consiglio a Tamara e anche a tutti i visitatori di dare un’occhiata all’episodio in questione.

Per oggi è tutto. Se siete arrivati fino alla fine significa sicuramente che italiano semplicemente conta qualcosa per voi.

Sappiate che la cosa è reciproca.

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Stare all’aria aperta

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, voglio rispondere a Giorgia, ha fatto una richiesta riguardo alla frase “stare all’aria aperta“. Grazie Giorgia della tua richiesta. Io sono Giovanni di italianosemplicemente.com e vediamo di riuscire a spiegare questa frase: stare all’aria aperta. E’ anche una bella occasione per vedere insieme qualche termine particolare e alcune frasi che si usano quando si parla di “aria aperta”.

Credo che sia il caso di spiegare una parola alla volta.
Stare è un verbo, e questo verbo si usa in moltissime occasioni diverse. Stare significa prima di tutto essere in un luogo, e restare in quel luogo senza allontanarsi; quindi stare significa fermarsi, trattenersi; è il contrario di andare.

Sono stato a casa tutto il giorno;

Stare a scuola,

Stare in ufficio

Stare a letto;

Sono stato dai miei genitori

Finora il senso è proprio relativo alla permanenza in un luogo: la scuola, l’ufficio, il letto, la casa dei genitori.

Se non consideriamo in questo episodio le infinite frasi idiomatiche che contengono il verbo stare, possiamo però notare che a volte questo verbo si usa più in generale per indicare la permanenza non esattamente in un luogo ma in una situazione o in un ambiente:

Stare sotto la pioggia

Stare all’ombra

Stare al chiuso

Stare all’aperto

Quest’ultima frase: “stare all’aperto” è quindi il contrario di “stare al chiuso”.

Molto simile è “stare all’aria aperta” che è l’espressione che ha chiesto Giorgia. La frase è equivalente a stare all’aperto, ma si aggiunge la parola aria per sottolineare l’aspetto legato alla salute.

L’aria si trova normalmente in tutti gli ambienti, e si usa spesso dire “stare all’aria” per indicare che qualcosa si trova in un ambiente aperto, non chiuso quindi, non riparato, ma spesso esposto alle condizioni atmosferiche.

A volte si usa aggiungere “aperta”: stare all’aria aperta, ed in questo caso si fa quasi sempre riferimento, come dicevo, ai benefici di stare in un ambiente aperto. Trovarsi in un ambiente all’aperto significa quindi stare all’aria aperta.

E’ un consiglio valido per tutti quello di stare all’aria aperta un po’ tutti i giorni, per godere dei benefici come l’assorbimento della vitamina D, evitare di stare troppo seduti e fare attività salutari preferibilmentee sposti alla luce del sole.

Quando si dice “stare all’aria aperta” è perciò come dire “stare all’aperto”, che è il contrario di “stare al chiuso“.

L’aria si dice “aperta” proprio perché quando essa è “chiusa”, vuol dire che non ha possibilità di uscire all’esterno, è racchiusa in un ambiente, quindi si trova chiusa (o racchiusa) in un ambiente, e questo spesso è causa di malattie, vuoi perché con delle persone dentro si riempie di batteri, vuoi perché l’aria a volte si riempie anche di gas che provengono dal terreno, come il radon ad esempio. Insomma è sempre bene far ossigenare gli ambienti, facilitare il ricambio dell’aria negli ambienti chiusi.

Facilitare un costante ricambio dell’aria negli ambienti è quindi buono per la salute, perché ci sono molte sostanze che si possono trovare nell’aria e non si possono percepire, non ci si accorge della loro presenza. Si parla di “aria viziata” in questi casi. L’aria viziata è l’aria che si trova in un ambiente e che non è stata cambiata, quindi si sente come si dice “puzza di chiuso“.

Fermiamoci un attimo sul concetto di “aria viziata”.

La parola “viziata“, o “viziato” si usano quasi sempre per indicare un difetto, o un “vizio” di una persona. Spesso i bambini si dicono viziati quando i genitori li abituano a ricevere molti regali o li abituano a vedere soddisfatti tutti i loro desideri.

Nel caso dell’aria viziata invece si fa riferimento proprio al fatto che l’aria necessita di essere ricambiata in un ambiente chiuso.

A questo proposito un piccolo consiglio che viene dalla medicina: se non si ha l’opportunità di stare all’aria aperta e si è costretti a stare in ambienti chiusi con altre persone, i medici suggeriscono di lasciare le finestre aperte 1-5 minuti ogni ora. Questo assicura un adeguato ricambio dell’aria. Arieggiare quindi una stanza (cioè far circolare l’aria al suo interno) da 1 ai 5 minuti ogni ora. Molte persone hanno la tendenza a non aprire mai le finestre di casa quando fa molto freddo ma questo non fa bene dunque alla salute.

Sperando di aver ben spiegato la frase, facciamo un breve esercizio di ripetizione:

Aria aperta

Stare all’aria aperta

Arieggiare una stanza

Aria viziata

C’è aria viziata in questa stanza

Che puzza di chiuso in questa stanza, apri le finestre!

Occorre un ricambio dell’aria

Ossigenare i polmoni

Far circolare l’aria

Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. Grazie ai donatori, a chi sostiene il sito, e grazie a tutti coloro che ci seguono, che spesso stanno all’aria aperta, fanno una corsetta nel prato e nello stesso tempo ascoltano gli episodi di Italiano Semplicemente. Per chi non lo ricordasse, l’utilizzo dei cosiddetti tempi morti è una (la seconda) delle sette regole d’oro per imparare l’italiano.

Ciao a tutti

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Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

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Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

Le preposizioni semplici italiane

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Trascrizione

Benvenuti a tutti in questo nuovo episodio di ItalianoSemplicemente.com, io sono Giovanni.

Per chi non conosce Italiano Semplicemente, in questo sito ci occupiamo di lingua italiana e ci impegniamo affinché gli stranieri imparino o migliorino il proprio livello di italiano e allo stesso tempo non si annoino a studiare con i metodi classici.

Bene, allora speriamo di riuscirci anche oggi, perché oggi parliamo di preposizioni semplici.

Un argomento in cui è difficile non annoiarsi, perché stiamo parlando di grammatica. Vediamo se riuscirò nel mio obiettivo dunque.

Allora parliamo di preposizioni semplici, cioè di come usare le parole di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Sono nove in tutto. Servono semplicemente a mettere in relazione due parti di una frase o due frasi diverse.

Gli stranieri, anche i più esperti, sbagliano spesso le preposizioni semplici. Oggi facciamo quindi tanti esempi di utilizzo e lo facciamo parlando dei paesi da cui ultimamente sono arrivate le donazioni ad Italiano Semplicemente. Un omaggio quindi ai donatori, che hanno aiutato Italiano Semplicemente.

Bene, cominciamo nel fare alcuni esempi di utilizzo. Faremo più episodi per non annoiarvi, altrimenti un solo episodio verrebbe troppo lungo e vi annoiereste. Allora iniziamo:

La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti situato nella comunità autonoma della Catalogna, in Spagna. A pochi km da Barcellona quindi.

Quindi “La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. La Preposizione “di” l’ho utilizzata due volte. Prima per specificare quale città, per dire il nome della città. sto precisando di quale città sto parlando.

La città di l’Hospitalet de Llobregat

Analogamente posso dire:

La città di Nova Friburgo si trova in Brasile. Quale città? Quella di Nova Friburgo. Oppure semplicemente: Nova Friburgo.

Quale città è un comune spagnolo di 261.130 abitanti? La città di l’Hospitalet de Llobregat, in Spagna.

Poi la seconda volta che ho usato “di”, ho detto:

“è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. In questo caso specifico il numero degli abitanti, ma ogni volta che specifico qualcosa uso “di”: il peso, la misura ad esempio.

Una animale di 10 kg, una memoria di 100 megabyte.

In questo caso indichiamo il numero di abitanti.

Poi diciamo che la città si trova a pochi da Barcellona.

Quando si parla di luoghi, di località, spesso troviamo “da“.

Ad esempio quando vogliamo indicare una distanza, come in questo caso.

Quindi la città si trova a pochi km da Barcellona. Significa che la distanza tra Barcellona e questa città è di pochi chilometri. Si sta prendendo Barcellona come un punto di riferimento.

Analogamente posso dire:

Itápolis è un comune del Brasile nello Stato di San Paolo ma è molto distante da San Paolo. Per andare da Itápolis a San Paolo ci vogliono almeno 4 ore di automobile.

Quindi_

da Itápolis a san Paolo ci vogliono almeno 4 ore guidando.

“Da” ed “a” si usano spesso nelle stessa frase quando si parla di distanze: Da un luogo ad un’altro. Cioè da un luogo di partenza a un luogo di arrivo. Ad esempio

Da Silkeborg (in Danimarca) a Hagen (in Germania), ci sono 682 km di guida.

In questo caso abbiamo usato anche “in” (in Danimarca, in Germania) e ancora “di” (682 km di guida).

Notate che é veramente difficile costruire una frase qualsiasi senza utilizzare nessuna preposizione semplice (o articolata).
In Danimarca, in Germania: posso fare lo stesso con qualsiasi altra nazione. Attenzione però, non tutte le nazioni a dire il vero.

Quali sono le eccezioni?

Ad esempio Cuba:

per andare a Cuba, prendo l’aereo

“A” cuba quindi.

Perché? Generalmente “a” si usa con le città (vado a Roma, a Venezia, a Bolzano) e in con le nazioni (vado in Brasile, in Germania ecc), oltre che con i continenti (vado in Asia, in Africa ecc) ed anche con le Regioni (vado In Calabria, mi trovo in Lombardia ecc. Invece Cuba è uno stato insulare, fatto di isole, come anche Trinidad e Aruba.

Dunque in realtà non c’è una regola. Il motivo non esiste in realtà. Non chiedetevi il perché! Meglio no? Così non dovrete studiare la regola! C’è una consuetudine, che si è rafforzata col tempo e per gli italiani si dice così: vado a Cuba!

Quando si tratta di una sola isola invece generalmente con le isole piccole si usa “a”: vado a Ponza, vivo a Ventotene, mentre con le isole grandi si usa “in”, come se fosse una nazione, un continente o una regione. Quindi:

Ora mi trovo in Sicilia

Mi piacerebbe andare in Sardegna.
In Madagascar non ci sono mai stato.

Con le città dicevo, per indicarle invece si usa generalmente “a”: vado a Roma, mi trovo a Silkeborg. Posso usare “in” solamente quando voglio intendere dentro, all’interno della città, senza dire il nome ma dicendo “città”.

Vado in città.

Simile a quando vado in ufficio.

Quindi la città, se la nominiamo col nome, indica un punto d’arrivo, mentre una nazione o un continente sono più grandi, quindi usiamo “in” perché andiamo “dentro” lo spazio di appartenenza. Lo stesso per le grandi isole: in Sardegna, in Sicilia eccetera.

Le città invece è come se avessero una sola dimensione, come se fosse un punto adimensionale: vado a Bolzano, mi trovo ad Umeå (in Svezia) eccetera.

Non è però la dimensione quella che conta, non c’è come abbiamo visto una regola fissa.

Infatti “in” si usa anche con spazi più piccoli: ad esempio se sono in una casa a Roma, evidentemente la mia casa è più piccola della città di Roma.

Se mi trovo in una casa a Roma e devo andare da una camera a un’altra e devo indicare il punto di arrivo, uso “in” e non “a”:

Voglio andare in camera da letto

Vado in giardino

Mi trovo in cucina

Lo stesso vale per dei luoghi precisi, più piccoli della città:

Vado in un albergo a Nova Friburgo, vicono alla Cattedrale di San Giovanni Battista;

Mi trovo in un appartamento di Itápolis, la città brasiliana gemellata con Pomezia (che si trova vicino Roma.

Quindi in un appartamento. Come anche:

Vado a pregare in una chiesa ad Umeå, in Svezia.

I luoghi possono essere molti quindi. Quando si indica un luogo uso in e a, a meno che si voglia indicare una appartenenza, allora è più adatto “di”:

Università di Umeå ad esempio, che nel 2012, è stata classificata 23ª tra i migliori istituti d’istruzione del mondo.

Quindi Università “di” Umeå, cioè che appartiene ad Umeå.

Oppure:

Nello Stato di Rio de Janeiro, la città di Nova Friburgo è quella più fredda di tutte temperatura media annuale: circa 19 °C)

Riguardo alla differenza tra “a” e “in”, quando parliamo di luoghi, prima abbiamo detto che si usa una o l’altra a seconda che si tratti di una città, una regione, uno stato, un continente eccetera.

A volte si possono usare entrambe le preposizioni (“a” e “in”) e non cambia nulla, ma a volte cambia il livello di precisione che voglio dare: in ha più un senso fisico:

“sono in bagno” e “sono al bagno” ad esempio hanno lo stesso significato,

mentre “sono alla stazione” e “sono in stazione” possono avere significati un po’ diversi:

“A” ha un’idea di prossimità, quindi sono “alla stazione” significa che sono nei pressi della stazione, da quelle parti, magari anche fuori della stazione, mentre invece “sono in stazione” può indicare all’interno della stazione, non certamente fuori dunque.

Secondo episodio

In questo secondo episodio dedicato alle preposizioni semplici passiamo alle preposizioni “con, su, per, tra, fra“. Ancora un episodio dedicato ai paesi ed alle località da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vediamo qualche esempio usando “con e su“:

Nel mese di settembre 2019 ci vedremo in Italia con i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Quindi “con” esprime compagnia, unione. Ma non solo questo.

Posso anche parlare di uno strumento, un mezzo che viene utilizzato.

Ad esempio:

Se dovessi un giorno andare ad Hagen, in Germania, per vedere l’Hagen Open-air Museum, credo che andrei con l’aereo. Poi con un taxi arriverei al museo.

Quindi con un taxi, con l’aereo. La stessa cosa vale per qualsiasi tipo di strumento o mezzo.

Poi con si usa anche per esprimere un modo di fare una cosa, una maniera.

Quindi ad esempio, se dovessi recarmi in catalogna lo farei con entusiasmo.

Invece nello Stato di rio de Janeiro ci andrei con prudenza, visto che è più pericoloso.

Possiamo esprimere anche una qualità, una caratteristica:

Itápolis è una città brasiliana con molte attrazioni da scoprire, con la sua atmosfera particolare e con un passato affascinante da scoprire.

Posso inoltre dire: mi piacerebbe visitare anche Umea, in Svezia, che è stata la capitale europea della Cultura del 2014, ma con la crisi attuale credo che dovrò rimandare. Quindi “con la crisi attuale”, cioè a causa di questa crisi economica.

Vediamo un altro utilizzo, l’ultimo, della preposizione “con”. Sapete che a Silkeborg in Svezia spesso piove, ma nonostante tutto molte persone vanno a lavorare in bicicletta. Allora come si fa con la pioggia a Silkeborg per andare al lavoro? Si va lo stesso, questa è la risposta!

Allora ho usato “con” per limitare, per delimitare il discorso ad un argomento: con la pioggia. Analogamente potrei dire:

Come va con la salute? Non intendo dire “insieme” alla salute, e non intendo dire che la salute è uno strumento per fare qualcosa, e non è neanche un modo, una modalità, così come non è una caratteristica di Silkeborg. Infine non è una causa. In quest’ultimo caso sto delimitando il discorso ad un solo argomento: la pioggia.

Vediamo adesso “su“.

Diciamo innanzitutto che spesso troviamo sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle perché, come tutte le preposizioni si può unire all’articolo e forma una preposizione articolata.

Però capita spesso anche si usare “su”, mi raccomando senza accento.

Quando lo usiamo?

Ad esempio su è il contrario di giù.

Su quindi è quasi come “sopra”, ma non esattamente uguale.

Ad esempio: sei mai stato su in Svezia? (su quindi indica una localizzazione, si usa spesso quando si va in un luogo che sta più a nord).

Sì, sono stato in Svezia. Non ricordo esattamente quando ma avevo sui 30 anni quando ho visitato la città di Umeå. Quindi avevo sui 30 anni. In questo caso indica una approssimazione, come “avevo circa 30 anni”, “più o meno 30 anni”.

Allora in quell’occasione, quando sono andato In Svezia, abbiamo visitato anche la Danimarca, cosa che probabilmente fa un turista su due. In questo caso: “un turista su due” equivale a “per ogni due”: Si usa spesso anche così: Quanti riescono a visitare, nello stesso anno, sia Nova Friburgo in Brasile, che Hagen in Germania, sia La città di l’Hospitalet de Llobregat in Spagna?

Credo solo uno su mille, più o meno. Diciamo uno su mille, suppergiù.

Ecco, “uno su mille”, “un su due” è come dire “ogni 1000 persone, soltanto una persona riesce a farlo. “ogni due persone, solo una persona” riesce a farlo.

La parola “ogni” naturalmente non nel senso di tutti o tutte (tipo mi piace ogni tipo di pasta) ma nel senso di “gruppo” di due persone: uno ogni mille=uno su mille.

Poi prima ho usato la parola suppergiù, tutta unita. Suppergiù, che contiene “su” (ed anche giù) ed è un avverbio che indica un numero non preciso o in quantità approssimativa. Più o meno si usa maggiormente, circa è ancora più usato. Suppergiù è il più informale di tutti. Si usa nello stesso modo comunque.

Quante persone entrano ogni anno nel Duomo di Bolzano? Si tratta della chiesa più importante della città di Bolzano. Quante persone la visitano ogni anno? Non so, migliaia di visitatori, suppergiù 100 mila diciamo. Quindi più o meno, circa 100 mila visitatori ogni anno. Il senso dell’approssimazione quindi è presente anche nell’avverbio suppergiù, quindi è come dire “sui 100 mila visitatori ogni anno”, oppure “intorno ai 100 mila visitatori”.

Bene, quella stessa sera, durante il viaggio in Svezia e Danimarca, siamo stati a cena a Silkeborg, abbiamo cenato in albergo che fa anche degli ottimi dolci su ordinazione.

I dolci su ordinazione: un modo un po’ strano per dire che i dolci vanno ordinati. Si tratta di una locuzione in questo caso. Non puoi andare lì nel ristorante e prendere i dolci senza averli prima ordinati. I dolci sono su ordinazione. Quindi si indica una modalità, un modo di ordinare. E’ un po’ come dire: bisogna insegnare l’italiano sull’esempio di Giovanni ad esempio.

Questo è ancora un modo diverso di usare su. Come abbiamo visto quindi su diventa facilmente sui, sugli eccetera. Dipende dalla cosa a cui ci riferiamo. Ad esempio questo dolce costa sui 15 euro. Eccetera. Ci sono poi utilizzi di “su” che sembrano un po’ strani e qualcuno di questi ha qualche legame con il senso di “sopra”

  • posso contare su di te?
  • Italiano Semplicemente è sulla bocca di tutti

Poi altre locuzioni perdono del tutto il senso di “sopra”:

  • fare o dire sul serio: tornerò in Brasile: dico sul serio, cioè dico veramente.
  • stare sulle sue: oggi non mi va di parlare con nessuno, voglio stare un po’ sulle mie.
  • su due piedi: allora mi lasci così su due piedi? Così all’improvviso?

Nelle locuzioni, nelle frasi fatte, nelle frasi idiomatiche non ci si deve chiedere il perché a volte si usa o non si usa una preposizione semplice o articolata o qualche altro termine. Queste espressioni particolari si riconoscono anche per questa loro caratteristica. Adesso vi lascio al terzo episodio dedicato alla preposizione per.

Terzo episodio

Eccoci di nuovo qui, sono sempre Giovanni di Italianosemplicemente.com. Parliamo della preposizione “per“. Questo è il terzo episodio dedicato alle preposizioni semplici, che sono 9 in tutto: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Adesso tocca a “per”. Come al solito cercherò di fare molti esempi parlando dei paesi da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vi racconterò una storia, immaginata da me in cui utilizzerò tutti i modi possibili di usare la preposizione per. Vedremo che “per” si può usare sia in una stessa frase sia per collegare due elementi della stessa frase, sia al fine di collegare due frasi diverse.

Ecco la storia:

Allora:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano , mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che lo facciano anche mangiare? Per la miseria!

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro.

Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Allora vediamo bene un pezzo alla volta:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sono partito per la Spagna. Indica la direzione, come anche:

  • vado per la mia strada
  • parto per l’Italia

Sono entrato per primo: Per primo, per secondo, per terzo, per ultimo. Per quindi si può usare quando parliamo di ordine:

  • per prima cosa, fai silenzio!

Mi sono seduto per terra. Con la terra, cioè il suolo, per si usa per dire dove si trova una cosa o una persona:

  • seduto per terra
  • appoggiato per terra

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sarei volentieri passato per Madrid: qui per indica un passaggio. Non si usa solo per le destinazioni dunque (partire per Roma) ma anche per indicare una tappa intermedia: partire per Roma (destinazione) passando per Napoli (tappa intermedia).

Ci andrò per tempo: A Madrid ci andrò per tempo, cioè ci andrò più in là, in un’altra occasione, nel futuro, senza specificare esattamente quando. Notate che a volte “per tempo” si usa come “in tempo“, cioè prima che accada qualcosa. Quindi posso dire:

  • Andremo “per tempo” a raccogliere le fragole (prima che sia troppo tardi quindi)

oppure:

  • Oggi impariamo l’italiano, poi “per tempo” studierò anche l’inglese.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Si lamentava per la fame: indico la causa, il motivo. Posso indicare anche un obiettivo come vedremo:

  • sono qui per servirla (obiettivo)

Altri esempi:

  • morire per la sete (causa)
  • scrivere per piacere (obiettivo)
  • complimentarsi per aver fatto qualcosa (causa)
  • pettinarsi per essere più carino (obiettivo)
  • Sono contento per il tuo successo (causa)
  • partecipo alla gara solo per vincere (obiettivo)

Qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Qui indichiamo un tempo preciso, determinato; può essere una scadenza oppure un giorno preciso.

  • quel documento che riguarda il turismo a Nova Friburgo mi serve per giovedì (scadenza. é come dire: “entro giovedì”);
  • Facciamo un giro in bici a Silkeborg: ho fatto una prenotazione per domani (esattamente domani);
  • ho un appuntamento per l’ora di pranzo al museo di Alexandre Gusmao ad Itápolis (durante l’orario del pranzo, non entro, ma esattamente in quel tempo)

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano, mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Al massimo aspetto per 5 minuti. Qui si indica quanto tempo si aspetta, quindi dopo quel tempo andrò via:

  • ti aspetto per mezz’ora davanti al museo di Hagen e poi vado via;
  • sono rimasto alla stazione di Newcastle per un’ora;

Il numero uno per pazienza. Si indica la cosa a cui ci si riferisce:

  • Per bellezza il campo sportivo Nou Camp, vicino Barcellona non lo batte nessuno;
  • Per intonazione è il numero uno;
  • Per bellezza, il museo dell’immagine ad Umeå in Svezia è uno dei primi.

“Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano”: essere preso per i fondelli è un’espressione idiomatica, che significa “prendere in giro”, ma “prendere qualcosa per“, in senso materiale significa afferrare per, cioè prendere con la mano una parte di qualcosa: si indica la cosa che si prende:

  • ti prendo per la giacca; uso la giacca afferrandola con l’obiettivo di fermarti o tirarti verso di me;
  • ti tiro per la camicia: la camicia è la parte che utilizzo per tirarti con la mano

In senso figurato invece “Prendere per” significa anche scambiare per, cioè confondere una persona per un’altra:

  • Ciao Giovanni. Ah, scusa Marco, ti avevo preso per Giovanni. Ti avevo scambiato per Giovanni. In questo caso posso usare anche “con”: ti avevo confuso con Giovanni.

In fila per due: si usa “per” in questi casi; “per due” indica il gruppo composto da due persone. Due persone, poi altre due, dietro altre due. In breve: in fila per due.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che la facciano anche mangiare? Per la miseria!

Per soli trenta euro: in questo caso c’è un prezzo pagato; c’è uno scambio. Ogni volta che c’è un pagamento o uno scambio posso usare “per”:

  • per circa 50 euro possiamo visitare la città di Mosca e visitare 40 diverse località turistiche.
  • per 8 euro potete invece visitare il Victoria Tunnel, a NewCastle, un tunnel sotterraneo che corre sotto Newcastle in Inghilterra, che fu costruito nel 1800 per trasportare il carbone.

Per la miseria!

In questo caso si tratta di una imprecazione! si usa spesso nella lingua italiana la preposizione per in questi casi.

Possiamo anche dire “Per Dio!” che in realtà si scrive attaccato: perdìo!

Non è molto educato, ed in fatti anche questa è un’imprecazione. E’ un’esclamazione imprecativa che serve ad esprime disappunto, risentimento, insofferenza o anche una sorpresa, a volte si usa per rafforzare qualcosa che viene detto, per dare più forza ad un discorso. Anche una minaccia: la vuoi smettere perdio!; ti avevo detto di non disturbarmi, perdio! (sempre attaccato); gliela farò pagare a Giovanni, perdio!

Attenzione perché non è molto carino usare questa imprecazione.

Quindi “per” serve a chiamare in causa qualcosa, come se stessimo facendo una scommessa, come se fosse in gioco qualcosa: per la miseria! Esistono anche espressioni senza un particolare riferimento, come Perdinci!, Perdindirindina! Perbacco! che sono tra l’altro più usate come imprecazioni perché diciamo che sono più leggere.

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro. Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Aveva preparato per me: per qui indica un beneficiario, quindi la persona che subisce un vantaggio (o anche uno svantaggio)

  • L’ho fatto solo per te, ho acquistato due biglietti per Mosca.

Glielo vendo per soli 10 euro: ancora un prezzo, come prima.

L’aereo è in partenza per non fare ritardo: si indica nuovamente il fine, lo scopo, l’obiettivo.

  • Vado a Mosca per fare una passeggiata nel parco di Dyussel’dorfskiy
  • Vado avanti per non farvi annoiarvi;

Volevo dirvi che “per” si usa spesso nelle espressioni idiomatiche e in molte locuzioni o in alcuni avverbi che contengono “per” e spesso frasi equivalenti esistono usando altre preposizioni. Frasi ad esempio come:

  • per quanto ne so io; cioè “che io sappia”, “secondo le mie conoscenze”, a quanto ne so io;
  • peraltro, che si scrive attaccato, cioè del resto, d’altronde;
  • per esempio, che si dice anche “ad esempio”; a titolo di esempio (più formale)
  • Lì per lì, che significa in un primo momento;
  • per causa di, per colpa di
  • Poco per volta, cioè gradatamente, gradualmente, piano piano, lentamente;
  • senza riguardi per nessuno;
  • Per intuito, cioè a naso;
  • un po’ per tutti;
  • A tu per tu. cioè a faccia a faccia, a quattr’occhi;
  • per forza o per amore, cioè con le buone o con le cattive
  • Per caso, cioè accidentalmente, senza volerlo, senza l’intervento della volontà;
  • Per dispetto, cioè con l’intenzione di procurare un dispiacere, per farti un dispetto, per farti arrabbiare;
  • Per filo e per segno. cioè raccontare tutti i particolari di qualcosa, che è successo;
  • Per giunta. cioè inoltre, per di più, tra l’altro, oltre a ciò;
  • Per il rotto della cuffia, cioè “a malapena”, “a stento”, “pelo pelo” (più informale);
  • Per miracolo, cioè “a stento”, “a malapena”; “per caso”.
  • Per monti e per valli, cioè dappertutto, ovunque.

Bene, adesso tocca alle preposizioni tra e fra. Ho cercato di fare molti esempi per farvi capire bene, nella speranza di non avervi annoiato. Nel’ultimo episodio vedremo tra e fra.

Quarto episodio

Eccoci all’ultimo episodio dedicato alle preposizioni semplici pubblicato su Italianosemplicemente.com. Siamo arrivati alle ultime due preposizioni semplici: tra e fra.
Tra e fra possiamo considerarle identiche e intercambiabili, questo significa che possiamo usare tra e fra sostituendoli se vogliamo in tutte le frasi.

A volte la scelta dipende dal suono, che non deve essere fastidioso. Ad esempio se dico:

Tra fratelli non si deve litigare.

Fra fratelli suona un po’ male non credete? Inoltre vi si attorciglia anche la lingua. Meglio “tra” in questo caso.

Si usano in molti casi diversi comunque.

Ad esempio:

Mi piacerebbe abitare in una casa fra le montagne di Bolzano.

Si indica un luogo indicativo, che non si trova esattamente tra una montagna e l’altra.

Tra e fra può indicare una posizione centrale tra due cose, in mezzo. Ma spesso non è così in realtà. Se ad esempio dico che sto camminando tra i fiori, allora vuol dire che attorno a me ci sono dei fiori, che io sono circondato da fiori.

Analogamente se dico che:

Il direttore è sceso tra noi, umili dipendenti

E’ la stessa cosa: non si trova tra una persona ed un’altra, in mezzo, ma tra noi, in mezzo a noi, nel senso di insieme a noi.

Se invece passo con la macchina tra Hagen e Berlino indico esattamente una posizione tra le due città, una zona intermedia tra le due città. Anche col tempo si può usare:

Tra il 15 e il 19 aprile partirò per il Brasile.

Intorno a quelle date quindi. Torna il concetto dell’approssimazione, come con “su” ma qui parliamo di un intervallo di tempo.

Se invece saluto il mio amico di Itapolis e gli dico:

Ci vediamo fra una settimana a casa tua, quando verrò in Brasile in vacanza.

Fra/tra una settimana indica un tempo, una distanza temporale. Si può usare anche con lo spazio:

Tra venti km saremo arrivati a Nova Friburgo.

Quindi dovremo aspettare ancora 20 km prima di arrivarci.

Vediamo poi che le cause si possono indicare anche con tra e fra.

Tra una cosa e l’altra, non sono mai a casa

Questa è anche una espressione ma indica una causa. Perché non sono mai a casa? perché sono impegnato in altre cose; tante cose: tra una cosa e l’altra non ci sono mai a casa.

Vediamo altri due utilizzi di tra e fra:

Tra tutte le città che ho visitato finora, la più fredda è Mosca.

Qui uso tra o fra per scegliere in un gruppo:

Scegli tra Silkeborg e Newcastle: dove vogliamo andare?

Infine se dico:

Oggi c’è stata una discussione fra colleghi

Uso fra per indicare un gruppo, una compagnia, un’unione. Posso quindi dire:

  • Una lite tra maschi
  • Un litigio tra fratelli
  • Una birra tra amici
  • Una riunione tra colleghi

Ci vediamo al prossimo episodio. Grazie ancora a tutti i donatori.

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Sparare a zero

Audio

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Trascrizione

Sparare a zero è l’espressione di oggi. Ciao a tutti da Giovanni.

L’episodio di Italianosemplicemente.com di oggi comunque non è un episodio in cui parleremo di guerra o di conflitti a fuoco di alcun tipo. Parliamo invece di linguaggio di tutti i giorni.

“Sparare a zero”: una strana espressione che deriva comunque dal linguaggio bellico, cioè il linguaggio della guerra.

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Sparare infatti significa, far partire uno o più colpi d’arma da fuoco, un fucile, una pistola, un cannone. Si dice: sparare un colpo, oppure anche “esplodere un colpo” quindi un colpo di fucile, di cannone eccetera.

Sparare si usa anche nel linguaggio quotidiano. Si usa quando si dice qualcosa senza pensarci troppo. Somiglia anche a provare, tentare, provare ad indovinare, oppure anche semplicemente dire qualcosa che potrebbe far male a qualcuno.

Chi vincerà lo scudetto quest’anno secondo te? Spara il nome della squadra!

Sai che mi è venuta un’idea? E quale? Dai spara!

Indovina quante volte sono andato a Parigi? Spara un numero!

Quindi in quest’ultimo caso significa dire cose di cui non si è sicuri tirando a indovinare.

Sparare ha in realtà molti significati nella lingua italiana, ma nel caso di “sparare a zero“, che è l’espressione di oggi, ha un senso legato alle parole. In particolare quando si spara a zero, si spara a zero “su” qualcuno.

Se io sparo a zero su una persona vuol dire che sto palando di questa persona. Ma in che modo?

Sto dicendo cose positive? Niente affatto!

Infatti sparare a zero su qualcuno significa dire o scrivere tutto il male possibile su qualcuno o anche qualcosa.

Nel linguaggio quotidiano sparare a zero su oppure contro qualcuno significa attaccarlo, criticarlo, insultarlo con grande veemenza, senza controllarsi, senza frenarsi. Si capisce bene che questa espressione deriva dal linguaggio militare.

Si usa spessissimo nel linguaggio giornalistico ma anche tra amici e al lavoro, sempre tra colleghi comunque, e non con persone che non si conoscono. Non è un modo formale di parlare, tutt’altro.

Facciamo alcuni esempi che vi invito a ripetere dopo di me:

Francesco era arrabbiatissimo con Giovanni e ha sparato a zero contro di lui. Era veramente arrabbiato. Povero Giovanni.

Il sindaco di Roma spara a zero contro l’opposizione

Il tecnico ha sparato a zero contro i suoi giocatori dopo la brutta sconfitta in campionato

Ma perché si dice “a zero”? Questo non è molto importante. Generalmente le frasi idiomatiche si utilizzano e basta, ma per i curiosi, si dice così perché in battaglia quando un soldato spara con il suo fucile o pistola, se “spara a zero”, allora nel gergo militare significa che l’arma si fa sparare più volte ripetutamente, senza pause, senza interruzioni. Evidentemente lo zero indica il tempo che passa da una carica all’altra. In questo modo si perde meno tempo anche se i colpi saranno meno precisi.

Vedete che il verbo sparare quindi anche in questo caso, in questa espressione, dà un po’ l’idea dell’approssimazione, della scarsa precisione, come quando si risponde ad una domanda sparando, o sparando a caso. C’è sempre un’idea di approssimazione, di scarsa riflessione, come quando si tira ad indovinare.

Insomma un’espressione semplice. Spesso anche in famiglia accade che uno dei membri della famiglia spari a zero contro un altro: si accusa, si alza la voce, e si perde anche la pazienza. Un breve episodio oggi, spero sia tutto chiaro. Ripetete l’ascolto se volete. Ciao

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