Sollevare da un incarico – ITALIANO PROFESSIONALE

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Descrizione 

Questa lezione del corso di Italiano Professionale, per non madrelingua, verte sulla sollevazione degli incarichi, vale a dire su una forma particolare di licenziamento.

Il plagio, la pirateria e il diritto d’autore – ITALIANO PROFESSIONALE

Il plagio e il diritto d’autore (scarica audio)

Nel mondo del lavoro si sente spessissimo parlare di plagio. Si parla altrettanto spesso di pirateria, con lo stesso significato. In entrambi i casi si parla del cosiddetto “diritto d’autore“.
Allora in questo episodio di Italiano Professionale inserirò anche alcuni verbi professionali, che sono già stati oggetto di episodi passati (vi inserisco il link all’interno dell’episodio), di conseguenza questo episodio finirà per essere anche un episodio di ripasso.

Il significato di plagio e pirateria, è molto simile a quello di furto. In tutti i casi si ha la proprietà di qualcosa. Sono entrambi dei reati, sebbene il furto sia giudicato più grave.

Cosa fanno i ladri? I ladri rubano, cioè si appropriano delle cose altrui. Ho usato il verbo appropriarsi, cioè far diventare proprio. Si parla quindi di proprietà. A chi appartiene questa automobile? Di chi è la proprietà di questa automobile?

Quando parliamo di plagio e pirateria però non si parla di oggetti rubati, ma fondamentalmente di idee rubate.
Per commettere il reato di plagio infatti è sufficiente imitare qualcosa, apportando lievi modifiche a qualcosa e cambiandone il titolo.
Così facendo ci si appropria di una qualche paternità sull’opera.
In sostanza, non ci si può avvalere delle opere altrui per ottenere dei vantaggi personali, perché in questo modo si cagiona anche un danno al proprietario dell’opera, cioè di chi detiene la proprietà dell’opera.
Spesso il confine tra il furto e il plagio è sottile, e un avvocato difensore di un ladro, in alcuni casi, potrebbe adoperarsi nel cercare di derubricare il furto in plagio per ottenere delle pene meno pesanti. Non credo sia cosa facile però.

Mi viene in mente il parmigiano e il parmesan cheese. Il parmesan cheese possiamo chiamarlo un plagio, in uso all’estero. Un tentativo di spacciare un prodotto, il parmesan scheese, per il vero parmigiano italiano.

Naturalmente il “parmigiano” non appartiene a nessuno in particolare, non ha un proprietario, quindi non è un plagio nel vero senso del termine. Il vero plagio ha bisogno di una vera proprietà.

Molto spesso si parla di plagio in ambito artistico e letterario. Si dice ad esempio che molti cantanti si siano “ispirati” un po’ troppo ad altre canzoni, molto famose, per scrivere il loro pezzo. Ma questo pezzo, questa canzone, risulta alla fine troppo somigliante all’originale. In questo caso si parla di plagio. Abbiamo quindi una falsa attribuzione a sé di opere o anche di scoperte, invenzioni scientifiche i cui diritti di invenzione spettano ad altri, i veri autori, i veri proprietari.

La questione riveste una certa importanza come potete immaginare, esiste infatti una legge per capire quando si tratta di plagio oppure no, e l’esito di questo confronto ha delle conseguenze penali ovviamente. Si chiama legge sul diritto d’autore e ci sono anche direttive europee. Quindi di volta in volta, quando c’è una denuncia di plagio, bisognerà valutare se si tratta di plagio oppure no.
Prima parlavo di appropriazione di idee di altre persone. In realtà la definizione esatta non è idea, ma “un’opera dell’ingegno altrui”, quindi un’opera che scaturisce dalla mente di altre persone. Il termine ingegno indica quello che possiamo chiamare il principio attivo dell’intelligenza.
Se diamo un’occhiata alle notizie sul web, notiamo che ci sono molte notizie che attualmente parlano di plagio.
Ad esempio Dolce & Gabbana, la famosa casa di moda, è stata accusata di plagio per aver copiato delle ceramiche spagnole. E coloro che hanno denunciato questo plagio, hanno dichiarato che a loro non dà fastidio che qualcuno si ispiri alle loro opere, ma invece dà fastidio di essere copiati in modo sfacciato. Comunque chiunque denunci di essere stato plagiato deve suffragare le proprie accuse con delle prove.
Prima parlavo della pirateria come sinonimo di plagio, ma forse è meglio chiarire che questo termine assume un significato più ampio.
Questo termine viene da”pirati“, che sono coloro che in mare, assalgono e depredano a proprio beneficio navi di qualunque nazionalità, rubano il loro carico e anche le persone imbarcate.
Quindi non siamo lontani dal concetto di plagio.
Esiste anche la pirateria aerea, ma la questione non cambia. Si tratta di sequestrare un aereo mentre è in volo, minacciando con le armi costringendolo a dirigersi verso una destinazione diversa.
In senso figurato però il concetto di pirateria è un atto, un comportamento di abuso associato a un atteggiamento fraudolento. Inoltre anche gli utilizzatori, cioè chi acquista questi prodotti possono essere accusati di pirateria.
Quindi il pirata è anche chi utilizza in modo clandestino, quindi di nascosto, anche senza pagare le tasse, oltre a chi vende  abusivamente e senza autorizzazione, prodotti generalmente come come libri, dischi, cd, dvd eccetera. Il plagio quindi è il reato commesso solamente da chi copia il prodotto, mentre la pirateria, termine poco giuridico, è commesso anche da chi acquista questo prodotto.
La pirateria più famosa è probabilmente quella informatica. E questa è l’attività di chi riesce a entrare all’interno di reti di informazioni e archivî di dati informatici, copia programmi o dati riservati. Avete presente i cosiddetti hacker? Non c’è una vera traduzione in italiano di questo termine. Possiamo chiamarlo un esperto informatico disonesto, o, appunto, un pirata informatico.
Infatti gli hacker possono fare anche pirateria perché se, una volta entrati in possesso di dati riservati, ne ricavano dei vantaggi economici illeciti.
Abbastanza diffusa è anche la pirateria editoriale, cioè che si riferisce ai libri.

Voglio terminare con il verbo plagiare, che ha ovviamente il significato di copiare, attribuire a sé stessi un’opera di altri, sebbene viene spesso usato anche in modo simile a “convincere“. Si usa infatti nella psicologia in questo senso.
Il plagio in questo caso è un termine che viene usato in due modi diversi. Il primo modo indica una sorta di abuso che consiste nel ridurre una persona in uno stato di totale soggezione al proprio potere.
Quindi la persona plagiata fa tutto ciò che dice la persona che l’ha plagiata, che impartisce ordini alla persona plagiata, che si attiene a sua volta tutte le sue disposizioni. In questi casi si parla comunemente di lavaggio del cervello o di manipolazione mentale. Anche questo dunque si chiama plagio.
Questo modo di plagiare non ha niente a che fare però con i prodotti e il mondo del lavoro, invece, il secondo modo di usare “plagiare” nella psicologia è per indicare il “plagio incosciente”. Cos’è?
Si tratta di quando un musicista, ad esempio, copia, senza rendersene conto, una musica di un altro musicista. Non lo fa apposta, non intende farlo, ma sempre di plagio si tratta. Non si può quindi addossare la colpa alla distrazione o dire che si tratta di una coincidenza.

Italiano Professionale – lezione 32: Situazioni ipotetiche

Situazioni ipotetiche

Durata: 22 minuti

 

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Italiano Professionale – lezione 31: Conflitti lavorativi

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Descrizione

Lezione 31 del corso di Italiano Professionale

Parliamo dei conflitti lavorativi, qualcosa che può accadere e accade in effetti in tutti gli uffici del mondo, prima o poi. 

29 – La cauzione – ITALIANO COMMERCIALE

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Cosa significa CAUZIONE? Quando possiamo usare questo termine e dopo potrebbe capitare di leggerlo? Quando possiamo usarlo nel commercio?

Durata: 5 minuti

Italiano Professionale – lezione 30: Il titolare e il facente funzione

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Descrizione

Lezione 30 del corso di Italiano Professionale. Ci troviamo sempre nella sezione n. 3, dedicata alle riunioni e agli incontri.
L’argomento è il “facente funzione” o “facente funzioni“.

Vediamo però tutti i termini usati per indicare la sostituzione temporanea di una persona in ambito lavorativo.

facente funzioni

28 – L’acconto – ITALIANO COMMERCIALE

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Trascrizione

Lezione 28 di due minuti con Italiano commerciale. Parliamo dell’acconto.

Nella lezione 17 abbiamo parlato del conguaglio. Sia nel caso dell’acconto che nel caso del conguaglio si parla di pagamenti. Ne parliamo spesso ma è inevitabile nel commercio. Infatti abbiamo parlato anche dell’emissione di un pagamento, ma anche del corrispettivo, della ricevuta, della fattura, del pagamento forfettario ed anche dei proventi e introiti. 

Oggi parliamo dell’acconto. Quando dobbiamo effettuare un pagamento, o quando dobbiamo ricevere un pagamento, possiamo decidere di dividere il pagamento in due o più parti.

La prima parte del pagamento si chiama acconto o anticipo. L’acconto pertanto viene versato come pagamento parziale, a cui seguirà un successivo pagamento a saldo. Ma il saldo lo vedremo in un altro episodio.

L’acconto si utilizza spesso quando si tratta di pagamenti sostanziosi, di grosse cifre.

Un acconto si può avere, nel senso di ricevere oppure si può dare cioè versare:

L’acconto è una parte della cifra pattuita in una compravendita o in una transazione commerciale, come ad esempio quando un commerciante firma un contratto per un acquisto presso un fornitore. Quando c’è una compravendita c’è un contratto che ha ad oggetto il trasferimento di qualcosa dietro il pagamento di un prezzo.

L’acquirente paga subito un acconto, poi quando riceve la merce pagherà la cifra restante. Come tutti i pagamenti che avvengono nel commercio,  anche l’acconto viene tassato normalmente quindi l’acconto è assoggettato all’IVA, di cui abbiamo già parlato. Allo stesso modo, deve essere fatturato nel momento in cui viene pagato. Si deve emettere pertanto una fattura. Anche della fattura si è già parlato.

l'accontoDicevo che spesso si parla di anticipo di un pagamento,  ma questo è un termine che ha molti più utilizzi, tra cui appunto quella di una somma di denaro che viene anticipata. L’acconto invece ha a che fare solamente con i pagamenti.

Esistono anche delle tipologie di acconto legate alla tassazione, ma ne parleremo in altri episodi di Italiano commerciale.

27 – Presa in carico – ITALIANO COMMERCIALE

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Descrizione 

Lezione 27 di due minuti con Italiano commerciale. Parliamo oggi dello stato degli ordini ed in particolare della presa in carico di un ordine.

Durata: 3 minuti circa 

25 – I pezzi di ricambio – ITALIANO COMMERCIALE

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Lezione 25 di due minuti con Italiano commerciale.

Molti clienti, quando entrano in un negozio, sono alla ricerca di pezzi di ricambio…

24 – La gamma e l’assortimento – ITALIANO COMMERCIALE

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Video con sottotitoli

Trascrizione

Lezione 24 di due minuti con Italiano commerciale.

Il termine gamma è molto usato nel commercio, soprattutto nella pubblicità:

Il nostro negozio ha una vasta gamma di prodotti per animali

Abbiamo a disposizione un’ampia gamma di prodotti biologici

Possiamo offrirvi una gamma completa di prodotti per la casa

Se desidera prodotti di qualità, ha a disposizione un’ampia gamma di possibilità.

Dunque parliamo di una vasta scelta, stiamo dicendo che ci sono molte possibilità di acquisto di prodotti di quel tipo.

Parliamo di un ambito determinato di prodotti, di una topologia di prodotto.

Se un cliente chiede:

Vendete dei monitor per PC?

Se ne avete di molte tipologie diverse potete rispondere:

Certo, ne abbiamo una vasta gamma

Venga con me, vedrà che ne disponiamo di un’ampia gamma: 12 pollici, 15 pollici, leggeri, ad alta definizione eccetera.

Naturalmente! C”è un’ampia gamma/possibilità di scelta a seconda delle sue preferenze e della disponibilità economica.

E’ però importante dire che il termine più adatto a sostituire gamma è: “assortimento“. Assortimento è più professionale e più adatto alla forma scritta.

C’è un vasto assortimento di prodotti disponibili

L’assortimento di cravatte è molto vasto: ce ne sono di vario colore e disegno.

Il negozio dispone di un vasto assortimento di giocattoli.

Gamma e assortimento: Parliamo in generale di una serie di oggetti che si differenziano tra loro per alcuni particolari e offrono possibilità di scelta.

Il termine assortimento ha anche un utilizzo aggiuntivo. Serve ad indicare l’operazione mediante la quale si raggruppano merci che presentano le stesse caratteristiche.

L’assortimento di cravatte si trova in fondo a destra

In un supermercato i prodotti vengono infatti assortiti, cioè raggruppati per tipologia. Altrimenti i clienti non riuscirebbero a trovarli.

Esiste infatti il verbo assortire.

Assortire un negozio ad esempio significa rifornire il negozio di varie qualità di merce.

Solo in questo modo il negozio diventerà assortito.
E solo in questo modo potrete dire che nel vostro negozio c’è un vasto assortimento di merce.
Se avete solo un tipo di computer, solo un tipo di monitor e solo un tipo di carta per stampanti non potrete dire che avete un vasto assortimento di prodotti, neanche se avete 1 milione di prodotti in vendita.

23 – Vendite online: rispondere con un messaggio automatico – ITALIANO COMMERCIALE

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Descrizione

Vediamo insieme quali tipi di messaggi possono essere inviati ai clienti che hanno appena acquistato un nostro prodotto online.

vendite online - grazie per l'acquisto

Italiano Professionale – lezione 29: Parlare delle possibilità

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Descrizione

Lezione 29 del corso di Italiano Professionale. Ci troviamo sempre nella sezione n. 3, dedicata alle riunioni e agli incontri.
L’argomento è come parlare delle possibilità.

Analizziamo tutti gli avverbi utilizzabili a seconda della bassa, media e alta probabilità. La lezione appartiene alla sezione 3 del corso, dedicata alle riunioni e agli incontri.

Italiano Professionale – lezione 28: come generalizzare

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    Descrizione

    In questa lezione di Italiano Professionale vediamo i vari modi che possiamo usare per generalizzare. La generalizzazione è l’operazione contraria della puntualizzazione, a  cui abbiamo dedicato la lezione n. 24

Italiano Professionale – lezione 27: Spiegare un problema

Rappresentazione di un problema complicato. Photo by David Waschbu00fcsch on Pexels.com

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Descrizione della lezione

La lezione n. 27 del corso di Italiano professionale è dedicata ai problemi, un argomento di cui si parla sempre al lavoro. Ogni forma di impiego richiede la risoluzione di problemi.

Abbiamo dedicato alcune belle lezioni nella prima sezione del corso, se ricordate, la sezione dedicata alle espressioni idiomatiche. Si è parlato di scontri e confronti (problemi relazionali) e anche dei problemi economici.

Vediamo insieme come introdurre un problema e i vari modi che esistono per spiegarlo nel dettaglio.

La lezione fa parte della sezione terza del corso di Italiano Professionale, dedicata alle riunioni e agli incontri.

Vediamo anche i maggiori verbi che si usano: spiegare, risolvere, dettagliare, dipanare, esporre dirimere e tanti altri.

Durata file audio: 15 minuti

Italiano Professionale – lezione 26: Fare le veci, essere il vice

Questa lezione fa parte del corso di italiano professionale, cioè dell’italiano che si usa in ambienti lavorativi

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Descrizione

Lezione n. 26 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di due termini: vice e veci, che può capitare di utilizzare durate una riunione o un incontro di lavoro. 

Può capitare infatti che in una riunione, in un incontro, qualcuno dia forfait, vale a dire che qualcuno non si presenti, che non venga alla riunione, ma che questa persona si faccia sostituire da una seconda persona.

 

Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

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Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

Per proseguire la lettura dell’episodio occorre essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente: Per diventare membri vai alla pagina italianosemplicemente.com/chi-siamo

 

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Protetto: Italiano Professionale – lezione 24: Puntualizzare

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Rifarsi con gli interessi

Audio

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Trascrizione

Rifarsi con gli interessi. Questa è la frase che vi spiego oggi. State ascoltando la voce di Giovanni e questo è uno dei tanti episodi presenti su italianosemplicemente.com.

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Sapete cosa sono gli interessi? Facciamo una breve panoramica su questa parola, così capirete bene la frase di oggi in un secondo momento. Sarà anche l’occasione per vedere qualche verbo particolare.

Se andate in banca e chiedete dei soldi in prestito, vedrete che ciò che prendete in prestito dalla banca deve essere restituito indietro alla banca, ovviamente. Ma non basta la cifra che avete preso. Bisogna aggiungere gli interessi.

Se prendete €100 in prestito probabilmente dovrete restituirne circa €105.

€100 di capitale e €5 di interessi. I cinque euro rappresentano il compenso della banca, cioè il guadagno della banca.

La parola interesse ha anche altri significati come sapete.

Ad esempio è un’attrazione verso qualcosa che quindi attira il vostro interesse.

Inoltre l’interesse è un affare, una faccenda, un’attività da cui si può ricavare un vantaggio, un utile. I due significati sono ovviamente legati perché se puoi ricavare un vantaggio da qualcosa allora questo qualcosa attira o riscuote il tuo interesse.

È interessante notare i verbi legati alla parola interesse, in particolare mi interessa parlarvi di badare e curare, che hanno ciascuno due significati diversi.

Si può badare al proprio interesse o ai propri interessi. Badare significa prestare attenzione, avere cura in questo caso. L’interesse di cui si parla è il vantaggio personale, l’interesse personale, cioè che è importante per la singola persona. Non si parla necessariamente di denaro.

L’altro significato di badare è riferito alle persone, come ai bambini o agli anziani. Esiste anche la figura della badante nel caso degli anziani. La/il badante è chi si occupa, chi ha cura degli anziani (il senso è lo stesso di prima ma si riferisce alle persone). Nel caso dei bambini è la baby sitter (detta “Tata” in italiano) che bada (cioè ha cura) ai bambini.

In questo caso non possiamo chiamarla “badante”, che è solo la persona che si occupa delle persone anziane non autosufficienti.

L’altro verbo è curare: curare gli interessi.

Curare e simile a badare quando si parla di interessi. Nulla a che fare con la guarigione però. Non si tratta di curare una malattia, ma di curare gli interessi, avere cioè cura degli interessi. Sono gli avvocati che curano gli interessi di una persona. Si parla di interessi economici quindi. Non esiste solamente l’avvocato però.

Ad esempio la persona che cura gli interessi delle star, delle persone famose si chiama “agente“.

Quella che cura gli interessi dell’attore o degli atleti si chiama “manager“, ma nel caso dei calciatori ad esempio si sente parlare di “procuratore“.

Comunque quando parliamo di “rifarsi con gli interessi”, la frase di oggi, parliamo dell’interesse economico, quello che la banca ottiene in più oltre al capitale prestato. Questi interessi, come tutti voi saprete, aumentano al passare del tempo.

Si dice che gli interessi “maturano“, come se fossero un frutto di un albero. Ma in effetti se ci pensate bene, i soldi, come si dice, fruttano, nel senso che, come la frutta sugli alberi, al passare del tempo gli interessi aumentano.

Anche un investimento può fruttare, cioè può rilevarsi un buon investimento. Ma rimaniamo agli interessi.

“Rifarsi con gli interessi” contiene il verbo rifarsi. Un verbo che ha diverse interpretazioni.

Questa frase si usa quando un affare non va molto bene. Quando dico affare intendo solitamente una questione economica, legata ai soldi, ma in realtà in senso figurato posso usare l’espressione anche in altre circostanze.

Rifarsi con gli interessi significa che in futuro andrà meglio. Oggi non è andata come speravo, ma in futuro andrà meglio, meglio anche di quanto speravo accadesse oggi.

In futuro avrò una soddisfazione talmente alta che compenserà l’insoddisfazione di oggi.

Ad esempio:

Oggi un affare economico è andato male, non sono contento di quanto accaduto, ma domani mi rifarò con gli interessi. Domani i mie guadagni saranno superiori delle perdite di oggi.

Rifarsi, questo è il verbo utilizzato, verbo riflessivo, non è come rifare.

Io mi rifaccio

tu ti rifai

lui si rifà

Noi ci rifacciamo

Voi vi rifate

Loro si rifanno

Rifarsi significa riprendersi economicamente recuperando i soldi spesi, oppure prendersi la rivincita su qualcuno o qualcosa. Non sempre il significato è economico.

Nella frase di oggi è però importante usare “con“: rifarsi con gli interessi. Questo perché il verbo rifarsi può avere altri significati. E’ un verbo che può ingannare. Non facilissimo da usare

Se dico:

Il pugile, dopo aver perso il primo incontro, si è rifatto con il secondo avversario.

Questo significa che inizialmente il pugile perde il primo incontro, ma il secondo lo vince. Il pugile si è rifatto con il secondo avversario. Il pugile ha avuto una rivincita col secondo avversario, ha quindi vinto il secondo incontro. Lo ha battuto, lo ha sconfitto.

Se invece dico:

Mi rifaccio una vita

Questa frase significa che la mia vita tornerà quella di prima. Non c’è “con“.

Devo recuperare la mia vita, farla tornare come prima. Sto parlando solo di me stesso, non mi sto rifacendo “con” qualcos’altro.

Perdo una sfida con Giovanni? Mi posso rifare con Luigi. Perdo anche con Luigi? Posso cercare di rifarmi con Andrea.

Se va male anche con Andrea, dovrò cercare di rifarmi una reputazione, visto che ho perso con tutti!

Adesso vediamo la frase di oggi:

Nella frase “rifarsi con gli interessi” il verbo rifarsi si riferisce a qualcosa che va recuperato. Gli interessi rappresentano qualcosa in più che si otterrà in futuro. Questo qualcosa in più, come abbiamo visto, nel linguaggio economico finanziario possiamo chiamarli “interessi”.

Rifarsi con gli interessi dunque rappresenta una soddisfazione che si otterrà in futuro che riuscirà a compensare abbondantemente la delusione di oggi, e posso usarla anche al di fuori dei discorsi che riguardano il denaro.

Facciamo alcuni esempi.

L’attaccante della Juventus non è riuscito a mettersi in mostra con la maglia della sua Nazionale ai Mondiali, ma si è rifatto con gli interessi nella stessa Juventus, vincendo lo scudetto.

Lo studente non riusciva a migliorare il proprio italiano, ma con Italiano Semplicemente spera di rifarsi con gli interessi.

Vedete che io sto facendo esempi che non hanno a che fare con i soldi, ed in effetti l’espressione si sua quasi sempre in modo figurato.

Non è un’espressione formale naturalmente.

Se volete esprimere lo stesso concetto in senso più formale anziché dire:

Mi sono rifatto con gli interessi

Potete dire (ripetete dopo di me):

Ho pienamente compensato le perdite

Ho risanato pienamente il fallimento iniziale

Ho ampiamente risanato la condizione iniziale

Mi sono riscattato abbondantemente dalla sconfitta iniziale

Ho completamente ripreso la condizione iniziale, ottenendo ancora di più

Concludo facendovi notare altri due modi il usare il verbo rifarsi:

Rifarsi = intervenire chirurgicamente modificando i connotati di una persona

Es: l’attore si è rifatto il naso

Rifarsi a” che significa, tra le altre cose, riferirsi a, fare riferimento a. Ad esempio, se vi volessi spiegare il verbo “cavarsela” mi conviene rifarmi ad un podcast realizzato la settimana scorsa, in cui ho spiegato il significato di questo verbo. Quindi potrei aggiungere qualcosa ma comunque mi rifarei a quell’episodio.

Analogamente mi posso rifare a quanto già ho detto nella spiegazione delle sette regole d’oro per sottolineare l’importanza della ripetizione dell’ascolto. Ascoltate dunque questo episodio più volte.

Rifarsi il letto = rifare il proprio letto, sistemare il proprio letto in modo ordinato dopo aver dormito; farlo tornare come prima.

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Le espressioni con la parola TESTA

Audio

Elenco delle espressioni spiegate

Direzioni:

Alzare la testa / su la testa

Andar via/giù/fuori di testa

Andare/Partire a testa bassa

Andare a testa/fronte alta

Dalla testa ai piedi

Essere/andare in testa;

Fortuna:

Testa o croce

Qualità:

Avere testa

Avere la testa sul collo/sulle spalle

Tener testa

Neutre:

Avere la testa dura

Difetti:

Avere la testa fra le/nelle nuvole

Avere la testa per aria

Avere la testa solo per bellezza

Avere la testa vuota

Testa a pera

Testamatta (testa matta), Testa calda, testa d’asino, testa di cavolo, testa di cazzo, testa di legno, testa di rapa, testa vuota, testina.

Pensieri:

Avere in testa; Avere per la testa, Grilli per la testa,

Ficcarsi/Mettersi/cacciarsi in testa/mente; Far entrare in testa

Frullare in testa/per il capo – Passare per la testa/per il capo

Levarsi/togliersi dalla testa

Metterci la testa

Non esserci con la testa

Passare di testa/di mente

Passare per la mente/il capo

Sentire la testa pesante

Comportamenti, Sensazioni:

Grattarsi la testa

Battere/Sbattere la testa contro il muro

Fare/Agire di testa propria

Averne fin sopra la testa/i capelli

Dare alla testa

Far cadere delle teste

Fare la testa come un pallone/una campana

Far girare la testa

Fare le cose con la testa nel sacco

Fare una cosa senza testa

Fare una testa così/tanta

Fasciarsi la testa prima di essersela rotta

Gettarsi a testa bassa

Giocarsi la testa; rimetterci la testa; scommetterci la testa

Lavata di testa/di capo

Mangiare in testa a qualcuno

Volere la testa di qualcuno (chiedere la testa di qualcuno),

Montare/montarsi la testa

Mettere/Avere/non avere la testa a posto

Chinare la testa; piegare il capo; piegare la testa; chinare il capo

Non sapere dove sbattere la testa/dove picchiare la testa/il capo

Perdere la testa

Rompersi la testa/le corna

Sbattere la testa contro il muro (picchiare il capo contro il muro; sbattere il capo contro il muro; picchiare la testa contro il muro)

Non sapere dove battere/sbattere la testa/il capo

Scrollare/scuotere la testa/il capo

Sentir montare il sangue alla testa

Tenere la testa tra due guanciali

Uscirne con la testa rotta

 

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Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

Audio

Trascrizione

Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

A stretto giro

Audio

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione

Descrizione

Una espressione non formale utilizzata prevalentemente in ambienti lavorativi.

Durata: 18 minuti

Livello: B1-C2

Trascrizione

Buongiorno amici di italianosemplicemente siamo di nuovo qui ed io sono sempre Giovanni.

Voi invece state ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com, episodio quest’oggi dedicato ad un’espressione idiomatica più che altro utilizzata nel mondo del lavoro.

Parliamo dell’espressione “a stretto giro“.

immagine_a_stretto_giro

A stretto giro: tre parole di cui la prima è una preposizione semplice.

Sapete che il lunedì è il giorno in cui pubblichiamo una nuova espressione idiomatica: fa parte, già da qualche tempo, del programma settimanale di Italiano Semplicemente e all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione tutti gli associati possono fare esempi, discutiamo insieme del significato di questa espressione. Invece la spiegazione della frase, quella è disponibile per tutti ed è esattamente questa che state ascoltando.

Allora: “a stretto giro” a, abbiamo detto, è una preposizione semplice, che sono in tutto nove: di a da in con su per tra fra.

Facile da ricordare: a quindi è una preposizione semplice. Stretto e poi giro sono le altre due parole. Che cos’è un giro?

Beh generalmente quando si usa questa parola lo si fa in un contesto amichevole e confidenziale: facciamo un giro? Facciamo un giro per Roma? Ti accompagno a fare un bel giro. Spesso si usa anche giretto.

Ebbene questo significa semplicemente un’uscita, una passeggiata a piedi o in macchina, anche senza un obiettivo preciso. Oppure facciamo un giro a vedere se troviamo una gelateria.

In generale la parola giro indica un percorso, e spesso si tratta di un percorso più o meno circolare. Diciamo un circuito. Infatti quando si parte a fare un giro alla fine si torna sempre al punto di partenza. Questo significato è più esplicito se dico:

Faccio il giro di casa

Come allenamento facciamo tre giri del campo. Quindi giriamo tre volte intorno al campo.

Quest’idea del partire e tornare al punto di partenza è presente anche nella frase “a stretto giro” come vediamo tra un po’.

Restando al lavoro, in ambienti lavorativi soprattutto, si lavora in gruppo. E la parola giro si usa spesso. Si usa in diverse occasioni e in diverse espressioni.

Spesso dobbiamo consultarci con altre persone per fare un lavoro, spesso siamo in contatto con più persone e dobbiamo fare un giro di telefonate per raggiungere un obiettivo. Questo è un modo abbastanza comune di usare la parola giro al lavoro.

“Fare un giro di telefonate” cioè fare più teleonate, a più persone, dobbiamo farne diverse, più di una dunque. Non sappiamo esattamente quante. Alla fine del giro arriverà una conclusione.

In una riunione potremmo fare un “giro di tavolo” per ascoltare tutte le opinioni delle persone che partecipano alla riunione e quindi che sono sedute attorno al tavolo. Facciamo un giro di tavolo per presentarci? Inizio io. Mi chiamo Giovanni e lavoro per italiano semplicemente. Ora tocca al prossimo.

Poi quando dobbiamo sentire più opinioni, opinioni diverse, e non solo presentarci, ma quando ognuno deve dire la propria opinione allora posso dire “facciamo un giro di consultazioni“. Questo significa che tutti, uno ad uno, tutte le persone saranno ascoltate, anzi consultate, fino a esaurire le persone. Spesso il giro diventa stretto:

Facciamo uno stretto giro di consultazioni.

Uno stretto giro di consultazioni vuol dire che le persone saranno ascoltate in breve tempo. Si impiegherà poco tempo per fare il giro, per terminare il giro, cioè per ascoltare tutte le persone.

Sapete che stretto è il contrario di largo. Un pantalone stretto, una maglietta stretta, un anello stretto, una strada stretta: sicuramente avrete ascoltato o letto una di queste modalità di usare la parola stretto o stretta. Simile a piccolo, piccola, sottile, poco spaziosa eccetera.

Sapete che, sempre in senso fisico, un giro largo è più grande di un giro stretto, quindi si impiega più tempo a fare un giro largo che un giro stretto.

Ma uno stretto giro, invertendo quindi le due parole, spesso si usa in senso figurato. Non si tratta di un giro fisico come il giro per Roma o il giro intorno casa, ma si tratta di ascoltare delle persone.

Lo “stretto giro” quindi si usa in senso figurato ed è diverso dal giro stretto.

Ci sono però due modi di usare le due parole stretto giro.

Il primo lo abbiamo già visto. Uno stretto giro si usa quasi sempre in senso figurato per indicare la consultazione veloce di più persone. La parola stretto può anche riferirsi al numero delle persone. Poche persone consultate quindi: non parliamo del tempo ma delle persone.

Attenzione perché se aggiungiamo la preposizione “a” otteniamo: “a stretto giro” che ha un secondo significato.

Non parliamo più necessariamente di consultare più persone. Parliamo invece solamente di tempo.

A stretto giro quindi significa solamente: tra poco tempo.

Perché si usa questa espressione? E perché parliamo di un giro? E infine perché questo giro è stretto?

La strettezza è riferita al tempo, quindi niente di nuovo rispetto a prima, quando parlavamo di consultare persone.

Il giro invece probabilmente si usa perché quando usiamo questa espressione “a stretto giro” solitamente lo facciamo perché dobbiamo dare una risposta, dobbiamo fornire una risposta, dobbiamo soddisfare una richiesta. Si tratta di domande o richieste che ci vengono fatte e noi dobbiamo rispondere in breve tempo. Per poter rispondere a questa domanda o richiesta probabilmente dobbiamo parlare con alcune persone, magari dobbiamo invece consultare dei documenti, oppure dobbiamo recarci da qualche parte a recuperare delle informazioni.

Più in generale dobbiamo fare alcune attività, attività di vario tipo. Non siamo in grado di rispondere subito alla domanda o alla richiesta. Quindi diciamo ad esempio:

A stretto giro ti faccio sapere.

Facciamo alcuni esempi:

Sono in ufficio ed un collega mi chiede se posso invitarlo ad una riunione. Posso venire anch’io alla riunione di italiano semplicemente?

Allora io rispondo:

non so devo chiedere il permesso al presidente Giovanni. Aspetta che gli faccio una telefonata e a stretto giro ti faccio sapere.

Quindi: appena avrò fatto la telefonata al presidente di italiano semplicemente potrò darti una risposta, e appena avrò la risposta ti farò subito sapere. Non passerà molto tempo: a stretto giro avrai una risposta.

Oppure: lavorate in un’azienda italiana che produce pasta. Allora state facendo una riunione di lavoro e decidete tutti insieme che si potrebbe raddoppiare la produzione di pasta in Brasile. Si può fare? Abbiamo delle aziende in Brasile in grado di raddoppiare la produzione della pasta? I brasiliani amano la pasta italiana e non basta quella attualmente prodotta.

A questo punto è necessario che qualcuno verifichi se effettivamente si possa fare questo raddoppio della produzione. A questo punto la riunione sta terminando e uno si alza e dice:

mi occupo io di questo. Farò qualche telefonata ed a stretto giro vi farò sapere se sarà possibile raddoppiare la produzione di pasta in Brasile.

Anche in questo caso non è possibile dare subito una riposta, ma questa risposta sarà data tra pochissimo tempo; giusto il tempo necessario di fare una telefonata. Non sappiamo esattamente quanto tempo passerà: a stretto giro significa esattamente anche questo. Non dipende solo da noi ma i tempi saranno comunque brevi.

Un ultimo esempio: se qualcuno vi chiede: cosa significa a stretto giro? Ora potreste rispondere:

Un attimo, vado ad ascoltare l’episodio di italiano semplicemente ed a stretto giro ti darò una risposta.

È bene sapere che l’espressione si usa quasi sempre in contesti lavorativi, sebbene non si tratti di una frase formale. Si può usare nelle mail senza problema, oppure a voce, ma non si usa nei documenti formali.

In occasioni formali, importanti potete sostituire a stretto giro con:

– nel più breve tempo possibile

– nel minor tempo possibile

– non appena sarà possibile

– il prima possibile

Bene ragazzi, ripetete l’ascolto se necessario, fate delle pause e ripetete. Ho letto abbastanza lentamente quindi in teoria potreste ripetere l’intero episodio voi stessi mentre ascoltate.

Grazie a tutti per l’ascolto. Il prossimo episodio sarà dedicato ai donatori, alle persone cioè che hanno recentemente fatto una donazione ad italiano Semplicemente.

Parleremo dei loro paesi, dei paesi dai quali vengono le donazioni ed affronteremo nello stesso tempo un argomento legato alla lingua italiana.

Ad esempio potremmo parlare di preposizioni semplici, uno dei maggiori problemi degli stranieri di ogni livello e nazionalità.

Allora, l’episodio finisce qui. Oggi abbiamo parlato anche di riunioni, di incontri, abbiamo parlato di opinioni, di esprimere opinioni e di consultare persone.

Queste sono tutte questioni legate evidentemente di più al mondo del lavoro ed è per questo che se ne volete sapere di più su questi argomenti professionali, legati al lavoro, italiano semplicemente ha realizzato un corso di italiano professionale, riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

La seconda parte di questo corso è interamente dedicata alle riunioni e a tutto ciò che riguarda gli incontri di lavoro.

Ci occupiamo di lingua naturalmente. Come esprimersi nel modo migliore in ogni occasione. Perché ciò che esce dalla nostra bocca spesso non è ciò che arriva all’orecchio di chi ci ascolta.

Migliorare la comunicazione è l’obiettivo di italiano semplicemente dunque.

Adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

A stretto giro

Ti faccio sapere a stretto giro

Verrete informati a stretto giro

Riceverete un nostro riscontro a stretto giro

Faccio un paio di telefonate e ti faccio sapere a stretto giro

Ciao a tutti. Allora anche noi ci sentiamo a stretto giro.

Il tempo di preparare il prossimo episodio dedicato alle preposizioni semplici ed ai donatori. Grazie. Ciao.

 

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Sussistono gli estremi

Audio

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.

Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.

Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.

Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.

E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

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Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.

Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.

Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.

Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.

Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.

Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.

Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.

Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.

A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.

Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.

Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.

In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:

a mali estremi, estremi rimedi

Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.

Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.

Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.

Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.

Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.

Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.

“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.

Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.

Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:

“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”

Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.

In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.

La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.

Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:

Purtroppo non possiamo concedere il prestito

Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:

Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito

oppure

Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie

Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:

Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.

Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.

Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.

Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.

In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.

Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.

Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.

La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.

In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.

Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:

Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;

Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa

Non sussistono le condizioni necessarie per un successo dell’iniziativa

In poche parole:

Non credo che sia una buona proposta

Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:

Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.

oppure, meno formalmente:

Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta

Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.

Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.

Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:

Non ci sono le basi per andare avanti,

Non ci sono le condizioni per proseguire

Mancano le condizioni per andare avanti.

Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

Sussistono gli estremi

Esistono le condizioni

Ci sono i presupposti

Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.

Esistono le condizioni per proseguire

——

Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.

Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.

——

Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica

Secondo me non ci sono le basi per andare avanti

——

Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti

Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio

Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio

Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente

—–

Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.

Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.

Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.

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Le meraviglie di Roma: la bocca della verità

Audio

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.

Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.

Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.

Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.

Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.

Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.

Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.

Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.

Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.

Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.

Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.

Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.

Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.

Si impara mentre si fanno altre cose.

Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.

Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.

Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.

Che sarà mai.

La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.

Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.

Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.

Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.

Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.

Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.

Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.

Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.

Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.

Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.

Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.

Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.

Mi piacerebbe scoprirlo.

Guai a me? No, ne sono sicura!

Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.

Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.

Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.

Poveri loro!

La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.

Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.

Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.

La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!

Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.

Ma perché fecero questo?

Perché hanno fatto questa messa in scena ?

É proprio qui l’astuzia della donna!

Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.

La donna aveva detto la verità!

Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.

Ecco la fine della leggenda.

Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.

A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.

Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!

Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.

Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.

Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.

Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.

Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.

Un abbraccio e a presto.

Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.

La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.

Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.

Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.

Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.

E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.

Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.

La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!

Un workshop per il lancio sul mercato di un nuovo prodotto

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti all’appuntamento settimanale con Daria, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che si cimenta oggi con una nuova lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE, un corso dedicato al linguaggio del mondo del lavoro che i membri possono leggere ed ascoltare.

In particolare oggi Daria si cimenta con la lezione n. 17. La lezione parla di reputazione ed esperienza.

Con questo episodio di italiano semplicemente oggi Daria vuole farci quindi partecipi del suo nuovo tentativo. Interpreterà i panni di una manager di una grossa azienda italiana che produce scarpe e vuole lanciare sul mercato un nuovo modello di calzature. Ascoltate come se la cava Daria.

Buongiorno a tutti. Permettete che mi presenti ancora una volta. Mi chiamo Daria e sono responsabile per la strategia promozionale della nostra nuova linea di scarpe.

Ci siamo incontrati qui per discutere il programma dell’entrata nel mercato del nostro nuovo modello “Con-forte” e anche per ricevere il vostro prezioso contributo che aspetto da ognuno di voi per supportare il lancio.
A dire il vero in questo periodo di crisi non è esattamente un invito a nozze accettare la sfida di lanciare sul mercato un nuovo prodotto ma avendo nella nostra linea un modello così promettente non dobbiamo e non possiamo tirarci indietro o rinviare il lancio.

Ed ecco perché vi prego di approfittare al massimo dell’opportunità di discutere con tutti i colleghi e condividere le nostre sensazioni. Le vostre domande sono preziose e possono aiutare risolvere oggi tutte le eventuali incertezze che riguardano il piano promozionale. Credo che sarebbe bello avere una discussione aperta ma allo stesso tempo concisa e stringata, più simile ad un workshop, quando tutti condividono le loro opinioni e trovano soluzioni comuni.

Al termine del mio intervento mi piacerebbe anche trovare un accordo di massima (magari arrivare anche a stringere un accordo) riguardo l’attività promozionale e logistica dell’anno venturo. Sono sicura che con una buona programmazione nessuno brancolerà nei buio e che andremo a gonfie vele con il nostro nuovo modello.

Per iniziare il nostro workshop vorrei proporvi tre semplici regole che possono secondo me aiutarci a non andare oltre col tempo e rendere la discussione efficace. Forse vi sembreranno regole rigide ma come si dice: il fine giustifica i mezzi.

La prima regola è: “Ascoltate chi presenta, non il vostro collega a fianco”. Cioè, a prescindere dalla persona che presenta in quel momento vi prego di rivolgere direttamente a lei tutte le vostre attenzioni ed eventuali domande.
Non disturbate il vostro vicino inutilmente, io come gli altri sino qui per rispondervi direttamente.
Mi raccomando poi: andate dritti al punto, senza troppi preamboli, e non abbiate paura di fare domande stupide, inaspettate o pericolose perché nessuna domanda è stupida e nessuno è né infallibile né al di sopra di ogni sospetto. Siamo qui per confrontarci.

La seconda regola che vi propongo è: ”niente cellulare e computer”. Nonostante io capisca bene quanto sia difficile dimenticarli completamente, per qualche minuto possiamo tutti evitare i dispositivi elettronici per non buttare a mare questa occasione e trarre il massimo dall’ascolto dei colleghi.

Tra l’altro potrebbe essere importante la vostra opinione e se doveste essere chiamati in causa sarebbe bene stare sempre sul pezzo.

La terza ed ultima regola è: “Non prolungare la pausa caffè”, anche perché il quarto d’ora accademico intermedio non esiste e non possiamo permettercelo.

Scherzi a parte, meglio usare il tempo per ascoltare le opinioni dei colleghi senza perdere il filo del discorso.

Bene, dunque: attenti a chi parla, caffè ristretto e telefoni in modalità aereo, meglio ancora se spenti del tutto.
Adesso allacciamo le cinture e partiamo.
Ironia a parte, se le regole sono chiare, possiamo iniziare il nostro workshop…

Grazie mille Daria di questa “simulazione di volo”. Sei stata molto autoritaria nel tuo intervento direi. Si vede che hai interpretato un ruolo che dall’alto della sua esperienza se lo poteva permettere. D’altronde la reputazione e l’esperienza sono l’oggetto della lezione 17 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE. Per tutti gli stranieri interessati (mi auguro ce ne saranno molti) vi invito ad aderire all’Associazione Italiano Semplicemente. In questo modo potrete anche voi utilizzare, tra le altre cose, il corso di italiano professionale e partecipare se volete all’appuntamento settimanale sul gruppo WhatsApp dell’associazione per confrontarci e discutere sulle singole lezioni del corso. Chiunque lavori con italiani o in Italia e vuole ampliare il proprio vocabolario e imparare i verbi professionali troverà il corso molto utile. Metterò il collegamento su questo episodio per effettuare la richiesta di adesione all’associazione.

Vi aspetto e grazie a Daria. A mercoledì prossimo.

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Parliamo di unione e condivisione

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Trascrizione

Introduzione di Giovanni: questo episodio è un esempio di utilizzo delle espressioni professionali contenute nella lezione n. 12 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

Daria: Si può dire che l’argomento della lezione numero 12 si riferisca sia alla vita professionale che a quella privata.
Anche la qualità della vita dipende dalle persone con cui ci uniamo e condividiamo gli intenti: vorremmo ad esempio che le persone al nostro fianco fossero sempre in grado di spezzare *una* lancia a *nostro* favore e proteggere i nostri interessi. Nella vita privata siamo liberi *di* sceglere gli amici ad esempio, o semplicemente dire che nel peggiore dei casi è meglio soli che mal accompagnati se non proviamo simpatia proprio per nessuno. Ma in ambito lavorativo occorre accettare i colleghi che ci capitano esattamente come sono ed investire con forza e desiderio sul nostro futuro insieme cercando di stabilire con loro un rapporto efficace.

Infatti, al lavoro dobbiamo stringere accordu con persone diverse. In collaborazione reciprocamente vantaggiose ognuno cerca di *perseguire* i propri obbiettivi e non sempre si è orientati verso un qualcosa di comune. Anche se succede di dover chiedere l’aiuto di un collega, non è la stessa cosa di un lavoro di squadra quando molto spesso ci si trova nella necessità di dover credere cecamente in un compagno. Nonostante si capisca che l’unione faccia la forza, a volte manca la necessaria confidenza per formare un gruppo affiatato.

Formare un’unione lavorativa in uno spirito di squadra è un argomento attuale per ogni società. Ogni leader di un gruppo vorrebbe mettere assieme persone in gamba, *nei* cui confronti *possa nutrire* una fiducia incondizionata e operare con loro. Nella realtà dei fatti però quello che va fatto è svolgere regolarmente attività che aiutino a far nascere lo spirito di squadra. Si tratta di attività anche fuori dell’ambito lavorativo, in un ambiente rilassato, che servono a conoscersi meglio l’un l’altro. Trovando interessi o hobby comuni le persone si vedono anche da una prospettiva diversa, più personale, più variegata, il che aiuta molto a nutrire più fiducia nella vita lavorativa.

Curiosamente, nel settore in cui sono occupata si svolge ogni anno un campionato di calcio. Tutti i lavoratori sono invitati a partecipare ai giochi: gli uomini per giocare nel campo e le donne per fare il tifo per la loro azienda. La partecipazione non è ovviamente obbligatoria: chi c’e’ c’e’, chi non c’e’ non c’e’, verrebbe da dire, ma è caldamente consigliata per i motivi precedentemente esposti.
Nessuna azienda, c’è da aggiungere, vorrebbe presentarsi al campionato come un’armata Brancaleone. Quindi i giocatori si allenano regolarmente durante l’anno, e giocando si devono fidare ad occhi chiusi dei compagni. La squadra vincitrice riceve una coppa che viene orgogliosamente esposta nell’ufficio durante l’anno fino al prossimo campionato.

Ci sono anche persone scettiche e poco comunicatuve che non credono invece che ci sia una ragione valida nello stabilire una comunità di intenti coi colleghi. Senz’altro ognuno fa come gli pare e piace ma sarebbe meglio non fare tutta *di* l’erba *un* fascio e provare a stabilire un rapporto informale anche con qualche collega.

Un saluto a tutti e buona giornata, e ricordate che l’unione fa sempre la forza.

Italiano professionale: Rischi ed opportunità nel settore della farmaceutica

Audio

Trascrizione

Giovanni: ciao ragazzi buongiorno!

In questa lezione n. 11, “rischi ed opportunità”, lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE Daria, ragazza di nazionalità russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente, prova ad utilizzare alcune delle frasi imparate nel corso di questa lezione.

A te la Parola Daria.

Daria: La lezione undici del corso di ITALIANO PROFESSIONALE ha a che fare con un l’argomento sicuramente scottante, non solo in ambito lavorativo, ma anche nella vita quotidiana. Infatti, l’atteggiamento di fronte al futuro contingente rivela molto del carattere delle persone.

Quelle positive e curiose, di fronte ad un’opportunità cercano sempre di battere il ferro finché è caldo e un’altra loro fondamentale caratteristica è che fanno sempre un tentativo di considerare una situazione da tutti i possibili punti di vista spesso molto diversi tra loro, sfruttando così le opportunità che si presentano al massimo.

La prontezza nell’azione è altresì fondamentale, perché come si dice, chi non risica non rosica.

Rischiando, però, lo dice la parola stessa, possono sfuggire fattori importanti: si deve sempre tenere a mente, ad esempio, dell’esistenza di leggi nel settore di competenza, e prendere i dovuti provvedimenti senza difettare in superficialità.

È un equilibrio difficile. Sul mercato farmaceutico ad esempio, che è quello di cui mi occupo personalmente, ogni opportunità va sempre considerata tenendo conto dell’applicazione rigorosa della legge.

Se, ad esempio, i ricercatori scoprono una nuova molecola che consente di trattare efficacemente una malattia, un’azienda farmaceutica non può, nel tentativo di cogliere l’occasione al volo, lanciarla subito sul mercato.

È necessario invece svolgere le prove cliniche, registrare il nuovo farmaco ed avere tutte le pezze d’appoggio prima di mettere sul mercato una medicina. Insomma c’è un rigoroso iter burocratico da seguire.

Possiamo sicuramente dire che in questo mercato, quello della farmaceutica, non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Curiosamente a volte accade anche che due o tre aziende farmaceutiche sono impegnate in ricerche sulla stessa molecola. In questi casi ha sempre la meglio l’azienda che non si sbilancia e che invece supera le prove cliniche e di registrazione rispettando la legge e completando l’intero iter da seguire. Vince sempre l’azienda che riesce a preparare i documenti giustificativi per prima.

Un altro fatto curioso e che fornisce una grossa opportunità è che talvolta lo Stato permette di usare il nuovo farmaco in un paese prima della registrazione, a condizione però che quel prodotto sia già stato registrato in altri paesi.

In questo caso un’azienda farmaceutica prende due piccioni con una fava: far conoscere ai medici il nuovo prodotto e condurre delle prove cliniche. In questo modo fanno quindi di necessità virtù, perché le prove sugli esseri umani è sempre l’ultima e indispensabile fase delle prove cliniche.

Buono a sapersi vero? Questa in effetti è una opportunità rara e pregiata. I pazienti, dei veri esseri umani, vengono a cascare a fagiolo, e allo stesso tempo sono davvero fortunati perché hanno il nuovo medicinale, certamente più efficace (nella maggior parte dei casi) prima degli altri.

Ognuno è libero di operare a propria coscienza ovviamente, ma il mio consiglio è di non buttare a mare tali occasioni e, assicurandosi di essere venuti a conoscenza di tutto ciò che c’è da sapere, dare il proprio ok per partecipare alle prove cliniche.

Bene, ho terminato il mio contributo personale. Spero di essere stata utile a tutti.

Un saluto da Daria a tutti e buona giornata!

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Problemi al lavoro

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Descrizione

Ascoltiamo un breve discorso di Daria, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che prova ad utilizzare le espressioni contenute in una lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE (la lezione n. 9) dedicata ai problemi ed ai fallimenti.

    Tascrizione

    Si dice che un dirigente esperto sappia gestire i suoi dipendenti cosi che le cose vadano liscio senza prendere ecesaariamente parte al loro lavoro.
    Quando gli obiettivi sono chiari, non si brancola nei buio ma si rimuovono gli ostacoli e si continuano a svolgere le funzioni.
    A tale fine è sicuramente anche necessario la capacità di fissare termini stabiliti perche’ la tentazione di battere la fiacca è forte talvolta. Piu’ dettagliato è il programma del lavoro, meno alta è la possibilita’ di un suo fallimento a causa di colleghi che, anziché quagliare, fanno continuamente buchi nell’acqua. Esistono poi persone che mettono i bastoni tra le ruote e cosi facendo creano dei problemi per sé stessi e per gli altri.
    Io personalmente sono un’allarmista, cioè preferisco preoccuparmi in anticipo dei possibili e potenziali problemi. Errare è umano, ma io non vorrei ripetere gli errori: sarebbe diabolico perseverare nell’errore
    So di non essere stress-resistente e quando un problema mi arriva tra capo e collo, mi innervosisco e brancolo nel buio invece di concentrarmi e risolverlo mantenendo il sangue freddo.
    Come tutti non mi piace fungere da capro espiatorio e neanche contare esclusivamente su qualcuno come se fosse sempre l’ancora di salvezza.
    Essere allarmista non significa comunque che io me le vada a cercare col lanternino. Nel caso in cui si possa portare a termine un compito un po’ prima del previsto, credo sarebbe meglio, per risparmiare tempo, la risorsa più preziosa nel mondo del lavoro.

    Come come errare è umano, anche avere tempo in aggiunta è sempre un vantaggio.
    Non capisco le persone che mandano per le lunghe i loro compiti e poi cercano qualsiasi soluzione che risulti appena sufficiente.
    E voi che tipo di persona siete?

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    A fronte di

    Audio

    È possibile ascoltare il file audio in formato mp3 tramite l’audiolibro in vendita su Amazon (kindle o cartaceo)

    Trascrizione

    Eccoci di nuovo qui, sulle pagine di italiano semplicemente, ed io sono Giovanni, la voce principale del sito senonché presidente dell’associazione italiano semplicemente. Senonché vuol dire “anche”. Posso anche dire nonché.

    Per chi non lo sapesse, perché per la prima volta ascolta gli episodi di Italianosemplicemente.com in questo sito si impara a comunicare in italiano ed io cerco di aiutare voi stranieri attraverso la spiegazione di frasi come quella di oggi, espressioni che fanno parte del linguaggio comune ed anche a volte del linguaggio formale e professionale.

    Per quest’ultima categoria di linguaggio, più difficile, cioè quello professionale e del lacoro, è sicuramente più difficile trovare del materiale su internet. Anche e soprattutto è difficile trovare spiegazioni audio che siano adatte agli stranieri.

    L’espressione che vi spiego oggi è in effetti molto utilizzata a livello formale e nelle comunicazioni commerciali e istituzionali. L’espressione è “a fronte di“.

    In questa locuzione ci sono due preposizioni semplici: a e di, e la parola “fronte” che probabilmente conoscete già.

    La fronte è infatti una parte del vostro corpo (e del mio anche) anzi è una parte del vostro viso che si trova sopra i vostri occhi: diciamo tra i vostri occhi e l’inizio dei capelli. Quello spazio è la fronte. Tecnicamente la fronte è la regione anatomica compresa fra le sopracciglia e la radice dei capelli.

    La parola fronte però non è solamente una parte, una regione anatomica, cioè una parte del vostro corpo.
    È una parola che si usa anche in molte espressioni italiane e non solo. Ad esempio “essere impegnato su due fronti” , o anche “agire su due fronti” (fronti è il plurale di fronte), “essere sfrontato” .

    Esiste anche il verbo fronteggiare, che è un sinonimo di affrontare, che contiene a sua volta la parola fronte all’interno.

    La parola fronte poi ha sia il maschile che il femminile: il fronte infatti si usa nel linguaggio bellico (il linguaggio della guerra), per indicare la prima linea: stare al fronte, in guerra, significa essere esposto al fuoco nemico, essere di fronte al nemico. Vedete come l’immagine della fronte, che sta proprio davanti al nostro corpo, viene utilizzata per indicare la parte anteriore, che sta davanti, in molte occasioni diverse, come la guerra appunto. D’altronde anche “stare di fronte” a qualcuno significa avere questo qualcuno davanti a sé. Se ho una persona davanti a me posso dire che sta di fronte a me, e che io ce l’ho di fronte.

    Allo stesso modo posso dire che di fronte a casa mia c’è un parco.

    “Il fronte” però, al maschile, si usa molto anche nel linguaggio di tutti i giorni:

    il fronte dell’edificio, ad esempio, per indicare la parte davanti di un edificio. In questo caso si dice anche il frontale, la facciata dell’edificio o la parte anteriore, quella cioè rivolta a chi ci guarda, proprio come la nostra fronte.

    al fronte opposto. Questa frase si usa quando vogliamo indicare la parte opposta di qualcosa, che sta di fronte, alla parte opposta, ma opposta anche nel senso di contraria. Posso parlare di qualcosa di fisico (la parte opposta di una strada ad esempio) oppure quando ci sono due situazioni che sono opposte, che si contrappongono, che sono una il contrario dell’altra. Posso dire che i pacifisti vogliono la pace ma al fronte opposto (o sul fronte opposto) ci sono i fondamentalisti che vogliono la guerra. La pace è l’opposto della guerra, è il contrario. La pace ci contrappone alla guerra. Da una parte sta la pace e dalla parte opposta, sul fronte opposto, o al fronte opposto, sta la guerra.

    Esiste, anche il:

    cambiamento di fronte. Espressione che si usa molto nel calcio ma non solo. Nel calcio Indica un cambiamento della zona del campo in cui si sta giocando. Posso anche però usare questa frase quando avviene un cambiamento dell’interesse da parte di qualcuno. Io ad esempio posso mangiare la carne e poi può avvenire un cambiamento di fronte e ad un certo punto divento vegetariano.

    La parola fronte può essere quindi usata sia per indicare qualcosa davanti a noi, o anche indicare una direzione o qualcosa a cui è interessata la nostra attenzione. Ad esempio posso dire:

    sul fronte della moda/politica ecc. In questo caso uso “il fronte” per cambiare l’oggetto del discorso: è come dire: “Ora invece inizierò a parlare di moda. Ad esempio:

    Ci sono interessanti notizie economiche sull’Italia oggi, mentre sul fronte della moda è uscita la nuova collezione autunno inverno di Dolce & Gabbana.

    Sul fronte della politica invece nulla di nuovo.

    Non voglio però elencare tutti i diversi modi per usare il fronte o la fronte. Quello che intendo farvi capire è che bisogna stare attenti a come si usa perché dipende molto dalla preposizione che si usa.

    Nella frase di oggi in particolare ce ne sono due di preposizioni:

    A fronte di. In questo caso, fate attenzione, la parola fronte si usa per indicare uno scambio.

    Gli scambi, sapete bene che sono l’anima del commercio: il commercio è fatto di scambi:

    – Io do un prodotto a te e tu dai dei soldi a me.

    – Tu lavori per me e io do dei soldi a te.

    – voi vi iscrivete ad una associazione e voi in cambio ricevete dei benefici.

    Questi sono esempi di scambi. Dove c’è uno scambio c’è sempre una contropartita, un corrispettivo, una forma di compensazione.

    Anche in questo ambito posso usare la parola fronte e posso dire ad esempio, se voglio usare gli esempi che ho appena fatto che:

    – Io do un prodotto a te a fronte del tuo pagamento verso di me.

    – Tu lavori per me ed io, a fronte del tuo lavoro, do dei soldi a te.

    – voi vi iscrivete ad una associazione e voi, a fronte di questa iscrizione, ricevete dei benefici.

    Vedete che in tutti questi casi c’è uno scambio. Per questo motivo usiamo “a fronte”, ed aggiungiamo “di qualcosa” per indicare una delle cose che è stata scambiata. Provate a ripetere dopo di me qualche frase:

    Ti pago a fronte del tuo lavoro

    A fronte del tuo forte interesse vorrei assumerti

    Ti consegno la merce solo a fronte del pagamento immediato.

    I nostri servizi avvengono sempre a fronte della massima disponibilità del cliente.

    Allora per farvi capire bene voglio cercare di sostituire la frase “a fronte di” con qualche altra parola o verbo, in modo che non cambi il significato e la modalità formale della frase.

    Ti pago a fronte del tuo lavoro

    Il mio pagamento rappresenta il corrispettivo della tua attività lavorativa.

    A fronte del tuo forte interesse vorrei assumerti

    Hai mostrato un forte interesse e di conseguenza, di fronte a questo, ho deciso di assumerti.

    Ti consegno la merce solo a fronte del pagamento immediato.

    Solamente se il pagamento avverrà contestualmente, cioè nello stesso momento, o in corrispondenza, ti verrà consegnata la merce: io ti consegno la merce, il prodotto, e contestualmente, a fronte di questa consegna dovrà avvenire il pagamento, il pagamento cirrispondente alla consegna della merce.

    Vetere che è più facile usare “a fronte di” in questi casi in cui c’è uno scambio. È più facile perché basta indicare le due cose che sono oggetto di scambio:

    La merce a fronte del pagamento, il servizio a fronte della disponibilità, l’assunzione a fronte dell’interesse.

    È un modo che vi consiglio di usare anche nelle comunicazioni scritte, perché rende il linguaggio più pulito, libero da interpretazioni personali e quindi meno rischioso anche.

    Attenzione adesso. Vi dicevo dell’importanza delle preposizioni ricordate? Eccovi un esempio.

    A fronte di” non deve essere confuso con “di fronte a“.

    In questo caso le preposizioni a e di sono invertire ed il significato è diverso.

    “Di fronte a” non si usa negli scambi, ma si usa per indicare tre cose diverse:

    Il modo più semplice è essere davanti a qualcosa, anche di non tangibile, ad esempio “urlare di fronte a tutti” cioè davanti a tutti: tutti possono sentire e vedere.

    Oppure

    Mi trovo di fronte a mille difficoltà (mi trovo davanti in senso figurato)

    Ma voglio in particolare parlarvi di altri due modi di usare “di fronte a”.

    Nel primo modo si indica una reazione volontaria o anche qualcosa di inevitabile: succede qualcosa e come reazione ne accade un’altra.

    Siamo nell’ambito delle conseguenze quindi. Abbiamo più volte parlato di conseguenze sulle pagine di italiano semplicemente e delle espressioni che si usano a riguardo. In questo caso si parla di conseguenze che avvengono perché c’è la volontà di qualcuno che reagisce a qualcosa che avviene oppure quando non c’è niente da fare. Ad esempio.

    Di fronte a tutte queste difficolta mi arrendo (reazione volontaria)

    Di fronte agli uragani non c’è nulla da fare (conseguenza inevitabile)

    Di fronte a tutte quelle accuse ho dovuto difendermi (reazione volontaria).

    Ma come fare a capire meglio la differenza tra “a fronte di” e “di fronte a”?

    Cerco di aiutarvi in questo: vedete che in questi ultimi casi non c’è un vero scambio. Quello che si vuole sottolineare in questi ultimi esempi è che è successo qualcosa che occorre fronteggiare, affrontare, voglio quindi dire che mi sono trovato di fronte, davanti, una realtà che mi costringe alla reazione: devo reagire, oppure non c’è nulla da fare ed è inutile reagire.

    In questi casi c’è un’azione principale e una secondaria che è la reazione.

    Invece, attenzione, “a fronte di” che abbiamo visto prima serve a confrontare due cose che hanno lo stesso valore, sono una il corrispettivo dell’altra, ecco perché vi dicevo che l’espressione è più pulita e per questo molto adatta al mondo del lavoro ed al commercio.

    Spero di avervi aiutato, quindi terminiamo l’episodio con un saluto. Colgo l’occasione per usare la frase di oggi dicendo che ringrazio tutti e in particolare i sostenitori, che a fronte di questo sforzo da parte mia aiutano italiano semplicemente con una donazione personale.

    Un grande abbraccio.

    Spaccare il minuto

    Descrizione

    In questo episodio senza trascrizione spieghiamo l’espressione spaccare il minuto o spaccare il secondo, due delle tante espressioni che fanno parte del corso di ITALIANO PROFESSIONALE, lezione 4, dedicata alla precisione ed alla puntualità, fondamentali nel mondo del lavoro.

    Audio

    E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

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    Prendere atto

    Audio

    È possibile ascoltare il file audio in formato mp3 tramite l’audiolibro in vendita su Amazon (Kindle o cartaceo)

    Trascrizione

    Buon giorno amici di Italiano Semplicemente, io sono Giovanni e vi do il mio benvenuto sul sito italianosemplicemente.com, un sito dove potete imparare l’italiano, e soprattutto dove potete imparare a comunicare e parlare in italiano. Cerchiamo di farlo nel modo meno noioso possibile, evitando spiegazioni complicate.

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    Oggi voglio spiegarvi una espressione che gli stranieri non usano mai, ma che vi risulterà molto utile.

    L’espressione è “prendere atto

    Non si tratta, vi dico subito, di una espressione di tutti i giorni, di quelle che gli italiani usano quotidianamente, ma piuttosto di una espressione molto usata al lavoro, soprattutto allo scritto. Ovviamente stiamo parlando di lavori in cui si fanno comunicazioni in forma scritta e con un certo livello di formalità.

    L’espressione in molte famiglie si usa anche al di fuori dell’ufficio, ma questo non avviene in tutte le famiglie italiane; diciamo solo in quelle più istruite.

    Ma passiamo subito alla spiegazione. “Prendere atto” contiene innanzitutto il verbo prendere. Si tratta di un verbo usato da tutti, anche dagli stranieri. E’ un verbo molto usato perché prendere significa afferrare, quindi per prendere un oggetto basta allungare una mano e afferrare un oggetto. Se ti dico: “Prendi questa mela!” tu puoi allungare la mano verso di me e prendere, afferrare la mela. Semplice quindi.

    Ma prendere è un verbo molto usato anche in moltissime espressioni idiomatiche e anche molto usato per costruire tantissime frasi dove non si usa il verbo nel modo che abbiam visto prima, per afferrare gli oggetti.

    Possiamo infatti prendere anche cose immateriali, che non si toccano. Posso “prendere in considerazione” qualcosa, ad esempio, cioè semplicemente “considerare”, “tenere in considerazione” qualcosa. Tra l’altro questa frase ha un significato molto simile a prendere atto di qualcosa.

    Posso prendere un autobus, cioè salire su un autobus, come anche un treno, un taxi, una bicicletta eccetera.

    Posso “prendere una decisione”, dove si usa il verbo prendere nel senso di assumere una decisione, decidere cosa fare, risolvere una situazione di incertezza.

    Posso “premdere in giro” qualcuno, cioè ridere di qualcuno, fare delle battute su di lui, posso “prendere coscienza”, che significa svegliarsi, oppure risvegliarmi da una situazione di incoscienza. Il verbo prendere quindi si usa in una moltitudine di occasioni diverse: quando si prende qualcosa con le mani, oppure quando si fa proprio qualcosa, come una decisione appunto, oppure in senso figurato e con un senso molto diverso dal significato proprio del verbo. A volte si fatica molto a capire il motivo per cui si usa questo verbo, come prender in giro, “prendere alla larga” un argomento eccetera. In realtà non si deve molto riflettere sul motivo per cui usiamo questo verbo, perché gli italiani non lo fanno, ed io adesso sto cercando di spiegarvi qualcosa sulla quale non ho mai realmente riflettuto. Bisogna semplicemente fare l’abitudine ad usare certe espressioni, e col tempo diventerà naturale.

    Nel caso della frase di oggi abbiamo “prendere atto”. Che significa “considerare come un dato acquisito”, oppure “tener conto al fine di prendere delle decisioni”. Non è facile sostituire “prendere atto” con un’altra frase di identico significato.

    Prendere atto ha un significato preciso: se tu sei la mia fidanzata ed io ti dico ad esempio:

    Il nostro rapporto è finito. Devi prendere atto di questo e cercare un’altra persona

    Ti voglio dire che devi prendere atto di quello che ti ho detto, devi cioè considerare quello che ti ho detto come una realtà da accettare, cosicché le tue decisioni future non possano prescindere da questo (vedi anche farsene una ragione).

    Prendere atto di qualcosa implica che da ora in poi bisogna sempre pensare a questo e capire che non c’è più nulla da fare per cambiare le cose. Possiamo solo prendere le nostre decisioni future considerando questo fatto, questa cosa di cui stiamo prendendo atto, come un fatto acquisito, come una realtà da accettare.

    Spesso infatti l’espressione si usa quando si deve dire che bisogna accettare una realtà, anche se è difficile farlo. Non possiamo cambiare le cose, quindi l’unica cosa che possiamo fare è prenderne atto.

    Vedete che non si tratta in fondo di una frase formale. Per quello che ho detto finora si può usare in molte occasioni diverse, al lavoro, in famiglia e nelle relazioni sociali di qualsiasi tipo.

    Spesso si usa anche semplicemente per dire che una persona accetta qualcosa. Ecco, il verbo “accettare” può essere usato al posto di prenderne atto.

    Tua figlia si sposa? Accettalo, devi accettarlo. Cioè, devi prenderne atto. Prendi atto di questa realtà. Accettala così com’è, perché così non soffrirai più.

    Accettare ovviamente è molto più usato in queste occasioni non lavorative. Ma al lavoro se dobbiamo scrivere un documento o una comunicazione formale non possiamo scrivere “accettare”, anche perché accettare ha diversi significati: accettare un’offerta ad esempio ha un altro significato di “accettare un compromesso” o di “accettare le conseguenze di qualcosa”.

    Prendere atto in questi casi è la forma migliore per comunicare l’accettazione di una realtà al fine di prendere delle decisioni future. In questi casi formali però non stiamo parlando necessariamente di cose negative che accettiamo a malincuore,

    Usiamo questa frase invece ogni volta che veniamo a conoscenza di qualcosa di importante che influenza il nostro comportamento. Se usiamo questa espressione vogliamo comunicare che abbiamo ricevuto una informazione e ora siamo a conoscenza di questa informazione, e quindi “ne prendiamo atto”.

    La frase è neutra, non stiamo esprimendo dispiacere o piacere. Stiamo solo dicendo che siamo venuti a conoscenza di qualcosa e la teniamo in considerazione, la consideriamo per il futuro.

    Vediamo alcuni esempi:

    Sono un’azienda che produce caldaie e scriviamo ad un cliente che si è lamentato per un inconveniente tecnico durante l’istallazione della caldaia: Gli rispondiamo così:

    Gentile cliente, la ringraziamo per averci contattato. In merito all’inconveniente, ne prendiamo atto e ci scusiamo per quanto accaduto.

    In questo caso “si prende atto” di quanto accaduto. E’ una formula cordiale per dire che la comunicazione del cliente non è stata inosservata. Invece ne prendiamo atto, perché per noi è importante.

    Se invece io lavoro in una istituzione pubblica e ho ricevuto delle osservazioni su un documento, dei pareri da altre istituzioni, posso rispondere:

    Si prende atto delle osservazioni arrivate al fine di apportare le modifiche al documento.

    Si prende atto delle osservazioni, cioè ne terremo conto, le terremo in considerazione per il futuro, quando dovremo apportare le modifiche al documento sul quale sono state fatte le osservazioni.

    Anche il verbo Considerare si avvicina molto a prendere atto. Quando si fa un ragionamento si può decidere di considerare qualcosa, cioè di tenere in considerazione qualcosa che riteniamo importante. Come dicevo prima “prendere in considerazione” ha un significato simile a prendere atto.

    Si prende atto di qualcosa. Importante usare la giusta preposizione, che in questo caso è di, del, delle, dei, degli.

    Prendo atto della tua decisione;

    Prendiamo atto della vostra dichiarazione;

    Prendiamo atto volentieri delle tue volontà;

    Mi auguro prendiate atto di tutte le nostre osservazioni;

    Se prenderete atto dei nostri consigli ve ne saremo lieti;

    Se la Francia non dovesse prendere atto delle decisioni del governo Italiani ci saranno forti ripercussioni politiche;

    Dovete prendere atto del risultato elettorale ed accettare la sconfitta

    Tenete presente che in tono confidenziale, se dite che prendete atto di qualcosa la frase potrebbe sembrare un po’ fredda. Infatti la caratteristica di neutralità della frase, l’assenza di emozioni che c’è nella presa d’atto, può essere utilizzata volontariamente per sembrare offesi, freddi, distaccati dalla persona con cui parlate, proprio per comunicare una sensazione di freddezza.

    Ah mi vuoi licenziare? Hai detto che non lavoro bene? Bene, ne prendo atto e da domani mi metto alla ricerca di un altro lavoro.

    Come? Non mi ami più? Ne prendo atto e me ne vado.

    A volte quindi si usa proprio per prendere le distanze dal nostro interlocutore, per comunicare freddezza e distacco dalla persona con cui parliamo.

    Al lavoro invece vi consiglio di usarla perché una “presa d’atto”, così si chiama, è qualcosa di molto adatto alle comunicazioni di lavoro.

    Spesso si tratta di qualcosa di molto formale, ma non ci sono problemi ad usarlo in email e scambi di opinioni.

    Spesso si dice “prendere atto di un fatto”, cioè la parola fatto si associa molto spesso alla presa d’atto.

    Devi prendere atto di un fatto: non sei più un bambino e devi guadagnarti da vivere!

    La parola “atto” si riferisce al significato di atto inteso come relazione scritta, un resoconto, un rapporto, un verbale, insomma un documento che viene letto e quindi leggendolo si viene a conoscenza di qualcosa che si deve tenere nella dovuta considerazione.

    Anche questo è un modo per sostituire la frase “prendere atto”: tenere qualcosa nella dovuta considerazione.

    Posso anche dire: “prendere nota” cioè annotare, segnare da qualche parte. Ma prendere nota è più informale, somiglia più a segnarsi qualcosa, annotarsi un appunto, senza troppa considerazione in fin dei conti. Prendere atto è un po’ più serio come concetto.

    Prendo anche atto che probabilmente vi state stancando di questa spiegazione e se ne prendo atto non posso continuare ancora, quindi vi saluto tutti, vi ringrazio per l’attenzione

    Grazie a tutti, associati, donatori e visitatori occasionali.

    Ciao.

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    Tutti i modi per nascondere la verità – 2^ parte

    Audio a bassa ed alta velocità

    E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

    US  – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

    Trascrizione

    Eccoci alla seconda parte di “come nascondere la verità”. Abbiamo già visto molti termini e alcuni verbi da usare quando si vuole nascondere la verità ognuno con le sue specifiche caratteristiche.

    Non volevo che l’episodio fosse troppo lungo per non annoiarvi, quindi ho suddiviso l’episodio in due parti e questa è appunto la seconda parte.

    Vi invito ad ascoltare la prima parte dell’episodio, interessante anche perché è stato registrato in due velocità.

    omertà
    Non vedo, non sento, non parlo

     

    La prima parte la possiamo anche rappresentare graficamente, con una immagine, quello che si chiama uno “schema a blocchi”, e credo che questo schema può essere molto utile per tutti per creare una mappa mentale, per rappresentare nella propria mente, in un modo veloce e schematico, tutto ciò che è stato detto nella prima parte dell’episodio. Vi invito a dare un’occhiata sul sito, nella trascrizione del file audio che state ascoltando e grazie a Maja, una ragazza polacca, che l’ha realizzato per tutti noi. E’ una cosa che potremmo fare anche altre volte se vi fa piacere.

    maja immagine mappa mentale nascondere la verità1.jpg
    Figura 1: Come nascondere la verità (1^ parte)

     

    Adesso vediamo quindi altri modi interessanti che si usano molto in senso figurato, per esprimere il nascondimento della verità.

    Un verbo è “Coprire” che è un verbo semplice, dai mille utilizzi, e che può essere usato anche nel senso di nascondere la verità. Il significato proprio del verbo coprire è quello di mettere qualcosa (un oggetto) sopra o davanti ad un’altra (un altro oggetto), ed in questo modo si copre quest’oggetto. Ad esempio la tovaglia copre il tavolo. Posso quindi coprire per nascondere una cosa allo sguardo altrui, collocando un oggetto sopra di essa, talvolta per migliorarne l’aspetto o la funzionalità. Poi c’è il senso figurato di coprire. In senso figurato equivale a Celare, occultare e dissimulare, di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio.

    Posso coprire i misfatti di un amico, il che significa che se ho un amico che ha fatto qualcosa di sbagliato, posso decidere di aiutarlo, occultando o minimizzando le sue colpe e le sue responsabilità. Lo faccio perché sono un suo amico. Per questo motivo sono disposto a coprire i suoi misfatti, per questo motivo sono disposto a coprirlo; si dice anche così: coprire una persona, affinché sia riparata dalle accuse.

    Anche al lavoro, il direttore o un dirigente può decidere di coprire i suoi dipendenti. Anche se questi sono colpevoli perché hanno sbagliato qualcosa, il loro capo li difende, li copre, è disposto a nascondere la verità coprendoli, si intende coprendoli dalle accuse. Coprire qualcuno significa quindi difendere qualcuno, ma attenzione perché si usa molto anche nei delitti, o nelle rapine, negli omicidi, insomma negli atti criminali. In questi casi ci sono solitamente due persone, di cui una commette l’atto illecito (ad esempio fa una rapina in una banca) e l’altra, che gli fa da “spalla”, lo copre, cioè controlla che non arrivi nessuno, controlla la situazione fuori dalla banca e avvisa il suo complice nel caso arrivasse la polizia o accadesse qualcosa di sospetto, qualcosa di cui preoccuparsi. Anche questo è coprire una persona.

    Coprire non ha un’accezione necessariamente negativa però, anzi il più delle volte la copertura è una difesa amichevole, un atto di amicizia. Però l’obiettivo della copertura è comunque quello di nascondere la verità. Con la copertura si impedisce che qualcosa venga visto.

    Un particolare modo di coprire è quello di coprire con la sabbia: insabbiare.

    Insabbiare significa letteralmente “nascondere sotto la sabbia”, ma figurativamente si usa spesso nella politica e a livello giornalistico. Spessissimo potete leggere sui giornali che sono stati insabbiati dei risultati di indagini, delle verità che emergono in generale. Quindi anche dei risultati di inchieste pericolose.

    Quando si decide di insabbiare qualcosa, è perché questo qualcosa può dar fastidio a qualcuno di molto potente, un uomo politico eccetera. Quindi se ci sono forti interessi, facilmente si può insabbiare una indagine o una inchiesta che può danneggiare qualche potente della terra.

    Il verbo insabbiare è molto giornalistico e su Google news se volete troverete molti articoli in cui si parla di insabbiamento di verità scottanti. Troverete insabbiamenti di omicidi, insabbiamenti di informazioni militari e di crimini.

    Tanto è negativo il termine, che dove c’è insabbiamento c’è spesso quella che si chiama omertà. La parola insabbiamento ed il verbo insabbiare spesso si usano insieme alla parola omertà, che non è un verbo ma è un sostantivo femminile.

    La parola omertà deriva da uomo. Ma cos’è l’omertà e cosa ha a che fare con l’uomo?

    Dunque, l’omertà la possiamo descrivere come una forma di solidarietà tra alcune persone, una solidarietà tra uomini, intesi come esseri umani. Quindi tali esseri umani cosa fanno? Si tratta di uomini che tacciono, che nascondono la verità al fine di coprire comportamenti disonesti di alcuni. Questa è la caratteristica dell’omertà: una solidarietà tra uomini per coprire malefatte.

    Dove avviene un insabbiamento della verità, questo difficilmente viene condotto da una sola persona. Generalmente è condotto da più persone che tra loro sono solidali, persone che hanno deciso, insieme, di insabbiare, di nascondere una verità che può far male a qualcuno. Quindi queste persone nascondono delle verità che potrebbero essere utili alle indagini della polizia.

    Si dice che tra queste persone c’è omertà, e si dice che queste persone sono persone omertose e che si comportano in modo omertoso. E’ un termine tipico degli ambienti criminali. Molto usato nella stampa e dai media. L’omertà è solitamente condivisa tra persone che hanno interessi in comune: – io copro te e tu copri me – ma spesso però c’è omertà solo per paura.

    Le persone normali, anche se non sono criminali, se hanno visto o sentito qualcosa, spesso però non parlano con la polizia e con i giornali, nascondono quindi la verità per paura di essere puniti per questo. Ad ogni modo, complici o non complici, non è certamente un bel complimento essere chiamati persone omertose.

    La parola omertà è quindi una parola offensiva se usata contro qualcuno. La versione non offensiva è la parola riserbo: Il riserbo è la tendenza a tacere o a non rivelare qualcosa, per prudenza o semplicemente per carattere. Ci sono persone particolarmente “riservate” che quindi si distinguono dalle altre per il loro riserbo. Queste persone hanno, quando parlano, la massima discrezione e cautela. Sono molto attente a non dire cose compromettenti.

    Avere discrezione e essere persone discrete significa quindi avere riserbo (con la penultima lettera che è una “b”: riserbo, e non la “v”, come riservate), e il riserbo non è, come l’omertà, una caratteristica negativa. La discrezione, il riserbo sono invece degli atteggiamenti, dei modi di essere, giudicati invece delle qualità.

    Se io ti dico, ti racconto, ti rivelo un mio segreto, una cosa che non voglio che altri sappiano, posso raccomandarmi con te e dirti:

    Mi raccomando il massimo riserbo! Riserbo assoluto!

    Il che è come dire:

    Mi raccomando, occorre discrezione!

    Mi raccomando, non lo dire a nessuno.

    Nessuno quindi dice: mi raccomando, devi essere omertoso, ci vuole omertà! E questo perché l’omertà è citata solamente quando si nascondono cose delittuose compiute generalmente da più persone insieme, da una organizzazione criminale. Se io ti rivelo un segreto non si può parlare di omertà quindi, parlo invece di riserbo, di discrezione, di riservatezza

    Tutte però sono caratteristiche delle persone: l’omertà, la discrezione, il riserbo, la riservatezza.

    A livello giornalistico si sente spesso la frase “uscire dal riserbo“, che significa smettere di nascondere qualcosa.

    Chi esce dal riserbo decide di rivelare, decide di dire ciò che finora aveva nascosto: una notizia qualsiasi. Basta nascondere la verità: usciamo dal riserbo!

    La parola riserbo è molto simile a riservatezza, infatti entrambi i termini si usano per le cose riservate, le cose cioè che non si devono conoscere, che devono restare private, segrete. Sia la riservatezza che il riserbo sono caratteristiche delle persone. La riservatezza è molto più utilizzata come qualità personale, mentre riserbo si usa molto di più quando si ha una cosa in particolare che occorre tenere nascosta.

    Bene. Abbiamo prima parlato del verbo insabbiare. Molto simile ad insabbiare è eclissare.

    Eclissare viene da eclissi. L’eclissi (o eclisse) è quel fenomeno naturale che si ha quando una stella, un astro, viene coperto, viene occultato, viene nascosto, viene celato da qualcosa come la luna ad esempio: se il sole viene coperto dalla luna ho una eclisse. Quindi l’eclisse nasconde il sole.

    In senso figurato si usa spesso dire “eclissare la verità“, nel senso di nascondere, occultare la verità. E’ solamente un po’ più stravagante e fantasioso come termine. Si usa tra l’altro anche verso se stessi: eclissarsi, ed in questo caso significa nascondere se stessi, e non la verità.

    Poi c’è spacciarsi, il penultimo verbo della lezione, che è un altro verbo usato per nascondere la verità. Spacciarsi è fingere di essere qualcun altro. Quindi se mi spaccio per mio fratello gemello sto facendo finta di essere mio fratello, ed in questo caso sto sicuramente agendo sotto mentite spoglie: per la precisione sotto le spoglie di mio fratello. E’ un verbo questo al quale abbiamo già dedicato una lezione all’interno del corso di Italiano Professionale. Pertanto rimando i visitatori, se vogliono approfondire, a dare un’occhiata al verbo spacciare e alla sua versione riflessiva “spacciarsi”. Metto il link all’interno dell’articolo.

    Ricapitolando quindi, in questa seconda parte abbiamo descritto l’omertà, una forma di solidarietà tra uomini finalizzata al nascondimento di atti criminali o comunque illeciti. Il verbo coprire, molto generico, la riservatezza come caratteristica personale ed il riserbo, molto usato quando si presenta la necessità di nascondere qualcosa di riservato. Poi abbiamo visto il verbo insabbiare ed eclissare. Il primo molto usato in contesti in cui si commettono atti illeciti, il secondo più fantasioso ma anch’esso usato a volte associato alla verità.

    Voglio terminare la lezione col verbo “contraffare”. È un altro verbo che spesso viene legato alla verità. Infatti l’uso più comune di questo verbo è quello legato ai prodotti che si vendono sul mercato: le merci contraffatte. Quindi i prodotti contraffatti sono tutti quei prodotti, in vendita sul mercato, che sono prodotti al fine di spacciarlo per l’originale.

    La verità che viene nascosta in questo caso è quella legata al prodotto. Non si tratta del prodotto originale, ma si tratta di merce contraffatta. Si tratta di merce falsa, non originale. Moltissime cose si possono contraffare: un marchio può essere contraffatto, come i marchi di moda, producendo magliette, pantaloni, merce che viene spacciata per originale ma invece è solamente merce contraffatta. Si possono contraffare schede elettorali, anche una foto si può contraffare. Una patente di guida, un passaporto possono essere contraffatti. Insomma è molto simile a falsificare come verbo. E la verità, anche la verità può essere contraffatta: quando si contraffà la verità, si modifica, si falsifica la verità. Il verbo si usa quando, anche qui, si fa qualcosa di illecito. Significa quindi falsificare, trasformare, ritoccare, alterare, manipolare, per ottenere qualcosa di poco lecito.

    Adesso facciamo il consueto esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, attenti alle doppie. Uno, due, tre, via!

    Coprire la verità

    Insabbiare un crimine

    Omertà

    Atteggiamento omertoso

    Riserbo

    Massimo riserbo, mi raccomando!

    Eclissare la verità

    Spacciarsi per qualcun altro

     

    Riservatezza

    Contraffare

    Ciao ragazzi. Continuate a seguirci ed a proporci nuovi podcast. Se volete potete anche partecipare attivamente, su Facebook o su WhatsApp.

    Fatevi sentire, vi aspetto.

    Ciao

     

    Italiano Professionale – Lezione n. 14: CONFRONTI E SCONTRI

    Italiano Professionale – Lezione n. 14: CONFRONTI E SCONTRI

    Accedi alla lezione n. 14 (pagina riservata)

    italiano dante_spunta Parliamo delle espressioni idiomatiche sui confronti e sugli scontri
    spagna_bandiera Vamos a hablar de las expresiones idiomáticas acerca los confrontación y conflictos
    france-flag Abordons les expressions idiomatiques concernant les confrontations et d’affrontements.
    flag_en We’ll talk about idiomatic expressions concerning confrontations and clashes.
    bandiera_animata_egitto سنتحدث عن التعبيرات الاصطلاحية المتعلقة بالمواجهات والاشتباكات
    russia Мы поговорим об идиоматических выражениях, касающихся конфронтации и столкновений.
    bandiera_germania Wir sprechen über idiomatische Ausdrücke über Konfrontationen und Zusammenstöße.
    bandiera_grecia Θα μιλήσουμε για ιδιωματικές εκφράσεις σχετικά με τις αντιπαραθέσεις και τις συγκρούσεις.

    Rafforzare le ossa (1^ ripasso dei verbi professionali 1-13)

    Audio

    Trascrizione

    Bene ragazzi grazie di cuore di essere qui per questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente.

    La famiglia di Italiano Semplicemente sta crescendo di giorno in giorno, siete molti a seguirti su Facebook ed aumentano anche le persone che iniziano a citare le sette regole d’oro che io raccomando per chi sta cercando di migliorare il suo italiano.

     Oggi facciamo un episodio di ripasso. Ripassare significa esercitarci, studiare nuovamente. Ci esercitiamo con alcune delle frasi idiomatiche imparate finora sulle pagine di Italiano Semplicemente, un esercizio direi abbastanza efficace e divertente.

    Lo facciamo affrontando un argomento interessante credo un po’ per tutti: parliamo di rafforzare le ossa.

    Tutti abbiamo le ossa no? Le ossa formano il nostro scheletro, sono dentro di noi, nel nostro corpo, sono di colore bianco, e l’unica parte del nostro scheletro visibile sono i denti.

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    Bene, quindi vi interesserà sicuramente come fare per rafforzare le ossa e in generale per avere cura del vostro scheletro per farlo durare il più a lungo possibile.

    Ho fatto una breve ricerca su questo  ed ora vi racconto alcune cosette interessanti sulle ossa. Prima neanche io ne avevo  la più pallida idea. Ora invece avete davanti a voi un vero esperto di ossa: mica pizza e fichi!

    Sto scherzando ovviamente, non voglio certamente spacciarmi per un esperto. Ho solo letto alcuni articoli e vorrei condividerli con voi oggi. Spero che la cosa riscuota il vostro interesse. Credo che in questo modo  riuscirò a rendere questo episodio ancora più interessante.

    Ogni tanto quindi userò alcune delle espressioni già spiegate sulle pagine di Italiano Semplicemente è userò anche qualche verbo professionale, mettendo anche dei collegamenti ai singoli episodi, se volete approfondire; ho già iniziato a farlo, infatti ad esempio “non avere la più pallida idea” e “mica pizza e fichi” sono due espressioni che abbiamo già incontrato in altri episodi e che ho già spiegato.  Se non ricordate più il significato e i vari utilizzi andate a dare un’occhiatina.

    Lo stesso vale per i verbi che abbiamo chiamato “professionali” e che spieghiamo ogni settimana per coloro che vogliono migliorare il loro italiano oltre il livello base.  Questa è anche un’occasione per me per promuovere il corso di Italiano Professionale.

    Allora le ossa: molti lo sapranno, molti no, sono tessuti vivi. Checché se ne dica le ossa sono dei tessuti vivi proprio come la carne e la pelle. Anche se sembra che una volta cresciute non cambino più, non è così. Le ossa sono composte da cellule che cambiano continuamente. Si parla in questo caso di tessuto osseo, proprio come avviene per la pelle ad esempio, che è chiamata tessuto adiposo o adipe.

    Tutti i giorni della nostra vita perdiamo un po’ di tessuto osseo, e tutti i giorni cresce nuovo tessuto osseo.
    Quando però la crescita del nuovo tessuto osseo non va di pari passo con la perdita del tessuto osseo vecchio si può sviluppare una condizione medica, una malattia, chiamata osteoporosi.

    Che cosa è l’osteoporosi? Di cosa si tratta? Cercherò di spiegarvelo in 15 minuti senza attaccarvi un pippone ma cercando di essere più conciso possibile. Spero di riuscirci ma ammesso e non concesso che riesca a spiegarvelo, spero che la cosa vi sia anche utile anche per la vostra salute.

    Iniziamo dunque dalla parola osteoporosi: la parola osteoporosi letteralmente significa “ossa porose“. I pori infatti sono dei piccoli buchi. Normalmente quando si parla di pori in italiano vengono in mente i pori della pelle. In questo caso si tratta dei pori delle ossa. Anche le ossa sono porose, cioè le ossa hanno i pori.

    Le ossa infatti, in condizioni normali, hanno molti piccoli pori, cioè fori, dei forellini, dei buchini internamente. Ebbene, se una persona ha l’osteoporosi allora questa persona perde del tessuto osseo che solo parzialmente viene sostituito, quindi i fori delle ossa aumentano di giorno in giorno.  Come immediata conseguenza, le ossa diventano più fragili, diventano sottili, tanto che se la cosa è grave persino un semplice colpo di tosse può provocare una frattura, può provocare una rottura di un osso. 

    Alcune fratture sono più importanti di altre – naturalmente – ad esempio la frattura dell’anca. L’anca è l’osso, l’articolazione che unisce il tronco cioè la parte alta del nostro corpo con la gamba, e quindi è l’osso che sostiene il peso più elevato del corpo.

     Sembra infatti che fino al cinquanta per cento dei pazienti con una frattura all’anca muoiano entro sei mesi. La metà! Incredibile! Le ossa sono dunque molto importanti.

    Sono circa duecento milioni le persone in tutto il mondo che hanno questa malattia alle ossa. Naturalmente le ossa si indeboliscono con l’età e quindi i malati di osteoporosi non potranno che aumentare in futuro visto che la popolazione mondiale invecchia di giorno in giorno. 

    Le donne sono più soggette degli uomini a questa malattia, ed infatti una donna su tre di età superiore ai 50 anni avrà una frattura alle ossa causata dall’osteoporosi. Per gli uomini oltre i 50, la probabilità è una su cinque. Le donne quindi sono maggiormente interessate a questa malattia. Inoltre avere una storia familiare di osteoporosi aumenta il rischio di contrarre la malattia, quindi se i vostri genitori ne hanno sofferto voi siete maggiormente esposti al rischio osteoporosi. Infine le persone bianche e asiatiche sono anch’esse a maggior rischio.

    Solitamente sono i cambiamenti ormonali o la mancanza di calcio o vitamina D a causare osteoporosi. Riguardo all’alimentazione in questo caso non prendete alla lettera il detto “una mela al giorno leva il medico di torno”, perché non basta una mela per scongiurare il pericolo osteoporosi, tuttavia ci sono alcuni comportamenti che possono aiutare a prevenire l’osteoporosi, ad esempio mangiare cibi salutari, così anche essere fisicamente attivi, fare sport  e  anche evitare di fumare. Anche l’alcool è meglio evitarlo.

    Ma quali esercizi fisici fare? Meglio l’attività aerobica? O meglio quella anaerobica? Meglio fare jogging leggero o meglio alzare dei pesi in palestra? Pare che sollevare pesi sia più efficace. In generale meglio l’attività anaerobica, quindi sforzi brevi ed intensi. L’attività aerobica invece pare lasci a desiderare in quanto agli effetti benefici sulle ossa.

    Le ossa infatti, come i muscoli, reagiscono quando c’è una pressione. Quando le ossa incontrano una resistenza, un peso a cui resistere, crescono delle nuove cellule, quindi aumenta la massa ossea, le ossa crescono.

    Quindi, è importante che i bambini facciano attività come la corsa, che pratichino la pallacanestro cioè il basket  o la pallavolo o anche semplicemente che saltino, che facciano dei salti. Insomma sport e salti a iosa!

    Questi esercizi di impatto – si chiamano così- contribuiranno a costruire la massa ossea necessaria quando saranno più in là nella vita. Infatti una delle cose più importanti che ti proteggono contro l’osteoporosi quando sei più anziano è la quantità di massa ossea che si ottiene in gioventù. Non è un caso che ci sia un proverbio credo cinese che  dice: “abbi cura del tuo corpo per i primi cinquant’anni della tua vita ed il tuo corpo avrà cura di te per i successivi cinquanta“. Mi ha colpito molto questo proverbio. 

    Attenzione però perché non tutti gli esercizi fisici aiutano le ossa. Andare in bicicletta ad esempio fa molto bene ai muscoli ed al cuore ma non è d’aiuto per la crescita della densità ossea.

    Lo stesso vale per il nuoto e per le attività in acqua in generale. Strano vero?

    Sono rimasto stupito di questo quando l’ho letto: ciò che fa bene al cuore non è detto faccia bene anche alle ossa! Incredibile.

    I maggiori risultati si ottengono con gli esercizi di resistenza e con i salti. In entrambi i casi c’è un aumento della massa ossea, quindi non solo si contrasta la perdita di massa ossea, ma addirittura c’è una crescita.

    La Fondazione Nazionale  Osteoporosi negli Stati Uniti suggerisce, per aiutare le ossa a rimanere in salute,  di eseguire alcuni esercizi in particolare: oltre al sollevamento pesi, ad esempio fa molto bene ballare, fare delle escursioni, correre, saltare con la corda o sul posto e giocare a tennis. Anche la scalata fa parte di queste attività.
    Riguardo all’alimentazione è importante il calcio, la vitamina D e la vitamina K.

    Quindi mangiate verdure come il cavolo e gli spinaci. Meno sale nella vostra alimentazione, e come detto meno alcool.

    Ovviamente evitare di fumare, e non badate a quello che fanno i vostri amici: solitamente soprattutto quando si è giovani e gli amici fumano un po’ tutti si pensa spesso: “se fumano loro posso farlo anche io, non c’è nulla di male, ed al limite potreste pensare: mal comune, mezzo gaudio”; non fumate quindi e se vi offrono una sigaretta declinate cortesemente l’invito ed anche le vostre ossa vi ringrazieranno. Vedrete che se voi non fumate i vostri amici prima o poi se ne faranno una ragione.

    Bene, se ne avete abbastanza delle mie spiegazioni possiamo concludere questo episodio, quindi non perdiamo altro tempo, prendete il toro per le corna ed esercitatevi non solo ad ascoltare gli episodi di Italiano Semplicemente ma fatelo mentre correte, e mentre fate crescere le vostre ossa in palestra.

    Andare in palestra ovviamente significa usare il tempo per fare gli esercizi ok? Non cazzeggiate, mi raccomando! Vi farà bene, ed in ogni caso non vi farà male: tentar non nuoce ad ogni modo.

    La lezione volge al termine: Un ultimo suggerimento: se ripetete l’ascolto di questo episodio il vostro italiano migliorerà: tutti i nodi prima o poi vengono al pettine! Meglio se lo fate mentre fate quattro salti nel parco, così riuscirete meglio ad ingannare il tempo, anche quello che passa inesorabilmente giorno dopo giorno. Io credo di aver fatto la mia porca figura anche oggi, quindi nella speranza di non aver disatteso le vostre aspettative, do un abbraccio a tutti!

    In gamba!

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    Extracomunitari: il DECRETO FLUSSI – come lavorare in Italia

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    Audio per livello intermedio (A2-B2)

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    Trascrizione

    Giovanni: Benvenuti nella sezione notizie di Italiano Professionale.
    Per chi non fosse informato, il corso di Italiano professionale, disponibile su ItalianoSemplicemente.com a partire dal 2018, contiene anche una sezione notizie.

    Queste notizie riguardano l’Italia, ma parlano dell’ITALIA del lavoro. Riguardano quindi solamente il mondo del lavoro.

    Scopo del sito italianosemplicemente.com è infatti quello non solo di promuovere la lingua e la cultura italiana, non solo quello di insegnare la lingua italiana agli stranieri, ma anche di aiutarli a venire in Italia, per poter lavorare nel paese che amano e che è pronto ad accogliere tutti gli stranieri lavoratori nel migliore dei modi possibili. Per questo, all’interno del corso di Italiano Professionale, abbiamo pensato di inserire questa sezione notizie.

    Queste persone, potranno anche, non dimentichiamo, aiutare l’Italia a crescere, grazie alla loro professionalità.

    Questo articolo in particolare è dedicato a tutti gli stranieri NON COMUNITARI, che quindi non sono cittadini comunitari e che quindi sono Extracomunitari. Tali persone per poter venire in Italia hanno qualche difficoltà in più. Hanno bisogno di aiuto, e per venire a lavorare in Italia devono sapere come si fa. Cosa è necessario fare? Chi bisogna contattare? A chi chiedere aiuto? Mohamed di cosa parleremo oggi?

    Mohamed: In questa lezione parleremo del DECRETO FLUSSI. Molto di voi sicuramente ne avranno sentito parlare. Stiamo parlando della legge italiana e stiamo parlando di una legge in particolare, una legge che che viene chiamata appunto DECRETO FLUSSI, e che è quello che serve per venire a lavorare in ITALIA.

    image004Giovanni: Senza entrare troppo nei tecnicismi, senza spiegare cosa sia una legge, cosa sia un decreto eccetera, è sufficiente spiegarvi cosa si debba fare per venire a lavorare in Italia, quindi oggi vediamo come funziona e le cose più importanti da sapere.

    Per facilitare la spiegazione abbiamo pensato di dividere la spiegazione in 10 punti. Dieci domande e dieci risposte.

    1. Cos’è il decreto flussi?: Il decreto flussi è una legge italiana. È una legge che esce ogni anno.
    2. A chi è rivolto? E’ rivolto ai cittadini non comunitari che vogliono lavorare in Italia.
    3. A cosa serve? Serve a fare due cose:

    a) Per far entrare gli stranieri extracomunitari in Italia e farli lavorare.

    b) Per poter convertire un permessi di soggiorno già posseduto.

    4. Quali tipologie di lavoratori? Il decreto si riferisce ai lavoratori non stagionali ed ai lavoratori autonomi (prima categoria, che include anche le conversioni del Permessi di Soggiorno). Inoltre ci sono i lavoratori Stagionali (seconda categoria).

    5. Quali tipologie di lavori? Il decreto si riferisce a specifiche professioni, non a tutte le professioni, ma a lavori specifici, a lavori precisi, identificati. Attenzione però, perché nel caso di muratore, colf o badante cioè i mestieri più comuni in Italia, il decreto flussi non vale: infatti il decreto non parla di questi lavori, e non se ne comprende neanche bene il motivo.

    6. Quanti sono i lavoratori che possono entrare? il decreto stabilisce delle quote, dei numeri precisi per ogni lavoro e per ogni nazionalità. Per la 1^ categoria (cioè i LAVORATORI NON STAGIONALI, AUTONOMI E LE CONVERSIONI), in totale nel 2016 sono 17.850 lavoratori stranieri. Invece per i LAVORATORI STAGIONALI (2^ categoria) sono previsti 13.000 lavoratori stranieri extracomunitari.

    7. Gli stranieri potranno rimanere per sempre in Italia? Questa è una domanda fondamentale, e la risposta è “no!”, perché il decreto non permette di regolarizzare i lavoratori a tempo indeterminato. A parte poche eccezioni, si tratta di ingressi a tempo: dopo qualche mese bisogna lasciare l’Italia. Le eccezioni riguardano in tutto 1200 persone.

    8. Cosa si deve fare? Dopo che lo straniero ha trovato un datore di lavoro disposto ad offrirgli un lavoro in Italia, si deve compilare la domanda online. La domanda si deve compilare esclusivamente (cioè soltanto, solamente) sul sito del Ministero degli Interni, che è il ministero che in Italia si occupa delle questioni relative all’immigrazione. Alla fine dell’articolo riportiamo il link. La domanda è diversa nei due casi: categoria A e categoria B.

    9. Fino a quando si può fare la domanda? La domanda si può fare fino al 31 dicembre 2016.

    10.  Se uno straniero è già in Italia? Inoltre se lo straniero è già in Italia ma è irregolare, cioè  senza un permesso di soggiorno, anche se ha trovato un datore di lavoro disposto ad assumerlo, non può essere assunto. Il datore di lavoro non può presentare domanda per questi lavoratori e quindi non può regolarizzare queste persone. Il lavoratore deve quindi prima ritornare nel suo paese d’origine.

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    Approfondimenti:

    Italiano Professionale: 3^ lezione – ABSTRACT

     immagine_lezione_3_sommario

    Audio (primi 5 minuti)

     

    italiano dante_spunta

    In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere i concetti di approssimazione e pressapochismo, legati alla scarsa precisione ed alla mancanza di volontà nel mondo del lavoro.

     


    spagna_bandieraEn esta lección veremos las expresiones y las frases idiomáticas más difundidas y utilizadas en Italia para expresar los conceptos de aproximación y descuido, ligados a la  precaria presición y falta de voluntad en el mundo del trabajo.


    france-flagDans cette leçon, nous allons voir les expressions idiomatiques les plus répandues et utilisées en Italie  afin d’exprimer les concepts d’approximation et de négligence, liés à la mauvaise précision et au manque de volonté dans le monde du travail.


    flag_enIn this lesson we will see the expressions and the most common idiomatic phrases used in Italy to express the concepts of approximation and carelessness, linked to poor accuracy and lack of will in the world of work.


    bandiera_animata_egitto

    في هذا الدرس سوف نرى التعبيرات والمصطلحات الأكثر شيوعا والمستخدمة في إيطاليا للتعبير عن مفاهيم التقريب والإهمال المرتبطين بفقر الدقه وانعدام الإرادة في عالم العمل”


    russia

    В этом уроке мы рассмотрим наиболее распространенные идиоматические фразы и выражения используемые в Италии , чтобы выразить понятия неточности, невнимательности связанные с недостаточной точностью и нехваткой воли в деловой сфере.


    bandiera_germaniaIn dieser Lektion sehen wir die Ausdrücke und die idiomatischen Sätze, die am meisten in Italien verbreitet und verwendet werden, um die Begriffe wie die Annäherung und die Nachlässigkeit auszudrücken, die mit der knappen Genauigkeit und dem Mangel an dem Wille in der Welt der Arbeit verbunden sind.


    bandiera_greciaΣε αυτό το μάθημα θα δούμε ιδιωματικές εκφράσεις και φράσεις, οι οποίες είναι οι πιο διαδεδομένες και χρησιμοποιούνται κατά κόρον στην Ιταλία και εκφράζουν προσέγγιση και προχειρολογία, και έχουν άμεση σχέση με την ελλειπή ακρίβεια και την έλλειψη θέλησης στον εργασιακό χώρο.

    Video con sottotitoli (estratto di 5 minuti)

    https://youtu.be/yScyu5ZjByk

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    Prenota il corso:https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

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    La lingua è importante nel lavoro?

    Livello Intermedio (B2/C1)

    >> MP3 download

    Video con sottotitoli

    video a cura di Yasemin Arkun

    Ciao a tutti, apriamo oggi la sezione notizie del corso di Italiano Professionale, sezione notizie che è disponibile per tutti  in forma scritta e in forma audio, e lo sarà fino al 2018, quando sarà disponibile il corso completo. Del corso oggi, come da programma, abbiamo solamente le prime due lezioni, di cui la prima lezione consultabile da tutti e che riguarda, come abbiamo visto, per coloro che ci seguono, le competenze e le professionalità: tutti i modi per esprimere le proprie competenze e le proprie professionalità.

    Dunque quella di oggi è una notizia che mi ha colpito e che voglio condividere con voi. Ve la faccio raccontare da Giuseppina.

    L’ISTAT, ossia l’Istituto Nazionale di Statistica Italiano, ha analizzato il livello di integrazione nel mercato del lavoro e gli eventuali ostacoli incontrati dagli stranieri in Italia.

    Perché gli stranieri vengono in Italia? Secondo L’Istituto di Statistica, gli ultimi dati mostrano che più della metà degli stranieri (il 57%) viene per cercare un lavoro, ma è sempre più difficile trovarne uno, molto di più, almeno rispetto a sei anni  fa. Un aiuto fondamentale viene dal sostegno dei parenti, conoscenti e amici.

    Uno straniero occupato su tre dichiara di svolgere un lavoro poco qualificato rispetto al titolo di studio conseguito e alle competenze professionali acquisite, percentuale molto alta rispetto all’11,5% tra gli italiani.

    Ma quali sono gli ostacoli più grandi per gli stranieri per trovare un lavoro, o per trovare un lavoro adeguato? I tre ostacoli maggiormente indicati dal campione di persone intervistato sono la scarsa conoscenza della lingua italiana (uno straniero su tre),  il mancato riconoscimento del titolo di studio conseguito all’estero (uno su cinque) e i motivi legati all’integrazione ed alla cultura (uno su cinque).

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    Lezione per principianti (A1/A2) – Lesson for beginners

    >> MP3 download

    Questa lezione gratuita fa parte del corso di italiano professionale che sarà completo e disponibile per l’inizio del 2018

    This free lesson is part of the course Italian for business, that will be complete and available for the beginning of 2018.

    l’Istituto Nazionale di Statistica Italiano, in una indagine sulla condizione lavorativa degli stranieri in Italia, mostra che l’ostacolo principale è costituito dalla conoscenza della lingua italiana. Una persona su tre infatti afferma che non essere italiano dalla nascita rappresenta un ostacolo per trovare un lavoro, o un lavoro adeguato.

    L’Istituto nazionale di Statistica, (the National Institute of Statistics in english), cioè l’Istituto italiano di Statistica, l’Istituto nazionale, cioè della nazione Italia, ha condotto una indagine, cioè ha fatto una indagine (survey in english), ha fatto uno studio, uno studio statistico, sulla condizione lavorativa degli stranieri in Italia, cioè uno studio per capire, per conoscere, le informazioni sulle condizioni sul lavoro, (cioè la condizione lavorativa), che riguardano il lavoro degli stranieri in Italia. Quali sono i risultati? (Which are the results?). Una persona su tre, cioè una persona ogni tre persone, afferma, cioè dichiara, dice, che il fatto di non essere italiano dalla nascita, cioè il fatto che lo straniero non è nato e cresciuto in Italia, rappresenta un ostacolo, cioè è un ostacolo. Non essere nati in Italia è un ostacolo, costituisce un ostacolo, cioè rappresenta un ostacolo per trovare un lavoro, costituisce un ostacolo per trovare un lavoro, ed è un ostacolo anche per trovare un lavoro adeguato. Un lavoro adeguato è un lavoro giusto, un lavoro adatto alla persona, un lavoro che è adeguato è adatto, è giusto per la persona intervistata. Il lavoro è adeguato quando è equo, quando è opportuno, quando è appropriato.

    Parole difficili – difficult words

    Istituto: Istituto significa ufficio (office, Institute), L’Istituto è un Ente pubblico o privato (a Public or private authority), che ha una organizzazione e degli obiettivi. Es: istituto ospedaliero, Istituto di istruzione; Istituto di bellezza; Istituto di lingue, e Istituto di Statistica.

    Indagine: (Survey, research, investigation). Una indagine è una ricerca, una ricerca attenta, sistematica, molto precisa, volta ad appurare la verità intorno a fatti specifici: Es: indagine storica, indagine scientifica o statistica, ma può essere anche una indagine della polizia, o della magistratura. Si dice condurre un’indagine, fare un’indagine.

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    Questa lezione gratuita fa parte del corso di italiano professionale che sarà completo e disponibile per l’inizio del 2018 – This free lesson is part of the course Italian for business, that will be complete and available for the beginning of 2018.

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    Maggiori informazioni: http://www.istat.it/it/archivio/177521

     

    Italiano Professionale: 2^ lezione – ABSTRACT

    italiano dante_spunta In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere chiarezza e sintesi, due qualità fondamentali nel mondo del lavoro.

    Lezione completa – lezione n. 1.1.2: Frasi idiomatiche – sintesi e chiarezza

    spagna_bandiera En esta lección, veremos las expresiones y frases diomáticas más difundidas y utilizadas en Italia para expresar claridad y consición, dos cualidades fundamentales en el mundo de los negocios.

    Lección completa – lezione n. 1.1.2: Frasi idiomatiche – sintesi e chiarezza

    france-flag Dans cette leçon, nous allons voir les expressions et les idiomes les plus largement utilisés en Italie afin d’exprimer la clarté et élaborer des synthèses, deux concepts fondamentaux dans le monde des affaires.

    La leçon complète: – leçon n. 1.1.2: Expressions idiomatiques – concision et clarté

    flag_en In this lesson we will see the expressions and the most common idiomatic phrases used in Italy to express clarity and summary, two fundamental qualities in the business world.

    The full lesson: – lezione n. 1.1.2: Idiomatic phrases – synthesis and clarity (book!)

    bandiera_animata_egitto في هذا الدرس سنري بعض العبارات والمصطلحات الأكثر شهرة وإستخداما في إيطاليا للتعبير بدقه ووضوح، بالإضافه الي العبارات الأساسيه في عالم العمل

    –  المصطلحات بدقه ووضوح

     

    russia В этой лекции рассмотрим фразы и устойчивые выражения наиболее распространенные и используемые в Италии для того чтобы изъяснятся ясно и лаконично -два необходимых качества в деловом мире.

    Урок # 1  – Тема урока: Идиоматические выражения – ясность и лаконичность (заказать!)

    bandiera_germania In dieser Lection lernt man die Ausdrücke und die idiomatischen Redewendungen kennen, die am meisten verbreitet und gebraucht werden. Dadurch werden besser die Klarheit und die Prägnanz ausgedrückt- Der vollständige Unterrichtseinheit: – lezione n. 1.1.2: Redewendungen – Synthese und Klarheit 
    bandiera_grecia Σε αυτό το μάθημα θα δούμε ιδιωματικές εκφράσεις και φράσεις, οι οποίες είναι οι πιο διαδεδομένες και χρησιμοποιούνται κατά κόρον στην Ιταλία και εκφράζουν σαφήνεια και σύνθεση, δύο βασικά χαρακτηριστικά στον εργασιακό χώρ- Το ολοκληρωμένο μάθημα – μάθημα αρ. 1.1.2¨Ιδιωματικές φράσεις – σύνθεση και σαφήνεια

    La lezione completa – lezione n. 1.1.2: Frasi idiomatiche – sintesi e chiarezza (prenota qui)

    Audio (5 min) e trascrizione

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    >Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

     

    Competenze e professionalità – abstract

    italiano dante_spuntaIn questa lezione, la prima del corso Italiano Professionale, vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche utilizzate in Italia per esprimere le proprie competenze e specializzazioni, sia a livello personale che come rappresentante di una azienda.


    france-flagDans cette leçon, la première leçon du cours d’italien professionnel, nous allons voir les expressions et locutions utilisées en Italie pour exprimer les compétences et spécialisations à la fois personnellement et en tant que représentant d’une société


    flag_enIn this lesson, the first of the Course of Professional Italian, we will see the most used expressions and idioms to express skills and specializations, both at personal level that as a representative of a company.


    bandiera_animata_egittoفي هذا الدرس الأول من دورات الإيطاليه المتخصص، سوف نري تعبيرات ومصطلحات اللغه المُستخدمه في إيطاليا للتعبير عن مهاراتهم وتخصصاتهم، سواء علي المستوي الشخصي أو بصفته مُمثلًا لشركه ما.


    russiaВ этом первом уроке  профессионального итальянского курса, рассмотрим выражения и устоявшиеся обороты, используемые в Италии для  того чтобы продемонстрировать свои знания и компетентность как личностный уровень так и как представителя какой-либо компании.


    bandiera_greciaΣε αυτό το μάθημα, το οποίο είναι και το πρώτο μάθημα του “Italiano Professionale”, θα δούμε ιδιωματικές εκφράσεις και φράσεις που χρησιμοποιούνται στην Ιταλία, για να εκφράσουν τις ικανότητες και την εξειδίκευση, τόσο σε επίπεδο προσωπικό, όσο και σε επίπεδο ενός αντιπροσώπου μίας εταιρίας.

    Italiano professionale – 1^ lezione: Competenze e professionalità

    Prima lezione – Questa lezione è in visione per tutti.

    Sommario lezione n. 1 - Italiano Professionale


    Audio mp3

     

    1. Introduzione alla prima lezione

    Buongiorno e benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Siamo alla prima sezione del corso, dedicata alle frasi idiomatiche più usate in ambito professionale. Vediamo oggi le prime frasi idiomatiche del corso.

    Come prima lezione, dopo aver spiegato brevemente le finalità del corso, vi illustrerò il metodo usato per la spiegazione delle frasi idiomatiche; infine passeremo alla spiegazione vera e propria.

    Il corso è rivolto a chiunque voglia lavorare in Italia o con gli italiani, e prevede un livello di preparazione B2/C1. Per coloro che sono ancora alle prime armi, vale a dire che hanno iniziato solamente da poco tempo la lingua italiana, consiglio di seguire il corso gratuito per principianti, presente sul sito web di Italiano Semplicemente, all’indirizzo http://italianosemplicemente.com

    Oggi iniziamo con delle di espressioni idiomatiche molto usate in Italia e dagli italiani, che vengono normalmente utilizzate quando vi presentate personalmente, oppure se presentate la vostra attività o la vostra azienda.

    Potrebbe infatti capitarvi non solo di presentarvi ad una azienda per un colloquio di lavoro, ma anche di partecipare ad un meeting, ad un convegno, ad una conferenza, ad una tavola rotonda, oppure semplicemente potreste dover spiegare ai vostri clienti italiani o ad aziende italiane qual è la vostra attività, anche per telefono. In tal caso dovrete spiegare cosa sapete fare e come sapete farlo.

    In questi casi ci sono molte espressioni che posso esservi certamente di aiuto nella spiegazione semplicemente di cosa vi occupate, di qual è la vostra attività principale e che tipo di esperienza e credibilità avete, sia come persona che come azienda. E’ importante perché è una delle prime cose di cui si parla quando ci si presenta da un punto di vista professionale.
    Prima di arrivare alle espressioni, vi anticipo che per ogni frase idiomatica o espressione tipica che verrà spiegata nel corso, sarà indicato il contesto nel quale è più utilizzata. Verrà data cioè una “etichetta”, una label, in inglese, a questa frase idiomatica. In questo caso l’etichetta, è “presentazione”. Le etichette in tutto sono quattro:etichetta presentazione

    • presentazione
    • riunioni
    • colloquio di lavoro
    • trattare e convincere

    Si tratta quindi dei nomi delle quattro sezioni che seguiranno dopo la prima sezione dedicata alle frasi idiomatiche. Quindi inizialmente ci occuperemo delle frasi idiomatiche; nelle altre quattro sezioni si affronteranno le questioni più importanti dal punto di vista professionale. Tali sezioni, tali questioni, sono, costituiscono, appunto, le etichette. Nel corso verrà quindi trattato nel dettaglio ogni aspetto della vita professionale e lavorativa, e le occasioni più frequenti in ambito professionale. Ogni frase idiomatica verrà spiegata inizialmente in questa prima sezione – oggi vediamo le prime frasi – e avrà una etichetta di riferimento, che è quindi, lo ripeto, l’occasione nella quale tale frase viene utilizzata più di frequente.

    Successivamente, in ogni sezione che seguirà, nei vari dialoghi e spiegazioni verranno utilizzate tutte le frasi idiomatiche con quella etichetta, anche più volte, finché non sarete in grado di comprenderla e utilizzarla anche voi.

    Una delle frasi di oggi, la prima che spieghiamo oggi, è “essere alle prime armi” ed ha l’etichetta “presentazione”, in quanto riguarda soprattutto questo aspetto. Questo non significa che non può essere usata in altri contesti o situazioni. Ad esempio potrebbe capitarvi anche durante un colloquio di lavoro, ma anche in quel caso state presentando voi stessi, poiché per ottenere un posto di lavoro, per essere assunti, per avere il lavoro, occorre presentarsi, avete bisogno di presentarvi. E’ la prima cosa che si fa. E’ per questo che oggi stiamo affrontando il primo problema linguistico legato alla presentazione. Dopo aver detto il vostro nome, quello della vostra azienda e di cosa si occupa, occorre dire se avete esperienza oppure se non ne avete.

    Dunque questa prima lezione è divisa in quattro parti: dopo questa breve introduzione vedremo le 10 espressioni idiomatiche più importanti per esprimete le vostre competenze, poi vedremo alcune espressioni che esprimono invece la “sufficienza”, un concetto molto negativo nel mondo del lavoro e dunque si tratta di frasi da non utilizzare; nella terza parte vedremo quali espressioni usare quando non siete ancora molto esperti nella vostra attività lavorativa. Infine vedremo quali sono le espressioni più rischiose, e per questo meritano una maggiore attenzione da parte vostra.

    2. Le prime dieci espressioni idiomatiche

    1Cominciamo dunque con la spiegazione delle parole della prima frase idiomatica del corso Italiano Professionale: “essere alle prime armi”.

    “Essere” è un verbo, lo conoscete, è un verbo ausiliare. “Le prime” è il contrario di “le ultime”, quindi vuol dire che vengono all’inizio, chi arriva primo arriva prima degli altri, sta avanti agli altri. In questo caso però si tratta delle “prime armi”. Probabilmente la frase ha origini militari. Le armi servono per sparare, come i fucili e le pistole, che sono armi da fuoco, ma anche la spada è un’arma, un coltello, eccetera.

    Quando si dice “essere alle prime armi”, quando si sente qualcuno dire ad esempio : “sono alle prime armi”, letteralmente non vuol dire nulla, quindi la frase non ha un senso proprio, come d’altronde quasi tutte le frasi idiomatiche.

    Il senso proprio ce l’ha però in ambito militare: chi non ha mai sparato prima, chi si trova ad usare un’arma da fuoco per la prima volta, può dire che è alle prime armi, cioè si tratta di una delle prime volte che usa un’arma. Probabilmente è questa l’origine della frase, ma oggi “essere alle prime armi” si applica in qualsiasi contesto, anche non lavorativo.

    Ogni qualvolta che si esercita una attività da poco tempo, che si è appena iniziato, oppure si è in un certo ambito lavorativo solo da poco tempo, e non si ha molta esperienza, si può dire “sono alle prime armi”, o “siamo alle prime armi”.

    Ma possiamo anche uscire dall’ambito lavorativo. Anche nello sport possiamo usare questa espressione. Guardando un calciatore ad esempio, un calciatore molto dotato, un forte giocatore, come Francesco Totti, si potrebbe dire: Francesco Totti non è certo alle prime armi.

    Questo significa che Francesco Totti è un calciatore esperto, che sa giocare a calcio e che lo fa da molto tempo: non è alle prime armi. Se dico non è “certo” alle prime armi, la parola “certo” rafforza la frase: “non è alle prime armi” è uguale a “non è certo alle prime armi”, ma la seconda frase è più forte, si vuole evidenziare che Totti è un calciatore esperto.

    L’espressione è assolutamente adatta a qualsiasi circostanza, in qualsiasi contesto, sia informale che informale. Nessuno si stupirà se usate questa espressione, in nessuna occasione.

    2Se siamo però in un ambiente più familiare, tra amici o tra persone che si conoscono bene, possiamo usare anche altre espressioni. Se volete dire che avete molta esperienza, che avete una certa esperienza in un certo lavoro o in certo settore, perché magari volete convincere il vostro potenziale partner di affari a collaborare con lui, ad avvalersi della vostra esperienza, potete anche usare altre espressioni se il contesto lo richiede. Potete ad esempio dire “non sono nato ieri“, o analogamente a prima, “non sono certo nato ieri“.

    In questo modo siete più confidenti, più vicini al vostro partner d’affari, e volete convincerlo che siete degli esperti, che sapete fare il vostro lavoro, ok? “Non sono certo nato ieri nel campo delle vendite“, oppure “non sono nato ieri se parliamo di gestione del personale“.

    Questa espressione la potete usare solamente nella versione negativa. Nessuno in Italia dice “sono nato ieri”, ma solamente “non sono nato ieri”.

    3“Non sono nato ieri” è molto più informale di “non sono alle prime armi” ed anche di “ho una certa esperienza“, che invece potete anche usare in contesti un po’ più importanti. Una “certa”  esperienza vuol dire una esperienza importante, molta esperienza. Spesso si dice “una certa” in italiano. Potete ad esempio dire, se avete fame: “ho una certa fame” eccetera. Non è volgare, né dialettale, e potete usarla in qualsiasi circostanza. Quindi potete dire semplicemente “ho esperienza“, “ho molta esperienza“, o “ho una certa esperienza

    image005Un’altra espressione informale, che si può ugualmente usare in ambito professionale ma quindi solo in un contesto informale, e che è equivalente a “non sono nato ieri”, è “so il fatto mio“. La frase non ha un suo significato proprio, “so” viene dal verbo sapere, quindi io so, tu sai, egli sa, noi sappiamo, eccetera. Ed “il fatto”, è un accadimento, qualcosa che è successo, quindi non avrebbe nessun senso la frase, ma “il fatto mio”, o “il fatto suo” ha un senso, un significato idiomatico che è entrato nel linguaggio corrente.

    Chi “sa il fatto suo“, sa cosa fare, sa come comportarsi, sa lavorare, sa fare bene una cosa eccetera. Bisogna sempre specificare cosa però, a meno che non sia scontato. Se lo dite durante una vostra presentazione, senza specificare cosa sapete fare, ha lo stesso significato di “non sono nato ieri“. Forse è un po’ meno forte, meno diretto. “Sapere il fatto proprio” in generale, vuol dire, in ambito lavorativo, che il vostro lavoro lo sapete fare bene. Il “fatto proprio”, quindi mio, tuo eccetera, è in qualche modo la propria professionalità, la propria esperienza. Io, personalmente, posso dire ad esempio che so il fatto mio in termini di insegnamento dell’italiano, ma so il fatto mio anche in termini di come fare una pizza, so il fatto mio in termini di statistica, poiché sono laureato in statistica, e so il fatto mio anche in termini informatici, e credo si sapere il fatto mio appunto,  anche nell’insegnamento della lingua italiana.

    image016Passiamo alla espressione numero cinque. Sono due espressioni in realtà, quasi uguali, ma non esattamente uguali. Tali espressioni hanno lo stesso significato di “sapere il fatto proprio“, ma evidenziano maggiormente il fattore tempo. Il tempo che avete passato ad occuparvi di un argomento. Si tratta delle due espressioni “saperla lunga” e “avere l’occhio lungo“. Entrambe contengono la parola lunga o lungo. Si tratta di espressioni abbastanza informali, ma esprimono lo stesso concetto visto finora. Coloro che “la sanno lunga” hanno molta esperienza perché sono da lungo tempo nel settore, e chi invece “ha l’occhio lungo”, allo stesso modo, è esperto in qualcosa, talmente esperto che non gli sfugge nulla, l’occhio sta a significare il fatto che niente sfugge al suo sguardo, l’occhio è lungo, quindi nulla sfugge. Saperla lunga quindi evidenzia maggiormente il tempo, mentre avere l’occhio lungo pone l’accento maggiormente sull’occhio, cioè sull’attenzione, sulla capacità, in particolare quella di saper superare dei problemi. Si tratta, ripeto, di espressioni abbastanza informali.

    image015La versione formale di queste due espressioni è “non essere sprovveduti“. Se dico di non essere uno sprovveduto vuol dire esattamente la stessa cosa, ma che c’è un accento sui problemi, e sul fatto che io sono in grado di risolverli grazie alla mia esperienza: quindi che so cosa fare, se so affrontare i problemi, allora sono una persona attenta, non sono uno sprovveduto. Credo che questa sia una espressione molto rassicurante. Non si tratta di una espressione idiomatica, perché la frase ha un suo senso proprio, ma è importante conoscerla perché rassicura molo chi la ascolta. Un vostro potenziale collaboratore, o datore di lavoro, vuole essere rassicurato da voi, e voi dovete fargli capire che sapete risolvere dei problemi, perché è quella la differenza tra un buon lavoratore e un cattivo lavoratore.

    Dare sicurezza, dare fiducia, è fondamentale in una presentazione professionale. Non bisogna solamente dire che si è bravi a fare qualcosa. Chiunque può dirlo. Occorre anche saper enfatizzare alcuni aspetti all’occorrenza, e se serve quindi occorre tranquillizzare, dare certezze al proprio interlocutore, cioè alla persona o alle persone con cui state parlando. Questa frase serve esattamente a questo, a rassicurare, a dare certezze, a far stare tranquillo chi vi ascolta.

    image013Riguardo alla frase “so il fatto mio” è bene specificare che si può dire in diversi modi; ad esempio io posso dire che so il fatto mio in termini di statistica, oppure che so il fatto mio in statistica, o che so il fatto mio nella statistica, o anche che so il fatto mio quando si parla di statistica o a proposito di statistica.

    Questa è una caratteristica di molte frasi idiomatiche italiane. C’è sempre un modo principale e più diffuso di dire una certa frase, ma non è detto che sia l’unico modo.

    Questo non accade però con un’altra frase, strettamente collegata con quelle che abbiamo già visto. La frase è “farsi le ossa“. Farsi le ossa è una frase spesso utilizzata in fase di presentazione. Le ossa, come sapete, sono la struttura del corpo umano, lo scheletro è fatto di ossa. Le ossa sono di colore bianco e sostengono il nostro corpo. Ma cosa significa l’espressione “farsi le ossa”? Cosa c’entra col corpo umano? Non è in realtà molto difficile da spiegare e da capire, anche perché in altre lingue esistono espressioni simili. Farsi le ossa, letteralmente, significa rafforzare le ossa, rendere le ossa più forti, farle diventare più forti, in modo che possano sostenere un peso più grande, un peso maggiore. La frase “farsi le ossa” significa però non rafforzare il corpo, lo scheletro, le ossa, ma è usato in senso figurato. Quello che viene rafforzato, quello che diventa più forte è la propria esperienza, la propria professionalità. In inglese ad esempio si dice “cut your teeth“, che tradotto è “tagliare i denti”, analogamente, in francese è “se faire les dents“, che significa in italiano “farsi i denti”. Vediamo che sia in inglese che in francese si parla di denti quindi, che sono comunque delle ossa, le ossa che si trovano in bocca. In spagnolo invece si dice “ir metiéndose en tema“, quindi stavolta le ossa e i denti non c’entrano nulla.

    Quindi chi si fa le ossa “su” qualcosa, o chi si fa le ossa “con” qualcosa, sta imparando, sta diventando più esperto, sta migliorando la propria bravura, la propria professionalità, la propria formazione professionale, sul campo, direttamente sul campo. “Sul campo” vuol dire non sui libri, ma sul campo, cioè lavorando.

    Chi si fa le ossa rischia di sbagliare, come chi cerca di imparare l’italiano; rischia di rompersi le ossa, cioè di fare degli errori, ma questi errori, queste ossa rotte, lo aiuteranno a diventare più forte e più esperto. Un principiante dunque, cioè colui che non è esperto a fare qualcosa, facendosi le ossa fa esperienza, diventa mano a mano più esperto, fa quindi errori, ma impara, si fa le ossa. Farsi le ossa è una espressione che potete usare ovunque e in modo sia formale che informale, sia tra amici che tra colleghi. Sia “farsi le ossa” che “essere alle prime armi” si usano prevalentemente nella forma parlata e meno in quella scritta, come quasi tutte le espressioni idiomatiche.

    Quindi, sempre in tema di presentazione personale, in tema di presentazione vostra o quello della vostra azienda o attività,  abbiamo visto altre tre frasi tipiche, molto usate.

    image011Le espressioni viste finora, se usate nel modo giusto, sono tutte da vedere in ottica di presentazione, quando ci si presenta e si fa una offerta, si offre se stessi, la propria professionalità, al servizio di un cliente o di un’altra azienda. Si usano per dire che siete affidabili, se dite “mi sono fatto le ossa per 10 anni”, o “non sono alle prime armi”, vuol dire che ci si può fidare di voi, che siete una sicurezza, che si può “contare su di voi“.

    Questa ultima espressione “potete contare su di me“, ad esempio, come l’ho appena utilizzata va interpretata nello stesso modo delle altre frasi viste, ma c’è anche un secondo significato importantissimo in fase di presentazione: normalmente infatti la frase “potete contare su di me” si usa come esclamazione, quando voi accettate una proposta che vi è stata appena fatta. E’ per questo che la frase in questione la vediamo per ultima. In questo caso quindi dovete rispondere ad una richiesta, qualcuno vi sta facendo una offerta, vi sta offrendo un lavoro o una collaborazione, avete convinto il vostro partner e dovete decidere voi, adesso, se accettate oppure no. Dunque se, al termine di un colloquio di affari vi viene chiesto: allora? accettate di collaborare con noi? Accettate l’offerta? Voi potete rispondere “potete contare su di me!“. Vuol dire semplicemente: accetto! Ok! Va bene! Sicuramente! Senz’altro! Però non è esattamente uguale.”C’è qualcosa in più. “Potete contare su di me“, o “lei può contare su di me” è non solo un “sì!”, ma è anche una promessa, una dichiarazione di fedeltà, un sì molto convinto, un sì molto forte. Il vostro partner d’affari italiano sarà molto soddisfatto della vostra risposta, perché ha ricevuto una promessa da voi, e voi siete stati assolutamente più convincenti, rispetto ad un semplice “Sì!”. Quando si può contare su qualcosa, o su qualcuno, vuol dire che sicuramente, al 100%, il risultato sarà positivo; non ci sono possibilità di errore. Ecco perché è una promessa. La scelta dell’espressione da usare è quindi molto importante in fase di presentazione. Informalmente si può dire “puoi contare su di me” o anche semplicemente “contaci!”, che sono le due versioni informali, in cui si da del tu anziché del lei al proprio interlocutore. Contare su di voi, quindi, significa dare fiducia, esprimere sicurezza, dare rassicurazione, fare squadra, ed è una espressione molto positiva, che aumenterà enormemente la vostra credibilità, rispetto ad un semplice: “va bene”.

    image009Quando siete in grado di svolgere un lavoro, nel senso che lo sapete fare molto bene, e volete sottolineare, evidenziare, marcare che nulla vi preoccupa ed anzi, che il lavoro vi appassiona talmente tanto che è anche un piacere oltre ad essere molto facile per voi, in tal caso una espressione molto interessante da usare è “andare a nozze”. Cosa significa? Le nozze sono la cerimonia religiosa del matrimonio; il matrimonio stesso è anche detto “nozze”. Il viaggio di nozze, ad esempio, è il viaggio che gli sposi fanno subito dopo che è avvenuto il matrimonio. Le nozze rappresentano quindi un evento lieto, e quindi “andare a nozze”, cioè andare ad un matrimonio, essere invitati ad un matrimonio e partecipare, è sempre una cosa molto gradita; non comporta alcun impegno e la vostra giornata sarà sicuramente molto piacevole. Potete quindi dire “io vado a nozze con il mestiere del venditore”, vuol dire che lo sapete fare bene, e che vi piace anche molto. Si dice anche “è un invito a nozze”, o informalmente “mi stai invitando a nozze!”, oppure “questo lavoro lo ritengo un invito a nozze” eccetera. Sicuramente è una frase adatta per ogni circostanza, anche molto elegante ritengo, con la quale si esprime sicurezza, quasi spavalderia direi, quindi si deve porre attenzione al tono che si usa quando si utilizza questa espressione. Non vi consiglio di usarla con chi ancora non conoscete, almeno non nelle fasi iniziali.

    image007Vediamo ora alcune espressioni da evitare, anticipando quindi la seconda parte di questa lezione. Le frasi che seguono e che spiegherò ora hanno una cosa in comune: non bisogna mai utilizzarle. Allo stesso tempo diffidate, state lontani, tenete alla larga chi le pronuncia.

    Una di queste espressioni è: “me la cavo“. Cosa significa me la cavo? Me la cavo, oppure “me la so cavare” è una frase informale, usata solamente nella forma verbale, quindi non la troverete mai per iscritto. “Me la cavo” significa semplicemente “faccio del mio meglio, faccio ciò che è sufficiente“. Potrebbe capitarvi di ascoltare qualcuno che dice ad esempio: “col mio lavoro me la cavo abbastanza“, oppure “noi ce la caviamo abbastanza“, “nella nostra azienda ce la caviamo abbastanza“, o anche “ce la caviamo abbastanza bene a fare il nostro lavoro“. E’ perciò diversa dalle farsi viste finora. Fondamentalmente il concetto è sempre lo stesso: riesco a fare una cosa, riesco a svolgere un lavoro, sappiamo fare questo o quello, ma stavolta chi la pronuncia sta dicendo che, pur sapendo svolgere un lavoro, pur essendo in grado di svolgere un lavoro, non è il migliore, si potrebbe fare meglio, c’è qualcuno che sa farlo meglio. Allo stesso modo, sono da evitare espressioni come “ce la posso fare”, “bene o male” o anche “più o meno”, come ad esempio: “questo lavoro, bene o male, lo so fare”, oppure “più o meno sono abbastanza capace a svolgere questo lavoro”. Una di queste tre espressioni potrebbe costarvi molto caro, quindi tenetevi ben lontani dall’usare “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno” e “ce la posso fare”, almeno in ambito professionale. Quindi ne sconsiglio fortemente l’utilizzo in una qualsiasi presentazione professionale. Potete usarla solo in senso ironico tra amici, ed in questo caso potrebbe anche esprimere modestia, ma a questo proposito è importantissimo il tono con il quale si pronunciano queste espressioni.

    3. Le espressioni di “sufficienza” ed il “minimalismo”

    Queste espressioni appena viste mi forniscono l’occasione di introdurre due concetti fondamentali: la “sufficienza” e il “minimalismo”.

    Vediamo meglio il primo punto. Cos’è il senso di sufficienza? Deriva chiaramente dalla parola “sufficiente”. Se qualcosa è sufficiente vuol dire che è appena accettabile, che non è buona, non è ottima, non è la migliore, ma neanche la peggiore. E’ sufficiente, permette di evitare il peggio, è “quanto basta”.  Ma voi fareste mai affari con qualcuno che quando lavora lo fa con sufficienza? Vorreste avere dei colleghi che preferiscono dare il minimo anziché dare il massimo?

    Probabilmente la risposta è “no!”. E’ esattamente questo che significa “lavorare con sufficienza”, o anche “fare le cose con sufficienza”, e chi si comporta in questo modo non è sicuramente una persona con la quale si ha voglia di fare affari o di collaborare. Quindi la frase “noi ce la caviamo abbastanza” da il senso di sufficienza in chi parla. Chi pronuncia questa frase non vuole essere il migliore, non si reputa il migliore, non crede di essere il più bravo a fare una cosa, che può essere anche il suo lavoro.

    Il secondo motivo per cui non usare questa frase è che è fondamentale il tono con cui viene pronunciata la frase. Solitamente viene pronunciata con ironia infatti, proprio per evitare che si pensi che chi la pronuncia lavori con sufficienza.

    Per questi due motivi vi sconsiglio di usare questa frase, e tutte le frasi che esprimono lo stesso concetto di minimalismo. Ritorneremo sul concetto di minimalismo nel corso della seconda sezione del corso;  per ora vi sconsiglio perciò di usare queste espressioni. La stessa attenzione va rivolta verso anche espressioni come “facciamo del nostro meglio“, “siamo sufficientemente bravi“, “sono sufficientemente esperto“.

    Spesso si sente anche dire “me la cavicchio“, espressione ancora più informale e palesemente ironica.

    4. Cosa dire quando non siete ancora molto esperti?

    Anziché usare una delle espressioni appena viste, qualora vogliate veramente comunicare una effettiva mancanza di esperienza, in qualsiasi circostanza (formale ed informale) potete usate altre espressioni, che ritengo siano più adatte. Qualora quindi non siate veramente degli esperti in una certa attività, ma state imparando molto velocemente e già state ad un ottimo livello, anziché dire “più o meno sono capace” potete dire ad esempio “sto cominciando a prenderci la mano”. Tenete presente però che non state dicendo che siete molto bravi, che siete il meglio che esista, ma che pur non essendo ancora degli esperti, siete “sulla buona strada”, state andando cioè verso quella direzione, state diventando sempre più bravi, e tra non molto diventerete dei veri esperti. In questo modo esprimete in primo luogo una certa modestia, vale a dire ammettete di non essere ancora i migliori, e nello stesso tempo che siete determinati nel migliorare sempre di più. La stessa cosa non emerge con le precedenti espressioni viste, cioè con “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno”, “faccio del mio meglio” eccetera, che esprimono invece sufficienza e minimalismo.

    In modo molto informale, si usa anche una espressione molto curiosa: “fare la propria porca figura”. Ad esempio se una persona domanda informalmente: “come te la cavi con l’uso di photoshop?” la risposta, altrettanto informale, potrebbe essere “faccio la mia porca figura”, oppure “modestamente faccio la mia porca figura”. Vi consiglio di non usare questa espressione, in quanto non esprime nulla di più di un normale “sono abbastanza bravo”, quindi ha lo stesso identico significato. L’uso di questa espressione è interpretabile solamente come un atto di eccessiva confidenza, come se si volessero accorciare le distanze. Di conseguenza potrebbe non essere conveniente usare questa espressione. Allo stesso modo, se la sentite pronunciare da un italiano, non è proprio il massimo della professionalità. In definitiva, vi consiglio perciò di non usare questa espressione. E’ bene comunque conoscerla per saper comprenderla e interpretarla correttamente.

    5. I rischi

    Parliamo ora dei rischi. Parliamo cioè dei rischi nella pronuncia delle frasi che abbiamo imparato. Tutte le frasi idiomatiche viste finora non sono tutte delle frasi senza rischi, non sono cioè tutte prive di rischi. Per capire se ci sono dei rischi, occorre vedere le singole parole, e capire se possiamo sbagliarci e confonderci, se possiamo sbagliare una parola e dirne un’altra al suo posto.

    In questo caso, che può succedere naturalmente, dobbiamo capire se il nostro errore è senza conseguenze, oppure se è un grave errore. Possiamo sbagliare a pronunciare una parola, è chiaro, ma sbagliando possiamo anche esprimere il concetto opposto per errore. Possiamo dire esattamente il contrario di ciò che volevamo dire. Possiamo anche pronunciare, senza rendercene conto, una brutta parola, una parolaccia, magari solo perché sbagliamo l’accento o una sola lettera della parola.

    State attenti ad esempio alla forma negativa e positiva di ciascuna frase. Ad esempio se sono un esperto nel mio lavoro, “non sono alle prime armi” va bene, perché come detto vuol dire che sono un professionista, ma se togliete la parola “non” e dite solamente “sono alle prime armi”, avete detto la cosa contraria. Sempre alla forma negativa, la stessa cosa vale per “non sono nato ieri“. Alla forma positiva invece abbiamo visto che lo stesso concetto potete esprimerlo dicendo “so il fatto mio“; anche in questo caso siete degli esperti, ma la frase è affermativa e non negativa: non c’è la negazione. Anche “mi sono fatto le ossa” e “potete contare su di me sono alla forma affermativa. State perciò attenti alla forma negativa e positiva.

    In tutte le espressioni che abbiamo visto oggi invece non ci sono rischi di confusione con delle parole volgari, anche dette “parolacce”.

    Riguardo all’espressione “fare la propria porca figura”, fate molta attenzione, perché la parola “porca” è assolutamente rischiosa, infatti “porca” in italiano è il femminile di porco, che vuol dire maiale. Il problema è che il termine “porca”, al di fuori di questa espressione, si usa solamente in contesti offensivi. La parola “porca”, in Italia, si usa cioè per insultare una donna, e persino per bestemmiare, se legata a termini religiosi. L’espressione quindi è abbastanza “forte” ed anche per questo che è sconsigliabile, come vi dicevo precedentemente, usare questa espressione. E’ comunque bene sapere che esiste, e sapere come collocarla in un contesto comunicazionale.

    6. Il vostro turno: la ripetizione

    Ora concludiamo questa prima lezione con un piccolo esercizio di pronuncia. È perciò il vostro turno, provate a ripetere dopo di me, ricopiando la frase e l’intonazione usata. Anche l’intonazione è molto importante, quindi recitate come se foste degli attori. Non pensate alla grammatica.

    • Formale: Non sono alle prime armi in questo settore. Sono ormai 20 anni che mi occupo con passione di trasporti e logistica;
    • Informale: Potete stare tranquilli, non siamo certo nati ieri nel campo dell’informatica;
    • Formale: Sicuramente posso dire di avere una certa esperienza con l’import-export;
    • Informale: Potete fidarvi della nostra azienda, sappiamo il fatto nostro nello sviluppo di antivirus;
    • Informale: Noi la sappiamo lunga in termini di beni alimentari;
    • Informale: Personalmente credo di avere l’occhio lungo per gli affari;
    • InformaleCi siamo fatti le ossa direttamente sul campo, ormai conosciamo molto bene i nostri clienti;
    • FormalePotete sicuramente contare su di me. Sono entusiasta della vostra offerta;
    • InformaleContaci! Da oggi sono uno dei vostri;
    • Informale: a fare il nostro lavoro ce la caviamo abbastanza;
    • Formale/informale: fare il direttore dell’hotel per me è veramente un invito a nozze;
    • Formale/informale: bene o male riuscirò a portare a termine questo progetto;
    • Formale/informale: Come sta andando? Sono sicuramente sulla buona strada;
    • Informale: Modestamente facciamo la nostra porca figura nel settore tessile.

     

    7. Conclusione

    Bene, finisce qui la prima lezione del corso di Italiano Professionale.

    Mi raccomando, è importante, importantissimo che questo file audio venga ascoltato più volte, anche a pezzi, non necessariamente in una volta sola. E’ necessario, se volete memorizzare, che ripetiate l’ascolto del file almeno una volta al giorno per almeno una decina di giorni. Mi rendo conto che si tratta di molte espressioni, ma sono tutte molto usate in Italia. Vedrete che quando queste espressioni verranno richiamate nella sezione dedicata alla Presentazione, sarà tutto molto più facile ed intuitivo.

    E’ proprio la ripetizione il punto di forza, e questo è quello che fa veramente la differenza tra un corso come questo, basato sull’ascolto di file audio, e un corso standard in cui si fanno lezioni in classe concentrandosi solamente sulla grammatica, tra l’altro mediante delle lezioni che non potete ripetere. Queste lezioni invece basta salvarle sul vostro Smartphone e ascoltarle quante volte volete. Fatelo durante i tempi morti, fatelo quando potete, mentre fare ginnastica, mentre viaggiate. Sfruttate i vostri momenti in cui il vostro cervello non è impegnato. Altrimenti non riuscirete a trovare il tempo e sarebbe inutile aver acquistato il corso. Non preoccupatevi inoltre se avete paura di non riuscire a memorizzare queste espressioni viste nel corso di questa prima lezione, poiché saranno riprese una ad una nel corso della sezione prima.

    La prossima lezione, la seconda, riguarderà ancora la presentazione, e le frasi che vedremo riguarderanno un altro aspetto della presentazione: la capacità di essere chiari e di non perdere tempo in cose poco importanti: la capacità di stare attenti a ciò che conta veramente. Vedremo molte frasi idiomatiche sia formali che informali, da usare in molte circostanze diverse in ambito lavorativo.

    Vedremo, ad esempio, le seguenti espressioni: “Concludere, badare al sodo, Andare al dunque, Andare dritti al punto, perdersi in chiacchiere inutili, Badare alla sostanza, quagliare e tante altre espressioni.

    Ci vediamo nella seconda lezione.

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    Mi raccomando!

    Audio

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    Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com e grazie di essere qui.

    Oggi è il 19 dicembre 2015, è quasi natale, che è il 25 dicembre, come sempre, come ogni anno; dico questo perché non è detto che tutti coloro che ascoltano questo file audio e che leggono questo articolo sul sito siano dei cristiani o di religione cattolica e quindi che  sappiano esattamente cosa sia il Natale. Comunque, feste a parte, oggi sono qui a spiegare il significato di una frase idiomatica italiana, di una espressione tipica della lingua italiana, della lingua di Dante Alighieri. Come vi avevo promesso nel corso dell’ultimo podcast, questa volta vi spiego il significato della frase “mi raccomando”, come mi ha chiesto una ragazza di nome Adriana, sulla pagina Facebook di italiano semplicemente, ragazza che saluto e ringrazio della domanda.

    raccomando_immLa pagina Facebook di italiano semplicemente sta crescendo di giorno in giorno, e i visitatori, tutti coloro che io chiamo membri della famiglia di italiano semplicemente stanno apprezzando molto gli articoli che pubblico sul sito, ad esempio le frasi idiomatiche. La famiglia di italiano semplicemente sta quindi crescendo molto, a giudicare dai “mi piace” che crescono sempre di più. Grazie a tutti per questo.

    Oggi quindi, cara Adriana, vorrei fare luce su questa frase che mi hai chiesto: “mi raccomando”. Ok. “Fare luce” vuol dire spiegare, fare chiarezza, Fare luce. Anche questa, se vogliamo, può rientrare nella categoria delle frasi idiomatiche.

    Facciamo quindi luce su questa frase, sulla frase “mi raccomando!”, che si scrive col punto esclamativo finale, poiché trattasi di una esclamazione. Si tratta di una esclamazione (trattasi vuol dire si tratta) che è composta di due parole. “Mi” e “raccomando”. Spiegherò prima la parola “raccomando” e poi la parola “mi”, dopodiché vi dirò cosa significa l’espressione intera, e poi farò degli esempi esplicativi, degli esempi calzanti, degli esempi che vi facciano capire esattamente quando e come utilizzare la frase, perché si usa, e quando potreste ascoltarla in Italia; in quale circostanze e ambienti potreste ascoltarla.

    La parola “Raccomando” deriva, cioè viene, proviene, ha origine, da un verbo. Il verbo da cui viene, da cui deriva, da cui ha origine è il verbo raccomandare.

    Il verbo è utilizzatissimo in Italia, per una serie di motivi, cioè per più motivi. Uno di questi motivi è che ha molti significati diversi. E quali sono questi significati?

    Uno di questi significati, quello più usato e diffuso, è il seguente: raccomandare vuol dire “Affidare ad altri”, “affidare ad altre persone” una cosa che ci sta molto a cuore, raccomandare vuol dire: porre attenzione, stare attenti, fare attenzione, avere cura, avere una particolare cura, stare particolarmente attenti a qualcosa di importante.

    Questo è il significato più diffuso del termine, del verbo raccomandare. Si dice a qualcun altro, si comunica a qualcun altro che c’è una cosa molto importante a cui prestare attenzione, e questa cosa viene affidata a questa persona. Ok? Il verbo raccomandare, in questo caso, viene associato sempre ad una altra parola. La parola “mi”. Quindi si dice “mi raccomando!”. Quindi sono io che mi raccomando, mi raccomando vuol dire che chi parola, cioè io, è la persona che si raccomanda, sono proprio io la persona che si affida a te su una cosa molto importante. Mi raccomando è quindi l’unione di queste due parole, e unite insieme vuol dire proprio questo.

    Detto in altro modo potremmo dire “vorrei che tu facessi attenzione a”, “vorrei che non dimenticassi che”. “Mi piacerebbe se ponessi attenzione su” questo aspetto, su una cosa importante che non va dimenticata.

    “Mi raccomando!” quindi si usa tutte le volte in cui la persona che parla “si vuole raccomandare”, cioè vuole porre l’attenzione su una cosa importante che va ricordata.

    Ad esempio una mamma italiana dice almeno 10 volte al giorno la frase “mi raccomando” al proprio figlio o figlia: mi raccomando fai tutti i compiti! Mi raccomando quando esci chiudi la porta! Mi raccomando di a tuo padre di venirti a prendere all’uscita di scuola! Oppure semplicemente “mi raccomando i compiti!” eccetera.

    Solitamente si usa mi raccomando, e non, o almeno non molto, “ci raccomandiamo”, anche se può capitare anche questo.

    Questo è il significato dell’espressione “mi raccomando”. Quando queste due parole sono attaccate, sono unite, sono una dietro l’altra, questo è l’unico significato.

    Ma il verbo “raccomandare” ha anche una seconda accezione, anche un secondo significato. Infatti raccomandare, molto usato in Italia anche in questo caso, significa appoggiare qualcuno, cercare di aiutare qualcuno (appoggiare vuol dire essere con lui, aiutarlo, spingerlo, approvarlo) e quindi si raccomanda una persona; viene raccomandata una persona, la cosa che viene raccomandata è una persona. Raccomandare una persona vuol dire aiutarla, aiutarla nel senso di parlare bene di lei, per farle avere un beneficio, per fare in modo che questa persona sia scelta per un lavoro ad esempio.

    Se io raccomando te, vuol dire che ti sto segnalando all’attenzione di chi ti può favorire, anche in modo scorretto. Ti sto segnalando, ti sto aiutando per ottenere un beneficio che ti farebbe vincere una competizione, un concorso, una selezione pubblica. Insomma ogni volta che ci sono più persone che concorrono per aver un beneficio, come potrebbe essere ottenere un lavoro (concorrono vuol dire correre con, correre insieme, chi concorre sta correndo insieme a qualcun altro, sta cercando di ottenere un beneficio sperando di essere scelto tra un insieme di persone che sta cercando di fare la stessa cosa). Quindi ogni volta che si concorre per un lavoro ad esempio, e qualcuno viene raccomandato, come si dice, allora vuol dire che questa persona è aiutata, è stata aiutata da qualcuno per vincere la competizione, per essere scelto al posto di altri, al posto degli altri concorrenti, di coloro che cioè concorrono (i concorrenti).

    In questo caso quindi, in questo secondo caso, senza “mi”, il verbo raccomando viene usato per specificare cosa viene raccomandato, e non chi si raccomanda, come nel primo caso. Nel primo caso invece, nel caso di “mi raccomando”, si specifica che sono io che mi raccomando, sono io che svolgo l’azione. Io mi raccomando. Sono io che mi sto raccomandando, e mi sto raccomandando con te, sto parlando con te.

    Mi raccomando, fai i compiti! Vuol dire “fai i compiti, è importante”.

    Invece nella frase “ti raccomando mio fratello”, non c’è “mi”, ma c’è “ti”, ti raccomando, cioè raccomando a te, e cosa raccomando a te? Cosa ti raccomando? Ti raccomando mio fratello. Vuol dire che la cosa che ti raccomando è mio fratello. È lui la cosa a cui prestare attenzione, e lo sto dicendo a te, è a te che lo raccomando. In genere questa frase si usa in ambito lavorativo, molto spesso, forse troppo.

    Dico troppo perché in Italia è molto diffusa la cosiddetta “raccomandazione”. Si usa spesso raccomandare qualcuno per ottenere un lavoro, per fare in modo che il lavoro venga dato ad un mio amico, o mio parente.

    Questo quindi vuol dire che in Italia la raccomandazione non è una cosa molto bella, perché dove c’è raccomandazione c’è corruzione, e purtroppo l’Italia è uno dei paesi al mondo in cui la corruzione è più diffusa.

    Purtroppo quindi la “raccomandazione” ha un senso negativo in Italia, e quando sentite qualcuno parlare di raccomandazione si parla sempre di questo: aiutare qualcuno ad avere un lavoro, ad ottenere un lavoro, anche se potrebbe averlo qualcun altro, che magari è più bravo, che quel lavoro saprebbe farlo meglio, qualcuno che meriterebbe di aver il lavoro e che invece non lo avrà perché “il raccomandato” sarà la persona che otterrà il lavoro. Coloro che seguono gli sviluppi del corso “Italiano professionale”, avranno visto che all’interno del corso in questione parlerò anche di corruzione e di criminalità organizzata, cioè di mafia.

    Ebbene la mafia e la corruzione nascono anche dalle raccomandazioni. Ne parlerò approfonditamente, come ho detto prima, all’interno del corso italiano professionale, che sarà in vendita dal 2018, ma chi vuole può già prenotare il corso. Approfonditamente vuol dire “in profondità”, profondamente, cioè nel dettaglio.

    Poi c’è anche una espressione particolare: “tipo raccomandabile”, anche questa molto usata in Italia. Tipo raccomandabile; cioè se un tipo è raccomandabile, se una persona è raccomandabile (tipo vuol dire persona in questo caso) vuol dire che si può raccomandare; questa persona può essere raccomandata. Questo è il senso primario. In senso generale, in Italia si usa questa espressione per qualificare una persona, per dire in poche parole che di questa persona ci si può fidare, che è una brava persona; è un tipo raccomandabile.

    Si può usare sia in senso negativo che positivo; si può dire sia che una persona è un tipo raccomandabile sia che una persona è un tipo poco raccomandabile. Nel caso negativo quindi si usa dire “tipo poco raccomandabile”, e si usa meno “tipo non raccomandabile”. Se una persona è un tipo non raccomandabile, o poco raccomandabile, vuol dire che, in senso generale, nel suo passato ha avuto dei comportamenti negativi, dei comportamenti tali che mi fanno pensare che sia meglio non avere a che fare con lui, o con lei, in senso generale, non in senso lavorativo.

    Posso dire a mia figlia, ad esempio, che il ragazzo che frequenta è un tipo poco raccomandabile, che ho saputo che è un tipo poco raccomandabile, che qualcuno mi ha comunicato, mi ha detto, che non mi raccomanda questa persona, perché in passato ha fatto qualcosa che lo ha reso poco raccomandabile. La parola “tipo” serve per qualificare questa persona, per qualificarla come qualcuno facente parte di un gruppo, quindi si tratta di una tipologia di persona, di un tipo di persona, appunto. Quindi dicendo “tipo poco raccomandabile”, si vuole dire “persona facente parte di un gruppo di persone” che sono poco raccomandabili. Una persona qualsiasi di questo gruppo, ecco perché si usa la parola tipo, che tra l’altro si usa in molti altri contesti; posso dire “un tipo strano” per dire una persona strana, oppure “quello è un tipo particolare”, per dire che una persona, che una certa persona, ha delle caratteristiche particolari che la contraddistinguono. Contraddistinguere vuol dire distinguere. Se una persona si contraddistingue, di distingue, cioè si differenzia, ha delle differenze e le mostra agli altri, si distingue, cioè non è uguale alle altre, non è uguale rispetto alle altre persone, quindi nei confronti delle altre persone; contraddistingue, cioè contrariamente alle altre persone, ha delle caratteristiche particolari…. Al contrario delle altre persone, ecco perché ci sono le lettere “contr” davanti a distinguere, perché vuol dire “al contrario di altri”. Spero sempre che non vi annoiate con le mie spiegazioni 🙂

    Poi c’è anche la parola “raccomandata”. La raccomandata non è una persona, perché c’è l’articolo “la” davanti: la raccomandata. In questo caso la raccomandata è una lettera, una lettera che viene raccomandata, cioè viene spedita ad un destinatario, che è colui che riceve la lettera, colui al quale è destinata la lettera. Ma è una lettera non come le altre, bensì è una lettera importante, molto importante. E’ Una lettera che quindi viene raccomandata. Vedete che i fondo è come per le persone che vengono raccomandate. Se c’è una persona importante per noi, che è brava a fare qualcosa, allora io questa persona la raccomando a qualcuno, la contraddistinguo dalle altre, dico che per me è importante, e quindi la raccomando. Lo stesso, se ci pensiamo bene, avviene con le lettere da spedire. Ci sono le lettere normali e quelle raccomandate. Se quindi andate alle poste italiane, in un ufficio postale italiano e volete spedire una lettera importante, che volete essere sicuri che arrivi a destinazione, allora chiedete di spedire una raccomandata. In questo modo sarete sicuri, almeno al 99,9% dei casi, che questa lettera arriverà a destinazione. Potete anche scegliere di spedire una “raccomandata con ricevuta di ritorno”. In tal caso, se la vostra lettera arriverà, sarete avvisati da una seconda lettera, da una lettera in cui sarà scritto: la vostra raccomandata è stata consegnata il giorno x alle ore y. Questa lettera, questo avviso che ricevete si chiama “ricevuta di ritorno”, e arriva a voi, viene recapitata a voi che avete spedito la raccomandata con ricevuta di ritorno. Avete quindi ricevuto la ricevuta di ritorno. La vostra ricevuta attesta, dichiara, conferma, che la vostra raccomandata è arrivata, e voi sarete più felici 🙂 Ovviamente spedire una raccomandata ha un prezzo, che è maggiore del prezzo di una lettera normale non raccomandata. Circa 5 euro, se non ricordo male.

    Ma in fondo anche raccomandare una persona ha un prezzo. Ha un prezzo perché, in ambito di corruzione e di raccomandazioni di lavoro, se un politico, ad esempio, raccomanda una persona, se il politico trova un lavoro ad una persona, questa persona dovrà essere riconoscente col politico che l’ha raccomandata. E questa riconoscenza è il prezzo da pagare per la raccomandazione ricevuta. La parola riconoscenza vuol dire, deriva dal verbo riconoscere, che vuol dire accettare, vuol dire: “ok, mi hai fatto un favore”, “riconosco che mi hai fatto un favore”, riconosco che mi hai raccomandato, quindi ti devo qualcosa in cambio, quindi anche io prima o poi dovrò essere riconoscente, dovrò farti anche io un favore. Questo è il prezzo della raccomandazione, che non è uguale al prezzo della raccomandata, ma molto più alto di 5 euro.

    E questo modo di pensare, questo modo di agire, questo modus operandi,  è tipico e abbastanza radicato in Italia; abbastanza diffuso (radicato vuol dire che ha messo le radici, è radicato).

    Ma anche se, occorre dire, non tutti lo utilizzano. C’è anche una Italia onesta, c’è anche una Italia che ha dei valori e che crede nell’onestà. Basta saperla riconoscere. Ovviamente non è facile, non è facile capire se una persona è onesta oppure se è una persona “poco raccomandabile”, ma ci sono una serie di trucchi per scoprirlo, ed uno dei questi è il linguaggio, le parole che si usano, i termini più ricorrenti nel modo di parlare di una persona, le pause, così come il modo di guardare eccetera. Sarò più preciso su questo aspetto all’interno del corso di Italiano Professionale, che ha un focus particolare sul mondo del lavoro. Per chi vuole può già da ora prenotare il corso, con un forte sconto per la fiducia accordatami. Mi raccomando!

    Ecco, ho appena usato l’espressione “mi raccomando!”. Questa espressione può quindi anche essere utilizzata da sola, senza aggiungere altro. Mi raccomando! Quando è noto a cosa ci si riferisce, quando è chiaro, quando non c’è alcuna necessità di specificarlo, è sufficiente dire “mi raccomando!”. Che vuol dire “ci tengo”, “è importante”, “non lo dimenticare”. Questo vuol dire. Mi raccomando quindi, ascoltate questo file audio più volte, perché la ripetizione aiuta a ricordare: repetita iuvant.

    Credo che occorra porre attenzione anche al tono che si usa quando si pronunciano queste espressioni. Mi raccomando va pronunciato scandendo le due parole e le lettere: m-i  r-a-c-c-o-m-a-n-d-o è più efficace di un veloce: mi raccomando ok? Scandire vuol dire far ascoltare distintamente tutte le lettere, quasi come uno spelling.

    C’è da dire poi che non c’è bisogno di dire “io mi raccomando!”. Il soggetto, “io”, non va scritto necessariamente, non va detto, non è obbligatorio, e può essere evitato, perché “mi raccomando!” vuol dire proprio “io mi raccomando”, perché come sapete la lingua italiana non ha bisogno spesso di specificare il pronome personale soggetto, il pronome personale “io”, e questo perché non è come l’inglese, e il verbo parla da solo. “Mi raccomando” può essere solamente “io mi raccomando, per il tu c’è “ti raccomandi”, per noi c’è “ci raccomandiamo” eccetera. Quindi scrivere “io” o non scriverlo è al stessa cosa, e quindi meglio non scriverlo, meglio non dirlo. Non può essere confuso con altri soggetti, sono solo io che mi raccomando, non altri. Ed infatti non si fa, non si usa mettere “io” davanti, perché non ce n’è alcun bisogno.

    Solamente per la terza persona singolare “lui” o “lei” c’è bisogno di scrivere il soggetto, perché esiste anche la forma impersonale: “si raccomanda”, come ad esempio “si raccomanda di fare molta attenzione”. “Si raccomanda” è generico quindi, è generale, vuol dire genericamente “viene raccomandato”, invece “lui si raccomanda”, oppure “mia madre si raccomanda”, “il mio capo ufficio si raccomanda”, specifica proprio che è una certa persona che si raccomanda, non in generale. Ok spero che anche questo sia chiaro :.)

    Quindi ora passiamo alla fase della ripetizione. Se volete potete quindi ripetere dopo di me alcune frasi, così vediamo se riuscite ad imparare anche il modo in cui pronunciare questa espressione. Il tono da usare. Non vi vergognate, ripetete nella vostra testa se qualcuno vi sta ascoltando, o se siete in autobus. La fase della ripetizione è sempre l’ultima parte dei podcast di Italiano Semplicemente, perché ora che avete ben compreso l’espressione e quando si usa potete passare all’azione. Ripetete quindi dopo di me, vi lascerò il tempo per farlo e se necessario fate delle pause col vostro telefono o lettore mp3. Tre, due uno, via:

    • Mi raccomando, oggi non uscire che fa freddo!
    • Quel tipo è poco raccomandabile;
    • Vorrei raccomandarti una persona per quel lavoro.
    • Mi raccomando, fai tutti i compiti ok?
    • Si raccomanda di fare attenzione ai gradini!

    Ok, ora proviamo a cambiare qualcosa, proviamo a cambiare i tempi:

    • Mi sono raccomandato tanto, ma è stato inutile;
    • Farsi raccomandare non è una bella cosa;
    • Cosa ne dici se mi facessi raccomandare?
    • Hai più spedito quella raccomandata poi?

    Ok, credo sia tutto per oggi, spero cara Adriana, che mi hai scritto dalla Bulgaria, di aver risposto alla tua domanda e ciao a tutti amici; ciao anche a tutti gli amici della Bulgaria. Ah, amici quasi dimenticavo: se vi è piaciuta questa spiegazione cliccate su “mi piace” su Facebook, mi raccomando! Chiudiamo con una frase di Ramona da Beirut, che ha voluto partecipare al file audio con un consiglio per tutti voi. Grazie Ramona e complimenti per la tua ottima pronuncia italiana.

    Ramona: mi raccomando, non preoccuparti di quello che pensa la gente, vivi la tua vita come tu la vuoi, perché nessuno ha vissuto la tua storia oppure le tue emozioni, quindi nessuno potrà giudicare le tue scelte

    FINE

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