Rifarsi con gli interessi

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Trascrizione

Rifarsi con gli interessi. Questa è la frase che vi spiego oggi. State ascoltando la voce di Giovanni e questo è uno dei tanti episodi presenti su italianosemplicemente.com.

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Sapete cosa sono gli interessi? Facciamo una breve panoramica su questa parola, così capirete bene la frase di oggi in un secondo momento. Sarà anche l’occasione per vedere qualche verbo particolare.

Se andate in banca e chiedete dei soldi in prestito, vedrete che ciò che prendete in prestito dalla banca deve essere restituito indietro alla banca, ovviamente. Ma non basta la cifra che avete preso. Bisogna aggiungere gli interessi.

Se prendete €100 in prestito probabilmente dovrete restituirne circa €105.

€100 di capitale e €5 di interessi. I cinque euro rappresentano il compenso della banca, cioè il guadagno della banca.

La parola interesse ha anche altri significati come sapete.

Ad esempio è un’attrazione verso qualcosa che quindi attira il vostro interesse.

Inoltre l’interesse è un affare, una faccenda, un’attività da cui si può ricavare un vantaggio, un utile. I due significati sono ovviamente legati perché se puoi ricavare un vantaggio da qualcosa allora questo qualcosa attira o riscuote il tuo interesse.

È interessante notare i verbi legati alla parola interesse, in particolare mi interessa parlarvi di badare e curare, che hanno ciascuno due significati diversi.

Si può badare al proprio interesse o ai propri interessi. Badare significa prestare attenzione, avere cura in questo caso. L’interesse di cui si parla è il vantaggio personale, l’interesse personale, cioè che è importante per la singola persona. Non si parla necessariamente di denaro.

L’altro significato di badare è riferito alle persone, come ai bambini o agli anziani. Esiste anche la figura della badante nel caso degli anziani. La/il badante è chi si occupa, chi ha cura degli anziani (il senso è lo stesso di prima ma si riferisce alle persone). Nel caso dei bambini è la baby sitter (detta “Tata” in italiano) che bada (cioè ha cura) ai bambini.

In questo caso non possiamo chiamarla “badante”, che è solo la persona che si occupa delle persone anziane non autosufficienti.

L’altro verbo è curare: curare gli interessi.

Curare e simile a badare quando si parla di interessi. Nulla a che fare con la guarigione però. Non si tratta di curare una malattia, ma di curare gli interessi, avere cioè cura degli interessi. Sono gli avvocati che curano gli interessi di una persona. Si parla di interessi economici quindi. Non esiste solamente l’avvocato però.

Ad esempio la persona che cura gli interessi delle star, delle persone famose si chiama “agente“.

Quella che cura gli interessi dell’attore o degli atleti si chiama “manager“, ma nel caso dei calciatori ad esempio si sente parlare di “procuratore“.

Comunque quando parliamo di “rifarsi con gli interessi”, la frase di oggi, parliamo dell’interesse economico, quello che la banca ottiene in più oltre al capitale prestato. Questi interessi, come tutti voi saprete, aumentano al passare del tempo.

Si dice che gli interessi “maturano“, come se fossero un frutto di un albero. Ma in effetti se ci pensate bene, i soldi, come si dice, fruttano, nel senso che, come la frutta sugli alberi, al passare del tempo gli interessi aumentano.

Anche un investimento può fruttare, cioè può rilevarsi un buon investimento. Ma rimaniamo agli interessi.

“Rifarsi con gli interessi” contiene il verbo rifarsi. Un verbo che ha diverse interpretazioni.

Questa frase si usa quando un affare non va molto bene. Quando dico affare intendo solitamente una questione economica, legata ai soldi, ma in realtà in senso figurato posso usare l’espressione anche in altre circostanze.

Rifarsi con gli interessi significa che in futuro andrà meglio. Oggi non è andata come speravo, ma in futuro andrà meglio, meglio anche di quanto speravo accadesse oggi.

In futuro avrò una soddisfazione talmente alta che compenserà l’insoddisfazione di oggi.

Ad esempio:

Oggi un affare economico è andato male, non sono contento di quanto accaduto, ma domani mi rifarò con gli interessi. Domani i mie guadagni saranno superiori delle perdite di oggi.

Rifarsi, questo è il verbo utilizzato, verbo riflessivo, non è come rifare.

Io mi rifaccio

tu ti rifai

lui si rifà

Noi ci rifacciamo

Voi vi rifate

Loro si rifanno

Rifarsi significa riprendersi economicamente recuperando i soldi spesi, oppure prendersi la rivincita su qualcuno o qualcosa. Non sempre il significato è economico.

Nella frase di oggi è però importante usare “con“: rifarsi con gli interessi. Questo perché il verbo rifarsi può avere altri significati. E’ un verbo che può ingannare. Non facilissimo da usare

Se dico:

Il pugile, dopo aver perso il primo incontro, si è rifatto con il secondo avversario.

Questo significa che inizialmente il pugile perde il primo incontro, ma il secondo lo vince. Il pugile si è rifatto con il secondo avversario. Il pugile ha avuto una rivincita col secondo avversario, ha quindi vinto il secondo incontro. Lo ha battuto, lo ha sconfitto.

Se invece dico:

Mi rifaccio una vita

Questa frase significa che la mia vita tornerà quella di prima. Non c’è “con“.

Devo recuperare la mia vita, farla tornare come prima. Sto parlando solo di me stesso, non mi sto rifacendo “con” qualcos’altro.

Perdo una sfida con Giovanni? Mi posso rifare con Luigi. Perdo anche con Luigi? Posso cercare di rifarmi con Andrea.

Se va male anche con Andrea, dovrò cercare di rifarmi una reputazione, visto che ho perso con tutti!

Adesso vediamo la frase di oggi:

Nella frase “rifarsi con gli interessi” il verbo rifarsi si riferisce a qualcosa che va recuperato. Gli interessi rappresentano qualcosa in più che si otterrà in futuro. Questo qualcosa in più, come abbiamo visto, nel linguaggio economico finanziario possiamo chiamarli “interessi”.

Rifarsi con gli interessi dunque rappresenta una soddisfazione che si otterrà in futuro che riuscirà a compensare abbondantemente la delusione di oggi, e posso usarla anche al di fuori dei discorsi che riguardano il denaro.

Facciamo alcuni esempi.

L’attaccante della Juventus non è riuscito a mettersi in mostra con la maglia della sua Nazionale ai Mondiali, ma si è rifatto con gli interessi nella stessa Juventus, vincendo lo scudetto.

Lo studente non riusciva a migliorare il proprio italiano, ma con Italiano Semplicemente spera di rifarsi con gli interessi.

Vedete che io sto facendo esempi che non hanno a che fare con i soldi, ed in effetti l’espressione si sua quasi sempre in modo figurato.

Non è un’espressione formale naturalmente.

Se volete esprimere lo stesso concetto in senso più formale anziché dire:

Mi sono rifatto con gli interessi

Potete dire (ripetete dopo di me):

Ho pienamente compensato le perdite

Ho risanato pienamente il fallimento iniziale

Ho ampiamente risanato la condizione iniziale

Mi sono riscattato abbondantemente dalla sconfitta iniziale

Ho completamente ripreso la condizione iniziale, ottenendo ancora di più

Concludo facendovi notare altri due modi il usare il verbo rifarsi:

Rifarsi = intervenire chirurgicamente modificando i connotati di una persona

Es: l’attore si è rifatto il naso

Rifarsi a” che significa, tra le altre cose, riferirsi a, fare riferimento a. Ad esempio, se vi volessi spiegare il verbo “cavarsela” mi conviene rifarmi ad un podcast realizzato la settimana scorsa, in cui ho spiegato il significato di questo verbo. Quindi potrei aggiungere qualcosa ma comunque mi rifarei a quell’episodio.

Analogamente mi posso rifare a quanto già ho detto nella spiegazione delle sette regole d’oro per sottolineare l’importanza della ripetizione dell’ascolto. Ascoltate dunque questo episodio più volte.

Rifarsi il letto = rifare il proprio letto, sistemare il proprio letto in modo ordinato dopo aver dormito; farlo tornare come prima.

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Le espressioni con la parola TESTA

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Elenco delle espressioni spiegate

Direzioni:

Alzare la testa / su la testa

Andar via/giù/fuori di testa

Andare/Partire a testa bassa

Andare a testa/fronte alta

Dalla testa ai piedi

Essere/andare in testa;

Fortuna:

Testa o croce

Qualità:

Avere testa

Avere la testa sul collo/sulle spalle

Tener testa

Neutre:

Avere la testa dura

Difetti:

Avere la testa fra le/nelle nuvole

Avere la testa per aria

Avere la testa solo per bellezza

Avere la testa vuota

Testa a pera

Testamatta (testa matta), Testa calda, testa d’asino, testa di cavolo, testa di cazzo, testa di legno, testa di rapa, testa vuota, testina.

Pensieri:

Avere in testa; Avere per la testa, Grilli per la testa,

Ficcarsi/Mettersi/cacciarsi in testa/mente; Far entrare in testa

Frullare in testa/per il capo – Passare per la testa/per il capo

Levarsi/togliersi dalla testa

Metterci la testa

Non esserci con la testa

Passare di testa/di mente

Passare per la mente/il capo

Sentire la testa pesante

Comportamenti, Sensazioni:

Grattarsi la testa

Battere/Sbattere la testa contro il muro

Fare/Agire di testa propria

Averne fin sopra la testa/i capelli

Dare alla testa

Far cadere delle teste

Fare la testa come un pallone/una campana

Far girare la testa

Fare le cose con la testa nel sacco

Fare una cosa senza testa

Fare una testa così/tanta

Fasciarsi la testa prima di essersela rotta

Gettarsi a testa bassa

Giocarsi la testa; rimetterci la testa; scommetterci la testa

Lavata di testa/di capo

Mangiare in testa a qualcuno

Volere la testa di qualcuno (chiedere la testa di qualcuno),

Montare/montarsi la testa

Mettere/Avere/non avere la testa a posto

Chinare la testa; piegare il capo; piegare la testa; chinare il capo

Non sapere dove sbattere la testa/dove picchiare la testa/il capo

Perdere la testa

Rompersi la testa/le corna

Sbattere la testa contro il muro (picchiare il capo contro il muro; sbattere il capo contro il muro; picchiare la testa contro il muro)

Non sapere dove battere/sbattere la testa/il capo

Scrollare/scuotere la testa/il capo

Sentir montare il sangue alla testa

Tenere la testa tra due guanciali

Uscirne con la testa rotta

 

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Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

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Trascrizione

Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

A stretto giro

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Descrizione

Una espressione non formale utilizzata prevalentemente in ambienti lavorativi.

Durata: 18 minuti

Livello: B1-C2

Trascrizione

Buongiorno amici di italianosemplicemente siamo di nuovo qui ed io sono sempre Giovanni.

Voi invece state ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com, episodio quest’oggi dedicato ad un’espressione idiomatica più che altro utilizzata nel mondo del lavoro.

Parliamo dell’espressione “a stretto giro“.

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A stretto giro: tre parole di cui la prima è una preposizione semplice.

Sapete che il lunedì è il giorno in cui pubblichiamo una nuova espressione idiomatica: fa parte, già da qualche tempo, del programma settimanale di Italiano Semplicemente e all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione tutti gli associati possono fare esempi, discutiamo insieme del significato di questa espressione. Invece la spiegazione della frase, quella è disponibile per tutti ed è esattamente questa che state ascoltando.

Allora: “a stretto giro” a, abbiamo detto, è una preposizione semplice, che sono in tutto nove: di a da in con su per tra fra.

Facile da ricordare: a quindi è una preposizione semplice. Stretto e poi giro sono le altre due parole. Che cos’è un giro?

Beh gênwralmente quando si usa questa parola lo si fa in un contesto amichevole e confidenziale: facciamo un giro? Facciamo un giro per Roma? Ti accompagno a fare un bel giro. Spesso si usa anche giretto.

Ebbene questo significa semplicemente un’uscita, una passeggiata a piedi o in macchina, anche senza un obiettivo preciso. Oppure facciamo un giro a vedere se troviamo una gelateria.

In generale la parola giro indica un percorso, e spesso si tratta di un percorso più o meno circolare. Diciamo un circuito. Infatti quando si parte a fare un giro alla fine si torna sempre al punto di partenza. Questo significato è più esplicito se dico:

Faccio il giro di casa

Come allenamento facciamo tre giri del campo. Quindi giriamo tre volte intorno al campo.

Quest’idea del partire e tornare al punto di partenza è presente anche nella frase “a stretto giro” come vediamo tra un po’.

Restando al lavoro, in ambienti lavorativi soprattutto, si lavora in gruppo. E la parola giro si usa spesso. Si usa in diverse occasioni e in diverse espressioni.

Spesso dobbiamo consultarci con altre persone per fare un lavoro, spesso siamo in contatto con più persone e dobbiamo fare un giro di telefonate per raggiungere un obiettivo. Questo è un modo abbastanza comune di usare la parola giro al lavoro.

“Fare un giro di telefonate” cioè fare più teleonate, a più persone, dobbiamo farne diverse, più di una dunque. Non sappiamo esattamente quante. Alla fine del giro arriverà una conclusione.

In una riunione potremmo fare un “giro di tavolo” per ascoltare tutte le opinioni delle persone che partecipano alla riunione e quindi che sono sedute attorno al tavolo. Facciamo un giro di tavolo per presentarci? Inizio io. Mi chiamo Giovanni e lavoro per italiano semplicemente. Ora tocca al prossimo.

Poi quando dobbiamo sentire più opinioni, opinioni diverse, e non solo presentarci, ma quando ognuno deve dire la propria opinione allora posso dire “facciamo un giro di consultazioni“. Questo significa che tutti, uno ad uno, tutte le persone saranno ascoltate, anzi consultate, fino a esaurire le persone. Spesso il giro diventa stretto:

Facciamo uno stretto giro di consultazioni.

Uno stretto giro di consultazioni vuol dire che le persone saranno ascoltate in breve tempo. Si impiegherà poco tempo per fare il giro, per terminare il giro, cioè per ascoltare tutte le persone.

Sapete che stretto è il contrario di largo. Un pantalone stretto, una maglietta stretta, un anello stretto, una strada stretta: sicuramente avrete ascoltato o letto una di queste modalità di usare la parola stretto o stretta. Simile a piccolo, piccola, sottile, poco spaziosa eccetera.

Sapete che, sempre in senso fisico, un giro largo è più grande di un giro stretto, quindi si impiega più tempo a fare un giro largo che un giro stretto.

Ma uno stretto giro, invertendo quindi le due parole, spesso si usa in senso figurato. Non si tratta di un giro fisico come il giro per Roma o il giro intorno casa, ma si tratta di ascoltare delle persone.

Lo “stretto giro” quindi si usa in senso figurato ed è diverso dal giro stretto.

Ci sono però due modi di usare le due parole stretto giro.

Il primo lo abbiamo già visto. Uno stretto giro si usa quasi sempre in senso figurato per indicare la consultazione veloce di più persone. La parola stretto può anche riferirsi al numero delle persone. Poche persone consultate quindi: non parliamo del tempo ma delle persone.

Attenzione perché se aggiungiamo la preposizione “a” otteniamo: “a stretto giro” che ha un secondo significato.

Non parliamo più necessariamente di consultare più persone. Parliamo invece solamente di tempo.

A stretto giro quindi significa solamente: tra poco tempo.

Perché si usa questa espressione? E perché parliamo di un giro? E infine perché questo giro è stretto?

La strettezza è riferita al tempo, quindi niente di nuovo rispetto a prima, quando parlavamo di consultare persone.

Il giro invece probabilmente si usa perché quando usiamo questa espressione “a stretto giro” solitamente lo facciamo perché dobbiamo dare una risposta, dobbiamo fornire una risposta, dobbiamo soddisfare una richiesta. Si tratta di domande o richieste che ci vengono fatte e noi dobbiamo rispondere in breve tempo. Per poter rispondere a questa domanda o richiesta probabilmente dobbiamo parlare con alcune persone, magari dobbiamo invece consultare dei documenti, oppure dobbiamo recarci da qualche parte a recuperare delle informazioni.

Più in generale dobbiamo fare alcune attività, attività di vario tipo. Non siamo in grado di rispondere subito alla domanda o alla richiesta. Quindi diciamo ad esempio:

A stretto giro ti faccio sapere.

Facciamo alcuni esempi:

Sono in ufficio ed un collega mi chiede se posso invitarlo ad una riunione. Posso venire anch’io alla riunione di italiano semplicemente?

Allora io rispondo:

non so devo chiedere il permesso al presidente Giovanni. Aspetta che gli faccio una telefonata e a stretto giro ti faccio sapere.

Quindi: appena avrò fatto la telefonata al presidente di italiano semplicemente potrò darti una risposta, e appena avrò la risposta ti farò subito sapere. Non passerà molto tempo: a stretto giro avrai una risposta.

Oppure: lavorate in un’azienda italiana che produce pasta. Allora state facendo una riunione di lavoro e decidete tutti insieme che si potrebbe raddoppiare la produzione di pasta in Brasile. Si può fare? Abbiamo delle aziende in Brasile in grado di raddoppiare la produzione della pasta? I brasiliani amano la pasta italiana e non basta quella attualmente prodotta.

A questo punto è necessario che qualcuno verifichi se effettivamente si possa fare questo raddoppio della produzione. A questo punto la riunione sta terminando e uno si alza e dice:

mi occupo io di questo. Farò qualche telefonata ed a stretto giro vi farò sapere se sarà possibile raddoppiare la produzione di pasta in Brasile.

Anche in questo caso non è possibile dare subito una riposta, ma questa risposta sarà data tra pochissimo tempo; giusto il tempo necessario di fare una telefonata. Non sappiamo esattamente quanto tempo passerà: a stretto giro significa esattamente anche questo. Non dipende solo da noi ma i tempi saranno comunque brevi.

Un ultimo esempio: se qualcuno vi chiede: cosa significa a stretto giro? Ora potreste rispondere:

Un attimo, vado ad ascoltare l’episodio di italiano semplicemente ed a stretto giro ti darò una risposta.

È bene sapere che l’espressione si usa quasi sempre in contesti lavorativi, sebbene non si tratti di una frase formale. Si può usare nelle mail senza problema, oppure a voce, ma non si usa nei documenti formali.

In occasioni formali, importanti potete sostituire a stretto giro con:

– nel più breve tempo possibile

– nel minor tempo possibile

– non appena sarà possibile

– il prima possibile

Bene ragazzi, ripetete l’ascolto se necessario, fate delle pause e ripetete. Ho letto abbastanza lentamente quindi in teoria potreste ripetere l’intero episodio voi stessi mentre ascoltate.

Grazie a tutti per l’ascolto. Il prossimo episodio sarà dedicato ai donatori, alle persone cioè che hanno recentemente fatto una donazione ad italiano Semplicemente.

Parleremo dei loro paesi, dei paesi dai quali vengono le donazioni ed affronteremo nello stesso tempo un argomento legato alla lingua italiana.

Ad esempio potremmo parlare di preposizioni semplici, uno dei maggiori problemi degli stranieri di ogni livello e nazionalità.

Allora, l’episodio finisce qui. Oggi abbiamo parlato anche di riunioni, di incontri, abbiamo parlato di opinioni, di esprimere opinioni e di consultare persone.

Queste sono tutte questioni legate evidentemente di più al mondo del lavoro ed è per questo che se ne volete sapere di più su questi argomenti professionali, legati al lavoro, italiano semplicemente ha realizzato un corso di italiano professionale, riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

La seconda parte di questo corso è interamente dedicata alle riunioni e a tutto ciò che riguarda gli incontri di lavoro.

Ci occupiamo di lingua naturalmente. Come esprimersi nel modo migliore in ogni occasione. Perché ciò che esce dalla nostra bocca spesso non è ciò che arriva all’orecchio di chi ci ascolta.

Migliorare la comunicazione è l’obiettivo di italiano semplicemente dunque.

Adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

A stretto giro

Ti faccio sapere a stretto giro

Verrete informati a stretto giro

Riceverete un nostro riscontro a stretto giro

Faccio un paio di telefonate e ti faccio sapere a stretto giro

Ciao a tutti. Allora anche noi ci sentiamo a stretto giro.

Il tempo di preparare il prossimo episodio dedicato alle preposizioni semplici ed ai donatori. Grazie. Ciao.

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Sussistono gli estremi

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.

Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.

Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.

Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.

E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

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Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.

Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.

Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.

Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.

Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.

Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.

Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.

Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.

A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.

Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.

Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.

In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:

a mali estremi, estremi rimedi

Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.

Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.

Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.

Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.

Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.

Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.

“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.

Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.

Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:

“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”

Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.

In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.

La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.

Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:

Purtroppo non possiamo concedere il prestito

Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:

Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito

oppure

Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie

Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:

Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.

Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.

Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.

Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.

In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.

Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.

Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.

La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.

In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.

Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:

Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;

Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa

Non sussistono le condizioni necessarie per un successo dell’iniziativa

In poche parole:

Non credo che sia una buona proposta

Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:

Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.

oppure, meno formalmente:

Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta

Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.

Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.

Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:

Non ci sono le basi per andare avanti,

Non ci sono le condizioni per proseguire

Mancano le condizioni per andare avanti.

Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

Sussistono gli estremi

Esistono le condizioni

Ci sono i presupposti

Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.

Esistono le condizioni per proseguire

——

Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.

Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.

——

Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica

Secondo me non ci sono le basi per andare avanti

——

Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti

Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio

Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio

Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente

—–

Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.

Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.

Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

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Le meraviglie di Roma: la bocca della verità

Audio

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.

Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.

Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.

Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.

Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.

Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.

Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.

Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.

Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.

Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.

Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.

Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.

Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.

Si impara mentre si fanno altre cose.

Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.

Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.

Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.

Che sarà mai.

La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.

Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.

Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.

Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.

Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.

Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.

Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.

Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.

Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.

Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.

Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.

Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.

Mi piacerebbe scoprirlo.

Guai a me? No, ne sono sicura!

Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.

Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.

Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.

Poveri loro!

La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.

Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.

Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.

La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!

Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.

Ma perché fecero questo?

Perché hanno fatto questa messa in scena ?

É proprio qui l’astuzia della donna!

Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.

La donna aveva detto la verità!

Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.

Ecco la fine della leggenda.

Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.

A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.

Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!

Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.

Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.

Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.

Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.

Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.

Un abbraccio e a presto.

Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.

La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.

Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.

Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.

Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.

E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.

Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.

La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!

Un workshop per il lancio sul mercato di un nuovo prodotto

Audio

scarica il file audio in formato mp3 

Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti all’appuntamento settimanale con Daria, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che si cimenta oggi con una nuova lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE, un corso dedicato al linguaggio del mondo del lavoro che i membri possono leggere ed ascoltare.

In particolare oggi Daria si cimenta con la lezione n. 17. La lezione parla di reputazione ed esperienza.

Con questo episodio di italiano semplicemente oggi Daria vuole farci quindi partecipi del suo nuovo tentativo. Interpreterà i panni di una manager di una grossa azienda italiana che produce scarpe e vuole lanciare sul mercato un nuovo modello di calzature. Ascoltate come se la cava Daria.

Buongiorno a tutti. Permettete che mi presenti ancora una volta. Mi chiamo Daria e sono responsabile per la strategia promozionale della nostra nuova linea di scarpe.

Ci siamo incontrati qui per discutere il programma dell’entrata nel mercato del nostro nuovo modello “Con-forte” e anche per ricevere il vostro prezioso contributo che aspetto da ognuno di voi per supportare il lancio.
A dire il vero in questo periodo di crisi non è esattamente un invito a nozze accettare la sfida di lanciare sul mercato un nuovo prodotto ma avendo nella nostra linea un modello così promettente non dobbiamo e non possiamo tirarci indietro o rinviare il lancio.

Ed ecco perché vi prego di approfittare al massimo dell’opportunità di discutere con tutti i colleghi e condividere le nostre sensazioni. Le vostre domande sono preziose e possono aiutare risolvere oggi tutte le eventuali incertezze che riguardano il piano promozionale. Credo che sarebbe bello avere una discussione aperta ma allo stesso tempo concisa e stringata, più simile ad un workshop, quando tutti condividono le loro opinioni e trovano soluzioni comuni.

Al termine del mio intervento mi piacerebbe anche trovare un accordo di massima (magari arrivare anche a stringere un accordo) riguardo l’attività promozionale e logistica dell’anno venturo. Sono sicura che con una buona programmazione nessuno brancolerà nei buio e che andremo a gonfie vele con il nostro nuovo modello.

Per iniziare il nostro workshop vorrei proporvi tre semplici regole che possono secondo me aiutarci a non andare oltre col tempo e rendere la discussione efficace. Forse vi sembreranno regole rigide ma come si dice: il fine giustifica i mezzi.

La prima regola è: “Ascoltate chi presenta, non il vostro collega a fianco”. Cioè, a prescindere dalla persona che presenta in quel momento vi prego di rivolgere direttamente a lei tutte le vostre attenzioni ed eventuali domande.
Non disturbate il vostro vicino inutilmente, io come gli altri sino qui per rispondervi direttamente.
Mi raccomando poi: andate dritti al punto, senza troppi preamboli, e non abbiate paura di fare domande stupide, inaspettate o pericolose perché nessuna domanda è stupida e nessuno è né infallibile né al di sopra di ogni sospetto. Siamo qui per confrontarci.

La seconda regola che vi propongo è: ”niente cellulare e computer”. Nonostante io capisca bene quanto sia difficile dimenticarli completamente, per qualche minuto possiamo tutti evitare i dispositivi elettronici per non buttare a mare questa occasione e trarre il massimo dall’ascolto dei colleghi.

Tra l’altro potrebbe essere importante la vostra opinione e se doveste essere chiamati in causa sarebbe bene stare sempre sul pezzo.

La terza ed ultima regola è: “Non prolungare la pausa caffè”, anche perché il quarto d’ora accademico intermedio non esiste e non possiamo permettercelo.

Scherzi a parte, meglio usare il tempo per ascoltare le opinioni dei colleghi senza perdere il filo del discorso.

Bene, dunque: attenti a chi parla, caffè ristretto e telefoni in modalità aereo, meglio ancora se spenti del tutto.
Adesso allacciamo le cinture e partiamo.
Ironia a parte, se le regole sono chiare, possiamo iniziare il nostro workshop…

Grazie mille Daria di questa “simulazione di volo”. Sei stata molto autoritaria nel tuo intervento direi. Si vede che hai interpretato un ruolo che dall’alto della sua esperienza se lo poteva permettere. D’altronde la reputazione e l’esperienza sono l’oggetto della lezione 17 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE. Per tutti gli stranieri interessati (mi auguro ce ne saranno molti) vi invito ad aderire all’Associazione Italiano Semplicemente. In questo modo potrete anche voi utilizzare, tra le altre cose, il corso di italiano professionale e partecipare se volete all’appuntamento settimanale sul gruppo WhatsApp dell’associazione per confrontarci e discutere sulle singole lezioni del corso. Chiunque lavori con italiani o in Italia e vuole ampliare il proprio vocabolario e imparare i verbi professionali troverà il corso molto utile. Metterò il collegamento su questo episodio per effettuare la richiesta di adesione all’associazione.

Vi aspetto e grazie a Daria. A mercoledì prossimo.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

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