Rifarsi con gli interessi

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Rifarsi con gli interessi. Questa è la frase che vi spiego oggi. State ascoltando la voce di Giovanni e questo è uno dei tanti episodi presenti su italianosemplicemente.com.

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Sapete cosa sono gli interessi? Facciamo una breve panoramica su questa parola, così capirete bene la frase di oggi in un secondo momento. Sarà anche l’occasione per vedere qualche verbo particolare.

Se andate in banca e chiedete dei soldi in prestito, vedrete che ciò che prendete in prestito dalla banca deve essere restituito indietro alla banca, ovviamente. Ma non basta la cifra che avete preso. Bisogna aggiungere gli interessi.

Se prendete €100 in prestito probabilmente dovrete restituirne circa €105.

€100 di capitale e €5 di interessi. I cinque euro rappresentano il compenso della banca, cioè il guadagno della banca.

La parola interesse ha anche altri significati come sapete.

Ad esempio è un’attrazione verso qualcosa che quindi attira il vostro interesse.

Inoltre l’interesse è un affare, una faccenda, un’attività da cui si può ricavare un vantaggio, un utile. I due significati sono ovviamente legati perché se puoi ricavare un vantaggio da qualcosa allora questo qualcosa attira o riscuote il tuo interesse.

È interessante notare i verbi legati alla parola interesse, in particolare mi interessa parlarvi di badare e curare, che hanno ciascuno due significati diversi.

Si può badare al proprio interesse o ai propri interessi. Badare significa prestare attenzione, avere cura in questo caso. L’interesse di cui si parla è il vantaggio personale, l’interesse personale, cioè che è importante per la singola persona. Non si parla necessariamente di denaro.

L’altro significato di badare è riferito alle persone, come ai bambini o agli anziani. Esiste anche la figura della badante nel caso degli anziani. La/il badante è chi si occupa, chi ha cura degli anziani (il senso è lo stesso di prima ma si riferisce alle persone). Nel caso dei bambini è la baby sitter (detta “Tata” in italiano) che bada (cioè ha cura) ai bambini.

In questo caso non possiamo chiamarla “badante”, che è solo la persona che si occupa delle persone anziane non autosufficienti.

L’altro verbo è curare: curare gli interessi.

Curare e simile a badare quando si parla di interessi. Nulla a che fare con la guarigione però. Non si tratta di curare una malattia, ma di curare gli interessi, avere cioè cura degli interessi. Sono gli avvocati che curano gli interessi di una persona. Si parla di interessi economici quindi. Non esiste solamente l’avvocato però.

Ad esempio la persona che cura gli interessi delle star, delle persone famose si chiama “agente“.

Quella che cura gli interessi dell’attore o degli atleti si chiama “manager“, ma nel caso dei calciatori ad esempio si sente parlare di “procuratore“.

Comunque quando parliamo di “rifarsi con gli interessi”, la frase di oggi, parliamo dell’interesse economico, quello che la banca ottiene in più oltre al capitale prestato. Questi interessi, come tutti voi saprete, aumentano al passare del tempo.

Si dice che gli interessi “maturano“, come se fossero un frutto di un albero. Ma in effetti se ci pensate bene, i soldi, come si dice, fruttano, nel senso che, come la frutta sugli alberi, al passare del tempo gli interessi aumentano.

Anche un investimento può fruttare, cioè può rilevarsi un buon investimento. Ma rimaniamo agli interessi.

“Rifarsi con gli interessi” contiene il verbo rifarsi. Un verbo che ha diverse interpretazioni.

Questa frase si usa quando un affare non va molto bene. Quando dico affare intendo solitamente una questione economica, legata ai soldi, ma in realtà in senso figurato posso usare l’espressione anche in altre circostanze.

Rifarsi con gli interessi significa che in futuro andrà meglio. Oggi non è andata come speravo, ma in futuro andrà meglio, meglio anche di quanto speravo accadesse oggi.

In futuro avrò una soddisfazione talmente alta che compenserà l’insoddisfazione di oggi.

Ad esempio:

Oggi un affare economico è andato male, non sono contento di quanto accaduto, ma domani mi rifarò con gli interessi. Domani i mie guadagni saranno superiori delle perdite di oggi.

Rifarsi, questo è il verbo utilizzato, verbo riflessivo, non è come rifare.

Io mi rifaccio

tu ti rifai

lui si rifà

Noi ci rifacciamo

Voi vi rifate

Loro si rifanno

Rifarsi significa riprendersi economicamente recuperando i soldi spesi, oppure prendersi la rivincita su qualcuno o qualcosa. Non sempre il significato è economico.

Nella frase di oggi è però importante usare “con“: rifarsi con gli interessi. Questo perché il verbo rifarsi può avere altri significati. E’ un verbo che può ingannare. Non facilissimo da usare

Se dico:

Il pugile, dopo aver perso il primo incontro, si è rifatto con il secondo avversario.

Questo significa che inizialmente il pugile perde il primo incontro, ma il secondo lo vince. Il pugile si è rifatto con il secondo avversario. Il pugile ha avuto una rivincita col secondo avversario, ha quindi vinto il secondo incontro. Lo ha battuto, lo ha sconfitto.

Se invece dico:

Mi rifaccio una vita

Questa frase significa che la mia vita tornerà quella di prima. Non c’è “con“.

Devo recuperare la mia vita, farla tornare come prima. Sto parlando solo di me stesso, non mi sto rifacendo “con” qualcos’altro.

Perdo una sfida con Giovanni? Mi posso rifare con Luigi. Perdo anche con Luigi? Posso cercare di rifarmi con Andrea.

Se va male anche con Andrea, dovrò cercare di rifarmi una reputazione, visto che ho perso con tutti!

Adesso vediamo la frase di oggi:

Nella frase “rifarsi con gli interessi” il verbo rifarsi si riferisce a qualcosa che va recuperato. Gli interessi rappresentano qualcosa in più che si otterrà in futuro. Questo qualcosa in più, come abbiamo visto, nel linguaggio economico finanziario possiamo chiamarli “interessi”.

Rifarsi con gli interessi dunque rappresenta una soddisfazione che si otterrà in futuro che riuscirà a compensare abbondantemente la delusione di oggi, e posso usarla anche al di fuori dei discorsi che riguardano il denaro.

Facciamo alcuni esempi.

L’attaccante della Juventus non è riuscito a mettersi in mostra con la maglia della sua Nazionale ai Mondiali, ma si è rifatto con gli interessi nella stessa Juventus, vincendo lo scudetto.

Lo studente non riusciva a migliorare il proprio italiano, ma con Italiano Semplicemente spera di rifarsi con gli interessi.

Vedete che io sto facendo esempi che non hanno a che fare con i soldi, ed in effetti l’espressione si sua quasi sempre in modo figurato.

Non è un’espressione formale naturalmente.

Se volete esprimere lo stesso concetto in senso più formale anziché dire:

Mi sono rifatto con gli interessi

Potete dire (ripetete dopo di me):

Ho pienamente compensato le perdite

Ho risanato pienamente il fallimento iniziale

Ho ampiamente risanato la condizione iniziale

Mi sono riscattato abbondantemente dalla sconfitta iniziale

Ho completamente ripreso la condizione iniziale, ottenendo ancora di più

Concludo facendovi notare altri due modi il usare il verbo rifarsi:

Rifarsi = intervenire chirurgicamente modificando i connotati di una persona

Es: l’attore si è rifatto il naso

Rifarsi a” che significa, tra le altre cose, riferirsi a, fare riferimento a. Ad esempio, se vi volessi spiegare il verbo “cavarsela” mi conviene rifarmi ad un podcast realizzato la settimana scorsa, in cui ho spiegato il significato di questo verbo. Quindi potrei aggiungere qualcosa ma comunque mi rifarei a quell’episodio.

Analogamente mi posso rifare a quanto già ho detto nella spiegazione delle sette regole d’oro per sottolineare l’importanza della ripetizione dell’ascolto. Ascoltate dunque questo episodio più volte.

Rifarsi il letto = rifare il proprio letto, sistemare il proprio letto in modo ordinato dopo aver dormito; farlo tornare come prima.

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Le espressioni con la parola TESTA

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Elenco delle espressioni spiegate

Direzioni:

Alzare la testa / su la testa

Andar via/giù/fuori di testa

Andare/Partire a testa bassa

Andare a testa/fronte alta

Dalla testa ai piedi

Essere/andare in testa;

Fortuna:

Testa o croce

Qualità:

Avere testa

Avere la testa sul collo/sulle spalle

Tener testa

Neutre:

Avere la testa dura

Difetti:

Avere la testa fra le/nelle nuvole

Avere la testa per aria

Avere la testa solo per bellezza

Avere la testa vuota

Testa a pera

Testamatta (testa matta), Testa calda, testa d’asino, testa di cavolo, testa di cazzo, testa di legno, testa di rapa, testa vuota, testina.

Pensieri:

Avere in testa; Avere per la testa, Grilli per la testa,

Ficcarsi/Mettersi/cacciarsi in testa/mente; Far entrare in testa

Frullare in testa/per il capo – Passare per la testa/per il capo

Levarsi/togliersi dalla testa

Metterci la testa

Non esserci con la testa

Passare di testa/di mente

Passare per la mente/il capo

Sentire la testa pesante

Comportamenti, Sensazioni:

Grattarsi la testa

Battere/Sbattere la testa contro il muro

Fare/Agire di testa propria

Averne fin sopra la testa/i capelli

Dare alla testa

Far cadere delle teste

Fare la testa come un pallone/una campana

Far girare la testa

Fare le cose con la testa nel sacco

Fare una cosa senza testa

Fare una testa così/tanta

Fasciarsi la testa prima di essersela rotta

Gettarsi a testa bassa

Giocarsi la testa; rimetterci la testa; scommetterci la testa

Lavata di testa/di capo

Mangiare in testa a qualcuno

Volere la testa di qualcuno (chiedere la testa di qualcuno),

Montare/montarsi la testa

Mettere/Avere/non avere la testa a posto

Chinare la testa; piegare il capo; piegare la testa; chinare il capo

Non sapere dove sbattere la testa/dove picchiare la testa/il capo

Perdere la testa

Rompersi la testa/le corna

Sbattere la testa contro il muro (picchiare il capo contro il muro; sbattere il capo contro il muro; picchiare la testa contro il muro)

Non sapere dove battere/sbattere la testa/il capo

Scrollare/scuotere la testa/il capo

Sentir montare il sangue alla testa

Tenere la testa tra due guanciali

Uscirne con la testa rotta

 

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Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

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Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.