La bocca della verità

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Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.

Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.

Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.

Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.

Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.

Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.

Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.

Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.

Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.

Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.

Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.

Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.

Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.

Si impara mentre si fanno altre cose.

Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.

Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.

Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.

Che sarà mai.

La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.

Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.

Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.

Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.

Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.

Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.

Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.

Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.

Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.

Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.

Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.

Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.

Mi piacerebbe scoprirlo.

Guai a me? No, ne sono sicura!

Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.

Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.

Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.

Poveri loro!

La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.

Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.

Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.

La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!

Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.

Ma perché fecero questo?

Perché hanno fatto questa messa in scena ?

É proprio qui l’astuzia della donna!

Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.

La donna aveva detto la verità!

Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.

Ecco la fine della leggenda.

Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.

A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.

Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!

Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.

Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.

Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.

Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.

Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.

Un abbraccio e a presto.

Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.

La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.

Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.

Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.

Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.

E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.

Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.

La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!

Il linguaggio della Moda

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Trascrizione

Giovanni: oggi ragazzi parliamo di moda.

Sapete cosa sia la moda? E conoscete il linguaggio della moda? In italiano ci sono parecchie espressioni, parecchi termini specifici sulla moda.

Ne parliamo oggi insieme ad un nostro amico che ascolterete tra poco. Un insegnante di italiano.

Sapete che con il termine “moda” (con la o aperta) si Intende in generale il gusto particolare del momento, ciò che piace a molte persone in quel momento o in un certo luogo anche.

Cosa piace alle persone in un certo momento?

Queste cose, quelle che incontrano il gusto, cioè che incontrano la preferenza delle persone si dice che “sono di moda“, o che “vanno di moda“.

Dal punto di vista commerciale la moda è costituita dai prodotti che maggiormente sono venduti rispetto agli altri.

Tutti questi prodotti possiamo dire che sono di moda. In realtà però non possiamo parlare di tutte le tipologie di prodotti. Non tutte.

Ovviamente ognuno ha i suoi gusti, ma ci sono delle tendenze generali, dei gusti, delle preferenze di molte persone che tendono a prevalere rispetto ai gusti dei singoli.

E questa tendenza, questi gusti possono cambiare, possono modificarsi e di fatto più o meno cambiano di anno in anno: un anno le persone preferiscono il colore rosso per i loro vestiti e l’anno dopo piace di più il verde ad esempio. Questo accade tutti gli anni e quando accade qualcosa di questo tipo parliamo di moda.

Ripeti: le mode cambiano di anno in anno.

Una cosa può essere di moda oppure può andare di moda, o semplicemente può andare.

Il verbo andare, da solo, si può utilizzare per indicare la tendenza della moda.

Cosa va quest’anno?

Quest’anno va di moda il giallo, tutti indossano vestiti gialli, oppure vanno le gonne corte, oppure quest’anno vanno i capelli corti.

Non possiamo fare la stessa cosa col verbo essere però.

È di moda = va.

Il giallo va = il giallo è di moda

Rispondi alla domanda:

quale colore va quest’anno?

Potete rispondere dicendo semplicemente:

Il giallo. Oppure:

Quest’anno va il giallo

Quest’anno va di moda il giallo

Quest’anno il giallo è di tendenza

Lo scorso anno invece magari andava il rosso (ad esempio) e andavano di moda i capelli lunghi.

Questi sono solo esempi comunque.

In generale quando si parla di moda, come dicevo, non si parla di tutti i tipi di prodotti: si parla prevalentemente di vestiti, quindi di abbigliamento, sia maschile che femminile.

Ma la moda si estende a tutto ciò che riguarda la cura e l’aspetto delle persone, o anche la bellezza della casa, insomma le cose personali, tutto ciò che viene mostrato agli altri.

Ma anche un quartiere di una città a volte può essere di moda. Perché no!

Quindi possiamo avere un profumo di moda, oppure una gonna, un pantalone, o anche un colore come abbiamo visto prima.

Ogni anno infatti c’è un colore tra gli altri che è più di moda rispetto agli altri.

Quando un colore è di moda allora molti dei vestiti, molti dei capi d’abbigliamento, hanno quel particolare colore.

C’è poi la cosìddetta alta moda, L’alta moda, la “haute couture” Che è quel settore dell’abbigliamento nel quale operano i creatori di abiti di lusso, abiti costosi, gli stilisti dell’alta moda.

Gli abiti di lusso sono gli abiti più costosi, che hanno un prezzo più elevato, più alto rispetto agli altri.

C’è da dire che la moda è diventato un grande business, un grande affare, ma ci sono, almeno in alcuni paesi, degli abiti che è tradizione indossarli in particolari occasioni e fanno parte della cultura di un paese.

Se parliamo ad esempio del Marocco, c’è un capo d’abbigliamento che non passa mai di moda: qual è questo capo?

Ce lo facciamo raccontare da Zahid, che insegna italiano in Marocco. Ciao Zahid.

Ascoltiamo dunque Zahid, che ci spiega qualcosa su questo tradizionale abito femminile.

Zahid: Il caftan, l’abito tradizionale della donna marocchina, ė un vestito lungo, generalmente ha due strati sovrapposti.

Esistono innumerevoli varietà di caftan: ce ne sono di classici e moderni, eleganti per le grandi occasioni ma anche semplici, adatti per essere utilizzati tutti i giorni.

La produzione del caftan, come di altri abiti marocchini quali la djellaba, la gandoura e altri, ė relativamente costosa poiché la maggior parte del lavoro è fatto a mano.

Il caftan marocchino sta accrescendo la sua notorietà, sia nel mondo arabo che in quello occidentale.

Compare nelle più prestigiose sfilate di moda, e non solo a Casablanca e a Marakech ma anche a Parigi ad esempio: ricordiamo la sfilata che si tiene al carousel del Louvre, dove il caftan ė presente, e apprezzati stilisti marocchini e stranieri di anno in anno presentano nuovi modelli, classici e moderni ma sempre di alta classe, rinnovando il gusto ma preservando, nello stesso tempo, il suo stile originario.

Giovanni: una domanda Zahid, ma le donne in Marocco lo indossano? Tutti i giorni voglio dire.

Zahid: no, il caftan non si mette tutti i giorni, ma solo nelle occasioni importanti, per esempio le feste tradizionali, o una festa di matrimonio.

Giovanni: ah bene. Grazie Zahid.

Nell’associazione abbiamo una bella ragazza marocchina, si Chiama Assma. Chissà se lei l’abbia mai indossato quest’ambito. Ce lo facciamo dire proprio da lei. Ciao Assma!

Assma: Buongiorno a tutti io sono assma, membro dell’associazione e devo dire che io questo abito tradizionale l’ho indossato al matrimonio di mio cugino. Era la prima volta nella mia vita, e mi sono sentita una 👑 regina.

Giovanni: Ci sono alcune parole e frasi che ha utilizzato Zahid e che trovo interessanti dal punto di vista della pronuncia. Quindi dopo aver chiesto a zahid, vi invito a ripetere le seguenti parole:

Accrescere

Notorietà

Accrescere la notorietà

Il caftan sta accrescendo la sua notorietà

Sfilate di moda

Prestigiose

Prestigiose sfilate di moda

Le più prestigiose sfilate di moda

Il caftan sta accrescendo la sua notorietà nelle più prestigiose sfilate di moda

Quindi Zahid, hai parlato di un vestito lungo che sta accrescendo la sua notorietà.

In questo caso però non possiamo dire che il caftan stia diventando di moda, perché la moda si riferisce alle preferenze delle masse, che cambiano anno dopo anno. Non possiamo quindi usare in questo caso le varie espressioni che si usano quando parliamo di moda.

Vediamo qualcuna di queste espressioni legate alla moda.

Ad esempio quando la moda cambia, quando cambia il modo di vestirsi delle persone, si tratta prevalentemente di variazioni di stile, solo di piccoli dettagli, a volte no.

Ma come cambia la moda? Chi decide cosa andrà di moda il prossimo anno?

Chi è a lanciare una nuova moda ed a decretare la fine della vecchia? Chi è che lancia una nuova moda?

Lanciare una moda è appunto una di queste espressioni. Lanciare una moda significa ispirare le altre persone con il proprio modo di vestire e dare il via ad un fenomeno di massa. Molti iniziano ad imitare queste persone nel vestirsi. E queste persone hanno appena lanciato una moda: tutti li seguono.

Oggi a lanciare la moda sono i grandi personaggi pubblici, cantanti, attori, non solo gli stilisti dunque.

Quando poi un oggetto o un vestito passano di moda, allora questo significa che le persone hanno delle nuove preferenze, dei nuovi gusti, e quell’oggetto non va più, non è più di moda. Dunque è passato di moda. Si dice anche che è fuori moda.

I pantaloni a zampa d’elefante non vanno più, sono fuori moda. Sono passati di moda. Non è più di moda indossare i pantaloni a zampa d’elefante. Andavano negli anni ’70, che io sappia.

Quindi: passare di moda, essere fuori moda – anche una persona può essere fuori moda se non veste alla moda, se non mette abiti che sono in voga in quel momento.

Le tradizioni dunque solo qualcosa che resiste alla moda. Le tradizioni resistono alla moda, altrimenti non si sarebbero chiamate così.

Potremmo dire che il termine tradizione possa considerarsi come il contrario, l’opposto del termine moda. Oppure che gli abiti tradizionali non passano mai di moda. La tradizione non può essere di moda e non può passare di moda.

Passare di moda è un’espressione tipica del linguaggio dell’abbigliamento. Come fuori moda anche.

Difficilmente qualcosa torna di moda o torna ad essere di moda dopo essere passato di moda. Può conunque accadere e a volte accade, che dopo 10, 20 o 30 anni ci sia qualcosa che ritorni di moda o ritorni in voga.

Una improvvisa diffusione e un successo crescente, questo accade quando qualcosa è in voga o è in gran voga.

Un termine questo che può andar bene anche per una persona famosa, un cantante in gran voga, quindi semplicemente molto famoso, che riscuote molto successo

in un momento particolare

Quando questa diffusi. ne avviene allora questo “prodotto” (diciamo!) incontra un largo favore da parte delle persone. Questo è un altro modo per dire lo stesso concetto: “Incontrare il favore” è un’altra espressione che possiamo usare in questo caso.

Infine la frase seguire la moda. Zahid a te la parola. Puoi spiegare tu questa espressione? Io nel frattempo saluto e ringrazio tutti per l’ascolto. Alla fine ascoltiamo qualche frase sulla moda da parte di alcuni studenti di Zahid e di qualche membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Un bel connubio questo!

Zhaid: seguire le moda è una tendenza naturale, significa gusto per il bello e piacere per il nuovo. Con la moda ci divertiamo, e diamo ai ritmi quotidiani il colore della creatività e il sapore della fantasia.

Spero di essere stato chiaro.

Vi saluto dal Marocco, che è sempre stato paragonato ad un albero con le radici in Africa ma con le foglie esposte in area Europea.

Un saluto particolare al professor Gianni, e a tutti i membri dell’associazione italiano semplicemente ed anche ai miei studenti.

Bogusia (Polonia): Bisognerebbe valutare con attenzione cosa indossare per non sentirsi soli, almeno all’apparenza. Ma visto che la moda di oggigiorno cambia con una velocità non indifferente, non bisogna essere molto rigidi quando si segue la moda. Si può essere alla moda anche con pochi soldi, e sapersi avvalere sapientemente di quanto abbiamo accumulato nell‘armadio.
La moda serve ad esprimere un sentimento interiore e una creatività personale.

Ulrike (Germania): ognuno dovrebbe trovare lo stile proprio. La moda fa delle proposte. La moda è il buono ed il cattivo gusto. Solo l’indifferenza non è moda. Non mi piace vestire alla moda, ma essere io stessa di moda.

Andrè (Brasile): nell’abbigliamento di tutti i giorni, la moda brasiliana ha una costante: fa trionfare i colori: giallo, verde smeraldo, rosa intenso, azzurro cielo, rosso corallo e arancione sono i colori quasi sempre presenti a prescindere dalla moda del momento. Tutti sono ricchi di ispirazioni tropicali con un tocco di creatività.

Gema (Spagna):
La Moda mi aiuta a riconoscere Il periodo in cui hanno girato un film.

Amina, studente di Zahid: per me la moda non serve a niente.

Brahim, studente di Zahid: io vesto sempre di giallo. La moda non mi interessa.

Alcune frasi da Mariana dal Brasile – membro n. 20 dell’Associazione

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Testo di Mariana:

– la moda nasce per le strade e muore negli armadi
– la Moda nasce dall’osservazione attenta delle persone
– la moda esprime l’appartenenza ad un gruppo, oppure ad un ideale.
– la Moda serve a esprimere un sentimento interiore e una creatività personale
– essere alla moda mi fa sentire meno solo
– ho molti vestiti nell’armadio. Spero ritorni la moda per poterli indossare nuovamente
– con la moda esprimo me stessa, il mio modo di essere
– la moda è come l’amore: Viene, passa, ritorna e mai si scorda
– la moda riflette il mio pensiero
– anche chi passa di moda passa alla storia

– secondo me la moda serve a sentirsi accettati dagli altri
– Il termine moda indica uno o più comportamenti collettivi con criteri mutevoli.

 

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Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

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Il congiuntivo: 41 esempi

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com.

Oggi facciamo un bell’episodio di esempi sul congiuntivo, e lo facciamo rendendo omaggio ad alcune città: gli esempi di oggi riguarderanno le città di Or Akiva, in Israele, Berlino (Germania), Bruges (in Belgio), Oristano, città della Sardegna, in Italia e infine la città di Canpinas, in Brasile

Da queste località provengono infatti le ultime donazioni fatte ad italiano Semplicemente e mi fa piacere rendere loro omaggio con un episodio dedicato.

Ho trovato pertanto alcune curiosità su queste città e voglio condividerle con voi.

Se volete potete ripetere le singole frasi. Attenzione all’utilizzo del. Congiuntivo.

– se la distanza tra Roma e Or Akiva, in Israele, fosse inferiore ai quattromila chilometri (c. imperfetto) forse ci farei un salto di tanto in tanto. Se partissi adesso (c. Imperfetto) che è il 24 dicembre, non è detto che riesca ad arrivare in tempo per il 26 (c. presente. Verbo riuscire).

– È possibile che qualora partissi da Berlino (c. Imperfetto) a piedi per andare a Bruges, in Belgio, impiegherei ben sette giorni. Sette giorni a piedi? Fossi scemo! (c. imperfetto).

– sto aspettando un amico dal Brasile. Ha detto che è appena partito con la sua bicicletta. Temo che non ce la faccia ad arrivare per l’ora di cena (c. presente). Arriverà domani? Neanche per domani credo possa farcela.

Se fosse partito un mese fa probabilmente oggi sarebbe qui (c. trapassato).

– È facile che prima o poi io riesca a visitare Berlino (c. presente). Finora non ci sono mai riuscito. Sento che il giorno è vicino, me lo sento. Ma che io lo senta o meno forse non è molto importante (c. presente).

– sono andato in Brasile a maggio. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che io fossi addirittura stato invitato da un membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Eppure è proprio così (fossi stato, congiuntivo trapassato. Verbo invitare).

– non è importante che io sia già stato in Brasile. Voglio tornarci presto! (congiuntivo passato).

– Oristano è una città italiana che si trova in Sardegna, e devo dire che io non credevo che lì ci fossero visitatori di italiano Semplicemente (c. Imperfetto).

– Siete stati a Bruges ma eravate distratti? Ebbene se aveste prestato attenzione vi sareste accorti che a Bruges c’è il primo birradotto al mondo, cioè un sistema che permette di trasportare la birra attraverso un sistema di tubature sotterranee (se aveste prestato, congiuntivo trapassato).

– sapevate che il cimitero di Or Akiva, in Israele, ha un sito web che permette di ricercare le persone seppellite in quel cimitero? Basta inserire nome e cognome. Se però qualcuno ve ne avesse già parlato, questa non sarebbe una novità (Congiuntivo trapassato).

– dovete sapere che la città di Canpinas, in Brasile, nel corso degli anni ’70 ha raddoppiato le sue dimensioni grazie ai flussi migratori. Molti italiani si trasferirono a Campinas in quel periodo. La città per questo suo veloce sviluppo viene chiamata la “Principessa dell’Ovest”, ovest perché si trova ad ovest rispetto a San Paolo, la capitale dello stato omonimo. Tutto questo è accaduto senza che io ne sapessi nulla finora! (congiuntivo imperfetto).

– vi racconto queste curiosita soltanto affinché possiate conoscere notizie interessanti su alcune località del mondo (Congiuntivo presente)

– gli abitanti di Bruges sono molto sensibili al problema dell’inquinamento. Recentemente una grande balena è stata realizzata con rifiuti di plastica ed è stata esposta proprio a Bruges. Fossimo anche noi italiani così virtuosi! (congiuntivo imperfetto).

– molto interessante la scritta che si legge sul logo della città di Or Akiva. Si tratta di un versetto biblico che tradotto recita così: ve lo faccio ascoltare da una signora israeliana di nome Bella.

Bella: “se le tue origini sono umili, il tuo futuro sarà prospero“.

Grazie Bella, un omaggio all’umiltà dunque. Prospero significa felice, ricco soddisfacente. Un futuro radioso potremmo anche dire.

Se qualcuno non ci crede e vuole recarsi a vedere questa scritta di persona, ci andasse pure! Non se ne pentirà (congiuntivo imperfetto).

– se solo fossi un pochino più libero, volerei subito a Berlino a trovare un’amica, che mi porterebbe a fare un giro della Città sempre che si trovasse anche lei a Berlino, considerando che sta spesso in Italia (se fossi, si trovasse, sempre congiuntivo imperfetto).

– mi sono sempre trovato particolarmente a mio agio con i brasiliani. Che io abbia vissuto in Brasile in una mia vita precedente? Chissà! (congiuntivo passato)

– credete che io abbia già terminato l’episodio? (congiuntivo passato). Se fosse vero (cong. Imperfetto) voi avreste già completamente imparato l’uso del Congiuntivo, sia che abitiate a Campinas (cong. Presente), sia che siate di Berlino, di Oristano oppure di Bruges.

– È possibile che nell’episodio di oggi abbiate trovato alcuni esempi più interessanti di altri (cong. passato), in questa eventualità, abbiate pazienza! (cong. presente) perché che io mi sia impegnato molto non ci sono dubbi (cong. passato).

– gli abitanti di Oristano si chiamano oristanesi. Se invece vi avessi parlato degli abitanti di Sassari (altra città della Sardegna) vi avrei parlato dei sassaresi (se avessi parlato, congiuntivo trapassato).

– se uno studente della lingua italiana berlinese desse (c. Presente) una mano con l’italiano ad uno studente belga di Bruges, e quest’ultimo non stesse attento alle spiegazioni (c. Presente) il primo direbbe al secondo: temo che tu non sia abbastanza concentrato (c. Presente).

“È possibile che io abbia bevuto troppa birra” , risponderebbe il secondo (c. passato). Che io sia ubriaco? (c. passato).

No, replicherebbe lo studente tedesco, invece è probabile che a quest’ora tu sia molto stanco (c. presente).

Suppongo che l’episodio termini qui (c. presente).

Grazie ai donatori di Oristano, Bruges, Berlino e Campinas. Grazie a tutti per l’ascolto. Ed il fatto che siate arrivati fino alla fine mi rende felice. Che io sia un a persona che si accontenta di poco?

Non credo proprio!

Siate sempre più numerosi a seguire italiano Semplicemente! Caschi il mondo!

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Ascoltare e ripetere. Ecco un modo divertente per imparare una lingua

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Descrizione

Un esperimento divertente che vi mostra un modo molto produttivo per parlare ed ascoltare nello stesso tempo. Sopratutto per pronunciare correttamente.

Il congiuntivo e la lotteria di Natale in Spagna

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Altri episodi:

– Uso del congiuntivo. La concordanza dei tempi

come evitare il congiuntivite

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com, oggi come promesso facciamo un episodio dedicato al congiuntivo, ma naturalmente lo facciamo non in modo noioso ma nello stile di Italiano Semplicemente.

Un episodio dedicato anche ad uno dei paesi che recentemente hanno fatto una donazione e in questo modo aiutano italiano Semplicemente. Il paese in questione è la Spagna. Per questo ho chiesto aiuto a Monica, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, madrilena, che ci racconta qualcosa sulla Spagna, che riguarda il Natale. Notate bene quando Monica usa il congiuntivo. Lo fa svariate volte. Le rivediamo anche dopo insieme.

Allora Monica ti lascio la parola.

Monica: In Spagna, le feste natalizie cominciano il 22 dicembre, il giorno della lotteria di Natale.

Credo sia questa la tradizione più condivisa fra tutti gli spagnoli, qualunque sia l’origine geografica, la sua ideologia politica o anche la sua credenza religiosa.
I giorni precedenti tutti compriamo dei biglietti. Questi biglietti sono molto particolari perché si possono dividere in tante parti, in tanti pezzi.
Tutti i pezzi riportano lo stesso numero identificativo, quindi va da sé che la cosa è stata pensata affinché il biglietto possa essere diviso in più parti. In questo modo anche l’eventuale premio verrebbe diviso tra molte persone. Quindi se una di queste persone avesse fortuna, se cioè il suo biglietto fosse quello vincitore, il suo premio sarebbe diviso tra famigliari e amici.

Questo accade chiunque sia il possessore del biglietto fortunato.
Lo scambio dei pezzi dei biglietti avviene nel momento degli auguri di Natale.

È un modo per dimostrare che teniamo l’uno all’altro e che se fossimo fortunati e diventassimo ricchi saremmo molto lieti di condividere la nostra fortuna.
Il 22 dicembre, tutte le stazioni radio e TV trasmettono dal Teatro Real di Madrid l’estrazione dei premi come se si trattasse di uno spettacolo.
La gente aspetta tutta la notte in coda per essere in prima fila ad assistere all’estrazione dei biglietti vincenti da parte dei bambini di una antica scuola. Questi bambini estraggono delle palline a coppia: una pallina contiene il numero del biglietto vincitore e l’altra pallina il premio associato.
Il momento più aspettato e più visto, anche in TV, è l’arrivo del primo premio chiamato EL GORDO (che significa Il grosso).
Alla fine quasi tutti rimaniamo un po’ delusi, ma ci accontentiamo pensando che la cosa più importante nella vita non sia il denaro.

Per questo, molti dicono che il 22 dicembre sia anche il giorno della salute.

Giovanni: grazie Monica molto interessante non sapevo di questa tradizione spagnola. Allora rivediamo insieme l’uso del congiuntivo analizzando le frasi in cui Monica lo ha utilizzato… (continua sul file audio).

Monica: Ciao amici, vi mando i miei auguri per un buon Natale e un anno 2019 molto felice.

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Non ti ci mettere pure tu

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente.

L’espressione di oggi è “non ti ci mettere pure tu“, espressione informale, che usano tutti gli italiani, anche in versioni leggermente diverse, vediamo tra poco come.

Si tratta di una frase che si dice in una circostanza particolare, quando si è arrabbiati.

E’ accaduto qualcosa, anzi è accaduto più di qualcosa, ed ai nostri occhi sono accadute tutte cose negative. Non si tratta di tragedie, catastrofi naturali, non di grosse cose, ma comunque di cose negative, che ci hanno messo di cattivo umore, che ci fanno pensare che una giornata non è delle migliori.

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Ebbene in queste situazioni potrebbe capitare di pronunciare una frase di questo tipo: non ti ci mettere pure tu!

Ma quando la pronunciamo? Quando possiamo pronunciarla?

Beh intanto nella frase c’è il pronome personale “tu”, quindi è evidente che si sta parlando con qualcuno.

Non ti ci mettere pure tu!

E’ un’esclamazione rivolta ad una persona, che si pronuncia con tono severo.

Il verbo “mettere” non va interpretato nel senso standard, abituale. Mettere significa collocare in un posto: mettere i libri nella libreria; mettere i piatti in tavola; mettere le chiavi sul tavolo; mettere i panni in lavatrice, eccetera. Mettere in realtà ha tantissimi significati, ma in questo caso stiamo parlando di “mettercisi“.

In mezzo, tra mettere e mettercisi c’è “metterci”. Ne abbiamo già parlato in un episodio della differenza tra mettere, metterci e mettercisi. Vi invito a dare un’occhiata. E’ l’episodio in cui abbiamo spiegato la particella ci e la frase “ci sta”.

“Metterci”, ad esempio “metterci 30 minuti”  significa impiegare. Nello stesso modo si usa anche volerci:

Le due frasi seguenti ad esempio sono equivalenti:

Per andare al lavoro ci si mettono 30 minuti, ma potrebbero volercene anche 40. Di minuti ce se ne potrebbero mettere anche 50 con molto traffico.

Per andare al lavoro ci vogliono 30 minuti, ma ce ne se potrebbero mettere anche 40. Di minuti potrebbero anche volercene 50 con molto traffico.

Ok quindi questo è impiegare, metterci, volerci.

Invece “mettercisi” si riferisce alle persone e in un primo significato indica impegno, concentrazione. Ad esempio. Proviamo a pronunciare alcune frasi con metterci e mettercisi, di diversa difficoltà:

Io per andare al lavoro ci metto trenta minuti (verbo metterci=impiegare=volerci)

Se mi ci metto riesco a finire il lavoro entro oggi (mi ci metto – mettercisi = mi impegno – impegnarsi)

Tu ci metti quaranta minuti ad andare al lavoro (metterci = impiegare=volerci)

Se ti ci metti riuscirai a impiegare 35 minuti (mettercisi=impegnarsi)

Se ti ci metti ci metterai 35 minuti (ti ci metti = ti impegnerai; ci metterai=impiegherai)

Puoi metterci 30 minuti se andrai velocissimo (puoi metterci = puoi impiegare)

Potresti metterci 25 minuti se andrai con lo scooter (potresti metterci = potresti impiegare)

Esiste anche una espressione molto usata: “Mi ci metto con impegno” che significa proprio che mi impegnerò, sarò molto concentrato.

Se un ragazzo dice: devo fare tutti i compiti entro oggi! Se mi ci metto con impegno ce la farò”.

La madre potrebbe rispondere: “mettercisi con impegno potrebbe non bastare se non sei stato attento durante la lezione in classe”.

Quindi mettercisi = impegnarsi, applicarsi, stare concentrato su qualcosa.

Nella frase di oggi però: “non ti ci mettere pure tu” il verbo mettercisi non è usato in questo modo.

Infatti esiste un secondo modo di usare il verbo. In questo caso si vuole dire alla persona che quello che è accaduto è già sufficiente, non c’è bisogno di te, del tuo intervento, mi sono già accadute abbastanza cose negative oggi.

Il verbo è sempre “mettercisi” ma si usa quindi quando qualcosa o qualcuno si aggiunge ad una situazione già problematica.

Facciamo alcuni esempi con l’aiuto di qualche membro dell’associazione Italiano Semplicemente:

Bogusia: Non ne posso più oggi amore! Non solo mi sono svegliata troppo tardi, ma poi ho trovato la mia macchina rigata da un pazzo, inoltre è piovuto a catinelle e infine, ciliegina sulla torta, il traffico mi ha impedito di arrivare in tempo al lavoro. E adesso arrivi tu che vuoi consigliarmi di alzarmi più presto? Ti prego, non ti ci mettere pure tu caro!!!

Grazie Bogusia. Ottimo esempio. Molto divertente! Ci mancava solo la pioggia a catinelle! Beh per quella bastava un bell’ombrello!

Un altro esempio?

Ulrike: Da quando ho comunicato agli amici di voler separarmi da mio marito non mancano i loro consigli e commenti in merito. L’ultima volta però mi sono arrabbiata: “basta così, ne ho abbastanza. Non ti ci mettere pure tu!” ho detto ad una mia amica. Spero non si sia offesa, ma credo che capirà la mia situazione. Ero esasperata!

Bene, grazie Ulrike, in effetti una separazione è sempre difficile da gestire e da capire a volte, quindi se poi ci si mettono anche i troppi consigli di amici e parenti potremmo perdere la pazienza. Hai ragione.

Enrique: Ciao ragazzi, penso che il significato di questa espressione “non ti ci mettere pure tu” o “non ti ci metter anche tu” sia molto simile all’espressione “ci mancava solo questa“, cioè ci sono già abbastanza problemi e tu non solo non risolvi niente, ma addirittura peggiori le cose ancora di più, cioè aggiungi un problema addizionale a tutti quelli che avevamo prima, non dai una mano ma tutt’altro, peggiori le cose ancora di più. Non ne sono certo ma penso che questo sia il significato dell’espressione, cioè molto prossimo a “ci mancava solo questa“. Forse un po’ più personalizzato verso la persona con cui parliamo, ma penso che questa espressione è molto simile a “ci mancava solo questa”. 

Ottimo anche per te Enrique. Giustamente hai detto che “pure” vuol dire “anche” e possiamo in alternativa usare anche al posto di pure senza problemi.

Poi hai ragione, “non ti ci mettere anche tu” è rivolto direttamente al nostro interlocutore, mentre invece “ci mancava solo questa/o” è una frase che si usa parlando di eventi accaduti che si aggiungono e peggiorano una situazione già problematica, come la pioggia a catinelle dell’esempio di Bogusia.

A volte la ciliegina sulla torta viene usata ironicamente per sdrammatizzare una situazione problematica. Sdrammatizzare significa rendere meno drammatica, meno grave una situazione, semplicemente scherzandoci un po’ su.

Ad esempio:

Piove, c’è traffico e, ciliegina sulla torta, mi hanno anche rigato la macchina. Ci mancava solo questa!

Bogusia prima ha usato proprio l’espressione “ciliegina sulla torta” per indicare ironicamente che per completare una situazione già difficile mancava qualcosa, come la ciliegina, cioè una piccola ciliegia, può aggiungere un tocco decorativo ad una torta, ed in questo modo una torta è perfetta. Una frase ironica ovviamente. Anche questa si usa in situazioni del genere. E come dicevo anche “dulcis in fundo” è una espressione equivalente ironica e col medesimo significato di “ciliegina sulla torta“. “Il dolce (viene) in fondo” è un proverbio latino spesso citato per indicare qualcosa di bello (o ironicamente di brutto) che arriva per ultimo e inatteso.

Se preferite ironizzare e sdrammatizzare una situazione difficile potete usare una di queste due espressioni dunque.

Qualche altro esempio e terminiamo l’episodio di oggi. Usiamo “ci mancava solo questo” ed anche “mettercisi“. Notate che mettercisi si può usare non solo rivolto all’interlocutore ma anche verso altri soggetti o eventi esterni. Infatti posso dire ad esempio:

In Italia le cose non vanno molto bene, ed adesso ci si mette anche il cattivo tempo a peggiorare la situazione!

La situazione sociale in Francia era già difficile, ora ci si mettono pure i gilè gialli!

Ieri la mia ragazza mi ha lasciato ed ho perso il lavoro. Poi la sera sono anche caduto dallo scooter. Ci mancava solo questa!

Ragazzi, oggi è una giornataccia, me ne sono già successe abbastanza, vi prego, non vi ci mettete pure voi adesso!

Noooo! Davvero la Juventus ha perso la finale di Champions League? Dopo la sconfitta con l’Inter in campionato ci mancava solo questa! 

Mia sorella mi ha urlato al telefono stamattina! Oggi poi ho anche l’esame di italiano e mi ha fatto innervosire! Spero che ora non ci si metta pure l’autobus che ritarda!

Non bastava l’allagamento della casa, ora ci si mettono anche i ladri. Una giornataccia!

L’episodio finisce qui. Ascoltate altre volte, fate delle pause se necessario, mettetevici con impegno e vedrete che per imparare bene l’italiano non ci metterete molto tempo.

Un saluto da me e da tutti i membri dell’associazione.

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Tutto fa brodo

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Trascrizione

Buonasera amici di Italianosemplicemente.com, oggi come tutti i lunedì vi spiego il significato di un’espressione idiomatica italiana.

La frase di oggi è “tutto fa brodo“. Simpatica espressione italiana usata poco o per niente dagli stranieri. Almeno fino ad oggi!

Si tratta di un’espressione molto usata invece dagli italiani, un’espressione informale, à cui si fa ricorso spesso ma sempre in circostanze familiari o informali, tra amici e conoscenti.

Iniziamo a spiegare le parole e poi il significato della frase.

A seguire vi farò degli esempi di utilizzo ed ogni tanto vi inviterò anche a ripetere qualche frase per attivare anche quel muscolo interessante che si chiama lingua.

Allora iniziamo da “tutto“. Tutto è il contrario di “Niente” quindi indica un insieme completo, o la quantità complessiva di qualcosa. Ad esempio “capire tutto”, che è il contrario di “non capire niente” , o nulla.

La seconda parola è “fa“: è il verbo fare all’indicativo presente, terza persona singolare.

Infine la terza e più importante parola: “brodo“. Brodo si pronuncia con la o aperta.

Ripeti: brodo. Facile da pronunciare.

Il brodo è anche come parola singola quasi mai usata dagli stranieri ma molto spesso dagli italiani.

La parola brodo infatti, che si trova nell’espressione di oggi, “tutto fa brodo” è presente in realtà anche in altre espressioni italiane molto utilizzate come ad esempio:

andare in brodo di giuggiole (che si usa quando si è molto felici)

è un brodo (espressione che si usa per indicare che l’acqua del mare o di una piscina o quella in un qualsiasi contenitore, è molto calda)

Ecco: il calore, cioè l’alta temperatura è una caratteristica importante del brodo perché questo è un termine che nasce in cucina.

Il brodo è una pietanza, un piatto, cioè un alimento, la cui caratteristica è quella di essere composto essenzialmente d’acqua calda.

Ripeti: il brodo è essenzialmente composto d’acqua.

Al ristorante però se chiedete un brodo dovete specificare al cameriere, perché ci sono moltissime varianti diverse. Infatti oltre all’acqua calda si deve aggiungere almeno un altro alimento, qualcosa che insaporisca l’acqua, qualcosa che aggiunga sapore all’acqua calda.

C’è il:
– brodo vegetale
– brodo di pollo
– brodo di carne
– tortellini in brodo
– brodo di tacchino
– canederli in brodo (piatto del nord Italia)
– cappelletti in brodo
– passatelli in brodo
– brodo di pesce

Se usciamo dalla cucina esiste anche il brodo primordiale che non c’entra nulla col cibo ma che ha a che fare con l’origine dell’universo.

Diciamo che dal punto di vista culinario, cioè in cucina, come avete sentito ci sono molti tipi di brodo. Tutte sono pietanze il cui ingrediente fondamentale è l’acqua.

Si prepara facendo bollire nell’acqua un secondo ingrediente, quindi carne, degli ortaggi o anche dei legumi, con l’aggiunta volendo di sale, aromi o spezie. Se l’acqua è poca il brodo si chiama “brodo ristretto“.

Ripeti: il brodo ristretto ha poca acqua

Ma cosa c’entra con l’espressione di oggi?

C’entra invece perché in pratica avete capito che per fare un brodo va bene qualsiasi alimento o quasi. Possiamo dire che, in questo senso, tutto fa brodo, cioè per preparare anzi per fare un brodo va bene tutto: tutto fa brodo.
“Tutto fa brodo” è quindi un’espressione che viene utilizzata spesso in Italia anche al di fuori della cucina ma che origina proprio in cucina.

Ed infatti quando si è in condizioni economiche estremamente negative possiamo dire che “tutto fa brodo”, ovvero che ci si riduce a insaporire l’acqua calda con i più diversi prodotti alimentati, anche ricorrendo a patate o persino bucce di patate, croste di formaggio e cose di questo tipo.

Dunque, “Tutto fa brodo” nasce per indicare una situazione di disagio economico estremo, ma se esco dalla cucina posso usare questa frase anche in altre occasioni, l’importante è che ogni volta si usi quando si ricorre a qualcosa di generico per raggiungere un obiettivo minimo: posso aver bisogno di qualcosa che mi avvicini all’obiettivo, qualcosa che mi aiuti a raggiungerlo, senza badare troppo alla qualità di questo qualcosa.

Facciamo un esempio. Parliamo di furti, quindi di ladri che rubano, che vanno a rubare negli appartamenti.

Capita spesso che dei ladri entrino per rubare in un appartamento ma che non abbiano un obiettivo preciso. Rubano quello che trovano: possono trovare quadri, dei gioielli, tv, ma anche bestiame, attrezzi agricoli. Possiamo dire che per loro tutto fa brodo.

Nel senso che rubano ciò che trovano, senza badare troppo al valore, la cosa importante è dare un senso, un significato al loro tempo impiegato ed anche al rischio che corrono entrando in una casa. Tutto fa brodo, quello che c’è si prendono.

Vi faccio un altro esempio. Ammettiamo di fare un concorso per essere assunto in una azienda. Quindi un concorso lavorativo.

Come tutti i concorsi c’è il relativo bando di concorso, dove ci sono scritti i requisiti che deve avere il candidato, la persona che vuole ottenere quel lavoro.
Senza i requisiti non si può partecipare a questo concorso, e quindi è impossibile ottenere questo posto di lavoro senza requisiti.

Ebbene tra i requisiti potrebbero essere richieste almeno tre pubblicazioni scientifiche ad esempio.

Ebbene, se non è importante la qualità di queste pubblicazioni necessarie, ma ciò che conta è che siano almeno tre, allora anche in questo caso possiamo dire che tutto fa brodo.

Ripeti: tutto fa brodo.

Infatti bastano tre qualsiasi pubblicazioni, di qualiasi tipo. Ok?

Il brodo in questo caso è costituito dalle tre pubblicazioni necessarie. Questo è il nostro obiettivo. Questo è il brodo. Per raggiungere questo obiettivo bastano tre pubblicazioni.

Anche in questo caso vedete che l’obiettivo è generico, ed occorre qualsiasi cosa che abbia certe caratteristiche per raggiungerlo. In tutte queste occasioni potete usare “tutto fa brodo”.

È tutto per oggi, vi lascio alle vostre attività e spero che abbiate ascoltato questa spiegazione utilizzando il vostro tempo morto, come in palestra, lavando i piatti, in autobus mentre si va al lavoro eccetera. Vi ricordate delle sette regole d’oro vero?

Grazie a tutti, anche ai donatori di italiano semplicemente che aiutano a sostenere il sito anche senza usare la pubblicità.

Ho deciso di toglierla dal sito da un paio di mesi perché credo dia fastidio a chi voglia leggere la trascrizione del file audio.

Finché riesco ad aiutarvi senza pubblicità lo faccio sempre volentieri.

Un saluto da Giovanni.

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