IN MEN CHE NON SI DICA – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 11)

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Voglio andar via da questo posto in men che non si dica.

Cosa significa IN MEN CHE NON SI DICA?

È solo un modo per dire subito, immediatamente, molto velocemente, in un battibaleno.

Prima che io abbia terminato di dire questa frase, voglio andar via.

Voglio impiegare meno tempo a dire questa frase che ad uscire di qui.

Me ne andrò in meno tempo rispetto a quello impiegato per dirlo.

Sempre troppe parole però. Meglio dire: in men che non si dica.

Questo è il significato della frase.

Un bel modo per trasmettere il senso della velocità non è vero?

La usano tutti gli italiani quando parlano, ma difficilmente la trovate scritta.

Spesso si usa al passato, quando si racconta di cose avvenute:

Ce ne siamo andati in men che non si dica,

Hai visto? È subito arrivata l’estate! Il tempo è cambiato in men che non si dica

Mi sono bevuto 5 birre in men che non si dica

Anche questo episodio in fondo è stato molto breve no? Abbiamo finito in men che non si dica!

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10 modi per dire “uguale”

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Quanti modi ci sono per dire uguale?

Buongiorno comunque a tutti, sono sempre Giovanni, italiansemplicemente.com.

1_uguale

Uguale, una parola che si può usare in moltissimi contesti diversi.

Tutti voi stranieri la conoscete sicuramente e la sapete usare.

E quando la usate? Quando fate dei confronti.

Uguale è il contrario di “diverso”, come sapete.

Sto facendo un confronto, una comparazione, un raffronto, per giungere a una conclusione.

Comunque è un termine molto generico.

Io sono uguale a te. Noi due siamo uguali, non è vero?

In che senso? Verrebbe da rispondere. Fisicamente? Siamo uguali fisicamente, abbiamo lo stesso carattere? O cos’altro?

Per questo esistono parole simili (ecco, ho appena usato un termine non esattamente uguale ad “uguale”). esistono termini simili ma non esattamente uguali.

2_simile.jpg

Quando due cose sono simili hanno qualcosa in comune, ma non sono “uguali”. Se io e te siamo simili, allora evidentemente abbiamo qualche aspetto che si somiglia, siamo simili nell’aspetto fisico o nel carattere.

Sto confrontando due cose, voglio evidenziare delle similitudini, ma non voglio dire che sono uguali. Ci sono degli elementi che si somigliano: questo si vuole esprimere con la parola “similitudine”. Spesso poi si parla di concetti diversi che vengono messi a confronto.

Potrei ad esempio cercare delle similitudini tra il funzionamento del corpo umano e il funzionamento di un computer. Le similitudini sono dei punti in comune, degli aspetti confrontabili.

Ok, allora la similitudine è diversa dall’uguaglianza. Simile non vuol dire uguale. Ma abbiamo appena parlato anche di somiglianza!

Accidenti, un altro concetto simile all’uguaglianza ed alla similitudine.

In effetti è difficile distingue la similitudine e la somiglianza.

Diciamo che se parliamo di aspetto fisico, due persone si dice che si somigliano. C’è somiglianza tra loro:

Guarda come si somigliano quei due, sembrano fratelli!!

Si parla quasi sempre di aspetto esteriore ed anche di carattere, se parlo di persone.

Si parla spesso anche di somiglianza di gusti, o di carattere tra due persone.

Anche due situazioni si possono somigliare.

Difficile distinguere simile da somigliante. Alcune volte vanno bene tutti e due.

Altre volte no però:

Se io dico:

Oggi mi stai trattando come un estraneo. Come se non mi conoscessi.

Allora posso dire: oggi mi stai trattando in modo simile ad un estraneo.

Qui sto facendo non un confronto esteriore o nel carattere, ma confronto un concetto presentandolo in paragone con un altro. In questi casi posso usare solo “simile”.

Fin qui tutto chiaro giusto?

Quando faccio un confronto, lo faccio a scopo di valutazione. Faccio un accostamento, avvicino degli elementi (due o anche di più) e li comparo, li confronto, li raffronto.

Ci sarebbe anche la similarità: una cosa similare ad un’altra.

3_similare.jpg

E’ la stessa cosa che simile, ma solo meno legata all’aspetto esteriore e più formale.

Ho visto delle scarpe in un negozio, poi le ho acquistate in un altro, ma il prezzo era similare.

L’uguaglianza, comunque, è un concetto particolare. Si usa nella matematica (a=b) e si usa anche quando facciamo accostamenti negativi:

Questi ragazzi di oggi sono tutti uguali! Tutti attaccati al loro cellulare!

In questo modo si fa sempre in modo negativo comunque, si tratta di etichettare delle persone, facendo una generalizzazione che li racchiude tutti. Attaccare un’etichetta sopra una categoria di persone non è mai per fargli un complimento.

Ma posso usare uguale anche quando parliamo di diritti e doveri. Quando parliamo di uguaglianza spesso voglio indicare delle medesime condizioni di parità rispetto a un certo criterio di confronto.

Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge

4_eguaglianza.jpg

Posso esprimere questo concetto? Come no, e tra l’altro questo lo dice la Costituzione Italiana, ma lo dice usando parole un po’ diverse. Sapete che la legge usa un linguaggio a volte un po’ più formale. L’art. 3 della Costituzione Italiana dice:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Quindi i cittadini sono sono eguali davanti alla legge. Un termine sicuramente meno usato, un po’ più formale ma sicuramente lo trovate spesso nello scritto. Meno sicuramente nel parlato. Ad ogni modo l’eguaglianza è come l’uguaglianza, ma si usa solo in ambito di diritti.

Si parla di eguaglianza di tutti davanti alla legge. Molto meglio usare eguaglianza in questi casi: tutti capiranno che si sta parlando di diritti e di persone.

I cittadini hanno pari dignità sociale. Quindi hanno uguale dignità sociale? Sì, certo, ma in questo caso la “dignità sociale” è qualcosa che può avere dei livelli: più o meno dignità.

La “stessa” dignità quindi andrebbe già meglio anziché “uguale” dignità. Pari dignità è ancora meglio, perché serve a mettere sullo stesso livello due cose che stiamo confrontando. Qui solo il livello può cambiare, quindi si usa pari dignità.

Allo stesso modo posso dire:

5_parità.jpg

io e te siamo pari di età, di statura e di forza.

Abbiamo la stessa forza? Certamente, ed abbiamo, posso dire, anche pari diritti e pari doveri. I nostri diritti e doveri sono eguali.

Passiamo all’identità.

6_identità.jpg

Che bel cane che hai, una volta ne avevo uno proprio identico!

Se uguale ha la caratteristica di essere generico, identico si usa quando due cose sono proprio uguali, ugualissimi verrebbe da dire (ma “ugualissimi” non esiste!). Neanche “molto uguali” si può dire. invece possiamo dire che due cose sono identiche. In tal caso queste due cose sono esattamente coincidenti, corrispondono esattamente in tutto e per tutto, sono uguali punto per punto.

Questo quadro è una copia identica all’originale.

Quindi si tratta di un quadro perfettamente uguale, in tutti i suoi punti.

La mia opinione è identica alla tua

Quindi io la penso esattamente uguale a te.

Io e te abbiamo gli stessi identici gusti in tema di libri

Quindi a noi due piacciono gli stessi tipi di libri. I nostri gusti sono esattamente gli stessi.

Sono uguali? Sì, sono uguali, ma sono più che uguali. E’ troppo poco dire “uguali”.

Posso anche dire:

7_medesimi.jpg

Abbiamo i medesimi gusti

Abbiamo la medesima opinione

Se usate medesimi e medesime, al plurale, volete dire gli stessi, le stesse.

8_stessi.jpg

Potete quindi sostituire medesimi con “stessi”.

Abbiamo gli stessi gusti

Abbiamo le stesse opinioni

E’ vero, sono cose uguali, di questo state parlando, ma la parola medesimi (anche al singolare: medesimo o al femminile: medesime) oltre ad essere più efficace di “stessi” o “stesso” (ed anche più formale)  si usa soprattutto in un caso:

Quando state facendo un confronto, volete dire che due cose hanno una cosa in comune, non che ce l’hanno uguale:

Occorre garantire che tutti gli uomini abbiano i medesimi diritti.

C’è una differenza rispetto ad “uguali” o “identici”.

Non stiamo parlando di due cose: il medesimo è uno solo.

Il medesimo diritto è lo stesso diritto che abbiamo tutti e due. I medesimi diritti è la stessa cosa. Sono gli stessi diritti per entrambi.

Io e te abbiamo i medesimi diritti

Ci sono dei diritti quindi. Io ho quei diritti, e anche tu li ha, e sono gli stessi.

Io non ho dei diritti, tu i tuoi e questi sono uguali, ma gli stessi diritti sono di entrambi, appartengono ad entrambi.

Spero di riuscire a spiegarmi bene.

Tutti sono soggetti ai medesimi obblighi

Quindi ci sono degli obblighi che vanno rispettati, e tutti hanno gli stessi obblighi, i medesimi obblighi.

Non posso dite che “i nostri obblighi sono uguali”  o che sono identici” perché gli obblighi sono sempre quelli.

Medesimi quindi è come dire “stessi”, è solo più formale, ma sia stessi che medesimi si usano in questo caso.

Vediamo qualcosa di più divertente:

9_spiccicato.jpg

Giovanni ha il naso spiccicato al mio!

Prima abbiamo visto identico. Spiccicato è informale e, come accade sempre nel linguaggio informale, riesce sempre a essere ancora più chiaro nel suo significato.

Generalmente parliamo di cose materiali: viso, parti del corpo, persone:

Giuseppe è spiccicato a mio marito

Tu invece sei spiccicato a mio fratello.

Giuseppe quindi è proprio uguale, “tale e quale” di può anche dire, a mio marito, e tu invece sei proprio identico a mio fratello. Da dove viene questa parola: “spiccicato”.

Pensate alle cose appiccicose, che cioè si attaccano, che si appiccicano. Pensate ad appiccicare due cose tra loro, con la colla, l’una di fronte all’altra, in modo che combacino perfettamente, che siano unite, in modo che coincidano perfettamente.

Perché lo faccio? Beh, ad esempio perché voglio che siano uguali.

Questa è l’immagine da usare, per capire che due cose sono “spiccicate”. Si dovrebbe dire “appiccicate” ma questo verbo si usa per dire “attaccate”, due cose “attaccate” tra loro son oappiccicate.

Invece due cose uguali identiche sono spiccicate tra loro, perfettamente uguali.

Poi in realtà spiccicare vuol dire anche staccare, togliere la colla, dividere due cose. Il contrario di appiccicare è spiccicare.

Prima posso appiccicare due oggetti, e poi posso spiccicarli.

Anche in senso figurato si dice spesso:

Non riesco a spiccicare parola!

Questo non ha nulla a che fare con l’uguaglianza. ma lasciamo perdere il verbo spiccicare.

Due cose spiccicate sono uguali, “tali e quali“, che è ancora un altro modo per esprimere l’uguaglianza assoluta.

A proposito di “tale”. Conoscete il detto:

Tale padre, tale figlio

Una espressione che indica che il figlio ha seguito l’esempio del padre.

Tale e quale invece è un’altra espressione che potete usare al posto di “uguale”, o meglio ancora a identico o spiccicato.

10_tale_e_quale.jpg

Io sono tale e quale a voi

Un modo utilizzatissimo per esprimere uguaglianza.

Un imitatore, colui che imita le persone, che per mestiere cerca di somigliare a personaggi famosi, ha un obiettivo: sembrare tale e quale ai personaggi che imita.

Tra uomini si potrebbe dire:

Le donne sono tali e quali in tutto il mondo

Ovviamente si potrebbe dire anche degli uomini.

Oppure io potrei dire:

I cellulari di oggi sono tali e quali a quelli di 10 anni fa?

No, per niente! Sono cambiate moltissime cose: c’era Whatsapp dieci anni fa? No. Non è la stessa cosa senza Whatsapp.

Esistono le medesime applicazioni sui cellulari? Per niente. Sono cambiate completamente in dieci anni.

Le batterie sono tali e quali a quelle di oggi? Ci sono le stesse batterie?

Ma quando mai! Sono diversissime. Durano di più adesso, e priva si toglievano, mica come adesso!

In poche parole i cellulari di oggi non somigliano per niente a quelli di 10 anni fa. E’ un confronto che non si può fare!

Un saluto a tutti. E grazie delle vostre donazioni.

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2 minuti con Italiano Semplicemente – 6 giugno 2019 (n. 1)

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Benvenuti in questa nuova rubrica di Italiano Semplicemente. episodi più brevi, massimo 2 minuti, per chi non ha mai tempo ma non vuole abbandonare la lingua del cuore e vuole ripassare alcune espressioni italiane. Allora io sono Giovanni e sono la voce principale di italianosemplicemente.com.
Iniziamo subito con “2 minuti“. Cos’è, un’espressione? No, ma si usa spesso in italiano:

Quanto ti manca ancora?

Te lo dico tra due minuti

Aspettami ancora due minuti

Giuro, tra due minuti ti raggiungo!

Scendo tra due minuti!

Arrivo tra due minuti!

Due minuti e sono da te…

Ehi, quanto ti manca ancora? dai non farmi aspettare eh!

Due minuti, giuro!

Sì, ci credo…. ovviamente la usano soprattutto le donne e questi due minuti diventano spesso 2 ore. ma non è il nostro caso.
Due minuti significa subito o quasi subito, si usa anche 5 minuti, e questo vuol dire spesso 20 minuti, non proprio subito…
Ci sentiamo domani.

Due minuti, 120 secondi, 2 sessantesimi di ora, poco più di un millesimo della vostra giornata. Capirai, Che sarà mai!

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Le preposizioni semplici da scoprire

Audio esercizio

Audio soluzione

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Ciao ragazzi, facciamo oggi un bell’esercizio dedicato alle preposizioni semplici ed ai mestieri, cioè le professioni, vale a dire ai lavoro. In questo esercizio racconterà una storia in cui vengono utilizzate le espressioni idiomatiche spiegate sul sito italianosemplicemente.com dal 2015 fino ad oggi.

Nella spiegazione scritta, però, mancheranno le preposizioni semplici.

Di conseguenza sta a voi scrivere le giuste preposizioni da utilizzare, dopodiché potrete guardare ed ascoltate la soluzione domani, quando pubblicherà la soluzione con tutte le preposizioni semplici da usare nelle varie parti del testo: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Vi parlerò dell’apprendimento della lingua italiana secondo Italiano Semplicemente. Ogni volta che si presenterà una preposizione semplice vedrete uno spazio vuoto sul testo e ascolterete un “bip” nel file audio.

Domani invece potrete leggere e ascoltare la soluzione.

L’apprendimento secondo Italiano Semplicemente.

Come sapete, il sito Italiano semplicemente.com è basato sulle sette regole d’oro che vado____seguito ad elencare:

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT. Questa è la prima delle sette regole d’oro; la più importante. Ma come, non è la grammatica la prima regola? Ma quale grammatica d’Egitto! Italiano Semplicemente non insegna la grammatica fine____se stessa. Se amate la grammatica spiegata____modo noioso____Italiano Semplicemente non c’è trippa____gatti!

2) Usare i tempi morti____ascoltare. Questa è la seconda regola d’oro____cui far riferimento: quali sono i tempi morti? Mentre si fa colazione, al bagno (anche facendo la doccia), quando siete____viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti eccetera. Una cosa importante: se ci sono persone attorno____voi, magari parlate____voce bassa o nella vostra testa, ma se avete la faccia____bronzo non sarà un problema. ___ l’altro, non aver paura____essere giudicati e____fare brutte figure è sicuramente un punto____vostro vantaggio.

3) Studiare senza stress,____condizioni____relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti).

Lo stress, uno dei nemici____sconfiggere. Se non volete perdere la voglia____imparare, dovete armarvi____pazienza e aspettare che le prime due regole d’oro diano i risultati. Vedrete che scoprirete una cosa fondamentale nell’apprendimento della lingua, e se finora avete ascoltato o studiato stressati, adesso che conoscete questa regola, vi rifarete____gli interessi.

4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni. Questa è la quarta regola____usare. Cosa vuol dire? Non imparate frasi o singole parole: ascoltate delle storie, ascoltate dei podcast, un discorso compiuto che metta____moto il vostro cervello. Il contesto vi aiuterà____capire ciò che non riuscite____capire attraverso una singola frase; se non conoscete una parola, le altre parole del discorso vi aiuteranno. Le emozioni non vi faranno distrarre e non vi stancherete____ascoltare. Ma questa è una regola importante anche____chi insegna. Il mio ruolo è importante: sarà mia la responsabilità nel non farvi annoiare.

5) Apprendere attraverso Italiano vero e non____libri____grammatica. Ascoltare ciò che PIACE. Trattasi della quinta regola d’oro____Italiano Semplicemente. Dedicate il vostro tempo____leggere e ascoltare ciò che attrae il vostro interesse. Anche questa regola vale anche____me, che devo realizzare episodi differenziati,____raggiungere i gusti____tutti.

6) Sesta regola d’oro: Domande e risposte sulle storie ascoltate: I principianti e anche chi ha un livello più alto, deve esercitarsi____subito e provare____rispondere (con la propria voce)____delle facili domande____quanto ascoltato,____questo modo l’apprendimento diventa attivo, non passivo: voi partecipate attivamente e così imparare ad usare parole diverse, parole alternative, verbi e tempi diversi. Ci sono diversi modi____rispondere alla stessa domanda.

7) Parlare: l’ultima regola ma non____importanza. Oggi abbiamo i social, abbiamo whatsapp, abbiamo le chat____cui possiamo parlare____persone____ogni parte del mondo.

Usate tutti questi strumenti____parlare,____ascoltare e____scrivere, ma soprattutto____parlare, perché una lingua non si chiamerebbe così se non si dovesse parlare.____questo modo, rispettando queste sette regole d’oro, va____sé che ci sarà un miglioramento del vostro livello____italiano e questo avverrà anche____modo veloce. Gli amanti della grammatica si mettano l’anima____pace.

Spero che questo episodio rispetti le sette regole d’oro e che voi possiate riuscire____terminare l’ascolto avendo la voglia____rifarlo altre volte. Provate____stampare il dialogo e____riempirlo____le preposizioni semplici. E ascoltate poi la soluzione nel secondo file audio che trovate____questo episodio.____chi è interessato, abbiamo realizzato altri episodi dedicati alle preposizioni semplici. Date un’occhiata se avete tempo.____poco questo episodio sarà terminato. Solo il tempo____un saluto e un’ultima raccomandazione: trovate un amico____cui condividere i vostri episodi: farlo____due sarà più piacevole e produttivo!

Un saluto____Giovanni

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Lanciare frecciate

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Avete mai lanciato frecciate?

frecciate_immagine.jpg

Che voi siate italiani oppure no, sappiate che non ha alcuna importanza. È questa la frase idiomatica oggetto di spiegazione oggi. Chi vi parla è la voce di Italiano Semplicemente, Giovanni.

Bene è interessante notare l’uso del verbo lanciare.

Sapete cosa sono le frecce? Frecce si scrive senza la lettera i, a differenza del singolare freccia.

Le frecce stanno all’arco come i proiettili stanno ad un’arma da fuoco.

Le frecce le usano gli indiani, e sono un’arma. Si lanciano o si tirano oppure si scoccano o si scagliano. Le frecce le usano gli arcieri, che sono i tiratori d’arco, ad esempio dei soldati muniti di arco e frecce addestrati per lanciare delle frecce.

Esistono anche le freccette, ed anch’esse si lanciano. Sono delle piccole frecce che si afferrano con due dita e si lanciano contro un piccolo bersaglio. Un gioco da ragazzi in pratica. Si tratta del gioco delle freccette.

E le frecciate? Non sono come le freccette (anche freccette si scrive senza la lettera i). La parola frecciata è analoga alla parola sassata. Quando lancio un sasso, una pietra, do una sassata, tiro una sassata. Posso ad esempio dire che sono stato colpito da una sassata, cioè da un colpo di sasso.

Analogamente potrei dire che se qualcuno mi lancia una freccia, potrei essere colpito da una frecciata. In realtà però questo termine frecciata si usa in senso prevalentemente figurato. Cosa vuol dire?

Una frecciata non si lancia con l’arco bensì con lo sguardo, oppure con delle parole. Evidentemente l’effetto deve essere simile, quindi quantomeno pungente!

Quello che voglio dire è che quando una persona lancia una frecciata a qualcuno vuol dire che ha fatto una battuta, una battuta maliziosa, maligna, una allusione pungente. Oppure semplicemente ha lanciato uno sguardo ugualmente pungente.

Vi faccio alcuni esempi:

Siamo in ufficio e precisamente in una riunione. Io sto spiegando alcune cose al capo, al direttore diciamo, e sono presenti anche tutti i miei colleghi.

Il direttore chiede: come vanno le cose nell’ufficio?

Io rispondo: abbastanza bene, a parte qualche discussione ogni tanto.

A questo punto mi accorgo che una mia collega (diciamo che ad esempio si chiama Katia) mi sta guardando, mi sta fissando, cioè guardando intensamente, come se volesse che io la guardassi.

Katia non può dire nulla ovviamente perché siamo in riunione, ma se potesse, a giudicare dallo sguardo, credo mi direbbe:

Ma cosa stai dicendo? Stai dicendo al direttore che in ufficio ci sono discussioni? Ma come ti viene in mente?

Ma questo non può dirlo, ed allora continua a lanciarmi frecciatine con lo sguardo, per farmi capire che ho sbagliato. Direi che mi ha quasi fulminato con lo sguardo.

Poi un altro collega (Giuseppe) interviene e dice:

sì, in effetti alcuni colleghi hanno discusso ma in tutti gli uffici si discute un po’. Il tempo comunque premierà chi lavorerà di più e parlerà meno.

Questa è ancora una frecciatina. Molto spesso si usa il diminutivo: una frecciatina, per indicare che è meno grave della frecciata. In cosa consiste la frecciata o frecciatina di Giuseppe?

Giuseppe ha detto che il tempo premierà chi lavorerà di più e parlerà meno, e dicendo questo fa una allusione velata (leggermente nascosta) a me che ho osato dire che ci sono discussioni: ho parlato troppo, sono io che ho parlato troppo, e questo non mi premierà in futuro. Questo voleva dire Giuseppe.

Una frecciatina pertanto può essere lanciata con lo sguardo, con una “occhiataccia“, oppure con le parole, con una battuta “al vetriolo“.

Questi sono due termini molto usati: un’occhiataccia è una brutta occhiata, uno sguardo volto a ferire. Un’occhiataccia è molto simile alla frecciata: è una breve, rapida occhiata volta a fare un dispetto, o a rimproverare, a volte a minacciare.

L’occhiataccia è un termine più informale di frecciata ma direi equivalente. Potrei dire anche un’occhiata al vetriolo, come ho detto prima, o uno sguardo al vetriolo, o una frecciata al vetriolo.

Per vetriolo, nel linguaggio del popolo, si intende un acido, l’acido solforico fumante, che quindi corrode in un istante. Se quindi faccio una battuta al vetriolo, se lancio un’occhiata al vetriolo – è importante la preposizione “al” davanti – significa che c’è uno spirito polemico aggressivo, impietoso (senza pietà), volto a far male come l’acido.

Una frecciata in effetti fa male quando si riceve. Che si tratti di una occhiataccia, di una risposta al vetriolo, o di una battuta velenosa (si usa anche questo aggettivo a volte: velenosa come il veleno di un serpente) una frecciata non si dimentica.

C’è ovviamente chi preferisce parlare chiaramente ed apertamente, senza lasciare spazio all’allusione ed al veleno di un’occhiataccia e di una frecciata.

Volevo anche dire che le parole frecciata e frecciatina fanno pensar e anche ad altre parole che hanno un legame e che possono essere usate in circostanze simili.

Ad esempio il “sarcasmo“: è questo il nome che si dà ad una forma di ironia puntenge, con la quale si intende offendere o ferire una persona. E’ un atteggiamento di alcune persone o a volte proprio una caratteristica di alcune persone, che sono spesso sarcastiche. Spesso fanno battute allusive, ovviamente offensive. Un semplice commento può essere sarcastico, un sorriso, una frase detta con un certo tono. Un’espressione può essere sarcastica.

Il sarcasmo è molto fastidioso, è bene sottolinearlo.

Un’altra parola usata in queste circostanze “stoccata“, termine che viene dallo sport della scherma, ed è un colpo che colpisce il bersaglio.

Lanciare una stoccata (si usa lo stesso verbo di frecciata) significa colpire una persona, ferirla con una battuta, una frase, con una risposta al vetriolo. Questo avviene direttamente, come si fa con la frecciata. In effetti i termini sono molto simili. La stoccata è meno allusiva in generale. E’ un rimprovero più diretto a volte.

Posso usarla anche nel linguaggio di tutti i giorni:

Vai tu a fare la spesa caro? Così potrai incontrare la cassiera del supermercato che ti fa grandi sorrisi!

Ecco, questa è una stoccata!

Parlare “tra le righe” è un’altra espressione simile che si usa quando si dice una cosa e in realtà se ne vuole dire un’altra, oppure entrambe. Anche in questo caso si gioca con le parole facendo allusioni più o meno nascoste. Le righe sono quelle che state leggendo, una serie di parole disposte orizzontalmente sulla stessa linea in una pagina scritta. Tra le righe c’è uno spazio vuoto, e dunque leggendo “tra le righe” di un discorso si può leggere qualcosa che non è scritto e che non poteva essere scritto per diverse ragioni.

Un altro termine che si usa in caso di critiche è il “pettegolezzo“, che è il parlare alle spalle di qualcuno. Si tratta di chiacchiere di corridoio, spesso di notizie senza un fondamento di verità, una voce falsa messa in giro da qualcuno. La differenza tra una frecciata ed un pettegolezzo è che chi lancia frecciate lo fa direttamente al destinatario – è vero, facendo una allusione – ma l’obiettivo è ferire, far male.

Invece il pettegolo e la pettegola sono persone che parlano male di una persona ma parlandone con altre persone: non direttamente ma alle spalle. Si possono fare pettegolezzi anche su una società, su una squadra, ma generalmente sono sempre persone l’oggetto principale di un pettegolezzo. Molto simile a “chiacchiera” come termine, ed il “chiacchierone” è quindi simile al “pettegolo“: entrambi dicono cose “infondate“, cose cioè che non hanno fondamento, cioè non si può dimostrare che siano vere.

Quindi ricapitoliamo: una frecciata è a volte uno sguardo, un’occhiataccia, altre volte è una battuta pungente, e ha origine dal termine freccia, che insieme all’arco costituisce l’arma degli arcieri. Il senso figurato della freccia deve dare l’idea di far male, colpire, attraverso però una frase poco chiara, vagamente allusiva, una insinuazione maliziosa spesso. Se la persona offesa risponde, facendo notare l’offesa, chi ha lanciato la frecciata può sempre dire: ma io scherzavo, non volevo dire questo!

Si usa quasi sempre il verbo “lanciare” con le frecciate. Non si usa mai o quasi mai scoccare, a volte si usa scagliare e quasi mai tirare. Questi tre verbi sono riservati alle vere frecce.

Adesso facciamo un piccolo esercizio: provate a riformulare la frase in modo equivalente nel significato ma usando il termine “frecciata” o “frecciatina“:

Andrea mi ha fulminato con lo sguardo.

Andrea mi ha lanciato una frecciata.

Giovanni mi ha fatto una battutaccia allusiva in riunione!

Giovanni mi ha lanciato una frecciata in riunione.

Queste insinuazioni pubbliche non le sopporto più!

Queste frecciate lanciate pubblicamente sono insopportabili!

Paolo deve smetterla di darmi stoccate!

Paolo deve smetterla di lanciarmi frecciate!

Bene ragazzi, spero che io sia riuscito a spiegarmi bene. Al prossimo episodio di ItalianoSemplicemente.com.

Grazie infine a tutti coloro che ci sostengono: associati e donatori.

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