Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

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Trascrizione

Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

La scuola primaria in Italia – presentazione

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Presentazione

Questa lezione appartiene al corso di Italiano Professionale, disponibile a tutti i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Quella che ascoltate in questa pagina è solamente un estratto di 4 minuti. L’intera lezione dura 34 minuti ed è disponibile anche il file PDF della trascrizione completa.

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A stretto giro

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Descrizione

Una espressione non formale utilizzata prevalentemente in ambienti lavorativi.

Durata: 18 minuti

Livello: B1-C2

Trascrizione

Buongiorno amici di italianosemplicemente siamo di nuovo qui ed io sono sempre Giovanni.

Voi invece state ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com, episodio quest’oggi dedicato ad un’espressione idiomatica più che altro utilizzata nel mondo del lavoro.

Parliamo dell’espressione “a stretto giro“.

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A stretto giro: tre parole di cui la prima è una preposizione semplice.

Sapete che il lunedì è il giorno in cui pubblichiamo una nuova espressione idiomatica: fa parte, già da qualche tempo, del programma settimanale di Italiano Semplicemente e all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione tutti gli associati possono fare esempi, discutiamo insieme del significato di questa espressione. Invece la spiegazione della frase, quella è disponibile per tutti ed è esattamente questa che state ascoltando.

Allora: “a stretto giro” a, abbiamo detto, è una preposizione semplice, che sono in tutto nove: di a da in con su per tra fra.

Facile da ricordare: a quindi è una preposizione semplice. Stretto e poi giro sono le altre due parole. Che cos’è un giro?

Beh gênwralmente quando si usa questa parola lo si fa in un contesto amichevole e confidenziale: facciamo un giro? Facciamo un giro per Roma? Ti accompagno a fare un bel giro. Spesso si usa anche giretto.

Ebbene questo significa semplicemente un’uscita, una passeggiata a piedi o in macchina, anche senza un obiettivo preciso. Oppure facciamo un giro a vedere se troviamo una gelateria.

In generale la parola giro indica un percorso, e spesso si tratta di un percorso più o meno circolare. Diciamo un circuito. Infatti quando si parte a fare un giro alla fine si torna sempre al punto di partenza. Questo significato è più esplicito se dico:

Faccio il giro di casa

Come allenamento facciamo tre giri del campo. Quindi giriamo tre volte intorno al campo.

Quest’idea del partire e tornare al punto di partenza è presente anche nella frase “a stretto giro” come vediamo tra un po’.

Restando al lavoro, in ambienti lavorativi soprattutto, si lavora in gruppo. E la parola giro si usa spesso. Si usa in diverse occasioni e in diverse espressioni.

Spesso dobbiamo consultarci con altre persone per fare un lavoro, spesso siamo in contatto con più persone e dobbiamo fare un giro di telefonate per raggiungere un obiettivo. Questo è un modo abbastanza comune di usare la parola giro al lavoro.

“Fare un giro di telefonate” cioè fare più teleonate, a più persone, dobbiamo farne diverse, più di una dunque. Non sappiamo esattamente quante. Alla fine del giro arriverà una conclusione.

In una riunione potremmo fare un “giro di tavolo” per ascoltare tutte le opinioni delle persone che partecipano alla riunione e quindi che sono sedute attorno al tavolo. Facciamo un giro di tavolo per presentarci? Inizio io. Mi chiamo Giovanni e lavoro per italiano semplicemente. Ora tocca al prossimo.

Poi quando dobbiamo sentire più opinioni, opinioni diverse, e non solo presentarci, ma quando ognuno deve dire la propria opinione allora posso dire “facciamo un giro di consultazioni“. Questo significa che tutti, uno ad uno, tutte le persone saranno ascoltate, anzi consultate, fino a esaurire le persone. Spesso il giro diventa stretto:

Facciamo uno stretto giro di consultazioni.

Uno stretto giro di consultazioni vuol dire che le persone saranno ascoltate in breve tempo. Si impiegherà poco tempo per fare il giro, per terminare il giro, cioè per ascoltare tutte le persone.

Sapete che stretto è il contrario di largo. Un pantalone stretto, una maglietta stretta, un anello stretto, una strada stretta: sicuramente avrete ascoltato o letto una di queste modalità di usare la parola stretto o stretta. Simile a piccolo, piccola, sottile, poco spaziosa eccetera.

Sapete che, sempre in senso fisico, un giro largo è più grande di un giro stretto, quindi si impiega più tempo a fare un giro largo che un giro stretto.

Ma uno stretto giro, invertendo quindi le due parole, spesso si usa in senso figurato. Non si tratta di un giro fisico come il giro per Roma o il giro intorno casa, ma si tratta di ascoltare delle persone.

Lo “stretto giro” quindi si usa in senso figurato ed è diverso dal giro stretto.

Ci sono però due modi di usare le due parole stretto giro.

Il primo lo abbiamo già visto. Uno stretto giro si usa quasi sempre in senso figurato per indicare la consultazione veloce di più persone. La parola stretto può anche riferirsi al numero delle persone. Poche persone consultate quindi: non parliamo del tempo ma delle persone.

Attenzione perché se aggiungiamo la preposizione “a” otteniamo: “a stretto giro” che ha un secondo significato.

Non parliamo più necessariamente di consultare più persone. Parliamo invece solamente di tempo.

A stretto giro quindi significa solamente: tra poco tempo.

Perché si usa questa espressione? E perché parliamo di un giro? E infine perché questo giro è stretto?

La strettezza è riferita al tempo, quindi niente di nuovo rispetto a prima, quando parlavamo di consultare persone.

Il giro invece probabilmente si usa perché quando usiamo questa espressione “a stretto giro” solitamente lo facciamo perché dobbiamo dare una risposta, dobbiamo fornire una risposta, dobbiamo soddisfare una richiesta. Si tratta di domande o richieste che ci vengono fatte e noi dobbiamo rispondere in breve tempo. Per poter rispondere a questa domanda o richiesta probabilmente dobbiamo parlare con alcune persone, magari dobbiamo invece consultare dei documenti, oppure dobbiamo recarci da qualche parte a recuperare delle informazioni.

Più in generale dobbiamo fare alcune attività, attività di vario tipo. Non siamo in grado di rispondere subito alla domanda o alla richiesta. Quindi diciamo ad esempio:

A stretto giro ti faccio sapere.

Facciamo alcuni esempi:

Sono in ufficio ed un collega mi chiede se posso invitarlo ad una riunione. Posso venire anch’io alla riunione di italiano semplicemente?

Allora io rispondo:

non so devo chiedere il permesso al presidente Giovanni. Aspetta che gli faccio una telefonata e a stretto giro ti faccio sapere.

Quindi: appena avrò fatto la telefonata al presidente di italiano semplicemente potrò darti una risposta, e appena avrò la risposta ti farò subito sapere. Non passerà molto tempo: a stretto giro avrai una risposta.

Oppure: lavorate in un’azienda italiana che produce pasta. Allora state facendo una riunione di lavoro e decidete tutti insieme che si potrebbe raddoppiare la produzione di pasta in Brasile. Si può fare? Abbiamo delle aziende in Brasile in grado di raddoppiare la produzione della pasta? I brasiliani amano la pasta italiana e non basta quella attualmente prodotta.

A questo punto è necessario che qualcuno verifichi se effettivamente si possa fare questo raddoppio della produzione. A questo punto la riunione sta terminando e uno si alza e dice:

mi occupo io di questo. Farò qualche telefonata ed a stretto giro vi farò sapere se sarà possibile raddoppiare la produzione di pasta in Brasile.

Anche in questo caso non è possibile dare subito una riposta, ma questa risposta sarà data tra pochissimo tempo; giusto il tempo necessario di fare una telefonata. Non sappiamo esattamente quanto tempo passerà: a stretto giro significa esattamente anche questo. Non dipende solo da noi ma i tempi saranno comunque brevi.

Un ultimo esempio: se qualcuno vi chiede: cosa significa a stretto giro? Ora potreste rispondere:

Un attimo, vado ad ascoltare l’episodio di italiano semplicemente ed a stretto giro ti darò una risposta.

È bene sapere che l’espressione si usa quasi sempre in contesti lavorativi, sebbene non si tratti di una frase formale. Si può usare nelle mail senza problema, oppure a voce, ma non si usa nei documenti formali.

In occasioni formali, importanti potete sostituire a stretto giro con:

– nel più breve tempo possibile

– nel minor tempo possibile

– non appena sarà possibile

– il prima possibile

Bene ragazzi, ripetete l’ascolto se necessario, fate delle pause e ripetete. Ho letto abbastanza lentamente quindi in teoria potreste ripetere l’intero episodio voi stessi mentre ascoltate.

Grazie a tutti per l’ascolto. Il prossimo episodio sarà dedicato ai donatori, alle persone cioè che hanno recentemente fatto una donazione ad italiano Semplicemente.

Parleremo dei loro paesi, dei paesi dai quali vengono le donazioni ed affronteremo nello stesso tempo un argomento legato alla lingua italiana.

Ad esempio potremmo parlare di preposizioni semplici, uno dei maggiori problemi degli stranieri di ogni livello e nazionalità.

Allora, l’episodio finisce qui. Oggi abbiamo parlato anche di riunioni, di incontri, abbiamo parlato di opinioni, di esprimere opinioni e di consultare persone.

Queste sono tutte questioni legate evidentemente di più al mondo del lavoro ed è per questo che se ne volete sapere di più su questi argomenti professionali, legati al lavoro, italiano semplicemente ha realizzato un corso di italiano professionale, riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

La seconda parte di questo corso è interamente dedicata alle riunioni e a tutto ciò che riguarda gli incontri di lavoro.

Ci occupiamo di lingua naturalmente. Come esprimersi nel modo migliore in ogni occasione. Perché ciò che esce dalla nostra bocca spesso non è ciò che arriva all’orecchio di chi ci ascolta.

Migliorare la comunicazione è l’obiettivo di italiano semplicemente dunque.

Adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

A stretto giro

Ti faccio sapere a stretto giro

Verrete informati a stretto giro

Riceverete un nostro riscontro a stretto giro

Faccio un paio di telefonate e ti faccio sapere a stretto giro

Ciao a tutti. Allora anche noi ci sentiamo a stretto giro.

Il tempo di preparare il prossimo episodio dedicato alle preposizioni semplici ed ai donatori. Grazie. Ciao.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Sussistono gli estremi

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.

Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.

Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.

Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.

E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

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Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.

Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.

Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.

Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.

Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.

Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.

Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.

Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.

A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.

Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.

Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.

In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:

a mali estremi, estremi rimedi

Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.

Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.

Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.

Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.

Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.

Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.

“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.

Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.

Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:

“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”

Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.

In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.

La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.

Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:

Purtroppo non possiamo concedere il prestito

Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:

Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito

oppure

Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie

Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:

Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.

Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.

Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.

Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.

In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.

Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.

Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.

La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.

In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.

Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:

Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;

Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa

Non sussistono le condizioni necessarie per un successo dell’iniziativa

In poche parole:

Non credo che sia una buona proposta

Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:

Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.

oppure, meno formalmente:

Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta

Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.

Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.

Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:

Non ci sono le basi per andare avanti,

Non ci sono le condizioni per proseguire

Mancano le condizioni per andare avanti.

Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

Sussistono gli estremi

Esistono le condizioni

Ci sono i presupposti

Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.

Esistono le condizioni per proseguire

——

Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.

Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.

——

Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica

Secondo me non ci sono le basi per andare avanti

——

Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti

Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio

Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio

Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente

—–

Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.

Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.

Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.

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