38 – A carico – ITALIANO COMMERCIALE

 “A CARICO”

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Descrizione

Quando si parla di pagamenti, a volte si deve indicare una spesa dicendo anche chi deve fare questa spesa. Spesso poi c’è il dubbio su chi debba effettuare questa spesa o questo pagamento. Vediamo come usare la locuzione ” a carico” e anche alcuni verbi utili, come spettare, competere, toccare, sopportare e accollarsi.

PER STUDENTI NON MADRELINGUA

 

37 – Il buono – ITALIANO COMMERCIALE

Il buono

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Il buono sconto, il buono acquisto, il buono spesa, la vendita per corrispondenza e il buono d’ordine.

Durata: 10 minuti

buono sconto

36 – Soddisfatti o rimborsati – ITALIANO COMMERCIALE

Soddisfatti o rimborsati

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Una frase tipica del mondo del commercio è “soddisfatti o rimborsati”.

Una semplice frase che è rivolta alla clientela che sta per acquistare il vostro prodotto e potrebbe avere qualche dubbio. Vediamo la differenza tra la garanzia, il diritto di recesso e la formula “soddisfatti o rimborsati

Italiano Professionale – lezione 34: la reperibilità

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la reperibilità è un concetto prettamente lavorativo. si può applicare alle persone ma anche ad altri aspetti del lavoro. Vediamo come sono poche le occasioni di utilizzo al di fuori del lavoro.

Durata: 25 minuti

La reperibilità

35 – La domiciliazione bancaria – ITALIANO COMMERCIALE

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Oggi ci occupiamo della domiciliazione bancaria, un altro termine che ha a che fare con i pagamenti.

Durata: 4 minuti

Benvenuto Carlos, membro n. 135


Da oggi anche Carlos, residente negli Stati Uniti, fa parte dell’associazione Italiano Semplicemente.

Carlos scrive abbastanza bene e si esprime in modo comprensibile. La sfida è iniziata. Benvenuto Carlos.

Benefici:

  • Accesso al sito con nome utente e password
  • Accesso alle cartelle su Google drive per scaricare tutti gli audiolibri di Italiano Semplicemente
  • Partecipazione al gruppo Whatsapp dei membri dell’associazione
  • Partecipazione alle videochat tra i membri ogni settimana (piattaforma Zoom)
  • Registrazione audio dei ripassi delle lezioni quotidiane
  • Partecipazione alle riunioni annuali dell’associazione in Italia

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Associati al 16 maggio 2021

La filosofia del Calcetto

La filosofia del Calcetto

Descrizione

Un racconto della durata di 15 minuti adatto ad un pubblico non madrelingua di livello intermedio.

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Il 5° audio-libro della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

𝑭𝒐𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒑𝒆𝒓𝒕𝒊𝒏𝒂: 𝑨𝒏𝒂𝒔𝒕𝒂𝒔𝒊𝒚𝒂 𝑺𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆𝒛

2 minuti con Italiano Semplicemente – Episodi 401-500- (MP3+PDF)

Sollevare da un incarico – ITALIANO PROFESSIONALE

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Descrizione 

Questa lezione del corso di Italiano Professionale, per non madrelingua, verte sulla sollevazione degli incarichi, vale a dire su una forma particolare di licenziamento.

Il plagio, la pirateria e il diritto d’autore – ITALIANO PROFESSIONALE

Il plagio e il diritto d’autore (scarica audio)

Nel mondo del lavoro si sente spessissimo parlare di plagio. Si parla altrettanto spesso di pirateria, con lo stesso significato. In entrambi i casi si parla del cosiddetto “diritto d’autore“.
Allora in questo episodio di Italiano Professionale inserirò anche alcuni verbi professionali, che sono già stati oggetto di episodi passati (vi inserisco il link all’interno dell’episodio), di conseguenza questo episodio finirà per essere anche un episodio di ripasso.

Il significato di plagio e pirateria, è molto simile a quello di furto. In tutti i casi si ha la proprietà di qualcosa. Sono entrambi dei reati, sebbene il furto sia giudicato più grave.

Cosa fanno i ladri? I ladri rubano, cioè si appropriano delle cose altrui. Ho usato il verbo appropriarsi, cioè far diventare proprio. Si parla quindi di proprietà. A chi appartiene questa automobile? Di chi è la proprietà di questa automobile?

Quando parliamo di plagio e pirateria però non si parla di oggetti rubati, ma fondamentalmente di idee rubate.
Per commettere il reato di plagio infatti è sufficiente imitare qualcosa, apportando lievi modifiche a qualcosa e cambiandone il titolo.
Così facendo ci si appropria di una qualche paternità sull’opera.
In sostanza, non ci si può avvalere delle opere altrui per ottenere dei vantaggi personali, perché in questo modo si cagiona anche un danno al proprietario dell’opera, cioè di chi detiene la proprietà dell’opera.
Spesso il confine tra il furto e il plagio è sottile, e un avvocato difensore di un ladro, in alcuni casi, potrebbe adoperarsi nel cercare di derubricare il furto in plagio per ottenere delle pene meno pesanti. Non credo sia cosa facile però.

Mi viene in mente il parmigiano e il parmesan cheese. Il parmesan cheese possiamo chiamarlo un plagio, in uso all’estero. Un tentativo di spacciare un prodotto, il parmesan scheese, per il vero parmigiano italiano.

Naturalmente il “parmigiano” non appartiene a nessuno in particolare, non ha un proprietario, quindi non è un plagio nel vero senso del termine. Il vero plagio ha bisogno di una vera proprietà.

Molto spesso si parla di plagio in ambito artistico e letterario. Si dice ad esempio che molti cantanti si siano “ispirati” un po’ troppo ad altre canzoni, molto famose, per scrivere il loro pezzo. Ma questo pezzo, questa canzone, risulta alla fine troppo somigliante all’originale. In questo caso si parla di plagio. Abbiamo quindi una falsa attribuzione a sé di opere o anche di scoperte, invenzioni scientifiche i cui diritti di invenzione spettano ad altri, i veri autori, i veri proprietari.

La questione riveste una certa importanza come potete immaginare, esiste infatti una legge per capire quando si tratta di plagio oppure no, e l’esito di questo confronto ha delle conseguenze penali ovviamente. Si chiama legge sul diritto d’autore e ci sono anche direttive europee. Quindi di volta in volta, quando c’è una denuncia di plagio, bisognerà valutare se si tratta di plagio oppure no.
Prima parlavo di appropriazione di idee di altre persone. In realtà la definizione esatta non è idea, ma “un’opera dell’ingegno altrui”, quindi un’opera che scaturisce dalla mente di altre persone. Il termine ingegno indica quello che possiamo chiamare il principio attivo dell’intelligenza.
Se diamo un’occhiata alle notizie sul web, notiamo che ci sono molte notizie che attualmente parlano di plagio.
Ad esempio Dolce & Gabbana, la famosa casa di moda, è stata accusata di plagio per aver copiato delle ceramiche spagnole. E coloro che hanno denunciato questo plagio, hanno dichiarato che a loro non dà fastidio che qualcuno si ispiri alle loro opere, ma invece dà fastidio di essere copiati in modo sfacciato. Comunque chiunque denunci di essere stato plagiato deve suffragare le proprie accuse con delle prove.
Prima parlavo della pirateria come sinonimo di plagio, ma forse è meglio chiarire che questo termine assume un significato più ampio.
Questo termine viene da”pirati“, che sono coloro che in mare, assalgono e depredano a proprio beneficio navi di qualunque nazionalità, rubano il loro carico e anche le persone imbarcate.
Quindi non siamo lontani dal concetto di plagio.
Esiste anche la pirateria aerea, ma la questione non cambia. Si tratta di sequestrare un aereo mentre è in volo, minacciando con le armi costringendolo a dirigersi verso una destinazione diversa.
In senso figurato però il concetto di pirateria è un atto, un comportamento di abuso associato a un atteggiamento fraudolento. Inoltre anche gli utilizzatori, cioè chi acquista questi prodotti possono essere accusati di pirateria.
Quindi il pirata è anche chi utilizza in modo clandestino, quindi di nascosto, anche senza pagare le tasse, oltre a chi vende  abusivamente e senza autorizzazione, prodotti generalmente come come libri, dischi, cd, dvd eccetera. Il plagio quindi è il reato commesso solamente da chi copia il prodotto, mentre la pirateria, termine poco giuridico, è commesso anche da chi acquista questo prodotto.
La pirateria più famosa è probabilmente quella informatica. E questa è l’attività di chi riesce a entrare all’interno di reti di informazioni e archivî di dati informatici, copia programmi o dati riservati. Avete presente i cosiddetti hacker? Non c’è una vera traduzione in italiano di questo termine. Possiamo chiamarlo un esperto informatico disonesto, o, appunto, un pirata informatico.
Infatti gli hacker possono fare anche pirateria perché se, una volta entrati in possesso di dati riservati, ne ricavano dei vantaggi economici illeciti.
Abbastanza diffusa è anche la pirateria editoriale, cioè che si riferisce ai libri.

Voglio terminare con il verbo plagiare, che ha ovviamente il significato di copiare, attribuire a sé stessi un’opera di altri, sebbene viene spesso usato anche in modo simile a “convincere“. Si usa infatti nella psicologia in questo senso.
Il plagio in questo caso è un termine che viene usato in due modi diversi. Il primo modo indica una sorta di abuso che consiste nel ridurre una persona in uno stato di totale soggezione al proprio potere.
Quindi la persona plagiata fa tutto ciò che dice la persona che l’ha plagiata, che impartisce ordini alla persona plagiata, che si attiene a sua volta tutte le sue disposizioni. In questi casi si parla comunemente di lavaggio del cervello o di manipolazione mentale. Anche questo dunque si chiama plagio.
Questo modo di plagiare non ha niente a che fare però con i prodotti e il mondo del lavoro, invece, il secondo modo di usare “plagiare” nella psicologia è per indicare il “plagio incosciente”. Cos’è?
Si tratta di quando un musicista, ad esempio, copia, senza rendersene conto, una musica di un altro musicista. Non lo fa apposta, non intende farlo, ma sempre di plagio si tratta. Non si può quindi addossare la colpa alla distrazione o dire che si tratta di una coincidenza.

Italiano Professionale – lezione 32: Situazioni ipotetiche

Situazioni ipotetiche

Durata: 22 minuti

 

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La strega senza rughe

La strega senza rughe

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“con ghi e con ghe c’è un’acca lì in mezzo, con ge e con gi si toglie di lì, con a, con o, con e e anche con u, la acca invece non serve più“.

Durata: 15:37

la strega senza rughe

Ebbi a dire

Ebbi a dire (scarica audio)

ebbi a dire

Buongiorno a tutti amici di ItalianoSemplicemente.com. Io sono Giovanni, piacere di conoscervi per chi mi ascolta per la prima volta.

Oggi ci occupiamo di un argomento molto particolare, legato al verbo dire.

Voi adesso potreste chiedervi: cosa c’è da dire su questo verbo?

C’è da dire molto, in particolare riguardo alla differenza che esiste tra:

Avere a dire

Avere da dire

Avere da ridire

Avere a che dire

Sapete che il verbo dire significa esprimere un concetto a voce, esprimere un’idea, e si usa spesso anche per riportare esattamente le parole usate e per chiedere di esprimere un’opinione:

Io dico di no

Gianni dice di essere d’accordo

Perché dici questo?

Che ne dici?

Che hai detto?

Eccetera

Però si può usare anche anteponendo il verbo avere al verbo dire: in questo episodio vediamo “avere a dire“. Nei prossimi vediamo altre forme simili.

Avere a dire è una forma un po’ vecchiotta, arcaica ma ancora in uso in certi contesti. Si usa però nella pratica quasi solo col passato remoto e molto più raramente con altre forme:

Io ebbi a dire
Tu avesti a dire
Lui/lei ebbe a dire
Noi avemmo a dire
Voi aveste a dire
Loro ebbero a dire

Es:

La volta scorsa Giovanni ebbe a dire che non era d’accordo con noi.

In quell’occasione, ricordo bene che ebbi a dire che non c’era nessun pericolo.

Maria ha avuto a dire che nessuno è indispensabile in questa azienda.

Ma perché si fa questo? Perché non si dice semplicemente “disse”, “dissi” , “ha detto”, eccetera.

Si fa soprattutto per evidenziare ciò che è stato detto, a volte come forma di rispetto, altre volte per dare ufficialità ad una dichiarazione, ma più di frequente rappresenta un modo formale e comunque in uso solo in certi ambienti, semplicemente per citare una dichiarazione, solo per far riferimento ad essa, per ricordarla, o anche per lodarla. Altre volte per contestata, per criticarla:

Parlando di un argomento qualunque:

Vi ricordo quanto già ebbi a dire qualche anno fa in proposito.

Significa semplicemente: vi ricordo ciò che dissi qualche anno fa su questo argomento. È più formale però. Spesso si aggiunge anche il luogo o l’occasione in cui questa dichiarazione è stata fatta:

Come ebbe a dire il nostro presidente nel corso dell’incontro con tutti i membri, per imparare l’italiano, l’importante è ascoltare cose interessanti.

Quindi: come disse quella volta, in quell’occasione il nostro presidente, ma voglio dare risalto alla frase, come a sottolineare quel momento.

Come aveste a dire anche voi però, bisogna avere anche pazienza, perché non si impara una lingua in una settimana.

Qualcuno, ricordo, ebbe a dire che non aveva tempo per ascoltare. Che sciocchezza!

Qui invece c’è un po’ di polemica, quindi si vuole evidenziare la cosa a questo scopo. Sempre abbastanza formale come forma comunque.

Qualcuno “disse” è molto più usato naturalmente.

Ma questa modalità di anteporre il verbo avere non riguarda solo il verbo dire.

Si usa anche con altri verbi, sempre all’infinito e sempre in sostituzione del passato remoto come nel caso del verbo dire.

Giovanni ebbe a soffrire per la scomparsa del suo gatto.

Cioè Giovanni soffrì.

Io ebbi a manifestare a Giovanni tutto il mio dispiacere perché quel gatto anche a me piaceva molto.

Molte volte, da giovane, ebbi a piangere per delusioni d’amore.

Più volte avesti a ricordarmi i miei doveri

In passato avemmo a frequentare brutte persone.

Le aziende ebbero a beneficiare di tante leggi a loro favore

Una volta esistevano tante idee diverse riguardo terra e all’universo, idee che poi ebbero a convergere grazie alle scoperte scientifiche

Molte persone ebbero a testimoniare in quel processo

Anche queste sono modalità per evidenziare in modo formale e arcaico un fatto – in questo caso – e non una dichiarazione come col verbo dire.

Prima ho detto che si usa soprattutto il passato remoto del verbo avere, ma capita di usarlo anche in altro modo, ma difficilmente col verbo dire:

Stiamo inquinando troppo. Prima o poi avremo a pentircene.

Cioè: ci pentiremo di questo, arriverà il momento in cui ce ne pentiremo. Solo più formale.

Vi faccio una domanda: se aveste a rifare la stessa vita che avete fatto, rifareste gli stessi errori?

Cioè: se doveste rifare la stessa vita, se vi capitasse di rivivere, se viveste nuovamente.

Il verbo avere, in generale, usato in questo modo, non si usa in realtà con molti verbi, ma è bene che almeno conosciate l’utilizzo più frequente, cioè quello con il verbo dire.

Allora, nei prossimi episodi vedremo anche avere da dire, avere da ridire e avere a che dire.

Per ora se volete possiamo esercitare la pronuncia con qualche frase che vi invito a ripetere:

Io ebbi a dire.

Una volta ebbi a dire di volermi licenziare.

Avesti a dire

Ricordi quando avesti a dire che non parlo bene l’italiano?

Ebbe a dire

Mia moglie una volta ebbe a dire che io la tradivo.

Avemmo a dire

Lo scorso anno, durante la riunione, avemmo a dire che c’erano problemi economici.

Aveste a dire

Qualche volta aveste a dire che avevate dubbi sulla nostra onestà. Ve lo ricordate?

Ebbero a dire

Era molto tardi e era buio, ma i poliziotti ebbero a dire che la nostra macchina andava troppo veloce.

Abbiamo finito.

Spero non abbiate a dire che gli episodi di italiano semplicemente siano troppo lunghi.

Italiano Professionale – lezione 31: Conflitti lavorativi

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Descrizione

Lezione 31 del corso di Italiano Professionale

Parliamo dei conflitti lavorativi, qualcosa che può accadere e accade in effetti in tutti gli uffici del mondo, prima o poi. 

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati e il verbo connotare Buongiorno da Giovanni.

Sapete cosa sono i connotati?

Sono i nostri tratti del volto, le caratteristiche del nostro viso, ciò che ci contraddistingue, ciò che ci rende unici e riconoscibili.

Oggi però molte persone preferiscono cambiare i propri connotati, rifacendosi le labbra, gli zigomi, il naso, il mento eccetera. Rifarsi i connotati quindi è esattamente come cambiarsi i connotati. 

Questo significa cambiare i connotati in senso proprio, ma, come avrete immaginato, la frase ha anche un senso figurato.

Se dichiarate che volete cambiare i connotati di un’altra persona, non significa che siete un chirurgo estetico,  ma che lo volete picchiare, che la volete malmenare fino a cambiargli il volto, fino a deformargli il volto, fino a renderlo irriconoscibile.

I connotati sono quindi i tratti distintivi del viso. Si potrebbe dire, state attenti, che i connotati ci connotano, cioè connotano noi, perché ognuno di noi ha i propri connotati.

Infatti esiste anche il verbo connotare.

Un verbo abbastanza professionale o formale se vogliamo, e ha un significato simile a associare ad un nome o a un significato, quindi simile al senso dei connotati, che identificano una persona.

Es: Quale caratteristica connota maggiormente gli italiani? Forse il fatto di gesticolare? Forse la simpatia?  Forse lo stile?

Come avreste espresso questa frase prima di conoscere il verbo connotare? Forse usando “identificare” o “associare” o anche “contraddistinguere“?

Quale caratteristica identifica maggiormente gli italiani? 

Qual è la caratteristica principale degli italiani?

Quale caratteristica viene associata maggiormente agli italiani?

Per cosa si contraddistinguono gli italiani?

Si utilizza molto anche “connotazione”, un termine simile a “significato”. Infatti indica un significato particolare che viene attribuito ad una parola insieme al suo significato più importante.

Ad esempio le parole anziano e vecchio, hanno una diversa connotazione, in quanto, pur indicando tutte lo stesso concetto, si usano in circostanze diverse. Potrei dire la stessa cosa anche di un solo termine che ha diverse connotazioni a seconda del modo in cui viene usato, tipo il termine “altezza“. Infatti se parlo di una persona, l’altezza può indicare quella espressa in centimetri ma anche l’altezza morale, l’altezza d’animo, la sua magnanimità. Una qualità morale dunque.  
Un saluto a tutti. Vi ricordo che per avere accesso a tutti gli episodi audio del sito tutti possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente.

Una volta richiesta l’adesione ricevere un nome utente e una password che potete usare per scaricare tutti gli episodi, inoltre potrete partecipare a tutte le nostre attività: gruppo whatsapp, esercizi di ascolto e registrazione con la vostra voce, video chat settimanali e riunione dei membri. 

Un saluto a tutti. 

 

 

ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana (domande & risposte) – Art.11

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Descrizione

Lettura dell’articolo 11 e 30 domande con risposta.

Durata: 8:46 

art. 11 costituzione italiana

Italiano Professionale – lezione 30: Il titolare e il facente funzione

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Descrizione

Lezione 30 del corso di Italiano Professionale. Ci troviamo sempre nella sezione n. 3, dedicata alle riunioni e agli incontri.
L’argomento è il “facente funzione” o “facente funzioni“.

Vediamo però tutti i termini usati per indicare la sostituzione temporanea di una persona in ambito lavorativo.

facente funzioni

65 – Suggerire

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Descrizione

Suggerire è il verbo professionale n. 65. Un verbo molto utile nella comunicazione scritta e anche molto adatto alle riunioni di lavoro.

64 – Attenersi

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Descrizione

ATTENERSI è il verbo numero 64 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale. Verbo molto adatto per le riunioni e nei rapporti personali di lavoro.

Aiutati ché Dio t’aiuta

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Trascrizione

Un bel proverbio ottimista, che ti spinge a vedere il futuro in modo positivo è il seguente:

Aiutati che Dio t’aiuta

Questo proverbio ti spinge a risolvere i problemi, ti spinge a fare qualcosa, ad essere attivo, a reagire alle difficoltà, ti spinge ad aiutarti, ad aiutare te stesso. Non devi aspettare che i problemi si risolvano da soli.

“Aiutati” cioè aiuta te stesso. Lo devi fare perché vedrai che anche Dio ti aiuterà.

Come a dire che le cose si risolvono se vengono affrontate.

Attenzione alla pronuncia di “aiutati” perché si potrebbe confondere con “aiutati” che si scrive allo stesso modo ma ha la pronuncia con l’accento sulla seconda a.

Ad esempio: i ragazzi sono stati aiutati da Dio.

Notate poi l’utilizzo di “ché” nel proverbio.

“che” normalmente significa “cosa”:

Che fai domani?

Che ne pensi?

Che mi dici di bello?

Che in realtà ha un sacco di utilizzi: pronome, aggettivo, congiunzione.

Questo “ché” invece, che in trova in questo proverbio significa “perché” e questo uso è frequente nella lingua italiana:

Prendi l’ombrello, ché oggi piove

Mangia la pasta, ché poi non c’è altro.

Non fare esercizi, ché non servono.

Dammi una mano ché non ce la faccio.

Vieni a mangiare ché è pronto

Aiutati ché Dio t’aiuta.

Attenzione però: Questo “ché” ha anche l’accento acuto sulla e, e il motivo è che sostituisce perché.

Vieni con me ché ti faccio vedere che bel sito che ho trovato per imparare l’italiano.

È un modo veloce per esprimere un motivo o una conseguenza:

Aiutati perché se farai così anche Dio ti aiuterà

Vieni a mangiare perché è pronto.

Prendi l’ombrello, in quanto oggi piove

Questo ché con l’accento permette di fare frasi più veloci, immediate.

Però attenzione, ché non potete usare questo “ché” con l’accento per fare domande ok?

Non lo fate, ché sarete bocciati all’esame!

Se lo fate l’accento non c’è. È un altro “che”, senza accento stavolta, e spesso è un che particolare, dall’uso sempre colloquiale:

Che, non ci credi?

Che, mi dai una mano per favore?

Che, l’hai fatto poi l’esame?

Anche questo è un uso un po’ strano per un non madrelingua, perché non significa “cosa“. Ma è senza accento.

Vabbe adesso non voglio annoiarvi ché questo episodio sta diventando troppo lungo.

22 – IL TITOLARE – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

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Descrizione

Lezione numero 22 di due minuti con Italiano Commerciale.

La Lezione fa parte del corso di italiano professionale, disponibile ai soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Come possiamo chiamare il capo di una ditta? Ci sono diversi modi per indicare questa persona. Dipende dalla finalità.

 

Le meraviglie italiane: I Bronzi di Riace

Audio

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Trascrizione

Oggi parliamo dei Bronzi di Riace, che sono due statue di bronzo (lo dice anche il nome) che sono state ritrovate in mare nel 1972 nei pressi di Riace, un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, quindi nella regione Calabria, nel sud dello stivale.

Nonostante le due statue abbiano la faccia di bronzo (ed anche il resto del corpo) esse hanno un fascino particolare. Se non avete mai ascoltato l’episodio legato all’espressione “avere la faccia di bronzo” andate a dare un’occhiata.

Il bronzo è una lega composta da rame e stagno. Il bronzo è anche il nome di un colore molto particolare, un mix tra il marrone scuro e il colore arancione.

Questi Bronzi di Riace sono probabilmente di provenienza greca o anche magnogreca e risalgono al V secolo a.C..

Avete notato che parliamo ancora della Grecia antica? Anche parlando della via appia abbiamo se ricordate parlato dei greci.

La cosa che colpisce di queste statue di bronzo, bellissime e altissime (circa 2 metri) è che sono in eccezionale stato di conservazione. Attualmente sono conservate al Museo nazionale di Reggio Calabria.

Sono statue bellissime, rappresentano due uomini dalle fattezze straordinarie, a grandezza naturale, ma sono due fisici scultorei, quindi rappresentano due uomini dal fisico eccezionale, giovani e forti; probabilmente dei guerrieri.

Ho parlato di “fattezze“. é un termine che si usa quando si vuole indicare le forme di qualcosa o qualcuno; ci si riferisce generalmente all’aspetto fisico.

La fattezza è il modo come uno “è fatto”, quindi indica le forme, le proporzioni, o anche i lineamenti del viso.

Posso dire che la controfigura di un attore, che generalmente è una persona che prende il posto dell’attore nelle scene pericolose, deve avere le stesse fattezze dell’attore, altrimenti non è una controfigura e gli spettatori noterebbero la differenza.

Posso anche dire che una ragazza ha delle fattezze delicate, o anche che gli atleti son spesso persone molto belle fisicamente e dalle fattezze perfette.

Ebbene anche i bronzi di Riace rappresentano alla perfezione le fattezze perfette di un uomo: hanno un fisico slanciato, dei muscoli perfetti, uno sguardo fiero, una postura eretta.

Sono considerati dei veri capolavori della scultura, tra i più significativi dell’arte greca. Non si sa esattamente chi sia stato l’autore. Ci sono diverse ipotesi a riguardo.

Le due figure maschili sono nude, e questo esalta ancor di più la loro bellezza. Una di loro ha una barba fluente, a riccioli, tiene le braccia aperte.

L’altra statua ha invece sul braccio sinistro uno scudo. Questo conferma che si trattasse di guerrieri, nelle intenzioni dello sconosciuto autore.

Le statue sono state analizzate nel dettaglio e pare che non siano fatte solo di bronzo. È stato usato argento, avorio e rame.

Il fatto che avessero lo scudo e forse anche una lancia sulle mani sembrerebbe escludere si trattasse di atleti, ma un archeologo italiano avanza una originale ipotesi.

Notate che avanzare un’ipotesi significa proporre un’ipotesi, e il significato è diverso da ventilare un’ipotesi, che abbiamo spiegato sulle pagine di Italiano Semplicemente. L’archeologo avanza dunque l’ipotesi che i due bronzi raffigurino degli atleti vincitori nella specialità della corsa oplitica (corsa con le armi).

La statua “A” – così si chiamano le due statue: A e B (brutto nome , lo so, potevamo fare di meglio – la statua A, dicevo, sarebbe opera di un artista, (notate che ho usato il condizionale perché non è sicuro) nel 460 a.C., mentre la statua B di un altro artista, eseguita intorno al 430 a.C. Questa ipotesi comunque non sembra suscitare molta credibilità.

Dovete sapere che ci sono molti misteri intono ai bronzi. Come hanno provato a raccontare in un servizio televisivo, forse esiste anche una terza statua, un terzo bronzo. E poi dove sono finiti questo scudo, le lance ed anche gli elmi (i copricapo).

Difficile ricostruire tutto, infatti potrebbe darsi che la nave che portava le due statue si liberò delle stesse, le gettò in mare, dunque se ne sbarazzò.

Sbarazzarsi di qualcosa significa liberarsi di qualcosa, qualcosa che non serve più, qualcosa che ci dà persino fastidio magari. Magari per alleggerire la nave hanno sacrificato i bronzi perché erano molto pesanti.

Dovete sapere che c’è anche una leggenda su una presunta maledizione legata ai bronzi.

Anni fa iniziò a girare la voce che le due statue portassero sfortuna. Infatti ci furono degli incidenti, delle morti di persone coinvolte nel ritrovamento delle statue. Il luogo in cui sono state ritrovare le statue sarebbe un luogo sacro, un luogo che è stato profanato e questa profonazione pare abbia provocato la vendetta degli due santi che erano venerati dal popolo locale.

Profanare è un verbo che si usa solamente per le cose sacre. Significa offendere una religione, i suoi luoghi, i suoi oggetti, ma anche entrare in una tomba, violare questa tomba. Quindi la profanazione è una violenza che si fa ad una religione, un grave torto relativo alle cose sacre. Si può profanare anche la memoria di una persona morta, e per fare questo basta gettare del fango su questa persona.

Questi santi dunque si sarebbero arrabbiati e avrebbero provocato incidenti e morti a seguito di questa offesa, di questa profanazione.

La stessa parola profano è esattamente il contrario di sacro. Hanno un significato opposto.

Trattasi comunque di una leggenda appunto, affascinante per alcuni, solo sciocchezze per altri.

Di sicuro vale la pena andare a trovare i due bronzi non appena la pandemia si sarà placata.

Ad ogni modo la prossima volta che Notate un ragazzo dal fisico perfetto, con i muscoli tutti al loro posto, potete tranquillamente dire che sembra un Bronzo di Riace. È il miglior complimento che possiate fargli.

Le meraviglie italiane: La via Appia

File audio  e trascrizio edisponibili per i membri dell’associazione Semplicemente  Italiano (ENTRA)

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Voci di Emanuele e Giovanni

Descrizione

La via Appia era la più famosa e antica tra le strade romane. Parlo degli antichi romani. Una strada romana che collegava Roma a Brindisi, una città della Puglia, che si trova sul mare e che quindi era importante per via del suo porto, che lo collegava via mare con la Grecia e con l’Oriente.

Nell’episodio si coglie l’occasione anche per ripassare qualche espressione già vista insieme e per fare qualche approfondimento sulla lingua italiana.

Il verbo ESENTARE (63) – Corso di Italiano Professionale

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Descrizione

ESENTARE è il verbo numero 63 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro.

Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale.

Il verbo RISOLVERE (62) – Corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

RISOLVERE è il verbo numero 62 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Nell’episodio spieghiamo tutti gli utilizzi del verbo soprattutto in ambito lavorativo.

Il balcone di Giulietta e Romeo

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Voci di Emanuele e Giovanni

Descrizione

L’episodio fa parte di una delle lezioni del venerdì dedicate alle bellezze italiane. Per maggiori informazioni visita la pagina dell’associazione.

Trascrizione

Quando si parla di balconi, in Italia, lo si può fare in tre modi diversi.

Il primo modo è affacciarsi dal balcone.

Il balcone in fondo serve a questo: ad affacciarsi. Strano verbo “affacciarsi”

Lo dovremo vedere insieme perché ha diversi utilizzi. Comunque affacciarsi in questo caso è “mettere la faccia fuori”. Vabbè, lo vediamo un’altra volta…

Il secondo modo per usare un balcone è accusare qualcuno di essere pazzo.

Uno dei modi per fare questo è infatti dire:

Sei fuori come un balcone!

Ci sono molti modi per esprimere lo stesso concetto, ma questo è sicuramente il più simpatico.

In effetti non c’è dubbio che ogni balcone si trovi “fuori”, cioè non dentro.

Si trova fuori anche il balcone più famoso d’Italia, cioè, diciamo uno dei balconi più famosi d’Italia.

Uno di questi balconi lo abbiamo incontrato in un episodio dedicato a Palazzo Venezia, ricordate?

Da quel balcone si è affacciava il Papa e dopo di lui il Duce ai tempi del fascismo.

Ma loro malgrado, il balcone più famoso d’Italia a dire il vero si trova a Verona, una città italiana famosa per l’Arena di Verona e per, appunto, il balcone di Giulietta.

Sapete chi è Giulietta? Magari non vi dice nulla questo nome ma se aggiungo il nome di Romeo probabilmente vi torna in mente l’amore tra i due, l’amore romantico per eccellenza.

Il balcone di Giulietta Capuleti (questo era il suo cognome) è famoso in tutto il mondo perché Giulietta ci si affacciava.

Che c’è di strano allora? Semplicemente che Giulietta potrebbe non essere mai esistita… a quanto pare!

Il balcone più famoso del mondo è dedicato ad una ragazza che è il personaggio protagonista di un’opera letteraria scritta da Shakespeare, che si chiama proprio “Romeo e Giulietta” e non solo Giulietta (forse) non è mai esistita, ma l’autore non ha mai messo piede a Verona nella sua vita.

Il balcone si affaccia su un piccolo cortile interno che normalmente è stracolmo (o ricolmo, o pienissimo, o strapieno) di migliaia di turisti.

Non di questi tempi ovviamente.

In effetti questo sarebbe un assembramento di conseguenza non sarebbe possibile.

Ho detto che il balcone si affaccia su un piccolo cortile.

Sì, anche i balconi si affacciano, pur non avendo una faccia.

Lo stesso si può dire di una di una finestra che si affaccia su un lago, o qualcos’altro.

Ah già… avevamo detto che il verbo affacciarsi lo vediamo un’altra volta…

E Romeo? Chi sarebbe questo Romeo e che c’entra col balcone?

C’entra eccome, perché Giulietta si affacciava dal balcone per vedere Romeo, che stava sotto e parlavano di loro due, del loro amore difficile, impossibile direi!

Pare che neanche il balcone sia mai esistito, non solo Giulietta e Romeo!

Pare infatti sia stato realizzato solo per dare vita alla scenografia pensata dall’autore.

L’edificio da cui si affaccia il balcone rappresentare una ricostruzione molto fedele delle tipiche dimore signorili venete del XIV secolo.

Ma la casa di Giulietta in realtà si chiama Casa di Dal Cappello.

Questa era la casa di alcuni mercanti di spezie (vendevano spezie) in realtà, e da questi mercanti deriva il vero nome della casa di Giulietta.

Insomma, prima del novecento sicuramente questo balcone non esisteva. È stato realizzato solamente più tardi, in fase di ristrutturazione dell’edificio.

Quando Romeo entrò nel cortile dove si affaccia il balcone, si legge nel dramma di William Shakespeare. Giulietta avverte Romeo che sta rischiando la vita se qualcuno si accorge che si trova qui.

Ma Romeo risponde:

tutto che Amor può tentare, Amor l’osa.

Vale a dire: l’amore è talmente forte che ti fa fare qualunque cosa sia possibile fare.

A quei tempi c’erano due famiglie che si odiavano, quella dei Montecchi e quella dei Capuleti.

E Indovinate un po’?

Giulietta era della famiglia dei Capuleti e Romeo, suo malgrado, era un Montecchi.

Capite bene che era impossibile sposarsi se le rispettive famiglie sono acerrime nemiche.

Anche acerrime è un termine interessante.

Si usa solo per i nemici. Se i nemici si odiano molto, si dicono acerrimi nemici.

Insomma, Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti non potevano amarsi. Un po’ come Renzo e Lucia de “I promessi Sposi”.

Ma a Romeo e Giulietta è toccata la sorte peggiore.

Infatti Giulietta, per volere della sua famiglia, doveva sposarsi con un conte.

Lei ovviamente non voleva, così sapete cosa fece?

Giulietta pensò di bere un narcotico, una sostanza che l’avrebbe fatta sembrare morta, il giorno precedente delle nozze col conte. In questo modo Giulietta avrebbe evitato il matrimonio semplicemente perché era morta! E così fece. Bevve questo narcotico. Giulietta era d’accordo con Fra Lorenzo, che avrebbe dovuto avvisare Romeo di questo loro piano. Ma Fra Lorenzo non riuscì ad avvisarlo, perché ci fu un inconveniente.
A Romeo giunse notizia della morte di Giulietta, che in realtà però non era affatto morta, ma lui non lo sapeva!
Così Romeo, andò a verificare di persona, vide coi suoi occhi che Giulietta sembrava effettivamente morta, e sopraffatto dal dolore, dopo un ultimo bacio si uccise bevendo un veleno.
E Giulietta? Giulietta si svegliò come da programma, vide che Romeo era morto e si uccise anche lei pugnalandosi al cuore.
Una fine tragica che però fece riconciliare le due famiglie, accomunate da una tragedia d’amore.

368 A ridosso

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Trascrizione

Giovanni: quello di oggi è un episodio dedicato al, termine “ridosso“.

Si usa molto spesso nella lingua italiana, e quando si usa, si trova quasi sempre accompagnato dalla preposizione “a”: a ridosso.

Intanto vi faccio notare che ridosso somiglia ad un altro termine: addosso, che significa molto vicino, o anche sopra.

Non mi stare così addosso!

Questa frase significa non mi stare così vicino. C’è un senso di fastidio anche, di vicinanza fastidiosa dunque. Quando una persona sta addosso ad un’altra, può significare diverse cose: che sta sulle spalle di questa persona, o che gli sta molto vicino, tanto da dar fastidio, o che lo sta incalzando continuamente per ottenere qualcosa. Anche qui c’è il senso di fastidio.

Possa anche usare addosso al posto di indossare (simile anche nella pronuncia), con i vestiti o con uno zaino:

Il ragazzo ha addosso un paio di pantaloni e una maglietta bianca

Aveva uno zaino addosso

In questi casi si usa anche indosso:

Il ragazzo ha indosso solo pochi stracci.

Comunque parlavamo di ridosso, simile a addosso, nel senso che anche ridosso si usa per indicare una vicinanza, e la cosa curiosa è che spessissimo si usa per indicare una vicinanza temporale. Non c’è il senso del peso materiale.

Quindi una vicinanza temporale ma anche semplicemente una vicinanza.

Vediamo come si usa:

Quando ero all’università io iniziavo a studiare solo a ridosso del giorno dell’esame.

Quindi “a ridosso di” significa che siamo molto vicino, che manca poco tempo.

Quando ero all’università io iniziavo a studiare solo qualche giorno prima del giorno dell’esame.

Questa è una frase assolutamente equivalente, ma meno elegante.

Sta iniziando a fare freddo, ormai l’inverno è a ridosso

Quindi l’inverno è vicino.

Notate che c’è ancora un senso di fastidio, qualcosa che sta arrivando e che potrebbe dare fastidio, qualcosa di inevitabile e incombente:

Il ladro aveva tutti i poliziotti a ridosso.

Qui c’è chiaramente il senso di qualcosa di incombente, che sta per accadere, vicino e inevitabile.

Non sempre però c’è fastidio:

Il mio giardino si trova a ridosso di un precipizio.

In questo caso c’è solo la vicinanza, e questa vicinanza in questo caso è spaziale, non temporale. In effetti “addosso” si usa più con le persone che danno fastidio o incalzano.

Comunque a volte si usa ugualmente quando si ha ansia per un giorno che sta arrivando.

Stiamo a ridosso del Natale non abbiamo ancora fatto i regali!

Esiste per dirla tutta, anche il verbo addossare, che si usa solo con le colpe, è analogo a “dare” o “attribuire“:

Non mi addossare la colpa, non sono stato io, capito?

Qualche secondo fa stavamo a ridosso dei due minuti, ora direi che li abbiamo ampiamente superati.

Ma non addossate la colpa a me, la colpa è del termine “ridosso”, che necessita di essere spiegata bene.

Adesso ripassiamo:

Doris (Austria): Me la sono pigliata con me stessa stamattina, più di quanto poteste immaginarvi, tutto solo perché mi sono svegliata troppo tardi. Per giunta non sono riuscita a guadagnare tempo. Avrei fatto di tutto pur di riuscire a prendere l’autobus. Anche perché pioveva a dirotto!
A stizzirmi ancora di più ci ha pensato una mia amica, che non capiva il motivo della mia arrabbiatura.
Meno male che non mi sono presa la febbre ma la mia faccia aveva comunque talmente tanto rossore che mi sono vista costretta a tuffarla in un vaso zeppo di acqua fredda per provare un certo sollievo e rimettermi in sesto
Dopo cotanto stress, per consolarmi, ho chiamato la mia cara madrina. La mia madrina di Parigi per essere più precisa. Lei è sempre disposta a sorbirsi le mie lamentele… All’inizio come scusa le ho detto che mi sono bagnata per un temporale imprevisto questa mattina. Non so se se l’è bevuta, me lo sono chiesto per un minuto, quando non si è sentita volare una mosca ma alla fine ho sputato il rospo.

367 Perfino e persino

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Trascrizione

Giovanni: come promesso, eccoci a parlare di persino e perfino, che si usano in circostanze simili a “per giunta”, per di più”, o “come se non bastasse” che come abbiamo visto si usano per indicare una esagerazione che ci coinvolge personalmente, almeno a livello emotivo.

Il termine “oltretutto” invece non richiede un coinvolgimento emotivo, ma resta l’idea dell’esagerazione, come anche in “addirittura“, che è anche una esclamazione.

Ma andiamo per gradi:

Perfino contiene la parola “fino” che si usa per indicare un limite:

Sono arrivato fino a Roma

Devo studiare fino a quando non avrò imparato tutto

Ti amerò fino a quando sarò in vita.

Possono fare lo stesso con “sino”, equivalente a “fino”.

La differenza è che “sino” è meno diffuso, ma ha più senso usarlo per indicare una lontananza o per dare più enfasi alla frase:

Sono arrivato sino a Roma

dà l’idea di una maggiore lontananza rispetto all’uso di “fino a Roma”.

Lo stesso accade con perfino e persino, che indicano entrambi qualcosa di estremo, esagerato, che va subito indicato nella frase.

Nessuno mi vuole bene veramente, perfino tu che dici di amarmi!

Addirittura è un altro termine molto simile, ma persino e perfino non si usano come esclamazione.

Ieri ho avuto mal di pancia. Ho mangiato troppo: antipasti, 3 primi, 3 secondi, 2 contorni e persino 2 dolci.

Risposta: Addirittura!

Sì, anche i dolci. Persino quelli!

Quindi persino e perfino significano “anche” ma c’è una esagerazione, un limite estremo che è stato toccato.

Si dice anche “nientemeno che”. Però non c’è il senso di “anche” , di qualcosa che si aggiunge.

In questo caso c’è solo voglia di stupire.

Alla mia festa di compleanno ha partecipato nientemeno che Sofia Loren.

Abbiamo già visto “nientepopodimeno che”, ancora più esagerata ed anche più informale come espressione.

Siamo arrivati nientepopodimeno che all’episodio n. 367 e persino io sono stupito di questo traguardo.

Notate che il limite di cui si parla può essere superiore, nel senso di troppo, ma può anche essere inferiore, cioè nel senso di soltanto. Quindi può significare “anche soltanto”.

Es: davvero hai mangiato così tanto? Non me lo dire, mi sento male persino a pensarci!!

Hartmut Con italiano semplicemente, persino coloro che lavorano tutto il giorno possono imparare l’italiano.

Emma: vero. Se ci riesco persino io che rientro a casa tardi tutte le sere può farlo chicchessia. Bravo Giovanni!

Rauno: ruffiano!

Carmen: mhmm, e tu chi saresti? Io pure sono di diverso avviso ma non c’è bisogno di insultare.

366 Per giunta

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Trascrizione

per giunta

Giovanni: una delle tante cose che i libri di grammatica non insegnano e probabilmente solo italiano semplicemente ritiene importante, è l’utilizzo di “per giunta“, che è un’alternativa a “inoltre“.
Per giunta si usa normalmente però quando questa cosa che si aggiunge, quando questa cosa che viene aggiunta, è irritante, quando ci fa un po’ arrabbiare, quando è almeno fastidiosa, quando è una esagerazione, quando non la sopportiamo.

E’ perfettamente analoga a “per di più” e anche a “come se non bastasse“. Quest’ultima espressione ci fa capire perfettamente che siamo andati oltre, nel senso che c’è stata una esagerazione di qualcuno. Questo qualcuno non siamo noi ovviamente, poiché stiamo dando un giudizio negativo quando diciamo “per giunta”.

Es:

La mia ragazza mi ha lasciato per telefono lo sai? E per giunta mi ha anche mandato a quel paese!

Quindi questa ragazza ha un po’ esagerato. Passi che vengo lasciato, passi pure che lo fai per telefono, ma non mi sembra il caso che mi insulti anche!

II Covid in questi giorni sta facendo molte vittime, e per giunta l’età media dei contagiati si sta anche alzando.

Quindi come se non bastasse il numero elevato delle vittime, c’è anche l’innalzamento dell’età media dei contagiati.

Giovanni non è venuto neanche oggi in ufficio, e per giunta non ha neanche avvisato stavolta! E’ imperdonabile.

Un’avvertenza: Non è il caso di usare “per giunta” al posto di inoltre in ogni circostanza. In “inoltre” non c’è emozione, non c’è tensione, inoltre non neanche c’è rabbia. E’ solo un qualcosa in più.

Bene, ho nuovamente sforato con i due minuti, e per di più (vi ricordo che “per di più” è equivalente a “per giunta”) ne sono anche perfettamente consapevole.

Questa si chiama autoironia. Sì, potete usare queste modalità anche per fare ironia.

Oggi voglio esagerare: Vi dirò che anche i termini perfino e persino si possono usare nelle stesse circostanze. Ma di questi due termini parleremo nel prossimo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente.

Ecco, adesso ho persino allungato ulteriormente questo episodio.

Ma io voglio essere esaustivo, ricordatevelo, e non solo conciso. L’esaustività viene sempre prima della….concisione. Il termine è concisione.

Adesso c’è persino un bel ripasso:

Rafaela (Spagna): Se non sbaglio, anche “oltretutto” è molto simile a “per giunta
Olga (Saint Kitts e Nevis): certo, ma questo lo abbiamo lasciato alla fine, come l’ammazza-caffè!
Xin (Cina): del resto, non possiamo mica lasciar spiegare tutto a Giovanni.
Irina (California): adesso lui chioserà: Solo io posso spiegare, mica i membri!

 

Italiano Professionale – lezione 29: Parlare delle possibilità

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Descrizione

Lezione 29 del corso di Italiano Professionale. Ci troviamo sempre nella sezione n. 3, dedicata alle riunioni e agli incontri.
L’argomento è come parlare delle possibilità.

Analizziamo tutti gli avverbi utilizzabili a seconda della bassa, media e alta probabilità. La lezione appartiene alla sezione 3 del corso, dedicata alle riunioni e agli incontri.

365 Darsi una regolata

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Trascrizione

Giovanni: il verbo regolare probabilmente molti di voi lo conoscono: ha molti utilizzi diversi: può significare:

ordinare:

Le leggi regolano la vita dei cittadini, ed anche i regolamenti. Il nome non è casuale

Significa anche limitare, controllare, o cambiare, modificare:

Occorre regolare le spese perché spendiamo troppo!

Oppure sistemare, risolvere:

Devo regolare una faccenda complicata!

Si usa anche con gli strumenti e le cose meccaniche:

Regolare l’orologio, la temperatura eccetera. Come se dovessimo girare una manopola per cambiare la temperatura. tenete a mente quest’immagine. Questa è la regolazione, diverso da un regolamento.

Anche mantenere costante qualcosa:

Regolare il flusso dell’acqua

Invece “regolarsi”, la forma riflessiva, è più facile da spiegare e da capire.

Regolarsi si usa parlando di sé stessi, e regolare sé stessi è molto simile a controllarsi. Si parla del comportamento da tenere in certe situazioni.
In particolare si parla di esagerazioni, quindi si parla di tenere il controllo di qualcosa che dipende dal proprio comportamento, che deve essere più corretto, più giusto, più moderato, forse la moderazione è ciò a cui si ambisce maggiormente.

Probabilmente però il verbo più adatto a sostituire regolarsi è contenersi, un altro verbo riflessivo.

Facciamo alcuni esempi:

Non bere così tanto! Ti devi regolare, altrimenti rischi di fare un incidente.

Quando siamo con gli amici cerca di regolarti e non parlare di sesso!

Dovrei fare piatti meno abbondanti, è vero. Non riesco mai a regolarmi

Poi c’è “darsi una regolata” che ha lo stesso significato, ma con un uso più informale: Il senso è quello di abbassare il livello, girare la manopola, come si fa con la temperatura ad esempio.

Mi devo dare una regolata perché ultimamente sto mangiando troppo

Datti una regolata con queste spese, altrimenti andiamo in rovina

Diamoci una regolata quando andiamo in discoteca, non beviamo troppo, altrimenti faremo un incidente.

Regolarsi, in realtà ha un uso ancora più ampio, perché si usa anche nel senso di “comportarsi“. Ad esempio posso chiedere:

Come mi devo regolare con questi ragazzi? Posso sgridarli se fanno confusione o se non studiano?

Quanto tempo ho per consegnare questo lavoro? Come devo regolarmi con i tempi?

Quindi è come dire: come devo comportarmi?

Regolati tu!

Questa potrebbe essere una risposta, simile a: vedi tu, fai come vuoi, cerca di capirlo da solo.

Allora usare il verbo “dare” nella espressione darsi una regolata serve proprio a evitare che si confondano questi due significati.

Darsi una regolata significa contenersi, non esagerare, controllarsi, moderare il proprio atteggiamento, e si usa verso sè stessi ma anche verso gli altri, come un invito o un ordine a contenersi, a moderarsi, a non esagerare. Può essere offensivo, attenzione al tono che usate.

Ora mi scuserete ma non sono riuscito neanche stavolta a regolarmi con la durata di questo episodio. Abbiate pazienza. Adesso ripassiamo un po’.

Carmen: ciao a tutti, oggi su quale argomento ci cimentiamo?
Anne France: dacché mi sono iscritto/a all’associazione non ho mai parlato di politica
Khaled: meglio così. Ancora ancora se parliamo di sport o di lingua italiana, ma di politica meglio stare zitti.
Rauno: la politica in quanto tale rischia di farci litigare
Sofie: e poi sarebbe un argomento appannaggio di esperti del settore, ed io proprio non me ne intendo di politica

364 Pur di

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pur di - LINGUA ITALIANATrascrizione

Giovanni: oggi, pur di stare nei due minuti di durata, farò miracoli.

L’argomento del giorno è l’uso di “pur” nella locuzione “pur di”.

Gli italiani la usano moltissimo, e lo fanno per un motivo preciso: quando si vuole raggiungere un obiettivo con determinazione, quando si ha un desiderio e quando si vuole evitare una conseguenza con altrettanta determinazione.

Pur di farla finitafarei qualunque cosa

Vuol, dire che io voglio farla finita e sarei disposto a fare qualunque cosa al fine di raggiungere questo obiettivo.

Pur di imparare la lingua italiana studio 10 ore al giorno!

Pur di non andare a scuola, è disposto anche a rompersi un braccio!

Anche in questo caso c’è determinazione e l’obiettivo è evitare qualcosa (la scuola in questo caso).

Notate che dovete per forza usare la preposizione “di” e solamente questa preposizione se volete che la frase abbia questo senso.

Si scrive “pur di” poi l’obiettivo da raggiungere, poi si usa generalmente il congiuntivo.

Pur di andare in Italia, ci andrei anche a piedi.

Pur di mangiare qualcosa, sarei disposto a mettermi in ginocchio.

“Pur di” è simile a “purché”.

Purché si avveri il mio sogno sono disposto a fare molti sacrifici.

Direi che “purché” ha un uso più ampio rispetto a “pur di”. Casomai ne parliamo in un altro episodio.

Adesso, pur di ascoltare qualche membro con una frase di ripasso, sono disposto anche a sforare i due minuti.

Ulrike: Ci sono alcune espressioni della rubrica “due minuti con italiano semplicemente“, che mi sfuggono sempre di nuovo. Non vi dico che rabbia!!
Per esempio il verbo vertere; voi l’avete presente? Io invece ho dovuto fare mente locale sperando di poter così rimettere in sesto il mio cervello, ma niente da fare.
Per evitare di andare in tilt scervellandomi troppo, sono stata costretta a riascoltare la puntata 89 che verte proprio su questo verbo che ci fa capacitare anche delle preposizioni da usare col verbo. Date anche voi un’occhiata all’episodio! La memoria è quello che è, L’unico modo di imparare a giostrarsi con questa caterva di espressioni è ripeterle.

363 Ha il suo perché

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Trascrizione

Giuseppina: quella che vi spiego oggi è un’espressione che si sente spessissimo pronunciare in contesti informali.

L’espressione è “ha il/un suo perché”, che si utilizza quando vogliamo evidenziare un aspetto positivo di una persona, di una situazione e in generale di qualsiasi cosa. Si può usare quando si cerca di dare una spiegazione, un senso logico ad un aspetto quando potrebbe sembrare non esserci una spiegazione logica, ma invece, secondo noi, c’è. Altre volte si usa semplicemente per evidenziare l’importanza di un aspetto, anche quando potrebbe non sembrare importante, o per sottolineare una caratteristica unica.

Questo aspetto positivo o questa importanza o caratteristica unica non è del tutto evidente.

Allora con questa espressione vogliamo quindi tirar fuori, esprimere questo aspetto positivo o questa importanza. Si usa la parola “perché” come a voler spiegare un motivo, una ragione non del tutto chiara.

Inoltre si usa “un suo perché” per esprimere il senso, il significato di questo aspetto positivo, che in qualche modo è del tutto peculiare, personale, particolare, come a dire che esiste un motivo particolare per dare una spiegazione, c’è “un suo” personale motivo, un suo perché.

Esempio:

Fare il bagno senza costume, quindi completamente nudo, ha il suo perchè, infatti nei paesi nordici dove fa molto freddo, sembra che col costume il freddo si avverta maggiormente.

Ecco dunque il motivo, il perché.

Infatti “perché” è anche sostantivo. Posso dire “il perché” per indicare il motivo, la ragione:

Mi dici il perché del tuo comportamento? C’è un perché?

Voglio sapere il perché non mi chiami più!

Non si capisce il perché tu non riesca a capire.

Un altro esempio:

Anche se gli stadi sono vuoti, per un calciatore, entrare nello stadio Olimpico di Roma per giocare la sua prima partita nel campionato di serie A italiano ha il suo perché.

In questo caso è come chiedersi: Perché ci si emoziona nel giocare nello stadio olimpico di Roma anche senza spettatori?

Risposta: c’è un perché, c’è un motivo. È comunque emozionante, quindi giocare anche senza spettatori ha un suo perchè.

Se voglio fare un complimento o evidenziare un qualcosa di unico, posso dire:

Il metodo di Italiano Semplicemente, che non è centrato sullo studio della grammatica, ha un suo perché.

È un modo abbastanza veloce di cercare di dare una spiegazione, senza peraltro spiegare nulla. Infatti in teoria bisognerebbe aggiungere qualcos’altro per dare un senso alla frase, ad ogni modo su parla sempre di giuste motivazioni o di caratteristiche positive.

Se stiamo parlando male di una persona di nome Giovanni , evidenziando le sue caratteristiche negative, qualcuno potrebbe dire che però Giovanni ha un suo perchè, sto facendo un complimento a Giovanni. Voglio dire che è un tipo particolare, unico, ha una sua personalità.

Non si usa “il mio perché” o “il tuo perché” o “il loro perché” e non chiedetemi il perché!!

Ripasso:

Carmen: Amici, cosa facciamo stasera? Nessuno fa proposte? Battiamo la fiacca?
Komi: Macché! Ci stavo giusto pensando. Vi porterò in un posto “in”, dove ci divertiremo di brutto, un posto che è appannaggio solamente dei personaggi più celebri, di solito. Mica pizza e ficchi!
Irina: ehi, neanche per sogno! Non fa per me! Quante arie si danno le persone celebri.
Emma: Non è che non ne abbia voglia, ma purtroppo la stanchezza spesso ha la meglio su di me.

21 – L’IVA – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

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Descrizione

Lezione numero 21 di due minuti con Italiano Commerciale.

Oggi parliamo dell’IVA, vale a dire dell’imposta sul valore aggiunto.

362 Appannaggio

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Trascrizione

Giovanni: Oggi voglio spiegarvi il, termine “appannaggio”. Bene. Iniziamo.

Vi piace la panna? E vi è mai successo di avere la vostra automobile in panne? E vi si sono mai appannati gli occhiali? Ultima domanda: avete mai avuto un appannamento della vista?

Non sono impazzito, state tranquilli. Solo per dirvi che c’è un termine, e questo termine è appannaggio, che non c’entra nulla con la panna, quella che deriva dal latte, per intenderci. Appannaggio non c’entra nulla neanche con l’automobile in panne, che significa che l’automobile si è improvvisamente rotta, per un guasto qualsiasi.

E appannaggio non c’entra nulla neanche con gli occhiali appannati, cioè con gli occhiali quando diventano opachi, un appannamento provocato magari dal calore del vostro fiato, quando respirate.

Ah, l’appannamento… oltre a quello degli occhiali e di tutti i vetri, quando diventano opachi, c’è anche l’appannamento della vista. Si dice così quando non riuscite a vedere bene per qualche secondo, o perché magari state svenendo per un calo di energie.

Ma purtroppo né la panna del latte, né la macchina in panne, e tanto meno l’appannamento dei vetri e della vista hanno a che fare con l’appannaggio.

Questo termine invece ha a che fare con i privilegi e le qualità e le doti. A volte indica semplicemente una prerogativa, cioè qualcosa di riservato solamente a qualcuno.

Ad esempio se vuoi dire che le mercedes (le automobili Mercedes) possono acquistarle solamente le persone ricche, posso dire:

Solo i ricchi possono acquistare le Mercedes

Oppure:

Le mercedes sono appannaggio solamente dei ricchi.

Come dire: sono riservate solo a loro, i ricchi, solamente loro hanno questo privilegio.

Vediamo altri esempi:

La presunzione è appannaggio degli ignoranti

I questo caso non è un privilegio, perché essere presuntuosi è un tratto negativo del carattere.

Questa settimana il caldo sarà appannaggio solamente del sud-Italia.

Quindi solamente nel sud della penisola italiana si potrà godere del caldo.

Oggi i telefoni cellulari possono acquistarli più o meno tutti, mentre tanti anni fa erano appannaggio solamente di alcune persone.

Tutti gli audio-libri di Italiano Semplicemente e tutti i file audio della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente” sono appannaggio esclusivo dei membri dell’associazione.

Adesso ripassiamo:

M1: che ti è successo ? Come sei pallido/a!
M2: Tieniti forte, è venuto in ufficio stamani un tale dicendo che l’azienda naviga in cattive acque.
M3: ma dai, non prendere per oro colato ciò che diceva questo tizio.
M4: Ma se è vero ed il nostro datore di lavoro non riuscirà a giostrare la situazione? Saremo spacciati! Facciamo qualcosa, hai visto mai!
M5: ma lui non lascerà nulla d’intentato per salvare l’azienda, e ci riuscirà, anche se solo in calcio d’angolo.

361 Bando alle ciance

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Trascrizione

Giovanni: cosa possiamo dire quando vogliamo arrivare subito al nocciolo della questione?

Spesso capita di parlare con una o più persone e si ha un po’ di fretta, non si vuole perdere tempo perché il tempo è denaro!

Si ha voglia di arrivare al dunque.

Non si vogliono chiacchiere inutili, si vogliono, possiamo dire, “bandire le ciance” , si vogliono mettere al bando le ciance.

Vi spiego meglio:

Una delle espressioni che si possono usare in questo caso è “bando alla ciance“, dove le ciance sono proprio le chiacchiere inutili, che non servono a nulla.

Esiste anche il verbo “cianciare“, ovviamente, un verbo un po’ “forte”, potremmo dire, nel senso che qualcuno si potrebbe offendere se venisse accusato di cianciare, ma vediamo qualche esempio con “bando alle ciance” :

Dai ragazzi, bando alle ciance, cerchiamo una soluzione al nostro problema.

Sono due ore che discutiamo inutilmente, adesso bando alle ciance, dobbiamo trovare un accordo.

Ma perché usiamo il termine bando?

Si sta parlando di un annuncio pubblico, che tutti possono vedere. Questo è il bando. Ma cosa c’entra?

Anche oggi esistono i bandi, infatti questo termine si usa quando ci sono dei concorsi o delle gare per costruire opere pubbliche, tanto per fare alcuni esempi, e questi bandi si pubblicano su internet cosicché tutti possano leggerli. Ma un tempo, molti anni fa, un bando era una sorta di manifesto cartaceo (ma non è molto diverso in fondo), e su questo bando si scriveva una condanna di una persona colpevole di qualche crimine.

Tutti dovevano sapere che questa persona era colpevole, per questo questa persona “si metteva al bando”, si dice, cioè si esponeva al pubblico giudizio.

A quei tempi si poteva urlare:

Bando ai criminali

Bando alle streghe

Bando ai ladri

Come a dire: tutti devono sapere chi sono e cosa hanno fatto!

Allora l’espressione di oggi, “bando alle ciance”, si usa per condannare non una persona ma le ciance, le chiacchiere. Si potrebbe dire, “mettiamo al bando le ciance” o “bandiamo le ciance”.

Infatti esiste anche il verbo bandire. Si può bandire un concorso, una gara pubblica, ma bandire si usa oggi anche nel senso di vietare, non solo per condannare, ed anche nel senso di cacciare via, allontanare, o anche eliminare, abolire, vietare.

Allora vedete che ha senso dire “bando alle ciance” perché si vogliono eliminare, vietare le chiacchiere, abolire, perché non sono gradite. Meglio essere concisi.

L’espressione è comunque colloquiale, non posso usarla nelle occasioni importanti. In quei casi meglio dire:

– andiamo al punto

– andiamo al nocciolo della questione

– evitiamo inutili preamboli

– cerchiamo di essere sintetici

– siamo/siate concisi

Ma tra amici e colleghi, o in famiglia potete usarla tranquillamente ogni volta che non vi va di perdere tempo inutilmente.

Ora ripassiamo un po’ con Irina dalla CALIFORNIA.

Le frasi di ripasso, lo ricordo, servono a non dimenticare le spiegazioni già fatte e sono appannaggio dei soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

So cosa state pensando. Ma state tranquilli, perché il prossimo episodio lo dedichiamo alla spiegazione del termine “appannaggio“.

Irina: Non sono in vena ultimamente. Passi che tutto è chiuso dalle mie parti in California, passi pure che non possiamo viaggiare, però sono persino sguarnita di qualsiasi divertimento.
È vero, ho a portata di mano l’oceano e ci sono un paio di ristoranti all’aperto in spiaggia. Però è risaputo che l’oceano qui è freddissimo e di sera fa troppo freddo per mangiare fuori.
Una bistecca fredda non è il mio piatto preferito.
Dopo essermi scervellata su cosa fare, ho deciso di godere delle cose semplici a casa. Stasera quindi mangerò di nuovo un gelato serale ascoltando musica italiana e ballando un pò da sola. Almeno non faccio bisboccia, quindi non posso prendere una brutta piega.

360 Giostrare

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Trascrizione

Giovanni: chi di voi sa cos’è una giostra?

Molto amata dai bambini, la giostra serve per divertirsi, infatti non è che una struttura girevole attrezzata per il divertimento dei bambini. Ci sono cavalli di legno, imbarcazioni, vetture che girano e tanta musica.

Questo è ciò à cui si pensa subito quando si parla del termine giostra.

Esiste però anche il verbo giostrare, che poco ha a che fare con il divertimento e i bambini. Ha a che fare invece con le abilità. Si usa per esprimere un’abilità nell’agire in una situazione difficile. Molto simile a destreggiarsi, di cui ci siamo già occupati nell’episodio n. 29 che si usa di più per superare le difficoltà.

Si parla di riuscire a trarre vantaggio da una situazione complicata, come accade durante una competizione, in cui occorre mettere alla prova le proprie abilità per vincere.

Il verbo si usa in vari modi, e può diventare giostrarsi, o anche giostrarsela.

Vediamo qualche esempio di utilizzo.

Per vincere un campionato di calcio l’allenatore deve saper anche giostrare bene l’insieme dei giocatori disposizione.

Che significa? Significa che l’allenatore deve avere la capacità di saper gestire la rosa dei giocatori a disposizione.

Deve riuscire ad utilizzarli al meglio, alternadoli in modo ottimale, senza creare malcontenti e ottenendo il massimo da loro.

Un altro esempio:

Un dirigente deve riuscire a giostrare bene le varie situazioni che possono capitare al lavoro.

Vedete che il verbo è simile a “gestire“.

Si potrebbe anche dire che saper giostrare una situazione è come “muoversi bene nelle varie situazioni”.

I genitori, tra i figli, la scuola, il lavoro, fare la spesa eccetera, devono imparare a giostrarsi.

Si tratta sempre di abilità. Giostrarsi è giostrare sé stessi, quindi gestire sé stessi.

Giovanni ha saputo giostrarsela bene nella spiegazione del verbo a persone di diversa nazionalità.

Se ti lascio solo con 30 bambini riesci a giostrarsela?

Cioè: riesci a gestire la situazione? Riesci a cavartela?

Simile anche barcamenarsi, che tuttavia si usa soprattutto nel senso di sopravvivere, riuscire a limitare i danni, diciamo che per non affondare nelle difficoltà occorre saper barcamenarsi, cioè cavarsela in qualche modo in situazioni difficili. Per saper giostrare non c’è bisogno di problemi, è sufficiente una prova impegnativa.

E voi riuscite a giostrarvi in mezzo alle difficoltà?

Olga: Io sono una madre, e in quanto tale ci devo riuscire per forza.

Komi: io invece no, almeno fino a quando farò bisboccia tutte le sere con gli amici. Ma domani smetto.

Hartmut: E fu così che si ubriacò la sera stessa!

ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana (domande & risposte) – Art.10

Descrizione

Lettura, domande & Risposte sull’articolo 10 della Costituzione italiana.

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    Costituzione italiana – Art. 10

    L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

    La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

    Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

    Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici

359 Cotanto

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Trascrizione

Giovanni: di tanto in tanto mi viene in mente un nuovo modo per esprimere il termine “tanto” o “molto”. Abbiamo già visti molti episodi in passato su questo argomento. Oggi ne ho trovato ancora un altro: COTANTO.

Cotanto si usa abbastanza spesso, anche al femminile “cotanta” o al plurale “cotanti” e “cotante“.

Un termine un po’ strano, starete sicuramente pensando. Significa “così tanto”, ma detto in una sola parola: cotanto.

Ma non parliamo quasi mai di quantità e di numeri. Non posso dire ad esempio “ho mangiato cotanto che mi sento scoppiare”. In questo caso devo dire semplicemente: “”ho mangiato così tanto che mi sento scoppiare”.

Si usa invece, spesso ironicamente, per sottolineare l’importanza, o anche la forza o grandezza o altri aggettivi simili. Quindi sarebbe come dire: così importante, così tanto importante, concetto che si può esprimere anche in altri modi, tipo con “un simile”. o “di questo tipo” o”di tale misura” eccetera. Ad esempio, parlando del coronavirus potrei dire.

Riuscirà l’essere umano a vincere contro cotanto virus?

Quindi voglio dire che questo virus è importante, forte: riusciremo a battere un virus così forte? Ce la faremo contro un virus simile?

Nessun animale è crudele come l’uomo. Nessuno di loro riesce a superare cotanta crudeltà.

Che bella miss mondo! Non avevo mai visto cotanta bellezza!

Roberto Benigni è un attore, un comico, un poeta, un regista: avete mai visto un personaggio con cotanta qualità?

Avete visto le piramidi egiziane? Per costruire cotante strutture ci sono volute chissà quante braccia!

Hai visto la casa di quel miliardario? Non avevo mai visto cotanto spreco di denaro! C’era oro dappertutto!

Vedete che a seconda dell’occasione può significare “così tanto”, o “talmente”, “simile”, “tale” ma anche “così a lungo”, “così grande”, “così importante” eccetera. C’è anche stupore, anche un falso stupore in molti casi Dicevo infatti che spesso si usa con ironia:

Direttore, le vendite sono in calo e la colpa è della crisi economica mondiale.

Direttore: Ah, e ma come hai fatto a fare un cotanto ragionamento?

L’ironia è abbastanza evidente: come hai fatto a fare un ragionamento così intelligente, un ragionamento così difficile?

Ripassiamo adesso insieme ad Olga alcune espressioni già spiegate.

Olga: Buongiorno a tutti. Penso tocchi a me oggi parlarvi. Mi sento molto benaccetta dal gruppo di italiano semplicemente. Grazie per darmi manforte. Me la sento proprio di cimentarmi nella lingua italiana e al contempo di approfondire la mia conoscenza della cultura italiana. Devo rimettere in sesto i miei appunti però. Sento proprio che imparerò molto grazie all’associazione. Poi, la prossima volta che farò bisboccia con gli amici, sotto gli effetti dell’alcool, cercherò di usare molte espressioni nuove!!

358 Fare bisboccia

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Trascrizione

Giovanni: avete mai fatto bisboccia?

Sicuramente avete fatto, almeno una volta della vita, una festa tra amici, una riunione di amici per mangiare e bere in allegria.
Bene, allora, se lo avete fatto, avrete fatto sicuramente bisboccia.

Fare bisboccia è proprio questo. Potremmo dire fare baldoria, e baldoria sicuramente si usa di più di bisboccia. Forse però il termine bisboccia fa più pensare al divertimento, alle bevute in compagnia, ma più o meno baldoria e bisboccia sono equivalenti.
Ieri sera con gli amici abbiamo fatto bisboccia fino a tarda notte.

Volendo si può usare anche il verbo bisbocciare, che è come dire “fare bisboccia”. Stesso significato.

Esagerando si può anche dire “darsi ai bagordi”, o anche “gozzovigliare”.

C’è il senso dell’esagerazione, del divertimento esagerato.

Quando si fa bisboccia ci si diverte ma probabilmente ci si ubriaca, si beve esageratamente, e si mangia esageratamente e ripetutamente.

Tra l’altro, il termine “bis” indica proprio una ripetizione, e “fare il bis” potrebbe aiutarvi a ricordare il termine bisboccia. Ed anche il termine “boccia” è il nome di un contenitore di vetro, proprio come una bottiglia.

Allora bisboccia potrebbe essere interpretata come bis+boccia cioè ripetere la bevuta. Ed infatti la bisboccia è proprio questo no? Una allegra e abbondante mangiata e bevuta, fatta in compagnia. Naturalmente non è questa l’origine del termine bisboccia, ma magari vi può aiutare a ricordare!

Fare bisboccia significa quindi fare il bis della boccia!!
Ripasso lezioni precedenti:

Ulrike: Oggi non posso esserti d’ausilio Gianni. Soffro dei postumi della bisboccia di ieri e sono di idee.
Sofie: Dai, sguarnita di idee? Come sarebbe a dire! Rimettiti in sesto con un bel caffè e sarai fresca in men che non si dica.

20 – I COLLI – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

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Descrizione

L’episodio è dedicato alla descrizione dei colli, Termine normalmente usato nella logistica commerciale.

3 giorni in Italia – Lezione 16: informazioni di viaggio

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Descrizione

L’episodio contiene una serie di domande e risposte sulle diverse situazioni in cui si può trovare un turista che arriva in una città italiana: sul bus, sul treno, appena sceso dall’aeroporto, sul taxi.

Italiano Professionale – lezione 28: come generalizzare

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    Descrizione

    In questa lezione di Italiano Professionale vediamo i vari modi che possiamo usare per generalizzare. La generalizzazione è l’operazione contraria della puntualizzazione, a  cui abbiamo dedicato la lezione n. 24

Italiano Professionale – lezione 27: Spiegare un problema

Rappresentazione di un problema complicato. Photo by David Waschbu00fcsch on Pexels.com

File audio e trascrizione completa disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione della lezione

La lezione n. 27 del corso di Italiano professionale è dedicata ai problemi, un argomento di cui si parla sempre al lavoro. Ogni forma di impiego richiede la risoluzione di problemi.

Abbiamo dedicato alcune belle lezioni nella prima sezione del corso, se ricordate, la sezione dedicata alle espressioni idiomatiche. Si è parlato di scontri e confronti (problemi relazionali) e anche dei problemi economici.

Vediamo insieme come introdurre un problema e i vari modi che esistono per spiegarlo nel dettaglio.

La lezione fa parte della sezione terza del corso di Italiano Professionale, dedicata alle riunioni e agli incontri.

Vediamo anche i maggiori verbi che si usano: spiegare, risolvere, dettagliare, dipanare, esporre dirimere e tanti altri.

Durata file audio: 15 minuti

Italiano Professionale – lezione 26: Fare le veci, essere il vice

Questa lezione fa parte del corso di italiano professionale, cioè dell’italiano che si usa in ambienti lavorativi

Il file audio e la trascrizione sono disponibili solamente per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

Lezione n. 26 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di due termini: vice e veci, che può capitare di utilizzare durate una riunione o un incontro di lavoro. 

Può capitare infatti che in una riunione, in un incontro, qualcuno dia forfait, vale a dire che qualcuno non si presenti, che non venga alla riunione, ma che questa persona si faccia sostituire da una seconda persona.

 

18 – PROVENTI e INTROITI – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

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proventi e introiti

Trascrizione

Lezione numero 18 di due minuti con Italiano Commerciale.

Oggi parliamo di due termini molto simili di utilizzo quotidiano in una attività economica e quindi anche commerciale.

I due termini sono i proventi e gli introiti.

Il provento (al singolare) deriva dal verbo provenire. Parliamo di pagamenti, ma parliamo in particolare di entrate.

E’ un termine che si usa quasi sempre al plurale: proventi, e con questo termine si indica un qualsiasi genere di entrata o di reddito.

Potremmo parlare di guadagni, di entrate, di ricavo o di reddito, ma a volte si usa proventi, e si usa in particolare quando ci sono dei soldi, o meglio, delle risorse economiche, che derivano da una fonte particolare, o che sono il corrispettivo di un bene o servizio fornito. é più specifico di entrata e di reddito perché è obbligatorio far riferimento alla fonte da cui proviene questo provento.

Posso in generale parlare sempre di proventi, ma se lo faccio devo specificare la fonte. Si usa questo termine prevalentemente quando l’attenzione si focalizza proprio sulla fonte del pagamento: chi ha pagato?

Oppure quando l’attenzione è sul bene o sul servizio fornito.

Posso dire ad esempio:

I proventi della professione del commerciante possono essere notevoli.

Quanti sono i proventi che derivano dalla tua attività?

Quale azienda ha i maggiori proventi in Italia?

I proventi che derivano dalla vendita via internet sono notevoli? E solo proventi leciti o illeciti?

Il proventi della vendita di droga venivano usati per acquistare armi.

Si può quindi parlare anche dei proventi di un furto, vale a dire dei soldi che sono stati ricavati da un furto.

Quindi il fatto che dei soldi possano avere un’origine, che derivino da una attività, questo giustifica l’uso del termine proventi o provento, sebbene il singolare sia veramente poco usato.

Si tratta in generale del ricavato  da una qualsiasi fonte di guadagno: una professione, una attività commerciale, dei beni immobili, delle imposte, ecc.

Se ci pensate è anche simile al corrispettivo, che abbiamo già spiegato. Tuttavia il corrispettivo è un rapporto uno ad uno. Il provento è più generico.

Il secondo temine è introiti. Anche questo termine si usa più al plurale. Il singolare è introito.
Dalla parola si intuisce che un introito è qualcosa che “entra”. Infatti anche in questo caso si può trattare di entrate derivati da una operazione economica. Esiste il verbo introitare che è molto simile a incassare e riscuotere.

Ma in realtà introitare non si usa solo col il denaro.

Si usa anche con le merci:

Introitare delle merci in magazzino.

Quando delle merci entrano in magazzino, allora possiamo anche dire che le abbiamo introitate. In fondo anche le merci hanno un valore economico.

Il termine comunque è simile a provento, nel senso che anche gli introiti si usano per indicare del denaro incassato, o introitato.

Un introito deriva generalmente dalla vendita di merce. Non si parla di introito però se vendo della merce ad un cliente in negozio.

Il termine si usa per operazioni più grandi.

Oggi abbiamo avuto un introito pari a diecimila euro.

A quanto ammontano gli introiti della giornata?

In questo caso meglio introiti che proventi, perché sto parlando di denaro entrato in cassa genericamente, ma siccome parlo di merce potrei usare anche provemti.

Potrei dire ugualmente

A quanto ammontano gli incassi della giornata?

A quanto ammontano gli introiti della giornata?

A quanto ammontano i proventi della giornata?

Quanto abbiamo ricavato oggi?

Quanto abbiamo introitato oggi?

Si sua questo termine anche nel linguaggio contabile, per indicare la sezione del conto o libro cassa nella quale si registrano gli incassi, e anche del libro magazzino nella quale si registra il carico o l’entrata delle merci.

Per questo motivo il termine è molto tecnico e si usa solo in casi particolari, quando ad esempio bisogna registrare registrare gli introiti della giornata lavorativa. Bisogna scriverli nel libro di cassa, cosa che si fa appena prima di staccare, la sera, e perché perché l’esercente, se gli viene richiesto, devo mostrare il libro di cassa alle autorità competenti.

Ci vediamo al prossimo episodio.

– – –

3 giorni in Italia – Lezione 15: AL BAR

I file audio dell’audiolibro “3 giorni in Italia” sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Audio (estratto)

Esempio di utilizzo

Barista: Buongiorno Signore, cosa desiderate?

Bogusia: Buongiorno, io vorrei un caffè.

Barista: E lei signorina cosa prende?

Mariana: Per me una pizzetta col pomodoro e una birra, grazie. Anzi no, anziché la birra prendo dell’acqua.

Barista: il caffè signora come lo Desidera? Normale?

Bogusia: Macchiato grazie.

Barista: macchiato caldo o macchiato freddo?

Bogusia: Macchiato freddo grazie. E anche un cornetto con…

Barista: ce l’abbiamo semplice, con la marmellata, con la crema, al cioccolato e anche integrale.

Bogusia: non avete cornetti vegani?

Barista: no, quelli no, mi spiace.

maritozzi
I maritozzi con la panna, tipici dei bar di Roma

Bogusia: allora vorrei quel bel maritozzo con la panna!

Barista: complimenti per la scelta, sono freschissimi, appena fatti stamattina con la panna fresca. Ma non vuole assaggiare anche una splendida spremuta di arance rosse di sicilia?

Bogusia: se proprio insiste.

Barista: Se volete potete accomodarvi fuori, vi porto io tutto. Fuori c’è piccolo… un leggero sovrapprezzo per il servizio ma è più fresco.

Barista: ah, l’acqua per la signora? Acqua naturale o frizzante?

Due diversi tipi di acqua “effervescente naturale”

Mariana: se possibile effervescente naturale.

Barista: bene. allora ricapitoliamo. Per lei un caffè macchiato freddo, un maritozzo con la panna e una spremuta di arance rosse. Per la signorina invece una pizzetta col pomodoro e una bottiglia d’acqua effervescente naturale.

Bogusia: perfetto.

11 Barista: ecco il vostro ordine e buon appetito.

Dopo aver consumato…

Bogusia: il maritozzo era veramente buonissimo. Per non parlare del caffè.

Bogusia: ora, se non le dispiace, ci può portare il conto cortesemente?

Barista: certo. Sono 15 euro. La spremuta la offre la casa!

Bogusia: ecco a lei, grazie mille allora! E questi 5 euro sono di mancia.

Barista: grazie mille signore. E grazie per averci scelto.

Mariana: di nulla. Ma, accidenti, abbiamo dimenticato di prendere il cappuccino!

Bogusia: ah, vero… ci torneremo domani allora!

3 giorni in Italia – Lezione 15: Al BAR

Domande e Risposte

1. Dove si trovano le signore?

Si trovano in un bar.

2. Che tipo di caffè ordina la prima signora?

Un caffè macchiato freddo.

3. Nell’ordine c’è un cappuccino?

No, nell’ordine non c’è il cappuccino

4. Che tipo di acqua ordina la seconda signora?

Effervescente naturale.

5. Dove si trovano le signore?

Si tr

6. Le signore si accomodano dentro o fuori il locale?

Fuori. Si accomodano fuori.

7. Il prezzo fuori è lo stesso?

No, il prezzo non è lo stesso. Fuori il prezzo è più alto perché c’è un piccolo sovrapprezzo.

8. Cosa c’è all’interno dei maritozzi?

La panna. Sono dei maritozzi con la panna.

9. Quanti e quali tipi di cornetto il barista offre ai clienti?

4 tipi: con la marmellata, con la crema, al cioccolato e anche integrale.

10. Quanto costa la spremuta?

Nulla. La spremuta viene offerta dal barista.

11. I clienti lasciano la mancia al barista?

Sì, I clienti lasciano 5 euro di mancia al barista.

Descrivere la corporatura, l’acconciatura e l’abbigliamento

La seconda Video chat dedicata alla descrizione del fisico delle persone.
In particolare vedremo come descrivere:

L’acconciatura:
– Portare i capelli
– FRANGIA
– CIUFFO
– TRECCE
– CODA
– CODINI
– CODA
– TUPPO, CHIGNON
– A CASCHETTO

La corporatura
– MINGHERLINO, Smilzo, Snello, In forma, ventre piatto (tartaruga)
– ESILE, GRACILE, Minuto
– OSSUTO, PELLE E OSSA, Scarno, Viso smunto, – SOTTOPESO, ANORESSICO,
– OBESO , SOVRAPPESO, Grasso, In carne, Ciccione, grassottello, Paffutello, Paffuto, Robusto, corpulento, florido, formosa, ventre prominente, pancia grossa,
– TOZZO, Basso, Tappo, Tappetto
– Spilungone, alto
– gambe lunghe, corte, slanciate, sottili, grosse, muscolose, magre

Abbigliamento
– curato, trasandato, elegante, casual, sportivo, ordinato, pulito, sciatto

Per vedere i due video in questione bisogna essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

ENTRA

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Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

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Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

Per proseguire la lettura dell’episodio occorre essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente: Per diventare membri vai alla pagina italianosemplicemente.com/chi-siamo

 

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