Terminare una presentazione – un tentativo

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Trascrizione

Giovanni: buongiorno a tutti ragazzi. Allora oggi facciamo un episodio speciale, un episodio che fa riferimento alla lezione n. 20 del corso di Italiano Professionale. Come accade puntualmente da qualche tempo ci aiuterà Daria, ragazza russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente che si esercita con i contenuti di questa lezione con un breve testo nel quale parla di una situazione lavorativa, di una presentazione (se ricordate è questo il soggetto della lezione n.20). Si parla in particolare del finale di una presentazione.

Lascio la parola a Daria, con la quale mi complimento per l’ennesima volta per il contenuto di questo episodio.

Daria: Buongiorno a tutti.
Nella lezione numero 20 parlavamo della parte finale di una presentazione.
Oggi anche io vorrei dare un piccolo contributo cercando di creare un piccolo episodio utilizzando qualcuna delle belle espressioni o anche delle frasi o verbi particolari che hanno utilizzato Andrè, Giovanni ed Ulrike.
Dunque, la modalità di organizzare una presentazione mostrata nel corso di italiano professionale è abbastanza diffusa nella mia azienda. Credo che sia adatta soprattutto per gli incontri che si svolgono durante un corso di formazione oppure per un semplice (si fa per dire) workshop.

È importante il modo di presentare perché deve permettere, tra le altre cose, anche di concludere una presentazione in modo molto professionale.
Ultimamente ho notato l’importanza e l’utilità nel chiedere ai partecipanti di esprimersi riguardo al tipo di informazione che si aspettano di ascoltare, in questo modo emergono i loro obiettivi e non solo quelli di chi presenta. Questo può avvenire in diversi modi.
Si potrebbe chiedere ad esempio ai partecipanti di esprimersi sulle loro aspettative, prestando attenzione alle loro risposte: è sempre bene tenere a mente tutto ciò che interessa al pubblico.
In alcuni casi, dipende anche dal nostro modus operandi, potrebbe essere conveniente anche scrivere le risposte su una lavagna mobile. Avete presente quelle lavagne composte da fogli di carta che si possono sfogliare? Usate queste lavagne e magari anche pennarelli colorati così che le possano vedere e ricordare con facilità ciò che appuntate.
Io personalmente uso questo strumento abbastanza spesso e ci sono alcuni buone ragioni perché secondo me vale la pena di farlo.
Prima di tutto perché quanto viene scritto intuitivamente si percepisce come importante, quindi quando fissiamo su carta un’informazione di questo tipo il messaggio appare più importante rispetto alle parole dette.
In questo modo tra l’altro la platea assorbe con più facilità gli obiettivi, poiché formulati in modo chiaro, preciso e dettagliato. È anche un utile strumento di confronto tra chi assiste, per capire quanto ci si avvicina o quanto si è lontani rispetto agli altri.
C’è anche un altro vantaggio: nel caso io non abbia una risposta pronta ad una o più osservazioni, questo trucco (chiamiamolo così) mi dà il tempo necessario per pensarci. Posso rifletterci su proprio mentre espongo e rappresento graficamente dei concetti.
Alla fine della presentazione è una buona cosa ritornare alla lavagna e controllare insieme al pubblico se tutte le loro aspettative siano state soddisfatte. In caso contrario è sicuramente utile riflettere sul motivo, anche pubblicamente intendo.
Magari non è più neanche utile rispondere a una certa domanda in virtù delle risposte già fornite.
Se questo accade è buon segno e ci dà un riscontro dell’utilità del confronto.
Se invece qualcosa non è ancora chiaro, avendo riportato, cioè già fissato questo punto sulla lavagna posso star tranquilla e sicura che non lo dimenticherò e potrò cercare di rispondere più tardi, magari anche in privato, dopo la presentazione.
Bene, diciamo che nn so dare fino in fondo un giudizio obiettivo su me stessa, ma spero che il mio intervento sia tornato utile per voi.
Buon lavoro a tutti!

Giovanni: benissimo Daria, grazie ancora. Allora Daria innanzitutto ha parlato di una lavagna, di una lavagna mobile. Si tratta semplicemente di quello che in italiano viene chiamato “treppiedi”, uno strumento che ci permette di scrivere delle cose. Normalmente la lavagna classica è fatta con un materiale di colore nero sul quale si scrive con dei gessi, dei gessetti. Oggi però si utilizza di più questa lavagna mobile, mobile perché si muove grazie al treppiedi, cioè grazie ai tre piedini sulla quale è appoggiata. Una lavagna di questo tipo ha dei fogli bianchi che vengono sfogliati, cioè vengono alternati uno dietro l’altro in maniera tale che poi ci si possa ritornare, sfogliando all’indietro le pagine. Il verbo sfogliare, molto interessante. La differenza rispetto ala lavagna classica è che in questo caso possiamo tornare a ciò che abbiamo scritto prima sulla lavagna, ciò che ci siamo appuntati in precedenza.

Daria usa anche questo verbo: “appuntarsi“, verbo riflessivo, cioè scrivere al fine di ricordarsi, scrivere al fine di ricordare ciò che abbiamo scritto, quindi prendere un appunto, appuntarsi.

Quindi ci sono alcuni termini complicati all’interno di questa lezione ma fondamentalmente si ricalca ciò che viene detto nella lezione n. 20 che però è più lunga e al suo interno vengono spiegati anche molti verbi professionali adatti ad una presentazione. Ci sono anche le voci di Ulrike ed André, che saluto, altri due membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Vorrei rassicurare Daria che non era convinta di aver fatto una “bella figura”. Sicuramente il suo contributo risulterà utile a molte persone e come si dice in questi casi buon lavoro a tutti, come detto anche da Daria, per rincontrarci alla prossima lezione del corso di Italiano Professionale, che stiamo preparando. Daria inizia a prepararti ok?

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Per avere accesso alla lezione n. 20 e a tutto il corso di Italiano Professionale chiedi di aderire all’Associazione Italiano Semplicemente.

La gestione dei rischi aziendali: meglio prevenire che curare

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno ragazzi e benvenuti nel consueto appuntamento settimanale con Italiano Professionale, il corso di italiano dedicato al linguaggio del mondo del lavoro.

Un episodio abbastanza difficile quello di oggi. Ascolterete la voce di Daria che molto spesso si è messa alla prova con il corso. Daria è membro dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi ci parlerà di rischi. Fondamentalmente questo è l’argomento del giorno. L’episodio è da inquadrare all’interno della seconda parte del corso, quella dedicata alla presentazione. Ed infatti Daria interpreta oggi il ruolo di una consulente aziendale che deve dare degli avvertimenti al personale di una azienda che produce scarpe italiane. Ascoltiamo Daria che saluto e ringrazio.
Daria: Buongiorno, grazie di essere qui e benvenuti a tutti.
Sono stata invitata a questo incontro da Mohamed, il capo progetto e l’ideatore del modello “Con-forte”.
Mi chiamo Daria e io rappresento un’agenzia di consulenza. Perché sono qui? Semplice. Oggi sono qui per darvi uno strumento che vi propongo di valutare e che personalmente credo sia il migliore possibile, per poter gestire i rischi che potreste subire implementando un qualsiasi piano promozionale ed il conseguente programma delle attività.
Quali sono questi rischi? Andiamo subito al dunque perché, benché abbiamo una intera mattinata a disposizione dedicheremo solamente le prime due ore all’esplorazione dettagliata di tutti i diversi tipi di rischi.
Voglio esordire con una panoramica su alcuni esempi concreti di aziende che hanno affrontato questi rischi trovandosi ad agire tra l’altro nelle situazioni più dure, ma prima vorrei fare una veloce premessa:
Questa premessa ci aiuterà a capire il motivo per cui è assolutamente necessario avere un piano dettagliato della gestione dei rischi. Vedremo quella che si chiama la “Matrice dei rischi”, uno strumento operativo assolutamente necessario, ma vorrei convincervi di questo.
Vi illustro subito una suddivisione tra quattro macro-categorie di rischi, tanto per schiarirci le idee.
Il primo tipo è il cosiddetto rischio operativo, che ha a che fare, evidentemente, con l’attività operativa.
Se ad esempio ricevete un lotto di pelle che vi servirà per produrre un certo stock di scarpe, ma vi accorgete che è di bassa qualità, questo non vi permette di fabbricare la quantità di scarpe prevista, perché dovrete fare una selezione. Questa situazione incresciosa, abbastanza sgradevole direi, rappresenta appunto un rischio operativo.
Purtroppo, non è l’unica possibile problematica da dirimere di questo tipo.
A seguire c’è il rischio finanziario. Più definito come rischio ma non meno importante.
Nonostante sia chiaro di cosa si parli, non tutti reagiscono velocemente e talvolta si indugia troppo, credendo di rimandare tale rischio al futuro. Ma una non decisione è comunque una decisione.
Nessuna azienda virtuosa vive alla giornata. Questo lo sappiamo bene.
Un’azienda che funziona ha sempre tutto sotto controllo; deve controllare i propri crediti e debiti ogni giorno.
Le difficoltà non si rimandano al futuro. Le piccole difficoltà di oggi diventano grossi rischi domani e fallimenti dopodomani. Non ricevere un pagamento alla scadenza per una nostra noncuranza, o contrarre un debito senza averne la necessità fa andare velocemente l’azienda in rosso. Vi invito inoltre a non osservare i numeri semplicemente dal segno.
Cosa voglio dire? Avvalersi di personale qualificato ad esempio oggi ci costa di più, ma domani ci fa risparmiare e dopodomani ci fa raddoppiare i profitti.
In definitiva non è una banalità avere una corretta visione dei saldi in un’ottica di medio lungo periodo, tanto meno avere una garanzia delle entrate e saper gestire le uscite con il massimo scrupolo, nel breve periodo.
Dovremo parlare anche dei rischi per l’ambiente. C’entra anche l’ambiente? C’entra, c’entra!
Vi faccio un breve esempio. Ogni anno si rafforzano le politiche nazionali per la tutela dell’ambiente. Tutto si muove molto più velocemente di un tempo.
Se oggi una fabbrica dispone di un sistema di depurazione che soddisfa i requisiti di legge, domani la legislazione potrebbe cambiare ed imporre nuovi limiti. Le variabili di incertezza aumentano e con esse i rischi. Ma i rischi possono diventare opportunità in un mondo globale come il nostro.
In questo caso alla fabbrica potrebbe fare di necessita’ virtù e rinnovare immediatamente il sistema di depurazione.
Passiamo all’ultimo rischio, quello politico.
Facciamo il caso di un’azienda che importa dei materiali dall’estero o che si vuole anche servire di manodopera estera. Una situazione che in parte riguarda anche la nostra bella azienda.
Una situazione instabile politicamente influisce anche sulle relazioni commerciali tra i paesi diversi: cambiano le politiche sui benefici fiscali, cambiano le tasse sui beni importati o esportati e via discorrendo.
Ce n’è già abbastanza per capire che gli argomenti legati ai rischi non sono di facile soluzione. Non c’è neanche bisogno di leggere tra le righe. Ma se facciamo una attenta analisi dei rischi, se cioè facciamo uno sforzo di questo tipo non saremo colti alla sprovvista quando le difficoltà arriveranno: perché arriveranno, statene certi! Meglio prevenire che curare.
Fortunatamente mi sono fatta le ossa abbastanza nella gestione dei rischi e ormai ho una certa dimestichezza, anche se i rischi non possono mai essere presi a cuor leggero.
Posso dirvi che anche se i vostri partner hanno ottime referenze, si serve sempre avere un “piano B” nelle operazioni commerciali e tenere in particolare riguardo tutti i documenti giustificativi.
Bene, dopo questa veloce panoramica, se avete bisogno subito di un caffè, possiamo metterlo nel conto. Scherzi a parte, torniamo all’inizio facendo un approfondimento sugli esempi di aziende che hanno fatto e non hanno fatto una valutazione dei propri rischi.
Daria Kliug.
Giovanni: grazie Daria, non è facile parlare di rischi, credo che di fronte alla tua presentazione sono possibili due tipi di reazioni: o scappano tutti, oppure ti ascoltano e mettono in atto i tuoi consigli.

Daria ha usato alcune espressioni imparate nel corso di Italiano Professionale e anche qualche verbo professionale. Mi riferisco in particolare a farsi le ossa, andare al dunque, avere tutto sotto controllo, andare in rosso, prendere qualcosa a cuor leggero, ha parlato dei documenti giustificativi e ha usato anche qualche verbo professionale a cui abbiamo dedicato una spiegazione all’interno del corso: ha usato il verbo dirimere (il numero 22 nella lista dei verbi spiegati), il verbo contrarre (n. 24), il verbo avvalersi (n. 14) ed infine il verbo valutare (il primo verbo professionale).
Daria ha usato anche una nuova espressione: avere dimestichezza.
Bene, con questo è tutto. Speriamo di essere riusciti a capire come funziona questo corso di italiano: ci sono i verbi professionali, spiegati uno ad uno: si tratta di verbi più facilmente se non esclusivamente nel mondo del lavoro, e ci sono le lezioni del corso suddivise in sezioni. Ogni settimana facciamo un episodio come questo, di ripasso, per spiegare a tutti la finalità del corso. Se siete interessati andate su italianosemplicemente.com e chiedete di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente. In questo modo potrete anche voi esercitarvi con il linguaggio professionale.

Un saluto a tutti.

Fare una presentazione

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Giovanni: Eccoci di nuovo qua ragazzi, come tutti i mercoledì all’interno dell’associazione Italiano Semplicemente ci occupiamo di Italiano Professionale. Io sono sempre Giovanni, il presidente dell’associazione e oggi vogliamo farvi partecipi di un bel testo, letto e scritto a quattro mani, due delle quali sono di Daria, uno dei membri della nostra associazione.

Vi faccio ascoltare quindi un bell’episodio dalla voce di Daria. Parliamo di “Presentazione“, un argomento a cui abbiamo dedicato la sezione seconda del corso di Italiano Professionale, quindi le lezioni dalla n. 15 alla numero 20. Oggi in particolare Daria si occuperà della fase iniziale di una presentazione  – lezione 16)

Anche se solamente i membri dell’associazione possono ascoltare queste lezioni di Italiano Professionale tutti potete ascoltare l’episodio di oggi, e questo lo facciamo per dimostrare l’utilità e le caratteristiche di questo corso online, dedicato al linguaggio del mondo del lavoro. Quella che ascolterete quindi è una presentazione professionale, che avviene all’interno di una azienda di scarpe. Daria utilizzerà molte espressioni imparate finora sul corso.

Buon ascolto. Daria, a te la parola.

Daria: Buongiorno a tutti, prendete tutti il vostro posto per favore, così potremmo dare inizio alla prossima presentazione.
Mi chiamo Daria e sono la responsabile per la strategia e il marketing. Il mio ufficio ci aiuterà a promuovere sul mercato il nostro nuovo prodotto vale a dire le scarpe “Con-forte”.

Come sapete lavoro ormai nella nostra azienda da cinque anni, di conseguenza ritengo di avere una certa esperienza nel mercato delle calzature. Vi posso pertanto dare la mia spassionata opinione in merito: non sarà affatto facile sbaragliare la concorrenza. Tuttavia sono sicura che con la giusta strategia, dai e dai, permettetemi, gli faremo mangiare la polvere.

La mia presentazione odierna è abbastanza dettagliata, impiegherò circa due ore per esporne tutto il contenuto.

Sapete che non amo perdermi nei dettagli, ma l’operazione necessita di non trascurare alcun particolare. Circa alla metà della mia presentazione (alle 12 circa) abbiamo in programma una pausa caffè, per rinfrescarci un po’ e soprattutto condividere le nostre opinioni. Abbiamo 20 minuti di pausa, dopodiché continuo e termino la mia presentazione. Bene ragazzi, il tempo stringe (come sempre) e per poter terminare il programma di oggi come programmato vi prego di fare le domande soltanto alla fine della mia presentazione; trattenetevi se potete, ma alla fine non indugiate perché il vostro contributo può essere prezioso. Anche la domanda apparentemente più semplice può essere molto importante.

Allora, la prima parte della mia presentazione è dedicata alla descrizione del mercato delle calzature in termini di dati precisi. Li ho raccolti grazie anche alla preziosa collaborazione di Ulrike, che sicuramente ha coltivato un certo fiuto per gli affari considerata la sua esperienza sul campo. Ulrike ha condotto per noi delle interessantissime analisi di mercato, molto precise e ricercate ma allo stesso tempo estremamente comprensibili e puntuali. A questo punto facciamo la pausa caffè.
Nella seconda parte vi presenterò la nostra “nicchia di riferimento“, parlo ovviamente del nostro acquirente potenziale e delle sue caratteristiche. E’ la nicchia su cui dovremmo puntare secondo me e che potrebbe portarci ad avere successo su tutta la nostra linea di scarpe, non solo sul nuovo modello.

Bene. Quindi nell’arco della prossima mezzora vi racconto del piano di vendite che abbiamo elaborato insieme a Mohamed, Ramona, Bogusia e Maja con cui faccio squadra. Vi spiegherò anche perché durante il primo anno probabilmente potremmo non andare alla grande con la produzione e anche perché dovremmo però mantenere un clima di fiducia elevato: è molto importante per il nostro successo sul mercato nel lungo termine, che ci sarà, ma occorre pazientare un po’. Se vogliamo dirla tutta, il primo anno dovremo prendere la palla al balzo e reagire subito alle risposte dei primi consumatori. Vi spiegherò come farlo.

Nella parte finale, la più dettagliata, vi dirò per filo e per segno la nostra idea su come far sì che la nostra clientela conosca il nuovo modello “Con-forte”. Ad onor del vero, la nuova campagna promozionale supporterà anche i modelli che avevamo già lanciato sul mercato, e questo perché non vorremmo essere presi alla sprovvista se le cose non andranno come vorremmo col nuovo modello. In questo caso mi raccomando: calma e gesso! Alle perse, i nostri consumatori resteranno con noi grazie ai modelli già conosciuti.

Alla fine ci resterà mezzora per discutere tutte le vostre domande e mettere i puntini sulle i a vostro piacimento.

Allora, adesso se non avere domande riguardo alla mia scaletta che ho preparato, vorrei iniziare la prima parte della mia presentazione.

Giovanni: bene Daria, grazie del tuo contributo. Hai utilizzato ben 18 espressioni imparate all’interno del corso finora: avere una certa esperienza, spassionata opinione, sbaragliare la concorrenza, dai e dai, mangiare la polvere, perdersi nei dettagli, il tempo stringe, avere fiuto per gli affari, la nicchia di mercato, fare squadra, clima di fiducia, se vogliamo dirla tutta, prendere la palla al balzo, per filo e per segno, ad onor del vero, calma e gesso, alle perse e infine mettere i puntini sulle i.

Tutte queste espressioni le abbiamo spiegate all’interno del corso ed ogni mercoledì, all’interno del programma settimanale per i membri, ripassiamo una lezione diversa all’interno del gruppo WhastApp dei membri dell’associazione.

Date un’occhiata al programma delle lezioni future se siete interessati. Spero  che l’episodio vi sia piaciuto. Grazie ancora a Daria. Un saluto a tutti da Giovanni.

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Italiano Professionale: scontri e confronti tra uffici vendite e marketing

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti. In questo episodio parliamo di Italiano Professionale.

Trattiamo un argomento particolare che riguarda il mondo del lavoro ed useremo un linguaggio più difficile del solito.

Questa infatti è una lezione legata al corso di Italiano Professionale e precisamente alla lezione n. 14 dedicata ai confronti ed agli scontri. Il corso è di livello almeno intermedio, non per i principianti della lingua, è un corso che solamente i membri dell’associazione Italiano Semplicemente possono leggere ed ascoltare. Oggi però, come facciamo spesso, vogliamo aiutare tutti a capire di cosa si parla nel corso e quali argomenti vengono trattati.

Io e Daria quindi oggi utilizzeremo alcune delle espressioni spiegate nella lezione n. 14. Daria, un membro dell’Associazione, che saluto e ringrazio per questo, ha voluto provare ad usarne alcune e lo ha fatto come ascolterete, molto bene.

Spero che questa puntata speciale di italiano semplicemente possa essere utile a tutti benché sia un po’ più difficile delle altre. Allora Daria ci parla di scontri e confronti, un argomento che accomuna sicuramente tutte le attività e tutti i mestieri, vero Daria?

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Daria:

Buongiorno Giovanni. Si è proprio così. Parlerò di scontri e confronti. E sai che ho pensato mentre ascoltavo le spiegazioni che hai fatto insieme a Mohamed, Ulrike ed Adriana?

Che parlando di questi due aspetti particolari in ambito lavorativo non si può non fare riferimento ad uno speciale rapporto controverso molto diffuso al lavoro.

Si tratta del rapporto tra l’ufficio vendite e l’ufficio marketing nelle aziende commerciali. Allora, oggi vorrei usare le espressioni della lezione numero 14 del corso di italiano professionale per descrivere il rapporto tra questi due uffici.

Dunque, il nocciolo della questione sta proprio nello scontro che avviene di sovente tra questi due uffici: l’ufficio vendite, cioè le persone addette alla vendita dei prodotti ai clienti sono convinti di essere il dipartimento più fruttuoso. Infatti sono loro che stipulano l’accordo di vendita con gli acquirenti e che quindi producono i profitti dell’azienda. In aggiunta, le attività dell’ufficio vendite sono sempre evidenti e facilmente misurabili.

Dall’altra parte, esattamente al contrario dell’ufficio vendite, l’ufficio marketing svolge tutte quelle attività che hanno a che fare con il concetto del prodotto che è, o che potrebbe essere, nella mente dei consumatori. Ad esempio la conoscenza del prodotto, la soddisfazione legata ad esso, e anche il desiderio di acquistarlo.

Si tratta di aspetti fondamentali, senza i quali i consumatori non sarebbero neanche a conoscenza del prodotto stesso e non potrebbero neanche acquistarlo. Probabilmente non ne avrebbero neanche voglia.

Allora, così come è inutile volere la botte piena e la moglie ubriaca, nessun prodotto si vende senza le spese e le attività associate alla promozione. Perciò si deve assegnare qualche risorsa anche a fini pubblicitari ad esempio. La pubblicità, come si dice, è l’anima del commercio.

Il problema qual è?
Il problema è che facendo la promozione del prodotto l’ufficio marketing spende denaro dell’azienda per attività che, come si è detto, sono indispensabili, ma i risultati in termini di vendite e profitti sono poco misurabili, a differenza dell’ufficio vendite.

Cosa fare ad esempio se il prodotto non si riesce a vendere come previsto neanche dopo che il budget è stato speso?
Si legge, tra le righe, che l’ufficio vendite dà la colpa a quello di marketing per aver speso soldi inutilmente. E per cavarsi d’impaccio l’ufficio marketing accusa di contro quello delle vendite per non avergli dato abbastanza soldi per condurre la campagna promozionale nella stessa misura in cui lo fanno i concorrenti.

Qualsiasi sia il risultato delle vendite, secondo la mia personale opinione, non è accettabile andare così facilmente alla resa dei conti coi colleghi, soprattutto se non si è pienamente consapevoli del risultato del proprio lavoro.
A nessuno dovrebbe essere permesso, in un’azienda che si rispetti, neanche di alzare i tacchi durante un incontro per evitare una discussione sensibile. Cosa che avviene puntualmente.

Se c’è stato un disguido che ha fatto degenerare una discussione, si dovrebbe chiamare in causa qualcuno che di mestiere, tra l’altro esattamente questo: dirimere le discussioni, un altro mestiere quest’ultimo, fondamentale a mio avviso e dalle risultanze poco misurabili con gli strumenti classici.

Qualcuno che dia un colpo al cerchio e uno alla botte insomma e faccia andare avanti la baracca prima che si vada ai ferri corti. Questo delicato ruolo può essere interpretato anche da una figura come il direttore generale ad esempio, oppure da una seconda figura specializzata, che con abilità possa riuscire a far capire bene l’antifona a tutti riguardo ai rischi legati alle controversie, aiutando le parti a scendere a compromessi.

Nonostante una certa divergenza d’idee, assolutamente normale in un luogo di lavoro, per tutti sarebbe bello metterci una pezza prima che sia troppo tardi.
In questo modo gli impiegati litigiosi non avranno scuse e, al bisogno, dovranno ritirarsi di buon ordine.

Cosi, l’ufficio vendite e l’ufficio marketing, spesso con un aiuto esterno possono rimediare a un incomodo, accontentandosi entrambi.

E’ molto probabile che anche voi abbiate vissuto personalmente un caso simile a quello descritto oggi.
Spero che nel vostro caso non si tratti di scontri all’arma bianca perché come saprete ne uccide più la lingua che la spada.
E come dice un altro proverbio italiano: “è meglio un magro accordo che una grassa sentenza”.

Un saluto a tutti!

Giovanni: Bene Daria, grazie, un ottimo argomento quello trattato da te oggi. Hai utilizzato anche alcune espressioni in più che ho evidenziato con il colore rosso sul testo.

Non vi scoraggiate – parlo ai visitatori di Italiano Semplicemente – se trovate queste espressioni un po’ complicate; Daria parla già molto bene ed in questo modo sta aumentando le proprie competenze in ambito professionale.

Per chi è interessato alla lezione n. 14 del corso, per capire quindi come e quando poter usare queste espressioni come ha ben fatto Daria oggi ed anche per partecipare a tutte le altre attività dell’associazione si può chiedere di aderire e diventare membro. Vi aspettiamo.

Un saluto anche da parte mia.

Le particelle: Ci, ce, gli, ce, lo, li, si – alla fine dei verbi

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E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: sarà essenzialmente un esercizio di ripetizione e di domande e risposte. Ricordatevi sempre della regola n. 6 per imparare l’italiano: l’importanza delle domande e risposte.

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L’argomento è utilizzare: ce, si, ci lo, la, gli, ne eccetera. Lo abbiamo fatto altre volte, intendo parlare di queste particelle.

Oggi però mi interessa soprattutto quando inseriamo queste particelle e pronomi alla fine del verbo per riferirci a qualcosa. Senza dare troppe spiegazioni, passiamo subito alla pratica, come si compete a chi rispetta le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Io dunque dirò una frase normale, una frase per esteso, parlando di qualcosa (non importa cosa) mentre voi dovete dire la stessa frase dando per scontato la cosa di cui parliamo. Capita spessissimo in una conversazione di riferirsi alla cosa di cui parliamo non attraverso il suo nome ma usando una di quelle particelle alla fine, attaccandole al verbo.

Non si tratta di vere domande, in realtà, ma di due tipi di frasi diverse, ma l’importante è far lavorare il cervello.

Ad esempio se io dico “mangiare la mela” voi dovete dire “mangiarla“. “La” mela, quindi: mangiarla. “La” va alla fine del verbo.

Ad esempio in una frase posso dire: ecco la mela ma non mangiarla tutta. Non posso dire: ecco la mela ma non devi mangiare tutta la mela; per non ripetere “la mela” dico semplicemente: non devi mangiarla.

Se invece io dico “mangiare uno spicchio di mela” voi dite: “mangiarne uno spicchio“.

Se dico: “Noi ci mangiamo un po’ di mele” voi dite: “mangiamone un po’” (oppure mangiamocene un po’)

Mangiamone o mangiamocene: in questo caso è più difficile perché ho messo insieme sia la persona che compie l’azione (noi) che la mela (usiamo ne perché è una parte della mela): Posso anche dire:

  • mangiamoci un po’ di mela (la mela la scrivo)

Se invece dico “ce la mangiano noi la mela” voi dite: “mangiamocela“, oppure mangiamola (Ce anche in questo caso è facoltativo, anche nella domanda).

Tutti chiaro? Usate ce, ne, ci, lo, gli eccetera a seconda della frase.

Ho notato che si tratta di un ostacolo difficile anche per gli stranieri più bravi.

Allora un gioco di questo tipo può aiutare.

Iniziamo:

Noi dobbiamo ricordare quelle ragazze.

Voi rispondete senza nominare la parola “ragazze” (che prevede l’articolo le) e senza di dire “noi” ma facendo riferimento a noi ed alle ragazze alla fine del verbo:

Ricordiamocele, oppure Dobbiamo ricordarcele. Ce le dobbiamo ricordare (che è la stessa cosa).

È importante questo esercizio perché bisogna saper distinguere le cose tra loro, a seconda ad esempio che siano divisibili o meno, o altre regole che è inutile spiegare perché quello che conta è praticare e ripetere come vi dico sempre. Tutto verrà in automatico.

Bene continuiamo. Vi darò il tempo per rispondere e poi rispondo io.

Prendi la penna: Prendila.

Prendi la penna per me: prendimela

Prendete la penna per voi: prendetevela

Andiamo a Roma: andiamoci

Andate a Roma: andateci

Mordi la mela: mordila

Mangia una parte della mela: mangiane una parte

Scrivi una storia: scrivila

Scrivi una parte della storia: scrivine una parte

Scriviamo il libro insieme: scriviamolo insieme, scriviamocelo insieme

Spedisci una e-mail a Giovanni: Spediscigli una e-mail, spediscigliela

Raccomanda quel ristorante a Maria: Raccomandale quel ristorante, raccomandaglielo.

Spedisci la cartolina: spediscila

Spedisci a noi una cartolina: spediscici una cartolina. Spediscicela. 

Manda i saluti: mandali

Manda i saluti a lui: mandagli i saluti, mandaglieli

Chiedi un bacio a Giovanna: chiedilo a Giovanna, chiediglielo

Dammi i soldi: dammeli

Alcune persone si mangiano le unghie. Non è normale (in questo caso dovete usare “si” alla fine del verbo mangiare): non è normale mangiarsi le unghie. Alcune persone lo fanno.

Attenzione con la terza persona:

Mario deve dare i soldi a noi: Mario deve darceli, ce li deve dare, ce li dia.

Mario deve dare i soldi a te: Mario deve darteli, te li deve dare, te li dia.

Mario deve dare i soldi a Maria: Mario deve darglieli, glieli deve dare, glieli dia

Mario deve dare i soldi a me: Deve darmeli, me li devi dare, me li dia!

Fate i compiti: fateli.

Fai i compiti: falli

Alcuni si fanno dei problemi a parlare in pubblico. E’ segno di poca esperienza. (usare “si”: Farsi dei problemi a parlare in pubblico è segno di poca esperienza.

Devi farti carico di quel lavoro: fatti carico di quel lavoro, fattene carico.

Mangia tutto il cibo: mangialo tutto!

Responsabilizza tuo figlio: responsabilizzalo.

Attenti sempre alla terza persona:

Quella madre deve responsabilizzare il figlio: che lo responsabilizzi, che responsabilizzi suo figlio (con la terza persona non posso mettere lo alla fine).

Dovrei andare sul sito: dovrei andarci.

Andiamo via da qui: andiamocene.

Noi ci occupiamo di loro: occupiamocene.

Devi ritrovare la pazienza: ritrovala.
Ci devi riprovare: riprovaci

Voi vi occupate di lui: occupatevene.

Siete voi che dovete occuparvi di lui: occupatevene voi!

Sono io che mi occupo di lei: me ne occupo io.

Devi occuparti di lei: occupatene tu!

Devo fare la pasta al dente: devo farla al dente. Che la facciano al dente.

Dillo a lui: diglielo.

È lui che si deve occupare di lei: se ne occupi lui. Se ne deve occupare lui, deve occuparsene lui.

Occorre che qualcuno si occupi del problema: Qualcuno se ne deve occupare. Occorre occuparsene.

Mettiamo il sale sulla pasta: mettiamocelo sopra.

Attenzione questa è più difficile:

Dovete aver cura di questa cosa: dovete averne cura, abbiatene cura

Difficile?

Proviamo le ultime volte:

Andate via: andatevene

Vogliamo parlare di questa cosa? Vogliamo parlarne? Parliamone.

Mettiamo il pantalone nell’armadio: mettiamolo nell’armadio. Mettiamocelo.

Devi ridare la fiducia a noi: ridacci la fiducia, ridaccela

Bene amici spero vi sia piaciuto questo episodio. Grazie a tutti dell’ascolto. Spero ce l’abbiate fatta.

Per chi è interessato e vuole approfondire la pronuncia, tutti i giovedì facciamo questi esercizi nel gruppo Whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente. Fate richiesta di adesione e saremo felici di avervi tra noi. E’ possibile aderire anche se si rappresenta una scuola o un istituto dove si studia italiano.

Ciao a tutti da Giovanni.