Protetto: Italiano Professionale – lezione 24: Puntualizzare

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Botta e risposta

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: un esercizio di botta e risposta. Adesso vi spiego cosa significa.

Ogni tanto bisogna che anche voi parliate un po’.

Allora diremo una frase ciascuno. Botta e risposta. Io la botta e voi la risposta.

Io cioè dirò la prima frase e voi direte la seconda. Ma non vi farò domande a cui rispondere… ma allora cosa dovete dire voi?

Dovete dire la mia stessa frase ma più breve, usando ci, ne, lo, vi, ti, eccetera, come se sapessimo di cosa stiamo parlando. Una cosa che si fa sempre nelle conversazioni per evitare di fare ripetizioni.

Io ovviamente darò la risposta dopo di voi.

Ad esempio. Se io dico:

Io devo parlare con te di quella cosa

Voglio evitare di dire “con te di quella cosa”

Voi dite:

Devo parlartene.

Oppure:

Te ne devo parlare

Altro esempio:

Io: Dobbiamo andare in quel luogo e parlare con loro (“con loro” e “in quel luogo” non voglio dirlo)

Voi: Dobbiamo andarci e parlargli

Mi sono spiegato? Adesso rispondete voi ok? Io vi dico cosa dovete abbreviare. Pronti e via!

  • Fai entrare lui – fallo entrare
  • Fai entrare lui nella macchina – faccelo entrare
  • Mettiamo le nostre mani nelle tasche – mettiamocele in tasca
  • Mettiamo le caramelle in tasca – mettiamole in tasca
  • Mettiamo qualche caramella in tasca – mettiamone qualcuna in tasca
  • Mettiamo la caramella dentro – mettiamola dentro
  • Mangiamo ancora altre mele – manogiamone ancora (mangiamocene ancora)
  • Voi vi dovete rendere conto di questo – rendetevene conto
  • Lavatevi bene le mani- lavatevele bene
  • Arruffa il pelo al gatto – arruffagli il pelo
  • Puoi dare un bacio a lui? – puoi baciarlo?
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versateci un po’ d’acqua
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versatene un po’ sul fuoco
  • Bisogna sperimentare il vaccino – bisogna sperimentarlo
  • Sbucciate le mele – sbucciatele
  • Sbucciate qualche mela – sbucciatene qualcuna
  • Andiamo al mare – andiamoci
  • Andiamo via – andiamocene
  • Mandiamo via loro – mandiamoli via
  • Mandiamo via qualcuno di loro – mandiamone via qualcuno
  • Lui salta sulla scala – lui ci salta sopra
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarle in padella
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarci le verdure
  • Io sono qui – io ci sono
  • Io sono in casa – io ci sono
  • Io sono presente – io ci sono
  • Io sono vicino a te – ti sono vicino
  • Fatti regalare qualche fiore – fattene regalare un po’/qualcuno

L’episodio termina qui, grazie a tutti per aver ascoltato e parlato in questo episodio di botta e risposta.

Adesso ascoltiamo la voce di Liliana di nazionalità moldava 🇲🇩 , membro dell’associazione Italiano Semplicemente che ha voluto provare a rispondere anche lei a qualche frase di botta e risposta di prima. Invito tutti voi a fare lo stesso per esercitare la lingua.

A proposito di membri c’è un nuovo membro dal Perù, si chiama Franco a cui do il mio bemvenuto.

Allora ascoltiamo anche la voce di Franco che ha voluto subito provare mettersi alla prova con una frase per ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato. Vai Franco. Prima Liliana e poi Franco però.

Franco: buongiorno a tutti, io sono Franco, il nuovo membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Volevo dire che laddove possa essere utile sono pronto anche io a registrare una frase di ripasso. Ah, dimenticavo di dire che sono peruviano. Avete presente il Perù?

Ulrike: Ciao Franco! Il Perù? Vuoi che non l’abbiamo presente? Vabbè, non con tutti gli annessi e connessi, questo devo ammettere quantomeno per me.

Grazie anche ad Ulrike, con la quale condivido la risposta.

Colgo l’occasione infine per ringraziare i donatori che aiutano italiano semplicemente tramite paypal.

Per donare basta cliccare sul link che vi inserisco sul sito oppure indicare l’email italianosemplicemente@gmail.com.

Voglio fare un regalo speciale a tutti i donatori: l’ultimo audio-libro di espressioni idiomatiche, cosi sarà più facile e meno noioso stare a casa in questo brutto momento dominato dal coronavirus. Tanti episodi da leggere ed ascoltare durante il tempo libero (non potete dire di non avere tempo libero in tempi di coronavirus!)

Basta una qualsiasi donazione, di qualsiasi importo e riceverete sulla vostra email il link per scaricare tutti i file audio in formato mp3 delle spiegazioni e il file pdf dell’audiolibro.

Un saluto e grazie a tutti.

Episodi simili

1 – LA BOLLA – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

Audio

Benvenuti in questo primo episodio della rubrica “il linguaggio commerciale“, composto da episodi di breve durata che riguardano la lingua italiana del lavoro e del commercio.
Sono moltissimi gli stranieri che lavorano in Italia e che quindi all’inizio avranno molte difficoltà con la complessa terminologia del mondo del lavoro, allora prevalentemente a loro è dedicata questa rubrica. Si tratta comunque di episodi utili anche a quei tanti che si interessano del linguaggio del mondo lavorativo e commerciale italiano per altre ragioni, vuoi per esprimersi meglio e capire meglio quando capita, vuoi per semplice curiosità.
La rubrica fa parte del corso di Italiano Professionale e pertanto è dedicata ai soli membri dell’associazione. Questo primo episodio è comunque per tutti, e per chi fosse interessato, chi avesse piacere di unirsi al gruppo, basta fare richiesta di adesione all’associazione (vi inserisco un link per fare richiesta) in questo modo si potranno ascoltare e leggere tutti gli episodi di questa rubrica e anche di tutti gli altri episodi del corso di Italiano Professionale.
In questa rubrica vedremo ogni volta un termine diverso, tutti riguarderanno il linguaggio commerciale, quindi i termini più usati o più complicati: dalla fattura alla ricevuta, dallo scontrino alle tasse, dal bilancio al reddito alla bolletta e così via. Faremo molti esempi a supporto.
Alla fine di ogni episodio, a partire dal secondo, faremo anche una frase di ripasso per non dimenticare i termini già spiegati in precedenza. E’ lo stesso approccio, la stessa metodologia che viene usata anche nelle altre due rubriche di breve durata, dedicate ai principianti e a coloro che hanno un livello intermedio. Questa invece è più specifica, dedicata ai lavoratori. Tutti gli episodi quindi dureranno dai due ai quattro minuti, indicativamente, ovviamente parlo solo della spiegazione singola, escludendo le frasi di ripasso. Complessivamente si potrà arrivare a 5 o 6 minuti, non di più, da ascoltare in auto, mentre si va al lavoro, sull’autobus o mentre si fa sport, durante il tempo libero.

Iniziamo dalla “bolla“.

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“La bolla”, cos’è? Nel linguaggio commerciale si tratta di un documento di accompagnamento di una merce.

Sapete che le merci viaggiano, passano da una mano all’altra, ad esempio da un produttore ad un distributore o viaggiano per essere lavorate ancora o, quando il prodotto è terminato, viaggiano per essere vendute.

Comunemente in Italia si parla di “bolla“, ma in realtà la possiamo chiamare “Bolla di spedizione”, oppure “bolla di consegna”, oppure DDT (Documento di trasporto) ma in ogni caso è un documento, una ricevuta che comprova (cioè dimostra) rispettivamente l’avvenuta spedizione e la ricezione della merce. Dimostra a chi spedisce che la merce è stata spedita e a chi riceve che la merce è stata ricevuta.
Cosa c’è scritto? Quantità, qualità, causale e identità delle parti nel trasporto di merci, indipendentemente dalla ragione per cui i beni vengono trasportati da un luogo all’altro, quindi attenzione perché si deve usare anche quando il trasporto avviene da una sede all’altra della propria stessa azienda.

In pratica quindi è un documento di accompagnamento di una merce, la merce quindi è sempre accompagnata da questo documento che comunemente si chiama “bolla“. Fino al 1996 in Italia esisteva la “Bolla di accompagnamento” (o bolla accompagnatoria) – si chiamava così – ora però si continua spesso ad usare questa modalità (bolla) ma in realtà il nome è Documento di trasporto, o DDT ed il sistema è informatizzato.

E’ uno dei primi documenti della merce, insieme alla fattura, all’ordine ed alla distinta di prelievo. Vedremo anche questi in seguito.

E’ utile sapere che ora tale documento è obbligatorio e che il documento è in formato libero, ossia non ci sono vincoli di forma particolari, anche se sono in vendita dei modelli che si possono usare. Ovviamente ne occorrono due copie, una per chi spedisce la merce ed una per chi riceve la merce.

Si parla a volte di “bolla di lavorazione“. Infatti quando un prodotto si realizza attraverso varie fasi produttive, quindi diverse attività, diverse fasi, e quando queste sono svolte da soggetti differenti c’è un passaggio della merce che avviene per questo motivo. Su questa bolla, che è sempre un documento, vengono riportati i dati relativi alle varie lavorazioni ed i materiali da impiegare.

Con questo è tutto e nel prossimo episodio ci occupiamo della “ricevuta“.

Ricordo a tutti coloro che sono interessati che possono aderire all’associazione attraverso una semplice richiesta. In alternativa, se siete interessati solamente a questa rubrica di brevi episodi commerciali quando raggiungeremo i 100 episodi verrà pubblicato un audio-libro in vendita su Amazon. Un saluto a tutti.

– – –

Protetto: Corso di Italiano Professionale per principianti – Lezione 7: SCRIVERE UN RINGRAZIAMENTO

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Protetto: ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana (domande & risposte) – Art.9

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Protetto: 3 giorni in Italia – Lezione 10: informazioni turistiche stradali

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Il notiziario della salute – parliamo degli occhi: vocabolario, verbi particolari, malattie e rimedi

Audio

Descrizione

Pubblichiamo un episodio del programma settimanale del gruppo WhatsApp dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.  Se stai imparando la lingua italiana potrebbe essere utile per te partecipare alle lezioni quotidiane in questo gruppo.

Trascrizione

Oggi parliamo di occhio. Sono molte le espressioni dedicate all’occhio, che cioè contengono la parola occhio, ma oggi voglio dirvi velocemente qualche parola che si usa quando si parla di occhi.

Stropicciare ad esempio è un verbo che si usa spesso con gli occhi. Significa toccarsi gli occhi, sfregare, strofinare, passare più volte la mano gli occhi. Si fa la mattina quando ci si sveglia; ci si stropiccia gli occhi, quindi si usa in modo riflessivo:
Stropicciarsi gli occhi.
Poi è interessante parlare di lacrimazione degli occhi: quando un occhio lacrima (verbo lacrimare) escono le lacrime dagli occhi, escono le gocce dagli occhi, come quando si piange.
Possono lacrimare comunque anche perché sono arrossati o perché qualcosa c’è finito dentro.

Anche il verbo arrossare è abbastanza tipico degli occhi: quando diventano rossi, vuol dire che sono arrossati, cioè sono infiammati, non che il colore degli occhi cambia. Anche la pelle può arrossarsi, ma in questo caso accade quando si prende troppo sole o per via di contusioni, schiaffi eccetera.

Gli occhi poi si possono “strizzare” ma questa è una espressione idiomatica: significa chiudere la palpebra facendo l’occhiolino, come segno d’intesa. Non è certamente come strizzare uno straccio, o come quando ti prende la strizza (la paura, la fifa, ricordate?)

Oltre all’arrossamento ed alla lacrimazione potete anche avere la secchezza degli occhi: in questo caso gli occhi sono poco umidi, sono “secchi” si dice così quando state magari in ambienti surriscaldati o climatizzati, oppure quando fate un uso prolungato del computer. Anche il fumo, la polvere o il vento, possono causare una disidratazione dell’occhio e quindi secchezza o irritazione oculare.

E cosa accade quando prendete un pugno in un occhio? Accade che l’occhio si gonfia: avete un gonfiore all’occhio causato dal trauma del pugno.

Sapete cosa fare in caso di gonfiore o arrossamenti? Potete fare degli “impacchi”. Questa parola l’avete ma sentita? Fate un impacco di acqua e sale ad esempio, che funziona anche in caso di allergie o congiuntivite.

impacco_immagine

L’impacco è l’applicazione sulla cute, cioè sulla pelle, in generale, a scopo terapeutico, quindi per guarire, di panni o garze imbevute di liquidi o soluzioni medicamentose.

Quindi prendete un pezzo di stoffa o una garza, imbevete (cioè bagnate) la garza o la stoffa, il tessuto, di acqua e sale, potrete così fare un impacco. Fare un impacco è questo. Non potete però usare il verbo “impaccare” che invece significa fare un pacco e non un impacco.

A Roma puoi usare il verbo impaccare anche in un altro modo… se sei “impaccato di soldi” vuol dire infatti che hai molti soldi, che sei una persona ricca.

Il primo incontro dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente – RIPASSO

Audio

Trascrizione

Eccoci qua, ciao a tutti, sono Giovanni, di Italiano Semplicemente e oggi volevo raccontarvi il primo incontro dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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un momento di relax

Colgo l’occasione al volo per effettuare un ripasso delle espressioni spiegate sul sito, sia delle espressioni idiomatiche, di durata variabile dai 10 ai 20 minuti circa, sia gli episodi della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Allora finalmente sono qui a raccontarvi di questa prima riunione dei membri, svoltasi in Puglia dal 6 al 9 settembre dell’anno 2019.

Un appuntamento molto atteso per diversi motivi. Per quanto mi riguarda volevo da una parte tener fede alla promessa fatta, che poi era una promessa fatta anche a me stesso, beninteso.

Inoltre sono molto sensibile alle emozioni, personalmente, e ogni tanto mi piace regalarmene qualcuna. Devo dire che l’incontro non ha deluso le aspettative. Ma adesso vi racconto come sono andate le cose. Mi raccomando state attenti alle espressioni, che ho già iniziato ad usare. Nella trascrizione di questo episodio ci sono i collegamenti che vi portano alle singole espressioni spiegate. Se doveste avere qualche problema di comprensione è del tutto normale, ma qualora non riusciate neanche a capire il senso di una frase meglio dedicare un po’ di tempo a queste espressioni, onde evitare di demoralizzarsi.

Io e la mia famiglia siamo andati in Puglia qualche giorno prima, molto vicini alla struttura che ha ospitato i membri. D’altronde è la stessa cosa che ha fatto anche qualcun altro, con cui abbiamo avuto il piacere di condividere una serata insieme, prima della riunione dei membri.

In quell’occasione abbiamo trascorso una bella serata con una bella grigliata di carne, in compagnia di qualche pianta di ulivo. Un bell’ambiente fresco nella natura. Abbiamo concluso la serata con un buon caffè ed anche con un ammazza-caffè ungherese a base di mela, sebbene l’avessimo bevuto anche all’inizio del pasto, come ci era stato raccomandato.

Poi dal giorno 6 ci hanno raggiunto anche altri membri, di diversa nazionalità: finlandese, ungherese, spagnola, russa e slovena.

Dunque, il primo giorno abbiamo esordito con una gita in barca, e abbiamo potuto visitare la costa ionica e le sue grotte naturali. Molto interessante anche la spiegazione del  chiamiamolo “barcaiolo”, o dell’autista, il conducente della barca a motore, o come vogliamo chiamarlo. Ad ogni modo ha spiegato bene, e aveva anche un fare simpatico.

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i membri dell’associazione in gita a Santa Maria di Leuca (Puglia)

Peccato che ad un certo punto abbia abbandonato la barca per farsi un bagno anche lui.

Vabbè, comunque il mare era tranquillissimo e dunque, ammesso e non concesso che lui abbia pensato a questo, non è stato un vero tiro mancino verso di noi che comunque siamo stati un po’ colti alla sprovvista da questo. Io stesso ad un certo punto non vendendolo più alla guida mi sono detto: ma dov’è? Dove si è nascosto?

Comunque… chiudiamo la parentesi barcaiolo. Le ville ottocentesche, ben conservate, proprio sulla costa, arricchivano il paesaggio, molto suggestivo. Abbiamo fatto qualche tuffo nel mare blu dello ionio (ed anche un po’ freddo a tratti). Veramente un’acqua meravigliosa. Questa gita di un’ora e mezza è stata la prima occasione in cui tutti i membri che hanno partecipato all’incontro si sono conosciuti dal vivo, a tu per tu.

Ovviamente è stato un “primo incontro” particolare, perché sebbene non conoscessimo l’uno vita morte e miracoli dell’altro, almeno in parte ci si conosceva già, avendo condiviso insieme molte informazioni nel gruppo WhatsApp dell’associazione.

Abbiamo fatto anche sport insieme, pensate un po’, la mattina presto, prima di colazione.

Non voglio raccontarvi tutto ciò che abbiamo fatto, ma sono emerse in generale, durante questo incontro in Puglia, alcuni aspetti simpatici, e vale la pena fermarsi su questi un attimo.

La questione “lingua” è stata credo molto interessante, ma affrontata in modo diverso dai partecipanti. C’era chi faceva molte domande su questo aspetto, e questo mi ha fatto molto piacere, chi ne faceva un po’ meno ma ugualmente non si tirava indietro quando c’era da rispondere ad una domanda o dire la sua opinione. C’erano anche degli amici italiani che ci hanno fatto compagnia e probabilmente questo ha arricchito ulteriormente il dialogo.

A volte ho avuto la sensazione che ci fossero alcune difficoltà di comprensione, ma questo è normale perché spesso gli italiani parlano velocemente e dimenticano che ci sono stranieri che ascoltano. Speriamo che i membri, bontà loro, ci abbiano perdonato per questo, ma occorre anche abituarsi a questo in fondo, prima o poi.

Mi sembra che comunque i ragazzi si siano armati di pazienza e ci abbiano sopportato per quieto vivere, nonostante qualche momento di difficoltà sono riusciti a comprendere tutto o quasi tutto.  Solo una volta mi sono visto costretto ad intervenire con gli altri italiani prima che la misura fosse colma. Sto scherzando ovviamente!

Le diversità culturali (non ce ne sono mai abbastanza secondo me, con buona pace di chi non la pensa in questo modo) hanno avuto la loro influenza, senza dubbio, senz’altro direi: in Italia, soprattutto al sud, si cena molto tardi e c’è invece chi è abituato a mangiare qualche ora prima. C’è voluto un po’ per abituarsi e un sonnellino pomeridiano ha aiutato soprattutto i finlandesi a resistere più a lungo la sera.

A proposito di abitudini e di cultura: sapete che gli italiani parlano molto, sono abituati a ridere, scherzare e parlare del più e del meno anche per ore senza stancarsi.

Allora può capitare, quello che è accaduto a noi in uno dei dopocena, durante il nostro soggiorno, che il discorso verta sulla differenza tra la mozzarella e il caciocavallo, tra la differente nella lavorazione, nel gusto, addirittura nella definizione dei termini: la vera “mozzarella” è quella di mucca o quella di bufala? Forse gli stranieri (non tutti almeno) non conoscono la mozzarella bufalina, che viene proprio dalla bufala, la femmina del bufalo. Del resto non si può sapere tutto.

Ad un certo punto qualcuno ci ha fatto notare, scherzando, che la discussione sul formaggio durava ormai da circa due ore, così abbiamo dovuto cambiare discorso, nostro malgrado. E dire che c’erano ancora delle cosette da chiarire a mio parere… Comunque non eravamo sguarniti di argomenti, questo è certo. Avevamo solamente l’imbarazzo della scelta in realtà.

E’ stato carino fare l’assaggio delle specialità delle varie nazioni. Ognuno ha portato qualcosa di tipico dal suo paese, e il programma prevedeva che questo scambio di leccornie avvenisse solamente una sera. Non vi dico ovviamente che tutte le sere è andata a finire a tarallucci e vino. Ma questa è un’espressione che devo ancora spiegare sul sito però. Beh, che volete, mica posso aver spiegato già tutto! Un’espressione che comunque mi guardero bene dal non spiegare, potete starne certi!

Come località, la località che abbiamo scelto: Santa Maria di Leuca, la scelta è stata ottima. Credo che siamo riusciti a soddisfare i desiderata di tutti.

C’è stata qualche difficoltà logistica forse, di questo bisogna prenderne atto; difficoltà quindi negli spostamenti perché ci trovavamo nella punta estrema dello stivale, e non si può dire che sia facile raggiungere con i mezzi pubblici questa località marina: quasi tutti hanno dovuto affittare un’automobile e tra l’altro i mezzi pubblici in Italia non spaccano sicuramente il minuto. Non sno puntualissimi.

Di sicuro siamo stati in un posto bellissimo che probabilmente i membri non avrebbero mai visitato in altre circostanze poiché, sebbene molto bello, non è uno di quei posti diciamo che va per la maggiore tra i turisti stranieri, probabilmente proprio per questo tipo di difficoltà. 

Io e la mia famiglia eravamo già stati lì negli anni passati, a Santa Maria di Leuca, ma non avevamo notato alcune cose. Ad esempio, a parte i membri dell’associazione, c’erano veramente poche persone, pochi turisti di nazionalità non italiana, e in generale sembrava una località poco “pensata” alla visita di persone straniere: ad esempio i cartelli stradali erano prevalentemente solo in lingua italiana, c’erano pochi negozi per turisti vicino alla costa eccetera. Questo comunque devo dire che è piaciuto, perché probabilmente è stato conservato il vero aspetto del luogo.

Alla fine è stato un po’ triste salutarci ma si sa, prima o poi bisognava farlo. Anche gli addii sono qualcosa a cui ci si deve abituare.

Ho avuto personalmente anche l’onore di regalare i libri di Italiano Semplicemente ai partecipanti; libri che ho provveduto anche a firmare, con dedica personalizzata a ciascuno di loro.

E’ stato un piacere per me, ma credo che a tutti possa fare piacere firmare dei libri. checché ne dicano alcune persone che pensano che questo significhi darsi delle arie.

Come primo incontro a me è piaciuto molto, spero sia così anche per gli altri, ma il prossimo incontro sarà sicuramente meglio :-). Anche questa è una promessa a cui vorrei dare seguito con i fatti. In caso contrario ne risponderei personalmente e l’associazione pagherebbe probabilmente lo scotto più grande. Ma essendo nato sotto una buona stella sono abituato dalla nascita ad essere fortunato. Facendo sempre le corna! Ci mancherebbe! Adesso che ci penso, anche “fare le corna“, è un’espressione che non è stata ancora spiegata! Mannaggia!

Donazione Italiano Semplicemente

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Impariamo l’italiano… cucinando – KINDLE

Mangiare è stare insieme, fare festa insieme. In questo modo ogni problema raccontato a tavola diventa più leggero, come i miei piatti.

Giuseppina 

AscoltareCucinando si impara… l’italiano” è un libro e un audiolibro pensato, scritto e registrato per un pubblico non madrelingua che ama la cucina del Belpaese e vuole migliorare il proprio livello di conoscenza della lingua.

L’associazione Italiano Semplicemente vi propone un modo per imparare il linguaggio della cucina ed allo stesso tempo imparare a cucinare italiano e “in Italiano”.

Il libro contiene 30 specialità italiane, raccontate e spiegate dalle voci di Giuseppina e Giovanni.Audiolibro specialita copertina.jpg

I file PDF e MP3 sono a disposizione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

KINDLE: US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

 

Per avere informazioni scrivici.

Immagini di esempio presenti ne libro:

 

 

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Descrivere le persone: i segni zodiacali

Prefazione

Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice.

(Pete Seeger)

Come descrivere le persone? Come sono i nostri amici e colleghi di lavoro? Quali aggettivi sono più adatti? “I segni zodiacali” si prefigge esattamente questo obiettivo.

E’ un libro destinato a studenti non madrelingua o a semplici appassionati della lingua italiana.

Facciamo insieme un’esplorazione dello zodiaco, e vi spiego le differenze tra una caratteristica e l’altra, le differenze tra un aggettivo e l’altro.

Non importa che crediate o meno all’astrologia.

L’idea è quella di usare i segni zodiacali come una modalità divertente di analizzare i tratti del carattere, com’è nello stile di Italiano Semplicemente Sono sicuro che non ve ne pentirete.

Per avere un’idea, date un’occhiata al segno del Capricorno.

foto libro e penna usb

I file PDF e MP3 sono a disposizione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Il libro in versione Kindle e Cartacea è a disposizione anche su Amazon.

CARTACEO: US – UK – DE – FR – ES – IT – JP

KINDLE: US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

Su richiesta, i membri possono avere i file audio in formato MP3 e il testo in formato PDF.

Due minuti con italiano semplicemente (RIPASSO 1-30): la piazza del Gesù a Roma.

Audio

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LINK UTILI

Trascrizione

Gianni: questo è un episodio di ripasso delle espressioni imparate ultimamente all’interno della quale rubrica 2 minuti con Italiano semplicemente.

Ci aiuta Bogusia, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Lascio la parola a lei.

Bogusia: Buongiorno cari ascoltatori (visitatori) del sito italiano semplicemente. Per chi non mi conosce ancora, mi chiamo Bogusia, sono polacca.

Sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e ne sono molto fiera. Vi ringrazio calorosamente per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Vi ricordate dell’ultimo episodio della rubrica “meraviglie di Roma“, dove abbiamo detto che le scopriremo man mano (adagio adagio) tutti.

Tener fede alle promesse è uno dei principi dell’associazione.

Si da il caso che io sia non solo fiera ma anche talmente affascinata dalla lingua e cultura italiana che non vedo come possa riuscire a tenere a bada la mia voglia di condividere con voi questo racconto.

Forse a causa delle emozioni mi capiterà di sforare un po’ e per questo mi scuso in anticipo.

Allora bando alle ciance Bogusia, inizia!

Vorrei esordire in questo racconto con una domandina non retorica al nostro caro professore Gianni che, a prescindere dal fatto che sia il nostro professore, abita anche a Roma, non casualmente.

Allora, caro Gianni, sapresti per caso dove a Roma tira sempre il vento?
Non intendo dei rovesci di vento improvvisi, magari dovuti alle condizioni atmosferiche, ma il vento perenne.

Gianni: no Bogusia, non ne ho la più pallida idea!

Bogusia: No? Oggettivamente , Gianni ha un fare molto gentile e generoso. Non è mai indisposto , però riguardo alla sua città a volte, come tutti i romani è un po’ ignorante. No?

Qualcuno potrebbe dirmi: dai Bogusia, il tuo commento credo sia un po’ azzardato.

Però io so che Gianni sa reggermi:il gioco. Vero Gianni?

Gianni: si, come no, te lo reggo, te lo reggo! Ma parlaci di questo posto, dai!

Bogusia: Ił posto di cui vorrei parlare si chiama “La piazza del Gesù” . Il nome deriva dal nome della chiesa che, analogamente, viene comunemente chiamata “la chiesa del Gesù” però, in effetti si chiama “Chiesa del santissimo nome di Gesù” .

Come di consueto, non mi fermo né sulla storia, né sui capolavori d’arte, perché casomai vi interessasse trovereste tutti i dettagli sulla rete. Il mio obiettivo è attirare la vostra attenzione alla leggenda, poiché pare che sia molto ventosa

A quanto pare è addirittura lo scrittore francese Stendhal a raccontarcela. Devo dire che la storia ha un certo non so che di interessante, ed allora andiamo subito al sodo.
Ił diavolo e il vento, un giorno, passeggiando per la città, si incontrano e si fermano dinnanzi alla chiesa del Gesù.

Il diavolo disse al compagno che avrebbe avuto da fare in chiesa e gli chiese di aspettarlo fuori.

Ma da lì non uscì mai più e il vento da allora, pare sia rimasto nella piazza ad attendere il suo ritorno e da qui le correnti di vento che caratterizzano la piazza.

Due sono le possibili interpretazioni di questo racconto di STENDHAL.

C’è chi ritiene che lui l’abbia raccontato per alludere alle capacità di conversione dei Gesuiti, i titolari della chiesa, che sarebbero riusciti a convertire persino il diavolo.

Altri invece pensano che la storia fosse raccontata per denigrare l’ordine dei Gesuiti accusandolo di essere tanto corrotto da riuscire a trattenere addirittura il diavolo. C’è anche chi dice però che entrando nella chiesa il diavolo fosse rimasto di stucco di fronte a tutta la ricchezza dei suoi affreschi, stucchi , delle illusioni all’interno.

Eppure, per i pragmatici questo fenomeno è oltremodo semplice.

Cioè la piazza difatti sorge al centro di ben 5 strade di notevole grandezza e le correnti ventose di queste vie si uniscono proprio sulla piazza dando vita al fenomeno del vento eterno.
Ce ne sono ancora altri che raccontano una seconda leggenda, meno conosciuta ma ancora più misteriosa.

La storia di Lucifero e il carro trascinato dal vento. Secondo questa leggenda Lucifero è per davvero entrato nella chiesa ed è stato talmente affascinato dalla bellezza che sì ingelosì così tanto che la volle tutta per sé.

Non poteva appropriarsi di una chiesa però, così, cattivo com’era e dritto come si credeva, decise di distruggerla.

Attese quindi la notte e tornò sulla piazza sul suo carro trascinato dal vento stesso.

Una volta dentro la chiesa, la sua bellezza lo conquistò, così, osservando le meraviglie del luogo, si dimenticò persino di doverla distruggere prima dell’arrivo dell’alba.

A questo punto capì di dover alzare i tacchi e fuggire, per non restare sorpreso dalle primi luci.

Facendo così, in men che non si dica si dimenticò che alle sue spalle che c’era il vento tirandogli così *un tiro mancino*.

Poverino il vento, che è stato così condannato a rimanere in piazza, almeno fino ad oggi.

Boh, tutto qua. Sono riuscita a destare la vostra curiosità? Spero di sì.

Si da il caso che la chiesa del Gesù sia davvero incredibile, iniziando dall’illusionario affresco del trionfo nel nome del Gesù dipinto da Giovanni battista Gaulli, però non vorrei prendervi la possibilità di scoprirla da soli.

Sono forse anche riuscita a destare la vostra curiosità riguardo all’associazione italiano semplicemente con tutti i suoi annessi e connessi tra quagli il gruppo whatsapp che forma con la stessa un binomio inscindibile e dove tutti si aiutano a vicenda a destreggiarsi in ambito linguistico e non solo. Dai, unitevi a noi, aderite all’associazione, non ve ne pentirete ed io di sicuro non sarò l’oggetto delle vostre risate .

Grazie mille per la vostra attenzione e alla prossima.

Ne vedremo delle belle? Chissà? Ciao.

Ps: Non abbiamo osato usare osé perché ci si è impallato il PC

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Il diritto allo studio in Italia (ripasso primi 36 verbi professionali)

Audio

scarica il file audio

Descrizione

Questo episodio è un ripasso dei primi 36 verbi del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

I verbi da usare al lavoro

Trascrizione

Buongiorno a tutti. Oggi parliamo del diritto allo studio in Italia e in questo episodio saranno utilizzati i primi 36 verbi che fanno parte del corso di Italiano Professionale.

Comunque ho dimenticato di qualificarmi: sono Giovanni, italianosemplicemente.com, vi scrivo e vi parlo da Roma.

Oggi ci occupiamo del diritto allo studio dunque. Strana parola il “diritto” parlando dello studio. Gli studenti italiani lo vedono piuttosto come un dovere! Ma iniziamo dal principio.

Dopo l’unità d’Italia, ed in particolare dal 1932 sono iniziate le attività di supporto economico (cioè aiuto economico) verso gli studenti in Italia.

Aiutare gli italiani a studiare, quindi sostenerli economicamente per garantire loro il diritto di studiare, anche se non hanno abbastanza denaro: questo è l’obiettivo fondamentale del “diritto allo studio”: rendere il diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali del singolo.

Tutto iniziò con la nascita della Repubblica Italiana e con l’entrata in vigore della Costituzione, che detta così le regole generali, i principi del diritto allo studio, esattamente negli articoli 33 e 34, che parlano di “scuola aperta a tutti” e di istruzione inferiore gratuita da impartirsi per almeno otto anni.

L’obbligo di frequenza e la gratuità, non riguardano invece l’istruzione superiore e quella di livello universitario.

A quei tempi si decise che l’istruzione era da considerare un servizio pubblico necessario da erogare, per poter assicurare il pieno sviluppo intellettivo della persona anche rispetto alla condizione di partenza, potenzialmente sfavorevole, di qualcuno con insufficienti risorse finanziarie.

La Costituzione Italiana, all’art. 3 , recita infatti, tra l’altro, che:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Nel periodo successivo all’obbligo scolastico e anche dopo quello universitario, il cittadino ha la libertà di intraprendere studi a suo piacimento, e lo Stato deve garantirgli parità di accesso, attraverso l’erogazione di borse di studio che possono riscuotere coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.

C’è sempre la possibilità per gli studenti più facoltosi di spacciarsi per indigenti, ma i controlli sono molto accurati e difficilmente si riesce a farla franca: pena multe molto Salate. Conviene dichiarare il vero, suffragando le proprie dichiarazioni con documenti credibili; scusate se insisto. Benché siano praticabili alcune scappatoie (diciamo furbate) che permettono di risparmiare. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

La normativa comunque cerca sempre di prevenire e impedire che questo accada. Altrimenti poi nascono problemi di giustizia sociale ed anche possibili conflitti sociali che occorre dirimere. Meglio prevenire dunque.

Compito prioritario della Repubblica è occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi che possano garantire questo diritto.

Il diritto di accedere e di usufruire delle prestazioni, che l’organizzazione scolastica è chiamata a fornire, parte dagli asili nido e si estende sino alle università.

Lo Stato deve però garantire agli enti di istruzione non statali la piena libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad ogni modo, ai loro alunni deve essere garantito un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Questo senza però oneri per lo Stato, come è declinato dalla normativa. È bene chiarirlo. Ciò non vuol dire che lo Stato non possa intervenire a favore degli istituti privati; ma che nessun istituto privato potrà esigere di avere aiuti da parte dello Stato.

Questo è quanto prevede la Costituzione italiana, ma successivamente sono seguite una serie di leggi e decreti che resero effettiva l’applicazione dei principi dettati dalla Costituzione.

Si è trattato quindi di adempiere agli obblighi derivanti da tali principi attraverso delle leggi.

Riguardo all’istruzione superiore ed universitaria, come agevolazioni si parla di borse di studio, di alloggi per studenti, mense, sussidi straordinari, ma anche orientamento alla formazione, prestiti agevolati, aule di studio, spazi culturali e ricreativi o anche sportivi a disposizione degli studenti (cioè di cui gli studenti possono disporre), il tutto erogato da particolari enti per garantire il diritto allo studio.

Tali enti competono alle Regioni italiane. Sono di loro competenza.

Normalmente gli studenti che intendono avvalersi di queste e di altre prestazioni sociali agevolate, dovranno fare una dichiarazione dei redditi, con la quale si assumono le responsabilità delle loro dichiarazioni. Naturalmente è compito degli stessi studenti adoperarsi al fine di presentare queste dichiarazioni nei tempi consentiti.

Spesso anche le università comunque erogano questi servizi.

Frequentare l’università comporta il pagamento di una tassa, ma sono previste esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie per chi ha bisogno. Persino istituzioni religiose o private possono erogare servizi di questo tipo.

Anche il governo italiano può erogare borse di studio universitarie e fare finanziamenti per l’edilizia universitaria. Vengono, a questo fine, stanziate risorse ad hoc dal governo italiano.

Esiste infatti un “fondo per il diritto allo studio”, che è erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca alle Regioni, le quali possono anche aumentare tale disponibilità economica attraverso dei fondi regionali.

Ad esempio è possibile erogare contributi da liquidare agli studenti più bisognosi per l’acquisto di libri scolatici.

Nelle università italiane (anche dette “atenei”), per poter garantire il diritto allo studio, lo Stato prevede una quota massima di iscrizione, una soglia che non si può superare riguardo alle tasse di iscrizione.

Queste tasse variano a seconda del reddito, quindi a seconda della ricchezza delle famiglie, e i più ricchi pagano poco più di € 2000. Non è tantissimo in fondo e lo Stato non si arricchisce, non sbanca di certo con i soldi delle iscrizioni all’università.

Di sicuro non c’è bisogno di contrarre un mutuo per iscriversi all’università. Chi non è d’accordo con me significa che evade le tasse. Non sei d’accordo? Sei un evasore!

Adesso sono persino querelabile. Qualcuno potrebbe farmi una querela. Ma io non ho fatto nomi, quindi nessuno può querelarmi. Poi insomma non è obbligatorio fare l’università. I più ricchi possono anche vagliare l’ipotesi di vivere di rendita senza lavorare. Ma anche pagare duemila euro non cagionerà alle persone più ricche grossi danni. È giusto che la quota di iscrizione sia commisurata con la propria ricchezza. Non è vero? Molti non sono d’accordo però con questa mia affermazione. Pazienza.

Tali pagamenti vanno eseguiti ovviamente entro un certo periodo di tempo, almeno prima che l’anno accademico volga al termine.

Per le fasce meno agiate ci sono esenzioni e riduzioni. Ma per dimostrare di essere poveri bisogna suffragare l’iscrizione con una dichiarazione dei redditi, per dimostrare la propria indigenza. Altrimenti la richiesta di esenzione sarà cassata.

Non tutti i corsi di laurea sono uguali però all’università.

Ci sono dei corsi a numero chiuso e altri a numero aperto. Se il numero è chiuso, questo implica che l’iscrizione a tali corsi è subordinata al superamento di un esame di ammissione, che può essere articolato in prove scritte e/o orali, ma anche della carriera pregressa, cioè degli studi e delle valutazioni conseguite negli anni precedenti all’università.

Il voto complessivo a questi esami può quindi tener conto dell’esito dell’esame di maturità o di qualche altra laurea precedentemente conseguita.

Inoltre i singoli atenei possono stabilire dei requisiti per l’accesso ad un determinato corso, come un punteggio minimo del voto di maturità.

Perché questo? Semplice, per avere corsi di laurea di maggiore qualità perché frequentate da meno studenti e perché gli studenti saranno dei lavoratori in futuro, e potrebbe non esserci abbastanza posti di lavoro rispetto al numero degli studenti.
Si tratta quindi di garantire a tutti la possibilità di avere un lavoro e un reddito abbastanza adeguato. Troppa offerta di lavoro fa infatti abbassare la remunerazione. Logico no? Non c’è bisogno di commissionare un’indagine ad hoc per arrivare a questa conclusione.

Per quanto riguarda il diritto allo studio dei lavoratori, qualche anno fa presso molti comuni italiani esistevano corsi serali di istruzione predisposti proprio per la tipica figura dello studente-lavoratore.

Poi è stato introdotto il cosiddetto “statuto dei lavoratori”, una legge del 1970, che introdusse il diritto per tali persone, a poter studiare e lavorare nello stesso tempo. Questo ha significato l’introduzione di una flessibilità nell’orario di lavoro, in mdo tale che queste persone potevano frequentare corsi scolastici, o anche il diritto a permessi per il giorno dell’esame, o l’esonero dal lavoro straordinario.

Questi permessi erano fruibili anche per corsi non strettamente legati all’attività lavorativa, come il conseguimento di un diploma o di una laurea. Tale legge prevedeva 150 ore all’anno di permessi retribuiti. Questo diritto a fruire di 150 ore, inizialmente previsto solo per il settore privato, venne esteso nel 1988 al pubblico impiego.

Come si determina il contingente dei beneficiari di questo diritto?

In ogni provincia il personale avente diritto alla fruizione dei permessi studio non può superare complessivamente (tra tutti coloro che presentano la domanda) il 3% del personale in servizio all’inizio dell’anno scolastico e l’arrotondamento è previsto all’unità superiore. Quindi il 3,1 per cento diventa il 4%.

Dal 2000 poi è possibile usufruire dei “congedi per la formazione”. Quindi non solo delle ore di permessi retribuiti regolarmente, ma anche la possibilità di un periodo formativo non retribuito, durante il quale il lavoratore può assentarsi dal posto di lavoro, non ricevendo retribuzione e conservando però il posto di lavoro.

Riguardo alle persone con handicap, possiamo certamente dire che per queste persone resta ancora disatteso in Italia il diritto allo studio per gli alunni e studenti che hanno disabilità. Fortunatamente ci sono anche molte associazioni che promuovono tale diritto in modo che sia effettivamente fruibile da tutti, e non solo per alcuni studenti.

Tutti hanno bisogno di investire sul proprio futuro.

La giustizia e l’onestà qualificano una società democratica.