Impariamo l’italiano… cucinando – KINDLE

Mangiare è stare insieme, fare festa insieme. In questo modo ogni problema raccontato a tavola diventa più leggero, come i miei piatti.

Giuseppina 

AscoltareCucinando si impara… l’italiano” è un libro e un audiolibro pensato, scritto e registrato per un pubblico non madrelingua che ama la cucina del Belpaese e vuole migliorare il proprio livello di conoscenza della lingua.

L’associazione Italiano Semplicemente vi propone un modo per imparare il linguaggio della cucina ed allo stesso tempo imparare a cucinare italiano e “in Italiano”.

Il libro contiene 30 specialità italiane, raccontate e spiegate dalle voci di Giuseppina e Giovanni.Audiolibro specialita copertina.jpg

I file PDF e MP3 sono a disposizione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

KINDLE: US – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

 

Per avere informazioni scrivici.

Immagini di esempio presenti ne libro:

 

 

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Mestieri e paesi: la medicina

Audio

Trascrizione

Buongiorno a tutti da Giovanni e da Italianosemplicemente.com

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Oggi vorrei dedicare un episodio ai donatori, a coloro che sostengono Italiano Semplicemente. So che tutti non possono farlo, ma ci sono molte persone generose nel mondo e queste vanno ringraziate. A me piace farlo con degli episodi come questi. E quale modo migliore di ringraziarli se non facendo qualcosa di utile per loro?

Bene oggi parliamo di mestieri, vale a dire di professioni, di lavoro. Come si chiamano coloro che lavorano nei vari settori?

Le ultime donazioni provengono da Danimarca, Francia, Romania, Germania, Brasile, Argentina, Canada, Belgio e UK.

Vi racconto qualche curiosità su alcune professioni legate a questi paesi. Esploriamo in particolare il mondo della medicina.

In Danimarca ad esempio è molta richiesta forza lavoro nel settore sanitario, quindi prevalentemente medici (coloro che che sono laureati in medicina), e infermieri (cioè che lavorano in infermeria, sempre negli ospedali comunque.

Ma i nomi delle professioni mediche sono moltissimi in realtà. dipende dal ramo che consideriamo, o dalla branca. Si usano indifferentemente questi due termini per distinguere un medico dall’altro. Iniziamo dal ramo della radiologia.

C’è il radiologo che è un medico specializzato in radiologia, che è quella parte della medicina che utilizza le radiazioni ionizzanti a scopi clinici, diagnostici e terapeutici. Molto richiesto in Inghilterra.

C’è il pediatra, medico specializzato in pediatria, molto ricercato ad esempio in Francia. Si parla del ramo della medicina relativo allo studio, alla cura e alla prevenzione delle malattie dell’infanzia. L’infanzia è quell’età compresa fra la nascita e il momento in cui si usa in modo completo la parola, e di solito arriva fino a comprendere la fanciullezza. Diciamo fino ai 13 anni.

Poi c’è il dentista. Chi è il dentista? Lo dice la parola, è un medico chirurgo specializzato in odontoiatria. Questo termine è difficilmente digeribile forse (dentista si capisce facilmente che derivi dalla parola “denti”), ad ogni modo il dentista è un odontoiatra, che, appunto, è laureato in odontoiatria. In Romania è nato il turismo dentale: persone che vanno a curarsi i denti in Romania (le carie ai denti ed esempio) per via dei bassi prezzi ma anche della qualità delle cure e della bellezza della natura.

Molto diffuso è il dietologo, il medico specialista in dietologia (o dietetica): si chiama così quella parte della scienza dell’alimentazione che si occupa dei regimi alimentari indicati nelle varie condizioni fisiologiche e patologiche. In pratica dal dietista ci vanno fondamentalmente le persone grasse, obese, o quantomeno coloro che sono in sovrappeso, ma anche coloro che hanno il problema opposto, o che hanno alterazioni nelle analisi del sangue. Una curiosità: I medici dietisti del Canada, affermano che le diete vegetariane, se correttamente bilanciate giovano alla salute e quindi comportano molti benefici per la salute.

Poi c’è l’anestesista: in caso di operazioni di chirurgia, c’è sempre bisogno di un anestesista, che pratica l’anestesia chirurgica. Nell’anestologia (questo è il nome della scienza) in pratica si fa addormentare il paziente, o una parte del corpo per non sentire il dolore. Anche il dentista anestetizza una parte della bocca prima di estrarre un dente o curare una carie. Alcuni medici ricercatori del Belgio, durante le anestesie, hanno provato la realtà virtuale tramite ipnosi su alcuni pazienti, ed hanno scoperto che il risultato è provare meno dolore e meno ansia in questi pazienti.

C’è poi il cardiologo, che si occupa del nostro cuore. Prima o poi tutti abbiamo bisogno di un cardiologo. Ed in Germania si trova uno dei centri di cardiologia migliori del mondo, ad Amburgo precisamente.

Solo le donne invece hanno bisogno di un ginecologo, che è specialista in ginecologia, quella parte della medicina che si occupa della patologia degli organi sessuali femminili. La patologia è lo studio delle malattie. Tutti i medici si occupano di diversi tipi di patologie. In Brasile, nel 2018, si è svolto il XXII Congresso mondiale di Ginecologia, a Rio de Janeiro ed è stata premiata anche una dottoressa italiana, quindi una ginecologa italiana.

E degli uomini chi se ne occupa? Fortunatamente esiste l’andrologo, disciplina e specializzazione medica concernente la sessualità dell’uomo in rapporto alla capacità di generare. In pratica chi ha problemi legati agli spermatozoi o problemi di erezione, quindi tutte le malattie che possono interessare gli organi maschili deputati alla riproduzione (pene, testicoli, prostata eccetera) e ed anche alle urine, quindi alla pipì. Gli andrologi hanno molto da lavorare ad esempio in l’Argentina, che è il paese che detiene il primato mondiale nell’uso di Glicosato, un pesticida – i pesticidi servono a combattere gli insetti nei campi per la coltivazione di cereali ad esempio. Questi pesticidi causano, tra le altre cose, problemi che riguardano ad esempio la riproduzione, quindi l’apparato genitale.

Molto simile all’andrologo è l’urologo, che si occupa di urologia (urina=pipì), quindi delle malattie dell’apparato urinario, quindi di tutti gli organi che sono coinvolti quando si fa la pipì: reni e vescica ad esempio. I reni sono gli organi del corpo che servono a eliminare dall’organismo le sostanze inutili e dannose o in eccesso. La vescica invece è quel contenitore in cui il nostro corpo raccoglie le urine, prima di essere emesse attraverso la minzione. La minzione è il termine medico per indicare fare la pipì, cioè l’espulsione dal corpo dell’urina che si trova nella vescica. Anche gli urologi sono molto ricercati in Danimarca. Gli ospedali danesi in effetti sono alla ricerca di medici con varie specializzazioni, tra cui proprio quella di urologia. Ovviamente bisogna fare un corso intensivo di lingua danese. Qui arrivano i veri dolori!!

Che dire dell’oculista (anche detto oftalmologo): lui si occupa delle malattie dell’occhio e della vista. L’oculista, nel corso della visita oculistica (o oftalmica), ci misura la vista, controlla quanto ci vediamo e se abbiamo bisogno degli occhiali. Ovviamente si occupa anche delle malattie dell’occhio. A proposito di occhio: il Belgio è una delle mete più ambite dagli studenti di medicina italiani ( se hanno una buona conoscenza del francese). Ci sono centri d’eccellenza nella chirurgia oftalmica, ad Anversa ad esempio. La chirurgia oftalmica è la chirurgia dell’occhio; la chirurgia della retina dell’occhio ad esempio. E se la scienza dell’oculista si chiama oculistica, se parliamo del mestiere dell’oftalmologo la scienza è l’oftalmologia.

E l’ortopedico? Si occupa di ortopedia, che studia l’apparato motore, cioè tutte le parti del corpo che sono deputate e coinvolte nel nostro movimento, quindi ossa e muscoli. Si va dall’ortopedico ad esempio quando fa male un braccio, quando si ha bisogno del plantare per le scarpe, in caso di traumi, cioè incidenti che colpiscono parti del nostro corpo, in special modo ossa e muscoli. Non parliamo degli organi interni quindi. In Inghilterra c’è una forte domanda di ortopedici. Si cercano specializzati in ortopedia ed in altre discipline mediche e ci sono molti aiuti ed agevolazioni ai medici disposti a lavorare in Inghilterra.

Poi c’è il dermatologo, specialista in dermatologia, quella branca della medicina che si occupa delle malattie della pelle. Si dice branca o ramo della medicina. sono termini equivalenti. Si va dal dermatologo quando si ha ad esempio la pelle troppo grassa o troppo secca, o nel caso di rughe sulla pelle quando compaiono con l’età, i più giovani nel caso di presenza di acne o anche macchie sulla pelle. A proposito di acne. Queste bollicine fastidiose sulla pelle vengono chiamate normalmente “brufoli“. Recentemente uno studio a cui hanno partecipato anche medici tedeschi, pare abbia quasi trovato una cura definitiva contro i brufoli. Speriamo bene…

Parliamo anche del neurologo. In effetti anche la neurologia è importante, cioè lo studio del sistema nervoso. In pratica il nostro cervello, quando è colpito da malattie neurologiche può avere gravissimi problemi: Alzheimer, Parkinson, epilessia, sclerosi multipla, eccetera. Quando il nostro sistema nervoso ha dei problemi ci possono essere disturbi alla memoria, al linguaggio, all’invecchiamento.

Diverso è lo psicologo, che aiuta il paziente a comprendere meglio se stessi e gli altri, a favorire il cambiamento, quindi anche a migliorare le proprie reazioni a ciò che ci accade e a migliorare quindi le relazioni con le altre persone.

Diverso ancora è lo psicoterapeuta, o psicoterapista. che è uno psicologo ma anche un medico. Si studia ancora di più per aiutare il paziente ad affrontare ad esempio l’ansia, la depressione, i disturbi psicosomatici, ovviamente le difficoltà relazionali, ma anche i problemi alimentari di origine psicologica e infine le dipendenze, come la droga e l’alcool.

Non so chi dei tre, tra il neurologo, lo psicologo e lo psicoterapeuta se ne occupi, ma in Canada hanno pensato che l’arte possa giovare alla salute: dei medici canadesi hanno iniziato a prescrivere visite e mostre e musei come forma di terapia: l’arteterapia. Niente male come idea. Complimenti ai medici canadesi.

Terminiamo con il chirurgo e l’otorinolaringoiatra.

Il chirurgo si occupa di chirurgia, quindi di operazioni chirurgiche, cioè interventi operatori. Ci sono moltissimi tipi di chirurgia e quindi moltissimi tipi di esperti e professioni: chirurgia della mano, del piede eccetera, dell’occhio eccetera. Sappiate che in Argentina c’è un grande mercato di interventi chirurgici, soprattutto nell’ambito della bellezza: chirurgia del naso, del seno, liposuzioni (per estrarre il grasso in eccesso), eccetera. Grazie ai chirurghi argentini dunque!

L’otorinolaringoiatra invece è specializzato in otorinolaringoiatria (difficile da pronunciare vero?) che si occupa delle malattie dell’orecchio e delle vie “aeree” superiori (naso, faringe, laringe). Quindi perché si deve andare dall’otorinolaringoiatra? Lo si fa quando si hanno problemi di udito e di equilibrio (che come sapete è collegato all’orecchio) ma anche in caso di problemi di respirazione e problemi alla gola (mancanza di voce ad esempio e deglutizione: quando non riusciamo ad ingoiare bene, cioè a deglutire). A proposito di orecchie: una indagine condotta in Francia, mostra come ascoltare musica ad alto volume faccia molto male. I genitori devono stare più attenti ai loro figli, perché basta un’ora al giorno di musica ad alto volume per danneggiare fortemente l’apparato uditivo. Gli otorinolaringoiatri consigliano di seguire la regola del 60-60. Al massimo ascoltare musica per 60 minuti ad un livello non superiore al 60% del massimo volume. Grazie anche alle indagini francesi!

Adesso tocca a voi: io dico una parola e voi dite la professione o il nome del medico:

Occhio (oculistica – oftalmica – oculista)

Orecchio (otorinolaringoiatria – otorinolaringoiatra)

Pelle (dermatologo, dermatologia)

Bambino (Pediatria – pediatra)

Dieta (dietologia, dietista, dietologo)

Radiazioni (radiologia, radiologo)

Carie (Odontoiatria, Dentista o odontoiatra)

Anestesia (Anestologia, Anestetista)

Ossa ed articolazioni (Ortopedia, Ortopedico)

Operazione (Chirurgia, chirurgo)

Depressione (Psicologia, psicologo – psicoterapia, psicoterapeuta)

Malattia Alzheimer (Neurologia, neurologo)

Occhiali (Oculistica e Oftalmologia, Oculista e Oftalmologo)

Pipì (Urologia e andrologo)

Sessualità (Andrologia, andrologo, ginecologo, ginecologia)

Un saluto e un ringraziamento ai membri dell’associazione xhe avete ascoltato e a tutti gli ascoltatori. Spero abbiate gradito questo episodio, molto legato alle professioni ed al mondo del lavoro. Se volete saperne di più del linguaggio del lavoro, date un’occhiata al programma del corso di Italiano Professionale, dove potete imparare i verbi italiani più usati nel linguaggio formale e al lavoro, le espressioni e come esprimersi in generale nelle comunicazioni professionali. Un saluto a tutti da Giovanni e da Italianosemplicemente.com

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Segnaletica stradale

Audio

Trascrizione

Andrè e Giovanni vanno in discoteca. I due diciottenni promettono ai propri genitori di non bere.

Alla fine della serata, Andrè sembra in grado di guidare, sebbene abbia bevuto un paio di bicchieri.

Giovanni invece è decisamente brillo, per non dire alticcio. Peccato, perché dei due, Giovanni è il più attento alla guida, mentre Andrè si distrae abbastanza spesso. Inoltre Andrè non ha ancora fatto l’esame di guida!

Andrè si mette comunque alla guida.

Tu fammi da navigatore”, dice a Giovanni, “perché non sono sicuro di ricordare la strada di casa.

Conta su di me”, risponde Giovanni, sebbene Andrè fosse consapevole della probabile scarsa credibilità delle parole di Giovanni, ma d’altronde non aveva scelta.

Fai attenzione ai segnali di precedenza”. Giovanni inizia subito con i sui consigli, sbracato sul sedile posteriore ad occhi semichiusi.

Andrè: Ok, tranquillo, ce la faccio. Però dammi indicazioni precise, perché i cartelli stradali non li conosco benissimo ancora.

Dopo 100 metri, ecco il primo incrocio pericoloso.

Giovanni: “fermati allo stop, vedi il cartello?”

Andrè si ferma allo stop, rispettando correttamente l’apposita segnaletica verticale e orizzontale.

Giovanni: Questo segnale o cartello indica che ci dobbiamo fermare per dare la precedenza alle macchine che vengono da destra o da sinistra. E’ uno stop. Si chiama così.

“Tra un po’ inoltre incroceremo una strada con diritto di precedenza”, la voce di Giovanni arrivava puntuale dalle retrovie.

Andrè: Bene, ecco la strada. Che faccio?

Giovanni: il cartello triangolare con la punta verso il basso indica che bisogna dare la precedenza a chi viene da destra.

Adesso vedrai che la strada peggiorerà, ci sono molte buche qui, quindi vai più piano. Ecco il cartello che indica che la strada è dissestata.

Andrè: ah ok, che devo fare?

Giovanni: rallenta, mica vorrai rompere il semiasse, no?

Andrè: Giusto. E quel segnale ritondo? Questo con le frecce che fanno il giro.

Giovanni: vuol dire che tra poco c’è una rotatoria.

E’ un segnale di prescrizione, cioè di obbligo. Lo trovi prima dello sbocco su un’area in cui è prescritta la circolazione rotatoria (un incrocio, una piazza).
Quindi i conducenti sono obbligati, c’è cioè la prescrizione, quindi devono per forza circolare secondo il verso indicato dalle frecce.
Il segnale lo trovi sempre prima dell’incrocio sul lato destro. Ricordati he?

Andrè: va bene allora giro in tondo.

Giovanni: adesso attento perché c’è una scorciatoia che possiamo prendere, una strada in cui non si potrebbe passare, ma considerata l’ora, possiamo provarci. Eccola, vedi che c’è il cartello di divieto di transito.

Andrè: Quello rotondo col bordo rosso e dentro bianco?

Giovanni: sì, quello, ma vai lo stesso, tanto chi deve passare a quest’ora! Tra l’altro nessuno può passare qui, né da una parte né dall’altra. Quello è un divieto di transito,

Andrè: rischiamo una multa?

Giovanni: sì, ma la polizia non c’è in giro. Ecco, adesso vai fino alla fine, gira a sinistra e siamo quasi arrivati.

Andrè: ok, ma quest’altro cartello che significa? E’ rosso ed ha una banda bianca orizzontale al centro.

Giovanni: non potremmo transitare, è vero, infatti quando incontri questo segnale vuol dire che stiamo entrando dal senso sbagliato. Da questa parte non si può entrare, dobbiamo entrare dall’altro senso. Ma vai tranquillo, sono le tre di mattina.

Andrè: possibile che incontriamo tutte strade in cui non possiamo andare?

Giovanni: no, tranquillo, adesso c’è anche un senso unico. Prendilo. Ecco, è questa strada davanti a te, che ci porterà fino a casa.

Andrè: quale strada? E dov’è il cartello?

Giovanni: questo rettangolare blu, con la freccia bianca dentro verso destra.

Andrè: ah sì, lo vedo. Vado tranquillo quindi?

Giovanni: vai, vai, questa è una strada a senso unico, puoi andare tranquillamente!

Andrè: sì… a meno che incontriamo altri due ubriaconi come noi che tornano a casa!

Giovanni: vai a tutta birra qui che siamo quasi arrivati!

Andrè: ma c’è il limite di velocità a 80 all’ora, non possiamo andare forte qui, questo cartello lo conosco! E poi c’è una macchina davanti a noi. Mica possiamo sorpassarla.

Giovanni: sì, lo so, ma stanotte abbiamo fatto tante infrazioni, quindi vai forte e sorpassa questa lumaca!

Andrè: va bè, ma ti ricordavo come un ragazzo prudente, cosa ti è successo stanotte? Comunque faccio finta che questo divieto di sorpasso non esista?

Giovanni: esatto! Allora qualche cartello lo conosci!

Andrè: solo qualcuno. Ma guarda chi sta arrivando!

Giovanni: la polizia!! Ci stava seguendo da un po’ di tempo!

Meno male che siamo arrivati. Accosta davanti casa e fai finta di niente!

Poliziotta: buongiorno (si fa per dire), non è la vostra giornata fortunata oggi: Guida in stato di ebrezza, guida senza cinture di sicurezza, infrazione del divieto di transito, transito senso contrario, ed infine parcheggio in sosta vietata. Non oso neanche chiederle di farmi vedere la patente!

Andrè: beh, in effetti… ma come sosta vietata?

Poliziotta: certo, non si può parcheggiare qui. Non conosce i cartelli stradali?

Giovanni: signora poliziotto, potrebbe chiudere un occhio per stavolta? Siamo stanchi e…

Poliziotta: … va bene, va bene, ma la prossima vi ritiro la patente! Se ce l’avete…

Le specialità italiane: melanzane alla parmigiana

Audio

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno ragazzi oggi vediamo un piatto classico della cucina italiana: la parmigiana di melanzane. Dal nome si capisce subito che gli ingredienti fondamentali sono due: il parmigiano e le melanzane. Spessissimo gli italiani la chiamano semplicemente la parmigiana, ma lascio la parola a Giuseppina, che vi spiega la ricetta da par suo, noi ci sentiamo dopo. Vai mamma!

Giuseppina:

Parmigiana di melanzane.

Che domenica piovosa! Oggi si presenta una giornata di quelle noiosissime e io cosa posso fare, per passare la giornata senza restare tutto il giorno davanti alla TV?

Cucino, e preparo un piatto confort food, di quelli che ci coccola e ci scalda il cuore, gratifica, rassicura e fa passare anche eventuali momenti di tristezza.

Da buona italiana il mio piatto di conforto, quello per i giorni in cui serve tirarsi su, è la parmigiana di melanzane, il piatto della famiglia in festa.

Un grande classico della cucina italiana, ricco, fatto con melanzane, farina, uova, sugo di pomodoro, mozzarella e parmigiano.

Se decidiamo di concederci una parmigiana, dobbiamo farla buona, perché questo non è un piatto dietetico, inutile pensare di fare light un piatto come la parmigiana, la facciamo una volta ogni tanto e quella volta ce la gustiamo così, ricca e gustosa.

Se poi volete sentirvi meno in colpa, gustatela come piatto unico. E’ un piatto generoso, di quelli che dopo aver riposato, il giorno dopo è ancora più buono.

Allora dai, facciamo insieme questo piatto tradizionale, semplice e perfetto, che rappresenta uno dei piatti meglio riusciti della tradizione mediterranea e ha il grosso vantaggio di poter essere preparato in anticipo per poi essere cotto al forno, prima di servirlo caldo e filante.

Le regioni che si contendono l’origine delle melanzane alla parmigiana sono la Sicilia, la Campania e la città di Parma.

Non spetta certamente a me decidere chi ha ragione, ma solo cercare di prepararla al meglio per poterla gustare sulle nostre tavole. Io la preparo così:

Prendiamo le melanzane, quelle lunghe e strette, 1 chilogrammo.
Le laviamo bene, togliamo la parte superiore e le facciamo a fette dello spessore di mezzo cm. che faremo fritte dorate. Procediamo così:
Passiamo nella farina le fette di melanzane;

Sbattiamo due uova con un pizzichino di sale e ci bagniamo le fette di melanzane infarinate. Le rigiriamo una per volta in modo che l’uovo le ricopra bene e le lasciamo li.

Mettiamo sul fuoco una padella con abbondante olio per friggere, – io per friggere preferisco l’olio di girasole – e mettendo 3,4 fette per volta le facciamo dorare tutte.

Mano a mano che le togliamo dalla padella le mettiamo in un piatto sopra della carta assorbente che toglierà l’olio in eccesso.

Ora facciamo un bel sugo di pomodoro, ma non solo con quello.

Metteremo in un tegame olio extra vergine di oliva, sedano, carota e cipolla, e 300 grammi di carne bovina macinata, facciamo scaldare e aggiungiamo una bottiglia di polpa di pomodoro o di passata, come preferite, l’importante è che sia di buona qualità, sale e pepe e facciamo cuocere circa mezz’ora.

Qualcuno arriccia il naso di fronte al sugo di carne sulla parmigiana, io vi assicuro che ci sta proprio bene, però se volete farla solo vegetariana, come la vuole Gianni, preparate la salsa di pomodoro solo con il trito di sedano, carota e cipolla e basilico.

Facciamo a fettine una bella mozzarella grande, di circa 300 grammi.

Ora, in una teglia, versiamo sul fondo un poco di sugo, poi facciamo uno strato di melanzane, aggiungiamo la mozzarella, il parmigiano e copriamo con il sugo.

Continuiamo sempre così fino a che avremo finito tutte le melanzane.

Mettiamo in forno a 200 gradi per 30 minuti con il calore impostato sia sotto che sopra in modo che venga una bella crosticina dorata.

Ed eccola qua, pronta, profumata e molto invitante. Basta lei sola a rendere importante un pranzo. Buon appetito!

Un consiglio: fatela riposare qualche minuto prima di tagliarla e servirla, troppo bollente ed appena sfornata non da il meglio.

Giovanni: bene, ora che non vedete l’ora di assaggiarla, considerato che dovete aspettare un po’ per farla raffreddare, usiamo questo poco tempo per imparare qualcosa.

Mia madre ha parlato di conforto: un piatto di conforto, che serve a confortare le persone, cioè a tirarle su, a farle risollevare il morale, a rassicurarle. A consolare, ad alleviare una sofferenza. Quando piove confortatevi con una bella parmigiana, concedetevi una bella parmigiana come ha fatto mia madre. Cedete alla tentazione e concedete una gratificazione al vostro palato. Attenzione perché il verbo concedersi, quindi nella forma riflessiva (concedersi a qualcuno) significa concedere se stesso, nel senso sessuale, vale a dire abbandonarsi tra le braccia di qualcuno. Meglio concedersi la parmigiana!

Il verbo contendersi, utilizzato da mia madre, significa lottare per aggiudicarsi qualcosa. In questo caso la Sicilia, la Campania e la città di Parma si contendono l’origine della parmigiana, come ci si può contendere una coppa, un premio o una conquista amorosa. Se la parmigiana è troppo poca e gli ospiti sono tanti, allora vi contenderete anche voi la parmigiana.

La parmigiana, tra i suoi ingredienti ha due tipi di formaggi, il parmigiano e la mozzarella. Ed è quest’ultima a rendere filante la parmigiana.

Filante è tutto ciò che fila. Ed è la stessa mozzarella a filare.

Un verbo particolare “filare“. Ha molti significati, ma nel caso della mozzarella, filare significa produrre dei fili, cioè assumere un aspetto filiforme, formare dei filamenti. La mozzarella, quando è riscaldata, diventa filante, cioè fila, diventa molto più morbida e non si spezza, ma forma dei filamenti. Questo accade quando mordete un pizza con della mozzarella o provate a spezzare con la forchetta la parmigiana. Avrete bisogno di allungare il braccio per spezzare la mozzarella filante (un gesto non molto elegante).

La mozzarella difficilmente si spezza ma rimane sempre un filamento attaccato che si allunga, si allunga, si allunga…

Meglio poi la polpa di pomodoro o la passata di pomodoro 🍅?

Qual è la differenza innanzitutto?

La polpa è ricavata direttamente da pomodori che sono stati precedentemente tagliati a pezzi e privati dei semi. La polpa è usata prevalentemente per cotture lunghe o a elevate temperature ed è particolarmente indicata per fare il ragù.

La passata invece è più liquida perché i pomodori li trovate già tritati ed inseriti nella loro acqua. Non è pomodoro in pezzi quindi ma pomodori tritato. Inoltre la passata a differenza della polpa viene precedentemente cotta durante la produzione quindi necessita di una cottura più breve, anche perché perderebbe parte delle sue proprietà.

Vediamo adesso arricciare il naso.

Questa è un’espressione del viso oltre che un’espressione idiomatica. Simile a storcere il naso, Quando ascoltiamo qualcosa con cui non siamo d’accordo facciamo una smorfia tipica, arricciamo il naso, storciamo il naso. Un’espressione del viso particolare che mostra la nostra disapprovazione verso qualcosa, come se assaggiassimo un cibo che non ci convince. Arricciare e storcere significano piegare, avvolgere, cambiandone la forma.

Potete usare l’espressione arricciare il naso in un contesto informale ogni volta che c’è qualcuno che disapprova qualcosa. Non è una forte disapprovazione, altrimenti useremmo altre espressioni tipo provare ribrezzo verso qualcosa o schifare qualcosa o rabbrividire per qualcosa.

Se viene servito un caffè non eccezionale un italiano sicuramente storce o arriccia il naso. Se sento dire che in alcuni paesi la parmigiana viene preparata senza melanzane, qualcuno potrebbe incuriosirsi, altri arriccierebbero il naso per questo.

Vediamo adesso la differenza tra una padella ed un tegame.

Avete ascoltato che si usa la padella per friggere le melanzane con olio. In effetti la padella si usa prevalentemente per friggere verdure e per fare le frittate, cioè uova fritte. La padella è poco profonda ed ha un solo manico. Solo una mano è necessaria per usare una padella.

Il tegame invece è un utensile di metallo (come anche la padella) ma è più profondo, ed ha due manici. Il tegame è più adatto per preparazioni più lunghe perché può contenere una quantità maggiore di verdure, carne eccetera.

Quindi un hamburger si cucina in padella, mentre per il ragù si usa un tegame. Sia la padella che il tegame comunque vanno sul fuoco, cioè si usano solo sui fornelli. In un forno potete mettere invece una teglia (o pirofila), generalmente rettangolare, alta circa 7-10 centimetri, di metallo o rame ed ha anche questa due manici. È nella teglia che cuoce la parmigiana al forno.

Adesso potete andare a farvi confortare dalla vostra parmigiana. Se ne avete fatta abbastanza potete evitare di contendervela.

Un saluto da Giovanni.

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Parliamo di strade, di automobili e di guida

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Trascrizione

Benvenuti in questo nuovo episodio di italiano semplicemente. Questo episodio lo dedichiamo alla strada, alle automobili ed alla segnaletica stradale.

Vi racconto allora una storia, scritta da Jasna, insegnante di Italiano a Lubiana, ed arricchita da me con qualche approfondimento linguistico.

Esco di casa e vado verso l’auto.

»L’auto« è un secondo modo di chiamare l’automobile, o macchina. Informalmente si chiama sempre auto.

Mi metto al posto di guida.

Questa è solitamente la cosa che si fa appena si sale sulla propria automobile.

Chi guida l’auto o una qualunque vettura può chiamarsi: il conducente, il guidatore, l’autista o l’automobilista.

Se si tratta di un mezzo pubblico, come un autobus, una metropolitana, il termine più adatto è »conducente«, che quindi è il termine con cui si indica chi conduce un veicolo, e in particolar modo se si tratta di servizio pubblico.

Il guidatore è semplicemnete la persona cui è affidata la guida di un mezzo di trasporto (qualsiasi). Ogni mezzo ha un guidatore: è colui che sta al posto di guida ogni volta: può trattarsi di un pilota di aereo anche.

L’autista è un termine anch’esso associato a chi conduce autoveicoli di servizi pubblici o anche per conto di privati. In genere se una persona lavora nel servizio degli autobus pubblici, come lavoro fa proprio l’autista. É più associato al lavoro rispetto al conducente, che è più associato alla vettura specifica che guida.

Che mestiere fai? Faccio l’autista di autobus.

Chi era il conducente dell’autobus 772 di Roma che oggi ha avuto un incidente?

L’Automoblista invece è, molto genericamente, il guidatore di automobile. Non viene associato alla singola vettura, ma si parla di automobilista ogni volta che si parla della categoria di coloro che guidano le autovetture in generale.

Si usa molto nelle notizie dei quotidiani:

Scontro tra automobili: l’automobilista colpevole si dà alla fuga!

Violento tamponamento, automobilista finisce in ospedale.

Accende la propria auto e questa esplode: paura per un automobilista a Roma.

Un Automobilista viene colto da un malore e viene soccorso da un elicottero.

Eccetera.

Continuiamo con la storia:

Al posto di guida sono prudente e non vado mai molto veloce. Rispetto sempre i limiti di velocità, metto sempre la freccia a sinistra e poi sorpasso altre auto e mi fermo sempre quando incontro un semaforo rosso, rispetto sempre il codice della strada.

Un limite di velocità è la velocità massima, il limite oltre il quale non si può andare su una strada.

Mettere la freccia invece è quell’operazione che si fa quando si deve svoltare a destra o a sinistra (o si deve arrestare la vettura o quando si sorpassa o quando si riparte) e in questo modo si avvertono gli altri automobilisti. Le frecce, poste lateralmete alle vetture, lampeggiano dalla direzione in cui la macchina si dirigerà.

Io ho la patente da un mese. La patente di mia sorella invece è scaduta e non può guidare.

Col termine »patente« si intende quasi sempre la patente di guida, che in generale è il documento di autorizzazione all’esercizio di una determinata attività (in questo caso: guidare) rilasciato da una autorità pubblica (una autorità amministrativa, come è la motorizzazione civile). Chi ha la patente da poco tempo (come un mese) è un neopatentato.

Continuiamo:

Per prendere la patente devi superare la prova scritta e poi ancora la prova di guida. Mi piace guidare la mia macchina rossa. Salgo in macchina, mi allaccio la cintura di sicurezza e metto in moto.

Per prendere la patente bisogna quindi superare la prova scritta, cioè un esame scritto e poi anche la prova di guida, cioè l’esame pratico. La cintura di sicurezza è la cintura che si allaccia, che si deve allacciare quando si sale in macchina ed è obbligatoria. Solo dopo si mette in moto, cioè si accende la macchina, cioè si accende il motore. Mettere in moto significa semplicemente avviare il motore: girare la chiave, o premere il pulsante, e avviare il motore. La macchina ancora non si muove, sebbene »mettere in modo« può sembrare far muovere la macchina (moto= movimento).

Prima guido in una strada urbana sulla corsia di destra. Sto molto attenta e non mi avvicino troppo al marciapiede. Mi fermo all’incrocio, guardo a destra e poi a sinistra, passo solamente quando la strada è libera.

Una strada urbana è un tipo di strada, una strada la cui velocità non è generalmente molto alta, e tutte le tipologie di veicoli motorizzati e non, possono circolare: moto, auto, biciclette, camion eccetera.

Il Marciapiede, lo dice il nome, serve per camminare con i piedi, e il marciapiede si trova ai lati della strada e a un livello più o meno sopraelevato, rialzato. Fa sempre parte della »sede stradale«, ma è riservata al transito dei »pedoni«: così si chiamano le persone che procedono a piedi, senza nessun mezzo.

L’incrocio invece è l’intersezione di più strade, dove due o più strade si incrociano e bisogna fare molta attenzione prima di »passare«. Chi passa per prima in un incrocio? Passa chi ha la precedenza! Chi non ha la precedenza non passa per primo e invece fa passare qualche altra macchina che invece ha la precedenza.

Metto la freccia a sinistra, giro, vado dritto e poi mi fermo al semaforo che è rosso. Ci sono due pedoni che intanto attraversano la strada. Appena vedo un pedone che vuole attraversare la strada, gli do sempre la precedenza, anche se non si trova sulle strisce pedonali.

Solitamente agli incroci è facile incontrare un semaforo stradale: è un apparecchio che serve a segnalare con delle luci colorate, e che generalmente è automatico. Viene usato per la regolazione del traffico proprio agli incroci o nei punti di attraversamento pedonale. Quando il semaforo è verde si può passare, quando è rosso ci si deve fermare, quando è giallo si deve far attenzione, perché tra qualche secondo il semaforo sarà rosso.

I pedoni quindi possono attraversare la strada, a piedi naturalmente, ed attraversare significa percorrere (una strada ad esempio) da un lato a quello opposto. I pedoni solitamente per attraversare usano le strisce pedonali, di colore bianco (quasi sempre): è anche questa una forma di segnaletica – si chiama segnaletica orizzontale – che indica un punto della strada in cui i pedoni possono attraversare, ed hanno diritto alla precedenza rispetto alle auto.

La precedenza si può dare e si può avere, ma non è un oggetto. Eppure si usa il verbo dare.

Sulle strisce pedonali i pedoni hanno la precedenza, e le macchine devono dare la precedenza ai pedoni quando questi attraversano la strada usando le strisce pedonali.

Ma la storia continua:

Il semaforo diventa poi verde e io riparto. Mi devo pero’ fermare di nuovo piu’ avanti perché altri due pedoni attraversano la strada sulle strisce pedonali. Fra poco incontro un posto di blocco della Polizia. Vedo una macchina della polizia e due poliziotti: un poliziotto e una poliziotta.

La poliziotta alza la paletta, io comincio subito a frenare, metto la freccia a destra e mi fermo a bordo della strada.

“Buongiorno, per favore, mi faccia vedere i documenti“, dice la poliziotta.

Cerco i documenti ma non li trovo mai subito.

»Ecco la patente e il libretto di circolazione«, dico io.

Si avvicina il poliziotto e dice: »Scenda dalla macchina e faccia l’alcoltest.«

Poi mi dicono: »Tutto va bene, stia attenta al traffico e non corra troppo sennò paga la multa«.

Certo che non mi rifiuto mai di fare l’alcoltest. L’alcoltest, mediante l’uso dell’etilometro permette la misurazione del valore di alcol presente nel sangue.

Per fortuna non ho bevuto.

Ripenso a mio padre che mi dà sempre buoni consigli. Lo ascolto volentieri perché ha ragione e perciò non vado mai veloce, rispetto sempre i limiti di velocità e mantengo la distanza di sicurezza, non bevo alcolici; prima di guidare allaccio sempre la cintura di sicurezza.

Se mi chiamano al cellulare, mi fermo e rispondo oppure uso gli auricolari.

Do la precedenza ai pedoni sulle strisce, accendo le luci anche di giorno e non lampeggio agli altri automobilisti. Faccio controllare il motore e i pneumatici e spengo il motore quando sono ferma in fila.

Dopo circa un’ora parcheggio. Ho sete e voglio bere una bibita in un bar. Metto la freccia e cerco un posto per l’auto. Lo trovo, mi avvicino, ma vedo che lì avanti c’e’ un cartello dove c’e’ scritto »passo carrabile«. Lì non posso parcheggiare e cerco percio’ un altro posto. Eccolo. Lo trovo subito. Alla fine scendo dall’auto e vado al bar.

Di alcuni termini ci siamo già occupati in alcuni episodi dedicati al mestiere del poliziotto: posto di blocco e libretto di circolazione ad esempio.

Invece un parcheggio è uno spazio riservato alla »sosta« di un veicolo: esistono anche le aree di parcheggio; quelle in autostrada ad esempio, esistono i parcheggi a pagamento e quelli gratuiti (in genere si distinguono dal colore delle strisce che delimitano l’area); esiste il parcheggio sotterraneo, quello coperto e quello scoperto, esiste anche il parcheggio ad un solo piano e quello a più piani.

Il passo carrabile (o carraio) invece è un punto in cui si può accedere (cioè entrare) in un’area laterale (quasi sempre privata) e che è fatto apposta per lasciare e parcheggiare i veicoli.

Nel prossimo episodio dedicato alle automobili vedremo anche la segnaletica stradale.

Un saluto da Giovanni e da iTALIANOSEMPLICEMENTE.COM

Italiano Professionale – Il linguaggio della Polizia – 1 episodio

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Descrizione

Con questo breve episodio iniziamo una serie di lezioni dedicate al linguaggio delle Forze dell’Ordine in Italia.

Iniziamo con una breve storia in cui analizziamo alcuni termini molto utilizzati sia dalla Polizia italiana che dagli automobilisti. Inizialmente siete chiamati a provare a scrivere le parole mancanti della storia, dopodiché potrete ascoltare la storia completa e rispondere alle domande di un secondo episodio audio. Vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina dedicata all’associazione per chi fosse interessato alle lezioni del corso di Italiano Professionale.

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Italiano professionale: Rischi ed opportunità nel settore della farmaceutica

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Trascrizione

Giovanni: ciao ragazzi buongiorno!

In questa lezione n. 11, “rischi ed opportunità”, lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE Daria, ragazza di nazionalità russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente, prova ad utilizzare alcune delle frasi imparate nel corso di questa lezione.

A te la Parola Daria.

Daria: La lezione undici del corso di ITALIANO PROFESSIONALE ha a che fare con un l’argomento sicuramente scottante, non solo in ambito lavorativo, ma anche nella vita quotidiana. Infatti, l’atteggiamento di fronte al futuro contingente rivela molto del carattere delle persone.

Quelle positive e curiose, di fronte ad un’opportunità cercano sempre di battere il ferro finché è caldo e un’altra loro fondamentale caratteristica è che fanno sempre un tentativo di considerare una situazione da tutti i possibili punti di vista spesso molto diversi tra loro, sfruttando così le opportunità che si presentano al massimo.

La prontezza nell’azione è altresì fondamentale, perché come si dice, chi non risica non rosica.

Rischiando, però, lo dice la parola stessa, possono sfuggire fattori importanti: si deve sempre tenere a mente, ad esempio, dell’esistenza di leggi nel settore di competenza, e prendere i dovuti provvedimenti senza difettare in superficialità.

È un equilibrio difficile. Sul mercato farmaceutico ad esempio, che è quello di cui mi occupo personalmente, ogni opportunità va sempre considerata tenendo conto dell’applicazione rigorosa della legge.

Se, ad esempio, i ricercatori scoprono una nuova molecola che consente di trattare efficacemente una malattia, un’azienda farmaceutica non può, nel tentativo di cogliere l’occasione al volo, lanciarla subito sul mercato.

È necessario invece svolgere le prove cliniche, registrare il nuovo farmaco ed avere tutte le pezze d’appoggio prima di mettere sul mercato una medicina. Insomma c’è un rigoroso iter burocratico da seguire.

Possiamo sicuramente dire che in questo mercato, quello della farmaceutica, non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Curiosamente a volte accade anche che due o tre aziende farmaceutiche sono impegnate in ricerche sulla stessa molecola. In questi casi ha sempre la meglio l’azienda che non si sbilancia e che invece supera le prove cliniche e di registrazione rispettando la legge e completando l’intero iter da seguire. Vince sempre l’azienda che riesce a preparare i documenti giustificativi per prima.

Un altro fatto curioso e che fornisce una grossa opportunità è che talvolta lo Stato permette di usare il nuovo farmaco in un paese prima della registrazione, a condizione però che quel prodotto sia già stato registrato in altri paesi.

In questo caso un’azienda farmaceutica prende due piccioni con una fava: far conoscere ai medici il nuovo prodotto e condurre delle prove cliniche. In questo modo fanno quindi di necessità virtù, perché le prove sugli esseri umani è sempre l’ultima e indispensabile fase delle prove cliniche.

Buono a sapersi vero? Questa in effetti è una opportunità rara e pregiata. I pazienti, dei veri esseri umani, vengono a cascare a fagiolo, e allo stesso tempo sono davvero fortunati perché hanno il nuovo medicinale, certamente più efficace (nella maggior parte dei casi) prima degli altri.

Ognuno è libero di operare a propria coscienza ovviamente, ma il mio consiglio è di non buttare a mare tali occasioni e, assicurandosi di essere venuti a conoscenza di tutto ciò che c’è da sapere, dare il proprio ok per partecipare alle prove cliniche.

Bene, ho terminato il mio contributo personale. Spero di essere stata utile a tutti.

Un saluto da Daria a tutti e buona giornata!

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