Il 5° audio-libro della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

𝑭𝒐𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒑𝒆𝒓𝒕𝒊𝒏𝒂: 𝑨𝒏𝒂𝒔𝒕𝒂𝒔𝒊𝒚𝒂 𝑺𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆𝒛

2 minuti con Italiano Semplicemente – Episodi 401-500- (MP3+PDF)

Aiutati ché Dio t’aiuta

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Trascrizione

Un bel proverbio ottimista, che ti spinge a vedere il futuro in modo positivo è il seguente:

Aiutati che Dio t’aiuta

Questo proverbio ti spinge a risolvere i problemi, ti spinge a fare qualcosa, ad essere attivo, a reagire alle difficoltà, ti spinge ad aiutarti, ad aiutare te stesso. Non devi aspettare che i problemi si risolvano da soli.

“Aiutati” cioè aiuta te stesso. Lo devi fare perché vedrai che anche Dio ti aiuterà.

Come a dire che le cose si risolvono se vengono affrontate.

Attenzione alla pronuncia di “aiutati” perché si potrebbe confondere con “aiutati” che si scrive allo stesso modo ma ha la pronuncia con l’accento sulla seconda a.

Ad esempio: i ragazzi sono stati aiutati da Dio.

Notate poi l’utilizzo di “ché” nel proverbio.

“che” normalmente significa “cosa”:

Che fai domani?

Che ne pensi?

Che mi dici di bello?

Che in realtà ha un sacco di utilizzi: pronome, aggettivo, congiunzione.

Questo “ché” invece, che in trova in questo proverbio significa “perché” e questo uso è frequente nella lingua italiana:

Prendi l’ombrello, ché oggi piove

Mangia la pasta, ché poi non c’è altro.

Non fare esercizi, ché non servono.

Dammi una mano ché non ce la faccio.

Vieni a mangiare ché è pronto

Aiutati ché Dio t’aiuta.

Attenzione però: Questo “ché” ha anche l’accento acuto sulla e, e il motivo è che sostituisce perché.

Vieni con me ché ti faccio vedere che bel sito che ho trovato per imparare l’italiano.

È un modo veloce per esprimere un motivo o una conseguenza:

Aiutati perché se farai così anche Dio ti aiuterà

Vieni a mangiare perché è pronto.

Prendi l’ombrello, in quanto oggi piove

Questo ché con l’accento permette di fare frasi più veloci, immediate.

Però attenzione, ché non potete usare questo “ché” con l’accento per fare domande ok?

Non lo fate, ché sarete bocciati all’esame!

Se lo fate l’accento non c’è. È un altro “che”, senza accento stavolta, e spesso è un che particolare, dall’uso sempre colloquiale:

Che, non ci credi?

Che, mi dai una mano per favore?

Che, l’hai fatto poi l’esame?

Anche questo è un uso un po’ strano per un non madrelingua, perché non significa “cosa“. Ma è senza accento.

Vabbe adesso non voglio annoiarvi ché questo episodio sta diventando troppo lungo.

Italiano Professionale – lezione 28: come generalizzare

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    Descrizione

    In questa lezione di Italiano Professionale vediamo i vari modi che possiamo usare per generalizzare. La generalizzazione è l’operazione contraria della puntualizzazione, a  cui abbiamo dedicato la lezione n. 24

Italiano Professionale – lezione 27: Spiegare un problema

Rappresentazione di un problema complicato. Photo by David Waschbu00fcsch on Pexels.com

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Descrizione della lezione

La lezione n. 27 del corso di Italiano professionale è dedicata ai problemi, un argomento di cui si parla sempre al lavoro. Ogni forma di impiego richiede la risoluzione di problemi.

Abbiamo dedicato alcune belle lezioni nella prima sezione del corso, se ricordate, la sezione dedicata alle espressioni idiomatiche. Si è parlato di scontri e confronti (problemi relazionali) e anche dei problemi economici.

Vediamo insieme come introdurre un problema e i vari modi che esistono per spiegarlo nel dettaglio.

La lezione fa parte della sezione terza del corso di Italiano Professionale, dedicata alle riunioni e agli incontri.

Vediamo anche i maggiori verbi che si usano: spiegare, risolvere, dettagliare, dipanare, esporre dirimere e tanti altri.

Durata file audio: 15 minuti

Italiano Professionale – lezione 26: Fare le veci, essere il vice

Questa lezione fa parte del corso di italiano professionale, cioè dell’italiano che si usa in ambienti lavorativi

Il file audio e la trascrizione sono disponibili solamente per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

Lezione n. 26 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di due termini: vice e veci, che può capitare di utilizzare durate una riunione o un incontro di lavoro. 

Può capitare infatti che in una riunione, in un incontro, qualcuno dia forfait, vale a dire che qualcuno non si presenti, che non venga alla riunione, ma che questa persona si faccia sostituire da una seconda persona.

 

Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

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Il verbo AVERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.

Audio

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Il verbo avere. Coniugazione

Trascrizione

Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, il creatore del sito web italiano semplicemente punto com.

Oggi ci divertiamo un po’ col verbo avere. Lo abbiamo fatto in passato anche col verbo essere se ricordate, metterò un link sull’episodio per i più curiosi o smemorati.

Anche questo episodio sarà pertanto un pretesto per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Il verbo avere lo vediamo quindi in tutte le sue possibili utilizzazioni.

Potete, se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure, meglio ancora, cambiarla al femminile o al plurale o anche negare la frase appena ascoltata o metterla sotto forma di domanda. Ci vorrà almeno una mezz’ora per ascoltare, mettetevi comodi e con l’occasione ripasseremo parecchie espressioni già spiegate fino alla lezione n. 265. Pronti?

Iniziamo dall’indicativo presente.

Indicativo presente

Indicativo imperfetto

  • Io avevo: Avevo tenuto fede alla mia promessa
  • Tu avevi: avevi tenuto a bada la tua impulsività.
  • Lei aveva: mi aveva indisposto, ecco perché ero arrabbiato.
  • Noi avevamo:  in men che non si dica abbiamo finito tutto. Con quella fame che avevamo!
  • Voi avevate: avevate detto o così o pomì. poi invece siete diventati più democratici.
  • loro avevano: i ragazzi avevano cincischiato fino a quel momento, poi hanno iniziato a lavorare.

Indicativo passato prossimo

  • Io ho avuto: ho avuto pazienza finora ma adesso bisogna rompere gli indugi.
  • tu hai avuto: al tuo esordio hai avuto molta paura di sbagliare.
  • Lui ha avuto: Giuseppe ha avuto un fare un po’ prepotente.
  • Noi abbiamo avuto: non abbiamo mai avuto voglia di lavorare, ma oggi siamo abbastanza in vena.
  • voi avete avuto: avete avuto tempo fino a ieri per fare il lavoro, oggi quindi a maggior ragione dovreste averlo finito.
  • loro hanno avuto: il supporto che hanno avuto non è stato sufficiente?

Indicativo trapassato prossimo

Passato remoto

  • io ebbi ragione a comportami così, ma vai a capire quanti avrebbero fatto lo stesso!
  • 10 anni fa non avesti la pazienza di aspettare la verità e così hai creduto a tante notizie prive di fondamento.
  • Appena noi iniziammo a discutere, mia figlia ebbe il coraggio di intervenire per dire che dovevamo smorzare i toni.
  • Io e Gianni avemmo una discussione molto accesa, ma siamo rimasti sempre amici. Poi dice a cosa servono gli amici…
  • voi aveste il coraggio di dire che non sapevate ovviare al problema in alcun modo
  • loro ebbero solo 2 euro per mangiare e bere, ivi incluso il caffè.

Trapassato remoto

  • Rimasi in silenzio perché non ebbi avuto il coraggio di dire tutta la verità. È risaputo che sono sempre stato un ragazzo timido.
  • in quell’occasione tu non avesti avuto il coraggio di rispondere al professore quando ti disse che il compito era passibile di miglioramento.
  • Il ragazzo ebbe avuto la sensazione di aver ricevuto un torto, sebbene tutto si fosse svolto a sua insaputa.
  • la crisi ci travolse e non avemmo avuto il tempo di reagire considerata la portata dell’avvenimento
  • qualora aveste avuto qualche dubbio, tranquillizzatevi perché lo chiariremo a tempo debito.
  • 20 anni fa i ragazzi non ebbero avuto il tempo per studiare, ma a suo tempo  non c’era wikipedia.

Futuro semplice

  • io avrò sicuramente qualcosa a casa che farà al caso mio.
  • tu, a tuo modo, avrai le tue ragioni per non studiare.
  • A suo dire, tra un mese avrà battuto tutti gli avversari.
  • Credo che vinceremo, ma se perderemo vorrà dire che avremo peccato di ottimismo e anche di presunzione.
  • voi avrete modo di speculare sulla crisi più tardi, adesso pensate ad aiutarci.
  • Ci vediamo alla solita ora allora, ma avranno tutti capito come siamo rimasti?

Futuro anteriore

  • Allora ci riaggiorniamo la prossima settimana? Spero che  avrò avuto il tempo di fare tutto per quella data.
  • Quando avrai avuto il tempo di decidere da che parte stai? Domani? Oppure domani è un parolone?
  • Luigi avrà avuto modo di superare i postumi dell’infortunio?
  • Saremo chiamati in causa non appena avremo avuto modo di comunicare.
  • Come avrete avuto modo di vedere, Gianni era molto arrabbiato, tant’è che uscendo ha anche sbattuto la porta.
  • Prendi questa medicina; se morirai, che senso avranno avuto i tuoi sforzi?, Tanto piú che hai anche due figli! disgraziato!

Condizionale Presente

  • io avrei quantomeno qualcosa da dire in merito.
  • tu avresti contezza della situazione attuale se leggessi i giornali.
  • in virtù della sua esperienza, mia madre avrebbe firmato il contratto!
  • noi avremmo voglia di uscire, ma se aspettiamo che ti prepari in 5 minuti stiamo freschi!
  • voi avreste voglia di venire a casa nostra laddove il ristorante fosse chiuso?
  • loro avrebbero deciso di andare al mare, tempo permettendo.

Condizionale Passato

  • Se non fosse arrivata la resa dei conti non avrei avuto il coraggio di sfidarlo.
  • tu avresti avuto il coraggio di dirgli che non devi rendere conto a nessuno se non ti avesse insultato?
  • Lui avrebbe avuto paura e si sarebbe reso conto di aver esagerato.
  • avremmo avuto una bella cazziata dal nostro capo se avessimo sbagliato.
  • voi avreste avuto paura di uscire se non ci fosse stata la comprova che il pericolo fosse finito.
  • loro avrebbero avuto voglia di picchiarvi, a dispetto della loro educazione alle buone maniere.

Congiuntivo Presente

Congiuntivo Passato

  • Devi dire alla tua sorella carina che quel bel sorriso che mi ha fatto, mi ha colpito. Dille anche come io abbia avuto fortuna ad incontrarla.
  • Io sono polemico? Vorrei farti notare come, per la cronaca, anche tu abbia avuto qualcosa da ridire in molte occasioni.
  • Che poi lei abbia avuto ragione quella volta, non significa che sia sempre così.
  • Non so cosa abbiamo mai avuto da contestare quella volta, circa la questione della pandemia.
  • Io sono il più fortunato di tutti, altro che storie! A meno che non abbiate avuto anche voi la fortuna di vincere la lotteria!
  • Il grande attore, che poi sarebbe morto due anni più tardi, finì la sua opera prima che i critici avessero avuto il tempo di valutarne la bellezza. Che abbiano avuto poca prontezza?

Congiuntivo Imperfetto

  • Se io avessi risentito delle offese ricevute, ora sarei offeso.
  • Se tu avessi capito che la tua decisione andava a discapito degli altri, non avresti agito così.
  • Se avesse agito a scapito di altre vite umane, sarebbe stato condannato.
  • Qualora noi avessimo insistito, ora saremmo a cavallo! come la vedi tu?
  • Se voi aveste voglia di divertirvi alle mie spalle, poi dovreste vedervela con i miei genitori.
  • Se i tuoi amici avessero voglia di uscire, io andrei, ma poi vedi tu 

Congiuntivo trapassato

  • Se avessi avuto più tempo avrei capito che a scanso di equivoci sarebbe stato meglio essere più chiari.
  • Stavo appena addormentarmi quando ho sentito delle urla così terribili che perfino tu che fai sempre il duro, sembrava avessi avuto paura.
  • Io sono per la pace in famiglia, ma se mio figlio avesse avuto più rispetto per me, io non l’avrei sgridato.
  • Quale responsabile del progetto, non doveva scappare. Se avessimo avuto il coraggio di denunciarlo, non saremmo a questo punto.
  • Nel caso in cui non ne aveste avuto abbastanza, vi spedisco un altro documento molto pesante. Il che non significa che dobbiate leggerlo oggi.
  • se queste persone avessero avuto la sfortuna di nascere in un Paese diverso, saremmo a cavallo, e non avremmo problemi di integrazione.

Imperativo Presente

  • Abbi pazienza, siamo ancora studenti, un compito difficile come questo, proprio non è cosa!
  • Mi chiedo se quel tipo abbia cose più interessanti da raccontare oltre alle sue solite sciocchezze! Vedremo!
  • abbiamo il coraggio di lottare! Dobbiamo contare solo su noi stessi!
  • Se vogliamo è abbastanza semplice la soluzione. Basta aspettare. Abbiate pazienza!
  • Mi chiedo se i miei dipendenti abbiano capito l’importanza delle regole. Non possono continuare a sgarrare così, ogni due per tre!

Infinito presente

Infinito passato

  • Ringrazio tutti i visitatori di avere avuto pazienza nell’ascoltare questi episodio sul verbo avere realizzato sulla falsariga dell’episodio sul verbo essere

Participio presente

  • Questo episodio avente ad oggetto il verbo avere, può risultare piuttosto difficile, ma volendo essere precisi, è stato lungo anche costruire tutti questi esempi!

Participio passato

  • Una volta avuto il coraggio di ascoltare tutti gli esempi, potremmo confrontarci dal vivo, magari in una videochat per chiarire eventuali diubbi.

Gerundio presente

  • avendo ancora un esempio da fare, sono abbastanza soddisfatto, così ora potrò fare una capatina sul gruppo whatsapp per vedere se ho dei messaggi a cui rispondere.

Gerundio passato

  • Pur avendo avuto un successo strepitoso, Amelia non si montò mai la testa, perché aveva sempre presente la massima, “chi si esalta sarà umiliato”.

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Botta e risposta

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: un esercizio di botta e risposta. Adesso vi spiego cosa significa.

Ogni tanto bisogna che anche voi parliate un po’.

Allora diremo una frase ciascuno. Botta e risposta. Io la botta e voi la risposta.

Io cioè dirò la prima frase e voi direte la seconda. Ma non vi farò domande a cui rispondere… ma allora cosa dovete dire voi?

Dovete dire la mia stessa frase ma più breve, usando ci, ne, lo, vi, ti, eccetera, come se sapessimo di cosa stiamo parlando. Una cosa che si fa sempre nelle conversazioni per evitare di fare ripetizioni.

Io ovviamente darò la risposta dopo di voi.

Ad esempio. Se io dico:

Io devo parlare con te di quella cosa

Voglio evitare di dire “con te di quella cosa”

Voi dite:

Devo parlartene.

Oppure:

Te ne devo parlare

Altro esempio:

Io: Dobbiamo andare in quel luogo e parlare con loro (“con loro” e “in quel luogo” non voglio dirlo)

Voi: Dobbiamo andarci e parlargli

Mi sono spiegato? Adesso rispondete voi ok? Io vi dico cosa dovete abbreviare. Pronti e via!

  • Fai entrare lui – fallo entrare
  • Fai entrare lui nella macchina – faccelo entrare
  • Mettiamo le nostre mani nelle tasche – mettiamocele in tasca
  • Mettiamo le caramelle in tasca – mettiamole in tasca
  • Mettiamo qualche caramella in tasca – mettiamone qualcuna in tasca
  • Mettiamo la caramella dentro – mettiamola dentro
  • Mangiamo ancora altre mele – manogiamone ancora (mangiamocene ancora)
  • Voi vi dovete rendere conto di questo – rendetevene conto
  • Lavatevi bene le mani- lavatevele bene
  • Arruffa il pelo al gatto – arruffagli il pelo
  • Puoi dare un bacio a lui? – puoi baciarlo?
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versateci un po’ d’acqua
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versatene un po’ sul fuoco
  • Bisogna sperimentare il vaccino – bisogna sperimentarlo
  • Sbucciate le mele – sbucciatele
  • Sbucciate qualche mela – sbucciatene qualcuna
  • Andiamo al mare – andiamoci
  • Andiamo via – andiamocene
  • Mandiamo via loro – mandiamoli via
  • Mandiamo via qualcuno di loro – mandiamone via qualcuno
  • Lui salta sulla scala – lui ci salta sopra
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarle in padella
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarci le verdure
  • Io sono qui – io ci sono
  • Io sono in casa – io ci sono
  • Io sono presente – io ci sono
  • Io sono vicino a te – ti sono vicino
  • Fatti regalare qualche fiore – fattene regalare un po’/qualcuno

L’episodio termina qui, grazie a tutti per aver ascoltato e parlato in questo episodio di botta e risposta.

Adesso ascoltiamo la voce di Liliana di nazionalità moldava 🇲🇩 , membro dell’associazione Italiano Semplicemente che ha voluto provare a rispondere anche lei a qualche frase di botta e risposta di prima. Invito tutti voi a fare lo stesso per esercitare la lingua.

A proposito di membri c’è un nuovo membro dal Perù, si chiama Franco a cui do il mio bemvenuto.

Allora ascoltiamo anche la voce di Franco che ha voluto subito provare mettersi alla prova con una frase per ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato. Vai Franco. Prima Liliana e poi Franco però.

Franco: buongiorno a tutti, io sono Franco, il nuovo membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Volevo dire che laddove possa essere utile sono pronto anche io a registrare una frase di ripasso. Ah, dimenticavo di dire che sono peruviano. Avete presente il Perù?

Ulrike: Ciao Franco! Il Perù? Vuoi che non l’abbiamo presente? Vabbè, non con tutti gli annessi e connessi, questo devo ammettere quantomeno per me.

Grazie anche ad Ulrike, con la quale condivido la risposta.

Colgo l’occasione infine per ringraziare i donatori che aiutano italiano semplicemente tramite paypal.

Per donare basta cliccare sul link che vi inserisco sul sito oppure indicare l’email italianosemplicemente@gmail.com.

Voglio fare un regalo speciale a tutti i donatori: l’ultimo audio-libro di espressioni idiomatiche, cosi sarà più facile e meno noioso stare a casa in questo brutto momento dominato dal coronavirus. Tanti episodi da leggere ed ascoltare durante il tempo libero (non potete dire di non avere tempo libero in tempi di coronavirus!)

Basta una qualsiasi donazione, di qualsiasi importo e riceverete sulla vostra email il link per scaricare tutti i file audio in formato mp3 delle spiegazioni e il file pdf dell’audiolibro.

Un saluto e grazie a tutti.

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Il verbo ESSERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, ed oggi ci divertiamo un po’ col verbo essere.

Tranquilli, questa non sarà una lezione noiosa, infatti userò come pretesto questa lezione, apparentemente grammaticale, per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, quindi si tratta di brevi episodi. Queste espressioni non verranno rispiegate nuovamente, questo è sottinteso, altrimenti sarebbe un episodio di 10 ore. Metterò dei link comunque che vi riporteranno alle spiegazioni singole se volete ripassare o approfondire.

Il verbo essere lo vediamo in tutte le sue possibilità di utilizzo.

Iniziamo dall’indicativo presente, il più semplice. Potete se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure cambiarla al femminile, oppure provare ad anticipare la frase successiva. Iniziamo.

Indicativo presente

  • Io sono: io sono sicuro che oggi mi si impallerà il PC.
  • Tu sei: tu sei soggetto a controllo da parte del tuo dirigente. Non dimenticarlo!
  • lui è: lui è oggetto di scherno tutti i giorni.
  • noi siamo: noi due siamo un binomio inscindibile da quando ci siamo conosciuti.
  • voi siete: siete combattuti se stare a casa o venire alla festa.
  • loro sono: loro sono sicuri di aver lavorato in conformità della legge

Indicativo imperfetto

  • Io ero: Fino a stamattina ero sicuro di aver tenuto fede ai miei principi morali.
  • Tu eri: Stamattina eri indeciso se tenere o meno a bada la tua impulsività.
  • Lui era: la scorsa settimana era parecchio indisposto con me.
  • Noi eravamo: ieri noi eravamo indecisi se venire, ma alla fine siamo arrivati in men che non si dica.
  • Voi eravate: Ieri eravate sicuri che non ci fosse scelta. Ci avevate detto o così, o pomì. Vi ricordate vero?
  • loro erano: i ragazzi erano lì a cincischiare, quando è arrivato il loro capo che li ha sgridati.

Indicativo passato prossimo

  • Io sono stato: sono stato molti giorni senza fare nulla prima di rompere gli indugi.
  • tu sei stato: sei stato pronto ad esordire non appena il mister ti ha detto di entrare
  • Lui è stato: Mario è stato sgridato dalla professoressa perché aveva un fare un po’ prepotente a suo dire.
  • Noi siamo stati: Si dà il caso che (noi) siamo stati impegnati al lavoro fino a tardi, ecco perché non siamo venuti a cena con voi.
  • voi siete stati: siete stati bravi a prefiggervi di finire entro le 10.
  • loro sono stati: sono stati i primi a parlare con me dopo l’incidente. Mi hanno detto: ci voleva tanto a stare più attenti? A me questa è sembrata una domanda retorica!

Indicativo trapassato prossimo

  • io ero stato: In quel momento ero stato accusato di aver dato una risposta sibillina!
  • tu eri stato: mi raccontavi che eri stato eletto il più affascinante della tua classe. Non eri bello, ma avevi un certo non so che di interessante. Lo dicevano tutti.
  • lui era stato: Il ragazzo, come ricostruito dai carabinieri, in passato era stato affidato ai nonni. Però qualcosa non mi torna: ma i nonni non erano morti tutti? Mi sbaglio?
  • noi eravamo stati: eravamo stati primi a sforare con i tempi. Quindi non potevamo lamentarci del ritardo degli altri.
  • voi eravate stati: Vi siete trovati in un posto per la prima volta ma siete sicuri che sia un luogo in cui eravate già stati? In questo caso non è una cosa strana, non siete pazzi, accade a tutti, non vedo perché nasconderlo.
  • loro erano stati: i brasiliani erano stati onesti ad ammettere che il calcio di rigore a loro favore fosse inesistente, prima che l’Italia segnasse il gol vittoria. Questo si chiama fair play, ma il rovescio della medaglia è che il Brasile ha perso la partita.

Passato remoto

  • io fui: nel 1944, durante la guerra, ricordo che fui risparmiato dal nemico, quindi non fui ucciso. Però presi un bel rovescio per aver cercato di scappare di prigione.
  • tu fosti: Tutti, dicevano: Sarà dura scappare di prigione. Tu fosti l’unico che disse qualcosa di diverso. E infatti riuscimmo a scappare. Eri un vero dritto!
  • lui fu: Quella volta fu lui a tirarci quel tiro mancino, ti ricordi?
  • noi fummo: dopo che la casa crollò, fummo costretti a ricostruila immediatamente. Non fu facile riuscire a destreggiarsi in mezzo a tutta quella polvere!
  • voi foste: non appena iniziò a crollare la casa, voi foste indecisi se scappare o nascondervi sotto il tavolo. Avete dovuto valutare tutti gli annessi e connessi in un paio di secondi.
  • loro furono: i mie fratelli furono presi in giro per via delle numerose foto osè presenti sulla loro pagina Instagram personale.

Trapassato remoto

  • io fui stato: Nel 2008 fui stato tradito dai miei amici e ricordo che soffrii molto. Ma oggi è diverso. Con l’età ci si abitua a tutto… o quasi.
  • tu fosti stato: quando tuo figlio era piccolissimo non fosti stato capace di proteggerlo. Riesci a capacitartene?
  • lui fu stato: Il giocatore firmò un contratto biennale, e il costo complessivo dell’operazione fu stato pari a circa 10 milioni di euro. Voi vi ci mettereste nei suoi panni?
  • noi fummo stati: ce ne andammo via solo dopo che fummo stati insultati: la misura era veramente colma!
  • voi foste stati: voi foste stati avvisati solo quando ormai era tardi. La cosa ovviamente vi colse alla sprovvista.
  • loro furono stati: quella del 7 novembre 2010 fu la notte in cui i due carabinieri furono stati aggrediti dai ragazzi ubriachi. Ora tocca al giudice decidere sulla loro sorte.

Futuro semplice

  • io sarò: se mi travesto da donna balzerò agli occhi di tutti. Sarò fortunato se non mi prenderà in giro nessuno.
  • tu sarai: prima di continuare fammi aprire una parentesi sulle tue responsabilità: sarai tu che dovrai pagare perché tu sei il responsabile. Ok, chiusa parentesi. Ora posso riprendere col discorso di prima.
  • lui sarà: lui sarà anche bravo, ma si sbaglia ogni due per tre.
  • noi saremo: saremo in grado di vincere veramente? Non dire subito di sì perché ci sono io nella nostra squadra che sono il più bravo, il più forte eccetera eccetera. Non fare il solito ruffiano!
  • voi sarete: sarete espulsi dalla scuola di punto in bianco se provate a non rispettare le regole.
  • loro saranno: non saranno le voci false e tendenziose che ho sentito a scoraggiarmi. Io vado avanti!

Futuro anteriore

  • io sarò stato: Ho dovuto maltrattare il mio collega Giovanni. Sarò stato troppo cattivo con lui? Non lo so, ma stavolta non si salverà in calcio d’angolo con la solita scusa!
  • tu sarai stato: Non conta se sarai stato il migliore, se sarai arrivato per primo, ma conta il fatto che hai provato a combattere. Questa è la cosa piu importante. Eccome se è questa!
  • lui sarà stato: Vedremo alla fine chi sarà stato il migliore. Perché il migliore, alla fine, vince senz’altro.
  • noi saremo stati: saremo stati felici di avervi a cena, mi spiace molto che avete un impegno così importante. Nessun problema comunque, che volete, può capitare.
  • voi sarete stati: immagino sarete stati felici di incontrare i vostri vecchi amici vero? In queste occasioni vengono rispolverati tutti i ricordi più belli.
  • loro saranno stati: no so perché sono arrivati tardi all’appuntamento. Saranno stati impegnati, non saprei. Magari quanto ti ci troverai a tu per tu, puoi chiedere loro maggiori spiegazioni.

Condizionale Presente

  • io sarei: (io) sarei interessato a questi pantaloni. So che vanno per la maggiore tra i giovani.
  • tu saresti: saresti disponibile a fare delle ripetizioni di matematica a mio figlio? Non vorrei prenda una brutta piega quest’anno…
  • lui sarebbe: lui sarebbe disposto ad aiutarmi. Dice seriamente, è una persona generosa, non si tratta di un pro forma.
  • noi saremmo: non saremmo mai riusciti a fare pace se non ti avessi detto questa piccola bugia: ma prometto che si è trattato solo di uno strappo alla regola.
  • voi sareste: voi sareste riusciti ad ingranare se solo vi foste impegnati di più nello studio.
  • loro sarebbero: loro sarebbero anche disposti ad aiutarti, ma cerca di abbozzare un po’, non puoi sempre alzare la voce.

Condizionale Passato

  • Io sarei stato: sarei stato infelice tutta la vita senza di lei, ma lei, bontà sua, mi ha concesso di sposarla!
  • tu saresti stato: saresti stato contento se ti avessero bocciato? Non ti dico!
  • lui sarebbe stato: sembrava un’anima in pena quella sera. Sarebbe stato meglio non fargli quello scherzo.
  • noi saremmo stati: noi saremmo stati più saggi e avremmo guardato alla sostanza e non alla forma.
  • voi sareste stati: sareste stati contenti se dopo aver trascurato la forma, aveste scoperto che la forma è sostanza? io no!
  • loro sarebbero stati: loro sarebbero stati a sballarsi in discoteca stasera se la madre non gli avesse impedito di prendere la macchina.

Congiuntivo Presente

  • che io sia: che io sia maledetto se non riesco a finire questo esercizio. Sono disposto a scervellarmi piuttosto!
  • che tu sia: non ho dubbi che tua sia capace a guidare senza prendere delle lezioni, ma i soldi non sono un problema, sebbene spesso ne sia sguarnito.
  • che lui sia: che lui sia prevenuto non ci sono dubbi. Lo conosciamo ormai!
  • che noi siamo: mi sembra che noi siamo molto stanchi stasera. Meglio andare a letto prima che vengano a galla i tuoi problemi col nervosismo da stress!
  • che voi siate: Siete stati derubati? Beh, è facile pensare che voi, così giovani, siate stati ingannati da quell’uomo. Io però sono vostro padre e mi vedo costretto a non darvi più soldi in contanti per il futuro.
  • che loro siano: sono molto felice che loro siano riusciti a superare l’esame. Vuoi che non sia contento?

Congiuntivo Passato

  • che io sia stato: Non mi sembra che io sia stato così sgarbato nei suoi confronti. Mi sono sempre comportato come si deve.
  • che tu sia stato: non ho dubbi che tu sia stato vittima di un inganno, ma avrei preferito sentirlo da te, non per interposta persona.
  • che lui sia stato: Sembra che durante una delle tappe del suo viaggio, Giovanni sia stato coinvolto in un incidente.
  • che noi siamo stati: Quel giorno Elena lavorò così di buona lena che sembra che noi stessi siamo stati sorpresi da questo!
  • che voi siate stati: si dice che voi siate stati un po’ ingenui a non farvi aiutare da Giovanni. Lui la mano ve l’aveva tesa.
  • che loro siano stati: impossibile che loro siano stati ubriachi quella sera. Non c’è nessuna attinenza tra l’incidente e il fatto che siano stati in discoteca. Fidatevi.

Congiuntivo Imperfetto

  • che io fossi: Giovanni si aspettava che io fossi più chiaro, soprattutto quando ho parlato dei suoi diritti. Si è arrabbiato, ed oltrettutto non mi parla più. Accidenti!.
  • che tu fossi: non sapevo che tu fossi votato alla cucina, altrimenti ti avrei lasciato preparare il pranzo senza problemi.
  • che lui fosse: ho aspettato che fosse più tranquillo prima di offrirgli un caffè e poi un ammazza-caffè!
  • che noi fossimo: Piero credeva fossimo arrabbiati per il conto al ristorante, in realtà eravamo solo preoccupati perché avevamo dimenticato di pagare il coperto!
  • che voi foste: Pamela non si aspettava che foste voi a cercarla per telefono, credeva fosse la polizia, così si è data subito alla fuga appena ha sentito squillare il telefono.
  • che loro fossero: non volevo che i nostri amici fossero insultati liberamente, così ho voluto dare seguito alla storia con una bella denuncia alla polizia!

Congiuntivo trapassato

  • che io fossi stato: Giuseppina non credeva che io fossi stato così bravo nel compito in classe di italiano. In realtà ti dirò che potevo anche andare meglio.
  • che tu fossi stato: temevo veramente che tu quella sera fossi stato convolto in una rissa. La tua irrequietezza mi preoccupa, e prima o poi ne pagherai lo scotto.
  • che lui fosse stato: credevo fosse stato più attento in quanto adulto e responsabile. Adesso sarà lui a rispondere di questo furto in azienda.
  • che noi fossimo stati: la nonna era felice che noi fossimo stati a trovarla. E’ un po’ depressa ultimamente, quindi vorrei aiutarla senza lasciare nulla di intentato.
  • che voi foste stati: nonostante foste stati bocciati all’esame, non vi siete arresi, così siete tornati alla carica il mese successivo.
  • che loro fossero stati: mi sembrava che i ragazzi fossero stati attenti a preparare il discorso con attenzione, invece si sono subito incartati quando gli hanno fatto una domanda.

Imperativo Presente

  • sii: sii felice di aver vinto: sei finalmente annoverato tra i pochi ad aver battuto gli italiani nella preparazione della pizza. Mostra la tua felicità senza remore.
  • sia: bisogna che lui sia più convinto delle sue potenzialità! Anche se ha la zeppola può riuscire a comunicare senza problemi. Ma ce la farà , si è sempre impegnato indefessamente.
  • siamo: ragazzi mi raccomando: la prossima volta siamo precisi, senza restare sul vago! Vedrete che faremo una grossa impressione sulla platea.
  • siate: su cosa verte il discorso di oggi? Siate concisi per favore!
  • siano: di cosa si lamentano? Siano soddisfatti, almeno del fatto che non abbiano un capo a cui debbano sottostare.

Infinito presente

  • Essere: Essere pazienti o ascoltare l’istinto? Sempre meglio armarsi di pazienza secondo me.

Infinito passato

  • Essere stato: mi fa piacere essere stato il tuo unico uomo, ma il mio piacere lascia il tempo che trova se tu non sei felice ora.

Participio presente

  • Essente: Il participio presente del verbo “essere” per alcuni è “ente”, secondo altri invece è “essente”, per altri ancora non esiste. Qual è la verità? Io ho cercato di sforzarmi di fare almeno un esempio con “essente”, ma evidentemente non ho capito come si usa. Sarò forse duro di comprendonio?

Participio passato

  • Stato: quello che è stato, è stato ormai, Scordiamoci il passato, freghiamocene.

Gerundio presente

  • Essendo: essendo già andato in tilt una volta, meglio non fare tardi al lavoro anche stasera. Anche il tuo dirimpettatio si arrabbierebbe del rumore che fai quando rientri a casa.

Gerundio passato

  • Essendo stato: capisco i tuoi problemi, essendo stato anche io in passato nelle tue stesse condizioni. Pertanto non me la sento di criticarti più di tanto.

Le preposizioni semplici da scoprire

Audio esercizio

Audio soluzione

LINK UTILI

Trascrizione

Ciao ragazzi, facciamo oggi un bell’esercizio dedicato alle preposizioni semplici ed ai mestieri, cioè le professioni, vale a dire ai lavoro. In questo esercizio racconterà una storia in cui vengono utilizzate le espressioni idiomatiche spiegate sul sito italianosemplicemente.com dal 2015 fino ad oggi.

Nella spiegazione scritta, però, mancheranno le preposizioni semplici.

Di conseguenza sta a voi scrivere le giuste preposizioni da utilizzare, dopodiché potrete guardare ed ascoltate la soluzione domani, quando pubblicherà la soluzione con tutte le preposizioni semplici da usare nelle varie parti del testo: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Vi parlerò dell’apprendimento della lingua italiana secondo Italiano Semplicemente. Ogni volta che si presenterà una preposizione semplice vedrete uno spazio vuoto sul testo e ascolterete un “bip” nel file audio.

Domani invece potrete leggere e ascoltare la soluzione.

L’apprendimento secondo Italiano Semplicemente.

Come sapete, il sito Italiano semplicemente.com è basato sulle sette regole d’oro che vado____seguito ad elencare:

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT. Questa è la prima delle sette regole d’oro; la più importante. Ma come, non è la grammatica la prima regola? Ma quale grammatica d’Egitto! Italiano Semplicemente non insegna la grammatica fine____se stessa. Se amate la grammatica spiegata____modo noioso____Italiano Semplicemente non c’è trippa____gatti!

2) Usare i tempi morti____ascoltare. Questa è la seconda regola d’oro____cui far riferimento: quali sono i tempi morti? Mentre si fa colazione, al bagno (anche facendo la doccia), quando siete____viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti eccetera. Una cosa importante: se ci sono persone attorno____voi, magari parlate____voce bassa o nella vostra testa, ma se avete la faccia____bronzo non sarà un problema. ___ l’altro, non aver paura____essere giudicati e____fare brutte figure è sicuramente un punto____vostro vantaggio.

3) Studiare senza stress,____condizioni____relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti).

Lo stress, uno dei nemici____sconfiggere. Se non volete perdere la voglia____imparare, dovete armarvi____pazienza e aspettare che le prime due regole d’oro diano i risultati. Vedrete che scoprirete una cosa fondamentale nell’apprendimento della lingua, e se finora avete ascoltato o studiato stressati, adesso che conoscete questa regola, vi rifarete____gli interessi.

4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni. Questa è la quarta regola____usare. Cosa vuol dire? Non imparate frasi o singole parole: ascoltate delle storie, ascoltate dei podcast, un discorso compiuto che metta____moto il vostro cervello. Il contesto vi aiuterà____capire ciò che non riuscite____capire attraverso una singola frase; se non conoscete una parola, le altre parole del discorso vi aiuteranno. Le emozioni non vi faranno distrarre e non vi stancherete____ascoltare. Ma questa è una regola importante anche____chi insegna. Il mio ruolo è importante: sarà mia la responsabilità nel non farvi annoiare.

5) Apprendere attraverso Italiano vero e non____libri____grammatica. Ascoltare ciò che PIACE. Trattasi della quinta regola d’oro____Italiano Semplicemente. Dedicate il vostro tempo____leggere e ascoltare ciò che attrae il vostro interesse. Anche questa regola vale anche____me, che devo realizzare episodi differenziati,____raggiungere i gusti____tutti.

6) Sesta regola d’oro: Domande e risposte sulle storie ascoltate: I principianti e anche chi ha un livello più alto, deve esercitarsi____subito e provare____rispondere (con la propria voce)____delle facili domande____quanto ascoltato,____questo modo l’apprendimento diventa attivo, non passivo: voi partecipate attivamente e così imparare ad usare parole diverse, parole alternative, verbi e tempi diversi. Ci sono diversi modi____rispondere alla stessa domanda.

7) Parlare: l’ultima regola ma non____importanza. Oggi abbiamo i social, abbiamo whatsapp, abbiamo le chat____cui possiamo parlare____persone____ogni parte del mondo.

Usate tutti questi strumenti____parlare,____ascoltare e____scrivere, ma soprattutto____parlare, perché una lingua non si chiamerebbe così se non si dovesse parlare.____questo modo, rispettando queste sette regole d’oro, va____sé che ci sarà un miglioramento del vostro livello____italiano e questo avverrà anche____modo veloce. Gli amanti della grammatica si mettano l’anima____pace.

Spero che questo episodio rispetti le sette regole d’oro e che voi possiate riuscire____terminare l’ascolto avendo la voglia____rifarlo altre volte. Provate____stampare il dialogo e____riempirlo____le preposizioni semplici. E ascoltate poi la soluzione nel secondo file audio che trovate____questo episodio.____chi è interessato, abbiamo realizzato altri episodi dedicati alle preposizioni semplici. Date un’occhiata se avete tempo.____poco questo episodio sarà terminato. Solo il tempo____un saluto e un’ultima raccomandazione: trovate un amico____cui condividere i vostri episodi: farlo____due sarà più piacevole e produttivo!

Un saluto____Giovanni

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La pronuncia della zeta

Audio

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Descrizione

In un dialogo con i miei figli vediamo insieme la pronuncia della Zeta è della. Doppia zeta. Spieghiamo la zeta sonora e la zeta sorda.
Vediamo ad esempio:
Pazzo, zuzzurellone, palazzo, pazzo, mazza, pazzia, imbarazzo, ammazzare, pezza, pizza, puzza, pozza, zucchero, puzza, pozzanghera, azzeccare, Zorro, zittire.

Episodio tratto da una conversazione sul gruppo WhatsApp dell’associazione italiano Semplicemente: tutti i giorni una lezione diversa.

Iscriviti all’associazione.

Trascrizione

Buongiorno a tutti amici di italianosemplicemente. Io mi chiamo Giovanni, lo dico per chi non mi conosce ancora. Sono il Presidente dell’associazione italiano semplicemente, nata per aiutare gli stranieri di tutto il mondo a migliorare il loro italiano.
Nell’episodio di oggi facciamo un bell’esercizio; bello e divertente.
Voglio condividere con tutti voi una conversazione che è stata fatta all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione.
Una conversazione che è avvenuta tra me, i miei figli e alcuni membri della dell’associazione, di diversa nazionalità.
La conversazione ha riguardato la pronuncia della lettera Z: di tanto in tanto nel gruppo facciamo degli esercizi di pronuncia. Questi avvengono solitamente il giovedì. In questi esercizi proviamo appunto a focalizzare la nostra attenzione su delle lettere in particolare. Stavolta è toccato alla lettera z. Ascolterete quindi questa conversazione tra me e i miei figli in cui parliamo liberamente della pronuncia della Z, dopodiché intervengono dei membri, alcuni dei membri della famiglia, dell’Associazione italiano semplicemente che tra l’altro scopriranno alcuni errori che abbiamo fatto all’interno di questo dialogo con i miei figli. Con questo voglio mostrarvi come in realtà tutti sbagliamo, tutti possiamo sbagliare, anche noi madrelingua, e che in fondo la pronuncia della Z, in molte occasioni si può sbagliare facilmente.
Non è un problema particolarmente grave. Non è particolarmente grave sbagliare una lettera. L’importante è essere consapevoli che esistono due tipologie di Zeta, due tipologie di Z diverse, due pronunce diverse.
Ne parliamo all’interno proprio di questo dialogo. Non mi resta di augurarvi un buon ascolto.

Conversazione tra Giovanni e i suoi figli.

Bene, la conversazione termina con una richiesta specifica: parole italiane con doppie zeta che si pronunciano con la zeta sonora. Mi risponde subito Andrè dal Brasile.
Andrè: organizzare, analizzare

Giusto. Organizzare e analizzare. Un’altra?

Andrè: anestetizzare

C’è anche Gema dalla Spagna che ne trova qualcuno.

Gema: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro
Brava Gema. Ottimo lavoro: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro. Tutte hanno la zeta sonora. Come anche anestetizzare di Andrè.

Invece prima vi ho parlato di un errore: azzeccare, che si pronuncia con la zeta sorda. Questa è la vera pronuncia di azzeccare. Vero Rauno? Rauno è finlandese.

Rauno: anche Google traduttore dice “azzeccare”.

Bene, grazie Rauno ed a Google traduttore! Speriamo di avervi chiarito le idee.

Grazie ai membri dell’associazione ed ai miei figli. Ogni giorno un argomento diverso: questo è il programma di italiano nel gruppo WhatsApp dell’associazione.
Il lunedì parliamo di una frase idiomatica italiana, il martedì vediamo insieme il notiziario del Giorno.
Il mercoledì ci occupiamo del linguaggio del lavoro.
Il giovedì di pronuncia, il venerdì di cultura e territorio e il sabato di letteratura e poesia.
Se volete, tutti possono unirsi a noi. Basta farne richiesta. Vi aspettiamo, e mi raccomando non abbiate paura di parlare e di sbagliare.

Un saluto a tutti.

Ascoltare e ripetere. Ecco un modo divertente per imparare una lingua

Audio

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Descrizione

Un esperimento divertente che vi mostra un modo molto produttivo per parlare ed ascoltare nello stesso tempo. Sopratutto per pronunciare correttamente.

Le particelle: Ci, ce, gli, ce, lo, li, si – alla fine dei verbi

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: sarà essenzialmente un esercizio di ripetizione e di domande e risposte. Ricordatevi sempre della regola n. 6 per imparare l’italiano: l’importanza delle domande e risposte.

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L’argomento è utilizzare: ce, si, ci lo, la, gli, ne eccetera. Lo abbiamo fatto altre volte, intendo parlare di queste particelle.

Oggi però mi interessa soprattutto quando inseriamo queste particelle e pronomi alla fine del verbo per riferirci a qualcosa. Senza dare troppe spiegazioni, passiamo subito alla pratica, come si compete a chi rispetta le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Io dunque dirò una frase normale, una frase per esteso, parlando di qualcosa (non importa cosa) mentre voi dovete dire la stessa frase dando per scontato la cosa di cui parliamo. Capita spessissimo in una conversazione di riferirsi alla cosa di cui parliamo non attraverso il suo nome ma usando una di quelle particelle alla fine, attaccandole al verbo.

Non si tratta di vere domande, in realtà, ma di due tipi di frasi diverse, ma l’importante è far lavorare il cervello.

Ad esempio se io dico “mangiare la mela” voi dovete dire “mangiarla“. “La” mela, quindi: mangiarla. “La” va alla fine del verbo.

Ad esempio in una frase posso dire: ecco la mela ma non mangiarla tutta. Non posso dire: ecco la mela ma non devi mangiare tutta la mela; per non ripetere “la mela” dico semplicemente: non devi mangiarla.

Se invece io dico “mangiare uno spicchio di mela” voi dite: “mangiarne uno spicchio“.

Se dico: “Noi ci mangiamo un po’ di mele” voi dite: “mangiamone un po’” (oppure mangiamocene un po’)

Mangiamone o mangiamocene: in questo caso è più difficile perché ho messo insieme sia la persona che compie l’azione (noi) che la mela (usiamo ne perché è una parte della mela): Posso anche dire:

  • mangiamoci un po’ di mela (la mela la scrivo)

Se invece dico “ce la mangiano noi la mela” voi dite: “mangiamocela“, oppure mangiamola (Ce anche in questo caso è facoltativo, anche nella domanda).

Tutti chiaro? Usate ce, ne, ci, lo, gli eccetera a seconda della frase.

Ho notato che si tratta di un ostacolo difficile anche per gli stranieri più bravi.

Allora un gioco di questo tipo può aiutare.

Iniziamo:

Noi dobbiamo ricordare quelle ragazze.

Voi rispondete senza nominare la parola “ragazze” (che prevede l’articolo le) e senza di dire “noi” ma facendo riferimento a noi ed alle ragazze alla fine del verbo:

Ricordiamocele, oppure Dobbiamo ricordarcele. Ce le dobbiamo ricordare (che è la stessa cosa).

È importante questo esercizio perché bisogna saper distinguere le cose tra loro, a seconda ad esempio che siano divisibili o meno, o altre regole che è inutile spiegare perché quello che conta è praticare e ripetere come vi dico sempre. Tutto verrà in automatico.

Bene continuiamo. Vi darò il tempo per rispondere e poi rispondo io.

Prendi la penna: Prendila.

Prendi la penna per me: prendimela

Prendete la penna per voi: prendetevela

Andiamo a Roma: andiamoci

Andate a Roma: andateci

Mordi la mela: mordila

Mangia una parte della mela: mangiane una parte

Scrivi una storia: scrivila

Scrivi una parte della storia: scrivine una parte

Scriviamo il libro insieme: scriviamolo insieme, scriviamocelo insieme

Spedisci una e-mail a Giovanni: Spediscigli una e-mail, spediscigliela

Raccomanda quel ristorante a Maria: Raccomandale quel ristorante, raccomandaglielo.

Spedisci la cartolina: spediscila

Spedisci a noi una cartolina: spediscici una cartolina. Spediscicela. 

Manda i saluti: mandali

Manda i saluti a lui: mandagli i saluti, mandaglieli

Chiedi un bacio a Giovanna: chiedilo a Giovanna, chiediglielo

Dammi i soldi: dammeli

Alcune persone si mangiano le unghie. Non è normale (in questo caso dovete usare “si” alla fine del verbo mangiare): non è normale mangiarsi le unghie. Alcune persone lo fanno.

Attenzione con la terza persona:

Mario deve dare i soldi a noi: Mario deve darceli, ce li deve dare, ce li dia.

Mario deve dare i soldi a te: Mario deve darteli, te li deve dare, te li dia.

Mario deve dare i soldi a Maria: Mario deve darglieli, glieli deve dare, glieli dia

Mario deve dare i soldi a me: Deve darmeli, me li devi dare, me li dia!

Fate i compiti: fateli.

Fai i compiti: falli

Alcuni si fanno dei problemi a parlare in pubblico. E’ segno di poca esperienza. (usare “si”: Farsi dei problemi a parlare in pubblico è segno di poca esperienza.

Devi farti carico di quel lavoro: fatti carico di quel lavoro, fattene carico.

Mangia tutto il cibo: mangialo tutto!

Responsabilizza tuo figlio: responsabilizzalo.

Attenti sempre alla terza persona:

Quella madre deve responsabilizzare il figlio: che lo responsabilizzi, che responsabilizzi suo figlio (con la terza persona non posso mettere lo alla fine).

Dovrei andare sul sito: dovrei andarci.

Andiamo via da qui: andiamocene.

Noi ci occupiamo di loro: occupiamocene.

Devi ritrovare la pazienza: ritrovala.
Ci devi riprovare: riprovaci

Voi vi occupate di lui: occupatevene.

Siete voi che dovete occuparvi di lui: occupatevene voi!

Sono io che mi occupo di lei: me ne occupo io.

Devi occuparti di lei: occupatene tu!

Devo fare la pasta al dente: devo farla al dente. Che la facciano al dente.

Dillo a lui: diglielo.

È lui che si deve occupare di lei: se ne occupi lui. Se ne deve occupare lui, deve occuparsene lui.

Occorre che qualcuno si occupi del problema: Qualcuno se ne deve occupare. Occorre occuparsene.

Mettiamo il sale sulla pasta: mettiamocelo sopra.

Attenzione questa è più difficile:

Dovete aver cura di questa cosa: dovete averne cura, abbiatene cura

Difficile?

Proviamo le ultime volte:

Andate via: andatevene

Vogliamo parlare di questa cosa? Vogliamo parlarne? Parliamone.

Mettiamo il pantalone nell’armadio: mettiamolo nell’armadio. Mettiamocelo.

Devi ridare la fiducia a noi: ridacci la fiducia, ridaccela

Bene amici spero vi sia piaciuto questo episodio. Grazie a tutti dell’ascolto. Spero ce l’abbiate fatta.

Per chi è interessato e vuole approfondire la pronuncia, tutti i giovedì facciamo questi esercizi nel gruppo Whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente. Fate richiesta di adesione e saremo felici di avervi tra noi. E’ possibile aderire anche se si rappresenta una scuola o un istituto dove si studia italiano.

Ciao a tutti da Giovanni.

New York. Ripassiamo le particelle

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente. Io sono Giovanni, ed oggi facciamo un episodio speciale, dedicato alla città di New York. Un episodio per ringraziare i donatori newyorkesi di Italiano Semplicemente.

Oggi facciamo quindi un bell’esercizio di pronuncia ed insieme un ripasso di alcune frasi che contengono delle paroline difficili per gli stranieri, sia per la pronuncia, sia per le particelle che useremo.

E’ quindi questa un’occasione anche per fare un po’ di pronuncia e in questo modo aiutare voi stranieri con alcune parole a volte difficili da usare.

Gli esempi e le frasi che vedremo riguardano quindi la città di New York, quindi questa diventa anche un’opportunità per condividere informazioni interessanti su questa città.

Facciamo che io vi pongo delle domande (una specie di gioco), poi vi suggerisco in che modo dare la risposta e voi provare a rispondermi. Pronti?

Prima domanda:

Vogliamo provare a fare questo esercizio? Rispondi utilizzando la particella “CI”

Risposta:

Ok, ci possiamo provare, oppure, ok, proviamoci.

Seconda domanda:

Sapete sicuramente che New York è soprannominata la grande mela, allora la mia seconda domanda è:

Conosci un soprannome di New York? Nella risposta provate ad usare la particella “NE”

Risposta:

Sì, ne conosco uno: la grande mela.

Ovviamente ne serve a sostituire la parola soprannome.

Terza domanda:

Per le strade di New York possiamo mangiarci un gustoso hot dog? Allora rispondete alla domanda utilizzando la particella “CE”, e volendo insieme anche la particella “NE”. Ok? Nella stessa risposta utilizzate sia ne che ce.

Risposta:

Sì, ce ne possiamo mangiare quanti ne vogliamo di Hot dog per le strade di New York.

Quarta domanda. Per rispondere a questa domanda utilizzare “SE” e “NE” nella stessa risposta. Se e ne nella versione senza accento. Sapete che a NY esiste una zona, un quartiere chiamato “Little Italy”, un famosissimo sobborgo newyorkese che è a maggioranza italiana. Ci sono molti italiani a Little Italy.

La domanda è la seguente:

Gli italiani di New York si sono accorti che esiste Little Italy a Manhattan? Usate se e ne.

Risposta:

Certo, tutti gli italiani se ne sono accorti!

Il se indica gli italiani mentre il ne sostituisce la cosa di cui si sono accorti gli italiani.

Quinta domanda. Sapete che nell’isola di Manhattan c’è uno schema di strade particolare, strade che la percorrono in senso verticale e orizzontale, tutte intersecate tra loro. Io non riuscirei ad orientarmi facilmente. Ne sono sicuro.

Ecco dunque la domanda n. 5:

C’è bisogno della mappa per orientarsi tra le vie di Manhattan?

Per rispondere utilizzate “ce” e anche “n’è” (n + apostrofo + è-verbo essere)

Risposta:

Sì, per Giovanni sicuramente ce n’è bisogno

Questa ovviamente è una delle tante risposte possibili.

Forse anche per altre persone con poco senso dell’orientamento ce n’è bisogno, non solo per Giovanni. N’è sta per “ne è”. Metto l’apostrofo che sostituisce la e.

Sesta domanda. Sapete che a New York l’11 settembre del 2001 sono cadute le torri gemelle a causa di uno dei maggiori attacchi terroristici degli ultimi anni. Nonostante tutto però New York non possiamo definirla una città pericolosa. Tutt’altro direi. Allora proviamo a rispondere alla domanda usando una espressione nuova: “in sé per sé”.

Domanda: il fatto che New York sia stata vittima di uno dei più grandi attacchi terroristici degli ultimi anni cosa implica?

Risposta:

In sé per sé questo non implica che sia una città pericolosa.

Quindi l’attentato del 2001, da solo, da sé, o in sé per sé, non comporta, non implica che NY sia pericolosa.

Infatti, rispetto a molte altre metropoli, la Grande Mela può rivendicare il titolo di città più sicura in rapporto al numero di abitanti. Infatti New York City ha il tasso di criminalità più basso delle 25 più grandi città degli Stati Uniti.

Settima e Ottava domanda. Per rispondere usiamo la particella “CE” e il pronome ”LA” nella stessa frase. Attenzione: “LA” non come articolo ma come pronome.

Allora: C’è un film dal titolo “qualcosa è cambiato”: questo è il titolo in lingua italiana, mentre il titolo inglese è “As Good as It Gets”. In questo film c’è una famosa frase che riguarda New York:

Qui siamo a New York: se ce la fai qui, ce la puoi fare ovunque.

Ok allora la domanda n. 7 è: Dove ce la puoi fare se ce la fai qui?

Risposta:

Ce la puoi fare ovunque.

Cioè in ogni luogo, in ogni posto al mondo: se ce la puoi fare qui, cioè qui a News York, allora puoi riuscirci in tutti gli altri posti al mondo, cioè ovunque. Evidentemente New York è una città in cui non è molto semplice riuscire a farcela, cioè riuscire ad affermarsi, ad avere successo, o semplicemente a sopravvivere. “ce la fai” vuol dire appunto “ci riesci”, “riesci a farcela”, riesci a cavartela eccetera. .

Ottava domanda: Dove è più difficile farcela? (facciamo un confronto tra New York ed altrove usando la parola farcela.

Risposta: farcela è più difficile a New York che altrove.

A proposito di altrove. C’è una celebre frase che dice: “Un vero newyorkese crede che coloro che vivono altrove stiano, in qualche modo, scherzando”. Ho trovato molto divertente questa frase, che probabilmente allude al fatto che i newyorkesi si sentano al centro del mondo, magari anche più importanti degli altri o semplicemente che a New York c’è tutto ciò che serve per vivere ed essere felici.

Adesso facciamo un esercizio di ripetizione: parliamo di New York, di pizza e di pronuncia (chi non conosce la pizza!). Pizza si pronuncia con la z doppia e anche sorda (come cozze, mazzo, pazzo, palazzo ma non come “organizzare” e “ipotizzare” ad esempio che hanno la doppia zeta sonora).

Ebbene la prima pizzeria degli Stati Uniti è stata aperta a New York nel 1895 da un napoletano di nome Gennaro, nome tipicamente napoletano.

Attenti alla pronuncia delle doppie zeta.

Ripetete dopo di me:

Ipotizziamo (zeta sonora) di mangiare la pizza a New York (zeta sorda).

e organizziamo (zeta sonora) una cena per toglierci uno sfizio. (zeta sorda)

In quale pizzeria andare? (zeta sorda)

C’è solo l’imbarazzo della scelta! (zeta sorda)

Possiamo mangiare anche pizza a buon prezzo! (zeta sorda)

Analizziamo con cura il locale in cui andare (zeta sonora)

Ci sono locali con terrazze panoramiche (zeta sorda)

Gli italiani a New York hanno una lista di pizzerie (zeta sorda) personalizzata (zeta sonora)

Nella speranza (zeta sorda) che questo esercizio vi sia piaciuto, vi mando un saluto affettuoso da Roma. Scommetto che vi è venuta voglia di pizza! E grazie ancora ai donatori di tutto il mondo.

Ciao

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Paura di parlare in italiano?

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Descrizione

In questa puntata di italiano semplicemente Ulrike, membro della nostra associazione, utilizza molte espressioni italiane che ha imparato sulle pagine del sito.

Trascrizione

Voglio parlare del parlare, e precisamente della paura di uno straniero di parlare l’italiano. Volevo farlo già da un bel po’ di tempo, *vuoi per* esercitarmi, *vuoi dopo* aver scoperto che siamo in tanti noi stranieri che cerchiamo di evitare un discorso a voce. Allora adesso colgo l’occasione e prendo il toro per le corna:. Mi chiedo perché si riesca a scrivere in una chat apparentemente senza problemi (certo con degli errori), ma almeno senza o con poca paura di farne, ed invece sì abbia molta paura di parlare. Perché fra le due possibilità di comunicare si preferisce solitamente la scrittura? A me pare che i problemi comincino ad emergere quando si inizia ad usare la propria voce.

Il suono della propria voce, quando si pronunciano parole straniere, sembra una cosa quasi che non ci appartiene, quasi la voce di un alieno.

Chi parla, sono proprio io? Poi, con la tua voce, facendola ascoltare ad altri, riveli un po’ della tua personalità, fai sentire le tue incertezze in modo più diretto, più vicino a chi ascolta; si sente il tuo respiro, i sottili rumori della lingua, ci si accorge come sei in cerca delle parole giuste per esprimere quello che vuoi trasmettere, si può notare la tua agitazione. Così la distanza fra te e i tuoi interlocutori viene ridotta e tu risulti più esposto a critiche. Una difficoltà particolare si incontra nei discorsi con degli interlocutori invisibili come nel gruppo Whatsapp dell’ Associazione Italiano Semplicemente, perche registrando il tuo messaggio parli quasi nel vuoto. Putacaso vedessi la mimica, anche un solo sguardo, una qualunque reazione immediata al tuo intervento vocale, potresti scoprire subito se sei stato comprensibile e saresti quindi in grado di reagire a tua volta, magari cercando un’altra parola, fare delle domande. Insomma potresti provare a spiegarti meglio.
Tutti questi aspetti – tra l’altro – compongono quello che chiamiamo timidezza o paura di parlare. Conoscete il detto la paura fa novanta? Significa che la paura stimola nel fare cose a volte impossibili. Nel parlare invece questo detto non vale per niente. Cosa fare allora per superare la preoccupazione che parlando si faccia cilecca nel senso di non raggiungere l’obiettivo comunicativo sperato? Permettetemi qualche pensiero e di dare alcuni suggerimenti all’ascoltatore in merito: Il primo: comincia a leggere ogni tanto ad alta voce qualche pezzo del tuo libro italiano preferito o di un qualsiasi testo in italiano. Poi cerca di parlare come mangi, quindi in parole povere, cioè in modo semplice, almeno quando parli spontaneamente senza precedente preparazione.
Terza proposta: comincia con poche parole, forse solo con un breve saluto. Dopo un po’ continua con poche frasi, volendo anche con l’aiuto degli appunti preparati prima. Ci vuole parecchia pazienza per ottenere più sicurezza ma così il gioco funziona e piano piano ci si butta a parlare più facilmente e più spesso in modo spontaneo. Restano i molti errori che credevi superati, ma ciò vale anche per la comunicazione scritta, che è tutta un’altra cosa. Gli errori non sono importanti! Checché se ne dica, c’è solo un modo di imparare a parlare e questo è propri PARLARE!

Fattene una ragione e datti il via libera per il prossimo messaggio a voce.

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Il rafforzamento (pronuncia)

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Trascrizione

Buongiorno amici.

Oggi è giovedì, e come tutti i giovedì, nel gruppo Whatsapp dell’Associazione ci occupiamo di pronuncia. È sicuramente uno dei giorni più divertenti il giovedì: a tutti i membri piace mettersi alla prova, leggere ed ascoltare parole nuove, parole che possono nascondere problemi particolari, a seconda della nazionalità.

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Ogni giovedì nel gruppo ci occupiamo di un argomento diverso, ed oggi eccezionalmente volevo condividere con tutti voi l’argomento del giorno: voglio condividere con tutti i visitatori di ItalianoSemplicemente.com, anche se non sono membri dell’associazione, l’argomento di cui ci occupiamo oggi: Il Rafforzamento.

La parola rafforzamento fa pensare alla forza. Una persona che fa ginnastica in effetti si rafforza, fa del rafforzamento. Ma non è questo il rafforzamento di cui parliamo. Parliamo di rafforzare non i nostri muscoli, non il nostro corpo, ma delle lettere di alcune parole. Rafforziamo alcune lettere che si trovano in alcune parole.

Tutte le parole? No, non tutte. Alcune parole. Dentro queste parole ci sono alcune lettere che vanno rafforzate, lettere che diventano più forti quando le pronunciamo.

Sì, perché stiamo parlando di pronuncia, non parliamo di scrittura. Sapete che la lingua italiana si legge come si scrive, ma a dire il vero non è esattamente così. Ci sono alcune attenzioni, alcuni accorgimenti da mettere quando si pronunciano delle parole. Gli italiani neanche ci fanno caso, e nelle varie regioni italiane cambia molto la pronuncia e gli accenti: ci sono i dialetti, i dialetti regionali, locali, e ci sono le inflessioni, le tonalità diverse. Nelle varie regioni italiane si parla sempre la stessa lingua ma ci sono alcune differenze.

Una di queste differenze sta proprio nel rafforzamento.

Allora proprio di questo parliamo oggi nel gruppo. Per questo ho raccontato una storia ai membri dell’associazione, come faccio tutti i giovedì.

Questa storia, un brevissimo racconto, è una storia divertente, un semplice gioco, ma che contiene moltissimi casi di rafforzamento.

Allora condivido con voi questa storia. Io la leggerò e vi chiederò di fare un piccolo esercizio di ripetizione. Provate a ripetere la storia dopo di me, frase per frase, e notate che alcune lettere, anche se sono scritte una volta sola, nel parlato vanno raddoppiate, anzi vanno “rafforzate”: queste lettere si allungano, diventano più forti. In pratica è come se si scrivessero doppie.

Ecco la storia. È scritta al femminile, perché è una donna che parla, ma non è importante questo, possono provare tutti a leggere la storia_

Vogliamo provare a fare questo esercizio di pronuncia?

Dai, *perché no!*

*È vero*, potrei sbagliare. Allora facciamo un patto *fra noi*: se sbaglierò *sarò tua* stanotte. *E poi* non dire che non sono generosa!

Non verrò però nella *città santa*, ma ti aspetto a casa mia. Tardissimo. *Berrò sia* un *caffè nero* che un tè per tenermi sveglia. In *virtù di* ciò, non sbaglierò!

Se non *sbaglierò mai* invece, se cioè *avrò vinto* io, allora sarai tu a pagare.

Farai una prova di pronuncia: associazione, dissociazione, zanzara e zuzzurellonando. *A proposito* di associazione: *A noi* tutti verrà da ridere se sbaglierai, è vero, ma se vincerai, te l’ho *già detto*, *sarò tua* stanotte. Forza allora, iniziamo: dall’emozione *fa già* caldo!

Un ultima cosa: *più che* di un esercizio si tratta di uno scherzo! *E’ falso* tutto ciò che ho detto! *Fra noi* possiamo scherzare! *Ma dai*, sarà mica che non l’avevi capito! *Se dici* questo non apprezzi l’ironia. *O no*?

Bene, avete ascoltato la storia. Adesso scommetto che volete sapere quali sono le regole. Giusto?

Beh, è inutile che ve le dica, tanto domani lo avreste dimenticate.

Se ne volete sapere di più, allora unitevi anche voi all’associazione, dove proverete a pronunciare la storia per intero e capirete se sbaglierete oppure no. Io pronuncerò per voi le singole frasi, e vi faccio capire le differenze, una frase alla volta. Molto divertente ed isruttivo

Molti italiani sbagliano a dire il vero. Sbagliano ma nemmeno ne sono consapevoli. Non è un problema grande in fin dei conti comunque. Gli accenti e le inflessioni sono una cosa anche gradevole da ascoltare. Questo infatti è una di quelle cose che insegnano agli attori, sia del cinema che teatrali, oppure a coloro che fanno dei corsi di dizione per pronunciare bene le parole. Molti italiani sentono questa esigenza, soprattutto per motivi di lavoro, per non sentirsi in imbarazzo. Per uno straniero è un problema minore, ma se volete siamo qui per aiutarvi. Perché no.

Vi aspetto nell’associazione, dove periodicamente ripetiamo le giornate dedicate alla pronuncia, quindi se saltate un giovedì, qualche mese dopo ricapiterà la stessa giornata, nessun problema. Scrivete a italianosemplicemente@gmail.com oppure andate sul sito e scoprirete tutti i vantaggi nell’essere membri.

Ricordate che non esiste un’altra associazione come la nostra.

Un abbraccio.