Italiano Professionale – lezione 34: la reperibilità

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la reperibilità è un concetto prettamente lavorativo. si può applicare alle persone ma anche ad altri aspetti del lavoro. Vediamo come sono poche le occasioni di utilizzo al di fuori del lavoro.

Durata: 25 minuti

La reperibilità

Sollevare da un incarico – ITALIANO PROFESSIONALE

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Descrizione 

Questa lezione del corso di Italiano Professionale, per non madrelingua, verte sulla sollevazione degli incarichi, vale a dire su una forma particolare di licenziamento.

Il plagio, la pirateria e il diritto d’autore – ITALIANO PROFESSIONALE

Il plagio e il diritto d’autore (scarica audio)

Nel mondo del lavoro si sente spessissimo parlare di plagio. Si parla altrettanto spesso di pirateria, con lo stesso significato. In entrambi i casi si parla del cosiddetto “diritto d’autore“.
Allora in questo episodio di Italiano Professionale inserirò anche alcuni verbi professionali, che sono già stati oggetto di episodi passati (vi inserisco il link all’interno dell’episodio), di conseguenza questo episodio finirà per essere anche un episodio di ripasso.

Il significato di plagio e pirateria, è molto simile a quello di furto. In tutti i casi si ha la proprietà di qualcosa. Sono entrambi dei reati, sebbene il furto sia giudicato più grave.

Cosa fanno i ladri? I ladri rubano, cioè si appropriano delle cose altrui. Ho usato il verbo appropriarsi, cioè far diventare proprio. Si parla quindi di proprietà. A chi appartiene questa automobile? Di chi è la proprietà di questa automobile?

Quando parliamo di plagio e pirateria però non si parla di oggetti rubati, ma fondamentalmente di idee rubate.
Per commettere il reato di plagio infatti è sufficiente imitare qualcosa, apportando lievi modifiche a qualcosa e cambiandone il titolo.
Così facendo ci si appropria di una qualche paternità sull’opera.
In sostanza, non ci si può avvalere delle opere altrui per ottenere dei vantaggi personali, perché in questo modo si cagiona anche un danno al proprietario dell’opera, cioè di chi detiene la proprietà dell’opera.
Spesso il confine tra il furto e il plagio è sottile, e un avvocato difensore di un ladro, in alcuni casi, potrebbe adoperarsi nel cercare di derubricare il furto in plagio per ottenere delle pene meno pesanti. Non credo sia cosa facile però.

Mi viene in mente il parmigiano e il parmesan cheese. Il parmesan cheese possiamo chiamarlo un plagio, in uso all’estero. Un tentativo di spacciare un prodotto, il parmesan scheese, per il vero parmigiano italiano.

Naturalmente il “parmigiano” non appartiene a nessuno in particolare, non ha un proprietario, quindi non è un plagio nel vero senso del termine. Il vero plagio ha bisogno di una vera proprietà.

Molto spesso si parla di plagio in ambito artistico e letterario. Si dice ad esempio che molti cantanti si siano “ispirati” un po’ troppo ad altre canzoni, molto famose, per scrivere il loro pezzo. Ma questo pezzo, questa canzone, risulta alla fine troppo somigliante all’originale. In questo caso si parla di plagio. Abbiamo quindi una falsa attribuzione a sé di opere o anche di scoperte, invenzioni scientifiche i cui diritti di invenzione spettano ad altri, i veri autori, i veri proprietari.

La questione riveste una certa importanza come potete immaginare, esiste infatti una legge per capire quando si tratta di plagio oppure no, e l’esito di questo confronto ha delle conseguenze penali ovviamente. Si chiama legge sul diritto d’autore e ci sono anche direttive europee. Quindi di volta in volta, quando c’è una denuncia di plagio, bisognerà valutare se si tratta di plagio oppure no.
Prima parlavo di appropriazione di idee di altre persone. In realtà la definizione esatta non è idea, ma “un’opera dell’ingegno altrui”, quindi un’opera che scaturisce dalla mente di altre persone. Il termine ingegno indica quello che possiamo chiamare il principio attivo dell’intelligenza.
Se diamo un’occhiata alle notizie sul web, notiamo che ci sono molte notizie che attualmente parlano di plagio.
Ad esempio Dolce & Gabbana, la famosa casa di moda, è stata accusata di plagio per aver copiato delle ceramiche spagnole. E coloro che hanno denunciato questo plagio, hanno dichiarato che a loro non dà fastidio che qualcuno si ispiri alle loro opere, ma invece dà fastidio di essere copiati in modo sfacciato. Comunque chiunque denunci di essere stato plagiato deve suffragare le proprie accuse con delle prove.
Prima parlavo della pirateria come sinonimo di plagio, ma forse è meglio chiarire che questo termine assume un significato più ampio.
Questo termine viene da”pirati“, che sono coloro che in mare, assalgono e depredano a proprio beneficio navi di qualunque nazionalità, rubano il loro carico e anche le persone imbarcate.
Quindi non siamo lontani dal concetto di plagio.
Esiste anche la pirateria aerea, ma la questione non cambia. Si tratta di sequestrare un aereo mentre è in volo, minacciando con le armi costringendolo a dirigersi verso una destinazione diversa.
In senso figurato però il concetto di pirateria è un atto, un comportamento di abuso associato a un atteggiamento fraudolento. Inoltre anche gli utilizzatori, cioè chi acquista questi prodotti possono essere accusati di pirateria.
Quindi il pirata è anche chi utilizza in modo clandestino, quindi di nascosto, anche senza pagare le tasse, oltre a chi vende  abusivamente e senza autorizzazione, prodotti generalmente come come libri, dischi, cd, dvd eccetera. Il plagio quindi è il reato commesso solamente da chi copia il prodotto, mentre la pirateria, termine poco giuridico, è commesso anche da chi acquista questo prodotto.
La pirateria più famosa è probabilmente quella informatica. E questa è l’attività di chi riesce a entrare all’interno di reti di informazioni e archivî di dati informatici, copia programmi o dati riservati. Avete presente i cosiddetti hacker? Non c’è una vera traduzione in italiano di questo termine. Possiamo chiamarlo un esperto informatico disonesto, o, appunto, un pirata informatico.
Infatti gli hacker possono fare anche pirateria perché se, una volta entrati in possesso di dati riservati, ne ricavano dei vantaggi economici illeciti.
Abbastanza diffusa è anche la pirateria editoriale, cioè che si riferisce ai libri.

Voglio terminare con il verbo plagiare, che ha ovviamente il significato di copiare, attribuire a sé stessi un’opera di altri, sebbene viene spesso usato anche in modo simile a “convincere“. Si usa infatti nella psicologia in questo senso.
Il plagio in questo caso è un termine che viene usato in due modi diversi. Il primo modo indica una sorta di abuso che consiste nel ridurre una persona in uno stato di totale soggezione al proprio potere.
Quindi la persona plagiata fa tutto ciò che dice la persona che l’ha plagiata, che impartisce ordini alla persona plagiata, che si attiene a sua volta tutte le sue disposizioni. In questi casi si parla comunemente di lavaggio del cervello o di manipolazione mentale. Anche questo dunque si chiama plagio.
Questo modo di plagiare non ha niente a che fare però con i prodotti e il mondo del lavoro, invece, il secondo modo di usare “plagiare” nella psicologia è per indicare il “plagio incosciente”. Cos’è?
Si tratta di quando un musicista, ad esempio, copia, senza rendersene conto, una musica di un altro musicista. Non lo fa apposta, non intende farlo, ma sempre di plagio si tratta. Non si può quindi addossare la colpa alla distrazione o dire che si tratta di una coincidenza.

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati e il verbo connotare Buongiorno da Giovanni.

Sapete cosa sono i connotati?

Sono i nostri tratti del volto, le caratteristiche del nostro viso, ciò che ci contraddistingue, ciò che ci rende unici e riconoscibili.

Oggi però molte persone preferiscono cambiare i propri connotati, rifacendosi le labbra, gli zigomi, il naso, il mento eccetera. Rifarsi i connotati quindi è esattamente come cambiarsi i connotati. 

Questo significa cambiare i connotati in senso proprio, ma, come avrete immaginato, la frase ha anche un senso figurato.

Se dichiarate che volete cambiare i connotati di un’altra persona, non significa che siete un chirurgo estetico,  ma che lo volete picchiare, che la volete malmenare fino a cambiargli il volto, fino a deformargli il volto, fino a renderlo irriconoscibile.

I connotati sono quindi i tratti distintivi del viso. Si potrebbe dire, state attenti, che i connotati ci connotano, cioè connotano noi, perché ognuno di noi ha i propri connotati.

Infatti esiste anche il verbo connotare.

Un verbo abbastanza professionale o formale se vogliamo, e ha un significato simile a associare ad un nome o a un significato, quindi simile al senso dei connotati, che identificano una persona.

Es: Quale caratteristica connota maggiormente gli italiani? Forse il fatto di gesticolare? Forse la simpatia?  Forse lo stile?

Come avreste espresso questa frase prima di conoscere il verbo connotare? Forse usando “identificare” o “associare” o anche “contraddistinguere“?

Quale caratteristica identifica maggiormente gli italiani? 

Qual è la caratteristica principale degli italiani?

Quale caratteristica viene associata maggiormente agli italiani?

Per cosa si contraddistinguono gli italiani?

Si utilizza molto anche “connotazione”, un termine simile a “significato”. Infatti indica un significato particolare che viene attribuito ad una parola insieme al suo significato più importante.

Ad esempio le parole anziano e vecchio, hanno una diversa connotazione, in quanto, pur indicando tutte lo stesso concetto, si usano in circostanze diverse. Potrei dire la stessa cosa anche di un solo termine che ha diverse connotazioni a seconda del modo in cui viene usato, tipo il termine “altezza“. Infatti se parlo di una persona, l’altezza può indicare quella espressa in centimetri ma anche l’altezza morale, l’altezza d’animo, la sua magnanimità. Una qualità morale dunque.  
Un saluto a tutti. Vi ricordo che per avere accesso a tutti gli episodi audio del sito tutti possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente.

Una volta richiesta l’adesione ricevere un nome utente e una password che potete usare per scaricare tutti gli episodi, inoltre potrete partecipare a tutte le nostre attività: gruppo whatsapp, esercizi di ascolto e registrazione con la vostra voce, video chat settimanali e riunione dei membri. 

Un saluto a tutti. 

 

 

65 – Suggerire

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Suggerire è il verbo professionale n. 65. Un verbo molto utile nella comunicazione scritta e anche molto adatto alle riunioni di lavoro.

64 – Attenersi

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Descrizione

ATTENERSI è il verbo numero 64 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale. Verbo molto adatto per le riunioni e nei rapporti personali di lavoro.

Il verbo ESENTARE (63) – Corso di Italiano Professionale

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Descrizione

ESENTARE è il verbo numero 63 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro.

Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale.

Il verbo RISOLVERE (62) – Corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

RISOLVERE è il verbo numero 62 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Nell’episodio spieghiamo tutti gli utilizzi del verbo soprattutto in ambito lavorativo.

Italiano Professionale – lezione 28: come generalizzare

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    Descrizione

    In questa lezione di Italiano Professionale vediamo i vari modi che possiamo usare per generalizzare. La generalizzazione è l’operazione contraria della puntualizzazione, a  cui abbiamo dedicato la lezione n. 24

Italiano Professionale – lezione 27: Spiegare un problema

Rappresentazione di un problema complicato. Photo by David Waschbu00fcsch on Pexels.com

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Descrizione della lezione

La lezione n. 27 del corso di Italiano professionale è dedicata ai problemi, un argomento di cui si parla sempre al lavoro. Ogni forma di impiego richiede la risoluzione di problemi.

Abbiamo dedicato alcune belle lezioni nella prima sezione del corso, se ricordate, la sezione dedicata alle espressioni idiomatiche. Si è parlato di scontri e confronti (problemi relazionali) e anche dei problemi economici.

Vediamo insieme come introdurre un problema e i vari modi che esistono per spiegarlo nel dettaglio.

La lezione fa parte della sezione terza del corso di Italiano Professionale, dedicata alle riunioni e agli incontri.

Vediamo anche i maggiori verbi che si usano: spiegare, risolvere, dettagliare, dipanare, esporre dirimere e tanti altri.

Durata file audio: 15 minuti

Italiano Professionale – lezione 26: Fare le veci, essere il vice

Questa lezione fa parte del corso di italiano professionale, cioè dell’italiano che si usa in ambienti lavorativi

Il file audio e la trascrizione sono disponibili solamente per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

Lezione n. 26 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di due termini: vice e veci, che può capitare di utilizzare durate una riunione o un incontro di lavoro. 

Può capitare infatti che in una riunione, in un incontro, qualcuno dia forfait, vale a dire che qualcuno non si presenti, che non venga alla riunione, ma che questa persona si faccia sostituire da una seconda persona.

 

Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

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Protetto: Italiano Professionale – lezione 24: Puntualizzare

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Auguri di Natale (ripasso verbi professionali 1-50)

Audio

Descrizione

Le lezioni dei verbi professionali sono per i soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Per aderire all’Associazione italianosemplicemente.com/chi-siamo

Trascrizione

Ripasso dei primi 50 verbi professionali.

Auguri di buon Natale a tutti, miei cari amici di Italiano Semplicemente.

Auguri a chi è stimato ma anche e soprattutto a chi è sottovalutato.

Auguri a chi non ha mai avuto tempo e a chi ne dispone a suo piacimento.

I migliori auguri a chi sa predisporre sé stesso al cambiamento, e ha smesso di eseguire sempre lo stesso movimento.

Auguri a chi sopporta tutti con pazienza e un po’ meno a chi di liquidare non sa stare senza.

Auguri a chi riesce sempre a rendere una giornata migliore a qualcuno, un po’ meno a chi detta legge senza essere nessuno.

Auguri a chi si prende tutto sulle spalle, ma anche a colui che declina su quelle altrui.

Gli Auguri faccio a chi riscuote successi senza spacciarsi per altri né spacciare per sé stessi.

Auguri a chi non disattende le alte aspettative, che se ne stia a casa o che vada alle Maldive

Auguri a coloro la cui vita volge al desio, sarà un arrivederci e non un addio.

Auguri a chi è promosso, anche se non lo conosco.

A chi si avvale di collaboratori do i miei auguri migliori, a chi invece da solo lavora, do io un abbraccio se nessuno l’ha fatto finora.

Auguri a chi assume, che sia una persona o un buon atteggiamento, lo dico col cuore, sicuro non mento.

Per chi si adopera per il prossimo un abbraccio sincero. Ancor più per chi deve arrotondare ogni mese e non avrà mai un lavoro vero.

A chi, al suo dovere sa adempiere ogni volta, auguro un buon Natale anche stavolta.

Se sbanco la lotteria e vinco dei milioni, li regalo a tutti, ma non a chi impartisce inutili lezioni.

A chi intende querelarmi, ma contrae una malattia, auguri e ti assicuro che non è per colpa mia!

Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.

Se una colpa ti vogliono addossare ma sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.

Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.

C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.

Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!

Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliato con cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.

Babbo Natale esiste? A suffragare questa ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.

A chi insiste a far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.

Chi investe in amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.

A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.

Come commisurare l’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implica farlo col cuore? E da quale fonte scaturisce l’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.

Prestate attenzione per favore! A voi con le mani consumate dal lavoro, a voi che non detenete alcun potere, a voi la cui vita impone sacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.

Chi è lei? Si qualifichi per favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!

Auguri anche a chi meno impatta l’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.

Se il tuo pranzo di Natale consta di 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.

Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.

Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.

Il diritto allo studio in Italia (ripasso primi 36 verbi professionali)

Audio

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Descrizione

Questo episodio è un ripasso dei primi 36 verbi del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

I verbi da usare al lavoro

Trascrizione

Buongiorno a tutti. Oggi parliamo del diritto allo studio in Italia e in questo episodio saranno utilizzati i primi 36 verbi che fanno parte del corso di Italiano Professionale.

Comunque ho dimenticato di qualificarmi: sono Giovanni, italianosemplicemente.com, vi scrivo e vi parlo da Roma.

Oggi ci occupiamo del diritto allo studio dunque. Strana parola il “diritto” parlando dello studio. Gli studenti italiani lo vedono piuttosto come un dovere! Ma iniziamo dal principio.

Dopo l’unità d’Italia, ed in particolare dal 1932 sono iniziate le attività di supporto economico (cioè aiuto economico) verso gli studenti in Italia.

Aiutare gli italiani a studiare, quindi sostenerli economicamente per garantire loro il diritto di studiare, anche se non hanno abbastanza denaro: questo è l’obiettivo fondamentale del “diritto allo studio”: rendere il diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali del singolo.

Tutto iniziò con la nascita della Repubblica Italiana e con l’entrata in vigore della Costituzione, che detta così le regole generali, i principi del diritto allo studio, esattamente negli articoli 33 e 34, che parlano di “scuola aperta a tutti” e di istruzione inferiore gratuita da impartirsi per almeno otto anni.

L’obbligo di frequenza e la gratuità, non riguardano invece l’istruzione superiore e quella di livello universitario.

A quei tempi si decise che l’istruzione era da considerare un servizio pubblico necessario da erogare, per poter assicurare il pieno sviluppo intellettivo della persona anche rispetto alla condizione di partenza, potenzialmente sfavorevole, di qualcuno con insufficienti risorse finanziarie.

La Costituzione Italiana, all’art. 3 , recita infatti, tra l’altro, che:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Nel periodo successivo all’obbligo scolastico e anche dopo quello universitario, il cittadino ha la libertà di intraprendere studi a suo piacimento, e lo Stato deve garantirgli parità di accesso, attraverso l’erogazione di borse di studio che possono riscuotere coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.

C’è sempre la possibilità per gli studenti più facoltosi di spacciarsi per indigenti, ma i controlli sono molto accurati e difficilmente si riesce a farla franca: pena multe molto Salate. Conviene dichiarare il vero, suffragando le proprie dichiarazioni con documenti credibili; scusate se insisto. Benché siano praticabili alcune scappatoie (diciamo furbate) che permettono di risparmiare. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

La normativa comunque cerca sempre di prevenire e impedire che questo accada. Altrimenti poi nascono problemi di giustizia sociale ed anche possibili conflitti sociali che occorre dirimere. Meglio prevenire dunque.

Compito prioritario della Repubblica è occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi che possano garantire questo diritto.

Il diritto di accedere e di usufruire delle prestazioni, che l’organizzazione scolastica è chiamata a fornire, parte dagli asili nido e si estende sino alle università.

Lo Stato deve però garantire agli enti di istruzione non statali la piena libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad ogni modo, ai loro alunni deve essere garantito un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Questo senza però oneri per lo Stato, come è declinato dalla normativa. È bene chiarirlo. Ciò non vuol dire che lo Stato non possa intervenire a favore degli istituti privati; ma che nessun istituto privato potrà esigere di avere aiuti da parte dello Stato.

Questo è quanto prevede la Costituzione italiana, ma successivamente sono seguite una serie di leggi e decreti che resero effettiva l’applicazione dei principi dettati dalla Costituzione.

Si è trattato quindi di adempiere agli obblighi derivanti da tali principi attraverso delle leggi.

Riguardo all’istruzione superiore ed universitaria, come agevolazioni si parla di borse di studio, di alloggi per studenti, mense, sussidi straordinari, ma anche orientamento alla formazione, prestiti agevolati, aule di studio, spazi culturali e ricreativi o anche sportivi a disposizione degli studenti (cioè di cui gli studenti possono disporre), il tutto erogato da particolari enti per garantire il diritto allo studio.

Tali enti competono alle Regioni italiane. Sono di loro competenza.

Normalmente gli studenti che intendono avvalersi di queste e di altre prestazioni sociali agevolate, dovranno fare una dichiarazione dei redditi, con la quale si assumono le responsabilità delle loro dichiarazioni. Naturalmente è compito degli stessi studenti adoperarsi al fine di presentare queste dichiarazioni nei tempi consentiti.

Spesso anche le università comunque erogano questi servizi.

Frequentare l’università comporta il pagamento di una tassa, ma sono previste esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie per chi ha bisogno. Persino istituzioni religiose o private possono erogare servizi di questo tipo.

Anche il governo italiano può erogare borse di studio universitarie e fare finanziamenti per l’edilizia universitaria. Vengono, a questo fine, stanziate risorse ad hoc dal governo italiano.

Esiste infatti un “fondo per il diritto allo studio”, che è erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca alle Regioni, le quali possono anche aumentare tale disponibilità economica attraverso dei fondi regionali.

Ad esempio è possibile erogare contributi da liquidare agli studenti più bisognosi per l’acquisto di libri scolatici.

Nelle università italiane (anche dette “atenei”), per poter garantire il diritto allo studio, lo Stato prevede una quota massima di iscrizione, una soglia che non si può superare riguardo alle tasse di iscrizione.

Queste tasse variano a seconda del reddito, quindi a seconda della ricchezza delle famiglie, e i più ricchi pagano poco più di € 2000. Non è tantissimo in fondo e lo Stato non si arricchisce, non sbanca di certo con i soldi delle iscrizioni all’università.

Di sicuro non c’è bisogno di contrarre un mutuo per iscriversi all’università. Chi non è d’accordo con me significa che evade le tasse. Non sei d’accordo? Sei un evasore!

Adesso sono persino querelabile. Qualcuno potrebbe farmi una querela. Ma io non ho fatto nomi, quindi nessuno può querelarmi. Poi insomma non è obbligatorio fare l’università. I più ricchi possono anche vagliare l’ipotesi di vivere di rendita senza lavorare. Ma anche pagare duemila euro non cagionerà alle persone più ricche grossi danni. È giusto che la quota di iscrizione sia commisurata con la propria ricchezza. Non è vero? Molti non sono d’accordo però con questa mia affermazione. Pazienza.

Tali pagamenti vanno eseguiti ovviamente entro un certo periodo di tempo, almeno prima che l’anno accademico volga al termine.

Per le fasce meno agiate ci sono esenzioni e riduzioni. Ma per dimostrare di essere poveri bisogna suffragare l’iscrizione con una dichiarazione dei redditi, per dimostrare la propria indigenza. Altrimenti la richiesta di esenzione sarà cassata.

Non tutti i corsi di laurea sono uguali però all’università.

Ci sono dei corsi a numero chiuso e altri a numero aperto. Se il numero è chiuso, questo implica che l’iscrizione a tali corsi è subordinata al superamento di un esame di ammissione, che può essere articolato in prove scritte e/o orali, ma anche della carriera pregressa, cioè degli studi e delle valutazioni conseguite negli anni precedenti all’università.

Il voto complessivo a questi esami può quindi tener conto dell’esito dell’esame di maturità o di qualche altra laurea precedentemente conseguita.

Inoltre i singoli atenei possono stabilire dei requisiti per l’accesso ad un determinato corso, come un punteggio minimo del voto di maturità.

Perché questo? Semplice, per avere corsi di laurea di maggiore qualità perché frequentate da meno studenti e perché gli studenti saranno dei lavoratori in futuro, e potrebbe non esserci abbastanza posti di lavoro rispetto al numero degli studenti.
Si tratta quindi di garantire a tutti la possibilità di avere un lavoro e un reddito abbastanza adeguato. Troppa offerta di lavoro fa infatti abbassare la remunerazione. Logico no? Non c’è bisogno di commissionare un’indagine ad hoc per arrivare a questa conclusione.

Per quanto riguarda il diritto allo studio dei lavoratori, qualche anno fa presso molti comuni italiani esistevano corsi serali di istruzione predisposti proprio per la tipica figura dello studente-lavoratore.

Poi è stato introdotto il cosiddetto “statuto dei lavoratori”, una legge del 1970, che introdusse il diritto per tali persone, a poter studiare e lavorare nello stesso tempo. Questo ha significato l’introduzione di una flessibilità nell’orario di lavoro, in mdo tale che queste persone potevano frequentare corsi scolastici, o anche il diritto a permessi per il giorno dell’esame, o l’esonero dal lavoro straordinario.

Questi permessi erano fruibili anche per corsi non strettamente legati all’attività lavorativa, come il conseguimento di un diploma o di una laurea. Tale legge prevedeva 150 ore all’anno di permessi retribuiti. Questo diritto a fruire di 150 ore, inizialmente previsto solo per il settore privato, venne esteso nel 1988 al pubblico impiego.

Come si determina il contingente dei beneficiari di questo diritto?

In ogni provincia il personale avente diritto alla fruizione dei permessi studio non può superare complessivamente (tra tutti coloro che presentano la domanda) il 3% del personale in servizio all’inizio dell’anno scolastico e l’arrotondamento è previsto all’unità superiore. Quindi il 3,1 per cento diventa il 4%.

Dal 2000 poi è possibile usufruire dei “congedi per la formazione”. Quindi non solo delle ore di permessi retribuiti regolarmente, ma anche la possibilità di un periodo formativo non retribuito, durante il quale il lavoratore può assentarsi dal posto di lavoro, non ricevendo retribuzione e conservando però il posto di lavoro.

Riguardo alle persone con handicap, possiamo certamente dire che per queste persone resta ancora disatteso in Italia il diritto allo studio per gli alunni e studenti che hanno disabilità. Fortunatamente ci sono anche molte associazioni che promuovono tale diritto in modo che sia effettivamente fruibile da tutti, e non solo per alcuni studenti.

Tutti hanno bisogno di investire sul proprio futuro.

La giustizia e l’onestà qualificano una società democratica.

Audiolibro: I primi 30 verbi professionali

Finalmente disponibile I libro-e Audio-libro sia in versione cartacea che Kindle dei primi 30 verbi professionali.

  • SPIEGAZIONI DI 30 VERBI USATI NEL MONDO DEL LAVORO
  • 242 PAGINE
  • SPIEGAZIONE SCRITTA ED AUDIO (TROVI IL LINK PER ASCOLTARE E SCARICARE I FILE AUDIO ALL’INTERNO DEL LIBRO)

 

Se non hai un account Amazon, puoi avere i libri facendo richiesta da questa pagina.

Puoi scegliere tra la versione digitale o cartacea.

Servizio riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

 

Alcune Recensioni

ulrike.jpg

Utilissimo un libro di questo tipo. Io non ho mai avuto intenzione di lavorare in Italia.
Perché mi sono interessata quindi del corso di italiano professionale?
Semplicemente perché so che la bellezza di ogni lingua sta nella sua ricchezza espressiva. Voglio leggere libri, poesia, giornali, capire quello che parlano in radio e tv, voglio capire anche le sfumature delle espressioni nei contesti diversi in cui vengono usate. È per questo che faccio parte dell’associazione Italiano Semplicemente; è per questo che seguo con attenzione e grande divertimento il corso e i verbi che formano una sezione importante
del corso. 

andre.jpgUn libro  scritto da una persona che sa, come nessuno, il significato della parola “insegnare”,  impeccabile e indispensabile per qualsiasi straniero che usi quotidianamente la lingua italiana nel suo lavoro oppure, come me, che semplicemente ha voglia  di imparare a comunicare in italiano.

 

 

bogusia.jpgÈ un libro che io potrei raccomandare a tutti quelli che stanno cercando la possibilità o le fonti che faciliterebbero il passaggio dal vocabolario di base al livello più avanzata che assomiglia a quello degli stessi italiani, non solo nell’ambito professionale. In un modo divertente e istruttivo viene mostrata la possibilità di usare i verbi in ogni situazione quotidiana. Il metodo proposto dal sito Italiano Semplicemente (vale la pena dare un occhiata) viene implementato rigorosamente attraverso tutti i contenuti del libro.  La mia esperienza personale mi permette di dire: funziona. Basta ascoltare gli audio nel tempo libero e durante un’attività che non coinvolge la concentrazione assoluta. In questo modo impari ad esprimerti in un modo anche migliore rispetto all’italiano medio.

khaled.jpgPer me è un piacevole utilizzo dei tempi morti della giornata: sfogliare, leggere un libro di questo tipo e trovare gli argomenti più disparati spiegati nei dettagli e in modo divertente. Vi consiglio di leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente prima di leggere il libro. Sono uno studente universitario ed interessato ad imparare la lingua italiana, soprattutto la cultura italiana.  Sinceramente, seguire il sito e la pagina Facebook può cambiare le vostre idee sull’apprendimento. Essere membro di Italiano Semplicemente ha  soddisfatto le mie esigenze di imparare e vivere la cultura italiana.

jasna.jpgl libro “Verbi professionali” è indispensabile sia per quelli che studiano la lingua italiana sia per quelli che la insegnano. Tutti e due hanno in comune la stessa meta: riuscire a padroneggiare bene la lingua. E se vogliamo bene padroneggiare la lingua italiana questo libro non dovrebbe mancare sul nostro scaffale. La padronanza di tali vocaboli contribuirà di sicuro al successo di una  comunicazione d’affari in italiano e aumenterà senz’altro le opportunità di carriera nel mercato di lavoro. Secondo me con questo libro saranno evitate le eventuali incomprensioni interculturali, che accadono spesso, e che sono uno dei maggiori ostacoli al successo della comunicazione d’affari.

E poi c’è il metodo giusto – TPRS – che ci facilita il loro apprendimento e che diventa alla fine divertente. Molto consigliabile.

 

 

Segnaletica stradale

Audio

Trascrizione

Andrè e Giovanni vanno in discoteca. I due diciottenni promettono ai propri genitori di non bere.

Alla fine della serata, Andrè sembra in grado di guidare, sebbene abbia bevuto un paio di bicchieri.

Giovanni invece è decisamente brillo, per non dire alticcio. Peccato, perché dei due, Giovanni è il più attento alla guida, mentre Andrè si distrae abbastanza spesso. Inoltre Andrè non ha ancora fatto l’esame di guida!

Andrè si mette comunque alla guida.

Tu fammi da navigatore”, dice a Giovanni, “perché non sono sicuro di ricordare la strada di casa.

Conta su di me”, risponde Giovanni, sebbene Andrè fosse consapevole della probabile scarsa credibilità delle parole di Giovanni, ma d’altronde non aveva scelta.

Fai attenzione ai segnali di precedenza”. Giovanni inizia subito con i sui consigli, sbracato sul sedile posteriore ad occhi semichiusi.

Andrè: Ok, tranquillo, ce la faccio. Però dammi indicazioni precise, perché i cartelli stradali non li conosco benissimo ancora.

Dopo 100 metri, ecco il primo incrocio pericoloso.

Giovanni: “fermati allo stop, vedi il cartello?”

Andrè si ferma allo stop, rispettando correttamente l’apposita segnaletica verticale e orizzontale.

Giovanni: Questo segnale o cartello indica che ci dobbiamo fermare per dare la precedenza alle macchine che vengono da destra o da sinistra. E’ uno stop. Si chiama così.

“Tra un po’ inoltre incroceremo una strada con diritto di precedenza”, la voce di Giovanni arrivava puntuale dalle retrovie.

Andrè: Bene, ecco la strada. Che faccio?

Giovanni: il cartello triangolare con la punta verso il basso indica che bisogna dare la precedenza a chi viene da destra.

Adesso vedrai che la strada peggiorerà, ci sono molte buche qui, quindi vai più piano. Ecco il cartello che indica che la strada è dissestata.

Andrè: ah ok, che devo fare?

Giovanni: rallenta, mica vorrai rompere il semiasse, no?

Andrè: Giusto. E quel segnale ritondo? Questo con le frecce che fanno il giro.

Giovanni: vuol dire che tra poco c’è una rotatoria.

E’ un segnale di prescrizione, cioè di obbligo. Lo trovi prima dello sbocco su un’area in cui è prescritta la circolazione rotatoria (un incrocio, una piazza).
Quindi i conducenti sono obbligati, c’è cioè la prescrizione, quindi devono per forza circolare secondo il verso indicato dalle frecce.
Il segnale lo trovi sempre prima dell’incrocio sul lato destro. Ricordati he?

Andrè: va bene allora giro in tondo.

Giovanni: adesso attento perché c’è una scorciatoia che possiamo prendere, una strada in cui non si potrebbe passare, ma considerata l’ora, possiamo provarci. Eccola, vedi che c’è il cartello di divieto di transito.

Andrè: Quello rotondo col bordo rosso e dentro bianco?

Giovanni: sì, quello, ma vai lo stesso, tanto chi deve passare a quest’ora! Tra l’altro nessuno può passare qui, né da una parte né dall’altra. Quello è un divieto di transito,

Andrè: rischiamo una multa?

Giovanni: sì, ma la polizia non c’è in giro. Ecco, adesso vai fino alla fine, gira a sinistra e siamo quasi arrivati.

Andrè: ok, ma quest’altro cartello che significa? E’ rosso ed ha una banda bianca orizzontale al centro.

Giovanni: non potremmo transitare, è vero, infatti quando incontri questo segnale vuol dire che stiamo entrando dal senso sbagliato. Da questa parte non si può entrare, dobbiamo entrare dall’altro senso. Ma vai tranquillo, sono le tre di mattina.

Andrè: possibile che incontriamo tutte strade in cui non possiamo andare?

Giovanni: no, tranquillo, adesso c’è anche un senso unico. Prendilo. Ecco, è questa strada davanti a te, che ci porterà fino a casa.

Andrè: quale strada? E dov’è il cartello?

Giovanni: questo rettangolare blu, con la freccia bianca dentro verso destra.

Andrè: ah sì, lo vedo. Vado tranquillo quindi?

Giovanni: vai, vai, questa è una strada a senso unico, puoi andare tranquillamente!

Andrè: sì… a meno che incontriamo altri due ubriaconi come noi che tornano a casa!

Giovanni: vai a tutta birra qui che siamo quasi arrivati!

Andrè: ma c’è il limite di velocità a 80 all’ora, non possiamo andare forte qui, questo cartello lo conosco! E poi c’è una macchina davanti a noi. Mica possiamo sorpassarla.

Giovanni: sì, lo so, ma stanotte abbiamo fatto tante infrazioni, quindi vai forte e sorpassa questa lumaca!

Andrè: va bè, ma ti ricordavo come un ragazzo prudente, cosa ti è successo stanotte? Comunque faccio finta che questo divieto di sorpasso non esista?

Giovanni: esatto! Allora qualche cartello lo conosci!

Andrè: solo qualcuno. Ma guarda chi sta arrivando!

Giovanni: la polizia!! Ci stava seguendo da un po’ di tempo!

Meno male che siamo arrivati. Accosta davanti casa e fai finta di niente!

Poliziotta: buongiorno (si fa per dire), non è la vostra giornata fortunata oggi: Guida in stato di ebrezza, guida senza cinture di sicurezza, infrazione del divieto di transito, transito senso contrario, ed infine parcheggio in sosta vietata. Non oso neanche chiederle di farmi vedere la patente!

Andrè: beh, in effetti… ma come sosta vietata?

Poliziotta: certo, non si può parcheggiare qui. Non conosce i cartelli stradali?

Giovanni: signora poliziotto, potrebbe chiudere un occhio per stavolta? Siamo stanchi e…

Poliziotta: … va bene, va bene, ma la prossima vi ritiro la patente! Se ce l’avete…

Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

Audio

Trascrizione

Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

Sussistono gli estremi

Audio

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Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.

Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.

Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.

Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.

E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

sussistono_gli_estremi_immagine

Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.

Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.

Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.

Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.

Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.

Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.

Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.

Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.

A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.

Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.

Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.

In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:

a mali estremi, estremi rimedi

Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.

Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.

Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.

Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.

Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.

Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.

“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.

Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.

Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:

“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”

Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.

In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.

La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.

Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:

Purtroppo non possiamo concedere il prestito

Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:

Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito

oppure

Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie

Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:

Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.

Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.

Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.

Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.

In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.

Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.

Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.

La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.

In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.

Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:

Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;

Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa

Non sussistono le condizioni necessarie per un successo dell’iniziativa

In poche parole:

Non credo che sia una buona proposta

Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:

Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.

oppure, meno formalmente:

Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta

Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.

Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.

Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:

Non ci sono le basi per andare avanti,

Non ci sono le condizioni per proseguire

Mancano le condizioni per andare avanti.

Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

Sussistono gli estremi

Esistono le condizioni

Ci sono i presupposti

Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.

Esistono le condizioni per proseguire

——

Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.

Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.

——

Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica

Secondo me non ci sono le basi per andare avanti

——

Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti

Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio

Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio

Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente

—–

Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.

Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.

Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.

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Le meraviglie di Roma: la bocca della verità

Audio

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.

Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.

Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.

Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.

Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.

Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.

Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.

Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.

Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.

Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.

Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.

Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.

Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.

Si impara mentre si fanno altre cose.

Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.

Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.

Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.

Che sarà mai.

La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.

Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.

Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.

Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.

Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.

Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.

Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.

Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.

Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.

Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.

Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.

Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.

Mi piacerebbe scoprirlo.

Guai a me? No, ne sono sicura!

Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.

Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.

Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.

Poveri loro!

La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.

Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.

Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.

La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!

Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.

Ma perché fecero questo?

Perché hanno fatto questa messa in scena ?

É proprio qui l’astuzia della donna!

Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.

La donna aveva detto la verità!

Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.

Ecco la fine della leggenda.

Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.

A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.

Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!

Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.

Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.

Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.

Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.

Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.

Un abbraccio e a presto.

Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.

La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.

Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.

Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.

Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.

E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.

Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.

La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!