22 – IL TITOLARE – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

File audio e trascrizione dell’episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

Lezione numero 22 di due minuti con Italiano Commerciale.

La Lezione fa parte del corso di italiano professionale, disponibile ai soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Come possiamo chiamare il capo di una ditta? Ci sono diversi modi per indicare questa persona. Dipende dalla finalità.

 

390 Embè?

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Trascrizione

Trascrizione

Ci sono alcune parole che gli italiani non scrivono mai o quasi e hanno a volte persino problemi a farlo qualora fossero costretti a scriverle.

È il caso di “embè“, un’esclamazione tipica del linguaggio di tutti i giorni che nessuno mai scrive ma che tutti utilizzano.

Ascoltate alcuni esempi:

Che ne pensi del mio nuovo vestito?

Se la persona non risponde si può sollecitare una risposta in questo modo:

Embè?

Non è l’unica cosa che posso dire in questi casi. Lo stesso significato hanno anche:

Be’? Dunque? Allora? Ebbene? Insomma?

Se dico embè spesso è anche per esprimere contrarietà, a volte anche una sfida.

Scusa, ho visto che hai buttato una carta a terra.

Risposta:

embè?

Replica:

Embè non si buttano le cartacce a terra! È incivile!

Dunque la persona che aveva gettato a terra la cartaccia ha sfidato colui o colei che l’aveva rimproverato.

Ma a questa sfida ha ricevuto subito una risposta in cui è stata usata la stessa parola.

Embè non si buttano le cartacce a terra!

La sfida è stata raccolta, è stata accettata.

Spesso si aggiunge “che c’è“:

Embè che c’è?

Ad esempio:

Scusi signore ma la mascherina è obbligatoria, bisogna indossarla.

Risposta:

Embè che c’è? Io non la Indosso invece, va bene?

C’è anche qui una sfida, come a dire: a me non interessa, io me ne infischio, chi se ne importa! In inglese sarebbe “so what?” Oppure “who cares?”.

Anche un professore spesso usa questa espressione, per sollecitare più che per sfidare.

Uno di voi alla lavagna!

Dopo qualche secondo in cui non accade nulla…

Embè? Avete paura della lavagna?

Questo è più un sollecito.

Se invece qualcuno ti fissa con lo sguardo senza dire nulla puoi tranquillamente dire:

Embè? Che hai da guardare?

Questa è indubbiamente una sfida.

Si può usare anche per minimizzare, o per sdrammatizzare una situazione.

Hai sbagliato tutto in questo compito di grammatica !!

Risposta: embè? Tanto io in Italia non ci andrò mai!

Scusami, mio figlio ti ha rotto il vetro della macchina con il pallone!

Embè? Tanto non vale niente quella macchina!

Come a dire: non è importante, non fa niente, che sarà mai!

È giunto il momento del ripasso.

Qualche membro dell’associazione provi ad usare qualche espressione che abbiamo già spiegato.

Komi: a me non viene in mente nulla. Mi rimetto alla buona volontà degli altri membri.

Rafaela: con me caschi male, oggi ho pochissimo tempo a disposizione.

Rauno: per quello basta ritagliarsi 5 minuti, dai ragazzi aiutiamo Giovanni! Siete tutti sfaticati oggi!

Emma: raccolgo la provocazione e vi dico che non me la sento di sfuggire ai miei impegni.

Ulrike: embè?

Emma: eh, ci stavo pensando, un attimo, non ti adirare.

Hartmut: dai che siamo a ridosso dei 5 minuti!

Khaled : va bene allora vi saluto a tutti. Vado a sorbirmi un caffè.

Lia: ciao anche da parte mia. Non la facciamo troppo lunga dai.

Khaled: di nuovo!

389 Urgere

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Trascrizione

Conoscete il verbo urgere? No?

Allora urge un episodio per spiegarlo.

Facile vero?

Se qualcosa urge significa semplicemente che è urgente, che c’è urgentemente bisogno di questa cosa.

Il verbo Urgere non si legge e non si pronuncia mai all’infinito perché non è un’azione che compie una persona. In realtà si può usare anche in modo transitivo, con lo stesso senso di sollecitare qualcuno, mettere fretta a una persona, ma è veramente poco usato in questo modo.

L’uso prevalente è “c’è molto bisogno di qualcosa”, “è urgente”.

Ma quando si usa urgere?

Semplicemente quando c’è una urgenza. Niente di col plu.

Mi sento malissimo, urge un medico al più presto.

Dunque è necessario al più presto un medico, occorre un medico.

Accidenti mi si è rotta la macchina, urge un’auto in sostituzione.

Quando c’è un terremoto urgono aiuti, urgono medici e medicinali, e urge soldi per aiutare a ricostruire.

In questo momento invece urge una frase di ripasso perché sono già passati i due muniti.

Komi: che bello, finalmente è pervenuto il pacco. Pensavo non arrivasse più. Non vedo l’ora di disimballarlo.

Caspita! Guarda qui, questi nuovi vestiti mi vanno proprio a genio . Mica male, vero?

Carmen: Direi piuttosto mica pizza e fichi visto che è tutta roba di qualità. Hai proprio le mani bucate! Appena adocchi qualcosa, non puoi fare a meno:di comprarlo. Ti togli ogni sfizio senza remore e neppure badi a non superare il tetto di spesa che avevamo deciso insieme. Sei un vero spendaccione. Quello non è un pacco normale, è un collo!

Komi: macché spendaccione e quale collo d’Egitto! L’ho pigliato in svendita e sono solo 40 capi.

Carmen: ci risiamo! Appena vedi un’offerta sei *insofferente alle attese*. Sempre la solita solfa.

Komi: E ti pareva! Ci risiamo con le offese!

388 Ma io mi domando e dico

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Trascrizione

Eccoci qua in questo nuovo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente, la rubrica per imparare la lingua italiana giorno dopo giorno, passo dopo passo, senza dimenticare, senza noia, senza studio, ma solo ascoltando un breve episodio ogni giorno.

Carmen : Ma io mi domando e dico: come ho fatto a non scoprire prima Italiano Semplicemente?

Giovanni: Ecco, questa è una bella domanda in cui si utilizza un’espressione nuova e simpatica: “io mi domando e dico”.

Un’espressione che tutti gli italiani usano nel linguaggio di tutti i giorni per mostrare stupore e incredulità.

Aggiungere “ma” all’inizio dà più enfasi all’espressione, come già abbiamo visto in altri episodi come “ma guarda un po’“, “ma ti pare”, “ma io non lo so”, “ma va”, “ma come si fa”, “ma dimmi tu”. Anche queste riguardano tra l’altro lo stupore in qualche modo. Però questo accade anche con altre espressioni colloquiali, perlopiù esclamazioni, dove il “ma” dà solo maggiore enfasi, potrei citare “ma vai a quel paese”, “ma falla finita” ed altre ancora.

Questo “ma” serve spesso a tirare delle conclusioni definitive, per esprimere la volontà di chiudere un discorso in modo brusco. In questo caso si tratta di enfasi, quindi per attirare maggiormente l’attenzione.

“Ma io mi domando e dico” significa letteralmente che ci si fa una domanda alla quale non si sa rispondere, qualcosa che non ci si aspetta o che non si comprende, qualcosa che sembra impossibile, e invece no, invece pare che sia possibile. E quando qualcosa di molto strano ci appare davanti possiamo farci una domanda, una domanda a noi stessi, che ci interroghiamo e diciamo:

Ma io mi domando e dico: ma com’è possibile?

Voi non riuscite a capacitarvi di qualcosa, è troppo strano, inspiegabile.

La usava spesso il grande Totò, quindi trattandosi di un attore comico, l’espressione è abbastanza scenica, simpatica e attira l’attenzione di chi ascolta. Quando si racconta un episodio strano, dove voi non siete d’accordo con qualcosa di accaduto o detto da qualcuno, allora potete usarla.

Ovviamente dopo aver usato questa espressione dovete farvi una domanda e dovete dire cosa non capite, cosa vi risulta strano da capire, o cosa vi ha fatto così arrabbiare o stupire o meravigliare.

L’importante è che la cosa sia eclatante, spesso si tratta di qualcosa del tutto contrario ai vostri valori, però come ho detto c’è un po’ di teatralità, e gli italiani sanno essere molto teatrali quando vogliono.

Ad esempio:

Hai visto quelle ragazze? Si sono salutate con un bacio sulla guancia indossando la Mascherina. Ma io mi domando e dico: ma riesci a capire che stiamo attaversando una pandemia?

Adesso ripassiamo. Ascolterete alcune voci dei membri della nostra bella associazione.

Hartmut: Avete notato che all’indomani di un esame vi sentite molto più leggeri?

Olga: beh, questo ha un suo perchè.

Komi: certo, è per via del peso che ti sei tolto.

Irina: che vuoi, fare un esame o un concorso è bello stressante!

Sofie: però poi via via ci si abitua.

Ulrike: non è che io sia molto d’accordo. Abituarsi agli esami è un parolone. Tant’è vero che io mi agito anche quando devo registrare una frase di ripasso!

387 L’indomani

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L'indomani

Trascrizione

Sapete la differenza tra ieri, oggi e domani?

Facile vero? Ieri è il giorno che è appena passato, oggi è il giorno in cui parlo e domani è il giorno che verrà immediatamente dopo. Domani è il giorno successivo ad oggi. Bene.

Quindi domani appartiene al futuro.

Però esiste anche l’indomani. L’indomani è, proprio come domani, il giorno successivo ad oggi.

La differenza è che l’indomani è già passato oppure non sarà proprio domani, ma un altro giorno.

Non sono impazzito!

Quando parlo del passato e devo indicare il giorno successivo di un dato giorno, posso chiamare questo giorno successivo in questo modo: l’indomani.

Ad esempio:

Ricordo che l’indomani della caduta delle torri gemelle, non sono andato a lavorare.

Ho semplicemente detto che il giorno successivo, il giorno seguente alla caduta delle torri gemelle non sono andato al lavoro.

Facile vero?

Spesso si dice semplicemente “il giorno dopo”, “il giorno seguente”, “il giorno successivo”. L’indomani però è indubbiamente più elegante.

Attenzione perché l’apostrofo è obbligatorio. La parola indomani non la troverete mai da sola.

Troverete l’indomani oppure all’indomani o anche dall’indomani.

Giovanni si sposò e l’indomani partì per il viaggio di nozze

Perché rimandare sempre all’indomani ciò che puoi fare oggi?

Sofia ha detto che tra tre giorni partirà per il Brasile e già dall’indomani sarà pronta per cercarsi un lavoro.

Notate che non si usa solo per eventi passati, ma anche futuri. La cosa importante è indicare il giorno successivo, il domani rispetto al giorno di cui si è parlato.

Ricordate poi che non potete usare domani al posto di indomani e viceversa.

Adesso ripassiamo.

Sofie: ehi.. che cos’hai? Come mai sei così giù di morale?
Rauno: mi mordo le mani , ecco perché. Ieri alla festa ho adocchiato una ragazza, ma avevo una fifa blu di attaccare bottone e ora ho un po’ di rammarico. Farei i salti mortali pur di rivederla.
Ulrike: non ti ci facevo! Ti vanti sempre di quanto sei portato a far colpo sulle ragazze, salvo poi essere a corto di idee per parlare? Non ci posso credere!
Hartmut: pure io , non riesco a capacitarmi. Che vuoi, ormai è tardi . Meglio che te ne fai una ragione. Ogni lasciata è persa.
Irina: ma ragazzi, non esageriamo! Caschi bene perché io la conosco, se vuoi ti do il suo numero. Ma che questo episodio ti serva da lezione. Mi raccomando: è sempre meglio il rimorso che il rimpianto.