Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

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Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

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322 – Dove vai di bello?

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Trascrizione

Giovanni: Oggi cosa facciamo di bello?

Oggi ci occupiamo proprio di questo aggettivo “bello” che gli italiani mettono un po’ dappertutto.

Con l’occasione ripassiamo anche qualche espressione che abbiamo spiegato nelle puntate precedenti. Ci aiuteranno a questo scopo alcuni membri dell’associazione italiano semplicemente: Lejla dalla Bosnia Erzegovina, Iberê dal Brasile, Xiaoheng dalla Cina e Rauno dalla Finlandia.

Allora:

Dove vai oggi di bello?

Dove sei andato ieri di bello?

Dove andrai domani di bello?

Cosa vediamo di bello al cinema?

Cosa hai visto di bello a Roma?

Si usa solo il maschile singolare. Fate attenzione:

Quali monumenti hai visto di bello?

Quali amici hai incontrato di bello?

Si tratta di domande che si fanno per trasmettere relax, divertimento, quindi in genere si usano quando c’è un viaggio o in tutte le occasioni di tempo libero: cinema, teatro, palestra, amici eccetera.

Come si risponde? Si può usare l’espressione anche per le risposte?

Volendo si:

Di bello a Roma ho visitato piazza Navona e il Colosseo.

Niente di bello purtroppo, sono dovuto restare a casa

Non ho fatto niente di bello da raccontarti.

Lejla: Una domanda: Niente di che e niente di bello sono la stessa cosa?

Giovanni: Non è proprio la stessa cosa anche se a volte le due risposte possono equivalersi.

Comunque “niente di che” si usa in pratica solo nelle risposte, mentre “niente di bello” può usarsi anche nelle domande:

Hai fatto niente di bello recentemente?

In questo caso “niente” sta per “qualcosa”.

Bisogna dire che il termine “bello“, in generale, descrive l’attività che si è fatta, una “bella attività” quindi non indica sempre e solo la bellezza in senso stretto, come quella di una città, ma in generale la piacevolezza, come nel caso di un’uscita con gli amici, o di una vacanza, ad esempio.

Se dico:

Quali amici hai incontrato di bello?

Non intendo dire gli amici belli, cioè gli amici di bella presenza, ma gli amici in generale. Si tratta quindi semplicemente di un modo di descrivere una piacevole attività.

Aggiungere “di bello” alla domanda serve infatti a non far sembrare la domanda troppo inquisitoria, indagatrice. In realtà è una domanda che si fa così, tanto per sapere, non per controllare o per indagare.

A questo punto si potrebbe chiedere:

Esiste anche di brutto?

Certo, ma si usa soprattutto con le cose accadute (ovviamente negative):

Cos’è quella faccia? Ti è capitato qualcosa di brutto?

Cos’hai visto di brutto per avere quell’espressione?

Ma l’espressione “di brutto” la vediamo meglio nel prossimo episodio perché ha anche un altro utilizzo interessate.

Xiaoheng: non abbiamo che da aspettare allora!

Iberê: Per ora rimaniamo in sospeso

Rauno: peccato, ero curioso!

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L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

321 – Ma io non lo so!

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ma io non lo so

Trascrizione

Giovanni: Voi non ci crederete, ma anche oggi ci occupiamo di un’espressione che si usa da arrabbiati.

L’espressione è molto simile all’ultima che abbiamo visto: “ma guarda tu!” ed è “ma io non lo so!” (anche senza “ma” che tuttavia aggiunge enfasi).

Questa espressione si usa in modo analogo a “ma guarda tu“, nelle stesse circostanze, ma può anche essere usata insieme, mettendo “ma io non lo so” alla fine della frase.

Se ad esempio io mi arrabbio perché mio figlio non mi obbedisce, potrei dire:

Ma guarda tu se un moccioso di 5 anni deve fare come vuole lui! Ma io non lo so!

Naturalmente anche “ma io non lo so” non è in questi casi da intendere alla lettera. E’ solo un modo per esprimere stupore e irritazione per qualcosa alla quale non si riesce a dare una spiegazione, come a dire:

Incredibile quello che vedo o quello che ho sentito, è sconcertante! Non mi capacito! Non è normale!

Spesso le due espressioni si fondono insieme.

Ma io non lo so, guarda!

La frase va accompagnata da una mimica facciale adeguata: occhi sgranati, bocca semiaperta, sguardo stupito.

Si pronuncia con un tono che prima sale e poi scende, perché non è una vera domanda, ma solo una esclamazione di irritazione.

Di solito si manifesta inizialmente la propria contrarietà, spiegando in modo più o meno agitato la cosa che non va, e poi si aggiunge questa esclamazione, volendo mixandola con “ma guarda tu“.

Vediamo un esempio e con l’occasione alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente utilizzeranno qualche frase di ripasso.

Sai che è successo? Il mio capo mi ha telefonato e mi detto: siamo in crisi, quindi mi dispiace ma o ti dimezzo lo stipendio oppure ti sostituisco con un’altra persona più economica.

Ma io non lo so, guarda, Non riesco a sopportarlo!

Ma pensa tu, davvero? Ma è passibile di denuncia, lo sai?

Poi non si è neanche curato di dirtelo di persona, ma ti ha telefonato!

Beh, ma a suo modo sta cercando di salvare il tuo lavoro, avrebbe potuto licenziarti e basta.

“Salvare” mi pare una parola grossa!

Ma tu cosa farai? Accetterai in attesa di tempi migliori?

Infatti ho risposto al mio capo: dimezzare lo stipendio?

Ulrike: Ma pensa tu, davvero? Ma è passibile di denuncia, lo sai?

Hartmut: Poi non si è neanche curato di dirtelo di persona, ma ti ha telefonato!

Lia: Beh, ma a suo modo sta cercando di salvare il tuo lavoro, avrebbe potuto licenziarti e basta.

Giovanni: “Salvare” mi pare un parolone!

Gema: Ma tu cosa farai? Accetterai in attesa di tempi migliori?

Sofie: Ho risposto così al mio capo: dimezzare lo stipendio? Aggiudicato!

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L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

320 – Ma guarda tu!

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Giovanni: ecco un’altra espressione che si usa quando si è arrabbiati o anche delusi: ma guarda tu!

Ma guarda tu” è una esclamazione che si dice quando non riusciamo ad accettare una cosa accaduta.

È una specie di invito a guardare, a guardare la cosa accaduta perché stupisce, ed è qualcosa che non ci piace. Ma in realtà non bisogna essere in compagnia per fare questa esclamazione. Può anche essere un pensiero espresso a voce alta quando siamo soli, se vediamo qualcosa che non ci piace e che non è normale.

Se accade qualcosa di strano, tipo che una persona ci sorpassa con la macchina in modo pericoloso, viene spontaneo dire, anche da soli:

Ma guarda tu questo!

Come a dire: ma si fanno queste cose? Il termine “questo” è un modo irrispettoso di chiamare la persona che ha fatto il sorpasso.

Se si è da soli è un modo bizzarro di condividere la propria sensazione con un’altra ipotetica persona, come a cercare conforto, solidarietà.

Se una persona ti risponde male puoi ugualmente affermare:

Lejla: Ma guarda tu, ma ti pare che mi devi rispondere così?

Ulrike: Ma guarda tu cosa mi tocca fare!

Giovanni: Si può usare anche in questo modo: un commento contrariato per qualcosa che bisogna fare, ovviamente controvoglia.

A volte esprime solo meraviglia:

Ma guarda tu come si è vestito quel tizio!

Ci sono espressioni simili come ad esempio “ma pensa tu“. Cambia il verbo e cambia il significato. Stavolta si usa soorattutto quando non avremmo mai immaginato che qualcosa sarebbe successo:

Ma davvero Maria e Franco si sono separati?

Andrè: ma pensa tu, e dire che si amavano tantissimo!

C’è anche “ma guarda un po’” che è la versione più educata, perché esprime disappunto, contrarietà ma un certo contenimento nell’esprimere questo sentimento avverso.

Sofie: Ma guarda un po’! Hai ancora superato i due minuti! Non ti degni mai di rispettare la durata!

Anthony: Non è che qualche volta potresti lasciar correre? Risparmiaci le tue lamentele. È mai possibile ?

Fernando: calma ragazzi, si direbbe che non sappiate mantenere la calma!

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319 – Che non sei altro

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Giovanni: nell’espressione È possibile mai dello scorso episodio abbiamo visto che spostando la posizione di un termine può cambiare il significato.

Accade la stessa cosa con l’espressione “non è altro” con la congiunzione “che”.

Che non è altro” pertanto è quasi sempre diverso da “non è altro che“.

Ad esempio se dico:

Questo episodio non è altro che uno dei tanti episodi di italiano semplicemente.

In questo caso posso anche togliere il termine “altro” e in generale il senso può cambiare leggermente:

Questo episodio non è che uno dei tanti episodi di italiano semplicemente.

“Altro” serve a dire che è solo questo. Nient’altro che questo.

Quindi “altro” ha il ruolo di dire “solo questo”, nient’altro che questo.

In questo caso se non mettiamo “altro” vuol dire: ce ne sono tanti altri di episodi, non solo questo. Questo è uno dei tanti episodi. Un po’ diverso quindi. Almeno in questo caso.

Questo funziona anche con altri verbi, non solo col verbo essere, ma oggi volevo soffermarmi solo su questo verbo. Potrei comunque dire:

Non fai altro che lavorare. Devi riposare un po’!

Anche qui posso eliminare “altro” ma in tal caso il senso è però lo stesso: lavori sempre, non fai altro.

Questo per quanto riguarda il “che” quando è messo alla fine.

Se invece dico, sempre usando il verbo essere:

Mio marito mi ha tradito! Quel traditore che non è altro!

Questo genere di frasi si usano come una forma di sfogo, e il “che” ha il senso di “perché” , quindi serve in teoria a spiegare il motivo per cui ho usato proprio quel termine.

Potrei dire:

quel traditore, perché non è altro.

Naturalmente sono frasi che si usano quando si è arrabbiati, e in tal caso si ha l’esigenza di essere immediati, veloci e non si fanno pause:

Quel bastato che non è altro mi ha rubato il portafogli!

Stai zitto, stronzo che non sei altro!

Ulrike: Uno sfogo offensivo mi pare e come tale un po’ osè, comunque da prendere con le molle a meno che non venga espresso con un occhiolino per metterci una sfumatura scherzosa.

Giovanni: Brava, spesso infatti si usa anche in modo scherzoso, ma in questo caso non posso togliere “altro” come facevo prima. La frase non avrebbe senso.

Naturalmente non si può usare un aggettivo positivo, per indicare un complimento. Funziona solamente con le offese.

Posso togliere però l’intera espressione “che non è altro“, perché questa espressione non serve che a sfogarsi, non serve altro che a questo.

L’episodio finisce qui, avete anche ascoltato delle frasi di ripasso di alcune espressioni già spiegate negli episodi scorsi. Nel prossimo episodio vediamo “ma guarda tu“, un’altra espressione che si usa da arrabbiati.

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L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!