La tangente, la bustarella, la mazzetta e il pizzo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 16)

La tangente (scarica audio in giornata)

Indice degli episodi

 

Descrizione

In questo episodio parliamo di alcuni termini specifici relativi alla criminalità organizzata, in particolare dei termini mazzetta, bustarella, tangente, e pizzo. Vediamo anche i due verbi estorcere e taglieggiare.

Durata: 10 minuti

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I portaborse e i galoppini POLITICA ITALIANA (Ep. n. 15)

I portaborse e i galoppini

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Trascrizione

Dopo aver parlato dei malpancisti e dei cerchiobottisti, oggi è il turno dei galoppini e dei portaborse, altri due termini che si usano per qualificare delle persone, o meglio, forse dovrei dire per “etichettare” delle persone.

Prima domanda: si tratta dello stesso tipo di persone? I due termini sono sinonimi? Risposta: sì.

Seconda domanda: allora chi sono? Di chi si tratta?

Sapete che i personaggi politici solitamente si fanno aiutare da alcune persone, che potremo chiamare dei collaboratori. A volte si chiamano “assistente” o “segretario” e in questo caso si tratta di una persona incaricata di mansioni varie e riservate per conto di altra persona, come il segretario di un ministro. Attenzione perché c’è un senso più comune del termine “segretario”, che indica una qualifica connessa a svariate mansioni, in campo pubblico o privato, di carattere professionale o anche occasionale, quali ad esempio il disbrigo della corrispondenza (le lettere, le email, gli inviti a riunioni o convegni ecc.), lo svolgimento di pratiche amministrative e burocratiche, il coordinamento di un servizio o di un’organizzazione. Esiste pertanto il segretario, o la segretaria di un ufficio qualunque, come quello comunale e provinciale; esiste il segretario di una redazione, in giornali e riviste. I segretari lavorano in una segreteria. Esiste il segretario d’ambasciata e il più importante è il segretario di Stato, che in America è attualmente Tony Blinken, mentre in Italia tutti i ministri, sebbene non si usi più adesso, se non nella prassi, si chiamano anche segretari di Stato. Comunque in altre nazioni questa figura assume ruoli sempre importanti ma diversi.

Quando si parla di portaborse si parla di qualcosa di molto più modesto, e infatti si chiamano così le persone che hanno un ruolo poco importante, un collaboratore di un personaggio importante, sia nell’ambiente politico che universitario, ma in senso per lo più spregiativo. Infatti il “portaborse” viene da portare le borse, quindi il suo ruolo sarebbe quello di aiutare il personaggio politico a portare la borsa, che può essere pesante. Quindi capite bene che, sebbene non sia esattamente questo il ruolo del portaborse, è facile capire come questo termine sia abbastanza dispregiativo.

Chi fa il portaborse lo fa, nell’opinione comune, gratuitamente o per pochi soldi, con un contratto precario nella migliore delle ipotesi, nella speranza che prima o poi arrivi una gratificazione, una ricompensa di qualche tipo.

Anche il termine “galoppino” è curioso, perché viene da galoppare, che equivale a correre. Un verbo, galoppare che viene dall’ippica, quindi dai cavalli. I cavalli infatti galoppano, cioè vanno al galoppo quando corrono veloci. Galoppino è persino più spregevole di portaborse, perché si potrebbe descrivere come una persona impegnata in umili servizi e commissioni varie, che corre e destra e a manca per conto d’altri. Una persona che sbriga le faccende più diverse per aiutare qualcuno.

Ovviamente non troverete mai un annuncio per la ricerca di galoppini o portaborse, perché questo è un linguaggio colloquiale, che tutti usano, ma informale.

Quello fa il galoppino per un politico. Sarebbe ora che inizi a trovarsi un lavoro!

Esistono anche i cosiddetti “galoppini elettorali“, in genere ragazzi che vanno in giro a caccia di voti per un partito o per un candidato.

Riguardo al termine portaborse (che al plurale non cambia), esiste anche un film con questo titolo, un film del 1991, in cui si capisce che questo termine è usato anche per indicare cose poco lecite, poco legittime, tipo finanziamenti illeciti ai partiti e tangenti. Cosa sono le tangenti? Ne parliamo nel prossimo episodio dedicato alla politica italiana.

I malpancisti e i cerchiobottisti POLITICA ITALIANA (Ep. n. 14)

I malpancisti e i cerchiobottisti (scarica audio)

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Trascrizione

Avete mai avuto il mal di pancia? Lo sapevate che coloro che hanno il mal di pancia, in politica hanno un nome preciso: i malpancisti. Che strano vero?

Apriamo una breve parentesi sul suffisso – ista.

Usiamo un suffisso – ista, per il singolare e – isti per il plurale.

Il suffisso -ista in generale indica una persona che svolge un’attività, oppure che segue un’ideologia o presenta determinate caratteristiche. Non si usa solamente in politica naturalmente.

Pensiamo all’autista che guida l’auto, al barista che si occupa del bar o all’elettricista che lavora con l’elettricità. Pensiamo anche alla persona femminista, che si riferisce all’ideologia e si riferisce al femminismo e a chi lo sostiene.

Si usa molto questo suffisso anche nelle parole di nuova formazione. Pensiamo anche al cosiddetto cerchiobottista, cioè la persona che evita di compiere una scelta decisa.

Anche questa spesso è una caratteristica che si addice a molti politici. Deriva dal detto dare un colpo al cerchio e uno alla botte. I politici in effetti spesso si comportano in modo da non scontentare nessuno, per non perdere voti e sostenitori. Allora una volta sostengono le idee di una certa parte della popolazione e altre volte le idee di un’altra parte, anche se sono opposte tra loro. Non si capisce mai da quale parte stanno i cerchiobottisti.

Si dice così perché una volta esisteva il mestiere del bottaio, che costruiva le botti, che servono a contenere vino o olio.

Quando costruiva la botte, che è fatta di legno con dei cerchi di metallo, il bottaio, per fare bella tonda la botte, alternava delle martellate un po’ sul cerchio di ferro e un po’ sul legno, per non fare troppo male all’uno e all’altro.

Quindi dava una botta al cerchio di ferro e poi alla botte di legno. Un simpatico modo di dire che si addice molto ai politici che cercano di barcamenarsi tra una posizione politica e l’altra.

Barcamenarsi come verbo esprime ugualmente quest’idea di cercare di cavarsela in qualche modo in situazioni difficili, e spesso si usa quando nelle difficoltà si cerca di sopravvivere, ma si può usare anche quando si cerca di evitare di assumere una posizione che possa compromettere i propri interessi. Simile anche a destreggiarsi, di cui ci siamo già occupati.

I cerchiobottisti, politica a parte, si trovano sempre in una situazione da dover gestire quando ci sono interessi opposti e quindi è normale che se ne parli spesso in politica, ma volendo si potrebbe uscire da questo contesto.

In merito al malpancista, invece, potete usare questo appellativo solo parlando di politica.

Torniamo dunque ai malpancisti, cioè a coloro che hanno il mal di pancia.

Ma in che senso?

Forse i politici mangiano pesante?

Forse, questo è vero, qualcuno mangia troppo, ma non è questo il problema.

Sapete che il mal di pancia viene quando qualcosa non funziona allo stomaco, specie nella digestione.

Qui casca l’asino! Infatti tra le cose che non si possono digerire ci sono anche le decisioni politiche.

Esiste infatti la cosiddetta “linea di partito” , che rappresenta il programma o il piano politico da perseguire secondo le idee del partito in questione, quindi gli obiettivi da raggiungere. Questo perché ogni partito ha una sua visione, identità, linea o finalità politica di interesse pubblico ovvero relativa a questioni fondamentali circa la gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici o particolari.

Ma non tutti sono completamente d’accordo su tutto. Allora potrebbe crearsi del malcontento tra i politici, una insofferenza, un fastidio, un malumore.

Se poi questi politici sono un gruppo numeroso, che possono creare problemi, queste persone vengono etichettate con il termine malpancisti, cioè coloro che non si trovano in sintonia con la direzione del partito in merito ad alcune scelte.

Spesso sono sempre le stesse persone i malpancisti, perché si creano dei cosiddetti “schieramenti” , dei gruppetti di parlamentari o senatori, chiamate anche “fronde” all’interno dello stesso partito, che sono rappresentati in genere da un solo personaggio in particolare che dunque li rappresenta.

Vediamo qualche esempio:

La fronda malpancista del Partito democratico si oppone alla riforma della giustizia.

I malpancisti del centro destra, col loro atteggiamento di dissenso, fanno arrabbiare il loro capo.

L’Italia vota il green pass, nonostante i malpancisti.

Malumori nella Lega: i malpancisti sono contrari alla linea del presidente Draghi ma alla fine si adeguano

I malpancisti solitamente non si spingono fino al palese dissenso, non votano contro, però comunque si fanno sentire e cercano spesso di ottenere qualcosa in cambio per farsi passare il mal di pancia: una promessa su una futura legge ad esempio, e in generale cercano di far passare la loro linea almeno su alcuni punti.

Ci vediamo al prossimo episodio sulla politica italiana.

Palazzo Madama- POLITICA ITALIANA (Ep. n. 13)

Palazzo Madama

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Parliamo ancora di politica italiana.

Vi capiterà spessissimo di sentir parlare di Palazzo Madama.

Palazzo Madama è l’edificio sede del senato della repubblica italiana e si trova a Roma. È un edificio storico di Roma.

Sapete che il Senato della Repubblica è uno dei due organi del Parlamento, insieme alla Camera dei Deputati. È l’organo alto, cioè il più importante del sistema bicamerale.

Dove si trova esattamente? Si trova situato nella omonima piazza Madama. Anche la piazza ha lo stesso nome. Ma perché questo nome?

Madama è un termine antico che indica una signora, una donna, come si suol dire, d’alto lignaggio.

Oggi non si usa più ma in tempi ormai passati si usava per indicare le donne importanti, appartenenti a un ceto sociale elevato, un alto lignaggio, appunto.

Infatti quel palazzo è appartenuto alla famiglia Medici, un’antica famiglia italiana di origine toscana, molto importante nella storia d’Italia e d’Europa a partire dal XV secolo e fino al XVIII secolo.

In particolare in quell’edificio vi abitò Margherita d’Austria, moglie di Alessandro d’Austria. Dopo la morte del marito il palazzo fu detto “palazzo della Madama d’Austria” e successivamente semplicemente palazzo Madama.

Anche oggi spessissimo nei TG e nelle notizie anziché parlare del palazzo del senato o del senato, si parla di palazzo Madama:

Attenzione perché un palazzo Madama si trova anche a Torino, ma si tratta di un altro edificio. Anche quel palazzo comunque deve il suo nome a due nobili signore che vi hanno risieduto in passato.

L’Aula di Palazzo Madama ha approvato la legge sul green pass

La riforma della giustizia civile è approdata in aula a Palazzo Madama

La commissione Giustizia di Palazzo Madama decide di dare il via alla discussione in aula sul disegno di legge contro l’omotransfobia

Oggi a palazzo Madama si discuterà la riforma del processo civile.

Il semestre bianco – POLITICA ITALIANA (ep. n. 12)

Il semestre bianco (scarica l’audio)

Trascrizione

Giovanni: Benvenuti in questo episodio dedicato al linguaggio della politica.

Ogni volta che si parla di elezioni del presidente della repubblica italiana, si parla del famoso semestre bianco.

Sapete che il presidente della repubblica, anche detto “Capo dello Stato” oggi è Sergio Mattarella.

Ebbene, il Presidente della Repubblica è eletto ogni sette anni e che essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.

Ma che cos’è il semestre bianco del presidente della repubblica?

Sapete che un semestre è un periodo di sei mesi.

Due mesi si chiamano bimestre.

Tre mesi trimestre

Quatto mesi quadrimestre

Cinque mesi pentamestre

Sei mesi semestre

Come ho detto ogni sette anni ci sono le elezioni del presidente della repubblica. In questo caso si parla di settennato.

Il “mandato” del presidente dura quindi sette anni. Il “settennato“, è come il biennio (che dura però due anni), il triennio (tre anni), il quadriennio (4 anni), il quinquennio (5 anni), sessennio, settennato, eccetera. Il settennato è pertanto un periodo che dura 7 anni.

In realtà si dovrebbe chiamare “settennio“, (e così infatti si chiama nella lingua italiana un periodo di 7 anni) ma la durata del mandato del presidente della Repubblica oramai viene chiamato “settennato“, come a voler coniare un periodo che è solo relativo al mandato del Presidente della Repubblica italiana. Probabilmente deriva dal francese. Infatti fin dalla costituzione del 1875, il capo dello Stato durava per sette anni: septennat è il termine usato in francese divenuto poi quello abituale parlando della prima carica dello Stato..

Gli ultimi sei mesi del mandato settennale sono chiamati appunto “semestre bianco“. È quindi la parte conclusiva del mandato settennale del presidente della repubblica.

Ho detto mandato settennale, stavolta parlo dell’aggettivo.

Il mandato dura sette anni, pertanto è settennale.

Annuale, biennale, triennale, quadriennale, quinquennale, sessennale, settennale eccetera.

Perché dare un nome a questo ultimo semestre? In questo periodo cambia qualcosa nei poteri del presidente. Infatti le sue prerogative subiscono delle limitazioni: in base al dettato costituzionale infatti, il capo dello stato (che in questo periodo viene detto “uscente” perché potrebbe essere sostituito una volta scaduti questi sei mesi) non può più sciogliere le camere (questo è il suo potere più grande) a meno che queste, a loro volta, non siano già entrate negli ultimi 6 mesi della legislatura.

Sciogliere le camere significa far cessare, da parte del capo dello Stato, l’attività del parlamento prima del termine della legislatura indicendo nuove elezioni. Dopo lo scioglimento delle camere, essere semplicemente non esistono più.

Ma perché ridurre il potere del presidente durante il semestre bianco?

Si vuole semplicemente evitare che il presidente della repubblica, all’approssimarsi della fine del suo mandato, potesse sciogliere le camere con l’obiettivo di far eleggere un parlamento più favorevole ad una sua ipotetica rielezione. Quindi è una precauzione.

Perché il semestre viene detto bianco? Semplicemente perché il bianco è indicativo dell’assenza di colore, così il bianco può rappresentare l’assenza di qualche altra cosa. Allora in questo caso si tratta del potere. Il suo potere più grande è quello di sciogliere le camere (la camera dei deputati e/o quella dei senatori), cosa che non può fare durante il suo ultimo semestre. ecco perché viene detto semestre bianco.

Alla prossima lezione.

Oltranzista – POLITICA ITALIANA (n. 11)

Oltranzista

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Descrizione 

Giovanni: molto spesso, parlando soprattutto di politica, si sente parlare di oltranzisti, plurale di oltranzista.

In particolare si parla di atteggiamento oltranzista, schieramento oltranzista, polizioni oltranziste, politici oltranzisti.

Pasdaran – POLITICA ITALIANA (n.9)

“PASDARAN”

Il linguaggio della Politica Italiana 

Pasdaran

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Descrizione

Un termine che usano spesso nei programmi TV, quando si parla di politica, è “pasdaran”

PER STUDENTI NON MADRELINGUA

 

La Prebenda – POLITICA ITALIANA (n.8)

Prebenda (audio) 

Trascrizione

Giuseppina: Un termine più volte utilizzato in politica dai giornali è “prebenda“. Purtroppo, dovrei dire, perché non fa molto onore alla politica e alla nazione che si parli di “prebende“.

Ma cos’è una prebenda? Il dizionario dice: Guadagno, più o meno lauto, conseguito con estrema facilità.

E’ sicuramente un facile guadagno, conseguito, cioè ottenuto in cambio di qualcosa, ma si usa quando questo guadagno, sebbene legittimo è giudicato ingiusto, eccessivo, immeritato. 

Una prebenda è simile a un premio, un guadagno ottenuto da qualcuno senza che questo qualcuno ne abbia veramente diritto. Ma come usare questo termine?

Per questo basta dare un’occhiata ai giornali per vedere come lo usano. Generalmente si tratta di guadagni non solo facili, ma anche immeditati, eccessivi, frutto di una politica malata e ingiusta. Una prebenda è ingiusta per definizione. E qualcun altro sta pagando per questo.

C’è chi dice ad esempio che i parlamentari, e in generale i politici ricevano, per il loro lavoro, una prebenda troppo elevata.

Una prebenda può essere lo stipendio da parlamentare o senatore, o qualunque altro guadagno che possano avere. Ad esempio i parlamentari ricevono, una volta che non sono più parlamentari, i cosiddetti vitalizi, ogni mese per tutta la vita, e questi vitalizi sono una vera e propria pensione, che però chiamare pensione di anzianità sarebbe improprio. 

Se qualcuno ritiene che questa somma che ricevono sia ingiusta e eccessiva, allora può chiamarla “prebenda“.

La prebenda però è un concetto più ampio del vitalizio. 
Anche un aumento dello stipendio, se reputato ingiusto, può essere chiamato prebenda.

Recentemente la Guardia di Finanza, che per mestiere deve controllare che i cittadini paghino le tasse correttamente e che non si facciano cose contro la legge in ambito fiscale e tributario, sta svolgendo delle indagini in un’operazione che ha chiamato “mala prebenda“, perché  pare che alcune persone abbiano cercato di ottenere dei soldi dallo Stato indebitamente, cioè senza averne diritto.  Queste persone volevano ottenere dei soldi dallo Stato, soldi che sarebbero stati considerati una prebenda, cioè un facile guadagno, ma più che facile, direi un illecito guadagno.

Si legge spesso sui giornali che qualcuno “avrebbe concesso favori in cambio di ricche prebende”.

È un termine che si collega sempre a azioni sospette legate a guadagni non necessariamente illeciti, ma come minimo eccessivi. 

Si può in dafinitiva parlare di un sinonimo spregiativo di guadagno,  o di lucro (anche questo è un altro termine usato spesso in questi casi). Altri sinonimi, ma con un senso diverso, sono profitto (usato perlopiù negli affari), provento (può indicare un qualsiasi genere di entrata), reddito (un concetto più economico), rendita (usato per descrivere i guadagni da capitale o da titoli) e ricavo (una somma di denaro che si ricava cioè che deriva, che viene da una vendita, una prestazione e una operazione economica). 

L’investitura – POLITICA ITALIANA (n.7)

L’investitura (scarica audio)

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana parliamo dell’investitura.
Si parla di investitura quando una persona riceve un mandato  o un grado importante. Una persona viene così investita di un mandato, oppure viene investita di un grado, di una carica o un incarico.

Pensate un attimo al vestito, cioè ciò che indossiamo come indumento. Molto spesso un “vestito”, o meglio, come una persona è vestita, è indicativo di diverse caratteristiche di una persona. In ambito lavorativo, il medico, ad esempio, indossa un camice, un poliziotto una divisa, eccetera. Di conseguenza quando una persona riceve un’investitura è come se ricevesse un vestito da mettere, un vestito che rappresenta il suo ruolo, il mandato che ha ricevuto, il grado conferito. 

Generalmente si parla di una carica politica o ecclesiastica, quando viene nominato un vescovo ad esempio. Il termine comunque indica il conferimento di una carica o di un incarico di qualsiasi tipo.

Allora l’investitura è simile al conferimento, ma mentre è l’incarico a essere conferito, l’investitura si fa ad una persona, che viene quindi investita di un incarico. Questa persona riceve l’investitura di un incarico o un mandato.

Se questa persona viene investita, o “è investita” di un incarico, questo mi farebbe pensare al verbo “investire“.

Ma “essere investiti” significa anche essere travolti da un’automobile:

Sono stato investito da un’auto

Allora in questo caso dell’investitura è importante la preposizione che si usa, che è “di”.

Essere investiti di un incarico

Spiderman è stato investito di poteri soprannaturali

Giovanni sarà investito di un ruolo importante all’interno dell’associazione

In realtà non è necessario ricevere un incarico per ricevere un’investitura, infatti vi faccio un esempio:

Se il presidente di un partito di nome Mario Rossi, parlando di un importante esponente della politica italiana di nome Paolo Bianchi, dicesse:

“Bianchi è il futuro del nostro partito”
Ecco, Mario Rossi punta molto su Paolo Bianchi, crede molto in lui, tanto da spingersi a dire che Bianchi, secondo lui, rappresenta il futuro del partito. Questa è ugualmente un’investutura.

Posso dire che c’è stata un’investitura da parte di Mario Rossi nei confronti di Paolo Bianchi.
Sarebbe quasi come dire che Mario Rossi sarebbe disposto ad investire su Paolo Bianchi.
Non a caso ho detto che Mario Rossi “punta” su Mario Bianchi.
Puntare su qualcuno, su una persona, significa scommettere su di lui o lei, sia in senso puramente economico che morale.
Ci sono quindi delle similitudini tra l’investimento e l’investitura.
Quindi l’investitura è sia il conferimento di una vera carica, di un titolo, di un mandato, sia la dichiarazione di una “scommessa” che si fa attraverso una designazione, un’attribuzione  da parte di una persona che ha una certa importanza.
Infatti fare un’investitura non è una cosa che possono fare tutti. Bisogna essere una persona importante per
farne una.
Infine, si può usare l’investitura anche al di fuori delle cariche politiche.
Ad esempio, Filippo di Edimburgo, prima di morire, ha voluto fare un’investitura per Carlo, suo figlio, chiedendogli di prendersi cura della madre e del resto della famiglia. In questo caso è una richiesta, ma somiglia molto ad un mandato. In fondo non si può rifiutare un’investitura di questo tipo perché viene da molto in alto.
La stessa cosa può avvenire nel mondo dello sport, come nel calcio, se un grande campione fa un’investitura a favore di un altro calciatore dichiarando che questo calciatore diventerà il suo erede.
In questi giorni in Italia si parla di diverse investiture. Una è quella di Giuseppe Conte, che dovrà essere investito della carica di capo politico del movim

ento 5 Stelle. Un’altra riguarda il tennis, in cui un grande campione di tennis ha investito del ruolo di protagonista futuro un altro tennista più giovane, e un’altra un’investutura di cui si parla riguarda la musica. Pare che Michelle Hunziker abbia ricevuto un’investitura da Gerry Scotti per condurre la prossima edizione del festival di Sanremo.
Vedremo se sarà proprio così.
Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.
Ciao.

Editto bulgaro – POLITICA ITALIANA (n.6)

Editto bulgaro (scarica audio)

Giovanni: Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana parliamo della Bulgaria, Come sarebbe a dire? Ve lo faccio raccontare dalla voce di Ulrike, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Cosa c’entra la Bulgaria?

Ulrike: L’espressione Editto bulgaro nasce nel 2002 ed è usata per indicare una forte volontà politica che vuole imporre prepotentemente una decisione.

Il termine editto indica una ordinanza, una specie di legge emanata da un’autorità, e questo è un termine che si usava soprattutto nell’antica Roma. E’ chiaro quindi che il termine editto fa pensare ad una forte autorità. 

A sottolineare ancor di più l’autorità e la prepotenza si usa l’aggettivo “bulgaro“. che non significa che è stata fatta in Bulgaria, ma che questa decisione viene imposta dittatorialmente.

Questo aggettivo, nel linguaggio politico e giornalistico si usa abbastanza spesso, non solo con riferimento alle decisioni bulgare o editti bulgari. Si usa anche quando si parla di “percentuali bulgare” o anche “elezioni bulgare“. Si allude al comunismo stalinista che in Bulgaria è stato particolarmente forte, nella seconda metà del secolo scorso. Un regime autoritario e repressivo, particolarmente rigido e dittatoriale. Come conseguenza, le decisioni cosiddette “bulgare” sono quelle imposte con autorità e quindi anche prese all’unanimità o quasi (nessuno si oppone, cioè nessuno è contrario ad una decisione presa da una forte autorità) e quindi le percentuali bulgare sono vicine al 100%. 

Se sentite parlare di toni da “editto bulgaro“, ad esempio, evidentemente c’è stata un decisione politica autoritaria, alla quale non ci si può opporre. Questo dà fastidio a molti perché l’Italia, almeno nella maggioranza delle persone, è abbastanza insofferente a tutto ciò che è autoritario, come potete immaginare; quindi trovate molte notizie sul web e nei TG in cui si parla di cose tipo decisioni bulgare o editti bulgari. Meno ce ne sono, meglio è, ma è sempre una buona cosa che se ne continui a parlare…

Intrallazzare – POLITICA ITALIANA (n.5)

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Intrallazzare

C’è un verbo che si usa spessissimo quando di parla di politica. Dovrei aggiungere “purtroppo”.

Infatti il verbo di cui sto parlando è intrallazzare.

Si utilizza per indicare due o più persone che, all’insaputa di altri, stanno facendo qualcosa tipo trattative segrete, accordi al fine di ottenere un vantaggio personale. Si tratta sempre di curare interessi particolari in modo non trasparente e per lo più illegale.

È un verbo che si usa spesso nella politica quando si parla male della classe, appunto, politica, teatro di continui accordi di interesse, che quando sono poco leciti e nascosti possiamo chiamarli intrallazzi.

Di parla ad esempio degli intrallazzi di potere, o di intrallazzi notturni per sottolineare ancor più la segretezza.

Per intrallazzare occorre quindi essere almeno in due persone. Non posso farlo da solo.

Vediamo qualche esempio. Prenderò spunto dalle notizie che trovo sul web, in modo da fare esempi calzanti:

Un certo tipo di politica continua ad intrallazzare impunita. Ma dov’è la giustizia?

Cosa stanno intrallazzando quei due? Sono due ore che parlano sottovoce.

Il verbo si presta bene per parlare di politica, ma sempre in termini negativi: accordi segreti, affari poco chiari, e ci sono quasi sempre di mezzo interessi economici.

Non è detto, ma in genere è così. Si parla di gruppi di interesse, di corruzione, di malavita organizzata e di malaffare.

Per capire meglio quando usare questo verbo, bisogna confrontarlo con verbi simili, come inciuciare, trafficare, tramare, confabulare, ordire, escogitare e architettare.

L’inciucio, nella politica, è un accordo tra persone o gruppi per imbrogliare qualcun’altro.

Ma l’intrallazzo è più generico. Un inciucio è più semplice perché ha un fine preciso in un’occasione precisa.

In un gruppo di politici ad esempio, che devono esprimere una preferenza, un inciucio consiste in una intesa raggiunta “sottobanco” tra alcuni politici del gruppo che quindi di nascosto di accordano su cosa votare o su chi votare. Ma è un accordo non alla luce del sole.

Ebbene, per fare questo inciucio, cioè per raggiungere questo accordo nascosto, si possono notare gruppetti di persone che parlano tra loro sottovoce, che confabulando tra loro, tramano forse alle spalle di qualcuno che sarà la vittima di questo inciucio.

Confabulare è abbastanza simile a intrallazzare ma il primo è più innocente, meno legato ad interessi economici, ma resta la cosa fatta di nascosto. Si tratta di comunicare, parlare a bassa voce in modo misterioso.

Che state confabulando voi due?

Tramare è un po’ più complesso, perché prevede un piano, una trama da tessere, da disegnare, ma sempre di nascosto.

Tramare però sottolinea l’azione o la coalizione contro qualcuno e si può tramare anche da soli. Anche per questo si usa meno però in politica, dove l’intrallazzo riempe i titoli dei giornali. C’è anche “ordire” che ha ugualmente a che fare con la trama, si concentra più sull’organizzare di nascosto qualcosa di illecito o di malvagio. Quando si usa “ordire” si pensa più al pensiero che c’è dietro l’inganno, dietro il raggiro.

Ordire è simile a pensare.

Anche quando si ordisce qualcosa (in genere un piano) contro qualcuno si può anche essere soli. Molto simile ad escogitare, che però si concentra sul risultato ottenuto con la mente:

Escogitare un piano

Escogitare un’evasione

Escogitare un rimedio

Significa trovare con la mente, riflettendo o immaginando.

Trafficare si usa molto spesso, ma in genere si parla di commercio illecito o almeno discutibile. Si può usare però anche nel senso di darsi da fare con impegno, sempre però con qualcosa di nascosto. Trafficare in questo caso è un’attività che non si fa da soli, e non è un caso che il traffico indica anche una concentrazione intensa di veicoli in una strada.

Informalmente trafficare si utilizza similmente a intrallazzare, perché c’è sempre l’interesse economico coinvolto, ma è reciproco, magari a danno della maggioranza però. Si tratta sempre di accordi economici generalmente illeciti.

Indubbiamente l’intrallazzo è molto più adatto per descrivere gli accordi politici illeciti. Difficile che non si parli di politica quando si usa questo verbo. Di può parlare anche di carriera e di lavoro.

Ad esempio, si può dire che una persona ha fatto carriera solamente intrallazzando, quindi attraverso conoscenze e accordi segreti e non grazie al merito.

A volte si usa anche per indicare una relazione sentimentale segreta.

Si dice che tu stia intrallazzando con una donna sposata. È vero?

Poi c’è architettare, abbastanza simile, ma non è tipico della politica il suo utilizzo. In questo caso non è neanche detto che ci sia una cattiva intenzione e un imbroglio. Di tratta di costruire ingegnosamente un piano, una strategia, studiare nei minimi particolari un progetto prima dell’attuazione. Infatti gli architetti sono coloro che progettano le costruzioni degli edifici.

A volte si usa anche al posto di tramare, quindi a danno di altri.

L’emiciclo – POLITICA ITALIANA (n.4)

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L’emiciclo

Parliamo ancora di politica e dei termini di esclusivo uso in ambito politico.

Questa è la volta dell’emiciclo.

Questo termine deriva dall’architettura, infatti si tratta di un mezzo cerchio, cioè di un elemento di forma semicircolare. Emi significa “mezzo”, in lingua greca, mentre la parola ciclo deriva da kyklos che indica il concetto di “cerchio”.

Quindi metà cerchio = emiciclo.

Non è strano fare queste composizioni. Pensate alla bicicletta, che ha due ruote, quindi due cerchi, quindi bi (che significa due) più “cicletta” che è un diminutivo di ciclo. Oppure pensate alla motocicletta, che ha il motore.

Questo “emiciclo” (metà cerchio) è un termine che nella politica viene spesso usato per indicare le due aule più importanti della politica italiana: la Camera dei deputati a Montecitorio oppure il Senato della Repubblica a Palazzo Madama. Sapete infatti che il sistema parlamentare italiano ha due camere. Si dice allora che è un sistema “bicamerale“.

Infatti le due aule, la camera dei deputati e il Senato sono aule composte da tante postazioni, tanti sedili, disposti a forma di emiciclo. Un semicerchio.

Questa in realtà è la forma di molte grandi stanze, molte sale che servono a fare riunioni, dove i sedili sono disposti a semicerchio. Ma quando si parla dell’emiciclo, al TG o sui giornali, è quasi sempre la camera dei deputati o il Senato, che insieme rappresentano il parlamento italiano.

Stai sereno – POLITICA ITALIANA (Ep. 3)

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Trascrizione

Parliamo di politica italiana, e per farlo iniziamo da un concetto semplice:

Cos’è la serenità? E cosa c’entra con la politica? Lo vediamo gradualmente. 

Il dizionario, in merito, non lascia dubbi: la serenità è la condizione in cui si trova il cielo, è quindi lo stato del cielo quando è sgombro di nubi, quando cioè non ci sono nuvole nel cielo. La stessa cosa si può dire anche del tempo atmosferico: il cielo è sereno, il tempo è sereno. Non si parla di politica dunque.

C’è anche uno scioglilingua molto divertente sul termine “sereno”. Uno scioglilingua serve a sciogliere la lingua. Ecco lo scioglilingua:

Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.

Cioè: se oggi non è sereno, sarà sereno domani, e se neanche domani sarà sereno, vedrai che si rasserenerà, cioè diventerà sereno. E’ uno scioglilingua che sembra un proverbio che invita ad essere ottimisti.

Ma la serenità è anche una condizione dell’animo umano. Così come il cielo può essere sgombro di nubi, la nostra mente può essere sgombra di pensieri, di problemi, di turbamenti, Quindi la serenità è anche l’assenza di preoccupaszioni, di turbamenti.

Il termine in realtà si usa molto più spesso parlando di stato d’animo che di condizioni meteo.

Le frasi più usate sono ad esempio:

La cosa che più conta nella vita è la serenità

La mia è una famiglia serena

Bisogna sopportare con serenità i problemi della vita

Quell’incidente ha turbato la serenità della mia famiglia.

Questo esame di italiano non mi fa stare sereno

eccetera.

Ora, l’aggettivo “sereno” si usa spesso anche al posto di tranquillo, pacato.

Sono sereno (cioè sono tranquillo, non sono preoccupato)

Se ci avviciniamo al tema della politica, questa è una affermazione piuttosto diffusa quando un uomo politico o un personaggio pubblico viene coinvolto in una indagine giudiziaria. Viene accusato di qualche reato. Quando i giornalisti gli chiedono qualcosa sulla vicenza, lui o lei molto spesso rispondono in questo modo:

Sono sereno!

Come a dire: non mi preoccupo, perché sono innocente. Credo nella giustizia e alla fine la verità uscirà fuori e si vedrà che sono innocente.

Questa frase però: “sono sereno” negli ultimi anni si usa molto meno rispetto a prima, e c’è un motivo ben preciso.

La questione risale al 17 gennaio 2014. Enrico Letta era il presidente del consiglio italiano. Il Governo da lui presieduto sembrava in pericolo perché un suo collega di partito, che si chiama Matteo Renzi, politico molto noto in Italia e in tutto il mondo, sembrava essere interessato a diventare lui il presidente del Consiglio prendendo il posto di Enrico Letta.

Quel giorno però in una trasmissione televisiva, Renzi volle rasserenare, rassicurare Letta, cioè volle tranquillizzarlo, e perciò disse: disse la seguente frase rivolta al suo collega di partito:

Enrico stai sereno!

Come a dire: Enrico, non preoccuparti, perché io non ho nessuna intenzione di far cadere il tuo governo. Quindi Enrico stai sereno

 Solo un mese dopo quella dichiarazione però nacque il Governo Renzi. Quindi forse non doveva stare così sereno Enrico Letta.

Da allora, ogni volta che un italiano pronuncia la frase “stai sereno” si pensa a quell’episodio e si dà alla frase il significato opposto. Si usa anche per scherzo, per farsi due risate, quindi si usa di proposito questa frase, proprio per essere ironici, anche al di fuori della politica. Naturalmente i più giovani, che non si interessano  di politica, non sanno nulla di questa storia e non ci troverebbero nulla da ridere.

Per un non madrelingua credo comunque sia interessante sapere cosa si nasconde a volte dietro una frase apparentemente molto semplice.

Ci vediamo al prossimo episodio.

Il predellino – POLITICA ITALIANA (Ep. 2)

Il predellino

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Trascrizione

Nella politica italiana si sente abbastanza spesso parlare del predellino, un termine che anche se tradotto in altre lingue non aiuta certamente a capire.

Infatti il predellino è semplicemente uno scalino, un gradino sul quale si poggia il piede per salire su una carrozza, su un treno o un altro veicolo.

Esistono anche i predellini intesi semplicemente come gradini, per rialzarsi, usati ad esempio dalle persone anziane, che non possono usare una normale scala.

Uno di questi predellini divenne famoso in Italia, quando, nel 2007, accadde che Silvio Berlusconi, uomo politico e imprenditore italiano molto famoso, salì proprio sul predellino della sua automobile e appoggiò le mani sul tetto della macchina.

Non era in realtà un vero predellino, ma lo usò proprio a questo scopo: per andare più in alto.

Non salì quindi sul predellino per entrare nell’automobile, bensì per stare ad un’altezza maggiore, affinché tutti intorno a lui potessero vederlo.
Si trovava in una piazza di Milano molto famosa, nel centro della città, e fece un annuncio: annunciò la nascita di un nuovo partito politico: il popolo delle libertà.
Questo annuncio venne fatto non durante un congresso, una riunione di partito, e neanche ospite di una trasmissione televisiva.

Berlusconi preferì invece farla in mezzo alla sua città, in mezzo alla gente che lo acclamava.

Da quel giorno il termine predellino viene usato molto spesso nel linguaggio della politica e quel discorso è ricordato come “il discorso del predellino“.

Oggi, ogni volta che un personaggio politico fa un importante annuncio in pubblico, non quindi all’interno dei palazzi della politica, si parla sempre di discorso del predellino, oppure si fanno confronti con quel famoso annuncio del 2007 fatto da Silvio Berlusconi. In genere se ne parla con toni ironici, per prendere in giro il politico protagonista di volta in volta.

Può capitare di incontrare il termine “predellino” o la frase “salire sul predellino”.

Sappiate quindi che si tratta sempre di quel discorso del 2007, o anche volendo di un’altra dichiarazione politica importante, che può essere la nascita di un nuovo partito o una nuova leadership; ma la cosa che conta è che questa dichiarazione viene fatta fuori dai luoghi istituzionali ma in mezzo alla strada, con l’obiettivo probabilmente di apparire più vicini ai bisogni della gente.

 

Il Colle – POLITICA ITALIANA (Ep. 1)

Il Colle (scarica audio)

Trascrizione

Benvenuti in questa nuova rubrica di Italiano Semplicemente, dedicata questa volta alla politica italiana. Sono moltissimi i termini e le espressioni da spiegare e che spiegheremo perché potrebbero risultare abbastanza difficili da capire.

In campo politico poi nascono continuamente neologismi e nuove espressioni.

Iniziamo dal “Colle“. I non madrelingua sicuramente conoscono la collina, che sta in mezzo tra la pianura e la montagna. Si tratta comunque di un rilievo, diciamo di medie proporzioni: non molto grande, non come la montagna, non così in alto. Il colle sta dunque più in alto rispetto al terreno circostante ma più bassa delle montagne.
Il colle è abbastanza simile alla collina, ma quando si parla di un colle, questo colle generalmente ha sempre un nome, o perché è l’unico colle di quella zona territoriale, o anche perché è noto per qualche motivo.

La città di Roma è a volte detta anche “il Colle“. Così viene chiamata volte. Non è un caso che, molto più frequentemente Roma è chiama “la città dei sette colli“.
Infatti a Roma ci sono sette colli famosi. Ognuno di questi ha un nome.

Ma cosa c’entra la politica?

C’entra, perché su uno dei sette colli di Roma sorge il palazzo che è sede del Presidente della Repubblica Italiana. Questo palazzo si chiama “Quirinale” e anche il colle sul quale si trova questo palazzo ha lo stesso nome. E’ evidentemente considerato il colle più importante, visto che viene persino detto “il Colle” nel linguaggio giornalistico politico.
Vi dirò di più: la stessa presidenza della Repubblica viene indicata con questo nome: il Colle, che a questo punto, considerata l’importanza, va scritto con l’iniziale maiuscola: la “C” maiuscola.

Questo significa che spesso si legge:

Il Colle ha deciso di formare un nuovo governo (cioè la presidenza della Repubblica lo ha deciso)

Per il Colle bisogna iniziare subito il dialogo politico

Il presidente del Consiglio sale oggi al Colle (vuol dire he va al Quirinale, entra nel palazzo del Quirinale)

Il prossimo anno ci saranno le elezioni al Colle

Quindi ci si riferisce a volte al palazzo, altre volte alla presidenza come istituzione.