Contare per qualcuno

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Trascrizione

Buongiorno amici bentornati su italiano semplicemente, rispondo volentieri ad una domanda arrivata per email, una domanda in cui si chiede di spiegare il significato di una frase.

La frase indicata da Tamara è “conti qualcosa per me”.

Una frase romantica, che si pronuncia di fronte alla persona amata.

In effetti il verbo contare ha diversi significati, ed uno di questi significati è legato al valore delle cose e delle persone.

Quando una persona conta, o quando qualcosa conta, vuol dire che ha molta importanza.

Contare significa quindi essere importanti, e contare qualcosa ha lo stesso significato.

Contare qualcosa per qualcuno significa che c’è una persona (qualcuno) che crede che tu sia importante.

Conti qualcosa per me è come dire “tengo molto a te”.

Tu conti molto per me =io tengo molto a te.

Tu conti qualcosa per me è una modalità meno impegnativa rispetto a “tu conti molto per me” ma è pur sempre una dichiarazione d’amore.

Credo che sia persino più sincera, perché se una persona vuole mentire non userebbe “qualcosa” ma per fare colpo userebbe “molto”.

Questa è la mia opinione e sensazione ovviamente.

Abbiamo fatto un episodio in passato dedicato alla frase “ci tengo”, “tengo a te” ed altre modalità di esprimere dei sentimenti.

Consiglio a Tamara e anche a tutti i visitatori di dare un’occhiata all’episodio in questione.

Per oggi è tutto. Se siete arrivati fino alla fine significa sicuramente che italiano semplicemente conta qualcosa per voi.

Sappiate che la cosa è reciproca.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Stare all’aria aperta

Audio

Trascrizione

Buongiorno ragazzi, voglio rispondere a Giorgia, ha fatto una richiesta riguardo alla frase “stare all’aria aperta“. Grazie Giorgia della tua richiesta. Io sono Giovanni di italianosemplicemente.com e vediamo di riuscire a spiegare questa frase: stare all’aria aperta. E’ anche una bella occasione per vedere insieme qualche termine particolare e alcune frasi che si usano quando si parla di “aria aperta”.

Credo che sia il caso di spiegare una parola alla volta.
Stare è un verbo, e questo verbo si usa in moltissime occasioni diverse. Stare significa prima di tutto essere in un luogo, e restare in quel luogo senza allontanarsi; quindi stare significa fermarsi, trattenersi; è il contrario di andare.

Sono stato a casa tutto il giorno;

Stare a scuola,

Stare in ufficio

Stare a letto;

Sono stato dai miei genitori

Finora il senso è proprio relativo alla permanenza in un luogo: la scuola, l’ufficio, il letto, la casa dei genitori.

Se non consideriamo in questo episodio le infinite frasi idiomatiche che contengono il verbo stare, possiamo però notare che a volte questo verbo si usa più in generale per indicare la permanenza non esattamente in un luogo ma in una situazione o in un ambiente:

Stare sotto la pioggia

Stare all’ombra

Stare al chiuso

Stare all’aperto

Quest’ultima frase: “stare all’aperto” è quindi il contrario di “stare al chiuso”.

Molto simile è “stare all’aria aperta” che è l’espressione che ha chiesto Giorgia. La frase è equivalente a stare all’aperto, ma si aggiunge la parola aria per sottolineare l’aspetto legato alla salute.

L’aria si trova normalmente in tutti gli ambienti, e si usa spesso dire “stare all’aria” per indicare che qualcosa si trova in un ambiente aperto, non chiuso quindi, non riparato, ma spesso esposto alle condizioni atmosferiche.

A volte si usa aggiungere “aperta”: stare all’aria aperta, ed in questo caso si fa quasi sempre riferimento, come dicevo, ai benefici di stare in un ambiente aperto. Trovarsi in un ambiente all’aperto significa quindi stare all’aria aperta.

E’ un consiglio valido per tutti quello di stare all’aria aperta un po’ tutti i giorni, per godere dei benefici come l’assorbimento della vitamina D, evitare di stare troppo seduti e fare attività salutari preferibilmentee sposti alla luce del sole.

Quando si dice “stare all’aria aperta” è perciò come dire “stare all’aperto”, che è il contrario di “stare al chiuso“.

L’aria si dice “aperta” proprio perché quando essa è “chiusa”, vuol dire che non ha possibilità di uscire all’esterno, è racchiusa in un ambiente, quindi si trova chiusa (o racchiusa) in un ambiente, e questo spesso è causa di malattie, vuoi perché con delle persone dentro si riempie di batteri, vuoi perché l’aria a volte si riempie anche di gas che provengono dal terreno, come il radon ad esempio. Insomma è sempre bene far ossigenare gli ambienti, facilitare il ricambio dell’aria negli ambienti chiusi.

Facilitare un costante ricambio dell’aria negli ambienti è quindi buono per la salute, perché ci sono molte sostanze che si possono trovare nell’aria e non si possono percepire, non ci si accorge della loro presenza. Si parla di “aria viziata” in questi casi. L’aria viziata è l’aria che si trova in un ambiente e che non è stata cambiata, quindi si sente come si dice “puzza di chiuso“.

Fermiamoci un attimo sul concetto di “aria viziata”.

La parola “viziata“, o “viziato” si usano quasi sempre per indicare un difetto, o un “vizio” di una persona. Spesso i bambini si dicono viziati quando i genitori li abituano a ricevere molti regali o li abituano a vedere soddisfatti tutti i loro desideri.

Nel caso dell’aria viziata invece si fa riferimento proprio al fatto che l’aria necessita di essere ricambiata in un ambiente chiuso.

A questo proposito un piccolo consiglio che viene dalla medicina: se non si ha l’opportunità di stare all’aria aperta e si è costretti a stare in ambienti chiusi con altre persone, i medici suggeriscono di lasciare le finestre aperte 1-5 minuti ogni ora. Questo assicura un adeguato ricambio dell’aria. Arieggiare quindi una stanza (cioè far circolare l’aria al suo interno) da 1 ai 5 minuti ogni ora. Molte persone hanno la tendenza a non aprire mai le finestre di casa quando fa molto freddo ma questo non fa bene dunque alla salute.

Sperando di aver ben spiegato la frase, facciamo un breve esercizio di ripetizione:

Aria aperta

Stare all’aria aperta

Arieggiare una stanza

Aria viziata

C’è aria viziata in questa stanza

Che puzza di chiuso in questa stanza, apri le finestre!

Occorre un ricambio dell’aria

Ossigenare i polmoni

Far circolare l’aria

Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. Grazie ai donatori, a chi sostiene il sito, e grazie a tutti coloro che ci seguono, che spesso stanno all’aria aperta, fanno una corsetta nel prato e nello stesso tempo ascoltano gli episodi di Italiano Semplicemente. Per chi non lo ricordasse, l’utilizzo dei cosiddetti tempi morti è una (la seconda) delle sette regole d’oro per imparare l’italiano.

Ciao a tutti

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

 

 

 

 

 

Le specialità italiane – EST EST EST

Audio

Trascrizione

Giovanni: buongiorno a tutti e bentornati su Italiano Semplicemente.

Se sei uno straniero che sta cercando di migliorare il proprio italiano questo è il posto giusto per te. Io sono Giovanni e oggi ci occupiamo di vino. Sapete che l’Italia, checché se ne dica, non la batte nessuno in termini di vini e cibo. La rubrica in questione è denominata “le specialità italiane” ed è curata da mia madre Giuseppina, che oggi vi racconta qualcosa su un vino bianco laziale, cioè della regione Lazio, nel Centritalia.

Ricevo molti apprezzamenti, molti complimenti per questa rubrica, ed allora vi lascio volentieri nelle parole di Giuseppina. Ci sentiamo dopo

Giuseppina: Se parliamo di eccellenze nazionali non possiamo dimenticare il vino.

Le nostre regioni ne producono tante varietà, bianchi o rossi, tutti ottimi,  ma io voglio farvi conoscere un vino della mia zona, quello della Tuscia Viterbese.

estestest_immagine2.jpg

Esattamente a Montefiascone e nei paesi vicini, si produce un eccellente vino: l’est est est.

E’ un vino bianco al quale è stata riconosciuta la DOC (denominazione di origine controllata). Ha un gusto secco, pieno, ed un aspetto limpido e brillante. Buono fresco, con tutti i tipi di pietanze.

Ora però vi racconto l’origine di questo nome particolare:

Nell’anno mille, esattamente nel 1111, Enrico V, re di Germania si stava recando a Roma per ricevere la corona del Sacro Romano Impero.

Un vescovo tedesco del suo seguito, amante del buon vino, per essere certo di gustare solo il meglio della produzione italiana,  escogitò un astuto stratagemma.

Si fece infatti precedere, di un paio di giorni, lungo il suo tragitto, dal fedele servo e coppiere Martino che aveva il compito di ispezionare la zona prima dell’arrivo del padrone.

Quando Martino , trovava un vino buono doveva segnalare la locanda con la scritta “est” che significava “vino buono”.

Arrivato nella cittadina di Montefiascone nel Lazio settentrionale, trovò un vino talmente buono che ripeté per tre volte il segnale convenuto con l’aggiunta di sei punti esclamativi. Così accanto alla porta dell’osteria scrisse a grandi lettere: est!! est!! est!!

tuscia_montefiascone_immagine_vino.jpg

Il cardinale quando arrivò, apprezzò così tanto questo vino che rimase a Montefiascone per tre giorni, prima di riprendere il suo viaggio verso Roma.

Che ne dite, facciamo un brindisi?

Giovanni: bene, allora mia madre vi ha parlato della Tuscia viterbese. Si tratta di una zona (la Tuscia) che non è una regione amministrativa, ma un territorio abbastanza esteso, grande, che prende parte del Lazio, dell’Umbria e della Toscana.

La Tuscia la possiamo anche chiamare Etruria, dove vissero gli Etruschi parecchi anni fa. Quindi la Tuscia viterbese è la parte di questo territorio che si trova in provincia di Viterbo, una città che si trova a nord rispetto a Roma.

Anche il comune di Montefiascone si trova nella Tuscia viterbese quindi.

Poi vorrei fare chiarezza su alcuni termini usati da mia madre. Vediamo la seguente frase:

Un vescovo tedesco del suo seguito, amante del buon vino, per essere certo di gustare solo il meglio della produzione italiana,  escogitò un astuto stratagemma.

Il seguito (attenzione alla pronuncia) è un gruppo di persone che fanno scorta o compagnia a un alto personaggio, un personaggio importante. Quindi il seguito del vescovo tedesco è un gruppo di persone che accompagna il vescovo.

Escogitò un astuto stratagemma: Il verbo è escogitare. Significa trovare con la mente. Quando si pensa intensamente ad una soluzione, per risolvere un problema spesso si usa questo verbo: escogitare.

Quindi quando si escogita qualcosa, si riflette, si pensa, si immagina, si cercano idee per risolvere un problema.

Si può escogitare un trucco, un rimedio, una soluzione, o anche uno stratagemma. La parola stratagemma di solito si usa per indicare una finta mossa, come per ingannare qualcuno, una mossa intesa a disorientare e sorprendere il nemico. Potremmo parlare di espediente, un furbo, un astuto espediente.

Si tratta sempre di superare un problema, un impedimento. In questo caso si potrebbe semplicemente parlare di idea. Il vescovo, molto più semplicemente, ha avuto una buon’idea.

Infine parliamo del “segnale convenuto”:

Arrivato a Montefiascone, Martino trovò un vino talmente buono che ripeté per tre volte il segnale convenuto. 

Il segnale convenuto è il segnale (la scritta EST) che Martino aveva convenuto con il vescovo tedesco. Insieme avevano convenuto, cioè avevano deciso, si erano accordati su un segnale. Si erano quindi messi d’accordo su un segnale, avevano concordato che il segnale dovesse essere la scritta “EST” questo era il segnale che avevano convenuto, o semplicemente il segnale convenuto.

Concludiamo col brindisi: il brindisi è un movimento che si fa, è un atto, l’atto di alzare i bicchieri e farli toccare tra loro, farli tintinnare tra loro, dopodiché si beve alla salute di qualcuno, in segno di augurio.

E quando si fa un brindisi non si dice “tin tin” come suggerirebbe la parola “tintinnare” ma in Italia si dice “Cin cin”, entrambi sono suoni onomatopeici ma “cin cin” deriva dal cinese e significa “prego, prego”.

Si dice spesso anche “prosit” quando si fa un brindisi, oppure potete dire semplicemente “alla salute” ed al prossimo episodio di ItalianoSemplicemente.com.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

 

Le preposizioni semplici italiane

Audio

Scarica i file audio

Trascrizione

Benvenuti a tutti in questo nuovo episodio di ItalianoSemplicemente.com, io sono Giovanni.

Per chi non conosce Italiano Semplicemente, in questo sito ci occupiamo di lingua italiana e ci impegniamo affinché gli stranieri imparino o migliorino il proprio livello di italiano e allo stesso tempo non si annoino a studiare con i metodi classici.

Bene, allora speriamo di riuscirci anche oggi, perché oggi parliamo di preposizioni semplici.

Un argomento in cui è difficile non annoiarsi, perché stiamo parlando di grammatica. Vediamo se riuscirò nel mio obiettivo dunque.

Allora parliamo di preposizioni semplici, cioè di come usare le parole di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Sono nove in tutto. Servono semplicemente a mettere in relazione due parti di una frase o due frasi diverse.

Gli stranieri, anche i più esperti, sbagliano spesso le preposizioni semplici. Oggi facciamo quindi tanti esempi di utilizzo e lo facciamo parlando dei paesi da cui ultimamente sono arrivate le donazioni ad Italiano Semplicemente. Un omaggio quindi ai donatori, che hanno aiutato Italiano Semplicemente.

Bene, cominciamo nel fare alcuni esempi di utilizzo. Faremo più episodi per non annoiarvi, altrimenti un solo episodio verrebbe troppo lungo e vi annoiereste. Allora iniziamo:

La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti situato nella comunità autonoma della Catalogna, in Spagna. A pochi km da Barcellona quindi.

Quindi “La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. La Preposizione “di” l’ho utilizzata due volte. Prima per specificare quale città, per dire il nome della città. sto precisando di quale città sto parlando.

La città di l’Hospitalet de Llobregat

Analogamente posso dire:

La città di Nova Friburgo si trova in Brasile. Quale città? Quella di Nova Friburgo. Oppure semplicemente: Nova Friburgo.

Quale città è un comune spagnolo di 261.130 abitanti? La città di l’Hospitalet de Llobregat, in Spagna.

Poi la seconda volta che ho usato “di”, ho detto:

“è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. In questo caso specifico il numero degli abitanti, ma ogni volta che specifico qualcosa uso “di”: il peso, la misura ad esempio.

Una animale di 10 kg, una memoria di 100 megabyte.

In questo caso indichiamo il numero di abitanti.

Poi diciamo che la città si trova a pochi da Barcellona.

Quando si parla di luoghi, di località, spesso troviamo “da“.

Ad esempio quando vogliamo indicare una distanza, come in questo caso.

Quindi la città si trova a pochi km da Barcellona. Significa che la distanza tra Barcellona e questa città è di pochi chilometri. Si sta prendendo Barcellona come un punto di riferimento.

Analogamente posso dire:

Itápolis è un comune del Brasile nello Stato di San Paolo ma è molto distante da San Paolo. Per andare da Itápolis a San Paolo ci vogliono almeno 4 ore di automobile.

Quindi_

da Itápolis a san Paolo ci vogliono almeno 4 ore guidando.

“Da” ed “a” si usano spesso nelle stessa frase quando si parla di distanze: Da un luogo ad un’altro. Cioè da un luogo di partenza a un luogo di arrivo. Ad esempio

Da Silkeborg (in Danimarca) a Hagen (in Germania), ci sono 682 km di guida.

In questo caso abbiamo usato anche “in” (in Danimarca, in Germania) e ancora “di” (682 km di guida).

Notate che é veramente difficile costruire una frase qualsiasi senza utilizzare nessuna preposizione semplice (o articolata).
In Danimarca, in Germania: posso fare lo stesso con qualsiasi altra nazione. Attenzione però, non tutte le nazioni a dire il vero.

Quali sono le eccezioni?

Ad esempio Cuba:

per andare a Cuba, prendo l’aereo

“A” cuba quindi.

Perché? Generalmente “a” si usa con le città (vado a Roma, a Venezia, a Bolzano) e in con le nazioni (vado in Brasile, in Germania ecc), oltre che con i continenti (vado in Asia, in Africa ecc) ed anche con le Regioni (vado In Calabria, mi trovo in Lombardia ecc. Invece Cuba è uno stato insulare, fatto di isole, come anche Trinidad e Aruba.

Dunque in realtà non c’è una regola. Il motivo non esiste in realtà. Non chiedetevi il perché! Meglio no? Così non dovrete studiare la regola! C’è una consuetudine, che si è rafforzata col tempo e per gli italiani si dice così: vado a Cuba!

Quando si tratta di una sola isola invece generalmente con le isole piccole si usa “a”: vado a Ponza, vivo a Ventotene, mentre con le isole grandi si usa “in”, come se fosse una nazione, un continente o una regione. Quindi:

Ora mi trovo in Sicilia

Mi piacerebbe andare in Sardegna.
In Madagascar non ci sono mai stato.

Con le città dicevo, per indicarle invece si usa generalmente “a”: vado a Roma, mi trovo a Silkeborg. Posso usare “in” solamente quando voglio intendere dentro, all’interno della città, senza dire il nome ma dicendo “città”.

Vado in città.

Simile a quando vado in ufficio.

Quindi la città, se la nominiamo col nome, indica un punto d’arrivo, mentre una nazione o un continente sono più grandi, quindi usiamo “in” perché andiamo “dentro” lo spazio di appartenenza. Lo stesso per le grandi isole: in Sardegna, in Sicilia eccetera.

Le città invece è come se avessero una sola dimensione, come se fosse un punto adimensionale: vado a Bolzano, mi trovo ad Umeå (in Svezia) eccetera.

Non è però la dimensione quella che conta, non c’è come abbiamo visto una regola fissa.

Infatti “in” si usa anche con spazi più piccoli: ad esempio se sono in una casa a Roma, evidentemente la mia casa è più piccola della città di Roma.

Se mi trovo in una casa a Roma e devo andare da una camera a un’altra e devo indicare il punto di arrivo, uso “in” e non “a”:

Voglio andare in camera da letto

Vado in giardino

Mi trovo in cucina

Lo stesso vale per dei luoghi precisi, più piccoli della città:

Vado in un albergo a Nova Friburgo, vicono alla Cattedrale di San Giovanni Battista;

Mi trovo in un appartamento di Itápolis, la città brasiliana gemellata con Pomezia (che si trova vicino Roma.

Quindi in un appartamento. Come anche:

Vado a pregare in una chiesa ad Umeå, in Svezia.

I luoghi possono essere molti quindi. Quando si indica un luogo uso in e a, a meno che si voglia indicare una appartenenza, allora è più adatto “di”:

Università di Umeå ad esempio, che nel 2012, è stata classificata 23ª tra i migliori istituti d’istruzione del mondo.

Quindi Università “di” Umeå, cioè che appartiene ad Umeå.

Oppure:

Nello Stato di Rio de Janeiro, la città di Nova Friburgo è quella più fredda di tutte temperatura media annuale: circa 19 °C)

Riguardo alla differenza tra “a” e “in”, quando parliamo di luoghi, prima abbiamo detto che si usa una o l’altra a seconda che si tratti di una città, una regione, uno stato, un continente eccetera.

A volte si possono usare entrambe le preposizioni (“a” e “in”) e non cambia nulla, ma a volte cambia il livello di precisione che voglio dare: in ha più un senso fisico:

“sono in bagno” e “sono al bagno” ad esempio hanno lo stesso significato,

mentre “sono alla stazione” e “sono in stazione” possono avere significati un po’ diversi:

“A” ha un’idea di prossimità, quindi sono “alla stazione” significa che sono nei pressi della stazione, da quelle parti, magari anche fuori della stazione, mentre invece “sono in stazione” può indicare all’interno della stazione, non certamente fuori dunque.

Secondo episodio

In questo secondo episodio dedicato alle preposizioni semplici passiamo alle preposizioni “con, su, per, tra, fra“. Ancora un episodio dedicato ai paesi ed alle località da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vediamo qualche esempio usando “con e su“:

Nel mese di settembre 2019 ci vedremo in Italia con i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Quindi “con” esprime compagnia, unione. Ma non solo questo.

Posso anche parlare di uno strumento, un mezzo che viene utilizzato.

Ad esempio:

Se dovessi un giorno andare ad Hagen, in Germania, per vedere l’Hagen Open-air Museum, credo che andrei con l’aereo. Poi con un taxi arriverei al museo.

Quindi con un taxi, con l’aereo. La stessa cosa vale per qualsiasi tipo di strumento o mezzo.

Poi con si usa anche per esprimere un modo di fare una cosa, una maniera.

Quindi ad esempio, se dovessi recarmi in catalogna lo farei con entusiasmo.

Invece nello Stato di rio de Janeiro ci andrei con prudenza, visto che è più pericoloso.

Possiamo esprimere anche una qualità, una caratteristica:

Itápolis è una città brasiliana con molte attrazioni da scoprire, con la sua atmosfera particolare e con un passato affascinante da scoprire.

Posso inoltre dire: mi piacerebbe visitare anche Umea, in Svezia, che è stata la capitale europea della Cultura del 2014, ma con la crisi attuale credo che dovrò rimandare. Quindi “con la crisi attuale”, cioè a causa di questa crisi economica.

Vediamo un altro utilizzo, l’ultimo, della preposizione “con”. Sapete che a Silkeborg in Svezia spesso piove, ma nonostante tutto molte persone vanno a lavorare in bicicletta. Allora come si fa con la pioggia a Silkeborg per andare al lavoro? Si va lo stesso, questa è la risposta!

Allora ho usato “con” per limitare, per delimitare il discorso ad un argomento: con la pioggia. Analogamente potrei dire:

Come va con la salute? Non intendo dire “insieme” alla salute, e non intendo dire che la salute è uno strumento per fare qualcosa, e non è neanche un modo, una modalità, così come non è una caratteristica di Silkeborg. Infine non è una causa. In quest’ultimo caso sto delimitando il discorso ad un solo argomento: la pioggia.

Vediamo adesso “su“.

Diciamo innanzitutto che spesso troviamo sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle perché, come tutte le preposizioni si può unire all’articolo e forma una preposizione articolata.

Però capita spesso anche si usare “su”, mi raccomando senza accento.

Quando lo usiamo?

Ad esempio su è il contrario di giù.

Su quindi è quasi come “sopra”, ma non esattamente uguale.

Ad esempio: sei mai stato su in Svezia? (su quindi indica una localizzazione, si usa spesso quando si va in un luogo che sta più a nord).

Sì, sono stato in Svezia. Non ricordo esattamente quando ma avevo sui 30 anni quando ho visitato la città di Umeå. Quindi avevo sui 30 anni. In questo caso indica una approssimazione, come “avevo circa 30 anni”, “più o meno 30 anni”.

Allora in quell’occasione, quando sono andato In Svezia, abbiamo visitato anche la Danimarca, cosa che probabilmente fa un turista su due. In questo caso: “un turista su due” equivale a “per ogni due”: Si usa spesso anche così: Quanti riescono a visitare, nello stesso anno, sia Nova Friburgo in Brasile, che Hagen in Germania, sia La città di l’Hospitalet de Llobregat in Spagna?

Credo solo uno su mille, più o meno. Diciamo uno su mille, suppergiù.

Ecco, “uno su mille”, “un su due” è come dire “ogni 1000 persone, soltanto una persona riesce a farlo. “ogni due persone, solo una persona” riesce a farlo.

La parola “ogni” naturalmente non nel senso di tutti o tutte (tipo mi piace ogni tipo di pasta) ma nel senso di “gruppo” di due persone: uno ogni mille=uno su mille.

Poi prima ho usato la parola suppergiù, tutta unita. Suppergiù, che contiene “su” (ed anche giù) ed è un avverbio che indica un numero non preciso o in quantità approssimativa. Più o meno si usa maggiormente, circa è ancora più usato. Suppergiù è il più informale di tutti. Si usa nello stesso modo comunque.

Quante persone entrano ogni anno nel Duomo di Bolzano? Si tratta della chiesa più importante della città di Bolzano. Quante persone la visitano ogni anno? Non so, migliaia di visitatori, suppergiù 100 mila diciamo. Quindi più o meno, circa 100 mila visitatori ogni anno. Il senso dell’approssimazione quindi è presente anche nell’avverbio suppergiù, quindi è come dire “sui 100 mila visitatori ogni anno”, oppure “intorno ai 100 mila visitatori”.

Bene, quella stessa sera, durante il viaggio in Svezia e Danimarca, siamo stati a cena a Silkeborg, abbiamo cenato in albergo che fa anche degli ottimi dolci su ordinazione.

I dolci su ordinazione: un modo un po’ strano per dire che i dolci vanno ordinati. Si tratta di una locuzione in questo caso. Non puoi andare lì nel ristorante e prendere i dolci senza averli prima ordinati. I dolci sono su ordinazione. Quindi si indica una modalità, un modo di ordinare. E’ un po’ come dire: bisogna insegnare l’italiano sull’esempio di Giovanni ad esempio.

Questo è ancora un modo diverso di usare su. Come abbiamo visto quindi su diventa facilmente sui, sugli eccetera. Dipende dalla cosa a cui ci riferiamo. Ad esempio questo dolce costa sui 15 euro. Eccetera. Ci sono poi utilizzi di “su” che sembrano un po’ strani e qualcuno di questi ha qualche legame con il senso di “sopra”

  • posso contare su di te?
  • Italiano Semplicemente è sulla bocca di tutti

Poi altre locuzioni perdono del tutto il senso di “sopra”:

  • fare o dire sul serio: tornerò in Brasile: dico sul serio, cioè dico veramente.
  • stare sulle sue: oggi non mi va di parlare con nessuno, voglio stare un po’ sulle mie.
  • su due piedi: allora mi lasci così su due piedi? Così all’improvviso?

Nelle locuzioni, nelle frasi fatte, nelle frasi idiomatiche non ci si deve chiedere il perché a volte si usa o non si usa una preposizione semplice o articolata o qualche altro termine. Queste espressioni particolari si riconoscono anche per questa loro caratteristica. Adesso vi lascio al terzo episodio dedicato alla preposizione per.

Terzo episodio

Eccoci di nuovo qui, sono sempre Giovanni di Italianosemplicemente.com. Parliamo della preposizione “per“. Questo è il terzo episodio dedicato alle preposizioni semplici, che sono 9 in tutto: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Adesso tocca a “per”. Come al solito cercherò di fare molti esempi parlando dei paesi da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vi racconterò una storia, immaginata da me in cui utilizzerò tutti i modi possibili di usare la preposizione per. Vedremo che “per” si può usare sia in una stessa frase sia per collegare due elementi della stessa frase, sia al fine di collegare due frasi diverse.

Ecco la storia:

Allora:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano , mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che lo facciano anche mangiare? Per la miseria!

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro.

Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Allora vediamo bene un pezzo alla volta:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sono partito per la Spagna. Indica la direzione, come anche:

  • vado per la mia strada
  • parto per l’Italia

Sono entrato per primo: Per primo, per secondo, per terzo, per ultimo. Per quindi si può usare quando parliamo di ordine:

  • per prima cosa, fai silenzio!

Mi sono seduto per terra. Con la terra, cioè il suolo, per si usa per dire dove si trova una cosa o una persona:

  • seduto per terra
  • appoggiato per terra

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sarei volentieri passato per Madrid: qui per indica un passaggio. Non si usa solo per le destinazioni dunque (partire per Roma) ma anche per indicare una tappa intermedia: partire per Roma (destinazione) passando per Napoli (tappa intermedia).

Ci andrò per tempo: A Madrid ci andrò per tempo, cioè ci andrò più in là, in un’altra occasione, nel futuro, senza specificare esattamente quando. Notate che a volte “per tempo” si usa come “in tempo“, cioè prima che accada qualcosa. Quindi posso dire:

  • Andremo “per tempo” a raccogliere le fragole (prima che sia troppo tardi quindi)

oppure:

  • Oggi impariamo l’italiano, poi “per tempo” studierò anche l’inglese.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Si lamentava per la fame: indico la causa, il motivo. Posso indicare anche un obiettivo come vedremo:

  • sono qui per servirla (obiettivo)

Altri esempi:

  • morire per la sete (causa)
  • scrivere per piacere (obiettivo)
  • complimentarsi per aver fatto qualcosa (causa)
  • pettinarsi per essere più carino (obiettivo)
  • Sono contento per il tuo successo (causa)
  • partecipo alla gara solo per vincere (obiettivo)

Qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Qui indichiamo un tempo preciso, determinato; può essere una scadenza oppure un giorno preciso.

  • quel documento che riguarda il turismo a Nova Friburgo mi serve per giovedì (scadenza. é come dire: “entro giovedì”);
  • Facciamo un giro in bici a Silkeborg: ho fatto una prenotazione per domani (esattamente domani);
  • ho un appuntamento per l’ora di pranzo al museo di Alexandre Gusmao ad Itápolis (durante l’orario del pranzo, non entro, ma esattamente in quel tempo)

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano, mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Al massimo aspetto per 5 minuti. Qui si indica quanto tempo si aspetta, quindi dopo quel tempo andrò via:

  • ti aspetto per mezz’ora davanti al museo di Hagen e poi vado via;
  • sono rimasto alla stazione di Newcastle per un’ora;

Il numero uno per pazienza. Si indica la cosa a cui ci si riferisce:

  • Per bellezza il campo sportivo Nou Camp, vicino Barcellona non lo batte nessuno;
  • Per intonazione è il numero uno;
  • Per bellezza, il museo dell’immagine ad Umeå in Svezia è uno dei primi.

“Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano”: essere preso per i fondelli è un’espressione idiomatica, che significa “prendere in giro”, ma “prendere qualcosa per“, in senso materiale significa afferrare per, cioè prendere con la mano una parte di qualcosa: si indica la cosa che si prende:

  • ti prendo per la giacca; uso la giacca afferrandola con l’obiettivo di fermarti o tirarti verso di me;
  • ti tiro per la camicia: la camicia è la parte che utilizzo per tirarti con la mano

In senso figurato invece “Prendere per” significa anche scambiare per, cioè confondere una persona per un’altra:

  • Ciao Giovanni. Ah, scusa Marco, ti avevo preso per Giovanni. Ti avevo scambiato per Giovanni. In questo caso posso usare anche “con”: ti avevo confuso con Giovanni.

In fila per due: si usa “per” in questi casi; “per due” indica il gruppo composto da due persone. Due persone, poi altre due, dietro altre due. In breve: in fila per due.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che la facciano anche mangiare? Per la miseria!

Per soli trenta euro: in questo caso c’è un prezzo pagato; c’è uno scambio. Ogni volta che c’è un pagamento o uno scambio posso usare “per”:

  • per circa 50 euro possiamo visitare la città di Mosca e visitare 40 diverse località turistiche.
  • per 8 euro potete invece visitare il Victoria Tunnel, a NewCastle, un tunnel sotterraneo che corre sotto Newcastle in Inghilterra, che fu costruito nel 1800 per trasportare il carbone.

Per la miseria!

In questo caso si tratta di una imprecazione! si usa spesso nella lingua italiana la preposizione per in questi casi.

Possiamo anche dire “Per Dio!” che in realtà si scrive attaccato: perdìo!

Non è molto educato, ed in fatti anche questa è un’imprecazione. E’ un’esclamazione imprecativa che serve ad esprime disappunto, risentimento, insofferenza o anche una sorpresa, a volte si usa per rafforzare qualcosa che viene detto, per dare più forza ad un discorso. Anche una minaccia: la vuoi smettere perdio!; ti avevo detto di non disturbarmi, perdio! (sempre attaccato); gliela farò pagare a Giovanni, perdio!

Attenzione perché non è molto carino usare questa imprecazione.

Quindi “per” serve a chiamare in causa qualcosa, come se stessimo facendo una scommessa, come se fosse in gioco qualcosa: per la miseria! Esistono anche espressioni senza un particolare riferimento, come Perdinci!, Perdindirindina! Perbacco! che sono tra l’altro più usate come imprecazioni perché diciamo che sono più leggere.

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro. Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Aveva preparato per me: per qui indica un beneficiario, quindi la persona che subisce un vantaggio (o anche uno svantaggio)

  • L’ho fatto solo per te, ho acquistato due biglietti per Mosca.

Glielo vendo per soli 10 euro: ancora un prezzo, come prima.

L’aereo è in partenza per non fare ritardo: si indica nuovamente il fine, lo scopo, l’obiettivo.

  • Vado a Mosca per fare una passeggiata nel parco di Dyussel’dorfskiy
  • Vado avanti per non farvi annoiarvi;

Volevo dirvi che “per” si usa spesso nelle espressioni idiomatiche e in molte locuzioni o in alcuni avverbi che contengono “per” e spesso frasi equivalenti esistono usando altre preposizioni. Frasi ad esempio come:

  • per quanto ne so io; cioè “che io sappia”, “secondo le mie conoscenze”, a quanto ne so io;
  • peraltro, che si scrive attaccato, cioè del resto, d’altronde;
  • per esempio, che si dice anche “ad esempio”; a titolo di esempio (più formale)
  • Lì per lì, che significa in un primo momento;
  • per causa di, per colpa di
  • Poco per volta, cioè gradatamente, gradualmente, piano piano, lentamente;
  • senza riguardi per nessuno;
  • Per intuito, cioè a naso;
  • un po’ per tutti;
  • A tu per tu. cioè a faccia a faccia, a quattr’occhi;
  • per forza o per amore, cioè con le buone o con le cattive
  • Per caso, cioè accidentalmente, senza volerlo, senza l’intervento della volontà;
  • Per dispetto, cioè con l’intenzione di procurare un dispiacere, per farti un dispetto, per farti arrabbiare;
  • Per filo e per segno. cioè raccontare tutti i particolari di qualcosa, che è successo;
  • Per giunta. cioè inoltre, per di più, tra l’altro, oltre a ciò;
  • Per il rotto della cuffia, cioè “a malapena”, “a stento”, “pelo pelo” (più informale);
  • Per miracolo, cioè “a stento”, “a malapena”; “per caso”.
  • Per monti e per valli, cioè dappertutto, ovunque.

Bene, adesso tocca alle preposizioni tra e fra. Ho cercato di fare molti esempi per farvi capire bene, nella speranza di non avervi annoiato. Nel’ultimo episodio vedremo tra e fra.

Quarto episodio

Eccoci all’ultimo episodio dedicato alle preposizioni semplici pubblicato su Italianosemplicemente.com. Siamo arrivati alle ultime due preposizioni semplici: tra e fra.
Tra e fra possiamo considerarle identiche e intercambiabili, questo significa che possiamo usare tra e fra sostituendoli se vogliamo in tutte le frasi.

A volte la scelta dipende dal suono, che non deve essere fastidioso. Ad esempio se dico:

Tra fratelli non si deve litigare.

Fra fratelli suona un po’ male non credete? Inoltre vi si attorciglia anche la lingua. Meglio “tra” in questo caso.

Si usano in molti casi diversi comunque.

Ad esempio:

Mi piacerebbe abitare in una casa fra le montagne di Bolzano.

Si indica un luogo indicativo, che non si trova esattamente tra una montagna e l’altra.

Tra e fra può indicare una posizione centrale tra due cose, in mezzo. Ma spesso non è così in realtà. Se ad esempio dico che sto camminando tra i fiori, allora vuol dire che attorno a me ci sono dei fiori, che io sono circondato da fiori.

Analogamente se dico che:

Il direttore è sceso tra noi, umili dipendenti

E’ la stessa cosa: non si trova tra una persona ed un’altra, in mezzo, ma tra noi, in mezzo a noi, nel senso di insieme a noi.

Se invece passo con la macchina tra Hagen e Berlino indico esattamente una posizione tra le due città, una zona intermedia tra le due città. Anche col tempo si può usare:

Tra il 15 e il 19 aprile partirò per il Brasile.

Intorno a quelle date quindi. Torna il concetto dell’approssimazione, come con “su” ma qui parliamo di un intervallo di tempo.

Se invece saluto il mio amico di Itapolis e gli dico:

Ci vediamo fra una settimana a casa tua, quando verrò in Brasile in vacanza.

Fra/tra una settimana indica un tempo, una distanza temporale. Si può usare anche con lo spazio:

Tra venti km saremo arrivati a Nova Friburgo.

Quindi dovremo aspettare ancora 20 km prima di arrivarci.

Vediamo poi che le cause si possono indicare anche con tra e fra.

Tra una cosa e l’altra, non sono mai a casa

Questa è anche una espressione ma indica una causa. Perché non sono mai a casa? perché sono impegnato in altre cose; tante cose: tra una cosa e l’altra non ci sono mai a casa.

Vediamo altri due utilizzi di tra e fra:

Tra tutte le città che ho visitato finora, la più fredda è Mosca.

Qui uso tra o fra per scegliere in un gruppo:

Scegli tra Silkeborg e Newcastle: dove vogliamo andare?

Infine se dico:

Oggi c’è stata una discussione fra colleghi

Uso fra per indicare un gruppo, una compagnia, un’unione. Posso quindi dire:

  • Una lite tra maschi
  • Un litigio tra fratelli
  • Una birra tra amici
  • Una riunione tra colleghi

Ci vediamo al prossimo episodio. Grazie ancora a tutti i donatori.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Sussistono gli estremi

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.

Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.

Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.

Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.

E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

sussistono_gli_estremi_immagine

Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.

Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.

Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.

Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.

Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.

Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.

Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.

Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.

A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.

Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.

Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.

In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:

a mali estremi, estremi rimedi

Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.

Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.

Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.

Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.

Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.

Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.

“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.

Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.

Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:

“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”

Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.

In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.

La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.

Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:

Purtroppo non possiamo concedere il prestito

Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:

Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito

oppure

Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie

Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:

Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.

Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.

Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.

Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.

In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.

Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.

Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.

La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.

In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.

Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:

Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;

Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa

Non sussistono le condizioni necessarie per un successo dell’iniziativa

In poche parole:

Non credo che sia una buona proposta

Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:

Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.

oppure, meno formalmente:

Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta

Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.

Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.

Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:

Non ci sono le basi per andare avanti,

Non ci sono le condizioni per proseguire

Mancano le condizioni per andare avanti.

Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

Sussistono gli estremi

Esistono le condizioni

Ci sono i presupposti

Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.

Esistono le condizioni per proseguire

——

Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.

Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.

——

Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica

Secondo me non ci sono le basi per andare avanti

——

Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti

Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio

Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio

Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente

—–

Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.

Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.

Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

La civiltà dell’antica Grecia

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Descrizione

Giovanni e suo figlio Emanuele di 10 anni parlano dell’antica Grecia. Episodio senza trascrizione.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

Le particelle: Ci, ce, gli, ce, lo, li, si – alla fine dei verbi

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

foto_amazon.jpg

Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: sarà essenzialmente un esercizio di ripetizione e di domande e risposte. Ricordatevi sempre della regola n. 6 per imparare l’italiano: l’importanza delle domande e risposte.

esercizio_ci_ce_la_gli__immagine

L’argomento è utilizzare: ce, si, ci lo, la, gli, ne eccetera. Lo abbiamo fatto altre volte, intendo parlare di queste particelle.

Oggi però mi interessa soprattutto quando inseriamo queste particelle e pronomi alla fine del verbo per riferirci a qualcosa. Senza dare troppe spiegazioni, passiamo subito alla pratica, come si compete a chi rispetta le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Io dunque dirò una frase normale, una frase per esteso, parlando di qualcosa (non importa cosa) mentre voi dovete dire la stessa frase dando per scontato la cosa di cui parliamo. Capita spessissimo in una conversazione di riferirsi alla cosa di cui parliamo non attraverso il suo nome ma usando una di quelle particelle alla fine, attaccandole al verbo.

Non si tratta di vere domande, in realtà, ma di due tipi di frasi diverse, ma l’importante è far lavorare il cervello.

Ad esempio se io dico “mangiare la mela” voi dovete dire “mangiarla“. “La” mela, quindi: mangiarla. “La” va alla fine del verbo.

Ad esempio in una frase posso dire: ecco la mela ma non mangiarla tutta. Non posso dire: ecco la mela ma non devi mangiare tutta la mela; per non ripetere “la mela” dico semplicemente: non devi mangiarla.

Se invece io dico “mangiare uno spicchio di mela” voi dite: “mangiarne uno spicchio“.

Se dico: “Noi ci mangiamo un po’ di mele” voi dite: “mangiamone un po’” (oppure mangiamocene un po’)

Mangiamone o mangiamocene: in questo caso è più difficile perché ho messo insieme sia la persona che compie l’azione (noi) che la mela (usiamo ne perché è una parte della mela): Posso anche dire:

  • mangiamoci un po’ di mela (la mela la scrivo)

Se invece dico “ce la mangiano noi la mela” voi dite: “mangiamocela“, oppure mangiamola (Ce anche in questo caso è facoltativo, anche nella domanda).

Tutti chiaro? Usate ce, ne, ci, lo, gli eccetera a seconda della frase.

Ho notato che si tratta di un ostacolo difficile anche per gli stranieri più bravi.

Allora un gioco di questo tipo può aiutare.

Iniziamo:

Noi dobbiamo ricordare quelle ragazze.

Voi rispondete senza nominare la parola “ragazze” (che prevede l’articolo le) e senza di dire “noi” ma facendo riferimento a noi ed alle ragazze alla fine del verbo:

Ricordiamocele, oppure Dobbiamo ricordarcele. Ce le dobbiamo ricordare (che è la stessa cosa).

È importante questo esercizio perché bisogna saper distinguere le cose tra loro, a seconda ad esempio che siano divisibili o meno, o altre regole che è inutile spiegare perché quello che conta è praticare e ripetere come vi dico sempre. Tutto verrà in automatico.

Bene continuiamo. Vi darò il tempo per rispondere e poi rispondo io.

Prendi la penna: Prendila.

Prendi la penna per me: prendimela

Prendete la penna per voi: prendetevela

Andiamo a Roma: andiamoci

Andate a Roma: andateci

Mordi la mela: mordila

Mangia una parte della mela: mangiane una parte

Scrivi una storia: scrivila

Scrivi una parte della storia: scrivine una parte

Scriviamo il libro insieme: scriviamolo insieme, scriviamocelo insieme

Spedisci una e-mail a Giovanni: Spediscigli una e-mail, spediscigliela

Raccomanda quel ristorante a Maria: Raccomandale quel ristorante, raccomandaglielo.

Spedisci la cartolina: spediscila

Spedisci a noi una cartolina: spediscici una cartolina. Spediscicela. 

Manda i saluti: mandali

Manda i saluti a lui: mandagli i saluti, mandaglieli

Chiedi un bacio a Giovanna: chiedilo a Giovanna, chiediglielo

Dammi i soldi: dammeli

Alcune persone si mangiano le unghie. Non è normale (in questo caso dovete usare “si” alla fine del verbo mangiare): non è normale mangiarsi le unghie. Alcune persone lo fanno.

Attenzione con la terza persona:

Mario deve dare i soldi a noi: Mario deve darceli, ce li deve dare, ce li dia.

Mario deve dare i soldi a te: Mario deve darteli, te li deve dare, te li dia.

Mario deve dare i soldi a Maria: Mario deve darglieli, glieli deve dare, glieli dia

Mario deve dare i soldi a me: Deve darmeli, me li devi dare, me li dia!

Fate i compiti: fateli.

Fai i compiti: falli

Alcuni si fanno dei problemi a parlare in pubblico. E’ segno di poca esperienza. (usare “si”: Farsi dei problemi a parlare in pubblico è segno di poca esperienza.

Devi farti carico di quel lavoro: fatti carico di quel lavoro, fattene carico.

Mangia tutto il cibo: mangialo tutto!

Responsabilizza tuo figlio: responsabilizzalo.

Attenti sempre alla terza persona:

Quella madre deve responsabilizzare il figlio: che lo responsabilizzi, che responsabilizzi suo figlio (con la terza persona non posso mettere lo alla fine).

Dovrei andare sul sito: dovrei andarci.

Andiamo via da qui: andiamocene.

Noi ci occupiamo di loro: occupiamocene.

Devi ritrovare la pazienza: ritrovala.
Ci devi riprovare: riprovaci

Voi vi occupate di lui: occupatevene.

Siete voi che dovete occuparvi di lui: occupatevene voi!

Sono io che mi occupo di lei: me ne occupo io.

Devi occuparti di lei: occupatene tu!

Devo fare la pasta al dente: devo farla al dente. Che la facciano al dente.

Dillo a lui: diglielo.

È lui che si deve occupare di lei: se ne occupi lui. Se ne deve occupare lui, deve occuparsene lui.

Occorre che qualcuno si occupi del problema: Qualcuno se ne deve occupare. Occorre occuparsene.

Mettiamo il sale sulla pasta: mettiamocelo sopra.

Attenzione questa è più difficile:

Dovete aver cura di questa cosa: dovete averne cura, abbiatene cura

Difficile?

Proviamo le ultime volte:

Andate via: andatevene

Vogliamo parlare di questa cosa? Vogliamo parlarne? Parliamone.

Mettiamo il pantalone nell’armadio: mettiamolo nell’armadio. Mettiamocelo.

Devi ridare la fiducia a noi: ridacci la fiducia, ridaccela

Bene amici spero vi sia piaciuto questo episodio. Grazie a tutti dell’ascolto. Spero ce l’abbiate fatta.

Per chi è interessato e vuole approfondire la pronuncia, tutti i giovedì facciamo questi esercizi nel gruppo Whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente. Fate richiesta di adesione e saremo felici di avervi tra noi. E’ possibile aderire anche se si rappresenta una scuola o un istituto dove si studia italiano.

Ciao a tutti da Giovanni.