Italiano Professionale – lezione 28: come generalizzare

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    Descrizione

    In questa lezione di Italiano Professionale vediamo i vari modi che possiamo usare per generalizzare. La generalizzazione è l’operazione contraria della puntualizzazione, a  cui abbiamo dedicato la lezione n. 24

350 Ma come si fa!

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Trascrizione

come si fa!

Giovanni: nell’ultimo episodio abbiamo visto la differenza tra una frase seguita dal punto esclamativo e la stessa frase seguita dal punto interrogativo. La frase era “ma va’“. Nei due casi, come si è visto, il significato e l’utilizzo cambia completamente.

Succede spesso questo nella lingua italiana. Ad esempio anche con la, frase “ma come si fa”.

Col punto interrogativo si tratta di una domanda:

Ma come si fa?

E questa domanda si fa quando non si è in grado di fare qualcosa.

Esempio, il professore dice: ecco il compito di matematica che dovete fare.

Lo studente, se non ha studiato può rispondere: come si fa?

Cioè: come si fa questo compito?

Le domande con questa risposta sono praticamente infinite, e generalmente si tratta di cose difficili da fare, almeno per la persona che pronuncia questa frase:

Vediamo un altro esempio:

Dobbiamo immediatamente modificare questo video e renderlo più leggero, così è troppo pesante.

Come si fa a modificare un video?

Quando si tratta di una domanda, la preposizione da usare è “a”: come si fa a…

Poi si mette il verbo all’infinito, il verbo indica esattamente la cosa difficile da fare, ciò che non sappiamo come fare.

Se invece si tratta di una esclamazione cambia l’intonazione: Come si fa!

Questa è una frase che in genere è preceduta da “ma“:

Ma come si fa!!

Non si tratta di una domanda ma di una esclamazione.

Si usa quando si è molto stupiti di un comportamento di una persona, quando non ci si spiega qualcosa, quando qualcosa risulta incomprensibile. Si tratta quasi sempre di qualcosa che ha dei riflessi sulla stessa persona che pronuncia questa frase. Qualcosa di molto importante è accaduto, determinato da un comportamento sbagliato, qualcosa che si è “fatto“, quindi un’azione compiuta. Il verbo “fare” che si utilizza nell’espressione indica un’azione quindi, un’azione dalle conseguenze negative, anche molto negative.

Vediamo tre esempi:

Un figlio, non ancora maggiorenne, quindi ancora senza patente chiama a casa e dice che c’è stato un incidente con la macchina.

Il padre, sbalordito, tra le altre cose, dice:

Ma come si fa!! Come si fa! Dico io! Hai preso la macchina senza avere la patente, sei un incosciente.

Questo “come si fa” indica appunto un atteggiamento sbagliato, un modo sbagliato di comportarsi, qualcosa di non normale, di anormale, a volte di inspiegabile.

Dico io“, o “io dico” spessissimo accompagna l’espressione “come si fa”. Si tratta naturalmente di espressioni emotive, di conseguenza fanno parte di un linguaggio soprattutto parlato. Sono frasi che escono da sole dalla bocca, frutto di una intensa emozione.

L’espressione spesso sembra proprio una domanda, perché viene completata come una domanda:

Ma come si fa a guidare senza patente dico io! Ma come ti è venuto in mente!

Secondo esempio:

Sono stato bocciato tre colte consecutive all’esame di lingua italiana.

Commento di un mio amico:

Ma come si fa! Tre volte di fila! Sei proprio un somaro!

Terzo esempio:

Komi: ancora una volta, un episodio della rubrica 2 minuti con italiano semplicemente, sfora la durata dei due minuti!

Max Karl: Ma io non lo so! Ma come si fa, dico io! E’ inaccettabile! Ma è mai possibile?

Rauno: Si direbbe che non si abbia nessun rispetto per gli ascoltatori! Non è che lo fai apposta?

Sofie: secondo me nonostante tutto è stato un bell’episodio. Comunque andava bene anche ancora più lungo di così, io non ho problemi.

349 Ma va’

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Ma va

Trascrizione

Giovanni: cosa si dice ad un amico quando dice qualcosa di poco credibile? Cosa si dice quando questa cosa che hai appena ascoltato non è credibile, cioè quando è palesemente un’esagerazione o una bugia, o una notizia falsa, quando è chiaro che è una cosa non vera?

La lingua italiana è molto generosa anche in questo caso, quindi potete usare molte espressioni particolari.

Una di queste è dire:

Ma va’!

Certo, potreste anche rispondere più semplicemente con:

Non ci credo!

Ma cosa stai dicendo?

Ma dove l’hai sentita questa?

Se invece dite:

“Ma va’!”, normalmente si accompagna l’espressione con la mano e si gira la testa a destra o sinistra. I membri dell’associazione italiano semplicemente possono vedere anche un brevissimo video in cui mostro questo movimento.

Ma va!

Va’ è la terza persona singolare del verbo andare , e questo sembra un invito ad andare da qualche parte.

Conoscete tutti la parolaccia italiana simile a questa espressione vero?

Ebbene, questa parolaccia sarebbe certamente un’esagerazione in questo caso quindi è sufficiente dire:

Ma va’!

Spesso si raddoppia:

Ma va’ va’!

Come a dire:

Ma non dire sciocchezze!

Ma che dici!

Ma cosa stai dicendo!

Ma vai a raccontarlo a qualcun altro!

Ci sono anche delle varianti regionali. A seconda della regione in cui vi trovate poi potrebbe diventare:

Ma va’ là (Ma valà, Mavalà) potete scegliere come scrivere, si usa infatti solamente all’orale.

Ma vatti a ripone!

Ma vammoriammazzato!

Ma vadavialcú!

E tante altre simili.

La prima (ma valà) è abbastanza diffusa nel nord Italia, ed è equivalente a “ma va’“. Le altre sono di località diverse ma più pesanti, assimilabili a degli insulti o offese, ma tra amici spesso vengono usate.

Invece “ma va’” la potete usare tranquillamente, sempre con amici ovviamente, fate attenzione! Sempre meglio accompagnare con un sorriso.

Infatti si usa anche seriamente quando non volete più discutere con una persona e terminate il discorso in questo modo. È un modo brusco per liquidare una persona.

È una alternativa meno maleducata che sostituisce il classico “vaffanculo”, la parolaccia di cui vi parlavo prima e che tutti conoscete.

Avete voglia di usare subito questa nuova espressione?

Bene, allora grazie di aver ascoltato anche questo episodio di due minuti.

So cosa stare pensando….

Comunque devo dire che “ma va’” può anche essere una domanda:

Ma va’?

Come a dire:

Davvero? Ma non ci posso credere! Quello che mi hai detto è incredibile.

Anche qui il modo di pronunciare questa frase è fondamentale perché si usa anche quando una cosa è scontata e quindi mi dà fastidio averla ascoltata da te, come se tu dubitassi della mia intelligenza:

Sai che in Italia si mangia bene?

Ma va’?

Come a dire: certo che lo so, lo sanno tutti!

In pratica si fa finta di essere stupiti, si finge stupore, e il tono da usare deve essere adatto, quindi un po’ esagerato, uno stupore esagerato.

Adesso la parola sta a voi!

Sapete che c’è un ripasso alla fine di ogni episodio di questa rubrica?

Lejla:  Ma va’?
Komi: e fu così che anche questo episodio superò i due minuti. Siamo alle solite! Però l’episodio mi è piaciuto molto.
Rauno:  lo stesso dicasi per me.


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348 E fu così che…

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Trascrizione

Giuseppina: ricordate l’espressione “le ultime parole famose”? L’abbiamo spiegata due puntate fa sempre nella rubrica due minuti con italiano semplicemente.

Ebbene c’è un’altra espressione simile che si usa meno a fini scaramantici, cioè per allontanare la sfortuna, ma più  per ridere, per ironizzare su un situazione o su una affermazione che potrebbe risultare falsa, proprio come “le ultime parole famose”.

L’espressione è “e fu così che...”. Questo è solo l’inizio della frase che poi continua sempre in modo diverso.

“Fu” è il passato remoto del verbo essere.

“Fu così che” si pronuncia sempre non appena qualcosa è stato detto, qualcosa che è stato pronunciato con tono sicuro, come ad esprimere sicurezza o la non paura di un pericolo.

Ad esempio, se sto per entrare in un bosco di notte, potrei dire:

Non c’è nessun problema, riuscirò ad attraversare il bosco senza problemi!

Qualcuno potrebbe dire, in quel momento:

e fu così che si persero nel bosco…

Con questa frase, pronunciata usando il passato remoto (fu, si persero) si immagina di trovarsi nel futuro e di parlare di questa faccenda accaduta tanto tempo fa, come quando si racconta una cosa curiosa o interessante.

Se ci pensate ci troviamo nella stessa situazione di quando diciamo “le ultime parole famose”. La differenza è che “e fu così che…” si usa sempre prima che accada questo evento, in genere negativo. Ci si pone quindi nel futuro, a raccontare una vicenda passata divenuta famosa, celebre, degna di essere raccontata. In questo modo si fa quindi ironia su una possibilità futura, che comunque in generale può anche essere positiva.

Ad esempio se tu mi dici:

giochiamo alla lotteria, c’è in palio 1 miliardo di euro.

Si ok, rispondo io, gioco anch’io anche se so benissimo che non vincerò mai.

Tu potresti rispondermi: e fu così che diventò miliardario…

Allo stesso modo potrei dire:

Le ultime parole famose!

Potete usare l’espressione di oggi in molte occasioni diverse, quasi sempre per fare ironia su una dichiarazione o comunque delle parole appena pronunciate da un amico o parente.

Potete usarla anche sulle vostre stesse parole, facendo autoironia in questo caso.

Solitamente la frase inizia sempre con la e: “e fu così che…” per aumentare l’enfasi su ciò che accadrà, o meglio che potrebbe accadere in futuro. Potete comunque anche dire “fu così che…” senza problemi.

E fu così che anche l’episodio 348 durò più di due minuti e gli ascoltatori persero la pazienza!

Anthony:

E’ POSSIBILE MAI che TOCCA DI NUOVO A ME scrivere una frase di ripasso? LA VEDRESTE bene se provassi a SFODERARNE una stracolma delle nostre espressioni come i pendolari ACCALCATI sull’autobus all’ora di punta? Non sarebbe FUORI LUOGO, cioè inopportuno, se mi mettessi di nuovo in evidenza? Spero di no! Va bene. BANDO ALLE CIANCE (frase dal corso professionale) ragazzi! Ve ne scrivo una nuova. Però sono convinto che @Andre ci ironizzerà sopra dicendomi o “BONTÀ TUA!” o “ahó! (esclamazione romanesca) DACCHÉ le frasi di ripasso non TI DEGNAVI mai di scriverne una. E ne fai una ogni giorno ormai!” Come RISPOSTA, gliene farei una SIBILLINA. TAGLIANDO CORTO, gli direi “PUO’ DARSI!”. Ma in realtà, da questa settimana in poi mi metto a partecipare DI BUONA LENA ogni giorno, IL CHE SIGNIFICA *che* dovrete ABBOZZARE sempre di più le mie STUPIDAGGINI/SCIOCCHEZZE/FESSERIE scritte. Intanto ragazzi ve saludi (dialetto lombardo con uso ironico qui)! E domani CI RIAGGIORNIAMO!

 

347 – Rispondere picche ♠

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Trascrizione

Giuseppina: Ho una domanda per voi: Vi hanno mai risposto picche ?

Ripeto: vi hanno mai risposto picche?

Dovete sapere che non è certamente piacevole sentirsi rispondere picche. Perché se qualcuno vi risponde picche non vuol dire che vi dice “picche”; non vuol dire che questa persona pronuncia la parola “picche”, ma significa che vi dice “no”.

L’espressione viene dal gioco delle carte. Chiunque giochi a poker o comunque con le carte da poker, sa bene che esistono quattro semi, cioè quattro gruppi di carte simili: le carte di cuori, quelle di quadri, quelle di fiori e quelle di picche. Cuori e quadri sono di colore rosso, mentre fiori e picche sono nere.

Nel gioco delle carte il verbo “rispondere” non significa parlare e pronunciare la risposta ad una domanda, ma vuol dire gettare una carta sul tavolo, mettere, giocare quella carta. E le carte hanno un valore diverso a seconda del seme. Infatti i cuori hanno un valore più alto, poi vengono i quadri, poi fiori e alla fine vengono le picche, che sono le carte che hanno il valore più basso.

Comunque per usare questa espressione non è necessario saper giocare a carte. Infatti rispondere picche, come vi dicevo, è un “no” particolare.  Rispondere picche significa infatti rifiutarsi, opporre un rifiuto a una richiesta, o anche negare un favore.

Vedete quindi che la domanda che si fa prevede un “si” oppure un “no” come risposta, ma si tratta di richieste e non di domande:

Ho chiesto un prestito alla banca, ma mi ha risposto picche.

La banca ha detto no, niente prestito.

Se chiedi un favore ad un amico l’ultima cosa che desideri è che ti venga risposto picche.

È un no molto fastidioso. Ovviamente informale come espressione. Più normalmente si può dire:

Non concedere un favore

Negare un aiuto

Opporre un rifiuto o un “diniego”

Rifiutarsi

Ricordate che si può rispondere picche solo se si tratta di richieste e non di domande generiche:

Vieni con me al cinema?

Ci sposiamo?

Mi aiuti per favore?

Mi perdonate se ho superato i due minuti?

Se non mi rispondete picche vi faccio ascoltare una frase di ripasso delle espressioni precedenti.

Komi:  a me non piace rispondere picche, fosse anche per non sentirmi dare della maleducata.
Carmen: secondo me invece ogni tanto non fa male rispondere picche, perché spesso e volentieri la gente se ne approfitta della tua disponibilità

Anthony: Grazie! Ma almeno agli amici trattiamoli bene. Altrimenti poi potrebbero fare i sostenuti, e l’amicizia rischierebbe di venir meno.