317 – Possibile mai?

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Trascrizione

Giovanni: nell’ultimo episodio abbiamo detto che l’espressione “ma ti pare” esprime stupore e spesso anche fastidio.

Un utilizzo di cui ancora non vi ho parlato esprime esclusivamente stupore, solo stupore, ed equivale a “possibile mai?”. In sostanza ci si chiede, o si chiede ad un’altra persona, se mai una cosa sia possibile. Una cosa che se fosse vera mi stupirebbe molto.

Ad esempio:

Possibile mai che Giovanni abbia deciso che nel 2021 ci saranno due riunioni dei membri dell’associazione italiano semplicemente? Non si è mai parlato di due riunioni in un solo anno.

Equivale a dire: secondo te è possibile questa cosa? A me stupisce molto questa cosa.

Oppure:

Ma ti pare possibile questa cosa?

Il tono è fondamentale per escludere la possibilità che ci sia fastidio.

Sentite la differenza tra le due forme:

A questo punto dobbiamo vedere la differenza tra “è mai possibile?” e “possibile mai?”

La posizione di “mai” determina la differenza tra fastidio e stupore.

Se sono arrabbiato e infastidito devo dire:

È mai possibile che tu sia sempre in ritardo?

Se invece la mia è una domanda tranquilla. E io sono incuriosito e meravigliato, senza essere arrabbiato, dico:

È possibile mai che Giovanni voglia fare due riunioni in un anno?

Questa è una domanda vera e propria.

È possibile mai che neanche un episodio duri due minuti esatti?

Questa è più una lamentela, ma resa più gentile dall’aver posticipato il termine mai.

Se sbagliate non è molto grave, ma il messaggio che esce dalla vostra bocca non è esattamente uguale a quello che arriva alle orecchie di chi ascolta.

Potete usare “è possibile mai”, come abbiamo visto, anche per mitigare la frase, per non sembrare arrabbiati, o per educazione.

Ma è mai possibile che non ci sono libri di grammatica che spiegano questa cosa?

Ma è possibile mai che siate così convinti che la grammatica da sola, possa bastare?

Ma questo “mai” serve veramente a questo? E serve solamente a questo?

Solo la posizione è importante?

In realtà potremmo anche togliere “mai”. Ciò che aggiunge, quando lo mettiamo, è il fastidio, se messo prima e lo stupore, se messo dopo. Ma anche senza, se il tono è adeguato va bene lo stesso.

È (mai) possibile che nessuno ci abbia spiegato prima queste cose?

È possibile (mai) che Giovanni si sbagli?

Khaled: Ah… stai sfoderando un’altra espressione di stupore! Man mano cominciano a ronzarmi per la testa.

Ulrike: È mai possibile e possibile mai con significati diversi! Pavento proprio di scambiarle! Non resta che ripetere l’episodio. Pazienza!

– – –

L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

316 – Ma ti pare

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Trascrizione

Emanuele: oggi non mi va di fare l’episodio dei due minuti. Mi sento offeso perché qualcuno pensa che gli episodi sono troppo lunghi.

Giovanni: dai, Gianni, non fare il sostenuto e facciamo questo episodio!

Giovanni: ma ti pare che faccio il sostenuto? Stavo solo scherzando. Era solo una scusa per usare questa nuova espressione: ma ti pare!

Ho identificato quattro modi diversi di utilizzo.

Come L’ho usato io prima è un modo per allontanare un dubbio.

Significa: ma come puoi pensare questo. Bisogna specificare la cosa che stupisce e, enfatizzando il tono della voce, si manifesta stupore e un certo dispiacere, o anche un po’ di fastidio a volte.

Un secondo modo è per condividere un fastidio per qualcosa:

Ma ti pare normale quello che stai dicendo? (in tal caso pare sostituisce sembra)

Ma ti pare che mio figlio ha detto un sacco di parolacce questa mattina. Chissà dove le ha imparate!

Si tratta di una domanda, come a dire: che ne pensi tu? Non sei stupito quando me?

Ma ti pare che per andare in spiaggia libera quest’estate bisogna prenotare? Roba da non credere!

Il terzo modo è usato come formula di cortesia, quando una persona ti ringrazia:

Ti ringrazio molto.

Ma ti pare!

È come dire:

prego, non preoccuparti.

Figurati!

Ma di che!

Non c’è di che!

Si può usare anche dando del lei:

Ma le pare!

Non è affatto una risposta scortese, anzi forse è la più formale che esiste quando si dà del. Lei.

Anche questa in fondo In fondo poi è una modalità per esprimere stupore: meraviglia per un ringraziamento non dovuto.

Il quarto modo è da intendere sempre letteralmente, e “pare” è ancora una volta come “sembra”, ma più familiare:

Sei il peggiore degli amici!

Scherzi?

Ma ti pare che sto scherzando?

È una risposta un po’ arrabbiata.

Ma ti pare giusto questo?

In genere la prima parola “ma” si può anche togliere in ogni occasione. La sua presenza però serve a dare enfasi, ad accentuare lo stupore, o lo sdegno, o il fastidio.

Adesso Khaled, dall’Egitto, vi aiuta a ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato negli scorsi epiaodi. Khaled è uno dei membri dell’associazione italiano semplicemente.

Khaled: Quando vado alla zona militare, mi preparo tutti i documenti, mettendo tutto in ordine. Là, il soldato mi chiede tutte le mie generalità, dicendo: “mi fornisca le sue generalità”.
Io presento le generalità richieste, poi mi dà il via libera. Poi vado dal medico, misurando la temperatura del corpo, e mi porta da altri due soldati. Questi mi ispezionano, chiedendomi di mettere le mani in alto. Senz’altro è la solita solfa che si fa con tutti, andando là. Se si dimentica un foglietto banale bisogna stare attenti, niente scuse perché sono duri di comprendonio.

Giovanni: ottimo ripasso Khaled. Nel frattempo mi è venuto in mente un ulteriore modo di utilizzo.

Equivale a Possibile mai

Lo vediamo nel prossimo episodio.

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315 – Le generalità

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Trascrizione

Giovanni: Se venite in Italia, almeno due o tre volte sicuramente dovrete fornire le vostre generalità a qualcuno.

Hartmut: non è che ti stai sbagliando Gianni?

Giovanni: Certo che no.
All’aeroporto ad esempio, sia all’andata che al ritorno e anche in albergo possono, anzi sicuramente vi chiederanno di fornire le vostre generalità.

Fornire le proprie generalità, o dire, o indicare o dichiarare le generalità significa comunicare il complesso dei dati anagrafici relativi a un individuo: voi stessi

Ulrike: Allora quando partirò alla volta dell’Italia cercherò di ricordarmelo, ma cosa si fa in questi casi?

Giovanni: Bisogna generalmente dare un documento e se non basta riempire un modulo indicando nome e cognome, data e luogo di nascita e indirizzo di residenza. Queste sono le generalità.

Le generalità vengono chieste per sapere chi sei, quindi servono per identificarsi.

Da non confondere con la generalità, al singolare, che indica “la maggior parte“, “la maggioranza“:

Lia: la differenza tra singolare e plurale non è proprio una sfumatura allora! Puoi farci un esempio al singolare?

Giovanni: Subito: Nella generalità dei casi questi episodi durano 4 o 5 minuti.

Questa è la generalità.

Possiamo anche dire “in generale” o “generalmente” questi episodi durano 4 o 5 minuti. Anche “in genere” va bene.

Le generalità (al plurale) di una persona spesso vengono chiamate anche in un altro modo: gli estremi.

Questo è un termine che ha diversi significati, ma si chiamano così anche i dati essenziali e necessarî per l’identificazione.

Bogusia: si usano normalmente questi due termini? Ti diròche mi piacciono e mi piacerebbe usarli.

Giovanni: È un linguaggio burocratico in realtà, li usano negli uffici pubblici soprattutto. Ma anche sull’autobus potrebbero chiedervi le generalità. Se controllano l’abbonamento ad esempio.

In un ufficio pubblico dovete necessariamente fornire i vostri estremi o se preferite le vostre generalità se volete ottenere o consegnare un documento.

Qualcuno ve li chiederà:

Mi fornisca i suoi estremi

Mi fornisca le sue generalità

C’è da dire che esistono anche gli estremi di un documento, non solo di una persona.

L’importante è che identifichino questo documento: la data di rilascio del documento e il numero ad esempio.

In varie occasioni potrebbero chiedervi:

Gli estremi della carta di identità

Gli estremi di un bonifico bancario

Gli estremi di un pagamento qualsiasi

Gli estremi di una fattura

Gli estremi di una spedizione

Gli estremi dI una polizza assicurativa.

Invece le generalità si usano solo con le persone.

Sofie: Sarebbe fuori luogo finire adesso l’episodio con un’altra frase di ripasso?

Andrè: Come la vedi se ci penso io a registrarla?

Rauno: Nulla quaestio!

Giovanni: Ma c’è anche Lia dal Brasile che ci teneva molto alla sua frase di ripasso.

Lia: Beh, torniamo a bomba!
Spesso mi stupisco quando vedo persone che se ne fregano del Coranavirus.
Quello che esce senza la mascherina, quell’altro che fa assembramenti, quell’altro ancora che dice:
Dai, prima o poi tutti lo prenderemo.
Ebbene, queste sono le persone sciocche per eccellenza.
E quando poi se lo prende anche lui si piange addosso.
È proprio in quel momento che mi viene voglia di dire: hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!
Ma te lo giuro, io non ho gufato contro nessuno!!

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Le espressioni con la mano

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Trascrizione

Giovanni: oggi vediamo un episodio ricco di espressioni idiomatiche italiane. Vediamo come usare la mano o le mani. Il vocabolario è ricchissimo di esempi.

Sapete infatti che ci sono molte espressioni in cui si usa la mano.

Numeri alla mano (o dati alla mano) è una di queste: significa conoscendo i dati, avendo a disposizione le informazioni numeriche.

Con i dati alla mano, cioè a disposizione, si possono fare i conti, si può giungere a conclusioni.

La mano indica disponibilità, perché le cose che teniamo in mano sono nostre e le possiamo controllare.

Essere un tipo o una persona alla mano è un’altra espressione. Un tipo disponibile, piacevole, amichevole, disponibile e flessibile, che si adatta alle diverse situazioni come una mano, appunto.

Essere a portata di mano invece indica la vicinanza di un luogo qualsiasi. Come se allungare una mano bastasse per raggiungerlo.

C’è un ristorante a portata di mano da queste parti? È comodo avere tutto a portata di mano, vuol dire che non devo faticare, non devo percorrere lunghe distanze.

Posso usare anche in modo più materiale questa espressione:

Scusa mi passi il sale visto che ce l’hai a portata di mano?

Con lo stesso senso si usa anche sottomano.

Vorrei scrivere una poesia ma non ho sottomano una penna. Qui c’è meno il senso della comodità ma più che altro quello della disponibilità immediata.

Se invece una cosa è non a portata di mano allora è fuori mano. Significa che è un po’ distante. Una casa fuori mano è ad esempio lontana dal centro abitato.

Tornando alle persone, quelle alla mano però non è detto abbiano le mani d’oro, non è detto cioè che sappiano fare tutto, che abbiano una ottima manualità. Chi usa le mani per fare massaggi invece può avere le mani di fata: sensibili e efficaci.

Se avete le mani d’oro difficilmente su ciò che fate occorre ancora rimetterci le mani, perché il vostro lavoro è perfetto. Infatti rimettere le mani (o rimettere mano) su un lavoro ha questo senso: non è completo, è ancora da perfezionare, o è difettoso. Allora bisogna rimetterci mano.

Chi nvece ha le mani in pasta, come un pizzaiolo, è coinvolto in una attività, e di solito c’è sempre da guadagnare qualcosa. È ovviamente un’immagine figurata, la pasta rappresenta gli affari, l’organizzazione, il coinvolgimento nel dar forma a qualcosa. I politici potremmo dire che hanno sempre le mani in pasta ovviamente, ma l’espressione si usa sopratutto in termini negativi quando ci sono interessi personali coinvolti. È simile ad essere immischiati.

La disponibilità è probabilmente la caratteristica più frequente nelle espressioni con la mano.

Dare una mano è sicuramente quella più comune e più conosciuta dai non madrelingua. Ma prima ancora che la mano venga data bisogna porgerla o tenderla. Ma tendere la mano l’abbiamo già vista insieme.

Le mani, poi, al plurale, possono essere usate fisicamente, ad esempio venendo alle mani con qualcuno. Venire alle mani è un modo educato e formale di dire picchiarsi, usare le mani per farsi del male fisicamente, dopo un litigio. Se qualcuno ti mette le mani addosso durante un litigio però puoi sempre lamentarti: giù le mani! Come ti permetti di alzare le mani? Io ti denuncio sai!

Non mi mettere le mani addosso! È spesso una frase usata per difendersi da chi alza le mani con facilità.

Ma con alzare le mani in questo caso vogliamo dire picchiare, usare le mani per far del male. Ma alzare le mani si usa anche in altro modo, ad esempio quando si fa una domanda:

Chi ha domande da fare alzi pure la mano.

Ma se vi trovate in una banca durante una rapina, e il rapinatore vi dice di alzare le mani, non vi sta chiedendo di fare domande, ma di mettere le mani in alto, come segno di resa:

Mani in alto! Nessuno si muova, questa è una rapina!

In questi casi ci si sente che non si può far nulla, e in tutte queste situazioni, non solo nelle rapine, si può dire:

Di fronte a questo io alzo le mani!

Vuol dire: basta, mi arrendo, adesso non riesco più a far nulla.

Ci sono situazioni in cui ci sentiamo veramente inermi, e siamo rassegnati, scoraggiati. In questi casi possono addirittura cadere le braccia!

Dopo cinque anni di lezioni di italiano, se uno studente scrive: “vado a casa” ma scrive a con l’acca, come se fosse il verbo avere, al professore cadono sicuramente le braccia.

Ma restiamo alle mani.

Avete capito che la mano non sempre si usa per indicare cose piacevoli. Un altro esempio è avere la mano di ferro, espressione che si usa quando si è inflessibili e duri, tutt’altro che disponibili ed alla mano!

Poi c’è chi ha le mani bucate, chi cioè spende molto denaro senza farci troppa attenzione. Conosco molte persone con le mani bucate io. E voi? Che spemdaccioni!

Queste persone escono di casa con molti soldi ma tornano sempre con le mani vuote cioè senza avere più nulla in mano. Questa espressione si usa anche quando c’è qualcosa da dividere tra persone ma qualcuno resta senza ottenere nulla. Resta a mani vuote, appunto, non ottiene nulla.

Le mani in questo caso indicano possesso e di espressioni di questo tipo ce ne sono parecchie. Possesso, controllo, ma anche protezione:

Fidati di me, sei in buone mani.

C’è fiducia in questo caso, fiducia e protezione. Ma essere in cattive mani è ovviamente l’opposto.

Anche avere le mani in pasta rientra in questo ambito.

Ho le mani su un grossi affare.

In questo caso c’è un’opportunità, qualcosa che si potrebbe ottenere a proprio vantaggio.

A proposito, in guerra si può cadere in mano del nemico. In tal caso il nemico ottiene il controllo su di te o su un territorio. Si usa anche in politica nel caso di vittoria delle elezioni.

A proposito, l’Italia è nelle mani dell’Europa. Speriamo arrivino gli aiuti di cui abbiamo bisogno per affrontare l’emergenza economica. Solo l’Europa può aiutarci. Speriamo che si mettano una mano sulla coscienza altrimenti avremo forti difficoltà questa volta.

Mettersi una mano sulla coscienza significa comportarsi senza fare del male, avendo pietà, comportarsi con bontà, verso qualcuno che sta in condizioni molto difficili.

Quando si fa beneficenza ad esempio, o quando si raccomanda a qualcuno di comportarsi con bontà:

Mettiti una mano sulla coscienza, e aiuta chi ha bisogno se ti chiede di dargli una mano.

Le mani possono essere usate anche per difendersi, lo abbiamo già detto con venire alle mani (o passare alle mani) e alzare le mani e mettere le mani addosso.

Ma chi si sente attaccato non fisicamente, e si difende addirittura prima di ricevere un’offesa o per anticipare un evento negativo si dice che mette le mani avanti.

Spesso chi è colpevole mette le mani avanti, perché sa che sarà accusato. In fondo quando si sta per cadere si mettono fisicamente le mani avanti per non farsi male.

A mano a mano che vado avanti mi accorgo che ci sono molte altre espressioni con la mano.

Man mano che mi vengono in mente (stesso significato) vi spiego ovviamente il significato.

Dunque, ad esempio, se non credete in qualcosa che vedete o che vi viene raccontata ma avete bisogno di toccare con mano, evidentemente non vi fidate e volete verificare di persona, proprio come San Tommaso, che ha voluto toccare con mano il corpo di Gesù perché non credeva nella sua resurrezione.

Allora chi vuole toccare con mano, solitamente è perché non crede in qualcosa ma più in generale questa espressione si usa con le esperienze personali:

Una volta toccata con mano, là povertà non si dimentica.

Al lavoro poi, chi non fa nulla, chi non lavora, mentre dovrebbe farlo, si dice che se ne sta con le mani in mano.

Queste persone che se ne stanno con le mani in mano semplicemente non fanno nulla, e per questo fanno rabbia, suscitano un sentimento negativo.

Se mi capita tra le mani una persona di questo tipo… Peggio per lui!

Capitare tra le mani fa riferimento a situazioni casuali in cui si ha una opportunità. Le mani servono per afferrare questa opportunità.

Se mi capita tra le mani un buon affare non me lo lascerò scappare!

Se mi capitasse tra le mani Trump gliene direi di tutti i colori!

Se dite così evidentemente Trump non vi sta molto simpatico.

Non sono molto simpatiche neanche le persone (ma non solo le persone) che fanno man bassa di qualcosa.

La Juventus sta facendo man bassa di scudetti negli ultimi anni. Vince sempre la Juventus. Non resta nulla per gli altri.. La Juventus vince a mani basse, cioè con molta facilità.

Ma questa non è certamente una notizia di prima mano, perché è da tempo che la juve vince e lo sanno tutti. Una notizia di prima mano è una notizia acquisita direttamente dalla fonte, mentre se un’altra persona dà la stessa notizia dopo averla ascoltata da me questa notizia diventa di seconda mano.

Quindi in questo caso non sono proprio fresche, ma in genere le cose di seconda mano sono le cose, gli oggetti usati.

Quindi se si acquista un’automobile di seconda mano questa non è un’auto nuova. Ma se è nuova non si dice che è di prima mano. Solo le notizie possono essere di prima mano.

Con le mani comunque si possono fare tante cose!

Se si mordono le mani, ad esempio, siamo arrabbiati perché abbiamo perso un’occasione, perché potevamo fare qualcosa e adesso siamo pentiti ma ormai è tardi:

Se penso che sarei potuto andare in Brasile prima del corona virus e non ci sono andato… Mi mordo ancora le mani per questo!

Si può anche chiedere la mano di una ragazza se si è intenzionati a sposarla.

Signorina, vorrei chiedere la sua mano!

Questo è chiedere la mano, fare una proposta di matrimonio.

Invece prendere per mano, significa aiutare, come dare una mano, ma più nel senso di indicare la strada. Quando si prende per mano una persona è per guidarla, per fargli vedere come si fa.

Invece prenderci la mano è quando si impara a fare qualcosa.

Prima impariamo e poi quando siamo bravi possiamo dire che ci abbiamo preso la mano. E tutto diventa più facile.

Ma quando ci si fa prendere la mano le cose possono diventare pericolose. Vuol dire che abbiamo perso il controllo della ragione e non riusciamo più a smettere spinti dalla voglia di ottenere risultati migliori.

Quando si gioca al casinò è facile che il gioco ci faccia prendere la mano. Mai farsi prendere la mano altrimenti perdiamo tutto!

Con il matrimonio si rischia meno, quindi meglio chiedere la mano ad una ragazza che farsi prendere la mano al gioco.

In fondo la mano serve a infilare l’anello al dito. Magari un anello fatto a mano, cioè un anello artigianale. Si riconosce subito la mano di un vero artigiano.

E cosa succede quando ci si lavano le mani?

Questa frase si usa per non avere responsabilità.

Io me ne lavo le mani!

Significa io non mi interesso di questo, a me non importa, non voglio avere a che fare con questo. Il significato esatto è declinare le responsabilità, come a dire:

Non sono responsabile di questo.

In effetti avere le mani sporche indica una colpevolezza, quindi lavarsele indica il gesto di chi non vuole coinvolgimento, e non è un caso che in Italia, ai fenomeni di corruzione politica degli anni ’90 è stato dato il nome di “mani pulite“. Molti politici sono risultati corrotti in quell’occasione. Sebbene molti abbiano cercato di lavarsene le mani.

Molti giuravano di essere innocenti e affermavano che si poteva mettere la mano sul fuoco sulla loro innocenza!

I politici si aiutavano tra loro anche. Io aiuto te e tu aiuti me: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso.

Un proverbio non proprio dei migliori questo. In genere non si usa per indicare una semplice collaborazione,ma c’è bisogno che ci sia qualcosa di illecito. Un accordo illecito, vietato dalla legge.

Stavamo parlando di mettere le mani sul fuoco come segno di fiducia.

Questo vuol dire che bisogna avere fiducia, talmente tanta fiducia da essere disposti a mettere le mani sul fuoco in caso di colpevolezza. In senso figurato ovviamente. È come dire fudarsi ciecamente.

Ma finalmente è arrivata l’inchiesta mani pulite, e la mano della giustizia e ha sistemato le cose!

Una mano poi si può dare come segno di aiuto, come si è detto, ma anche per presentarsi o per stringere accordi.

Piacere, io sono Giovanni.

Nel caso di accordi meglio usare stringere la mano.

Non si diventa amici senza una stretta di mano, e tra amici si può anche giocare a carte.

Facciamo un’altra mano di poker?

La singola partita di carte si può anche chiamare “una mano” quindi.

Altre due mani e andiamo casa ok?

Le due mani indicano anche coraggio ma solo quando si prende il coraggio a due mani. Lo abbiamo visto anche nell’episodio dedicato ai numeri.

Una mano di pittura la potete dare anche alla perete del vostro appartamento, o al cancello della vostra casa. In quel caso date però una mano di vernice. Con due mani è anche meglio comunque. Ma dovete lasciar asciugare la pittura o la vernice dopo aver dato la prima mano.

Infine la cosa peggiore che esiste: fare la manomorta!

Se vi trovate su un mezzo pubblico ed è molto affollato, qualcuno potrebbe fare la manomorta, cioè potrebbe approfittare dell’affollamento per palpeggiare le persone…normalmente le ragazze!

In un posto gremito però, non solo può capitare una manomorta. Può anche darsi che qualcuno con le mani lunghe proverà ad allungare le mani per rubacchiare, allora bisogna essere attenti perché ce ne sono molti che sono svelti di mano.

Tra l’altro chi fa scherzi di mano fa scherzi da villano! Così recita un famoso proverbio.

Una volta però colto con le mani nel sacco, (cioè una volta scoperto a rubare) non gli resta che mettersi le mani nei capelli (si fa così quando si è disperati) perché poi rimarrà con un pugno di mosche in mano. Questo accade quando non resta più nulla.

P. S: Non so se mi sono ricordato di tutte le espressioni possibili, ma ringrazio i membri dell’associazione italiano semplicemente che mi hanno dato manforte.

314 – Ti risparmio

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Trascrizione

Giuseppina: non sono riuscita a finire il lavoro in tempo e sai cosa ha detto il mio capo quando gliel’ho detto?

Giovanni: no, ti prego, meglio se me lo risparmi, so bene che non è molto educato in questi casi.

Avete ascoltato un uso particolare del verbo risparmiare, che solitamente si usa con i soldi. Risparmiare in genere significa non spendere soldi, mettere da parte i soldi, per essere spesi in futuro.

In realtà il risparmio indica un uso moderato non solo dei soldi, ma di sale, di benzina e di tempo ad esempio. Qualunque cosa che abbia un valore e sia limitato, non infinito si può risparmiare.

Questo è l’uso principale ma ce ne sono altri, nei quali risparmiare indica una forma di cortesia fatta a qualcuno.

Si può risparmiare anche una persona infatti.

Nei film Western si sente spesso dire:

Risparmialo! Riferito ad una persona, che significa “non ucciderlo”. Si può anche dire:

Risparmiagli la vita.

Stesso significato: non ucciderlo.

Risparmiare una persona o la vita di una persona è ovviamente un atto di pietà, significa avere il potere di togliere la vita ma decidere di non farlo. Un atto di pietà e di umanità.

Ma risparmiare una persona non si usa solamente in questo modo, parlando di vita e di morte. Ma si tratta sempre di un gesto positivo.

Infatti se dico:

Giovanni era molto arrabbiato e ha insultato tutti, ha risparmiato solo Maria.

Quindi Giovanni non ha risparmiato nessuno tranne Maria. Non vuol dire che ha ucciso tutti tranne Maria, ma che non ha escluso nessuno dalle sue critiche o dai suoi insulti. A parte Maria. Lei è stata risparmiata dagli insulti e dalle accuse o offese.

Lo stesso posso dire di un professore che boccia tutti gli studenti agli esami, senza risparmiare nessuno.

Quindi nessuno è stato risparmiato dal professore, nessuno è stato promosso: tutti bocciati!

Se invece io dico:

Ti voglio risparmiare cosa è accaduto.

Non parliamo più di risparmiare qualcuno ma di risparmiare qualcosa a qualcuno: ti voglio risparmiare cosa è accaduto.

Significa, come nella frase iniziale dell’episodio, che non voglio dire cosa è accaduto, voglio risparmiartelo (risparmiare a te) e questo lo faccio perché sarebbe come raccontare qualcosa di spiacevole, che probabilmente tu puoi immaginare. Qualcosa di brutto, di negativo. Se ti risparmio qualcosa puoi tranquillamente fare a meno di ascoltarla. Anche questo risparmiare è un gesto positivo.

Il risparmio quindi è sempre una cosa positiva in fondo, che si tratti di soldi non spesi, di persone non uccise o di critiche non fatte o studenti non bocciati ma risparmiati.

Non posso risparmiarvi il resto della spiegazione, perché altrimenti l’episodio non sarebbe completo.

Quindi continuo nelle spiegazioni.

Se io parlo con te e mi dà fastidio che mi hai detto qualcosa di spiacevole, posso dirti:

Questa te/me la potevi anche risparmiare.

Vale a dire: questa cosa che mi hai detto potevi anche evitare di dirmela.

In questo caso si tratta di qualcosa da non raccontare, ma spesso si tratta di comportamenti da evitare e non di parole:

Se uno studente si legge 10 libri di grammatica italiana io gli direi:

Te lo potevi anche risparmiare.

Cioè: potevi anche non farlo. Non c’era bisogno. Hai fatto una fatica inutile. Potevi anche risparmierti di leggere 10 libri di grammatica, potevi evitarti questa fatica e avresti compiuto un gesto compassionevole nei tuoi stessi confronti. Ovviamente la frase è ironica in questo caso.

Quindi anche le energie si risparmiano.

Quest’anno non ho risparmiato energie e ho sistemato tutto il giardino

Quest’anno non mi sono risparmiato. Ho usato tutte le mie energie per sistemare il giardino.

Risparmiare energie quindi è più o meno uguale a risparmiarsi, risparmiare sé stessi nella frase appena ascoltata.

Bisogna dire che il verbo risparmiare, quando si parla di parole o di azioni si usa sempre in contesti di polemica, di contestazione, di opposizione, e spesso c’è una componente di ironia.

Basta con questa spiegazione, rispamiaci altre parole inutili.

Analogamente a quanto avviene quando si risparmia la vita ad una persona, risparmiandosi di raccontare, di dire, di spiegare qualcosa a qualcuno, si fa un atto di pietà, di compassione, un gesto positivo insomma.

Non ci far soffrire ti prego, risparmiaci il resto della spiegazione.

Volete sapere un altro uso del verbo o volete che ve lo risparmi?

Posso risparmiare il fiato se volete, ma questo lo farei solo se credessi che quello che dirò sarebbe inutile.

Vi potrei risparmiare altri esempi ma non lo farò.

In questo caso si usa per evitare fatica, o un dispiacere ad altre persone.

Come, vedete somiglia al verbo “evitare“, e questo vale sempre:

Evitare di spendere: risparmiare denaro

Evitare di uccidere: risparmiare la vita

Evitare di raccontare: risparmiare un racconto

Possiamo usare risparmiare al posto di evitare anche in altre occasioni, e spesso si fa quando c’è ironia. In questo senso è simile anche a trattenersi

Giovanni dovrebbe risparmiarsi di vestirsi in quel modo.

Franco non risparmia nessuno dalle sue battute. Difficile sopportarlo!

Poi notate che ci si può rivolgere a sé stessi o a altre persone: c’è ad esempio una differenza tra:

Risparmiamelo

E:

Rispamiatelo

Nel primo caso si fa un gesto positivo nei confronti miei, nel secondo caso parli di te stesso e questo si usa quando qualcosa è controproducente per sé stessi quindi meglio non dirla o non farla questa cosa se non si vuole essere ridicoli o fare figuracce ad esempio.

Dovrebbe risparmiarsi di vestirsi così

(non gli conviene, sembra ridicolo. Farebbe un favore a sé stesso se se lo risparmiasse)

Dovrebbe risparmiarci di vestirsi così

(non è bello a vedersi, fa male alla nostra vista. Farebbe un favore a noi)

Per oggi vi risparmio le frasi di ripasso?

Khaled: E qui ti volevo! Invece secondo me andiamo avanti, oppure ci fermiamo? Che ne dite?

Xiaoheng: e vedi un po‘, saremo al decimo minuto!

Rauno: Eh no! Abbiamo voluto la hicicletta e adesso pedaliamo!

Andrè: Si direbbe che non siate mai stanchi!

– – –

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