La zanzara zuzzurellona e la pronuncia della lettera zeta

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Buongiorno e benvenuti su Italiano Semplicemente. Oggi voglio parlarvi della zanzara zuzzurellona, l’ultimo degli episodi per principianti, appena realizzato. E’ una storia divertente, raccontata dalla voce di mio figlio Emanuele di 10 anni.

E’ una storia per principianti perché oltre alla storia raccontata con la voce di Emanuele ci sono anche le domande & risposte: circa 80 domande e relative risposte sulla storia, che aiutano i principianti della lingua italiana a ben pronunciare la lettera z, ascoltando anche la mia voce. La lettera zeta è infatti una delle lettere più difficili, più ostiche da pronunciare. Come al solito in questo sito a me piace cercare di fare qualcosa di più che una lezione noiosa sulla pronuncia, o peggio ancora sulla grammatica, quindi mi sono inventato questa storiella e ho chiesto a mio figlio di raccontarvela.

Oggi quindi vi spiego cosa c’è dietro questa storia e poi vediamo la pronuncia della zeta.

Allora: E’ divertente come storia? Sicuramente sì, ma a dire il vero la storia ha un contenuto non troppo nascosto e anche abbastanza triste. La storia infatti ci fa riflettere, perché parla di migranti, parla di emigrazione, di persone che si spostano da un paese non europeo (in questo caso l’Azerbaigian) verso un paese europeo, in un paese dell’Unione Europea (non importa quale, può essere anche l’Italia). Si tratta di persone quindi nel linguaggio nascosto (e non di zanzare), persone che entrano in un paese spesso senza autorizzazione, senza essere autorizzati, senza avere un permesso. Spesso arrivano attraverso delle imbarcazioni, sui cosiddetti “barconi del mare“. Il barcone (così vengono chiamate le imbarcazioni spesso vecchie, pericolose e riempite oltremisura di persone) questa volta è semplicemente una “tazza“, come quelle che si usano per fare colazione, sulla quale viaggia la zanzara “azera“, cioè originaria dell’Azerbaïgian. In Italia siamo italiani, in Azerbaigian sono azeri.

La zanzara zuzzurellona infatti rappresenta un po’ questo tipo di persone, persone disperate che vanno alla ricerca di un futuro migliore. Ma cosa c’entra questo con la zeta? Non c’entra nulla, se non per via del fatto che solitamente i migranti non conoscono bene la lingua italiana.

Vi spiego un po’ allora:

La Zanzara azera sembra aver perso il controllo. Non sembra “raccapezzarci” molto all’inizio. La zanzara infatti ha perso la memoria nella storiella (è caduta da un pero, cioè da un albero di pere). E poi ha attraversato il Mar Nero sulla sua tazza 🍵.

Sua zia (la zia della zanzara) voleva riportarla a casa, voleva riportarla indietro, sulla “retta via” di casa, cioè in Azerbaigian, ma la zanzara esprime la ferma volontà di restare per poter gestire autonomamente la sua nuova vita, col suo passato da dimenticare. Infatti ha perso la tutti memoria, ad indicare che le persone che incontra la zanzara non sanno chi sia, è solo una zanzara straniera. Non sanno nulla di lei, e non ha alcuna importanza il paese da cui viene e il suo passato.

Il suo passato è da dimenticare. Questo vuole essere il MESSAGGIO nascosto: la memoria non le servirà nel nuovo paese.
La zanzara, come dicevo, però è forte, è determinata, ha coraggio da vendere, ed è persino disposta a vivere in un “ospizio“, dice il finale della storia.

L’ospizio è un ricovero per anziani. Un posto non molto felice a dire il vero, dove si aspetta solamente la morte e si è spesso dimenticati da tutti.

La storia, seppur viaggiando su un tono scherzoso, racconta quindi una realtà tangibile, vissuta da molti stranieri in difficoltà (ai quali non si permette di avere né una memoria né una dignità). La zia, facendole comprendere la condizione di disagio che vive la nipote, incarna (cioè rappresenta) la razionalità che si arrende alla legge del più forte. Questo è la Zia.

La zanzara però sfida le avversità. Promette di non pungere e di non ronzare, in poche parole è disposta ad “azzerarsi” completamente. Cos’è una zanzara se non può ronzare e non può pungere?

Azzerare in italiano significa “cancellare tutto”, come se si trattasse di cancellare il contenuto di un CD, o di una memoria di un computer. Azzerarsi è invece azzerare se stessi, cioè cancellarsi, annullarsi e ricominciare da capo.

La zanzara “azera” però non vorrebbe “azzerarsi”, perché vorrebbe dire dimenticare il passato e lei, invece, vorrebbe essere ospite in un paese che riconosce la sua nazione, la sua dignità e i suoi problemi.

Ma la zanzara è disperata ed è disposta a rinunciare persino alla sua natura di zanzara. L’alternativa sarebbe salire su di una zattera che la riporti indietro, seguendo il consiglio della zia, e tornare nella precarietà della sua vita precedente. Allora meglio un ospizio, dove solitamente si aspetta la morte. Ma il futuro è stato sfidato.

Passiamo invece alla lingua italiana ed alla pronuncia della lettera zeta.

In italiano esistono due tipi di zeta. La zeta sonora e la zeta sorda. I nomi non vi dicono nulla naturalmente, ma la zeta sonora è quella di zanzara, di zona, euro-zona e Azerbaigian mentre quella sorda è quella di zia, ospizio eccetera.

Molti diranno: ma che differenza c’è? A me sembra sempre uguale!

Ed invece uguale non è, perché se state attenti potrete notare la Differenza tra la zeta sonora e sorda.

Posso darvi qualche indicazione sulla pronuncia anche parlando della posizione della lingua.

Nella zeta sonora la lingua tocca i denti superiori ed il palato superiore nello stesso tempo.

Nella zeta sorda invece la lingua tocca solamente il palato superiore e non i denti.

Vediamo la storia allora è vediamo la pronuncia delle parole con la zeta. Ce ne sono moltissime.

Una zanzara zuzzurellona (sonora) ,
Andava a zonzo (sonora) nell’euro-zona,

Andare a zonzo significa andare in giro, girare senza meta, senza sapere dove si va, mentre zuzurellona è un aggettivo che si dà agli adulti che si comportano un po’ come i bambini e che hanno degli atteggiamenti scherzosi.

Lei non sapeva di essere azera (sonora)
Non ricordava neanche chi era.
Su di una tazza (sorda) arrivò dal mar nero,
Dopo che un giorno è caduta da un pero.
Come mi chiamo? In che zona (sonora) sono?
Dove mi trovo e qual è la mia razza (sorda)?
Risponda qualcuno o diventerò pazza (sorda) !
Sebbene sua zia (sorda) avesse la tosse, le spiegò presto di che razza (sorda) fosse:
In questa zona (sonora) non puoi più restare,
Non per la razza (sorda) ma per la nazione (sorda).
L’Azerbaigian (sonora) non è nell’Unione.
Cara zanzara (sonora) occorre prudenza (sorda)
La polizia (sorda) qui non scherza (sorda) per niente,
E la libertà, sai, non ha prezzo (sorda)
prendi una zattera (sonora) , riparti da zero! (sonora)
Ma la zanzarina (sonora) rispose con zelo (sonora)
Sto sempre in silenzio (sorda) non pungo e non ozio (sorda) ,

Qui è il verbo oziare cioè non fare nulla. La zanzara promette di lavorare quindi è non di oziare, non di non fare nulla.

non ho, se ricordo, neanche un sol vizio (sorda)

La zanzara non è neanche sicura di ricordare se ha dei vizi (sorda) ma dice di non avere un sol vizio, cioè di non avere neanche un vizio, neanche uno.

Potrebbe andar bene se sto in un ospizio (sorda)?

Quindi la storia si conclude con la zanzara che si dichiara disponibile a restare in un ospizio (sorda) che, almeno dal nome sembra dichiarare ospitalità, quella ospitalità che manca nei paesi dell’Unione Europea.

Non è molto semplice per molti stranieri distinguere le due tipologie di zeta. Molti italiani anche le sbagliano.

Io stesso la parola zio spesso la pronuncio con la zeta sonora sbagliando. Lo stesso accade a molti italiani con la parola zucchero che si pronuncia con la zeta sorda.

Proviamo a fare un piccolo esercizio di ripetizione per imparare la pronuncia.

La zanzara azera

Andava a zonzo nell’euro-zona

La zanzara zuzzurellona

La zia della zanzara

La zattera

La tazza

Diventerò pazza

Razza

Prudenza

Polizia

La polizia non scherza

La libertà non ha prezzo

Starò in silenzio

Non ozierò

L’ospizio

Vizio

Non ho alcun vizio

Ricordate che pur esistendo delle regole, sono praticamente inutili da imparare perché mentre parlate non potete pensare alle regole. Molto meglio parlare ed esercitarsi.

Grazie a tutti per l’ascolto. Grazie ai donatori di italiano semplicemente e viva le zanzare.

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L’alfabeto italiano (due modi per impararlo velocemente)

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, oggi vediamo l’alfabeto italiano e due diversi modi per impararlo velocemente.
Il primo modo è quello di associare le singole lettere con delle città, ma non solo città.
Gli Italiani di solito usano questa tecnica per fare lo spelling, cioè per dettare lettera per lettera. Vediamolo insieme:

A come Ancona
B come Bologna
C come Como
D come Domodossola
E come Empoli
F come Firenze
G come Genova
H come Hotel
I come Imola
J come Jolly
K come Kappa
L come Livorno
M come Milano
N come Napoli
O come Otranto
P come Perugia
Q come quadro
R come Roma
S come Savona
T come Torino
U come Udine
V come Venezia
W come Whisky
X come Xenofobia
Y come Yankee
Z come Zagabria

In realtà ci sono le vocali “O” come Otranto, ed “E” come Empoli, che hanno un suono aperto e chiuso:

“O” Aperto: Ostrica

“O”chiusa: Orologio

“E” aperta: Erba

“E” chiusa: Erbetta

Quindi se dovessi dire il mio nome lettera per lettera direi:

Genova, Imola, Otranto, Venezia, Ancona, Napoli, Napoli, Imola.

Il secondo metodo per imparare l’alfabeto è fare il seguente esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me.

a

ab

abc

abcd

abcde

abcdef

abcdefg

abcdefgh

abcdefghi

abcdefghij

abcdefghijk

abcdefghijkl

abcdefghijklm

abcdefghijklmn

abcdefghijklmno

abcdefghijklmnop

abcdefghijklmnopq

abcdefghijklmnopqr

abcdefghijklmnopqrs

abcdefghijklmnopqrst

abcdefghijklmnopqrstu

abcdefghijklmnopqrstuv

abcdefghijklmnopqrstuvw

abcdefghijklmnoprstuvwx

abcdefghijklmnoprstuvwxy

abcdefghijklmnoprstuvwxyz

Principianti: Corso di Italiano Professionale – 1^ lezione

Audio

Descrizione

In questa lezione vediamo come uno dei possibili modi per parlare del proprio lavoro e delle proprie esperienze.

Trascrizione

Lezione 1: Competenze e professionalità

Vediamo come esprimere le nostre competenze

Buongiorno, mi chiamo Davide e sono un bravo professore di Italiano. Mi piace insegnare ed ho studiato molti anni. Poi dopo la laurea ho avuto diverse esperienze e molti riscontri positivi

  • Come ti chiami?

Mi chiamo Davide

  • Qual è il tuo nome?

Il mio nome è Davide

  • Il tuo nome è Giuseppe?

No, il mio nome non è Giuseppe. Il mio nome è Davide.

  • Ti chiami Franco?

No, non mi chiamo Franco ma Davide. Il mio nome è Davide.

  • Qual è il tuo mestiere?

Il mio mestiere è il professore

  • Cosa fai di mestiere?

Faccio il professore. Di mestiere faccio il professore

  • Di mestiere fai l’operaio?

No. Non faccio l’operaio. Di mestiere faccio il professore.

  • Il professore di cosa?

Il professore di Italiano. Di mestiere faccio il professore d’italiano.

  • Sei un professore d‘italiano?

Esatto. Sono un professore d’italiano.

  • Chi è il professore d’italiano? Sei tu?

Io. Sono io. Sono io il professore d’italiano.

  • Il tuo mestiere qual è?

Il mio mestiere è fare il professore d’Italiano.

  • Il tuo mestiere è insegnare la lingua italiana?

Esattamente. È questo il mio mestiere: insegnare la lingua italiana.

  • È la lingua italiana che insegni? È proprio questa la lingua che insegni?

Sì, è esattamente questa la lingua che insegno. Proprio questa.

  • Come sei ad insegnare la lingua italiana?

Sono bravo. Sono bravo ad insegnare la lingua italiana.

  • La insegni bene?

Sì, la insegno bene. Sono bravo.

  • La insegni bene o male? Come la insegni?

Bene, la insegno bene. Non la insegno male, ma bene.

  • Sei bravo o no? Sei bravo ad insegnare italiano oppure no?

Sì, sono bravo. Sono bravo ad insegnare italiano.

  • Sei capace di fare il tuo mestiere?

Certo. Certo che sono capace.

  • Sei capace di insegnare l’italiano?

Sì, sono capace. Sono capace di insegnare l’italiano.

  • Sei un incapace a fare il tuo mestiere?
    1. No. Non sono un incapace. Sono bravo ad insegnare l’italiano.
  • Sei bravo a farlo?

Naturalmente. Sono bravissimo a farlo.

  • Cosa sei bravo a fare?

Sono bravo ad insegnare la lingua italiana.

  • Sei sicuro di essere bravo a fare il professore?

Sono sicurissimo. Sono sicurissimo di essere bravo.

  • Sei certo di essere un bravo professore?

Chiaro, sono certo di esserlo.

  • Sei certo di essere cosa?

Sono certo di essere un bravo professore.

  • Sei un professore competente?

Credo di sì. Credo di essere competente come professore.

  • Ritieni di avere competenza nell’insegnamento? 

Sì, sicuramente ritengo di avere competenza nell’insegnamento.

  • Credi di avere competenza come professore?

Sì, ritengo di averne.

  • Credi di avere qualche competenza in merito?

Sì, credo di averne (molte), di competenze, in merito.

  • Non credi di essere scarso come professore?

No, non credo affatto di essere scarso.

  • Perché? Perché non credi di esserlo?

Perché mi piace la lingua italiana ed insegnare. Inoltre ho studiato molti anni.

  • Ti piace insegnare l’italiano?

Sì, mi piace molto insegnare l’italiano.

  • Quanti anni hai studiato?

Molti. Ho studiato molti anni.

  • Dopo la laurea cosa hai fatto?

Dopo la laurea ho avuto diverse esperienze e molti riscontri positivi.

  • Cosa hai avuto dopo la laurea? (Cos’hai avuto dopo la laurea?)

Ho avuto diverse esperienze dopo la laurea.

  • Hai avuto molte esperienze dopo esserti laureato?

Sì, parecchie. Ne ho avute diverse.

  • Quante esperienze hai avuto dopo la laurea?

Dopo essermi laureato ho avuto parecchie esperienze. Dopo essermi laureato ne ho avute parecchie, di esperienze.

  • Hai avuto molte esperienze prima o dopo esserti laureato?

Dopo. È dopo la laurea che ho avuto diverse esperienze.

  • Le esperienze che hai avuto sono state positive secondo te?

Credo di sì, secondo me molto state esperienze positive.

  • Come valuti le esperienze che hai avuto dopo la laurea?

Positive. Le valuto positivamente.

  • Credi di poterle valutare positivamente?

Credo proprio di sì. Credo che siano delle esperienze positive.

  • Non le valuti negativamente?

No, non le valuto affatto negativamente.

  • E come le valuti allora?

Le valuto positivamente. Molto positivamente.

  • Secondo te, si tratta di esperienze positive?

Sì, credo di sì. Secondo me si tratta di esperienze positive

  • Perché credi che si tratti di esperienze positive? 

Poiché ho avuto dei riscontri positivi.

  • Che tipo di riscontri hai avuto? 

Positivi. Ho avuto dei riscontri molto positivi.

  • Per quale motivo credi che si tratti di esperienze positive?

Poiché ho avuto dei riscontri positivi. Il motivo è che ho avuto dei riscontri positivi

  • Come mai? Come mai credi di aver avuto esperienze positive?

Perché ho avuto dei riscontri positivi. Questo è il motivo.

  • Che tipo di riscontri hai avuto?

Positivi. Ho avuto dei riscontri molto positivi.

  • Credi di poter valutare positivamente le tue esperienze perché (poiché) hai avuto dei riscontri positivi?

Certo. Credo di poter valutare positivamente le mie esperienze poiché ho avuto dei riscontri positivi.

  • Qual è il motivo per cui credi che le tue esperienze siano positive?

I riscontri che ho avuto. Sono i riscontri che ho avuto il motivo per cui credo che le mie esperienze siano positive.

  • Che genere di riscontri hai avuto?

Positivi. Senza dubbio positivi.

  • Hai qualche dubbio in merito?

No, nessuno. In merito non ho nessun dubbio.

  • Non hai nessun dubbio sulla positività dei riscontri che hai avuto?

No. Non ho alcun dubbio su questo.

  • Hai dei dubbi?

No, nessun dubbio. Non ne ho nessuno.

  • Come mai non hai alcun dubbio a riguardo?

Perché molti studenti mi hanno detto che sono un bravo professore. Ecco perché non ho dubbi in merito.

  • Molti studenti ti hanno fatto i complimenti?

Sì, parecchi. Diversi studenti.

  • Quanti complimenti hai ricevuto?

Diversi. Ne ho ricevuti diversi.

  • Ti piace ricevere apprezzamenti?

Chiaramente. Mi piacciono molto i complimenti.

  • A chi erano rivolti i complimenti?

Erano rivolti a me. Gli apprezzamenti erano rivolti a me.

  • Erano per te?

Sì, certo. Erano per me i complimenti.

  • Li hanno fatti proprio a te?

Certo. Li hanno fatti a me. Li hanno fatti proprio a me.

  • Chi ti ha fatto i complimenti?

I miei studenti. Sono i miei studenti che mi hanno fatto i complimenti.

  • Gli apprezzamenti che hai ricevuto da chi sono stati fatti?

Dagli studenti. Sono stati fatti dagli studenti.

  • Gli studenti di chi?

I miei studenti. Sono stati i miei studenti a farmi i complimenti.

  • Ti senti una persona apprezzata?

Sì, si mi sento apprezzato dai miei studenti. Mi sento una persona apprezzata.

  • Gli apprezzamenti che hai ricevuto ti danno soddisfazione?

Molta. Me ne danno molta. Mi danno molta soddisfazione.

  • Sei una persona soddisfatta?

Sì, mi sento molto soddisfatto dei complimenti che ho ricevuto.

  • Sono un riscontro positivo secondo te?

Sicuramente sì. Almeno secondo me.