Il verbo PRENDERE nelle 52 espressioni idiomatiche italiane – VIDEO-CHAT

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Descrizione

Stasera, 28 giugno 2020, ore 19 italiane, piattaforma zoom, appuntamento per spiegare le espressioni utilizzate nella storia (52). Per partecipare: https://italianosemplicemente.com/chi-siamo

Trascrizione

Ciao!! Vi ho preso di sorpresa? Tranquilli,
Adesso vi racconterò una storia che parla del verbo prendere.
Spero non la prendiate male se parlerò velocemente. Non mi prendete per matto però!
Se non riuscirà a prendere forma una bella storia, prenderla male non vi aiuterà a migliorare il vostro italiano. Quindi spero la prendiate bene, come quando venite bocciati ad un esame e non ne fate un dramma.
Poi c’è chi la prende con filosofia: apprezzo molto queste persone che danno il giusto peso alle delusioni.
A proposito: siete persone che se la prendono se qualcuno vi prende in giro?
Non ve la prendete con me però, io non c’entro nulla.
Parlo velocemente ma solo perché non mi piace prendermela comoda.
Certo, voi non madrelingua rischiate seriamente di prendere lucciole per lanterne, ma oggi avevo voglia di fare un episodio divertente, perciò meglio
Prendere la palla al balzo, no?
Saper prendere l’occasione al volo d’altronde è una qualità non da poco.
Non prendete alla lettera le mie frasi perché sono tutte espressioni figurate. Lo so, state pensando che io sia un po’ pazzo, ma state prendendo un granchio, e non vi sto neanche prendendo in giro. Oggi volevo divertirmi sebbene l’obiettivo è molto impegnativo: ma a un certo punto ho preso il toro per le corna e ho iniziato a scrivere.
Non mi prendete troppo sul serio però.
Piuttosto a me piace molto essere preso per la gola e voi? Sono sicuro che anche a voi! Che mi prenda un colpo se non è così!
Comunque voi starete pensando che vi stia prendendo per il culo, o per i fondelli, o magari per il naso.
Se invece non lo pensate è perché avete preso una bella cotta per la lingua italiana.
Allora in questo caso,
Prendete baracca e burattini, o armi e bagagli, se preferite, e fatevi un bel giro in Italia.
Adesso state attenti. Quale espressione ho usato per ultima?
Vi ho preso in castagna? Eravate distratti?
Se state ancora ascoltando avete proprio preso a cuore questo mio tentativo di oggi.
Credo che storie di questo tipo siano molto utili: si impara divertendosi. Si prendono quindi 2 piccioni con una fava.
Allora posso continuare?
Spero non pensiate che ciò che dico sia da prendere con le molle!!
Non che dobbiate prendere per buono tutto ciò che dico. Fate pure le vostre verifiche se volete.
Ma per chi mi avete preso? Per uno che dice sciocchezze?
Non prendete per oro colato nulla di ciò che dico. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Poi, chi si fida troppo, si dice che finisce per
Prenderlo in quel posto, prima o poi…
Non vi aspettavate parolacce? Vi ho preso in contropiede?
Capita a tutti non preoccupatevi.
Ma io voglio solo esplorare completamente la lingua italiana quindi è necessario spiegarvi bene le cose.
Se amate la lingua italiana dovete sopportare anche questo. In amore si prendono spesso cantonate, no?
Ma la lingua italiana non tradisce e non delude, non si possono prendere fregature e neanche sòle di nessun tipo.
L’unica cosa è che questo racconto sta prendendo una brutta piega.
Difficile sopportare uno come me, vero?
Prendermi a mali parole però non è la soluzione, anche se siete tipi che prendono fuoco facilmente. Se prendete di matto sapete cosa vi dico? Cosa vi prende?
Sapete che ho preso ad odiare gli esercizi di grammatica e a me piace divertirmi quando insegno l’italiano. Se un professore di italiano prova a contestarmi io gli faccio vedere i miei 100 associati:
Prendi e porta a casa! Che soddisfazione!
Cosa aspetti a cambiare metodo anche tu, caro professore? Prendi e cambia metodo, è facile e divertente.
Non conosci la strada?
Prendi a destra e poi a sinistra, poi prendi l’autostrada per Roma e vieni a trovarmi. Te lo spiego io volentieri! Così alla fine anche tu avrai preso le Misure del metodo.
Prenderà molto anche te questo metodo, vedrai!
A quel punto ci prenderemo molto anche noi due.
Comunque piacere. Mi chiamo Giovanni. E scusate se vi ho preso alla sprovvista, senza avvisare.

Protetto: I tratti del viso – come descrivere le persone – VIDEO-CHAT

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Il verbo ANDARE nelle espressioni idiomatiche italiane

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Si tratta del file audio del video chat dei membri dell’associazione in cui abbiamo spiegato il verbo ANDARE nelle espressioni idiomatiche che lo utilizzano.

  • – andare a farsi friggere
  • – andare in malora
  • – andare in rovina
  • – andare a monte
  • – è andata!
  • – e andiamo!!
  • – andare per i trenta
  • – andarci di mezzo
  • – andare pazzo per
  • – andare sul sicuro
  • – ne va di…
  • – va fatto
  • – Andare in vigore
  • – andare a ruba
  • – andare sul sicuro
  • – va da sé
  • – vai a quel paese
  • – andare a gonfie vele
  • – andarci piano
video chat 23 giugno italiano semplicemente
La video chat dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Avere la faccia di bronzo

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E’ possibile ascoltare e/o scaricare il file audio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon.

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Trascrizione

Ecco qua amici, ancora una volta, cari membri della famiglia di Italiano Semplicemente.

Oggi ci divertiamo un po’, che ne dite? Ci divertiamo e nello stesso tempo impariamo delle parole nuove. Ed oggi ce ne sono molte di parole nuove. L’argomento è quello delle relazioni sociali.

Oggi infatti parliamo di “facce“. Cosa sono le facce?

Facce è il plurale di “faccia”, e tutti noi ne abbiamo una! Come sapete la faccia è una parola con la quale si indica il viso, cioè la parte anteriore della vostra testa in cui si trovano i vostri due occhi, il vostro naso (uno, in questo caso), le vostre due guance, una a destra e una a sinistra, la vostra fronte, ed anche il vostro mento. Per non parlare delle ciglia, le sopracciglia e delle orecchie, che stanno a fianco del vostro viso.

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Ebbene la “faccia”, la parola faccia non è proprio identica alla parola “viso”, in quanto la faccia è utilizzata non solo per indicare le caratteristiche fisiche di una persona, ma soprattutto quelle morali. La faccia è una di quelle parole italiane che si trovano in moltissime espressioni idiomatiche.

Una di queste è “avere la faccia di bronzo“.

Cosa significa questa espressione?

Beh, intanto spieghiamo cosa è il bronzo. Il bronzo è un metallo, anzi, a dire il vero Il bronzo è una “lega” di metalli. Infatti per fare il bronzo occorrono due metalli: del “rame” e un altro metallo che si chiama “stagno“. Una lega di due metalli è quindi quello che si ottiene quando due metalli si fondono tra loro, si uniscono. Unendo, o meglio fondendo il rame con lo stagno si ottiene il bronzo.

Se vi dico la frase “Bronzi di Riace” non vi dice nulla? Mai sentiti nominare i Bronzi di Riace? I Bronzi di Riace sono due statue, due bellissime e famosissime statue, che sono state trovate in mare in Italia, nel sud dell’Italia qualche anno fa e che sono fatte interamente di bronzo, un materiale che ha molte ottime proprietà come una alta resistenza alla corrosione, ed inoltre il bronzo è molto duttile e malleabile: si riesce bene a lavorare senza troppi problemi.

I Bronzi di Riace sono state ritrovate in eccezionale stato di conservazione, a riprova della proprietà del bronzo di saper resistere alla corrosione, specie quella dell’acqua del mare.

I Bronzi di Riace sono stati rinvenuti nel 1972 ma risalgono al V secolo avanti Cristo, quindi hanno resistito alla corrosione del mare per circa 2500 anni. Se capitate a Reggio Calabria vi consiglio caldamente di andate a vedere i Bronzi di Riace.

Ebbene, queste due statue, possiamo sicuramente dire che hanno la faccia di bronzo, ma quando si usa questa espressione in realtà non ci si riferisce alla composizione fisica della nostra faccia; non stiamo parlando del materiale con cui è fatto la nostra faccia, cioè il nostro viso.

Ci riferiamo invece ad una qualità morale, ad una caratteristica umana, ad un aspetto relativo al comportamento.

Chi sono dunque le persone che hanno la faccia di bronzo. Si tratta delle persone che possiamo anche chiamare sfrontate, spudorate, sfacciate, capaci di azioni riprovevoli senza rimorsi, che non si vergognano di nulla e non arrossiscono mai, proprio come se fosse di metallo, come se fosse di bronzo!

Il bronzo è un materiale resistente alla corrosione abbiamo detto giusto? Ebbene se una persona ha la faccia di bronzo allora questa persona è capace a mantenere inalterata una espressione facciale anche in circostanze particolari, circostanze in cui normalmente una persona diventa rossa, cioè arrossisce, oppure si vergogna per aver fatto qualcosa di moralmente non accettabile. Insomma, in situazioni difficili, poche persone riescono a rimanere del tutto impassibili, specie quando ci sono delle colpe, quando si è colpevoli di qualcosa, quando si è fatto qualcosa di sbagliato e per cui ci si dovrebbe pentire, o quantomeno vergognare.

Ed invece le persone che hanno la faccia di bronzo no! Loro sono persone “sfacciate“. Notate bene questo aggettivo: “sfacciate” significa senza faccia, cioè prive di faccia. Ovviamente si tratta di una immagine. Queste persone sono “spudorate“, cioè senza pudore, senza vergogna, senza ritegno. Queste persone sono “sfrontate” cioè senza fronte – anche questa è un’immagine. La sfrontatezza è quell’atteggiamento o quel comportamento insolente, impudente. Spesso si sente dire:

Quella persona è di una sfrontatezza incredibile“, quando si parla appunto di persone spudorate, sfacciate, senza vergogna, senza pudore, senza faccia.

Chi ha la faccia di bronzo quindi ha il coraggio di fare delle cose che sono moralmente inaccettabili e di farle con una naturalezza sconcertante, con una naturalezza che sembra strana agli occhi delle persone normali:

Ma guarda che faccia di bronzo!

E’ questa la frase che viene spontanea di fronte a queste persone.

Notate poi come le parole sfrontatezza, spudoratezza e sfacciataggine, iniziano tutte con la lettera “s” e questo si fa spesso quando si vuole indicare la mancanza di qualcosa. In questo caso quello che manca è il pudore (le persone spudorate), la fronte (le persone sfrontate) e la faccia (le persone sfacciate).

Il senso è sempre negativo ovviamente. Si tratta di apprezzamenti, di giudizi rivolti a persone che stupiscono in negativo per come reagiscono in specifiche circostanze.

Si vuole pertanto comunicare una qualità morale negativa; questo senza dubbio.

Volevo poi soffermarmi sulla preposizione semplice “di” presente nell’espressione “avere la faccia di bronzo”: “di bronzo”: è la faccia ad essere “di bronzo”.

Usiamo questa preposizione perché in genere indichiamo un materiale: la faccia è fatta di bronzo. Così come il tavolo è fatto di legno, il maglione è di lana e il cucchiaio è di ferro.

Nelle espressioni idiomatiche si usano spesso le preposizioni semplici. Ognuna ovviamente ha le sue caratteristiche. Poi ce ne sono moltissime di espressioni che contengono la parola “faccia”.

Vediamo ad esempio che l’espressione “avere una faccia da schiaffi” contiene la preposizione “da”. La faccia da schiaffi è una faccia che merita schiaffi, una faccia che merita di essere schiaffeggiata. Qui usiamo “da” perché è come dire: questa ragazza è da baciare, questa persona è da conoscere, questo bambino è da apprezzare per la sua generosità eccetera.

Poi c’è anche “Stare faccia a faccia” in cui si utilizza la preposizione “a”;

Dire qualcosa in faccia a qualcuno” utilizza la preposizione “in”;

poi c’è anche “per la tua bella faccia” in cui si utilizza “per”;

Diciamo che in generale ascoltare le spiegazioni delle idiomatiche è un modo interessante per capire come si usano le preposizioni semplici.

Vediamo alcuni esempi di utilizzo dell’espressione di oggi: “avere la faccia di bronzo

Ammettiamo ad esempio che mio figlio faccia un dispetto, una marachella, cioè un dispetto, uno scherzo, un atto di furbizia ad esempio. Io, che sono il padre, mi accorgo di questo, lo vedo con i miei occhi, io mi accorgo di questa marachella, e lui, mio figlio, nonostante tutto, nega. Lui dice: “non è vero papà, non sono stato io. Io non ho fatto nessuno scherzo”, dice mio figlio guardandomi dritto negli occhi con una espressione seria.

Hai proprio una faccia di bronzo“, gli rispondo io.

Quello che sto dicendo a mio figlio è che lui ha il coraggio di negare, ha il coraggio di dire che non è stato lui a fare questa marachella, nonostante che io lo abbia visto con i miei occhi.

Ha proprio una faccia di bronzo mio figlio, proprio una bella “faccia tosta“.

Questo è un altro modo molto usato per esprimere lo stesso concetto: “quella faccia tosta di mio figlio ha negato di aver fatto una marachella!”.

Quando dico una marachella voglio dire una cosa poco grave, un atto poco lecito ma in fondo non cattivo.

La “faccia tosta” quindi è la stessa cosa della “faccia di bronzo“. La faccia tosta è più familiare, si usa più spesso in famiglia, mentre la faccia di bronzo è un pochino più ricercato.

Si sta però sempre parlando di persone sfrontate, sfacciate. Ci sono in realtà delle differenze tra avere una faccia di bronzo e essere sfacciati, spudorati e sfrontati. Anche se questo non lo troverete nei dizionari provo a  darvi una spiegazione facendo alcuni esempi.

Nel caso di mio figlio e dell’esempio precedente non userei il termine “spudorato” perché i bambini, almeno fino ad una certa età, diciamo fino alla soglia dei 3 o quattro anni possiamo dire che non hanno un vero senso del pudore. Solo più tardi nasce nel bambino il desiderio di un minimo di intimità. Il pudore infatti non è esattamente come la vergogna. Il pudore è, possiamo dire,  il senso di intimità fisica di una persona.

Spieghiamo innanzitutto quindi la differenza tra vergogna e pudore.

Intorno ai 3, 4 anni i bambini iniziano ad acquisire consapevolezza di sé stessi e a capire diciamo i confini e le differenze tra il proprio corpo e quello degli altri. Il pudore inizia quindi a svilupparsi proprio durante questa presa di coscienza. La vergogna invece è più generale come concetto: si può provare vergogna per mille motivi diversi, non solo per motivi legati al proprio corpo ed ai propri sentimenti.

Un ladro ad esempio potrebbe pentirsi di aver rubato e provare vergogna: il ladro si vergogna, prova vergogna per aver rubato.

Allo stesso modo un politico corrotto si può pentire, anche lui, potrebbe provare vergogna per il suo passato da corrotto. Questo non accade mai nella realtà ma sarebbe sicuramente una buona cosa se ogni tanto accadesse!

In tali rarissimi casi il politico, come il ladro, prima di pentirsi non ammette naturalmente le sue ruberie. Non ammette di aver rubato prima del pentimento. Nega sempre, anche di fronte all’evidenza, anche cioè quando è evidente: e ci vuole una bella faccia tosta sicuramente per negare anche davanti all’evidenza. Ci vuole una bella faccia di bronzo!

Poi il politico si pente, ammette di aver sbagliato e si vergogna del suo passato. Non posso certamente dire che prova pudore del suo passato! Quindi la vergogna e il pudore non sono la stessa cosa.

La sfrontatezza è come abbiamo visto, anch’esso un termine simile, ma essere una persona sfrontata è peggio che avere semplicemente una faccia di bronzo. Il comportamento di una persona sfrontata è non solo sfacciato, ma è anche irriverente e insolente poiché si manca di rispetto alle persone.  E’ anche un atteggiamento arrogante, perché esprime un senso di superiorità nei confronti del prossimo. Lo sfrontato è arrogante perché non tiene in nessun conto di suggerimenti, proposte o richieste che arrivano dalle altre persone. E questa arroganza si manifesta con un costante disdegno e con una irritante altezzosità. Una persona sfrontata pertanto è anche altezzosa, una persona cioè boriosa, piena di boria e presunzione, specialmente nei rapporti sociali, nelle relazioni con le altre persone: “io sono meglio degli altri!”

Avere la faccia di bronzo abbiamo detto è meno familiare di avere la faccia tosta, che è più familiare. C’è un modo poi ancora più in uso in famiglia, un modo un po’ sgarbato, un po’ maleducato ed anche offensivo. Stiamo parlando di “avere la faccia come il sedere” oppure “avere la faccia come il culo“, dove,  la parola “culo” come tutti voi saprete, rappresenta il sedere, anche se questa (culo) è una parolaccia usata in molti modi diversi nella lingua italiana. Potrei dedicare un episodio di un paio d’ore a riguardo 🙂

Infine la “sfacciataggine” è, secondo me, meno grave della sfrontatezza e leggermente diverso anche dalla  spudoratezza. Il pudore è più intimo e pertanto non avere pudore (cioè essere spudorati) sembra a prima vista più grave di essere sfacciati.

Ad ogni modo queste riflessioni piene di particolari che vi sto facendo devono servire solamente a farvi riflettere un po’ sui termini e soprattutto ad esercitare l’ascolto. Magari adesso ricorderete meglio il significato dell’espressione di oggi: “avere la faccia di bronzo”.

Esercitiamo la voce invece adesso: un piccolo esercizio di ripetizione, che ne dite?

Bronzo

Faccia di Bronzo

Avere la faccia di bronzo

Hai proprio una faccia di bronzo!

Io non ho la faccia di bronzo, sono molto timido!

Grazie a tutti anche delle vostre generose donazioni e ci vediamo il prossimo episodio di Italiano Semplicemente.

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Come offendere in italiano: insulti, offese, ingiurie ed oltraggi

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Video e Trascrizione

Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com, oggi sono di nuovo qui con Said, professore di Italiano In Marocco, che mi ha aiutato a realizzare questo episodio,

Said: ciao, piacere Gianni, sono Said, sono marocchino, ho 34 anni ed insegno italiano in Marocco.

Offendere in lingua italiana: offese, ingiurie, insulti e oltraggi
Offendere in lingua italiana: offese, ingiurie, insulti e oltraggi

E con Chloè, che è un’insegnante di Italiano sul sito mordusditalie.com e e anche parlaritaliano.com. Ciao ad entrambi. Dobbiamo essere almeno in due oggi anche perché il podcast odierno è abbastanza impegnativo. Ci spetta infatti il compito di parlare di insulti.

Cosa sono gli insulti?

L’insulto è, possiamo dire, un’espressione negativa rivolta verso un’altra persona. Se questa persona ha avuto un comportamento considerato negativo, offensivo verso di me op verso qualcosa a cui tengo, qualcosa che per me è importante, allora io mi rivolgo verso di lui con un insulto. Un insulto è quindi solitamente una singola parola, ma qualche volta è composto da più parole insieme.

Si tratta di un argomento scottante e pericoloso, naturalmente, per un motivo fondamentale: il motivo è che c’è il rischio di essere volgari parlando di insulti, e questo, come sa bene chi ci segue, non rientra tra le caratteristiche di Italiano semplicemente.

L’avevamo già detto, preannunciato su Facebook che avremmo fatto questo episodio dedicato agli insulti, e qualche reazione è stata, a dire il vero, piuttosto negativa:

– io non dico parolacce

– a me non piace insultare le persone

– non c’è bisogno di conoscere queste parole

E frasi di questo tipo. Ed invece credo personalmente sia importante conoscere anche queste parole. Primo perché potrebbe capitare di ascoltarle, secondo perché potrebbe capitare anche a voi di esprimere un sentimento negativo verso una persona e non sapete come fare. In questi casi è bene sapere quali parole usare, sia se si vuole offendere, sia se non si vuole offendere

Il nostro compito quindi si preannuncia piuttosto arduo. Cominciamo dall’inizio. Cosa sono gli insulti?

Gli insulti sono le offese, e il verbo insultare significa quindi offendere, offendere personalmente. Si dice anche “Recare offesa”. Quando si reca un’offesa a qualcuno, o verso qualcuno, si sta offendendo questa persona. Insultare è quindi offendere con parole ingiuriose, con atti di scherno o anche con un contegno provocatorio.

Ho utilizzato alcune parole che potrebbero essere complicate.

Le parole ingiuriose sono le parole che contengono un’ingiuria. L’ingiuria quindi è un altro termine per indicare l’offesa e l’insulto.

L’ingiuria è quindi offensiva, è oltraggiosa. Un’ingiuria è un oltraggio, un insulto, un’offesa.

Come vedete ci sono molti termini per chiamare le offese e gli insulti. Dipende un po’ dal contesto in cui ci troviamo.

L’insulto è la parola più diffusa ed utilizzata quando si parla di utilizzo delle parole. L’insulto quindi prevalentemente si pronuncia con la propria voce, con l’utilizzo della parola, sebbene non solamente con quella, e colpisce la persona con un’opinione personale su di essa.

L’offesa invece è più un atto, un comportamento che colpisce la dignità della persona.

Se ti dico che sei uno stupido ti ho insultato, mentre se dico che sei disonesto, questo è più un’offesa, perché colpisce la dignità della persona, la sua integrità, una sua qualità morale: la sua onestà in questo caso. Lo stesso se dicessi che sei maleducato eccetera.

L’oltraggio, è una offesa molto grave e consapevole contro l’onore o la dignità di qualcuno. L’oltraggio però è spesso usato in senso figurato per indicare un danno che si fa; e questo danno implica, cioè comporta la violazione di una norma, anche di una norma nell’ambito della vita sociale: si parla spesso di un oltraggio alla giustizia, oltraggio al buon gusto; oltraggio ad un pubblico ufficiale, oltraggio al pudore. Quando si fa un oltraggio, generalmente, si è superato un limite, si è fatto un eccesso. L’oltraggio è una cosa che va oltre la giusta misura: OLTRE la giusta misura e quindi OLTRAGGIO. L’oltraggio comunque non è molto usato in famiglia e tra amici se non in modo scherzoso.

L’ingiuria infine è un termine molto usato nella giustizia, come anche oltraggio. Viene da ingiustizia, cioè cosa non giusta. Una ingiuria è un’offesa che viola le norme giuridiche. Quindi è un’offesa all’onore di una persona recata mediante parole, atti, comportamenti come ad esempio l’invio di disegni o di lettere ad una persona. Quindi con una ingiuria si fa violenza ad una persona, si colpisce una persona con una comunicazione postale, con una telefonata o con degli insulti inviati per email. Sono tutti i modi di offendere perseguibili penalmente da parte della persona offesa.

Bene, vediamo ora quale offesa, qualche insulto, qualche oltraggio e qualche ingiuria.

Cominciamo con gli insulti meno offensivi e passiamo gradualmente a quelli peggiori.

Cominciamo con IGNORANTE.

Ignorante è colui che ignora, cioè colui che non sa. Ignorare una cosa significa non sapere una cosa. Apparentemente è una parola innocua perché posso usarla anche verso me stesso: io ad esempio in materia di medicina sono abbastanza ignorante.

Ma sono ignorante anche in altri campi: letteratura, giurisprudenza, latino, greco, solo per fare alcuni esempi.

Ignorante quindi è una persona più o meno colpevolmente sfornita delle capacità e delle nozioni richieste, quindi è una persona incompetente, una persona inesperta. Non c’è niente di male nell’essere ignoranti in qualcosa.

Spesso però possiamo usarlo anche come un insulto.

– Sei proprio un ignorante!

Se dicono questa frase rivolta a te significa che sei una persona priva di istruzione o di cultura in generale, una persona incolta, illetterata. C’è chiaramente la volontà di insultare in questa frase: sei proprio un ignorante. Il tono qui è molto importante.

Ci si può riferire anche all’educazione, quindi “sei un ignorante” è una frase che si può rivolgere a qualcuno se questa persona è stata maleducata, se si è comportata in modo maleducato, senza rispetto per gli altri. Se gli dici così è come se gli dicessi che lui o lei ignora le regole della buona educazione: è un ignorante!

Si usa anche verso gruppi di persone, per indicare o semplicemente che queste persone nella loro vita non hanno mai studiato a scuola, e quindi ignorano molte cose, o anche perché si vogliono colpire, offendere con una offesa:

Quella è gente ignorante, che non sa neanche scrivere una email!

Ignorante, tra tutti gli insulti, credo comunque sia uno dei più leggeri, sebbene abbastanza offensivo.

Passiamo ad ANTIPATICO.

Anche questo termine rientra certamente tra gli insulti. Abbastanza “leggero” anche questo, possiamo dire.

Antipatico equivale a non simpatico. Quindi una persona antipatica suscita antipatia. Il sentimento si chiama antipatia, analogo (ma contrario) alla simpatia. Una persona antipatica è una persona con cui è impossibile, diciamo, affiatarsi, andare d’accordo.

Non si usa però solamente verso le persone. Magari si sta parlando di una situazione fastidiosa, una situazione che suscita fastidio o provoca qualche disagio o qualche malumore.

Ad esempio:

– Ho un lavoro antipatico da finire entro domani;

– Mi trovo in una situazione veramente antipatica

Quindi l’antipatia è un sentimento che si può provare verso qualcuno o qualcosa; è una avversione istintiva più o meno motivata. A volte non sappiamo perché qualcuno ci sta antipatico. Lo sentiamo, lo avvertiamo, non sappiamo perché:

Posso dire che:

– A pelle, Giovanni mi sta antipatico

A pelle mi sta antipatico: cioè avverto qualcosa di negativo, lo avverto sulla pelle – per modo di dire – la mia pelle mi dice che Giovanni non è una persona positiva.

Antipatico è abbastanza simile a ODIOSO. È vero infatti che odioso viene da odio, quindi odioso in teoria significa “che merita odio”, “meritevole di odio”, ma spesso si usa un po’come antipatico per le persone e le situazioni:

ad esempio:

– Francesca è una persona odiosa

Se Francesca è odiosa, è molto simile ad antipatica, ma è anche peggiore a dire il vero.

Se una persona merita questo appellativo, vuol dire che stai nutrendo un sentimento simile e anche peggiore dell’antipatia, ma non è l’odio comunque. Non si tratta di odio. Odio è peggio.

– Io odio Francesca

Non è esattamente come dire che Francesca è una persona odiosa, perché odiosa significa che ha degli atteggiamenti fastidiosi, molto fastidiosi, che si comporta male, ma non così male da meritare odio.

Posso usare questo aggettivo anche verso situazioni, analogamente all’antipatia, indicando quindi un lavoro come odioso, una circostanza, una situazione personale. Si tratta di situazioni dalle quali si vorrebbe uscire il più presto possibile in generale.

Dunque siamo ancora ad un livello di insulti abbastanza leggero.

Vogliamo aumentare il livello?

Aumentiamolo.

Aumentare il livello significa aumentare il senso di fastidio che suscita una persona, ma se vogliamo significa anche puntare a delle caratteristiche specifiche, non generiche come abbiamo fatto finora: l’antipatia, l’odio, l’ignoranza, intesa come maleducazione, sono infatti adatte a una vasta gamma di persone e situazioni.

Dobbiamo quindi specificare, selezionare bene il bersaglio da colpire.

Vediamo allora “SUPPONENTE” (con doppia “P”). La parola supponente è adatta a tutte le persone che dimostrano, o che rivelano una certa superiorità. Le persone che si credono superiori e che lo mostrano con i loro comportamenti ed atteggiamenti provocatori sono supponenti. Si usa molto dire “PRESUNTUOSO” in questi casi, o anche ALTEZZOSO, SACCENTE, STRAFOTTENTE. Supponente è più sofisticato, e contiene “su”. Il supponente si pone infatti al di sopra degli altri: è un supponente, è colui che si pone su, cioè al di sopra degli altri. E questo dà sicuramente molto fastidio.

Anche un atteggiamento può essere supponente, un sorriso, delle singole parole. In ogni caso c’è molto fastidio dietro a questa parola. A tutti dà fastidio la supponenza. D’altronde come non avere fastidio da chi crede di essere più importante di te e che oltretutto vuole fartelo vedere, senza nascondersi.

Supponente quindi non è un insulto generale ma si riferisce alla saccenza, alla superiosità.

Ti credi superiore? Ti credi più importante degli altri? Allora sei una persona supponente se questo lo lasci trasparire.

Vediamo adesso invece come indicare, come descrivere le persone che non dicono la verità. Anche qui identifichiamo bene una caratteristica da colpire.

La parola più usata in questi casi, quando non si dice la verità è BUGIARDO.

– Sei un bugiardo! Non dici sempre la verità!

Questo è un classico insulto molto usato in famiglia, soprattutto tra marito e moglie e dai genitori verso i figli e tra amici.

Non è certamente un bel complimento, perché le bugie sono le cose non vere e le bugie le dicono i bugiardi. Però il termine è abbastanza infantile; è offensivo, sicuramente, dare del bugiardo a qualcuno, ma ci sono termini peggiori in questi casi.

Uno dei peggiori è “CAZZARO” (con doppia “Z”). Un termie abbastanza recente, infatti esiste dai primi anni ’60.

Il cazzaro è una persona che dice cazzate, cioè bugie, frottole. Uno che racconta frottole è una persona che dice bugie, ma che spesso sono sotto forma di storie:

– Ti giuro, una volta ho trovato un portafogli con 1 milione di euro!

– Credimi, ho un amico che si è laureato in un solo anno in medicina!

– Sai che io ho avuto 1000 donne nella mia vita! Forse anche di più.

Ecco, cose di questo tipo non sono bugie, ma sono “cazzate”. Le cazzate sono storie false. Ed uno che dice cazzate è appunto un “cazzaro”. Appunto. Una persona simile, detto meno volgarmente, è uno che ostenta, uno che “te le conta”, si dice anche così, cioè una persona che “te le racconta” (te le conta). Si dà per scontato che si sta parlando di cose false: “te le conta”, dove “le” sta per “le storie”, o “le fandonie”, “le bugie”, “le frottole”.

È molto usato l’aggettivo (o sostantivo) “cazzaro” nel linguaggio giovanile, sia rivolgendosi alla persona interessata:

– sei proprio un cazzaro!

sia se si parla di qualcun altro:

– non ti fidare di quello! E’ un cazzaro!

Detto in modo educato il cazzaro è un millantatore di presunte capacità, un millantatore di virtù e di successi; un FANFARONE, uno SPACCONE.

Il “MILLANTATORE”: chi è il milantatore?

Il millantatore è colui che millanta (verbo millantare): parliamo sempre di storie e di persone che, per vantarsi, dicono cose non vere: le dicono per sembrare migliori agli occhi degli altri.

– Cosa stai millantando? Stai millantando di essere il più grande professore al mondo?

Il verbo millantare quindi significa “dire bugie”, o più volgarmente “dire cazzate” ma si tratta di bugie su se stessi, bugie sul proprio conto. Millantare è come vantarsi con molta esagerazione e senza alcuna prova.

Se volete dire educatamente a qualcuno che, secondo voi non sta dicendo la verità su se stesso, potete dirgli che lui è un millantatore.

– Non è vero che sei il più bravo scienziato al mondo: sei un millantatore!

Va bene anche fanfarone o spaccone, però questi sono due termini più innocui, sono più termini da bar e quindi meno gravi di millantatore. Sicuramente cazzaro e millantatore hanno lo stesso livello di offesa. Quello che cambia è il livello di volgarità. Cazzaro è più volgare.

Si parla sempre di bugie se parliamo di “CIARLATANO”.

La parola ciarlatano è adatta quando si parla di persone che diffondono false notizie. Persone che si approfittano della buona fede delle persone allo scopo di ottenere denaro o vantaggi di altro tipo, grazie a delle false promesse.

Solitamente il ciarlatano è un venditore, colui che vende qualcosa. Quindi I ciarlatano cerca di convincerti ad acquistare qualcosa, facendoti credere chissà quali proprietà.

– Compra questo corso di inglese e vedrai che in 15 giorni nessuno crederà che sei italiano!

– Ma non fare il ciarlatano! Vai via, non voglio nessun corso di inglese. Che ciarlatano!

Come insulto è abbastanza grave perché il ciarlatano guadagna dalle proprie bugie.

Chi invece non ci guadagna ma semplicemente non è credibile, si può appellare come “INATTENDIBILE”.

Diciamo che è sicuramente meglio essere chiamati inattendibili che ciarlatani!

Non c’è dubbio, infatti se sono inattendibile significa che non merito di essere tenuto in considerazione (NON devo essere TENUTO in considerazione = sono inattendibile, che è il contrario di attendibile). La persona inattendibile è inaffidabile, non le si può dare fiducia.

Se quindi non vi fidate di una persona, non perché credete che sia disonesta ma perché solitamente le cose che dice non sono vere, allora questa persona è inattendibile, o anche INAFFIDABILE. Non si può fare affidamento su di lei.

Sul lavoro si usa spesso questo aggettivo.

– Mi ha detto che finirà il lavoro entro domani

– Sì, dice sempre così, ma poi lo consegna sempre dopo una settimana. È completamente inattendibile!

In molto molto cortese, le persone inattendibili sono persone a cui non si può dare credito.

– non posso dare credito a Giovanni, non si è mai dimostrato attendibile.

C’è poi un insulto molto particolare, sempre collegato alle bugie.

Sto parlando di “SALTIMBANCO”. Insulto molto pesante. Il saltimbanco è colui che può dire le bugie, e le dice se gli conviene. Il saltimbanco è quindi un opportunista, un egoista, ed è un insulto usato nel lavoro. Chi esercita una professione, un’attività, cercando soprattutto di soddisfare i proprî interessi, cercando di mettersi in mostra, di raggiungere il successo personale, con assoluta mancanza di serietà e credibilità è un saltimbanco (tutto attaccato: saltimbanco). Saltimbanco viene da “saltare i banchi”: una specie di giocoliere, un artista, un acrobata, uno che si esibisce in pubblico. Uno che fa ridere insomma. Ma se usiamo il termie per insultare, allora è molto negativo. Si usa molto nella politica: il saltimbanco nella politica è chi passa da un partito politico all’altro, senza avere una idea politica precisa: lui salta da un banco all’altro a seconda della convenienza. Insomma, proprio un brutto insulto. L’Italia purtroppo è piena, pienissima di saltimbanchi della politica.

Sempre nell’ambito delle relazioni sociali, esiste un altro tipo di insulto: “PETTEGOLO”.

Pettegolo è un sinonimo di CHIACCHIERONE. Si può usare sia in senso amichevole sia se ci rivolgiamo a dei bambini:

– è veramente una ragazzina pettegola! (con due “T”)

Insulti sempre tutti… sei davvero strafottente!

Questo significa che la bambina parla molto, è molto loquace, quindi non si tratta di un insulto in questi casi.

Invece se ci rivolgiamo ad un adulto la cosa cambia. Un pettegolo è una persona che critica gli altri, che parla sempre degli altri senza porsi problemi di privacy, di riservatezza e di discrezione. Quindi parlare di pettegolezzi equivale a parlare di indiscrezione. L’indiscrezione è la mancanza di discrezione.

La persona pettegola fa quindi i pettegolezzi. Ecco, i pettegolezzi sono le chiacchiere, le cose raccontate che riguardano altre persone. Spesso poi si tratta di cose non vere, o parzialmente vere.

– Hai visto quella ragazza? Lo sai che prima era sposata, poi si è divorziata, poi si è risposata con un altro, ed adesso ha almeno tre fidanzati! Dico tre!

– Che pettegola! Non è vero, dai, questi sono solamente pettegolezzi!

Bene ragazzi, andiamo ora ad un’altra categoria di insulti. Una categoria molto, ma veramente molto diffusa di insulti riguarda i comportamenti scorretti.

Abbiamo parlato di ignoranza, di antipatia, di supponenza, di bugie, di millanterie e di pettegolezzi. Ora parliamo di vere offese.

La più diffusa offesa sul comportamento scorretto è sicuramente “STRONZO”!

Non c’è italiano che non abbia mai usato questo insulto: giovane, anziano, colto, ignorante, cristiano o ortodosso: lo stronzo è una insulto diffusissimo, sulla bocca di tutti, e la stronzaggine è sicuramente una delle caratteristiche più disprezzate e criticate.
Perché questo?

Perché la parola stronzo si adatta ad una gamma impressionante di persone e comportamenti.

L’origine è abbastanza spregevole diciamo… infatti: uno stronzo è un escremento umano o animale, si tratta quindi di un materiale di scarto, per dirla nel modo meno volgare possibile. Escremento è come dire cacca, o anche merda. Come immagine quindi si capisce bene che se la parola viene usata contro qualcuno non è per fargli un complimento!

Uno stronzo, detto in poche parole, è una persona odiosa, una persona spregevole, che merita di essere paragonata ad un escremento.

– Sei uno stronzo!

Questo è un vero insulto, uno sfogo contro una persona che ha fatto qualcosa di veramente grave.

Naturalmente esiste anche la versione femminile: stronza!

– Ti ha lasciato la fidanzata? Che stronza!

– Un tuo collega ti ha rubato il posto in ufficio? Che stronzo!

– Un tuo amico non ti invita più alle feste? Proprio un atteggiamento da stronzo!

Potrei continuare all’infinito con esempi di ogni tipo.

Sappiate che il termine è molto usato soprattutto dai giovani ma come dicevo prima lo usano un po’ tutti.

Esiste anche il diminutivo “stronzetto” che si usa in caso di sgarbi meno gravi o come presa in giro, ed esistono varie varianti tipo “PEZZO DI CACCA” e “PEZZO DI MERDA” o anche “RIFIUTO UMANO”, “ESCREMENTO AMBULANTE” e chi ne ha più ne metta.

– MI sa che sei proprio un pezzo di merda! Mi hai lasciato senza niente ed ora mi ritrovo fuori casa e te ne freghi!

La cosa importante da capire è che si usa quando c’è da sfogarsi contro una persona che ci ha fatto un torto, uno sgarbo, un dispetto che non possiamo proprio sopportare. Hai tradito la mia fiducia quindi sei uno stronzo!

Scemo, stupido, senza cervello! Semplice.

Nel caso di comportamenti scorretti è molto usato anche “BASTARDO”.

Il termine bastardo in realtà è un termine che indica un ibrido tra due razze. Se quindi ho ad esempio due cani, uno di una razza e uno di un’altra razza (ad esempio un cane bassotto ed un cane labrador); sono due cani appartenenti a due razze diverse. Quindi se questi due cani si incrociano, fanno dei figli, questi cagnolini che nascono sono bastardi. Cioè non appartengono né alla razza bassotto, né alla razza labrador, quindi sono una via di mezzo, sono un ibrido. Quindi sono bastardi, si tratta di cani bastardi.

In realtà però il termine bastardo è stato da sempre utilizzato anche per indicare una persona che nasce al di fuori di un matrimonio. Se un uomo e una donna si sposano e fanno dei figli, questi sono figli sia dell’uomo che della donna che si sono sposati. Ma se invece la donna fa un figlio con un altro uomo, questo figlio è detto, in modo dispregiativo, un figlio bastardo. Quindi il bastardo è un figlio illegittimo.

Ok, ma l’insulto “bastardo” non significa certamente figlio illegittimo.

Infatti il termine bastardo si usa, proprio come stronzo, come una ingiuria.

– Bastardo! Sei un bastardo!

Attenzione perché questo è un insulto molto grave, molto peggiore di stronzo.

Infatti in questo termine c’è soprattutto il tradimento, ma non solo.

In questo insulto c’è tutto il rammarico, tutto il risentimento che si prova quando si viene traditi o si riceve un grave torto.

Un bastardo è molto di più che un semplice stronzo. Un bastardo è un traditore, un vigliacco, una persona che ha preso accordi e poi non li ha rispettati, una persona senza valori, senza dignità, che quindi non merita il nostro rispetto.

– Non ti fidare di loro, sono tutti bastardi!

Sentite quanto odio c’è dentro questa frase: sono tutti bastardi significa che sono esseri umani della peggiore specie, persone di cui non ci si deve fidare.

Cosa fanno i bastardi? I bastardi fanno le bastardate. Gli atti, i comportamenti di una persona che noi chiamiamo bastardo possiamo tranquillamente chiamarli bastardate.

– Ieri mi hanno fatto una bastardata: mi hanno rigato la macchina. Che bastardata!

In questo secondo esempio non sono stato esattamente tradito, ma qualcuno mi ha rigato la macchina, mi ha rotto la macchina facendo un segno evidente con una punta metallica sulla macchina, sulla carrozzeria. Me l’hanno rigata, appunto: una vera bastardata!

Bastardo comunque è abbastanza simile ad un altro insulto abbastanza diffuso e utilizzato: sto parlando di “FIGLIO DI PUTTANA”. Figlio di puttana significa che si sta dicendo a qualcuno, che questa persona è figlio di una puttana. Sua madre è una puttana, è cioè donna che si prostituisce, cioè che vende il proprio corpo per denaro. Questa è una puttana.

Normalmente si chiamano PROSTITUTE, e non puttane, che è la versione volgare. Figlio di puttana però non è un insulto in cui si dice alla persona che sua madre si prostituisce, ma è semplicemente un grave insulto per indicare che una persona ha fatto qualcosa causando un grave danno.

Un po’ come il bastardo, insomma. Un figlio di puttana è come un bastardo, ci ha fatto un danno e noi lo insultiamo, dicendogli che sua madre è una prostituta e che di conseguenza suo padre non è certo, non è sicuro. Un grave insulto che chiama in causa la famiglia, che è evidentemente molto importante in Italia.

Insultare la propria famiglia è fare un grave insulto. Da qui l’utilizzo di bastardo e figlio di puttana.

PUTTANA, poi, di per se, è ovviamente un altro tipo di insulto adatto solamente per le donne, invece “figlio di puttana” è adatto agli uomini. “FIGLIO DI BUONA DONNA”, è la versione meno volgare. La “buona donna” è un modo più gentile di indicare una prostituta.

Puttana, prostituta ed anche MIGNOTTA (e ZOCCOLA): sono tre modi equivalenti per indicare una “buona donna”.

– Si è vestita come una zoccola! Mette sempre la minigonna! Poi c’è anche TROIA.

Il modo più gentile è sicuramente “figlio di buona donna”.

Lo si può usare tra l’altro parlando di una persona che ci ha fatto un torto e non vogliamo esprimere troppo rammarico, oppure anche solo per scherzo:

– Quel figlio di buona donna se n’è andato!

Oppure:

– Mio figlio? È proprio un figlio di buona donna! Mi fa sempre tanti dispetti!

In questo caso mi sto rivolgendo proprio a mio figlio, quindi “figlio di buona donna”, detto a mio figlio, è un modo come un altro per dire “furbo” o quel furbetto di mio figlio, quel MALANDRINO, quel DISPETTOSO.

– Dai, basta con queste cose, sei davvero dispettoso con me!

Malandrino e dispettoso sono più o meno equivalenti, sono modi simpatici per indicare comportamenti giovanili scorretti, quindi non molto gravi perché è abbastanza normale che un giovane a volte si comporti un po’ così, in modo non sempre corretto, come vorrebbero i genitori almeno.

Invece figlio di puttana e FIGLIO DI MIGNOTTA sono insulti ben più gravi, riservati a persone che ci hanno veramente fatto un torto grave.

Possiamo ora tranquillamente abbandonare ora gli insulti sui comportamenti scorretti e passare alla categoria degli insulti sull’istruzione.

Abbiamo già detto che l’appellativo ignorante si può dire sia a chi si non conosce le cose che ignora, sia a coloro che non hanno una buona educazione. Quindi ignorante è sicuramente un insulto che riguarda l’istruzione.

L’istruzione, come la famiglia, è un altro punto debole sui cui colpire.

Bene, allora vediamo un po’.

C’è anche “CAFONE”, che è più o meno come ignorante, ma cafone fa solamente riferimento alla maleducazione. I cafoni sono coloro che usano un linguaggio volgare, coloro che insultano tutti apertamente, anche alzando la voce, senza farsi problemi.

Deriva da “cavare”, nel senso di “cavare la terra”, cioè scavare. Quindi cafone, l’insulto cafone, indica una persona come un contadino, una persona che quindi ha solamente fatto il contadino nella sua vita e che di conseguenza non ha mai studiato, non ha mai aperto un libro.

Del tutto simile è l’insulto “MONTANARO”, dove si parla escplitamente di montagne, per indicare il luogo dove la persona è cresciuta: la montagna.

– Sei proprio un cafone montanaro!

Questo è un insulto che potete dire a chi si rivolge a voi con tono sgarbato ed ignorante, uno che alza la voce e non vi rispetta.

Un cafone, un montanaro, è anche indicato come una persona “ZOTICA”.

Questo è un modo più gentile ed aristocratico di chiamare un cafone. Uno zotico, o anche uno ZOTICONE.

Si tratta in ogni caso di persone, diciamo così… grossolane, ignoranti, senza istruzione.

Grossolane significa semplici, non molto sofisticate, che sono rimaste così come la natura le ha fatte: sono grossolane.

Quante persone, nella vita si incontrano che hanno queste caratteristiche? Tantissime!

Ma cafone si può anche dire di persone prive di buon gusto, o prive di tatto, oltre che di rispetto.

Si parla spessissimo di comportamento cafone, di gente cafona. Anche una cosa però, un oggetto, un oggetto di arredamento o lo stesso arredamento di una casa anche può essere cafone e grossolano.

Una cravatta può essere cafona, e l’abbigliamento in generale può esserlo.

Zotico invece è più indicato per una persona, come zoticone. Cafone è più generico e adatto a tutto, zoticone è più specifico per le persone, come montanaro ed ignorante.

Il modo forse più elegante, o uno dei più eleganti, di insultare una persona che manca di istruzione credo però sia TROGLODITA. Il troglodita, parola abbastanza difficile da pronunciare, è colui che abitava nelle caverne, come nell’epoca preistorica, quando c’erano i dinosauri.

(Verso dinosauro)

Proprio per questo, con questo termine si indicano le persone che vengono giudicate come persone ROZZE o PRIMITIVE, persone INCIVILI. Una persona rozza è come una grossolana, quindi diciamo poco lavorata, poco raffinata. Le persone primitive sono invece i primi abitanti della terra, questi sono i primitivi. I primi abitanti, quindi primitivi.

Anche INCIVILE è un insulto abbastanza delicato ma nello stesso tempo molto offensivo. L’incivile è una persona che non ama la civiltà, non ama vivere con gli altri, perché manca di rispetto e di umanità sostanzialmente.

Se vedete una persona che getta a terra una bottiglietta di plastica, potete dargli del primitivo, sicuramente.

Anche “TERRONE” è un insulto abbastanza diciamo pesante che chiama in causa l’istruzione ed in particolare la provenienza dal sud Italia. Il terrone lavora la terra, ma sicuramente è solamente un grave insulto che gli Italiani del nord, ma solamente alcuni, quelli più cafoni appunto, usano verso gli italiani del sud. Questo è terrone.

Quindi qui entriamo nella categoria degli insulti territoriali, per identificare le persone che abitano in certe zone d’Italia.

– Sei un terrone, ritorna da dove sei venuto, ritorna al sud!

Naturalmente terrone significa anche ignorante e persona poco istruita, altrimenti non sarebbe un grave insulto.

Al centro Italia invece si usa molto l’insulto “BURINO”, che serve ad insultare le persone che non sono cresciute in una grande città ma in campagna. Quindi i cittadini romani insultano dicendo burini alle persone cresciute fuori Roma.

A burino!!!

Ma gli stessi romani sono chiamati burini dalli italiani del nord, sempre alcuni degli italiani del nord.

Appena si sente una persona parlare con l’accento romano, questa potrebbe essere identificata e etichettata come un burino.

– Ecco, sono arrivati i burini di Roma…

Anche gli abitanti del nord Italia comunque possono essere etichettati con un insulto creato appositamente per loro. Mi riferisco a “POLENTONE”.

– Sei proprio un polentone, ritorna da dove sei venuto! Ritorna al nord!

Il termine polentone è quindi un insulto anch’esso, lo possiamo chiamare anche epiteto, parola questa che in generale indica una connotazione, una caratteristica. Polentone è quindi un epiteto negativo, ha cioè una connotazione negativa.

Un polentone è quindi utilizzato dagli abitanti dell’Italia meridionale (cioè del sud Italia) e centrale per indicare gli abitanti dell’Italia settentrionale, cioè del nord Italia.

Polentone deriva da polenta. Cos’è la polenta?

La polenta è un antichissimo piatto di origine italiana a base di farina di cereali. È un piatto tipico del nord Italia, di colore giallo, e si mangia solitamente in bianco oppure col pomodoro, (è buonissima tra l’altro) ed anche volendo con la carne.

Insomma la polenta è diffusa soprattutto al nord, quindi gli abitanti del nord Italia mangiano la polenta, quindi sono chiamati “polentoni”. Molto semplice.

È come se gli italiani li chiamaste “spaghettari” o cose del genere.

Infine vediamo una categoria simile a quella dell’istruzione, che è la categoria dei soldi e della ricchezza.

Se hai pochi soldi per vivere sei semplicemente povero, che è il contrario di ricco; ma questi non sono insulti ma classi sociali diciamo.

Invece se vogliamo insultare una persona che ha difficoltà a spendere i soldi, pur avendone molti da spendere, ci sono vari modi per farlo. Il modo più comune è “TIRCHIO”.

Un tirchio è una persona avara. Tirchio ed avaro sono termini equivalenti, solo che tirchio è molto più offensivo.

– Il mio collega è un vero tirchio! Non mi offre mai il caffè in ufficio. Che tirchio!

Ecco, questo è un modo di insultare un avaro, una persona che spende con difficoltà. Il tirchio ha difficoltà a spendere in generale, è, si può dire, RESTIO NELLO SPENDERE; è grettamente attaccato al denaro.

Se non volete parlare in modo popolare potete indicare queste persone come delle persone parsimoniose, o restie nello spendere, oculate nella spesa. Questi sono tutti modi più delicati e se vogliamo neanche offensivi.

Una persona, se è oculata nella spesa, vuol dire che ha occhio, ha una qualità: sta attento a spendere. Se invece dico che è un tirchio dico che sta attento inutilmente, che non c’è bisogno, perché è troppo attaccato ai soldi, ha una specie di malattia.

Si dice anche che questa persona “HA IL BRACCINO CORTO” per indicare la difficoltà ad allungare la mano, il braccio, per prendere il portafogli, per pagare. Anche questo è un insulto anche se più scherzoso. È un modo diciamo abbastanza simpatico per indicare questo tipo di persone: i tirchi, gli avari.

C’è da dire che a volte avere il braccino corto è anche usato per indicare una persona che ha poca voglia di lavorare. Dipende dalle zone d’Italia.

Vale la pena di ricordare anche qualche insulto legato al sesso.

Abbiamo già detto che prostituta, puttana mignotta, così come anche altri termini analoghi sono usati solamente per le donne.

Per gli uomini si usa spesso DEPRAVATO, PORCO, MAIALE, tre insulti che indicano una eccessiva attenzione verso il sesso. Il porco e il maiale rappresentano lo stesso animale, quell’animale che grugnisce (verso maiale) : pig in inglese, mentre invece depravato è più grave. Depravato Indica sia un comportamento immorale, quindi una persona immorale, priva d’ogni senso morale, ma anche una persona viziosa.

In senso legato al sesso posso anche dire PERVERTITO, il depravato è un pervertito che è evidentemente una persona che ha delle perversioni sessuali, una persona che ha comportamenti sessuali devianti. Insomma un vero DEGENERATO, se vogliamo dirla in modo più elegante. Il degenerato si chiama così perché degenera. Degenerare significa in generale cambiare, ma cambiare in peggio, scadere.

Si dice spesso: “la situazione sta degenerando“. Ok? Nel senso che la situazione sta peggiorando, è quasi fuori controllo e non riusciremo più a fermare questo peggioramento. Questo significa degenerare se a degenerare è una situazione.

Se a degenerare invece è una persona, questa persona la posso chiamare un DEGENERATO, ma con questo termine indico una persona che si comporta in modo molto immorale, è quindi come un pervertito, è la stessa cosa.

Bene ragazzi credo che per oggi possa bastare. Spero non vi venga voglia di iniziare a insultare i vostri amici per non dimenticare la lezione.

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Grazie amici e alla prossima… e niente parolacce.