Andare a quel paese

Audio

Video con sottotitoli

video a cura di Yasemin Arkun

Trascrizione

Buongiorno a tutti e bentrovati sulle pagine di italianosemplicemente.com, sito adatto per aiutare ad apprendere l’italiano tutti coloro che hanno poco tempo a disposizione per studiare la grammatica.
Grazie di essere ancora qui, e per chi non conosce ancora Italiano Semplicemente, vi invito ad andare sul sito e dare un’occhiata alla sezione “livello intermedio”, dove ci sono molti episodi da leggere e file audio mp3 da ascoltare. Per i principianti, benvenuti e a voi consiglio di andare alla pagina a voi dedicata. Anche coloro che non sanno nulla di italiano, potranno trovare, nella pagina “principianti”, delle storie da ascoltare. Lì troverete sia i file audio che le trascrizioni.

Bene, oggi ci occupiamo di una frase idiomatica, e in particolare di una frase molto delicata.

Dico delicata perché avrò alcune difficoltà a trovare le parole più idonee per spiegare questa frase idiomatica. Vado subito al dunque (via il dente, via il dolore) e vi dico che la frase in questione è “andare a quel paese”. Andare a quel paese è una frase idiomatica, sicuramente, perché il senso proprio di questa frase è sicuramente fuorviante. Fuorviante significa che vi porta fuori dalla via, vi porta fuoristrada, questo significa che voi potreste pensare di leggere la frase parola per parola ed interpretare la frase in questo modo, ed invece la frase ha un senso figurato; un senso diverso dal significato proprio.

Chi di voi già consce questa espressione già avrà capito per quale motivo sono preoccupato oggi, nell’affrontare questa spiegazione. Gli altri invece saranno incuriositi, e quindi cercherò di cavarmela affrontando la frase senza indugiare. Cercherò di cavarmela significa cercherò di uscirne fuori, cercherò di risolvere il problema.

Dunque “andare a quel paese”, o meglio, l’esclamazione “vai a quel paese”, rivolta a qualcuno, è l’equivalente di… “fuck you” in inglese. La differenza è che mentre la frase inglese è molto volgare (ed ovviamente esiste l’equivalente italiano di fuck you, che non sto qui a ricordarvi poiché sicuramente tutti voi già conoscete; mentre la frase inglese è volgare, come dicevo, “vai a quel paese” è, per quel che si può, la versione delicata, informale, gentile se vogliamo.

Andare a quel paese quindi è un invito, è un invito che si fa, che si rivolge ad una persona, ed è un invito che si rivolge generalmente a persone con le quali non si va molto d’accordo. In genere “vai a quel paese” conclude sempre una discussione, è cioè l’ultima frase che si dice, generalmente, in una discussione animata, in cui si litiga con qualcuno. Se si discute, se si litiga con qualcuno, ed in particolare se si discute animatamente si alzano i toni, si alza la voce, e spesso può accadere che una delle persone insulti un’altra persona, e pronunci appunto questa frase: “vai a quel paese”.

Discutere animatamente significa discutere con l’anima, e si usa frequentemente per indicare una discussione accesa, che non si svolge con toni pacati, tranquilli, ma ad un certo punto ci si lascia andare, si comincia ad alzare la voce, e si perde il controllo. Ed alla fine uno dei due, e spesso entrambi, mandano a quel paese l’altra persona.

Mandare a quel paese quindi vuol dire manifestare un grande dissenso verso l’altra persona, nel senso che queste due persone hanno una idea totalmente diversa a proposito di un certo argomento, e mandando a quel paese si dice all’altro:

ok, è chiaro che non la pensiamo nello stesso modo, è chiaro che abbiamo una idea diversa, quindi tu resti con la tua opinione, che io non approvo, ed io resto con la mia, che tu non approvi.

Questa lunga frase, evidentemente, è  troppo lunga per essere pronunciata, e soprattutto non vale la pena di sprecare fiato per una persona che vogliamo liquidare. In queste circostanze quindi “vai a quel paese” è un sistema sbrigativo per liquidare una persona.

Liquidare una persona vuol dire, non renderla liquida, non farla diventare liquida, ma vuol dire sbarazzarsi di questa persona, farla allontanare, oppure smettere di parlarci perché le abbiamo già dedicato molto tempo.

Entrambe le persone, evidentemente, per mandare a quel paese l’altra persona, manifestano la volontà di sbarazzarsi l’una dell’altra. L’una dell’altra vuol dire che ognuna delle due persone si vuole sbarazzare dell’altra persona. E sbarazzare, come detto, ha lo stesso significato, più o meno, di liquidare. Posso quindi dire “ho liquidato Giovanni” oppure posso dire “mi sono sbarazzato di Giovanni”.

E’ la stessa cosa. Quindi ragazzi spero non vogliate liquidarmi dopo questa spiegazione. Soprattutto spero non vogliate mandarmi a quel paese, perché mi offenderei.

Un’ultima annotazione: “quel paese” indica un luogo, un paese, appunto, che non si nomina. Si indica quindi un paese senza nome che indica quindi un luogo lontano, che non viene nominato, perché se lo facessi, direi una parolaccia…

Vi lascio sulle note di questa bella canzone italiana di Alberto Sordi, un comico italiano tra i più famosi, ormai passato a miglior vita purtroppo (cioè ormai deceduto) che si chiama appunto:  “te c’hanno mai mannato a quel paese”, che in dialetto romano significa “ti ci hanno mai mandato a quel paese?, cioè: “a te ti hanno mai detto vai quel paese”?

Un saluto a tutti.

Annunci

Attaccare il pippone ed attaccare bottone

Audio

Trascrizione

trascrizione a cura di Shrouk H. Helmi – musiche di Emanuele Coletta

Video su Youtube (con sottotitoli)

Allora buonasera amici, oggi vi parlerò di un espressione molto utilizzata tra i giovani. È una espressione molto utilizzata prevalentemente tra i giovani e prevalentemente al centro Italia, anche se vi comprenderanno in tutta Italia. Questa frase è una frase che tutti possono comprendere; tutti gli italiani voglio dire, e ha a che fare con il mondo della comunicazione. Perché dico questo? Perché come sapete, essendo il creatore di italianosemplicemente.com so che la comunicazione è importante ed il messaggio che c’è sul sito di italianosemplicemente.com è che se seguite le regole di Italiano Semplicemente imparerete a comunicare in italiano in sei mesi.

Dunque questa frase idiomatica é una frase che soltanto se conoscete il significato potete comprendere, potete capire cosa significa e sarete in grado di utilizzarla. Dunque la frase è “attaccare il pippone” è una frase che mi è venuta in mente ieri pomeriggio perché ho ascoltato un podcast in inglese e ascoltando questo podcast mi è venuto in mente che c’erano delle espressioni in inglese che tradotte in italiano si potevano tradurre in questo modo “attaccare il pippone”.

Dunque: come al solito prima di spiegare il significato di quest’espressione, spieghiamo le parole, le singole parole che compongono l’espressione; dopodiché vi spiegherò il significato e farò qualche esempio come al solito. Alla fine proveremo un esercizio di ripetizione.

Questa é un espressione, vi avviso subito, un po’ dedicata perché si rischia di fare delle gaffe; si rischia di fare delle brutte figure perché contiene una parola che è una parola pericolosa.

Vediamo dunque il significato della parole così scoprirete qual è questa parola pericolosa. Dunque, “attaccare il pippone”: vediamo la parola “attaccare“. È  la prima parola. Attaccare è il contrario di staccare. La parola attaccare è un verbo e significa prendere qualcosa, attaccarla su una superficie ad esempio, prendere della colla: la colla è quella sostanza chimica che viene utilizzata per unire le parti di due oggetti, per attaccarle, dopo che avete attaccato le due parti non si staccheranno più, saranno attaccate perché avete applicato (messo) la colla sulla parte che è in comune, dunque attaccare significa questo, quindi è il contrario di staccare. La seconda parola è l’articolo “il“, che conoscerete sicuramente e la terza parola è il pippone,.

Pippone è appunto la parola pericolosa, la parola molto pericolosa. Prima di utilizzarla state molto attenti perché ha più significati. In questo caso non è un significato negativo perché “pippone” in questo caso significa soltanto una cosa, il pippone in questo caso è un discorso, una frase, diciamo un discorso che una persona inizia, nei confronti di un altra persona e non la finisce più. Un discorso che non finisce più.  Attaccare il pippone quindi significa niente che si deve attaccare, evidentemente, quindi non dovete guardare al significato proprio dell’espressione.

Il pippone non è una cosa che si attacca ma attaccare il pippone significa iniziare un discorso molto lungo, coinvolgere una persona, costringerla ad ascoltare un discorso molto lungo anche contro la sua volontà; questo è il significato dell’espressione attaccare il pippone, quindi in questa frase il senso del verbo attaccare è evidentemente quello di iniziare. Attaccare significa “iniziare” in questo caso.

Però non potete dire “iniziare il pippone” perché se dite iniziare il pippone non verrete compresi e rischiate che la parola “pippone” venga interpretata nel suo senso negativo, che ancora non ho spiegato. Qual è? Dunque, attaccare il pippone significa appunto iniziare un discorso lungo e che l’altra persona non è detto sia disponibile ad ascoltare. Il podcast in inglese che stavo ascoltando qualche giorno fa appunto è relativo ad un barista, una persona che di mestiere, di lavoro faceva il barista cioè la persona che serve al bar, la persona alla quale si ordina il caffé, la persona che quindi lavora in un bar.

Il barista spesso é costretto ad ascoltare le persone che vengono al bar, magari nel bar non c’è nessuno, magari c’è soltanto il barista e arriva una persona, viene magari sola al bar e comincia a parlare: comincia a parlare di un discorso che il barista non è detto che trovi molto piacevole, di conseguenza il barista, essendo quello il suo lavoro, non lo dice, non lo comunica alla persona, al cliente che quel discorso non gli piace; non gli comunica, non gli dice che vorrebbe non ascoltare più. Non gli dice quindi: smettila! Perché è un cliente e magari non vuole perdere il cliente, di conseguenza quando questa persona va dal barista e comincia a parlargli di qualsiasi cosa per lungo tempo e lo costringe ad ascoltare, si dice “attaccare il pippone“: questa persona attacca il pippone al barista cioè attacca il pippone e non la finisce più. Questo quindi è il significato del espressione.

Vi ho già fatto un esempio molto calzante, i baristi, poverini, sono costretti molto spesso ad ascoltarsi il pippone delle persone che arrivano al bar e cominciano a parlare, magari sono persone sole che non hanno molto amici e vanno dal barista perché è l’unica persona che è disposta ad ascoltarli.

Di conseguenza attaccano il pippone al barista e lo fanno durare fin a che arriva il cliente successivo, questo quindi è un primo esempio che mi viene in mente.

Un secondo esempio che mi viene in mente… potrei fare un esempio anche in ambito affettivo, in ambito diciamo relazionale. Potremmo pensare ad esempio a due persone, un uomo e una donna. Se un uomo si innamora di una ragazza e vuole iniziare a parlare con questa ragazza, e allora che cosa fa? Comincia a parlare con questa ragazza perché le fa piacere parlare con lei e comincia ad attaccargli un pippone incredibile, comincia ad attaccare il pippone e non lo smette piú. Vuole parlare, vuole soltanto parlare, vuole parlare perché gli piace questa ragazza e la ragazza, per non offenderlo potrebbe non fargli notare che è una persona fastidiosa e quindi sopporta. Sopporta e sopporta fino a che potrebbe dirgli “basta adesso, ho altro da fare, devo uscire con una mia amica” ad esempio.

Quindi questo ragazzo attacca il pippone e non la finisce più. Lo fa durare troppo tempo e diventa fastidioso. In questo caso potremmo anche utilizzare un altra espressione, sempre con il verbo attaccare perché quando un ragazzo vuole conoscere una ragazza e comincia a parlare con lei, allora in questo caso si dice attaccare bottone, attaccare bottone significa semplicemente approcciare la ragazza, inizia a parlare. Attaccare bottone vuol dire che prima questa ragazza non la conosceva, e dopo la conosce. Se ha il coraggio di “farsi avanti”, se ha il coraggio di iniziare a parlare.

Invece attaccare il pippone è invece fare un discorso fastidioso, lungo, che una ragazza non ha voglia di ascoltare.

Quindi con l’occasione ho spiegato anche questa seconda frase idiomatica “attaccare bottone” sicuramente tutti i ragazzi che stanno ascoltando in questo momento questo podcast di Italiano Semplicemente hanno attaccato bottone nella loro vita moltissime volte. Spero per loro però che non abbiano attaccato il pippone a nessuno (ad una ragazza), e che questa ragazza non sia stata infastidita da loro.

Vi auguro di attaccare il bottone più spesso che potete ma vi auguro di non attaccare il pippone a nessuno.

Attaccare il pippone è una frase quindi che è relativa delle persone che non si rendono conto di essere fastidiose, non si rendono conto di infastidire le altre persone, evidentemente perché hanno una scarsa “intelligenza sociale” si dice; una scarsa intelligenza sociale, cioè non si accorgono dei sentimenti degli altri, sono poco empatici. L’empatia è una qualità, una dote, una virtù sociale molto importante che non ha niente a che vedere con l’intelligenza misurata col quoziente intellettivo perché l’intelligenza del quoziente intellettivo è un altro tipo di intelligenza.

Si è acceso un dibattito abbastanza intenso su quello che è l’intelligenza emotiva, sociale e sui vari tipi di intelligenza che non sono legate necessariamente all’intelligenza del  quoziente intellettivo. Molto interessanti sono dei libri su questo, di  Daniel Goleman che ha scritto due libri: l’intelligenza emotiva, che vi consiglio di leggere e “l’intelligenza sociale“. Ovviamente questi sono i titoli in italiano. Se volete imparare l’italiano vi consiglio, se avete un livello intermedio, ogni tanto di leggere qualche libro che vi interessa, assolutamente fondamentale è che il libro sia interessante affinché voi possiate imparare la forma scritta, ed aiutandovi con vocabolario online potrete scoprire molte parole diverse. Potreste quindi in questo modo allargare il vostro vocabolario in un modo molto produttivo. E’ quello che sto facendo con l’inglese, con la lingua inglese, e trovo che sia un esperimento interessante.

Quindi vi ho spiegato facendo due esempi cosa significa “attaccare il pippone”: non è una qualità sicuramente, ma è un difetto. Se vi è mai capitato di attaccare il pippone a qualcun altro probabilmente non ve ne siete accorti perché chi attacca il pippone lo fa pensando che l’altra persona sia attenta e concentrata su quello che state dicendo e molto spesso le persone che vi ascoltano fanno finta di essere interessanti, perché magari non vogliano offendervi, perché magari non vi vogliono comunicare che siete fastidiosi e che le state infastidendo. Di conseguenza vi consiglio, se siete delle persone che parlate molto, se siete delle persone logorroiche, che parlano molto quindi. Conoscono svariate (molte) persone logorroiche e tutte le persone logorroiche evidentemente sono persone che attaccano il pippone molto spesso alle altre persone. Cominciano a parlare di un argomento e non la finiscono più: bisogna “staccare la spina“, come si dice. Bisogna staccare la apina, bisogna trovare una scusa e interrompere il discorso. Spesso quando vedo queste persone logorroiche che parlano con un mio amico, mentre stanno parlano con questa persona logorroica io dico: “senti scusa, ti cercava Giuseppe” ad esempio. In questo modo lui ha una scusa per andarsene e la persona logorroica cioè la persona che ha attaccato il pippone, non si sarà offesa, non si offenderà. Questo, diciamo, è un modo delicato per interrompere le persone logorroiche mentre parlano con le persone a cui attaccano il pippone molto spesso.

Quindi oggi vi ho spiegato due espressione “attaccare bottone” e “attaccare il pippone”. Facciamo un esercizio di ripetizione coniugando attaccare il pippone prima al presente e poi al passato: pronti, via.

  • Io attacco il pippone
  • Tu attacchi il pippone
  • Lui attacca il pippone
  • Noi attacchiamo il pippone
  • Voi attaccate il pippone

Vediamo adesso al passato e dopo vi spiegerò per quale motivo la parola pippone é una parola pericolosa:

  • Io ho attaccato il pippone
  • Tu hai attaccato il pippone
  • Lui ha attaccato il pippone
  • Noi abbiamo attaccato il pippone
  • Voi avete attaccato il pippone
  • Loro hanno attaccato il pippone

Molto bene ragazzi, mi raccomando quando ripetete il pippone si dice con due “P”: pippone (non é pipone ma é pippone).

Okay, ripetete questo è esercizio più volte, ripetete l’ascolto di questo podcast più volte, vedrete che lentamente ma inesorabilmente  la grammatica presente nelle frasi di questo podcast entrerà automaticamente nella vostra testa e questo sicuramente è un esercizio più difficile e divertente rispetto allo studio di un libro di grammatica dove non troverete mai, tra l’altro, quest’espressione “attaccare il pippone” o “attaccare bottone”.

Dunque vi spiego adesso per quale motivo la parola pippone è pericolosa: la parola “pippone” significa anche un altra cosa, usata anche questa tra i giovani, (molto tra i giovani) ed è una parola che ha a che fare con il sesso. Che ha a che fare con il sesso, di conseguenza vi consiglio di utilizzarla quando soltanto avete certezza di quello che state dicendo. Quindi il pippone è una parola diciamo che ha che fare con il sesso… il pippone infatti deriva dalla parola “pippa” e la parola pippa é usata in vari modi nella lingua italiana.

Fondamentalmente la parola “pippa” significa due cose, per prima cosa pippa significa: se una persona “è una pippa” vuol dire che una persona non é capace, se sei una pippa a giocare a basket vuol dire che non sei capace a giocare a basket: è l’equavalente di “una schiappa“: se tu sei una schiappa vuol dire sei una pippa: non sei capace. E’ molto famigliare, quindi queste sono parole che si usano tra amici, tra conoscenti o in famiglia.

Il secondo significato della parola “pippa” invece é “masturbazione” quindi attenzione: pericolosissima!! Quindi anche in questo caso state attenti e non utilizzate questa parola se non siete sicuri di quello che dite. E il pippone, appunto deriva da “pippa” e anche in questo caso potrebbe essere interpretata male e essere collegata ad un significato sessuale. Quindi stati attenti: “attaccare il pippone”; quando dite la parola il “pippone” ricordatevi di attaccarci la parola “attaccare”, quindi “attaccare il pippone” significa parlare, parlare, parlare e dare fastidio, provocare fastidio nell’altra persona.

Bene ragazzi, siate numerosi, continuate a seguire italianosemplicemente.com che sta crescendo sempre di più: lo noto dei contatti su Facebook dalle persone che dicono che Italiano Semplicemente gli piace, dalle visite sul sito e di conseguenza sono molto felice di questo.

Ricevo molto e-mail, molti messaggi su Facebook e mi scuso se non riesco a rispondere a tutti. Faccio il possibile per rispondere, (anche io ho un lavoro), quindi devo cercare di ottimizzare i tempi e utilizzarli per registrare dei podcast per tutti.

Ciao amici, alla prossima!

 

 

 

Incazzarsi e scazzarsi

Audio

Trascrizione

Trascrizione a cura di Shrouk H. Helmi

Buongiorno amici e membri della famiglia di italiano semplicemente. Come promesso, oggi ascolterete la spiegazione di due verbi molto simpatici. Incazzarsi e Scazzarsi. Avete appena ascoltato un pezzo di una canzone di Roberto Benigni, che è un personaggio comico italiano che cantava appunto questa canzone “la marcia degli incazzati”.

Prima di iniziare però vi informo subito che abbiamo deciso di prendere un impegno con voi, e che ogni domenica sarà online un nuovo episodio di italiano semplicemente.

Questo significa che abbiamo un appuntamento fisso  e chiunque abbia voglia di migliorare il suo italiano ora da oggi può contare sull’aiuto di italiano semplicemente.

Vi invito pertanto a controllare su Facebook o direttamente sul sito, e se volete essere informati tramite Facebook è necessario che Facebook sappia che voi volete essere informati. L’unico modo per fare questo è mettere “mi piace” agli articoli ed alla pagina Facebook di Italiano Semplicemente. Ovviamente fatelo solamente se la pagina e gli articoli vi piacciono, ma questo è scontato, non c’è bisogno che io ve lo dica.

Allora, recentemente abbiamo molta carne al fuoco sul sito italianosemplicemente.com, molte cose sono in programmazione,  molte cose che vi aiuteranno con l’italiano. Stiamo,  ad esempio,  preparando la terza lezione del corso di italiano professionale, che dal 2018 sarà disponibile per tutti. La terza lezione sarà dedicata all’Approssimazione e al pressapochismo, due “vizi” molto diffusi nel mondo del lavoro. In questa terza lezione quindi vedremo tutte le espressioni italiane che riguardano quest’aspetto, cioè questi due vizi. I vizi sono le caratteristiche negative delle persone, i difetti del comportamento. I vizi sono il contrario delle virtù, che invece sono le caratteristiche positive del comportamento.

Vi informo che il contenuto completo dell’intero corso sarà disponibile solo nel 2018 a chi acquista il corso, ma verrà prodotto un estratto, una sintesi, anche audio, del contenuto di ogni lezione. Questo affinché chi acquisterà il corso sappia con esattezza cosa acquisterà.

Oggi invece ci occupiamo di altro. Iniziamo subito con i due verbi molto importanti nel linguaggio italiano di cui vi parlavo prima: incazzarsi e scazzarsi. Mi viene un po’ da sorridere perché si tratta di due verbi di uso comune, ma che solitamente non vengono spiegati. Infatti la loro origine è una parolaccia, che inizia con le lettere C-A-Z-Z ed ogni italiano al mondo usa molto spesso queste due parole. Secondo me quindi si devono spiegare lo stesso questo tipo di parole, sono parole che vanno spiegate anche perché se non volete usarle potete non farlo, ma  prima o poi le ascolterete, prima o poi vi capiterà di ascoltarle,  se non le avete già ascoltate,  e di conseguenza è meglio saperne, conoscerne il significato che non saperlo. Iniziano quindi con la spiegazione.

Vi spiegherò prima il significato di “incazzarsi”,  poi di “scazzarsi”, poi vediamo anche quando utilizzare i due verbi e in quali occasioni farlo.  Farò  quindi degli esempi relativi alla vita di tutti i giorni, come sempre.  Infine faremo un piccolo esercizio di ripetizione, per esercitare la pronuncia.

Allora cominciano con “incazzarsi“.

Rambo_incazzato
Rambo è “incazzato”

Vi capiterà spesso di ascoltarla se venite in Italia.  Significa semplicemente” arrabbiarsi”. Incazzarsi vuol dire arrabbiarsi quindi. Vuol dire provare della rabbia,  quella emozione che si prova quando c’è qualcosa… quando succede qualcosa che non ci aspettavamo  e che avrà delle conseguenze negative su di noi.  La rabbia è una delle emozioni più importanti che caratterizzano l’essere umano, quindi a tutti prima o poi capita di provare rabbia,  di arrabbiarsi,  di incazzarsi.  Ci si può arrabbiare per qualcosa che colpisce direttamente noi stessi  ma ci si può incazzare anche per qualche avvenimento che riguarda i nostri familiari o il nostro lavoro  o che colpisce qualcosa a cui teniamo, qualcosa di importante per noi. C’è però una differenza tra arrabbiarsi e incazzarsi. Intanto incazzarsi è più forte. Se io dico che sono incazzato,  sono più arrabbiato di una persona che è semplicemente arrabbiata. Quindi la mia rabbia è più grande, più intensa. Ancora più forte è se dico: “sono incazzato nero“. In questo caso sono veramente arrabbiato, e non potrei essere più arrabbiato di così.

La seconda differenza è che la potete usare solo con amici o familiari. Invece arrabbiarsi è più generica e sempre utilizzabile,  in ogni circostanza.

Ci sono molti modi per esprimere la rabbia nella lingua italiana. Alcune di queste espressioni sono sempre utilizzabili, in ogni circostanza, sono più delicate e meno aggressive, altre espressioni invece sono più pesanti, più familiari, come incazzarsi, e dovete stare attenti a quando le usate.

Tra le prime, quelle della forma più “gentile”. c’è ad esempio:  “Perdere la bussola“. La bussola è quello strumento che indica il nord, il sud, l’est e l’ovest e serve per orientarsi. Poi c’è “Perdere il controllo“, che è forse la più utilizzata di tutte le espressioni. Esiste anche “avere uno scatto d’ira“. Potete dire anche semplicemente “perdere la pazienza“. Una espressione interessante è “andar fuori dai gangheri” o “uscire dai gangheri“, che è simile ad un’altra espressione che è: “andare su tutte le furie“, cioè “infuriarsi“, o “montare su tutte le furie” si può anche dire. Queste sono come ho detto, le espressioni più gentili, cioè che potete sempre usare. La meno aggressiva di tutte, in assoluto, ed anche un po’ poetica credo però sia un’altra ancora, che è “perdere il lume della ragione“, espressione molto elegante secondo me. Perdere il lume della ragione è poetica perché la ragione rappresenta il comportamento razionale, che è come una luce, come un lume, cioè ciò che ci guida, che ci fa luce nel buio. Se perdiamo il lume della ragione siamo al buio, senza luce, quindi quando ci arrabbiamo perdiamo il lume della ragione: molto poetico direi.

Anche “perdere le staffe” è un’altra espressione molto elegante secondo me. Queste sono tutte le espressioni sempre utilizzabili, in ogni contesto. Le staffe servono per andare a cavallo, ed è dove si mettono i piedi quando si va a cavallo. Se le perdiamo, il cavallo, che rappresenta la ragione, il comportamento razionale, non è più sotto controllo.

Tra le espressioni invece un po’ più pesanti, come incazzarsi,  ci sono ad esempio: “andare in bestia” molto utilizzato tra i giovani, o anche “imbestialirsi“, che è la stessa cosa. In entrambe c’è la parola “bestia”, che vuol dire animale, non umano. Poi c’è anche “imbufalirsi”, che contiene la parola “bufalo”. Sia la bestia  che il bufalo (che è un animale specifico che ha le corna), sono quindi due figure associate alla rabbia, due figure simboliche della rabbia.

C’è un’insieme di espressioni un po’ meno usate, che sono poi  “dar fuori di matto” o anche “dare in escandescenze”.

Ci sono, a parte le espressioni idiomatiche, anche altri verbi molto usati, che hanno più o meno lo stesso significato: indignarsi, incollerirsi o, oppure adirarsi, infuriarsi· irritarsi,·prendersela, riscaldarsi, seccarsi, stizzirsi. Sono tutti verbi che hanno, se vogliamo, diverse sfumature, ma sono più o meno tutte equivalenti.

Concentriamoci però su incazzarsi: ad esempio se vengo a sapere che un mio caro amico si sposerà, e questo amico non mi ha avvisato di questa sua decisione, cioè che ha fissato la data del suo matrimonio,  allora posso dire al mio amico: “questa cosa mi ha fatto molto incazzare“; e lui potrebbe rispondere: “Non essere incazzato per queste stupidaggini, ho solamente dimenticato di avvisarti, ancora non lo sapeva nessuno“.

Quindi avete sentito come colui che si è arrabbiato si dice che si è “incazzato”. Quindi incazzarsi è un verbo a tutti gli effetti, che si coniuga come gli altri.

Vediamo adesso il secondo che è “scazzarsi“.

Dunque ci sono vari modi di usare questa parola. La prima è il contrario di “incazzarsi”. Se quindi una persona diventa arrabbiata, incazzata, cioè si incazza, si arrabbia, poi dopo un po’ di tempo questa persona può non essere più arrabbiata, incazzata. Gli passa cioè l’incazzatura. L’arrabbiatura passa e quindi possiamo dire che “si è scazzata”. Questa persona prima si incazza e poi si scazza. Quindi in questo senso, scazzarsi è il contrario di incazzarsi. Attenzione perché si dice “si è scazzata”. Aggiungere la parola “si” è importante, infatti se non la metto cambia il significato.

Infatti se sentite che una persona è “scazzata” allora non vuol dire che prima era arrabbiata ed ora non lo è più, ma vuol dire che  si annoia, che si infastidisce, che quindi non ha voglia di fare niente e prova del fastidio, della noia. Questo  è il modo più frequente di usare questo verbo, e si dice quindi “essere scazzati”. Essere scazzati vuol dire quindi essere annoiati, infastiditi. Essere scazzati è diverso quindi da “scazzarsi”, che vuol dire come abbiamo detto perdere l’arrabbiatura.

Se non hai voglia di far nulla puoi tranquillamente dire “mi sento un po’ scazzato oggi“, o “sono un po’ scazzato oggi”. Anche questa è però una espressione familiare e amichevole, come del resto tutte le parole che contengono le lettere C-A-Z-Z.

Ma “scazzarsi” può anche essere usato al posto di litigare, discutere. Questo è il terzo significato. Ad esempio posso dire: “ieri sera io ed il mio amico ci siamo un po’ scazzati al ristorante“, che sta a significare che ho discusso, ho avuto una discussione, un litigio, col mio amico.

Come vedete quindi non è facilissimo. In questo ultimo caso però c’è anche un’altra persona: “ci siamo scazzati“. In alternativa potete ascoltare anche “mi sono scazzato con un mio amico” quindi la presenza di “con“, della congiunzione “con” sta ad indicare che avete litigato, che si tratta di una discussione, di un litigio, con un amico.

Bene ragazzi. Adesso facciamo qualche esercizio di ripetizione con i due verbi di oggi: ripetete dopo di me. Mi raccomando non pensate alla grammatica ma solamente a ripetere imitando la mia pronuncia. Attenti alla doppia “zz” di incazzarsi e scazzarsi. Ripetete dopo di me e fatelo a voce alta, a meno che non siate in un autobus. In questo caso, ripetete nella vostra testa, è meglio, altrimenti si incazzerà anche chi vi ascolterà. Allora cominciamo:

  1. io mi sono incazzato.
  2. tu ti sei incazzato
  3. lui si è incazzato
  4. lei si è incazzata
  5. noi ci siamo incazzati
  6. voi vi siete incazzati
  7. loro si sono incazzati

Ora con scazzarsi.

  1. chi si incazza, poi si scazza (contrario di incazzarsi)
  2. ci siamo scazzati (annoiati) e ce ne siamo andati
  3. mi sono scazzato (ho litigato) con mio figlio
  4. al lavoro ci siamo scazzati (abbiamo discusso, litigato) durante una riunione
  5. al lavoro mi scazzo facilmente (mi annoio). Non è un bell’ambiente.

Bene, ripetete il podcast più volte, salvatelo nel vostro smartphone, e di tanto in tanto ascoltatelo per non dimenticare. Vi consiglio di ascoltarlo almeno per un paio di settimane, poi potete passare al podcast successivo. Non preoccupatevi se nel frattempo esce un nuovo podcast di Italiano Semplicemente, perché tutti i podcast sono online e comunque potete alternare l’ascolto dei vari file audio per non scazzarvi (annoiati) troppo. Anche questo è molto importante.

Ciao ragazzi, nella speranza che non vi siate scazzati (annoiati) troppo ascoltando la mia spiegazione, vi auguro che non siate persone che si incazzano facilmente, perché la vita è breve ed è sempre meglio sorridere. Ascoltate ancora Roberto Benigni e vi passerà qualsiasi incazzatura…

Video su Youtube

Espressioni equivalenti: brutta gatta da pelare – brutta bestia… cavoli amari

Gatta (bella) e non da pelare...
Gatta (bella) e non da pelare…

Ciao a tutti amici. Oggi ci divertiamo un po’ con alcune espressioni tipiche italiane. Sono Gianni, di italianosemplicemente.com, e oggi, dopo aver spiegato il verbo cazzeggiare la settimana corsa, anche oggi voglio presentarvi alcune espressioni tipiche italiane.

Espressioni che hanno tra di loro più o meno lo stesso significato, e che però vanno utilizzati in contesti e situazioni diverse.

In Italia infatti, come probabilmente in ogni lingua, lo stesso concetto, la stessa cosa, lo stesso sentimento, si può esprimere non solamente in un modo, in un solo modo, ma in diversi modi.

Nel caso del verbo cazzeggiare, abbiamo visto che si può usare una parola derivata da una parolaccia per indicare un atteggiamento scherzoso, ma che la stessa cosa, lo stesso concetto può essere espresso in differenti modi, più o meno familiari, più o meno formali.

Ci sono differenti modalità di esprimere lo stesso concetto dunque, ed oggi vedremo la frase “avere una brutta gatta da pelare“.

E’ la seconda frase idiomatica che ha a che fare con un gatto, in questo caso con una gatta. Abbiamo già visto la frase “non c’è trippa per gatti” che è piaciuta molto e che è utilizzata solamente in Italia.

Oggi la frase dunque è “avere una brutta gatta da pelare“. Nel corso del tempo vedremo man mano tutte le espressioni che in generale hanno a che fare con gli animali. “Vedere i sorci verdi è un altro esempio che abbiamo già spiegato, che però riguarda i topi, cioè i “sorci”.

Oggi voglio provare, voglio sperimentare un diverso modo di fare la spiegazione della frase.

E’ un esperimento, ed è Il modo che vorrei seguire, che vorrei utilizzare anche all’interno del corso “italiano per affari e per le relazioni professionali“, il corso che sarà disponibile il 1 gennaio 2018 e che naturalmente conterrà anche un capitolo contenente tutte le frasi idiomatiche utilizzabili in ambito professionale, in contesti sia formali che informali. Ci sarà inoltre una chat su whatsapp dedicata a tutti coloro che acquistano il corso, per avere assistenza personale.

Dunque il metodo è il seguente e voglio illustrarvelo ora:

  1. Inizialmente spiegherò il significato delle parole e dell’espressione, e farò, come sempre, alcuni esempi di utilizzazione per capire al meglio quando si usa la frase in questione; questo è il primo punto.;
  2. Al secondo punto vedremo bene la pronuncia delle singole parole e l’intonazione che va utilizzata. Vedremo anche quando si pronuncia e se ci sono eventuali difficoltà nella pronuncia della frase;
  3. Terzo, vedremo in quali altri modi possiamo esprimere lo stesso concetto, con i sinonimi e i contrari anche, vedremo la versione formale cioè professionale, e quella informale, cioè che si usa tra amici o tra colleghi che si conoscono bene; Vedremo anche dove si colloca la frase in questione. Vedremo cioè ogni frase in quale contesto va usata. Se la frase è formale, vedremo l’equivalente informale e viceversa. Inoltre verrà specificato anche se la frase è solamente orale, oppure potete anche trovarla e utilizzarla in forma scritta;
  4. Quarto punto, vedremo se ci sono eventuali rischi nella pronuncia, vale a dire se ci sono pericoli di confusione con altre parole con altro significato;
  5. Infine, sarà anche il vostro turno, faremo infatti insieme un piccolo esercizio di coniugazione, utilizzando tempi diversi, al passato ad esempio, o al futuro o al condizionale eccetera, lasciandovi il tempo di ripetere per far sì che cominciate ad abituarvi a sentirvi parlare, a sentire voi stessi parlare, a sentire quindi la vostra voce e ad allenare i muscoli della vostra lingua, senza pensare alla grammatica.

Adesso ascoltiamo alcuni membri della chat di whattup di Italiano Semplicemente che pronunciano queste frasi:

Ascoltriamo Shrouk dall’Egitto, Thiago dal Brasile e Lilia dalla Russia, tre amici che mi hanno aiutato.

Shrouk: “Imparare l’italiano è una brutta gatta da pelare se non usi il metodo giusto

Thiago: “quel professore è proprio una brutta bestia. Se non te lo fai amico è impossibile superare l’esame“.

Lilia: “sono cavoli amari se mia madre mi scopre che le ho preso la macchina di nascosto

ringrazio tutti naturalmente per aver collaborato, e ringrazio anche Petra dalla Germania, che mi correggerà se sbaglierò qualcosa. Vero Petra?

PETRA: “Sì hai ragione

Avete sentito delle frasi dei nostri apprendisti della lingua italiana. Li ringrazio tutti per la loro collaborazione. Questi sono solo alcuni degli esempi che si possono fare con queste espressioni: “avere una brutta gatta da pelare”, “sono cavoli amari” e “è proprio una brutta bestia”. Le espressioni hanno un significato molto simile tra loro.

Ma cominciamo prima a spiegare le parole: sapete cosa è una “gatta“? E’ semplicemente un gatto dal sesso femminile, quindi un gatto femmina. Inoltre “pelare” è uno di quei verbi italiani abbastanza utilizzati, e che hanno più significati. Pelare, nel suo senso proprio, è un verbo che si può usare con le patate: si pelano le patate, cioè si sbucciano le patate, e le patate è l’unica cosa che si pela, cioè che viene pelato. In teoria pelare viene, deriva dalla parola “pelo”, quindi pelare vuol dire “togliere il pelo”, anche se a dire il vero le patate non hanno il pelo. Il gatto ha il pelo però, ed anche la gatta ce l’ha. Tutti o quasi tutti gli animali hanno il pelo. La gatta quindi può essere pelata, cioè può essere presa e le si può tagliare il pelo. Si può “pelare”, o “spelare” anche. La “s”, la lettera s è spesso usata in italiano per descrivere un significato opposto o esagerato di un verbo, come ad esempio: parlare, sparlare, radicare, sradicare, fatto, sfatto, turare, sturare eccetera. In questo caso invece pelare e spelare sono due sinonimi.

L’italiano è strano… vero Petra? “Sì, hai ragione“.

Se provate a pelare una gatta, o a spelarla, vedrete che non è affatto facile, non solo perché è un gatto, e quindi può facilmente graffiarvi, con le unghie, ma perché è un gatto femmina. E le gatte femmine sono potenzialmente più cattive dei gatti maschi,  quantomeno perché devono difendere i gattini, i cuccioli, i piccoli gatti, e come tutte le femmine quindi, degli animali intendo, sono potenzialmente più difficili da trattare. Per le femmine umane invece dovremo aprire un discorso a parte, che non potremmo comunque esaurire in un breve file audio come questo, vero Petra? “Sì, hai ragione

A parte gli scherzi, comunque avete certamente capito che avere una brutta gatta da pelare è una cosa abbastanza complicata, difficile, e quindi questa frase manifesta un problema difficile da risolvere. La gatta è poi anche “brutta”, e in questo caso il “brutta” non è riferito all’aspetto fisico, ma alla cattiveria. Brutta in questo caso vuol dire “molto”, quindi molto difficile da pelare.

Vediamo il secondo punto, cioè alla pronuncia e l’intonazione che va utilizzata. Gatta è una parola abbastanza facile, ma attenti alle doppie: é gatta e non gata. Le doppie sono importantissime in italiano, e se non pronunciate possono completamente cambiare e stravolgere il significato di una frase. A volte si rischiano veramente delle brutte figure. Basti pensare alle parole “anno” e “ano”. “Quanti anni hai” e “quanti ani hai” non hanno esattamente lo stesso significato. Infatti l’ano è una parte del sedere. Quindi se vi chiedono “quanti ani hai?”, la risposta è 1. Giusto Petra? “Sì, hai ragione

In questo caso non c’è pericolo perché “gata” non significa nulla con una sola “t”.

Attenzione però con la parola “brutta”. Stavolta se sbagliate e dite “bruta“, si capisce lo stesso, ma bruta in realtà è il femminile di “bruto“, ed ha un altro significato. Una “forza bruta“, ad esempio, è una forza mostruosa, una forza esagerata. Se dico “quell’uomo ha una forza bruta” vuol dire che quell’uomo è molto forte, forte come un “bruto, cioè come un uomo spietato, che non ha pietà, un uomo insensibile, come una bestia, cioè come una animale. Anche Dante Alighieri diceva: “Fatti non foste a viver come bruti“, forse qualcuno di voi l’ha anche studiato.

Un bruto quindi è un uomo insensibile, chi ad esempio compie una violenza carnale su una donna è un bruto, è un insensibile. “Sei un bruto!” lo può anche dire una donna al suo fidanzato se si mostra insensibile eccetera.

Vediamo il terzo punto. In quali altri modi possiamo esprimere lo stesso concetto?

Abbiamo sentito Shrouk dire: “Imparare l’italiano è una brutta gatta da pelare se non usi il metodo giusto” e poi abbiamo sentito anche Thiago: “quel professore è proprio una brutta bestia. Se non te lo fai amico è impossibile superare l’esame“.

Poi anche Lilia che dice “sono cavoli amari se mia madre mi scopre che le ho preso la macchina di nascosto“.

Allora Thiago dice “una brutta bestia“, “quel professore è proprio una brutta bestia”. Questo è un altro modo di esprimere lo stesso concetto. “Una brutta bestia” è analogo a “una brutta gatta da pelare”. Infatti un gato è una bestia, cioè è un animale. Una bestia è un animale, ma “bestia” è sì usato come sinonimo di animale, ma anche per sottolineare, come “bruto”, una caratteristica negativa, un lato negativo, non umano, di una persona: “le bestie non pensano” diceva Dante Alighieri. Quindi “bestia” è simile a “Bruto”. La parola bestia è usata in altre espressioni idiomatiche italiane, come “sudare come una bestia”, vivere, o mangiare “come una bestia”, quindi può indicare una cosa molto faticosa da fare, ma anche una caratteristica animale, più legata agli animali che all’uomo. Quindi una brutta bestia si dice quando c’è un problema da risolvere, un problema difficile. In questo caso, nell’esempio fatto del professore, si vuole sottolineare che l’esame è difficile per colpa del professore, quindi si sottolinea che la colpa è del professore, e non dell’esame in sé.

L’ultima frase idiomatica è “sono cavoli amari”. I cavoli sono degli ortaggi, gli ortaggi più nutrienti al mondo, più salutari. Gli ortaggi vengono dall’orto (Ortaggi, Orto) che non è una parolaccia, come potrebbero pensare i nostri amici spagnoli. Sono gli ortaggi più salutari che esistono e infatti sono molto raccomandati dai medici. Mangiate i cavoli dunque. Ma mangiateli solo se non sono “amari“. Amari è il contrario di dolci. L’amaro è da sempre associato a qualcosa di negativo in Italia. Non a caso il veleno è amaro. Difficile se non impossibile trovare un veleno non amaro, un veleno dolce.

Il veleno è qualsiasi sostanza che ti fa morire, che è mortale, come il cianuro eccetera. “sono cavoli amari” si dice quindi quando c’è un problema difficile da superare. L’accento è posto sul problema, e non sulla causa del problema. Superare l’esame di italiano? Sono cavoli amari! Invece la “brutta bestia” è più forte come concetto, il problema è più grave e si può riferire maggiormente a delle persone.

I cavoli sono usati moltissimo nelle espressioni italiane, quindi ne vedremo anche altre col tempo: “fatti i cavoli tuoi“, oppure “fare una cavolata“. Sono tutte espressioni che vedono il cavolo come protagonista, ed hanno tutte significati diversi. Una cosa però hanno in comune spesso le frasi idiomatiche con la parola “cavolo”, e questa cosa è che si può usare anche una parolaccia al posto di cavolo. Possiamo cioè dire anche “sono caXXi amari”, “fatti i caXXi tuoi” ed anche “fare una caXXata”. Sono tutte espressioni familiari, anche con la parola “cavolo” naturalmente, che poi diventano espressioni volgari con la parolaccia, e quindi tali espressioni di possono usare solamente in contesti adeguati, tra amici eccetera. Non troverete quindi mai scritto su un documento una frase che contiene una di queste frasi idiomatiche. Non si usano mai in contesti formali. Sentiamo Adriana dalla Colombia che prova a sostituire il cavolo con…. beh sentiamo Adriana: “Sono caxxi amari se mia madre scopre che le ho preso la macchina di nascosto“. Grazie anche ad Adriana. Non è stata molto volgare Adriana, vero Petra?  “Sì hai ragione“.

Dunque il quarto punto, quello delle parole simili ma diverse di significato lo abbiamo già visto, con le parole brutta e bruta. Anche la parolaccia ha una doppia zeta, ma qui se ne dite usa sola non rischiate nulla, poiché si tratta di una parolaccia, quindi la brutta figura l’avete già fatta. Tranquilli quindi. Non ci sono altri problemi di pronuncia credo, almeno dei grossi problemi da evidenziare.

Passiamo all’ultimo punto. Facciamo velocemente un piccolo esercizio di coniugazione utilizzando tempi diversi. Ripetete dopo di me, mi raccomando copiate la mia pronuncia senza pensare alla grammatica:

Tempo Presente: Io oggi ho una brutta gatta da pelare;

Tempo Passato Prossimo: Tu ieri hai avuto una brutta gatta da pelare;

Tempo Futuro: Il nostro amico domani avrà una brutta gatta da pelare;

Tempo Condizionale Presente: Noi potremmo avere una brutta gatta da pelare.

Tempo Imperfetto: Loro avevano una brutta gatta da pelare

Mi raccomando ascoltate il podcast più volte per poter memorizzare bene le espressioni usate e le frasi usate per la spiegazione.

Lasciate un commento per farmi sapere se vi è piaciuto il podcast e la nuova tecnica utilizzata, ed anche per avere informazioni sul corso di italiano professionale, italiano per affari, per chi è interessato, per chi lavora o intende lavorare in Italia, dove verrà usata la stessa tecnica per le frasi spiegate in questo corso, ovviamente con riferimento alle farsi che hanno a che fare con il lavoro, con la professione e con gli ambienti professionali, dove non possiamo esprimerci come se fossimo tra amici o in famiglia.

Per chi vuole dunque imparare a parlare in modo professionale dunque c’è il nuovo corso “italiano per affari“, che conterrà anche un capitolo sulla ricerca di lavoro in Italia, su come scrivere un curriculum ed una lettera, vedremo inoltre quali sono i mestieri, le professioni più ricercate in Italia e come fare per lavorare in Italia. Giusto Petra? “Sì, hai ragione“. Grazie Petra, sei troppo buona con me!

Ciao a tutti da Gianni.

Audio intro e fine: Vicente Celestino, “Mia Gioconda”